giovedì, gennaio 31, 2013

MASSONERIA-MAFIA-NDRANGHETA: ET PLURIBUS UNUM? TRONCHETTI THE BOSS!

                                                       IL BOSS MASSONE E I SICARI

I BLOG, E LA TIFOSERIA JUVENTINA CHIEDONO:  L' AIA: SU GUIDA DEVE CHIARIRE!

L'AIA RISPONDE: SERVITI TOSTO! PER DISPETTO: GUIDA, SUBITO IN CAMPO!!!

E' L'AIA. nicchi & braschi ALZANO LA VOCE: NON SAPETE CHI COMANDA LA FIGC? QUI COMANDANO TRONCHETTI PROVERA & moratti!!!!

VOLETE SAPERE IL LIVELLO DI RISPETTO CHE ABBIAMO PER LA JUVENTUS E' GLI JUVENTINI? NESSUNO!!! E' VOLETE SAPERE QUANTO TENIAMO IN CONSIDERAZIONE LE VOSTRE RICHIESTE? PER DISPETTO, SUBITO IN CAMPO ANCHE... BANTI!!!

Piaccia o NON piaccia, il padrone della juventus si chiama john elkann... culo e camicia con Tronchetti Provera.

Infatti, Tronchetti provera e' ospite abituale alle Feste in Casa Elkann?
Andrea Agnelli e Famiglia Mai?

Infatti, Tronchetti Provera fu invitato ai battesimi dei figli di John Elkann"?
Andrea Agnelli e famiglia no!

Domando e mi domando: perche' quando il "Presidente della Juventus Andrera Agnelli" ha fatto l'esposto alla federazione per la parita' di trattamento, e' la revoca dello scudetto di cartone all'inter di Tronchetti Provera,  john elkann ha subito risposto dando una barca di soldi a FIGC & CONI!

Tutto questo dovrebbe bastare per capire come stanno le cose, invece che spargere illusioni con bon-ton sui Blog, perche' la Juventus in federazione e' lega non conta un cazzo! Ecco perche' viene presa a pesci in faccia da gentaglia di bassa lega: il "mafioso pulvirenti", il "pluri-pregiudicato-cellino", il braccio armato del "depravato-NANO-malefico" galliani, il "parassita di mezzaroma-lotito ecc. ecc.

E' per dimostrare che la revanche e' sempre in atto, i burattini nicchi & braschi lanciano l'ennesimo insulto: mandano subito in campo gli arbitri che hanno danneggiato la Juventus! che questa si', e' chiaramente un'umiliante offesa atta  a chiarire che tra i Burattinai che comandano c'e' anche quel padrone che nel 2006, la Juventus l'ha barattata!

martedì, gennaio 29, 2013

DALLA TANA DI SCIACALLI (la "redazioneGdS") ESCONO GLI ULULATI di MAFIA & NDRANGHETA

"ritoccato"-Ju29ro.com 29 gennaio 2013 - L'AIA su Guida deve chiarire
Il vicedirettore per eccellenza della gazzetta: Farabutto-palombo scrive:
Non interessa qui stabilire se il mani di Granqvist allo scadere fosse meritevole o meno del calcio di rigore, né stabilire se prima di quell’episodio la Juve avesse altro di cui dolersi, certo dopo un rigore, quello solare, negato al Genoa per il gomito volontariamente proteso di Vucinic. Qui si discute di comportamenti, di capacità di mantenere il controllo dei nervi.

Questo è solo l'ultimo esempio di dove sia andata a parare l'opinione pallonara prevalente: sulla reazione della Juventus. Il tutto ruota sulla reazione bianconera, perché il fatto se fosse o meno rigore è secondario. E sa, caro Palombo, anche noi pensiamo che la questione se fosse o meno rigore è secondaria. Ma non crediamo che la questione principale sia la reazione della Juventus, pensiamo invece che il fatto più rilevante sia la reazione di Guida!

Perché ad oggi nessuno ha smentito ufficialmente quanto riferito da Conte nel post-partita, ovvero che Guida avrebbe (dovremmo dire "ha" vista la non smentita) detto "non me la sono sentita di fischiare il rigore". Questo è l'elemento centrale che occorre urgentemente spiegare. L'AIA ci deve dire qual è il peso di queste parole e ce lo deve dire anche il neoeletto Abete da cui dipende l'AIA. Che peso bisogna dare alle parole dette da un arbitro di A che dice che non se la sente di fischiare un rigore?

Che arbitro è questo e che associazione è l'AIA che ha al suo interno un arbitro "che non se la sente di fischiare un rigore"? Ci sono altri arbitri che magari "non se la sentono"? Perché se queste dichiarazioni (non ancora smentite) passano in cavalleria, allora tutti gli altri arbitri sono legittimati a "non sentirsela" di fischiare un rigore pro o contro, e non solo se in campo c'è la Juventus.

"Non me la sento di fischiare" è la negazione stessa dell'essenza dell'arbitro. Un arbitro deve sempre decidere, e sia chiaro che nessuno pretende che non sbagli mai. Far passare questa dichiarazione in silenzio equivale a bissare la dichiarazione di incompetenza della FIGC quando venne chiamata a giudicare "altri fatti" e si dichiarò incompetente "non sentendosela" di giudicare. Allora cambiamole anche il nome, da FIGC a F.I.N.M.L.S. (Federazione Italiana Non Me La Sento).
fARABUTTO-Palombo, Questo è il punto che va chiarito, tutto il resto sono "chiacchiere e diversivi"                 
                                                
IL BURATTINO EBETE con BURATTINAI di MAFIA & NDRANGHETA

venerdì, gennaio 25, 2013

NAPOLI, SPUTTANATA LA PROCURA DELLA VERGOGNA - PENTITO UN CARABINIERE DELLA GANG: AURICCHIO-ARCANGIOLI-DI LARONI, BRACCIO ARMATO DELLA CUPOLA: LEPORE-NARDUCCI.

                                      LA GANG DELLA DISCARICA (la procura) DI NAPOLI

                                                                Edmondo Pinna
Calciopoli choc: «Tutto quello che non sapete». Un investigatore rivela: «Troppi buchi nelle intercettazioni, è stata una cosa forzata: non abbiamo mai scoperto una vera partita truccata»
http://www.corrieredellosport.it/Calcio/2011/12/23-211889/Calciopoli+choc%3A+%C2%ABTutto+quello+che+non+sapete%C2%BB

ROMA - Parla uno degli uomini di Calciopoli. Parla, racconta, descrive pagine di un libro inedito, svelandoci le “sue” verità. L'idea è che le sue rivelazioni non siano solo un sasso nello stagno ma uno stimolo al dibattito. E su queste colonne chi vuole e vorrà rispondere troverà uguale ospitalità. Intanto, il nostro interlocutore parla (ci dice) per liberarsi da un peso, per sperare che la “sua” verità possa diventare verità storica. Un appuntamento mancato nei dintorni di Firenze, l’attesa attorno all’ora di pranzo, un hotel a fare da coreografia. Viene o non viene? No, non verrà, un contrattempo, all’ultimo momento, perché succede così anche nei film che fanno botteghino. Ma è una parentesi, che si chiude qualche giorno dopo, nel cuore di Roma, un ufficio con vista fra la cupola di San Pietro e il Tevere, mentre intorno brillano le luci di Natale. Si comincia che il sereno del cielo sta per farsi azzurro, si finisce che è notte ed il freddo è tornato pungente. Parla, uno degli uomini di Calciopoli. Non uno qualsiasi, però. Ma uno che, in quell’inchiesta, stava dall’altra parte, dalla parte di chi, quelle indagini, le ha fatte. Un investigatore. Ci qualifichiamo, i documenti sul tavolo, non per mancanza di fiducia, ma per garanzia reciproca. Chiede che il suo nome non venga svelato sul giornale. E poi racconta....

Calciopoli, definito il più grande scandalo del calcio mondiale, nasce da quale inchiesta?
«La cosa degli arbitri, l’inchiesta che stava a Napoli. Da lì poi parte un supplemento di indagini, perchè a Torino avevano archiviato e mandato gli atti... Da questo hanno preso spunto e da lì sono partite varie intercettazioni, all'inizio erano due telefoni controllati, telefonino e telefono di casa...»

Da due telefoni a oltre centosettantamila intercettazioni?
«Si allarga il giro con le telefonate: questo conosceva quello, quello conosceva quell'altro e si iniziano a mettere tutti i telefoni sotto controllo. In un momento uscivano venti numeri di telefono nuovi. Parlavano, parlavano... Parlavano di stupidaggini alla fine, niente di che... Fino a quando si è arrivati a Moggi. Anche se, quando senti il sonoro, quello scherza, quell'altro fa il fenomeno...».

