martedì, dicembre 12, 2006

CLAUDIO CERASA: IRONIA DA OSCAR...PECCATO SIA interISTA... NESSUNO E' PERFETTO

  
Campionato 2006-2007 - L'Ironia di Claudio Cerasa, sull'inter: Come perdere pur vincendo
Tutte le ragioni della più grande crisi della storia dell’Inter, l’attuale

Dopo tredici giornate di campionato, l’Inter di Roberto Mancini guida la classifica della serie A, stagione 2006/2007, con quattro punti di vantaggio sulla seconda, sei sulla terza. Dopo aver vinto uno scudetto (il quattordicesimo), una Coppa Italia (la seconda consecutiva), una Supercoppa italiana (con la Roma) e dopo aver visto sfumare soltanto nel finale la vittoria nel trofeo estivo “Birra Moretti” (contro Juve e Napoli), la squadra più forte, più compatta, più continua, intelligente, solida, robusta, vincente, la squadra più squadra del campionato, la squadra che tiene persino i ritmi di quella storica di Trapattoni, che dal 1950 non andava così bene, che Mancini è un allenatore da record, che la squadra è una squadra dei miracoli, la squadra financo più alta del campionato (media giudiziosamente calcolata dalla Gazzetta dello Sport, 4.228 centimetri totali, 183 centimetri cadauno, riportava il quotidiano), è proprio quella di Massimo Moratti.

L’Inter non è mai stata così grande, non ha mai avuto giocatori così forti, l’Inter non ha mai vinto così tanto, l’Inter non è mai stata così forte. L’Inter non è mai stata così in crisi. Perché l’Inter è condannata a vincere, ma anche se poi vince, riesce ugualmente a perdere. Senza la Juve (in B), senza il Milan (otto punti di penalizzazione), con uno scudetto vinto – come spesso capita all’Inter – già sotto l’ombrellone, quest’estate. Con la squadra più forte, l’allenatore più bello, il presidente più elegante, la squadra più alta.

Nell’anno in cui l’Inter è la squadra pulita del primo campionato pulito, nell’anno in cui all’Inter è stato assegnato uno scudetto da un suo ex consigliere di amministrazione (Guido Rossi, commissario uscente della Figc, all’Inter dal 1995 al 1999) e dal figlio di un suo ex dipendente (Paolo Nicoletti, ex subcommissario della Figc, figlio di Francesco Nicoletti, collaboratore di fiducia di Angelo Moratti, papà di Massimo Moratti), nell’anno in cui nel cda dell’Inter ci sono tre membri su otto (Carlo Buora, Pier Francesco Saviotti, Marco Tronchetti Provera) che fanno (o facevano) capo a un’azienda guidata da un suo ex consigliere d’amministrazione (Guido Rossi) e che è anche la stessa (la Telecom) che sponsorizza il campionato di serie A Tim, nell’anno incui trionfa, l’Inter è come se avesse già perso tutto.

L’Inter stravince, ma è in crisi. Vince perché non c’è più la Juve, vince perché c’è stato calciopoli, vince, come doveva vincere il Pds dopo tangentopoli, solo perché c’è stato calciopoli. Perché l’Inter trionfa con gli ex giocatori della Juve (Viera e Ibrahimovic, a segno domenica), vince con l’allenatore della Gea (ma Mancini non lo ha mai confermato), vince col viceallenatore della Gea (Mihajlovic), con un ex giocatore Gea (Marco Materazzi), in un campionato dove la terza squadra in classifica è allenata da Guidolin (al Palermo, ex della Gea), la seconda ha un direttore sportivo ex Gea (la Roma, con Pradè), la quarta ha un presidente vicino alla Gea (il Livorno, con Spinelli) dove alcuni tra i giocatori più forti (Mutu, Stankovic, Amelia, Bianchi, Aquilani) sono tutti giocatori che erano della Gea. Ma dove però, vedi Zamparini domenica scorsa, si dice ancora: “Qui non è cambiato nulla, è peggio di Moggiopoli”, e così via.

L’Inter è in crisi. Vince, ma riesce a perdere. Segna, ma riesce a non vincere. Non ha problemi e quindi, proprio per questo, i problemi possono solo arrivare. Vincerà lo scudetto, ma lo farà nell’anno in cui non si poteva proprio non vincere. Vincerà questo, vincerà anche il prossimo, ha vinto anche l’ultimo, vincerà – c’è da giurarci – pure il trofeo “Birra Moretti”, ma lo farà solo perché si è trasformata in quella stessa Signora del calcio che ora, però, si trova in serie B.

Perché l’Inter è la squadra più forte ma è anche la squadra della patente di Recoba (falsa), del nandrolone di Kallon, dell’ematocrito di Martins, delle fidejussioni fuori tempo, della condanna a sei mesi di reclusione (sostituiti con una pena pecuniaria) per aver concorso a falsificare un passaporto (il St. Etienne, in Francia, cinque anni fa, per aver falsificato i passaporti di due suoi giocatori finì in B con sette punti di penalizzazione).

Perché l’Inter per diventare la nuova Signora del calcio è diventata come la Signora che criticava, con il piccolo particolare che se prima l’Inter era la squadra che faceva tenerezza perché non vinceva mai, perché scambiava Coco con Seedorf, regalava Pirlo al Milan comprava giocatori solo perché erano mancini, cedeva Cannavaro (Pallone d’oro) per Carini (terzo portiere, molto basso), ora invece – l’Inter – non è neanche più simpatica, ed è diventata la squadra del “siete come la Juve, come la Juuuvee” (minuto 77, Palermo, stadio Renzo Barbera, domenica scorsa).

Perché se l’Inter vincerà lo scudetto, come lo vincerà, lo vincerà con gli stessi arbitri che avrebbero fatto vincere lo scudetto a Moggi (il fatto che nella Juve ci fossero Cannavaro, Buffon e mezza squadra campione del mondo e mezza squadra vicecampione del mondo era effettivamente irrilevante), vincerà con i giocatori e gli allenatori della Gea di Moggino e Lippino (ora sciolta, forse perché aveva i giocatori più bravi del campionato).

L’Inter vincerà lo scudetto, ma lo farà nell’anno in cui era impossibile non vincerlo, nell’anno in cui era troppo bella, troppo forte, troppo alta per perderlo. Lo farà nell’anno in cui aveva così tanto da perdere che alla fine, pure se lo scudetto non lo perderà, l’Inter riuscirà ugualmente a non vincerlo. E se poi lo vincerà, lo farà soltanto perché c’è stata calciopoli, lo farà con gli uomini Gea, i calciatori Gea, i dirigenti Gea, e i giocatori della Juve e vincerà proprio come se fosse la Juve, non come se fosse l’Inter. Claudio Cerasa (Il Foglio, 2 dicembre 2006)
IL CORRUTTORE-TRONCHETTI, IL CORROTTO-GUIDO ROSSI e IL MINUS HABBENS MASSIMO 
IL MINUS HABBENS-MASSIMO E I COSPIRTORI DI FARSOPOLI TRONCHETTI & YAKI ELKANN


TUTTO SPORT - GIANCARLO PADOVAN: RESTITUITE LO SCUDETTO!!!

12 DICEBRE 2006  TUTTO SPORT - L’EDITORIALE  DEL DIRETTORE
PADOVAN STAI ATTENTO, LA MAFIA SICULA-MENEGHINA TE LA FARA' PAGARE! 


Come al solito, quando ci sono di mez­zo Mancini e i suoi recensori per­mane il dubbio che l’allenatore dell’In­ter volesse dire qualcosa di diverso da quanto riportato o che si sia trovato di fronte ad una domanda per lo meno am­bigua. Fatto sta che Mancini, con le buo­ne o con le cattive, un’ammissione l’ha fatta. Ed è la seguente: l’Inter attuale so­miglia alla Juve di Capello. Per restare completamente fedeli alle parole, il tec­nico nerazzurro ha affermato: « Tutte le squadre che dominano si assomigliano. Se vinci qualcosa di importante alla fine sei pure spettacolare » .Il cronista de La Gazzetta dello Sport, Mirko Graziano - un esegeta di Manci­ni - riferisce la frase corredandola con un’osservazione che, naturalmente, prendo alla lettera. Mancini - scrive la rosea - ha espresso il suo commento «con una smorfia di fastidio » . Il lettore non si sorprenda per la mia inusitata com­prensione, ma stavolta perfino io capisco Mancini e anche la sua smorfia. Primo, perché sono certo che l’allenatore mar­chigian- interista si ritenga molto più bravo di Capello e di chiunque altro al­leni nell’orbe terracqueo; secondo, per­ché Capello gli è sempre stato antipati­co, anzi antipaticissimo; terzo, perché nemmeno a Mancini può sfuggire che con il trasferimento di Ibrahimovic e Vieira in nerazzurro il coefficiente di ju­ventinite è cresciuto all’interno dell’In­ter fino a modificarne i connotati gene­tici.E certo che è seccato, Mancini. Tuttavia, sul piano consequenziale, non ha scam­po, è la realtà a ribadirlo: Vieira ed Ibrahimovic appartenevano ad una Ju­ve superba e vincente che, solo dodici mesi fa, con Capello in panchina e que­sti due elementi in campo, aveva colle­zionato 10 punti di vantaggio sulla Fio­rentina e, guardacaso, sull’Inter. E se, come Mancini a malincuore ammette, « tutte le squadre che dominano si asso­migliano » , come mai lo scudetto 2005­ 2006 campeggia sulla maglia di un’an­tagonista dominata? In fondo bastereb­be una piccola progressione logica per raggiungere un minimo di coerenza e ri­conoscere quanto la Juve dell’anno pre­cedente fosse superiore a tutti sul cam­po e solo su quello.Non accadrà. Mancini non sarebbe più lo stesso nemmeno agli occhi dei suoi de­trattori (tra i quali vorrei sempre un po­sto in prima fila) e metterebbe a disagio i suoi estimatori ( naturalmente in cre­scita da quando è in testa, perché questa è la critica calcistica in Italia).Non so quanto Deschamps esageri so­stenendo che con Ibra e Vieira la Juve attuale sarebbe competitiva. Secondo me, per esempio, servirebbero restauri difensivi fin dal prossimo gennaio. Co­munque, confesso che piacerebbe anche a me rivedere una Juve in serie A con quei due di nuovo in bianconero. Sono quasi certo che non rivincerebbe lo scu­detto, ma sono certissimo che non lo vin­cerebbe nemmeno l’Inter. Bravo Morat­ti, dunque, a prenderseli. Male, anzi ma­lissimo, la Juve che glieli ha ceduti. Se si vuol peggiorare (squadra e rapporto con i tifosi) basta aggiungervi Buffon.
Di questi Loschi Figuri che hanno tutta l'Aria di Complottare, fossi in Padovan, NON mi fiderei!


