mercoledì, dicembre 07, 2005

Roberto beccantini e il dr.Watson e a sherlokko ndo u lassasti? La scoperta del delitti del tuo idolo (peppino prisco) ti ha sorpeso"

 In difesa della mia compagna di viaggio


contro il suo peggior nemico: Roberto Beccantini!

Cassazione Penale Sent. n. 8327 del 14-07-1998
Isnsolvenza (fallimento Banco Ambrosiano, Svolgimento del Processo
 Prisco Giuseppe: Condanna e motivazione

Prisco Giuseppe
In relazione alla posizione dell'imputato Prisco Giuseppe sia il Tribunale che la Corte d'Appello di Milano hanno dato particolare rilievo al fatto che l'imputato oltre ad avere assunto l'incarico di componente del consiglio di amministrazione del Banco Ambrosiano, analoghe funzioni aveva svolto dal luglio 1977 presso la società "Rizzoli Editore", perché ritenevano che tale duplice incarico aveva finito per porlo in una situazione privilegiata al fine di percepire le reali e progressive dimensioni del dissesto e le cause che lo avevano determinato.

Inoltre, la solidarietà manifestata dall'imputato nel confronti di Roberto Calvi ed in tutte le iniziative da questi assunte, solidarietà protrattasi anche dopo l'improvvisa scomparsa di quest'ultimo, è stata interpretata nelle conformi sentenze dei giudici di mento come sintomatica della complicità, indissociabile dal rapporto di intensa collaborazione che si era instaurato tra i due soggetti.

Secondo la ricostruzione dei giudici di mento, Prisco era entrato a far parte del consiglio di amministrazione della società Rizzoli come un uomo di assoluta fiducia di Calvi, e si era reso parte diligente per la nomina di Bruno Tassan Din a direttore generale di quella società, nel momento in cui Calvi, con la complicità di Gelli ed Ortolani, ne acquisiva il pieno controllo.

Nessuna iniziativa aveva assunto neppure quando la stampa aveva diffuso gli elenchi degli affiliati alla loggia massonica denominata "P2", e cioè quando aveva saputo che tutti i protagonisti di quell'operazione, effettuata attraverso cospicui finanziamenti da parte del Banco Ambrosiano, a quella loggia appartenevano.

Era altresì emerso che l'imputato non aveva esitato a solidarizzare con Calvi sia durante la detenzione che dopo la scarcerazione: durante la detenzione di Calvi, pur preoccupato di fronte alla necessità di sostituire questi alla guida della banca, non aveva assecondato il proposito di chi quella sostituzione voleva attuare, tant'è che, appena Calvi fu rimesso in libertà, fu proprio Prisco ad assumere l'iniziativa per dissuadere Mozzana da ogni diversa decisione, prospettando a chi non condivideva la sua opinione, che sostituire Calvi in quel momento poteva servire solo a voler significare che fondate erano le accuse che in quel procedimento la Procura di Milano aveva formulato.

Nella sentenza impugnata si evidenziava altresì che Prisco, in quel procedimento penale nel quale era stato direttamente coinvolto Calvi, aveva assunto la difesa del coimputato Valeri Manera, ed in tale veste, non aveva certo potuto ignorare la genesi del processo, le prove acquisite dall'accusa, le giustificazioni offerte dagli imputati, e, soprattutto, era stato informato del contenuto complessivo del rapporto del dr. Padalino, e, quindi, anche della parte che sino a quel momento era rimasta riservata, e nella quale si sottolineavano le preoccupazioni dell'ufficio ispettivo della Banca d'Italia sulle esposizioni debitorie del Banco Ambrosiano e si invocava una permanente e diffusa attività di efficace vigilanza, la cui necessità era resa evidente dalla scarsa collaborazione che era stata offerta, nella ricostruzione delle più rilevanti operazioni finanziarie.

L'imputato, inoltre, non aveva esitato nel solidarizzare con Calvi anche in occasione della vicenda conclusasi con le clamorose dimissioni di Carlo De Benedetti, allorquando, con la mediazione dell'avvocato Chiaraviglio, si tentò ma senza alcun apprezzabile successo, di convincere De Benedetti a motivare le sue dimissioni in modo diverso, sì da occultare, ancora una volta, con quali criteri la banca veniva gestita; ed era stato ancora Prisco il promotore del comunicato diffuso al termine della riunione del consiglio di amministrazione del 17 febbraio 1982, quando in risposta al dubbi espressi dalla Banca d'Italia, dopo le dimissioni di De Benedetti, sulla capacità degli organi collegiali preposti all'amministrazione del Banco Ambrosiano di assumere, responsabilmente, autonome determinazioni, si manifestò stupore ed indignazione, quasi che i presupposti di fatto che quell'interrogativo giustificavano fossero stati artificiosamente creati per rappresentare una diversa realtà; e pur dopo la scomparsa di Calvi, quando già si profilava, in termini concreti la possibilità dell'amministrazione straordinaria, era stato Prisco nel corso di un incontro con il dr. Noto della sede milanese della Banca d'Italia a sconsigliare quella possibilità e, nel contempo, a manifestare il suo dissenso anche all'opzione alternativa, e cioè a quella di sostituire a Calvi Bagnasco.

Pertanto, sulla base di tali elementi, la Corte di Appello di Milano confermava la condanna dell'imputato per i reati a lui ascritti ai capi 1-A - B - C - D e, in considerazione dell'avvenuta transazione con le parti civili, concedeva le attenuanti generiche che valutava equivalenti alle contestate aggravanti e riduceva la pena ad anni cinque e mesi quattro di reclusione.

Quanto alla distrazione conseguente all'acquisto di azioni attraverso la società "Suprafin" (capo 1-E), si escludeva la partecipazione dell'imputato, essendo i finanziamenti avvenuti in epoca precedente al suo ingresso nel consiglio di amministrazione del Banco Ambrosiano.

La sintetica esposizione dei motivi sui quali è fondata la conferma della condanna del primo giudice si è resa necessaria al fini dell'analisi dei numerosi rilievi prospettati dalla difesa del ricorrente, ed affidati ai motivi principali, a quelli aggiunti e ad un'analitica e diffusa memoria.

L'imputato ha, innanzi tutto, denunciato l'errata applicazione dell'art. 216, comma 1, n. 1, della legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267), sostenendo che la sentenza impugnata era pervenuta a quelle conclusioni unicamente perché aveva ritenuto configurabile il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione allorquando l'atto dispositivo non rientra nell'oggetto sociale e si rivela pregiudizievole per gli interessi economici dell'impresa e non aveva dato, invece, alcuna rilevanza al fatto che le operazioni finanziarie approvate dal consiglio di amministrazione del Banco Ambrosiano erano state deliberate quando lo stato d'insolvenza non ancora esisteva o, comunque, non si era manifestato.

Ed attraverso tale lacunosa indagine, secondo il ricorrente, la sentenza impugnata aveva finito per dissociare il dolo della bancarotta da un suo essenziale presupposto, e cioè la preventiva conoscenza dell'insolvenza dell'azienda.

Osserva la Corte che il rilievo, riproponendo all'attenzione del Collegio una problematica che ha remote origini e che in dottrina ha suscitato controverse soluzioni, non è in alcun modo condivisibile: ai fini della sua stessa prospettazione sono carenti i presupposti di fatto sul quali quel rilievo è fondato, posto che, come già si è osservato, la solidarietà manifestata dall'imputato a Calvi ed ai criteri da questi seguiti nella gestione della banca è stata espressa, con indubbia continuità, sino al 13 giugno 1982, quando ormai la prospettiva dello scioglimento degli organi amministrativi era divenuta una concreta realtà e quando le cause che quell'evento preannunciavano erano evidenti.

Sarebbe, quindi, arbitrario ridurre il contributo offerto dall'imputato nell'amministrazione del Banco Ambrosiano ad episodi precedenti al 1980, e cioè ad un periodo che precede la manifestazione dello stato d'insolvenza, quando, invece, è dimostrato, e d'altronde neppure l'imputato lo ha mai contestato, che la sua permanenza nel consiglio di amministrazione è cessata soltanto quando il Banco Ambrosiano fu sottoposto ad amministrazione straordinaria.

Inoltre, il rilievo dedotto dal ricorrente finisce per attribuire rilevanza penale all'atto dispositivo compiuto dall'imprenditore commerciale solo allorquando l'insolvenza si è oggettivamente manifestata nelle sue reali dimensioni ed è stata percepita.

Ma la giurisprudenza di questa Corte, formatasi sulla base di un'attenta interpretazione della norma incriminatrice, si è da tempo orientata, ed in maniera sempre più costante, nell'affermare che tutte le ipotesi alternative previste nell'art. 216, comma 1, n. 1, del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, si realizzano mediante condotte che determinano una diminuzione del patrimonio, diminuzione pregiudizievole per i creditori: per nessuna di quelle ipotesi la legge richiede un nesso causale tra la condotta dell'autore ed il dissesto dell'impresa, sicché né la previsione dell'insolvenza come effetto necessario, possibile o probabile, dell'atto dispositivo, né la percezione della sua stessa preesistenza nel momento del compimento dell'atto, possono essere condizioni essenziali ai fini dell'antigiuridicità penale della condotta.

Non va dimenticato che il fallimento, al quale va equiparata la liquidazione coatta amministrativa, non costituisce affatto l'evento del reato di bancarotta, sicché arbitrario sarebbe pretendere un nesso eziologico tra la condotta, realizzatasi con l'attuazione di un atto dispositivo che incide sulla consistenza patrimoniale di un'impresa commerciale, ed il fallimento.