Lei ascoltava le telefonate?
«Si, sentivo le intercettazioni»

Quanti eravate?

«Dodici, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, in via in Selci. Ma non pensate alle bobine di una volta. Ci sono computer, entri con la password...e ognuno seguiva una singola utenza.. Poi alla fine si faceva una riunione, io ho seguito questo, ho seguito quell'altro e si faceva resoconto».

Ci spieghi una cosa: come mai le telefonate che riguardavano l’Inter non sono entrate nell’inchiesta? Eppure il loro tenore non era diverso da quelle che abbiamo letto, dal 2006 ad oggi...
«Noi facevamo i baffetti: dopo ogni telefonata usavamo il verde se le conversazioni erano ininfluenti, l’arancione se c'era qualche cosettina. Col rosso parlavano di calcio (nel senso, cose che potevano interessare all’inchiesta, ndr). Noi facevamo un rapido riassunto, un brogliaccio. Ogni telefonata aveva il suo brogliaccio, nome cognome e di cosa parlavano, se era interessante.. C'era una cartellina con il nome».

Ha mai intercettato una telefonata dell’Inter? Le ha mai sentite? Sapeva che c’erano?
«Che ci stavano sì, ma io personalmente no. Io facevo altro...»

Ma lei ha mai sentito Bergamo, ad esempio, che parlava con Facchetti. O con Moratti.
«Tu non è che fai sempre gli stessi... Se capita che non ci sei, c'è un altro che ascolta».

Una giornata a sentire le intercettazioni, a mettere i baffetti e scrivere i brogliacci. E poi?
«Tutte le sere si facevano le riunioni a fine servizio. Attorno ad un tavolo».

Ha mai avuto la sensazione di “tagli”?

«No. Che poi c'erano Auricchio (il tenente colonnello del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, ndr) e Di Laroni (maresciallo capo dei Carabinieri) che decidevano cosa mettere o non mettere nell'informativa è un altro discorso. Ma durante le riunioni no».

Però alcune intercettazioni non sono finite nell’inchiesta, nelle indagini. Un’anomalia?
«C’erano perché ci sono le registrazioni. La cosa un po’ anomala è il server delle intercettazioni. E’ in Procura, a Roma, a Piazzale Clodio. Quando c’era qualche problema, e capitava spesso, telefonavamo a chi era in Procura: “Guarda, la postazione 15 qui non funziona, che è successo?” “Vabbé adesso controllo....”. Dopo un po’ richiamavano da Piazzale Clodio: “Ti ho ridato la linea, vedi un po’”. Andavi a controllare, magari avevi finito alla telefonata 250 e ti ritrovavi alla telefonata 280. E le altre 30? “Me le so perse...”».

Chi contattava il responsabile del server a Piazzale Clodio?
«Non ci parlavamo solo noi, c’era anche il responsabile della sala. Ci parlava Auricchio, ci parlava Di Laroni...».

E’ tecnicamente possibile non intercettare un’utenza sotto controllo per un determinato periodo di tempo?
«Tranquillamente. Tu stacchi il server e la cosa si perde».

Torniamo alle telefonate alle quali avevate messo i baffetti rossi: non sono finite nell’inchiesta.

«Evidentemente non ci dovevano andare, che devo dire.... Non lo so questo. So soltanto che quello che veniva fatto, veniva fatto per costruire. Poi io ti porto il materiale, t’ho portato il mattone ma se tu non ce lo metti, sto mattone..».

Vi hanno detto che l’indagine doveva essere fatta su Moggi, Bergamo, Pairetto, eccetera?
«No, no. Noi eravamo liberi».

Quindi il lavoro di scrematura veniva fatto dopo?
«Sì, nella seconda fase».

Avete mai intercettato le sim estere? Quelle del gestore svizzero, per capirci.
«Quando vai ad intercettare una scheda straniera, in questo caso Svizzera, devi chiedere l’autorizzazione. E loro che cosa hanno fatto? L’hanno chiesta ma, nello stesso tempo, hanno già attaccato il telefono. Ma a quel telefono non parlavano. In quindici giorni, questa scheda, non ha fatto niente».

Di chi era la scheda?
«Di Luciano Moggi»

Non la usava?
«Non faceva niente, telefono muto. E’ come se tu metti sotto (controllo, ndr) questo telefono (e indica il suo, ndr) e poi questo è spento per un mese. Zero. E quindi questa cosa delle schede è stata un po’ accantonata perché poi l’autorizzazione non te la dava nessuno».

Si parlava di anomalie.
«Nel corso di questa indagine sono nate delle cose che inizialmente non c’erano, mentre cose che inizialmente c’erano, non ci stanno più».

Cioè?
«Un esempio di quello che non c’era e si è materializzato nel giro di poco tempo: Martino Manfredi (ex segretario della Can A-B, ndr). Quando l’abbiamo portato in ufficio era morto, era un cadavere, tremava, aveva paura... Diceva: “io non so niente, non ‘è successo niente, ma quando mai... “. E piangeva sul fatto del posto di lavoro... “come faccio... non posso lavorare più, mi devo sposare...”. Dopo un po’ di tempo, sto Martino un giorno è andato a lavorare in Federcalcio.... quando lui ha cominciato ad essere interrogato.... improvvisamente è uscita la storia delle palline. Quella è la cosa che io dico: è lecito e capibile da parte sua, un po’ meno da.... »

Si può definire un pentito?
«Non lo so. Prima non sapeva niente, poi sapeva tutto, sapeva di questo, di quell’altro, di Pairetto, della Fazi...».

Lei ha detto: cose che inizialmente c’erano, non ci stanno più. Cioè?
«La storia dell’intercettazione ambientale a Villa La Massa, vicino Firenze»

E’ il pranzo che secondo l’accusa rappresenta l’architrave del patto per salvare la Fiorentina. Andrea e Diego Della Valle da una parte, Mazzini e Bergamo dall’altra. Bene, e cosa non c’è più?
«Di questo incontro si è saputo nell’arco di 4, 5 giorni, attraverso le intercettazioni. Il servizio era organizzato con telecamera e microfono direzionale. Se la cosa fosse stata fatta in un locale dove c’era gente e avendolo saputo «Scoppiò una lite tra capi: uno voleva chiudere il caso l’altro no e si andò avanti»un po’ prima, si potevano mettere microspie dappertutto. Invece così, in pochissimo tempo, e non a Roma ma a Firenze, era difficoltoso. Con il microfono direzionale, a cinquanta, cento metri, senti quello che uno dice. E lo filmi con la telecamera. Però sta voce non s’è mai sentita.... Io so che l’hanno sentita... Questa cosa è importante perché là io so che non hanno parlato di niente. Questi qui hanno parlato ma non hanno detto niente di.... Magari pensi che Della Valle abbia detto a Mazzini: “Dai, famme vince, mandami quest’arbitro”, che sarebbe stata una cosa penalmente rilevante. Invece, non hanno detto niente. Ci sono le immagini, Diego e Andrea che scendono dal furgoncino, che si sono incontrati con Bergamo. Hanno dato più rilevanza a questo che non facendo sentire l’audio».

Secondo lei, quindi, l’audio c’è?
«Non secondo me. L’audio c’è».

Sicuro?
«Sicuro»

La difesa della Fiorentina, durante il processo, ha puntato proprio sulla presunta esistenza di quest’audio....
«La Fiorentina evidentemente qualcosa ha saputo... E’ come il fatto del “Libro nero” (dell’Espresso, ndr), cioè, sto libro nero da là è uscito, non è un foglio, è tutta l’informativa e qualcuno l’ha data all’Espresso. Quindi i buchi ci stanno. Della Valle qualcosa sa».

Come funziona un’intercettazione ambientale con il microfono direzionale?
«E’ una valigetta, c’è un microfono che somiglia ad una specie di pistola con una parabola. La punti verso il soggetto....Ma da quel giorno non s’è saputo più nulla di questa cosa qua...».

Ricorda altre situazioni poco chiare?
«No, a queste ho sempre pensato. E mi dico: perché uno deve passare i guai, per che cosa? E quell’altro, perché deve andare dentro? Moralmente ti pesa, dopo un po’ ti dici: mamma mia».

Tra quelli che sono stati condannati in primo grado, quali sono quelli che pagano troppo o ingiustamente?
«Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po’, ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite, partite veramente truccate, dove l’arbitro è stato veramente coinvolto. Non ci sono. Non c’è la partita dove si dice: adesso li abbiamo beccati. Si era parlato di questo è Lecce-Parma, di De Santis, quella di “mi sono messo in mezzo”. E’ una spacconeria, quello voleva fare il fenomeno».

