sabato, novembre 14, 2015

LA SCOPERTA DI INTERCETTAZIONI TRA DIRIGENTI, STAFF TECNICO, GIOCATORI DELL'INTER - E LA "GANG" DELLO SPACCIATORE Di STUPEFACENTI PER LA NDRANGETA A ROVELLO PORRO: DOMENICO BRESCIA - DA 30 ANNI, DI CASA NEL CENTRO SPORTIVO ANGELO MORATTI (la pinetina) DI APPIANO GENTILE, AVREBBE COMPORTATO DEI GRAVISSI DANNI ALL'INTER: ARRESTI, CONDANNE, RETROCESSIONE E RADIAZIONI, SE NON FOSSE INTERVENTUTO IL POTERE MASSONE DEL TRIBUNALE DI MILANO, CHE ORDINAVA ALLA PROCURA, LA RICHIESTA AL TRIBUNALE DI TRENTO DEL FALDONE DELL'INCHIESTA PER DIRITTO TERRITORIALE, PER POTERLO INSABBIARE, COME TUTTI I DELITTI E ILLECITI DI MORATTI e TRONCHETTI PROVERA! AL RESTO PROVVEDEVA LA STESURA, DEL MANTO DI SILENZIO MEDIATICO!

http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_15/inter_difesa_boss_24ebcc1c-226a-11dd-8bc7-00144f486ba6.shtml  

DAGOSPIA 10/11/2015 LA "GRANDE INTER-DOPATA"! SANDRO MAZZOLA E QUELLA VERITA' TARDIVA SUL DOPING: MIO FRATELLO AVEVA RAGIONE. 


http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2003/10_Ottobre/22/kalon.shtml\

I FIGLI DEL MALE: L'ANGELO DEL DIAVOLO & IL SUO SICARIO

sabato, ottobre 24, 2015

JUVENTUS 23 OTTOBBRE 2015 ASSEMBLEA ZIONISTI

INTRODUCE ANDREA AGNELLI 
"il cambiamento non deve spaventare. Come diceva Alvin Toffler, è il processo con il quale il futuro invade le nostre vite. I tifosi sono il vero motore di questo straordinario mondo in cui abbiamo il privilegio di lavorare.

Abbiamo la consapevolezza che per proseguire nel nostro processo di sviluppo dobbiamo aumentare significativamente i ricavi. Ci sono tecnologie che garantirebbero ai tifosi un ambiente sicuro e un lavoro più efficace alle società e alle forze dell'ordine.

Eravamo consapevoli che il processo di rinnovamento della rosa della Juventus avrebbe potuto creare qualche difficoltà, ma non è assolutamente una giustificazione del 14/o posto attuale in classifica. Dagli ultimi eventi accaduti dopo la mia lettera agli azionisti emerge l'enorme bisogno di un cambiamento della governance del calcio a livello nazionale ed internazionale che permetta al mondo del calcio di riacquisire la centralità verso tutti gli stakeholder e soprattutto verso i tifosi.

Gli investimenti per Dybala, Lemina, Rugani, Morata, Sturaro, Pogba e Zaza ci garantiscono un grande futuro. Siamo sempre vigili sul mercato e siamo pronti a sfruttare situazioni come quella di Tevez, Il calcio italiano si trova in una fase transitoria e per raggiungere le big europee serve un contesto nazionale. Non ho mai nascosto che si possano dare contributi più alti ai campionati minori, ma a fronte di un progetto sportivo ben definito.

La riduzione del numero delle squadre è fondamentale come l'istituzione delle seconde squadre. Le seconde squadre ci permetterebbero di fare meno prestiti come succede in Premier League. La Premiere League ha 175 giocatori in prestito. La Serie A 452. Così si perde il controllo della crescita del giocatore.

Vista l'importanza dello sport nel sistema economico italiano, un testo unico dello sport garantirebbe maggiore efficenza. In termini di competitività dei ricavi l'Italia perde terreno rispetto alle principali leghe estere. L'ECA Europe ha svolto un grandissimo lavoro a livello internazionale, ottenendo risultati di portata storica. Ogni crisi porta una montagna di opportunità se si ha il coraggio di guardare in faccia i problemi. Al calcio servono risposte credibili, proposte credibili, persone credibili. In una parola serve il cambiamento.

Su Calciopoli abbiamo letto le motivazioni della Cassazione e stiamo valutando le richieste di Gazzoni. Manteniamo un dialogo aperto con la Figc e ho letto della causa per danni minacciata dall’avvocato Medugno, anche se ho faticato non poco a trovare gli accantonamenti di cui parla nel bilancio della Figc".
INTERVENTO GLMDJ  
Dopo due anni di assenza, in assemblee che si sono svolte in un clima di autorefenzialità, Giùlemanidallajuve ha deciso di tornare a far sentire la propria voce. Siamo infatti finalmente giunti al “The Day After” delle sentenze di giustizia ordinaria.

Alcuni anni fa, quando probabilmente Giulemanidallajuve era ancora percepita come soggetto con una sua utilità, il Presidente Agnelli non mancò di ribadirmi, in più occasioni, che saremmo giunti alla restituzione dei due scudetti. Dopo quasi 10 anni siamo ancora in paziente attesa.

Giùlemanidallajuve è scesa in campo nel lontano maggio 2006, per lottare contro quella colossale ingiustizia comunemente conosciuta come Calciopoli. Il nostro ricorso fu depositato ancor prima di quello che la Juventus in seguito ritirò assurdamente, giungendo così al paradosso di vedere respinta la nostra azione in quanto il soggetto che avrebbe dovuto promuoverla era la società Juventus. Ci siamo dati un obiettivo ambizioso, cancellare dai libri di storia quella farsa che ha saziato ed avvalorato il comune sentimento popolare: la Juve ruba; per tale motivo continueremo ad esistere ed a lottare #finoallafine !

Piuttosto che favorire un libero e proficuo scambio di idee, ci viene concesso un tempo contingentato, utile più che altro ad evitare i disturbatori (sottoscritto incluso), che non consente tuttavia di argomentare compiutamente tutti i temi.

Torneremo a discutere di Farsopoli a breve, nel frattempo ci siano concesse alcune domande e concise considerazioni.

Chi vi parla è stato citato in giudizio dalla Juventus per lo sfruttamento del logo, troppo simile, dicono, a quello della società bianconera. Circostanza, quest’ultima, che potrebbe creare danni commerciali alla stessa Juventus (non saprei se ridere o piangere).

Invero il logo Giulemanidallajuve è stato registrato solo ed unicamente per tutelarlo, impedendo che terze parti potessero utilizzarlo per fini diversi da quello per cui è nato: la difesa in ogni sede, anche in questa, della storia bianconera.

Il sottoscritto ha espressamente e per iscritto vietato ogni forma di business su detto logo. Giùlemanidallajuve non può, secondo quanto sancito nel proprio statuto, realizzare alcun tipo di operazione a fini commerciali. Il nostro unico sostentamento economico è rappresentato dalla donazioni e dalle quote associative, sfido chiunque ad affermare e dimostrare il contrario. Sarebbe stato troppo facile realizzare del merchandising quando eravamo gli unici a lottare con i nostri ricorsi, sia in sede nazionale che comunitaria. Non lo abbiamo fatto allora e non lo faremo né ora e né mai!

Lei, Presidente, è perfettamente conscio di ciò; un dubbio quindi mi assale: non vorrei che detta azione di rivalsa sia riconducibile più ad una volontà di attaccare chi non ha voluto allinearsi alle direttive bianconere che ad una reale necessità di tutelarsi economicamente. Cosa dovrei altrimenti pensare del business concesso ad altre associazioni o gruppi organizzati più duttili alla società? Felpe, giubbotti, cappellini, merchandising di qualsiasi tipo che si richiama ai colori bianconeri; gruppi organizzati che registrano il marchio senza alcuna opposizione, ma , si sa, fanno sempre comodo. E poiché gli avvocati si pagano, sottoscritto compreso, quanto ha speso la Juventus per “attaccare” chi l’ha sempre difesa? Perché i legali bianconeri non hanno investito il proprio tempo per chiedere conto a tutti quelli che continuamente umiliano la sua storia ed il suo blasone?

Non può essere un caso, peraltro privo di qualsivoglia elemento a supporto di un uso doloso del marchio, che ad essere chiamati in giudizio siano stati proprio coloro che non hanno mai venduto nulla e che si sono addirittura autotassati per difendere la propria storia e quella dignità a molti sconosciuta.

Ma se proprio vogliamo parlare di scopiazzature, la Juventus ha pagato alla Indipendent Ideas Srl - di Lapo Elkann - la realizzazione della veste grafica della campagna abbonamenti 2015, incentrata su un'immagine che è risultata in seguito una copia di quella già realizzata da una squadra di quarta divisione spagnola. Nel bilancio in corso di approvazione in data odierna, leggiamo di un debito verso questa società di ben 261,9 mila euro. Il Deportivo Badajoz non ha chiesto risarcimenti ma ci auguriamo che la prossima società di creativi verrà scelta con maggior attenzione, anche a costo di rivolgersi a qualcuno che non sia di famiglia.

Non molto ci sarebbe da eccepire sul piano sportivo, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ci sia consentito, tuttavia, sottolineare l’assurdità della modalità con cui sono stati ceduti, o forse è meglio dire senza mezzi termini regalati, tre giocatori fondamentali come Pirlo, Vidal e Tevez – difficilmente sostituibili - nel corso della stessa sessione di calciomercato. In realtà ci ha convinto poco una ricostruzione così imponente ed onerosa (oltre 120mln.). Pochi innesti di qualità, allo splendido gruppo che avevate già costituito, e la squadra avrebbe fatto l’ultimo salto di qualità, per ambire finalmente al trofeo continentale più prestigioso. Oggi stiamo pagando queste scelte con una sequela di record negativi nella storia bianconera.

Senza entrare nello specifico del gossip, vorremmo sapere dal Presidente Agnelli chi ha pagato la liquidazione del Dott. Calvo ed a quanto ammonta. Si parla di circa due milioni di euro a carico della Juventus. Un errore personale, di mala gestio, che si è ripercosso sulle tasche di tutti gli azionisti e sulla stessa immagine societaria. Oltre al danno anche la beffa, aver perso un collaboratore capace di procacciare un contratto di ben 140 milioni di euro alla Juventus e che appena liberato dal vincolo con la nostra società si è subito accasato presso la squadra campione di Europa. Se così fosse sarebbe una circostanza inaccettabile che richiederebbe seri provvedimenti da parte dell’azionista di maggioranza.

Ma vorremmo anche sapere se le ben 17 avvertenze contenute nella relazione Exor agli azionisti, che riguardano la società da Lei guidata, siano riconducibili a errate scelte gestionali o siano fisiologicamente legate solo ai risultati, che ovviamente appaiono più incerti dopo la campagna acquisti e cessioni di cui sopra.

Tornando al tema che più ci sta a cuore, tema imprescindibile quando si parla di bilanci economici, ci preme sottolineare che, da quanto ci è dato sapere, non ci sono somme in accantonamento, nei bilanci FIGC, per le cause intentate dalla Juventus. Delle due l’una, un gesto di irresponsabilità da parte della federazione, oppure che la stessa non abbia nulla da temere per dei ricorsi che da sempre sono stati solo fumo negli occhi dei tifosi bianconeri.

È attualmente pendente un ricorso al TAR Lazio sulla disparità di trattamento, ricorso in cui ci siamo costituiti in adiuvandum; la FIGC ha depositato istanza di prelievo, noi lo faremo nei prossimi giorni, la Juventus non è pervenuta. Eppure la enorme mole di documentazione processuale, emersa solo grazie alla difesa Moggi (non certo alla Juventus), così come la relazione di Palazzi sulla società detentrice dello scudetto di cartone, hanno certificato in modo incontrovertibile, già alcuni anno or sono, che la federazione ha agito secondo lo schema del due pesi due misure. Ma, si sa, la Juventus ed il suo Presidente vigilano.

