domenica, dicembre 30, 2012

E' ora di PULIRE il calcio: Via il Delinquente Petrucci e il burattino Ebete

                                  I DELINQUENTI: il burattinaio petruccio E il burattino Ebete

LUCIANO  MOGGI
E' ora di cambiare i capi del calcio
 
La grancassa suona sempre all’unisono per Petrucci e Abete. Il presidente del Coni pronto sempre a puntellare l’altro, l’altro che ricambia, facendogli l’eco. Un sostegno e un’alleanza, andati molto oltre la convenienza dei rapporti istituzionali. Ne sono derivate situazioni gravi, la copertura acritica di posizioni di comodo, o di parte, o avvitate su se stesse da proposizioni di principio, prima conclamate, poi in fretta abbandonate, come l’etica che non doveva andare in prescrizione, finita alle ortiche, principi di correttezza violati con indifferenza, il contrario esatto di chi avrebbe dovuto improntare lo svolgimento del suo mandato e il suo spirito di servizio a regole di rigore e trasparenza, non mutabili a seconda del destinatario di riferimento, come puntualmente è avvenuto.

Non vogliamo chiederci se Petrucci abbia fatto bene per lo sport italiano, sicuramente ha fatto male al calcio, limitandosi a far da puntello ad Abete. Avrebbe dovuto avere occhio più attento e distaccato, il presidente del Coni, accorgersi che la gestione di Calciopoli (così come quella recente del Calcioscommesse) era stata condotta malamente dalla giustizia sportiva, e per essa da Abete che di quell’ ingranaggio è il principale punto di riferimento oltre che il suo elettore e datore di lavoro.

Di fronte a prove inconfutabili che hanno smantellato i capi d’accusa, di fronte alla relazione conclusiva di Palazzi sul ruolo avuto dall’Inter in Calciopoli con la configurazione di illecito sportivo, il presidente del Coni, così come Abete, ha messo la testa sotto il terreno come gli struzzi. E non è storia superata, ma storia sempre viva, l’Inter fatta salvare dalla prescrizione, dopo che Palazzi ci aveva messo un tempo infinito per terminare le indagini, per la Juve inventata invece “l’incompetenza a decidere” per non decidere sullo scudetto da revocare ai nerazzurri e restituire al club bianconero.

Eppure prima Sandulli (giustizia sportiva) e successivamente il processo ordinario di primo grado sentenziarono che nessun campionato era risultato alterato. Sono passati più di sei anni, la sintesi di questo obbrobrio può essere persino semplice: e(o)rrori marchiani nei processi sportivi, con deturpazione dei diritti delle difese, e nelle conseguenti condanne. Man mano che le tesi d’accusa sono state sconfessate, qualcuno avrebbe dovuto ammettere l’errore e rimediare.

Niente di tutto questo, nessuno che si sia accorto che i mostri posti in prima pagina non lo meritavano e non lo erano affatto. Ed è qui che stanno le colpe di Petrucci: se persino davanti alla sentenza del processo di secondo grado del rito abbreviato, che ha mandato assolti tutti gli arbitri ivi coinvolti, il presidente del Coni, anziché fare ammenda, ha partorito l’orrida considerazione che la giustizia sportiva è migliore di quella ordinaria perché ha condannato tutti mentre i giudici ordinari hanno assolto.

Non può neppure sorprendere che per puntellare ancora Abete (cui prodest?) il presidente del Coni provi a fare una reprimenda ad Agnelli, fingendo di destinarla a tutti i presidenti, etichettandoli come “arroganti”. Petrucci è fatto in una certa maniera, spesso procede con i paraocchi e gli piace. Per esempio la sua idea del “tavolo della pace” tra Agnelli e Moratti è stata un fallimento, se ne sono accorti tutti, salvo l’interessato, che continua a propagandarla come un grande successo.

Gliel'abbiamo scritto noi, gliel’ha ridetto poi a muso duro proprio Agnelli, e Petrucci, com’è chiaro, non ha gradito. Cosa pretendeva il presidente del Coni, che Agnelli si accontentasse di parole vuote acconsentendo a strette di mano autopreclusive dei diritti vantati? La Juve non rinuncia a volere restituiti i due scudetti e nemmeno alla richiesta di risarcimento che sta seguendo il suo iter.

Petrucci è intervenuto a difesa di Abete, dopo che quest’ultimo è stato bocciato da Agnelli per tutte le cose non fatte nel corso del suo mandato. Fiacca e scarsa di contenuto la replica a Sky del presidente della Figc: ”accetto le critiche, ma che siano costruttive, serve saper cambiare (appunto! lui infatti non sa cambiare, almeno in bene... parla, parla ma non dice mai niente)”, e continua: “ma neanche Agnelli ha mantenuto le promesse, sulle nuove regole che si sarebbe dovuta dare la Lega”.

Piccola differenza, Agnelli è solo uno dei consiglieri della Lega, non il presidente, e meno che mai un presidente che ha avuto ed ha i poteri del presidente della Federcalcio. Ed è strano, un presidente della Figc due volte sconfitto per l’organizzazione di campionati europei dovrebbe, questo sì, mettere la testa nella sabbia.

Provi, d’ora in poi, ad essere più attivo nei propositi, ad ammettere gli errori fatti e ad assicurare terzietà alla giustizia sportiva. Così com’è dipende tutta e interamente da lui, sceglie, nomina e all’occorrenza cassa i giudici. Dov’è l’autonomia, dove l’indipendenza? Su questo punto, guarda caso, Petrucci non si è pronunciato.

Libero Quotidiano.it 30/12 21:34

venerdì, dicembre 28, 2012

GUARDA CHI PARLA: pulvirenti? BASTA IL NOME, E...LA FACCIA!

ANTONINO, MINCHIA CHE FACCIA DI PULVIRENTI CHE HAI!

Nino Pulvirenti, in un' interVISTA natalizia parla del momento brutto passato durante e dopo Catania-Juventus per il gol non convalidato alla sua squadra. Ha detto che fa fatica a dimenticarlo perche gli arbitri avevano fatto la scelta giusta, ma poi e' successo qualcosa, e' lui ha l'idea di cosa sia successo.... Insinuazione infamante e grave, alla quale la Procura Catanese avrebbe/ha il dovere di accertare, e' di conseguenza la Juventus sporgere querela: peccato per l'episodio accaduto con la Juve, ancora oggi faccio fatica a dimenticare: a Rizzoli però non ho alcunchè da dire, in campo era stata presa la decisione giusta, poi è successo qualcosa".
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http://www.corrieredellosport.it/calcio/calcio_mercato/2012/12/26-290454/%C2%ABCatania-Juve%3F+Fatico+a+dimenticare+quel+gol%C2%BB
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A Pulvirenti, posso dire che anche quelli che lottano contro la mafia, ricordano che senza l'aiuto della "Mafia-Meneghina", invece di portarsi i soldi nei paradisi fiscali, avrebbe dovuto pagare gli operai derubati!...
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Ma siccome per noi tifosi della Juventus, come per gli operai licenziati e/o derubati difendersi contro i mafiosiMENEGHINIcatanesi ed i loro sodali e' impossibile, Allora, non potendo usare bombe e lupare, per REGALO DI FINE D'ANNO cantiamo in coro.... http://www.facebook.com/photo.php?fbid=357214707708195&set=pb.100002590054684.-2207520000.1356556928&type=3&theater  .A PULVIRENTI VAFFANCULO-VAFFANCULO... A MAFIOSI VAFFANCULO-VAFFANCULO..
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Benvenuti a morattOpoli DI berlusconia, terra di MAFIOSI & MASSONI
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MA CHI E' QUEST'ULTIMO PULVIRENTI SEMPRE ASSOLTO DAI giudici CATANESI ?
È un imprenditore cresciuto nelle strade di Belsito e assume comportamenti duri, se serve, con le controparti: paga puntuale, pretende silenzio! E quando nella compagnia aerea inizia a formarsi un sindacato, passa alle minacce! «Minacce di morte ai comandanti», rivelerà la Uil. Due comandanti saranno licenziati. 

Dall’acquisto del Catania nascono due processi: uno per evasione fiscale e l’altro per frode fiscale. Nel primo caso l’imprenditore aveva frammentato le quote calcistiche su altre società della filiera risparmiando, così sosteneva l’accusa, sull’imposta sul reddito. Il giudice decise che l’elusione fiscale non era un reato. Nel secondo caso Pulvirenti fece precedere la trattativa per il Catania calcio dall’acquisto del marchio Papizzo, per i pm  un’operazione simulata utile a creare scorte all’estero. Uscirà assolto.

Antonino Pulvirenti tiene ai rapporti con i sostituti procuratori, e soprattutto i giudici, del Tribunale di Catania. La domenica, con la squadra al “Massimino”, le toghe sono schierate in tribuna d’onore.

Anche sull’affare della vita, meglio, la sua rovinosa conclusione, stanno emergendo questioni nascoste. I sindacati, per esempio, non riescono a spiegarsi come mai Wind Jet nel dicembre 2011 era considerata una società sana, con dieci airbus e tre milioni di passeggeri, ventidue destinazioni nazionali e dieci europee, pronta ad allargare le sue rotte verso l’Africa e ad aumentare il capitale da 20 a 40 milioni. Era pronta, raccontavano i suoi executive, a collocarsi in Borsa.

Ad aprile 2012, inizio della trattativa con Alitalia, sono emersi invece debiti per 180 milioni. E il 24 aprile Pulvirenti ha dichiarato lo stato d’insolvenza licenziando 504 lavoratori. Certo, gli aeromobili non sono mai stati di proprietà, sono stati presi in leasing da società con sedi extraeuropee. E mettendo in fila  i bilanci si è scoperto che solo tre su nove sono stati in attivo, quelli iniziali, e che tra il 2009 e il 2011 Wind Jet ha perso 15 milioni aprendosi a una pericolosa esposizione nei confronti delle banche. In questa fase storica significa mancanza di liquidità.

Le cause del crollo della compagnia aerea? L’aumento vertiginoso del prezzo del carburante, che sta mettendo in difficoltà Air France, Klm, gruppi americani, persino la Ryanair. Poi il costo dei servizi accessori per il mantenimento degli aerei. Alcuni incidenti. E una concorrenza sui prezzi bassi non più sostenibile: da tempo Wind Jet era una finta compagnia low cost, le tariffe erano lievitate ai “livelli Alitalia”.

Dal bilancio 2009 è emersa, ancora, una strana vendita interna alle aziende di casa: la finanziaria che controlla l’alimentare del gruppo vendette il marchio Wind Jet alla stessa compagnia aerea per 10 milioni. Come fecero notare i revisori dei conti, la società di volo, già in affanno, non poteva sostenere quei costi. Infine andrà accertato come una compagnia in pre-liquidazione da aprile possa vendere fino ad agosto 300 mila biglietti aerei, alcuni validi fino al prossimo ottobre.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/08/14/news/pulvirenti_patron_di_wind_jet_dagli_hard_discount_al_calcio-40935072/
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A CATANIA COME NEL RESTO DELLA SICILIA, 9 SU 10 PM FANNO IL LORO ONESTO LAVORO, RISCHIANDO QUOTIDIANAMENTE LA VITA... PURTROPPO IL PROBLEMA SONO I GIUDICI... AI QUALI PIACE STARE IN TRIBUNA AL FIANCO DELL'ENNESIMO PULVIRENTI.

venerdì, dicembre 21, 2012

GLI IMMORALI DEL CALCIO ITALIANO: IL GALEOTTO MASSIMO CELLINO


GALEOTTO CELLINO AL BUON CAMMINO
Sintesi di alcune delle innumerevoli malefatte di massimo cellino)

Il Comune di Quartu Sant'Elena non da al Cagliari il nulla osta per l'agibilità dello stadio Is Arenas per la la disputa della partita Cagliari-Juventus costringendo la Lega di serie A, appena 48 ore prima dell'Orario d'inizio della Gara a trovare un'altro Stadio. La cui scelta di far disputare Cagliari-Juventus di venerdi 21 dicembre cade sullo stadio Tardini di Parma. Ma la cosa non piace al presidente del Cagliari...il famigerato Massimo Cellino, il quale, sceglie un'intervista a Sky Sport 24 per vomitare tutto il suo veleno attaccando pesantemente la Juventus con gravissime allusioni...che sembrano delle vere e proprie accuse diffamatorie: 
PARLA, IL DISONESTO MASSIMO CELLINO
"Perché non giochiamo a Cagliari? Chiedetelo alla Juventus  
E io provo un profondo senso di vergogna e di imbarazzo pur avendo fatto l'impossibile per dare unao stadio alla nostra squadra e alla nostra terra. So semplicemente dire che c'è stata un'agibilità data in ritardo e la Lega aveva dato già le carte ufficiali dove stabiliva Parma; per cambiare quella destinazione ci voleva a quel punto la disponibilità dell'altra squadra, che è la Juventus, non l'ha data, era suo diritto non darla, nulla da eccepire, ha esercitato un suo diritto, dimostrando che le faceva più piacere giocare a Parma che a Cagliari, non so che vantaggio abbia.." 