Sì, ma sono state condannate tante persone. Lei, invece, parla di spacconate: qualcosa non torna....
«Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all’eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a.... Bisognava dimostrare che c’era un’associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l’associazione? Così è un’altra cosa... E’ una questione di prestigio, di carriera».

Ma l’hanno fatta tutti, la carriera?
«Mica tanto: Auricchio e Arcangioli stanno alle scuole.... non è che so stati proprio premiati....Uno alla scuola Ufficiali, uno alla scuola Allievi...»

Non ricorda niente altro di particolare. Non necessariamente di anomalo. Magari anche solo di curioso.
«Mi hanno raccontato di alcune cenette: Auricchio, Arcangioli, Narducci, anche altri personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli. In qualche caso, mi sono chiesto che importanza poteva avere andare a mangiare con Narducci. Sono andati a cena a Napoli, di fronte al Vesuvio, a Castel dell’Ovo... da Zi’ Teresa. E non c’erano solo gli investigatori».

Ha detto che non c’era nulla di penalmente rilevante: c’è stato qualcuno che, ad un certo punto, ha avuto dubbi sul peso dell’indagine, sulla necessità di continuare ad andare avanti?
«Sì, Arcangioli. Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti».

Quindi voleva stoppare l’indagine perché debole?
«Sì, Arcangioli sì. Erano impegnate quindici, venti persone per questa cosa qua. E l’autista; e quello che deve andare di continuo a Napoli. Non era cosa... In una sezione di sessanta persone, ne levi quindici, le altre fanno tutto il lavoro».

Qualche pentito c’è stato?
«No».

In via in Selci (è la sede del Nucleo Investigativo dei Carabinieri), dove si sono svolti gli interrogatori, sarebbero successe due cose: una che Moggi si mise a piangere e l’altra che l’ex arbitro Paparesta accusò un malore: verità o leggenda?  
«Non è vero».              
fonte Corriere dello Sport  - 23 dicembre 2011
Il Corruttore-massimo & il corrotto cocainomane peppe 'o scemo a Roma,
nell'ascensore di Palazzo Valentini

giovedì, gennaio 24, 2013

24 GENNAIO 2003 - 24 GENNAIO 2013 - IN MEMORIA DI Giovanni Agnelli NEL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA SUA SCOMPARSA

              Vinca la Juve o vinca il migliore? Sono fortunato spesso le due cose coincidono
                                           CI BASTA IL SORRISO. GRAZIE AVVOCATO

«Nei momenti difficili di una partita, c’è sempre nel mio subconscio qualcosa a cui mi appello, a quella capacità di non arrendersi mai. E questo è il motivo per cui la Juventus vince anche quando non te l’aspetti».
Mi emoziono quando vedo la letteraJin qualche titolo di giornale.Penso subito alla Juventus

Giovanni Agnelli 24 Gennaio 2003 - 24 Gennaio 2013

 UNA STORICA INTERVISTA AI FRATELLI GIOVANNI E UMBERTO AGNELLI
NEL RICORDO DEL TRISTE ANNIVERSARI DELLA SCOMPARSA DELL'AVVOCATO
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Marzo '97: I Patron
 Intervista tratta da Hurrà Juventus di marzo '97 in occasione del centenario della società.
Massimo Mucchetti per l'Espresso

 Qual è stata la prima partita che avete visto?
Umberto: Fu a Roma. Il Torino vinse 7 a 0 con la Roma. Il che mi riempì di orgoglio, non ero ancora tifoso...
Gianni : Quello era il grande Torino
Umberto: Sì, era subito dopo la guerra
Gianni: A me non viene in mente una partita particolare. Ricordo invece gli allenamenti, nel vecchio campo della Juventus. Andavo con mio padre. Quindi nel 31 o nel 31, avevo 12 o 13 anni. Si provava un'ala sinistra arrivata dall'Ungheria. Il suo nome era Hirzer, ma tutti lo chiamavano “gazzella bianconera”. Gli facevano correre i cento metri con gli altri. Era molto veloce. Allora si andava a guardare la squadra, gli allenamenti, come si andavano a vedere i cavalli da corsa.

Ma voi da ragazzi giocavate?
Umberto: Pochissimo. Qualche volta a scuola. Come modesto difensore, picchiatore.
Gianni: Io ho fatto qualcosa al D'Azeglio, dov'era nata la Juventus, a 14-15 anni. E poi si giocava molto in piazza D'Armi. Con la gente che si trovava. Ma smisi presto.

Vostro padre, Edoardo Agnelli,diventa presidente della Juventus nel 23...
Gianni:e nel 26 vince il suo primo campionato. Poi mette insieme la famosa squadra dei 5 scudetti negli anni trenta.

Era già il segno che la Fiat avrebbe fatto grande la Juve o si era in fase pionieristica?
Gianni: No, era soltanto un fatto sportivo. In ogni città c'era una persona importante che ci teneva ad appoggiare una squadra. E naturalmente cercava di farlo bene, di vincere. Mio padre allora comprò quei tre argentini, che fecero la differenza. Ma gli altri erano piemontesi.
Umberto: In quegli stessi anni la Juventus comprò Rosetta..
Gianni: Che era di Vercelli
Umberto: Fu anche il primo acquisto di un calciatore italiano, una cosa fuori dall'ordinario.
Gianni: Quando morì mio padre, nel 35, mi fecero entrare per cortesia nel consiglio della Juve. Frequentavo così, ancora ragazzino, i vari Craveri, Mazzonis, allora un giocatore non piemontese era una cosa strana, un'anomalia. Come quando poi presi Nené, che fu il primo giocatore di colore in Italia.

Adesso le squadre sono imbottite di stranieri. Vi convince?
Gianni: E’ un bene. Assolutamente.

Da dove passerà, allora, il processo di identificazione tra tifoserie e club?
Umberto: L'unico giocatore piemontese della Juve oggi credo sia Padovano. Piace perchè fa dei gol. Se fosse siciliano sarebbe lo stesso.
Gianni: Sono stato una volta allo stadio a Roma con Bertone, un popolare di Mondovi che era allora ministro del Tesoro. Mi aveva chiamato. Avvocato, c'è la Juventus. L'ho accompagnato a salutare i giocatori.
Cerea, Fioei, come ca va.... silenzio, nessuno aveva capito...

Il rapporto della Juve con Torino, con l'Italia, nasce dunque soltanto dalle sue vittorie?
Gianni: Non portare il nome di una città è un fatto di grande popolarità per una squadra. Perchè la rende nazionale.

Negli anni trenta la Juventus era la squadra regina in un paese retto da una dittatura. La quale, come tutte le dittature, utilizzava lo sport per ottenere consenso.
Gianni: Sul piano internazionale certo non fummo favoriti. Allora c'era una sola coppa europea. SI giocava contro lo Slavia di Praga, l'Austria di Vienna, il Ferenevaros di Budapest: non l'abbiamo mai vinta quella coppa. Avevamo un piemontese, Vittorio Pozzo, che si occupava della Nazionale. Era una nazionalista, non un fascista. La nazionale del 34 aveva sette giocatori della Juventus. E anche quella che vinse i mondiali del 38 contava parecchi bianconeri.


Lei Avvocato, divenne presidente nel 47, subito dopo la guerra:
Gianni: Scrissero: una società di cinquant'anni ha ora un presidente di 25.

Dottor Agnelli, lei è diventato presidente nel 55...
Umberto: In verità per una stagione fui commissario. Ero militare, avevo vent'anni...

Allora il boom economico era agli albori. Quali furono le relazioni fra la squadra della Fiat e L'italia che scopriva l'auto?
Umberto: La squadra ha seguito l'evoluzione del paese , perchè i calciatori costavano più cari
Gianni: Sono stati indicizzati...

Si dice che per un Agnelli la presidenza della Juve sia una scuola di leadership. Con il calcio avete imparato più l'arte del comando o la ricerca del consenso?
Gianni: Per me la Juventus, in quegli anni, fu soprattutto una scuola di cattive abitudini: si scherzava con i giocatori, si facevano contratti strani, si rideva con l'allenatore... non era una scuola di disciplina, di gestione. Adesso lo è diventata.
Umberto: Quando venni nominato presidente io, c'era già stato il salto dal periodo del gioco alla ricerca della professionalità. Diventava molto importante la scelta dei collaboratori.

