lunedì, dicembre 26, 2011

Il CLAN dei Napoletani: I Ratti della discaricai: Lepore-Narducci-Auricchio

CalciOpoli: Finalmente il Pentito. Ora serve un Giudice Onesto per fare Giustizia. A chi l'Onere e l'Onore?
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Corriere dello Sport.it

Calciopoli choc: «Tutto quello che non sapete»

Un investigatore rivela: «Troppi buchi nelle intercettazioni, è stata una cosa forzata: non abbiamo mai scoperto una vera partita truccata»
venerdì 23 dicembre 2011

ROMA - Parla uno degli uomini di Calciopoli. Parla, racconta, descrive pagine di un libro inedito, svelandoci le “sue” verità. L'idea è che le sue rivelazioni non siano solo un sasso nello stagno ma uno stimolo al dibattito. E su queste colonne chi vuole e vorrà rispondere troverà uguale ospitalità. Intanto, il nostro interlocutore parla (ci dice) per liberarsi da un peso, per sperare che la “sua” verità possa diventare verità storica. Un appuntamento mancato nei dintorni di Firenze, l’attesa attorno all’ora di pranzo, un hotel a fare da coreografia. Viene o non viene? No, non verrà, un contrattempo, all’ultimo momento, perché succede così anche nei film che fanno botteghino. Ma è una parentesi, che si chiude qualche giorno dopo, nel cuore di Roma, un ufficio con vista fra la cupola di San Pietro e il Tevere, mentre intorno brillano le luci di Natale. Si comincia che il sereno del cielo sta per farsi azzurro, si finisce che è notte ed il freddo è tornato pungente. Parla, uno degli uomini di Calciopoli. Non uno qualsiasi, però. Ma uno che, in quell’inchiesta, stava dall’altra parte, dalla parte di chi, quelle indagini, le ha fatte. Un investigatore. Ci qualifichiamo, i documenti sul tavolo, non per mancanza di fiducia, ma per garanzia reciproca. Chiede che il suo nome non venga svelato sul giornale. E poi racconta....

Calciopoli, definito il più grande scandalo del calcio mondiale, nasce da quale inchiesta?
«La cosa degli arbitri, l’inchiesta che stava a Napoli. Da lì poi parte un supplemento di indagini, perchè a Torino avevano archiviato e mandato gli atti... Da questo hanno preso spunto e da lì sono partite varie intercettazioni, all'inizio erano due telefoni controllati, telefonino e telefono di casa...»

Da due telefoni a oltre centosettantamila intercettazioni?
«Si allarga il giro con le telefonate: questo conosceva quello, quello conosceva quell'altro e si iniziano a mettere tutti i telefoni sotto controllo. In un momento uscivano venti numeri di telefono nuovi. Parlavano, parlavano... Parlavano di stupidaggini alla fine, niente di che... Fino a quando si è arrivati a Moggi. Anche se, quando senti il sonoro, quello scherza, quell'altro fa il fenomeno...».

Lei ascoltava le telefonate?
«Si, sentivo le intercettazioni»

Quanti eravate?
«Dodici, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, in via in Selci. Ma non pensate alle bobine di una volta. Ci sono computer, entri con la password...e ognuno seguiva una singola utenza.. Poi alla fine si faceva una riunione, io ho seguito questo, ho seguito quell'altro e si faceva resoconto».

Ci spieghi una cosa: come mai le telefonate che riguardavano l’Inter non sono entrate nell’inchiesta? Eppure il loro tenore non era diverso da quelle che abbiamo letto, dal 2006 ad oggi...
«Noi facevamo i baffetti: dopo ogni telefonata usavamo il verde se le conversazioni erano ininfluenti, l’arancione se c'era qualche cosettina. Col rosso parlavano di calcio (nel senso, cose che potevano interessare all’inchiesta, ndr). Noi facevamo un rapido riassunto, un brogliaccio. Ogni telefonata aveva il suo brogliaccio, nome cognome e di cosa parlavano, se era interessante.. C'era una cartellina con il nome».

Ha mai intercettato una telefonata dell’Inter? Le ha mai sentite? Sapeva che c’erano?
«Che ci stavano sì, ma io personalmente no. Io facevo altro...»

Ma lei ha mai sentito Bergamo, ad esempio, che parlava con Facchetti. O con Moratti.
«Tu non è che fai sempre gli stessi... Se capita che non ci sei, c'è un altro che ascolta».

Una giornata a sentire le intercettazioni, a mettere i baffetti e scrivere i brogliacci. E poi?
«Tutte le sere si facevano le riunioni a fine servizio. Attorno ad un tavolo».

Ha mai avuto la sensazione di “tagli”?
«No. Che poi c'erano Auricchio (il tenente colonnello del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, ndr) e Di Laroni (maresciallo capo dei Carabinieri) che decidevano cosa mettere o non mettere nell'informativa è un altro discorso. Ma durante le riunioni no».

