venerdì, dicembre 25, 2009

denti marci e faccia da culo, interisti sonesti atavici! per far conoscere moratti&facchetti

Nucini?
Il mio nome è Bond, Danilo Bond

L'onestone moratti, all'altro onesto facchetti sul letto di morte:
Gipe, qualche mese fa ti chiedevo un po' scherzando un po' sul serio come mai non riuscivamo ad avere un arbitro amico,
tanto da sentirci almeno una volta protetti, e tu, con uno sguardo fra il dolce e il severo, mi rispondesti che questa cosa
non potevo chiedertela, non ne eri capace.
Fantastico.
Non ne era capace la tua grande dignità, non ne era capace la tua naturale onestà,
la sportività intatta dal primo giorno che entrasti nell'Inter

Strofa di una nota hit dell’estate 2006

Danilo Nucini, ex fischietto bergamasco attivo in serie A e B dalla seconda metà degli anni ’90 alla stagione 2004-05, si è presentato in aula, l’altro ieri (26 maggio), per raccontare l'ostracismo a lui riservato dall'intero mondo arbitrale, tanto da privarlo dalla possibilità di fare carriera ad alti livelli. Si è ripetutamente definito uno spirito libero, un uomo senza padroni, ma la storia che ha raccontato ha molte falle, e nel raccontarla è incorso in numerose imprecisioni e contraddizioni, reagendo con spocchia e nervosismo a chi glielo faceva notare.
Molta specie ha fatto il racconto della sua assidua frequentazione, mentre era un arbitro in attività, con un massimo dirigente dell’Inter, il compianto Giacinto Facchetti, che ha descritto come un punto di riferimento costante a cui si rivolgeva per trarre conforto dai suoi problemi di carriera.
Senza contare le numerose inesattezze e bizzarrie che costellano la storia degli incontri con Fabiani e Moggi e la faccenda della SIM italiana con relativa omessa denuncia. Ma andiamo per ordine.

L'OSTRACISMO DEL MONDO ARBITRALE

Nucini accusa la Commissione Arbitrale Nazionale di aver sempre gestito con logiche clientelari le carriere, senza criteri meritocratici, ripetutamente dichiarandosi vittima del sistema.
Significativa però l’ammissione di aver avuto problemi con tutti i commissari che si sono succeduti alla guida della CAN, nessuno escluso, da Casarin, a Baldas/Mattei, a Pairetto e Bergamo. Nucini racconta candidamente di aver litigato con tutti. Inoltre, ammette di non aver mai legato nemmeno con i colleghi, di essersi sempre tenuto isolato dagli altri. A suo dire, il problema non era lui, ma di certo chiunque avesse attorno non andava bene. Insomma, il classico piantagrane. Tranne il primo anno, con la CAN commissariata, momento di emergenza che portò alla cooptazione di molti arbitri dalle serie inferiori, permettendogli di accedere al livello più alto, arbitrare in serie A e B, traguardo che in caso contrario difficilmente avrebbe potuto raggiungere.
Per cercare di dare sostanza alle sue accuse contro il mondo arbitrale, cita la vecchia storia del giornalista Di Tommaso di Tuttosport, che nella famigerata stagione 1997-98, secondo un’inchiesta dalla concorrente (!) Gazzetta, venne accusato di aver tenuto rapporti inopportuni con alcuni arbitri, i quali però, una volta sottoposti a procedimento disciplinare, vennero scagionati. Non sarà questa l’unica volta in cui Nucini userà argomentazioni legate non tanto a fatti, ma a campagne di stampa e a opinioni vicine alle ragioni dell’Inter (l'affare Di Tommaso scoppiò in corrispondenza delle polemiche sul famigerato rigore di Ronaldo e conseguenti piagnistei).

JUVENTUS BOLOGNA 1-0 del 14/01/01

Nucini racconta di essere stato ostracizzato dai designatori Bergamo e Pairetto dopo aver concesso un rigore contro la Juve, nel match interno contro il Bologna del 14 gennaio 2001. Attribuisce a quell'episodio una sospensione di 40 giorni che subì. Poi però ammette di aver anche risposto male a Pairetto il quale, al successivo raduno settimanale a Coverciano, gli aveva fatto notare l’errore. Ma il rigore c’era? Prima Nucini parla di un'intervista nella quale, secondo un racconto telefonico della moglie immediatamente successivo alla partita, Iuliano, l'autore del fallo, gli avrebbe dato ragione; poi è costretto ad ammettere di aver subito unanimi critiche da tutti gli organi di stampa, e non solo per il rigore; un arbitraggio disastroso, a parere di tutti.
Invito il lettore a leggere L'articolo del Corriere su quella partita, eloquente fin dal sottotitolo: “L'arbitro Nucini il peggiore in campo”, a 9 minuti dalla fine assegna un rigore molto dubbio al Bologna, sotto per 1-0 (rigore poi sbagliato da Cruz).
Siamo sicuri che i designatori lo criticarono solo per quel rigore? Addirittura, Nucini racconta di aver fatto resistenza all’invito di Bergamo a chiedere scusa a Pairetto per la reazione a Coverciano. Dunque, Nucini arbitrava male e rispondeva male ai rilievi dei designatori. Di più: lamenta la mancata solidarietà dei colleghi, a suo avviso troppo competitivi con le nuove leve.
Gli si chiede se dopo la partita i dirigenti bianconeri andarono a protestare, ma la risposta è no. Per dare una parvenza di sostanza alle sue “sensazioni”, si attacca a un gadget post-partita, di quelli che i club ospitanti danno sempre agli arbitri e che, nel caso della Juve, era costituito da uno zainetto contenente una maglia e la videocassetta del match: in quel caso, Nucini vi trovò una casacca bianconera con un quadrato nero invece del nome del giocatore. In pratica, descrive l'episodio come si trattasse una ritorsione da thriller, manca solo il sangue.
Dunque, da quella gara, da quel rigore contro la Juve, a suo dire l’avrebbero ostracizzato. Peggio: dall’anno successivo gli avrebbero fatto arbitrare solo partite di serie B. Vero? No, falso. Basta controllare: Verona - Fiorentina 25° giornata 3 marzo 2002 e Lecce - Parma 18° giornata 14 gennaio 2002 (e altre 3 nel 2002-03). In realtà Nucini arbitrò partite di serie A fino all’ultimo anno di carriera, il 2004-05, quando ad esempio diresse un contestatissimo Fiorentina –Messina.
Insomma, su questo Nucini mente.
Non solo, sempre nel 2000-01, dopo quel Juve-Bologna diresse altre 4 gare di serie A, di cui una della Juve stessa (Juve-Reggina, vittoria della Juve) e, quando gli avvocati difensori glielo fanno notare, si rifugia nell'evocazione di una fantomatica strategia dei designatori per dismetterlo senza destare sospetti. Delirante.
Ma quale fu la prima partita di A che diresse dopo quel Juve-Bologna?

INTER – UDINESE 2-1 del 25/02/01

Questo è il vero momento chiave, molto più del rigore dato contro la Juve. Infatti, in seguito a una mancata ammonizione all’interista Di Biagio, Nucini viene redarguito negli spogliatoi dal commissario arbitrale, e poi telefonicamente da Bergamo. Come negli altri casi, l’arbitro non accetta la critica, ribatte a muso duro al commissario, e Facchetti, che assiste alla scena, il giorno dopo lo chiama.

Un dirigente interista che telefona a un arbitro, per altro dopo un errore arbitrale in suo favore.
Gli avvocati vanno a nozze: “E’ normale questo? Era consentito dal regolamento?”

No, ammette, ma Bergamo è una città piccola e la conoscenza con Facchetti risaliva già al '98, no, al '99, no, al '97. Ci si incontrava, si beveva un caffè (come Baldini e Auricchio a Roma?....sssiiiii ).

Gli chiedono perché non ha segnalato all’Ufficio Indagini la telefonata del dirigente interista, tanto più che in precedenza Nucini aveva detto di aver segnalato ai designatori la presenza di Moggi negli spogliatoio dopo un Napoli-Ancona arbitrato da lui (che lo aveva semplicemente, e cortesemente, salutato, ammette), senza che la sua “denuncia” avesse seguito;

“eh, ma per la telefonata dipende dal contenuto”; “eh, ma Moggi a Napoli non doveva starci”.

Gli si fa notare che all’inizio si era lamentato del comportamento di arbitri accusati (poi assolti) di aver frequentato un giornalista, che dunque predica bene e razzola male. E’ costretto a convenire.

Poi il dossier. Nucini parla di un dossier, compilato da lui, sugli errori arbitrali pro-Juve (diretti e indiretti), relativo alla stagione del 5 maggio, il 2001-2002, e su come i designatori, a suo avviso, li valutassero in ottica filo-juve.

L'idea sarebbe nata dall’indignazione per un rigore concesso da Bolognino in un Juve-Chievo del 15 settembre 2001. Il documento viene acquisito agli atti. Nel dossier c'è un Parma-Juve, perché a dire di Nucini ci fu un rigore non concesso ai padroni di casa da Racalbuto; il difensore dell'arbitro gli fa notare che quella partita fu vinta dal Parma e che anche la Juve reclamò per la mancata espulsione di Almeyda. Risposta. "Io scrivevo quello che interessava a me". Il legale di Racalbuto va oltre: "Sa qual è la sospensione più lunga comminata a un arbitro? 8 mesi, che vennero inflitti a Racalbuto per un rigore dubbio concesso alla Juve contro la Roma"...... Nucini abbozza.

