venerdì, novembre 28, 2008

Il XXX capitolo del libro di Gigi Moncalvo (libro mai pubblicato): «Giraudo e Moggi, un “pericolo” per John» PIU La Figc trema: un ricorso può riabilitare Moggi.

 GIU LE MANI DALLA JUVE - 25/08/2009 - LLUIGI 'GIGI'  MONCALVO
Molti tifosi ricordano che Giraudo era in scadenza di contratto, mentre Moggi poteva semplicemente essere licenziato. «Giraudo e Moggi, un “pericolo” per John» è il XXX capitolo del libro mai pubblicato di Gigi Moncalvo, un capitolo che aiuta a comprendere i motivi per cui quei due non potevano essere mandati via in maniera così semplice. Il perché ci fosse il bisogno di colpire Giraudo anche mediaticamente. I.S. 
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Per dodici anni la struttura Girando-Moggi-Bettega è rimasta immutata e ha rappresentato il team di dirigenti più preparati del calcio moderno. Umberto aveva voluto e fatto in modo che la Juventus fosse così forte e ben organizzata non solo perché gli era molto cara ma anche perché immaginava che una simile solidità e strutturazione, nel momento in cui suo figlio ne avesse assunto la guida, avrebbe consentito ad Andrea di poterla gestire con tranquillità.
 
Dopo la morte di Umberto, in ossequio alla fedeltà e riconoscenza verso di lui, Giraudo comincia a preparare il terreno per l’ingresso di Andrea. La Juventus è anche una passione del giovane figlio del Dottore e della vedova, Allegra Caracciolo. Avere un Agnelli di nuovo al vertice della società è importante: Andrea porta il cognome della casa, è figlio di Umberto, è tifoso della Juve, è giovane e intelligente, ha fatto ottimi studi, gode di stima e considerazione, è la persona giusta per dare continuità alla dinastia che ha sempre legato il proprio nome a quello della Juve. 
 
La scelta è ineccepibile, ma le prime mosse di Giraudo sono molto prudenti. Conosce bene i delicati equilibri su cui si reggono i vari rami della famiglia e prevede i contraccolpi e le invidie che potrebbe suscitare un’ascesa troppo repentina di Andrea. Il progetto, su cui Moggi è d’accordo, prevede che il giovane venga inserito nella società gradualmente fin dal 2005 e che poi, a partire dal 2006, assuma ruoli sempre più marcati. Giraudo è consapevole che non c’è niente di meglio dello sport cime trampolino di lancio e cassa di risonanza per un giovane manager da mandare in orbita. Luca di Montezemolo e il suo modo di utilizzare la Ferrari come vetrina è la prova che lo sport, specie attraverso “marchi” famosi, può apre prospettive amplissime in ogni campo. 
 
L’immagine di Andrea può “crescere” moltissimo grazie alla Juventus anche perché Giraudo e Moggi sapranno portare la squadra a grandi successi senza chiedere agli azionisti Fiat o alla famiglia di aprire il portafoglio per finanziare la squadra. Soprattutto, garantiranno ad Andrea la possibilità di prendersi tutti i meriti mentre loro saranno pronti a fare da parafulmine in caso di imprevisti. Una Juve da prima pagina consentirà al giovane Agnelli di essere considerato l’artefice di vittorie e buona amministrazione, di successi e di fortuna, e farlo diventare l’idolo dei quattordici milioni di tifosi che in ogni parte del mondo seguono la Juventus. L’idea è perfetta, ma c’è qualcuno che, dietro le quinte, la intuisce, ne vede le prospettive, non la condivide e quindi comincia a muoversi per ostacolarla e impedirla. 
 
Moggi ricorda che, appena saputa la notizia della morte di Umberto, ebbe questa sensazione: “D’improvviso mi sono sentito più solo. Senza ombrello, senza una luce. Prima l’Avvocato, poi il Dottore: la Juve non sarebbe stata mai più la stessa. Ma anche noi”. La morte di Umberto non lascia “orfani” solo Giraudo, Moggi e la Juventus ma crea all’interno di tutto il Gruppo un immenso vuoto di potere che va colmato al più presto. La scomparsa di Umberto rappresenta la fine della generazione dei fratelli Agnelli. 

E se non c’erano dubbi, dopo la morte di Gianni, che Umberto sarebbe stato il suo successore alla guida del gruppo, ora ci sono molte caselle da riempire. Non ci sono più a disposizione nomi della generazione di Gianni e Umberto, essendo le sorelle fuori gioco. La decisione di puntare su John, come abbiamo visto, era già stata presa. Qualcuno ha accelerato i tempi e lavorato in questo senso forse anche forzando la situazione senza rispettare le necessarie “procedure” famigliari. E quindi colui che si trova in rampa pronto per essere lanciato in orbita è solo John. Nulla deve ostacolare questo disegno. Qualunque intralcio, grande o piccolo, diretto o indiretto, si presenti sulla strada della leadership di John deve essere abbattuto con la massima decisione. 
 
E’ chiaro che un eventuale entrata in scena di Andrea, per di più col vantaggio indiscutibile di chiamarsi Agnelli contrariamente al cugino, crea notevoli disturbi a tutta l’operazione, anche se si tratta “solo” della Juventus. Bisogna impedire che la popolarità che in un paio d’anni Andrea sicuramente avrebbe raggiunto grazie al calcio lo proietti anche verso altri incarichi all’interno del Gruppo. 

Non ci sono dubbi che Andrea, sulla scia della Juve, avrebbe potuto diventare un potenziale “concorrente” di John, un ostacolo sul cammino della sua ascesa al potere, creando un pericoloso dualismo in cui due giovani della quarta generazione avrebbero dovuto fare i conti l’uno con l’altro. Tra l’altro uno, Andrea, avrebbe avuto l’indiscutibile vantaggio di poter contare su due atout di rilevante importanza: la popolarità e il sostegno di milioni di persone, e un’immagine legata a una attività come la Juventus e il calcio certo molto più popolari, “simpatiche” e immediate di quanto non siano l’IFIL, l’IFI, la Fiat. 
 
I registi dell’operazione-John non possono assolutamente consentire che colui sul quale hanno deciso di puntare trovi un simile ostacolo sulla sua strada. Ecco quindi che, per bloccare l’ascesa di Andrea, o anche solo la sua discesa in campo, occorre azzoppare ed eliminare i due uomini che hanno pensato a lui e che vorrebbero lanciarlo in orbita: Giraudo e Moggi. Occorre trovare il modo per farli fuori. Questo modo esiste ed è frutto del combinato disposto di alcune circostanze che si realizzano grazie al contributo diretto o indiretto, voluto o involontario di una serie di personaggi che a vario titolo compaiono nella vicenda o ne restano dietro le quinte, molti dei quali diventano inconsapevolmente e senza nemmeno immaginarlo elementi di questa operazione. 

Il PM Giuseppe Guariniello di Torino. Il presidente della Federcalcio, Franco Carraro. Il presidente della Lega Calcio, Adriano Galliani. Il presidente dell’Inter, Massimo Moratti. Il direttore generale nerazzurro, Giacinto Facchetti. Marco Tronchetti Provera e il “Tiger team” di spionaggio telefonico di Telecom (Tavaroli, Cipriani, Ghioni). Il professor Guido Rossi. L’ex Procuratore della Repubblica di Milano, Francesco Saverio Borrelli nelle sue nuove vesti di Capo dell’Ufficio Indagini della Federcalcio. Luca di Montezemolo. Franzo Grande Stevens. L’avvocato Cesare Zaccone di Torino. I direttori di un almeno quattro grandi giornali. E molte altre persone ancora. 
 
Non c’è nessuna “accusa”, ovviamente, nei confronti di queste persone. Se il dottor Guariniello ha condotto inchieste giudiziarie sulla Juventus ha disposto per motivi d’ufficio intercettazioni telefoniche sugli apparecchi di Giraudo e Moggi, questo non significa che egli lo abbia fatto per facilitare l’ascesa di John ai vertici del gruppo Fiat o per “togliere di scena” Andrea Agnelli. Lo stesso vale per alcuni altri di coloro che abbiamo indicato e che si prefiggevano scopi ben diversi. Alla fine però il lavoro, l’attività, le informazioni, le decisioni degli uni e dagli altri o il loro comportamento adottato in un passato vicino o lontano, sono stati utilizzati dalla “regis acentrale” per mettere a punto l’operazione e portarla a compimento. 
 
Per impedire ad Andrea Agnelli di salire ai vertici della Juve, per “fare fuori” Giraudo e Moggi, occorre inevitabilmente fare del male, per qualche tempo, alla stessa Juventus. E’ un “danno collaterale” inevitabile, un effetto del “fuoco amico”, un male necessario e calcolato del quale non si può fare a meno. 
 
L’origine della storia di “Calciopoli”, da questo punto di vista, assume una nuova luce. E molti fatti che potrebbero apparire inspiegabili, diventano meno misteriosi se si pensa qual era il risultato finale che si prefiggeva Torino. Il dottor Guariniello, come sempre, ha fatto il suo dovere e non ha abusato del suo ruolo né dei suoi poteri nel momento in cui ha deciso di continuare a tenere sotto controllo i telefoni di Moggi e Giraudo al termine dell’inchiesta sul presunto uso di sostanze vietate da parte di alcuni calciatori juventini. 