Però alcune intercettazioni non sono finite nell’inchiesta, nelle indagini. Un’anomalia?
«C’erano perché ci sono le registrazioni. La cosa un po’ anomala è il server delle intercettazioni. E’ in Procura, a Roma, a Piazzale Clodio. Quando c’era qualche problema, e capitava spesso, telefonavamo a chi era in Procura: “Guarda, la postazione 15 qui non funziona, che è successo?” “Vabbé adesso controllo....”. Dopo un po’ richiamavano da Piazzale Clodio: “Ti ho ridato la linea, vedi un po’”. Andavi a controllare, magari avevi finito alla telefonata 250 e ti ritrovavi alla telefonata 280. E le altre 30? “Me le so perse...”».

Chi contattava il responsabile del server a Piazzale Clodio?
«Non ci parlavamo solo noi, c’era anche il responsabile della sala. Ci parlava Auricchio, ci parlava Di Laroni...».

E’ tecnicamente possibile non intercettare un’utenza sotto controllo per un determinato periodo di tempo?
«Tranquillamente. Tu stacchi il server e la cosa si perde».

Torniamo alle telefonate alle quali avevate messo i baffetti rossi: non sono finite nell’inchiesta.
«Evidentemente non ci dovevano andare, che devo dire.... Non lo so questo. So soltanto che quello che veniva fatto, veniva fatto per costruire. Poi io ti porto il materiale, t’ho portato il mattone ma se tu non ce lo metti, sto mattone..».

Vi hanno detto che l’indagine doveva essere fatta su Moggi, Bergamo, Pairetto, eccetera?
«No, no. Noi eravamo liberi».

Quindi il lavoro di scrematura veniva fatto dopo?
«Sì, nella seconda fase».

Avete mai intercettato le sim estere? Quelle del gestore svizzero, per capirci.
«Quando vai ad intercettare una scheda straniera, in questo caso Svizzera, devi chiedere l’autorizzazione. E loro che cosa hanno fatto? L’hanno chiesta ma, nello stesso tempo, hanno già attaccato il telefono. Ma a quel telefono non parlavano. In quindici giorni, questa scheda, non ha fatto niente».

Di chi era la scheda?
«Di Luciano Moggi»

Non la usava?
«Non faceva niente, telefono muto. E’ come se tu metti sotto (controllo, ndr) questo telefono (e indica il suo, ndr) e poi questo è spento per un mese. Zero. E quindi questa cosa delle schede è stata un po’ accantonata perché poi l’autorizzazione non te la dava nessuno».

Si parlava di anomalie.
«Nel corso di questa indagine sono nate delle cose che inizialmente non c’erano, mentre cose che inizialmente c’erano, non ci stanno più».

Cioè?
«Un esempio di quello che non c’era e si è materializzato nel giro di poco tempo: Martino Manfredi (ex segretario della Can A-B, ndr). Quando l’abbiamo portato in ufficio era morto, era un cadavere, tremava, aveva paura... Diceva: “io non so niente, non ‘è successo niente, ma quando mai... “. E piangeva sul fatto del posto di lavoro... “come faccio... non posso lavorare più, mi devo sposare...”. Dopo un po’ di tempo, sto Martino un giorno è andato a lavorare in Federcalcio.... quando lui ha cominciato ad essere interrogato.... improvvisamente è uscita la storia delle palline. Quella è la cosa che io dico: è lecito e capibile da parte sua, un po’ meno da.... »

Si può definire un pentito?
«Non lo so. Prima non sapeva niente, poi sapeva tutto, sapeva di questo, di quell’altro, di Pairetto, della Fazi...».

Lei ha detto: cose che inizialmente c’erano, non ci stanno più. Cioè?
«La storia dell’intercettazione ambientale a Villa La Massa, vicino Firenze»

E’ il pranzo che secondo l’accusa rappresenta l’architrave del patto per salvare la Fiorentina. Andrea e Diego Della Valle da una parte, Mazzini e Bergamo dall’altra. Bene, e cosa non c’è più?
«Di questo incontro si è saputo nell’arco di 4, 5 giorni, attraverso le intercettazioni. Il servizio era organizzato con telecamera e microfono direzionale. Se la cosa fosse stata fatta in un locale dove c’era gente e avendolo saputo «Scoppiò una lite tra capi: uno voleva chiudere il caso l’altro no e si andò avanti»un po’ prima, si potevano mettere microspie dappertutto. Invece così, in pochissimo tempo, e non a Roma ma a Firenze, era difficoltoso. Con il microfono direzionale, a cinquanta, cento metri, senti quello che uno dice. E lo filmi con la telecamera. Però sta voce non s’è mai sentita.... Io so che l’hanno sentita... Questa cosa è importante perché là io so che non hanno parlato di niente. Questi qui hanno parlato ma non hanno detto niente di.... Magari pensi che Della Valle abbia detto a Mazzini: “Dai, famme vince, mandami quest’arbitro”, che sarebbe stata una cosa penalmente rilevante. Invece, non hanno detto niente. Ci sono le immagini, Diego e Andrea che scendono dal furgoncino, che si sono incontrati con Bergamo. Hanno dato più rilevanza a questo che non facendo sentire l’audio».