Gli si chiede se con Facchetti si cominciarono a vedere dopo quell’episodio, ma lui ammette che si frequentavano già prima, al bar, anche nell’ufficio di Facchetti a Bergamo, dove faceva l’assicuratore. Parlavano di “impressioni verbali, sensazioni, episodi e poi l'elenco delle partite”. Con che frequenza si vedevano? Frequentemente, anche settimanalmente.

Poi la questione Fabiani, e il racconto di Nucini si trasforma in una spy-story.

IL MIO NOME E' BOND, DANILO BOND

Fu Facchetti, secondo il racconto dell’ex arbitro, ad avere l’idea. Nucini, dopo il "tragico" 5 maggio, aveva presentato al suo amico il dossier sulla Juve, a suo dire convincendolo a fatica (in effetti mai gli interisti avevano recriminato prima di allora…) del presunto marcio nel calcio (durante il controesame dei difensori Nucini ammette ripetutamente che si trattava solo di sue “sensazioni” non suffragate da prove).

Facchetti gli avrebbe consigliato di diventare “amico” degli arbitri, in particolare di De Santis (dossierato Telecom). E a una cena di Natale (2002?), sempre Facchetti gli avrebbe poi detto: “Informati su chi è Fabiani” (singolare: anche lui dossierato Telecom).

Durante una cena, Nucini avrebbe così chiesto ai colleghi chi fosse Fabiani, recependo del nervosismo (?) da parte di Racalbuto. E il giorno dopo, De Santis, col pretesto di uno strappo sull'auto di Nucini al campo di allenamento di Linate, gli avrebbe chiesto perché fosse interessato al soggetto, confidandogli di conoscerlo per essergli stato collega presso un carcere minorile, prima di nuovamente rimproverarlo per il rigore dato contro la Juve ormai più di un anno prima (remember l’articolo del Corriere "Nucini il peggiore in campo"!).

In seguito, dopo un Cosenza - Triestina (di cui Fabiani era DS) arbitrata il 16 marzo 2003 da Nucini, in aeroporto sarebbe avvenuto il primo incontro, durante il quale il ds gli avrebbe dato i suoi numeri di telefono.

L’avvocato di Fabiani, nel controesame, ha contestato la presenza di Fabiani quel giorno in aeroporto, producendo i documenti di viaggio predisposti dalla Triestina per quella trasferta, che non prevedevano il volo di ritorno per Fabiani. Inoltre, davanti al pm Nucini racconta di un Fabiani che promette di fargli avere un buon voto dal commissario arbitrale, ma al controesame dell’avvocato innesta la retromarcia, in realtà si sarebbe trattato solo un breve e amichevole saluto.

Dopo quell'episodio, Nucini sarebbe stato chiamato da Fabiani che lo avrebbe invitato al bar dell’hotel Cristallo a Bergamo, dove l’avrebbe rassicurato che ci avrebbe pensato lui a fargli tornare ad arbitrare la serie A. Tramite "il suo uomo". Peccato che, come già detto, nel 2002-03 Nucini la serie A l'aveva già fatta: Piacenza – Empoli del 26 ottobre 2002, Piacenza – Como del 2 marzo 2003 (quindi solo 14 giorni prima della partita di Cosenza) e Como – Perugia del 12 aprile.

L’"uomo di Fabiani", ovviamente, sarebbe Moggi, che in quell’occasione Fabiani avrebbe chiamato al cellulare, per poi passarglielo. Davanti al pm, Nucini racconta di un ambiguo invito di Moggi: “Fai quello che dice lui” (ma poi al controesame, al solito, parzialmente ritratta, parlando di uno semplice scambio di frasi di cortesia), e di uno show di Fabiani che si sarebbe vantato di poter designare gli arbitri. Così il pm gli chiede cosa accadde dopo quell’incontro, Nucini risponde che in effetti andò finalmente a fare una partita di A. Peccato che in aula citi proprio quel Piacenza – Como, una gara che si era svolta due settimane prima di Cosenza – Triestina, e cioè ben prima del primo incontro al bar.

Si arriva alla stagione 2003-2004. Nucini si aspetta di partire dalla A, ma lo mandano in B per Palermo – Cagliari. La sua direzione viene contestata dall’osservatore Ingargiola, ma Fabiani, a suo dire, l’avrebbe chiamato per rassicurarlo: “Non preoccuparti, non fare casini, ci penso io”. Nucini esegue, a Coverciano non fa casini, ma viene punito comunque: quindi Fabiani è un cazzaro? E poi perché non designarlo per la A?

A quel punto, finalmente, Fabiani si sarebbe deciso a presentargli il “suo uomo”. Appuntamento a Greggio, sulla MI-TO, dove Fabiani l’avrebbe caricato in macchina e portato in un paesino per fare un bancomat e comprare una ricarica telefonica da un tabaccaio (strampalato e confuso il racconto). Poi di nuovo alle rispettive macchine: a questo punto Fabiani l’avrebbe guidato a Torino, all’hotel Concord, dove in una stanza li avrebbe raggiunti Moggi, che dopo i convenevoli avrebbe fatto un paio di chiamate dimostrative a entrambi i designatori, trattandoli male, perorando la causa di Nucini e invitandoli a valorizzarlo; inoltre, avrebbe ingiunto a Pairetto di non designare Dondarini per la Juve. E dove andò il Donda a fare danni quella domenica? Ovvio, a Udine, a punire l’Inter, la grande vittima dei soprusi moggiani.

Quando Moggi si dilegua, Fabiani avrebbe consegnato a Nucini una SIM italiana.
Dunque, non straniera? No, italiana. Bah.

Esilarante, infine, la ricostruzione delle istruzioni che gli avrebbe impartito Fabiani: "Mi spiegava che le cellule si dividono... le cellule di qui... le cellule di là...". Forse voleva dire "celle", comunque è un capolavoro di nonsense.

LA SIM MAI USATA, ANZI SI’; MAI DENUNCIATA, ANZI SI’; ANZI, NO; NON VOGLIO DIRLO

Dunque, la Sim di Fabiani. Italiana. Qua tutto si fa ancora più confuso e grottesco.
Nucini racconta di aver subito chiamato Facchetti in autostrada, di ritorno dall'incontro all'Hotel Concord, per raccontargli della Sim. Tempo dopo, a casa di Facchetti, ci sarebbe stato un colloquio più dettagliato. “Ecco, è questo il problema”, avrebbe concluso l’ex arbitro (dovremmo essere ormai verso la fine del 2003; sarebbe interessante verificare quando iniziarono le attività di Tavaroli per l'Inter).

Ma la Sim? Nucini la usò? No. Anzi, sì. Forse un paio di volte. Il teste continua a contraddirsi. D’altronde, come gli fanno poi notare gli avvocati, agli inquirenti aveva raccontato di essersi segnato il numero (comunicato solo a Facchetti) e di averla buttata subito. No, ora ricorda meglio, non subito, prima ci sarebbero state un paio di chiamate di Fabiani.

Ma Facchetti e Nucini non decisero di sporgere denuncia? A quel punto avrebbero in mano una bella bomba (la sim). Qualcuno vicino all’Inter consiglia di mandarlo dalla Boccassini, alla procura di Milano. Lui ci va, ma la sim l’aveva già buttata. Perché? Non poteva tenerla e dire alla Bocassini di intercettare quel numero? Ma allora che disse al pm milanese? Mistero. Nucini non vuole parlarne. “Parlammo di calcio”. Insomma, un "qui studio a voi stadio" con uno spruzzo di "un giorno in pretura".

E l’ufficio indagini della Figc? Era lì apposta. Macché, lui, Nucini, l'uomo senza briglie, non si fidava di nessuno.
Di nessuno. Anzi, di uno si, di Facchetti. “L'ho detto a Giacinto Facchetti, perché era l'unico, che poteva smontare tutto! Se io mi fossi rivolto all'ufficio indagini, a chiunque, nessuno mi avrebbe ascoltato, ma mi avrebbero buttato fuori!”.

Gli chiedono se è vero, come riportato da alcuni giornali, che voleva lavorare per l’Inter, magari fare l’addetto agli arbitri. Nucini prima nega decisamente qualsiasi ipotesi di tal genere, poi deve ammettere che Facchetti gli aveva offerto un posto di lavoro. Tiene a specificare che lui avrebbe rifiutato sdegnoso.

Gli avvocati lo incalzano: “Negli incontri con Moggi e Fabiani, non le è venuto in mente di portare un registratore?". Risposta. “Il registratore non è elegante. E poi non faccio l’investigatore.”
E per finire questo prolisso resoconto, una piccola chicca: infervorato, sotto i colpi del controesame dei legali che gli contestano le discrepanze tra la testimonianza resa in aula e quelle registrate nel 2006 e 2007 dagli inquirenti, Danilo Nucini-Bond si lascia andare: “Sa cos'è? Per venire qua mi sono letto un file di 250 pagine che ho archiviato e allora non l'avevo fatto!”.

I legali si scatenano: “Ah sì? E dove le ha prese queste informazioni? E quando le avrebbe raccolte? Ce l'aveva anche nel 2007 dai Carabinieri, allora? Prima di venire qua in questi giorni ha parlato con qualcuno di questo processo? Si è consultato con qualcuno?".
Un avvocato fa rilevare strane uguaglianze testuali tra due sue precedenti deposizioni agli inquirenti, come se la seconda fosse frutto di copiaincolla della prima. Il giudice cerca di calmare gli animi. Danilo Nucini-Bond non accetta le insinuazioni su eventuali "suggeritori" nell'ombra:

“No, no, non mi son consultato con nessuno, stia tranquillo, avvocato! Non ho mai avuto nessun padrone, avvocato”.

