venerdì, gennaio 01, 2010

Lettera di Mario, al Falso tifoso della Juventus: Roberto Beccantini

L' "infame avvoltoio antijuventino" Roberto Beccantini.

Caro Beccantini, lei scrive: Senza le 5 sconfitte, nelle ultime 6 partite, Bettega non sarebbe stato scongelato... .

Considerazione ineccepibile, che avrebbero fatto anche, Pistocchi, Maurizio Mosca, Elisabetta Canalis, e tanti altri grandi esperti di calcio come lei...

Poi dice, Bettega e cita Blanc, "jean claude di qua, jean claude di là", come Bondi fa con Berlusconi, rassicura i tifosi che vogliono un Bettega antipatico, affermando che Roberto lo è sempre stato, anche quando nascondeva il bisturi, sotto l'eleganza del camice.........!

La proprietà aveva urlato: abbasso il passato, adesso richiama uno della Triade, quello che Moggi e Giraudo definivano: il Fantozzi dell'Azienda, che "non poteva non sapere"! Critica la società, che ha licenziato ranieri, e non ha acquistato Stanckovic, definendole coccole lassative, per la piazza. Dice che era meglio, un competente di calcio e di Juve, fuori dalla mischia.

Poi si scaglia con "violenza" contro Galliani, Preziosi, Oriali e Della Valle, che nonostante condanne e condoni non hanno mai mollato la poltrona. Infine conclude paragonando Bettega ad Abete.
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Mi consenta alcune domande, cosa BETTEGA, non poteva non sapere? Il Processo di Napoli, si sta rivelando una vera e propria farsa, se ne sono resi conto, per primi , i 2 PM, che invece di agire come "Tutori Difensori della Legge", sembrano comportarsi come 2 soubrettes in cerca di pubblicità... come 2 brutte veline, che vista la mala parata provano a ricusare, senza successo, il giudice che "sembrerebbe", "imparziale".

Se lei è, a conoscenza, di fatti illeciti commessi da Moggi e Giraudo, chieda di essere sentito al Processo di Napoli, è un suo diritto, è un dovere di un qualsiasi cittadino, che abbia un minimo di senso civico. VADA E PARLI DICA TUTTO QUELLO CHE SA, la giustizia gliene sarà grata. E anche noi. Altrimenti taccia, perchè allusioni cosi' gratuite, non supportate da prove, potrebbero sembrare diffamatorie.

TENGA PRESENTE CHE UN GIUDICE DI ROMA ha sentenziato che Moggi non era a capo di nessuna associazione a delinquere.

Lei dice, la società aveva urlato abbasso il passato, perciò era meglio, non richiamare Bettega, ma uno che sa di calcio e di juve. Scusi, lei chi ci suggerisce: TARDELLI, BONIEK, ZEMAN, o BONIPERTI? Io urlo abbasso il presente e VIVA IL PASSATO. Quel passato l'hanno creato Gianni e Umberto Agnelli, Moggi e Giraudo erano 2 dipendenti.

L'erede "elkann", POTEVA licenziare la Triade cambiare i vertici, e dare origine alla sua nuova Juventus. Non era necessario buttare la Juventus nella spazzatura, infamarla e metterla alla gogna.

Pochi, mesi dopo la morte di suo zio, "elkann" contatta Blanc e gli dice di tenersi pronto, che diventerà il numero uno della nuova società. MENTRE LA JUVENTUS vince 2 scudetti di fila, lui li commenta dicendo vinciamo ma siamo antipatici.

Caro Beccantini, le ricordo che l'Avvocato diede la Juventus a "montezemolo", è dopo un anno fallimentare lo allontanò, per sempre, vista la sua incompetenza in materia calcistica.

LEI NON PUO' NON SAPERE, visto che è un competente addetto ai lavori, cosa è successo negli anni in cui MOGGI era a acapo della cupola! ll Governo presieduto dal Presidente del Milan, fa una legge spalmadebiti, per evitare che la sua squadra venga retrocessa in serie B, assieme all'inter di moratti, che vende a se stesso il marchio dell'inter, per sanare un mega falso in bilancio!

 Vengono iscritte al campionato di serie A squadre come la Roma che utilizzano false fidejussioni. La Reggina (secondo lei e suoi colleghi sparsi per la penisola, squadra "protetta" da moggi) resta in A grazie ad una "fidejussione falsa fatta da Facchetti"(cit. gazzoni frascara padrone-presidente del bologna!)!

Il caro Sensi compra Mexes, senza avere i soldi necessari per pagarlo! Ancora non si conosce l'età di Cafu', falsa nel falso passaporto. La lazio dell'etico Cragnotti, vince uno scudetto grazie a collina (protetto da Carraro!) che obbliga la Juve a giocare nella risaia di Perugia, dopo varie telefonate allo stesso Carraro, e a Gallini! A Roma si passò dalla rivolta popolare con negozi, distrutti, auto bruciate... alla festa esaltante dello scudetto tricolore laziale, pensi che la Lazio, quell'anno si era quotata in borsa!

Vogliamo ricordare il Passaporto Falso di Recoba! Vogliamo ricordare che ancor oggi, il campionato italiano si chiama serie A TIM, di Tronchetti Provera! Vogliamo ricordare, che Galliani è stato in quegli anni il Presidente della lega, Carraro il presidente della FIGC! Geronzi fece cambiare a Carraro il Regolamento in Corsa, per permettere a Sensi di vincere lo scudetto della Roma.

Dov'era tutto questo potere di Moggi?!!! Alla Juve hanno rubato 2 scudetti! Questi sono fatti reali, non stupidate inventate per sentito dire, è per odio contro la Juventus, il suo, suo di beccantini!

Caro sig. beccantini, la Juve è sempre stata odiata, in Italia, anche quando non c'erano Moggi e Giraudo! Ricorda la moviola di Carlo Sassi che dimostrò beato lui, contando i passi, che il petardo lanciato dagli spalti "stordi'" il giocatore del cesena, mentre attraversava il serpentone per recarsi negli spogliatoi.