Secondo lei, quindi, l’audio c’è?
«Non secondo me. L’audio c’è».

Sicuro?
«Sicuro»

La difesa della Fiorentina, durante il processo, ha puntato proprio sulla presunta esistenza di quest’audio....
«La Fiorentina evidentemente qualcosa ha saputo... E’ come il fatto del “Libro nero” (dell’Espresso, ndr), cioè, sto libro nero da là è uscito, non è un foglio, è tutta l’informativa e qualcuno l’ha data all’Espresso. Quindi i buchi ci stanno. Della Valle qualcosa sa».

Come funziona un’intercettazione ambientale con il microfono direzionale?
«E’ una valigetta, c’è un microfono che somiglia ad una specie di pistola con una parabola. La punti verso il soggetto....Ma da quel giorno non s’è saputo più nulla di questa cosa qua...».

Ricorda altre situazioni poco chiare?
«No, a queste ho sempre pensato. E mi dico: perché uno deve passare i guai, per che cosa? E quell’altro, perché deve andare dentro? Moralmente ti pesa, dopo un po’ ti dici: mamma mia».

Tra quelli che sono stati condannati in primo grado, quali sono quelli che pagano troppo o ingiustamente?
«Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po’, ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite, partite veramente truccate, dove l’arbitro è stato veramente coinvolto. Non ci sono. Non c’è la partita dove si dice: adesso li abbiamo beccati. Si era parlato di questo è Lecce-Parma, di De Santis, quella di “mi sono messo in mezzo”. E’ una spacconeria, quello voleva fare il fenomeno».

Sì, ma sono state condannate tante persone. Lei, invece, parla di spacconate: qualcosa non torna....
«Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all’eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a.... Bisognava dimostrare che c’era un’associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l’associazione? Così è un’altra cosa... E’ una questione di prestigio, di carriera».

Ma l’hanno fatta tutti, la carriera?
«Mica tanto: Auricchio e Arcangioli stanno alle scuole.... non è che so stati proprio premiati....Uno alla scuola Ufficiali, uno alla scuola Allievi...»

Non ricorda niente altro di particolare. Non necessariamente di anomalo. Magari anche solo di curioso.
«Mi hanno raccontato di alcune cenette: Auricchio, Arcangioli, Narducci, anche altri personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli. In qualche caso, mi sono chiesto che importanza poteva avere andare a mangiare con Narducci. Sono andati a cena a Napoli, di fronte al Vesuvio, a Castel dell’Ovo... da Zi’ Teresa. E non c’erano solo gli investigatori».

Ha detto che non c’era nulla di penalmente rilevante: c’è stato qualcuno che, ad un certo punto, ha avuto dubbi sul peso dell’indagine, sulla necessità di continuare ad andare avanti?
«Sì, Arcangioli. Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti».

Quindi voleva stoppare l’indagine perché debole?
«Sì, Arcangioli sì. Erano impegnate quindici, venti persone per questa cosa qua. E l’autista; e quello che deve andare di continuo a Napoli. Non era cosa... In una sezione di sessanta persone, ne levi quindici, le altre fanno tutto il lavoro».

Qualche pentito c’è stato?
«No».

In via in Selci (è la sede del Nucleo Investigativo dei Carabinieri), dove si sono svolti gli interrogatori, sarebbero successe due cose: una che Moggi si mise a piangere e l’altra che l’ex arbitro Paparesta accusò un malore: verità o leggenda?
«Non è vero».

sabato, dicembre 24, 2011

Parla il Presidente Andrea Agnelli: Voglio Giustizia e Parita di Trattamento

L'interVISTA
Agnelli: «Per la mia Juve voglio giustizia e vittorie»

Il presidente bianconero si svela. Chiede parità di trattamento e sogna nuovi successi. Dentro e fuori dal campo. «La mia società ha pagato per Calciopoli un conto altissimo. Ora non si può far finta di nulla. Sin dal mio primo giorno di presidenza lavoriamo per tornare a vincere sul campo. Quando succederà, si chiuderà un cerchio»

