giovedì, gennaio 25, 2007

Cristian Rocca...coraggio cobolli reagisci allo Scippo

CORAGGIO COBOLLI, REAGISCI ALLO SCIPPO
Sulle colonne di Tuttosport, Christian Rocca, noto editorialista de "Il Foglio" e grande tifoso bianconero interroga ancora una volta il presidente della Juventus, in merito allo scandalo dei bilanci taroccati da quell'onesto maneggione di Moratti.
di Christian Rocca - editorialista de Il Foglio

Un vecchio adagio dice che domandare è lecito, rispondere è cortesia. Dopo quasi due mesi di silenzio da parte del presidente Giovanni Cobolli Gigli, mi sa che la cortesia di rispondere a una domanda semplice semplice - “quanti scudetti ha vinto la Juventus, 29 o 27?” - evidentemente non rientra nell'operazione simpatia avviata con successo dalla nuova dirigenza juventina. Nemmeno ora che tutti - tranne la Pravda rosa che si trova sui banconi del gelato nei bar dello sport - provano imbarazzo per chi, oltre allo scudetto, si è appropriato anche del titolo di Squadra Immacolata, naturalmente anche questo conquistato a tavolino, visto che sul campo si ricordano piuttosto una patente ricettata, un passaporto falsificato, una condanna penale patteggiata, pedinamenti commissionati a un dirigente Telecom oggi in attesa di giudizio, ipotesi di reati finanziari e anche la vendita fittizia del proprio marchio a una società di comodo. Tra l'altro, gli Immacolati non si sarebbero potuti iscrivere al torneo aziendale di quest'anno se, come ha scritto il Sole-24 Ore, non fosse arrivato uno sconto di 60 milioni di euro accordatogli da un ex membro del consiglio di amministrazione, diventato nel frattempo Commissario della Federcalcio, e poi tornato in Telecom, ma solo dopo aver consegnato lo scudetto vinto regolarmente sul campo dalla Juventus.
Continuo a sostenere che le procure debbano restare fuori dal calcio, anche nel paradossale caso degli onesti indossatori di scudetti altrui. Pensate al povero Ibrahimovic: a causa di inchieste di ogni tipo non sa se è stato campione d'Italia, non sa se lo è, non sa se lo sarà mai.
Meglio restare sul calcio giocato, proprio per questo ripeto al presidente della Juventus la domanda calcistica che gli posi su queste colonne il 28 novembre scorso: “Signor Cobolli Gigli, quanti scudetti ha vinto la Juventus: 29 o 27?”. E' così difficile rispondere? A me pare di una semplicità e di una linearità pari all'azione con cui l'anno scorso, a San Siro, Mauro German Camoranesi fece fesso uno dei 18 argentini di Mancini e mise al centro la meravigliosa palla con cui poi Ibra si inghiottì altri tre sudamericani per il gol dell'uno a zero.
Mi chiedo come mai Cobolli non risponda e, inoltre, perché non abbia sentito il dovere di smentire il giornale di famiglia, La Stampa, che lo avrebbe visto applaudire, in Lega, la consegna della Coppa dello scudetto a Massimo Moratti. Mi chiedo, ancora, perché non rivendichi gli scudetti sottratti. Mi chiedo, insomma, di che cosa si occupi Cobolli se non di questo?
Ripeto ancora una volta la domanda: ventinove o ventisette, signor presidente?
Se la risposta fosse ancora il silenzio, aumenterebbe il sospetto che sia vero quanto si dice a Torino e altrove riguardo alla farsa chiamata calciopoli con cui è stata condannata soltanto la Juve, e un po' la Fiorentina, malgrado i giudici non avessero trovato né una partita truccata né un arbitro colpevole di aver aiutato i campioni d'Italia (quelli veri).
Il dubbio di cui parlo sappiamo tutti qual è. Abbiamo visto tutti che la Juve non s'è difesa. Abbiamo visto tutti la liquidazione degli uomini di Umberto Agnelli. Abbiamo visto tutti che la Juve ha chiesto di essere condannata, malgrado non ci fosse “uno straccio” di prova come aveva scritto la procura di Torino. Abbiamo visto tutti come è stata fatta cassa, smantellando la migliore squadra degli ultimi 15 anni. Abbiamo visto tutti che non è stato detto nulla al momento dello scippo degli scudetti. Abbiamo visto tutti la rinuncia al Tar e poi anche al Tas e poi a qualsiasi altra cosa potesse servire a ristabilire la verità sportiva, cioè che la Juventus quegli scudetti li aveva vinti regolarmente e meritatamente sul campo. Insomma c'è il sospetto concreto che il ruolo della Juve in calciopoli sia stato più dalla parte delle guardie che tra i ladri. Fino a prova contraria non è così, ovviamente. Ma per smentire queste voci, acquisire un minimo di credibilità per il futuro e fidarsi degli ottimi progetti industriali di Jean Claude Blanc, basterebbe che il presidente Cobolli rispondesse “29 scudetti” alla mia domandina facile facile. E che poi li rivendicasse uno per uno, mostrandoli sulla divisa, in sede e allo stadio.

IL Ministro Di Pietro e gli Scudetti RUBATI alla Juve

Di Pietro juventino a testa alta Il ministro delle Infrastrutture racconta le sue passioni bianconere, il suo distacco dalla vecchia dirigenza e la sua fiducia negli Elkann: "Lapo è un piacevole ribelle"

Antonio Di Pietro è nato il 2 ottobre 1950. Archivio
MILANO; 23 gennaio 2007 - Sei mesi dopo Moggiopoli quale è l'umore del mondo bianconero?
"Incontro ogni giorno centinaia di persone e attraverso il Paese in lungo e in largo. Si parla di finanziaria, di euro, di un'Italia che ha voglia di ripartire. Poi, alla fine capita spesso di parlare di Juve. Noi bianconeri siamo ovunque. Bene, in questi mesi non ho sentito un solo tifoso dire: 'Caro Di Pietro, non sono più della Juve'. Dico, nessuno. La retrocessione,anzi, ha acceso ancora di più l'amore della gente nei confronti della squadra.

Provi a calarsi nel ruolo di avvocato difensore della Juve: cosa chiederebbe a una giuria?
"Di restituirci subito i due scudetti che ci hanno tolto. E' stato un vero furto. Una clamorosa ingiustizia. I due scudetti la Juve se l'era conquistati sul campo senza nessun tipo di irregolarità. Anche i mondiali in Germania hanno dimostrato che la Juve aveva nella sua rosa dei grandi campioni. Basta rileggere le formazioni di Italia e Francia". La Juve deve tornare subito in serie A, costruire una squadra competitiva è riprendersi quello che le è stato portato via. La mia non è una speranza ma un appello che invio a nome di tutti gli juventini d'Italia".

Giancarlo Padovan, Smascheriamo gli “onesti”

Smascheriamo gli “onesti”

Editoriale pubblicato oggi su Tuttosport

di Giancarlo Padovan

La notizia che anche l’Inter e Massimo Moratti - dopo il Milan e Adriano Galliani - sono indagati per falso in bilancio, chiude il cerchio giudiziario apertosi il maggio dello scorso anno a carico della società nerazzurra. Silenziato dal fragore di Calciopoli, minimizzato o, peggio, oscurato dai mezzi di comunicazione, colpevolmente omesso dagli organi di giustizia sportiva, il poderoso dossier Inter si compone adesso di tre capitoli cruciali.
Uno: il patteggiamento con cui è passata in giudicato tuta una serie di reati (dalla ricettazione al falso) imputabili al dirigente Gabriele Oriali e al giocatore Alvaro Recoba per il passaporto da comunitario dell’uruguaiano.
Due: il coinvolgimento di Massimo Moratti nell’affare Telecom e, per quanto è dato sapere - in forza dell’ammissione dello stesso presidente - nell’esercizio di controllo dell’attività privata dell’ex arbitro De Santis.
Tre: il doping amministrativo che la Procura di Milano ipotizza a carico del club nerazzurro e senza la cui pratica l’Inter non sarebbe nemmeno riuscita a rientrare nei parametri previsti pe rl’iscrizione al campionato 2004-2005.
E’ lampante quanto l’accusa di falso in bilancio e il ricorso a plusvalenze fittizie rappresenti di gran lunga il fatto inequivocabilmente più grave. Innanzitutto perchè pone l’Inter di Moratti sul piano dei molti club che hanno commesso irregolarità contabili per ottenere benefici sul piano tecnico e al di fuori dal piano regolamentare. In secondo luogo perché toglie al club nerazzurro, e stavolta in maniera definitiva, quell’aureola indebitamente costituitasi con la farsesca assegnazione dello “scudetto degli onesti”, di cui una parte degli interisti sembra andare fiera. Tanto più che l’artifizio per aggirare i vincoli dell’iscrizione potrebbe riguardare - secondo alcune interpretazioni - la stagione 2005-2006, ovvero quella “premiata” con il tricolore sottratto alla Juve. La nostra onestà impone di assumere lo stesso atteggiamento che, pur in solitudine, abbiamo tenuto durante Calciopoli. Ovvero la presunzione d’innocenza e il diritto alla difesa per chicchessia. Ma anche contro una giustizia, sportiva o ordinaria, che da un occhio nonvede e da un orecchio non intende ascoltare.

mercoledì, gennaio 24, 2007

PESSOTTO - noi puniti ingiustamente!

Pessotto ‘Noi puniti ingiustamente’
21/01/2007 20.24.43

(AGM-DS) - Milano, 21 gennaio - Gianluca Pessotto, dirigente della Juventus, ha parlato negli studi SkySport1 ribadendo: ‘Io ho vinto sei scudetti’. Questo a chi gli ha ricordato i due scudetti revocati alla societa` bianconera: "Diciamo allora che ne ho vinti sei ma che me ne hanno tolti due. Pero` le emozioni di quei due scudetti nessuno me le potra` togliere. Potranno toglierli dagli almanacchi, revocarli pubblicamente, ma la determinazione con cui li abbiamo conquistati sul campo rimane. Ora li vediamo su un’altra maglia: fa male ma contiamo di riprenderceli al piu` presto".