Quali sono la prima scelta felice e il primo errore che vi vengono in mente delle vostre presidenze?
Gianni: Le scelte sono quelle dei giocatori. C'entra molto la fortuna. Mi viene in mente Charles e ci tengo a dirlo. Charles era sotto attenzione dell'Inter di Moratti padre, e avremmo finito per fare una spiacevole asta. Con enorme cortesia Angelo Mortatti, grande personaggio, ce lo ha lasciato. Dire quali giocatori abbiano rappresentato scelte sbagliate mi dispiacerebbe. Per loro

Charles evoca Omar Sivori, come arrivò alla Juventus:
Umberto: Ci fu segnalato da un nostro collaboratore che viveva in Argentina
Gianni: Carletto Levi
Umberto: Erano tre: Angelillo, Maschio e Sivori. I famosi angeli dalla faccia sporca. Non c'è discussione, Sivori era il migliore. Angelillo al primo anno vinse la classifica dei cannonieri, ma poi sparì. L'acquisizione di Charles e Sivori fu un grandissimo sforzo, in parte compensato dalla cessione di Kurt Hamrim dal punto di vista economico... La vendita dello svedese fu per noi un vero sacrificio sportivo. La prima partita della formazione con Charles e Sivori fu un'amichevole a Bologna che perdemmo 7 a 0. Madonna pensai, qua abbiamo sbagliato tutto. Ma poi quella squadra vinse il campionato.
Gianni: Charles per noi era già molto caro, quando ci si aggiunse Sivori, che era carissimo... però il valore di due giocatori così è enorme. Se aggiungi il terzo diventi imbattibile.
Umberto: Se avessimo potuto tenere Hamrim... ma fu venduto alla stessa cifra alla quale fu acquistato Charles.

Gianni: l'aspetto patrimoniale prevalse su quello tecnico.
A proposito di scelte: perchè la Juventus rinunciò al povero Gigi Meroni, fantasista del Torino negli anni sessanta?

Gianni: Non per ragioni economiche, per Meroni successe una mezza rivoluzione in città.
Umberto: Era molto difficile portarlo via al Torino..
Gianni: Vennero a far chiasso anche qui sotto. Era una bandiera, non si poteva.

Stile Juve: volete darne un'interpretazione autentica?
Gianni: Di stile Juventus parlano gli altri, non noi
Umberto: Diciamo una cosa. Il comportamento di Lippi e dei dirigenti che erano domenica a Firenze, nessuno si è lamentato, è una componente di ciò che possiamo chiamare un buon stile
Gianni: Nessuno si è lamentato e, aggiungo, nessuno si è spaventato...

Sopportare gli eventi senza protestare, dunque. Viene in mente il numero di Adriano Galliani a Marsiglia, quando dette in escandescenze chiedendo di invalidare una partita che il Milan stava perdendo...
Gianni: Non sta a noi giudicare gli altri
Umberto: Mi limito a dire che, se Giraudo facesse una cosa analoga, mi spiacerebbe molto.
Gianni: Soprattutto non ottenendo risultati. Ricordo che l'Inter protestò per il lancio di una lattina, ma almeno ebbe la ripetizione dell'incontro.

Si dice che la Juve fosse la padrone del calcio mercato. Eppure alcune stelle vi sono sfuggite. Quali sono i grandi rimpianti?
Gianni: Alfredo di Stefano. La famiglia sua era originaria di Capri. Perfetto oriundo italianizzabile. Giocava nella squadra del Millionarios in Colombia. Quando prendemmo Ricagni, ebbi la notizia che Di Stefano era sul mercato. Chiamai Levi: ‘ceda Ricagni e prenda Di Stefano’. Ma lui preferì il Real Madrid perchè la moglie parlava spagnolo e andava volentieri là.

Pelé?
Gianni: Non l'abbiamo mai trattato..

Costava troppo?
Umberto: No era impossibile anche soltanto cominciare il discorso, con quello che significava per il Brasile.
Gianni: Con Cruyff invece abbiamo parlato ma fummo bloccati dalle limitazioni agli stranieri
Umberto: Un campione che forse avremmo potuto prendere e non si è preso per ragioni quasi politiche è Diego Armando Maradona. Era ancora ragazzino, ma il governo argentino si oppose all'uscita, il ministro degli interni non voleva.
Gianni: Ci riuscì però il Barcellona. Come con Kubalà, anni prima. Era un giocatore straordinario. Lo tenevo alla pro patria di Busto Astirzio, ma non ci lasciavano mai utilizzarlo. Provai i grandi ungheresi. Ferene, Puskas, l'Italia non li ha voluti. Con loro invece la Spagna ha costruito il grande Real Madrid. Sugli stranieri abbiamo avuto limitazioni assurde e interminabili.

Gli anni 50 rappresentarono il periodo d'oro di Boniperti, oggi eurodeputato di Forza Italia. Boniperti ebbe due cicli formidabili, da giocatore e da manager, entrambi finiti quando Umberto Agnelli si è occupato di Juventus...Gianni Brera malignava...
Gianni: Lo chiamava Marisa..
Umberto: Non era Lorenzi (Benito, centravanti dell'Inter detto Veleno ndr) ?
Gianni: Ma anche Brera l'aveva soprannominato Marisa perchè lo trovava così bellino, biondo, grazioso...
Umberto: Non giocava di testa per non spettinarsi...

La malignità di Brera che ricordavo era un'altra: che Boniperti si ritirò dal calcio giocato in seguito alle pressioni di Sivori
Umberto: Non è esatto. Boniperti ci teneva a lasciare al massimo della condizioni. Voleva finire in bellezza.
Gianni: E’ vero, io stesso l'avevo pregato di rimanere.

Perchè trent'anni dopo Boniperti lascia anche la presidenza? Lei dott Agnelli, non fu estraneo a quella decisione?
Gianni: Umberto in verità, l'aveva scelto, gli aveva dato la responsabilità...
Umberto: E l'ho aiutato ad uscire...

Quella dall'ultimo Boniperti era una Juve dalle mani bucate.
Umberto: Boniperti era economo per natura. Poi, a un certo momento, venne fuori il fenomeno Berlusconi. E la Juventus gli corse dietro. Ma inseguire è sempre impossibile.
Gianni: oltre che impossibile
Umberto: Boniperti si è fatto trascinare nella rincorsa, e quando uno prende abitudini simili, beh, quelle toccano un po' tutto. Aveva fatto per tanti anni bene, poteva anche lasciare.

Citate il caso del Milan Berlusconiano, una squadra che allora spese un sacco di soldi...
Gianni: Sono stati anche molto fortunati. Perchè ne hanno sborsati tanti anche adesso, ma non va. Spendere tanti soldi... è piacevole averli, ma non basta.

Al vertice della società c'è di nuovo un ex calciatore come Roberto Bettega, vice presidente. Seguirà le orme di Boniperti?
Umberto: Fa parte di un gruppo di dirigenti tecnici e di collaboratori fortissimo e affiatato. Speriamo che duri.

Roberto Baggio, Gianluca Vialli: se ne sono andati, non senza polemiche. La juve degli anni novanta non riesce a convivere con i campioni? Chi è cambiato, la società o gli assi?
Gianni: Sono state due scelte di natura tecnico-economica: giocatori che costavano cari e potevano uscire a condizioni ancora buone. Umberto, non è che avete avuto dei contrasti?
Umberto: No, non mi pare
Gianni: Il contrasto, semmai, era se pagare quello che costavano o risparmiarlo.

Finale di coppa dei campioni all'Heysel di Bruxelles, nel 1985: 39 morti sugli spalti. Il famoso stile Juventus non avrebbe dovuto consigliare di non giocarla quella partita con il Liverpool?
Gianni: Non avevano altra scelta
Umberto: La gestione dell'ordine pubblico prima della gara non fu certo brillantissima, però la richiesta di giocarla era diventata a quel punto un fatto di ordine pubblico.
Gianni: Io c'ero, ma non riuscii ad entrare nello stadio e tornai subito indietro. Vidi la fine della partita in tv all'aeroporto di Torino. Invece quando lei mi parla dello stile, il problema è un altro. Ho avuto molta gente che mi ha detto: non accettatela quella coppa. Quella in effetti poteva essere una scelta.

Perchè invece l'avete accettata?
Gianni: Perchè una coppa non si può mai rifiutare. Poi ci sarebbe toccata la finale della supercoppa a Tokyo.

Il calcio, oggi forse più di ieri, è usato come biglietto da visita in politica: Berlusconi cita il Milan come prodotto-tipico del suo presunto talento di leader. Si può mescolare calcio e potere?
Umberto: Ma non è il nostro caso. Con noi si va molto indietro nel tempo, agli anni Venti. Per noi la Juventus era già lì. Una tradizione. Che abbiamo sempre coltivato con passione.
Gianni: Per quanto riguarda la Juve, io non lo potrei fare.

L'Italia era la mecca del calcio. Importatrice secca di giocatori. Oggi sono gli italiani ad essere comprati...
Gianni: Me lo sono sempre augurato. Mi dicevo: la nostra vera forza si vedrà quando gli altri compreranno i nostri.
Umberto: e il nostro campionato continuerà a restare, come in effetti resta, il più bello del mondo.