UNA COSA RIDICOLA, ASSURDA. la juve venne punita col lo 0-2 a tavolino. Arbitro? L'infame paparesta1°, padre dell'infame paparesta2°...quel Giancarlo che in ogni partita che arbitava della Juventus, faceva di tutto per danneggiarla! Da Milan Juventus aReggina Juventus per finire a inter Juventus del 12 febbraio 2006... vedere per credere. Si gusti l'intera partita, è poi se è un uomo, denunci l'infame paparesta figlio...dell'infame paparesta padre!
https://www.youtube.com/watch?v=Fym5vpPCe2E
https://www.youtube.com/watch?v=BGbwmeYjRlg

Vede che anche noi tifosi di serie C, abbiamo tanto da recriminare. Però lo facciamo con i fatti reali, accaduti, non per sentiro dire.

Per quanto concerne ranieri, le ricordo che ha voluto espressamente, Molinaro, Andrade, Tiago, Poulsen, Mellberg, di quest'ultimo ci siamo liberati, gli altri, non li vogliono neanche gratis. La storia ci dice che ranieri è come zeman, viene licenziato da qualsiasi società in cui mette piede, chi vivrà vedrà. STANKOVIC, senza farsopoli, non avrebbe vinto nulla, forse un pannolone in omaggio.

Infine, vorrei chiedere a Moggi e Giraudo, se hanno la possibiltà di leggere queste righe, o se qualcuno, glielo riferisce, se è vero che loro consideravano bettega, il fantozzi della azienda. Auguri sig. beccantini. Buon Anno a tutti. - Maio Juventus 30-12-2009
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IL VERO ROBERTO BECCANTINI 
DNA e ANIMA DI SERPENTE NERAZZURRO
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Beccantini (La Stampa): "Bettega, una faccia che fa molto comodo - 29-12- 2009
Il «ritornismo» è una malattia tipica degli italiani. Significa aver sbagliato i calcoli. A volte funziona (Lippi-bis alla Juve), a volte boh (Lippi-bis in Nazionale). Bando all’ipocrisia: senza le cinque sconfitte nelle ultime sei partite, Roberto Bettega non sarebbe stato scongelato. L’emergenza gli offre un’occasione storica: rianimare la Juventus. Non sarà facile. I tifosi ne ricordano le lacrime all’alba di Calciopoli e - per questo, immagino - gli perdoneranno la familiarità con cui ha citato Blanc (Jean-Claude di qua, Jean-Claude di là). L’importante, per loro, è che si renda antipatico. Tranquilli: lo è sempre stato, anche quando nascondeva il bisturi sotto l’eleganza del camice.


Bettega non ha mai smesso di amare la Juventus. Oggi, però, deve guarirla. Della Triade, è stato ministro degli esteri e consulente anfibio. Non poteva non sapere. La proprietà aveva urlato: abbasso il passato. Salvo recuperarne un lembo, costrettavi dalla classifica e da quella piazza cui ha offerto spesso coccole lassative: dal no a Stankovic all’esonero di Ranieri (ma che bravi!). Meglio un taglio netto. Meglio un competente che sapesse di calcio e di Juve ma fuori dalla mischia. Scritto questo, piano con i moralismi. Al telefono, Giraudo e Moggi parlavano di Bettega come del Fantozzi aziendale. Giustizia sportiva e giustizia ordinaria non l’hanno minimamente sfiorato, a differenza di tanti altri che, in barba a squalifiche, condanne e «condoni», non hanno mai mollato la poltrona: Galliani, i Della Valle, Preziosi, lo stesso Oriali (che patteggiò sei mesi per il passaporto taroccato di Recoba). Bettega stava alla Triade come Abete al distratto Carraro. Dov’è finito Abete?


Resta l’enormità dell’impresa che lo attende. In ordine sparso: riattivare il motore della macchina; riaccendere Diego e Felipe Melo; e, se le esigenze lo imporranno, alzare la voce. A 59 anni, Bettega ci mette la faccia senza che qualcuno gli porga la maschera. Una faccia che fa comodo. Molto comodo. 

LIBERO NEWS MAGAZINE: «Lapo è stato incastrato dagli Agnelli». QUALI E PERCHE'? FORSE CI CORRE IN SOCCORSO, IL DIRETTORE DI TUTTOSPORT: GIANCARO PADOVAN, ANCHE SE HA PAGATO L'ARDIRE A CARO PREZZO!

Calogero Scaffiti 
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La Perla di Calogero Scaffiti
ECCO UN'ALTRO INDIZIO - DEL PERCHE' - L'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE "CANNAVO'IANA (di cannavo') AL SERVIZIO DELLA CUPOLA DEL PIRELLONE - HA MANDATO I DUE picciotti DEL BRESCIA  - (il brescia - lo spacciatore della ndrangheta - che da 30 anni bazzicava la pinetina, e forniva le stampelle a dirigenti, allenatore e giocatori dell'inter - ci sono le... interCETTAzioni nei cassetti della procura di milano a confermarlo - ma per insabbiare le malefatte della CUPOLA-TRONCHETTI-MORATTI - hanno sostituito i magistrati inquirenti)  -  ROMPERE LE OSSA ALL'ALLORA DIRETTORE DI TUTTO SPORT 
GIANCARLO PADOVAN
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 Telecom, uno scandalo Internazionale --- 24 Settembre 2006 
Tronchetti Provera e Guido Rossi i Bracci Armati della Cupola.

La ruota gira, era solo questione di tempo. Giusto per passare da uno scandalo all’altro. Mentre la Juve placidamente va 4-0 al Modena in gol Trezeguet (2), Del Piero e Nedved, i campioni capaci di fare la differenza e riaccendere l’entusiasmo – accadono fatti per nulla trascurabili che poco o nulla hanno a che fare con il calcio, ma molto c’entrano con giustizia ordinaria e sportiva.

Sorprende, casomai, che se ne parli con tanto ritardo. L’arbitro Massimo De Santis, la cui invettiva è risuonata ieri sera al Tg5, non può avere scoperto solo in questi giorni di essere stato spiato dall’Inter di Massimo Moratti anche se ha tutto il diritto di indignarsi, anzi di essere «schifato», prima di tutto come privato cittadino.

Io, per parte mia, confesso di non essermi ancora riavuto dalle candide ammissioni del patron nerazzurro, riprese e commentate su Tuttosport di ieri. Così come non mi capacito che non sia stata ancora aperta un’inchiesta (articolo 1: lealtà) da parte dell’inquisitore sportivo.