Il processo si è concluso positivamente per la Juventus, ma il dottor Guariniello aveva tenuto aperta un’altra branca di quella inchiesta e disposto nuovi controlli e attività investigative. Da quelle nuove intercettazioni non emergeva nulla di penalmente rilevante ma il PM aveva deciso di trasmettere quelle intercettazioni alla Federazione Gioco Calcio affinché verificasse se da quelle carte emergevano per caso violazioni ai regolamenti sportivi. 
 
 Franco Carraio, presidente della FIGC, tiene chiuse a lungo nel suo cassetto quella grande quantità di intercettazioni arrivate da Torino. Poi all’improvviso decide di tirarle fuori. Perché e su sollecitazione di chi? Da quel momento si forma la palla di neve che in breve diventerà una valanga. Accade di tutto. La regia giornalistica e il distillato quotidiano delle notizie. I processi sportivi. L’incredibile richiesta del legale della Juventus di condannare la squadra alla serie B. La rinuncia della stessa società a fare ricorso al TAR senza “contrattare” migliori condizioni (come l’annullamento della retrocessione, accettando una forte penalizzazione, come Milan e Fiorentina). 

La vendita di alcuni pezzi pregiati (come Ibrahimovic o Vieira) a una diretta concorrente come l’Inter a un prezzo irrisorio, accompagnato dai ringraziamenti dei dirigenti juventini. Gli scudetti tolti a tavolino e assegnati all’Inter (che li ha presi e festeggiati) proprio da un suo ex consigliere di amministrazione (Guido Rossi). L’assunzione dello stesso Rossi nel gruppo Fiat con una consulenza di molti milioni di euro. Il mancato coinvolgimento legale nella vicenda di Franzo Grande Stevens, che era il presidente di quella Juventus “chiacchierata”. 

Il salvataggio del Milan e della Fiorentina dalla serie B (segno evidente che si voleva colpire solo la Juve). La scoperta di molte manipolazioni nelle intercettazioni. La “fama” di chi le aveva eseguite e messe a disposizione che figura indagato in importanti inchieste penali. L’operazione-spionaggio condotta da una società che faceva capo a un altro dirigente proprio dell’Inter. Il “patteggiamento” della Juventus anche se la giustizia sportiva non ha scoperto alcun “reato”. Un processo, a Napoli, che non approda a nulla. La magistratura campana che, anziché occuparsi di munnezza e camorra, impiega uomini e mezzi investigativi per “Calciopoli”. E tante altre cose ancora. Con un punto fermo: la Juventus è la maggior danneggiata, Moggi e Giraudo vengono fatti fuori. 
 
Insomma quello che Giraudo aveva intuito al termine della stagione 2004-2005 (“Luciano, questo è l’inizio della fine”), si verifica puntualmente. Moggi ricorda di aver risposto che non capiva, la Juve stava vincendo tutto, le cose andavano bene. Ma Giraudo era scuro in volto e pessimista per il futuro. Che cosa stava succedendo, che cosa stava per succedere? Moggi non aveva lo stesso tipo di antenne di Giraudo all’interno della galassia Fiat per raccogliere voci e segnali o per fiutare l’atmosfera. Ma, anche nel suo “piccolo”, Moggi si accorge che qualcosa non va, che c’è una certa freddezza, che nessuno collabora più come dovrebbe. Nel suo libro l’ex direttore generale della Juventus racconta il contenuto di una telefonata con Lapo Elkann, facendo questa premessa: “Vi sembrerà banale, ma più di ogni altro discorso può valere questo colloquio”. 

E’ il 4 febbraio 2005, Moggi chiama Lapo e chi chiede di poterlo incontrare al più presto “per farci due chiacchiere”. Lapo cerca di guadagnare tempo e alla fine, messo alle strette, “si ricorda” che qualche giorno dopo sarà a Palermo proprio in concomitanza con la partita di campionato della Juventus, per consegnare una Y di colore rosa al centravanti Luca Toni. I due decidono di vedersi nell’albergo che ospita la squadra, a Villa Igiea, Moggi anticipa il problema che si è venuto a creare per le auto di rappresentanza. 

“All’improvviso ci venivano create difficoltà crescenti anche sulle piccole cose. Le auto di rappresentanza per i giocatori o i dipendenti della società, ma anche per fare dei piccoli favori a persone funzionali al nostro lavoro, dovevano essere cose automatiche in una grande azienda. In quel periodo, invece, faticavamo a far tutto. Ad avere qualsiasi cosa. Non parliamo poi dei soldi per il mercato dei giocatori: rubinetti chiusi. Fortunatamente siamo riusciti a gestire la Juve senza bisogno di interventi esterni degli azionisti di riferimento, altrimenti sarebbero stati problemi. Gli attacchi interni ed esterni c’erano eccome. La nostra solitudine era palpabile”.
 
 Il primo a parlare (o a essere mandato avanti), come sempre, è Lapo: “Fece pesanti ironie su di noi in diverse interviste. Disse che “alla Juve si dovrebbe sorridere di più”, non nascose mai la sua antipatia per la Triade. Non ci saremmo mai aspettati un colpo così basso, per di più in pubblico”. Ma i problemi veri non erano né le vetture né le uscite di Lapo. “Sono successe cose anche più grosse – ricorda Moggi -. Gli eredi dell’Avvocato e quelli del Dottor Umberto non erano chiaramente in sintonia sulle scelte future e sugli assetti del gruppo. Forse io sono rimasto schiacciato da questa lotta. 

E’ stranissimo, infatti, l’atteggiamento tenuto dalla Juventus società, ma anche dalla proprietà, prima, durante e dopo lo scoppio di questo scandalo, vero o presunto che sia. In società (il cui presidente, non dimentichiamolo, era Franzo Grande Stevens sicuramente molto addentro alle cose del palazzo di Giustizia di Torino, NdA) erano al corrente dell’inchiesta a nostro carico aperta dai giudici torinesi e delle intercettazioni telefoniche alle quali eravamo stati sottoposti sia io che Giraudo. 

Il tutto era stato archiviato in sede penale ma il dossier con le intercettazioni era stato inviato per conoscenza alla giustizia sportiva della Federcalcio. Io non sono mai intervenuto su Carraro o sui giudici, Giraudo neppure. Se avessimo avuto tutto il potere che ora vogliono far credere, quelle carte forse sarebbero state distrutte. Invece nessuno si è interessato più di tanto. 

Tutti abbiamo continuato a telefonare senza misteri. Allegramente in certi casi. Eravamo assolutamente tranquilli di non aver fatto niente di male o di strano. Abbiamo continuato le nostre conversazioni nell’ambiente del pallone senza chiedere aiuti o sconti a nessuno. Del resto la richiesta di archiviazione del 19 luglio 2005 firmata da Guariniello che ci assolveva in toto parlava anche di troppo chiaro, come si legge nelle conclusioni del giudice: “Di quattro partire di campionato giocate a intercettazioni in corso, su tre non si sono registrati commenti di alcun genere idonei a supportare l’ipotesi di reato, su una invece sono state registrate significative conversazioni tra tutti i protagonisti della ipotizzata possibile frode sportiva, ma da esse non soltanto non si traggono riscontri alla ipotesi investigativa, bensì elementi di prova di segno contrario”. Ecco cosa c’è scritto, tra l’altro, nell’ordinanza. Insomma, non facevamo un bel niente”.
 
A fronte di questo viene da chiedersi: possibile che il presidente della Juventus, di quella Juventus, e cioè Grande Stevens, non conoscesse questi particolari? Perché non ha fatto nulla per salvare la Juventus? Perché non ha messo in campo tutta la sua conoscenza del diritto e anche il suo prestigio, la sua autorevolezza, il suo peso per salvare la Juve? 

Possibile che pur di sacrificare Giraudo e Moggi, e la possibilità che Andrea Agnelli salisse al potere nella Juventus, si sia buttata via anche l’onorabilità, la rispettabilità, il prestigio della squadra bianconera e dei suoi milioni di tifosi? “Nessuno - prosegue Moggi – si è preoccupato che quel pacco di carte potesse uscire da qualche parte e portare discredito alla Juventus. Anzi, il giornale che per primo ha pubblicato le intercettazioni integrali e forse più di ogni altro ha dato risalto negativo a questa vicenda, è stato proprio “La Stampa”. 

E la campagna contro la Juventus è stata orchestrata dalla “Gazzetta dello Sport”, l’altro giornale partecipato dalla famiglia”. Questo è un altro particolare significativo che depone a favore della tesi secondo cui i vertici del Gruppo, non avendo mosso un dito per arginare l’ondata di fango contro la Juve e non avendo consentito un’adeguata difesa della società, potessero in qualche modo essere al corrente dell’operazione in corso e non ne fossero, sotto certi aspetti – quelli che abbiamo visto – dispiaciuti per i risultati cui avrebbe portato ai danni di Giraudo e Moggi. 

E’ pensabile infatti che il Gruppo che controlla “La Stampa” ed è, anzi in quel momento era, l’azionista principale e più “pesante” di RCS Mediagroup, la casa editrice del “Corriere della Sera” e della “Gazzetta dello Sport”, non abbia mosso un dito per “richiamare” i direttori a un maggiore “rispetto” verso la vecchia Signora? Possibile che direttori e giornalisti sempre attentissimi a non mettersi in urto con la proprietà, e gli interessi nei vari settori di attività, in quella occasione siano andati così a lungo a ruota libera senza avere la certezza che a Torino quella linea faceva piacere?
 