Sarà, ma gli inglesi stanno facendo incetta di campioni senza badare a spese. Secondo voi il boom d'oltremanica è un fenomeno o una bolla speculativa?
Umberto: Fondamentalmente è una cosa seria. Gli introiti televisivi tendono ancora ad aumentare, in funzione della fame di questi programmi a livello internazionale.
Gianni: in Inghilterra hanno avuto prima che da noi i vantaggi della televisione pay per view. Ma questi vantaggi arriveranno poi dappertutto.
Umberto: La caratteristica degli inglesi oggi, come gli spagnoli del resto, è tuttavia quella di spendere fin d'ora le entrate dei prossimi anni. Quindi rischiamo di spendere troppo. Il controllo dei costi di gestione gli sta sfuggendo.
Gianni: Come lei può vedere dai bilanci, i debiti sono sempre sicuri, i crediti meno.

Eppure oggi il calcio tende a presentarsi come un business. La legge consente che le società abbiano scopo di lucro. Sergio Cragnotti vende la Lazio ad una società quotata:
Gianni: Io non lo so, mi auguro che uno possa guadagnare i soldi con gli affari industriali normali senza aver bisogno di ricorrere alla società di calcio. Questa è un motivo di prestigio per la città, per il paese, se si può mantenere in equilibrio bene, se non si può è un peccato, ma si troverà la maniera di aiutarla. Credere di farne un oggetto di lucro non mi piace.

Dunque il re del capitalismo nel calcio non vuole essere tale.
Umberto: Condivido pienamente il sentimento di mio fratello. Però penso che sia show business
Gianni: Si è una cosa molto diversa dalla squadra alla quale mi avvicinò mio padre. Ma pensi che cosa può voler dire show business: in Amercia, già molti anni or sono, gli Yankees di New York o i Giant, ora non ricordo bene, sono stati venduti a Los Angeles. Si potrebbe dunque ipotizzare che la Juventus possa essere venduta a Madrid. Spero di non vederlo mai.

Pensate che l'Italia possa tornare a essere l'ombelico del mondo per il calcio?
Gianni: E già oggi molto vicino ad esserlo. Ha squadre molto forti. La Nazionale ha avuti incidenti, ma il sistema è forte.
Umberto: Prendiamo la partita di Tokyo, la migliore squadra sudamericana e la migliore europea, oppure Juventus-Manchester: insomma, c'è un abisso. Poi, certo, il Barcellona in giornata può anche batterti, ma fuori d'Italia non c'è un Vicenza, non c'è un Parma...

Dottor Agnelli, lei cita il Vicenza: ma la Juventus sembra essersi schierata con le otto grandi del campionato, alcune sedicenti tali, come le provinciali. Lo trova bello?
Umberto: La mutualità calcistica, ovvero l'attribuzione agli altri di una parte degli incassi, ha senso fino ad una certa dimensione. A un certo punto conviene un sistema un po' meno solidaristico anche per spronare queste altre squadre a fare meglio: se entrano nel gruppo più altro, poi prendono di più, soprattutto nel nuovo filone di entrate costituito dai diritti televisivi legati alla pay per view


Si andrà quindi verso un super torneo europeo al posto dei campionati nazionali?
Umberto: La partecipazione di due squadre per nazione alla Champions League non ha senso se non come primo passo verso un campionato europeo. Che avrà la base di selezione nei campionati nazionali.
Gianni: Umberto è più operativo di me. Arriva 15 anni dopo. La mia idea di Juventus è ancora legata a quella di mio padre.

Lei, dottor Agnelli, ha avuto un'esperienza anche nella Federazione. Conosce dunque anche i palazzi del calcio. Come valuta il ritorno di Franco Carraro alla presidenza della Lega? È il segno di un patto d'acciaio tra Milan e Juventus?

Umberto: Ma no, non scherziamo! La vera passione di Carraro è lo sport, anche se ha fatto diverse altre cose. Penso che risponda in modo positivo alle esigenze del calcio professionistico di oggi.

La Juve, la Fiat, la famiglia. Avvocato, le società di calcio non guadagnano. Perchè attribuire la proprietà a società quotate in Borsa come l'ifi e la fiat, che hanno per scopo il lucro?
Gianni: Ma vede, a un grande gruppo industriale, che sia la Fiat, l'Opel o la Philips poco importa, può procurare soddisfazione. Attorno all'industria ruota un vasto sistema: dipendenti, fornitori, clienti. All'estero la Juve crea immagine. Sono infinite le aziende automobilistiche il cuo nome compare sulle maglie come sponsor. Una società finanziaria invece, non avrebbe lo stesso interesse a queste forme di promozione.

Perchè allora, avete deciso di trasferire all'Ifi, che è una finanziaria, anche la partecipazione della Fiat, che è un'industria, nella Juventus?
Gianni: Guardi, la verità è che la Fiat in questo momento ha una tale massa di problemi, gestionali e di altro genere, che non avevo voglia di aggiungervi anche questo. Adesso ce ne occupiamo noi. Poi, un giorno, vedremo.

Ma quanto vale oggi la Juve?
Gianni: Secondo me sentimentalmente moltissimo, materialmente niente
Se fossi un investitore, non comprerei mai titoli di una società di calcio. Sono quelli che sul mercato si chiamano trophy investiments, investimenti trofei. Come il vino Chateau Margaux.

In effetti l'Ifi ha in carico la Juventus più o meno al valore nominale, cioè a pochissimo. Ma sarete inseparabili? Nella storia del gruppo Agnelli, nei momenti di crisi, si sono venduti anche gioielli di famiglia.
Gianni: Personalmente spero di non vedere mai il giorno in cui dovesse sorgere un simile problema.
La ragione vera per cui mi dispiacerebbe è che penso a qualcuno che voglia comprare la Juve penso a qualcuno mosso da ragioni prave. O per farsi perdonare qualcosa, o per cercare popolarità a buon mercato.


 Per gli Agnelli è più cedibile la Juventus o la Fiat? 
Gianni: nessuna. Sono due ipotesi a probabilità zero.
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Primo Scudetto dell' Avvocato Presidente - Juventus Campione d 'Italia 1949-1950
In piedi da sinistra: Parola, K. A.Præst, Mari, Piccinini, J.Hansen, Viola 
 accos. da sinistra: K. A.Hansen, Muccinelli, Boniperti, Bertuccelli, Manente.
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Secondo Scudetto dell' Avvocato Presidente - Juventus campione d'Italia 1951-1952
In piedi, da sinistra: Præst, Manente, Mari, Bertuccelli, Viola, Piccinini
Accos., da sinistra: J. Hansen, Muccinelli, Boniperti, Martino, Parola

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1957 - LA JUVENTUS DEL DOTTORE
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Primo Scudetto del Dottore Umberto Presidente - Juventus Campione d 'Italia 1957-1958
In piedi da sinistra: Garzena, Colombo, Mattrel, Corradi, Charles.
Accos. da sinistra: Ferrario, Emoli, Boniperti , Sívori, Stivanello, Nicolè
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SecondoScudetto del Dottore Umberto Presidente - Juventus Campione d 'Italia 1959-1960
In piedi, da sinistra: Nicolè, Charles, Mattrel, Castano, Colombo, Emoli.
Accos., da sinistra: Cervato, Stivanello, Boniperti, Sarti, Sívori.
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Terzo Scudetto del Dottore Umberto Presidente - Juventus Campione d 'Italia 1960-1961
In piedi da sinistra, Nicole', Charles, Mattrel Castano, Colombo,Emoli
 Accosciati, da sinistra, Cervato, Stacchini Boniperti, Sarti, Sivori
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 Questo Squadrone Campione d'Italia 2005-2006, Vincitore del 20° Scudetto, e' la Juventus del Team assemblato dal Dottore Umberto, e' Tutti i Milioni di JuventiniVeri sparsi per il mondo, sono Onorati e Orgogliosi di dedicargli!
14 Maggio 2006 Reggina-Juventus 0-2 - Juventus 29 volte Campionene D' Italia 
 LA JUVENTUS AGLI AGNELLI - FINO ALLA FINE 




mercoledì, gennaio 23, 2013

INFRONT: "SOGGETTO TACIUTO DAL MANIPOLATORE: ROBERTO BECCANTINI"

IL DELFINO DEL"DEPRAVATO-nano-MAFIOSO", E IL SICARIO PASSATO A PRESIEDERE INFRONT
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Antonio La Rosa & Il clan degli “Infrontisti”.
Delle vicende di Lega, mi occuperò in altro momento, con un articolo a parte. Quello che mi preme rilevare qui è che finalmente quanto da me segnalato e denunciato fin da settembre 2012, oggi è esploso in maniera fragorosa, al punto che (era ora!) di Infront Italy se ne comincia a parlare non solo su questo sito e non solo su siti e giornali sportivi.