Da pochi giorni sono scaduti i termini per chiedere una revisione del processo sportivo che, in verità, si sarebbe potuta chiedere all’esito del primo grado di giudizio, allorquando fu stabilita la non responsabilità in sede civile della Juventus. È bene sgombrare ogni dubbio, l’art.39 CGS può essere richiesto ogni qualvolta si verificano fatti nuovi; è un falso giuridico affermare che si tratta di “una unica possibilità” da parte della Juventus. Ciò premesso, vorremmo sapere quali siano i prossimi passi che saranno messi in campo per ottenere Giustizia, atteso che, anche nelle motivazioni delle sentenze di Cassazione, continuiamo a leggere grossolani errori nel merito, che per brevità ci è impossibile menzionare in questa sede.

Nella giustizia nazionale, si sa, sono insite delle anomalie. Non è nostra intenzione fare affermazioni di nessuna natura ma, pur nella convinzione che abbia agito secondo le vigenti normative, nessun imputato si sentirebbe pienamente garantito sapendo che il giudice estensore ha già ricoperto in passato ruoli importanti in una delle parti in causa. Ecco, questo tipo di anomalia impone la prosecuzione dei ricorsi anche in sede comunitaria, se mai con maggior determinazione.

Ma, se è vero che la Juventus non ha partecipato attivamente alla ricerca della verità giuridica; se è vero che la Juventus non ha mai fatto alcuna richiesta di revisione del processo sportivo; se è vero che la Juventus non ha mai fatto alcuna richiesta di risarcimento dei danni economici alla FIGC; se è vero che la Juventus non ha mai fatto alcuna richiesta di risarcimento per mala gestio all’ex A.D. Antonio Giraudo; se è vero tutto ciò, vorrà dire cha la Juventus ha implicitamente ammesso le proprie colpe.

Per tale ragione, al fine di onorare l’impegno che abbiamo preso fin dalla prima ora, abbiamo deciso, sia pur a malincuore, di citare in giudizio la società Juventus per i danni morali ed economici subiti dai proprio tifosi ed azionisti. Stessa sorte toccherà in seguito all’ex A.D. bianconero. Se, diversamente, registreremo finalmente una decisa presa di posizione, propedeutica a riottenere quanto ingiustamente sottratto, ci dichiariamo fin da subito disponibili a revocare le nostre richieste e ad appoggiare pienamente l'azione della società.

Va sottolineato che Giùlemanidallajuve ha preso l’impegno di sostenere economicamente, grazie al contributo dei propri soci, la costruzione del reparto per le leucemie infantili presso l’Ospedale San Gerardo di Monza. Al fine di spazzare ogni dubbio, all’esito della nostra Class Action avverso la Juventus, ogni importo ottenuto sarà interamente devoluto per questa nobile causa.

Invito pertanto tutti gli azionisti, sia quelli presenti che quelli che leggeranno solo in seguito il presente intervento, ad unirsi a noi per gridare ancora una volta, ancora più forte, Giùlemanidallajuve. (23/10/2015)
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AZIONISTA MARCO BAVA 
Tra i piccoli azionisti più polemici c'è anche quest'anno Marco Bava che vorrebbe "sapere di più sulla situazione Gazzoni. I ricavi da sponsorizzazioni sono troppo bassi. Il dotto Calvo ha lasciato la società e vorrei sapere quanto ci è costata la sua uscita.  I giornali hanno pubblicato notizie sulla vita personale di Agnelli e e l'ultimatum di John Elkann: risolvi le tue questioni personali o esci dalla Juventus. Volevo una rispostada Agnelli anche se ha lasciato l'assemblea. 
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AZIONISTA GRAZIANO CAMPI 
Graziano Campi, dopo aver manifestato vicinanza ad Agnelli ("E' il mio presidente e ne sono orgoglioso, anche se c'è chi ne parla male"), ha auspicato che "su Calciopoli non si torni indietro e si richieda indietro quello che è nostro, anche se si dovrà passare dal tribunale fallimentare di Milano per rivedere lo Scudetto dell'Inter". Intervento che ha suscitato risate e applausi scroscianti. Campi ha poi chiesti lumi sui possibili riflessi del caso Infront sulla Juventus, ha domandato a Marotta se non siano stati erogati troppi soldi a intermediari e procuratori, ha chiesto se non sia il caso di cambiare strategia nell'ambito del settore giovanile, visto che non produce talenti e i giovani sono troppi. Infine Campo ha domandato: "E' vero che riscattiamo Cuadrado per 22 milioni? Facciamo abbassare il prezzo. Novità sui rinnovi?".
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AZIONISTA MASCIOVECCHIO 
Il piccolo azionista Tomas Masciovecchio torna sulla finale persa a Berlino sottolineando "errori di formazione ed errori nella partita che dimostrano una scarsa preparazione tecnica della stessa. Per conquistare la Champions servono giocatori tecnici e veloci, 3-4 trequartisti. Zaza e Mandzukic cos'hanno di tecnico?". Sulla 10 a Pogba, "mi pare più un'esigenza dello sponsor, sono contrario, non mi sembra u 
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AZIONISTA BATTESINI

E'  tornato su Calciopoli Paolo Battesini, sospettando che "la Juventus nel più assoluto silenzio avrebbe lasciato scadere i termini per l'articolo 39". Il piccolo azionista chiama i due Scudetti tolti ai bianconeri "figli nostri, rapiti da piccoli e traportati in posti dove non vogliono restare. E pensano che i genitori si siano dimenticati di loro. Non dobbiamo dimenticare e smettere di combattere, presidente ci regali la vittoria più 
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AZIONISTA GRAZIANO SPINELLI
Anche l'azionista Graziano Spinelli torna sulla finale di Champions, ma per denunciare la scarsa organizzazione della trasferta, definendola "pessima, vergognosa e vessatoria, l'ho vissuto sulla mia pelle. Spero che non si ripeta". Poi ha aggiunto: "Perchè bisogna attendere tempi biblici per riceve la tessera Member?".
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AZIONISTA GAMBACORTI  
Prende la parola Gino Gambacorti Passerini, altro piccolo azionista, che chiede "aggiornamenti sulle richieste danni e sulla richiesta di revisione del processo sportivo ex art. 39. I nostri bambini crescono inevitabilmente in un clima di odio verso la Juve. Bisogna essere sempre migliori per farci odiare di più". Gambacorti Passerini non concorda poi sulla necessità delle seconde squadre: "Quale società a parte la nostra potrebbe essere così organizzata da gestirle? Meglio acquistare una squadra estera".
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AZIONISTA BERTOLINI
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L'azionista Bertolini rispolvera uno degli argomenti più gettonati delle ultime assemblee, ovvero il Naming rights dello Stadium. "E' vero che SportFive ha già pagato, ma una percentuale dell’eventuale sponsorizzazione entrerebbe nelle casse bianconere. La gestione degli sponsor tecnici cosa porterà e a che punto sono gli sponsor regionali?  Perchè è stata mandata la mascotte al Colombus Day e si è aperto un ristorante in Giappone? Dovreste fare un incubatoio di idee per iniziative di business con la partecipazione del proponente.  Perché non quotate negli Stati Uniti? Perché non spostate la sede all’estero? Marotta non aspetti l’ultimo minuto e le prese per i fondelli dei tedeschi!".
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AZIONISTA MARCHELLO 
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"I contratti sono impegni bilaterali, se facciamo decidere ai giocatori se giocare o no per una società, tanto vale non firmare quei contratti - la critica del piccolo azionisra -. La società doveva dire a Tevez: tu rimani qua a giocare o stai fermo. Il presidente del Boca continua a ringraziarci per il regalo. Spero ci siano delle clausole per impedire che il Boca ceda il giocatore ad altri club, perchè altrimenti oltre al danno ci sarebbe la beffa". Marchello domanda se fosse il caso di smantellare la squadra che aveva conquistato 4 Scudetti di fila, lanciando un interrogativo malizioso: "Ce l’hanno chiesto in Federazione di non vincere più?". Secondo il piccolo azionista si poteva confermare Pirlo per un altro anno. "Con si soldi di Mandzukic, Zaza e Hernanes si prendeva un top player. Mandzukic è stato acquistato solo per calmare la piazza dopo la cessione di Tevez. E' un pivot che non serve a nulla, fa le stesse cose di Llorente che abbiamo regalato al Siviglia. Sarebbe stato meglio tebere Vidal e vendere Pogba. E perchè tutti quei soldi per Dybala?".
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IL PRESIDENTE ANDREA AGNELLI RISPONDE ALLE DOMANDE DEGLI AZIONISTI

Le risposte di Agnelli ai piccoli azionisti: "Mi fa piacere la vostra juventinità e il vostro amore, ma comunque non me lo deve spiegare nessuno cosa vuole dire amare la Juventus. Su Calciopoli, partiamo dalla valutazione degli eventi che sono emersi nel recente passato, gli atti che sono in società. Non riteniamo che il quadro entro il quale operiamo non ci permetta di trarre conclusioni diverse da quelle di sempre.

L’articolo 39 non va in prescrizione esiste. A livello penale, il processo si è chiuso e sono in corso due azioni presso il Tar e presso la Corte d’Appello di Roma l’impugnazione della decisione di non decidere sullo scudetto 2006. Gazzoni ha chiesto 30 milioni, non 100. Il ricorso è arrivato e faremo le valutazioni del caso. Se sarà necessario un accantonamento lo faremo, ma l'anno prossimo. I mancati accantonamenti in Figc sono una cosa che riguardano loro, chiedete a loro".

Sugli sponsor: "Esiste un trend importante di crescita ed è differenziato. Il valore delle sponsorizzazioni dipende dal momento in cui vengono siglate. Abbiamo scelto di allineare la durata del main sponsor Jeep con quello tecnico, per questo è di sei anni. Non è detto che non si rinnovi prima il contratto, rivedendo le cifre prima del 2021. "Per quanto riguarda le tessere  member, "siamo consapevoli delle difficoltà, possiamo migliorare, ma i tempi si allungano anche per la dimensione della nostra tifoseria".

Sull'addio di Calvo: "Francesco ha contribuito a creare la struttura commerciale e ha deciso di accettare una analoga sfida nel Barcellona. Abbiamo deciso di non sostituirlo perchè  sotto di lui ci sono quattro persone di grande professionalità. Buonuscite? Si sono lette su organi di informazioni non proprio primari, sono fantasia: c’è stata una risoluzione con accordi di riservatezza nel liberare la figura di Francesco".

Sulla trasferta a Berlino: "E’ difficile accontentare tutti. C'erano 17mila biglietti disponibili e le richieste erano superiori. Avremmo comunque scontentato molti. Siamo rimasti molto insoddisfatti dell’organizzazione e siamo consapevoli dei disservizi, e mi scuso con voi in qualità di tifosi per un servizio non all’altezza. Abbiamo sbagliato e abbiamo cambiato fornitore, la speranza è di migliorarci in futuro".

Sul mercato, sul modulo, la formazione, tutti noi abbiamo una nostra opinione e non c'è mai un comune denominatore. Le decisioni tecniche spettano a Marotta e all’allenatore. L'alternativa è assumere  Mannahimer e fargli fare  un sondaggio ogni volta che dobbiamo prendere una decisione di mercato o formazione
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PARLA L'AMMINISTRATORE DELEGATO  ALDO MAZZIA

«Il buy back per noi sarebbe un solo drenaggio di liquidita' per cui non lo consideriamo. Contenere l'indebitamento e' una delle preoccupazioni giornaliere che abbiamo. In quest'anno ci aspettiamo un innalzamento dell'indebitamento che non e' preoccupante perche' le nostre linee di credito sono abbondantemente capienti per fare fronte alle nostre esigenze di cassa". In merito al finanziamento ricevuto da Exor, che scade a fine anno, Mazzia ha spiegato che di fatto e' stato gia' restituito visto che "gia' al 30 settembre non lo abbiamo piu' tirato".

Abbiamo difeso l'investimento dello stadio, e in maniera intelligente, riqualificando e valorizzando l'area della Continassa, traendone il giusto profitto. Ma abbiamo anche recuperato efficienza da parte nostra: accorpando sede, centro di allenamento della prima squadra e lo Stadium, saremo più vicini e uniti per lavorare insieme. 