ROMA - Presidente Andrea Agnelli, che effetto fanno le rivelazioni su Calciopoli confidate al nostro giornale da un investigatore? «Faccio un piccolo passo indietro e torno al tavolo voluto da Petrucci. E' stata una giornata importante perché ha riunito persone direttamente coinvolte nel 2006, il capo dello sport e il presidente della Figc: ognuno è rimasto sulle proprie posizioni, ma il documento finale che era stato preparato riconosce - anche se non è stato sottoscritto da tutti - che ci fu giustizia sommaria. La vostra intervista conferma quanto emerso negli ultimi anni e rafforza la necessità di avere un quadro completo, capire cosa accadde ed entrare nel merito. L'inquirente racconta di telefonate che non c'erano, di altre tolte e di un diverbio: elementi che devono essere valutati da un giudice, non è plausibile che in un piccolo sistema di venti squadre ci sia tanta disparità di trattamento»

Quando scoppiò Calciopoli, lei non era ancora presidente della Juve: ebbe comunque, da tifoso, la sensazione che ci fosse qualcosa di scivoloso e di imperfetto?
«Il quadro di allora era diverso da oggi. Quando vennero fuori le prime intercettazioni, pensai a una strana coincidenza: ogni volta che stavamo per vincere un titolo, balzava fuori qualcosa, l'anno prima c'era stato il video della flebo di Cannavaro. Poi, improvviso, è arrivato lo tsunami, e parlare di sensazioni, in quei momenti, è difficile. La Juve ha pagato in maniera dura: se la società non avesse varato l'aumento di capitale e lavorato per tornare ai vertici, avrebbe potuto precipitare davvero in categorie minori. Adesso esigiamo parità di trattamento».

Al tavolo s'è parlato della relazione di Palazzi? E' anomalo che non se ne tenga conto...
«L'istituto prescrizione non l'ho istituito io. La Juve è stata condannata per una serie di violazioni dell'articolo 1, la cui somma ha configurato violazione dell'articolo 6. Per l'Inter, invece, l'articolo 6 è stato tirato in ballo direttamente da Palazzi. Ricordo anche che l'annata sportiva 2005-2006 è immacolata, non c'erano più nemmeno Bergamo e Pairetto come designatori. Questo deve far riflettere, ci sono società e persone fisiche che hanno subito condanne: non si può far finta di nulla e dire "è stata giustizia sommaria, andiamo avanti". Ci sono richieste danni per centinaia di milioni».

L'investigatore racconta perfino di un audio che potrebbe scagionare Della Valle e di cui non c'è traccia: che ne pensa?
«Che ci sono troppe domande in attesa di risposta: dall'intervista emerge che è stato commesso un reato, che sono state intercettate utenze internazionali senza permesso, vien fuori che ci fu una lite per chiudere il caso o andare avanti e sarebbe importante sapere perché si proseguì. Il 12 maggio 2006, il presidente Abete dettò una dichiarazione che torna d'attualità: "Considerati l'importanza e il rilievo che il calcio riveste nel nostro Paese anche sotto il profilo sociale, riteniamo positivo che si faccia di tutto per l'accertamento di quanto avvenuto, avendo come obiettivo prioritario quello di garantire il massimo livello di chiarezza e trasparenza”».

C'è imbarazzo, da parte vostra, nel confronto quotidiano con la Federazione?
«A livello politico, faccio fatica a confrontarmi in generale: ci sono le stesse persone, più o meno, e hanno il dovere di mettere a disposizione degli associati strumenti che garantiscano parità di trattamento».

Cosa pensa della denuncia di Della Valle a Guido Rossi?
«Non entro in personalismi: per me Rossi rappresentava la Federazione, ha agito in suo nome e per suo conto».

Cosa sarebbe successo se Moratti avesse fatto un gesto distensivo, rinunciando allo scudetto?
«La relazione è lì, ma non m'addentro: ognuno ha una sua coscienza e le sue profonde convinzioni».

Che rapporti ha con il presidente nerazzurro?
«Di educazione e civiltà: devono rimanere tali e sarebbe bello se si estendessero ai tifosi. Non siamo in guerra, il calcio è un grande spettacolo di sport, e l'Inter è lì per caso: se fosse arrivata terza un'altra squadra, avremmo chiesto comunque se era giusto assegnarle lo scudetto».

Ritiene sia stato frettoloso, al tempo, scaricare Moggi e Giraudo?
«All'epoca il quadro sembrava completo, con un impianto accusatorio violentissimo e un'attenzione altrettanto violenta da parte dei media che imponeva di decidere in fretta. Noi accettammo tutto, l'esposto è nato per l'assegnazione dello scudetto: abbiamo chiesto se permanevano i requisiti senza entrare nel merito della decisione del 2006. La nostra domanda è molto semplice: "Fu giusto assegnarlo?" Ognuno, naturalmente, ha un'opinione».

Come finirebbe, secondo lei, un'ipotetica sfida tra l'Inter del triplete e la Juventus di Capello?
«Nessun dubbio: vinciamo noi 3-0»

Quella fu l'ultima grande Juve, ma ora state tornando ai vertici...
«Sin dal mio primo giorno di presidenza lavoriamo per tornare a vincere sul campo. Abbiamo trasformato la società, con dirigenti tutti nuovi, e cambiato profondamente la squadra. Sapevamo che il primo anno sarebbe stato difficile e il secondo di completamento: adesso c'è un buon impianto, possiamo ragionare su uno o due inserimenti a stagione per crescere».