Intervista esclusiva del Prof. Bertinetti

Intervista esclusiva del Prof. Bertinetti
Scritto da Alberto Rossetto lunedì 11 dicembre 2006
Alberto Rossetto ha intervistato per Bianconerionline il prof. Paolo Bertinetti, preside della Facoltà di Lingue dell'Università di Torino, ma soprattutto Presidente dell'Associazione Nazionale Amici della Juve.
- Professore, come nasce l'idea dell'Associazione?
Nasce nello scorso luglio, immediatamente dopo la famigerata arringa "difensiva" dell'avvocato Zaccone. Essendo l'avvocato Zaccone unanimente e giustamente riconosciuto come un principe del foro, la posizione suicida da lui assunta durante il processo corrispondeva chiaramente ad una strategia proprietaria, e di conseguenza dirigenziale; suicida perchè forniva ai giudicanti ed agli avversari un'arma in più per castigare la Juventus, facendo dimenticare che comunque la Juventus non è il Trapani (con tutto il dovuto rispetto per quella Società). Un simile comportamento offriva all'opinione pubblica la sensazione che in fondo la Juventus fosse da punire per comportamenti diversi da quelli tenuti dai dirigenti di tutte le altre squadre, come denunciato più volte dai designatori arbitrali Bergamo e Pairetto e dei quali non si è voluto tener conto.
Ciò non vuol dire che se in presenza di accertate violazioni si sarebbe dovuto arrivare ad una generica assoluzione, bensì il contrario: se tutti colpevoli, tutti puniti e non soltanto la Juventus. Quindi tra colleghi universitari, amici e conoscenti con una posizione autorevole si è dapprima pensato di scrivere il testo del "Manifesto Bianconero", seguito dal "Decalogo del tifoso juventino" e l'ultimo passo è stato la costituzione dell'Associazione Nazionale Amici della Juve.
- A chi si rivolge l'Associazione?
A tutti i tifosi che, come direbbe Enzo Biagi, sono contenti di essere juventini e che quindi non accetteranno mai il fatto che alla Juve siano stati rubati due scudetti di cui uno per un campionato non oggetto di indagine e che denunceranno sempre l'assurdità che in ogni caso l'ultimo scudetto sia stato assegnato all'Inter.
Perchè continuare a battersi ormai che i campionati sono in pieno svolgimento e, purtroppo, avverto anche una certa rassegnazione in certi settori del tifo juventino è presto detto. A mio avviso (e di altri fondatori dell'Associazione) da un punto di vista legale mi sembra che Giraudo e Moggi non possano essere condannati nel processo civile; se così avviene a quel punto che ne sarà delle cosiddette sentenze della cosiddetta giustizia sportiva?
Di fronte ad un successivo passo (per esempio il Tribunale Europeo) potrebbe ancora reggere la validità del campionato più falsato del mondo?
Se per caso questo scenario si avverasse sarebbe doveroso avere una società con un'immagine ben diversa da quella fornita in questi mesi, mentre invece la squadra sta fornendo un'immagine davvero encomiabile.
- Quali sono le finalità dell'Associazione?
Sono essenzialmente due. Qualsiasi azione mirata alla restituzione degli scudetti e l'azionariato popolare, quest'ultimo inteso più come modello Real Madrid che non Barcellona, in quanto permetterebbe anche la figura di un presidente mecenate.
La quota di iscrizione è di soli 10 Euro, da versare sul c.c. postale n. 77029270 intestato all’Associazione Nazionale Amici della Juventus, Juve 2006. A ogni Socio verrà inviato in regalo una copia del libro di Maner Palma, con prefazione di Furino, "Juventus. La nostra Storia dal 1897 al 2006", il cui prezzo di copertina è di 13 Euro. Inoltre ogni Socio riceverà, insieme alla tessera, le istruzioni su come registrarsi per poi potere intervenire nel sito dell’Associazione, www.juve2006.it, che è visibile a chiunque ma a cui solo i Soci potranno mandare le loro valutazioni e i loro commenti.
Naturalmente si può anche diventare Soci Sostenitori. In questo caso la quota associativa sale a 100 Euro (ma volendo si può anche versare di più). E la tessera è un po’ diversa, perché sopra lo scudetto tricolore con il numero 29 ci sono tre stelle: un anticipo sulla vittoria del prossimo scudetto, che sarà il trentesimo.
- Per concludere, cosa si augura per il futuro della nostra amata Juventus?
Per quanto riguarda l'aspetto tecnico-gestionale, qualunque siano i futuri assetti societari, mi auguro che che ci siano almeno ( e sottolineo almeno) 200 milioni di euro da spendere per rendere competitiva la squadra , ma non solo, occorre che ci siano persone in grado di spenderli bene, onde non fare la fine dell'Inter degli ultimi quindici anni. E si badi bene che dicendo 200 milioni non si tiene conto di quanto è già stato incassato dalle cessioni estive. Infine, visto che siamo a fine anno, mi consenta di rivolgere gli auguri di Buone Feste a tutti i tifosi e simpatizzanti bianconeri.
I nuovi dirigenti? Abbindolano tutti, compreso, notizia di oggi, lo Juventus Club di Montecitorio che si è allineato alla attuale dirigenza. Comunque, tutti i nodi vengono al pettine, il campionato di serie B finirà, noi torneremo in serie A con i giocatori presi da MOGGI, poi vediamo cosa faranno questi soggetti chiamati dirigenti, non potranno scappare dovranno fare i fatti Alberto Rossetto, da sempre e per sempre juventino.

LA MIA RISPOSTA A MARCO BERNARDINI DI TUTTOSPORT

LA MIA RISPOSTA A MARCO BERNARDINI DI TUTTOSPORT
Scritto da Antonio Molentino
Sabato mattina ho letto un articolo dell'esimio M. Bernardini su Tuttosport.
Nel suddetto articolo l'esimio Marco invitava per l'ennesima volta noi tifosi Juventini a non citare più MOGGI e GIRAUDO perchè appartenenti ad un passato da dimenticare. Lo stesso giornalista sosteneva, fedele alla linea del suo giornale, che i successi degli ultimi 12 anni erano leggittimi ma che quei due andavano dimenticati. Inutile sottolineare che l'obbiettivo di questo articolo siamo noi tifosi che difendiamo la TRIADE. Ecco la mia risposta mandata via email.
Caro sig. Bernardini ho letto su Tuttosport di Sabato il suo articolo. Devo comunicarle che il sottoscritto non condivide nulla del contenuto del suddetto articolo. I motivi sono molteplici ma si possono riassumere in una sola parola :RICONOSCENZA . Vede, io sono tifoso della JUVENTUS da trenta anni e non posso dimenticare nulla del passato perchè mi è stato insegnato che la STORIA non può essere cancellata. Io, a tutt'oggi, attendo i motivi seri e fondanti per i quali dovrei rinnegare 12 anni di vittorie e di successi.
LUCIANO MOGGI E ANTONIO GIRAUDO sono stati condannati da un Tribunale del Popolo senza il rispetto delle regole scritte e soprattutto sono stati condannati da un orda di pennivendoli assetati di giustizialismo.
Fino a poco tempo fa pensavo che i nostri nemici fossero solo gli antijuventini ma, purtroppo, ho scoperto che molti tifosi della JUVE, tra i quali annovero anche LEI, sono schierati contro il nostro recente passato. Il motivo fondamentale dicono questi ultimi è rappresentato dalla mancanza di stile dei due dirigenti. Fino a questo punto, pur non condividendone il pensiero, reputo il loro atteggiamento logico. Ciò che mi lascia esterefatto, con somma meraviglia, è il fatto che si giunge a sostenere che l'attegiamento e l'operato della dirigenza JUVENTINA era scorretto e mafioso. Per il mio modesto parere ciò significa dire che i nostri successi sono immeritati e frutto di raggiri, ma loro, come del resto LEI, sostengono-sostenete che le due cose si posso scindere.... contenti voi .............
Purtroppo per lei, però, credo che la maggioranza dei Tifosi non sia d'accordo con questa vostra bizzarra tesi.
Noi tifosi JUVENTINI, schiearati a favore della TRIADE, riteniamo indegno per un paese civile quello che è accaduto negli ultimi mesi: Gradi di giudizio stravolti tre giorni prima dell'inizio dei processi; Utilizzo di materiale probatorio illeggittimo; Giornalisti che violano il segreto istruttorio senza essere, poi , sottoposti a processo penale; Ministri che incitano alla violenza fomentando il popolo...etc.....etc...
Sono questi alcuni motivi per i quali noi non possiamo dimenticare nulla!!!!!
Non dimenticheremo i nomi e i cognomi di tutti coloro che hanno infangato 12 anni di onesto lavoro coronati da innumerevoli successi. Non dimenticheremo, inoltre, i nomi e i cognomi dei Giornalisti puri ed onesti che predicano la giusta morale per poi accedere ai dati delle procure con la corruzione e l'inganno.
Così come non dimenticheremo questi nomi al tempo stesso ricorderemo e ringrazieremo coloro che sono stati vittima di questa ignobile propaganda mediatica. Si rassegni, dunque, a sentirci dire : ONORE ALLA TRIADE!!!!!!!!!
Il suo invito a dimenticare assomiglia tanto ai roghi del periodo della SANTA INQUISIZIONE.
P.S: La JUVENTUS continuerà a vincere perchè è scritto nel suo DNA indipendetemente da chi la Guiderà, ma quei 12 anni non verranno cancellati da nessuno così come nessuno potrà dimenticare gli artefici di quei successi : LUCIANO MOGGI ED ANTONIO GIRAUDO
Ps. Tutti sppiamo il perchè dell'odio dell'Esimio Marco verso la triade.

ANCHE IL BOLOGNA HA LA ROGNA! QUINDI, NON SOLO ROMA & NAPOLI AIUTATI, DOPO CHE HANNO SALVATO L'INTER DAL FALLIMENTO!

ANCHE IL BOLOGNA HA LA ROGNA!
Putroppo, non tutti sanno che proprio il Bologna è stato più volte aiutato al "mostro" istituzionale. Partiamo dalla fine, ovvero dalla stagione 1992-1993. Il Bologna dell'allora presidente Gnudi navigava ingloriosamente in serie C. Le ripetute magagne finanziarie portarono al fallimento della società. Ora, come tutti sanno, una società fallita dovrebbe ripartire almeno da una serie inferiore a quella del fallimento (ma se ci fosse giustizia dovrebbe ripartire dalla 3° categoria con un nome diverso, ma questa sarebbe GIUSTIZIA PURA...), ma un atto di clemenza della Federazione, guidata da Matarrese (ma guarda un pò...), permise al suo amico Gazzoni di acquistare la società emiliana in serie C a prezzi di saldi invernali. In pratica, la federazione che tanto è criticata dai bolognesi gli permise di stare in C quando avrebbero dovuto finire tra i dilettanti, evitando di fatto al Bologna fallire con conseguenze molto peggiori in un futuro prossimo (l'allenatore era il caro Zaccheroni, chissà se se lo ricorda....).

Chissà se gli ultras che martedì sciopereranno sanno cosa accadde alla loro squadra nel 1964, l'anno del suo ultimo titolo di campione d'Italia... Probabilmente lor signori non sanno che ad un controllo antidoping 5 calciatori vennero trovati positivi. SUccesse il finimondo: il Bologna fu frima penalizzato e poi riabilitato, con un finale di campionato "quasi pilotato" per arrivare allo spareggio con l'Inter di Allodi.