E del resto, quando il legislatore ha ritenuto necessaria l'esistenza di siffatto rapporto, lo ha previsto espressamente, non sottraendosi all'onere di indicare entro quali limiti temporali la condotta può assumere rilievo penale: basti pensare alla bancarotta semplice documentale (art. 217 comma 2, della legge fallimentare), ipotesi in cui è il triennio precedente alla dichiarazione di fallimento il perimetro entro il quale può trovare legittimo spazio l'indagine conoscitiva del giudice penale.

D'altronde, come più volte questa Corte ha ribadito (cfr. Sez. V, 26 giugno 1990 ric.. Berdoni, etc.), se si accettasse una diversa soluzione, verrebbe compromesso l'ineludibile principio del rispetto della tassatività della fattispecie penale, giacché nella stessa avrebbe rilevanza una condizione che, se pur proiettata verso un evento certo, quale la dichiarazione di fallimento, utilizzerebbe un elemento del tutto arbitrario, affidato ad una soggettiva valutazione, quale l'individuazione del periodo "prossimo" alla dichiarazione di fallimento.

Né, per giustificare una diversa conclusione, può essere utile o determinante obiettare che, l'imprenditore, al pari di ogni altro soggetto, conserva la libera disponibilità dei beni almeno sino all'insorgenza dello stato d'insolvenza: la previsione normativa del reato di bancarotta fraudolenta non disconosce quel diritto, né, tantomeno, il suo legittimo esercizio, funzionale alla realizzazione delle scelte imprenditoriali: ciò che l'ordinamento vuol salvaguardare è soltanto che l'esercizio di quel diritto sia correlato agli interessi economici dell'impresa.

Quando da tali interessi si prescinde, per perseguire finalità che nulla hanno a che vedere con l'oggetto sociale, e nel contempo le scelte effettuate determinano o aggravano una diminuzione delle risorse patrimoniali, ci si pone nell'area di una potenziale illegittimità penale, perché già si compromettono le legittime aspettative dei creditori e si espone a rischio la stessa sopravvivenza dell'impresa.

E quando sopraggiunge l'accertamento giudiziale dell'insolvenza, l'atto dispositivo si identifica in una distrazione di attività, perché quell'accertamento, lungi dal costituire l'evento del reato, cristallizza gli effetti patrimoniali negativi che ne sono conseguiti, quale che sia l'epoca in cui quella scelta è stata compiuta.

E non sussistendo apprezzabili motivi per dissentire da tale conclusione che rappresenta, come già si è rilevato, il risultato di una costante elaborazione giurisprudenziale, essa va in questa sede riaffermata e del tutto superfluo appare rimettere la decisone del problema prospettato dal ricorrente al vaglio delle Sezioni Unite, così come da lui richiesto.

Neppure meritevole di accoglimento è il secondo motivo di ricorso e con il quale la difesa dell'imputato ha denunciato l'erronea applicazione dell'art. 314 c.p.p., in relazione al diniego di una consulenza tecnica.

Come già si è avuto modo di precisare, la Corte di Appello di Milano, sia nella sentenza del 10 giugno 1996. che nell'ordinanza del 5 giugno 1996 - entrambe impugnate dall'imputato - aveva ritenuto superfluo un accertamento tecnico sullo stato d'insolvenza del Banco Ambrosiano e sulla ricognizione delle cause che lo avevano determinato, osservando che le risultanze acquisite non proponevano, a tal riguardo, elementi di incertezza: la ricostruzione delle operazioni finanziarie che quel dissesto avevano provocato o aggravato era stata compiuta da un organo tecnicamente qualificato, quale il collegio dei commissari liquidatori e la documentazione acquisita anche dalle consociate estere del Banco Ambrosiano suffragava quelle conclusive indicazioni.

Pertanto, la superfluità di un accertamento tecnico è stata congruamente motivata anche alla luce della rinnovata formulazione dell'originario contenuto dell'art. 314 c.p.p., e, come tale, si sottrae al sindacato di questa Corte, in quanto l'obbligo di provvedere ad un accertamento tecnico, nel giudizio, è sempre subordinato alla ravvisata necessità di un'indagine che richieda particolari cognizioni.

Con il terzo motivo di ricorso l'imputato ha dedotto l'omessa e la contraddittorietà di motivazione dell'impugnata sentenza, sostenendo, e con articolate argomentazioni, illustrate anche nella successiva memoria, che si era omesso di considerare che la condotta realizzata era il risultato di un inganno, in quanto la patologia dei finanziamenti era costituita dal fatto che essi avevano una destinazione diversa rispetto a quella dichiarata e, quindi, nota al consiglio di amministrazione, e che tutto l'apparato estero del Banco Ambrosiano era stato organizzato in modo da operare nella maggiore segretezza possibile.

Ha inoltre osservato il ricorrente che tutte le pratiche venivano istruite dall'organo tecnico ed erano corredate dal relativi pareri favorevoli e che, comunque, durante la sua permanenza nel consiglio di amministrazione, non tutti i finanziamenti erano passati al vaglio di tale organo, ma soltanto quelli per importi superiori ai diciotto miliardi. Infine, quanto alla condanna per il reato di bancarotta documentale, l'imputato ha osservato che la sentenza impugnata aveva omesso di considerare che i bilanci e le relazioni venivano predisposti sempre da organi tecnici e che, quanto al rendiconto, nella lettera del giorno 8 luglio 1982 si era segnalata l'impossibilità di una completa ricostruzione, sicché carente era stata l'indagine sia in relazione alla ricostruzione oggettiva dei fatti, che in merito alla ricerca e valutazione dell'elemento psicologico del reato.

Osserva la Corte che nessuno dei rilievi su esposti è condivisibile.

Le circostanze indicate dal ricorrente non sono state trascurate dai giudici di merito, ma sono state ritenute ininfluenti ai fini dell'accertamento delle responsabilità penali dell'imputato in relazione alle varie ipotesi contestate, perché si è considerato che la condotta manifestata dell'imputato sia nel corso del biennio in cui aveva rivestito l'incarico di componente del consiglio di amministrazione del Banco Ambrosiano, e cioè dal 12 aprile 1980 al 17 giugno 1982, che nel precedente e maggior periodo in cui analogo incarico, per volontà di Calvi, aveva ricoperto presso la società Rizzoli Editrice, vi era stata sempre un'incondizionata accettazione delle iniziative assunte da Calvi, benché tutta una serie di circostanze avrebbero dovuto indurre chi a quell'ufficio era preposto ad attivarsi per un corretto adempimento dei propri doveri.

Lungi, quindi, dall'ipotizzare una condotta omissiva, espressione dell'altrui inganno, i giudici del merito hanno evidenziato come il comportamento dell'imputato assumeva la più grave connotazione di una consapevole connivenza, in quanto la solidarietà manifestata a Calvi e sino a dopo la scomparsa dello stesso, non si esauriva nell'ambito riduttivo di un rapporto intersoggettivo, ma comprendeva l'attività amministrativa concretamente espletata dal banchiere, tant'è vero che era stato proprio l'imputato, come già si è notato, a protestare con la Banca d'Italia quando questa nel febbraio 1982, aveva sollecitato il consiglio di amministrazione ed il collegio sindacale all'effettivo esercizio delle loro funzioni.

E se vero è che, come affermato dal ricorrente, la patologia dei finanziamenti consisteva nella destinazione a finalità diverse da quelle dichiarate, è altrettanto indubbio che l'occultamento delle reali destinazioni, almeno in relazione alle operazioni per impadronirsi del controllo della società Rizzoli non potevano sfuggire a chi, come Prisco, della gestione di questa società era partecipe e tale era diventato per volontà di Calvi, e per giunta con poteri di veto che accrescevano ma non certo attenuavano i poteri decisori.

Se poi in tale quadro si inseriscono, come è stato doverosamente fatto dai giudici di merito, tutte le altre circostanze che proprio dal 1980 al 1982 si erano manifestate e che erano univocamente sintomatiche dei metodi fraudolenti con i quali veniva gestita la banca, non si vede in quale vizio di motivazione sia incorsa l'impugnata sentenza allorquando da quelle circostanze ha tratto la convinzione che Prisco, più di tutti gli altri componenti del consiglio di amministrazione, e per le ragioni su esposte, era a conoscenza di quella realtà, della quale aveva avuto diretta esperienza qualche anno prima, quando cioè aveva accettato di essere il patrocinatore degli interessi di Calvi e dei suoi collaboratori nella Rizzoli, interessi che nulla avevano a che vedere con le finalità speculative di una banca.

E tale maturata consapevolezza, vivificata dal susseguirsi di una serie di vicende che nella loro efficacia sintomatica si armonizzavano nella stessa direzione, non poteva non essere utile anche al fini della ricerca e della valutazione dell'elemento psicologico richiesto per la configurazione del reato di bancarotta fraudolenta documentale.

La Corte di Appello di Milano non ha ignorato che al vaglio del consiglio di amministrazione erano sottoposti soltanto i finanziamenti che superavano l'importo di diciotto miliardi, né che i bilanci e le relazioni erano redatte da organi tecnici che operavano alle dirette dipendenze di Calvi, ma ha motivatamente escluso che entrambe tali circostanze potessero far dubitare della colpevolezza dell'imputato: molti depositi fiduciari superavano quell'importo ed erano stati approvati dal consiglio del quale Prisco faceva parte, come pure era avvenuto per alcuni finanziamenti a favore di imprese che operavano in Italia e per quelli erogati alle consociate estere del Banco Ambrosiano, nonostante i reiterati ed allarmanti rilievi della Banca d'Italia.

