sabato, ottobre 26, 2013

IL PRESCRITTO MORATTI LASCIA, VENDE A Lindo Nesiano MA QUANTI IMBROGLI!

                                                    L'INTOCCABILE DEFICIENTE!

I fatti si conoscevano nel 2006, ma non si indagò allora, .

TORINO, 4 luglio - Ai gentili consiglieri federali chiamati oggi a decidere sullo scudetto 2006 e i suoi presuppo­sti in caduta libera, a tutti quelli che oggi si na­scondono dietro la prescrizione quasi fosse un bizzarro (o salvifico) tiro della sorte alla Figc, al­l’allora capo dell’Ufficio Indagini, Borrelli, al­l’allora (e pure ora) procuratore Palazzi, ricordia­mo i fatti trascurati o malamente interpretati dalla giustizia sportiva prima della decisione del 26 luglio 2006 che hanno portato alla succi­tata prescrizione, evitabilissima, e ad una deci­sione senza presupposto come quella assunta consegnando all’Inter il titolo 2006.

17 MARZO 2006 L’Espresso pubblica lo scoop sulla vicenda dello spionaggio del team di Tava­roli e della Telecom. Tavaroli e Cipriani erano “avvisati” per associazione per delinquere dal 4 maggio 2005 e Tavaroli era il responsabile del­le intercettazioni legali dal 2003 e fino al 2005 (anche durante il periodo d’indagine napoleta­na, settembre 2004-giugno 2005).

11 MAGGIO 2006 Lo scandalo è appena divam­pato, le prime intercettazioni compaiono sui giornali, ci sarebbero anche quelle di Facchetti. “La Repubblica” intervista Nucini racconta del suo lavoro di intelligence illegale nei meandri della Can per l’Inter e mentre un altro giornali­sta amico di Tavaroli, Luca Fazzo, racconta di un Facchetti che registrava gli incontri e il cd con le rivelazioni «viene fatto girare» e arriva secon­do Fazzo l’input interista alla Bocassini. Fac­chetti non risponderà sulla circostanza.

20 MAGGIO 2006 L’assistente Rosario Coppo­la va spontaneamente a deporre dal maggiore Auricchio: «Fecero pressioni per sistemare un referto riguardante la squalifica dell’interista Cordoba. Auricchio mi disse che l’Inter a loro non interessava».

23 MAGGIO 2006 Repubblica: «Dall’Inter a Te­lecom, i 100 mila file degli spioni». Si parla dei movimenti Inter sul caso Nucini e dell’intelli­gence contro De Santis, Pavarese, Fabiani. Il tut­to senza denunciare alcunché alla Figc.

2 GIUGNO 2006 Una pagina di intervista di Repubblica: parla Cipriani, colui che spia e si fa pagare per farlo dall' intervista di Repubblica: parla Cipriani, colui che spia e si fa pagare per farlo dall'Inter. Vieri a parte, afferma «Pirelli mi fece spiare l’arbitro De Santis» (nel 2004, prescrizione nel 2009?) Ultimamente pre­ciserà meglio chi fossero i committenti.

8 GIUGNO 2006 Bergamo depone all’Ufficio Indagini: a Borrelli e i suoi ribadisce quanto det­to più volte, «parlavo al telefono con tutti, anche con Facchetti». Nessuno, però, approfondisce.

15 GIUGNO 2006 Articolone sul Corsera dal ti­tolo «Vieri spiato quando giocava con l’Inter»: in fondo bastava approfondire o porsi domande sulla legittimità di quella sola operazione per escludere comportamenti appieno leali. La mancata chiamata in causa interista nei giorni di Calciopoli fa venire meno la possibilità di chie­dere ragione ad un Facchetti ancora vivo.Alvaro Moretti
                  IL CORRUTTORE MASSIMO, E IL CORROTTO giudice BORRELLI



giovedì, ottobre 10, 2013

L'IMPERANTE SPORCIZIA NEL CALCIO? NELLE SPONDE "ROSSONEREAZZURRE" DEL NAVIGLIO! MA DOPO I 500 MILIONI AL BOSS MASSONE DE BENEDETTI, E' LA DECADENZA DELLA PROTEZIONE PARLAMENTARE...IL BUFFETTO AL MILAN SARA' FORSE IL MESSAGGIO: BYE BYE SILVIO?