Mario Incandenza giovedì 28 maggio 2009

le designazioni arbitrali di Pairetto in ambito europeo.

Leggiamo, al solito, cosa dice il Dott. Marcello Maddalena :

"Quanto al primo punto, vanno premesse le modalità con le quali avvengono le designazioni di arbitri per le partite internazionali, tra cui quelle di Champions League (vedasi al riguardo le s. i. t. di FAZI Maria Grazia).
Le designazioni vengono effettuate dalla Commissione arbitrale UEFA e, a differenza di quanto avviene per le partite del campionato italiano (sulle quali, vedi infra), si tratta di designazioni del tutto discrezionali, nel senso che i designatori non effettuano alcun sorteggio. Della commissione, di cui PAIRETTO è vice-presidente mentre presidente è un tedesco, fanno peraltro parte più commissari, di nazionalità diverse, essendo PAIRETTO il rappresentante italiano.
Quindi, salvo ipotizzare che PAIRETTO sia riuscito "di fatto" a far prevalere la sua volontà in ordine alla designazione di un arbitro "compiacente" per la Juventus a tutti gli altri commissari, pare alquanto limitata per tali partite la possibilità del PAIRETTO di pilotare le designazioni arbitrali, in violazione ai propri doveri di imparzialità e correttezza, verso un ben determinato arbitro."

"E, difatti, in alcune conversazioni intercettate che riguardavano la precedente partita di Champions League del 25.8.04 disputata a Stoccolma (Djurgarden-Juventus 1-4,n.d.r.), emerge come per tale partita la designazione dell'arbitro non sia stata affatto pilotata dal PAIRETTO .
Al riguardo, mentre in un primo momento PAIRETTO comunicava a MOGGI che l'arbitro designato sarebbe stato il portoghese CARDOZO (rassicurando il MOGGI sul fatto che si trattava di "uno buono": cfr. int. tel. del 15.8.04 n.234), in realtà l'arbitro che poi sarà designato dalla Commissione Uefa per la partita sarà l'inglese GRAHAM, sulla cui "bontà" comunque PAIRETTO ugualmente rassicura il MOGGI, sia pur con minor convinzione rispetto al CARDOZO, così icasticamente il PAIRETTO tratteggiando la personalità del GRAHAM, "...è buono, è buono, però sai gli inglesi son tutti stronzi.."(cfr. int. tel.23.8.04 h.14,58)."

"Ancora, anche in relazione ad una precedente partita di Champions League (ossia l'incontro di andata dei preliminari di Champions) si registra una conversazione tra MOGGI e PAIRETTO (cfr. int. tel. n.92 del 11.8.04) nella quale il primo manifesta il suo disappunto in ordine al fatto di aver appreso che per la partita era stato designato dall'UEFA l'arbitro VANDEL, al che PAIRETTO rassicura il MOGGI affermando che l'arbitro VANDEL "è uno dei primi".
Dialogo quindi da cui si desume, da un lato, che l'arbitro non era stato previamente "individuato" dal PAIRETTO previa intesa con MOGGI, e dall'altro che le rassicurazioni circa la "bontà" dell'arbitro fornite dal PAIRETTO in questa occasione non attengono al fatto che si tratti di un arbitro "compiacente" per la Juventus, ma più semplicemente che trattasi di arbitro di elevata professionalità (non altrimenti potendosi interpretare la frase "è uno dei primi")."

"Tutto questo per dire che la asserzione del PAIRETTO di aver scelto l'arbitro MAYER ben può interpretarsi come una sorta di millanteria del PAIRETTO, una autoattribuzione in via esclusiva di una scelta effettuata collegialmente, nel desiderio (naturalmente, del tutto censurabile sul piano etico e deontologico per chi, come il PAIRETTO, nella sua veste dovrebbe essere e comportarsi in modo terzo e distaccato rispetto ai dirigenti delle società calcistiche) di compiacere il potente amico MOGGI."

"Ma, quale che sia stato il ruolo del PAIRETTO nella designazione dell'arbitro MAYER, l'aspetto focale della vicenda è quello afferente il secondo punto, ossia la promessa di denaro o utilità."

"La frase del MOGGI sopra ricordata non è certamente inequivoca, non è cioè tale da indicare in modo probatoriamente certo che con essa in modo velato il MOGGI abbia inteso riferirsi appunto ad una remunerazione da corrispondere al PAIRETTO, ben potendo spiegarsi (anche per il contesto scherzoso, seguendo ad essa una risata del PAIRETTO) come una battuta o comunque una promessa di "ricordarsi" del PAIRETTO ma senza che ciò sia necessariamente collegato ad una prebenda da corrispondergli."

"E, comunque, decisivo è il rilievo che in seguito a tale dialogo, e più in generale in tutto il corso delle intercettazioni(che, come ricordato in premessa, sono state decisamente "intense", riguardando una molteplicità di utenze in uso agli indagati e per un periodo significativo di tempo), non è mai stato registrato alcun accenno al fatto che i vertici dirigenziali della Juventus abbiano corrisposto somme di denaro o altre utilità a PAIRETTO."

Mi chiedo : il Signor F.B. ha informazioni diverse da questo documento, che ricordo essere della Procura di Torino ?

La lettera aperta di Federici a Fulvio Bianchi, e le e-mail "mie" scambiate con Fabrizio Bocca, giornalista di Republica

SCAMBIO E-MAIL del CALABRONE 
FABRIZIO BOCCA, DOPO PUBLICAZIONE del SUO ARTICOLO: CONDANNA CHE FA STORIA
(f.bocca@republica.it)
                   
  1. CALCIOPOLI, E GLI INTERESSI DEL SISTEMA
  2. 1)-Giraudo & Moggi
  3. Il Sistema ammetterebbe un loro ritorno? Si,no… si o no? Certo che NO! C’e’ una terza via: che per quanto anno pagato in maniera esorbitante e sopratutto ingiusta scompaiano, o rinuncino ad avere giuztizia. Ma dovrebbero appunto sparire, morire o cambiare pianeta. Moggi-Giraudo e la Juve sono stretti in una morsa: quella del Sistema. Il Sistema non ammette sgarri: se sgarri paghi. E Moggi & Giraudo hanno sgarrato. Hanno vinto Troppo, e’ non contenti, volevano vincere ancora di piu’, volevano stravincere
  1.  DUE SCUDETTI "USURPATI" DALLA "FEDERAZIONE INTERISTA GIOCO CORROTTO!

  2. Un anno di B? Una squadra smembrata? Due anni semza Champions e senza i suoi proventi? 150-200 milioni di danno patrimoniale, ben oltre quello che stabilisce il regolamento delle Societa’ quotate in borsa? BAZZECOLE !!! Bazzecole per Elkann e per Exor, per costoro la Juve e’ un fastidio. La Juve vincente era un ostacolo alle vendite FIAT. Ve lo ricordate? La Juve e’ una goccia d’ acqua nell’ Oceano del business e dell’ alta Finanza. All’ interno del Sistema ci sono i poteri forti, poteri dotati di una potenza di fuoco impressionante. 

  3. Questi poteri hanno dietro tutto il sietema m”eneghino-lombardo” con i Tronchetti Provera, Moratti ed i loro sodali, e’ non potevano piu’ accettare che Moggi-Giraudo e la Juventus continuasero a vincere. Moratti non poteva piu’ pemettersi a fronte di una spesa di oltre 1000 milioni di Euro e di una minaccia di interdizione da parte dei suoi familiari, di continuare a spendere senza avere un ritorno.
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    L’inter aveva gia’ creato un grave problema alla “SARAS” con le Azioni Gonfiate! A Moratti Massimo e’ corso in aiuto il Malfattore Tronchetti con i suoi dossier ricattatori…. Su come si sia concretizzato il complotto del 2006, e da dove e quando e’ partito, a lungo si e’ dibattuto, nei circoli, blog, forum Juventini e in altre sedi. Ma giova ricordare 3 fatti: la scomparsa di Giovanni e Umberto Agnelli, la torbida vicenda Telecom (con forti interessi Ifil-Exor-Fiat e intesa San Paolo) con la morte di Adamo Bove (catapultato giu’ da un cavalcavia a Napoli!), e da ultimo il famoso incontro a Marrakech tra Elkann e J.C. Blanc avvenuto il 31 dicembre 2004. Quindi antecedente il 2006.
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    Quindi Tronchetti, i vertici Ifil e Montezemolo avevano gia’ tutto organizzato… Accelerate le dipartite dell’Avvocato(24 Jan 2003), e del Dottore (27 May 2004), ora potevano tranquillamente organizzare il “Golpe”, Eliminare Giraudo, impadronirsi della Juventus e frenare l’ascesa dell’Ultimo Agnelli della Dinastia… Ora Finalmente, e’ tutto nelle sicure manni della famiglia Elkann, meglio dire, della “Grande Loggia del Medio Oriente”.
  4.  I CONGIURATORI della CONGIURA DEL SISYEMA
  5. 3-Le prove della Trama de Misfatto