Borrelli se ne sta andando? Vada, ma ricordo al commissario Pancalli di esercitare poteri straordinari anche sulla vigilanza. L’occasione la fornisce una notizia pubblicata nell’incipit di Paolo Colonnello su La Stampa di venerdì. Curiosamente, mentre a pagina 31 Moratti rassicurava il collega Beccantini sull’assoluta estraneità dell’Inter nello scandalo Telecom, a pagina 5 dello stesso giornale ci si chiedeva a chi potesse interessare «il dossieraggio su uomini politici, imprenditori, finanzieri, personaggi dello spettacolo, calciatori, giornalisti e magistrati».

Di più, sempre lo stesso articolo spiegava come la ricevuta di un pagamento intestata a “F.C. Internazionale Milano” fosse stata «ritrovata dagli inquirenti presso la sede inglese della “Worldwide Consultant Security”, una delle scatole vuote estere messe in piedi da Emanuele Cipriani per ricevere con discrezione il denaro dai suoi importanti clienti».

Se questa notizia è vera – e quantomeno nessuno è stato in grado di smentirla – mi domando come non si possa pensare ad un ampio coinvolgimento dell’Inter in una faccenda di pesantissima rilevanza penale. A maggior ragione se non c’è nemmeno bisogno di scoprire – perché lo sanno tutti e però pudicamente lo si scrive tra le righe – che Carlo Buora, amministratore delegato di Telecom, risulta essere vice-presidente dell’Inter. 

Sì, cari lettori, avete capito bene: Buora – cui l’arrestato Tavaroli, ex responsabile della sicurezza dell’azienda, dice di aver riferito tutto – è contemporaneamente amministratore delegato di Telecom e vice-presidente dell’Inter. 
Consigliere di amministrazione dal 26 ottobre 2001, è vice-presidente del club nerazzurro dal 30 gennaio 2004. Non so cos’altro ci sarà da raccontare nei prossimi giorni, però sono certo che presto qualcuno dovrà spiegare. 

Nel frattempo, nonostante i tentativi di imporci la mordacchia da parte del signor Adriano Galliani, registriamo che al Milan sono piuttosto nervosi. E dire che Galliani si occupava di antenne e ripetitori, fino a qualche anno fa. Pensate, hanno spedito un massaggiatore a «impallare» la telecamera per oscurare Seedorf in polemica con Ancelotti. 
Giancarlo Padovan Voleva fare il gioenalista informatore? Ossa rotte e a ramengo!
(Tuttosport, 24 settembre 2006) 
scritto da la perla di calogero scaffiti 6/1/2009 20:26
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Libero News: «Lapo è stato incastrato dagli Agnelli»
Fabrizio Corona: 
Quella notte col trans finì sui giornali per dargli una lezioncina. 
Intanto lui si coltiva una schiera di paparazzi improvvisati
Se quel che Fabrizio Corona va dicendo fosse vero, ci sarebbe da dire che il detto "parenti serpenti" è davvero azzeccato. Secondo il re di Paparazzopoli, infatti, lo scoop di Lako Elkann e delle sue nottate con il trans Patrizia-Donato Brocosarebbe stato pilotato. La famiglia Agnelli voleva mettere il ragazzo sulla «retta via, fargli cambiare vita per sempre». Fabrizio Corona: quella notte col trans finì sui giornali per dargli una lezioncinaLa Stampa, la notizia della tragica serata che il rampollo trascorse col transessuale. (LA NOSTRA INTERVISTA AL TRANS)

Tanto ne è certo Corona, che la sua teoria l'ha esposta pure al pm milanese Frank Di Maio in alcuni passaggi degli interrogatori nell'ambito dell'indagine su Vallettopoli. Corona è accusato di tentata estorsione ai danni dei vertici della Fiat in relazione a un'intervista nella quale Broco raccontava cosa accadde nella notte finita col ricovero di Lapo per overdose. «Credo che la famiglia non l'abbia coperto perché era stanca e sapeva di questo comportamento - dice Corona - io credo che sia stato uno scandalo che La Stampa, quotidiano della famiglia... Perché se due persone in ambulanza prendono uno a casa di uno, la notizia può essere coperta e nessuno avrebbe mai saputo che si trattava... il quotidiano della famiglia Agnelli non può dare una notizia del genere. L'hanno fatto perché forse era l'unico modo per metterlo sulla retta via». «Quindi su indicazione della famiglia?», gli domanda il pm. «Su indicazione della famiglia - risponde sicuro Corona - questa è la teoria che mi sono fatto io». Corona, secondo quanto lui stesso racconta a Di Maio, incontrò Lapo, nei mesi successivi alla vicenda, che gli disse: «A me hanno detto le mie fonti che tu eri daccordo con Giraudo e Moggi. Lapo - continua il fotografo - pensava che io avevo organizzato tutto, che era stato incastrato, però lui non si ricorda che Patrizia non è che è la prima volta che la vedeva, la frequentava da anni. Secondo me ha fatto dei calcoli strani. Gli hanno detto delle cose strane».

(LO SPECIALE VALLETTOPOLI)
È un mondo di aspiranti paparazzi "per caso" quello che descrive Fabrizio Corona negli interrogatori. Un universo di ragazzi con la digitale in mano che, attraverso uno scatto rubato a un vip, si convince di poter mordere una fetta di popolarità. «Da quando è scoppiata l'indagine a ottobre e sono diventato famoso per colpa di quest'inchiesta - dice Corona al pm - ho ricevuto tantissime fotografie da tutta Italia (...) una marea di e-mail». Vallettopoli sembra avergli regalato il ruolo di "nume tutelare" del popolo dei fotografi allo sbaraglio. «Prima ero famoso perché ero il marito di Nina Moric - spiega - ora ricevo un sacco di telefonate di queste persone che mi mandano fotografie e dicono: "ho queste foto, ci posso guadagnare?". Certo che ci puoi guadagnare!».