Pessotto ha parlato di ‘calciopoli’: "Il nostro e` sempre stato quello di giocare e vincere: io del resto ho pensato a evitare il problema occupandomi di altro… il tutto mi e` stato poi raccontato. Dvo dire che ha fatto male a tutti, parlo da giocatore, perche` c’e` la sensazione di aver fatto due anni importanti e di aver dominato, cosa che fa si` di sentir nostri questi due scudetti. Penso che la Juventus sia stata punita ingiustamente e che il valore mostrato sul campo vada oltre. Credo che il valore assoluto della squadra sia stato superiore a quanto e` stato detto".

Sulle sfide che opponevano la Juventus alle provinciali: "Quando le affrontavo capivo che per loro era la partita della vita. Pero` mi rendevo conto che pensavano di essere dannegiati al primo episodio contrario. La sensazione di forza che avevamo sul campo era invece superiore a quanto si diceva all’esterno. Io sul campo ho vinto e sono convinto di aver vinto perche` eravamo i piu` forti. Punto".

Sulla propria disavventura, che lo vide precipitare dal tetto della sede della Juventus riducendolo in fin di vita, ha sottolineato: "La cosa che mi ha ha contraddistinto e` sempre stato il grande rispetto per ogni avversario e questo e` sempre stato apprezzato da tutti. La testimonianza di affetto da parte delle persone comuni nei miei confronti e` stata sbalorditiva. Ho ricevuto una energia incredibile. Una molla veramente importante".

Su Didier Deschamps, tecnico della Juventus: "Deschamps e` un uomo di grande personalita`. Quando mancava in campo ti accorgevi di quanto fosse importante. Mi ha fatto un enorme piacere vederlo come allenatore e condividere questo progetto con lui e altri ex compagni. Siamo un gruppo giovane che vuol portare in alto la Juventus. Sta portando avanti il suo lavoro nel migliore dei modi anche se ha dovuto affrontare una emergenza difesa importante".

Su Marcello Lippi: " Ha la capacita` di motivare i giocatori e creare un gruppo importante senza pensare alle ‘stelle’, ma amalgamando i campioni con giocatori che possono sembrare solo apparentemente non utili alla causa".

L’EDITORIALE di GIANCARLO PADOVAN

L’EDITORIALE
INTER, TOTTI, ODDO CALCIOPOLI CONTINUA
GIANCARLO PADOVAN
Siamo in piena Calciopoli, ma c’è chi finge di non saperlo. Forse aspetta i tabulati e/o i te­sti di qualche intercettazione telefonica, magari i riscontri di indaffaratissime Procure. Forse qualcuno spera di non ritrovarseli mai tra le ma­ni altrimenti sarebbe costretto a occuparsene. Fatto sta che nel frattempo si sono completa­mente defilati i giornalisti duri e puri che im­pazzavano nella calda primavera del 2006. Quei Torquemada che sezionavano le partite incrimi­nate della Juve (stagione 2004-2005, lo dico per chi ancora ritiene legittimo il furto dello scudet­to 2005-2006), ravvisando compromettenti pres­sioni su arbitri, dirigenti, giudici sportivi. Cosa dire allora di questi giorni normalizzati dalla maggioranza silenziosa in cui pochissimi, a par­te
Tuttosport naturalmente, annotano il manca­to ricorso alla prova televisiva per l’intervento di Ibrahimovic su Donadel e la squalifica soltanto per un turno di Francesco Totti per una reazio­ne completa e totale che ne avrebbe richiesti au­tomaticamente due? Siamo in piena Calciopoli, lo dicono i fatti, cui non seguono gli atti. Né quelli del procuratore fe­derale Palazzi, il magistrato che nella torrida estate scorsa avrebbe voluto fare a pezzi la Juve, e però smentì Borrelli sul Milan, favorendo l’im­mondo pastrocchio delle sentenze differenziate. Borrelli, tanto per chiarire, avrebbe voluto in se­rie B anche i rossoneri, oltre a Fiorentina e Lazio, ma poi abbiamo visto chi ha pagato, quanto e per quali motivi. Nel giro di una settimana, Palazzi dovrebbe far sapere al mondo del calcio la rispo­sta alla relazione (di Borrelli) che giace sul suo ta­volo dall’agosto scorso a proposito del doping amministrativo con annesso, pesantissimo, coin­volgimento dell’Inter. E’ stato proprio Borrelli a svelare il ritardo, ma a nessuno è venuto in men­te di chiedere a Palazzi il perché di quel ritardo. Peccato che meno di un anno fa si sparasse a pal­le incatenate perché il dossier archiviato dalla Procura torinese sulle telefonate era rimasto set­te mesi nei cassetti della Federcalcio senza che nessuno se ne curasse. Dove sarebbe, di grazia, la differenza rispetto ad ora?
La differenza, ovviamente, c’è. E, molto sempli­cemente, riconduce alla storia millenaria del po­tere e delle sue rappresentazioni: ad un nucleo di controllo se ne è sostituito un altro con le stesse modalità di percezione, di protezione, di vantag­gio, di opposizione, solo con direzioni differenti e nuovi beneficiari. Le polemiche di questi giorni tra Inter e Fiorentina ne sono la diretta testimo­nianza perché uguali sono le accuse, uguale il mo­do di respingerle, uguale perfino il lessico e le mo­tivazioni.
Siamo in piena Calciopoli e, purtroppo, non ba­sta nemmeno indicarlo con tanto di particolari e coincidenze. Lunedì mattina, per esempio, il
Corriere dello Sport - Stadio è stato illuminante e coraggioso nel denunciare lo scempio di La­zio- Milan, scontro che avrebbe dovuto indica­re la pretendente al quarto posto per la Cham­pions, finito invece con un imbarazzante pa­reggio suggellato da una cena per definire il passaggio di Oddo in rossonero. Eventualità co­micamente negata, nel tiepido dopopartita, dal­l’amministratore delegato Galliani e puntual­mente realizzatasi ieri. Il problema è che, Cal­ciopoli o no, nessuno riesce più a scandalizzar­si. Aparte gli juventini che, dal giorno della ca­tarsi, guardano al resto del calcio per vedere cosa sia e come agisca quello strano machiavel­lo chiamato giustizia sportiva.

IL TORINISTA Carlo Nesti sulle nefandezze di Moratti

IL TORINISTA Carlo Nesti sulle nefandezze di Moratti

21.01.2007 (ore 21,00)
Cara Inter, c'è la lista nera

L’uomo, onesto e probo, come sosteneva Machiavelli, per poter combattere il male necessita di uno smodato bisogno di conoscerlo, ponendosi in relazione con l’altra faccia del potere. La reclame della volontà di ripartire dalle ceneri, senza spargere il sale, erigendo un nuovo governo, dove agli imperatori sono ghigliottinati, venendo prontamente sostituiti dai loro consulenti, presenta dunque un fisiologico imbarazzo se, destituito il vecchio regime, il nuovo corso, quello degli onesti, non sembra poi discostarsi molto dal comportamento del precedente…

1 - Moratti, presidente dell’Inter, afferma: “Essere paragonati a Carl Lewis, uno dei più grandi della storia dell’atletica, ci inorgoglisce. Lui vinse a Seul perché Ben Johnson barò. E qualcuno negli ultimi anni ha barato”.

Anche Carl Lewis, proprio come Ben Johnson, barò. Prim'ancora di Seul, nel 1988, venne trovato positivo ai controlli antidoping.

2 - Doping Inter. Il 22/10/2003 Kallon risulta positivo al doping per norandrosterone e noretiocolanolone. L’attaccante verrà squalificato per otto mesi. Poi ridotti a sei.

3 - L’Inter ed il doping amministrativo. Accumulato un passivo di 181,5 milioni di euro, pari a circa 350 miliardi di lire, al 30 giugno del 2006. Un passivo persino superiore a quello di 118,7 milioni di euro accumulato nella stagione 2004/2005, anno di riferimento per stabilire la retrocessione della Juventus in cadetteria, accusata di illecito sportivo.

Massimo Moratti vara il “cash cow”, generando una società artificiale da un’altra più grande per poi essere “munta” all’occorrenza, aggiustando il bilancio negativo.

I revisori della Kpmg hanno criticato tale operazione. La Federcalcio no.

4 - Plsuvalenze Inter: scambiati a prezzi gonfiati otto giocatori con il Milan. Tali Brunelli, Deinite, Toma, Giordano, Livi, Ticli, Ferraro e Varaldi. Tutti per una cifra oscillante tra i 2.9 milioni di euro di Brunelli ed i 3.5 milioni di euro di Varaldi.

Livi dichiara: "Nel giugno del 2003 firmai per cinque anni con il Milan. Per uno stipendio di duemila euro al mese, la metà pagati dal Milan e l'altra dall'Inter, società che mi ha venduto ai rossoneri. Ogni anno torno a Milano, e vengo ceduto regolarmente in prestito".

Brunelli dichiara: "Sia l'Inter che il Milan depositarono il contratto senza neanche la mia firma. Con i nerazzurri ho firmato un accordo di cinque anni, sino al 2008, per 2.500 euro al mese. Ad Aprile dell'anno scorso ho anche fatto una visita medica. Il responso è arrivato dieci mesi dopo. Ed hanno anche sbagliato spalla. Perchè quella infortunata era la destra e non la sinistra. Dal 2004 non posso più giocare ma la società continua a mettermi in bilancio. E visto che nessuno mi ha messo fuori rosa, sono anch'io Campione d'Italia".