Moggi va al cuore del problema e, ben consapevole che per distruggere lui e Giraudo avrebbero dovuto distruggere anche la Juventus e riprenderne il controllo assoluto, aggiunge, aprendo un nuovo scenario: “Anche se la Triade avesse commesso gravi reati, una società quotata in Borsa doveva comunque sempre difendere i suoi manager. Non foss’altro per non affossare i suoi beni, il capitale, l’immagine. Invece, anche senza prove, anche senza carte, con le sentenze di là da venire, siamo stati scaricati come se avessimo la peste. Ho avuto la sensazione condita da qualche certezza, che il piano fosse proprio questo: far fuori Giraudo, Bettega e Moggi. Costi quel che costi”. 
 
Fino a questo punto l’ex direttore generale della Juve non ha mai parlato di John. Ma non bisogna pregarlo a lungo per rivelare un altro indizio: “Anche John Elkann - dice - ci ha scaricato immediatamente. Domenica 7 maggio 2006 la Juventus ha giocato in casa contro il Palermo. Era la prima partita dopo la pubblicazione delle telefonate, lo scandalo stava divampando, ma senza contorni netti. Eppure il giovane John ha detto deciso che “la proprietà starà vicina alla squadra e all’allenatore”. 

Già sepolti Giraudo e Moggi che alla Juve hanno dedicato dodici anni di vita”. Moggi rivela un altro particolare significativo che certo non depone a favore di John in quanto ai metodi adottati a Torino per “scaricare” qualcuno: “In quei giorni nessuno mi ha chiamato e non soltanto per starmi vicino, ma neppure per chiedermi spiegazioni. Per avere la mia versione dei fatti. Credo che sarebbe stato naturale. Anche a un bambino che sbaglia, prima della punizione si chiede una giustificazione. A Moggi no. Punito. Condannato. Ripudiato. Cancellato”. 
John disse in quella occasione, spiega: “Ci siamo resi conto dei problemi quando i giornali hanno pubblicato le intercettazioni; erano proble¬mi gravi. 

Lì abbiamo capito che il manage¬ment Juve non si era comportato in manie¬ra scorretta. Quindi, abbiamo reagito con decisione per uscire dalla crisi. Non è stato difficile. Anzi, è stato semplice prendere la decisione, difficile metterla in pratica. Una reazione radicale, perché grande era la re¬sponsabilità. Sono così arrivate penalizza¬zioni pesanti, ma c’era differenza tra quan¬to ottenuto dai ragazzi sul campo e quanto fatto dal management. Ora c’è un rinnovo totale ai vertici. Noi come proprietà conti¬nuiamo a seguire la questione, le nuove in-dagini, ma vi posso garantire che non tro¬veranno nulla che non va bene nell’attuale management. La Juve resta la Juve con la sua splendida storia”. 
 
Allora è proprio vera la nostra ipotesi di partenza? Se John era il primo e principale beneficiario dell’“azzoppamento” di suo cugino Andrea, e se questo obiettivo si poteva raggiungere bloccando i due dirigenti della Juve che avrebbero potuto mettere Andrea sull’altare, perché mai John avrebbe dovuto avere riguardo per Giraudo e Moggi, perché mai avrebbe dovuto “proteggere” la Juve e quindi anche quei due, perché mai avrebbe dovuto fare un autogol buttando all’aria le proprie ambizioni e le proprie prospettive mettendosi in gara col temibile e temuto cugino?
 
Moggi senza rendersene conto facilita le cose e dimostra di non conoscere questo “piano”. O forse prende atto di non avere le forze sufficienti e necessarie per contrastarlo. Subito dopo l’ultima partita di campionato, subito dopo l’ennesimo scudetto, il 14 maggio 2006 a Bari, si dimette da tutte le cariche nella Juventus, compresa la poltrona del consiglio di amministrazione. Lo fa “per evitare ulteriori imbarazzi, per lasciare libera la proprietà, per rispetto nei confronti della Juventus e dei suoi tifosi”.
 
Ora che ha capito come sono andate davvero le cose dice che non lo rifarebbe. Pensava che quel suo gesto avrebbe consentito agli avvocati di difendere meglio la società e di ottenere pene sportive meno severe. Ma, dopo aver visto quel che è successo, come la Juve è stata difesa, o meglio come la Juve ha dato indicazioni al proprio avvocato, Moggi è convinto che il suo sacrificio non sia servito a nulla: “L’atteggiamento dell’avvocato Zaccone lascia perplessi. Ma quando mai un difensore accetta e ammette tutte le colpe del suo assistito? Anche davanti a un cadavere ancora caldo, con l’arma del delitto in mano, c’è chi cerca di negare qualsiasi colpa. 

La proprietà della Juve no, ha ammesso tutto quello che veniva contestato dalla frettolosa giustizia sportiva senza sapere neppure cosa ammetteva. Ancora prima dei processi. Evidentemente la decisione di ammettere tutto era una linea condivisa. Forse qualcuno all’interno della famiglia temeva che ci potessimo impadronire della società? Forse temevano l’abilità finanziaria di Giraudo e il nostro ascendente verso milioni di tifosi?”. “A volte ho l’impressione – dice Moggi - che una strana convergenza di interessi abbia favorito quello che è accaduto a me e alla Juventus. C’era qualcuno che vedeva di cattivo occhio i nostri successi, altri che temevano lo strapotere economico bianconero. 

Ma forse c’è anche qualcosa di più grosso e di importante. Io di finanza mi intendo poco, di Borsa ancora meno. Fatico a capire certi meccanismi finanziari, ma una cosa è certa: dopo la morte del Dottor Umberto le cose e gli equilibri all’interno della famiglia Agnelli sono profondamente cambiati. Ho tanti difetti – prosegue Moggi – ma credo di avere il pregio dell’intuizione. Avevo intuito che non eravamo più graditi come prima, che i nostri successi venivano accolti con sorrisi a denti stretti. 

La Triade scelta dal Dottor Umberto per rifondare la Juve nel 1994 senza di lui, senza la sua protezione, è finita in un vortice. Giraudo, poi, aveva già gestito il Sestriere per conto del Dottore. Non era un manager qualsiasi, ma lo stratega finanziario della vedova donna Allegra Caracciolo e del figlio Andrea, eredi di Umberto Agnelli. Insomma una situazione complicata tra eredità, patrimoni finanziari, lotte di successione e di potere fra i due rami della Famiglia nelle quali non sono mai entrato, ma dalle quali ho sentito arrivare un forte vento contrario”. 
 
Come sempre in questi frangenti, c’è anche chi unisce l’utile al dilettevole e approfitta della situazione. Luciano Moggi nel suo libro va al cuore del problema e parla di azioni, di soldi, di plusvalenze: “Secondo uno studio del “Sole-24Ore”, pubblicato anche nel libro “Inchiesta su Calciopoli” di Mario Pasta e Mario Sironi, due studiosi di economia e diritto, nei mesi immediatamente prima dello scandalo c’è stato un massiccio rastrellamento in Borsa delle azioni della Juventus con volumi di scambio dieci volte superiori rispetto alla media dei quattordici mesi precedenti. 

Mi hanno fatto notare – aggiunge Moggi – che a gennaio del 2006 le azioni bianconere erano quotate circa 1,30 euro, mentre proprio in quel periodo tra marzo, aprile e maggio, il valore è salito a 2,46: quasi raddoppiato. Solo un caso? Una coincidenza? Il giallo qui diventa prettamente economico: le sto pensando veramente tutte”, osserva Moggi. E lancia un altro segnale riguardante l’Inter e Moratti, Telecom e Tronchetti Provera: “Se andiamo a mettere tutto sotto la lente d’ingrandimento, dietro i fascicoli, i pedinamenti e le intercettazioni illegali dell’affare Telecom ci sono anche persone dei servizi segreti finite in carcere. 

Qui c’era in ballo un potere sportivo che si intersecava con il potere economico. C’erano personaggi da tenere sott’occhio. Attività da monitorare. Anche le cessioni di Vieira e Ibrahimovic all’Inter mi sono sembrate strane,. Affrettate. Quasi pilotate. Un giorno di luglio del 21006, non ricordo la data, ero sotto l’ombrellone sulla spiaggia di Follonica quando mi telefona il procuratore di Ibrahimovic per dirmi che aveva chiuso con il Milan. La Juve, però, voleva vendere il giocatore all’Inter a tutti i costi. Non sentiva ragioni. Forse per semplici motivi e strategie di mercato. Forse. Ma intanto io sono ancora qui a chiedermi: perché?”. 
 
Col passare del tempo, di tanto in tanto emergono altri indizi significativi. Ad esempio c’è il presidente dell’Inter che rivela su Ibrahimovic e Vieira: “Non solo ci fecero un ottimo prezzo, ma ci ringraziarono di cuore…”. Forse era un gesto di riconoscenza per aver dato un “contributo” in dossier e intercettazioni utili a far fuori Giraudo e Moggi? E accade anche, all’improvviso, che nel dicembre 2007, il Presidente della FIFA (Fédération Internationale de Football Association), Joseph Blatter da Zurigo in un’intervista all’Agenzia Ansa rivela un particolare inedito su Calciopoli: “Credo sia ora passato abbastanza tempo per poterne parlare. 