E poi Vinovo sarà a completa disposizione del settore giovanile: sarà la prima casa in Italia dedicata a questo. Abbiamo proposto un progetto interessante a un pool di investitori: da 11 milioni dell'acquisto l'area è stata valorizzata a 24 milioni, di cui 12 che la Juve si è impegnata a tenerli nel fondo, mentre gli altri 12 potranno essere venduti. Abbiamo messo da parte un bel tesoretto, che magari un domani servirà per riscattare la nostra sede che diventerebbe di nostra proprietà. 

Non vogliamo trasformarci in un sistema immobiliare. Nell'area sorgeranno anche un hotel, una scuola internazionale e un centro comerciale innovativo dedicato a giovani e famiglie. La parte succosa dell'investimento è stata già realizzata. Avremo partecipazioni nelle aree hotel (che sarà utilizzato dalla prima squadra), food and entertainment. 

Ci dedicheremo alla governance e al controllo di questi asset. Il J-Medical? Non è un'operazione immobiliare, avevamo 3.500 mq di locali disponibili e abbiamo sviluppato un'iniziativa da cui ci attendiamo ricavi importanti: è un'occasione di business, non immobiliare. L'indebitamento? L'anno scorso siamo riusciti a contenerlo, all'inizio di questo abbiamo dovuto tener conto delle necessità di investimento dell'area sportiva.

Quindi ci aspettiamo un indebitamento innalzato, però correlato ai ricavi: non sarà nulla di preoccupante. Stiamo lavorando sodo anche con gli sponsor regionali e internazionali, come la birra messicana Tecate. Abbiamo i canali social totalmente aperti per raccogliere idee e suggerimenti dai tifosi. Il naming dello stadio? Ad oggi Sportfive non ci ha segnalato alternative o sponsor ulteriori. Ci accontentiamo, per ora, della denominazione di Juventus Stadium».
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APPROVATO IL BILANCIO
L'assemblea degli azionisti della Juventus ha approvato il bilancio dell'esercizio 2014/2015 chiuso un utile di esercizio di 2 milioni 298.263 euro. Approvata la composizione del nuovo cda, con 12 membri e tre novità: Caitlin Hughes, Daniela Marilungo e Francesco Roncaglio. Gli altri 9 consiglieri sono Paolo Garimberti, Andrea Agnelli, Giulia Bongiorno, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano e Maurizio Arrivabene.
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Fine dell'Assemblea, il Presidente Andrea Agnelli, l'A.D.Giuseppe Marotta e il neo vicepresidente Pavel Nedved rispondono alle domande dei giornalisti
"Solo due precisazioni prima di rispondere alle vostre domande a seguito della nostra assemblea. Dopo una mia dichiarazione durante l'assemblea, sia partita subito una critica ad personam per quanto riguarda l'inaccettabilità del 14° posto della Juventus in questo momento. Credo valga la pena sottolineare come dal mio punto di vista, chiunque lavori alla Juventus, dal presidente al magazziniere, deve sapere e avere la consapevolezza che il 14° posto alla Juventus è inaccettabile e chiunque lavori alla Juventus, partendo dal presidente fino al magazziniere, sa che deve lavorare per riportare la Juventus nella stagione in corso nelle posizioni che le competono. Quindi il ragionamento è: per la Juventus in generale il 14° posto è inaccettabile.

In seconda battuta, è un grande piacere per me avere di fianco il vicepresidente della Juventus, Pavel Nedved. Quello che abbia rappresentato Pavel sul campo, non sta a me descriverlo, molti di voi mi hanno narrato le sue gesta sui campi per tutta la sua carriera. Quello che mi preme dire in questo momento,  è l'enorme crescita che Pavel ha dimostrato in questi in cinque anni come consigliere della Juventus, è stata una crescita continua e costante così come è stata la sua carriera da giocatore. Oggi Pavel è un uomo, un dirigente, che ha piena consapevolezza delle varie attività che si svolgono all'interno dell'azienda, sicuramente con una competenza specifica per quanto riguarda le attività di campo, ma oggi ha una sensibilità commerciale che sicuramente prima non aveva, oggi ha delle competenze specifiche in tema di analisi di bilancio di una società sportiva, oggi Pavel ha veramente acquisito a 360° quelle competenze che gli permettono di avere la rappresentanza della società.

E' chiaro ed evidente a tutti, a me per primo, in un principio di disciplina -  e questo ve lo dico sinora, che le domande sportive, così come quando le fate a me, sapete perfettamente invece che il vostro interlocutore sta alla mia destra, ed è il direttore Marotta. Pavel ha acquisito queste competenze che gli permettono di fare un'ulteriore crescita nel suo percorso professionale. Io ho avuto modo di ricordare ad alcuni di voi o anche in momenti più informali, oggi acquisendo queste nuove responsabilità, Pavel sa che dopo questo triennio può e potrà scegliere quale sarà il suo miglior percorso professionale. Io più volte avevo indicato come la figura di un ex grande giocatore, che abbia acquisito quelle competenze specifiche per un percorso di rappresentanza anche in seno ad organismi internazionali. Pavel sa che volendo un domani potrebbe passare per una presidenza della federazione della Repubblica Ceca, questo è un esempio per poi magari ambire tra 10-12 anni a qualcosa di più. Sa che può continuare a crescere all'interno della Juventus, ma la cosa più importante è questa sua crescita professionale a 360°. Lascia uno speciale incarico, che prima aveva in seno al consiglio, che era anche la rappresentanza per attività commerciali.

Come voi tutti ben sapete è entrato nello staff David Trezeguet e sarà David che invece avrà la piena responsabilità di ausilio all'area commerciale, di rappresentanza, quale bandiera della Juventus. Si ritroveranno, sempre a divertirsi, in occasione delle Legends, quel piacere lì non glielo toglierà nessuno, di continuare a essere compagni di squadra con la maglia della Juventus.

La Lega ha istituito una commissione per le riforme a cui per noi parteciperà Marotta. Prima delle nuove elezioni, a fine inverno 2016 o primavera 2017, manca ancora un anno in cui si può lavorare e molte delle cose che ho citato oggi possono essere fatte. Gli stadi sono obsoleti e vanno dirottate risorse finanziarie sugli stadi. In un anno si può portare a termine la riforma dei campionati; c'è spazio anche per le seconde squadre, serve la volontà politica. Se uno vuole avere le seconde proprietà, ma ci sia anche un altro strumento che è la squadra B. Se potessimo far giocare i giocatori in prestito nella nostra seconda squadra avrebbero più possibilità. Auspico che l’attuale classe dirigenza porti a termine le riforme, non nell’interesse della Juventus, ma di tutto il calcio italiano.

Per tre anni almeno sarò concentrato sullo sviluppo della Juventus e sull’Eca, non mi interessa una carriera politica perché sto bene dove sono. Riforme fatte entro l'anno? La denuncia dei problemi del calcio è una liturgia fastidiosa da quattro anni a questa parte. Avendo frequentato spesso Tavecchio  in questa fase, le volontà ci sono tutte. Adesso bisogna capire se tutte le parti sono d’accordo con le riforme. E' un anno che porta all'elezione dei nuovi vertici federali e quelli in carica vorranno dimostrare di essere rieletti per merito, questo deve fare la differenza.

Platini? Auspico che ci sia un giudizio veloce e nel merito delle vicende per cui Michel è stato preventivamente sospeso dalla commissione etica e da questo punto di vista non posso che rimarcare le parole del presidente Abete: è difficile immaginare che una persona accetti una somma di denaro come pagamento “irregolare” e poi la ponga in dichiarazione dei redditi. Spero che l’iter sia la più veloce".

Prima di lasciare la parola a voi, lascerei la parola a Pavel che ha due parole da dirvi.
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IL VICEPRESIDENTE PAVEL NEDVED:
"Buongiorno a tutti. Posso cominciare solo con i ringraziamenti. Grazie al Presidente, grazie a tutta la società che mi hanno dato la fiducia di poter continuare la mia esperienza in uno dei più grandi club al mondo, mi fa veramente un grandissimo onore. Sento una grandissima responsabilità. Ovviamente grazie per la fiducia di tutto il mondo Juve. 

Come diceva il presidente, ho fatto un percorso di crescita importante, non solo credo io, ma tutti quanti insieme abbiamo fatto un percorso di crescita grandissimo, molto proficuo, perchè insieme siamo riusciti a vincere dei titoli, siamo riusciti a ritornare in Europa come spetta alla Juve, come grande società. Ovviamente cercheremo di rimanere sui nostri passi che abbiamo fatto. 

Io con la mia crescita personale ho potuto ogni hanno migliorare e vedere come si gestisce una grandissima società. Devo dirvi che finendo con il calcio non è assolutamente facile poter pensare a ricoprire ruoli importanti in una società. Bisogna fare della maturità giornaliera, capire le necessità, la parte economica. 

Ringrazio anche Aldo (Mazzia, ndr) che è stato un grandissimo insegnante per me. Anche il Direttore sul livello sportivo, per non dimenticare anche Fabio Paratici da cui ho appreso molto e ho potuto migliorare anche sul livello sportivo. Finirei così, fino alla fine, caricoper difendere i nostri colori e ripresentarsi magari in una delle prossime finali in Europa". "Paul Pogba è un nostro giocatore di grandissimo talento, pur essendo un 93 ha mostrato grandissime cose. Ho un contatto quotidiano con lui, non ha bisogno di consigli. Dobbiamo chiederci se non siamo noi a chiedere troppo a un ragazzo del ’93. Dobbiamo lasciarlo tranquillo. Io sono tranquillo, ha un futuro grandissimo".
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AMMINISTRATORE DELELEGATO GIUSEPPE MAROTTA
"È un anno un po' particolare. C'è stato un forte rinnovamento profondo, ma non una rivoluzione, un'evoluzione dovuta a fattori diversi. Volevamo abbassare l'età media della rosa, quind abbiamo subìto decisioni forti da parte di nostri campioni. Abbiamo rinnovato quasi il 50% della rosa. Siamo partiti con difficoltà, al di là delle aspettative, molti infortuni hanno condizionato le scelte di Allegri. Tevez già lo scorso gennaio ci ha detto che voleva tornare in Argentina. Non c'era alcuna possibilità di trattenerlo. Ci ha chiesto cortesemente di lasciarlo libero, e lo abbiamo accontentato, anche per quello che lui ci ha dato in questi anni.

Hernanes? Allegri non ha mai esplicitato la richiesta di un trequartista, ci ha illustrato alcuni profili, ma il modulo è una conseguenza dei giocatori che si hanno in casa. Hernanes è arrivato in extremis, non era una prima scelta, non abbiamo mai pensato di aver portato a casa un fenomeno. La sua cessione ha comunque generato una minusvalenza all'Inter. La pista Draxler è stata abbandonata a luglio, dopo un sondaggio in cui lui ha espresso la parziale volontà di trasferirsi in Italia, preferiva rimanere in Germania.

Berardi? Oggi è tutto del Sassuolo, lo stiamo monitorando, faremo un consultivo a fine stagione, abbiamo ottimi rapporti con il Sassuolo. Cuadrado? Non abbiamo alcun diritto riscatto, è in prestito libero, si è inserito bene. Ha manifestato il piacere di stare con noi e di proseguire in futuro, vedremo poi al momento opportuno con il Chelsea ma è molto probabile una buona conclusione. Gabbiadini? Ha gererato una leggera plusvalenza.

Non so se questa squadra sia forte, fortissima o meno forte. Questo è un momento interlocutorio, abbiamo l'obbligo di vincere. Siamo coinvinti di aver costruito una squadra competitiva, composta da talenti come Dybala. E un top team ha l'obbligo di cercare i talenti migliori. E' stato così con Pogba e Coman, che per sua esplicita volontà ha voluto andar via. Dybala è un talento e da lui non si possono avere risposte immediate. Farà molto meglio nei prossimi anni, perchè passare da una squadra di provincia come il Palermo alla Juventus, significa dover affrontare esami pesanti: critiche, allenamenti... Per quanto riguarda le nostre aspettative sta facendo bene, i risultati non devono ricadere solo su di lui. Sta dando un apporto continuo, determinante e costruttivo. Lo apprezziamo anche come uomo, è un ragazzo intelligente, un grande professionista. E per l'esperienza che ho io, questo tipo di soggetti è destinato ad arrivare in alto.