                                   MAFIA MENEGHINA-1: IL "BOSS" IL DELFINO

PER LO SMEMORATO DELFINO (adriano galliani) DEL DELINQUENTE PADRONE DEL MILAN: "silvio berlusconi": RINFRESCARGLI LA MEMORIA, PER QUANDO SI VANTAVA CHE, IL MILAN, AI SUOI TIFOSI NON DAVA MOTIVO PER FARGLI LA GUERRA...CHE SEMMAI ERA UN PROBLEMA DI QUELLI DI TORINO (LA TRIADE BIANCONERA, LOGICAMENTE!)
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Affari, ricatti, posti di lavoro. Tutti gli accordi con gli ultrà'
I capi dei tifosi invitati dal club rossonero alla cena di gala per lo scudetto nel 2004 Patto nerazzurro per il controllo della curva: una chiamata e sparisce la croce celtica

MILANO - Il capo dei Commandos, qualche anno prima, nonpoteva entrare allo stadio. Però alla festa del Milan campione d’Italia, nel 2004, aveva un tavolo accanto a quello del presidente Berlusconi. «Noi siamo soliti festeggiare con la nostra famiglia allargata», dice la società. Una definizione che comprende sia il presidente della Regione Formigoni e l’allora sindaco di Milano Albertini, sia una quindicina di ultrà esponenti deiCommandos, delle Brigate Rossonere, e della (oggi sciolta) Fossa dei leoni. Un frammento dei rapporti pericolosi che Inter e Milan intrattengono con i «cattivi» delle curve. Rapporti leciti,ma alla base di un giro d’affari da milioni di euro, della gestione di un potere su migliaia di ultrà, e di un meccanismo di ricatto più o meno latente verso i club. Che negli ultimi mesi è sfociato in unatentata estorsione ai danni dei rossoneri.Concolpi di pistola e un pestaggio.
Equilibrio sottile

Rapporti a rischio. I capi ultrà viaggiano spesso sugli stessi charter che portano i giocatori e i dirigenti. «Ma volano a loro spese», fanno sapere da Milan e Inter. Entrano negli spogliatoi di San Siro e nelle aree vip. Perché i leader della curva possiedono pass nominali, con tanto di foto per «muoversi liberamente in ogni settore dello stadio, compresi gli spogliatoi dei giocatori » (deposizione di un dirigente del Milan). Lostesso succede per l’Inter.Avolte, i legami diventano lavorativi. Come per un esponente di Alternativa rossonera, impiegato in un ufficialissimo Milan point. Infine, sul sito delle Brigate rossonere Gilardino, Inzaghi, Kakà e Gattuso mettono gratuitamente a disposizione la loro (costosa) immagine per pubblicizzare magliette, cappellini e felpe del gruppo. Fin qui, niente di illecito. Solo la prova di una certa contiguità tra le società e i gruppi di tifosi più estremi. Di contatti che vengono considerati inevitabili. E da coltivare: servono a «responsabilizzare» i capi dei tifosi, con il risultato «di essere una delle squadre meno sanzionate in Europa e in Italia», come chiarisce un responsabile del Milan in un verbale della Digos. Il fatto è che l’equilibrio è fragile. E il confine tra rapporto corretto e complicità sottile.
Il patto nerazzurro

Quindici maggio 2005, a San Siro si gioca la partita Inter-Livorno. In curva Nord, quella nerazzurra, compare una croce celtica. Sventola per pochi minuti, poi viene ritirata. Cosa è accaduto? Un responsabile della polizia ha avvertito un referente della curva, che ha girato immediatamente l’ordine: «Fate levare quella roba». Il magistrato che ha indagato sugli ultrà interisti parla di collaborazione «efficace». È il sistema nerazzurro, per come è stato ricostruito dagli investigatori. Funziona così: concessione di benefici «limitati» ai capi-curva in cambio di una sorta di «servizio d’ordine». Il tutto sotto la supervisione della polizia, che però non compare mai sugli spalti. L’Inter assicura cinquanta biglietti omaggio «consegnati a Franco Caravita (leader della curva Nord, ndr) e da questi gestiti con successiva distribuzione » ad altri esponenti degli ultrà. La contropartita, per l’immagine e per le casse di una società di calcio, è enorme: una curva calma, niente guerriglia urbana (rarissima fuori da San Siro negli ultimi anni), poche multe per incidenti e lancio di fumogeni. Ma come: si tratta con i «cattivi»? Ci si affida a loro per il servizio d’ordine, anche se alcuni hanno precedenti penali? E qual è il limite di questi accordi? La risposta l’ha data il pm Fabio Roia chiedendo l’archiviazione dell’indagine sul lancio di fumogeni che portò all’interruzione del derby diChampions del 12 aprile 2005: «È evidente come questa intesa possa suscitare qualche perplessità sotto il profilo etico e della eventuale prospettiva investigativa, ma la gestione dell’ordine pubblico in situazioni di particolare complessità comporta una visione ampia e flessibile del problema». Un pragmatismo efficace da un lato,mache dall’altro rappresenta una sorta di resa del sistema calcio: le società sono i «soggetti deboli» per il principio della responsabilità oggettiva (le intemperanze dei tifosi si pagano con multe e squalifiche del campo); polizia e carabinieri non entrano mai nelle curve di San Siro per evitare «possibili provocazioni», eun anello chiave della sicurezza sono gli ultrà stessi. Viene da pensare: ma cosa succede negli stadi italiani se questo modello,come accertato dopo mesi di indagine, è il risultato della «bonifica culturale» del presidente Moratti? Se il calcio è una macchina da soldi, 3 per cento del Pil, le curve tentano di ritagliarsi la propria fetta. Il tifo che diventa mestiere.
Il giro d’affari