Il futuro, per Corona, è nei ragazzi universitari con la digitale in tasca: «Soprattutto gli universitari della "Milano bene" vogliono entrare nei locali e incontrare la gente... vengono da me in ufficio perché comunque mi vedono come una persona importante (...) quando arrivo nei locali si aprono le acque più di quando arrivano le persone importanti perché comunque sono rispettato (...) i ragazzi vengono da me in ufficio e mi portano queste fotografie. Sono loro il futuro, i cosiddetti paparazzi improvvisati». E Corona spiega quali siano i vantaggi di affidare gli scoop ai ragazzi:

«Gli universitari non hanno difficoltà a entrare nei locali, hanno i loro bei telefonini, scattano le foto, vanno dall'agenzia fotografica anche se non legati da un contratto e le vendono. Il paparazzo non ufficiale può essere anche il panettiere: è un triplo gioco: primo perché guadagna, secondo perché si sente importante, terzo perché fa parte del mondo dello spettacolo». Largo al fai da te, dunque, anche nel giornalismo gossiparo. (Libero News)
Lapo Elkann, dopo l'incidente, bello e ristabilito

Intervsta all'Avvocato di Moggi: Paco D'Onofrio PIU' l'intervista a ZIG-ZAG ZIGONI - Gianfranco Zigoni

E’ giusto che paghino anche gli altri se non sono stati corretti…^ ^ “Soprattutto non si deve unire al danno la beffa”. ^ ^ Avvocato D’Onofrio, l’accusa di Coppola all’Inter è un elemento importante in questo complesso processo…“Sì, secondo me questa prova testimoniale evidenzia una serie di circostanze: innanzitutto l’indagine – dico quella statale, che poi ha originato prima il processo sportivo e poi il processo statale che si sta celebrando -, era un’indagine evidentemente orientata; cioè il fatto che coloro che erano deputati ad acquisire le prove testimoniali, o comunque elementi di prova, ritenessero già preventivamente di poter vagliare come utili o inutili determinati elementi, è perchè probabilmente c’era già un orientamento, questo mi viene da pensare. Evidentemente l’indagine aveva già un filo conduttore, aveva già una propria logica, non voleva forse far chiarezza a 360°, cercava solo elementi relativi ad una prospettazione accusatoria che aveva un senso. Invece è sul versante sportivo che la cosa si fa interessante, perchè questa circostanza dimostra che probabilmente ciò che noi dicemmo nelle calde giornate del 2006 era vero, e cioè che probabilmente il processo sportivo celebrato così in fretta non permetteva di evidenziare ciò che era il dato effettivo, ovvero che certi comportamenti – probabilmente comportamenti da censurare -, erano perpetrati da tutti, anche perchè l’allora codice di giustizia sportiva vigente non lo vietava e quindi certe forme di colloquialità erano ritenute lecite. Certo che le forme di condizionamento invece erano ritenute e sono tuttora ritenute illecite. Quindi già questo primo allargamento dei destinatari dell’indagine federale – un dato che noi già evidenziammo nel 2006 -, ora è anche testimoniato. E poi, vorrei avanzare un altro argomento. E’ vero che i fatti si riferiscono al 2001, è vero che c’è la prescrizione sportiva che ricordo è 8 anni per quei casi, però è anche vera un’altra circostanza: e cioè che durante calciopoli sportiva, si fecero dei ragionamenti e si disse: chi sbaglia una volta può continuare a sbagliare. Questo venne applicato alla Juventus, tanto è vero che l’ultimo scudetto revocato, quello conquistato sul campo di Bari, fu uno scudetto relativo ad una stagione calcistica che non era oggetto di Calciopoli. Eppure la giustizia sportiva intervenne su quella stagione dicendo che sul presupposto che precedentemente c’erano stati comportamenti illeciti, quindi, per una sorta di presunzione del vincolo di continuazione, anche i campionati successivi probabilmente erano stati viziati. Mutatis mutandis, se lo stesso principio lo si applica all’Inter, verosimilmente ciò che è stato fatto nel 2001 è stato fatto anche in stagioni successive che non rientrano nella prescrizione. E allora questo comporta una conseguenza: la conseguenza è che la procura federale, il procuratore Palazzi, avrebbe l’obbligo, non tanto di avviare un procedimento disciplinare, perchè forse al momento non ci sono ancora gli estremi, ma un’audizione sì. Voi sapete che la procura federale ha due strumenti: ha il procedimento disciplinare – quando si ritiene di avere già elementi certi per poter procedere -, oppure, ha un altro strumento che si chiama audizione quando deve solo farsi un’idea, deve acquisire gli atti. Ecco, io ritengo che in questo momento sarebbe doveroso da parte della FIGC un’audizione nei confronti dei soggetti coinvolti, attivi e passivi. Mi permetto di fare un’altra considerazione: in questo momento la FIGC è davvero ad un bivio: se vuole scrollarsi di dosso quell’accusa che le ha rivolto tante volte il popolo juventino di aver condotto con parzialità e con predeterminazione Calciopoli, senza considerare il coinvolgimento di altri soggetti, ebbene questo è il momento per farlo. Ora la FIGC dovrebbe dimostrare di essere effettivamente un soggetto terzo, è deve dimostrare di voler acquisire tutti gli elementi utili. Mi rendo conto che l’argomento è piuttosto imbarazzante. Cioè, la FIGC si è esposta, addirittura è stato assegnato uno scudetto revocato in una stagione non oggetto di calciopoli, dunque c’è già una forzatura a monte. Poi anzichè non assegnarlo, è stato assegnato ad una squadra ritenuta meritevole, quindi una squadra che in qualche modo avrebbe dovuto avere un atteggiamento verginale in tutti questi episodi. Invece qualcosa emerge. Io mi ricordo che già era emersa con la deposizione di Bergamo agli organi inquirenti, quando disse ‘io mi ricordo che effettivamente determinati dirigenti mi hanno chiamato, ma ricordo anche che mi chiamò qualcuno dell’Inter. Perchè non c’è traccia di queste chiamate?’. Ecco, questo può essere già un primo elemento di sospetto. Però voi sapete che ciò che viene reso al pubblico ministero non diviene prova vera finchè non viene resa in dibattimento. Ora, questa è prova vera. Perchè le dichiarazioni di Coppola vengono rese in dibattimento e fanno prova piena. E fanno prova piena anche per la FIGC. Adesso c’è un fatto storico, c’è un fatto giuridico, in cui un soggetto dice che anche l’Inter in qualche modo aveva avuto dei benefici – o qualcuno aveva pensato di far avere dei benefici a favore dell’Inter – in quegli anni. Ora, questa circostanza dev’essere assolutamente acclarata. Questo è il punto. Io peraltro registro sempre il solito problema su questo punto, ossia, chi si attiverà? Su questo francamente ho una mia idea. Cioè che secondo me di fronte alla possibile inerzia della FIGC, di fronte alla possibile inerzia della Juventus, Juventus S.P.A., i tifosi si possono muovere. Perchè io ritengo che a questo punto un’associazione, un gruppo costituito, possa intervenire in FIGC con una propria memoria. Mi auguro che associazioni meritevoli come per esempio “Giùlemanidallajuve”, che tante iniziative hanno già intrapreso, possano condurre anche questa iniziativa, possano attivarsi davanti alla FIGC. Perchè è vero che non saranno probabilmente parte del procedimento, ma hanno la facoltà di poter sollecitare il procedimento federale. Perchè chiaramente rispetto ad una immaginabile staticità rinnovata da parte di Blanc, probabilmente c’è bisogno che qualcuno attivi, solleciti e si faccia valere”.