5 - L'Inter ed i buchi di bilancio. La società nerazzurra è indagata dalla Procura di Milano per falso in bilancio. Secondo i pm senza artifizi l'Inter non si sarebbe potuta iscrivere al campionato 2004/2005, il medesimo nel quale il caso intercettazioni ha demolito la Juventus, declassandola in cadetteria, e penalizzato Milan, Reggina, Lazio e Fiorentina.

6 - L'Inter ed il conflitto di interessi. Nei mesi del terremoto giudiziario, viene nominato commissario straordinario della figc al posto del dimissionario Franco Carraro, Guido Rossi, tempo addietro, per quattro anni, consigliere di amministrazione dell'Inter. E da sempre nell'AREA di Tronchetti Provera-Massimo Moratti.

Sotto il suo breve commissariato sono stati revocati due scudetti alla Juventus, senza tuttavia rintracciare alcun tipo di illecito nel campionato vinto nel 2005/2006, decide di assegnare a tavolino la vittoria del torneo all'Inter.

Guido Rossi, nel frattempo, viene cooptato nuovamente ai vertici dell'azienda "Telecom", gestita sino al 15/09/2006 da Tronchetti Provera, il quale si dimette improvvisamente a seguito dell'ultimo consiglio di amministrazione, stabilito l'11/09/2006.

Dopo aver cercato inutilmente di dimostrare la totale mancanza di conflitto di interessi nel ricoprire sia il ruolo di presidente dell'azienda "Telecom" che di commissario straordinario della Federcalcio, si dimette il 19/09/2006.

Adriano Galliani, che per 106'' secondi di conversazione con l'addetto agli arbitri Meani venne sospeso per nove mesi dalla giustizia sportiva a seguito del caso intercettazioni, il 22/06/2006 si dimetterà da presidente della Lega.

7 - Passaporti falsi Inter: Nel campionato 2001/2002 Recoba gioca per nove mesi da comunitario grazie ad un passaporto falso. L’Inter in sede penale patteggia sei mesi di reclusione per il giocatore, con una multa di 21,420 euro. La giustizia sportiva squalifica Recoba ed Oriali, ignorando lo statuto, solo multa per la società.

8 - 15/10/2006 Ibrahimovic sputa su Sottil, difensore del Catania, durante l’esecuzione di un calcio d’angolo a favore dell’Inter.

Non viene effettuata la prova televisiva.

Per uno sputo al danese Poulsen, la sindrome dell’etichettamento divorerà per sempre l’amore di Totti per la maglia azzurra. Due anni prima, nel 2004, Ibrahimovic, in quel tempo giocatore della Juventus, per fallo di reazione su Cordoba, venne squalificato per tre turni.

La Juventus presentò ricorso per la riduzione della squalifica. La richiesta non verrà accettata.

Nella terza ed ultima giornata di sospensione, nell’anno incriminato dalla giustizia sportiva per il caso intercettazioni che ha coinvolto Moggi, la Juventus, a Milano, affrontò il Milan in piena emergenza, vincendo per uno a zero con rete di Trezeguet.

9 - 21/01/2007 Ibrahimovic scalcia il centrocampista gigliato Donadel dopo un normale contrasto di gioco, a due passi dall'assistente del direttore di gara e dal quarto uomo. Nessuno si accorge di nulla.

Non viene effettuata la prova televisiva.

Nella stessa sfida, Ibrahimovic si vede convalidare una rete senza che la palla abbia oltrepassato la linea di porta, difesa ad oltranza dal portiere Frey della Fiorentina.

10 - L'Inter e le ammonizioni. Una delle principali accuse rivolte a Luciano Moggi era quella di ammansire la rigidità dei direttori di gara, pilotando le ammonizioni e le diffide, in modo da favorire la Juventus.

Nell'arco del girone d'andata del campionato 2006/2007, l'Inter ha beneficiato in 12 incontri di
17 assenze per squalifiche o diffide.

2 giornata: Sampdporia, Falcone e Delvecchio espulsi
6 giornata: Catania, Stovini e Biso espulsi
7 giornata: Muntari, espulso
8 giornata: Passoni, diffidato
10 giornata: Ascoli, Pesce espulso
11 giornata: Parma, Dessena diffidato
12 giornata: Reggina, Tedesco e Lucarelli diffidati
13 giornata: Palermo, Fabio Simplicio espulso
14 giornata: Siena, Vergassola diffidato
17 giornata: Lazio, Rocchi espulso
19 giornata: Torino, Barone espulso e Comotto diffidato
20 giornata: Fiorentina, Ujfalusi e Mutu diffidati

11 - Eugenio Bersellini, insieme a Trapattoni ultimo allenatore ad aver vinto uno scudetto sul campo, interpellato in un’intervista esclusiva, dichiara: “Scudetto assegnato a tavolino all’Inter? Fossi stato io l’allenatore, non l’avrei accettato. Piuttosto, mi sarei dimesso”.

L’ambiente nerazzurro parla di scudetto degli onesti, ricevendo dalla Federcalcio il trofeo conquistato a tavolino.

12 - Nella stagione 2005/2006, nella quale la Juventus ha subito il ritiro dello scudetto, vincendo il girone d'andata con 52 punti, e concludendo il campionato con 91 punti.

Juventus: falli fischiati contro 827
Milan: falli fischiati contro 666
Juventus: falli subiti 795
Milan: falli subiti 684
Juventus: ammonizioni 67
Milan: ammonizioni 55
Juventus: espulsioni 3
Milan: espulsioni 3

Fischiati contro 161 falli in più alla Juventus, che ha anche 12 ammoniti in più del Milan.

13 - L’ultima sconfitta casalinga della Juventus nel massimo campionato sotto accusa, con Luciano Moggi direttore generale, risale al 2005. In una partita contro l’Inter, vincente grazie ad una rete di Cruz. Il direttore di gara era De Santis, unico arbitro punito per la vicenda “calciopoli”, sul quale venne offerta all'Inter una relazione dettagliata, frutto di pedinamenti ed indagini.

14 - In dodici anni di era Moggi, terminata per gli esiti del caso intercettazioni, il Milan ha ricevuto novantatre rigori a favore, realizzandone settantadue. La Lazio ottantotto, siglandone sessantanove. La Roma ottantasei, mettendone a segno settanta. La Juventus è quarta con ottantadue rigori a favore, con sessantatre realizzazioni.

Carlo Nesti

Trigoria la santa sede, Sensi Marcincus, Baldini Sindona....

Trigoria la santa sede, Sensi Marcincus, Baldini Sindona....

La Federcalcio la p3

Nell’estate 2001 la Roma stabilì un canale privilegiato con il Parma che dette origine a un flusso consistente da e verso la città ducale; dalla capitale partirono i difensori Sergej Gurenko e Amedeo Mangone con l’attaccante Paolo Poggi; da Parma scesero a Roma il difensore Saliou Lassissi e i centrocampisti Raffaele Longo e Diego Fuser. La plusvalenza dei giallorossi sfiorò i cinquanta miliardi di vecchie lire, e al Parma andò persino meglio: la società guidata dalla famiglia Tanzi incamerò una plusvalenza di poco superiore ai cinquantuno miliardi.

Ma è solo l’inizio. L’anno successivo i sofferenti bilanci giallorossi registrano un inaspettato attivo di 790.000 euro, ma solo grazie all’enorme cifra di 95,3 milioni, garantita dalle plusvalenze per la cessione di ben 20 calciatori delle giovanili: Marco Amelia, Cesare Bovo, Franco Brienza, Simone Casavola, Daniele Cennicola, Daniele De Vezze, Giuseppe Di Masi, Simone Farina, Alberto Fontana, Gianmarco Frezza, Armando Guastella, Daniele Martinetti, Giordano Meloni, Matteo Napoli, Simone Paoletti, Manuel Parla, Marco Quadrini, Cristian Ranalli, Fabio Tinazzi, Alfredo Vitolo.