Primo: i biglietti per le trasferte. Di solito le società li vendono ai rappresentanti della curva. Niente di illecito.Maquesto cosa comporta?Unodei capi ultrà del Milan haammessodi rivenderli a 2-3 euro in più.Edè il primo ricarico. Sui biglietti si fonda poi l’organizzazione dei viaggi: pullman e treni per le trasferte più vicine, aereo per quelle distanti. I curvaioli comprano il pacchetto completo. Che comprende, ovviamente, altri ricarichi. Moltiplicando per le 18 trasferte di campionato, più quelle di coppa Italia e di Champions, alle quali partecipano in media, per le squadre milanesi, tra le mille e le 4 mila persone, si scopre che una stagione calcistica può fruttare 5-600 mila euro. Sottobanco poi, è un’altra storia: biglietti regalati, venduti sottocosto o pagati inmododilazionato. Per l’Inter la magistratura ha escluso questa prassi, sul Milan (come parte lesa in un tentativo di estorsione da parte di gruppi ultrà) c’è un’indagine in corso. «Ma per società molto importanti - spiega Maurizio Marinelli, direttore del Centro studi sulla sicurezza pubblica- l’omaggio può arrivare anche a un migliaio di biglietti». In questo caso gli introiti per gli ultrà-affaristi si moltiplicano. «I capitifoseria hanno un potere enorme -aggiunge il procuratore capo di Monza, Antonio Pizzi, che ha condotto l’inchiesta oggi passata a Milano -. Ricattano le società che forniscono loro biglietti sottocosto o in omaggio. Il giro d’affari per una curva è nell’ordine di milioni di euro».Aquesto fiume di soldi bisogna aggiungere gli aiuti per le coreografie (negati dalle società) e la vendita dei gadget: cappelli, felpe, magliette. Questa è la montagna di soldi da spartire. Che non arriva a tutta la curva, manelle tasche dei pochi che comandano. Conseguenza: i capi degli ultrà milanesi pensano più agli affari che alla violenza. Ma appena gli equilibri si spostano, c’è qualcuno che per entrare nel business è pronto sparare. È quel che sta succedendo intorno a San Siro.
La tentata estorsione