La vicenda rimane tutt'oggi ambigua, d aun lato si disse che erano state persone vicine all'Inter ad aver alterato gli esiti del controllo antidoping, dall'altro si disse che il controllo era corretto, ma successivamente manipolato al fine di riabilitare i rossoblu.

insomma, una vicenda boccaccesca, con protagoniste due società dall'immagine non certamente cristallina, ma che oggi non perdono occasione per prostrarsi "pulite".

Passiamo a quanto accadde nel campionato 1979-80. Il Bologna "esempio di calcio pulito" si manifestò al meglio nella vicenda del calcioscommesse che, come sapete, decimò parecchie squadre, portando alla retrocessione di Milan e Lazio.

I rossoblù vennero coinvolti per un episodio, la gara con l'Avellino, per cui vennero squalificati il presidente Fabbretti ed i calciatori Zinetti, Paris, Dossena, Petrini e Savoldi. Ci fu anche il tentativo di coinvolgere la Juventus, insinuando una combine dei presidenti per un pareggio concordato: il teste doveva essere un allibratore clandestino, Cruciani, a cui sarebbe stato riferito tale presunto accordo dai giocatori del Bologna. I quali, però, smentirono tutto nel corso del processo.

Per adesso mi limito a queste prime rivelazioni (molti già le sanno, ma credo che la maggior parte delle persone non ne fossero a conoscenza), ma molto presto parleremo di strani cambi di scuderia per i diritti TV, di scudetti revocati al Torino (molto simile a quello successo alla Juve quest'estate), di partite "accordate" e di strani labiali.
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Milano, 22 lug. - (Adnkronos) - Il consiglio della Lega Calcio, riunitosi oggi per l’esame degli adempimenti ai fini della iscrizione delle societa’ ai campionati di A e B per la prossima stagione sportiva rende noto che, a tutt’ora, non sono iscritte la Roma e il Napoli. Le due societa’ potranno presentare ricorso alla Figc.
Nel comunicato che conclude la riunione del Consiglio di Lega, si sottolinea che la Covisoc ha trasmesso il 22 luglio il parere ‘’sfavorevole'’ all’iscrizione al prossimo campionato di Roma e Napoli. E che il Consiglio di Lega, ‘’per quanto di propria competenza in ordine alla sussistenza dei requisiti per l’iscrizione ai campionati, ha rilevato a carico della A.S. Roma mancanti adempimenti regolamentari'’. Il ricorso alla Figc potra’ essere presentato dalle due societa’ ‘’nei termini e con le modalita’ stabilite dal C.U. numero 151/A del 28 aprile 2003 della Figc'’.
Roma e Napoli dovranno presentare ricorso contro la decisione del Consiglio di Lega entro martedi’ 29 luglio. La Figc dovra’ esaminarlo entro il 31 visto che per quel giorno e’ prevista la formulazione dei calendari della stagione 2003-2004.
la stessa FIGC implicata nello scandalo ATTUALE il ricorso dell’atalanta non fu accettato se la retroattività la fanno valer per il 2004-2005, VALEANCHE PER IL 2003-2004 se questa federcalcio è corrotta.. ed è la stessa di allora allora anche roma e napoli ripartono di nuovo in C2 perchè non avevano titoli per essere iscritte al campionato e questa FIGC le ha ingiustamente iscritte
…perchè circa le provvigioni riconosciute dalle società oggetto di indagine per le prestazioni ricevute, al fine di correttamente inquadrare l’elemento psicologico e la buona fede dei Clubs coinvolti, l’Atalanta ha sollecitato sia fatta chiarezza sulle modalità di corresponsione ed entità delle stesse, nonchè sulle ragioni che hanno indotto i rappresentanti amministrativi a rilasciare numerosissimi titoli di credito in soluzioni frazionate. Ciò in quanto, come noto a tutti gli operatori del settore, normalmente la provvigione viene corrisposta, previo rilascio di fattura, alla società che ha fornito la prestazione, e pagata mediante bonifico bancario, o assegno circolare non trasferibile, intestato alla realtà finanziaria o assicurativa. Nella situazione in esame, invece, come noto, sono state poste in essere procedure del tutto difformi ed assolutamente inusuali.
Ma quel che più dovrebbe attirare l’attenzione dell’Ufficio Indagini riguarda l’ammontare della provvigione, corrisposta in misura sensibilmente superiore alle consuetudini e prassi bancarie e assicurative, normalmente assestate attorno allo 0,50%-1,00%!!
Da ultimo, si ribadisce la decisiva circostanza, in base alla quale, e secondo le dichiarazioni rese dal segretario della Co.Vi.So.C. alla Polizia Giudiziaria, riportate anche dalla Gazzetta dello Sport e dal Corriere della Sera, la Roma avrebbe depositato la documentazione relativa all’iscrizione al campionati di Serie A Tim, stagione 2003-2004 oltre il termine fissato dal C.U. n. 151/A del 28/04/2003 nel 28 luglio 2003, ad ore 19.00, ovvero il giorno successivo, 29/07/2003. Verità confermata dalla stessa a.s.roma..
Quanto sopra è stato deciso nell’interesse primario dell’accertamento della verità, per addivenire ad una verità attendibile, imparziale ed oggettiva, attraverso l’applicazione delle regole esistenti, nonché per evitare possibili disparità di trattamento tra società affiliate alla F.I.G.C.
Il CONI risponde con una comunicazione, prot. 1598 del 22/08/2003, con la quale detto organismo informa circa “la necessità al momento di soprassedere da ogni pronuncia sugli esposti presentati”.
Immediatamente, in data odierna, la società, assistita dall’Avv. Mattia Grassoni del Foro di Bologna, ha presentato ulteriore esposto-diffida al CONI, agli organi collegiali dello stesso ed al Ministero dei Beni Culturali, sottolineando come il Presidente della FIGC, Dott. Franco Carraro, al termine del Consiglio Federale del 20 agosto u.s., abbia dichiarato “il Capo dell’Ufficio Indagini, Italo Pappa, ci ha fornito una dettagliata documentazione che ha tolto ogni dubbio: ci ha assicurato che le fideiussioni erano evidentemente non autentiche, le società erano in buona fede e le fideiusiioni erano comunque state presentate entro il termine inderogabile di scadenza del 28 luglio alle ore 19.00” (Il Sole 24 Ore del 23 agosto 2003, articolo firmato da Gianni Dragoni). Peccato che il Gen. Italo Pappa, avanti alla Giunta Nazionale del CONI, nell’audizione del giorno successivo, 21 agosto 2003, abbia precisato: “Io non ho mai detto che le fideiussioni erano state presentate nei termini” (Cfr. sempre Il Sole 24 Ore del 23 agosto 2003)!!!
Appare, quindi, definitivamente certo che il termine inderogabile di cui al C.U. n. 151/A del 28 aprile 2003 non è stato rispettato né dalla S.S. Napoli Calcio S.p.a., né dalla A.S. Roma S.p.a..
Addirittura i massimi responsabili amministrativi di quest’ultima hanno a più riprese confermato tale circostanza, sostenendo, per bocca del Direttore Generale, Sig. Franco Baldini: “La Roma era convinta di aver assolto a qualsiasi obbligo per l’iscrizione al campionato già il 22 luglio, ma ci è stato detto di no. Il 29 ci siamo presentati DI NUOVO DI FRONTE ALLA Co.Vi.So.C……” (Gazzetta dello Sport, 09/08/2003, pag. 11, articolo a firma Alessandro Catalano). Infine, il Presidente del Collegio Sindacale dell’A.S. Roma S.p.a., Dott. Franco Rotunno, ha affermato che: “gli atti il 28 non erano pronti, hanno rinviato al giorno dopo” (Repubblica, 20 agosto 2003, articolo firmato da Elsa Vinci).
Non veritiere, quindi, sono le affermazioni del Presidente Federale, Dott. Franco Carraro, dallo stesso pronunciate in conferenza stampa il 20 agosto 2003, radicalmente smentite tanto dal Capo dell’ Ufficio Indagini della FIGC, quanto dai dirigenti della stessa A.S. Roma S.p.a..
L’Atalanta Bergamasca Calcio S.p.a., nella situazione attuale, a differenza del CONI, contesta e si oppone all’autonomia della F.I.G.C., in quanto esercitata nel suddetto modo, non ritenendo ammissibile alcuna sospensione del giudizio da parte del CONI, come disposta con nota n. prot. 1598 del 22/08/2003, alla luce della delibera di cui al C.U. n. 56/A del 20/08/2003.
Non possono certamente soddisfare le conclusioni a cui è giunto l’Ufficio Indagini della Federcalcio al termine del lavoro svolto, né alcun soggetto dell’ordinamento sportivo può accettare e considerare conclusa l’indagine all’esito della consegna del rapporto del 20 agosto u.s.!!!
Si fa, altresì, presente che la scrivente società in data 19 agosto ha avanzato alla F.I.G.C. domanda di autorizzazione alla deroga alla clausola compromissoria, rimasta ad oggi priva di riscontro.
Alla luce del comportamento posto in essere dalla F.I.G.C., nella funzione di applicazione delle vigenti norme dell’ordinamento di settore, palese appare la responsabilità di tale organismo, con conseguente maturazione del diritto al risarcimento del danno in favore dell’Atalanta Bergamasca Calcio S.p.a..
La F.I.G.C. è responsabile, e tenuta, a risarcire il danno, per non aver correttamente fatto rispettare il C.U. n. 151/A del 28 aprile 2003 nei confronti di Napoli e Roma; ma lo è, ancor di più, nell’aver concesso un nuovo termine a detti Clubs, mentre quello del 28 luglio era da considerarsi incontestabilmente perentorio, onde provvedere alla presentazione di nuove garanzie fideiussorie, in luogo a quelle false e contraffatte, depositate il 29 luglio 2003, quindi oltre il termine di scadenza.
Parimenti, il CONI, per quanto tempestivamente e ripetutamente investito della questione attraverso esposti e memorie depositate dalla scrivente e da altre società, ha dapprima rimesso ogni valutazione all’organo interno della FIGC, mentre oggi, nella lettera del 22 agosto 2003, prot. 1598, comunica “al momento la necessità di soprassedere da ogni pronuncia sugli esposti presentati”.
Questa non è la vigilanza ed il controllo che il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, ai sensi del D.Lvo 242/99 e dello Statuto, deve adottare in maniera tanto delicata e fondamentale nella vita di una F.S.N., quale il corretto adempimento delle prescrizioni economico finanziarie da parte dei Clubs affiliati!!!
Il CONI, nella sua funzione indubbiamente pubblicistica, non intervenendo né vigilando, consente, in questo modo, a società sportive non aventi titolo di essere ammesse ai campionati di competenza, usufruendo di finanziamenti e denaro pubblico, con ogni conseguente apprezzabilità e rilevanza di siffatto comportamento in ambito di responsabilità amministrativa e penale.
L’Atalanta, conclusivamente, risulta parte offesa in ogni atto compiuto, od omesso, per quanto dovuto, da parte della F.I.G.C., C.O.N.I., e loro organi interni, e comunica che, in caso di mancato riconoscimento dei propri diritti, promuoverà ogni azione a tutela del proprio patrimonio e della propria immagine. (Francesco Mario 26 maggio 2005)



INTER.....REGINA DEGLI ILLECITI, MA INTOCCABILE, PERCHE' SQUADRA DELLA CASTA-L'ASSOLUTO MALE SUPREMO, CHE TIENE PER LA GOLO IL POPOLO ITALIANO, E' LO RENDE INERME E SCHIAVO!