E quali società, in piena crisi di liquidità del sistema, sono riuscite a contribuire con i loro acquisti alla maxi-plusvalenza romanista? Giganti come il Manchester United o il Real Madrid o il Barcellona? Macchè: gli acquirenti hanno il nome di Ancona, Cagliari, Cittadella, Cesena, Cosenza, Lecce, Livorno, Messina, Napoli, Palermo, Piacenza, Reggiana, Salernitana e Torino. Un ruolo di benefattori che non si addice loro. Infatti contemporaneamente alle vendite realizzate, la Roma si impegnò con le stesse società all’acquisto di sconosciuti agli stessi prezzi appena incassati.
La Roma si è distinta anche per Musacco 2,5 milioni di euro, e Panarelli, 10 milioni di euro. Senza dimenticare l’attaccante Quadrini venduto al Napoli per 3,7 milioni di euro dietro corrispondente cifra per il passaggio in giallorosso dello sconosciuto Malafronte.
Curioso come dietro gli affari di Milan, Inter e Roma ci sia quasi sempre stato il Parma dei Tanzi, quel Parma indicato come modello da seguire e salutato come unica “isola felice” del calcio italiano. Non stupisce quindi scoprire che gli emiliani hanno fatto volentieri affari anche con la Lazio. Dal 1998 al 2003 biancazzurri e gialloblù hanno “mosso” oltre 200 milioni di euro, in maggior parte costituiti dai 70 milioni incassati nel 1999 dal Parma per il passaggio dell’argentino Veron alla corte di Cragnotti. La storia si ripete l’anno successivo con la cessione ai biancazzurri di Crespo per 110 miliardi, dietro le contropartite di Almeyda (45 miliardi) e Sergio Conceiçao (35 miliardi). Ci sono ancora altri capolavori, il primo riguarda i giallorossi che prestano Frezza al Palermo e un anno dopo lo vendono al Torino per 15 miliardi di lire, intascando un’altra plusvalenza. Il secondo caso è un capolavoro della dirigenza interista e si riferisce alla cessione di Hernan Crespo al Chelsea: l’attaccante argentino, acquistato nel 2002 dal Parma per 38 milioni di euro, viene ceduto agli inglesi l’anno successivo per “soli” 24 milioni. Apparentemente una minusvalenza (il calciatore, dopo un anno di ammortamento, “valeva” 28,5) se non fosse che, due mesi prima della cessione, l’Inter è riuscita a svalutare il calciatore di 20 milioni grazie alla Legge Salvacalcio. In questo modo ha ottenuto una bella plusvalenza di 15,5 milioni! Stesso discorso con Cannavaro, che passa alla Juve nel 2004. Dapprima svalutato a circa 400mila euro, poi venduto ai bianconeri pe 10 milioni! Altre perle con l’indirizzo di via Durini sono la doppia cessione nello stesso anno di Matteo Ferrari (nel 2001/02 fu dapprima venduto al Parma con plusvalenza di 8,5 milioni euro, riacquistato in comproprietà dall’Inter, infine rivenduto ancora al Parma con un’altra plusvalenza di 1,5 milioni) e la doppia comproprietà di Mohamed Kallon: nella stagione 1999/2000 la prima comproprietà con la Reggina frutta una plusvalenza di 1,4 milioni di euro, la seconda con il Vicenza 11,5. Altre perle, Gianmarco Frezza, centrocampista nato a Roma nel 1975, acquistato dalla Fidelis Andria nel 1998 per un miliardo e duecento milioni. Dopo una serie di prestiti, viene ceduto alla Roma per l’esorbitante cifra di 8 miliardi e 800 milioni, la quale ricambia consegnando ai nerazzurri Alessandro Frau per 8 miliardi e 500 milioni di lire <> Per quanto riguarda il Milan, invece, altri proficui affari vanno in porto nel 2003 grazie alla collaborazione del Parma: il Milan cede Marco Donadel, Davide Favaro e Mirco Stefani in cambio di Luca Ferretti, Roberto Massaro e Filippo Porcari, per complessivi ricavi di 7,892 milioni. Non è un caso che, nel bilancio chiuso il 30 giugno 2003, il Milan abbia iscritto ben 28 milioni e 900 mila euro di plusvalenze fittizie.
Il 24 giugno, ovvero a sei giorni dalla chiusura dell’esercizio, nella conferenza stampa seguita a una delle tante assemblee dei presidenti delle società di A e B, richiesto di un commento sulla questione delle plusvalenze incrociate e fittizie, riguardanti soprattutto Milan e Inter, [Galliani] rispose serafico: “La Lega non può sindacare l’operato dei singoli, perché vi sono società per azioni”. E aggiunse laconico: “Se Milan e Inter vogliono scambiarsi i giocatori, non posso farci niente”. Peccato! C’è dunque da ritenere che il numero uno della Lega, Adriano Galliani, non abbia nemmeno fatto una semplice tiratina di orecchie all’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani. O magari ci ha provato, ma la linea telefonica era sempre occupata! Quei sei giorni che mancavano alla chiusura dell’esercizio furono così utilizzati da Milan e Inter per un megascambio di quartetti: i rossoneri hanno ceduto ai nerazzurri Simone Brunelli, Matteo Deinite, Matteo Giordano e Ronny Toma. In cambio, i nerazzurri hanno dato ai rossoneri Salvatore Ferraro, Alessandro Livi, Giuseppe Ticli e Marco Varaldi. Prezzo complessivo pattuito: 13,95 milioni di euro. Plusvalenza per il Milan: 11,961 milioni. Plusvalenza per l’Inter: 13,941 milioni. Valore Medio del singolo: circa 3,5 milioni di euro per calciatori che generalmente vengono valutati al più qualche centinaia di migliaia di euro. Del resto se fossero stati così bravi anche l'ingaggio sarebbe stato commisurato. I poveri plusvalutati, invece, avevano stipendi medi di 250

mercoledì, gennaio 10, 2007

TAR, IL RICORSO DELLEGO DI NAPOLI PER LO SCUDETTO ALL'INTER

Pubblicato il 10.01.2007
RICORSO AL TAR AVVERSO IL PROVVEDIMENTO DI ASSEGNAZIONE DELLO SCUDETTO ALL’INTER - DI AVV. RAFFAELE DI MONDA

“L’11 gennaio 2007 ore 9.30 verrà discusso dinanzi al TAR di Roma il ricorso proposto da L’Ego di Napoli avverso la FIGC per la revoca dello scudetto all’INTER. Un ricorso teso soprattutto a far chiarezza in ordine alla valenza dei presupposti che hanno condotto all’assegnazione dello scudetto 2005/2006.
E’ doveroso premettere che un vero e proprio provvedimento di assegnazione non esiste, vi è, semmai, uno scarno comunicato stampa, “targato” FIGC, che recita: “Il Commissario straordinario ha ritenuto di attenersi alle conclusioni del parere e che non ricorrono motivi per non assegnare lo scudetto 2005/2006 alla squadra prima classificata all’esito dei giudizi disciplinari”. Il parere cui si fa riferimento è quello reso dai tre saggi (“magi”?) Aigner, Coccia e Pardolesi, chiamati a rispondere sul quesito se fosse possibile “donare” lo scudetto in caso di modifica della classifica finale di campionato, in seguito ad illeciti disciplinari” (illeciti riferiti al 2004/2005).
I primi 19 articoli del parere sono una mera elencazione della normativa federale e giungono all’unica conclusione plausibile, ovvero l’applicazione dell’art. 49 NOIF, che prevede l’automatica acquisizione del titolo di Campione d’Italia alla squadra prima classificata, tenuto conto delle sanzioni.
L’art. 20 del parere (unico meritevole di considerazione) sembra addirittura collezionare un utile suggerimento al prof. Guido Rossi, ricordandogli di godere di un potere discrezionale tale da bypassare l’applicazione dell’art. 49 NOIF (assegnazione automatica titolo …). Tale eventualità si sarebbe verificata ove mai l’organo federale avesse riscontrato l’esistenza di motivi ostativi, quali comportamenti eticamente scorretti o poco limpidi, seppur non oggetto di sanzione.
Se Guido Rossi si fosse scrupolosoamente attenuto al suggerimento che traspare dal parere, mai avrebbe dovuto assegnare il titolo ad una squadra i cui dirigenti nel recente passato si erano macchiati di alcuni comportamenti poco limpidi e certamente moralmente ed eticamente censurabili, evidenziati dal canovaccio dei saggi (caso Oriali-Recoba, ecc.).
Queste motivazioni hanno spinto la mia associazione a proporre ricorso nella speranza che la giustizia amministrativa possa spiegare realmente ad oltre trenta milioni di italiani se sia stato giusto assegnare il titolo di Campione d’Italia alla squadra del Patron Moratti. La convinzione della legittimità delle mie ragioni è suffragata dalle lacunose difese avversarie, trincerate dietro eccezioni preliminari quali intempestività del ricorso e carenza di legittimazione processuale, invece di soffermarsi e scardinare la sostanza e l’oggetto della discussione. Tale atteggiamento equivale, a parer mio, ad un senso di consapevole impotenza ed intrinsecamente ad un’ammissione di responsabilità.
Aspiro ad avere finalmente un pubblico confronto con il Presidente Moratti, per ascoltare le motivazioni che hanno indotto un uomo di altissimo profilo morale, nonché simbolo per tanti giovani e non, a ritenere meritato un titolo sportivo concesso a chi si è reso, comunque, protagonista di comportamenti quantomeno poco limpidi. Falsificazione di atti pubblici, intercettazioni, pedinamenti, ecc. sono addirittura reati. Se non bastesse, alcuna conseguenza vi è stata per i dirigenti che hanno infangato il nome di una squadra e contribuito a sfiduciare gli appassionati di sport. Ammettere la responsabilità dei dirigenti, ammettere di essersi reso protagonista di comportamenti non corretti darebbe speranza a molte persone che anelano ad una vita ove regni equità e giustizia.
Non ho paura di essere tacciato da alcuni di esibizionismo o mania di protagonismo. Oggi chi cerca verità e giustizia ha bisogno del supporto mediatico, poiché chi dovrebbe garantirle spesso risulta silente ed indifferente, temerario, iniquo (indulto e calciopoli docet).
E se il dazio sarà quello di essere etichettato come un personaggio alla ricerca di successo, sarò sempre disposto a rischiare la mia reputazione personale e professionale per la ricerca della verità.
Ma per fortuna migliaia di persone hanno testimoniato il loro consenso attraverso e-mail giunte da tutto il mondo. Sarebbe meraviglioso se le stesse persone ed altre ancora mi fossero vicine l’11 gennaio al TAR del Lazio, per sostenere in maniera civile una battaglia che dovrà essere vinta perché si possa sperare in un futuro over errori e soprusi similari vengano mai più ripetuti”. Avv. Raffaele Di Monda, Presidente dell’associazione L’Ego di Napoli.