Quando scoppiò lo scandalo, nel 2006, Luca di Montezemolo svolse un importantissimo ruolo di moderatore. E' in gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo”. Ma che c’entra Montezemolo? In una intervista a “Panorama”, l’ex capo della security Telecom, Giuliano Tavaroli, racconta che “durante la “campagna elettorale” per la presidenza di Confindustria, si preoccupò di proteggere il candidato favorito, Luca Cordero di Montezemolo, da eventuali attacchi di un gruppo di industriali contrari alla sua elezione”. Ecco quali erano quali e quanto ”affettuosi” erano i rapporti tra Montezemolo e Tronchetti Provera e quanto probabilmente si sono riflessi anche nel mondo del calcio. Tutte coincidenze?”.
 
Il golpe dell’estate 2006 ha prodotto questi risultati:John Elkann ha calpestato calpestato il gentlemen agreement tra Gianni ed Umberto, ha allontanato la dirigenza della Juventus prima di ogni processo e sentenza, ha praticamente sottratto a suo cugino Andrea la possibilità di guidare la Juventus, ha messo sotto controllo il club affidandolo a un presidente, Giovanni Cobolli Gigli, definito dai tifosi “la più grande sciagura juventina dai tempi di Luca Cordero di Montezemolo”. 
 
Lo stato d’animo di molti milioni di tifosi juventini è illustrato alla perfezione da Christian Rocca, appassionato juventino e giornalista de “Il Foglio”, che ha messo sotto tiro l’uomo scelto da John, Gabetti e Grande Stevens (oggi presidente onorario della Juventus): “C’è un presidente di una squadra di calcio italiana che non sa quanti scudetti abbiano vinto i suoi ragazzi e che non riesce a rispondere a una domanda semplice semplice. Questa: quanti campionati ha vinto la Juventus? Ventisette, ventotto o ventinove? (For the record: sono 27 per i frequentatori delle curve sud, 28 per l’Italia di mezzo, 29 per chiunque capisca di calcio). Il presidente della Juventus invece non sa rispondere. Meglio, non vuole rispondere. Probabilmente, non può rispondere. 

Sui documenti ufficiali, compreso il sito della Juventus, ha fatto scrivere 27. Davanti alla sede ha fatto togliere la fioriera rossa che mostrava il numero “28”. Sul pullman di servizio, le stelline dei trofei sono due di meno. Nelle interviste, a volte dice 27, a volte spiega che sono 28. In altre occasioni si lamenta che nessuno gli restituirà mai quei due titoli scippati, una cosa ovvia non avendoli mai chiesti indietro. Stando al giornale di famiglia, “La Stampa”, Cobolli Gigli ha addirittura applaudito con convinzione quando gli è stato comunicato che la coppa dello scudetto che la Lega aveva consegnato alla Juventus nel 2006 era un falso, ché quella vera stavano per consegnarla a tavolino a Moratti. Era, insomma, dai tempi di Luca Cordero di Montezemolo che alla Juventus non capitava una sciagura come l’avvento di Giovanni Cobolli Gigli. 
 
Christian Rocca prosegue: “Il presidente è un uomo elegante, certamente piacevole, gentile come pochi, quindi l’esatto contrario di quanto servirebbe a una squadra di calcio che al momento del suo arrivo aveva a disposizione la formazione più forte degli ultimi quindici anni, compresi nove tra campioni e vicecampioni del mondo più, a fare undici, il pallone d’oro Nedved e il migliore calciatore in circolazione, quell’Ibrahimovic che da solo ha vinto un paio di campionati cui dà importanza soltanto un giornale rosa che si trova sui banconi dei bar dello sport. Quella squadra formidabile non c’è più. Cobolli l’ha smantellata. 

Da manager proveniente dalla grande distribuzione, ha distribuito due campioni al Real, due al Barcellona, due alla Fiorentina e due agli indossatori-di-scudetti-altrui, rafforzando tutti e indebolendo solo la società che rappresenta. Per un soffio, al simpaticissimo Cobolli, non è riuscito di vendere anche Buffon, Camoranesi e Trezeguet, ma per loro c’è ancora tempo. Certo la Juve stava per essere retrocessa, ma il dramma di Cobolli è che la Juventus non è andata in B per le colpe della vecchia gestione Giraudo-Moggi, cioè di Umberto Agnelli, visto che le accuse da bar dello sport sono state rigettate sia nei processi sportivi sia in quelli penali (non c’è stata alcuna partita truccata, nessun sorteggio taroccato, nessuna ammonizione mirata e gli arbitri sono stati assolti). 

La Juventus è in B perché la sua proprietà, ramo Gianni Agnelli, ha deciso per motivi oscuri di non difendersi e di sbarazzarsi degli ingombranti uomini del ramo Umberto. Nessuno sarebbe riuscito meglio di Cobolli a farsi travolgere come ha saputo fare lui. La Juventus cobolliana ha chiesto di essere retrocessa, purché con forte penalizzazione e malgrado non ci fosse “uno straccio” di prova come aveva scritto la procura di Torino chiedendo l’archiviazione dell’indagine. Poi ha rinunciato al Tar e anche al Tas, infine a qualsiasi altro strumento anche simbolico per ribadire che la Juventus quei titoli li aveva vinti meritatamente sul campo. Cobolli quasi non c’entra, fa anche tenerezza, forse meriterebbe un premio, il suo problema è che vanta una credibilità pari al numero di scudetti vinti da Moratti”, conclude Christian Rocca.
 
I tifosi rimproverano a John molte cose: “Ha preso, o non ostacolato, decisioni e comportamenti a dir poco discutibili nella forma e nella sostanza. Oltre all’allontanamento preventivo della Triade, si è distinto per dichiarazioni altamente lesive della dignità e della passione dei tifosi, infangando, di fatto, il lavoro compiuto dalla dirigenza scelta personalmente da suo zio Umberto. Ha chinato il capo durante tutta la vicenda “Calciopoli”, evitando colpevolmente di spendere anche una sola frase di conforto per i tifosi affranti. 

Ha subito le pressioni di mezza Italia per rinunciare al ricorso al TAR, lasciandosi convincere da Montezemolo, che fu poi ringraziato pubblicamente dal presidente della FIFA, Blatter. Ha insediato ai posti di comando della società persone che sembrano inadeguate, dal punto di vista professionale e comportamentale, a reggere il blasone della Juventus, rallentando, di fatto, il ritorno all’eccellenza”. I tifosi sono tutti per Andrea: “Il ragazzo, subito dopo “Calciopoli”, ha preferito accettare con stile le decisioni prese ai piani alti della IFIL. 

Una scelta dura per chi come lui – e come suo padre e sua madre, tifosissima - viveva e vive per quella maglia bianconera. Una scelta dettata dal ricordo dei toni moderati e dalla assoluta abnegazione che aveva appreso dal padre. Una scelta che però ha causato in lui e in sua madre, Donna Allegra Caracciolo, un profondo rincrescimento che tuttora li tiene lontani dallo stadio. 

Donna Allegra nutre una passione sconfinata per i colori bianconeri, ha sofferto e sta soffrendo per la sorte della squadra e per le offese che hanno dovuto subire tutti i tifosi. Con Andrea fino a due anni fa frequentava assiduamente la squadra e i dirigenti, sia durante gli allenamenti sia allo stadio, dove non mancava praticamente mai. Chi è attento ai fatti juventini non può non aver notato che la figura carismatica ed elegante di Donna Allegra e quella sorridente e affabile di Andrea sono da troppo tempo assenti dal palcoscenico delle vicende bianconere. 

Lo stile Agnelli impone che qualunque tipo di scelta o discussione, anche la più complicata, venga fatta lontano dai riflettori e salvaguardando prima di ogni altra cosa l’immagine della Famiglia. Non deve essere stato facile quindi per Andrea digerire l’allontanamento della Triade, al quale era legato non solo dal punto di vista umano, ma anche perché quei manager rappresentavano ancora una scelta di suo padre Umberto. Molti, specie tra i tifosi, si chiedono quali saranno le sue prossime mosse. Se rinuncerà definitivamente a salire sul ponte di comando per cui era stato già designato. Se un giorno parlerà raccontando ciò che è accaduto. 