  6. Il misfatto e’ andato in porto nel 2006, e tra il 2006 e il 2007, la Juventus ha chiuso ogni rapporto con il suo passato e con chi c’ era fino al 2006. Tutti fuori. Tutti fuori ma anche rinuncia al Tar, patteggiamento con la Figc per eventuali contenziosi futuri: il pretesto furono le Sim Svizzere. 300.000 euro devoluti alla Figc. Addirittura ci fu una richiesta di patteggiamento in ambito di Giustizia Ordinaria con tanto di denuncia contro IGNOTI(?) per danni patrimoniali.
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    Mi riferisco al Processo per falso in bilancio contro Moggi e Giraudo – Accusati di aver rubato soldi alla juventus!. Li’ a Elkann e ai suoi avvocati ando’ male, in quanto essendo il Giudice un’incosciente, non ebbe paura ne’ dei dossier di Tronchetti, e’ ne’ di fare la fine di Edoardo Agnelli e Adamo Bove. Il giudice assolse Moggi e Giraudo in quanto il fatto non sussisteva; troppo evidente, elementare addirittura!
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    Premmesso tutto cio’, la Juventus o meglio Andrea Agnelli, tirato per la giacca dai suoi tifosi, alla luce di quanto emerso nel Processo di Napoli (si potrebbe dire anche alla luce di quanto non emerso) vorrebbe riaprire cio’ che suo cugino attraverso i suoi avvocati e la Cupola Mediatica aveva seppellito sotto la pietra tombale del silenzio. A tale riguardo ricordo la celebre frase di quel lurido beone di G. Cobolli Gigli: ” Gli scudetti? E meglio dimenticarli, bisogna voltare pagina”.
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    Andrea Agnelli non ha potuto fare finta di niente rispetto a quello uscito furoi a Napoli. Ne’ ha potuto ignorare le nuove intercettazioni, nascoste nel 2006 dai Corrotti Carabinieri di Roma e dai corrotti PM della Famigerata Procura Napoletana, ma ritrovate e sbobinate dagli Esperti del pool di difensori di Luciano Moggi. In mezzo a questo Andrea Agnelli potra’ a sua volta tirare la giacca a suo cugino? O faranno volare anche lui da un un cavalcavia?
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  7. 4-La Loggia Massonica dei Poteri Occulti.
    Se la Loggia Massonica lo permettesse, Andrea potrebbe/dovrebbe dire: nel 2006 ci avete ingannati. Ci avete fatto credere che Moggi e Giraudo erano dei ladri, ci avete fatto credere che esistesse una Cupola juventus. Adesso sappiamo che “se cupole c’erano, erano a Milano e a Roma, perche’ Milan e Inter facevano MOLTO peggio della Juventus, che Moggi non ladrava, ma che per come andavano le cose, sospettava che (Cupola o non Cupola) le squadre di Milano e Roma ladrassero, e’ cercava di difendersi!
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    Lo ha Testimoniato Sotto Giuramento al Tribunale di Napoli l’ex arbitro Romeo Paparesta, che i sorteggi non erano truccati. Ma anche volendo, John Elkann puo’ rivoltarsi contro quel Sistema del quale i poteri dietro la sua famiglia sono la parte dominante? La loggia d’Israele di cui lui e’ parte attiva glielo permette? Io dico di no. Troppo grandi i liro interessi (miliardi si Euro!)! Io non credo alla favoletta che sia stato ingannato, Elkann. Lui non sacrificherebbe altri e piu’ remunerativi business per amore della Juventus.
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    Lui non ama lo sport pedatorio e della Juventus a lui non frega niente, lui deve badare alle ricchezze lasciate dal “padre di sua madre”, deve badare alla Fiat e Alla FERRARI. Quella Ferrari che dal prossima Mondiale di Formula uno avra’ gommature PIRELLI. La Pirelli il cui Presidente e’ Tronchetti Provera, e Massimo Moratti sta li’ come consigliere di Amministrazione. La Ferrari vuole tornare a vincere il Mondiale, e i sodali di Monnezzemolo qualche vantaggio lo daranno e sono in grado di darlo…al Cavallino.
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    Traete voi le conseguenze. Moggi a Napoli sta vincendo, anzi sta passeggiando. Se Moggi sara’ assolto vorra’ rientrare nel mondo del calcio dalla porta principale. Se Moggi vince chiedera’ risarcimenti multimilionari. La Figc ha questi soldi? NO ! Il Sistema nel 2006 ha buttato fuori dal mondo del Calcio Moggi e Giraudo, e se Moggi vince la Figc deve pagare! Ma con quali soldi? Con quelli dei poteri che hanno organizzato il Golpe? Impossibile!
    .
    Allora qualcosa faranno! Ma cosa….. Cambieranno il giudice Casoria, e metteranno un corrotto-burattino come il giudice Eduardo De Gregorio? Anche se segnali che danno Narducci, la Procura di Napoli e il silenzio di Palazzi e abete, sono chiaramente in questa direzione, credo che troveranno una via meno appariscente. Sceglieranno la Via gia’ indicata da “Borrelli-Palazzi-Ruperto-Sandulli” nel proCesso Sportivo: L’ “Illecito Strutturale”, e’ dal Giudice Fiasconaro: “Violenza Privata, ne proCesso Gea! Non credo che arriveranno a commettere l’imprudenza di eliminare Moggi ricorreranno alla violenza dei Servizi Segreti con un finto suicidio, un incidente, oppure una fialetta che gli procuri un cancro clinico che lo facesse fuori come a Giovannino Agnelli.
    *
    5-Nella Morsa del Sistema.
    Ora sappiamo che la Juve e’ nella morsa del Sistema, e’ che vi restera’ fino a quando non si arrivera’ a sentenza a Napoli. In questo momento il Sistema, a causa degli esiti quasi scontati del Processo, e’ messo male. Di conseguenza Moggi “dovrebbe” essere assolto dalle accuse di associazione a delinquere e di frode sportiva. DOVREBBE! Maaaa….E’ vero che ad oggi l’assoluzione di Moggi appare scontata, e’ di conseguenza, le cose si metterebbero bene anche per Giraudo, che ha scelto il rito abbreviato e in primo grado e’ stato condannato dal solito giudice corrotto, ma io ci credo poco.
    .
    La Juve e Andrea Agnelli cosa devono fare? Continuare a girare le spalle a Moggi? La Juve e’ nella morsa del Sistema del quale fa parte la famiglia Elkann, e il Sistema la sta ricattando: e’ un ricatto che arriva attraverso messaggi occulti dal medio oriente. Sul piano puramente calcistico la Juve non riesce piu’ a centrare un obiettivo di mercato. Appena il nome di un calciatore viene accostato alla Juve, la GANG MORATTI-PROVERA o se lo prende come fatto con Benitez e Pazzini, oppure si adoperano per farlo andare altrove.
    .
    In campo le cose vanno anche peggio. E’ dall’inizio del campionato che gli arbitri la frustrano e la trattano a pesci in faccia senza che da parte della societa’ vi sia una presa di posizione. E’ non serve citare gli innumerevoli episodi, come quelli delle partite del nuovo anno, che ha cominciato Juve-Parma, nello stesso modo in cui era finito il 2011 Chievo-Juve: in modo vergognoso!!!
    *
    6-Le apparenze ingannano?
    E’ inconfutabile che da quando il Processo di Napoli e’ decollato e le cose si sono messe bene per Moggi, e Palazzi ha parlato di chiamare Massimo Moratti per interrogarlo sulle telefonate – sue e di facchetti – agli Arbitri e designatori, gli arbitri si sono ancora di piu’ incarogniti, ed i risultati della Juve si sono capovolti. Quest’ anno e’ peggio degli anni passati. Il ricatto e’ questo. Il Sistema vuole stroncare la Juve, e la sta ricattando per le velleita’ di Andrea Agnelli di rivolere indietro gli scudetti scippati da Guido Rossi.
    .
    Noi adesso abbiamo il dovere di stare vicini alla squadra. Abbiamo un tecnico mediocre e una rosa infarcita di mezzi giocatori. Poco importa, diamogli il Nostro incondizionato sostegno. Noi siamo La Juve, tutto il resto e’ noia. Preghiamo per la Casoria, preghiamo che non la levino di mezzo “suicidandola” o trasferendola ad altro incarico; preghiamo che non la intimidiscono toccandogli i familiari! Preghiamo che si arrivi a sentenza entro maggio/giugno. E’ se dopo, qualche volontario bombarolo toglie di mezzo gli infami, ci divertiremo noi.
    .
    Fino a Prova contraria, ad Andrea Agnelli nulla da rimproverare, non ci sono cose che non mi piacciono di Agnelli. Con la sua usciata dalla scena nel 2006 ed i 4 anni di latitanza, e’ chiaro come il sole che e’ stato vittima di un gigantesco furto! E’ se la Madre non lo avesse forzato ad all’ontanarsi e’ chiudersi nel silenzio fino a tempi migliori, a quest’ ora non ci sarebbe un Agnelli Presidente della Juventus!
    .
    Quindi amici Juventiuni, aggrappiamoci a lui, con la speranza che non gli fanno fare la fine di suo fratello Giovannino, e del Cugino Edoardo. Amiamo la Juve? Non c’e’ altra strada ora come ora. Siamo in guerra, e’ dobbiamo combattere!
    .
    Farsopoli, non un responsabile, ma “Figlia deI Sistema”!
    -

( 1 )-Sig. Bocca, ammiro il suo coraggio.
 Lei mi risponde dicendo: La prima sentenza del tribunale di Napoli sullo scandalo di Calciopoli - per la parte riguardante il rito abbreviato - è stata una condanna a più imputati e con pene differenti, fino a 3 anni, per "associazione a delinquere finalizzata al reato di frode sportiva". Giusta l'informazione, è fin qui tutto bene, ma solo se si fosse fermato qui.

Lei purtroppo, ha voluto mostrare la sua indole "sciacallesca", che nulla ha da spartire con il dovere del Giornalista! Mi scusi, ma lei la Carta dei doveri del giornalista la conosce? Nessuno le ha mai detto che ne esiste una? In ogni caso lei deve essere persona distratta o altamente menefreghista, l'uno o l'altro atteggiamento molto grave per un giornalista. Infatti immaginando che lei non ne fosse a conoscenza, alla mia lettera ho aggiunto la suddetta: CARTA DEI DOVERI DEL GIORNALISTA.