C'è stato un momento, in estate, in cui la Juve poteva diventare di Mazzarri?
«E' stata sempre la Juve di Conte»
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Chi ha scelto il vecchio capitano?
«Tutte le decisioni, con riferimento alla parte sportiva, vengono prese di comune accordo con Marotta, Paratici e Nedved. Quando si è creata la possibilità di ingaggiare Antonio, è stato chiaro a tutti che fosse una scelta idonea. I risultati che ha ottenuto non mi stupiscono: lo conosco da vent'anni, ne ho ben presenti qualità, doti umane e competenza».

Un suo difetto?
«Gli manca un filo d'esperienza, come manca a me. Ma entusiasmo giovanile ed esperienza non possono coesistere».

Come è nata l'dea Pirlo?
«Il compito dell'area sportiva è monitorare le occasioni di mercato che si creano. Se devo essere sincero, mi ha stupito l'iniziale scetticismo: oggi piovono complimenti, ma in estate si sussurrava "è rotto" oppure "è vecchio"».

Il Milan portò via il regista all'Inter e costruì un ciclo vincente: la storia si ripete in bianconero?
«La qualità di Pirlo è assoluta, ma io ho una convinzione: in campo si va in undici e un solo campione, per quanto straordinario, non fa la differenza».

In diciotto mesi di presidenza, c'è un calciatore che ha cercato con forza e non è riuscito a prendere?
«No, perché abbiamo lavorato in emergenza, avviato la rifondazione senza avere ancora una strategia. Rimpianti potranno esserci soltanto dall'anno prossimo, quando potremo muoverci con serenità sul mercato e completare, con pochi innesti, l'organico».

Da presidente tifoso, le capita di "innamorarsi" d'un fuoriclasse e suggerirlo ai suoi dirigenti?
«Mi innamoro solo della squadra. E se si assumono professionisti è per attribuirgli responsabilità e lasciarli lavorare».

Con il senno di poi, l'annuncio dell'addio di Del Piero non meritava una maggiore solennità?
«A me spiace che un gesto d'affetto sia stato interpretato come un atto ostile. Fu Del Piero, al momento delle firme, a dire che era il suo ultimo contratto con la Juve: perché tanto stupore se cinque mesi dopo viene chiesto un tributo? Lui è la storia, come Boniperti e Platini».
sabato 24 dicembre 2011

Alessandro Vocalelli
Antonio Barillà

fonte: Corriere dello Sport.it,

http://www.corrieredellosport.it/calcio/serie_a/juve/2011/12/24-212068/Agnelli%3A+%C2%ABPer+la+mia+Juve+voglio+giustizia+e+vittorie%C2%BB