Ma anche la scelta del silenzio in questi anni ha fatto crescere nell’immaginario collettivo un caleidoscopio di ipotesi, congetture, scenari. Come quello che lo descrive pronto a diventare il Presidente di una Juventus al di fuori dall’orbita FIAT e IFIL”. I tifosi gli hanno scritto recentemente: “Noi che amiamo la Juventus in modo travolgente, come lei, siamo certi che si stia preparando per la Juventus un futuro emozionante. Ci piace quindi sperare che un giorno non lontano lei possa tornare a passeggiare sull’erba di un nuovo stadio, tenendo al suo fianco gli amici di suo padre, Giraudo e Moggi prima di tutti. E possa ammirare quelle maglie che hanno fatto la storia del calcio vibrare nella corsa dei campioni che le indossano. Ed esultare per quella terza stella che finalmente i nostri ragazzi ci avranno regalato”. 
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E' VENNE IL GIORNO DELLE 3 STELLE 
DELLA DINASTIA AGNELLI VESTITI DAI GLORIOSI COLORI BIANCONERI
 IN CAMMINO PER LA QUARTA STELLA!
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La Figc trema: un ricorso può riabilitare Moggi
RIDE? RIDI RIDI
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Se non poteva essere giudicato per il caso delle sim svizzere (e non lo è stato) non poteva esserlo nemmeno per Calciopoli. Ieri Luciano Moggi ha presentato ricorso alla Corte di Giustizia federale della Figc, 16 pagine in cui l'ex direttore generale della Juventus ripercorre le sue tappe nelle aule del tribunale sportivo con una conclusione che ha subito innescato malumore ai piani alti di via Allegri.
Moggi chiede l'annullamento della squalifica di 5 anni più proposta di radiazione a 50 mila euro di ammenda perché, si legge nel rircoso, quando il 22 giugno 2006 fu deferito dal pm Palazzi non era più un tesserato della Figc da quasi un mese e mezzo, essendosi dimesso il 16 maggio.
CARO DIRETTORE ERA TUTTO PROGRAMMATO
Da dove nasce il contropiede di Big Luciano? Dalla sentenza della stessa Corte di Giustizia federale che, il 27 ottobre scorso, ha annullato la squalifica di 14 mesi che pesava su Moggi per la cosiddetta Calciopioli-2, il caso delle sim svizzere possedute da Lucianone e consegnate ad alcuni arbitri per poter parlare loro in gran segreto.
 Ma nel periodo Calciopoli, si diceva che le Sim in possesso dei Magistrati, erano quelle che Natalino moratti (terzo nella foto con il fratello massimo e tronchetti) andava a comprare in Svizzera nello stesso negozio del De Cillis dove le comprava moggi: Dichiarazioni di De Cillis in Tribunale
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 "L'inibizione di un anno e due mesi gli è stata tolta - così l'avvocato Paco D'Onofrio - perché è stata accolta la tesi dell'ingiudicabilità di Moggi in quanto non più tesserato. Da lì la decisione di presentare il ricorso per cancellare anche la sentenza dell'estate di due anni fa, perché anche allora il mio assistito non aveva più la tessera Figc quando è stato deferito dal proc. feder. Stefano Palazzi".
IL CORROTTO FARABUTTO, ACCUSA MOGGI E SE LA RIDE(grazie elkann!)
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Dunque Moggi si prepara ad un ritorno in grande stile: l'ex dg bianconero punta alla cancellazione della squalifica per poter rientrare nel mondo del calcio, senza che chi interagirà con lui rischi di finire sotto processo per aver avuto contatti con un inibito (il sogno del Direttore e dell'Avvocato
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Ma Tutti i Sogni di GLORIA svaniscono perche'...la GLORIA non si sogna, la si cerca!
Bologna:Contatti con Moggi, 3 mesi di inibizione per Francesca e Renzo Menarini(21-6-2010)
Francesca e Renzo Menarini Presidente e Amministratore Delegato del Bologna
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 Il principio della non giudicabilità di un ex tesserato va a toccare un capitolo ancora scoperto nel codice di giustizia sportiva. Il presidente della Figc, Giancarlo Abete ha annunciato che il prossimo Consiglio federale metterà fine alla lacuna, creando una norma che permetta alle toghe del calcio di giudicare anche chi non è più in possesso della tessera Figc(lo avra' promesso all'ebete giancarlo?)
Anche il corrotto Ebete giancarlo ha fatto la fine di chi gli ha stretto la mano!
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Intanto però il contropiede di Moggi fa discutere perché è stato proprio il massimo organo di giustizia sportiva, con la sentenza del mese scorso, a offrire l'assist al grande accusato di Calciopoli.
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Pare che l'Avvocato Donofrio ha trascurato un dettaglio....
"tronchi-candido & massimo minimo"
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 Il ricorso di Moggi dovrà ora trovare spazio nell'agenda della Corte di Giustizia federale, che pare 
 già pronta a creare una norma anti-Moggi.
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Tutto preventivato e organizzato alla perfezione
Gli Artefici del Baratto: Juventus-X? Gabetti-Grande Stevens & Tronchetti
E Tronchi & Yaki vissero felici e Maledetti!
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"C'è il principio della non retroattività da rispettare - sottolinea D'Onofrio -. Se dovesse nascere una nuova legge, non sarebbe applicabile a eventuali casi precedenti".
Tutti quelli che hanno stretto quella sporca mano, haffatto la stessa fine: carriera rovinata!
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Moggi aspetta il verdetto sportivo del suo ricorso che potrebbe arrivare proprio mentre a Napoli si alzerà il sipario sul processo penale a Calciopoli e a Roma si conoscerà la sentenza di primo grado per il processo GEA, procedimento penale per il quale il pm Palamara ha chiesto 6 anni di condanna per Big Luciano. (26 novembre 2008)
 Luciano, non ti preoccupare, hai stretto la mia mano? Vedrai... 



A morattiLand: inter - Juventus 1-0

 
  FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO
 00198 ROMA – VIA GREGORIO ALLEGRI, 1 
CASELLA POSTALE 2450
 COMUNICATO UFFICIALE N. 64/CDN (2007/2008)

La Commissione disciplinare nazionale, costituita dall’avv. Sergio Artico, Presidente,
dall’avv. Gianfranco Tobia, dall’avv. Federico Vecchio, Componenti, dal Prof. Cesare
Imbriani e dal dott. Carlo Purificato, Componenti aggiunti e con l’assistenza alla Segreteria
del sig. Claudio Cresta, si è riunita il giorno 12 giugno 2008 e ha assunto la seguente
decisione:
“”
(235) – DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: ADRIANO
GALLIANI (Vice Presidente vicario ed Amministratore delegato AC Milan SpA);
GABRIELE ORIALI (all’epoca dei fatti direttore tecnico attualmente dirigente FC
Internazionale SpA); MASSIMO MORETTI (all’epoca dei fatti Direttore generale FC
Internazionale SpA); RINALDO GHELFI (già Amministratore delegato e attualmente
Vice Presidente FC Internazionale SpA); MAURO GAMBARO (all’epoca dei fatti
Amministratore delegato FC Internazionale SpA) E DELLE SOCIETA’ AC MILAN SpA
E FC INTERNAZIONALE SpA (nota n. 2581/296-812pf06-07/SP/ma del 4.2.2008)
Esaminato il deferimento del Procuratore federale disposto in data 4 febbraio 2008 nei
confronti di:
1) Adriano GALLIANI, vice presidente vicario ed amministratore delegato dell'AC MILAN,
per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del
CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle
prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva ai punti 4.1, 4.5, 4.6 e 4.7;
2) Adriano GALLIANI, vice presidente vicario ed amministratore delegato dell'AC MILAN,
per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del
CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8,
comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere la condotta consistente nella
contabilizzazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 delle plusvalenze (fittizie) derivanti
dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli
realmente attribuibili, come meglio specificato nella parte motiva ai punti 4.11, 4.13, 4.14,
4.15 e 4.16;
3) Adriano GALLIANI, vice presidente vicario ed amministratore delegato dell'AC MILAN,
per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del
CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8,
comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere le condotte consistenti nella mancata
svalutazione nei bilanci chiusi nel 2004 e nella situazione patrimoniale al 31 marzo 2005,
delle poste attive già contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella parte
motiva ai punti 5.1, 5.2 e 5.3, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui ai punti 1 e
2 della parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente
esistenti;
4) società AC MILAN, per responsabilità diretta, ai sensi dell'art. 2, comma 4, del
previgente CGS, trasfuso nell'art. 4, comma 1, del vigente CGS, con riferimento alle
condotte contestate al suo vice presidente vicario ed amministratore delegato ai punti 1, 2