Tevez è un top player, ha accettato volentieri di venire da noi, nonostante avesse un contratto molto importante con il Manchester City. E' stata un'operazione onerosa, il suo valore reale non era quello poi definito nell'operazione. Da noi ha dato un grande contributo sia a livello di gol che di comportamento. Quando hai 30 anni e desideri tornare in Argentina, è deleterio per tutti fare il muro contro muro. Non avevamo a che fare con un ragazzino viziato di 16 anni, ma con un uomo. Lo abbiamo venduto per il valore di bilancio di quel momento, intorno ai 6 milioni, prendendo prelazioni biennali su giovani interessanti. Speriamo di poterne riscattare qualcuno per valori congrui, abbiamo semplicemente risposto ai desideri di un professionista.

Cessione Llorente? E' stata una valutazione tecnica prima di tutto, il suo impiego sarebbe stato marginale e non potevamo permetterci il lusso di tenere un giocatore poco utilizzabile e con un contratto pluriennale.Quindi abbiamo risolto il contratto, regalando il cartellino e facendo sì che Llorente trovasse una collocazione ideale.

Collaborazione con il Sassuolo? Non è la nostra seconda squadra, si trova davanti in classifica meritatamente. Sta valorizzando molto bene i talenti e con noi sta facendo operazioni interessanti come quella di Zaza, che abbiamo comprato per un valore di mercato congruo. Dal giorno dopo abbiamo ricevuto offerte superiori, ma crediamo nel giocatore. O come l'acquisto della prima metà di Berardi e il riacquisto dello stesso da parte degli emiliani che possono trattarlo con chiunque. Se ci saranno opportunità col Sassuolo, ben vengano".
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COMUNICATO STAMPA APPROVATO IL BILANCIO
L’Assemblea ordinaria degli Azionisti di Juventus Football Club S.p.A., riunitasi oggi a Torino sotto la Presidenza di Andrea Agnelli, ha approvato il bilancio di esercizio al 30 giugno 2015 che si è chiuso con un utile netto di € 2,3 milioni (perdita di € 6,7 milioni nell’esercizio 2013/2014) che è stato interamente destinato a riserve. Conseguentemente non sono stati deliberati dividendi.

L’Assemblea ha inoltre determinato in 12 il numero dei componenti del Consiglio di Amministrazione per gli esercizi 2015/2016, 2016/2017 e 2017/2018, nominando amministratori Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Caitlin Hughes, Daniela Marilungo, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Francesco Roncaglio ed Enrico Vellano. Gli amministratori Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Caitlin Hughes e Daniela Marilungo hanno dichiarato di essere in possesso dei requisiti di indipendenza.

È stato altresì nominato il Collegio Sindacale, composto da Paolo Piccatti (Presidente), Silvia Lirici, e Roberto Longo. Sindaci supplenti sono stati nominati Nicoletta Paracchini e Roberto PetrignaniL’Assemblea ha infine approvato la Relazione sulla remunerazione ai sensi dell’art. 123-ter del D.Lgs. 58/98.

Al termine dell’Assemblea si è riunito il Consiglio di Amministrazione che ha confermato Andrea Agnelli Presidente e Giuseppe Marotta e Aldo Mazzia Amministratori Delegati. Ha inoltre nominato Pavel Nedved Vice Presidente e confermato nell’incarico di presidente del J Museum Paolo Garimberti.

Dopo aver verificato la sussistenza dei requisiti di indipendenza degli amministratori Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Caitlin Hughes e Daniela Marilungo, il Consiglio ha inoltre provveduto alla nomina dei seguenti Comitati:

Comitato per le nomine e la remunerazione composto da Paolo Garimberti (Presidente), Assia Grazioli Venier e Caitlin Hughes;

Comitato controllo e rischi composto da Daniela Marilungo (Presidente), Paolo Garimberti e Assia Grazioli Venier.

È infine stato nominato l’Organismo di Vigilanza ai sensi del D.Lgs. 231/2001, composto da Alessandra Borelli, Guglielmo Giordanengo e Patrizia Polliotto.
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http://www.tuttojuve.com/primo-piano/live-tj-assemblea-azionisti-agnelli-rinnovamento-non-giustifica-14-posto-marotta-anno-particolare-hernanes-mai-pensato-di-aver-preso-fenomeno-nedved-n-257667
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http://www.juventus.com/it/club/investor-relations/documenti/azionisti/ultima-assemblea/
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JUVENTUS SEMPRE LASSU' A GUARDARE TUTTI DALL'ALTO AL BASSO

FINO ALLA FINE


giovedì, ottobre 01, 2015

IL PRESIDENTE DELLA JUVENTUS ANDREA AGNELLI, SCRIVE AGLI AZIONISTI: «LA SOCIETA' E TORNATA AL SUCCESSO SPORTIVO E ALLA SOSTENIBILITA' ECONOMICA. ORA ABBIAMO D'AVANTI UNA NUOVA SFIDA: CAMBIARE IL CALCIOCIO».

IL PRESIDENTE PARLA AGLI AZIONISTI

LA LETTERA: Cari Campioni D'Italia.

Dopo un percorso iniziato nell’estate del 2010, con un’operazione di completo cambio del management, un rafforzamento patrimoniale in grado di sostenere il turnaround e una corretta gestione, la Vostra società è riuscita a tornare sia al successo sportivo sia alla sostenibilità economica. Quattro scudetti, tre supercoppe italiane, una Coppa Italia, il crescendo dei risultati in Champions League, dai quarti di finale nel 2012/2013 alla finale di Berlino, passando per una semifinale di Europa League, sono stati accompagnati da una forte espansione dei ricavi, che ha portato la società dapprima a dimezzare anno su anno le perdite, poi a raggiungere l’utile operativo nel 2013/2014 e l’utile d’esercizio nella stagione appena conclusa.
Solamente i grandi risultati sportivi, le vittorie a livello nazionale ed internazionale, danno accesso a grandi ricavi, siano essi televisivi, commerciali o sportivi. Ma solo in presenza di una struttura equilibrata e diversificata di ricavi si può competere ad alto livello

La nuova sfida che il management e gli azionisti hanno oggi di fronte è, se possibile, ancora più ardua, poiché dovremo avere la capacità di fronteggiare il vero dilemma di ogni società calcistica di alto livello: solamente i grandi risultati sportivi, le vittorie a livello nazionale ed internazionale, danno accesso a grandi ricavi, siano essi televisivi, commerciali o sportivi. Ma solo in presenza di una struttura equilibrata e diversificata di ricavi si può competere ad alto livello.

Il profondo rinnovamento della rosa per la stagione 2015/2016, che permette ai colori bianconeri di essere pienamente competitivi, unitamente alle strategie di espansione dei ricavi tramite la ricerca di grandi partnership globali (come quella appena entrata in vigore con adidas, che proietta la Juventus in una dimensione internazionale sia sotto il profilo dei ricavi sia sotto quello della grande visibilità al pari di club d’eccellenza come Real Madrid o Bayern Munchen) permetteranno alla Vostra società di consolidare il proprio sviluppo.

La strategia commerciale, messa a punto in questi anni, continuerà a dare i propri frutti nell’ottimizzazione dei ricavi da sponsor e di quelli provenienti dallo Juventus Stadium. Una grande sfida è rappresentata dalla gestione diretta del licensing e del retail, attività precedentemente preclusa da altri accordi commerciali, e da una sempre maggiore capacità di raggiungere i quasi 300 milioni di fan nel mondo grazie all’espansione dei mezzi digitali e dell’ecommerce.

Gli evidenti progressi della Juventus sul fronte della gestione non sono stati tuttavia sufficienti per avviare una profonda e definitiva riflessione a livello nazionale sul futuro del calcio italiano. Da più parti, importanti esponenti del mondo del calcio invocano per il nostro movimento la dignità di essere considerati a pieno titolo un comparto industriale che contribuisce allo sviluppo del Paese sia con il gettito fiscale sia con il cosiddetto indotto. Ma il calcio italiano, purtroppo, non sta trovando al suo interno le risorse umane adatte a rilanciarlo e ricollocarlo al centro del dibattito politico. All’interno del nostro mondo si realizzano posizioni di rendita ingiustificata, godute da soggetti che non sono né protagonisti né finanziatori. Si tratta di realtà che hanno saputo con scaltrezza “generare” il consenso di un sistema autoreferenziale. Nel frattempo, per cinque volte su sei edizioni, le squadre italiane qualificate al preliminare di Champions League hanno fallito l’obiettivo di raggiungere la fase finale, e i club italiani, pur in presenza di una congiuntura di mercato piuttosto favorevole, non sono stati in grado di crescere al passo dei loro competitor europei. Nel quinquennio 2009/2014, il tasso di crescita del giro d’affari del calcio inglese è stato del 61%, quello tedesco del 46%, quello spagnolo del 32%, quello francese del 42%, quello russo dell’86%, quello turco del 62%. L’Italia nello stesso periodo è cresciuta solamente del 14%.

L’auspicio è che le prossime scadenze olimpiche, alla fine del 2016, portino ad un’accelerazione della spinta riformatrice nelle componenti costitutive del calcio italiano, favorendo il naturale ricambio degli uomini, delle competenze e delle modalità di gestione del potere. Si tratta di una riflessione che le Leghe, i calciatori e i tecnici devono saper cogliere per non passare altri cinque anni, da oggi al 2020, a elencare quello che si dovrebbe fare ma nessuno fa.
Sarebbe utile che alcune tematiche fossero affrontate:

1. La creazione delle Seconde Squadre
2. La riforma dei campionati
3. La situazione degli stadi

Il pallone deve tornare a essere al centro di questo mondo e, nel breve termine, per il miglioramento del prodotto che offriamo agli appassionati, sarebbe utile che alcune tematiche fossero affrontate:

1. La creazione delle Seconde Squadre è stata rifiutata per troppo tempo, mentre gli altri Paesi garantivano alle loro giovani leve una crescita armoniosa. La serie A deve avere la forza di colmare il gap generazionale che passa tra il campionato Primavera (under 19) e l’accesso potenziale alle Prima Squadra, che avviene mediamente verso i 22/23 anni.

2. La riforma dei campionati è improrogabile e deve essere accompagnata da una profonda riflessione sul tema della mutualità: chi viene retrocesso deve essere salvaguardato in modo tale da non mettere a repentaglio, come invece avviene oggi, la continuità aziendale. È del tutto evidente che vicende come quella del Parma, fallito durante il campionato, o le continue difficoltà di molti club nell’ottenere le licenze UEFA, minano la credibilità di tutto il sistema e lo rendono poco attrattivo per eventuali nuovi investitori, la cui presenza è invece auspicabile in presenza di piani di sviluppo chiari e di lungo termine.

3. La situazione degli stadi, salvo rare e lodevoli eccezioni, rimane invariata. Non solamente latita la pianificazione di nuove infrastrutture, ma addirittura si lascia che le attuali strutture continuino a operare in deroga rispetto alle normative in vigore. L’introduzione della Goal Line Technology, un provvedimento positivo, ha avuto costi che tutti i club hanno potuto affrontare senza problemi. Purtroppo non altrettanto si può dire degli investimenti in sicurezza e videosorveglianza di ultima generazione che, con costi decisamente inferiori, coadiuverebbero in modo determinante il lavoro delle forze dell’ordine favorendo l’immediata individuazione degli autori dei misfatti e verosimilmente alleggerirebbero la cosiddetta responsabilità oggettiva, che dopo i recenti fatti del derby di aprile disputatosi allo Stadio Olimpico di Torino, mi permetto scherzosamente di definire “responsabilità immanente”. Ormai le responsabilità individuali passano in secondo piano e il calcio italiano pare soccombere a quest’aberrazione.

Penso sia giusto, in conclusione, segnalare che la capacità di dialogare e attuare riforme nella governance e nella rappresentanza non è frutto di un’estemporanea velleità di un singolo club. Si tratta di una tendenza ormai consolidata a livello europeo, grazie alla capacità progettuale delle istituzioni, in particolare della European Club Association (ECA), ma anche dell’UEFA. L’ingresso dei club nell’Executive Committee della UEFA è un risultato politico di portata storica, ma è anche la testimonianza che le istituzioni ben organizzate sono in grado di evolversi, avendo riguardo per quanti nel calcio investono risorse economiche ed umane e hanno la legittima aspirazione di far sentire la loro voce. Mi onora rappresentare i 220 club, provenienti da 53 diverse federazioni, in questo dialogo, insieme con il Presidente Rummenigge. Negli ultimi dodici mesi ECA ha saputo trovare con la massima istituzione europea un terreno di cooperazione che ha portato alla firma anticipata di un nuovo Memorandum of Understanding, valido fino al 2022. Questo accordo prevede maggiori benefici per i club a partire dall’Euro 2020 e una nuova mutualità tra Champions League ed Europa League.