Il coinvolgimento di Calvi in quel procedimento penale che evocava non personali iniziative, ma pregiudicate scelte operative che coinvolgevano direttamente il Banco Ambrosiano, il Credito Varesino, la Banca del Gottardo e le società Toro Assicurazioni, e quindi l'intero gruppo, accusato, e non senza fondamento, di avere illecitamente esportato oltre 23 miliardi di lire, era già sintomatico di una disinvolta gestione, non certamente sensibile al rispetto della trasparenza, e soprattutto degli stessi interessi della banca; ma se poi in tale contesto si inseriva la relazione del dr. Padalino che illustrava i dubbi e le gravi perplessità anche sulla destinazione del denaro erogato alle consociate estere del Banco Ambrosiano, vi erano ragioni più che sufficienti per dubitare della correttezza formale e sostanziale di quelle operazioni e, quindi, per sollecitare una doverosa attenzione di chi era preposto alla loro approvazione e verifica.

Ne consegue che sotto tale profilo i rilievi dedotti dal ricorrente non sono condivisibili, perché le conclusioni alle quali è pervenuta la Corte di Appello di Milano non sono fondate su mere congetture, né su arbitrarie ipotesi, ma sono soltanto il risultato logico dell'analisi corretta e completa delle risultanze acquisite.

E d'altronde, è pur vero che, come ha sostenuto la difesa del ricorrente, le bozze dei bilanci venivano predisposte materialmente dagli uffici tecnici della banca, ma è altrettanto incontestabile che all'onere della loro verifica doveva provvedere il consiglio di amministrazione e quest'onere, attesa l'esistenza di quei gravi indici di allarme, imponeva un adeguato controllo che non poteva certamente esaurirsi in una cieca accettazione dei dati contabili rappresentati da chi aveva interesse ad occultare la realtà.

La sentenza impugnata, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, non ha certamente ignorato né il contenuto della relazione del dr. Desario che segnalava una riduzione dei finanziamenti del Banco Ambrosiano alle consociate estere, né tantomeno la riconducibilità dell'iniziativa di costituire un comitato esecutivo che avrebbe dovuto limitare i poteri di Calvi. Ma la sentenza impugnata ha dovuto prendere atto - e la circostanza è documentalmente provata - che il contenuto del rapporto Desario fu reso noto dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza e, comunque, non esponeva che una parte della verità, perché se diminuiti erano i finanziamenti diretti, aumentati risultavano quelli indiretti, e quanto al comitato esecutivo, esso non aveva di fatto esercitato le funzioni per le quali era stato concepito, perché in realtà si era trattato di un mero espediente tattico escogitato da chi, come Prisco, voleva conservare Calvi alla guida della banca e, nel contempo, offrire all'organo di vigilanza la parvenza di un valido ed efficace tentativo per ricondurre la gestione dell'azienda nel binario della legalità dopo le note vicende che avevano determinato l'arresto di Calvi.

Ed una volta escluso che il fallimento sia un elemento costitutivo della fattispecie, non può che convenirsi con quanto affermato nell'impugnata sentenza, e cioè che non era in alcun modo necessario dimostrare, da parte dell'accusa, un nesso tra la condotta ed i suoi effetti, una volta accertato che le attività del Banco Ambrosiano, con la compiacente e costante collaborazione dell'imputato, venivano destinate a finalità diverse da quelle consentite e che tale consapevolezza si ripercuoteva, necessariamente, sulla falsa ed ingannevole rappresentazione della realtà, rappresentazione difesa sino all'ultimo, nonostante le diverse e reiterate insistenze dell'organo di vigilanza, preposto alla tutela di pubblici interessi, e di chi, come De Benedetti, aveva invano chiesto di essere posto al corrente della reale situazione economico-finanziaria del Banco Ambrosiano sei mesi prima che il dissesto fosse accertato dall'autorità giudiziaria competente.

Quanto, infine, alla sottoscrizione del falso rendiconto, le giustificazioni offerte dall'imputato sono state motivatamente disattese, una volta accertatosi che erano stati utilizzati i risultati contabili contenuti nel bilancio del 1981 e si era perpetrata una valutazione artificiosa della partecipazione nella holding lussemburghese e dei crediti vantati verso le consociate estere ed i beneficiari dei vari finanziamenti, erogati senza opportune garanzie e destinati, non di rado, a fini diversi da quelli dichiarati.

Il rendiconto presentato ai commissari liquidatori il 20 luglio 1982 altro non doveva contenere che la rappresentazione sintetica della situazione contabile maturatasi dopo l'approvazione dell'ultimo bilancio, sicché almeno in quella sede si aveva l'opportunità di abbattere il veto protettivo del silenzio sulla reale condizione della banca e se ciò non avvenne non fu certo per l'impossibilità materiale di farlo, bensì per l'avvertita esigenza di perpetuare una rappresentazione che doveva occultare come il patrimonio del Banco Ambrosiano fosse stato già tutto inghiottito dalle perdite due anni prima, cioè nel 1980, e che le successive operazioni, giustificate dai più disparati interessi, incompatibili certamente con un reale programma di risanamento, avevano avuto un solo risultato, e cioè quello di consolidare l'indebitamento, aumentandone progressivamente la consistenza.

È stato questo il percorso logico seguito dall'impugnata sentenza, sicché non solo non emergono aspetti di manifestata illogicità, ma neppure risultano sottratte alla doverosa analisi dei giudici dell'appello circostanze rilevanti, potenzialmente idonee a giustificare una diversa decisione.

È del pari destituito di qualsiasi fondamento il rilievo dedotto dal ricorrente nei motivi aggiunti, in relazione alla valutazione dell'elemento psicologico del reato, posto che nella sentenza impugnata la condotta ascrivibile all'imputato non è stata ricostruita nell'ambito riduttivo di un comportamento negligente, non attento ai segnali d'allarme.

Esso è stato ritenuto sintomatico di una volontaria adesione alle scelte operative di Calvi, nella piena consapevolezza che il risultato di quelle scelte era la sottrazione di attività dal patrimonio della banca, sottrazione della quale l'imputato era stato un indiretto beneficiario e, nel contempo, attento ed interessato testimone, quando nel consiglio di amministrazione della Rizzoli Editore non potè non percepire l'interesse di Calvi e dei suoi complici ad ottenere il controllo di quella società, attraverso finanziamenti che nulla avevano a che vedere con le attività speculative del Banco Ambrosiano.

Né a diversa conclusione poteva pervenirsi sulla base della conclusione giudiziaria del procedimento che aveva visto coinvolto lo stesso imputato nella bancarotta conseguente alla dichiarazione d'insolvenza della società Rizzoli, posto che in quel procedimento non era in discussione la genesi dei finanziamenti del Banco Ambrosiano, né i motivi che li avevano giustificati, bensì soltanto la loro effettiva destinazione.

E quanto alla quotazione in borsa delle azioni del Banco Ambrosiano, quell'operazione non rappresentava certo la prova del definitivo superamento di una situazione di crisi, quanto, piuttosto, lo strumento al quale la Banca d'Italia aveva fatto ricorso per ottenere alcuni adempimenti formali, quale la presentazione di un bilancio consolidato, che, secondo le intenzioni dei proponenti, doveva servire per ottenere una meno incompleta rappresentazione delle esposizioni debitorie all'estero, aspettativa delusa dal massiccio ricorso ai finanziamenti interbancari.

Pertanto, anche sotto tale aspetto la sentenza impugnata si sottrae ai rilievi del ricorrente.

Quanto infine all'ultimo motivo di censura, concernente il giudizio di comparazione e la determinazione della pena, il ricorso è ai limiti dell'ammissibilità, posto che attraverso i rilievi dedotti si propone alla Corte una rivalutazione complessiva del fatto e della personalità del colpevole al fine di pervenire ad una più favorevole decisione: ma tale rivalutazione è preclusa in questa sede.

La sentenza impugnata ha riconosciuto all'imputato le attenuanti generiche, valutando positivamente il suo comportamento processuale, ma ha giudicato tali attenuanti equivalenti alle contestate aggravanti in considerazione non solo dell'oggettiva gravità dei fatti accertati, ma soprattutto dell'attivo ed autorevole contributo offerto da Prisco alla loro realizzazione e tale valutazione è in questa sede incensurabile.


Né risulta che al fini della concreta determinazione della pena la sentenza impugnata non abbia utilizzato legittimamente i criteri previsti dall'art. 133 c.p., posto che ha tenuto conto, espressamente, sia della gravità dei reati accertati, desumendola dalle modalità con le quali si era esplicata la condotta, oltre che dalla gravità complessiva del danno arrecato, che della capacità a delinquere dell'imputato, negativamente caratterizzata dalla stessa reiterazione della condotta delittuosa: ne consegue che il potere discrezionale del giudice di merito è stato legittimamente esercitato e le conclusioni alle quali è pervenuto sono correttamente motivate. 


















Roberto beccantini e il dr.Watson e a sherlokko ndo u lassasti?