INTERNAZIONALE fc MILANO: L'ATAVICA FABRICA DEL MALE
IMPRESA DAL 1908  SPECIALIZZATA IN RICETTAZIONE & FALSIFICAZIONE!

L'inter, per aver ricettato una patente rubata, al fine di Falsificare il Passaporto del calciatore Alvaro Recoba e farlo giocare come comunitario, SECONDO I REGOLAMENTI, dovrebbe essere sconfitta a tavolino ed essere sanzionata di un punto, per ogni partita in cui lo ha schierato come comunitario. 

DAL MINORENNE PELLEGRINI A RECOBA, L'INTER E LA FALSIFICAZIONE DI DOCUMENTI

RECOBA, OVVERO LA PASSAPORTOPOLI NERAZZURRA DI VIA D'URINA
Nell’estate del 1997 l’Inter acquista per 7 miliardi di lire il calciatore uruguaiano Alvaro Recoba che si era messo in mostra in patria nelle file del Nacional, grazie ad una sorprendente media di un gol a partita. Offuscato dal contemporaneo arrivo di Ronaldo, il Chino (come viene soprannominato) è un oggetto misterioso agli occhi dei tifosi interisti, ma il suo esordio con la maglia nerazzurra è scintillante: prima giornata del torneo 1997/98, l’Inter è sotto a San Siro con il Brescia. Al 70’ Recoba entra in campo e in cinque minuti, con un tiro da 30 metri e una punizione, ribalta il risultato. Un fenomeno, si azzarda a dire qualcuno.

Tuttavia, il resto della stagione del Chino è al di sotto delle aspettative : gioca altre 7 volte, segnando un solo gol, contro l’Empoli (, un pallonetto da 35 metri). Troppo poco per l'esigente Moratti che decide di spedirlo a Venezia "a farsi le ossa". In laguna Recoba entusiasma pubblico e critica contribuendo attivamente alla salvezza dei neroverdi: per lui 19 presenze da titolare e 10 gol. Le sue prestazioni convincono l’Inter a richiamarlo alla base, ma c’è un problema: Recoba è extracomunitario e la rosa dell’Inter ne conta già cinque, tanti quanti ne permette il regolamento: Domoraud, Simic, Jugovic, Ronaldo e Zamorano. Sarebbe un gran vantaggio poter disporre dell’uruguaiano come comunitario, in modo da poterlo schierare senza patemi.

L’Inter, che nel 1997 aveva infruttuosamente cercato di rintracciare un avo spagnolo del calciatore, desidera ora trovare una soluzione al problema Soluzione che arriva a tempo di record, visto che il 12 settembre, a poco più di due mesi dal suo ritorno a Milano, Recoba ottiene l'agognato passaporto comunitario.
La stagione 1999/2000 termina con il quarto posto dell'inter che però può consolarsi con le brillanti prestazioni del neocomunitario Recoba, il quale infila 10 gol in 27 partite. Il rendimento dell’uruguagio ingolosisce alcune squadre italiane e straniere che meditano di strapparlo ai nerazzurri, grazie all'imminente scadenza contrattuale, datata 2001. Recoba, non ha nessuna intenzione di muoversi da Milano e ottiene da Moratti un faraonico rinnovo, ben oltre al miliardo e duecento milioni fino ad allora percepiti.

Un contratto, a dire il vero, mai visto prima: 15 miliardi l’anno più i diritti di immagine e, non specificata sul contratto, una percentuale sull’acquisto di alcuni suoi connazionali. In totale 19 miliardi. Una cifra che crea scalpore e qualche invidia all’interno dello spogliatoio. E poco importa se i risultati sportivi non si riveleranno in linea con le aspettative: nel 2000/01 Recoba si attesta su una media discreta (8 reti in 29 apparizioni) ma l’Inter non va oltre un quinto posto, a 24 punti dalla Roma scudettata.

Ma non sono solo le vicende legate all’ingaggio ad attirare le attenzioni dei media. In arrivo c'è una bufera: il 14 settembre 2000, i calciatori dell’Udinese Warley e Alberto, in trasferta con la squadra, vengono fermati alla frontiera polacca a causa di irregolarità nei loro passaporti, che si rivelano falsi. Ma è solo la punta dell'iceberg: molti altri calciatori del nostro campionato sono in possesso di documenti fasulli e il fenomeno sembra essere assai diffuso. E’il cosiddetto scandalo di “Passaportopoli”, nella cui rete finiscono sette società (Inter, Lazio, Roma, Milan, Udinese, Vicenza, Sampdoria), 14 giocatori (Recoba, Veron, Fabio Junior, Bartelt, Dida, Warley, Jorginho, Alberto, Da Silva, Jeda, Dedè, Job, Mekongo, Francis Zé) e quindici dirigenti (Oriali, Ghelfi, Baldini, Cragnotti, Governato, Pulici, Pozzo, Marcatti, Marino, Sagramola, Briaschi, Salvarezza, Mantovani, Arnuzzo, Ronca).

L’Inter ne viene ufficialmente coinvolta il 30 gennaio 2001, quando il pm di Udine, Paolo Alessio Vernì, ordina un’ispezione nella sede della società e nell'abitazione milanese di Recoba: anche il suo passaporto risulta contraffatto. A tale provvedimento via Durini risponde con un comunicato distaccato e sintetico: “La società è totalmente estranea all’oggetto dell’inchiesta ed ha totale fiducia nella buona fede di Recoba”.

Ma la realtà è molto diversa e la rivela il pm di Roma, Piro, che conduce le indagini sulla vicenda: il dirigente interista Oriali, su suggerimento del consulente della Roma, Franco Baldini, si è messo in contattato con un misterioso faccendiere rispondente all’esotico nome di Barend Krausz von Praag, il quale lo ha aiutato nell’ottenimento del documento.

Oriali sarebbe volato di persona a Buenos Aires dove, grazie agli uffici di Krausz presso un’improbabile agenzia, avrebbe dato avvio alla pratica. Recoba, interrogato al riguardo, dice di non saperne nulla e di essersi improvvisamente ritrovato con il passaporto pronto. Il documento, afferma il Chino, gli è stato consegnato da Oriali il 9 settembre 1999 alla Borghesiana, alla vigilia di un Roma-Inter di campionato.

Ma per gli inquirenti ci sono due particolari che non tornano: il documento riporta una data di rilascio precedente di un anno, 9 novembre 1998, e Recoba risulta residente a Roma. Perché né Oriali, né Rinaldo Ghelfi, amministratore delegato interista che ha seguito la pratica, si sono accorti di questa incongruenza? Perché nessuno, nemmeno il calciatore, ha fatto notare e ha richiesto di correggere l’errore?

La procura di Udine informa anche che sette mesi dopo l’emissione del passaporto l’Inter si è mossa alla ricerca di antenati spagnoli. Perché questo eccesso di zelo da parte della dirigenza nerazzurra se il calciatore era già in possesso del documento? Il quadro si complica quando Oriali nega di aver versato per conto dell’Inter 80 mila dollari, cifra che Krausz ha detto di aver ricevuto per mano sua in un precedente interrogatorio della Procura di Roma.

La risposta è una sola: il passaporto è falso. Ma non solo, la dirigenza dell’Inter era pienamente consapevole del percorso fraudolento che stavano per intraprendere, dal momento che non è mai stata presentata alcuna richiesta di rilascio alle autorità italiane, come regolare prassi richiede. Un caso complesso e intricato ma dalla sostanza semplice: se il passaporto del laziale Veron era vero ma ottenuto attraverso false documentazioni (atti di nascita, matrimonio, ecc…), quello dell’uruguaiano è direttamente contraffatto. Una patacca, direbbero a Roma.

Dopo le sconcertanti rivelazioni delle Procure di Roma e Udine, arrivano le reazioni del mondo sportivo. C'è sdegno e le società non coinvolte nella questione passaporti protestano. Andrea Manzella, presidente della Corte Federale, cerca di rassicurare tutti sulla velocità e sul rigore degli eventuali processi.

Ma il risultato è patetico: “La regolarità delle partite è un bene assoluto, e su questo non si transige: la buona fede di società o singoli non conta, conta solo che alle gare abbiano partecipato giocatori che non ne avevano diritto. L’Authority ha deciso di aspettare la dichiarazione di falsità della magistratura a meno che il falso risulti macroscopico, ictu oculi, o che vi sia ammissione di colpa del club o del giocatore”, ha spiegato Manzella. “In questi casi, le sanzioni saranno immediate”.

Fra una decina di giorni anche l’Inter quindi sarà deferita, e il processo sportivo si concluderà, fra Disciplinare e Caf, entro aprile o maggio. Difficile ipotizzare la sconfitta a tavolino, per legge, di tutte le gare dei nerazzurri con Recoba “italiano” che portebbe l'Inter ala retrocessione nelle categoria dilettanti, che la porterebbe al fallimento. E' più probabile una penalizzazione in classifica di 56 punti. Nel caso, quindi, l’Inter dovesse qualificarsi per la Coppa Uefa sarebbe retrocessa in classifica, lasciando il posto in Europa ad un altro club.

E nel caso si salvasse? Questione delicatissima, ma teoricamente il club di Moratti rischierebbe anche la serie B” (Repubblica, 9 febbraio 2001) L’Inter, secondo i regolamenti, dovrebbe essere sconfitta a tavolino ed essere sanzionata di un punto, per ogni partita in cui ha schierato Recoba come comunitario. Il totale ammonterebbe all’enorme cifra di 56 punti, con la conseguente retrocessione del club nerazzurro, sia che il provvedimento venga applicato nel campionato precedente (il 1999/2000, dove ha ottenuto 58 punti) che in quello ancora in corso (il 2000/2001, a fine anno ne totalizzerà 51). Con 56 di penalizzazione l’Inter sarebbe la prima squadra a scendere sotto lo zero in classifica, oltre alla sanzione dell'illecito sportivo Articolo 6 che comporta la retrocessione diretta con penalizzazione.

Ma è pura fantascienza e ci si rende conto che una tale sanzione, seppur giusta, non verrà mai applicata, perche troppo potenti i poteri della CASTA dietro i nerazzurri! Si parla di penalizzazioni o, per lo meno, si spera che abbiano almeno un minimo di dignità e Roma, Lazio, Udinese e Napoli penalizzate con cinque, sei punti in meno ad ognuna all’inizio della prossima stagione, quella premondiale; oppure con handicap sostanzialmente differenti, stangate per i casi più gravi di manomissione (Veron e Cafu) Recoba e Inter a parte.

Nei fatti però, quasi la metà del prossimo campionato italiano sarà “ad handicap”, consegnato nelle mani di chi dallo scandalo non è stato travolto. Di colpo di spugna si è parlato a lungo, e si teme che così sarà. Ma non si può/potrebbe cancellare uno scandalo che ha investito almeno sei procure, una ventina di giocatori e una quindicina di dirigenti, dal direttore generale dell’Inter ai presidenti di Roma e Lazio. Non si può/potrebbe cancellare uno scandalo che la Fifa stessa chiede di reprimere duramente (ma quanto può la FIFA contro i poteri della CASTA dietro all'inter!).