Un analogo e proficuo dialogo è stato avviato con la FIFA, ma i recenti fatti alla ribalta delle cronache giudiziarie globali hanno al momento rallentato il processo.

Una prova ulteriore che nessuna istituzione può ignorare per lungo tempo le richieste di maggiore trasparenza e di rinnovamento senza il rischio concreto di essere travolta.

Fino Alla Fine...
Andrea Agnelli
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http://www.juventus.com/it/news/news/2015/la-lettera-di-andrea-agnelli-agli-azionisti.php
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La relazione finanziaria annuale al 30 giugno 2015
http://www.juventus.com/media/native/investor-relations-docs/italiano/assemblee-precedenti/2015/Relazione%20finanziaria%20annuale%20al%2030%20giugno%202015%20definitiva.pdf

mercoledì, settembre 23, 2015

3 - Il calcio è uguale per tutti. Minchiata Cosmica! In Italia, con la Giustizia al Servizio dei Poteri Occulti, per alcuni è più uguale di altri!

L'Intimidita Giudice Casoria, tra le corrotte guardiane legge la sentenza
 Giudice Casoria Ricattata dalla Discarica (la procura di napoli!) con 3 ricusazioni!
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  Massimo De Santis il condannato di Calciopoli (1&2)
 Massimo De Santis, il corrotto dall'inter che danneggiava la Juve
 Massimo De Santis il condannato di Calciopoli -1-
  Introduzione 19 giugno 2015

La figura di Massimo De Santis è una delle più complesse della storia, tanto da meritare un approfondimento a parte. Il processo Calciopoli lo ha visto imputato per ben 7 capi d’imputazione: uno è quello relativo all’associazione a delinquere capeggiata da Luciano Moggi (e la contestazione per De Santis non si limitava alla partecipazione all’associazione, ma prevedeva pure l’aggravante per avere promosso, costituito e organizzato l’associazione stessa), gli altri sei riguardano invece singoli episodi di frode sportiva.
  
Alla fine dei giochi, avendo rinunciato alla prescrizione, De Santis risulta l’unico condannato dell’intero processo (altri imputati avevano rinunciato alla prescrizione, ma sono stati tutti assolti). La condanna di De Santis riguarda il capo A, associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva (ma solo come partecipe, senza aggravanti), e due imputazioni di frode sportiva, il capo G relativo alla partita Fiorentina – Bologna e il capo A10 relativo alla partita Lecce – Parma. Per questi tre capi d’imputazione la condanna è stata confermata dalla Cassazione. Per i rimanenti capi d’imputazione De Santis è stato invece assolto.

Queste cose, però, tutti i cultori dell’argomento le conoscono già fin troppo bene. In questo lavoro ci proponiamo di andare oltre, ripercorrendo tutta l’annata 2004-2005 di Massimo De Santis, non limitandoci soltanto alle partite oggetto di capo d’imputazione, né soltanto alle telefonate che sono state poste alla base dei pronunciamenti dei giudici. Solo con uno sguardo il più possibile completo, infatti, si può arrivare a comprendere meglio la figura dell’arbitro di Tivoli.

In questa prima puntata, però, faremo in tempo solo a introdurre il personaggio, e i suoi trascorsi precedenti all’anno oggetto dell’inchiesta. Nato a Tivoli l’8 aprile 1962, Massimo De Santis è stato agente di polizia penitenziaria. È arrivato ad arbitrare ai massimi livelli nella stagione 1994-1995, nella quale ha debuttato in serie A (Sampdoria – Brescia, 7 maggio 1995). Nella stagione 2004-2005, oggetto dell’indagine della procura di Napoli, De Santis è dunque uno dei più esperti fra gli arbitri a disposizione dei designatori Bergamo e Pairetto.

Un primo salto di qualità nella carriera di De Santis si colloca nella stagione 1997-1998, durante la quale per la prima volta arbitra un cospicuo numero di partite di serie A (14). Nella stagione 1999-2000 De Santis arbitra per la prima volta un vero big match (Juventus – Milan, alla decima giornata). Alla fine di quella stagione, però, l’arbitro è al centro di roventi polemiche: durante Juventus – Parma del 7 maggio 2000, penultima giornata di serie A, annulla un gol segnato all’ultimo minuto dal parmense Cannavaro, che avrebbe pareggiato il gol di vantaggio bianconero. A partire da quel giorno De Santis deve convivere con l’etichetta di arbitro “juventino”.

La partita Juventus – Parma porta in dote a De Santis uno stop di quattro mesi, ufficialmente motivato come la sanzione per avere rilasciato dichiarazioni non autorizzate al termine della partita. La sua carriera, comunque, non si ferma, ed egli diventa arbitro internazionale a partire dalla stagione successiva. I vertici della sua carriera internazionale sono costituiti degli ottavi di Champions League 2004, 2005 e 2006, dalle semifinali di Coppa Uefa 2005 e 2006, da un’amichevole del Brasile nel 2004 e dallo spareggio per la qualificazione al Mondiale fra Spagna e Slovacchia nel 2005. Proprio al Mondiale 2006 De Santis sembra destinato De Santis, ma il traguardo gli verrà scippato dallo scoppio dello scandalo Calciopoli, poche settimane prima dell’inizio della competizione.
Questa introduzione può sembrare lunga e nozionistica, tuttavia mi sembra necessaria per tracciare un ritratto iniziale del protagonista di questa storia. Non si tratta di un signor nessuno, ma di un arbitro che, a differenza di altri colleghi coinvolti in Calciopoli, ha una lunga esperienza, ed è abituato a frequentare i massimi livelli della sua categoria.
Massimo De Santis prima del 2004-2005
Il primo problema che si incontra nell’analizzare la figura di Massimo De Santis nell’ambito dell’inchiesta Calciopoli è rappresentato dal fatto che la juventinità di De Santis è considerata come un dato acquisito e inequivocabile. Questa convinzione degli investigatori, però, non si basa su riscontri concreti, ma quasi esclusivamente su opinioni espresse da vari personaggi appartenenti al mondo del calcio.

Esamineremo con calma tutto questo materiale. Cominciamo però da qualche dato concreto, che non fa mai male. Nel momento in cui gli investigatori del team di Auricchio cominciano l’inchiesta, De Santis ha arbitrato 18 volte la Juventus, con 14 vittorie juventine, 3 pareggi, e 1 sconfitta della Juve. È necessario però accompagnare questa statistica complessiva con un elenco delle partite:

Juventus – Vicenza 2-0 del 2 marzo 1997; Juventus – Brescia 4-0 del 21 settembre 1997; Juventus – Bari 1-0 del 28 febbraio 1998; Venezia – Juventus 1-1 del 17 gennaio 1999; Juventus – Venezia 1-0 del 3 ottobre 1999; Juventus – Milan 3-1 del 21 novembre 1999; Bologna – Juventus 0-2 del 9 aprile 2000; Juventus – Parma 1-0 del 7 maggio 2000; Atalanta – Juventus 2-1 del 4 febbraio 2001; Udinese – Juventus 2-1 del 4 marzo 2001; Vicenza – Juventus 0-3 del 10 giugno 2001; Lecce – Juventus 0-0 del 22 settembre 2001; Brescia – Juventus 0-4 del 23 dicembre 2001; Chievo – Juventus 1-3 del 27 gennaio 2002; Torino – Juventus 0-4 del 17 novembre 2002; Juventus – Torino 2-0 del 5 aprile 2003; Empoli – Juventus 3-3 del 25 gennaio 2004; Juventus – Chievo 1-0 del 1 febbraio 2004.

Come è evidente, si tratta quasi sempre di partite della Juventus contro squadre medio-piccole; e dunque l’alta percentuale di vittorie bianconere non deve sorprendere. Tre volte De Santis ha espulso un calciatore della Juve: Del Piero durante Udinese – Juventus del 2001 (unica espulsione in carriera in serie A), Montero durante Lecce – Juventus del 2001 (lui invece è recordman di espulsioni), Tudor durante Juventus – Torino del 2003 (insieme a tre torinisti). Otto volte, invece, De Santis ha espulso un avversario della Juve. Quattro sono i rigori concessi dall’arbitro di Tivoli alla squadra bianconera; i primi due nelle prime due partite dell’elenco, gli altri due durante Chievo – Juventus del 27 gennaio 2002. Un solo rigore concesso contro la squadra bianconera, durante Torino – Juventus del 17 novembre 2002.

Ancora qualche considerazione su questa lista di partite, basandomi sui casi da moviola (mi affido a Repubblica perché ha l’archivio più facilmente consultabile on-line, a titolo ovviamente indicativo; per di più si tratta di quotidiano assolutamente non sospettabile di essere filo-Triade, anzi). Juventus – Vicenza del 1997 registra un rigore non chiaro e assegnato con parecchia severità a favore dei bianconeri. Invece il rigore assegnato sempre ai bianconeri durante Juventus – Brescia dello stesso anno c’era. Per Venezia – Juventus del 1999 si registra la mancata espulsione di Davids già ammonito. 

Per Juventus – Milan del 1999 si registrano due possibili rigori non concessi, uno al Milan e uno alla Juve. Dure critiche riguardano l’arbitraggio di De Santis in Bologna – Juventus del 2000: il Bologna a fine partita dichiara il silenzio-stampa per protesta, a causa dell’espulsione di Falcone, ma si annotano anche due rigori non dati ai bianconeri, oltre a diversi falli da ammonizione non sanzionati. 

Durante Udinese – Juventus del 2001 i friulani lamentano un rigore non dato; coro “ladri, ladri” per la Triade accomodata in tribuna, ma rigore che appare poi dubbio alle moviole. Eccessivo viene giudicato il primo dei due rigori concessi da De Santis in Chievo – Juventus del 2002. Per quanto riguarda Torino – Juventus del 2002 l’arbitro viene giudicato “tenero” nei confronti della squadra granata. Molto negativo è giudicato l’arbitraggio di De Santis nell’altro derby, Juventus – Torino del 2003, ma non in senso filo-bianconero: il granata Fattori manda fuori in barella Nedved con un fallaccio, ma non viene nemmeno ammonito. Il Toro gioca una partita rabbiosa e violenta, e finisce in 8, con l’arbitro che cerca di mostrarsi autorevole dopo essersi fatto sfuggire la partita di mano. Infine Juventus – Chievo del 2004: un gol regolare annullato alla Juve, e dubbi su un contatto in area bianconera.

Questo resoconto mi sembra che difficilmente supporti l’impressione di un arbitro decisamente filo-bianconero. Ho tenuto volutamente fuori, però, fino a questo momento la gara regina, quella che davvero marchia a vita De Santis come arbitro juventino. Si tratta, come sapete bene tutti, della già citata Juventus – Parma del 7 maggio 2000, la partita passata alla storia per il gol del pari annullato al parmense Cannavaro. Questa partita ha talmente influito sull’immaginario collettivo che i giudici del tribunale di Napoli hanno scritto che l’associazione a delinquere di Moggi sarebbe stata attiva a partire dal campionato 1999-2000 proprio pensando all’esito di questo incontro. Del resto la procura ha scritto, nella spiegazione del capo d’imputazione, che quel campionato “fu sostanzialmente condizionato sino alla penultima giornata” (cioè, da un solo fischio arbitrale si deduce il condizionamento di un intero campionato, così, senza nessun altro elemento a sostegno). Ovviamente mai nessuna attività investigativa è stata condotta su questo match (piccola parentesi; al tempo delle indagini una eventuale frode sportiva in Juventus – Parma era ancora lungi dall’essere prescritta; perché non indagare se proprio si era tanto convinti dell’alterazione?), e l’affermazione sulla presunta associazione di Moggi attiva già nel 1999-2000 è una delle tante affermazioni spericolate e arbitrarie che stanno nelle sentenze su Calciopoli. Ad avere impressionato gli investigatori può comunque avere contribuito il fatto che di questa partita se ne parla ancora in telefonate ascoltate nel corso dell’inchiesta Calciopoli, a cinque anni di distanza. Da qui parte il nostro discorso.
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L'intercettazione "collina-meani
Conoscete Leonardo Meani? Ex guardalinee, ristoratore a Lodi, Meani nel 2004-2005 svolgeva l’incarico di “addetto agli arbitri” per conto del Milan di Galliani. Grazie a questo incarico Meani teneva numerosi contatti con i designatori, con alcuni arbitri, e con numerosi guardalinee. Meani è stato l’unico dirigente di club non juventino ad avere il telefono sotto controllo nel corso dell’inchiesta Calciopoli, anche se per un periodo decisamente più breve rispetto a Moggi e Giraudo. L’inchiesta ha fruttato a Meani anche una condanna per frode sportiva poi prescritta in appello, per il capo A4 (Milan – Chievo).