Nell’autunno 2005 si scioglie, dopo 37 anni, la Fossa dei Leoni. È un gruppo storico del tifo rossonero, ma ha due macchie: è l’unico rimasto di sinistra e non risparmia le critiche alla società. La ragione dello scioglimento sembra tuttadacercarsi dentro il codice d’onore ultrà: i Viking juventini hanno rubato lo striscione alla Fossa, che per la restituzioneha chiesto la collaborazione con la Digos. Questa storia è anche un pretesto. In realtà, c’è già un nuovo gruppo, di destra, che sgomita per la leadership: i Guerrieri ultras. I Guerrieri si sarebbero alleati con le Brigate Rossonere. I Commandos vanno in minoranza. E pagano. «I nuovi cominciano a sgomitare. In due direzione: per guadagnare spazio nella curva e per ottenere il riconoscimento dalla società. Che consente di partecipare al giro d’affari» spiega un investigatore. Così, l’ottobre scorso, due uomini in moto sparano alle gambe di A. L., 32 anni, esponente dei Commandos, davanti a un supermercato di Sesto San Giovanni. Il 25 gennaio, un altro leader dello stesso gruppo viene picchiato fuori da San Siro da sette persone (due sono state arrestate e stanno per andare a processo). È conciato così male che ancora oggi non si sa se ce la farà. Intanto, i Guerrieri chiedono biglietti alla società. Forse anche abbonamenti. Mail Milan, per due volte, rifiuta. E, combinazione, subito dopo per due volte dalla curva piovono fumogeni: Milan- Lilla, 6 dicembre, e Milan-Torino, 10 dicembre 2006. Il Milan annuncia una linea più dura: taglia i pass. Galliani va in procura a Monza, che nel frattempo ha indagato dieci ultrà:«Manon sono io che mi occupo di queste cose». Non c’è stata nessuna denuncia. La procura è arrivata alla tentata estorsione indagando sulla sparatoria. «Nei nuovi gruppi di ultrà-rivela uninvestigatore - ci sono molti delinquenti comuni, con precedenti per spaccio e rapine». Sicuri che valga la pena tenerli in famiglia? Arianna Ravelli Gianni Santucc1 - Corriere della Sera 7.2.2007
        http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/02_Febbraio/07/milaninter.shtml
MAFIA MENEGHINA 2 IL BOSS, IL MINUS HABENS & IL BRINDELLONE
       

sabato, ottobre 05, 2013

IL PREGIUDICATO & E I SICARI DELL'ASSOCIAZIONE a DELINQUERE MEDIATICA

LA GANG DEL nano DEPRAVATO

I SERVILI SCIACALLI (i giornalisti) DELL'ASSOCIAZIONE a DELINQUERE MEDIATICA SOTTO LA "CUPOLA-O.d.G"(ordine dei giornalisti!) PROTETTORI DI MILAN-INTER-ROMA, E' DENIGRATORI DELLA JUVENTUS, HANNO RISPOLVERATO GRANCASSE E TROMBONI, PER RISVEGLIARE IL SENTIMENTO POPOLARE ANTIJUVENTINO. POSSIBILE SOLO GRAZIE AL PRESIDENTE DELLA EXOR, E PADRONE DELLA JUVENTUS JOHN ELKANN, CULO E CAMICIA CON TRONCHETTI PROVERA!

OGGI, VIGILIA DI JUVENTUS MILAN, VOGLIO PARLARE DELLA SQUADRA DEL PREGIUDICATO SILVIO BERLUSCONI, PADRONE DI GIORNALI, RIVISTE, TELEVISIONI, RADIO, LA PIU' GRANDE SOCIETA' DI PUBLICITA', E COSTRUTTORE EDILE, OVVERO UN GIGANTESCO POTERE CORRUTTIVO!   POTERE CHE GLI E' SERVITO PER LA GIGANTESCA EVASIONE FISCALE, E" LA CORRUZIONE DI GIUDICI, GENERALI DI FINANZA, POLITICI (senatori & deputati!), PRESIDENTI DI SOCIETA' DI CALCIO E CALCIATORI (ricorderete i miliardi in nero al calciatore Lentini, e al padrone del Torino: Brsano), EDITORI DI GIORNALI, E' TUTTO CIO' CHE POTESSE ESSERE CORRUTTIBILE IN ITALIA, IN EUROPA  E' NEL MONDO, SPECIAMENTE I GIORNALISTI, IL VERO CANCRO CHE STA CONSUMANDO L'ITALIA, E CALCIO ITALIANO.

Prendo spunto dalle dichiarazioni dell'ex arbitro Tiziano Pieri dopo le sue dimissioni nel programma Rai: ”Processo del lunedì”: Estratto dall' articolo: Calciopoli: le pressioni della stampa, di PAOLA CICCONOFRI del 04/10/2013, publicato sul Giornale on Lime: GIU' le MANI dalla JUVE

«Dopo 7 anni ripeto che nessuno mai mi ha fatto proposte indecenti, mai mai. C'erano solo le pressioni che venivano dalla stampa, soprattutto a causa di errori che sono inevitabili».
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Ecco, la stampa. Cioè una vera e propria "ass. di sicari", capace di nascondere sotto il suo manto, tutta la fetida merda (gli episodi) in suo (del milan) favore, ed evidenziare & enfatizzare fino alla nausea, quei pochi episodi a suo danno. Potere dei fondi in nero!Mi viene in mente: 

"Stagione 1989-90". Milan e Napoli si stanno giocando lo scudetto punto a punto. A Bergamo, Alemao viene colpito da una monetina. Senza dimostrare troppa sportività, il massaggiatore invita il brasiliano a rimanere giù, così sarà vittoria a tavolino. L'episodio, per tutti, passerà alla storia come quello decisivo per uno scudetto sottratto all'imbattibile Milan con questo strategemma non proprio edificante.