Non si possono chiudere gli occhi quando in Francia hanno già penalizzato le squadre e in Spagna si sono già sospesi dei giocatori (Repubblica, 21 marzo 2001) Il 5 marzo l’Ufficio Inchieste della Federcalcio conclude le indagini e emana i deferimenti: La giustizia sportiva, con i deferimenti di ieri, va avanti, o finge di andare avanti. Nessun colpo di spugna, nessuna sanatoria. Almeno così dicono. Non si aspetterà l’estate, a campionato concluso, per intervenire sullo scandalo dei passaporti falsi.

Già nel mesi di aprile sfileranno davanti alla Disciplinare i primi club e i primi giocatori coinvolti: le sanzioni (squalifiche per i calciatori e penalizzazioni in classifica per i club) saranno scontate in questa stagione (Repubblica, 6 marzo 2001) Il processo si "annuncia" complicato e se si applica la legge, le conseguenze spaventose: l'applicazione di punti di penalizzazione potrebbe comportare la Retrocessione, compromettere la salvezza o la qualificazione alle coppe europee delle società coinvolte.

Ma c’è una scappatoia, alla quale più di tutti sta lavorando Galliani, l’amministratore delegato del Milan: la riforma dell’articolo delle norme federali che limita l’impiego dei calciatori extracomunitari. Una modifica della regola comporterebbe un’attenuazione molto sostanziosa delle pene. L’Inter gradisce l'idea e si unisce alla battaglia: Passaporti, è guerra aperta ormai: l’Inter attacca la Figc, cercando ogni strada per dichiarare illegittimo l’articolo 40, settimo comma delle Noif. In una nota del professor Mucciarelli, che fa parte del collegio di difesa nerazzurro, l’Inter sottopone infatti “direttamente alla Corte Federale (i giudici amici e vassalli!), organo competente in materia, il giudizio in ordine alla legittimità della norma federale sul tesseramento dei giocatori extracomunitari” (Repubblica, 5 aprile 2001)

La Commissione Disciplinare fissa le date dei processi contro ogni singola società. Il presidente Manzella, ancora una volta, si sente di garantire la celerità dei procedimenti giudiziari, ma nessuno sembra più credergli dato che la rettifica della norma sugli extracomunitari appare giorno dopo giorno sempre più probabile.

La vicenda sta diventando una farsa: Per Porceddu le prove sono sufficienti per chiedere di processare il club nerazzurro e il giocatore. L’udienza è fissata per il 19 aprile. A meno che i tanti ricorsi alla Corte Federale sulla legittimità della norma che limiti gli extracomunitare facciano slittare tutto a fine campionato, come vogliono i club. “Agiremo in fretta non appena riceveremo i ricorsi”, garantisce Manzella. (Repubblica, 8 aprile 2001) Le date dei processi, uno per ogni squadra coinvolta, sono l’ultimo scoglio da superare.

Un procedimento unico consentirebbe alle società di essere giudicate con minore severità. Ed è proprio quello che intende proporre Galliani, il quale provvidenzialmente annuncia: “E’ giusto fare un solo processo e che eventuali squalifiche e penalizzazioni arrivino tutte insieme”. Puntuale giunge il ricorso alla Corte Federale da parte dei club, e poco importa se l’articolo 16 comma b ) del Codice di Giustizia Sportiva preveda l’ammissibilità del ricorso solo da parte del presidente della Federazione o di “qualsiasi organo operante nell’ambito federale che vi abbia interesse”.

Moratti si schiera con Galliani (altri tempi...) e rilascia una dichiarazione che, col senno di poi, è incredibilmente comica: “Se squalificano Recoba e poi la giustizia ordinaria lo assolve, chi ci restituisce squalifiche e penalizzazioni?” Come vedremo più avanti, Recoba e Oriali verranno condannati dalla giustizia ordinaria e l’Inter non restituirà i punti ottenuti con l’uruguaiano comunitario in campo.

In ogni caso, la tattica è precisa: ottenere l'accorpamento dei processi e rimandarne lo svolgimento a fine stagione, confidando nell’ormai quasi certa rettifica dell’articolo 40. Il gioco funziona e l’udienza per l'Inter, in programma il 20 aprile, viene rinviata: Avanti a forza di rinvii: il processo all’Inter, per il passaporto falso di Recoba, si farà. Ma più avanti. Quando non si sa: forse a maggio, forse a fine stagione. Ma soltanto dopo che la Corte Federale, presieduta da Andrea Manzella (l'avvocato siciliano, altro sinistro di sinistra [ulivo] corrotto da franco carraro,nomi), si sarà pronunciata sul ricorso (che abbiamo visto essere irregolare, nda) presentato non solo dal club nerazzurro, ma anche da Milan, Udinese, Lazio, Vicenza e Sampdoria.

Tutti questi club chiedono infatti che venga abbattuto il tetto del tesseramento (massimo cinque) e all’impiego (massimo tre) dei calciatori extracomunitari. Si va insomma verso minicondanne. La Disciplinare ieri ha accettato (logicamente,nomi) subito la richiesta di rinvio al processo dell’Inter presentata dallo stesso Procuratore Federale, Carlo Porceddu (che roberto beccantini definisce:barboncino di moggi,nomi) in accordo con i legali nerazzurri(Repubblica, 20 aprile 2001).

Il tempo gioca a favore dei nerazzurri e delle altre società implicate in Passaportopoli che il 3 maggio vedono finalmente premiati i loro sforzi, con il più annunciato dei colpi di spugna: a sei giornate dalla fine del campionato e nonostante la strenua opposizione dell’Associazione Calciatori presieduta da Campana, arriva la modifica della norma sul tesseramento e sull’impiego degli extracomunitari. E pazienza se le regole vengono cambiate in corsa (in un'intervista rilasciata il 31 August 2006 a claudio sabelli fioretti per il Corriere della Sera, massimo moratti dichiarava di aver pagato 4 miliardi - http://interviste.sabellifioretti.it/?p=678 - con Roma e Juventus a contendersi lo scudetto punto su punto (poi sappiamo come e finita con nakata ecc.)

Chi ha rispettato le regole (la juventu, viene fatto fesso! E chi ha falsificato i passaporti? Premiati! Ormai è chiaro che tutto sta per passare in cavalleria: Il  (pseudo,nomi)processo a Inter, Milan, Samp, Udinese, Vicenza, a cui presto si unirà anche la Lazio per Veron, si farà. Ma con questa norma dichiarata illegittima, le sanzioni saranno più blande (diciamo ridicole! nomi). Qualche minisqualifica da scontare magari in estate. Quando il campionato è fermo. (Repubblica, 5 maggio 2001)

Il processo, come desiderato, inizia il 12 giugno 2001 a campionato praticamente finito (il 17 è in programma l’ultima giornata) e con la certezza di un unico dibattimento e di una sentenza che includa tutte le società coinvolte. Con all’orizzonte la più classica delle soluzioni “all’italiana” qualcuno crede ancora nella giustizia, ma è solo l’ultimo, disperato grido: Delicatissima, quasi disperata, la situazione dell’Inter, dove c’è un coinvolgimento diretto dell’amministratore delegato Ghelfi e del direttore sportivo Oriali.

Recoba ha scaricato su di loro ogni responsabilità per quel falso passaporto italiano: ma per Porceddu (procuratore federale, nda), l’uruguaiano, ex italiano Recoba è colpevole di slealtà e quindi anche per lui chiederà due anni di squalifica. (Repubblica, 13 giugno 2001)

Il 27 giugno arrivano le sentenze, che confermano le previsioni della vigilia. Squalifiche solo ai calciatori, alle società un buffetto sulla guancia (leggi ammende pecuniarie). L’Inter se la cava con una multa di due miliardi, Recoba e Oriali sono squalificati per un anno, Franco Baldini per nove mesi. Ovviamente assolto l’amministratore delegato nerazzurro Rinaldo Ghelfi, al quale era stata addebitata la responsabilità diretta. In questo modo sono scongiurate le tanto temute penalizzazioni in classifica.

Ma vediamo, caso per caso, le motivazioni della sentenza della Commissione Disciplinare della Lega Calcio (il testo integrale è disponibile all'indirizzo: www.lega-calcio.it/comun/0001/ cu507 ). Partiamo da 

)1-Recoba: il passaporto italiano del calciatore non risulta essere mai stato rilasciato dalla Questura di Roma, Il Recoba non aveva alcun titolo al rilascio di un passaporto italiano per assoluta inesistenza in capo allo stesso dei presupposti indispensabili, ed in primo luogo alla cittadinanza italiana. A siffatta conclusione si perviene sulla base delle sole dichiarazioni rese dal calciatore all’Ufficio Indagini ed alla Procura della Repubblica di Udine.

Il calciatore ha inoltre escluso di aver mai svolto alcuna pratica od inoltrato alcuna richiesta tendente al rilascio di un passaporto italiano. La Disciplinare riconosce quindi la falsità del documento e l’estraneità del calciatore dal processo di contraffazione.

Tuttavia Recoba è da considerarsi comunque colpevole poiché non poteva essere completamente all’oscuro di quello che stava succedendo e perché avrebbe dovuto quantomeno domandarsi la ragione delle irregolarità presenti nel documento (l’indirizzo di residenza e la data di rilascio): in nessun caso il calciatore avrebbe potuto confidare nella veridicità “ideologica” del passaporto italiano che gli venne consegnato alla Borghesiana il 12 settembre 1999 dall’Oriali.

Ciò costituisce grave violazione dei principi di lealtà, probità e rettitudine alla cui osservanza sono tenuti tutti i destinatari delle norme federali, come dispone l’art.1 del C.G.S. Si tratta infatti di utilizzare mezzi scorretti, o addirittura fraudolenti, al fine di ottenere il riconoscimento di un titolo non spettante, traendone un indebito vantaggio.

E’ superfluo il sottolineare, in proposito, che il fatto di diventare “comunitario” ha recato benefici non solo economici sia al calciatore, quanto meno sotto il profilo della libertà assoluta di circolazione del tesserato nell’ambito delle Federazioni comunitarie, sia alla Società di appartenenza, per una migliore utilizzazione dell’organico disonibile.

La sconcertante faciloneria con cui Recoba, sebbene “stupito” di aver ottenuto un passaporto italiano, se ne è servito perché gli conveniva acquisire lo status di comunitario, assume, alla luce delle considerazioni sopra svolte, un significato probatorio decisivo ai fini dell’accertamento della partecipazione attiva e pienamente consapevole del tesserato alla realizzazione dell’illecito.