In difesa della mia compagna di viaggio, contro il suo peggior nemico!
Roberto Beccantini!
LA CORRISPONDENZA 1
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Beccantini Roberto wrote:
From: Beccantini Roberto 
Date: Fri, 2 Sep 2005 16:11:37 +0200
To: "'francescoi@muchomail.com'" 
Subject: R: Dalla Sicilia baciamo le mani

Per scrivere delle cose, e lanciare 'ste accuse, devi avere le prove. Elementare, Watson. 
Messaggio originale
Da: francesco i [mailto:francescoi@muchomail.com] 
Inviato: venerdì 2 settembre 2005 15.50 
A: Beccantini Roberto 
Oggetto: Dalla Sicilia baciamo le mani 
Devo stare attento al bacio le mani? Hai fatto presto a parlare Col dutturi, e con Guariniello, hai parlato anche con lui? Intanto io metto tutto nel blog e se succede qualcosa ame collegato con i vostri nomi, magari anche la vostra immaggine non sara` tanto bella; ricordi l'inaugurazione dell'edizione Romana della Gazzetta? Ricordo cosa ha detto Candido Cannavo al meschino maccia di pipistrello del Messaggero? Se campi 1000 anni, alla Juventus non potrai fare il danno d'immaggine che le ho fatto io! LO so che in Italia non ci sara` mai un Guariniello che indaga Guariniello, pero` neanche la tua immaggine ne uscira` tanto bene. Salutami Candido e magari se so quando viene a Catania ci vado per dargli una sbirciatina. Communque grazie del monito,vorra` dire che dovro` guardarmi sopra la spalla, del resto guardarsi alle spalle e`nell'istinto di noi siciliani. Ciao 
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inviato, da Dalvadore (turiddu baciamo le mani don beccantini)
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LA CORRISPONDENZ 2 
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Beccantini Roberto wrote:
From: Beccantini Roberto 
Date: Fri, 2 Sep 2005 16:11:37 +0200
To: "'francescoi@muchomail.com'" 
Subject: R: Dalla Sicilia baciamo le mani

Per scrivere delle cose, e lanciare 'ste accuse, devi avere le prove. Elementare, Watson. 
-----Messaggio originale----- 
Da: francesco i [mailto:francescoi@muchomail.com] 
Inviato: venerdì 2 settembre 2005 15.50 

A: Beccantini Roberto 
Oggetto: Dalla Sicilia baciamo le mani 

Devo stare attento al... baciamo le mani? Hai fatto presto a parlare cu dutturi. E con Guariniello, hai parlato anche con lui? 
Intanto, la corrispondenza con te la mando a molti miei amici, e`se mi succede qualcosa collegato con i vostri nomi, sono certo che faranno di tutto affinche` anche la vostra immagine non ne esca tanto pulita. 

Ricordi l'inaugurazione dell'edizione Romana della Gazzetta dello Sport? Ricordi cosa disse l'infame "candido cannavo" al meschino "faccia di pipistrello" (enrico maida) del Messaggero: "neanche se campi 1000 anni, potrai fare alla Juventus il danno d'immaggine che gli ho fatto io!? 

LO so che in Italia non ci sara` mai un Guariniello che indaga Guariniello, pero` se mai ce ne sara` uno, neanche la tua immaggine ne uscira` tanto bene.

Stammi bene, e salutami il fetido,"candido 'topo di fogna' cannavo", e` magari, se so quando viene a Catania, ci vado per dargli una sbirciatina, ma da lontano eh! Non vorrei che il fetore mi asfissiasse!
Communque grazie per il monito, vorra` dire che dovro` guardarmi sopra la spalla, del resto guardarsi alle spalle e`nell'istinto di noi siciliani. Ciao
Salvatore Giuliano
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inviato, da Dalvadore (turiddu baciamo le mani don beccantini)


La partita di calci dedicata all' inter, con il trio-M-come- MERDA-moratti-mancini-materazzi

Per i fetidi giornalisti: caproni con caravatta!

Sono stato per quattro giorni in Calabria, invitato, alla festa delle nozze d'oro di un mio ex datore di lavoro. L'incontro con i vecchi amici a portato alla mente tanti ricordi. Con in testa la mia squadra che in quei giorni doveva giocare una partita amichevole poi cancellata, e mi venne in mente una strana partita di calcio (?)di tanti anni fa. Eravamo nell'entroterra Crotonese per una battuta di caccia e ci imbattemmo in uno strano pecoraro con una piccola mandria, aveva non piu` di una trentina di ovini, capre e pecore, ma lui le chiamava tutte per nome, inclusi un montone di nome cavaliere, che stava sempre con la testa bassa a rifocillarsi di quella poca erba calpestata rimasta in quella terra arida! E un caprone con una consistente barbetta sotto il mento e corna a spirale, puntute e minacciose. Il pecoraro lo chiamava avvocato! Mi incuriosiva sia quel nome avvocato e sia che, con un bastone lungo circa un metro e mezzo con piccola forca all'estremita`, lo tenesse sempre a debita distanza inforcandolo continuamente, e` gli gridava... avvocato movate curnutu... i malanova chi te piglia!!! E ogni volta che lo inforcava, al pecoraro uccicavano gli occhi e il pomo d'Adamo gli andava su e giu`, come a quelli che bevono a garganella. La parte strana? Il nostr'omo prese un vecchio e ammaccato "orinale", certamente usato altre volte e lo butto` tra gli ovini tenuti in gruppo da due cani latranti. Secondo il pastore, l'orinale doveva fungere da pallone: strano persnaggio il pecoraro, pretendeva che capre e pecore giocassero a pallone, con lui in mezzo bestia tra le bestie che zompava di qua` e di la` come un saltimbanco. Povere bestie (pecoraro escluso). La bestia col bastone spesso e volentieri inforcava il caprone, e si vedeva che provava un sadico piacere, vidi nei suoi occhi quella luce malevola che in certe circostanze vedevo negli occhi del mio datore di lavoro... non potei fare a meno di domandargli perche` lo trattasse cosi`: mi disse: che era l'unico animale del gregge con le corna; che l'avvocato don ciccio era il  capondrangheta e padrone del gregge, e` che mentre lui pascolava gli le bestie, dob ciccio gli faceva le corna (gi fotteva la moglie; Che con le bestie giocava a pallone per sfogarsi con il caprone! Gli chiesi se lo tenesse sempre a distanza per paura, e mi disse: pecchi` u tegnu luntanu de mie? Malanova sua, chistu e nu zimbaru (caprone) puzzulente, puzza quasi quantu don cicciu, prova ti vui a ci stari vicinu. Puzza "quasi" quanto don ciccio...incuriosito mi avvicinai al caprone... accidenti se puzzava, e quanto doveva puzzare don ciccio? Non saranno altrettanto puzzolenti (ma sempre fetidi sono!) ma ci sono tanti caproni che giocano a pallone con pseudo grandi squadre a Milano in primis, creati campioni da facili pennaroli servili! Fetidi caproni con la caravatta.

inviato, da Dalvadore (turiddu baciamo le mani don beccantini)


Dalla Sicilia baciamo le mani a Don BeccantiniDon Beccantini

Beccantini Roberto" wrote:

From: "Beccantini Roberto"
Date: Wed, 7 Dec 2005 16:27:42 +0100
To:
Subject: R: R: R: R: R: R: R: R: R: Dalla Sicilia baciamo le mani

Sono stato a Marsiglia, ma non saprei rispondere al tuo quesito. Per il resto, sei molto divertente. Come al solito.

-----Messaggio originale-----
Da: francesco i [mailto:francescoi@muchomail.com]
Inviato: mercoledì 7 dicembre 2005 5.51
A: Beccantini Roberto
Oggetto: Re: R: R: R: R: R: R: R: R: Dalla Sicilia baciamo le mani

Dici che sono divertente? Altrimenti che Siciliano sarei. Dovresti sapere che un popolo come quello Siculo, che ha patito invasioni di ogni genere, da quella paradisiaca greca, a quella corrotta e depravata Romana, da quella drammatica e retrograda Araba a quella meno influente ma non per questo meno importante, Americana. Tutto questo aggrovigliarsi di usi e costumi hanno lasciato alla sicilia ( e Calabria) una varieta` di abitudini-mafia, e caratteri alla Fanco e Ciccio, banditori, cantastorie e le marionette dei teatrini di piazza di citta`, paesi e contrade. Caro Roberto, questo millenario miscuglio ha creato anche i personaggi Pirandelliani, anzi ti dico che ogni Siciliano e di Pirandello un po...."personaggio in cerca d'autore. ecco perche anche un Brusca, potrebbe essere divertente mentre lentamente cala un bambino dentro un bidone di acido, non lo sarebbe per i genitori, o per gente civile, viceversa lo sarebbe (l'ho e` stato!)per i sadici alla Riina e Cannavo e... Beccantini? Ti diverto io? No no` mio caro, tu hai sposato un'altro tipo di divertimento, quello sadico del mafioso Candido Cannavo ed io capisco perfettamente, perche` ci vivo dentro, ma sempre cercando di starne fuori. A qualcuno ho salvato la pellaccia e lo farei di nuovo ma a qualche altro... dai tempo al tempo e vedrai che se posso anche a te e al tuo compare faro` un regalino ed e` qualcosa che non ha prezzo, ho un sassolino nella scarpa e voglio provare lo stesso piacere che tu provi ad aver tanto danneggiato l'immaggine della GOBBA; il piacere che provi ogni lunedi` con i tuoi sassolini. Da quella volta che sei partito per palermo non ho avuo modo di leggerli i tuoi sassolini tranne l'ultimo. Oggi non hai scritto niente sul tuo milan? Come mai, ti tremano ancora le mani dallo spavento? Madai sai bene che il Gonzalez... Mejuto al 95mo vi avrebbe dato il rigorino, no?Cosa avresti scritto se al posto del milan c'era la Juve? se fosse stato un giocatore della Juventus a fare i due falli da rigore che ha fatto Nesta? e se fossero stati Trezeguet eIbrahimocic a tuffarsi alla DiBiasi come si tuffavano Inzaghi e due volte anche shevchencko,E solo i vigliacchi possono tacere quello che ha fatto l'imbranato(ho drogato?) Gattuso? Cosa dici dell'arbitro? Niente scandalo? Maggiordomo di Zapatero-Berluscono? No? Ma dalla sponda Juventina nessuno ti legge? Ho vige ancora la legge dell'avvocato... non ti curar di loro e lasciali dire....e tu ne approfitti? Eppure mi piacerebbe sapere se mentre leggi fai la smorfia a mo di sorriso in... stile Galea ( don vincenzino, ricordi il padrino?)che tradisce nervosismo. Ti faccio una proposta, pretendiamo che io sono il mafioso dietro le sbarre e tu il mio confessore, va bene?Allora su confessami, in attesa... passatilla bona.