E poi ha rincarato la dose: "Gli auguriamo la giustizia del dio del calcio e dello sport, se esiste, perché noi pensavo che fosse un vantaggio e un privilegio non essere coinvolti con allenatore, giocatori in nessuno scandalo, con i bilanci a posto, con tutto in regola, magari non abbiamo tutti gli scudetti e le stelle sulla maglietta, che noi ce la sentiamo dentro questa stella nel cuore. 

Il nostro difetto di sardi è quello di rispettare tutti, di accettare e osservare le leggi e non di farle a nostro piacimento e non di approfittarne. Io sono da 21 anni presidente del Cagliari, insistere con la Lega e andare al braccio di ferro con la Juventus affinché dovesse venire a Cagliari quando noi l'anno scorso con 20 ore di preavviso abbiamo spostato la partita a Trieste con la Juventus dalle 3 di pomeriggio alle 9 di sera rimborsando 6.000 biglietti e causando danni incredibili ai nostri tifosi annullando voli charter...

L'abbiamo fatto; siamo andati a giocare a Brescia contro il Genoa con 24 ore di preavviso e l'abbiamo fatto senza batter ciglio. In questo caso pur essendo stata colpa delle nostre istituzioni e non del Cagliari la Juventus non è voluta venire, è un suo diritto, ne prendiamo atto. 

Io ho sempre cercato di dare il buon esempio in Lega, tenendomi la coscienza a posto e la fedina penale sportiva pulita". Queste le sgradevoli parole, farcite di pesanti e insultanti allusioni, di Massimo Cellino verso il club bianconero. C

i augureremmo anche noi la giustizia del dio del calcio, che di pulizia da fare ne avrebbe tanta e di torti da raddrizzare pure. Purtroppo sinora abbiamo solo avuto a che fare solo con una 'presunta giustizia' sportiva e tante incompetenze.

Massimo Cellino, il padrone del Cagliari, e' quello stesso Massimo Cellino che e' stato arrestato e chiuso in gabbia per 8 giorni e poi ha patteggiato un anno e 2 mesi per la nota truffa da 24 miliardi di lire ai danni dell‘UE e del ministero delle Risorse agricole: con il semolificio di famiglia (la Sem, import-export di granaglie, ora fallita), il delinquente truccava i carichi di merce per l'Africa. Dopo il tracollo, i fratelli han pubblicato inserzioni a pagamento sui giornali per chiarire che Massimo non aveva piu' alcun rapporto col resto della famiglia ("ripudiato"!).

Non solo, lo stesso Massimo Cellino ha avuto pure due condanne per falso in bilancio, una provvisoria a 10 mesi per la Sem e l’altra definitiva a 10 mesi per il Cagliari Calcio: nel bilancio mancava un debito di 2 miliardi col procuratore Paco Casal per la vendita di Daniel Fonseca al Napoli di Ferlaino.

In seguito alla truffa del grano, ha avuto un contenzioso col ministero dell‘Economia: l’ufficio delle Entrate gli chiede sulle prime 1800 miliardi, poi il debito scende di parecchio; intanto altri creditori, fra cui il suo ex avvocato, gli pignorarono l’abitazione, una bella villa nel centro di Cagliari. Una dimora decisamente sorprendente, se si pensa che l’ultima dichiarazione dei redditi conosciuta attribuiva a Cellino un reddito da miserabile (2500 euro l’anno) e la proprieta' di una motocicletta. Nessuna traccia delle auto di lusso e del famoso motoscafo “Riva” sui quale spesso facevqa le sue comparsate. Il furbo Cellino, ora si e' trasferito con tutta la famiglia a Miami, dove soprattutto non c’e' reciprocita' giuridica con l’Italia. Viva l'America! Urla il disonesto Cellino!

Ma il delinquente, ha continuato a far danni anche a Cagliari. Alle regionali 2004 l‘ex governatore forzista Mauro Pili lo candidava, ma non riesci' a farlo eleggere. In compenso la giunta di Cagliari (sindaco Emilio Floris, FI) avrebbe voluto regalargli la concessione dello stadio Sant’Elia, perche' lui lo abbatta e lo ricostruisca con annessi supermarket, cinema ecc. ecc.. L’operazione salto' perche' la Nuova Sardegna fece notare che Cellino aveva un vecchio contenzioso proprio col Comune: non pagava l’affitto dello stadio. A quel punto gli amici amministratori (il presidente del consiglio comunale era direttore generale del Cagliari, il capo dell‘opposizione di centro era l'avvocato che gli ha preparo' il piano per agguantare lo stadio) provarono a dargli il Sant’Elia in diritto di superficie. Ma la cosa sfumo' perche' cafone Cellino penso' bene d’insultare pubblicamente sindaco e assessori che perdevano troppo tempo a discutere.

Cellino diventa presidente del Cagliari nel ‘92 quando i precedenti proprietari, i fratelli Orru', cededettero la societa' per il 50% a lui e per l‘altro 50 a una misteriosa finanziaria napoletana, la Palco. Chi c’era dietro la Palco? Il presidente del Napoli Corrado Ferlaino, che dava una mano a Cellino su richiesta del comune amico Franco Ambrosio, il “re del grano “poi arrestato per camorra e bancarotta. Cosi', per due anni, Ferlaino controlla, oltre al Napoli, un altro club di serie A. Guarda caso,  il Napoli acquista dal Cagliari, a prezzo stracciato, Fonseca. Ma Cellino continua a negare l’esistenza della Palco ferlainiana: alla fine pero' la cosa verra' fuori in tribunale.
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Le partite truccate: Trieste, partite sotto inchiesta   
Intercettazioni della Procura, sospetti su dieci partite di B nel 2002-03: interrogati i presidenti della Triestina (Berti) e del Cagliari (Cellino)
       
TRIESTE, 14 aprile 2005 - Scatta un'altra inchiesta sul mondo del calcio. La Procura della Repubblica del tribunale di Trieste ha disposto ispezioni e controlli, finalizzati all'acquisizione di documenti, nelle sedi di varie squadre di serie A e B. Le verifiche, in corso da stamani da parte dei militari del Nucleo Provinciale di Polizia Tributaria di Trieste, sono state disposte nell'ambito di un'inchiesta avviata nelle settimane scorse dalla stessa Procura per analizzare presunte irregolarità nello svolgimento di alcune partite del campionato di serie B 2002-2003. Sempre stamattina sono stati convocati il presidente della Triestina, Amilcare Berti, e quello del Cagliari, Massimo Cellino, per un interrogatorio in qualità di persone informate dei fatti. Da quanto si è riusciti a sapere, pare che finora non vi siano persone iscritte nel registro degli indagati.

Tutto ha preso avvio dopo alcune telefonate intercettate nel corso di un'altra indagine, relativa a presunte irregolarità nelle gare di appalto per i servizi delle mense scolastiche comunali. Nell'ambito di questa prima inchiesta - nella quale sono indagati il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, e il vicesindaco, Paris Lippi - la Procura aveva deciso di tenere sotto controllo il telefono del presidente della Triestina, per verificare le ipotesi di eventuali collegamenti fra le gare di appalto per i servizi di mensa e le sponsorizzazioni della squadra di calcio del capoluogo giuliano. Fra le telefonate intercettate vi sono quelle relative a conversazioni avute da Berti nell'agosto del 2003, nel pieno della bufera sul ripescaggio di alcune squadre in serie B, con i presidenti del Cagliari (Cellino), del Genoa (Enrico Preziosi) e del Livorno (Aldo Spinelli).

Oltre a Berti e Cellino, la Procura di Trieste ha convocato anche Preziosi e Spinelli per ascoltarli, sempre in qualità di persone informate sui fatti. In alcune di queste telefonate - si è saputo da fonti investigative - i magistrati della Procura hanno rilevato elementi che fanno ipotizzare presunte irregolarità nello svolgimento di alcune partite del campionato di calcio di serie B del 2002-2003. Due in particolare, cui ha fatto riferimento lo stesso Berti prima di entrare negli uffici della Tributaria: quella del 12 aprile 2003, persa dalla Triestina ad Ancona per 3-0, e quella del 10 maggio 2003, persa dalla Triestina a Napoli per 2-1, proprio quando la squadra giuliana era in piena corsa per la A.

Dopo gli interrogatori si è appreso che le partite sospette sarebbero dieci. Oltre alle due citate, gli altri incontri di cui si sarebbe parlato sono Catania-Cagliari, Cagliari-Ancona, Venezia-Cagliari, Catania-Ternana e Ancona-Genoa. Sospetti sono emersi anche su altre tre partite, sulle quali, però non sono emersi particolari.
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Trieste, la nuova inchiesta sulle partite truccate: sotto accusa dieci match di serie B 
«Hanno pagato il mio portiere, così ho perso»

DAL NOSTRO INVIATO TRIESTE
Dopo il presidente del Cagliari Massimo Cellino e quello della Triestina, Amilcare Berti, ieri è toccato a Enrico Preziosi, presidente del Genoa, rispondere alle domande del pubblico ministero di Trieste Giorgio Milillo. L' inchiesta è quella sulle presunte irregolarità di una serie di partite di serie B del campionato 2002 2003. Dieci in tutto. Ma sono due quelle osservate con maggiore attenzione dalla Guardia di finanza del nucleo tributario: quella del 12 aprile 2003, persa dalla Triestina ad Ancona per 3 a 0, e poi Napoli Triestina del 10 maggio 2003, che si è conclusa con la vittoria dei partenopei per 2 a 1, proprio quando la Triestina era in corsa per la A.

Frode sportiva è l' ipotesi di reato, per ora contro ignoti. In sintesi, partite truccate. E un altro filone sta interessando gli investigatori: quello sui diritti tv. Fiorentina e Genoa, in base a una serie di telefonate intercettate, avrebbero ottenuto un trattamento privilegiato.

LE INDAGINI L' inchiesta, nata da un' altra indagine sulle mense scolastiche, si fonda su otto mesi di intercettazioni telefoniche. Al centro c' è Berti, presidente della Triestina, che parla con altri patron. È il 16 agosto del 2003. Berti discute con Preziosi. Berti: « Così è che si comprano le partite, e la mia se la sono comprata. Ancona Triestina se la sono comprata ».

Dall' altra parte Preziosi: « Ma scusa, Giacchetta ( nel Genoa, ndr ) si è preso 200 milioni a Genova, gli ho messo le mani addosso negli spogliatoi. Pieroni l' ha toccato là e gli ha dato i soldi e alla fine mi ha confessato. Ma io che cosa devo fare con questa gentaglia? » .