2)-Per quanto riguarda Oriali: risulta dagli atti che questi, all’inizio della collaborazione con l’Internazionale a giugno 1999, apprese che la Società aveva interesse alla variazione di status del Recoba da extracomunitario a comunitario e che a tal fine era stato interessato uno studio legale spagnolo, le cui ricerche si erano però arenate, trattandosi di pratca complicata che richiedeva in ogni caso, tempi molto lunghi. Risulta altresì che l’Oriali si interessò della questione Recoba assumendo concrete iniziative finalizzate al conseguimento della variazione di status del calciatore, prendendo contatto con il Baldini per conoscere “come facevano alla Roma per i passaporti” e chiedergli l’indicazione di qualcuno che potesse aiutare l’Internazionale a modificare lo “status” del Recoba.

Avuto dal Baldini il nominativo del Krausz (da lui peraltro già conosciuto), l’Oriali si attivò per l’avvio della “pratica”, seguendone poi lo svolgimento sino alla conclusione. Egli provvide infine a consegnare a Recoba, il 12 settembre 1999, il passaporto italiano che gli era stato appena fornito dal Krausz. A carico dell’Oriali gravano elementi di accusa:

a) fu l’Oriali a ricevere il passaporto dal Krausz. Prima di consegnarlo a Recoba, egli ebbe modo di esaminarlo e di rilevare che la data di emissione risaliva al 9 novembre 1998, cioè quasi un anno prima del giorno della consegna.

b) Oriali ebbe anche modo di rilevare, esaminando il passaporto, che dal documento Recoba risultava residente a Roma, circostanza non corrispondente al vero, e che sul passaporto era applicata una fotografia del Recoba di cui egli “non sapeva nulla”.

c) fu l’Oriali ad incaricare Krausz dello svolgimento della “pratica” in Argentina e ad autorizzare, dopo aver ottenuto l’assenso della Società, il versamento della somma di 80.000 dollari pretesi dalla Liliana Rocca quale compenso per l’ottenimento del passaporto.

d) fu l’Oriali a promuovere un incontro con Baldini, alla presenza di Ghelfi, nel corso del quale venne chiesto al Baldini di assumersi tutta la responsabilità dell’operazione.

e) l’Oriali, essendo a conoscenza dei precedenti infruttuosi tentativi svolti in Spagna per il conseguimento della cittadinanza comunitaria del calciatore, non poteva confidare nella correttezza e regolarità di un passaporto italiano di Recoba ottenuto in Argentina da una non meglio precisata “agenzia”, in tempi a dir poco fulminei, dal momento che egli sapeva che da parte di Recoba non era stata presentata ad alcuna autorità italiana la domanda di rilascio del passaporto.

Secondo quest’ultimo punto, la responsabilità di Oriali è gravissima: egli, infatti, ben conosceva le lungaggini burocratiche che comportavano pratiche di questo tipo e ne aveva fatto esperienza in Spagna, durante l'inutile ricerca dell'avo di Recoba.

Oriali, il quale non ha mai avanzato richiesta di rilascio in italia, non poteva essere così ingenuo da credere che un passaporto ottenuto in un mese, e in Argentina, potesse essere regolare: L’affermazione dell’incolpato, di non essere stato consapevole della pretesa illegittimità del documento e di non aver dubitato della correttezza delle persone alle quali aveva affidato, per conto della Soc. Internazionale, lo svolgimento della “pratica”, si riduce a mera allegazione difensiva priva di effettivo riscontro, che non intacca minimamente il completo e convincente quadro probatorio raccolto a suo carico.

Stabilita la colpevolezza di Oriali (la quale chiama pesantemente in causa anche Franco Baldini), rimane da sciogliere il nodo più importante: il ruolo di Rinaldo Ghelfi, amministratore delegato dell’Inter. Il suo coinvolgimento è fondamentale perché comporta la responsabilità diretta da parte della società nerazzurra.

Secondo l’art.8, comma 6 del Codice di Giustizia Sportiva infatti: La violazione delle Norme Federali in materia di tesseramenti di calciatori extracomunitari compiuta mediante falsa attestazione di cittadinanza costituisce grave illecito sportivo.

Le Società, i loro dirigenti, soci e tesserati che compiano direttamente o tentino di compiere, ovvero consentano che altri compiano, atti volti ad ottenere attestazioni o documenti di cittadinanza falsi o comunque alterati al fine di eludere le norme in materia di ingresso in Italia e tesseramento di calciatori extracomunitari, ne sono responsabili e sono puniti ai sensi dei commi 7 e 8 seguenti. (Il comma 7 parla della responsabilità diretta e rimanda alle sanzioni previste dall’art.13, lettere f), g), h) i), nda).

La falsificazione di un documento costituisce quindi “grave illecito sportivo” e, in caso di responsabilità diretta, le pene sono severe: (in ordine decrescente di gravità) revoca di eventuali titoli conquistati (non è il caso dell’Inter), esclusione dal campionato di competenza, retrocessione in serie B, penalizzazione di punti in classifica.

La sentenza della Disciplinare parla apertamente dell'attiva partecipazione di Ghelfi ma lo fa con una marchiana contraddizione. Dapprima infroma che l’amministratore delegato si sarebbe interessato del passaporto solo a rilascio ottenuto: Al sig. Rinaldo Ghelfi, amministratore delegato alla Soc. Internazionale, viene contestata la partecipazione alla illecita condotta posta in essere dai tesserati della sua Società, Recoba ed Oriali in concorso con Baldini e con terzi non tesserati.

Peraltro, dagli accertamenti svolti in sede di indagini risulta un intervento diretto del Ghelfi nella vicenda soltanto nel maggio 2000, momento in cui era divenuta di pubblico dominio la notizia di possibili irregolarità riguardanti il conseguimento dello status di comunitario da parte del calciatore della Lazio Veron. Quindi, poche righe dopo, viene affermato che Ghelfi era ben cosciente fin dall’inizio di cosa comportasse l’avvio della pratica in Argentina.

Oriali, infatti, non ha interessi personali ad ottenere un passaporto per Recoba, ma si è mosso solo dopo precise indicazioni societarie: Oriali, non essendosi attivato per il passaporto di Recoba a titolo meramente personale, deve aver tenuti informati i vertici della Società sull’andamento della pratica.

Dagli atti risulta che almeno in due momenti Oriali deve essersi consultato con i propri superiori: il primo quando si trattò di dare il “via” alla pratica in Argentina ed il secondo quando si trattò di effettuare su indicazione di Krausz, il bonifico di 80.000 dollari, che doveva essere autorizzato dai vertici societari.

Quindi, se Oriali sapeva della contraffazione del passaporto e non poteva non considerare 80 mila dollari una cifra spropositata, ci si chiede che cosa abbia detto a Ghelfi per ottenere il via libera all’operazione e il pagamento dell’importo. Inoltre, la sentenza rivela che la somma fu pagata “in nero”, fatto che aggrava ulteriormente la posizione dei vertici dirigenziali interisti.

E’ infatti difficile immaginare che Oriali abbia sborsato, di tasca sua e di sua iniziativa, 80 mila dollari: l’inesistenza nei libri contabili della Società di un pagamento di tale importo potrebbe significare che alla liquidazione del compenso si sia provveduto in forma non ufficiale, cosa che costituirebbe un ulteriore indizio di responsabilità a carico dei referenti di Oriali.

Il quadro accusarorio è quanto mai chiaro. Ci sono tutti gli estremi per un coinvolgimento diretto dell’Inter, a meno che non si considerino i suoi dirigenti incapaci di intendere e di volere.

La Disciplinare, invece, decide di non affibbiare tale responsabilità all’Inter "=gravi sanzioni" (benedetti i 4 milirdi di multa, che nell'intervista al corriere della sera moratti dice di aver pagato?) e la sentenza, da una riga all’altra, cambia completamente registro, assolvendo miracolosamente Ghelfi: Dagli atti, tuttavia, non si ha prova di una circostanza che faccia riferire al Ghelfi, in modo certo ed inequivoco, l’adozione di decisioni in tal senso che solo la confessione del reato potrebbe accertare, non si può quindi, escludere in modo assoluto, l’ipotesi che altri soggetti abbiano provveduto nei predetti termini (anche i morti ridono!).

Ritiene pertanto la Commissione che il sig.Rinaldo Ghelfi debba essere prosciolto dall’addebito. La Soc.Internazionale risponde dell’operato dei propri tesserati Recoba ed Oriali a titolo di responsabilità oggettiva. Con una ridicola motivazione, che sarà superata in assurdità solo da quella di Calciopoli, la Disciplinare alleggerisce l’Inter da ogni imputazione.

Secondo la sentenza, quindi, Oriali avrebbe fatto tutto da solo: non ha avvisato nessuno e ha pagato personalmente gli 80 mila dollari. Niente male come dirigente. Il 22 luglio la Caf conferma i verdetti di primo grado e l’Inter incredibilmente annuncia di sentirsi danneggiata. La protesta ufficiale del club è da circo delle comiche: La pronuncia della Caf è iniqua in fatto, poiché non è stata riconosciuta l’evidente buonafede del Recoba e dell’Oriali, e in diritto, perché si è voluto punire il preteso tesseramento come comunitario del calciatore, nonostante la dichiarazione di illegalità della norma che discriminava i giocatori extracomunitari.

Pare clamoroso che la pretesa violazione dei doveri di probità sia stata giudicata ben più grave dei casi di doping esaminati dalla Caf (in riferimento ai casi di Bucchi e Monaco, nda) I lamenti interisti funzionano (a suon di miliardi) e, ad ottobre, la Camera di Conciliazione ed Arbitrato del Coni dà l’ultima pennellata al quadretto, riducendo la squalifica di Recoba a 4 mesi (il quale la sconta per metà in estate), quella di Oriali a 6 e abbassando l’ammenda alla società a un miliardo e quattrocento milioni (1400 mln).

 Ma manca ancora il responso della giustizia ordinaria per mettere la parola fine alla vicenda. Il 25 maggio 2006, sette anni dopo il fatto contestato, il Tribunale di Udine condanna Oriali e Recoba, i quali ammettono la falsificazione dei documenti (spunta anche una patente “taroccata” del calciatore) e patteggiano la pena: ANSA - Il Gip del Tribunale di Udine, Giuseppe Lombardi ha accolto la richiesta di patteggiamento dell'attaccante uruguayano Alvaro Recoba dell'Inter e del dirigente nerazzurro Gabriele Oriali, infliggendo la pena di sei mesi di reclusione ciascuno (sostituita con una multa di 21.420 euro) per i reati di concorso in falso e ricettazione nell'ambito dell'inchiesta sulle procedure seguite per far diventare comunitari giocatori che non avevano antenati in Europa. Nell'inchiesta, divisa in vari filoni, sono coinvolte 31 persone fra le quali 12 calciatori. Oltre al concorso in falso per l'assenza di antenati in Europa, a Recoba e Oriali l'accusa contesta il reato di ricettazione relativo alla patente italiana ottenuta dal calciatore uruguayano, che faceva parte di un gruppo di documenti rubati negli uffici della Motorizzazione di Latina. 