Allora, vediamo di esserle utile in altra maniera. Per esempio, sul dovere del giornalista la carta recita quando segue:> Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell'avvenimento. I titoli, i sommari non devono travisare, né forzare il contenuto degli articoli o delle notizie.<

E lei cosa fa? Ignora il suo dovere, è come uno sciacallo salta sulla preda per sbranarla, lei si butta sulla notizia con questo titolo: Condanna che fa storia.

E poi approfittando di quell'atavico senso "terroristico" che servì alla spirituale formazione del giornale la Republica, mostra la tipica viggliaccheria del tifoso interista, è deforma la notizia: La sentenza chiude ogni ipotesi alla revisione di calciopoli dopo tre anni e mezzo. Eppure i nostalgici della Triade sono un partito fortissimo. Nessuna riapertura per gli scudetti tolti alla Juventus di FABRIZIO BOCCA ( Nessuna riapertura? Le farebbe piacere...he? E l'articolo 39 del C.G.S lo ha dimenticato?).

Fiero del suo nome scritto a stampatello a chiudere la notiza.. vero? Purtroppo per il becero tifoso interista(lei), le cose non stanno propriamente così. Il becero e complessato tifoso interista fregandosene del dovere di giornalista, in pieno stile Republichino bombarolo scrive: Associazione a delinquere: dovremmo cominciare da qui, dalla considerazione più semplice e banale. Avevano trasformato il calcio in un'associazione a delinquere. Delinquenti, dunque. E anche truffatori, visto che la frode sportiva era la loro specialità.

MALAFEDE! Degna di quel nido di terroristi che E' il giornale la Republica, nella cui redazione-direzionee si gioca allo stupro della carta dei doveri del giornalisti, perchè è formata da una banda di terroristi e malavitosi violentatori di ogni genere dei diritti civili dei cittadini! Altrimenti ricorderebbero che: Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla  completa ricostruzione dell'avvenimento(il contrario di quello che fanno Fabrizio Bocca-lei, Mensurai, Gilioli, Travaglio, Serrai ed il resto dei serpenti velenosi che si annidano all'interno e all'esterno de la Republica-Espresso!). I titoli, i sommari e le didascalie non devono travisare, né forzare il contenuto  degli articoli o delle notizie(infatti negli articoli che"riguardano la Juventu" fate tutto ciò che la carta dice di non fare, ed anche peggio!!!, come lei fa nel suo articolo! Lei sig. Bocca dimentica tutto questo. Anzi per dimostrarmi quanto è falso è, in MalaFede, mi scrive cambiando  il contenuto del suo articolo nel gionale, anche se dello stesso tenore, altrettanto disinformante!

1)-Ecco, lei cosa mi scrive: La prima sentenza del tribunale di Napoli sullo scandalo di Calciopoli - per la parte riguardante il rito abbreviato - è stata una condanna a più imputati e con pene differenti, fino a 3 anni, per "associazione a delinquere finalizzata al reato di frode sportiva". Un gruppo cioè di delinquenti che operava per manomettere le regole del gioco, vale a dire truffatori. E'  la sentenza che offre agli occhi di tutti - e di chi vuol vederlo - questo quadro penale gravissimo e sconvolgente, la prima sentenza del genere in Italia. E' ovvio che gli imputati hanno diritto ai successivi gradi di giudizio, ma gli attori dello scandalo - genericamente intesi, così come è scritto nell'articolo - per questo al momento sono stati condannati.

2)-ed ecco cosa scrive nell'articolo del giornale: Associazione a delinquere: dovremmo cominciare da qui, dalla considerazione più semplice e banale. Avevano trasformato il calcio in un'associazione a delinquere. Delinquenti, dunque. E anche truffatori, visto che la frode sportiva era la loro specialità. Ricordiamocelo bene adesso, dopo che gli ultimi tre anni e mezzo sono passati a ridimensionare, lentamente ma costantemente, lo scandalo di Calciopoli. Prima le sentenze sportive limate piano piano - per tutti - e poi il progetto di rimettere in discussione ogni verità. Un po' perchè Calciopoli non era esistita, era una congiura, era una creazione paranoica di chi per anni era arrivato alle spalle della Juve. Un po' perchè le sentenze erano state ingiuste, perchè quegli scudetti non potevano essere toccati. E un po' perchè, dicevano e dicono ancora, "così facevano tutti".  Questo sig. Bocca, è TERRORISMO tipico dei republichini de la Repubica, è sciacallaggio e vigliaccheria tipica dell'interista... in primis gli interisti intellettuali; quelli che si annidano nelle stanze, negli uffici e parano il culo nelle poltrone delle istituzioni... magistrati e giudici malfattori, per intenderci !!!

Lei sig. Bocca, è l'espressione fatta persona del bugiardo patologico, falso ideologico e (parafrasando il pescatore Portoghese dal comportamento zingaresco) prostituta intelluale. In poche parole - tipico interista. Infatti, inizia il suo articolo con questa bugia-autentica perla:>  La sentenza chiude ogni ipotesi alla revisione di calciopoli dopo tre anni e mezzo. Eppure i nostalgici della Triade sono un partito fortissimo. Nessuna riapertura per gli scudetti tolti alla Juventus (repetita juvant....le piacerebbe, vero?).

Qui sig. Bocca si supera; mente sapendo di mentire! Questa è una BoccaCCiota degna di una PalomboTa, quindi peggio di una cazzata, perché - l'articolo 39 del C.G.S -. tratta di "revisione e revocazione", e prevede proprio i casi in cui le sentenze (irrevocabili per i gazzettari&republichini) possono essere revocate e il precedente Guardiola lo dimostra. Sig, Bocca, ha mai saputo del caso Guardiola che ha creato il precedente?

Sig. Bocca, lei conclude dicendo: Tutto il resto delle sue considerazioni mi sembra sinceramente fuori luogo e in molti passaggi addirittura senza senso.   Cosa posso dire.... le dico che questa volta ho cercato di restare dentro il luogo, è CON tutti i sensi ho cercato di essere più realista nelle mie considerazioni. Sperando di essere stato chiaro, chiudo parafrasando il becerume interista, del quale lei dimostra di essere parte integrante: non sapendo più come insultarla. saluto i "republichini di la Republica con un saluto molto caro ad Albertone Sordi: republichini... Pernacchia!

PS. Mi riprometto di rispondere all'altra parte del suo articolo.
A risentirci
Francesco Ienzi
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( 2 )-E già, lei sig. Fabrizio Bocca,
non più tardi del 14 dicembre 2009, beato tra i beati disinformatori republichini di professione, servi del PADRONE-(carlo de benedetti) de "la Republica", sul verdetto di colpevolezza di Giraudo emanato dal giudice De Gregorio (tifoso 'ultrà del ciuccio, quindi corruttibile... certamente corrotto!) scriveva il campeggiante titolo: Condanna che fa storia... Urca! Condanna che fa storia? Eppure si tratta solo del verdetto di primo grado (mi scusi sig Bocca, ma lei lo sa che nè Giraudo è ne Moggi sono MAI stati inquilini delle carceri dello stato?) Lei, da quel - addestratissimo disinformatore qual'è - pretende di dimenticare che a differenza del suo padrone, nè Giraudo è nè Moggi sono dei pregiudicati - In quanto al verdetto, era prevedibilissimo per tutti, tranne purtroppo, per i difensori di Giraudo. Questi, ignari di cose, costumi e abitudini napoletane, credevano di avere a che fare con dei Giudici di vocazione, credevano che Edoardo de Gregorio fosse un Magistrato al servizio dello Stato ed hanno scelto il rito abbreviato! Poveri polentoni, perchè prima non consultarsi co Moggi o con l'Avv. Trofino?

Sig. Bocca, lei nell'articolo infamante scrive: Tre anni e mezzo dopo c'è ancora chi non accetta - ingenuamente o subdolamente - questa realtà. Moggi è ancora tra noi, è oggetto di grandi interviste senza che nessuno lo tratti per l'intrallazzatore che è stato.... Ebbene, lei mostra una "professionale(se fosse naturale lei sarebbe un mostro!!!) acredine. Faccio l'ingenuo e le domando:  quando ha cercato lavoro a L'Espresso la Republica, sapeva chi era il suo Padrone? Se si, mi domando perchè invece di demonizzare un, fino all'ultimo grado di giudizio innocente, non ci ha raccontato delle malefatte di un vero malfattore, carcerato, pregiudicato. Intendo il suo padrone Carlo Debenedetti? Egli si, un pregiudicato che meriterebbe la galera a vita per tutte le malefatte! Lei non sa che Carlo Debenedetti ha conosciuto il tanfo delle patrie galere?

Lei taccia Moggi da intrallazzatore... Può anche darsi che l'aggettivo gli calzi bene, infatti chi va al mercato, in qualche modo intrallazza... Ed il mercato del calcio è, Intrallazzo! di conseguenza TUTTI gli operatori del calcio sono degli: Intrallazzatori, di conseguenza anche Moggi! Sig. Bocca, lei sa, come so io che PER gli intrallazzi di Moggi o a causa degli intrallazzi di Moggi, non si sono verificati morti.Allora, parafrasando la Giudice Casoria, vogliamo parlare di cose più Serie?  Per esempio: degli intrallazzi del Suo Padrone Carlo Debenedetti? Lei perchè non ci racconta che dove ha operarato il suo padrone(Carlo Debenedetti) "casualmente" ci sono dei finti suicidi?