Su Ancona Genoa, vinta dai marchigiani, il patron della squadra ligure ieri ha confermato la telefonata, precisando però che si tratterebbe di voci riferite. Ed è sempre Berti che il 7 agosto 2003, parlando con Massimo Cellino, patron del Cagliari, afferma che « l' Ancona si è comprato tutto il campionato » .

E ancora: « Mi hanno derubato, Napoli e Ancona mi hanno fatto perdere la partita ». Sulla discussa Ancona Triestina, Berti chiacchierando con Preziosi si sfoga: « A me hanno comprato Angelo Pagotto » , all' epoca titolare e portiere della squadra alabardata. Il calciatore dopo quella partita è finito in panchina e poi ceduto.
CON CELLINO 
Amilcare Berti e Massimo Cellino, presidente del Cagliari, parlano al telefono il 20 agosto 2003.
Cellino: « Se sono vere le notizie che mi sono arrivate si sono comprati le partite a Catania contro il Cagliari. Denuncerò Gaucci e il Catania » .
E Berti: « Si sono comprati, io so anche quanto l' hanno pagata quella con il Venezia » .

Cellino: « Denuncio tutto, a questo punto Gaucci che vuole passare per quello che salva il Catania si è comprato mezze partite per l' Italia... si è comprato quelle con la Ternana, con il portiere che si è preso quel povero Spinelli, Mareggini... Poi Pieroni ha cercato di comprarsi la mia a Cagliari, e io ho buttato fuori squadra Cudini, che lo volevo denunciare e l' ho dato via... sai chi l' ha preso? Il Genoa. E Grassadonia ( difensore del Cagliari, ndr ) si è venduto la partita col Venezia. Sai chi l' ha preso? Il Venezia » . Berti tira fuori anche la Juventus parlando con Pastorello, presidente del Verona:
« Sai Fabiani, attuale direttore sportivo del Messina... era collaboratore di Moggi e per lui comprava le partite della Juve » .

Ora la Procura di Trieste interrogherà probabilmente tutti i calciatori citati nelle intercettazioni. Per il filone diritti tv non si esclude venga sentito anche Galliani, presidente della Lega Calcio e vice presidente del Milan, molto discusso nelle telefonate registrate. Mercoledì tocca a Spinelli, presidente del Livorno.
PRESIDENTI DAL PM 
Massimo Cellino presidente del Cagliari: Se sono vere le notizie che mi sono arrivate, si sono comprati le partite a Catania...
Amilcare Berti presidente della Triestina: So anche quanto l' hanno pagato quel risultato ottenuto dal Venezia Enrico Preziosi presidente del Genoa Quello si è preso duecento milioni... Ma che devo fare con questa gentaglia?
Marrone Cristina -(16 aprile 2005) - Corriere della Sera 
http://archiviostorico.corriere.it/2005/aprile/16/Hanno_pagato_mio_portiere_cosi_co_8_050416027.shtml 
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LUCIANO GAUCCI
 «Cellino mi offrì 10 milioni per mandare in C il Catania»
TRIESTE. E’ ancora bufera attorno all’inchiesta avviata dalla Procura di Trieste su dieci partite di serie B che potrebbero essere state «truccate» nella stagione 2002-2003.

L’ex presidente del Perugia Luciano Gaucci, tirato in ballo nelle conversazioni telefoniche intercettate tra il presidente della Triestina Amilcare Berti e quello del Cagliari Massimo Cellino, è passato al contrattacco. E’ quasi un regolamento di conti tra accuse, controaccuse e minacce di querela. E spuntano anche nuove, scottanti rivelazioni.

Gaucci innanzitutto smentisce di essere stato coinvolto, durante il campionato di serie B 2002-2003, in presunti tentativi di combine: «Sono all'oscuro di tutto. Cellino dice che ho comprato Catania-Cagliari? Che mi importa di lui... Io non so niente di questo argomento e, se mai ci fosse stato qualcuno che si è comprato le partite, vuol dire che qualcun altro se l' è vendute. Non è che l'esito di una gara si può decidere a senso unico».

Ma allora come spiega Gaucci che siano state messe in giro certe voci? Chi avrebbe permesso queste cose? Gaucci è durissimo con il presidente del Cagliari: «In quella telefonata diceva che avrebbe denunciato me e il Catania? - dice - No, sarò io a denunciare lui per aver fatto certe illazioni. Ora gli faccio una bella querela, perchè il signor Cellino è quello che mi offrì 10 milioni di euro per mandare il Catania in serie C, quando stavamo facendo le cause. Io, giustamente, non accettai».

«Il signor Cellino lo denuncerò per i 10 milioni di euro che mi offrì a suo tempo e per queste sue dichiarazioni sulle partite vendute. Anzi, sporgerò querela contro chiunque farà illazioni su cose che da parte mia non esistono. Poi, da parte loro, non so».

Cellino si difende. «Io non ho rilasciato alcuna dichiarazione pubblica contro Gaucci, quindi non so a cosa si riferisce. Quello che dice lui non conta». Apparso infastidito dalle affermazioni di Gaucci, Cellino ha preferito non rispondere alle accuse. «Vorrei evitare di fare commenti - ha detto al telefono il presidente del Cagliari - anche perchè certe cose si commentano da sole.

A cosa si riferisce Gaucci? Non mi risulta di aver fatto nessuna dichiarazione pubblica e nessuna illazione». Una zuffa verbale che rischieràdi approdare nelle aule giudiziarie. Anche l’ex presidente dell’Ancona Ermanno Pieroni (ora in libertà ma che era stato arrestato il 7 agosto scorso per bancarotta fraudolenta e di truffa ai danno dello Stato) e l’ex terzino del Cagliari Grassadonia minacciano azioni legale.

Oggi, intanto, il pm Milillo interrogherà il presidente del Livorno Aldo Spinelli che sarà sentito in qualità di testimone perchè citato nelle conversazioni telefoniche intercettate. m.c. 19 aprile 2005

15 Aprile 2005 13:16:40: Oggetto: Partite trucacate 

15/04/2005 13.04.00La telefonata intercettata tra Berti e Cellino (Il Giornale di Sardegna)

Si torna a parlare di partite truccate, a neanche un anno dalla vicenda che coinvolse, ta gli altri, Stefano Bettarini, il Modena e il Chievo. La Procura di Trieste indaga ed ecco in un’intercettazione telefonica il dialogo tra Massimo Cellino, presidente del Cagliari, e Amilcare Berti, numero uno della Triestina.
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È il 20 agosto 2003. Siamo in piena rivolta per la decisione della Lega di portare la serie B a 24 squadre. Il torneo cadetto si ribella e a capo dei rivoltosi c’è proprio il presidente del Cagliari Cellino. Che in questo dialogo telefonico, intercettato dalla Procura di Trieste, parla con il collega della Triestina Amilcare Berti. Si parla della Fiorentina, pietra dello scandalo. E da lì si arriva a partite accordate. Ecco il dialogo tra Massimo Cellino ed Amilcare Berti come riportato dal quotidiano di Trieste “Il Piccolo”.
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Cellino: «Domattina la Fiorentina si incontra con Sky per firmare il contratto della serie B da sola».
Berti: «Berlusconi»
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Cellino: «Ma ti rendi conto dove stiamo andando? Ma Berlusconi ha visto le dichiarazioni che ho rilasciato sull’agenzia Kilometri?»
Berti: «Cosa hai detto?»
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Cellino: «Ho detto che Pinochet era un bambino in confronto a lui»
Berti: «No, io dico che sono berlusconate, che si dovrebbe vergognare...»
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Cellino: «Ma guarda che gli si rigira.. sai quanta merda gli si ritorna attorno a Berlusconi per questo storia qui? Tu pensa domenica che casino è che non parte, che tutti non si presentano alla Coppa Italia...»
Berti: «Io non la gioco, tanto l’Atalanta...»
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Cellino: « Venerdì io gioco col Piacenza. Io non ci vado, sto rimborsando i soldi dei biglietti, io non ci vado, ho già detto all’allenatore e ai giocatori se vogliono trovarsi delle squadre se le trovino. E ho già detto al mio direttore sportivo che viene dal Catania che se sono vere le notizie che mi sono arrivate, si sono comprati le partite a Catania contro il Cagliari. Denuncerò Gaucci e il Catania».
Berti: «Si sono comprati, io so anche quanto l’hanno pagata quella col Venezia».
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Cellino: «Denuncio, denuncio tutto. A questo punto Gaucci, che vuole passare per quello che salva il Catania, si è comprato mezze partite per l’Italia... Si è comprato quella con la Ternana, con il portiere che si è preso quel povero Spinelli, Mareggini...»
Berti: «Pieroni si è comprato la mia con..»

Cellino: «Pieroni ha cercato di comprarsi la mia a Cagliari e io ho buttato fuori squadra Cudini, che lo volevo denunciare e l’ho dato via... Sai chi l’ha preso? il Genoa».
Berti: «Si, si..»

Cellino: «Grassadonia si è venduto la partita col Venezia. Sai chi l’ha preso? Il Venezia»
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Gaucci contro Cellino: "Mi offrì 10 milioni di euro per mandare il Catania in serie C"."Sarò io a denunciare Cellino"!

Il Patron del Perugia Luciano Gaucci passa al contrattacco e, ai microfoni dell’agenzia radiofonica GRT, smentisce il suo coinvolgimento su presunti tentativi di combine durante il campionato di serie B del 2002-2003: "Sono all`oscuro di tutto. Cellino dice che ho comprato Catania-Cagliari? Ma che mi importa di lui. Io non ne so niente di questo argomento e, se mai ci fosse stato qualcuno che si è comprato le partite, vuol dire che qualcun altro se l’è vendute. Non è che l’esito di una gara si può decidere a senso unico. Allora, come mai lui o chi per lui ha permesso queste cose?".

Il bersaglio è il presidente del Cagliari Cellino: "In quella telefonata diceva che avrebbe denunciato me e il Catania? No, sarò io a denunciare lui per aver fatto certe illazioni. Ora gli faccio una bella querela, perché il signor Cellino è quello che mi offrì 10 milioni di euro per mandare il Catania in serie C, quando stavamo facendo le cause. Io, giustamente, non accettai. Il signor Cellino è un uomo poco perbene. Lo denuncerò per i 10 milioni di euro che mi offrì a suo tempo e per queste sue dichiarazioni sulle partite vendute. Anzi, sporgerò querela contro chiunque farà illazioni su cose che da parte mia non esistono. Poi, da parte loro, non so".

Ecco alcuni stralci delle intercettazioni telefoniche che hanno dato il via all'inchiesta.

Il 20 agosto 2003 Massimo Cellino chiama Amilcare Berti. È in corso in quei giorni lo sciopero della serie B per i diritti televisivi.
Cellino: «Domattina la Fiorentina si incontra con Sky per firmare il contratto della serie B da sola».
Berti: «Berlusconi». Cellino: «Ma ti rendi conto dove stiamo andando? Ma Berlusconi ha visto le dichiarazioni che ho rilasciato sull'agenzia Kilometri?» Berti: «Cosa hai detto?»

Cellino: «Ho detto che Pinochet era un bambino in confronto a lui».
Berti: «No, io dico che sono berlusconate, che si dovrebbe vergognare...»

Cellino: «Ma guarda che gli si rigira.. sai quanta merda gli si ritorna attorno a Berlusconi per questo storia qui? Tu pensa domenica che casino è che non parte, che tutti non si presentano alla Coppa Italia...»
Berti: «Io non la gioco, tanto l'Atalanta...»