La farsa si è finalmente conclusa con Oriali, che in sede sportiva ha negato di essere consapevole della contraffazione del Passaporto, nel processo penale, per alleggerire la pena, si dichiara colpevole  e patteggia per una pena pecunaria! Se i poteri Meneghini in combutta con i poteri di Torino 
non avessero, di proposito, messo a Super Procuratore un disonesto di natura e professione, comunista ed ex dirigente dell'Inter: "Guido Rossi",
 la Figc avrebbe dovuto riaprire il processo: "passaportOpoly" che avrebbe sancito il fallimento  e la fine della Fabrica di illeciti: Internazionale fc Milano , perche' senza il Farabutto-Guido Rossi alla Figc, l'inter  non avendo i requisiti all'iscrizione  2005-2006  - http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2007/06_Giugno/20/inter_moratti_plusvalenze.shtml
venne  salvata per l' ennesima volta da Franco Carraro : 
Senza la GANG di Tronchetti, l'inter sarebbe fallita nel 2006, in quanto, senza l'interista Commissario straordinario, lnon avrebbe avuto i "requisiti neanche per l'iscrizione al  campionato 2006-2007!
IL BOSS e LA GANG DEGLI INTOCCABILI


l'Inter e la Gazzetta dello Sport? $$$$$$$$$$$


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 Per un'idea sull'Unione tra l'Inter, RCS-Corriere della Sera-Gazzetta dello Sport, è utile leggere i sottostanti articoli

Nell'interVista rilasciata da "massimo moratti" a Claudio Sabelli Fioretti (Corriere Magazine) il 31 agosto 2006, ci sono questi passaggi, ne ho scelto 25, alcuni sono gravissimi, ed e' sorprendente che in un paese civile quale l'italia dovrebbe essere, sono ignorate dalle istituzioni, e' taciute dai media!
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-Presidente Moratti, se non ora, quando?
«Ha perfettamente ragione. Non abbiamo più scuse».

-Se perdete anche stavolta lei passa alla storia.
«Sono presidente da anni. La mancanza di uno scudetto vinto sul campo mi pesa in maniera terribile.
1)-«Ma quanti scudetti avremmo vinto se i campionati fossero stati regolari».

Questa volta abbiamo meno avversari, vincere sembra obbligatorio e facile.
La responsabilità di vincere ce la siamo sempre sentita ma stavolta siamo in una situazione difficilissima».

-Non dica così. L’Inter è campione già da quest’anno anche se Moggi lo ha definito uno scudetto di carta.
2)-«Non saprei come definire gli scudetti della Juve».

-Ai mondiali erano quasi tutti juventini. Nell’Italia e anche nelle altre squadre. Forse gli juventini vincevano perché erano bravi.
«La Juventus aveva un ottimo allenatore e un’ottima squadra».

3)-«Potevano benissimo vincere senza bisogno di trucchi. Ma volevano essere sicuri al 100%».
4)-«Il sistema Moggi era come un’assicurazione».

-La difesa di Moggi è stata un po’ craxiana: così facevan tutti. Difesa singolare perché ammette la colpa.
«Vero. Direi eccesso di difesa».

-Dell’Inter, ai mondiali, c’erano solo Materazzi e Grosso.
«Ma sono stati determinanti per la vittoria. L’Inter non vince lo scudetto ma fa vincere i mondiali».

-Ma lei lo aveva capito che esisteva un «sistema Moggi»?
5)-«Se l’avessi capito, non avrei mandato più la squadra in campo. Perché giocare sapendo che non si può vincere?».
6)-«Avevo però capito che Moggi e Giraudo avevano dei vantaggi».
7)-«E che gli arbitri avevano per loro un’attenzione speciale».
-
-Qual è il massimo regalo che avete fatto a un arbitro?
8)-«Prosciutti a Natale. Furono contestati da alcuni giornali».
*(solo prosciutti!bugiardo!)

-Oltre ai prosciutti?
9)-«Sciarpe, guanti. Ma il prosciutto è il regalo più gradito. Si mangia e non rimane come prova ».
*(bugiardo patentato! E' gli elettrostimolatori milionari con lampada per l'abbronzatura denunciati dall'arbitro Cesari?)
-
-Chi è l’arbitro migliore?
10)-«Paparesta».
*("paparesta? Quell'arbitro che lei "massimo moratti", il 12 febbraio 2006 prima della partita ando a trovarlo negli spogliatoi, e' dal FarabuttO ricevette assicurazione che avrebbe arbitrato una buona partita? Infatti per danneggiare la Juve, fece di tutto e di piu'! Compreso la punizione contro Nedved, che solo il "Dio del Calcio" impedi' a Recoba e Burdisso di pareggiare! Di quanti infami erano l'inter, il mondo arbitrare e il mondo mediatico!(attenzione all'occhiata dell'infame paparesta alla panchina dell'inter!) ecco l'intera partita. Giudicate sportivamente.

12-2-2006 inter-Juve1-2 Infame paparesta!p.t.48:46
https://www.youtube.com/watch?v=Fym5vpPCe2E

12-2-2006 inter-Juve1-2 Infame paparesta!s.t.50:34
https://www.youtube.com/watch?v=BGbwmeYjRlg

-Michele Serra ha scritto: «Presidente Moratti, si incaponisca quel tanto per sembrare il presidente del Milan, si attiri un po’ di meritata antipatia».
11)-«Non posso mica smentire di essere buono».
---
Tempo fa l’ex arbitro Nucini venne da voi e vi raccontò tutto il marcio che c’era nel calcio.
12)-«Lo mandammo dai giudici ma non confermò il suo racconto. Ebbe paura delle conseguenze».
*
(perche' il capo Ufficio indagini: "francesco 'corrotto' borrelli", non ha denunciato questo Grave illecito alla Procura Federale, e' se si', perche' il  Procuratore Federale: "stefano 'corrotto' palazzi" non ha deferito:"inter-moratti-facchetti", chi glielo ha impedito? (forse lo stesso potere che impedi' al Procuratore Porceddu & co. di Retrocedere l'inter in B per il falso Passaporto di Recoba? Li ci furono anche i miliardi di moratti, e' pure questa volta?E' quanto avranno incassato "borrelli & palazzi?)
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-Tempo fa l’ex arbitro Nucini venne da voi e vi raccontò tutto il marcio che c’era nel calcio.
13)-«Lo mandammo dai giudici ma non confermò il suo racconto. Ebbe paura delle conseguenze».

-Poteva denunciare la cosa lei.
14)-«Temevo che fosse una trappola per farci fare brutta figura. Però nacque la voglia di capire che cosa ci fosse di vero».

-Metteste sotto sorveglianza l’arbitro De Santis.
15)-«Una persona si offrì di farlo. Conosceva alcune persone in grado di darci informazioni perché lavoravano al ministero dove aveva lavorato De Santis. Ma non ne uscì nulla».

-La sinistra la voleva sindaco di Milano, deputato.
16)-«Deputato no. Ministro».

17)-Lei corteggiò Moggi…
«Mai. Ma lui sarebbe venuto volentieri all’Inter. Mi diceva: “L’Inter con me vincerebbe di sicuro”».
( https://www.youtube.com/watch?v=WEqEb6eTGBQ )

 Lei si sente un po’ come quello seduto sulle rive del Gange che aspetta il cadavere dei suoi nemici?
«In questo momento sta succedendo questo. Ma non posso permettermi di star sempre seduto».

Anche se alla fine sono stati un po’ tutti perdonati…
«Sono deluso. È successo come nei western quando arriva lo sceriffo nuovo a riportare la legalità. Fanno finta di essere contenti ma il saloon lavora meno, il bordello deve chiudere, i proprietari di cavalli non possono più fare intrallazzi. A quel punto tutti vogliono tornare al passato. È per questo che tutti attaccano lo sceriffo Guido Rossi».
Eccoli spavaldi verso la vittora! Vittoria di Pirro per il calcio italiano

-Moggi è stato durissimo con l’Inter.
18)-«Anche noi. Lo abbiamo querelato».

*
-Però è vero che Recoba ha patteggiato la storia del passaporto falso.
-
19)-«E infatti abbiamo pagato 4miliardi di lire di multa e Recoba è restato fermo sei mesi. Siamo stati condannati e abbiamo pagato. Cosa c’entra questa storia con i guai di Moggi oggi?».
*

-Forse Moggi intende dire che nessuno deve dare lezioni di moralità…
20)-«È l’ultima cosa che faccio».

-Moggi dice che con Bergamo ci parlava anche Facchetti…
21)-«Non c’è niente di male a parlare con Bergamo. La differenza sta nelle cose che si dicono».

-Meno rapporti si hanno con i designatori e meglio è.
22)-«Sono loro che chiamano per sapere se tutto va bene».

-Lei ha mai telefonato a un designatore?
23)-«No. Ma posso aver ricevuto da loro qualche telefonata in cui mi chiedevano delle opinioni.

-Quindi non è da escludere che un giorno vengano fuori delle telefonate in cui c’è anche lei…
24)-«Solo telefonate “normali” senza alcun interesse».

-Moggi dice che se avessero intercettato anche gli altri si sarebbero scoperte le stesse cose.
25)-«Ma mica intercettavano Moggi. Intercettavano Bergamo. Evidentemente la Juve c’entrava e l’Inter no».
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Il 23-11-2006, Giancarlo Padovan Direttore di Tuttoport ha scritto questo articolo (foto aggiunta nel 2015)
 MANCIO, CANDIDO E LA GEA: IL PASSATO NON SI CANCELLA

 Dall’interrogatorio di Chiara Geronzi nell’ambito dell’inchiesta romana sulla Gea. “Soci fondatori siamo stati io, Francesca Tanzi, Andrea Cragnotti e Giuseppe De Mita (…) Le quote societarie erano queste: il 20 per cento lo detenevo io, il 20 per cento la Tanzi, il 20 per cento Cragnotti e poi c’era un 40 per cento in mano alla società Roma Fides, fiduciaria composta da Giuseppe De Mita e Roberto Mancini”.

La notizia è stata pubblicata da la Repubblica (autori Marino Boisso e Corrado Zunino) che a pagina 60 di ieri commenta: “Sopra il nome della Roma Fides” c’è stato a lungo un alone di mistero. L’interrogatorio della Geronzi offre un nuovo scenario e chiama in causa Mancini, che in passato ha smentito più volte una sua presenza nella contestata società”.

Dall’intervista a Sergio Cragnotti, ex patron della Lazio, concessa a Claudio Sabelli Fioretti (il collega che fece ammettere a Massimo Moratti di avere spiato l’ex arbitro De Santis) per il Corriere della Sera-Magazine, in edicola oggi.

Domanda: Lei un giorno ha parlato dei “moralisti alla Mancini…”.
Risposta: “Anche lui spingeva la cacciata di Cragnotti dalla Lazio. Quando me ne sono andato, la gestione della Banca di Roma gli ha aumentato lo stipendio da 2 a 7 miliardi netti. E lui alla fine se n’è andato all’Inter portandosi via i migliori”.

Restiamo in (sfiduciata) attesa di leggere su qualche quotidiano amico della squadra e della società nerazzurra (ce ne sono tanti e di importantissimi) le ragioni per cui Mancini ha sempre smentito la sua appartenenza alla Gea. Smentirà anche Chiara geronzi, sua amica o ex amica?

E se lo farà, quali argomenti potrà usare? Dubito fortemente che Mancini torni sulla spinosissima questione, visto il rapporto che ha con la stampa, con la lingua italiana e - non in ultima analisi - con la verità. Come dubito che vorrà rispondere a Cragnotti perchè i moralisti di facciata sono sempre opportunisti della prima ora.