Leggendo i suoi articoli disinformatici, come non notare che il caso dell'editore di repubblica dimostra quanto finanza e affari abbiano le mani in pasta nel controllo dell’opinione pubblica. Ammetterà che Carlo De Benedetti è un editore impuro, come tutti gli altri. E' chi ne paga le spese siamo noi   cittadini che ci puppiamo un sistema di informazione illiberale, da campagna militare.... Republichina? Non crederà che sono il solo a conoscre la storia, gli intrallazzi e le malefatte del SUO PADRONE Carlo Debenedetti. La sola differenza sta che io mi sono scoglionato che una banda di "omertosi&terroristi mediatici continua a fare della vigliacca disinformazione.

E' visto che lei persevera a fare disinformazione su Giraudo e Moggi, la informo io su "Alcune" delle "Innumerevoli malefatte(atti criminali?) del suo"padrone" Carlo Debenedetti. Senza contare il Traffico internazione di materiale tecnologico per fornire L'Unione Sovietica(roba da fucilazione!...concorda?), a quel tempo nemica dell'Italia e pericolo internazionale. Di questi autentici crimini, nè lei, nè Serra, ne Mensurati, Ne gilioli è nè il viscido Travaglio scrivete di queste porcate! E' se credete che Debenedetti molla la presa, non ci contate. Siete i suoi servi! Mi pare che anche Financial Times e  Wall Street Journal dicono che: anche in pensione De Benedetti si riserva il potere di nominare i direttori di Repubblica e Espresso, dunque “continuerà a influenzare la vita pubblica italiana da una posizione privilegiata”. SERVI!!!

CRACK BANCO AMBROSIANO da 1400 miliardi di lire: De Benedetti fu condannato a 8 anni e 6 mesi di Galera"! Allora come può un pregiudicato essere nominato Cavaliere del Lavoro, se non per corruzione? E' guardi che stiamo parlando di un individuo che ha subìto un processo per quasi 16 anni. Lo stesso individuo che per non pagare le tasse in Italia, si compra la cittadinanza Svizzera.

IL CORRUTTORE:  Nel 1993, in piena bufera Tangentopoli, Carlo De Benedetti venne arrestato, e il gigante informatico ammise ai sostituti procuratori Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Paolo Ielo, di avere pagato tangenti per una ventina di miliardi. La fetta più grande andò via per gli appalti del ministero delle Poste: 10 miliardi e 24 milioni. Il resto dei versamenti miliardari andò al Psi negli anni 85 90, per procurarsi una protezione politica contro l' invasione delle multinazionali informatiche. Venne iscritto all'albo degli indagati, ma De Benedetti non andrà ima in Galera per sopraggiunta prescrizione.
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SERGIO FEDERICI - GIULEMANIDALLA JUVE, A...
FULVIO BIANCHI

Egregio dottor Fulvio Bianchi, sento il bisogno di scriverLe questa pubblica lettera dopo essermi soffermato sul Suo articolo pubblicato su Repubblica il 12 settembre u.s. “Pairetto un ritorno da maestro”.
Nonostante io sia solamente un tifoso (juventino), e non invece un addetto ai lavori, non posso esimermi dal farle notare una serie di imprecisioni, inesattezze e omissioni in cui Lei è incorso.

Il primo appunto che mi viene da evidenziare è come Lei definisca la relazione tra l’ex DG bianconero Luciano Moggi e Pierluigi Paiertto come quella di “amiconi”. Il rapporto di grande cordialità tra Moggi e Pairetto è certamente innegabile. Poiché nell’articolo che ha redatto vi sono numerosi richiami al Processo alla Cupola (per usare una Sua espressione) che si sta celebrando a Napoli, sarebbe forse opportuno ricordare il fatto che nel dibattimento un testimone indicato dall’accusa, il sig. Fabio Galati (dipendente della F.I.G.C..), ha ricostruito la genesi dell’incarico di designatore a Pierluigi Pairetto. A dire del teste venne infatti organizzata una mitica cena a cui parteciparono “le sette sorelle” (Juventus, Milan, Inter, Roma, Lazio, Parma e Fiorentina) durante la quale fu deciso, senza che fossero nemmeno consultate le altre società, l’organigramma che doveva avere la Commissione Arbitrale Nazionale di A e B. Paolo Bergamo fu indicato dalla LEGA, e dall’allora suo Presidente Carraro, quale Responsabile Designatore.

Tuttavia il Presidente della Roma, Franco Sensi, ebbe a lamentarsi che il candidato della LEGA era troppo vicino “politicamente” ai club del nord e pretese l’elezione di un “doppio designatore”, proposto dalla FIGC e che questi fosse un garante (dal suo punto di vista..). D'accordo con il Presidente Nizzola proposero Pairetto che fu dunque accoppiato a Bergamo. Pairetto sarà certamente amicone di Luciano Moggi, ma pare che abbia avuto un vero e proprio padre putativo in senso professionale… E così non sarebbe nemmeno insignificante menzionare il fatto che, quando Luciano Moggi parlava al telefono con Antonio Giraudo si riferiva a Pairetto con il nomignolo di “Pinocchio”, (telefonata 17402 del 6 febbraio 2005): Pinocchio, un personaggio che non è certo un esempio di sincerità e di affidabilità. Insomma un amicone certamente… ma un po’ sui generis…. Una vera e propria inesattezza in cui Lei è incorso è invece la Sua affermazione che “Pairetto acquistava Maserati ("mi raccomando, quattroporte...") con l'aiuto dell'allora dg della Juventus.

L'auto Maserati (del gruppo Fiat) fu acquistata da un amico di Pairetto; poiché i tempi per la consegna erano di circa un anno, l’ex Designatore (dietro richiesta dell’amico) chiese a Luciano Moggi di intercedere per ottenere la consegna dell'auto all’amico in tempi rapidi "scavalcando" la lista d'attesa. Lucianone telefonò alla FIAT per sveltire la consegna dell’auto desiderata. Questi favori non sono per caso una forma di “convenevoli e cordialità tra persone influenti e potenti” che nessun vantaggio ricavano dall’episodio. Perché invece Lei ha scritto deliberatamente al riguardo una frase ambivalente ed equivoca?

Non credo si possa considerare scandaloso il fatto che il Direttore Moggi e il Designatore Pairetto “si scambiavano informazioni, pareri, consigli”. Questa circostanza non era vietata dalle norme federali, forse era inopportuna; ma la convivialità era circostanza comune nelle alte sfere del calcio, dove chi raggiungeva i vertici di cariche istituzionali e o societarie era in quell’ambiente molto ristretto da decine di anni. Non ha mai fatto scandalo l’affermazione di Paolo Bergamo circa il fatto che il compianto Giacinto Facchetti, quando si trovava a Livorno, fosse ospite a casa dell’altro designatore Paolo Bergamo, pur essendo lui pure il Presidente dell’Inter F.C..

Trovo surrettizio e fuorviante scrivere del “sorteggio truccato secondo i PM di Napoli“. Sulla correttezza del sorteggio arbitrale innanzitutto la Procura della Repubblica di Torino ha svolto un’indagine (tramite le famose intercettazioni telefoniche) e il G.I.P. l’ha valutata priva di rilievo penale, decidendo l’archiviazione del caso. Inoltre la correttezza del sorteggio arbitrale è stata ribadita da una sentenza del settembre 2007 della Corte d’Appello di Roma, alla quale si era rivolto il Suo collega giornalista Gianfranco Teotino,querelato dagli ex designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto (appunto).

GianfrancoTeotino – che sosteneva la tesi del sorteggio arbitrale taroccato - è stato condannato in quella sede al pagamento di mille euro di multa più le spese processuali. Pur di perseverare nel mettere in cattiva luce in qualche modo la figura di Luciano Moggi Lei si pone il dubbio angoscioso di “quando torna quello che per i PM era il capo della Cupola” poiché l’ex Direttore Generale della Juventus non può fare a meno della “passione del pallone”. La indiscussa “passione” di Moggi per il pallone non è però un fatto estemporaneo, come invece per altri industriali o uomini d’affari che si affacciano nel mondo del calcio per assaporarne estemporaneamente l’aroma.

Luciano Moggi ha trascorso una intera carriera professionale quarantennale nel calcio, lavorandovi a tempo pieno. Ma Lei ci regala pure nel suo pezzo una primizia. La circostanza che Luciano Moggi lavori attualmente come consulente di Menarini al Bologna è una situazione smentita da entrambe le parti interessate. Chi Le scrive risiede in quel di Bologna e la circostanza non è certo di pubblico dominio sulla piazza felsinea. Sarebbe interessante che Lei (che è sicuramente in possesso di ben più dettagliate informazioni al riguardo) ci spiegasse meglio i contenuti del rapporto e di cui nessun altro giornale ora fa menzione. Dal mio modesto punto di vista in questo contesto è doveroso ricordare che lo scandalo di Calciopoli (o forse Farsopoli, a seconda di come lo si voglia interpretare), è iniziato proprio con la pubblicazione del contenuto di telefonate tra il Designatore Paieretto e l’arbitro Dondarini prima e dopo un rovente Sampdoria – Juventus.

Anche in quella occasione la stampa stralciò solo pezzi dell’intercettazione e li decontestualizzò per fare illazioni o addirittura ravvisarvi prove di illeciti e scorrettezze. Pochissimi pubblicarono la valutazione che fece il PM che stava appunto vagliando il contenuto della telefonata. Così si espresse, chiedendo al G.I.P. l’archiviazione, il dr. Marcello Maddalena Procuratore capo a Torino sul colloqui Pairetto-Dondarini “il contenuto della conversazione appare di solare luminosità. (..) E quindi si tratta di conversazione assolutamente... innocua (anche nell'ottica della peggior cultura del sospetto) perché di Sampdoria - Juventus non si parla proprio e, men che meno, si parla o si accenna ad un arbitraggio di favore per la Juventus.