Cellino: «Venerdì io gioco col Piacenza. Io non ci vado, sto rimborsando i soldi dei biglietti, io non ci vado, ho già detto all'allenatore e ai giocatori se vogliono trovarsi delle squadre se le trovino. E ho già detto al mio direttore sportivo che viene dal Catania che se sono vere le notizie che mi sono arrivate si sono comprati le partite a Catania contro il Cagliari. Denuncerò Gaucci e il Catania».
Berti: «Si sono comprati, io so anche quanto l'hanno pagata quella col Venezia».

Cellino: «Denuncio, denuncio tutto a questo punto Gaucci che vuole passare per quello che salva il Catania, si è comprato mezze partite per l'Italia... si è comprato quella con la Ternana, con il portiere che si è preso quel povero Spinelli, Mareggini...»
Berti: «Pieroni si è comprato la mia con...»

Cellino: «Pieroni ha cercato di comprarsi la mia a Cagliari e io ho buttato fuori squadra Cudini, che lo volevo denunciare e l'ho dato via... sai chi l'ha preso? il Genoa».
Berti: «Si, si..» Cellino: «Grassadonia si è venduto la partita col Venezia. Sai chi l'ha preso? Il Venezia». 18 Aprile 2005
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In una conversazione del presidente triestino Berti con il suo collega Preziosi emerge il malessere per troppi incontri dal finale «strano».
Amilcare Berti chiama Enrico Preziosi, presidente del Como e del Genoa. Sono le 15.06 del 16 agosto 2003 e i due parlano per quasi dieci minuti.

Berti: «Siccome sono corretto nella gestione dell'azienda, sarei contento di fare un po' di casino».
Preziosi: «Io domani, io lunedì te lo dico, ti preavverto quando ho finito con Galliani. Con tutto questo casino perché io capisco che salvino Napoli e Roma , ma l'Ascoli, l'Ancona, Pieroni è sempre stato un delinquente... porca puttana».

Berti: «Quello è proprio un delinquente».
Preziosi: «No, non ha mai pagato nessuno».

Berti: «Si compra le partite, fa dei casini».
Preziosi: «Mi ha rubato quattro partite, ha toccato quattro volte i nostri giocatori, è uno che viaggia, è indagato dalla magistratura, tu lo sai che questo qui è indagato per riciclaggio. Ma vogliamo smetterla o no? Adesso Pieroni si considera parte offesa».

Berti: «Così è che si comprano le partite e la mia se la sono comprata Ancona, Ancona-Triestina, se la sono comprata...»
Preziosi: «Ma scusa, Giacchetta si è preso 200 milioni a Genova, gli ho messo le mani addosso negli spogliatoi.

Pieroni, l'ha toccato là, e gli ha dato i soldi e alla fine mi ha confessato. Ma io cosa devo fare con questa gentaglia qui?»
fonte. unione sarda e pianetanapoli
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E Cellino disse: «Mi ha garantito la serie A»
CI sono intercettazioni e inter­cettazioni, ci sono inchieste e in­chieste. Ci sono stagioni e sta­gioni. La Primavera dello scor­so anno, ad esempio, non dove­va essere periodo propizio per­ché potesse emergere alcuna “cupola” del calcio italiano. O, chissà, la Procura di Trieste era meno agguerrita di quelle tori­nesi, romane o napoletane. Il pm Giorgio Milillo inciampò in quelle conversazioni per caso, perché nell’estate del 2003 ave­va fatto mettere sotto controllo le utenze dell’allora presidente della Triestina, Amilcare Berti, e di altri dirigenti della società per una storia di mense e ap­palti comunali.

Ma quella del 2003 fu un’e­state molto calda per il calcio italiano, perché Luciano Gauc­ci, allora proprietario del Cata­nia al cui figlio Riccardo aveva affidato la presidenza, scatenò la “battaglia” dei Tar per riave­re i punti persi nella sfida con­tro il Siena che in quella gara schierò per errore il giocatore
Martinelli squalificato.

Un sassolino regolamentare inne­scò una devastante frana che mise in difficoltà i vertici del calcio, dal presidente federale Carraro a quello della Lega Galliani, ma anche lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La soluzione fu il “mostruoso” campionato di B a 24 squadre con il ripescaggio del Catania, ma anche del Ge­noa, della Salernitana e della Fiorentina di Della Valle (che fece il famoso e famigerato “doppio salto” bypassando la C1 appena conquistata.

Prima di accettare questa soluzione poli­tica (pillola indorata dalle 6 promozioni concesse) i presi­denti “dissidenti” guidati da Massimo Cellino (Cagliari), Aldo Spinelli (Livorno) e ap­punto Berti eressero barricate (che non furono solo metafori­che, come accadde a Livorno) e bloccarono il campionato. I ma­gistrati, così, “incrociarono” te­lefonate di fuoco in cui si parla­va di partite comprate, di favo­ri politici, garanzie di promo­zione.

Rileggiamone una delle 19,42 del 20 agosto 2003 tra Massimo Cellino e Amilcare Berti.
Cellino: «Sai cosa mi ha detto Galliani ieri notte? Non perde­re tanto ossigeno per i tuoi col­leghi che tanto te lo tirano in culo. Lo accettano tutti l’accor­do sui diritti televisivi. Mi ha detto che sono una manica di stronzi. Stai buono Cellino che vieni in A l’anno prossimo. Ber­ti, hai capito cosa mi ha detto?».
Berti: «Quando te l’ha detto?»

C: «Ieri sera. Mi ha detto vieni­tene in A e mandali a fanculo. Mi ha detto. Hai capito che la Lega di serie B «si deve staccare da quella di serie A. Secondo me Adriano Gal­liani dovrebbe dare le dimissio­ni ».

C: «Ma come posso sperare io che Galliani tuteli i nostri inte­ressi quando è un lavoratore di­pendente di Berlusconi. Ma con quale speranza… Poi questo po­veraccio si trova in mezzo a una strada senza uno stipendio e noi l’abbiamo messo a rappre­sentare i nostri diritti. Ma hai mai letto una dichiarazione di Galliani contro questa storia? Allora te ne racconto io una che ti fa capire a quale livello è Gal­liani. Sei seduto? Cerca di non cadere».
B: «Vai, vai».

C: «L’altro giorno hanno finito l’assemblea di serie A e vedo Preziosi appoggiato al muro e fuori dall’assemblea che parla­va come fanno i mafiosi con la bocca puntata verso il muro. Galliani gli era a fianco. Non so cosa stessero dicendo. So solo che quando la discussione è ter­minata, Preziosi ha sorriso e i due si sono scambiati una stret­ta di mano che non ho capito co­sa volesse dire. Non ci ho pen­sato sul momento, ma ieri not­te ci sono arrivato».
B: «Va bene, lasciamo stare, tut­to fa schifo…».

C: «La Fiorentina l’hanno por­tata in serie B… Hanno fatto la sommatoria dei voti che può prendere tra Catania, Genova, Fiorentina e Salerno. Ma le al­tre venti città?».(…)
B: «Sono d’accordo con te».

C: «Su questo può cadere il go­verno, l’opposizione la cavalca. Vedrai se mi sbaglio io. Ma lo sai da dove nasce tutto? Berlu­sconi ha detto, fuori la politica dal calcio, giusto? Il giorno dopo gli hanno sparato quelli di Al­leanza nazionale. Gli hanno sparato il nome di Rivera. Hai capito? Gli hanno sparato il no­me di Rivera e come Berlusconi ha letto quel nome non ha capi­to più un cazzo. Ha preso l’aereo ed è venuto a Roma: ha fatto il decreto e fa dire al suo addetto stampa che lui è stato silenzio­so ».
B: «Beh, tanto ci vediamo ve­nerdì…».

C: «Secondo te non la vinciamo noi questa?»
B: «La vinciamo se stiamo uni­ti ».

C: «Domani il Coni si deve riu­nire per ratificare questa deci­sione ».
B: «Anche io ho dichiarato che non scendo in campo».

C: «(…) C’è chi non si compra le partite, ha i bilanci a posto, pa­ga le tasse. Inculato chi non si compra le partite, chi non com­pra i giocatori, chi hai bilanci a posto. Vanno a farsi proteggere dalla cupola, capisci? (…).

Ho speso nel mio piccolo tra sti­pendi e tutto, altri 15 miliardi per fare li un campionato di 24 squadre dove ci sarà un Genoa che a questo punto se lo porta­no in A assieme alla Fiorenti­na.

A questo punto aiuteranno oltre al Genoa e alla Fiorenti­na, la Salernitana, il Catania e anche loro andranno in seria A perché se è vero che comandano loro come fanno con gli arbitri, chi ci salva più? Ci ritroveremo io, te Spinelli e Zamparini in se­rie C l'hanno prossimo e decreti per noi non se ne faranno più».

I magistrati di Trieste effettua­rono perquisizioni in Lega e in­terrogarono i presidenti che di­chiararono di aver solo riferito frasi per sentito dire. Con tanti saluti alla cupola. 30 Maggio 2006
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QUESTO E L'AMILCARE BERTI PRESID DELLA TRIESTINA , CHE COME CELLINO, L'ILLECITO LO PORTA SCRITTO IN FRONTE! 


Mariano Grosi

venerdì, dicembre 14, 2012

CRONACHE - I BRACCI ARMATI DELLA MASSONERIA: GIOVANNI MALAGO'-GIANNI PETRUCCI, ECCETERA'!

                                                    
 I BRACCI ARMATI A COLLOQUIO: IL SICARIO e IL PORTAORDINI 
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Claudio Cerasa - 19 Febbraio 2013
Chi è Giovanni Malagò, il nuovo capo del Coni?

Giovanni Malagò è da pochi minuti il nuovo presidente del Coni. Direte voi: e chi è Malagò? Nel 2009, nel libro che ho scritto su Roma per Rizzoli, ho dedicato un capitolo a lui e alla sua straordinaria capacità di creare relazioni a Roma, partendo da un circolo sportivo (l'Aniene). Il personaggio merita. Qui un piccolo estratto dal libro

Giovanni Malagò arriva al circolo canottieri alle 21.45 del 4 agosto 2009 ed è molto soddisfatto: i Mondiali di nuoto sono appena finiti, tre delle quattro medaglie conquistate dall’Italia sono state ottenute da soci del suo circolo (Federica Pellegrini e Valerio Clerici) e di questi suc cessi il presidente dell’Aniene ne ha appena parlato in Campidoglio con il sindaco Alemanno.

Malagò accende un grosso sigaro cubano, si siede di fronte a un tavolino immerso nell’odore umido del fiume Tevere, e inizia a parlare del «mondo parallelo» del circolo Aniene: un mondo di cui non aveva mai parlato prima. Da queste parti direbbero che è parecchio glamour: pantaloni estivi grigio nocciola, mocassini neri senza fibia, camicia bianca sbottonata, petto abbronzato. Il presidente è un personaggio tutto da raccontare.

Per anni è stato il punto di riferimento romano di Giovanni Agnelli che, in onore al gran seduttore dominicano che nella Parigi del primo Novecento conquistò le donne più belle del mondo, lo chiamava il Porfirio Rubirosa dei Parioli. Malagò di fatto non ha mai nascosto di essere, oltre che uomo di potere, anche un discreto latin lover.

Prima dei figli avuti con Polissena di Bagno (oggi moglie dell’editore Carlo Perrone) e Lucrezia Lante della Rovere (figlia a sua volta del duca Alessandro Lante della Rovere e di Marina Ripa di Meana), Malagò ha avuto parecchie fidanzate famose (Claudia Gerini, Monica Bellucci) e chiunque voglia trovare informazioni su tutto quello che di mondano accade a Roma deve rivolgersi proprio a lui, «Megalò», come l’aveva ribattezzato un’altra Agnelli (Susanna).