L'opinione pubblica, al di là del riconoscere a Maradona tutti i complimenti che meritava, la pensa tuttora così: monetina ad Alemao, vittoria a tavolino, poi scudetto al fotofinish.

Ma c'è un però. Lo stesso giorno, a Bologna, si gioca Bologna-Milan. Partita tosta, inchiodata sullo 0-0, finchè Marronaro non porta in vantaggio i bolognesi. O meglio, porterebbe. Perchè l'arbitro Lanese non vede il pallone oltrepassare nettamente la linea, e fa proseguire. Punto fondamentale per il Milan, almeno quanto quello strappato dal furbo brasiliano del Napoli.

Lo stesso giorno, due episodi decisivi. Ma grazie ai sicari dell'Ass. a Delinquere Mediatica, uno lo conosce tutta Italia, anche nei dettagli (il consiglio di Carmando, ecc), l'altro lo conoscono solo alcuni tifosi napoletani. Voi che leggete, certamente, non lo ricorderete. Il Milan come vittima. Il messaggio che passa è solo questo.
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*Stagione 1998-99, penultima giornata: la Lazio è sopra di un punto, sta per vincere il suo secondo scudetto.Va a Firenze, fa 1-1, l'arbitro dà un generoso rigore alla Fiorentina (ma Batistuta lo sbaglierà), ma soprattutto nega a Salas il rigore dei rigori, per un'evidente trattenuta di Mirri su Salas. La partita finisce così, il Milan sorpassa, per poi passeggiare a Perugia all'ultima giornata.

L'episodio, indiscutibilmente decisivo per il titolo, è conosciuto solo da (alcuni) tifosi laziali. Il resto d'Italia non lo ricorda, ricorda solo un Milan fortunato e una Lazio sprecona. E non sa neanche il nome dell'arbitro, passato del tutto indenne da una potenziale bufera: era il sig. Treossi, un tipo fortunato. Provate a cercarlo su youtube, vedete se qualche televisione vi ha dedicato qualche approfondimento, o aperto qualche puntata infuocata di Controcampo e simili: niente, troverete un video sfocato di un indomito tifoso laziale. Nient'altro, nonostante abbia deciso uno scudetto.

*Stagione 1999-00, penultima giornata: la Juve è sopra di un punto in classifica e sta battendo il Parma 1-0. E' il 90esimo e l'arbitro, per errore, dà agli ospiti un calcio d'angolo che non c'è. La palla viene messa in mezzo e.....

E qui mi fermo. Perchè qualunque tifoso italiano sa tutto di Cannavaro, sa che l'arbitro era De Santis, che poi a Perugia, con quel diluvio torrenziale, giustizia è stata fatta. E la Lazio ha finalmente vinto il suo scudetto.

Ma chiedete a qualunque tifoso italiano se alla fine è stato più decisivo l'errore di De Santis o quello di Treossi.

Chiedete se la Lazio ha subito una grande ingiustizia dal Milan o dalla Juventus.

Soprattutto, chiedete se gli risulta che Treossi abbia mai commesso qualche errore di rilievo nella sua carriera.     
                  ODG - Cupola del:"Associazione a Delinquere Mediatica & Terroristi della Tastiera
IL VERO MALE DEL CALCIO ITALIANO? LA DISINFORMAZIONE DEI SUOI SICARI


PLURICONDANNATO MA PRESCRITTO, IL SICARIO DEI POTERI FORTI MARCO TRAVAGLIO!

MARCO TRAVAGLIO PRIMO SICARIO DELLA GANG INTOCCABILE

A MARCO TRAVAGLIO CHIEDO: PERCHE' IL SICARIO DI CARLO DE BENEDETTI, OGNI TANTO NON CI RICORDA LE SUE PLURI CONDANNE, E" QUELLE DEL PLURI PREGIUDICATO EVASORE CHE VENDEVA SEGRETI ALL'UNIONE SOVIETICA? MARCHINO MARCHINO, LE HAI DIMENTICATE? LO SAI CHE IN QUANTO A CONDANNE CIVILI E PENALI BATTI MOGGI, GIRAUDO, LIPPI, CAPELLO, AGRICOLA MESSI INSIEME? ...PER UNA RINFRESCATINA DI IDEE...ECCONE ALCUNE:
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• Nel 2000 è stato condannato in sede civile per una causa intentata da Cesare Previti dopo un articolo su L’Indipendente del 24 novembre 1995: 79 milioni di lire, pagati in parte attraverso la cessione del quinto dello stipendio.