” Ma, ora, rileggendo tutto quello che Le ho scritto mi sorge spontanea una domanda scomoda (che è poi il reale motivo che mi spinge a scriverle). E’ mia convinzione che Lei conosce precisamente e minuziosamente tutte le circostanze che Le ho ricordato ed evidenziato in precedenza. Lei si occupa professionalmente di setacciare le vicende extra agonistiche del modo del calcio; è una persona preparata e documentata; un giornalista di successo che attinge alle più aggiornate fonti di informazione. Se la mia impressione fosse fondata, mi aiuti cortesemente a capire il motivo per cui "lei" ha pubblicato l’articolo appena rivisto, disseminandolo con quelle imprecisioni. Attendo con fiducia un Suo cortese riscontro.
Federici 18/9/2009 14:40
                                http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=377


Catalanotti: 'avvocato che cerca di corrompere Pairetto

Trascrizione dell’intervento nell’udienza dell’avvocato Merlone difensore di Pierluigi Pairetto, sull' "Esposto" all'ordine degli avvocati di Milano presentato al collegio giudicante nel processo di Napoli dove anche lui è coinvolto

«Io volevo, anzi gradisco riferire quello che è stato un fatto accaduto per la prima volta nella mia professione, e sono quarantacinque anni che esercito questa professione, e che mi ha lasciato letteralmente di stucco. Ho appreso recentemente che il giorno 15 giugno scorso l’avvocato Catalanotti, difensore di una parte civile, molto agguerrito, ha convocato il mio assistito utilizzando un comune amico, e il Dottor Pairetto non sapeva con chi stava andando a parlare. Quest’incontro, nel corso del quale ha suggerito al MIO assistito, non al suo, di adottare un contegno processuale collaborativi nei confronti della Procura della repubblica di Napoli. ***Questo al fine di evitare una pesante condanna a suo carico. Io ritengo che sia fondamentale che il Tribunale valuti la sussistenza, al di là di quelli che sono i profili della responsabilità deontologica, ed è per questo che leggerò sommariamente quello che è stato un esposto inoltrato al Consiglio dell’Ordine di Milano nei confronti dell’Avvocato Catalanotti. E illustro, anzi leggo. Sono due paginette, però che ho interesse di leggere perché descrive il clima nel quale si sta sviluppando e si è sviluppato questo procedimento. *** “Premetto che ho vissuto e sto vivendo con grande inquietudine il procedimento penale avanti al Tribunale di Napoli, in cui rivesto il ruolo di imputato anche in ragione dell’incredibile pressione mediatica che sin dall’inizio lo ha caratterizzato. Ovvio che mi abbia causato pur rilevantissime sofferenze psicologiche dato che mi ritengo tuttora assolutamente estraneo alle contestazioni che mi sono state mosse dalla Procura partenopea. Dopo istintive agitazioni, non volendo creare ulteriori intralci, che potrebbero condizionare la serenità del Tribunale di Napoli, né modificare il mio atteggiamento processuale da sempre connotato da toni pacati (abbiamo sempre mantenuto un bassissimo profilo in questo processo), ritengo doveroso, alla luce di quanto occorsomi, portare alla conoscenza di codesto Consiglio dell’Ordine una spiacevole circostanza, e ciò in quanto l’episodio in questione ha come protagonista l’avvocato Bruno Catalanotti, rappresentante della parte civile Brescia Calcio, recentemente riammessa nel processo a seguito di sentenza della Corte di Cassazione, e che si è addirittura spinto a presentare un’istanza di ricusazione nei confronti del Collegio giudicante. ***Vengo ai fatti, seppur per sommi capi: nel giugno scorso, non ricordo esattamente se l’undici o il dodici, senza che avessi mai sollecitato alcun genere di intervento, mi veniva riferito da un amico che una persona di sua conoscenza si era proposta di incontrarmi per parlare del processo pendente a Napoli a mio carico, con l’intenzione di aiutarmi. Poiché ero curioso di conoscere l’identità di tale ignoto interlocutore, mi rendevo disponibile all’incontro che per il tramite del mio conoscente veniva concordato per il successivo lunedì quindici giugno a Firenze. Quel giorno, dopo essermi recato per un appuntamento di lavoro a Milano, mi ero diretto quindi verso Firenze. Durate il tragitto mi veniva segnalato che il luogo dell’appuntamento sarebbe stato l’hotel Four Seasons, nel centro della città. Ivi giunto, dopo un’attesa di circa mezz’ora, si presentava l’avvocato Bruno Catalanotti, che già conoscevo come il patrono della società Brescia Calcio e che aveva presentato istanza di costituzione di parte civile nel procedimento. Lo stesso era stato accompagnato dall’autista del comune conoscente, quest’ultimo pur presente. ***Dopo le presentazioni di rito, nel salone del bar dell’hotel, l’avvocato Catalanotti esordiva dolendosi innanzitutto per l’esclusione delle parti civili dal processo, dichiarando però che sarebbero state senz’altro reintegrate a seguito del ricorso presentato avanti alla Corte di Cassazione. In particolare il legale ancorava tale sicurezza alla propria esperienza dovuta ai propri trascorsi professionali quale magistrato. L’avvocato Catalanotti mi preannunciava che a suo parere tutti gli imputati, me compreso, avrebbero sicuramente riportato una severa condanna all’esito del processo, sicché mi consigliava di collaborare con la Procura della Repubblica di Napoli. A suo dir infatti, se avessi rivelato al pubblico ministero notizie interessanti, avrei potuto di certo ottenere un trattamento speciale, mi spiegava cioè, che la mia condotta (forse è un lapsus, intende condanna – ndr) avrebbe potuto essere contenuto antro i tre anni di reclusione, ossia entro i limiti dell’indulto.
Stupito e perplesso di tale suggerimento, rispondevo che ritenendomi assolutamente estraneo a tutte le accuse che mi erano state mosse, ritenevo inaccettabile anche un solo giorno di condanna! In ogni caso specificavo che non avrei potuto dire nulla di interessante per i pm, a meno di non inventarmi circostanze estranee alla realtà. Ribadivo inoltre che l’unica informazione, peraltro già riferita in altra sede, era la mia sussistenza di rapporti di amicizia e frequentazione di lunga data tra la mia famiglia e quella di altri imputati. ***L’avvocato Catalanotti a questo punto mi ricordava che la Procura di Napoli aveva richiesto pene molto severe anche per coloro che avevano scelto il rito abbreviato e certamente avrebbe concluso in modo ancor più severo nel giudizio ordinario tenuto conto che non ci sarebbero stati sconti di pena in questa sede. Mi suggeriva dunque di riflettere sul fatto che pure la mia famiglia avrebbe incontrato gravi difficoltà in conseguenza della mia condanna. ***In conclusione reiterava il suggerimento di collaborare con la Procura, invitandomi ad orientarmi in tal senso i tempi stretti. Poiché io ribadivo la circostanza di non avere nulla da riferire, il discorso virava su altri argomenti, anche se prima di allontanarsi, verso le ore venti, l’avvocato Catalanotti si raccomandava di non raccontare del nostro incontro ai miei difensori, dal momento che si trattava di una condotta non usuale che aveva riservato a me solo per la simpatia che nutriva nei miei confronti. ***Sino ad oggi avevo mantenuto riserbo su tale increscioso episodio angosciato per i connotati anomali ed esacerbati che ancora una volta andava assumendo questo processo. Dopo gli ultimi sviluppi peraltro, ho ritenuto mio malgrado necessario esternare il mio senso di profondo disagio di fronte al comportamento di un avvocato che si è sempre proposto come tutore della legalità e del contraddittorio. ***L’avvocato Catalanotti, per quanto mi hanno illustrato i miei difensori, avvocati Giorgio Merlone e Matteo Monatti, rammaricatisi con me per il mio eccessivo riserbo, non ha però esitato a porre in essere comportamenti quantomeno gravemente scorretti sotto il profilo deontologico soprattutto nei loro confronti” - Grazie - 30/10/2009 20:01 - fonte:giulemanidallajuve.com

Nota:
L'avvocato Catalanotti, difensore Brescia-parti civili, cerca di corrompere Pairetto per conto dei PM Beatrice e Narducci? Solo loro hanno interesse a che Pairetto cambi la deposizione... Fatto Gravissimo.

Roberto Calabrone

IL SOLE 24 ORE - LA SENTENZA MOGGI MALCOSTUME DIMENTICATO

Il primo atto di Calciopoli si è concluso ieri con una sentenza a suo modo sconcertante. Unici condannati, per modo di dire però perché è già scattato l'indulto, i Moggi, perdere figlio; assolti tutti gli altri imputati. Come sempre, per chi lo vorrà, sarà importante leggere le motivazioni. E poi a breve si aprirà un secondo, più consistente, troncone processuale sulla stessa vicenda. È difficle però non scorgere nella conclusione di ieri un piccolo paradigma del costume, meglio del malcostume, nazionale.

Quello per cui a fronte di responsabilità penali difficili da accertare magari anche per la fisionomia dei reati contestati, e la mente corre alla pronuncia sul crack Parmalat, il pericolo diventa quello di considerare legittime condotte almeno opache e al di fuori dell'etica pubblica. Anche di quella sportiva. Perché, a svelarlo per una volta sono le tanto vituperate intercettazioni, che una prassi almeno sleale fosse stata instaurata tra alcuni dirigenti sportivi e i vertici della classe arbitrale è cosa nota. Allora importante è conservare ancora la capacità di distinguere tra procedimento penale, con il suo esito da criticare eventualmente, e disvalore sociale.