Ogni mattina prima delle nove e trenta, l’avvocato chiamava «Giovannino» per chiedergli quanto di nuovo accadeva nella vita (non solo politica) della Capitale, e Malagò metteva sempre a disposizione il suo tesoretto di conoscenze romane ereditato in parte dalla madre che – da nipote del vecchio ministro della Democrazia cristiana Pietro Campilli e dell’ex governatore della Banca d’Italia Donato Menichella – aveva costruito nel corso degli anni una buona rete di relazioni nella borghesia capitolina.

Le molte note di colore relative alla sua vita privata (Malagò è amico tanto di Walter Veltroni quanto di Francesco Totti; tanto dei fratelli Vanzina quanto di Luca Cordero di Montezemolo; tanto di Carla Bruni quanto di Gianni Letta; tanto di Giuseppe Tornatore quanto di Luigi Abete) nascondono però un personaggio complesso che va ben al di là del potente uomo di sport.

Questo signore con il fisico asciutto e la fama da sciupafemmine è infatti conosciuto a Roma anche per quel suo lungo curriculum di manager di successo che gli ha permesso di rendere l’Aniene un cruciale canale di dialogo tra molte amministrazioni e i potenti della città. Lo stesso Megalò ammette l’esistenza, all’interno dell’Aniene, di un mondo parallelo che vive in simbiosi con quello sportivo: «Da un lato ci sono le medaglie olimpiche, le performance dei grandi atleti. Dall’altro c’è tutto quello che riguarda la vita di imprenditori, manager, professionisti, banchieri, giornalisti e costruttori romani.

Il clima che si crea nella nostra struttura ha dato la possibilità di dare vita ad aggregazioni tra banche, di favorire molti accordi strategici per la città, di firmare alleanze tra imprenditori e di trovare importanti intese politiche. È successo più volte che soci illustri dell’Aniene abbiano concluso grandi affari nel nostro circolo ma questo avviene in maniera non voluta. Diciamo pure casuale: qui si mangia, si beve, si gioca a tennis, si fuma un sigaro, si parla, non so, della Roma calcio, dell’Alitalia, scattano i meccanismi di complicità, si risolvono i problemi e si concludono accordi.

Sarebbe stupido nasconderlo: l’Aniene significa sport ma in un certo senso significa anche business. È per questo, per i particolari valori che esprime il nostro circolo, che mi hanno chiesto di entrare a far parte di altre formidabili famiglie romane. Penso all’Unicredit. Ma penso anche all’Auditorium».

Il potere dei circoli è una forza reale con cui ogni amministrazione cittadina deve fare i conti. Come spiega l’assessore alla cultura di Roma Umberto Croppi, «i circoli hanno obiettivamente l’ambizione di essere anche un potere di supplenza delle politiche romane ma è anche vero che cominciano a contare davvero a Roma nel momento in cui le altre strutture di comando esercitano in modo non ottimale le proprie funzioni amministrative ».

Questi, spiega l’assessore, sono ambienti di cui va tenuto conto anche per il semplice fatto che hanno una loro funzione all’interno della produzione culturale della città: sono luoghi di scambio, di socializzazione, di mediazione. «L’errore commesso fino a oggi, a mio avviso, è stato quello di aver considerato i circoli come uno dei volti senza cui sarebbe sostanzialmente impossibile controllare gli equilibri della città: ed è proprio un atteggiamento di questo tipo ad averli trasformati in ambienti dove ognuno crede quasi di essere il padre eterno.»

Per provare a capire in termini più concreti la forza di un circolo come l’Aniene e per comprendere in che senso questa realtà rappresenti davvero una sorta di «partito reale ed efficiente della classe borghese», il modo migliore è quello di scoprire i nomi di alcuni soci illustri.
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-Marco Tronchetti Provera  Boss Pirelli ed ex numero uno di Telecom,
-Luigi Abete, presidente della Banca nazionale del lavoro,
-Fabio Gallia, direttore generale Banca nazionale del lavoro
-Emanuele Emmanuele, numero uno della fondazione bancaria più ricca della Capitale (la Fondazione cassa di risparmio di Roma).
-Cesare Romiti (presidente onorario di Rcs Media Group e fondatore della società finanziaria Gemina),
-Alessandro Benetton (vicepresidente esecutivo del gruppo Benetton),
-Elio Catania (ex presidente e amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato),
-Luca Cordero di Montezemolo (presidente della Ferrari ed ex numero uno di Confindustria),
-Matteo Cordero di Montezemolo (figlio di Luca e amministratore delegato della società di private equity Charme),
-Vittorio Merloni (presidente di Indesit Company),
-Andrea Mondello, (presidente della Camera di commercio di Roma),
-Giuseppe Statuto (immobiliarista romano),  i fratelli Toti, importanti costruttori (
-Claudio Toti, presidente della Virtus Roma
-Pierluigi Toti, azionista del gruppo Rizzoli, A
-lessandro Angelucci (figlio di Antonio, editore di «Libero » e del «Riformista», e titolare di un articolato impero nella sanità privata romana e il cui fratello, ..Giampaolo, il 5 febbraio 2009 è stato coinvolto nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Velletri a proposito di una truffa per 170 milioni ai danni del ..Servizio sanitario nazionale),
-Carlo Perrone (editore del «Secolo XIX»)
-Andrea Rizzoli (direttore marketing della Rizzoli audiovisivi). Ci sono molti componenti di una potente famiglia romana, i
-Famiglia Caltagirone,
-Francesco Bellavista Caltagirone,  bracci operativi del loro gruppo,
-Massimo Caputi importante braccio operativo del gruppo Caltagirone
-Luca Danese (imprenditore romano e nipote della moglie di Giulio Andreotti),
-Maurizio Gasparri (ex ministro della Comunicazione e capogruppo al Senato del PdL),
-Jas Gawronski (parlamentare europeo del Popolo della Libertà ed ex portavoce di Silvio Berlusconi),
-Gianni Letta (piduista e sottosegretario alla presidenza del Consiglio),
-Antonio Marzano (numero uno del Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro e presidente della commissione per le riforme voluta dal sindaco di ..Roma Gianni Alemanno), Altero Matteoli (ministro delle Infrastrutture del quarto governo Berlusconi), Raffaele Ranucci (imprenditore romano, senatore ..del Partito democratico e grande amico di Francesco Gaetano Caltagirone),
-Andrea Ronchi (ministro per le Politiche comunitarie del Popolo della Libertà),
-Walter Veltroni (ex sindaco di Roma ed ex segretario del Pd),
-Piero Marrazzo (governatore della Regione Lazio),
-Rocco Crimi (sottosegretario allo Sport presso la presidenza del Consiglio), Mario Pescante (ex presidente del Coni e deputato del Popolo della Libertà), -Gianni Petrucci (numero uno del Comitato olimpico nazionale)
-Franco Chimenti (presidente della Federazione italiana golf).
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Diventare soci dell’Aniene non è semplice. L’ingressonel circolo avviene per gradi: la domanda deve esserepresentata da due soci con almeno cinque anni d’anzianità (la lista d’attesa oggi è lunga trenta mesi) e deveessere valutata da un collegio dei probiviri formato dasette persone socie del circolo da più di quindici anni.L’esame dura venti minuti: si verifica lo status delle persone,ogni proboviro fa una domanda al candidato e se ilcolloquio va bene inizia un periodo di frequenza che puòdurare da un minimo di tre a un massimo di quattro mesi.In questo spazio di tempo il candidato frequenta ilclub senza esserne socio, quando entra mette una firma sul registro delle presenze e a poco a poco si fa conoscere.

Alla fine del periodo di prova, il suo ingresso viene votatoda ogni socio su una scheda colorata. Ogni voto negativodeve essere bilanciato da tre voti positivi e nel casoin cui il parere contrario arrivi da membri con più diventicinque anni di anzianità i segni positivi, invece chetre, devono essere cinque. Dal 1997, ovvero da quando Malagò è presidente, nessuno è però mai stato bocciato. Ovviamente, se il presidente propone al collegio deiprobiviri una nomina onoraria, si può diventre soci anchesenza seguire il complesso iter di ammissione.

«Il criterio è semplice» ammette Malagò. «Premiamo chi hafatto qualcosa di concreto e di fattivo per il circolo.» Sitratta dunque di casi eccezionali, che accadono di rado. Fino al 2008, nell’arco di tutta la presidenza Malagò, era successo solo due volte: nel 2006 con il governatore del Lazio Piero Marrazzo, «perché ha fatto una cosa per noimolto importante: ha rinnovato le concessioni che eranoferme da quarant’anni»; nel 2007 con l’allora sindaco Walter Veltroni, «perché ci ha dato la possibilità di ultimareun percorso che avevamo iniziato negli anni». Gli affari.

Molti dei grandi affari siglati all’Aniene riguardano in primapersona proprio Malagò. E gli esempi da fare sono molti. La conoscenza personale di Carlo Toto (numerouno di Air One) lo ha messo nelle condizioni di assumereun ruolo importante all’interno della compagnia aerea (Megalò è stato membro del consiglio di amministrazionedella stessa Air One) e di svolgere un’intermediazione decisiva con gli ambienti di Confindustria ai tempi della nascita della cordata di imprenditori che ha salvato la compagnia di bandiera italiana, l’Alitalia.

La sua amicizia con l’avvocato Agnelli gli ha consentito di acquisire quelle ulterioriesperienze necessarie per consolidare il suo ruoloda amministratore delegato di una delle più famose concessionarie romane, la Samocar (fondata nel 1977 dal padre Vincenzo). L’intesa con Luca Cordero di Montezemolo ha rafforzato il suo ruolo di rappresentante ufficiale del marchio Ferrari nel Lazio, nella Campania, in Toscanae in Sardegna (a Roma chiunque voglia avere una Ferrari in anteprima è proprio a Malagò che si deve rivolgere) e quello di consigliere d’amministrazione della Tecni-mont (la divisione di ingegneria e sviluppo della Montedison di cui tra l’altro è socio il figlio di Luca Cordero,Matteo).

La stima che ha per lui il numero uno di Mediobanca Cesare Geronzi gli ha inoltre consentito di essere nominato membro del cda della banca più importanted’Italia (l’Unicredit). Il suo rapporto con le passate amministrazionidi centrosinistra (e in particolare con l’expresidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra el’ex sindaco di Roma Walter Veltroni) lo ha proiettato nel consiglio d’amministrazione dell’Auditorium e della Festadel cinema. I suoi ottimi rapporti con Piero Marrazzo lo hanno lanciato nel consiglio di amministrazione di unaimportante realtà culturale (la Fondazione Lazio).

Il suo feeling con Lupo Rattazzi (figlio di Susanna Agnelli) gli haconsentito di fondare insieme a lui una società di investimento (la GL Investimenti). E infine, oltre a essere advisor di una delle principali banche d’affari del mondo(l’Hsbc), Malagò è anche vicepresidente della squadradi basket romana: quella Virtus Roma che ha presiedutofino al 2001 e il cui numero uno è oggi il costruttore Claudio Toti (socio dell’Aniene e compagno di calcetto di Malagò).

Se è vero che dal punto di vista sportivo l’Aniene rappresenta un’eccellenza nel panorama internazionale – il circolo ha portato ventuno atleti alle ultime Olimpiadi,ha strutturato campioni come Federica Pellegrini (oronei duecento stile libero a Pechino 2008 e oro nei 400 e200 stile libero ai Mondiali di Roma del 2009), come Alessio Boggiatto (oro nei quattrocento misti ai Mondialidi Fukoka nel 2001) e come Lorenzo Porzio (bronzo nel canottaggio alle Olimpiadi di Atene 2004) – è anche vero, come abbiamo visto, che i circoli sportivi esercitano una forte «pressione» nelle partite più importanti chesi disputano nella Capitale.

Un’attività in parte raccontata dallo stesso Malagò nel corso di un convegno organiz-zato a Milano dalla «Gazzetta dello sport» nel dicembredel 2005.