 Qui, tuttavia, Meani non ci interessa in quanto protagonista di contatti ambigui con il mondo arbitrale, ma come grande accusatore. Nelle telefonate del ristoratore milanista, infatti, abbondano accuse e malignità contro Moggi e contro gli arbitri che sarebbero stati a lui vicini (Juve e Milan si giocarono lo scudetto testa a testa, quell’anno); e di questo materiale gli investigatori hanno fatto larghissimo uso. Se il romanista Franco Baldini è dichiaratamente il “grande suggeritore” dell’inchiesta (per un approfondimento si veda qui), anche Meani, seppur inconsapevolmente, ha avuto un ruolo analogo; senza tenere in alcun conto la possibile faziosità dell’addetto agli arbitri milanista (Auricchio formulerà un bizzarro principio metodologico per cui “se una cosa la dice un personaggio del mondo del calcio, allora è credibile e veritiera”) le sue allusioni e le sue malignità si sono trasformate in spunti investigativi e capi d’imputazione. Si veda, solo per fare un esempio, tutto il tema delle “ammonizioni mirate” per ottenere squalifiche a favore della Juve.

Qui, comunque, ci interessiamo di Meani soprattutto a causa di una sua telefonata con Pierluigi Collina, datata 18 aprile 2005 (prog. 5610, informativa gennaio 2006, p. 226; per leggere l’informativa questo è il link su ju29ro.com). È la stessa telefonata in cui i due interlocutori organizzano un incontro fra l’arbitro e Adriano Galliani, per discutere del possibile futuro ruolo da designatore del fischietto viareggino (sul complesso delle telefonate Meani – Collina quel giorno si veda la seconda parte dell’articolo linkato qui). La parte che qui ci interessa è però quella, precedente, in cui Meani si lamenta della designazione di De Santis per la partita Juventus – Inter del 20 aprile (che peraltro finirà 1-0 per i nerazzurri). Il giorno prima Meani aveva avuto modo di fare un lungo viaggio in macchina con l’allenatore del Milan Ancelotti, che gli avrebbe confidato segreti scottanti a proposito di Juventus – Parma e del campionato 1999-2000, quando Carletto allenava la Juve di Moggi: “ai tempi della famosa partita di Perugia la torta era pronta, ma poi è venuto fuori il casino, alla partita con il Parma. Lì è venuto fuori il casino, i giornali sono esplosi, ma se non veniva fuori quella cosa lì la roba era fatta, dopo invece si è ribaltato il tutto, perché è scoppiata la bomba”. Quei buontemponi dei carabinieri scrivono nella loro informativa che De Santis non aveva convalidato il gol del Parma “nonostante la palla avesse abbondantemente superato la linea di porta”; vaglielo a spiegare, che De Santis ha visto un fallo in area, e non si è trattato di un gol fantasma. Comunque non è questo il punto.

Sul contenuto di questa telefonata è stato interrogato proprio Carlo Ancelotti, sia nel 2006 che nel corso della deposizione testimoniale napoletana dell’11 maggio 2010 (qui la trascrizione su ju29ro.com). L’ex allenatore di Juve e Milan ha smentito in entrambe le occasioni di avere mai parlato a Meani di aspetti legati alla sua esperienza in bianconero, e ha smentito di avere mai utilizzato l’espressione “la torta era pronta” a proposito del finale del campionato 2000. Avendo imparato un po’ a conoscere questi personaggi, reputo effettivamente improbabile che Carletto abbia potuto fare una “rivelazione” del genere al ciarliero ristoratore, e più probabile che Meani in realtà stesse cercando di provocare Collina, che di quella vecchia storia era un protagonista decisivo, avendo arbitrato proprio il Perugia – Juventus successivo allo scoppio della “bomba”. Meani sperava che Collina abboccasse all’esca, e gli facesse qualche rivelazione su quei fatti; ma l’arbitro viareggino è uomo di mondo, e si mostra sostanzialmente scettico rispetto alla storia narrata da Meani (anche perché la stessa storia implicherebbe un arbitraggio di Collina a Perugia influenzato in qualche modo dall’esplosione dei giornali e dalla torta saltata, no?). Ovviamente il pm Narducci non è d’accordo con me, e nella sua requisitoria (la trascrizione, sempre da ju29ro.com, è leggibile qui, e il passo qui citato è a p. 19) preferisce l’Ancelotti de relato della telefonata di Meani all’Ancelotti testimone in aula, che non avrebbe detto tutta la verità (anche se a Carletto non è mai stata contestata la falsa testimonianza).

Punto cardine dell’interrogatorio di Ancelotti, al di là dei fatti del 2000, è comunque la sua affermazione relativa a un “rapporto confidenziale” tra Moggi e l’arbitro De Santis (curioso che, interrogato in FIGC nel 2006, Ancelotti parlasse di un rapporto analogo anche fra Moggi e l’arbitro Daniele Tombolini, mai entrato nell’inchiesta; trascrizione dell’interrogatorio, sempre da ju29ro.com, qui). Ovviamente quelle dell’ex tecnico di Juve e Milan erano solo sensazioni, precisa egli stesso; quando capitava che De Santis arbitrasse la Juve, si potevano notare segni di familiarità fra i due. Si usava il tu invece del lei, ad esempio. Lo stesso Ancelotti, però, precisa che De Santis era portato a rapporti più confidenziali rispetto ad altri arbitri anche nei confronti di allenatori e calciatori. Del resto, lo apprendiamo dalle intercettazioni, egli dava del tu pure a un monumento del calcio nazionale come Giacinto Facchetti (qui un audio a titolo d’esempio).

Ci siamo già dilungati sin troppo. Per il momento, dunque, il racconto si arresta alle valutazioni personali di Ancelotti sui rapporti confidenziali Moggi – De Santis e ai sospetti di Meani sulla “torta” del campionato 2000. Nella sentenza sportiva di primo grado è scritto che “era nella opinione di tutti coloro che gravitavano nel mondo del calcio il condizionamento del settore arbitrale da parte della dirigenza della Juventus”. E pazienza se tutti poi si affannano a precisare, come già Franco Baldini, che le loro sono solo opinioni personali, senza alcun riscontro concreto. Calciopoli, e la storia di De Santis ne è un chiaro emblema, è una storia di opinioni, e non di fatti. E questa era solo un’anteprima.
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Massimo De Santis il condannato dicalciopoli (2)

Abbiamo visto nella prima puntata di questa serie che Massimo De Santis, arbitro in ascesa, il 7 maggio 2000 si trova al centro di furiose polemiche per l’annullamento del gol di Cannavaro nel corso della partita Juventus – Parma. Di questa partita si parla ancora in telefonate intercettate durante l’inchiesta Calciopoli, cinque anni dopo. Il controverso episodio costringerà da quel momento in poi Massimo De Santis a convivere con l’etichetta di arbitro “juventino”; e proprio nel corso del campionato 1999-2000 Carlo Ancelotti, allenatore della Juventus, sviluppa la propria sensazione relativa all’esistenza di rapporti confidenziali fra Massimo De Santis e Luciano Moggi.

A maggior ragione i sospetti vengono condivisi da quella che è la regina delle recriminazioni arbitrali nell’ultimo ventennio di calcio italiano: l’Inter di Massimo Moratti. Nel 2002 i nerazzurri, guidati da Hector Cuper, dopo anni di rincorse hanno finalmente lo scudetto in pugno, ma lo perdono all’ultima giornata, facendosi assurdamente sconfiggere dalla Lazio dopo essere passati per due volte in vantaggio. È il famoso 5 maggio. L’arbitro della partita è Gianluca Paparesta, ma lo cito a puro titolo di cronaca, perché non si ricordano episodi controversi legati a questo match. Nella mitologia interista, comunque, il vero motivo del mancato scudetto 2002 non è l’inspiegabile crollo finale contro la Lazio, ma un episodio avvenuto alcune settimane prima, e avente come protagonista il nostro Massimo De Santis.

Il 21 aprile 2002 si gioca la partita Chievo – Inter, e ad arbitrarla è De Santis. Indovinate un po’ cosa lamenta l’Inter? Ebbene sì, anche questa volta si tratta di un rigore non dato a Ronaldo. Lascio la parola direttamente a Javier Zanetti, dal libro Giocare da uomo pubblicato nel 2013:
giocaredauomo

Certo, uno scettico, o uno juventino, potrebbe obiettare che l’episodio avviene nel primo tempo sullo 0-0, poi la partita vive di parecchi altri episodi, e finisce 2-2. Tra l’altro l’Inter passa comunque in vantaggio, ma si fa raggiungere all’ultimo minuto da un gol, regolare, del futuro centravanti della nazionale padana Federico Cossato. Ma si sa, quando si tratta di creare mitologie arbitrali l’interista segue una logica ferrea: la partita è finita 2-2, quindi con il rigore sarebbe finita 2-3. Ovvio, no?
Ad ogni modo, nei pensieri dei giocatori interisti De Santis diventa il colpevole dello scudetto perso in extremis. Le perplessità sull’arbitro, già sorte nel 2000 in seguito a Juventus – Parma, aumentano. E la dirigenza nerazzurra decide di non restare con le mani in mano.
Il “dossier Ladroni”

Sin dall’inizio dell’era Moratti l’Inter è sponsorizzata dalla Pirelli, nota azienda attiva soprattutto nella produzione di pneumatici. Nel 1996 gli ottimi rapporti fra Moratti e l’ad di Pirelli Marco Tronchetti Provera portano all’ingresso diretto della Pirelli nell’Inter, con l’acquisto di una quota superiore al 10% del capitale sociale. Alcuni anni più tardi, nel 2001, la Pirelli diventa azionista di riferimento del gruppo Telecom Italia, e Marco Tronchetti Provera diviene il nuovo presidente della società.

Questo intreccio è alla base della storia che stiamo per raccontare. Nei primi anni dello scorso decennio la struttura interna di Telecom incaricata della sicurezza ha lavorato alla realizzazione di decine di dossier contenenti informazioni acquisite illecitamente, ottenute spiando in vari modi migliaia di persone. La vicenda è stata portata alla luce da un’inchiesta della procura di Milano, esplosa fragorosamente, le bizzarrie del caso, esattamente nella stessa tarda primavera del 2006 in cui esplode anche Calciopoli (ad accomunare i due scandali c’è, tra l’altro, il personaggio del prof. Guido Rossi, che nello stesso 2006 diventa prima commissario FIGC, al posto del dimissionario Carraro, e poi presidente di Telecom, al posto del dimissionario Tronchetti Provera). Il caso Telecom è troppo grande e complesso perché lo si possa sintetizzare qui; rimando comunque i curiosi alla pagina ad esso dedicata su Wikipedia; a questo link, invece, si trova la sintesi dello svolgimento del processo, con la trascrizione di tutte le udienze. Vengo dunque rapidamente a trattare gli aspetti che interessano direttamente la nostra storia.

Anche l’Inter di Moratti, che faceva parte del grande gruppo legato a Pirelli e Telecom, ha sfruttato  l’attività di intelligence condotta dalla security Telecom e coordinata dal suo capo, Giuliano Tavaroli. È noto, infatti, il caso relativo all’attività di investigazione a danno di Christian Vieri, per il quale nel 2012 Inter e Telecom sono state condannate a risarcire il calciatore con un milione di euro (vedi qui).