inviato da Salvadore.  (turiddu baciamo le mani don beccantini)

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"Beccantini Roberto"
wrote:

From: "Beccantini Roberto"
Date: Mon, 10 Oct 2005 13:06:05 +0200
To:
Subject: R: R: R: R: R: R: R: R: Dalla Sicilia baciamo le mani

C'era un tempo splendido, a Palermo. Ero a Mondello. Brutta
partita, brutta atmosfera. Sono rientrato ieri mattina con
l'aereo delle 7. Un blitz.

-----Messaggio originale-----
Da: francesco i [mailto:francescoi@muchomail.com]
Inviato: lunedì 10 ottobre 2005 12.57
A: Beccantini Roberto
Oggetto: Re: R: R: R: R: R: R: R: Dalla Sicilia baciamo le mani

Dalla Sicilia baciamo le mani a Don Beccantini....
E tantu chi girau mastru linardu, fina chi le jettau la mazzacorda! Eccomi qua di nuovo e tutto d'un pezzo, non penserai, che io penso che tu hai pensato che io fossi finito nelle mani dei....pedi pilusi amici tua, e be` fai male a non pensarlo perche` e proprio quello che penso, e non potrebbe essere differente; in qualita` di gobbo sono portato a seguire la filosofia del Gobbo piu` famoso del 21nesimo secolo, il Gobbo prediletto di Don Toto`.....Don Giulio nostro....a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Sono certo che ti sei domandato come mai questo lungo silenzio, quasi due mesi. Ho fatto quasi l'itinerario d'Ulisse e quello di Annibale per la conquista di Roma, ma senza attraversare le alpi. Abbiamo fatto Marsigli Parigi e poi Paigi Mentone senza fermare a Monte Carlo e Cannes perche` secondo Peppe e Vincenzo non sarebbe stato igienico, e poi la riviera fino a Savona e da li a Torino. Abbiamo visto Juve Treviso ( la prima partita che ho visto quest'anno). Al ritorno siamo scesi da''altra parte, Alessandria Noviligure Genova. Siamo torati a casa ieri mattina(lunedi). Toglimi una curiosita sei mai stato a mMarsiglia? Se si, forse tu sai, dalla zona portuale andando verso il centro siamo passati da una zona dove si vedevano selle rovine tipo acquedotti romani e attraverso gli archi mi e parso di vedere delle vele come in un porticciolo, sai se e` un Lago ho cosa? Io seduto al centro del sedile di dietro dell'auto non ho potuto vedere e sai noi Siciliani siamo curiosi. Sono rimasto di sasso quando ho sentito oltre a Cannavo, anche il tuo nome abbinato alle bombe di Firenze, se ho capito bene tu in quei giorni eri a Bologna, se non sbaglio sei di quella citta`, ma che ci faceviproprio in quei giorni?? Minchia,questa e roba calda e se riesco ad avere uno straccio di prova tu e Candido siete nei Guai, lo so che non e facile ma questo e come un fulmine a ciel sereno. Ma che cazzo fai anche sovverivo sei? Cu fu Galea? Ma che hai fatto, hai venduto l'anima al diavolo? Ha! Ecco perche` sei milanista, hai venduto l'anima al diavolo ecco perche`, ma hai almeno diritto alle corna e la coda? Ecco perche` sei diabolico, ne dai una dimostrazione per il piagnisteo sul...punto di lunedi, dovevi rimarcare il gol annullato a gilardino malgrado il fallo netto ed evidente, sei stato capace di vedere un fuori gioco sul gol di Pellisier, ma non provi vergogna? La Juve cinica? Mi piacerebbe che mi spiegessi cosa intendi per cinica, una volta il cinico si dava al milan di Rocco e all'inter di Habla Habla perche` arrivavano due volte dentro l'area di rigore e ti facevano due gol, Dove trovi tutto questo cinismo della Juve a Firenze? La Juve ha avuto circa il 70/100 di possesso palla (gazzetta dello sport), ha creato una dozzina di situazioni pericolose, 4,o 5 occasioni da gol, lo chiami cinismo? e quello del milan di ieri come lo chiami? Capisco il tuo odio per gli Agnelli maturato negli anni, li volevi morti, ebbene sono morti cosa vuoi di piu`? Tu, Cannavo e Guariniello volete proprio finire l'opera. Pero` pensa un po` se io riuscissi a trovare una mezza prova che tu e Cannavo` siete coinvolti nelle bombe di Firenze, sai io credo nella provvidenza. Intanto se sai cosa sono quei ruderi con quelle arcate a Marsiglia mi toglieresti una curiosita`. ti avevo chiesto di raccontarmi qualcos del tuo viaggio a Palermo e mi hai telegrafato... C'era un tempo splendido, a Palermo. Ero a Mondello. Brutta partita, brutta atmosfera. Sono rientrato ieri mattina con l'aereo delle 7. Un blitz...eppure sei un giornalista, scrivere dovrebbe essere non solo abitudine ma anche passione. Questanno non credo che potro` venire spesso a Torino, forse mi tocca fare un viaggetto in colombia ma non so quando, non credo prima di meta` Gennaio, martedi` andiamo a Cutro dalle parti di crotone e poi andiamo a schiavonlea( corigliano) il paese di gattuso, ce un porticciolo, piu` che altro di pescatori, li si fanno affari. Va bene che stai invecchiando ma non e una ragione per non farmi 4 righi, immagina se io ero capace di scrivere, su Cannavo, Guariniello, Beccantini e la mafia ci scrivevo un libro, tanto ora tutti scrivono libri.... e ci mettevo una parte anche per me`stesso, magari l'autista di Galea e Ercolano. Se mi fai 4 righe ti ringrazio, stammi bene, mantieniti forte e salutami cannavo, anzi quando lo hai visto lultima volta? ciao.

inviato da Salvadore. (tutiddu baciamo le mani don beccantini)


Baciamo le mani a Don Beccantini, ma vossia, ci crede ai conti in regola di Roma,Lazio, Inter e Milan?E' dei regali a designatori, arbitri e guardalinee, cosa ne pensa? I Rolex Milionari della Roma, milionari per gente ricca con lampada per l'abbronzatura molto costosa(dichiarazione dell'arbitro Cesari in diretta Tv!); gli impianti satellitari e' Home theatre costosissimi del Milan, mentre la Juventus, a sentire l'arbitro Cesari mandava solo bigliettini di Auguri!




Scandalo Roma-Dundee 'L'arbitro fu pagato 100 milioni, pero' viola disse di averlo fatto per smascherare la cupola!

scandalo dei passaporti falsi, c'e' da dire che eravate in bella compagnia

il caso bergamo sensi,

Il 4 luglio 2005 il quotidiano Il Tirreno esce con un articolo esplosivo su un presunto accordo tra il presidente della Roma Franco Sensi e il designatore arbitrale Paolo Bergamo: il primo avrebbe promesso contratti con la Ina-Assitalia (società assicurativa sponsor della Roma, nella quale lavorava Bergamo) in cambio di una lista di cinque arbitri graditi.

fidejussioni tarocche, Crack, Debiti, Plusvalenze e Iscrizioni creative - La fidejussione falsa
Il bilancio chiuso al giugno 2003 è terrificante: perdite e debiti col Fisco segnano un rosso spaventoso che solo qualche plusvalenza fittizia riesce ad attenuare. Ci sono 47 milioni e 417 mila euro da ricapitalizzare. A metà luglio arrivano le liberatorie dei calciatori per gli stipendi non pagati e Capitalia accorda una fidejussione di 30 milioni. Altri 10 milioni vengono sottoscritti da alcuni forti azionisti. Rimangono 7 milioni 417 mila euro.

Sensi promette un aumento di capitale ma la Covisoc (la Commissione di Vigilanza delle Società di Calcio), memore delle morosità del presidente, non accetta e pretende una garanzia, che la Roma però non trova. Si arriva così al 28 luglio, ultimo giorno utile per l’iscrizione al campionato: 26 squadre, dalla A alla C2, rischiano di non rientrare nei parametri richiesti dalla Covisoc.

Al quarto piano di via Allegri, ufficio capitolino della Covisoc il consulente finanziario della Roma, Cristina Mazzoleni, accompagnata dal commercialista di Sensi, Silvio Rotunno e da un dirigente di Capitalia, sono seduti al tavolo delle iscrizioni. Dall’altra parte i segretari della Commissione di Vigilanza, Valeria Anselmi, Renato Spiridigliozzi e Gabriele Turchetti.