•  Nel giugno 2004 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile a un totale di 85.000 euro (più 31.000 euro di spese processuali) per un errore contenuto nel libro «La Repubblica delle banane» scritto assieme a Peter Gomez e pubblicato nel 2001. Nel libro, a pagina 537, così si descrive «Fallica Giuseppe detto Pippo, neo deputato Forza Italia in Sicilia»: «Commerciante palermitano, braccio destro di Gianfranco Miccicché... condannato dal Tribunale di Milano a 15 mesi per false fatture di Publitalia. E subito promosso deputato nel collegio di Palermo Settecannoli». Dettaglio: non era vero. Era un caso di omonimia tuttavia spalmatosi a velocità siderale su L’Espresso, su il Venerdì di Repubblica e su La Rinascita della Sinistra: col risultato che il 4 giugno 2004 sono stati condannati tutti a un totale di 85mila euro più 31mila euro di spese processuali; 50mila euro in solido tra Travaglio, Gomez e la Editori Riuniti, gli altri sparpagliati nel gruppo Editoriale L’Espresso. Nel 2009, dopo il ricorso in appello, la pena è stata ridotta a 15.000 euro.

• Nell’aprile 2005 eccoti un’altra condanna di Travaglio per causa civile di Fedele Confalonieri contro lui e Furio Colombo, allora direttore dell’Unità. Marco aveva scritto di un coinvolgimento di Confalonieri in indagini per ricettazione e riciclaggio, reati per i quali, invece, non era inquisito per niente: 12mila euro più 4mila di spese processuali. La condanna non va confusa con quella che il 20 febbraio 2008, per querela stavolta penale di Fedele Confalonieri, il Tribunale di Torino ha riservato a Travaglio per l’articolo Mediaset «Piazzale Loreto? Magari» pubblicato sull’Unità del 16 luglio 2006: 26mila euro da pagare; né va confuso con la citata condanna a pagare 79 milioni a Cesare Previti (articolo sull’Indipendente) e neppure va confuso con la condanna riservata a Travaglio dal Tribunale di Roma (L’Espresso del 3 ottobre 2002) a otto mesi e 100 euro di multa per il reato di diffamazione aggravata ai danni sempre di Previti, reato - vedremo - caduto in prescrizione.

•  Nel giugno 2008 è stato condannato civilmente dal Tribunale di Roma al pagamento di 12.000 euro più 6.000 di spese processuali per aver descritto la giornalista del Tg1 Susanna Petruni come personaggio servile verso il potere e parziale nei suoi resoconti politici: «La pubblicazione», si leggeva nella sentenza, «difetta del requisito della continenza espressiva e pertanto ha contenuto diffamatorio».

•  Nell’aprile 2009 è stato condannato dal Tribunale penale di Roma (articolo pubblicato su L’Unità dell’11 maggio 2007) per il reato di diffamazione ai danni dell’allora direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce. Il processo è pendente in Cassazione.

•  Nell’ottobre ottobre 2009 è stato condannato in Cassazione (Terza sezione civile) al risarcimento di 5.000 euro nei confronti del giudice Filippo Verde, che era stato definito «più volte inquisito e condannato» nel libro «Il manuale del perfetto inquisito», affermazioni giudicate diffamatorie dalla Corte in quanto riferite «in maniera incompleta e sostanzialmente alterata».

•  Nel giugno 2010 è stato condannato civilmente dal Tribunale di Torino (VII sezione civile) a risarcire 16.000 euro al Presidente del Senato Renato Schifani, avendo evocato la metafora del lombrico e della muffa a «Che tempo che fa» il 10 maggio 2008.

•  Nell’ottobre 2010 è stato condannato civilmente per diffamazione dal Tribunale di Marsala: ha dovuto pagare 15mila euro perché aveva dato del «figlioccio» di un boss all’assessore regionale siciliano David Costa, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente assolto in forma definitiva.