L’attività che qui ci interessa è però quella che prende il via alla fine del 2002, quando Giuliano Tavaroli, come ha raccontato egli stesso, viene convocato presso gli uffici della Saras (la società petrolifera dei Moratti) di Milano, per incontrare Massimo Moratti e Giacinto Facchetti. Questo incontro costituisce l’atto di nascita dell’”Operazione Ladroni”. Così si esprime Tavaroli, interrogato il 6/6/2012 durante il processo Telecom:
tavaroli1
Al centro dell’indagine denominata Operazione Ladroni c’è proprio il protagonista della nostra storia, Massimo De Santis. Le indagini illecite si svolgono nei primi mesi del 2003. I compiti investigativi vengono divisi: l’analisi dei tabulati telefonici viene effettuata, come è ovvio, direttamente all’interno delle strutture di Telecom. Di verifiche di altro genere, effettuate attraverso pedinamenti e accessi abusivi al sistema telematico dell’anagrafe tributaria, finalizzati a verificare composizione dei redditi, compravendite, dati catastali e numerosi altri dati ancora era incaricata un’agenzia di investigazione esterna, la Polis d’Istinto di Emanuele Cipriani.

Cominciamo da quest’ultima attività. Il 12 maggio 2006 un articolo del Corriere della Sera a firma di Fiorenza Sarzanini (si può leggere qui) parla di un dvd trovato nel corso delle perquisizioni degli uffici di Cipriani, che contiene gli atti relativi alle indagini “riservate” (il cosiddetto archivio zeta). Il dvd è stato sequestrato nel maggio 2005, ma soltanto all’inizio del 2006 Cipriani ha scelto di rivelare agli investigatori la password che proteggeva l’accesso ai dati. All’interno del dvd era contenuto, a quanto pare, anche il Dossier Ladroni, di cui la giornalista riporta l’intestazione, datata febbraio 2003:

“Con il presente report siamo a riportare quanto emerso dall’attività di intelligence attualmente in corso a carico del De Santis Massimo e della di lui coniuge, sviluppata al fine di individuare eventuali ‘‘incongruità’’ in particolare dal punto di vista finanziario e patrimoniale a carico del soggetto di interesse, oltre a collegamenti con tali Pavarese Luigi e Fabiani Mariano”.

Il 26 settembre 2006 Fulvio Bianchi, su Repubblica (il pezzo si può leggere qui) fornisce alcuni dettagli più precisi relativi ai risultati degli accertamenti compiuti su De Santis; la fonte, probabilmente, è lo stesso dossier già visto dalla Sarzanini. Scrive Bianchi, con citazioni testuali che sembrano provenire dal dossier stesso:

“L’indagine stabilì che non esistevano «collegamenti palesi con i nominativi indicatici (Pavarese-Fabiani)» e non furono notate «incongruità evidenti con il tenore di vita» dell’arbitro e di sua moglie, anch’essa pedinata. Foto di casa, indagini patrimoniali (quattro stagioni, dal 1998 al 2001), accertamenti immobiliari, automezzi (modello, targa e data immatricolazione), protesti, cariche societarie, partecipazioni, varie. Anche controlli «strettamente riservati e confidenziali», oltre che illegali, sul casellario giudiziario: «Negativo», ovviamente, non avendo De Santis precedenti penali. Fra le “varie”, indagini pure negli alberghi dove l’ arbitro soggiornava in occasione della partite: Martina Franca, Rende, Monfalcone, Cagliari”.

Andiamo con ordine. Il mandato conferito agli investigatori riguardava a quanto pare in primis il personaggio De Santis, il suo tenore di vita, i suoi affari, le sue frequentazioni; in particolare si chiedeva di verificare i rapporti dell’arbitro con due personaggi, Angelo Mariano Fabiani e Luigi Pavarese. Si tratta di due direttori sportivi, che all’epoca di queste investigazioni operavano l’uno per la Triestina, l’altro per l’Avellino. Ciò che conta, però, è che si tratta di due personaggi strettamente legati a Luciano Moggi. Fabiani, “delfino” di Moggi, è ben noto a chi ha seguito l’inchiesta Calciopoli, in quanto, passato al Messina, sarà al centro della presunta rete di schede svizzere che costituisce una parte estremamente importante dell’inchiesta. Pavarese, invece, è un antico collaboratore di Moggi. Legato a Lucianone dai tempi di Napoli, Pavarese condivise con lui l’esperienza al Torino all’inizio degli anni Novanta, e insieme a lui venne coinvolto nello scandalo relativo al presunto illecito in alcune partite di Coppa Uefa della squadra granata. A differenza di quello di Fabiani, e di gran parte degli altri nomi che emergono a proposito del Dossier Ladroni, il nome di Pavarese non compare nella successiva inchiesta Calciopoli.

Interrogato nel corso del processo, durante l’udienza del 29/9/2012, Cipriani ha inoltre precisato che 
gli era stato chiesto di verificare gli eventuali contatti di De Santis con il presidente di una squadra di calcio calabrese (Cipriani non ricorda bene; probabilmente la Reggina). Cipriani ricorda anche che era particolarmente pressato per avere informazioni su questa indagine, e c’erano riunioni di aggiornamento settimanali. Durante queste riunioni a Cipriani venivano forniti ulteriori nominativi di persone o società su cui indagare. Per quanto lo stesso investigatore poteva intuire, pur senza avere la prova, si trattava di informazioni acquisite attraverso l’analisi del traffico telefonico.

Insomma, l’investigatore privato Cipriani indagava su De Santis e sui personaggi che si presumeva fossero a lui collegati, ma nello stesso tempo riceveva direttamente dalle strutture Telecom che gli avevano affidato l’inchiesta ulteriori “dritte”. In effetti, mentre la Polis d’Istinto effettuava i pedinamenti e le indagini patrimoniali, la security di Telecom si occupava di accertamenti relativi al traffico telefonico. Di questa branca dell’Operazione Ladroni ha parlato Caterina Plateo, la dipendente che materialmente se ne occupò, incaricata a questo scopo da Adamo Bove, il responsabile della Security TIM suicidatosi nell’estate del 2006, nel pieno dello scandalo.

A essere utili alla nostra ricostruzione sono in questo caso le notizie relative agli interrogatori cui la donna fu sottoposta nel 2006, oltre che la sua deposizione testimoniale al processo nel 2011. A quanto pare le indagini svolte in Telecom in relazione ai personaggi coinvolti nell’Operazione Ladroni vennero denominate in codice “Pratica Como”. Secondo la Plateo si trattava di una denominazione nota esclusivamente a Bove, e da lui ideata; mi sembra lecito ipotizzare che la stessa indagine fu denominata Operazione Ladroni dalla Polis d’Istinto, e invece Pratica Como negli uffici della security Telecom; e infatti la Plateo conosce la pratica Como, ma non ha mai sentito parlare dell’Operazione Ladroni (Udienza del 2/11/2011, controesame da parte dell’avv. Gallinelli) e invece l’investigatore privato Cipriani, che ha realizzato il Dossier Ladroni, non ha mai sentito parlare della Pratica Como (Udienza del 26/9/2012, controesame da parte dell’avv. Gallinelli).

Per chiarezza, ricapitoliamo: Tavaroli riceve l’incarico da Moratti e Facchetti, quindi delega pedinamenti e indagini patrimoniali alla Polis d’Istinto di Cipriani (Operazione Ladroni), e nello stesso tempo delega al suo sottoposto Adamo Bove indagini sui tabulati telefonici dei personaggi che gli sono stati indicati da Facchetti (ciò che Bove stesso denomina Pratica Como). In alcune occasioni i risultati dell’analisi sui tabulati vengono utilizzati per suggerire a Cipriani nuovi personaggi su cui indagare.

Il racconto della Plateo, che su incarico di Bove effettua materialmente gli accessi ai database per la verifica dei tabulati, permette di ricostruire altri nomi di personaggi oggetto dell’indagine, oltre a quelli di De Santis, Fabiani e Pavarese, già menzionati. La Plateo ha infatti affermato di avere monitorato utenze intestate alla FIGC (forse le utenze utilizzate dai designatori arbitrali), alla GEA, alla Football Management (la società di Moggi jr e Zavaglia da cui la GEA era nata) e ancora al guardalinee Enrico Cennicola. Tavaroli ha aggiunto che furono effettuate indagini sul traffico telefonico di Luciano Moggi (udienza del 13/6/2012):

tavaroli1
Lo stesso Tavaroli ha anche confermato che le utenze telefoniche su cui effettuare i controlli gli vennero indicate direttamente da Giacinto Facchetti:
tavaroli2
Le informazioni fin qui riferite sono confermate dall’Avviso di Conclusione delle Indagini pubblicato nel 2008 dalla procura di Milano. Il documento contiene anche l’elenco delle utenze telefoniche su cui furono disposti accertamenti per iniziativa della Security Telecom. Vi si trovano i nomi di Enrico Cennicola, di Luciano Moggi, di Luigi Pavarese, della GEA, della Football Management, e anche di un altro personaggio di cui i vari testimoni non hanno parlato, ossia l’arbitro Salvatore Racalbuto. Perché fu controllato anche lui, purtroppo nessuno lo ha mai chiesto, e nessuno ha fornito dunque una risposta.

Lo stesso Avviso di Conclusione delle Indagini contiene anche l’elenco di tutti i personaggi su cui furono ricercate illegalmente informazioni di vario tipo da parte della Polis d’Istinto. Ci sono ancora i nomi di Massimo De Santis e della moglie, di Enrico Cennicola e di Mariano Fabiani. Si aggiunge a questi un altro nome che ancora non è emerso, quello di Nestore Rueca. Questo personaggio misterioso non è altri che il marito di Maria Grazia Fazi, la “zarina” della CAN (su cui si veda qui). Anche in questo caso, non sappiamo perché le indagini connesse all’Operazione Ladroni, che evidentemente si allargarono via via rispetto al mandato iniziale, si estesero anche in questa direzione.

Menzionato, a titolo di curiosità, il fatto che fra i nomi degli spiati compare anche quello di Franco Carraro, presidente FIGC (spionaggio che però non è collegato al dossier Ladroni) bisogna soffermarsi su un ultimo nome, quello di Alberto Pairetto. Si tratta del figlio dell’allora designatore arbitrale Pierluigi. Alberto Pairetto è stato recentemente chiacchierato, negli infiniti meandri del web, perché dal suo profilo Linkedin risulta un suo impiego al servizio della Juventus (cosa che ovviamente dimostrerebbe che ecc. ecc.). Difficile capire perché suscitò l’attenzione degli spioni di Telecom nel 2003, quando aveva solo 24 anni, e non è chiaro nemmeno se fu coinvolto nelle indagini relative all’Operazione Ladroni o in qualche altra attività investigativa (forse era intestatario di utenze utilizzate dal padre?).

Del Dossier Ladroni, prodotto dell’attività di Tavaroli e Cipriani e dei loro sottoposti, conosciamo, come abbiamo visto, le modalità di realizzazione, e conosciamo le persone che furono coinvolte nelle indagini illecite; non conosciamo, ovviamente, i contenuti, se non in modo molto generico. Cosa c’era scritto in questo dossier che toccava temi e personaggi successivamente coinvolti nell’inchiesta Calciopoli? Già dalle informazioni riportate sopra, e tratte dall’articolo di Fulvio Bianchi da Repubblica, apprendiamo che in realtà i risultati dell’indagine furono negativi. Lo conferma in effetti lo stesso investigatore Cipriani, interrogato dall’avvocato Gallinelli il 26/9/2012. Non sono emersi contatti particolari fra l’arbitro De Santis e gli altri personaggi oggetto dell’indagine, né è emerso un tenore di vita dell’arbitro superiore alle sue possibilità. Nulla di sospetto, insomma.
È sempre così, e l’abbiamo già visto nella prima puntata della storia di De Santis, oltre che in innumerevoli altri aspetti della vicenda Calciopoli. Tanti sospetti, tante chiacchiere, tanti personaggi del mondo del calcio che si formano delle convinzioni e se le comunicano fra loro; ma poi, al dunque, quando si tratta di trovare dei fatti concreti in grado di avvalorare e confermare le accuse, il fumo si dirada e non resta praticamente nulla.