Noi avvocato ci auguriamo che sia fatta chiarezza e giustizia…. “Ce lo auguriamo tutti e che venga fatta nei confronti di chi effettivamente abbia commesso illeciti”. Solo Roberto Beccantini e la Gang del diabolico-infame Cannavo 
(cannavo  lui già sguazza all'inferno) 
vogliono che le cose restino cosi : la Juve, Giraudo e Moggi annientati! Nel Campionato "incriminato" 2004/05 la Juve perse solo tre gare! Due gare furono arbitrate da De Santis. E questo sarebbe il capo della cupola? Pensa gli altri. 
ECCO IL SICARIATO DELLA VERA CUOLA DEL CALCIO ITALIANO!
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ZIGO  ZAGO....ZIGONI GOL
Ribelle, estroverso, geniale. Gianfranco Zigoni è stato uno dei calciatori più discussi e più amati del calcio italiano tra gli anni Sessanta e i Settanta. Juventus-Roma, che si gioca sabato sera, è la sua partita: arrivò in giallorosso nel '70 con Vieri e Del Sol, in cambio andarono alla Juve Capello, Spinosi e Fausto Landini.

GLI ANNI DEL GENOA 
Era arrivato alla Juventus a 17 anni. Troppo giovane. In tre stagioni soltanto quattro presenze in A e un gol. La Juventus lo manda in prestito al Genoa, campionato 1964-65. "E purtroppo retrocediamo, di un punto", ricorda Zigoni. "Ma io a Genoa mi sono trovato benissimo. Il Genoa non dovrebbe retrocedere mai, è la squadra che ha più cuore, vederlo in B è come vedere tuo figlio che sta male. Io quell’anno mi sono presa una grossa soddisfazione: abbiamo vinto tutti e due i derby con la Samp, unica volta nella storia del Genoa, e io ho segnato sia all’andata che al ritorno. Per questo mi vollero anche in B. Qualcuno disse che era stato per colpa mia, perché avevo sbagliato un rigore contro la Roma. Ma ancora mancavano sei giornate alla fine del campionato". In un Genoa-Milan segna tre gol. Raccontano che Trapattoni lo paragonò a Pelé: "Quello che rimase incantato fu Gipo Viani, il tecnico dei rossoneri, che era delle mie parti", ricorda Zigoni.

IL PUGNO DI HERIBERTO 
Alla Juventus trova Heriberto Herrera. "Non vorrei definirlo un dittatore ma quasi. Lui voleva sempre vincere e noi calciatori siamo tutti stronzi. Lo scudetto del ’67, quello conquistato all’ultima giornata è merito suo. Noi avevamo già mollato, lui no. L’Inter tecnicamente era superiore, la Juve una squadra operaia. Però abbiamo vinto e ce lo siamo anche meritato. Credetemi, non è che la Juve avesse chissà quali favori dagli arbitri. Così come l’Inter oggi. A me quello che dà più fastidio è l’arbitro che decide che una partita deve andare in un certo modo e si mette a compensare gli errori. Una sera, dopo aver giocato in coppa Campioni, quella di allora, mica la coppetta di adesso, contro l’Olympiakos, Heriberto bussa, entra in camera e mi assesta un pugno sullo stomaco. E urla: "Tua madre è una santa e tu sei un hijo de puta". Io reagisco e poco dopo parliamo come se nulla fosse. Gli chiedo: ma perché? E lui: durante la partita il difensore greco che ti marcava, è andato due volte all’attacco".

LA CRISI 
Zigoni entra in crisi. "Mi sono preso un esaurimento nervoso. Heriberto mi ha distrutto mentalmente. Però era onesto, giocava chi era in forma. Alla Juventus mi sentivo un numero. Non mi sono mai abituato al taglio dei capelli imposto dalla società, alle telefonate di controllo alle 10 di sera. Mi sembrava di stare in un campo di concentramento. Nell’ultima stagione in bianconero dicevo all’allenatore Rabitti: non ho voglia di giocare". Quell’anno soltanto 14 partite, 4 gol "Ma ci sono rimasto male ad andar via della Juve. Traspedini, mio compagno, mi dice: 'Che culo che hai avuto ad andare a Roma', anche se lui in giallorosso non c’era mai stato".

ALTRO HERRERA, ALTRI GUAI 
Dopo una stagione deludente alla Juventus, l’inizio a Roma non è stato facile. "Herrera mi faceva giocare poco. Si era pure sparsa la voce che ero l’amante della sua donna. Niente di più falso. Poi le cose migliorarono e Roma mi è rimasta nel cuore. Magari ci fossi arrivato prima". A Roma coltiva un altro hobby: il tiro ai lampioni. "Eravamo in ritiro a Grotteferrata, Herrera andava a trovare la sua donna e noi lasciavamo il ritiro e andavamo a piedi a Frascati, Petrelli aveva una pistola: quanti lampioni in frantumi". La storia si ripete a Verona. "In ritiro sparavamo dalle finestre, dopo Mascalaito ero il miglior pistolero. Oggi finiremmo tutti in galera". La Roma gioca un’amichevole col Santos di Pelè. "Mi avevano paragonato a lui. Io quella partita praticamente non la giocai, anche se stavo in campo. Lo guardavo incantato: ha fatto due, tre cose soprannaturali. Ad un certo momento, grande stacco di testa, sembrava che si fosse fermato in aria. “Allora, Pelè, vuoi venire giù?” Ma per me i più grandi sono sempre Maradona e Sivori, due sinistri immensi. Pelè era più forte atleticamente".