Il presidente dell’Aniene era stato il manager incaricato di creare le condizioni affinché Roma si aggiudicasse l’edizione 2009 dei Mondiali di nuoto. Grazie alsuccesso dell’impresa, Malagò era stato invitato a Milano per illustrare le modalità con cui aveva portato a terminel’operazione e con cui aveva ottenuto l’assegnazione peri Mondiali del 2009.

Ecco infatti come Malagò descrisse in quell’occasione la sua strategia: «Per i Mondiali eravamo sfavoriti. I giapponesi avevano siglato un accordo con la Fina, ma noi facemmo un gran lavoro di lobbing e alla fine sapevamo chi erano gli undici delegati che avrebbero votato per Roma, uno per uno». Le sincere parole del presidente (che sostanzialmente ha ammesso di essere venuto a conoscenza prima del tempo di chi aveva intenzionedi votare la candidatura dell’Aniene e di chi no) scatenarono un piccolo caso diplomatico. Da Yokohama chiesero di smentire la dichiarazione e persino la Federazione internazionale del nuoto (la Fina) chiese chiarimenti immediati. Fatto sta che «il gran lavoro di lobbing» alla fine sortirà un ottimo risultato e Malagò quei Mondiali li otterrà davvero.
(...)
Il 6 maggio 2009, al Comitato olimpico spettava scegliereil nuovo presidente nazionale e i candidati che sisarebbero dovuti sfidare erano tre: Gianni Petrucci,Franco Chimenti e Paolo Barelli. Chimenti si ritirerà a metà aprile 2009. Barelli (presidente della Federazioneitaliana nuoto e senatore del Popolo della Libertà) eral’unico degli aspiranti a non essere iscritto al circolo di Malagò e la sua eventuale elezione avrebbe avuto l’inevitabile effetto di indebolire un po’ l’universo legato al circolo canottieri Aniene. Il sindaco di Roma si rese presto conto di come quell’elezione fosse un buon pretesto per sottrarre potere al mondo di Letta, e decise diappoggiare apertamente Paolo Barelli, anche a costo di contravvenire a una regola non scritta secondo la quale la politica deve rimanere fuori da un’elezione delicata come quella del Coni.

Il 15 aprile 2009 arrivò dunque ladichiarazione d’amore: «Paolo Barelli» disse Alemanno all’Adnkronos «è una garanzia per lo sport italiano». Pur essendo Barelli un senatore del Popolo della Libertà, Letta lavorò a lungo per evitare che il candidato di Lupomanno acquisisse eccessivo peso nella più importante istituzione sportiva romana (e nazionale). Il pretestodello scontro arrivò con un’intervista rilasciata da Barelli alla «Gazzetta dello sport» nel marzo del 2009, in cui il senatore del PdL lasciava intendere l’appoggio diretto alla sua campagna da parte di Silvio Berlusconi.

«Per rispetto e coerenza» disse «non potevo fare un passo del genere senza confrontarmi col presidente del Consiglio.» Questa frase mise Letta nelle condizioni di poter intervenirein via ufficiale nella battaglia del Coni e il giorno dopol’intervista inviò una nota ufficiale a tutte le redazionidei giornali sportivi nazionali spiegando che Barelli nonera affatto appoggiato da Palazzo Chigi.

Alla fine, il mondo dell’Aniene uscì doppiamente vincitore. Oltre alla nomina di Petrucci (la terza consecutiva), nel corso delle stesse elezioni la giunta federale delComitato olimpico nazionale registrò l’ingresso di unnuovo membro. Un uomo del circolo canottieri Aniene, Giovanni Malagò.

19 Febbraio 2013 - Claudio Cerasa. Chi è Giovanni Malagò, il nuovo capo del Coni
IL SICARIO DEI POTERI FORTI NELLA CAPITALE
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mercoledì, dicembre 12, 2012

GLI SCUDETTI SCIPPATI? JUVENTINI, NIENTE ILLUSIONI. FU BARATTO!

                                                          IL TRADIMENTO DI GIUDA
La vocina mi dice che, la Corte di Cassazione Troverà la Juventus innocente, è Moggi Colpevole!

ju29ro: Quali sono gli effetti che la sentenza di ieri potrà avere sulle iniziative giudiziarie pendenti che ha promosso la Juventus?

Avv. Prioreschi:
Non conosco nel dettaglio le iniziative giudiziarie promosse dalla Juventus. In ogni caso anche per quanto riguarda i loro ricorsi credo sia necessario aspettare il dispositivo e soprattutto le motivazioni. Di sicuro alla Juventus avrebbe fatto comodo non solo l'assoluzione completa ma almeno quella in relazione al capo di associazione per delinquere di Giraudo. Tutto è rimandato quindi alla Corte di Cassazione.
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Mio Commento:
Troppo Ottimista Avvocato Prioreschi. Quindi è TUTTO rimandato alla Corte di Cassazione....Fosse un mio amico l'Avvocato Prioreschi, lo inviterei a ricordarsi del responso della corte di cassazione sul sull'assoluzione della corte d'Appello del processo Doping.

Mi fa specie, che un Avvocato di qualita' ed esperienza come Maurilio Prioreschi, non abbia ancora capito che quando ha accettato di difendere Luciano Moggi, di conseguenza Giraudo-Juventus, e' entrato all'inferno, nel cui portone d'entrata c'era/c'e' scritto: Lasciate ogni Speranza, Voi Ch'entrate! Possibile che l'Avvocato Prioreschi non da la giusta importanza al brutale rigetto di TUTTE le sue arringhe! Di TUTTI i VERDETTI in fotocopia di tutti i proCessi a Moggi, e' non si faccia la domanda: Ma Cosa Succede!!!? Auguri Avvocato. Dio sa quanto vorrei sbagliarmi! Purtroppo....c'e' anche la Spada di Damocle intimata il: 29/04/2010 da John Elkann: «Le regole esistono e vanno rispettate, in nessun caso la Juve chiederà di riaprire i vecchi processi».
RIFLETTA AVVOCATO RIFLETTA

                                                                             

martedì, dicembre 11, 2012

Gli ATTENTATI della GANG-NAPOLETANA: LEPORE-NARDUCCI_AURICCHIO

                                                 LA GANG DELLA DISCARICA DI NAPOLI 
Servizio RIT_534_05_16BS - Registrazione 7344
Inizio 28/04/2005 19:34:47 Durata 02.59

REGIONE CARABINIERI LAZIO
COMANDO PROVINCIALE ROMA
- Reparto Operativo Nucleo Operativo -
2^ Sezione
* Roma, via In Selci nr.88/D, ( 06/48942968-71, fax 06/48942981

VERBALE DI TRASCRIZIONE DI COMUNICAZIONE TELEFONICA

Il giorno 30 aprile 2005, alle ore 15,30, in Roma, presso la sala ascolto del C.I.T. presso il Tribunale di Roma, il sottoscritto ufficiale di Polizia Giudiziaria, Mar. Capo MARACA Gianluca, effettivo al Reparto in intestazione, da atto che nel corso delle operazioni di intercettazioni telefoniche, disposte nell’ambito del Proc. Pen. 43915/02, avente RIT nr. 534 – 05 – 16 BS della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli - Direzione Distrettuale Antimafia - Dr. Giuseppe NARDUCCI e Dr. Filippo BEATRICE - ha proceduto alla trascrizione della seguente comunicazione telefonica relativa all’utenza in uso a MEANI Leonardo :

R.I.T. nr. 534 – 05 – 16 BS
NR. MONITORATO:
IN USO A: MEANI Leonardo
NR. CONNESSO:
CHIAMATA IN:
INTESTATATO/ IN USO A: PROG: 7344
DATA: 28 aprile 2005
ORE: 19.34
DURATA: 02.59
INTERLOCUTORI: MEANI Leonardo e BERGAMO Paolo

BERGAMO Leo!
MAEANI Allora 335 – 290129
BERGAMO Perfetto
MAEANI Gli ho parlato, perché mi fa ma cos’ha, che cos’ha? Gli faccio è agitato è molto nervoso tutti quelli che gli rompono il cazzo, ma lui siccome già lo sa. Paolo!
BERGAMO Si
MAEANI Due cose
BERGAMO Dimmi
MAEANI Io lo so che tu sei molto arrabbiato di qua e di là, però tu sappi che noi io gli voglio bene a Cristiano COPELLI
BERGAMO Si, si
MAEANI Non ammazzarlo per cortesia
BERGAMO No, no, no, no
MAEANI Perché è un bravo ragazzo e poi…..
BERGAMO Lo sto recuperando
MAEANI Eh…..perché era veramente col morale sotto i tacchi ma però noi ci teniamo insomma, sai che noi ci teniamo quindi fallo per noi
BERGAMO Si, stai tranquillo ho bisogno di tempo perché sai io sono quello che deve monitorare alla FIFA gli errori quindi non posso coprire quelli dei miei però stai tranquillo che lo recupero da subito
MAEANI Ecco
BERGAMO Stai tranquillo
MAEANI Un’altra cosa se puoi dare un’occhiata ad Andrea STEFANI quel ragazzo di Milano
BERGAMO Si ma quello esce normalmente lui
MAEANI Si però magari se puoi dargli un’occhiatina così…….
BERGAMO Si, si
MAEANI Ma mi diceva GALLIANI cosa è che è successo ti stanno rompendo i coiglioni per che cosa?
BERGAMO Eh…..dai non sei troppo intelligente per non capire
MAEANI Certo……chi è che ci mandi a Firenze?
BERGAMO Mah!…. come griglia?
MAEANI Eh?
BERGAMO Ma te dici come griglia di arbitri? L’abbiamo fatta a tre la griglia perché noi abbiamo……mi fai dire una cosa che con GIGI non ho ancora concordato però eh, quindi io ti dico cosa ho in mente. Ho in mente di metterne tre due…...la partita vostra quella della Juventus e una gara di B……..perché non voglio assolutamente che ci siano preclusioni e gli arbitri sono Messina sono Farina e sono Rodomonti per me poi sentiamo un po’ GIGI……perché poi tu immaginerai quelli che i tre che voglio mettere per la quest’altra domenica …..
MAEANI Tu vuoi mettere …..io ho capito tu vuoi mettere Paparesta Collina e Trefoloni
BERGAMO Sissignore……e mi ci gioco la testa
MAEANI Ecco però a Trefoloni gli fai un bel discorsetto
BERGAMO Stai tranquillo, stai tranquillo
MAEANI Perché sennò gli tagliamo la testa noi
BERGAMO Stai tranquillo

F.L.C. e Sottoscritto in data e luogo di cui sopra. 
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Francesco Calabrone

lunedì, dicembre 10, 2012

Roma-inter & Complotto-calciopoli: C.Geronzi, A.Profumo, T.Provera, J.Elkann, C.Buora, C.De Benetti, Espresso-Republica - Rcs-la Stampa.

IL BOSS e LA GANG DEL COMPLOTTO  
Scommessopoli, Paoloni basista da ridere: c’è un secondo livello oppure no?
4 - giugno - 2011 - Eugenio Natale scrive:   

Caro Bocca, news scrive:
BOCCA GUAI A TOCCARE LA ROMA, VERO? LA FINISCA DI DIRE IDIOZIE, LEI SA MEGLIO DI ME CHE CALCIOPOLI-FARSOPOLI E STATA TUTTA UNA MONTATURA PER METTERE IN MOTO L'ARMA DI -"DISTRAZIONE DI MASSA-GOGNA MEDIATICA", PER FUORVIARE L'ATTENZIONE DAI MEGA FURTI ALLO STATO (tronchetti, il suo boss"de benedetti, elkann Sicari Primari!) ED AI PRIVATI: AZIONISTI SARAS: AZIONI ULTRA GONFIATE (1, famiglia moratti sicari di se stessi!), E' DISTRUGGERE LA JUVE, PERCHE' TOPPO FAMELICA, NULLA LASCIAVA ALLE SQUADRE DI MILANO !