                                                                              2
e 3 che precedono, tutte connesse fra loro e finalizzate a far apparire perdite inferiori a
quelle realmente esistenti;
5) Gabriele ORIALI, all'epoca dei fatti direttore tecnico, attualmente dirigente, della FC
INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art.
1, comma 1, del CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale
valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva al
punto 4.1;
6) Massimo MORETTI, all'epoca dei fatti direttore generale della FC
INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art.
1, comma 1, del CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale
valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva al
punto 4.1;
7) Rinaldo GHELFI, già amministratore delegato e attualmente vice Presidente della FC
INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art.
1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente,
trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere la condotta consistente
nella contabilizzazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 delle plusvalenze (fittizie)
derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a
quelli realmente attribuibili, come meglio specificato nella parte motiva ai punti 4.11, 4.13,
4.14, 4.15 e 4.16, nonché le condotte consistenti nella mancata svalutazione nel bilancio
chiuso al 30 giugno 2004 e nella situazione patrimoniale ai 31 marzo 2005, delle poste
attive già contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella parte motiva ai
punti 5.1, 5.2 e 5.3, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui ai punti 5, 6 e 8 della
parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente
esistenti.
8) Mauro GAMBARO, all'epoca dei fatti amministratore delegato della FC
INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art.
1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente,
trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere le condotte consistenti
nella mancata svalutazione nella situazione patrimoniale al 31 marzo 2005, delle poste
attive già contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella parte motiva ai
punti 5.1, 5.2 e 5.3, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui ai punti 5, 6 e 7 della
parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente
esistenti;
9) società FC INTERNAZIONALE per responsabilità diretta, ai sensi dell'art. 2, comma
4, del previgente CGS, trasfuso nell'art. 4, comma 1, del vigente CGS, con riferimento alle
condotte contestate ai suoi Dirigenti e legali rappresentanti sopra indicati ai punti nn. 5, 6,
7 e 8 che precedono condotte tutte connesse fra loro e finalizzate a far apparire perdite
inferiori a quelle realmente esistenti;
Ritenuto che all’inizio del dibattimento i deferiti Galliani, Ghelfi, Gambaro, Oriali, Moretti,
FC Internazionale SpA, AC Milan SpA, tramite i propri difensori, hanno proposto istanza di
applicazione di sanzione ai sensi di quanto previsto dall’art. 23 CGS.
Considerato che su tali istanze ha espresso il proprio consenso il rappresentante della
Procura Federale
Visto l’art. 23, comma 1, CGS, secondo il quale i soggetti di cui all’art. 1, comma 1,
possono accordarsi con la Procura Federale prima che termini la fase dibattimentale di
primo grado, per chiedere all’Organo Giudicante l’applicazione di una sanzione ridotta,
indicandone la specie e la misura;
Visto l’art. 23, comma 2, CGS secondo il quale l’Organo Giudicante, se ritiene corretta la
qualificazione dei fatti come formulata dalle parti e congrua la sanzione indicata, ne
                                                         3
dispone l’applicazione con ordinanza non impugnabile, che chiude il procedimento nei
confronti del richiedente;
Rilevato che nel, caso di specie, la quantificazione dei fatti come formulata dalle parti
risulta corretta e le sanzioni indicate risultano congrue.
P.Q.M.
Dispone l’applicazione delle seguenti sanzioni:
Adriano Galliani: ammenda di euro 60.000,00 (sessantamila/00)
AC Milan SpA: ammenda di euro 90.000,00 (novantamila/00)
Rinaldo Ghelfi: ammenda di euro 20.000,00 (ventimila/00)
Mauro Gambaro: ammenda di euro 20.000,00 (ventimila/00)
Gabriele Oriali: ammenda di euro 10.000,00 (diecimila/00)
Massimo Moretti: ammenda di euro 10.000,00 (diecimila/00)
FC Internazionale SpA: ammenda di euro 90.000,00 (novantamila/00)
+++++++++++++++++++

IL MINUS HABBEN MASSIMO DI Moratti Land 
Paese dell'intoccabile Corruttore Minus-Habbens-Massimo, e'....
PROTETTO DAL BOSS DI di TronchettOpoly
L'INTOCCABILE BOSS  e UNA sua GANG di SICARI
+++++++++++++++++++++++++++++
SAMPDORIA - P. GARRONE - A.D-MAROTTA
La Commissione disciplinare nazionale, costituita dall’avv. Sergio Artico, Presidente,
dall’avv. Emilio Battaglia, dall’avv. Valentina Ramella, Componenti; dal Prof. Cesare
Imbriani e dal dott. Carlo Purificato Componenti aggiunti e con l’assistenza alla Segreteria
del sig. Claudio Cresta, si è riunita il giorno 12 giugno 2008 e ha assunto la seguente
decisione: (254) 
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DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: GIUSEPPE
MAROTTA (all’epoca dei fatti Consigliere e Procuratore speciale UC Sampdoria
SpA); GIUSEPPE MAROTTA (all’epoca dei fatti ed attualmente Amministratore
delegato UC Sampdoria SpA); RICCARDO GARRONE (Presidente del Consiglio di
Amministrazione UC Sampdoria SpA) E DELLA SOCIETA’ UC SAMPDORIA SpA
(nota n. 4150/688pf07-08/SP/ad del 14.4.2008)
Esaminato il deferimento del Procuratore federale disposto in data 14 aprile 2008 nei nei confronti di:

Rizzoli? Non certo per fare del vittimismo, bensì per evidenziare come arbitraggi del genere, negli anni della cosiddetta “calciopoli” mai a favore della Juventus. Mentre a parti invertite, verrebbero qualificati come esempio di subalternità della classe arbitrale verso i bianconeri, essendo invece a favore dell'inter sul piano mediatico, vengono addirittura esaltati.

Rizzoli è stato il peggiore in campo, nel senso che ha di fatto pilotato la gara sui binari tattici voluti dall’Inter, questa è la verità, e ne spiego il perché:

- se il suo arbitraggio è stato “all’inglese” nella metà campo nerazzurra (con tutela dei difensori rispetto agli attaccanti), non altrettanto nella metà campo bianconera, visto che ad Amauri e Del Piero sono stati quasi sempre fischiati falli in attacco, mentre ad Ibrahimovic ed Adriano quasi mai, modo questo per impedire le azioni ai bianconeri e consentirle ai nerazzurri;

- il gol nerazzurro nasce da un fallo non fischiato su Nedved, e un affossamento di Ibrahimovic su Chiellini, che dunque deve rialzarsi e partire in ritardo per chiudere: si riveda interamente l’azione, ben occultata dai moviolisti, e ci si chieda come mai sui due attaccanti nerazzurri, nel lato sinistro difensivo, a chiudere ci sono Legrottaglie e Molinaro, e a scalare si trova Grygera in mezzo all’area, mentre Chiellini sia totalmente assente. Questa abnorme situazione difensiva è dipesa appunto dal fatto che Chiellini era stato letteralmente sbattuto a terra da Ibrahimovic, che infatti arriva in corsa al tiro liberissimo;

- la Juventus non ha avuto alcuna punizione a ridosso dell’area di rigore nerazzurra, la più vicina ad almeno 40 metri e defilata, e ciò fino al 42’ della ripresa (punizione però molto defilata, battuta da Camoranesi), eppure Del Piero ne ha subito falli, non rilevati, e lo stesso è accaduto ad Amauri;

- proprio in questa ultima azione, Chiellini viene affossato con una azione rugbistica, e Rizzoli, con visuale libera, ha fischiato fallo a favore dell’Inter (che sia anche vietato subire falli da rigore in area nerazzurra?). Bene, i nostri moviolisti di regime hanno mostrato solo l’azione del rigore su Marchionni, netto ma definito dubbio, e i fuorigioco sbagliati a danno dei nerazzurri, ma non quelli inesistenti fischiati nella ripresa a Del Piero, questo tanto per cronaca.

Come dire anche in questo modo si pilotano i consensi e le accuse, e non a caso, in RAI, avevano iniziato lunedì sera con una insulsa puntata di Replay, condotta dall'infame giornalinterista Civoli, con ospiti l’interista del caffè di Herrera, Mazzola, e il pluriquerelato dalla Juve, Renga Roberto, puntata tutta incentrata su calciopoli e sul calcio pulito di oggi, quasi una preparazione alla gara di sabato ed un “avvertimento” per l’arbitro designando a non sbagliare in danno dei nerazzurri.

Cosa che Rizzoli ha eseguito benissimo, lasciando correre sovente con i nerazzurri in possesso di palla, e invece spezzettando i ritmi ai bianconeri, soprattutto nel finale, tanto che la Juventus non ha avuto più occasioni dopo quella di Del Piero.

Vedete, mi sono voluto soffermare sulla direzione di Rizzoli, non certo per vittimismo, mi pare che le ragioni della sconfitta siano state ben spiegate sopra, e comunque per fattori diversi dall’arbitraggio, ma francamente ho trovato disgustoso il dopopartita, ed i commenti moviolistici, sia nelle emittenti nazionali, sia in certe emittenti locali (ve ne “raccomando” una, Telenova, il peggio della faziosità in malafede): sono arrivati a dire che in fondo, Rizzoli aveva danneggiato l'inter. Infami, farabutti bastardi! Peste li colga!

Sono queste moviole selettive, commentate da personaggi con pochi scrupoli e tanta disonestà intellettuale, che poi producono i teoremi contro la Juventus, al punto che un arbitro viene giudicato come a favore dei bianconeri in una gara nella quale ha negato due rigori alla Juventus - ecco quello di muntari su Marchionni, - https://www.youtube.com/watch?v=jl4xACOlT5E - e praticamente non le ha mai consentito di giocare nella metacampo nerazzurra, specie nel finale.

Si può dire tanto su schemi di gioco e tattiche, ma se un arbitro “pilota” l’andamento di una gara, se consente il gioco diciamo “maschio” solo da una parte, è evidente che la gara non è disputata paritariamente dalle contendenti. Nonostante tutto c’è voluto un pasticcio difensivo (con doppio fallo avversario non punito) per far vincere i morattiAni.

E rimane dunque il rammarico che, l'arbitro, abbia impedito alla Juventus di fare la gara, permettendo a i nerazzurri un gioco violento e intimidatorio. I segnali, che con un arbitraggio appena appena più equo potevamo vedere ben altra partita, erano evidenti.

Adesso bisogna nuovamente ripartire, forse lo scudetto per quest’anno è roba che va oltre le possibilità bianconere, sia per cause interne, sia per cause diciamo ambientali, visto che gli “astri” sembrano volere una gara esclusivamente milanese. Questo e il Video della Partita.
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venerdì, settembre 05, 2008

Giugno 2008 - Calcio Mafia Meneghina Collusa con Torino

DELINQUENZA & CORRUZIONE, IN ITALIA COMINCIA DA LORO!

FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO
   (Federazione Italiana Giudici Corrotti)                                                  
00198 ROMA - VIA GREGORIO ALLEGRI, 14                                                
CASELLA POSTALE 2450                                                                            
ROMA 12 GIUGNO 2008                                                                            
COMUNICATO UFFICIALE N. 64/CDN (2007/2008)                                                  

La Commissione disciplinare nazionale, costituita dall’avv. Sergio Artico, Presidente, dall’avv. Gianfranco Tobia, dall’avv. Federico Vecchio, Componenti, dal Prof. Cesare Imbriani e dal dott. Carlo Purificato, Componenti aggiunti e con l’assistenza alla Segreteria del sig. Claudio Cresta, si è riunita il giorno 12 giugno 2008 e ha assunto la seguente decisione:

(235) – DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: ADRIANO GALLIANI (Vice Presidente vicario ed Amministratore delegato AC Milan SpA);

GABRIELE ORIALI (all’epoca dei fatti direttore tecnico attualmente dirigente FC
Internazionale SpA); MASSIMO MORETTI (all’epoca dei fatti Direttore generale FC Internazionale SpA); RINALDO GHELFI (già Amministratore delegato e attualmente Vice Presidente FC Internazionale SpA); MAURO GAMBARO (all’epoca dei fatt, Amministratore delegato FC Internazionale SpA)

E DELLE SOCIETA’ AC MILAN SpA E FC INTERNAZIONALE SpA (nota n. 2581/296-812pf06-07/SP/ma del 4.2.2008) Esaminato il deferimento del Procuratore federale disposto in data 4 febbraio 2008 nei confronti di: Milan:

5) Gabriele ORIALI, all’epoca dei fatti direttore tecnico, attualmente dirigente, della FC INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall’art. 1, comma 1, del CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva al punto 4.1;

6) Massimo MORETTI, all’epoca dei fatti direttore generale della FC
INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall’art. 1, comma 1, del CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva al punto 4.1;

( 2 ) – 7) Rinaldo GHELFI, già amministratore delegato e attualmente vice Presidente della FC INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall’art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all’art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell’art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere la condotta consistente nella contabilizzazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 delle plusvalenze (fittizie) derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a
quelli realmente attribuibili, come meglio specificato nella parte motiva ai punti 4.11, 4.13, 4.14, 4.15 e 4.16, nonché le condotte consistenti nella mancata svalutazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2004 e nella situazione patrimoniale ai 31 marzo 2005, delle poste attive già contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella parte motiva ai punti 5.1, 5.2 e 5.3, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui ai punti 5, 6 e 8 della parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti.

8) Mauro GAMBARO, all’epoca dei fatti amministratore delegato della FC
INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall’art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all’art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell’art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere le condotte consistenti nella mancata svalutazione nella situazione patrimoniale al 31 marzo 2005, delle poste attive già contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella parte motiva ai punti 5.1, 5.2 e 5.3, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui ai punti 5, 6 e 7 della parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti;

( 3 ) – 9) società FC INTERNAZIONALE per responsabilità diretta, ai sensi dell’art. 2, comma 4, del previgente CGS, trasfuso nell’art. 4, comma 1, del vigente CGS, con riferimento alle condotte contestate ai suoi Dirigenti e legali rappresentanti sopra indicati ai punti nn. 5, 6, 7 e 8 che precedono condotte tutte connesse fra loro e finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti. Dispone l’applicazione delle seguenti sanzioni:
Rinaldo Ghelfi: ammenda di euro 20.000,00 (ventimila/00)
Mauro Gambaro: ammenda di euro 20.000,00 (ventimila/00)
Gabriele Oriali: ammenda di euro 10.000,00 (diecimila/00)
Massimo Moretti: ammenda di euro 10.000,00 (diecimila/00)
FC Internazionale SpA: ammenda di euro 90.000,00 (novantamila/00)
Pubblicato in Roma il 12 giugno 2008

IL SEGRETARIO Antonio Di Sebastiano                                                        
IL PRESIDENTE FEDERALE Giancarlo Abete                                              
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CHI TOCCA I MORATTI MUORE!
LA FIGC 
F ederazione
I......nterista
G........ iudici 
 C .......orrotti 
NON PUO'RETROCEDERE LE SQUADRE DEI CORRUTTORI MILANESI
      
E CHE LA MALEDIZIONE SIA CON VOI E PER VOI!
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Dalla procura del capoluogo lombardo avviso di chiusura indagini
per Moratti e altri due dirigenti: contestato il falso in bilancio
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Inter nel mirino di Covisoc e pm milanesi. Non aveva i requisiti per il 2005-2006
Il presidente nerazzurro: "Sono tranquillo... Ogni giorno pago miliardi"

MILANO - L'Inter nei guai per i bilanci. La Commissione per la vigilanza sulle società calcistiche (Covisoc) ha concluso che la società di Massimo Moratti non aveva i requisiti per l'iscrizione al campionato 2005-2006, quello dello scudetto vinto "a tavolino" dopo la retrocessione della Juve in B per "calciopoli". Un parere, quello dell'organo di vigilanza, trasmesso al pm milanese Carlo Nocerino che ha approntato l'avviso di chiusura indagini (che di norma prelude alla richiesta di rinvio a giudizio) per Moratti, il vice presidente dell'Inter Rinaldo Ghelfi e l'ex manager nerazzurro Mauro Gambaro, accusati di falso in bilancio. 
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Un'accusa che la società milanese smentisce: "Non siamo preoccupati nella maniera più assoluta per questa inchiesta sui bilanci. Pago miliardi tutti i giorni, proprio questo no..", dice Moratti. 
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Il parere della Covisoc. "L'equilibrio finanziario sarebbe saltato - sostiene l'organismo di controllo - se la società avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie". Dunque i nerazzurri "non avrebbero superato i parametri chiesti dalla Covisoc per l'iscrizione al campionato 2005-2006". 
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L'inchiesta della procura milanese. A Moratti, Ghelfi e Gambaro viene contestato di aver esposto nei bilanci fino al giugno 2004 "fatti non rispondenti al vero, concernenti i componenti positivi e negativi del reddito, nonché le attività e le passività". 
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In altre parole il valore degli atleti sarebbe stato gonfiato ad arte per ottenere delle plusvalenze e 'abbellire' i bilanci. Questo, ad avviso di Nocerino e sulla base delle indagini della Guardia di Finanza di Milano, "con l'intenzione di ingannare i soci e il pubblico e al fine di conseguire l'ingiusto profitto, di evitare di evidenziare perdite che avrebbero comportato l'obbligo di ripianare e/o di ridurre il capitale sociale entro il successivo esercizio, nonché di evitare di rappresentare alla Covisoc l'esatta situazione patrimoniale ai fini delle verifiche propedeutiche all'ammissione dei campionati di calcio 2004-2005 e 2005-2006 e di rientrare finanziariamente dai parametri richiesti dalla Figc per la regolare iscrizione al campionato di calcio 2005-2006". 
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Sempre in base all'avviso di chiusura delle indagini, le presunte alterazioni di bilancio avrebbero "comportato la esposizione di un maggior patrimonio netto pari a 32.459.713,44 euro, che corrisponde a circa il 104% del patrimonio netto risultante dal bilancio (31.201.367,00 euro)". 
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Le operazioni incriminate. L'avviso di chiusura indagini cita la compravendita incrociata degli ex laziali Bernardo Corradi e Hernan Crespo: i due giocatori sarebbero stati "ipervalutati" per più di 6,5 milioni di euro. Nocerino fa riferimento anche alla cessione di Morfeo al Parma. 
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Non è tutto: secondo la Procura ci sarebbero altre compravendite incrociate, con il Milan, risalenti a giugno 2003. In queste operazioni, sono stati messi a bilancio 10 milioni e 770 mila euro, frutto di un'eccessiva valutazione. Tant'è vero che nell'inchiesta del pm milanese l'ad rossonero Adriano Galliani è nella stessa posizione di Moratti e degli altri dirigenti nerazzurri. 
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L'indagine era nata da un esposto presentato dall'ex presidente del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara, alla magistratura di Roma e poi trasmesso alla Procura di Milano per quanto riguarda Milan e Inter. 
(20 giugno 2007)

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COME SEMPRE, L'INTER COMMETTE ILLECITI, E LA MAFIA LI FA PAGARE ALLA JUVE! 
Caro Amico, ti scrivo. Quella Maledetta estate!

L'estate in cui ci hanno mandato in B è stata la peggiore della mia vita....Avevo un angoscia dentro, una tristezza indescrivibile...mia moglie mi dava del matto... Ricordo le discussioni feroci (a dir poco) con tutti gli altri tifosi, molti dei quali violenti, ai quali dovevi  l'ultima parola, oppure evitarli! Ma anche con quelli "juventini?" che nella loro cretinaggine, si mostravanoscandalizzati! Ricordo le ore, i giorni passati in interNET, quasi disperato. Ricordo la vana attesa e la delusione poi della mancata pubblicazione delle intercettazioni del milan, dell'inter, della Roma... Ricordo tutto come un incubo! Non nascondo che a 70 anni ho anche dato di gomito e  mangiato come un roditore x il nervoso! Caro amico, tutto questo rimane scolpito nella mia memoria così come i due scudetti scippati, è  la nostra storia disonorata! Tutto... tutto rimane dentro di me e non voglio dimenticarlo! Ho una chiara visione dei fatti, è  so tutto di com'è che ci  hanno inchiappettati... e li odier in eterno perchè è anche dimostrato che l'Infame e corrotto Palazzi lo hanno messo lì apposta x evitare che noi ci si potesse  in qualche modo riabilitare, è  impedire possa essere coinvolta l'inter, o aggravare la posizione del Milan! Carissimo, cosa posso dire...? Posso dire che il calcio italiano per me non esiste più. Ne la Juventus e ne la nazionale. Anzi spero proprio che lla nazionale non vinca mai più una partita è, tiferò contro tutte le squadre italiane!La sola cosa che mi interessa è, se un giorno sarà fatta Giustizia, è la speranza che l'ultimo degli Agnelli, il figlio del Dottore Umberto: Andrea, un giorni si riprenda il suo giocattolo, porti nella nostra bacheca gli scudetti vinti sul campo conto tutto e contro tutti, è ripristini l'Onore della Vecchia Signora... la mia Cara Compagna di Viaggio, l'hanno fatta piangere. Un caro saluto. francesco.