VERONA, CHIESA E PELLICCIA 
Due stagioni a Roma, poi la cessione al Verona. "Mi sono messo a piangere, ma che vita a Verona". Sei stagioni, il 5-3 inflitto al Milan nel '73 che regala lo scudetto alla Juve, la squadra che Zigo ha amato meno. Per qualche tempo vive in una parrocchia. "Monsignor Augusto mi aveva preso a ben volere. Così ho vissuto nella chiesa di San Giorgio in Braida, stupenda sulle rive dell’Adige (con dipinti di Tintoretto e Veronese, ndr). Mi stavo convincendo ad andare per un mese in un convento di frati camaldolesi. Sono andato a visitarlo, mi ha aperto un frate polacco dalla lunga barba bianca. Era stato calciatore e sapeva tutto di me. Sembrava di stare in un film. Mai poi tante donne si son messe a piangere. Dai Zigo, non puoi lasciarci. Mica potevo far piangere tutte quelle donne. E il mese in convento è saltato. "Un giorno Valcareggi mi dice che non mi avrebbe fatto giocare. E gli dico:"Ma come? Tiene fuori il più grande giocatore del mondo?". Comunico ai compagni che sarei andato in panchina con pelliccia e cappello da cowboy, in cinque scommettono che non l’avrei fatto. 
E invece presi posto sulla panchina del Verona conciato in quel modo".

LA COLAZIONE DI GUIDOLIN 
Nel Verona di Zigoni c’è anche un giovane centrocampista timido di 18 anni, è Francesco Guidolin, oggi allenatore del Palermo. "Dormivamo in camera insieme. Valcareggi mi consentiva di alzarmi più tardi. Checco, dico a Guidolin, portami la colazione alle 10. E una mattina alle 8 sento Francesco che usciva dalla stanza piano, piano per non svegliarmi". "In un Verona-Lazio, Ammoniaci, il terzino che forse ricordava i due gol che gli avevo fatto quando lui giocava nel Cesena, mi tratteneva per la maglia in continuazione. Non ne potevo più e gli ho mollato un cazzotto. Ammoniaci cade per terra senza dare segni di vita. Guidolin mi venne vicino: "Dio Bon, Zigo è morto". E io: 'Speriamo così non mi trattiene più per la maglia' ". Quattro giornate di squalifica. Ne prende invece sei dopo un Verona-Vicenza. "A una mia protesta, un guardalinee mi si avvicinò e mi disse 'Cadi sempre, non stai in piedi'. Era vero, ero stato con una donna fino alle cinque del mattino, Lo mandai a quel paese. A fine partita sto parlando col mio amico Faloppa del Vicenza. Arriva il guardalinee e mi chiese cosa gli avessi detto durante la partita. E io: 'Come ti permetti di interrompermi mentre sto parlando. La bandierina te la cacci su per il culo'. Mi costò sei giornate di squalifica e sei mesi di stipendio".

I VERI RIMPIANTI - "Un giorno Valcareggi mi disse che se avessi fatto una vita più regolata, sarei stato il più grande calciatore italiano. Ma ero fatto così. Quando ero in giornata e avevo voglia non bevevo e non fumavo. Per il resto: 40 Malboro al giorno, il whisky dopo pranzo, le birre, le donne: o ero un fenomeno io o erano scarsi gli altri. Mi sento fortunato. I rimpianti veri? I miei genitori che sono morti giovani, aver perso una nipotina di 4 anni. Ecco perché non potrò mai capire Pelè e Maradona che litigano per stabilire chi è stato il più grande"
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Gianfranco Zigoni nell'estate del '61 approda al settore giovanile della Juventus e debutta in A con la maglia bianconera all'età di 17 anni e 15 giorni il 10-12-1961, in Udinese-Juve 2-1. Alla Juventus rimane fino al 1964, poi un biennio al Genoa (1964-1966), dove diventa un idolo della gradinata Nord (8 gol in A e 8 in B). Nel '66 il ritorno a Torino: vince lo scudetto del '67 e resta fino al '70.

Zigoni si esibisce nella Roma per due stagioni, dal '70 al '72, e in campionato gioca 49 partite e segna 12 reti. Nel '72 il ritorno al Nord, a Verona. Questo il suo bilancio in gialloblù: 106 gare e 20 reti in A, 33 gettoni e 9 centri in B.

Zigoni chiude la carriera professionistica a Brescia: due anni in B, dal 1978 al 1980, 40 gare e 4 gol.
In Nazionale Zigo-gol vanta una presenza, il 25-6-1967 a Bucarest, Romania-Italia 0-1, partita valida per le qualificazioni all'Europeo '68. Oggi Zigoni allena i bambini (6-10 anni) del Basalghelle

E PER FINIRE...
Quella volta... che Valcareggi lo escluse dalla formazione titolare del Verona, e lui si presentò in panchina a Bentegodi con una pelliccia di volpe e un cappello da cowboy. «Ma la domenica dopo il vecchio Valca mi fece giocare».

Quella volta... in cui si fece cucire la Zeta («Di Zigoni e di Zorro») sui pantaloncini. «Fui il primo, trent'anni fa non si usava. E fui anche il primo a giocare con le scarpe rosse e gialle. Sono sempre stato uno spirito libero, ero sempre me stesso, nel bene e nel male: non come i calciatori di oggi che sembrano fatti con la fotocopiatrice. A quei tempi, giravo in Porsche. Oggi ce l'hanno tutti. E allora vado in bici».

Quella volta... che in ritiro con la nazionale Juniores tirò addosso a Boninsegna una palla da biliardo. «Era appena arrivato in Nazionale e voleva fare tutto lui: battere le rimesse laterali, le punizioni, i calci d'angolo e allo stesso tempo andare a colpire di testa. Gli ho fatto capire chi comandava». Mancò di un niente l'occhio di Bonimba, che da quel giorno girò al largo dalle punizioni e calci d'angolo.

Quella volta... che ebbe una discussione con l'allora allenatore della Juventus Heriberto Herrera, lo alzò da terra, chiamò la squadra sotto la finestra della sua stanza e lo lasciò ciondolare nel vuoto per un paio di minuti. «Cominciò lui, perché mi diede a freddo un pugno sullo stomaco. A quel punto non ci vidi più: meritava una lezione».

Quella volta... che andò a discutere il contratto col presidente del Verona Garonzi e sapendo che questi teneva una pistola nel cassetto della scrivania, aspettò il momento opportuno, aprì il cassetto, prese al volo la pistola e gliela puntò. Uscì dall'ufficio con un sostanzioso aumento.