E’ quest’ultimo che comanda le operazioni, con alle spalle quindici anni di onorato servizio, in cui ne ha viste di tutti i colori. Il colore della Roma, e non solo di maglia, è il rosso: mancano ancora quei benedetti 7,5 milioni. Nella stessa situazione anche Napoli, Spal e Cosenza, con passivi che ondeggiano tra i 5 e il 15 milioni.

La discussione è animata e i nervi sono tesi perché alle cinque di pomeriggio si deve chiudere: la Roma rischia di far la fine della Fiorentina. Fallimento. C2, se va bene C1. I dirigenti giallorossi pensano alla Sanremo spa (società che tornerà a far parlare di sé per la fidejussione di Facchetti e le garanzie irregolari concesse all’Ancona di Pieroni) ma la risposta è la più ovvia: com’è possibile ottenere una fidejussione in sei ore?

La Mazzoleni, disperata, chiama al telefono Sensi, il quale risponde di non avere un soldo disponibile subito. Nel salone di via Allegri scende un silenzio di ghiaccio che prefigura un’umiliante destino per il club capitolino, ma a ridare calore (e speranza) a tutti ci pensa Turchetti che, oltre i suoi doveri e le sue funzioni, propone una via d’uscita: Gianni De Vita, un giovane commercialista di Napoli, esperto in situazioni di questo tipo, geniale e intraprendente al punto da esser stato premiato per un libro sui bilanci delle società sportive.

Interpellato col groppo in gola dal drappello dei romanisti, De Vita rimanda alla Rigone Assicurazioni di Ancona. Da qui, la comitiva viene rinviata alla Sbc, società “minima” di Civitanova Marche con mezzo milione di capitale sociale, inibita l’anno prima dal rilasciare garanzie. Ma che importa, bisogna fare in fretta.

A curare la pratica i broker Paolo Landi e Luca Rigone che a tempo di record portano in Federcalcio tutti i documenti. Le fidejussioni arrivano prestampate e presiglate, sotto il timbro “amministratore delegato” c’è una firma che pare dica “Cynthia Ruia”. Un consulente romanista controfirma, la Covisoc dice ok, tutto a posto, e la Roma è iscritta. La quiete dopo la tempesta. Ma due giorni dopo la tempesta ritorna, ancora più furiosa: la fidejussione non è esattamente un capolavoro di precisione accademica, è falsa:

Tutto ruota intorno alla Sbc […] che, secondo i documenti approdati in Federcalcio negli ultimi giorni di luglio, avrebbe dato garanzie a quattro squadre (Napoli, Spal, Roma, Cosenza) attraverso fideiussioni per trenta milioni di euro. La Sbc di Franco Jommi, amministratore unico, in realtà non ha firmato nulla, nessuna fideiussione. Innanzitutto non può.

Dallo scorso febbraio la Banca d’Italia gli ha revocato il potere di “garanzia”, limitando la sua attività di intermediazione sui cambi. E poi la firma su quelle fideiussioni estive è di una signora, Cynthia Ruia, che il 2 maggio 2003 era uscita dalla società. Ed è una firma senza autentica notarile, è falsa.

Roma-Parma, scudetto 2001, “ci chiesero di perdere”. E’ la partita che chiude la stagione e che assegna lo scudetto alla Roma: finirà 3-1 per i giallorossi. “Sul finire del campionato 2000-01, alcuni compagni del Parma ci hanno detto che i giocatori della Roma volevano che noi perdessimo la partita.

Che siccome non giocavamo per nessun obiettivo, era uguale. Io ho detto di no. Sensini, lo stesso. La maggioranza ha risposto così. Ma in campo ho visto che alcuni non correvano come sempre. Allora ho chiesto la sostituzione e me ne sono andato in spogliatoio. Soldi? Non lo so. Loro lo definivano un favore…”.

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E' SULLO SCANDALO DEI ROLEX, ANCHE IL TOPO DI FOGNA CATANESE, SI SENTI' IN DOVERE DI SCRIVERE QUALCOSA!

Rolex d' oro della Roma ai designatori degli arbitri

Caso imbarazzante Rolex d' oro della Roma ai designatori degli arbitri.
Se un arbitro riceve un pensierino natalizio da un presidente di società, cosa fa? Ricambia gli auguri e ringrazia. Ma se questo pensierino è un orologio Rolex che vale svariati milioni, cosa deve fare? Non c' è dubbio: restituirlo immediatamente. Lo impone non soltanto una norma comportamentale di categoria, ma soprattutto una regola morale.

E' accaduto invece che questa «legge» sia stata clamorosamente infranta. Il caso più eclatante coinvolge la Roma il cui generosissimo presidente (o chi per lui) ha fatto pervenire ai designatori Pairetto e Bergamo due Rolex d' oro, valore di mercato circa 25 milioni. E i due dirigenti, che occupano le poltrone più scottanti del nostro calcio, li hanno accettati come se si trattasse di regali normali e senza considerare la delicatezza del loro ruolo.

C' è di più: i 37 arbitri di A e B, insieme ai vicedesignatori, hanno ricevuto, sempre dalla Roma, dei Rolex di acciaio, uno a testa, il cui valore va dai tre milioni e mezzo ai sette milioni. Anche qui, nessun dubbio nell' accettare. Ed infine: un pensierino da 500 mila lire per i guardalinee.

Non avremmo mai pubblicato queste notizie sulla base di semplici voci. Ma ogni controllo è stato fatto. E da parte di Pairetto c' è stata addirittura un' onesta ammissione, corredata da qualche particolare: una telefonata informativa alla segreteria della Lega e un presunto imbarazzo che avrebbe provocato la restituzione dei regali.

Boh... Ne abbiamo parlato col presidente della Lega Carraro, ignaro di tutto. Commento secco: «E' un episodio molto grave». E si è messo subito in contatto con Nizzola. Un ordine in vista: restituire subito il malloppo. Per carità, qui parole equivoche non ne esistono. Non ci sogniamo neanche di pensare a sottili e mascherate manovrette natalizie, volte a conquistare la benevolenza degli arbitri e dei loro designatori. Sarebbero tentativi ammantati di ridicolo. Escludiamo generosamente anche forme larvate di pressione psicologica.

Ma, ripulita la scena, il caso resta grave lo stesso. Siamo dinanzi a un volgare episodio di inopportunità che non può restare incensurato e che coinvolge entrambi i fronti: chi ha dato e chi ha ricevuto. Gli arbitri sono il braccio della legge calcistica, i loro designatori devono porsi al di sopra di ogni sospetto anche e soprattutto sul piano del comportamento. Su quelle poltrone, purtroppo, è avvenuto di tutto nel passato. Speravamo in stagioni esemplari, limpide e serene. Non è così.

Caro Pairetto, caro Bergamo, noi abbiamo difeso il vostro lavoro, comprendiamo gli errori, sappiamo che la gestione degli arbitri è difficile, conosciamo i vizi congeniti di taluni presidenti. Ma qui ci avete molto delusi: imbarazzante non era restituire i regali, è esserseli tenuti. Per una questione di «par condicio» abbiamo cercato di fare un censimento delle strenne natalizie offerte dalle società agli arbitri.

Dopo il tesoro dei Rolex romanisti, al secondo posto c' è l' Inter che ha donato a ogni arbitro uno stimolatore muscolare per gli allenamenti. Il valore di mercato parte da 1.600.000 e cresce a seconda dei modelli. Salva la buona intenzione e la tipologia dell' oggetto, legato alla pratica sportiva degli arbitri, e quindi utile alla loro attività, noi pensiamo che anche questo gesto sia inopportuno.

Per il resto, regali di ordinaria amministrazione. La storia dei doni agli arbitri è antica e piena di ambiguità. In altri tempi, poteva avere un senso: offriamo un omaggio a questi appassionati che magari sacrificano le loro ferie per dirigere le partite. Oggi siamo dinanzi a professionisti da 200 milioni l' anno, designatori compresi.