1)-Ma Vediamo a vantaggio di Chi…. PREMESSA. E’ chiaro che fu un complotto, e a differenza di quello che ci vogliono fare credere Giadomenico Lepore e Giuseppe Narducci… ad un complotto di “dimensioni ciclopiche” (Enzo Biagi dixit) come quello da loro teoricamente orchestrato e addebitato a Moggi Giraudo, Bergamo, Pairetto, Mazzini e Desantis, vi partecipano più soggetti, hanno bisogno di “mega” potere-potere (come quello che hanno Cesare Geronzi,Tronchetti Provera, la famiglia Moratti, la famiglia Elkann, Carlo De Benedetti con servizi segreti, editori e quello che non guasta, una legione di pseudo giornalisri omertosi-servizievoli e vili, è vengono programmati.

 Ma a differenza dei complotti di questo genere che vengono programmati, Farsopoli 2006 è nato per caso è da situazioni contingenti che si prestavano all’uopo, ed è figlio della congiura che Candido cannavò portava avanti da circa 30 anni: fare del male a Gianni Agnelli, è sfociata nello scandalo Doping. Doping appunto. Andato male al capo dell’associazione a delinquere mediatica il processo d’appello con il verdetto di assoluzione, il Pirellone era in ebollizione, ed ecco entrare in scena Tronchetti Provera. Costui già al corrente delle trame di moratti&facchetti, ha preso il toro per le corna

2)-Ecco entrare in scena le situazioni contingenti, Geronzi: problema Ital-Petroli e di conseguenza la Roma; Montezemolo, trait d’union con John Elkann… che già aveva portato a Torino JC.Blanc per eliminare Giraudo ed avere via libera ad impadronirsi del “potere” della famiglia del Dottor Umberto – Juve in Primis! –. Ecco allora la Ifil (ora l’ebraica Exor) che ha il maggior potere in Rcs (Corriere della Sera-Gazzetta dello Sport!) chiedere la collaborazione a Carlo De Benedetti…i cui tentacoli entrano subito in azione con Giandomenico Lepore (procura di Napoli!), Cosi’ L’Espresso-la Republica riescono ad ottenre dalla Banda dei Magnifici 12 di Via in Selci agli ordini del Maggiore (ora colonnello, causa la promozione per aver falsificato le prove sulla Juventus, nascosto quelle a carico dell’inter comprese le interCettazioni di moratti&facchetti !) Attilio Auricchio: l’esperto in falsificazioni di prove e taroccamento di intercettazione del generale dei carabinieri “colluso con la Mafia: Mario Mori: le intercettazioni che dovevano restare segrete fino ad inchiesta conclusa…

Allora, sappiamo dell’interEsse ddella “Famiglia Elkann”, sappiamo dell’interesse di Tonchetti Provera & Moratti, è l’interEsse della Roma? L’interEsse della Roma sono i gigetti! C’è al lavoro la Superbanca è la pressione del colluso interista Profumo… È i gigetti per la Roma da dove entrano se è arrivata quinta in campionato dopo una rincorsa disperata al quarto posto testa a testa con la Fiorentina? La Roma si guarda in tasca, non c’è un euro. Caspita qui si doveva arrivare secondi altro che quinti. Per arrivare seconda la Roma però dovrebbe sopravanzare almeno tre squadre fra quelle che la precedono: la Juventus, l’Inter, il Milan e la Fiorentina. Ebbene, ci riesce.

3)-È g uarda caso (caso?) finiscono nei guai la Juve, il Milan e la Fiorentina, come se, a parte la Lazio e la Reggina, nessuna altra società avesse contatti con dirigenti federali o altro (inutile fare nomi tanto li sa anche il naif Bocca). La stessa Roma, che l’anno prima la salvano alla penultima giornata a Bergamo, resta invischiata nella lotta per non retrocedere fino alla fine eppure non c’è una telefonata di un dirigente giallorosso neppure a pagarla oro, neppure per lamentarsi di un arbitraggio sfavorevole, ma stiamo parlando di quella roma che quanto a lamenti e accuse gareggiava alla pari con gli onesti! Niente, zero telefonate.

Un po’ strano visto che persino la Reggina, la “povera” Reggina, chiama spesso Bergamo per avere un po’ di arbitraggi più equi Ma quelle interCettazioni ad auricchio servivano per creare le prove contro Moggi! Non c’è presenza nelle intercettazioni neppure dell’Inter, ma qui si fa presto a fare due più due: il maggiore azionista della Telecom è anche azionista della società nerazzurra, Massimo Moratti siede nl CDA di Telecom; l’ A.D. di Telecom: Carlo Buora e vicepresidente dell’Inter…. difficile pensare che fossero all’oscuro di tutto e che non abbia “avvisato” il capo.

Resta il mistero di come mai si fa rimanere dentro “l’amico” Della Valle, ma anche qui basta fare due più due: Della Valle vuole rompere sui diritti TV, è bene che si tolga dalle scatole per un po’! Ritornando alla Roma, sempre per caso, si viene a sapere che s’è iscritta al campionato con i soldi della Champions League anticipati dalla banca e che per comprare Vucinic (Vucinic non Ronaldinho) deve per forza fare cassa cedendo prima un giocatore.

Allora a me viene un dubbio: se la Roma non arriva seconda, come fa a iscriversi alla serie A, ora soprattutto che il trucchetto della fidejussione fasulla per salvarla dal fallimento non funziona più? Piccola riflessione sulle motivazioni del processo farsopoli: come mai Guido Rossi ha cancellato l’esistente commissione Disciplinare, nominandone un nuova con giudici suoi amici, è Tutti, tranne Ruperto, della cerchia dell’inter?

È quella corsa forsennata a finire presto il proCesso, tagliando un grado di giudizio, non permettere alle difese di portare prove, è 5 giorni pe leggere 7000 pagine e formare una difesa? Perchè un processo lungo e con prove presentate dalle difese vavrebbe permesso di scoprire che il castello accusatorio era fatto di carta ma soprattutto avrebbe impedito il salvataggio della Roma, avrebbe messo l’inter nella Merda, ed avrebbe scoperchiato il pentolone!

OpsI, il Tic al dito ha fatto partire il messaggio incompleto, manca il REGALO PER BOCCA 
Intercettazione Bergamo-Pairetto 

Intercettazione Moggi e Tosatti

Copiaincollato dal: Bloooog! di FABRIZIO BOCCA
                                                   DALL'ALBUM DELLA SACRA FAMIGLIA
Francesco Calabrone

domenica, dicembre 09, 2012

CHI CONTROLLA LE "PROCURE DI TORINO-MILANO-ROMA-NAPOLI"? E' CHI E PERCHE', AL TRIBUNALE DI MILANO, HANNO DATO L' ORDINE DI INSABBIARE LA SCOPERTA DELLA PROCURA DI TRENTO DEL FLUSSO DI DROGA E OGGETTI DI LUSSO RUBATI NEL CENTRO SPORTIVO ANGELO MORATTI (la pinetina) DI APPIANO GENTILE? DROGA E OGGETTI RUBATI DALLO SPACCIATORE DI DROGA E FINTO SARTO DI ROVELLO PORRO: DOMENICO 'MIMMO' BRESCIA, COMMERCIATI CON DIRIGENTI, ALL'ENATORI E GIOCATORI DELL'INTER INSABBIATI DAL TRIBUNALE DI MILANO, E' DAL PROCURATORE FEDERALE STEFANO PALAZZI! 2000 TELEFONATE INTERCETTATE TRA SPACCIATORI E TESSERATI DELL'INTER! SARA' MICA CHE LA VENTENNALE CROCIATA CONTRO IL DEPRAVATO NANO MAFIOSO, E' LA STRATEGIA DELLA CUPOLA-TRIBUNALE DI MILANO PER DISTOGLIERE L'ATTENZIONE DAGLI IMBROGLI E MEGAFURTI CHE I POTERI OCCUTI DI MILANO, TORINO E ROMA STAVANO?STANNO PERPETRANDO AI DANNI DELLO STATO E, DI PRIVATI, PER FUORVIARLA SU PASCOLI PIU' VERDI, COME IL SU DETTO NANO DEPRAVATO, SULLA JUVENTUS, GIRAUDO E MOGGI?!

I NUOVI PADRONI DELL'ITALIA

PERCHE' NEI CASI A DANNO DELLA JUVENTUS, LE "PROCURE DI TORIO-MILANO-ROMA-NAPOLI" agiscono UNA X TUTTE e' TUTTE X UNA?  CHI LE CONTROLLA DALL'ALTO? IL CSM...AL SERVIZIO DELLA GRANDE LOGGIA D'ORIENTE CHE MANOVRA: BILDERBERG-TRILATERALE-ASPEN ISTITUTE?
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UNO STRALCIO DE: IL DUBBIO
di Piero Ostellino
Presunti innocenti e segreti violati

C' è chi scrive che la Juventus ha appena vinto un «campionato virtuale»

Complice silente un giornalismo che già scrive, di quello vinto dalla Juventus, di «campionato virtuale», 
c' è voluto un giocatore di calcio (!), il portiere della nazionale, per denunciare le illegali e vergognose procedure del circuito mediatico-giudiziario.

Ma, subito dopo, puntuale come un «pizzino» mafioso, è uscita, dalla procura di Torino, un' informativa della Guardia di Finanza del 2010-2011 dalla quale si potrebbe dedurre che Buffon sia uno scommettitore abituale.

Mi chiedo se non stia diventando pericoloso vivere in un Paese dove certi magistrati lanciano - forti delle informazioni riservate di cui dispongono - «avvertimenti» di stampo mafioso a chi non sta al loro gioco.

Presidente Napolitano, perché non chiede al Consiglio superiore della magistratura se non sia il caso di intervenire davanti a una tale violazione del segreto istruttorio che sconfina nella prassi mafiosa?

Se «questa magistratura» è il cane da guardia della nostra democrazia c' è davvero di che inquietarsi.  Piero Ostellino: postellino@corriere.it - (2 giugno 2012)

http://archiviostorico.corriere.it/2012/giugno/02/Presunti_innocenti_segreti_violati_co_9_120602091.shtml http://archiviostorico.corriere.it/2012/giugno/02/Presunti_innocenti_segreti_violati_co_9_120602091.shtml
I FARABUTTI
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DA UN ESTRATTO DELL' ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA, A FIRMA DI BIAGIO MARSIGLIA

Intercettate circa 2.000 conversazioni tra Roberto Mancini, il suo vice Sinisa Mihajlovic, Marco Materazzi e altre persone con incarichi nell’Inter e Domenico Brescia, inseguito dalla Dda di Milano perché accusato di essere nel giro della cocaina. Per i carabinieri non ci sarebbe evidenza di responsabilità penali degli interlocutori.

Corriere della Sera
Il boss, le intercettazioni e i giocatori nerazzurri
Telefonate con Mancini, Zanetti, Materazzi e Altobelli

MILANO – Intercettati al telefono col boss. A un passo dalla giornata decisiva per l’assegnazione dello scudetto, l’allenatore dell’Inter e alcuni giocatori nerazzurri scoprono di essere finiti nelle trascrizioni di intercettazioni che fanno parte di una vasta inchiesta per traffico di droga. Tutta colpa delle chiacchiere in libertà con Domenico Brescia, il loro sarto. Un signore di mezza età con precedenti per omicidio, associazione mafiosa, rapina e droga. Un pregiudicato inseguito dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano perché accusato di fare parte di un giro di spacciatori di cocaina legati alla ‘ndrangheta, eppure con un posto d’onore alla Pinetina e un altro in tribuna vip a San Siro. Un conoscente di mister Mancini e del suo vice Mihajlovic, titolare di un negozio di sartoria a Rovello Porro, nel Comasco, l’uomo che con ago e filo ripara le giacche e le braghe attillate di Mancini e di altri nerazzurri. Almeno così faceva fino a un mese fa, quando la società lo ha allontanato.