giovedì, dicembre 15, 2011

Tavolo della pace? No, Tavolo della PEce per petrucci-moratti-abete

Buon sangue non mente. 
Il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, aveva chiesto un “tavolo politico”. Dico: Tavolo Politico! E' mai nessuno che si sia domandato cosa intendesse, e' perche' chiedere a Petrucci di organizzare un Tavolo Politico, quando lui sembrava irremovibile sulla richiesta di una revisione di Calciopoli e la richesta di risarcimenti danni? Purtroppo per gli orientatori di professione, l'aver pensato che il giovane Presidente della Juventus si fossse impaurito dalle frasi con cui veniva letteralmente ricattato, da quell'intimidario sguardo e stile mafioso del poltronato presidente del Coni (4 legislature!) Giovanni Petrucci, dicevo, purtroppo per gli orientatori/manipolatori hanno fatto i conti senza l'oste. Hanno trascurato il fatto che il presidente della Juventus e', "UN AGNELLI: Andrea Agnelli"! Eppure li aveva avvertiti: Arrendersi non e' nel mio DNA. Lo stesso poltronato presidente del Coni che si atteggia a Mafioso, con tutta la sua esperienza, non ha capito che il Giovane Andrea Agnelli lo stava attirando nel tranello,e giulivo, fregandosi le mani alla Romana... ha attivato i suoi bracci armati per mettere in moto i tenacoli della Piovra Mediatica: Giornali, Tv. e Radio, e' via con l'ennesima farsa: IL TAVOLO DELLA PACE...Urca...4 settimane  con tavoli della pace a destra e a manca' Tavoli della pace di tutti i colori (tranne il tavovolo biancoNero..."quello politico)Tutti a decantarne le gesta...E' mentre il Giovane Andrea con il "DNA Agnelli" si chiudeva nel piu' assoluto silenzio.... si sentivano in dovere di parlare Abete & Moratti, mentre Petrucci sembrava toccasse il cielo con le dita trastullandosi nei complimenti che gli piovevano dal cielo (Gazzetta, Corsera, La Stampa, la Republica, ecc. ecc.!) come confetti...Petruccu di qua e Petrucci di la' ma non petrucci di qualita (con le note di Figaro...) Ieri Per Petrucci-peducci il risveglio e' stato un incubo... anche se nascosto abbastanza bene sotto la scorza del Mafioso... capace di fare bella faccia a cattivo gioco... peggio e' andata ai terroristi mediatici.... interESSANTE ora, vedere la delusione quanta bile scritta e blaterata versera'! Che bravo Andrea Agnelli....Quella definizione di Petrucci: “Il calcio e' malato di doping legale”...sarebbe stata un'altro inferno stile 2006 (Palombo, Severgnini, Mura, Bocca, Zunino e sciacalli simili, gia' si leccavano le dita...). Bisognava stroncarla sul nascere! E' ci voleva una persona sveglia, un decisionista con la mente fina! E per stroncare sul nascere un'altra gogna mediatica che avrebbe certamente scaricato molto veleno sui suoi ricorsi e richieste di risarcimenti, e' sulla Juventus squadra. In poche parole, ci voleva un decisionista come il Dottor Umberto Agnelli...Talis pater, talis filius! Onore al Presidente della Juventus, il nostro Presidente. Adesso anche imbecilli e scemoidi di ogni genere sanno che la prima cosa da fare e' chiedere il commissariamento della FIGC...e' se lo sanno imbecilli e scemoidi, possibile che solo i giornalisti non lo sanno? E' questi signori cosa fanno (direbbe il prode Galliani, al ristoratore Meani...)? Chiederanno la testa della Marionetta Ebete Giancarlo, oppure se la fanno sotto per paura di qualche rottura d'ossa come successe al direttore di Tuttosport? Sappiamo che gia' nel pomeriggio di ieri i Burattini: Flavio Biond,  Luca di Montezemolo, Luigi Abete & Co. si sono attivati affinche' i Corrieranti, Gazzettari, Republica-ni e Stampa-ni non facessero prigionieri...

Vada Avanti Presidente... siamo 13 milioni  a chiedere Giustizia
http://www.youtube.com/watch?v=aqIWo7iV4P8

Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi (i media in primis!), conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.

Francesco Calabrone

mercoledì, dicembre 14, 2011

Il tavolo politico del "Coni fero" presidente Petruccio

In attesa di saperne di più su quello che è stato prospettato dalle parti e quindi respinto dalle controparti in causa, a me sembra che questo tavolo abbia detto una cosa molto importante. Sembrerebbe, infatti, che Andrea Agnelli non abbia nessuna intenzione di fare passi indietro se non dopo essere stato assicurato che venga fatta chiarezza a 360 gradi su fersopoli e che venga garantita a tutti la parità di trattamento (infatti, alla fine della conferenza stampa con furbesco suggerimento a "petruccio" del tavolo "politico" Andrea Agnelli disse chiaro che: Arrendersi non fa parte del Suo DNA). E con queste argomentazioni il Presidente della Juventus sa anche che nessuno può impedirgli di adire anche gli organi giurisdizionali internazionali. D'altra parte l'atteggiamento della FIGC e del suo protetto è altrettanto chiaro. Evitare in tutti i modi che si verifichino crepe nel castello di fango costruito per proteggere farsopoli, e impedire che si scoperchi il pentolone colmo di malefatte della cupola Meneghina Loro, infatti, sanno che anche la più insignificante delle crepe potrebbe presto produrre il più fragoroso dei crolli.

Le ferite profonde dell'incompetente Presidente Ebete

Intanto ecco il commento finale sul Petrucciano Tavolo Politico, dall' incompetente presidente Figc Giancarlo Abete:"Resta un conflitto su ferite profonde. Non possiamo che prendere atto che questo sforzo non riesce a sanare ferite profonde. Speravamo in un esito diverso: il confronto è stato civile ma resta il conflitto su ferite profonde" .

Allora, signor Autodefinito Incompetente presidente; Avra' almeno la competenza di spiegare la sua affermazione sulle "ferite profofone": Chi queste ferite ha subito, e' chi le ha inferte?
Francesco Calabrone




martedì, dicembre 13, 2011

LA PROPAGANDA DI REGIME, E IL TAVOLO DELLA...pace

                                              Mollare? NON fa parte del DNA degli Agnelli!  
 Andrea Agnelli Chiarisce: 
Tavolo politico!  Mai parlato di tavolo della pace!
 Andrea Agnelli al giornalista che gli domanda se ha pensato di mollare scudetti e risarcimento:
 "No, non fa parte del mio Dna. Credo che non si molla mai".