Infatti Mancini era il centro della Lazio di Cragnotti. E si è servito dell’uno e dell’altro finchè gli ha fatto comodo per la sua inspiegabile carriera di allenatore protetto da Federazione, Settore tecnico e ambienti ad essi contigui. Ricordate la deroga, letteralmente inventata, per farlo tesserare dalla Fiorentina nonostante avesse iniziato la stagione con la Lazio come allenatore in seconda? Io sì. Peccato che tutti gli altri - Mancini incluso- fingano di dimenticarlo.

La Gazzetta dello Sport di mercoledì 22 novembre, pezzo a firma di Candido Cannavò. La rubrica dell’ex direttore ha un titolo esortativo: “Fatemi capire”.
E’ un invito che raccolgo volentieri. Perchè nel prendere per l’ennesima volta le distanze dalla Gea, Cannavò - al pari di Mancini - incorre in qualche fondamentale amnesia.

“La Gea World - scrive Cannavò - era una sintesi indiscutibile e intoccabile di un potere calcistico che attraversava la grande economia, le istituzioni, un popolo di complici e finiva nel grande laboratorio di Moggi, padre e figlio, che avevano le spalle ben coperte”.
Poi, però, Cannavò sprofonda nell’oblio: “Spocchia, spregiudicatezza, molta abilità e persino una grande “fiera del calcio”, organizzata in grande pompa ogni anno a Milano, con una copertura televisiva che era più che altro uno spot pubblicitario, fondato sul culto della personalità della dinastia Moggi”.

Purtroppo, Candido omette di dire che quella “fiera” si chiamava Expogoal ed aveva tra i partner principali proprio Rcs e la Gazzetta dello Sport, quotidiano che a quella “fiera” ha dedicato spazio e lustro grazie alle sue migliori firme, ai suoi migliori cronisti, ai suoi migliori editorialisti, ai direttori ed ex direttori. Cannavò era tra essi. Dati e date, non illazioni.

 Dalla Gazzetta dello Sport del 12 ottobre 2003. “Expogoal è caratterizzata anche dai convegni (…) Domani alle 14.30, “Campionato Aic della Solidarietà”, progetto sociale dell’Assocalciatori a favore degli anziani. 
Moderatore Candido Cannavò”. Tutto scritto (e da ricordare).
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Giancarlo Padovan, gia' nei primi anni 200 era considerato uno dei giornalisti sportivi piu' brillanti, e' lascio' il Corriere della Sera (era vice direttore) per assumere la direzione di Tuttosport, dove si confermo' giornalita con tutte le virtu' tipiche del giornalismo Italiano: "Disinformazione & diffamazione"! Poi venne Calciopoli, e' ben presto capi' che di farsa si trattava e', in un sussulto di Dignita', ha pensato di poter fare del vero giornalismo, e' denunciare le porcate del piu' "infame e diabolico" diffamatore di indole e profssione, scrivendouna serie di articoli-denuncia, come il soprastante! E' gliel'hanno fatta pagare, conciandolo in questo modo,
 messo alla porta da Tutto sport ed essere bandito, al punto che nessun giornale gli ha dato lavoro, e' per sopravivere, doversi arrangiare in piccoli giornaletti, fare l'opinionista in piccole tv private e tante altre cose.
Ecco cosa succede, a schierarsi contro la Mafia Meneghina (foto con barba aggiunta nel 2016)
A MILANO, LA MAFIA ESISTE, E' A RETI UNIFICATE: MAFIA-NDRANGHETA-CAMORRA!

INDAGHIAMO SU GAZZETTA E L'INTER

INDAGHIAMO SU GAZZETTA E L'INTER
Il colpo di coda di Calciopoli rischia di diventarne la testa.
Se cio' che sta uscendo fuori sull'Inter e i suoi "strani rapporti" non ha
ancora fatto il clamore che ci si aspettava, il "merito" e' anche di certa
stampa compiacente che si sta comportando in un modo a dir poco strano.

L'estate calcistica e' stata contrassegnata da predicatori in rosa che
esaltavano le gesta degli "onesti" e si attaccavano a stralci di telefonate
per condannare le altre squadre. Un'impronta moralista che si puo' anche
apprezzare, del resto lo sport deve avere dei valori quali appunto l'onesta'
e la trasparenza , e la Gazzetta non faceva altro che esaltarli indignandosi
alla minima macchia e applaudendo al candore di chi non ne aveva.

Ma...ma lo stesso atteggiamento ce lo aspettavamo a settembre, quando la
ruota del sospetto si e' fermata sull'unica big non coinvolta in Calciopoli
e che fino ad ora si era vestita di un'onesta' che gli stessi mezzi di
comunicazione si sono affrettati a riconoscergli. Lo scandalo Telecom sta
delineando invece uno scenario a dir poco inquietante che getta ombre su
tutto il tormentone delle intercettazioni telefoniche e che fa insinuare il
fondato dubbio che in realta' l'Inter abbia potuto agire del tutto
indisturbatamente in quanto conoscesse sia le utenze intercettate che le
persone che gestivano l'operazione.In mancanza di prove certe ci aspettavamo
pero' una reazione della Gazzetta su almeno il caso De Santis, una filippica
del suo editorialista, una considerazione pregna di delusione su quella che
si faceva passare como vittima designata e che invece commissionava
investigazioni private su altri tesserati (parola di Moratti, anche se
goffamente smentita). Invece la Gazzetta cosa fa? Uno "scherzetto" di
pessimo gusto : ripesca negli archivi un'impolverata ed insignificante
conversazione tra Meani e De Santis in cui i due , udite, udite, si
scambiano battute di spirito sull'Inter. Suvvia, paladini in rosa. Cosa
volevate dimostrarci? Che al momento giusto avete altro materiale da
rispolverare ? Che De Santis dovrebbe stare zitto perche' ha i suoi
scheletri nell'armadio? Giochiamo a carte scoperte, cara Gazzetta. E il
Calciofilo lo fa e vi accompagna in un mondo di intrecci che probabilmente
non vuol dir nulla, pero' e' cronaca ed e' verificabile da chiunque abbia
tempo ed una connessione internet.

La Gazzetta dello Sport e' di RCS.
RCS mediagroup ha un azionariato composto tra le altre da Mediobanca (13,2
%) Gruppo Fondiaria-SAI (5,050 %) , Pirelli (4,8%), Generali Assicurazioni
(3,593%)
RCS mediagrooup ha anche un consiglio di amministrazione in cui siede un
personaggio in queste ore sulla bocca di tutti : Carlo Buora. Sempre lui.
Buora infatti non e' solo nel consiglio di amminastrazione di RCS ma e'
anche nel cda di Mediobanca, Pirelli, Telecom (come amministratore
delegato) e del club di calcio FC Internazionale (come vicepresidente) . Lo
stesso Carlo Buora e' appena stato accusato da Tavaroli di essere il suo
referente per tutto cio' di inerente al settore deviato della security di
Telecom (leggasi intercettazioni) ed in casa Inter questo collegamento e'
diventato il principale motivo di preoccupazione in vista dell'inchiesta
che verra' portata avanti da Borrelli.

Carlo Buora pero' e' solo il caso piu' evidente di un intreccio che
coinvolge l'Inter, la Pirelli, la Telecom e RCS. Scorrendo l'organigramma
della societa' nerazzurra si troviamo davanti ad altri nomi eccellenti.

In via Durini siede ad esempio Carlo d'Urso. Carlo d'Urso oltre a fare il
consigliere dell'Inter e' anche amministratore delegato della Pirelli e fa
parte del consiglio d'amministrazione della Fondiaria-SAI. La Fondiaria-SAI
e la Pirelli fanno parte come abbiamo visto dell'azionariato di RCS,
proprietaria della Gazzetta. Un altro nome illustre e' Luigi Amato
Molinari che oltre a sedere nel cda dell'inter e' anche presidente
dell'Alleanza Assicurazioni il cui 50% e' detenuto da Generali
Assicurazioni, anche la Generali fa parte dell'azionariato di RCS. I nomi
proseguono. Giulia Maria Ligresti non ha una poltrona nell'Inter ma e' allo
stesso tempo nel cda Pirelli, e' stata in quello Telecom ed e'
vicepresidente della gia' pluricitata Fondiaria-SAI.Gli organigrammi ci
portano ad altro consigliere dell'Inter, Pierfrancesco Saviotti, gia'
direttore generale di Banca Intesa (detiene il 4,7% di RCS) e con incarichi
in Mediobanca (13,2% di RCS) e Telecom nonche' amministratore delegato della
TIM. Ma le sorprese non finiscono e questa volta esulano un momento, ma
solo apparentemente, dal mondo Inter. Carlo Alessandro Puri Negri e' membro
sia del cda di Telecom che vicepresidente di Pirelli (l'opposto di Gilberto
Benetton)i, Renato Pagliaro oltre a sedere nel cda di Telecom e' anche
consigliere e membro del Comitato Esecutivo di RCS.

Una spirale di intrecci in cui non poteva mancare naturalmente Massimo
Moratti che divide il suo tempo tra Inter, Pirelli e Telecom con il suo
grande socio Marco Tronchetti Provera che si e' appena dimesso dalla
presidenza della Telecom in favore di Guido Rossi. Esatto, Guido Rossi. Il
Commissario straordinario uscente della FIGC e vera e propria star di
Calciopoli, vicenda conclusasi nella sua prima fase con la vittoria su tutta
la linea dell' Internazionale F.C. che oltre ad aver visto eliminate od
azzoppate le avversarie ( a causa di intercettazioni telefoniche eseguite da
Telecom) si e' vista assegnare uno scudetto da un consiglio di saggi messo
insieme dallo stesso Guido Rossi. Curiosita': le magliette ufficiali erano
gia' state stampate con un vistoso spazio lasciato in bianco in attesa di
qualcosa che *teoricamente* doveva ancora essere assegnato ma di cui
evidentemente qualcuno era gia' certo (forse il tipografo..). Lo stesso
Guido Rossi ha alle spalle una carriera in nerazzurro essendo stato nel cda
Inter dal 1995 al 1999 e per essere stato proposto alle alleate Milan e Juve
dalla stessa Inter come consulente per l'offensiva legale contro l'esposto
presentato da Della Valle all'Antitrust sui diritti tv. In FIGC con Rossi
era arrivato anche l'avvocato Nicoletti, vice-commissario uscente, ed in
passato rappresentante ufficiale dell'Inter alle riunioni della SuperLega
Europea. Era prossima anche la nomina di Bruno Bortolozzi (ex Inter) per un
importante incarico nella sala stampa della FIGC. E' noto infine che TIM sia
lo sponsor della Serie A e che LA7 (Tronchetit Provera) abbia interessi con
il digitale terrestre.

Tutto questo non vuol dire nulla e nulla prova ma e' pura cronaca, alcuni
sono collegamenti fisiologici tra gruppi collegati, altri invece sono
intrecci un po' piu' inaspettati. Quel che e' certo e' che tra Inter,
Pirelli, Telecom, RCS e la FIGC di Calciopoli ci sono molti punti di
contatto, forse troppi.
Giochiamo a carte scoperte.