 L’uomo dei clan?

È indagando su di lui, Domenico Brescia, 55 anni, natali a Castell’Arquato e mani in pasta con il clan dei boss mafiosi Biagio e Alessandro Crisafulli, che i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale di Milano sono inciampati sulla compagine nerazzurra. È intercettando Domenico Brescia e il suo socio Daniele Bizzozzero, latitante a Montecarlo poi arrestato a Parigi, che sono finiti nel brogliaccio delle intercettazioni Roberto Mancini e Sinisa Mihajlovic, il capitano Javier Zanetti, ma anche Rocco Di Stasi, impiegato dell’Inter con responsabilita' dirigenziale, Alessandro Altobelli, il mitico «Spillo», il dirigente Fausto Sala, direttore responsabile del centro coordinamento tifosi dell’Internazionale, Fausto Salsano, allenatore in seconda e assistente tecnico, Marco Materazzi, un non meglio identificato giornalista sportivo che si chiama Bruno e Alfredo Granconato, della ditta «Granconato Impianti srl».1 -
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Questo Articolo e’ stato scritto sul corriere della Sera, e’ per minimizzare lo scandalo, il 15 maggio 2008 hanno incaricato Biagio Marsiglia, giornalista di Casa Moratti per minimizzare il gravissimo "fatto" per la giustizia ordinaria: "criminale", e' per la giustizia sportiva: "illecito sportivo", che ne sono certo, Il signor Beccantini conosce molto bene, e' che lui come "Weapon of Mass Distraction" nel giornale (la stampa) ormai controllato da RCS, ha fatto il lavoro che gli e' chesto (ordinato?) di fare: "coprire tutto sotto il manto di silenzio"!

Dico di piu, sulla faccenda, nessun giornale (La Stampa inclusa) aveva liberta’ di publicare articoli che non fossero quelli scritti da Biagio Marsiglia, o altro articolo a firma di un giornalista del Corriere della Sera se si esclude un breve articolo del giornale (la republica) dell'altra meta' della cupola. Infatti, il Marsiglia ci tiene a farci sapere che: "dirigenti, allenatori e giocatori di una squadra di calcio che "interLoquiscono", comprono macchine di lusso (Ferrari, Porsche, ecc.), gioielli e pellicce rubate da un criminale: lo "Spacciatore di Stupefacenti per la Ndrangheta e' la sua Gang" non hanno responsabilita' penali, dovrebbe dirla lunga per un popolo che non fosse un popolino di imbecilli manipolati da sicari malfattori!
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Le 2000 telefonate dello Spacciatore con "mancini, zanetti & co. dell'Inter".

Biagio Marsiglia - 15 maggio 2008 . .
Da un paio di giorni quasi duemila conversazioni intercorse tra Brescia e Bizzozzero con Mancini e soci, qualcosa come una quindicina di volumi, sono arrivate in Procura a Milano (dalla procura di Trento. ndr)e toccherà ora al sostituto procuratore antimafia Marcello Musso decidere che farne. Per i carabinieri del Ros, che all’inchiesta-fiumi di cocaina e ottanta indagati - lavorano in silenzio da un paio d’anni, le telefonate intercettate sulle utenze dei due pregiudicati non hanno evidenziato alcuna responsabilità penale riferibile agli interlocutori, ma sarà proprio il magistrato a dover stabilire se stralciare le intercettazioni dal fascicolo originario oppure proseguire con altri accertamenti.

Con gli interisti, Brescia e Bizzozzero parlerebbero di un po’ di tutto. Di Stampelle per i giocatori prima delle partite, di donne, di auto di lusso, di costosissimi orologi, di biglietti per lo stadio, di telefonini, di calciomercato, di formazione e di scudetto. Ma ci sono anche telefonate dove si parla di gioielli. Siamo nell’ottobre del 2006, l’11, il 18 e il 26, quando mister Mancini viene intercettato al telefono con il latitante Daniele Bizzozzero.

«Quando torni?», gli chiede il Mancio. E quello: «Sto aspettando la Cassazione, magari ce la faccio per Natale…». Poi i due parlano di Brescia, al quale, il giorno dopo, il nocchiero dei nerazzurri domanda un aiuto rapido per fare aggiustare la macchina della moglie. Così come gli chiederà due «stampelle» con urgenza. Roba per gli abiti, perché oltre a spacciare cocaina e a concludere affari strani Brescia si occupa davvero di abbigliamento. Certo che lo "Spacciatore di Stupefacenti" sotto inchiesta e poi condannato per delitto, e' messo in galera, di casa nel centro sportivo: "angelo moratti" dove la droga la faceva da padrone - accusa fatta da un ex giocatore di quell'inter: Grigorios Georgatos, aveva messo su un negozio di abbigliamento per avere la protezione del nome inter. Infatt, pare che la questura di milano avesse messo un: Of Limit a personale della legge!

Il mister al telefono
Tra Brescia e mister Mancini i carabinieri registrano la prima telefonata il 15 giugno del 2006, l’ultima è del 19 aprile 2007. In una di queste l’allenatore chiederebbe a Brescia che fine avrebbe mai fatto proprio Bizzozzero. «L’hanno arrestato », gli comunica Brescia, il «Dome, come lo chiamano tutti alla Pinetina. «E come mai? Sempre per quella cosa? Era a Montecarlo poi è andato a Parigi… gielo avevo detto di stare lì ad aspettare l’indulto…». Allora Brescia interrompe Mancini e taglia corto: «Quello è uno stupido». E il Mancio: «Con me si era sempre comportato bene… ma quanto deve scontare? ». Cinque o sei anni, risponde il «Dome». Ma agli atti della Procura è finito anche un mms spedito al mister dei nerazzurri dal solito Brescia. È la foto di una bella donna, amica di Brescia, col seno al vento.

Ma il «Dome» si sente spesso con Rocco Di Stasi, il dipendente dell’Inter che si lamenta perché dovrebbe, dato il ruolo, guadagnare molto di più. In una circostanza Brescia e Di Stasi discutono di un sacco che l’interista avrebbe sistemato nell’auto del pregiudicato. «Quella roba lì, guardalo bene, che c’è i brillanti di… lì c’è scritto tremila e cinquanta… duemila e cinque dobbiamo prenderli eh, perché quella non è roba… quella è roba regolare, a posto eh…». E Domenico Brescia, il sarto servizievole indagato per cocaina, risponde: «Sì sì. Tranquillo. Ci penso io».
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Biagio Marsiglia - 16 maggio 2008  - LE TELEFONATE
Il tecnico parla di calcio e al pregiudicato chiede  le stampelle per i giocatori
Il capitano di automobili di lusso e orologi 
El "capitan" vuole una macchina di lusso, e  Mimmo Brescia gli ha procurato una Ferrari, ma l'ha rifiutata! Vuole la Porsche, perche' el "capitan" e uomo Porsche!

 Mancini, Zanetti e la scelta tra la Ferrari e un Rolex Daytona
MILANO — Il contratto e Moratti, la formazione della domenica, il pensiero per Figo che lui vorrebbe sempre vedere in campo, qualche bella figliola e i pantaloni attillati da accorciare un po' perché «così cadono meglio». Oltre che dell'amico latitante Daniele Bizzozzero arrestato in Francia, è soprattutto di questo che Roberto Mancini parla con il pregiudicato Domenico Brescia, il «sarto della Pinetina». «Ma hai rinnovato il contratto o no?», chiede il «Dome» a Mancio. E il mister: «A dire la verità non mi ha chiamato nessuno, nessuno mi ha chiesto nulla...». E ancora: «Ma ce la fa Figo a giocare?». Mormora qualcosa il mister, e mentre il brigadiere dei carabinieri del Ros quel giorno comandato alle intercettazioni sta per ascoltare in anteprima la formazione del-l'Inter che mille giornalisti sportivi pagherebbero per conoscere in anticipo, il discorso tra i due interlocutori cade per un attimo sull'amministratore delegato dell'Inter Ernesto Paolillo. Uno che per il Mancio «crede di poter fare proprio tutto quello che vuole lui...».

Con capitan Zanetti, invece, il pregiudicato parla di auto di lusso e di preziosissimi orologi. «Ti ho rimediato una Ferrari 430 che è un gioiello», gli dice. Ma il capitano al telefono tentenna: «Una Ferrari? Lo sai che le Ferrari non mi fanno impazzire». «Già — chiude il sarto — tu sei un animale da Porsche...». E prima di salutarsi i due prendono accordi per un Rolex Daytona.

Intanto, mentre resta aperta la caccia alle intercettazioni, si chiarisce che è stato un ex poliziotto a fare liquidare Brescia dalla Pinetina. È successo un mese fa. Ingaggiato da poche settimane come addetto alla sicurezza di Appiano Gentile, l'ex agente con anni di esperienza alla Digos s'è ritrovato tra i piedi il sarto e ha subito ricollegato quel volto a un pregiudicato pieno di cattive amicizie, uno in rapporti con boss della mala del calibro di Biagio e Alessandro Crisafulli. Quindi lo ha riferito alla dirigenza, e per il «Dome tuttofare» la Pinetina è diventata invalicabile.

Del resto, che Brescia fosse costretto a fare attenzione agli orari e alle persone presenti nella sede della squadra nerazzurra prima di avvicinarsi ai giocatori e a Mancini, emerge chiaramente da diverse intercettazioni telefoniche tra il dipendente dell'Inter Rocco Di Stasi e il «sarto». «C'è l'uomo in giro — lo avvisa il primo — meglio che tu non ti faccia vedere... Vieni più tardi». Oppure, in un'altra telefonata, sempre Di Stasi avvisa Brescia di tenersi alla larga, «perché lì attorno ci sono Oriali, Branca e Filucchi». E poi, gli dice ancora «...quello là non sa che sei salito in camera da Julio Cesar... ma devi stare più accorto...», altrimenti, gli raccomanda Di Stasi, il rischio è che «succedano casini».

Chiede biglietti, il «sarto della Pinetina». E in cambio cerca case a buon mercato, trova auto potenti a metà prezzo, piazza gioielli e, in una circostanza, accetta di farsi carico del cane che Bobo Vieri ha regalato alla figlia di Di Stasi. «Devo andare in vacanza — dice il dipendente dell'Inter — non so a chi lasciarlo, in un posto mi hanno chiesto dieci euro al giorno...». Un affarista nato ma capace anche di intenerirsi, Domenico Brescia. Tanto che in un'intercettazione si capisce che fa di tutto— e ci riesce — per fare entrare alla Pinetina una ragazzina con le stampelle appena arrivata da Terracina.
Più cinico, invece, quando Brescia parla con Di Stasi che gli preannuncia la visita in negozio di un uomo di fiducia di Moratti: «Non farlo pagare, così lo coinvolgiamo e possiamo chiedergli favori...», gli suggerisce Di Stasi. E Brescia: «Ma sei sicuro che non posso proprio chiedergli nulla?». Meglio di no, lo rimbrotta l'interlocutore, «altrimenti sembra una cosa preparata».

E' si, non solo e' uno schifo, ma sei tu che fai proprio schifo!
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Aggiornato al 14 novembe 2015 
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La scoperta delle telefonate
http://calabrone37.blogspot.ca/2015_11_01_archive.html
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16 maggio 2008 lo spacciatore Domenico Brescia per chiarire che lui alla Pinetina non e un intruso ma e di casa, dichiara: Vado alla Pinetina da quarant’anni. Sono amico di tanti giocatori, Altobelli, Materazzi, Zanetti, Mancini Cordoba ecc.
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Storia del Doping, inter di moratti  padre: "herrera-quarenghi-clinger-cipolla" 



Francesco Calabrone