Del resto, confermare un prestanome a presidente di facciata, quale Beretta (dimissionario da due anni per impegni su Unicredit che non gli consentono di seguire le sorti del calcio), per mettere 
tutto in mano ad un vice presidente, Galliani,che vuol dire il ritorno al 2006, quando nacque il rapporto tra Lega Calcio e Infront Italy del dirigente Milan Channel,
 nonché ex manager Fininvest, Marco Bogarelli 

e mettere in consiglio di Lega i clienti Infront Cellino e il mai radiato Preziosi; 
eleggere un'altro sicario di Galliani quale consigliere federale in rappresentanza della Lega, 
Lotito, altro cliente Infront, credo siano tutti segnali inequivocabili di quale fosse il vero obiettivo di coloro che ebbero ad osteggiare la candidatura Abodi, facendola saltare, e recuperando i voti determinanti di Pulvirenti (assente alla elezione di Abete) e Delaurentiis, 
diventato grande elettore/propagatore di Beretta dopo la sentenza scandalo della Corte Federale, che di fatto ha riabilitato il Napoli e i suoi giocatori, arrivando a smentire una confessione chiara, univoca e resa davanti ai magistrati, di Gianello, il tutto per far cadere la responsabilità oggettiva del Napoli.

Adesso però si sa ufficialmente chi comanda davvero nel “palazzo”, e dunque potrete prendere a pomodori marci coloro che verranno a raccontarvi la balla della Juventus che ha potere nel “palazzo” e se vince è grazie a questo potere.

Chiudo con una piccola chicca, soprattutto per chi ha seguito una mia personale polemica (da me non cercata peraltro) su Twitter, con il giornalista di Telelombardia – Antenna 3, Ravezzani Fabio, il quale ha reagito in maniera alquanto scomposta alla mia domanda sui rapporti tra le televisioni private, compresa la sua, ed Infront Italy.

Dovete sapere che Telelombardia, condivide i propri studi anche con qualche altra emittente, ed in particolare con l’emittente televisiva “Rock Tv”.

Bene, sapete chi è il proprietario di Rock Tv? Il figlio di Adriano Galliani !!!
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MA NON SOLO MILAN & Co., ECCO QUELLO CHE NON TI ASPETTI: L'INTER! 
  
ANCHE L'INTER SI AGGREGA AL MILAN!

Inter, in arrivo 80 milioni da Infront 
Dall'advisor un minimo garantito: ricavi del club in aumento del 50 per cento.
«Non basta innamorarsi, ci si deve dare appuntamento», parola di Erick Thohir, patron
nerazzurro. È un amore che arriva da lontano quello tra Infront e l’Inter. Un sentimento rimasto sotto traccia e sbocciato con la firma di un accordo, che porterà al club nerazzurro 80 milioni (minimo garantito) per i prossimi 4 anni. 

Un grande balzo in avanti, visto che il precedente accordo (con altro fornitore) prevedeva uno striminzito 10% all’Inter sui contratti siglati. 

La cospicua somma che l’Inter incasserà a prescindere da tutto è uno dei motivi che induce le banche (in particolare Goldman Sachs) a guardare in modo positivo il piano presentato dall’Inter per ottenere le garanzie. 

Un progetto che oggi sarà illustrato e approvato durante l’assemblea degli azionisti. «Ringrazio Infront che ha creduto in questa nuova gestione. Possiamo aumentare del 50% i nostri ricavi», ha sottolineato il tycoon, che annuncia un taglio netto col passato. 

«Sono in arrivo nuovi manager (Luca Innocenti e Michael Bolingbroke, ndr) perché, oltre ai risultati della squadra, è necessario un management forte».  

Nel giorno dedicato ai numeri e al club, Thohir si sofferma anche sul mercato. «Penso arriverà uno tra Hamsik, Torres, Dzeko e Morata. Gli annunci dopo le firme», dice.  

Ma non è finita qui, il tycoon vuole davvero lasciare il segno. E dopo il restyling del logo societario, tra le novità dell’accordo Infront (in trattativa anche con la Roma) ci sarà un ammodernamento di San Siro «che resta sempre una bella signora», ricorda Marco Bogarelli, numero uno dello stesso advisor. 

L’Inter non ha intenzione di lasciare il Meazza e
sta già studiando un miglioramento delle aree ospitalità e la possibilità, nel lungo periodo, della demolizione del terzo anello. 

Tante novità che Zanetti non potrà osservare dal prato perché contro la Lazio l’argentino giocherà la sua ultima gara in uno stadio chiuso in uno dei suoi anelli per colpa dei cori di discriminazione territoriale fatti dagli ultras durante la sfida con il Napoli
http://www.lastampa.it/2014/04/30/sport/calcio/qui-inter/inter-in-arrivo-milioni-da-infront-e-thohir-rivoluziona-la-societ-lKwa7rT63HOMH4xYuxV2lN/pagina.html
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Eppure Roberto Beccantini, ha sempre detto/scritto che il male del calcio italiano erano GIRAUDO e MOGGI,perche' erano stati loro a fare eleggere Galliani presidente di Lega (il manipolatore, ora ha un po cambiato il tiro, ha scritto: Galliani presidente di Lega – all’epoca – veniva eletto anche dalla Triade.)
 IL MAESTRO DELLA MANIPOLAZIONE, VESTITO CON I COLORI DELLA NOTTE
                                        
                                           

domenica, gennaio 20, 2013

                         
14 MAGGIO 2006:MUGHINI A SANGUE CALDOMEZZA ITALIA E' BIANCONERA,L"ATRA C'HA IL COLERA
LA JUE, MOGGI e... ANTI'JUVENTINI AFFANCULO! C'HAVETE INZOZZATO I COGLIONI!!!

«Il tifo di Togliatti, i gol di Zidane. Ecco il mito»
Mughini: la Juve è come un' amante, a volte ci sono pagine dolorose

ROMA - Gozzano la chiamava Madama Juve. Arpino, la fidanzata d' Italia. Brera, la Vecchia Signora. Giampiero Mughini, lei che questa donna ora malfamata la ama da una vita...
«Ci mancherebbe che con un' amante non ci siano pagine dolorose. Questa canea di sconfitti da tre decenni, queste mezze tacche con gli occhi fuori che starebbero bene in un quadro di Bruegel, questi Gaucci che sono scappati dall' Italia e ora ci danno la morale, no, non mi faranno mai pentire di aver amato Vialli, Zidane, Del Piero, Capello e perfino Moggi, l' allucinante e inimmaginabile quadretto del boss con i suoi due camerieri alle designazioni che stanno lì in ginocchio, la lingua fuori».

Ha mai tradito la Juve?
«Confesso: una volta sola. Quattro-cinque anni. Nel momento più furibondo, fra gli anni ' 60 e ' 70. C' era la politica. Il Vietnam, Cuba, la Cina. La Juve era sempre stata la cosa più importante della mia vita, ma avevo altre urgenze. Smisi di guardare i gol, di leggere le pagine sportive».

E l' amore come tornò?
«Con l' Inter».

Mughini interista?!?
«Mai. Però avevo fatto un esame di russo. Mi avevano dato un giusto 29. Ero offeso nero. Per farmi distrarre, degli amici che avevano una libreria mi dissero: c' è Inter-Liverpool, vieni da noi. Jair, Mazzola, Suarez, che avevano già vinto 3-1 in Inghilterra. Non vedevo una partita da anni. Ricominciai. Oggi, mi interessa di più un' intervista a Capello che a Giovanardi».

Ci fu un cretinismo politico che snobbava il calcio?
«Quello di sinistra, non cessa dal 1921. Attivo e vitale. Montanelli mi diceva: guarda che ce n' è uno anche di destra. Sicuro. Io però mi sono specializzato in quell' altro. Lo sport trasversale: nella città in cui vivevo, Catania, andava forte il rugby e dominava una squadra legata alla destra. Ma quando nasce Repubblica, Scalfari annuncia: non ci occuperemo di sport. Da gran direttore qual era, capì presto di aver detto una sciocchezza. Infatti ingaggiò Brera».

Anche i leader politici, se erano juventini si vergognavano un po' ...
«Ma no, quelli seri ne erano orgogliosi. Una volta, Almirante incontrò Berlinguer allo stadio. "Almeno c' è qualcosa che ci accomuna", gli disse. E Berlinguer, subito: "Veramente io tifo Cagliari". Un giorno ci andai, nell' ufficio di Almirante: teneva da una parte il busto di Mussolini e dall' altra lo stendardo della Juve. E Togliatti? Un' estate, un amico lo incontrò e lo vide nerissimo: oddio, una crisi internazionale? Macché: la Juve aveva perso un' amichevole».