2 - MOGGI CONDANNATO. PER MANCANZA DI REATI...
Renato Farina per "Libero"

Moggi Padre: diciotto mesi di carcere. Moggi Figlio: quattordici mesi. Se ci fosse stato in giro anche un Moggi Spirito Santo un annetto glielo appioppavano pure a lui. Gli altri: assolti. La clamorosa inchiesta romana che doveva decretare l'esistenza del calcio come sistema mafioso dominato da Moggi è finita nella condannuccia per reati da bar sport: violenza privata e minacce.

Infatti Moggi padre (e un po' anche il figlio) avrebbero costretto un calciatore a giocare per meritarsi un aumento di stipendio, e avrebbero fatto sapere a un altro che l'allenatore non lo voleva e se non accettava il trasferimento sarebbe finito in tribuna. (Non è passata invece l'accusa orribile del calciatore Fabrizio Miccoli, il quale si era lamentato coi giudici perché una volta la squadra lo aveva dimenticato in pullman: per una condanna forse occorreva almeno lo abbandonassero a un autogrill).
Renato Farina - Foto PizziRenato Farina - Foto Pizzi

Dimenticavo un'avvertenza: spogliarsi per un attimo delle sciarpe colorate della propria squadra di appartenenza calcistica. Ho fatto fatica anch'io: sono iscritto all'Inter club. Resto dell'idea che la Juve abbia rubato due scudetti, come hanno fatto anche il Milan e la Roma, sin dai tempi di Mussolini; invece l'Inter se li è meritati tutti, anche quando Italo Allodi aveva cura degli arbitri nell'evo di Herrera. Però basta così. Qui c'è di mezzo una tragedia.

Ho letto e riletto le intercettazioni, ho seguito il processo. Parlo di Luciano Moggi: non lo sopportavo anch'io, come ogni interista che si rispetti. Ma se il rigore non c'è, non c'è. E a lui è stato confezionato, prima di qualsiasi valutazione seria dei fatti, il pigiama a righe del delinquente. Va così. Di tanto in tanto serve il cinghiale espiatorio, per ricominciare peggio di prima. Ma la civiltà è dire che non si fa. Invece anche stavolta si è fatto.

Si è sdraiata la bestia sul tavolaccio, ma poi proprio non si poteva tagliargli la gola a causa dell'insussistenza assoluta di prove e di indizi. Allora si è deciso per salvare la faccia alla giustizia, che ha speso montagne di denari, di ferire Moggi un tantinello alla guancia. Tanto chi vuoi che protesti? Trattasi di Moggi. È cattivo per definizione mitologica.

Sacrifichiamo lui che ci si deve essere fatto il callo. Ovvio: per il Bene della Causa. Anzi: delle Cause. Quella della casta giudiziaria. E quella dei moralizzatori del calcio, specie i bravi giornalisti sportivi, i quali intravedevano un mondo tenuto alle redini dai loro articoli alla candeggina. I risultati saranno, andando avanti in questa maniera, la rovina proprio della magistratura e l'assassinio del calcio pur di far fuori Moggi.

Sei cross per chi ha buona testa
Tento qui di produrre alcune non dico idee, non esageriamo, ma qualche cross per chi abbia una buona testa.

1) Questo processo è stato basato su un'imponenza di intercettazioni mai vista, pubblicate e sceneggiate in tivù come antecedente fumogeno per preordinare la colpevolezza. Non importa cosa c'entrino: ci sono, creano l'alone del mostro. Più alcuni testimoni. Eccoli, arrivano. Il principale accusatore è stato un dirigente della Roma, poi finito al Real Madrid e infine alla nazionale inglese, Franco Baldini. È lui a denunciare il sistema Moggi-Gea. E a proporre la presunta pistola fumante: il caso di Giorgio Chiellini, oggi in nazionale. Secondo Baldini l'allora terzino sarebbe dovuto finire alla Roma, ma il presidente del Livorno gli disse...
Nicola AmorusoNicola Amoruso
 
Mi accorgo che sto entrando nei particolari. Mi fermo. Il pettegolezzo e un evidente rancore personale basta a dimostrare che c'era una mafia, una ragnatela di schiavismo? Non era credibile. Ad accusare ci sono stati poi dei procuratori, ma si capiva che prevaleva l'invidia e forse il desiderio di far fuori la concorrenza per mano dei giudici. Ci sono stati poi calciatori, oltre il doloroso caso di Miccoli, che hanno denunciato queste tremende violenze: «Se non firmi, finirai per giocare nel giardino di casa tua». Mamma mia.
 
2) Persino il pubblico ministero ha implicitamente riconosciuto che la sentenza di assoluzione dall'accusa di associazione a delinquere era uscita a pezzettini. Ha dovuto ammettere: «I calciatori non hanno collaborato, fanno parte del sistema». Ma come? È stato proprio il sistema che per durare ha fatto fuori Moggi.

Semmai il fatto che tanti calciatori, pur sospinti dalla Gazzetta dello Sport e dai dirigenti del nuovo tipo, si siano rifiutati di alimentare le accuse prova come questo processo sia stato una fiera delle vanità accusatorie. A loro conveniva adeguarsi al nuovo corso. Invece sono stati leali. Che senso ha attaccarli come omertosi per di più da uno stimato pm? Se ha le prove persegua. Se no taccia.
 
3) Come si fa a non capire che era "necessaria" almeno una piccola punizione? Si era mosso il mondo. Un'assoluzione generale avrebbe finito per palesare la ridicolaggine di una dissipazione di denaro e di energie della giustizia per esaminare delle pinzillacchere. Ed ecco la condannuccia. Non abbiamo alcun dubbio sulla buona fede e la competenza tecnica e morale del tribunale di Roma. Ma se si rivedono gli episodi alla moviola, il rigore fischiato contro Moggi non c'era e non meritava l'espulsione.
 
Forse gli arbitri (del tribunale), di certo onesti e preparati, inevitabilmente soffrono - roba inconscia - di una sudditanza psicologica verso le potenze dominanti. Se avessero accettato come prova gli errori degli arbitri (di calcio), e le complicazioni contrattuali (dei calciatori) per documentare l'esistenza di una cupola, dovrebbero perseguire i nuovi capi mafia. Dato che errori e complicazioni perdurano. E allora? Ecco la minicondanna.
AncellottiAncellotti
 
4) Le violenze. Esaminiamo i casi dei calciatori-vittime (presunte). Nicola Amoruso (attuale attaccante del Torino). Alla fine del campionato 2001-2002 Carlo Ancelotti fa sapere di non volerlo più alla Juventus. Moggi convoca Amoruso e gli dice: qui non hai spazio, ti conviene accettare il trasferimento al Perugia, se no finisci in tribuna e non giochi. Amoruso alla fine accetta, e si becca pure un aumentone di stipendio. È violenza, è minaccia? Mobbing contro un miliardario? Ma va'. Altro caso. Manuele Blasi (oggi centrocampista del Napoli).
 
La Juve lo presta al Parma. Lì risulta positivo al doping: otto mesi di squalifica. Rientra alla Juve nell'estate del 2003, non proprio in pompa magna. E subito Stefano Antonelli, a nome di Blasi, incredibilmente telefona: vuole per il suo assistito aumento e proroga del contratto. Moggi dice: niente da fare, con te non parlo, prima il giovanotto deve dimostrare di meritarsi sul campo soldi e nuovo contratto. Il mediano gioca bene, ottiene l'una e l'altra cosa. Testimonierà a favore di Moggi. Il giudice prende invece sul serio la testimonianza di Antonelli.
 
Partorito un "moggiolino"
5) La sentenza dice che Moggi non è il Padrino. E finisce per sostenere che l'allora direttore sportivo della Juventus alla fine ha agito - secondo loro esagerando con le parole - solo negli interessi della Juve: obbedendo all'allenatore (Ancelotti lo ha testimoniato al processo) e consentendo risparmi sugli ingaggi. Persino insegnando ai calciatori come si sta al mondo. Sarebbe facile essere generosi con i soldi degli altri. A questo punto la Juventus dovrebbe proporlo per una medaglia, invece di scaricarlo.
 
Ma anche la Lega Calcio e la Federcalcio dovrebbero difenderlo. Nella sentenza è insito un precedente pericoloso per ogni società di calcio: dire no a un calciatore, spiegargli che è bene - non per noccioline - cambiare squadra, può diventare causa di condanna al carcere. Vuol dire che i calciatori oltre ad essere padroni di conti in banca milionari potranno esercitare un ricatto formidabile verso le squadre. Avanti, ci aspettiamo un pacco di denunce.

6) Riflessione extra-Moggi. Era ovvio si sarebbe arrivati comunque a una condanna. È tale il legame oggettivo che lega i pubblici ministeri e i giudici di merito che lavorano nello stesso palazzo e appartengono al medesimo sindacato e rispondono allo stesso Csm, che inevitabilmente quando c'è molto rumore di stampa e molti denari spesi nell'inchiesta, si finisce per condannare almeno un pochino, oppure assolvere e in parte prescrivere (vedi Andreotti). In questo modo l'immane macchina almeno può dire di aver partorito un moggiolino.

È chiaro a tutti che occorre la separazione delle carriere dei magistrati, oppure bisogna aspettare l'altro processo al calcio, quello di Napoli? - Renato Farina Libero, 9 gennaio 2009
L'EMBLEMA DELLA GIUSTIZIA ITALIANA? QUESTO BEDUINO E IL PRESIDENTE DEI MAGISTRATI!