ALL"INTER IL PRIMATO DEL DEFICIT

IL SOle 24 Ore

All'Inter il primato del deficit: 181,5 milioni
di Gianni Dragoni

Con un passivo di 181,5 milioni di euro nell'ultima stagione, l'Fc Internazionale stabilisce il primato delle perdite tra le società di calcio italiane. Il risultato emerge dal bilancio consolidato al 30giugno 2006, predisposto per la prima volta dalla squadra presieduta da Massimo Moratti, ma non divulgato. Finora era noto il bilancio civilistico dell'Inter, approvato dai soci il 6 novembre. Questo documento dichiara una perdita netta di 31,14 milioni, un deficit contenuto rispetto alle consuetudini del club nerazzurro, reduce da una perdita di 118,7 milioni nel 20042005. Il precedente record negativo era del Parma Ac di Calisto Tanzi nel 20022003,finito in amministrazione straordinaria con 167,3 milioni di passivo. Con l'analisi dei conti dell'Inter si apre un'inchiesta del «Sole 24 Ore» sui bilanci delle società di calcio. Conti sempre traballanti, nonostante vengano partoriti nuovi artifici contabili. Dopo la legge salvacalcio, varata nel 2003 e bocciata dall'Ue, le squadre più "intraprendenti" hanno escogitato la rivalutazione e cessione del marchio. Ma si tratta di operazioni in famiglia:la cessione a se stessi. Questo ha consentito di mettere una toppa (di carta) ai buchi della gestione nei bilanci civilistici, nei quali formalmente vengono ammesse plusvalenze anche se realizzate in famiglia e quindi, in realtà, fasulle. Anche la Covisoc, la commissione della Figc che vigila sui conti delle squadre, dopo aver tentato l'affondo del rigore l'estate scorsa è stata tollerante sui conti taroccati. L'Inter ha dichiarato una plusvalenza di 158 milioni a fine 2005 "vendendo" il marchio alla controllata Inter Brand Srl. Nel bilancio civilistico questo guadagno è stato utilizzato per ridurre le perdite. I revisori della Kpmg però hanno storto il naso,con richiami o eccezioni su questa e altre voci del bilancio di Moratti. Tra l'altro — rileva Kpmg — su questa plusvalenza non è stata accantonata l'Irap, che sarebbe di6,7 milioni e aumenterebbe la perdita finale.Nell'ultimo bilancio l'Inter ha stanziato 111,8 milioni di ammortamenti per assorbire il 35% della svalutazione calciatori fatta con la legge salvacalcio ( per 319,4 milioni totali).Dovrà assorbire i residui 111,8 milioni con il bilancio corrente, al 30 giugno 2007. Il 9 giugno 2006 l'Inter ha ottenuto da Banca Antonveneta un finanziamento di 120milioni, dando in pegno il marchio. L'Inter si è impegnata a rispettare parametri economici e finanziari, Moratti si è impegnato «a supportare economicamente e finanziariamente in caso di necessità la società e su tale presupposto è stato redatto il bilancio consolidato», si legge nel documento. Nel consolidato, che dà una rappresentazione dei conti più realistica, è stata eliminata la plusvalenza di 158 milioni perché infragruppo ed è stato stornato l'ammortamento di 7,9 milioni sui marchi. Questo ha fatto emergere la perdita di 181,5 milioni,anziché di 31 milioni come nel civilistico. Il costo del personale è di 141,95 milioni, su un valore della produzione di 210,45 milioni, escluse le plusvalenze da calciomercato, pari a 7,5 milioni. Altro indice di fragilità è il patrimonio netto consolidato: a fine giugno era negativo per 122,8 milioni, contro debiti verso banche per 209 milioni (e 35 milioni di liquidità). Moratti ha appena varato un rafforzamento patrimoniale e un riassetto, attraverso la fusione tra Fc Inter e Inter Capital Srl, la nuova società azionista di controllo del club, costituita il 4 luglio 2006 e posseduta da Internazionale Holding. Con la fusione, approvata ieri dai soci, il club riceverà liquidità per 70milioni, assicurata da un aumento di capitale di Inter Capital per metà già versato da Moratti, il quale aumenta dall'89 al 92% la sua quota nella squadra di calcio.
Gianni Dragoni - 10 gennaio 2007

IL DOPING NEI CONTI DELLE SQUADRE DI MILANO E ROMA

Il "doping" nei conti dei big del pallone. Il bilancio delle "grandi
di WALTER GALBIATI e ETTORE LIVINI
MILANO - Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Dopo due anni di austerity e di rigore finanziario, i big del calcio italiano (Juventus, a suo onore, esclusa) tornano a cadere nella trappola del "doping contabile". La partita in questione è di quelle decisive, valida però solo per la salvezza: in ballo ci sono quei 700 milioni di perdite che Milan, Inter, Roma e Lazio devono (o a questo punto dovevano) mettere in bilancio entro giugno 2007 per coprire la voragine aperta dall'addio allo spalma-debiti, cassato dalla Ue. Una cifra gigantesca, che avrebbe costretto i presidenti e i piccoli azionisti delle squadre a mettere mano al portafoglio per firmare l'assegno monstre per evitare il crac. Pericolo scampato. Grazie allo stesso metodo utilizzato negli anni della finanza allegra della Serie A: le plusvalenze fai-da-te.

Una volta ci si scambiava i ragazzini della squadra primavera a peso d'oro, incassando guadagni milionari del tutto fittizi ma utili a tappare i buchi nei conti. Oggi il giochino è un po' più sofisticato, fatto tutto in casa ma - tutto sommato - nemmeno troppo diverso: il trucco del marchio. Milan e Inter, Roma e Lazio hanno girato a se stesse il proprio brand. Rivalutandone il valore. Una partita di giro in cui non è passata di mano una lira, certificata da relazioni di fior di luminari per giustificare la lievitazione delle cifre. Ma sufficiente a creare un tesoretto di plusvalenze fittizie di 567 milioni di euro (186 i rossoneri, 159 la squadra di Moratti, 127 la Lupa e 95 i biancazurri). Un'iniezione di sano "doping contabile" dal sapore antico che consentirà tra quest'anno (come ha fatto il Milan) e il 2007 di mandare in archivio senza drammi finanziari la zavorra dello spalmaperdite. E da cui esce del tutto "pulita" la Juventus, pietra dello scandalo dell'estate di Calciopoli, che non è dovuta ricorrere ad artifici amministrativi perché in passato aveva rinunciato all'applicazione del decreto del governo Berlusconi per allungare gli ammortamenti dei giocatori.

Peccato. Anche perché, seppur a piccoli passi, i conti delle storiche grandi del calcio italiano avevano cominciato a dare qualche timido segno di ripresa. Certo i bilanci chiusi al 30 giugno 2006 delle big, mostrano dati ancora sbilanciati, con ricavi totali pari a 905 milioni e costi per 1.160 milioni. Ma evidenziano anche cifre più confortanti: il monte stipendi che si sono divise le stelle dello scorso campionato è sceso a 499 milioni, circa 20 milioni in meno della precedente stagione. E il risultato è un passivo consolidato per le grandi di "soli" 68 milioni, la metà dell'anno precedente.

A salvare i conti sono state le plusvalenze, da cessione di giocatori per le squadre romane e del marchio per Inter e Milan. I debiti delle cinque grandi sono saliti da 972 milioni a oltre 1 miliardo, soprattutto a causa della squadra nerazzurra, che si è vista lievitare la propria esposizione a seguito del riacquisto del brand.

La necessità di ritornare alla finanza creativa è nata dopo che la legge del 2003, che consentiva di spalmare in dieci anni e non nella durata del contratto dei giocatori il costo di acquisto dei fuoriclasse, è stata giudicata inadeguata dall'Unione europea. Il decreto legge 115 convertito in legge il 17 agosto 2005 ha di fatto abrogato la legge 27 del 2003, prevedendo l'azzeramento del valore residuo della svalutazione dei diritti pluriennali entro il 30 giugno 2007. Così tutte quelle società che avevano pensato di spalmare in dieci anni gli acquisti miliardari ora sono dovute correre ai ripari.

Nell'esercizio 2003 il Milan aveva deciso di rinviare nei successivi dieci anni svalutazioni per 242 milioni. Cambiata la legge, la società rossonera ha deciso di spesare quel che rimaneva (181,5 milioni) in un solo esercizio. Per evitare un buco di bilancio il Milan, come le altre grandi, ha pensato di vendere alla controllata Milan Entertainment srl il proprio marchio, incassando una plusvalenza di 181,3 milioni, esattamente in linea con le necessità di bilancio. I cugini interisti hanno venduto lo stemma della Beneamata alla controllata Inter Brand srl, per 159 milioni, una cifra comunque inferiore agli oneri residui pari a 223,6 milioni di euro.

Anche le cugine romane hanno seguito l'esempio delle milanesi. La Lazio, che deve ancora scontare oneri per 127,7 milioni, ha valutato il proprio marchio 95 milioni, cedendolo a una controllata, mentre la Roma lo ha venduto in famiglia per 127 milioni a fronte di oneri pluriennali di 80 milioni. Ma per le romane, entrambe quotate, il doping amministrativo potrebbe avere vita breve, se la Consob, l'Autorità che vigila sui mercati, dovesse contestare l'operazione. In particolare, la Commissione starebbe valutando la compatibilità dello sfruttamento del marchio con i nuovi principi contabili. - ( 2006)

venerdì, gennaio 05, 2007

TelecomGate

TelekomGate
L'ultima di Mister Tim. Il tronchetto ha denunciato alcuni personaggi accusandoli di truffa nella vendita delle azioni telecom....ormai quest'uomo (sempre che di uomo si possa parlare....) mi ricorda sempre di più il cecchi gori dell'ultimo periodo (che ormai in gravissime difficoltà sia economiche che penali), denunciava alcuni personaggi accusandoli proprio di truffa nell'affare della fusione tra seat pagine gialle e le sue televisioni (la 7)....ironia della sorte ora queste televisioni sono proprio del tronchetto (attraverso telecom)...cosa ne pensate di questa mia idea...? per mè è meno campata in aria di quanto si possa pensare ad un primo sguardo....le similitudini sono inquietanti.....bel binomi - Tronchetti Provera-Cecchi Gori

P.s questa storia non è direttamente correlata con farsopoli però insisto con il mio modo di vedere....qualunque segno di debolezza del sistema morattian-tronchettiano che ci ha ingiustamente condannato è per me una buona notizia...
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In un esposto contro ignoti ipotizza un raggiro nella compravendita del 2001
MILANO
È uno dei motori delle inchieste che ruotano intorno alle vicende Telecom: un esposto presentato alla fine dell’aprile scorso da Marco Tronchetti Provera per sostenere di essere stato truffato nell’acquisto di Telecom nell’estate del 2001. La denuncia contro ignoti, tenuta finora rigorosamente segreta, ha fatto aprire un’indagine alla Procura milanese che si è andata ad aggiungere ai vari filoni già aperti sul caso con l’inchiesta Antonveneta e poi con il fascicolo Unipol-Gnutti. Nell’esposto si analizza l’andamento del titolo Olivetti (che controllava Telecom) nel periodo giugno-luglio di quell’anno, sostenendo in pratica che venne artatamente gonfiato fino ad essere pagato dalla Pirelli quasi il doppio del suo valore di mercato. Nella ricostruzione della cessione Telecom alla Pirelli, già si parlò di «un concerto» per tenere alto il prezzo di Olivetti, quando nell’estate del 2001 Pirelli e Benetton pagarono alla Bell di Emilio Gnutti 4 euro per azione per il controllo del gigante telefonico, mentre i corsi di Borsa erano all’incirca la metà, quotando il titolo Olivetti appena a 2,25 euro. Inizialmente il prezzo elevato venne spiegato con il fatto che in questo modo Pirelli avrebbe evitato di lanciare un’Opa. Cinque anni dopo però Tronchetti Provera ha ritenuto che in quella vendita qualcuno si avvantaggiò illecitamente.