Ascolta dalla VIVA VOCE del Presidente della Juventus Andrea Agnelli
 http://www.youtube.com/watch?v=aqIWo7iV4P8


           "No, non fa parte del mio Dna. Credo che non si molla mai".
                  http://www.youtube.com/watch?v=aqIWo7iV4P8

domenica, dicembre 11, 2011

31 agosto 2006 - 14 dicembre 2011: 1931 interminabili giorni.

1931. Tanti sono i giorni che separano il 31 Agosto 2006 dal 14 Dicembre 2011. Ne è passata di acqua sotto i ponti, ma oggi come 5 anni e mezzo fa si discute di un ricorso pendente al TAR del Lazio presentato dalla Juventus per sconfessare i processi farsa, e delle pressioni del sistema affinché la Juve rinunci a quei ricorsi.

Questi giorni che precedono il tavolo dai mille nomi, ma da Lei definito "politico", sembrano troppo simili a quelli che precedettero lo sciagurato ritiro del ricorso al TAR del 31 agosto 2006. Analogo è l’atteggiamento dei media che, oggi come allora, provano a preparare il popolo juventino a mettere una pietra sopra a Farsopoli, anticipando un esito dell’incontro che chiuderebbe ogni ipotesi di recupero dei titoli per la Juventus, lo stesso è uno degli artefici principali di quel compromesso ancora indigesto a un crescente numero di tifosi bianconeri, Gianni Petrucci.

Diverso però è il più importante protagonista bianconero, Giovanni Cobolli Gigli allora, Andrea Agnelli oggi. Grazie ad Andrea Agnelli è molto diversa anche la dimensione sportiva della Juventus, disperata nel baratro della serie B nel 2006, e ora ritrovata e in testa alla serie A grazie al primo allenatore da Juve dopo Fabio Capello. E’ indubbio che i risultati che la Juventus sta raccogliendo in questo periodo sul campo siano frutto anche della ritrovata mentalità e dello spirito combattivo della Juventus pre-Farsopoli, mentalità e spirito rappresentati fuori dal campo dalla ritrovata grinta e competenza di Andrea Agnelli, dimostrata in occasione delle conferenze stampa del 10 agosto e 16 novembre e nella serata di presentazione dello Juventus Stadium, e che ha riconciliato la società con buona parte della tifoseria.

Presidente, si ricordi che un compromesso al ribasso che umili nuovamente la Juventus sarebbe accettato dai tifosi assai peggio di un tracollo sul campo della squadra di Conte, e che pure giocatori e allenatore certamente non trarrebbero beneficio dal constatare che i propri leader non sanno o non vogliono combattere, e potrebbero prenderli ad esempio per il loro comportamento sul campo.

Presidente, faccia bene i suoi calcoli prima di recarsi a quell’incontro, e si ricordi di quegli striscioni gioved 8 dicembre dentro la "casa della Juventus". Se il 14 Dicembre dovesse accettare qualunque compromesso che non preveda il recupero degli scudetti, Lei perderebbe il supporto dei tanti tifosi che amano la Juve "deggli Agnelli" e che antepongono la ricerca della verità su Farsopoli al calcio giocato. Ad esempio, qualora Petrucci avesse convinto Moratti ad accettare di restituire lo scudetto del 2006 vinto dalla Juventus, e provasse a spacciare la revoca come parità di trattamento chiedendo in cambio di cancellare dall’albo d’oro i campionati 2004-2005 e 2005-2006 dichiarati inquinati e quindi annullati, e qualora Lei dovesse accettare, tradirebbe definitivamente la fiducia di coloro che hanno riposto in Lei le speranze di ottenere giustizia per la nostra Juve. Faccia Onore a Suo Padre e Suo Zio...faccia Onore a Se Stesso.

Presidente, non ci riporti a quel 31 agosto 2006, faccia in modo che questi 1931 giorni non siano passati per nulla. Alberto Puccini (e milioni di altri Juventini...).

il discorso del presidente, all'inaugurazione del JuventStadium
http://blog.ju29ro.com/2011/12/1931-giorni.html

Francesco Ienzi

sabato, dicembre 10, 2011

Presidente, NO al tavolo, per la pace con i "Legendari Malfattori Meneghini"!

I tifosi bianconeri dicono no al tavolo della pace. 
Il bombardamento mediatico che si è abbattuto in questi giorni su una Juve che sembrerebbe dover andar al tavolo della pace per dire 'Calciopoli è il passato, non parliamone più' ha enormemente indispettito e, giorno dopo giorno, fatto sempre più infuriare i tifosi bianconeri, che non intendono rinunciare a battersi per veder risarciti i torti subiti, affamati di giustizia, tanto quanto i giocatori di Conte sono sul campo affamati di vittorie. E giovedì sera, mentre facevano sentire tutto il loro calore alla squadra che in campo ha combattuto per 120' per ottenere il passaggio del turno, i tifosi della Juventus, dagli spalti dello stadio, con i loro striscioni hanno comunicato nettamente al mondo la loro ferma posizione:  "Solo gli sconfitti chiedono la pace: no al tavolo". Un secondo striscione ammoniva Andrea Agnelli: "Andrea, se ti siedi al tavolo attento al portafoglio": ironico, ma con un sottofondo di verità, qualcuno potrebbe voler rubare l'onore della Vecchia Signora. (fonte: juventinovero)

PRESIDENTE, LO HA DETTO LEI: FARE IL VOLTA GABBANA NON E' NEL SUO DNA !