Per stroncare l' abitudine dei regali singoli, la Lega ha stabilito di farne uno uguale per tutti, a nome delle società di A e B. E così pure la federazione. Oggetti utili e importanti: cinque milioni circa di spesa per ogni arbitro in questo Natale. L' impostazione era quella giusta ma, come avete visto, è andata incontro a una misera fine. Il nostro calcio ci ha abituati a tutto, ma non è concepibile che questa storia così sgradevole possa finire nei nebbiosi silenzi che avvolgono i palazzi del calcio. Dalla volgarità si passerebbe allo scandalo. Candido Cannavò - 8 gennaio 2000
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Lunedì 28 luglio-domenica 3 agosto: è la settimana che terremota un calcio italiano già fiaccato dal caso Catania. Si gonfia ed esplode lo scandalo fideiussioni false, tutto consumato in via Allegri 14, sede della Federcalcio e della Covisoc. Lunedì 28 luglio, mattina. A Roma sono stati convocati il Consiglio straordinario della Federcalcio e quello della Lega di Milano. La Covisoc entro le ore 19 deve decidere quali squadre hanno i bilanci a posto.
«Non mi dimetto, sono di coccio»
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Roma e Napoli non dovevano essere iscritte, poi i poteri "Politici Bancari" quindi... Massoni!
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20 agosto 2003 - Calcio: Roma, napoli e spal, prorogati tempi fidejussioni
http://archivio.agi.it/articolo/9bbc11df8a50c327056811330ed6e088_20030820_calcio-roma-napoli-e-spal-prorogati-tempi-fidejussioni/?query=campionato
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21 agosto 2003 - Fideiussioni, ciclone sulla Covisoc, interrogato Salvatore Pescatore



28 agosto 2003 - Calcio: via libera definitivo per roma, napoli e spal
http://archivio.agi.it/articolo/20000db988693280d843db2bbf6f05ed_20030828_calcio-via-libera-definitivo-per-roma-napoli-e-spal/?query=campionato
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5 agosto 2003 - Fidejussioni calcio: procura Roma apre fascicolo
http://archivio.agi.it/articolo/3f7b7eba43f442a52fbbda1e37f194cc_20030805_fidejussioni-calcio-procura-roma-apre-fascicolo/?query=campionato
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3 agosto 2003 - Il giallo delle fidejussioni
http://www.gazzetta.it/primi_piani/2003/pp_1.0.109101104.shtml
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3 ottobre 2003 - Giallo fideiussioni Interrogato Rigone
http://archiviostorico.gazzetta.it/2003/ottobre/03/Giallo_fideiussioni_Interrogato_Rigone_ga_0_0310033977.shtml
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4 agosto 2003 - scoppia il caso fideiussioni Federcalcio e Consob aprono indagini
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2003/08_Agosto/04/fideiussioni.shtml
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4 agosto 2003 - Roma, Napoli e Spal nei guai. A rischio l'iscrizione ai campionati
http://www.repubblica.it/2003/h/sezioni/sport/calcio/calciomercato/fideiussioni/fideiussioni/fideiussioni.html
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5 agosto 2003 - Le iscrizioni di Roma e Napoli fanno aprire due inchieste
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/08/05/le-iscrizioni-di-roma-napoli-fanno-aprire.html
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6 agosto 2003 - Calcio e fideiussioni: i documenti delle false garanzie
http://www.codacons.it/articoli/calcio_e_fideiussioni_i_documenti_delle_false_garanzie_67006.html
https://www.facebook.com/iononcomprolagazzetta/posts/600461513359482

7 agosto 2003 - Fideiussioni, la mossa del Coni
 http://www.gazzetta.it/primi_piani/2003/pp_1.0.112847460.shtml
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 Cynthia Ruia in procura

 Il Corsera mostra i documenti falsi
Ormai è certo: le fidejussioni a garanzia di Roma, Napoli e Spal sono false. A svelarlo è un'indagine del Corriere della Sera, che ha acquisito i documenti incriminati, firmati dall'ex amministratore delegato della Sbc Cynthia Ruia, e li ha confrontati con alcuni autentici della stessa società. La firma originale della donna appare nettamente diversa, così come la carta intestata. Franco Carraro, presidente Figc, si dice estraneo alla vicenda.
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 Roma: Crack, Debiti….1°
 Roma: Crack, Debiti….2°
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 Il «pentito» del calcio sulle fideiussioni di Roma e Napoli: «Garanzie false» 
Il broker assicurativo Luca Rigone, al suo arrivo al nucleo operativo dei carabinieri di Roma 
 Luca Rigoni: le fidejussioni a garanzia di Roma, Napoli sono false
I soldi sottratti ai club dovevano finire a persone che avrebbero dovuto chiudere un occhio

CHI PARTE PER PALERMO E NON VA A MONREALE, PARTE CRISTIANO E TORNA ANILALE!

Allora sabato vai a palermo? Ricorda, ogni Siciliano si deve ricordare che, chi parte per Palermo e non va a monreale, parte cristiano e torna animale. Ho letto il tuo sfogo settimanale, quando devi prendere un cattivo esempio affondi le mani nella Juventus, in tanti anni, non hai, mai una volta usato il milan, eppure e chiaramente il giardino del male; per esempio hai sentito il dovere di dire a chi legge, che le riserve del milan, hanno stravinto malgrado il lo scarto BUGIARDO e del golletto subito immeritatamente, ti sara`mica scappata una lacrimina? Scommetto che gli spettacolari ricami di fantasia, sullo Splendido(?) prato di S. Siro, ti ricordano i ricami e merletti della nonna; altro che quei gobbi nerboruti. E poi l'immancabile Sassolino: ti sei detto, ora faccio un dispetto al picciotto Siracusano e per cattivo esempio hai usato il campione del mondo Siciliano (Claudio Gentile nato in Libia). Ti sei guardato bene di non toccare quel malvivente di franco baresi; colui che ha fatto dei suoi piedi, la"Storia delle Entrate criminali"! Vedo che, anche se ancora non ha dato motivo di essere attaccato, hai gia` preso di mira lo svedese (Ibrahimovic)... tu servo intelligente non puoi non puoi usare come esempio negativo il delinquente Gattuso, Ambrosini o Stam, su questi bisogna usare il...SILENZIO! Specialmente ora che Catania e` diventa la tua meta preferita, ci vai tanto spesso che se anche ne avessi, i dubbi spariscono . Non credo che sei il tipo che spende una fortuna in antiquariato, ma se in caso...per qualcosa di abbordabile vai in via Tintori. Ma se pensi che andando li scopri chi sono ti sbagli. Ti piace come scrivo? Ciao la spediro` al mio ritorno.
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Intanto, prima di chiudere voglio farti una domanda: 
"Cosa ne pensi delle illazioni e speculazioni del su Republica,"tuo emulo-antijuventino": "maurizio crosetti" sull'addio di Giraudo e Moggi per pascoli piu' verdi - nel vasto prato Meneghino di inter & Milan?  Ecco l'articolo del tuo giovane collega carrierante della diffamazione della Juventus.

LA JUVE DEL FUTURO GIRAUDO HA CHIESTO DI ANDARE VIA
TORINO - L' uomo che ha cambiato il calcio italiano ha deciso di cambiare. 
Dopo undici anni bianconeri, sei scudetti e otto coppe, Antonio Giraudo ha chiesto alla proprietà della Juventus di non essere confermato nel ruolo di amministratore delegato, in scadenza il prossimo 30 giugno. Ha scelto lui ed è stata una richiesta semplice e chiarissima. 

Il tutto è avvenuto nel corso di un recente colloquio - dei cui particolari siamo venuti a conoscenza - fra l' amministratore delegato della Juve e gli alti vertici del gruppo. Si tratta della prima mossa della partita sul futuro juventino, e potrebbe essere quella decisiva. Giraudo probabilmente lascerà il mondo del calcio per tornare al settore immobiliare in cui cominciò la sua avventura di manager nel gruppo Fiat, accanto a Umberto Agnelli. 

Potrebbe lavorare con Silvio Berlusconi, che non l' ha chiamato al Milan (impossibile, per Giraudo e Moggi, accettare) ma che intende offrirgli il ruolo di immobiliarista principe del suo impero, ora che all' orizzonte sono state individuate importanti operazioni di "real estate" in Russia, grazie anche agli ottimi rapporti tra Berlusconi e Putin. E Giraudo ci sta pensando. Il primo indizio. 

Un rilancio da parte degli Agnelli non è da escludere (impensabile, invece, che la famiglia lasci la Juve dopo 83 anni), e il dottor Giraudo ne terrebbe conto. Per riconoscenza e per storia personale, anche se dopo la scomparsa di Umberto Agnelli non è stato confermato nel CdA della Stampa: un indizio, e lui ci teneva. Il rilancio potrebbe riguardare incarichi immobiliari, però Giraudo è più tentato da un' iniziativa personale: se non dovesse accettare le offerte di Berlusconi potrebbe mettersi in proprio, oppure attendere che gli venga affidata l' organizzazione degli Europei 2012 che tra un anno verranno con ogni probabilità assegnati all' Italia. 

L' ipotesi istituzionale regge, ma ogni scenario appare comunque lontano dalla Juventus. Un nuovo presidente. Di questi movimenti non si stanno occupando né Luca di Montezemolo né Marchionne. Oggi la Fiat gioca in altri stadi, e il presidente Montezemolo si limita a dire: «La Juve è grande, sempre». Gli Agnelli, attraverso Gianluigi Gabetti, azionista di controllo del club (la Juventus appartiene all' Ifi), stanno sondando il terreno e hanno deciso di affidare la presidenza a un giovane della famiglia. Probabilmente John Elkann, già vice presidente della Fiat, destinato a ricevere l' eredità dell' Avvocato, anche se non è esclusa l' ipotesi di Andrea Agnelli, figlio di Umberto, più defilato. Arriva il francese. 

Il ruolo di amministratore delegato, dunque di successore di Giraudo, dovrebbe ricadere su Jean-Claude Blanc, già nel consiglio di amministrazione bianconero dove si muove sottovoce: arriva alle riunioni, ascolta, tace, saluta gentilmente e se ne va. Blanc è un esperto organizzatore di eventi sportivi, dal Roland Garros al Tour, e ha partecipato all' allestimento delle Olimpiadi invernali di Albertville. 