In chiusura, va affrontata ancora una questione. Data la coincidenza dei temi dell’indagine e dei personaggi coinvolti, in molti hanno ipotizzato che i carabinieri di Roma coordinati da Auricchio potrebbero in qualche modo avere beneficiato del lavoro della security Telecom, attingendo ai materiali del Dossier Ladroni e della connessa Pratica Como. È noto, in particolare, che un computer sequestrato a Tavaroli nel maggio 2005, nelle fasi preliminari dell’indagine milanese, fu spedito da Milano a Roma e ispezionato il 15 maggio 2005 nella seconda sezione del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Roma, ossia proprio quella in cui si svolgevano le indagini su Calciopoli (cfr. qui fra gli altri). Impossibile, ovviamente, sapere con precisione perché il computer viaggiò da Milano a Roma, e cosa contenesse. È possibile che dentro ci fosse anche materiale relativo alle indagini compiute due anni prima dalla security Telecom sul mondo del calcio? Fu trovato materiale di questo genere, e poi utilizzato nell’inchiesta Calciopoli? È difficile stabilirlo. Personalmente ritengo improbabile che Giuliano Tavaroli, potentissimo capo di una struttura con diverse decine di dipendenti, archiviasse su un suo pc personale i risultati dei dossier illeciti; tanto più se si trattava di indagini vecchie e non di suo personale interesse. Ovviamente finché non vengono rivelate le ragioni dell’invio del pc a Roma, e i risultati dell’ispezione, tutte le speculazioni sono possibili. Come abbiamo visto, una copia del dossier si trovava in un dvd sequestrato a Cipriani nel maggio 2005, ma per quanto se ne sa solo a gennaio 2006 l’investigatore avrebbe rivelato agli inquirenti la password che proteggeva i dati. Il 13/6/2012 Tavaroli afferma che alla fine dell’indagine una copia del report fu trasmessa a Facchetti; degli usi e del destino di questa copia è ovviamente impossibile capire di più.
Va notato, comunque, che la prima informativa “pesante” relativa all’indagine su Calciopoli viene licenziata dai carabinieri di Roma ad aprile 2005, ossia anteriormente al sequestro e all’esame del pc di Tavaroli. Potrebbe essere interessante analizzare la successiva grande informativa dei carabinieri, quella di novembre 2005, per vedere se ci sono evoluzioni significative rispetto alla precedente informativa, e confrontare queste evoluzioni con quanto sappiamo del dossier Ladroni. Ovviamente si tratta di un’indagine che è difficile compiere con le piccole forze di questo blog, ma che ci sentiamo di suggerire agli uomini di buona volontà.

Ci siamo dilungati fin troppo, ed è il caso di concludere qui questa seconda puntata relativa alla controversa storia dell’arbitro De Santis. Abbiamo visto, dunque, che già nel 2002-2003 la sua attività viene passata ai raggi x, e, malgrado i sospetti, non sembra venir fuori nulla di illecito. Intanto il calcio italiano vive l’anomalia di un’indagine illecita e riservatissima commissionata da una delle squadre protagoniste della competizione. Per scansare le accuse di omissione, precisiamo subito che è per una precisa scelta narrativa che non è stato finora menzionato il personaggio che avrebbe dato il là all’inchiesta sollecitata dall’Inter, ossia l’arbitro Danilo Nucini. Alla prossima puntata.
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MARIO SCONCERTI - 13 LUGLIO 2011
 LA CONDANNA SBAGLIATA DELLA JUVE 

C’ è un errore in questa storia di Juve e Inter che è grande come il mondo ed è dovunque. E dimentica una cosa: la Juve non ha finito di pagare la sua colpa con gli scudetti cancellati, con quello del 2006 ancora in discussione. Credo sia questo lo sperpero. La Juve non ha ancora smesso di pagare. Ha perso due scudetti e ha perso una squadra da scudetto. Forse molto di più. E’ stata persa la concezione di una squadra vincente e non per forza disonesta. L’Inter ha vinto l’anno dopo con gli acquisti di Ibrahimovic e Vieira dalla stessa Juve. Questo pesa particolarmente adesso. La vera Juve non è più esistita. Io credo fortemente che la Juve andasse colpita e limitata nella larghezza con cui l’aveva concepita Moggi. Ma questa Juve ha pagato troppo. Sei stagioni dopo si sta ancora ricostruendo quello che fu distrutto allora. Questo non ha niente a che vedere con la colpevolezza di Moggi, ma con una serietà di giudizio che a me sembra mancata. Lo dissi allora, lo ripeto adesso. Si bruciarono donne chiamandole streghe, ma prima di tutto erano donne. Infatti gli effetti della condanna durano ancora e sono troppo lunghi, vanno oltre i termini del giudizio. La Juventus come grande squadra va reinventata. Non era questa la ratio della condanna. Si voleva punire una squadra, non tutte quelle che l’avrebbero seguita.
P.S. E non venitemi, per favore, a dire che sono juventino
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4 luglio 2011 - Calciopoli: la prescrizione salva linter. "facchetti", fu illecito sportivo 
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Il procuratore federale Palazzi ha reso note le motivazioni della sentenza per i fatti del 2006, per i quali tutti gli imputati sono stati assolti. Particolarmente duro il giudizio nei confronti dei nerazzurri ("condotte finalizzate ad assicurare un vantaggio in classifica"). Fu Illecito Sportivo!ROMA - La prescrizione salva l'Inter. Per il procuratore federale Stefano Palazzi, infatti, la società nerazzurra e l'allora presidente Giacinto Facchetti sono colpevoli di illecito sportivo relativamente all'inchiesta su "Calciopoli bis", quella dei fatti del 2006, emersi dalle intercettazioni portate alla luce durante il processo penale di Napoli. E' quanto risulta dalle motivazioni della sentenza che ha portato all'assoluzione, per prescrizione, di tutti gli imputati. Palazzi spiega anche, relativamente all'esposto della Juventus che ha chiesto la revoca dello scudetto 2006 assegnato all'Inter, che non si può più intervenire per via disciplinare. Sarà quindi, come era già emerso venerdì scorso, il Consiglio federale a discuterne nella riunione in calendario il 18 luglio: non è escluso però che per la decisione si dovrà aspettare ancora, oltre quella data.


accuse della Procura federale è offensivo, grave e stupido - aggiunge il presidente -. I tifosi dell'Inter conoscono perfettamente Facchetti e lo conoscono perfettamente anche i signori che si saranno seduti a quel tavolo per decidere non so cosa". Nessuna reazione ufficiale invece, per ora, da parte della Juventus.

LE MOTIVAZIONI DI PALAZZI - Il giudizio di Palazzi è duro nei confronti dell'Inter e di Facchetti: la società nerazzurra violò l'articolo 6, cioè fu colpevole di illecito sportivo. "Questo Ufficio ritiene che le condotte fossero certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale FC, mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale".

Dai documenti "è emersa l'esistenza di una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale, instaurati, in particolare fra i designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto (ma anche, sia pur in forma minore, con altri esponenti del settore arbitrale) ed il Presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti". "Dalle carte in esame e, in particolare, dalle conversazioni oggetto di intercettazione telefonica, emerge l'esistenza di una fitta rete di rapporti, stabili e protratti nel tempo" con l'obiettivo, tra l'altro, di condizionare il settore arbitrale. "La suddetta finalità veniva perseguita sostanzialmente attraverso una frequente corrispondenza telefonica fra i soggetti menzionati, alla base della quale vi era un consolidato rapporto di amicizia, come evidenziato dal tenore particolarmente confidenziale delle conversazioni in atti", afferma la procura. Secondo la relazione, "assume una portata decisiva la circostanza che le conversazioni citate intervengono spesso in prossimità delle gare che dovrà disputare l'Inter e che oggetto delle stesse sono proprio gli arbitri e gli assistenti impegnati con tale squadra", si legge ancora.

"In relazione a tali gare il presidente Facchetti si pone quale interlocutore privilegiato nei confronti dei designatori arbitrali, parlando con essi delle griglie arbitrali delle gare che riguardano la propria squadra nonchè della stessa designazione della terna arbitrale ed interagendo con i designatori nelle procedure che conducono alla stessa individuazione dei nominativi degli arbitri da inserire in griglia e degli assistenti chiamati ad assistere i primi".

Per quanto riguarda invece Massimo Moratti, la sua posizione e il giudizio del procuratore federale sembrano meno gravi: "Comunque informato della circostanza che il Facchetti avesse contatti con i designatori, come emerge dalle telefonate commentate, nel corso delle quali è lo stesso Bergamo che rappresenta tale circostanza al suo interlocutore. (...) Ne consegue che la condotta del tesserato in esame, Moratti, in considerazione dei temi trattati con il designatore e della frequenza dei contatti intercorsi, appare in violazione dell'art. 1 CGS vigente all'epoca dei fatti, sotto i molteplici profili indicati".

 "In alcuni casi -osserva la procura- emerge anche l'assicurazione da parte dell'interlocutore di intervento diretto sul singolo direttore di gara, come rivelato da alcune rassicurazioni che il designatore arbitrale rivolge al proprio interlocutore, in cui si precisa che l'arbitro verrà 'predisposto a svolgere una buona gara' o, con eguale significato, che è stato 'preparato a svolgere una bella gara'; o ancora, affermazioni del designatore volte a tranquillizzare il presidente Facchetti sulla prestazione dell'arbitro, nel senso che gli avrebbe parlato direttamente lui o che già gli aveva parlato".

"In un caso, addirittura, il designatore arbitrale, nel tentativo di tranquillizzare il proprio interlocutore e sedare le preoccupazioni di quest'ultimo sulle tradizioni negative della propria squadra con un determinato arbitro, afferma che quest'ultimo è stato avvertito e che sicuramente lo score dell'lnter sotto la sua direzione registrerà una vittoria in più in conseguenza della successiva gara di campionato", afferma ancora il procuratore.

"Tale capacità di interlocuzione in alcuni casi diventa una vera e propria manifestazione di consenso preventivo alla designazione di un arbitro e rappresenta un forte potere di condizionamento sui designatori arbitrali, fondato su rapporti di particolare amicizia e confidenza che il Presidente Facchetti può vantare nei confronti degli stessi designatori e che trovano la loro concretizzazione espressiva nella effettuazione anche di una cena privata con Bergamo e nello scambio di numerosi favori e cortesie (elargizione di biglietti e tessere per le gare dell'Internazionale, di gadget e borsoni contenenti materiale sportivo della squadra milanese, etc...) e non meglio precisati 'regalini'".
 Il taroccatore-facchetti
indica a mazzei come taroccare il sorteggio
http://www.youtube.com/watch?v=-BQx3Opwgw8
.
corruttore-facchetti a corrotto-bergamo:
moratti ha un regalino da darti
http://www.youtube.com/watch?v=tmOjdvNplMM

"corruttore facchetti" a mazzei: li non devono fare sorteggio
 
corruttore facchetti ordinava a Bergamo la griglia
http://www.youtube.com/watch?v=YfpPAQCeYq0 

facchetti metti dentro collina - metti dentro collina - metti dentro collina
http://www.youtube.com/watch?v=9IYeO1Eb0FI&feature=related 

facchetti-a bergamo 4-4-4, e' diglielo a bertini
http://www.youtube.com/watch?v=RLU6eHsPmjw

Bertini a bergamo, facchetti...e imbarazzante
http://www.youtube.com/watch?v=X5x6JYWiNj4
.
moratti propone a bergamo un incontro
http://www.youtube.com/watch?v=txxqPyXx6eY
.
moratti a bergamo...volevo chiamarla io..
http://www.youtube.com/watch?v=htoj8QiUCIc

Corruttore"moratti" a "corrotto-bergamo":
https://www.youtube.com/watch?v=ksmo-MJ5NRE

bergamo e la Fazi sperano che la Juve perda 6:41
pre-partita inter-Juventus - 28-11-2004 - poi finita 2-2
https://www.youtube.com/watch?v=hN1kzpMHr3Q
Il BOSS, il Minus Habbens Corruttore e il Sicario.