Nel suo libro «Un sogno chiamato Juventus», racconta che impazziva per Ermes Muccinelli. Chi era?
«Avevo 6 anni. Era un' Italia povera, non avevamo Internet o tv: nel mio reparto onirico, c' erano solo le figurine. Boniperti. E Muccinelli, ala destra 1949-50. Uno piccolo e nervoso che mi somigliava. Quando è morto, scrissi un pezzo per il Corriere dello Sport. Non uscì. All' idiota che non lo pubblicò, non lo perdonai mai. Nella mia vita da tifoso, mi sono imbattuto spesso in idioti».

Le intercettazioni telefoniche, in effetti... Ma perché difende Moggi?
«Non mi pento. Questa triade ci ha fatto vincere tutto, non c' è nulla di male in Luciano che sbraita: mi scandalizzano le istituzioni che si inginocchiano. Non è stata elegante la famiglia Agnelli, che diceva "non abbiamo i soldi della Parmalat" e dal ' 94 ha lasciato la società senza soldi. Allo stile Juve non credeva più nessuno: non è che nelle faccende calcistiche Boniperti entrasse a gamba meno tesa. I clan Moggi ci sono anche nella politica, nei salotti, nella cultura, nella tv».

Una piccola storia d' Italia, in questo scandalo.
«È la copia anastatica di Tangentopoli. Craxi e gli altri, Moggi e gli altri. I mafiosi che accusano Andreotti di essere il capo della mafia. Quelli che portavano le mignotte agli arbitri. I moralisti: io li ho visti gli studi tv, quando entrava Moggi!...».

Rimpianti bianconeri?
«Riva e Paolo Maldini. Ho ammirato tantissime volte il Milan. Il Chievo povero povero. Ero sbalordito dalla Roma di Capello e dal Cagliari di Scopigno. Uno che non ho mai rimpianto è stato Beckham. Moggi diceva: piace alle donne, ma non a me. Aveva ragione».

La cosa più divertente detta da un non juventino?
«Prisco: se mi stringe la mano un milanista, me la lavo; se me la stringe uno juventino, controllo che ci siano ancora le dita».

Come si sopravvive all' eterna accusa di essere ladri?
«Con elegante superiorità. Non esiste altro mito da esportazione, a parte la Ferrari. Non esiste altra fonte di interesse: le partite della Juve attirano 20 milioni d' ascolto, l' elezione del meraviglioso presidente Napolitano 40 volte di meno. È una straordinaria commedia umana. Io me la vivo con onanismo juventino: non vado allo stadio, detesto chiacchierare al bar, e guardo bene dal parlarne con le donne, considero la moviola il più grande crimine contro l' umanità dopo il nazismo».

La partita della vita?
«Un 3-2 al Milan, dopo che eravamo sotto due gol. Tardelli e Furino mi dissero: non abbiamo pensato un solo minuto di perdere. E ora mi rompono i coglioni con le partite rubate...». 
Battistini Francesco - 14 maggio 2006
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LA GANG CRIMININALE DELLA DISCARICA (Discarica il Tribunale!) DI NAPOLI


venerdì, gennaio 18, 2013

ANDREA AGNELLI PRENDI NOTA: F.I.G.C-INTER - LEGA SERIE A-MILAN - INTER e MILAN SI FANNO LA GUERRA, E' IL CONTO, POI LO PRESENTANO ALLA JUVENTUS. LEI PRESIDENTE, ANCHE SE FA BELLA FACCIA A CATTIVO GIOCO, SEMBRA DELUSO E' INCAZZATO NERO, MA... E' SE FOSSE UN AVVERTIMENTO?

                              Elezione presidente Lega Serie A - Andrea Agnelli deluso e arrabbiato!

"Una buona notizia, la Lega si è data un governo.Che allo stesso tempo è cattiva perché rappresenta solo il 30%.

Con Andrea Agnelli Presidente, i  Nemici Aumentano. Juve emarginata:
La Juve è fuori dalle dinamiche di questo governo, perché si è mercanteggiato su queste posizioni. Non è corretto arrivare al consenso scambiandosi le poltrone.

Sono realista e ho un parere negativo:
Beretta continuerà a essere un presidente part-time e noi non ci vogliamo stare. Dovrà invece dimostrare tutta la sua capacità e il suo operato e di svolgere ora quello che non siamo stati in grado di fare negli ultimi mesi.

Abbiamo inoltre un esordio assoluto del presidente Pulvirenti nel consiglio federale, consiglio delicato che tocca tutte le normative del calcio professionistico. Esordio importante perché sono dieci anni che mancava".

Se siamo tornati a un calcio "vecchio"? E' figlio del nostro Paese, delle dinamiche tipiche del nostro Paese. La Juve non ci sta, io non ci sto. In base a quello che sarà proposto, noi cercheremo di portare comunque un grosso contributo".

Su un possibile biscotto, evita le polemiche: Se quello di oggi è stato un pacchetto già bello e confezionato? "Non direi", la prima votazione si è risolta con un nulla di fatto, si è dovuto ricorrere a una seconda votazione e qualcuno strada facendo ha cambiato idea. Se fosse stato 'biscotto', sarebbe passato alla prima votazione, così non è stato,"direi".

Ma il neo eletto Beretta lo ha smentito subito dopo spiegando che nella prima votazione le preferenze per lui erano già state 14 (quindi Galliani, il biscotto lo aveva già bello e preparato) ma che un errore nell'indicazione di un consigliere aveva spinto l'assemblea a ripetere la votazione (tanto erano sicuri del risultato) per evitare rischi di contenzioso.

Quindi caro Presidente Agnelli, pare che i Suoi Nemici, sotto forma di nemici della Vecchia Signora aumentano, mentre invece sembrano sempre più visibili, è pempre gli stessi! Chi ci sia dietro questo disegno (perchè di disegno perverso si tratta!) per annientare l' "ultimo maschio" che porta il nome della dinastia Agnelli, non è dato saperlo con prove, ma si sa che per conoscere la vertà, non sempre servono prove.
                                 QUESTO E' IL NEMICO DI UNA SPONDA DEL NAVIGLIO

JUVENTINI, SIAMO ALLA RESA DEI CONTI, LA NOSTRA ARMA E' IL VOTO: USIAMOLA!

                             L'AVETE FATTA PIANGERE, NON LO DIMENTICHEREMO MAI!!!

                                              A tutte le segreterie di partito e le redazioni
 Sono una cittadina italiana che aveva una grande passione; la Juventus, voi me l'avete uccisa.
I Berlusconi, gli Alfano, i Prodi, i Bersani, i La Russa, i Maroni, i Di Pietro, nessuno che abbia mosso un dito per tutelare, non la nostra passione, ma almeno i nostri soldi, quelli che avevamo speso in trasferte, abbonamenti, tv a pagamento.

Noi, milioni di Juventini, abbiamo mandato avanti l'economia del calcio e lo share lo sa bene...Noi non volevamo da lor "signori" favoritismi, no, speravamo solo nel famoso trattamento paritario, nella famosa Giustizia con la quale vi riempite la bocca a ogni comparsata e invece il sentimento popolare ha detto che se non c'è esibizione di violenza numeri e fatti non contano niente.

E cosi siamo diventati il tappeto dove nascondere la polvere e il marcio del pianeta calcio.

Vi abbiamo fatto indignare per Moggi e per Balotelli, per il cemento e ferro dello stadio e per Antonio Conte. E avete speso tanta di quella indignazione per i nostri colori che non ve ne è rimasta uno straccio per i Mauri con le manette o per i camorristi a bordo campo che controllano che il Napoli faccia il proprio dovere...

Serbatoio a secco di indignazione per la struttura criminale messa in campo dall'Inter e dalla Telecom,come per la fratellanza esibita in pubblico da Massimo Moratti, Attilio Auricchio e Giuseppe Narducci, senza pudore e soprattutto senza timore.

Ora ci cercate come fossimo cittadini di serie A, ora che si avvicinano le elezioni e i voti degli Juventini diventano i più ambiti...perchè da soli possono spostare la governabilità del paese...

Avrei tante di quelle cose da dirvi che non mi basterebbe una legislatura, ma un'ultima cosa ve la voglio promettere...Farò di tutto affinchè il web Juventino conosca questa lettera e che nell'urna si ricordi della vostra equità e si regoli di conseguenza...