Una ricostruzione che per gli inquirenti porta dritto a quella super parcella da 50 miliardi di lire scoperta nei conti di Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, gli ex numeri uno di Unipol, e pagata dal finanziere bresciano Emilio Gnutti per una non meglio specificata consulenza. L’ipotesi, neanche troppo velata, che emerge dalle indagini partite dall’esposto di Tronchetti Provera è che dunque sarebbero stati i due ex manager delle coop rosse a far lievitare il titolo di Olivetti, sostenendola in Borsa proprio nel periodo delle trattative per la cessione Telecom, d’accordo con i soci della Bell. E proprio la società lussemburghese di Gnutti sembra essere diventata il punto di contatto con le varie indagini scaturite sull’affare Telecom. Si riesumano perfino vecchie intercettazioni. Come una della fine del 2004 di Gianpiero Fiorani, dove l’ex amministratore delegato della Popolare di Lodi, intercettato per l’inchiesta sul fallimento Hdc, canticchia al telefono con un suo collaboratore la famosa canzoncina di Natale: «Jingle Bell, jingle Bell...». Solo che il riferimento non è alle campane ma all’inchiesta sulla Bell di Gnutti che i pm milanesi proprio in quel periodo avevano deciso di archiviare. Fiorani se la ride, trovando molto divertente il fatto che, grazie a una perizia di due professori della Bocconi, non sia risultato, nessun profilo di frode fiscale sulla plusvalenza intascata dalla società di Gnutti dalla vendita di Telecom. Il divertimento durerà poco. Anche perché un mese fa, con un colpo di scena i pm milanesi hanno richiesto al gip il fascicolo su Bell per riaprire le indagini, bloccando il pagamento della consulenza ai due periti della Bocconi. Che cosa ha convinto i magistrati a fare marcia indietro? Mistero. «Un elemento nuovo acquisito alle indagini», dicono genericamente in Procura. C’è chi parla di un supertestimone, di cui però non si trova traccia. Particolare non secondario: uno dei due magistrati che ora si occupano di Bell, il pm Laura Pedio, è la stessa che ha condotto l’inchiesta su Hdc.

Mogg, e la Ventura: la Melandri-Guido Rossi e Maffei

Immagino come Guido Rossi sia rimasto esterrefatto nel vedere su raidue, o raitre non lo so, non guardo certi programmi, il volto di colui che rappresenta il cancro del calcio italiano.
Immagino guidone rossi, con la sua bella giacca bianca da play boy di riviera, precipitarsi al telefono e dire alla Melandri "Ma come, non vigilate sul servizio pubblico! Ma che cosa mi avete messo a fare sullo scranno della Lega? A premere pulsanti di computer per i sorteggi? Eppoi quello lì non è mica solo. A fargli da spalla c’è pure Mastella".
La Melandri, tra una festa dell’Unità di Borgo di sotto ed una in Borgo di sopra, trasecola e poi tranquillizza il commissario. "Ci penserò io". Pronto il dispaccio d’agenzia, mentre un giro vorticoso di telefonate, tira dentro anche Curzino Curzi, che tuona fulmini e saette tirando in ballo il povero Maffei.
Povero Maffei, perché di fatto non c’entra nulla con quell’avanspettacolo di programma di mamma rai. Ma ormai il dado è tratto e chissenefrega se segna Corona o Corini. Il sussulto c’è solo quando segna Oliveira per il Milan.
Intanto l’uragano Moggi è passato, la nazione s’indigna, le puttanelle che hanno gridato allo scandalo al sorgere delle prime calure estive, proseguono la loro corsa con le mani alzate e gli occhi della verginità mai avuta, mentre la Ventura si è sdebitata col boss. Gli amici servono sempre a qualcosa.
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I 100 LERCHE"

perché nascono le intercettazioni?
Perché da casa "atalanta" ci sono solo telefonate con Moggi?
Perché qualcuno le conserva nel cassetto della federazione per otto mesi?
Perché a Torino è corsa voce che sull’infortunio di Lapo centrasse qualcosa Moggi?
Perché scoppia tutto a maggio prima e non dopo i mondiali?
Perché la Juve dilapida un cospicuo margine di vantaggio in classifica, rischiando di farsi riacciuffare nel finale?
Delle intercettazioni chiuse nel cassetto chi era al corrente?
Perché i media cavalcano a spron battuto l’evento sbattendo in prima pagina il mostro di turno?
Perché John Gionnino Elkan esce dallo stadio dichiarandosi vicino a tecnico e giocatori?
Perché Montezemolo dice "meglio che sto zitto?"
Che fine fa Andrea Agnelli?
Perché la Juve fonda la propria difesa in maniera imbarazzante ed ondivaga?
Perché Moratti non cavalca gli eventi?
Perché li cavalca Berlusconi chiedendo i due scudetti?
Berlusconi è andato oltre?
Perché solo dopo la sentenza Cobolli che esce sempre assieme a Gigli cambia strategia e di colpo s’incazza infervorando la piazza?
Perché inizia la liquidazione dei calciatori juve?
Perché Carraro è stato assolto?
Perché si prepara un ricorso al tar?
Perché tuttosport cavalca fino al 25 agosto il malcontento dei tifosi bianconeri?
Perché Montezemolo finalmente bisbiglia la cosa più insana nel tranquillo parterre di cl a Rimini di lasciare il tar?
Perché tuttosport comincia a fare marcia indietro sorridendo a Montezemolo?
Perché il cda juve si è riunito una giornata per partorire una triste ritirata?
Qual è il ruolo della politica nella faccenda?
Soprattutto qual è il ruolo degli affari nella faccenda?
Perché elkan era favorevole al ricorso?
Era veramente favorevole?
Perché Briatore lancia strali contro la Ferrari?
Che c’entra Briatore?
Perché qualcuno della vecchia dirigenza della juve, investito dallo scandalo, aveva mire per costruire un polo sportivo unico Ferrari compresa?
Si tratta solo di scandalo sportivo, oppure c’è dell’altro? Una bella faida di potere tra i discendenti?
Perché Moggi torna in televisione, lui che col calcio aveva chiuso e gli avevano rubato l’anima?
La chiave della sua anima l’aveva Paparesta?
Che fine faranno i procedimenti civili e penali?
Perché la juve non chiede i danni a Moggi e Giraudo?
Perché?

Comunicato-Associazione - Giulemanidallajuve

From :
Sent : Tuesday, January 2, 2007 7:18 PM
To :

Subject : Messaggio da GIULEMANIDALLAJUVE.COM

Domani ore 12, parte “GiùlemanidallaJuve-Forum”.
Il Forum sarà inizialmente diviso in una sezione dedicata al Mondo Juve ed una dedicata all’Associazione. Successivamente si aggiungerà una ulteriore sezione dedicati ai nostri amici tra cui Moggi (moderatore l’Assistente di Moggi) e Il Prof. Paolo Bertinetti.
-------------------------------------------------------From: <"Giulemanidallajuve.com>"@NONE>

To: <"Iscrittialla Mailing List>"@NONE>

Subject: Giulemanidallajuve - Comunicazione del 31/12/2006


Date: Thu 01/04/07 04:52 AM
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COMUNICATO IMPORTANTE

Stiamo preparando la documentazione per il ricorso alla Corte Europa. Se sei un Associato residente all'estero o hai amici residenti all'estero che sono in possesso di azioni Juventus, ti invitiamo a darcene comunicazione al nostro indirizzo di posta elettronica posta@giulemanidallajuve.com . E'importante inserire nel ricorso anche azionisti non italiani. Invitiamo anche i residenti in Italia in possesso di azioni Juventus o che conoscono amici che ne siano in possesso, ad inviarci la documentazione. Non molliamo, l'Europa si avvicina.
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Date: Fri 01/05/07 06:17 AM

Comunicato agli Associati
A tutti gli amici Juventini comunico che il 18 c.m. sar discusso il ricorso al TAR presentato dalla nostra Associazione e grazie ai contributi che tutti noi abbiamo versato. Come gi comunicato il ricorso ha il duplice scopo di verificare una eventuale legittimazione dell'Associazione nell'ambito della giustizia italiana e della necessit di concludere l'iter legale nel nostro Paese per poter adire alla Corte Dei Diritti dell'Uomo. Noi siamo un gruppo di tifosi che non si fermato alle apparenze; la nostra appartenenza all'associazione sinonimo di lotta contro tutti quelli che ci hanno voluto ingiustamente relegare in un angolino di serie B e non possiamo n dobbiamo mollare ora. Se questa fosse l'unica strada per restituire la dignit e tenere alta la speranza di poter combattere chi ha violato le pi elementari norme di uno stato democratico, dobbiamo percorrerla con tutta la nostra passione e fede per i colori che stiamo cercando di salvare. E' finito il tempo dei sogni, questo significa che dobbiamo rimboccarci le maniche e tentare il tutto per tutto per non dire domani " potevo ma non ho fatto". Chiudete un attimo gli occhi e pensate al terremoto che scatenerebbe una nostra vittoria e ..pensate a cosa significherebbe per la ns Juve e per la ns dirigenza. allora sosteniamo questi progetti, servir a renderci partecipi di un disegno concreto con finalit chiare. Il vero Juventino quello che non si arrende mai e se fino ad oggi hanno cercato di ignorarci ora si accorgeranno di cosa siamo capaci ! Grazie Paola - Associata GilemanidallaJuve
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Date: Sun 12/31/06 06:08 AM