•  Ora la condanna più significativa. Si comincia in primo grado nell’ottobre 2008: il presunto collega beccò otto mesi di prigione (pena sospesa) e 100 euro di multa in quanto diffamò Previti. L’articolo, del 2002 su l’Espresso, era sottotitolato così: «Patto scellerato tra mafia e Forza Italia. Un uomo d’onore parla a un colonnello dei rapporti di Cosa nostra e politica. E viene ucciso prima di pentirsi». Lo sviluppo era un classico copia & incolla, dove un pentito mafioso spiegava che Forza Italia fu regista di varie stragi. Chi aveva raccolto le confidenze di questo pentito era il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, che nel 2001 venne convocato nello studio del suo avvocato Carlo Taormina assieme a Marcello Dell’Utri. In quello studio, secondo Riccio, si predisposero cose losche, tipo salvare Dell’Utri, e Travaglio nel suo articolo citava appunto un verbale reso da Riccio. E lo faceva così: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti». E così praticamente finiva l’articolo. L’ombra di Previti si allungava perciò su vari traffici giudiziari, ma soprattutto veniva associato a un grave reato: il tentativo di subornare un teste come Riccio. Il dettaglio è che Travaglio aveva completamente omesso il seguito del verbale del colonnello. Eccolo per intero: «In quell’occasione, come in altre, presso lo studio dell’avv. Taormina era presente anche l’onorevole Previti. Il Previti però era convenuto per altri motivi, legati alla comune attività politica con il Taormina, e non era presente al momento dei discorsi inerenti la posizione giudiziaria di Dell’Utri».  Il giudice condannò Travaglio ai citati otto mesi: «Le modalità di confezionamento dell’articolo risultano sintomatiche della sussistenza, in capo all’autore, di una precisa consapevolezza dell’attitudine offensiva della condotta e della sua concreta idoneità lesiva della reputazione».  In lingua corrente: Travaglio l’aveva fatto apposta, aveva diffamato sapendo di diffamare. La sentenza d’Appello è dell’8 gennaio 2010 e confermava la condanna, ma gli furono concesse attenuanti generiche e una riduzione della pena. La motivazione, per essere depositata, non impiegò i consueti sessanta giorni: impiegò un anno, dall’8 gennaio 2010 al 4 gennaio 2011. Così il reato è caduto in prescrizione. «La sentenza impugnata deve essere confermata nel merito... (vi è) prova del dolo da parte del Travaglio». Il quale, ad Annozero, ha bofonchiato di un ricorso in Cassazione: attendiamo notizie.

http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1159079/Ecco-il-casellario-giudiziario-di-Travaglio--il-grande-inquisitore.html
IL PREDATORE INTIMIDISCE LA PREDA

giovedì, ottobre 03, 2013

LETTERA DI ANDREA AGNELLI AGLI AZIONISTI DELLA JUVENTUS.

                                                            Cari Campioni d’Italia,

il bilancio dell’esercizio chiuso al 30 giugno 2013 rappresenta un’importante tappa di un percorso di crescita e di risanamento che la Vostra Società ha intrapreso dal 2010. La stagione 2012-2013 ha portato alla Juventus, infatti, ricavi record nella sua storia. Tre anni fa questo management assumeva di fronte a voi impegni volti a un duplice obiettivo: la sostenibilità finanziaria e il ritorno alla piena competitività sportiva. Entrambe queste componenti rimangono essenziali nella mia idea di Juventus per gli anni futuri e, quindi, considero questo record una tappa e non un traguardo. Con costanza ed impegno abbiamo ridotto le perdite dell’80 per cento in due esercizi, ma il percorso non è ancora completato. Molto lavoro rimane da fare, soprattutto sul fronte della diversificazione e della stabilizzazione dei ricavi.

La Juventus si è trasformata, ha saputo ricostruire la cultura della vittoria sul campo, che l’ha sempre contraddistinta, e ha saputo trovare le risorse umane, morali e finanziarie per invertire la rotta. Ora deve essere in grado di sollecitare con efficacia, presso gli organismi di governo del calcio, quelle riforme necessarie perché l’Italia torni a essere leader in Europa. Il nostro Paese, in questi ultimi 12 mesi, non ha compiuto alcun passo in avanti in tal senso. Mentre i campionati dei Paesi più evoluti evidenziano incrementi di ricavi, collettivi e individuali, nonché di competitività sportiva, l’Italia, ossia la Lega Nazionale Professionisti Serie A, rimane immobile in una terra di mezzo che rischia di essere spazzata via dalla polarizzazione in atto.