E se non troverà di meglio della vostra arroganza possa pensare che cadere dal cielo con una scheda bianca non è peggio di vivere all'inferno dandovi il nostro consenso. Roma: 18 Gennaio 2013
                                                              Barbara Di Mitri Roma
                                                                ****************
             27 maggio 2010 Roma - Palazzo Valentini - incontro segreto corruttore e corrotti!
                               IL RATTO CORRUTTORE E IL COCAINOMANE PEPPE 'OSCEMO
                                               FAREMO DI TUTTO PER FARVELA PAGARE!

giovedì, gennaio 17, 2013

LETTERA APERTA A MARCO TRAVAGLIO

                                       LA GANG DEL PREGIUDICATO CARLO DE BENEDETTO 
                                                            IL BOSS E I SUOI SICARI 
di Claudio Patrizio

Caro (si fa per dire) Marco,
ti ringrazio dell’opportunità che mi offri di scrivere liberamente sulla tua bacheca. Spero che mi pubblicherai, anzi, ne sono certo, ma veniamo al dunque.
 

Non me ne frega nulla se Berlusconi ha detto il vero o il falso l'altra sera. Io non sono nessuno, ma credo di essere un sincero democratico, incidentalmente non fesso. Ascolto Silvio Berlusconi da trent'anni e quindi, per me, egli dice sempre il falso. Non so se questo può tranquillizzarti, ma sappi che non tranquillizza me, specialmente dopo aver letto il tuo lacrimevole articolo qui sotto.
 

Di quello che tu abbia fatto o detto dopo aver incontrato Arpino sul treno Torino-Milano mentre andavi da Montanelli, non me ne può fregare di meno. Cosa vuoi che me ne importi di chi ci fosse a pranzo con te quel giorno o cosa facesti nel pomeriggio! Cosa mi cambia se sei stato assunto per una raccomandazione o meno? Ma come ragioni? Pensi che i lettori siano tutti così sprovveduti da dare peso a queste stronzate?
Vedi, caro Marco, il semplice fatto che tu ci venga a raccontare queste cose attesta che sai di averla fatta fuori dal vaso. Ci vieni a raccontare la tua biografia come se noi dovessimo credere a quello che dici per il solo fatto che l‘hai scritto tu. Calma, non sto dicendo che non sia vero, ma semplicemente che più cose ci racconti della tua vita e più ti arrampichi sugli specchi. O credi (e ti vanti) di essere stato l’unico che, per lavorare, non ha mai avuto bisogno di raccomandazioni?
 

Il punto non è se siano o meno idioti quelli che credono alle balle di Berlusconi né se sia più opportuno, come tu suggerisci per loro, scrivere sui cessi pubblici piuttosto che sulla tua bacheca. Il punto è che, per te, è idiota anche chi crede alle balle di Moggi, di Marchionnne, di Colombo, di Previti o di chiunque altro, purché vadano contro a quello che dici tu, cioé all’unica verità assoluta. Se non venisti assunto a La Stampa (io credo) ciò non fu perché sei uno che non dice la verità, bensì per come la dici, facendo sempre passare per delinquente chi la pensa diversamente da te e, per questo, affidandoti principalmente alle carte dei PM senza considerare le questioni con il dovuto equilibrio e dimostrando una scarsissima capacità d'immedesimazione.
 

Ti lamenti, nemmeno troppo sottopelle, di essere rimasto disoccupato per quattro anni, ma dicendo così ti autoattribuisci la patente di martire, se non di raccomandato, e non te ne accorgi nemmeno. Vivi la tua professione come una crociata, una denuncia dei poteri forti, dei cattivi, dei manigoldi, ma non sei mai riuscito a dimostrare nulla di veramente rilevante, né contro Berlusconi né contro Moggi. Vivacchi sui rinvii a giudizio (che per te equivalgono a una condanna passata in giudicato), sulle sentenze di primo grado e sulle piccole contraddizioni, trascurando l’obbiettivo principale della tua missione giornalistica, che è quello di informare e fare in modo che la gente si faccia una propria idea. Quanto sei maledettamente diverso dai Montanelli, dai Biagi, dai Bocca in questo versante. Nell'ascoltare loro, la mente si apriva a ricevere le sollecitazioni, nell'ascoltare te, viene solo voglia di prendere le difese della tua vittima sacrificale, com'è disgraziatamente avvenuto l'altra sera.
 

Ti vanti di aver vinto le cause contro lo psiconano che ha tentato in tutti i modi di troncarti la carriera. Ti pare un motivo del quale vantarsi? Ti sembra che siano necessarie le decorazioni sul petto per esercitare il mestiere di giornalista? Hai subito anche tu decine di condanne per diffamazione sulle quali non mi soffermo, ma che ritengo del tutto normali per un diffamatore di professione quale sei senza sapere di esserlo.
 

Tu non devi niente a Berlusconi, ma qui nessuno ti vuole dare lezioni di antiberlusconismo senza aver sentito (o capito) quello che gli hai detto. Sei ridicolo quando adombri la possibilità che chi viene a scrivere sulla tua bacheca ti voglia dare lezioni di giornalismo. Non siamo tutti come te e non abbiamo nessuna verità in tasca. Tuttavia, abbiamo un culo, e ci fa male quando ce lo sfondano, perché non siamo abituati, come altri, a questo tipo di effrazioni. Possiamo, però, dire quello che giovedì sera è sembrato ben oltre le parole, e cioè che tu grattassi con le unghie una montagna nella speranza di sbriciolarla. Ma, quel che è peggio, è che quella montagna l’hai assisa tu al suo posto, piegandoti alla logica prevedibile e volutamente bastarda del piazzista di Arcore e dimostrando di non aver ancora capito nulla di come lo si può e lo si deve battere usando le sue stesse armi. Al tuo posto, il nostro amico comune Beppe Grillo avrebbe tuonato un ben più efficace “vaffanculo”, con risultati immensamente più favorevoli per chi vuole vedere l’ex palazzinaro al suo posto, cioè fuori dalle palle!
 

In definitiva, caro Marco, possiamo dire che Silvio Berlusconi era e rimane una grandissima testa da cazzo, ma tu e Santoro siete stati i suoi degni coglioni. Te lo scrivo qui, sulla tua bacheca, perché oggi, con la rabbia che ancora mi preme, è come se lo facessi sul muro del cesso pubblico. 13 Gennaio 2013
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Dio s'è fatto uomo. Il diavolo s'è Marco Travaglio
Francesco Calabrone 

giovedì, gennaio 10, 2013

SPORTIVITA', EDUCAZIONE e SIMPATIA ALLA NAPOLETANA

DE LAMENTIS

CANTA NAPULE..Marchisio il reprobo - Educazione e simpatia alla Napoletana...

Ma quei poveracci, di cosa stanno parlando? Di simpatia alla Napoletana! Ecco i fatti: Alla domanda se ci sia qualche giocatore che gli ispira "una sana vena di antipatia", Marchisio risponde:
"Non qualche faccia in particolare, ma una squadra, soprattutto dopo le finali ruvide di Coppa Italia e Supercoppa: il Napoli. Quando me li trovo di fronte scatta qualcosa".
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ECCO ALLORA LA SENTENZA DEI giudici DEL buon COSTUME:
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"Campioni si è soprattutto fuori dal campo e non solo sul rettangolo di gioco. Marchisio evidentemente non lo è, non lo è mai stato e non lo sarà mai".
DA CHE PULPITO!

Purtroppo, per i maestri dell'imbroglio ogni scusa è buona per fare polemiche sterili.....e si stravolgono le parole e le intenzioni.

Infatti Marchisio si riferiva al comportamento della squadra e non dei napoletani durante le due partite di coppa Italia e quella di Pechino. In queste occasioni, in campo e fuori, la "squadra del napoli" mica si è comportata da campoine di educazione, simpatia e Sportivita! Addirittura a Pechino non si è presentata neanche alla premiazione!
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Ma cosa blaterano?
Marchisio non ha detto nulla di antisportivo, nulla offensivo, è niente di sportivamente lesivo nei confronti di nessuno. Ha semplicemente detto di avere stimoli particolari quando gioca contro il Napoli in particolare dopo le partite di Coppa Italia e Supercoppa...che problemi ci sono?!?

Ma forse, per i napoletani, educati, simpatici e sportivi sono: la squadra del Napoli che non si presenta in campo per la Premiazione!

Forse, per i napoletani, sono educati, sportivui e simpatici i presidenti di societa' calcistiche e non, che sfruttano gli Italiani (napoletani compresi!) e' poi in conferenza stampa urlano: mi vergogno di essere italiano, e" temendo che non lo avessero capito, specifica: "mi sono sempre vergognato di essere Italiano! Ho forse, intendeva dire che si vergognava di vivere nella mondezza? -

http://www.youtube.com/watch?v=CYc4mOJ0w3c