Quella volta... a che all'esordio in Nazionale a Bucarest nel '67 giocò («Divinamente, d'altronde ero il più forte...») solo un tempo, poi nella ripresa decise che era meglio riposare. «Faceva un caldo terribile. Nel secondo tempo Rivera andò a cercarsi l'ombra sotto la tribuna, e gli altri fecero più o meno lo stesso. E perché io dovrei essere l'unico a correre?, pensai. Esordiente sì, ma cretino no». L'Italia vinse, ma da quel giorno "Zigo" non giocò più in maglia azzurra.

Quella volta... che dopo un Lazio-Juve uscì in mutande all'Olimpico, perché il difensore che lo marcava non riuscendo a stargli dietro gliele aveva sfilate. «Con le regole di oggi, se qualcuno cercasse di fermare uno come Zigo si beccherebbe il cartellino rosso dopo cinque minuti. Dicono che una volta si giocava al rallentatore? Balle. Questi di oggi corrono, perché non sanno fare altro. Si chiamano "calciatori" perché calciano tutto quello che gli capita sotto tiro. Noi eravamo "giocatori", perché ci piaceva giocare».

Quella volta... che alla Roma prima di una punizione dal limite finse di litigare con Bob Vieri (il padre di Christian) e cominciò a tirargli la barba. «Era un modo per far perdere la concentrazione al portiere». Inutile dire che tirò la punizione e segnò.

Quella volta... che l'amico Logozzo protestò perché in ritiro tutta la squadra era costretta ad alzarsi alle 8 mentre Zigo poteva starsene a letto fino a quando gli pareva. «Valcareggi lo prese da parte e gli disse: quando avrai anche tu due piedi come Zigoni, allora potrai dormire fino a mezzogiorno».

Quella volta... che sulla sua Porsche azzurra, per evitare un trattore, uscì di strada, fece due-tre capriole, finì in un fosso, distrusse la macchina, non si fece un graffio e si finse morto. «Stavo tornando a casa dopo l'allenamento, ma andavo piano, te lo giuro. Dietro di me e 'erano Maddè e Costa, il medico del Verona. Scesero dalle loro auto e corsero a prestarmi soccorso. Appoggiai la testa sul volante e finsi di essere morto: quando si avvicinarono di corsa al finestrino, sorrisi e gli feci l'occhiolino. Per poco non schiattarono lì sul posto».

Quella volta... che sognava di morire sul campo, con la maglia del Verona addosso. "M’immaginavo i titoloni dei giornali e la raccolta di firme per cambiare il nome allo stadio: non più Bentegodi, ma Gianfranco Zigoni. La radio avrebbe gracchiato: ‘Scusa Ameri, interveniamo dallo Zigoni di Verona...’"

Quella volta... che nel corso di un Verona-Vicenza, amichevole di fine stagione (con Vendrame dall'altra parte: che partita!), si destò dal suo torpore endemico, saltò in dribbling 4 avversari e infilò il pallone all'incrocio dei pali, salvo poi andare dritto negli spogliatoi, a 20 minuti dalla fine della gara. Risultato? Gli ultimi 20 minuti si giocano in un silenzio assoluto, perchè il pubblico ha abbandonato letteralmente lo stadio quando il suo idolo ha deciso di uscire dal terreno di gioco.

Quella volta... che si è guardato alle spalle. «Sono stato fortunato. Mi sono divertito un sacco. Rifarei tutto, non rimpiango niente. Ho giocato a calcio per vent'anni (ha esordito nel '61, a diciassette anni, con la Juve, poi ha vestito le maglie di Genoa, Roma, Verona e Brescia, dove ha chiuso nel 1980, n.d.a.) e dappertutto mi hanno voluto bene. Sto bene con me stesso, e questa è la cosa più importante. Adesso insegno ai bambini a giocare a calcio (è responsabile della scuola calcio dell'Opitergina)»

Quella volta che disse:"Sono il Pelé bianco". E qualcuno finì per crederci, «io per primo...».
Gianfranco Zigoni oggi


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Da Terravecchia. Sentita questa da un famigliare: Domenico lo vuole il Milan? Verso i cugini nessuna preclusione. Noi lo volevamo all'inter come ci era stato promesso. Vada dove vuole. Anche al diavolo, basta che non va da quei ladri! Da quella vecchia bagascia mai!


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Noi avvocato ci auguriamo che sia fatta chiarezza e giustizia…. “Ce lo auguriamo tutti e che venga fatta nei confronti di chi effettivamente abbia commesso illeciti”. Solo Roberto Beccantini e la Gang del diabolico-infame Cannavo (vabbè  lui e già all'inferno) vogliono che le cose restino cosi: la Juve, Giraudo e Moggi annientati! Nel Campionato "incriminato" 2004/05 la Juve perse solo tre gare! Due gare furono arbitrate da De Santis. E questo sarebbe il capo della cupola? Pensa gli altri.
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LUCIANO MOGGI: Cara Juventus ora metto tutto nero su Blanc.

LUCIANO MOGGI: Cara Juventus ora metto tutto nero su Blanc.

Editoriale di “big Luciano” ieri su Libero dopo la recente patetica intervista di Blanc a Le Monde.

Prima era solo un sospetto (non per me), adesso è codificato. La verità viene dalla Francia, ed è forse per questo che monsieur Jean-Claude Blanc ha parlato in libertà, sciolto da vincoli che lo frenano quando è a Torino in corso Galileo Ferraris. L’intervista a Le Monde, sospesa tra giudizi poco benevoli sui giornalisti italiani e dosi agiografiche usate senza parsimonia dall’articolista sull’illustre interlocutore, dipana finalmente le verità di Calciopoli. Due anni prima che quegli avvenimenti scoppiassero, c’era stato chi li aveva indirizzati. «Era arrivato il momento di cambiare. Doveva esserci una frattura con il passato», le parole riferite ora da Blanc, apprese direttamente, come dice, da John Elkann, parole che andavano oltre il loro significato perché premessa di tutto quello che sarebbe successo per far fuori la triade. Due anni, non due mesi prima, il tempo sufficiente per costruire una manovra subdola che macchiò la storia e la gloria della Juve, perché la triade doveva essere fatta fuori con ignominia, calandole addosso la vergogna della B, potendo solo quell’onta distruggerne il lavoro e la reputazione (non è accaduto).