Comunicato agli Associati

Cerchiamo di fare un consuntivo per l'anno che stiamo lasciando e di fare chiarezza per quello che ci accingiamo a vivere da protagonisti: Siete gi a conoscenza del nostro ricorso al TAR che sar discusso nel mese di Gennaio. Tale ricorso ha il duplice scopo di verificare una eventuale legittimazione dell'Associazione nell'ambito della Giustizia Italiana e, della necessit di concludere l'iter legale in Italia per poter adire alla Corte dei Diritti dell'Uomo. Sempre nel mese di Gennaio siamo certi che, grazie al Vostro sostegno economico, saremo in grado di dare mandato al nostro Legale Belga per poter realizzare un primo ricorso alla Corte Europea sulla Concorrenza. Credo sar viva la preoccupazione dei tanti che hanno affossato la Juve quando sar comunicato il nome del legale Belga che ci ha incitati a proseguire con la battaglia. L'esito di questo primo ricorso dovrebbe arrivare entro la fine dei campionati di calcio con le conseguenze che tutti auspichiamo in caso di vittoria. Il 2007 sar comunque un anno ricco di tante iniziative tese alla crescita della nostra Associazione. In primo luogo, per esigenze dettate dal rischio di rilasciare comunicati anche ad iscritti "infiltrati", torneremo a dare comunicati pi dettagliati solo ai soci contribuenti. Al fine di finanziare il secondo ricorso in ambito Europeo, pensiamo di stabilire una quota associativa con relativo rilascio di una tessera di "Associato" (retroattiva per chi ha gi versato). Gli Associati possessori di tessera potranno godere di vantaggi economici/commerciali che stiamo appositamente studiando. Primo tra tutti, abbiamo ottenuto l'assenso da parte di Vodafone di rilasciare agli Associati possessori di scheda TIM (Tronchetti/Moratti/Rossi) e TRE (pubblicit antiJuve) un sim gratuita (con incluse 5? di traffico) per effettuare portabilit del numero. E' nostra intenzione organizzare un incontro con tutti gli Associati possessori di tessera in cui saranno presenti alcuni ospiti "illustri" (tra cui Moggi). L'art.4 del nostro statuto prevede la tutela dell'immagine degli Associati, per tale ragione (compatibilmente con le disponibilit economiche) intendiamo avviare azioni legali nei confronti di coloro che hanno leso l'immagine della Juventus (primi tra tutti alcuni giornalisti) e di riflesso dei nostri Associati. Abbiamo inviato un comunicato a tutti gli Juventus Club d'Italia a cui stata chiesta una fattiva collaborazione. Saremo sempre pi un Associazione dei "fatti" e non delle parole, e vogliamo contare su diverse migliaia di iscritti. Il gran numero di aderenti sar la "nostra forza", la garanzia di una difesa in ogni sede della nostra amata Juventus. Noi non permetteremo il ripetersi dello scempio vissuto la scorsa estate. Saremo la guardia del corpo della "Vecchia Signora". Se ci darete una mano saremo i sicuri protagonisti del nuovo anno e diventeremo sempre pi "la casa di tutti gli Juventini". Colgo l'occasione per augurarvi un 2007 ricco di tante soddisfazioni sportive e legali. Buon anno anche alle Vostre famiglie. Giuseppe Belviso

TelecomGate....... Tavaroli Comincia a Cantar.....

TAVAROLI SHOW – LA LINEA DIFENSIVA DELL’EX MANAGER È CAMBIATA: FIOCCANO LE AMMISSIONI E I GROSSI NOMI – “IL MIO REFERENTE ERA L’AD BUORA, MA PER LE QUESTIONI DELICATE PARLAVO CON TRONCHETTI” – “LA TELECOM SAPEVA DELLO SPIONAGGIO SUI DIPENDENTI”…

Oriana Liso e Cristina Zagaria per “la Repubblica”
All´indomani del suo arresto l´ex dominus della Security Telecom-Pirelli Giuliano Tavaroli affermava sicuro: «Non riferivo al presidente Tronchetti ma all´ad Carlo Buora e solo su operazioni legali». Era il 22 settembre scorso: il manager iniziava a costruire una tenace difesa non solo del suo lavoro, ma anche di chi fino ad allora aveva servito. Una difesa che però, con il passare dei mesi e degli interrogatori, tra mezze ammissioni e molti "non ricordo", si è trasformata in un disegno, anche se parziale e scolorito, della mappa dei suoi referenti all´interno dell´azienda.

Una versione che finora non ha convinto i magistrati che continuano a tenerlo in carcere, dove potrebbe restare ancora per otto mesi, in base ai termini della custodia cautelare. Nelle due ordinanze dell´inchiesta sul dossieraggio abusivo i gip più volte ribadiscono: «Non è da escludere che almeno in alcune occasioni il gruppo industriale committente (Telecom-Pirelli) non disdegnasse di procurarsi informazioni di affari attraverso canali che la mera lettura dei report avrebbe dovuto fare subito notare come assolutamente insoliti per un soggetto privato». Spesso, ad essere "insolite" erano le stesse richieste.

COSA RIFERIRE, A CHI - Tavaroli è sempre molto cauto quando si tratta di rispondere a domande sui vertici aziendali. Ma spesso non può evitare di fare nomi. L´11 ottobre: «Il mio referente in via diretta era il dottor Buora. Per determinate vicende che interessavano direttamente la presidenza, quali ad esempio la contro indagine sulla Kroll (l´agenzia investigativa americana che avrebbe spiato la famiglia di Afef, ndr) riferivo al dottor Tronchetti».

Passano otto giorni e Tavaroli aggiunge un tassello importante parlando dell´operazione Filtro sugli aspiranti dipendenti di Telecom e Pirelli, schedati - a suo dire - per evitare infiltrazioni di elementi sovversivi. «L´attività illecita nei confronti dei dipendenti era nota agli apparati aziendali, e mi riferisco in particolare all´ufficio del personale. Ribadisco che per quanto riguarda la Telecom fu il dottor Rosati a sollecitare l´attività. Per quanto riguarda Pirelli la decisione di svolgere un monitoraggio venne adottata su richiesta del dottor Bracco».

I CONTI, LE E-MAIL - Un vertice presso la Banca del Gottardo. E una strategia pianificata con Adamo Bove. Nell´interrogatorio del 29 settembre Tavaroli torna sulla delicata vicenda dei conti correnti esteri intestati a Tronchetti Provera e Buora. Sui quali, secondo la versione di Alberto Romagnolo (ex funzionario della Banca del Gottardo), sarebbero state compiute operazioni finanziarie a favore dei due manager e a danno della Pirelli.

Un meccanismo, gestito da Bernard Huppert, capo della tesoreria Pirelli, grazie al quale le plusvalenze venivano dirottate sui conti di Tronchetti e Buora presso l´istituto elvetico e le perdite su quelli del gruppo. La vicenda nasce da una e-mail anonima inviata a Tronchetti, con la quale, alludendo ai conti cifrati, si voleva persuadere i vertici Pirelli a comporre una lite tra Romagnolo e la banca per cui lavorava. «Parlai di tale messaggio anonimo con i responsabili della Banca del Gottardo, Casillo (Sergio, ndr) e altra persona di cui non ricordo il nome; in quel viaggio venni accompagnato da Huppert», dice Tavaroli.

Secondo la sua ricostruzione, in quel vertice estivo a Montecarlo, Casillo attribuì a Romagnolo la e-mail anonima, mentre a settembre l´amministratore delegato e il legale della banca affermarono che «il rapporto della banca di Francia menzionato nella mail (come contenente i riferimenti ai conti di Tronchetti e Buora) non esisteva». Per contrastare l´iniziativa di Romagnolo, Tavaroli incontra Adamo Bove, il manager Tim morto suicida, e mette a punto con lui una strategia da discutere con un uomo di fiducia di Romagnolo. L´incontro con quest´ultimo avviene in un ristorante di Torino e il tutto viene registrato.

fonte internet:http://213.215.144.81/public_html/articolo_index_28706.html

inserisco anche quest'altro articolo per dimostrarvi che dal punto di vista finanziario sono in tanti ad avere l'intenzione di scalzare tronki da "padrone" di telecom....

è chiaro che se il tronki perde questa "carica" la sua personale situazione diventerà ancora più precaria....visto che non potrà farsi scudo dei dipendenti telecom...minacciando licenziamenti se succedesse qualcosa contro di lui....

inoltre considerate che gente come zaleki e bazoli quando si muovono vuol dire che vanno fino in fondo....