Sul fronte internazionale, Juventus ed io in prima persona siamo fortemente impegnati in seno alla European Club Association (ECA) che in poco tempo, grazie alla leadership di Karl-Heinz Rumenigge, ha dimostrato di essere una controparte autorevole ed efficace nei confronti dell’UEFA, dell’Unione Europea e dei policy makers, producendo risultati concreti. Cito, ad esempio, la sottoscrizione di accordi assicurativi che hanno garantito ai club, cioè agli investitori essenziali del mondo del calcio, una forma di protezione dagli infortuni per gli atleti impegnati in occasione di ogni partita delle nazionali inserita nel calendario internazionale, un sistema crescente di remunerazione delle società per la partecipazione dei propri giocatori a Euro 2012 e 2016 e alla Coppa del Mondo 2014, un potere consultivo garantito ai club su tutte le decisioni che riguardano competizioni europee cui gli stessi prendono parte, modifiche sostanziali al calendario FIFA per tenere conto delle esigenze dei club. L’ECA inoltre si è garantita quattro rappresentanti nell’UEFA Professional Football Strategy Council, che discute argomenti cruciali per il futuro del calcio professionistico.

Purtroppo, un’analoga efficacia nel porre i club al centro dell’attenzione dei policy makers, non si riscontra nell’operato della Lega Nazionale Professionisti Serie A, che deve ritrovare capacità di dialogo sereno, foriero di risultati concreti, e, soprattutto, di programmazione. La Lega deve sì adoperarsi per consentire ai club maggiormente impegnati sul fronte domestico di consolidare l’equilibrio tra competitività sportiva e risorse finanziarie, ma ciò senza intaccare, anzi, auspicabilmente incrementando, le possibilità dei grandi club di competere nelle coppe europee e sul mercato globale con i migliori brand internazionali.

Sulla capacità del brand Juventus di aumentare il proprio appeal all’estero si gioca una parte cospicua della sostenibilità finanziaria della Vostra Società. La partecipazione alla UEFA Champions League non deve essere considerata un semplice traguardo stagionale, bensì un ricorrente obiettivo intermedio di una più ampia strategia di medio-lungo termine, volta a incrementare l’attrattiva dei colori bianconeri sul mercato globale. E’ lì, dove la Juventus può già contare milioni di tifosi, che le aziende multinazionali investono e dove si gioca ormai una parte importante della competizione del nostro settore. Il mondo digitale ci sta aiutando a stringere un dialogo più intenso con appassionati distanti fisicamente, ma desiderosi di vivere la Juventus giorno per giorno. Anche su questo fronte la Lega Nazionale Professionisti Serie A deve conquistare un ruolo più attivo, commercializzando all’estero i diritti collettivi con maggiore visione e programmazione strategica.

Dal global al local. Due facce di una stessa medaglia. Lo Juventus Stadium è nel mondo, unitamente ai successi sportivi, una bellissima storia che la Vostra Società offre e che noi tutti, club, squadra e tifosi, abbiamo appena iniziato a scrivere. I suoi numeri e quelli del JMuseum sono in continua crescita. Ora una nuova sfida ci attende: il progetto Continassa. Da pochi giorni Juventus è entrata in possesso dell’area contigua allo Juventus Stadium dove, grazie ad un ambizioso progetto di riqualificazione e sviluppo porteremo la sede sociale e il centro di allenamento della Prima Squadra e nuove iniziative commerciali e residenziali. Auspicabilmente la prima fase dei lavori si concluderà nell’estate 2016 e l’intero progetto sarà completato entro il 2017. Dalle Olimpiadi di Torino 2006 pochi altri soggetti hanno contribuito così significativamente allo sviluppo e alla difesa dell’occupazione nella nostra città.

Il nostro lavoro prosegue senza sosta fuori dal campo, ma la Juventus è sinonimo di calcio e di vittorie. Ho spesso definito nei dialoghi privati e pubblici questa stagione come “l’appuntamento con la Storia”. Lo confermo. Dagli anni Trenta del secolo scorso, nessuna Juventus è riuscita a conquistare tre scudetti consecutivamente. Questa è la testimonianza concreta di quanto sia ripida la salita che abbiamo appena iniziato. E’ un’occasione che non vogliamo farci sfuggire, ma sappiamo quanto la competizione sia cresciuta. Non bisogna averne paura ma esserne consapevoli. 3 ottobre 2013

La storia non si ferma.

Fino alla fine...
Andrea Agnelli
E' NOI, IL POPOLO JUVENTINO, CON TE FINO ALLA FINE.