Ma prima che Giraudo esprimesse al gruppo il proprio desiderio di non essere confermato e prima che il gruppo decidesse per la nuova strategia, si era pensato di anticipare la mossa contattando addirittura Michel Platini, juventino di chiarissima fama. Platini si è detto lusingato dall' offerta, ma l' ha rifiutata. In questo momento, la sua vera ambizione è arrivare alla presidenza dell' Uefa (gennaio 2007, l' avversario sarà Beckenbauer). 
Moratti vuole Moggi. 
Molto più incerto il futuro di Luciano Moggi, che Giraudo portò alla Juventus a dispetto dei santi, nel momento più difficile e chiacchierato di tutta la carriera di Lucianone. è sempre sulla breccia, ha 68 anni ma non è stanco di pallone, però è chiaro che anche il suo ciclo torinese è arrivato quasi alla fine. Gli Agnelli gli chiederanno di restare ancora un po' (ha un contratto di dipendente a tempo indeterminato, mentre quello del vice presidente Bettega scadrà nel 2007), e di continuare a costruire la squadra. 

Ma esistono grandi offerte da parte di Milan e Inter, e Moratti avrebbe voluto con sé anche Giraudo, proprio come Berlusconi. L' unica cosa certa è che Moggi non lascerà il calcio, dunque non seguirà il suo attuale amministratore delegato e meno che mai entrerà in politica: lui sì che potrebbe eventualmente diventare berlusconiano, però in senso milanista, sebbene la corte di Massimo Moratti sia assai più insistente e duri ormai da molti anni. Il presidente dell' Inter ha capito che se prima o poi vuol vedere uno scudetto, non può fare a meno di Luciano Moggi. Questo dovrebbe essere l' epilogo della storia. Il bilancio del dottore. 

Entro il mese di febbraio ogni decisione verrà presa, anche se Giraudo in privato sta già stilando consuntivi. è orgoglioso dei tre scudetti in più dell' amico Galliani, del progetto stadio (150 milioni di euro), delle sponsorizzazioni multinazionali (184,5 milioni di euro da Sky, 12 milioni da Mediaset per tre anni, 24 milioni a stagione da Tamoil per i prossimi dieci anni), del conto economico annuale che sta per tornare attivo, del nuovo centro di allenamento di Vinovo, pronto a gennaio (20 milioni), dei tre migliori allenatori italiani passati da Torino in questi anni (Lippi, Ancelotti, Capello) e di una squadra che per un po' andrà avanti da sola: una soddisfazione supplementare, i nove juventini tra i 50 candidati per il Pallone d' Oro. 

Agli amici, Giraudo ha detto di essere molto fiducioso anche sulla sentenza d' appello per la vicenda doping. Ma la cosa che in assoluto lo rende più soddisfatto è quello che in termine tecnico si chiama "vantaggio competitivo": ovvero il margine strategico conquistato sugli scenari principali, ad esempio lo stadio di proprietà o i contratti pubblicitari, e che oggi distanzia Milan e Inter dalla Juventus. 

Le dimissioni rientrate. 
La frase rivelatrice sull' addio di Antonio Giraudo l' ha appena pronunciata Franzo Grande Stevens, presidente bianconero: «A proposito del rinnovo contrattuale, occorrerà vedere anche la disponibilità degli interessati». Sarebbe stato assurdo che gli Agnelli e la Fiat, impegnati su ben altri terreni, volessero smontare un meccanismo come la Juve che funziona da solo, vince e si autofinanzia. 

La mossa di Giraudo, che alcuni mesi fa aveva già offerto le proprie dimissioni dopo le pesanti esternazioni di Lapo Elkann, rientrate su richiesta di Montezemolo, li ha spiazzati, ma l' uomo di fiducia di Umberto Agnelli vuole diventare finalmente il padrone di se stesso, tentando esperienze internazionali in Russia, oppure in Cina o Brasile. Tra un anno ne compirà sessanta: e a quell' età la pensione, come ha appena spiegato il suo amico Berlusconi, è davvero lontanissima. 
Maurizio Crosetti - 8 novembre 2005 
Don Beccantini, si ricordi, chi parte per Palermo e non va a monreale, parte cristiano e torna animale

Inviato, da Salvadore.  (turiddu baciamo le mani don beccantini)

domenica, dicembre 04, 2005

RISPOSTA A ROBERTO BECCANTINI la stampa): BECCANTINI, AVEVATE RAGIONE TU E I TUOI AMICI DELL"ASSOCIAZIONE A DELINQUERE MEDIATICA "O.D.G" DELLA CUOPOLA RCS-ESPRESSO-REPUBLICA: CORRIERE DELLA SERA-GAZZETTA DELO SPORT - LA STAMPA, E' LEI BECCANTINI L'ONORATO PORTA BORSE

BURATTINAI & BURATTINI - CREDITORI & DEBITORI - 23 FEBBRAIO 2005 
  Il patto d'acciaio Geronzi-Carraro, ovvero l’asse che governa il mondo del pallone (con Adriano Galliani). E, come si usava un tempo, ogni patto d’acciaio deve trovare il suo suggello di sangue: ed è così che sboccia l’amore tra Benedetta Geronzi e Luigi Carraro (figlio di Franco) che cominciano dando alla luce due creature, Netcorp e Filmworld, impegnate nel settore delle produzioni cinematografiche, con clienti eccellenti del calibro di "Telecom e Tim", tanto per dire "Marco Tronchetti Provera, quindi Inter". 
FATTI & FATTACCI DELLA CUPOLA DEL MALE - CESARE GERONZI-TRONCHETTI PROVERA
Per Benedetta, dal Bali arriva, una srl in vita da pochi mesi, e da Monastir, altra società a responsabilità limitata, mentre più prosaica la partecipazione nell’ennesima srl di turno, Iniziative immobiliari.

Un vero vulcano in piena, asso pigliatutto di presidenze (negli ambienti finanziari lo chiamano “poltronissima”) è dal canto suo Franco Carraro, una vita alla guida del mondo pallonaro ma non solo: il suo nome, infatti, fa capolino in uno sterminato arcipelago societario, che va dai colossi del mattone (una su tutte, l'Impregilo del gruppo Romiti-Rcs) 
CESARE ROMITI-FRANCO CARRARO

a quelli di minori dimensioni ma ugualmente preziosi (Smeralda holding, Shardana e Land Holding operano tutte, come agili srl, nel dorato panorama immobiliare sardo, quartier generale ad Arzachena: la prima, per comprare alcuni alberghi tra Cala di Volpe e porto Cervo un tempo dell’Aga Khan, ha ottenuto un fido per 290 milioni di euro, guarda caso, da Capitalia…), fino al settore tessile con epicentro al Sud a bordo della Tessilcarraro Salerno, per continuare in gloria con l’Alta velocità (è presente nel consorzio Cavet attivo in Emilia ed in quello impegnato lungo la tratta Torino-Milano).

A proposito di Piemonte, e per tornare allo sport, ecco l’onnipresente Carraro tra i primattori nel “Comitato per l’organizzazione dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006”, ai nastri di partenza.

Ma la chicca - che ci riporta di nuovo agli stadi - si chiama MCC. Ovvero il Mediocredito Centrale, quello che aprì i suoi rubinetti - appunto per 33 milioni di euro - a favore del Napoli targato Corbelli.

Fino al 2002 la banca d’affari Mcc faceva capo unicamente a Capitalia; poi, man mano, le porte e i portoni si sono aperti alla crema imprenditorial-pallonara: il 20 per cento delle azioni, infatti, è stato equamente suddiviso tra Fininvest e Telecom (Milan e Inter), Parmalat (Tanzi-Parma), Technogym e Toro assicurazioni, Lamaro costruzioni (gruppo Toti), fino alla Hopa di Emilio Gnutti, fedelissimo dei furbetti del quartiere e dell’ex capo coop Giovanni Consorte. 
I DUE BRACCI ARMATI DEL POTERE MASSONE: CESARE GERONZI E SILVIO BERLUSCONI

Un bel minestrone. Da qui risulta chiaro, quindi, come Romafides abbia molto potere gestionale nel Napoli Soccer di Aurelio De Laurentiis. Ma va sempre ricordato come Romafides sia una costola di Mediocredito, quindi di Carraro, ma soprattutto di Geronzi.

 Ma che il potere nel calcio sia concentrato nelle mani di Geronzi lo dimostrano ancora due ulteriori fatti: capitalia detiene una parte consistente delle azioni della Roma (49%) ed è il primo creditore di Telecom e Pirelli - vale a dire l’Inter. 
IL BOSS MAFIOSO TRONCHETTI & IL MINUS HABBENS MASSIMO

Ma per rinsaldare ancora di più questi rapporti tra questi colossi c’è da dire anche che, il colosso bancario guidato da Geronzi ha passato il 20 per cento delle azioni Mediocredito al gruppo Fininvest (è dire Milan), e il gruppo Pirelli (è dire Inter), più un centinaio di milioni di euro prestati alle squadre, Roma, Milan e Inter.
scritto da aRagioneBeccantini 25/2/2007 21:13
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SIGNOR BECCANTINI, PERCHE' LEI LO HA SEMPRE TACIUTO? NON CREDO POSSA ESSERE PER DIFENDERE IL MASSONE GERONZI ED I SUOI ACCOLITI. PENSO PIUTTOSTO CHE SE AVESSE ATTACCATO GERONZI, AUTOMATICAMENTE SI SAREBBE SBUGIARDATO E SPUTTANATO SULLE NEFANDEZZE SCRITTE SU GIRAUDO-MOGGI E LA JUVENTUS! 
STA PROPRIO BENE IN QUEI COLORI! 

LA SUA, UNA VITA SENZA SENSO! OPPURE SI... UNA VITA VISSUTA COME L'INFAME NAZISTA "joseph goebbels": AL SERVIZIO DEL MALE? BUGIARDO, FALSO, CATTIVO!  
ILVOLTO DEL PECCATO!