HOPA-MITTEL, BAZOLI GUARDA A TELECOM…
Al. G. per “Il Sole 24 Ore” - Se da idea dovesse trasformarsi in progetto, la fusione tra Mittel e Hopa rivitalizzerebbe i due salotti della cosiddetta finanza bresciana. L'attenzione, più che sul business del merchant banking, è ovviamente tutta concentrata sulle partecipazioni. La Mittel presieduta da Giovanni Bazoli porta in dote le quote (sindacate, e quindi ad alto peso specifico, in Rcs Mediagroup e in IntesaSanpaolo). La Hopa, ormai svincolata dal dominio di Emilio Gnutti, è uscita malconcia dalla vicenda AntonVeneta. Ma ha ancora in dote un asset di pregio: il 3,6% di Telecom Italia. Per i soci di Hopa, la fusione con Mittel avrebbe il pregio di consentire l'automatica quotazione della società (con la conseguente liquidabilità dei titoli). Per Mittel, e soprattutto per il suo presidente Giovanni Bazoli, l'integrazione avrebbe il vantaggio di portare in dote il 3,6% di Telecom Italia. Un pacchetto che finora ha avuto poca influenza sulle sorti del gruppo che fa capo a Pirelli. Ma che se finisse in mano a Bazoli, peserebbe certamente di più.
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AVEVA RAGIONE MOGGI!! IL 2006 ANNO DEL MALE! ANNO CHE HA CHIUSO DUE LUSTRI DI INVIDIE, TRAME E CONGIURE. ORA SI RIPARTE MA NON SI PUO', NE SI DEVE DIMENTICARE IL TENTATO OMICIDIO DELLA NOSTRA, CARA VECCHIA SIGNORA JUVENTUS - OGGI, 5 GENNAIO 2007, GIORNO DI RIFLESSIONE SUL 2006, L'ANNO NEFASTO PER LA JUVENTUS CHE L'HA PORTATA A CALPESTARE I CAMPI DELLA SERIE CADETTA, E CHE SI LASCIA ALLE SPALLE FATTI TRAGICI.

L'HANNO FATTA PIANGERE...
Il 2006 è stato l’anno piu' infausto nella storia della Juventus, e' molto probabilmente l’anno piu' infausto nella storia del calcio italiano. Sul piano puramente sportivo (cioe' quello meno importante) si sono registrati l’ingiusta retrocessione in serie B e l’ingiusta revoca di due meritatissimi scudetti vinti sul campo contro tutto e contro tutti, con la conseguente diaspora di numerosi campioni che, chi per un motivo e chi per un'altro, sono andati a fare le fortune di altre squadre!

Sul piano umano, e vado a memoria, ci sono stati la prematura scomparsa del magazziniere Francesco Romeo, il tentato suicidio del team manager Gianluca Pessotto e l’atroce morte dei due calciatori diciassettenni della formazione Berretti. Una tragedia, quest’ultima, non certo isolata nella storia della Juventus.

Solo per rimanere agli ultimi vent’anni o poco piu', e anche qui vado a memoria, la Juve ha vissuto l’orribile strage dello stadio Heysel (1985), la tragica scomparsa in un incidente automobilistico di Gaetano Scirea (1989) e la morte per leucemia, nel 1995 e a soli 23 anni, del forte difensore salernitano Andrea Fortunato.

Sul fronte proprietario, ovvero in seno alla famiglia Agnelli, si sono avuti nel 1997 la scomparsa per una rara forma di tumore (denominato cancro clinico, perche' procurato!) di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, e nel 2000 il pseudo suicidio (altro assassinio!) di Edoardo, figlio dell' Avvoca Gianni.

Fatti che smentiscono l’ennesimo calunnioso luogo comune (uno dei tanti, c’e' solo l’imbarazzo della scelta) sulla Juventus, e cioe' che si tratti di una squadra particolarmente fortunata, privilegiata dal fato oltreche' dalle presunte manovre del Potere degli Agnelli. Infami diffamatori!

In realta' e' proprio il contrario, la Juventus puo' dirsi nel complesso una squadra tutt’altro che fortunata. C’e' pero' una qualita' che la contraddistingue (che contrddistingue, per meglio dire, coloro che l’hanno guidata e i suoi tifosi) ed e' quella di avere sempre saputo rialzarsi, e in fretta, dalle tante batoste assestate dalla sorte, e dagli abusi dei poteri occulti (che poi tanto occulti non sono). Abusi purtroppo, quale per un "motivo" e quale per l'altro, sempre supinamente accettati dalla proprieta'.

Cio' in virtu' di un’inesplicabile forza morale derivante da quello che vorrei chiamare un potente senso del dovere legato ai Fratelli Agnelli: il dovere di essere sempre e comunque, come per una sorta di “superiore investitura”, dignitosi e saldi. Sara' cosi' anche questa volta, non ho dubbi al riguardo. E' mi piacerebbe che, se questo mio presaggio, nel prossimo decennio si avverasse, se saro' in vita, che qualcuno me ne dasse atto. O, se non dovesse avverarsi, me lo rinfacciasse. Sempre nella speranza, che a deciderne le sorti, fosse l'ultimo degli Agnelli in vita. E' non gli infedeli!
INSCINDIBILE
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 SECONDO I DATI ELABORATI DALL'UNIVERSITA' DI MESSINA E DALLA QUEEN UNIVERSITY DI LONDRA I BIANCONERI HANNO AVUTO UNA MEDIA PUNTI PIU' BASSA CON I FISCHIETTI CONSIDERATI AMICI - ECCO, CHE ANCORA UNA VOLTA, 

GIRAUDO & MOGGI AVEVANO RAGIONE

PIETRO NAVARRA: JUVE DANNEGGIATA DAGLI ARBITRI INDAGATI 

Dottor Navarro, dove è nata l'idea del vostro studio?
«Il nostro studio è nato quasi per caso, ma adesso siamo in grado di dare alcune risposte statistiche al fenomeno di Calciopoli: se c’è stato un campionato, sleale, parallelo, Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina lo hanno giocato con alterne fortune».
Il professor Pietro Navarra, pro-rettore all’Università di Messina, ci introduce nel viaggio all’interno di un’analisi che apre inedite riflessioni sul caos del calcio italiano. Uno studio (presto finirà sulle colonne di alcune fra le più importanti riviste scientifiche) compiuto insieme ai colleghi Walter Distaso e Leo Leonida della Queen Mary University of London e Dario Maimone Ansaldo Patti dell’Università di Messina.

Professor Navarra, qual è stato il vostro punto di partenza?
«Abbiamo raccolto i dati relativi a tutte le partite del campionato 2004-05 ed abbiamo svolto alcuni test per verificare la validità dell’ipotesi secondo cui la performance delle 4 squadre sotto esame sia stata influenzata positivamente dai 9 arbitri indagati dalla procura di Napoli».

Quali parametri avete usato?
«Abbiamo calcolato il fattore campo e la forza di ogni singola squadra a cui abbiamo assegnato un determinato valore. All’arbitro sotto indagine è stato dato un particolare peso specifico: il nostro obiettivo era quello di dare risposta all’interrogativo se esiste una relazione sistematica tra i risultati delle squadre sotto inchiesta e le partite da esse giocate e dirette dai fischietti indagati».

Tecniche econometriche applicate al fenomeno Calciopoli: il verdetto?
«I nostri risultati dimostrano come gli arbitri indagati non hanno influenzato la probabilità di vittoria nelle partite da loro arbitrate quando a giocare erano Milan e Fiorentina, mentre hanno condizionato l’esito delle gare di Juventus e Lazio, ma in modo opposto per i due club».

Juventus e Lazio con fortune diverse?
«Se per la Lazio la probabilità di vittoria cresce sistematicamente, la stessa diminuisce altrettanto sistematicamente nelle partite giocate dalla Juventus».

A quale interpretazione vi hanno portato i numeri in vostro possesso?
«L’ipotesi che più ci piace seguire è quella dell’esistenza di un campionato parallelo dove la Juventus ha giocato piuttosto male visto i grafici in nostro possesso. E, dove, al contrario la Lazio si è ben difesa».

«Nel campionato parallelo c’erano in lizza diverse forze, ognuna decisa a condizionarne l’esito. Una cosa sia comunque ben chiara, i risultati delle analisi non devono essere assolutamente considerati come una verifica del comportamento lecito o illecito dei dirigenti e delle società coinvolti nello scandalo».

Se, statisticamente, la Juventus risulta uscire con probabilità di vittoria in regresso quando ad arbitrarla sono stati i nove fischietti indagati, si può affermare che non ha guadagnato punti?
«Un’affermazione che, se è vera l’ipotesi dell’esistenza di un campionato parallelo giocato fuori dal campo, ci porta a dire che nessun’altra squadra vince il campionato al posto dei bianconeri perchè altrimenti avremmo potuto quantificare i punti da togliere ai bianconeri».

Oltre all’ipotesi dell’esistenza di un campionato parallelo, quali interpretazione di Calciopoli suggerisce la vostra analisi?
«Sono emerse altre due interpretazioni. La prima ci porta a sostenere che non esistesse alcuna relazione organica fra società e dirigenti con l’obiettivo di condizionare il campionato attraverso le designazioni arbitrali. E, questo, per gli stessi effetti contraddittori del ruolo degli arbitri sulla performance sportiva delle squadre deferite».

E, la seconda?
«Si può sostenere l’esistenza di tali relazioni, ma dalla scarsa produttività visto come Milan e Fiorentina risultano non aver avuto in modo sistematico nè benefici nè danni, come la Juventus abbia avuto solo danni e la Lazio, unica, ne abbia beneficiato. Noi, ripeto, preferiamo riflettere sull’ipotesi sistemica per noi più interessante che ci porta a configurare l’esistenza di un campionato, sleale, parallelo con forze diverse in campo e giocato con alterne fortune dalle società sotto indagine».

Un campionato, sleale, parallelo che sembrerebbe dal punto di vista scientifico avallare la tesi di Moggi quando l’ex dg bianconero parla di una Juventus costretta a difendersi, dall'impero meneghino!
Il rossoneroazzurro Impero del Male
ELIMINATO LO STALLIERE (LUCIANO MOGGI), LA BANDA DI LADRI DI CAVALLI 
(GLI ARBITRI CORROTTI) CON IL LORO BOSS (IL CORRUTTORE ADRIANO GALLIANI)HANNO POTUTO CONTINUARE INCONTRASTATI A RUBARE I CAVALLI