CHIAREZZA - Per arrivare all’obiettivo, la Juve decise di non difendersi ma di offrirsi disarmata alle decisioni di tribunali sportivi che anziché valutare i fatti si fecero sospingere dal sentimento popolare. Blatter ringraziò Montezemolo di aver fatto ritirare il ricorso al Tar, mentre tutti ricorderanno le parole di John Elkann, a 29esimo scudetto acquisito: «Siamo con lasquadra e l’allenatore». Complimenti! La verità svelata è stata colta con prontezza da Oliviero Beha che a queste vicende sul Tg3 ha sempre dedicato la sua puntuale attenzione, ed è stata vista nella sua interezza dai siti del tifo juventino. I media hanno titolato su altro, e siccome non posso pensare che ci sia in giro tanta ingenuità, il sospetto è che, davanti a ciò che non può essere taciuto, c’è chi prova a ingarbugliare carte e fatti. Blanc è stato bacchettato per aver detto che la B era stata «una straordinaria avventura» (bella forza, con quella squadra): una delle cose sbagliate, inutilmente corretta, dette dall’uno e trino presidente della Juve. Ma non è quella la notizia, e lo sottolineo per dare un contributo alla verità e per fare chiarezza su quell’orribile 2006, che ora sappiamo non venuto fuori a caso ma preparato e indirizzato nei suoi aspetti più gravi e più resistenti: la macchia della B resta purtroppo nella storia del club, laddove invece, altri, difendendosi, hanno evitato simile vergogna, e un club, grande rivale della Juve, trovò addirittura il modo di rimanere in Champions.

REAZIONI - Quanto e come potrà essere espiata la colpa da parte di coloro che non vollero difendere il club e in più suggerirono la B per fatti giudicati poi “lievi” dallo stesso management? Così il deposto Cobolli Gigli, ma ha lo stesso significato la rivendicazione di Blanc sui due scudetti scippati. È come la storia del coccodrillo che prima mangia i figli e poi piange. Estraggo qualche e-mail da JuveNews.net. Il tifoso Piero parla dell’incontro Elkann-Blanc a Marrakech il 31 dicembre 2004 e quello di tre mesi dopo a Parigi, commentando che «quindi da lungo tempo si lavorava/cospirava alle spalle della triade». Per Cry87 «se confessa che l’omicidio era super premeditato vuol dire che è convintissimo che mai nessuno lo sposterà da lì». Per Bilbao 77 «l’unica rottura col passato è che con la Triade si dettava legge in Italia e in Europa mentre adesso si fa ridere tutta l’Europa».

CARO ROBERTO - Voglio bene a Bettega, con il quale ho diviso anni di lavoro, comprendo anche che nel ruolo di dirigente di ritorno si senta in dovere di pesare le parole nei confronti di chi lo ha richiamato e, in qualche maniera, cerchi di non dare occasioni di disturbo a coloro con cui deve ora operare. Ma la coerenza è un’altra cosa, e un’altra cosa sono i valori nei quali si è creduto e le offese, queste sì, troppo recenti per essere dimenticate. Nel processo per falso in bilancio (come per tante altre società, archiviato) ma non solo (tanto per chiarire a Franco Ordine del “Giornale” che si ostina a confondere le idee a chi le idee le ha già chiare) Bettega, come me e Giraudo, fur bollato dalla Juve con una querela contro ignoti per infedeltà patrimoniale, non proprio cosa da niente.

La Juve, pensando che il tribunale emettesse un verdetto di colpevolezza, aveva deciso di patteggiare, mettendo sul piatto la “bazzecola” di 70mila euro. Il tribunale decise per l’assoluzione perché il «fatto non sussiste» rigettando tra l’altro il patteggiamento della società. Vero è che la Juve sbagliò ancora una volta strategia, ma resta quell’etichetta “infedele”, che Bettega troppo in fretta ha dimenticato.

TITOLI - D’altra parte già nelle sue prime parole, dopo l’investitura, Roberto parlò di «Blanc e colleghi con i quali aveva condiviso esperienze importanti (anche la sua defenestrazione del 2007?), «persone che in questi anni sono cresciute» (non sembra, a giudicare da come va la Juve), esprimendo infine «la fiducia nel lavoro fatto dalla società». C’è di più. Quando nella conferenza stampa ha parlato di Calciopoli, Bettega ha detto di non voler rinnegare nulla (i titoli dei giornali sono stati questi), ma aggiungendo poi testualmente «io credo che quei ragazzi gli scudetti li abbiano vinti sul campo».

Una sottigliezza, perché sembra voler esprimere un concetto tutto diverso, che cioè lui non ne è affatto sicuro. Lui dov’era in quel tempo? Non condivideva tutto con il sottoscritto e Giraudo? Oppure stava con noi solo per condividere le vittorie? Più correttamente avrebbe dovuto dire «quegli scudetti sono stati vinti sul campo», senza quel «Io credo che». D’altra parte a chi gli ha ricordato «la svolta etica all’interno della Juve» di cui parlò John Elkann prima ancora dei processi sportivi, Bettega ha detto di «condividere quelle parole».

SMEMORATO - Gli auguro un proficuo lavoro, ma è evidente che su una poltrona, anche di ritorno, si cambi opinione troppo facilmente. Anche a un tifoso che si firma jurgen 84 su Juvenews.net non è piaciuta «la sfrontatezza di accettare l’incarico offertogli da chi ha distrutto la nostra storia, la nostra credibilità e il nostro futuro, alla faccia della coerenza. In questo mondo non ci sono più valori, conta solo il danaro».

Non dimenticherò mai il giorno in cui incontrai Bettega, allora consulente della Juve, in un albergo di Milano: fuggì, quasi non rivolgendomi la parola, per paura che ciò venisse a conoscenza dei suoi attuali datori di lavoro, lui che «nel nostro passato juventino» ha fatto e condiviso il lavoro con il sottoscritto e con Giraudo, nulla escluso! Successivamente, l’ho ritrovato in tribunale a difendersi dalla querela fatta dalla Juve: lì era più loquace! E infine, caro Roberto, la telefonata ad Allegra e Andrea Agnelli per chiedere lumi su quello che dovevi fare (...si fa per dire), sapendo benissimo cosa ti avrebbero risposto, è una mossa ingenua: al momento della firma hai tradito la memoria sia del dottor Umberto Agnelli sia dell’Avvocato, perché, con loro in vita, niente sarebbe successo. Fonte: www.libero-news.it 01/01/2010

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