E' NOI JUVENTINI SIAMO FIERI DI LEI !!!

venerdì, dicembre 09, 2011

GUIDO ROSSI: BRACCIO ARMATO DEI MASSONI

PERCHÈ Guido Rossi PUÒ MENTIRE TANTO SFACCIATAMENTE? CHI LO PROTEGGE!

Le bugie di Guido Rossi, smentite da Borrelli nell'audizione alla Commissione Giustizia del Senato:  -   http://download.ju29ro.com/audizioni/Audizione_di_Borrelli_in_Senato.pdf   - 

Guido Rossi: Quelli che dicono le stronzate vanno fatti tacere. - Lei che cosa ne pensa di questo tavolo della pace?
"Ah, no, non ne so niente, non ne so niente". 
Secondo Lei va riscritto quello che è successo dal 2006 o no? 
"Quella è storia!" 
Davvero non c'erano le carte allora? 
"Non c'era niente, ma dai, tutto è stato messo, tutto, benissimo in chiaro, da tutta la documentazione, quindi..." 
Non è stato lasciato indietro niente, ad esempio le telefonate che sono emerse in questi mesi sull'Inter? 
"No, non ne sapevo niente". 
Ma, secondo Lei, avrebbero cambiato in qualche modo, avrebbero cambiato qualcosa o no? 
"Ma non lo so, non le conosco. Senta, io sono stufo di questa cosa e quelli che dicono le stronzate vanno fatti tacere". 
 (Solo mafiosi e fascisti impongono il silenzio..... ma Guido Rossi si professa comunista... allora non può che essere MAFIOSO! ndr.)
Quindi non sarebbe cambiato nulla? 
"No, no, assolutamente no, da quello che ne so io". 

Queste le parole di Guido Rossi in risposta all'intervistatore di Telereporter che, a margine della cerimonia di consegna degli Ambrogini d'Oro (Rossi era uno dei premiati), gli chiedeva un suo parere sul tavolo della pace del prossimo 14 dicembre. 

Ha negato che nel 2006 gli inquirenti sportivi disponessero di altro materiale utile ad allargare i confini dell'indagine, quando invece i contenuti dell'audizione di Borrelli alla Commissione Giustizia del Senato e altri elementi di segno contrario che abbiamo già compiutamente analizzato stanno a dimostrare l'esatto contrario.

Comunque, conclude, per quel che ne sa, non avrebbero cambiato nulla: stessa tattica del suo sodale Auricchio, quel che riguarda l'Inter è irrilevante e 'non interessa' (stesse parole...stessa matrice?). E nemmeno tutto il resto del quadro che faceva da contorno alla 'sua' Inter  (basta citare l'incidente dei passaporti falsi, che dopo la condanna di Oriali e Recoba al Tribunale di Udine, abusando del potere di Super Commissario "impose" al Proc. Fed. Stefano Palazzi di non riaprire il caso, come invece il regolamento prevedeva/prevede!)  avrebbe mai potuto essere per lui condizione necessaria e sufficiente a macchiarne l'illibatezza richiesta dai tre saggi. 

Particolarmente grave, e davvero inquietante, l'invito a far tacere chi dice queste cose, quindi chi cerca la verità: le ultime parole che ci si sarebbe potuti attendere in uscita dalla bocca di un giurista di tal fama! 

Ci rifletta, prima di sedersi a quel tavolo, Gianni Petrucci, proprio colui che "avrebbe" scelto Guido Rossi quale commissario straordinario della Federcalcio. Non è soffocando la verità che si ottengono serenità e pace: per ristabilire l'equità occorre, anzitutto, che si dica la verità, l'unica cosa che può essere imposta, non certo il silenzio.

Francesco Ienzi

martedì, dicembre 06, 2011

BUON COMPLEANNO ANDREA AGNELLI


PRESIDENTE, 14 MILIONI  DI  JUVENTINI  SPARSI  PER IL MONDO  LE  AUGURANO BUON CONPLEANNO E 100 ANCORA  PIENI DI SALUTE E FELICITA' ASSIEME AI SUOI CARI E ALLA VECCHIA SIGNORA JUVENTUS
FIRMATO: 14 MILIONI DI SPASIMANTI DELLA VECCHIA SIGNORA JUVENTUS