Calciopoli/FarsOpoli in 4 punti, vista dal tifoso. Che pero' metteremo in seguito all'esposizione di fatti sul massiccio-conflitto d'interesse: Dirigenti di BANCHE-Dirigenti-COVISOC (in combutta con il commissario "guido rossi"), Responsabili dell' " Illegale Iscrizione dell' "inter" (e milan?) al campionato 2005-2006 (Inter, irregolare l'iscrizione al torneo '05/'06

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2007/06_Giugno/20/inter_moratti_plusvalenze.shtml
Ritiro Ricorso al Tar? Nel 2006, Tronchetti-Telecom proteggeva Montezemolo-Pres.Confindustria!
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Cesare Bisoni Pres. Covisoc e vicepres. Unicredit messo li a protezione dell'inter, dal Presidente di Unicredit e Protettore dei vertici nerazzurri (i colori del suo cuore) Alessandro Profumo 
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Intreccio club-istituti: I doppi incarichi degli sceriffi del calcio italiano.
1) - Cesare Bisoni, numero uno Covisoc, è anche  vicepresidente di Unicredit Private Banking Sponsor  dell'UEFA e del Bayern Muenchen, Presidente Alessandro Profumo (auto dichiarato interista e protettore  derlla sua squadta in Europa, maggiore responsabile della vittoria in Champions League 2010: assistito dal corrotto dirigente FIFA Walter Gagg, ha corrotto anche il diavolo!), culo e camicia con Tronchetti Provera, Vicepresidente Medio Banca, secondo maggiore azionista e sponsor dell'inter!

*Qual è il legame che unisce l’Unicredit alla Commissione di vigilanza sulle società di calcio professionistiche? In apparenza nessuno: invece un nesso c’è e riguarda il presidente della Covisoc, Cesare Bisoni, riconfermato nell’ottobre 2007 dal consiglio federale Figc dopo la sua prima nomina risalente al 20 novembre 2003.

*Egli è anche presidente della Commissione di primo grado delle licenze Uefa: sono un requisito obbligatorio per le squadre di serie  A, oltre ai piazzamenti in campionato determinati dai regolamenti vigenti, per la partecipazione alla Champions League e alla Coppa Uefa.

*Stando alle visure della Camera di Commercio, egli è il vicepresidente e membro del comitato  esecutivo di Unicredit Private Banking dal 20 aprile 2006 fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2008: quest’ultima, secondo il bilancio 2007 del gruppo bancario guidato da Alessandro Profumo, possiede interamente la Cordusio Fiduciaria.                                          

*Nelle sue stanze ovattate sono custoditi alcuni misteri dell’italica pedata, come l’azionista di riferimento (al 98%) della Reggina: Service, proprietaria del marchio della Reggina Calcio. Quest’ultima possiede anche 2,6 milioni di obbligazioni Unicredit, acquistate nel 2006.

*Cordusio Fiduciaria detiene il 33,3% della Bs Servizi, una delle due società in cima alla catena di controllo del Frosinone.

*Inoltre, nella relazione sulla gestione sul bilancio di Unicredit si legge che «entro la fine del primo semestre 2008» nella fiduciaria milanese sarà fusa per incorporazione Romafides. Nella fiduciaria romana è schermato il possessore del 90% della Filmauro, che controlla a sua volta integralmente il Napoli.

*La visura camerale di Unicredit Private Banking spiega che il consiglio di amministrazione «può delegare al comitato esecutivo poteri propri e attribuzioni ed in particolare ogni potere in materia di concessione di crediti, con facoltà di ulteriore subdelega».

*In qualità di presidente della Covisoc, oltre a esercitare secondo l’art.36 dello Statuto Figc «funzioni di  controllo sull’equilibrio economico finanziario e sul rispetto dei principi della corretta gestione delle società di calcio professionistiche», Bisoni ha l’obbligo di denunciare eventuali illeciti sportivi. Il dovere è imposto dall’articolo 7 del Codice di giustizia sportiva.

*Stando alla norma, egli dovrebbe riferire alla Procura federale Figc su comportamenti scorretti di tesserati, anche se soltanto tentati. Ad esempio dovrebbe farlo se dietro il velo, perfettamente lecito per la legge ordinaria, della Cordusio Fiduciaria si nascondesse l’ipotetico trasgressore dell’articolo 16 delle Norme organizzative interne federali, in cui si stabilisce che «non sono ammesse partecipazioni o gestioni che determinino in capo al medesimo soggetto controlli diretti o indiretti in società appartenenti alla sfera professionistica o al campionato organizzato dal Comitato Interregionale».

*Questa la sanzione prevista per le società nel Codice di giustizia sportiva per la violazione di questa disposizione: almeno due punti di penalizzazione e l’ammenda da 10mila a 50mila euro.

*Le visure della Camera di Commercio riportano l’esistenza di intrecci bancari anche per tre membri della Covisoc e della Commissione I grado licenze Uefa.

2) - Marco Cardia, figlio del presidente Consob, è anche consigliere di amministrazione della Cassa di Risparmio della provincia di Viterbo che fa parte del gruppo Intesa Sanpaolo: è anche socio al 98% e procuratore della società immobiliare Emmeci Consult.

3) - Bruno Rossignoli è presidente della Intesa Sec Npl, società di cartolarizzazione crediti posseduta al 60% da Intesa Sanpaolo e al 40% dall’olandese Stichting Viridis.

4) - Domenico De Leo è sindaco di Unicredit Banca: inoltre ricopre anche l’incarico di consigliere della Lbo Italia Investimenti, società finanziaria controllata al 100% da Europe Capital Partners V. Quest’ultima, secondo il Journal Officiel del Lussemburgo, è posseduta dalla Europe Capital Partners V Lp con sede ad Hamilton, capitale delle Bermuda.
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In questo bel quadretto di conflitti di interesse, c'è inoltre da ricordare che Capitalia, fusa in Unicredit, a garanzia dei finanziamenti concessi alla as Roma detiene il 49% delle azioni di Italpetroli (famiglia Sensi), società di fatto controllante della stessa a.s. Roma.

+++In data 13 febbraio 2008 la Unicredit Banca d’Impresa S.p.A. in qualità di mandatari di Banca di Roma S.p.A ha sottoscritto con la S.S. Lazio S.p.A. una transazione di tutte le posizioni aperte (finanziarie e non) al 31 dicembre 2007. Si segnala che tale accordo comprende anche la vicenda trattata nel paragrafo "Richieste Consob del 20 ottobre 2006" della presente relazione. Tale accordo prevede il rimborso da parte della vostra Società di Euro 6,68 milioni, con un risparmio di Euro 5,18 milioni da pagare in otto rate trimestrali di Euro 0,8 milioni ed una di Euro 0,42 milioni, senza interessi.

Si segnala che la S.S. Lazio Marketing &Communication S.p.A. si è resa garante del debito contratto dalla controllante per Euro 6,68 milioni mediante la cessione degli incassi futuri rivenienti dai contratti con la Puma Italia S.r.l. scadenti rispettivamente al 30 giugno 2008 e 30 giugno 2012.

*Un capitolo a parte, merita L'inter (milan adjuvandum), gia' salvata da Carraro dal fallimento per l'illecito del falso passaporto di Recoba,e' di nuovo salvata nel 2005/2006 (Inter, irregolare l'iscrizione al torneo '05/'06 -
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2007/06_Giugno/20/inter_moratti_plusvalenze.shtml
http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/sport/calcio/bilanci-inter/bilanci-inter/bilanci-inter.html 
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CAPITO PERCHE' LA COVISOC NON POTEVA PERMETTERE CHE L' "inter" FALLISSE! HANNO MANDATO "L'INFAME-GUIDO ROSSI" CON POTERI STRAORDINARI ALLA FIGC (che gia' pullulava di pedine del sistema!), PERCHE' ERA UN UOMO DELLA FIAT (Ifil-Special Advisor!) ED AVREBBE AVUTO L'AIUTO DELLA GOGNA MEDIATICA IMPIANTATA DAI MEDIA DA LORO GOVERNATI E CONTROLLATI, PER FUORVIARE L'ATTENZIONE DAI FURTI ALLO STATO CHE I POTERI OCCULTI STAVANO PERPETRANDO IN QUEL MOMENTO STORICO:  SI STAVA COMPLETANDO IL COLPO DI STATO, NOMINATO: TANGENTOPOLI!