martedì, luglio 19, 2016

FARSOPOLI 10 ANNI DOPO - 18 LUGLIO 2016, TAR LAZIO ESAMINA-CINQUE ANNI DOPO, IL RICORSO DELLA JUVENTUS AVVERSO DISPARITA' DI TRATTAMENTO NEI CONFRONTI DELL'INTER!JUVENTUS-CINQUE ANNI DOPO!

Olivierio Beha
Oliviero Beha
23 apr 2016 Andrea Bosco,Tanto per non dimenticare
Luciano Moggi e la sentenza Calciopoli 
Calciopoli, 10 anni dopo. 
Fosse un romanzo di Le Carré, sarebbe una storia ancora aperta. Magari con un colpo – nel sequel- di scena finale. Invece è una storia italiana: un solo colpevole, alcuni assolti, tanti prescritti. Una storia dove la commedia si alterna alla tragedia. Dove i concetti di colpevolezza e innocenza si sono stemperati in ambigue zone d’ombra. Dove il celere processo sportivo si è mescolato alla lentezza del processo penale. Dove i colpevoli non sono risultati così colpevoli da essere affidati alle patrie galere. Dove gli ‘onesti’, non lo erano al tal punto, da rinunciare alla prescrizione. Dove il contenuto delle intercettazioni, spifferato secondo un barbaro costume italico all’informazione, misero alla gogna perfino un prelato  che chiedeva ad uno degli imputati, aiuto nella ricerca di un posto di lavoro per due immigrate. Dove il millantato credito, diventato leggenda metropolitana, benché archiviato come ‘fatto mai avvenuto’ da un Tribunale della Repubblica (Catanzaro), è arrivato intatto (Moggi che chiude Paparesta nello spogliatoio) fino alla Corte di Cassazione. E addirittura in testa nelle motivazioni della sentenza.

E’ una vicenda con due personaggi Moggi e Giraudo, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale di una Juventus che (anche allora) vinceva troppo. Due figure, lombrosianamente colpevoli. A prescindere. Una vicenda dove gli interessi economici si sono saldati agli interessi politici. Dove un giornale fu in grado di anticipare con esemplare esattezza le pene che sarebbero state comminate alle società coinvolte. E dove il direttore di un altro giornale consigliò al presidente – ponte di una Juventus scaraventata in serie B (con pesante penalizzazione iniziale), smembrata di metà della rosa nelle eccellenze, privata dei proventi pubblicitari e televisivi, di ‘non ricorrere al Tar’. Là dove anni prima era ricorso per una vicenda di lana caprina, il presidente del Perugia, (proprietario anche del Catania) di fatto bloccando il campionato e producendo alla fine il deprecato,  attuale torneo a 20 squadre. E’ una vicenda nella quale il tribunale penale di Napoli non trova evidenza di partite truccate, dove la principale imputata, condannata dal tribunale sportivo, esce assolta. Ma dove i dirigenti della medesima società, assieme ai designatori arbitrali, ripetutamente intercettati (secondo una consuetudine, peraltro dieci anni fa concessa) e un arbitro vengono condannati per  ’associazione per delinquere’.

E’ una vicenda dove i filmati dei sorteggi (prova portante dell’accusa) misteriosamente scompaiono. Un mistero ancora insoluto. Un tribunale, investito della vicenda, infatti, alla fine archivia. Le parole  ’archiviazione’ e ‘prescrizione’ in questa vicenda sono una sorta di mantra: anche uno studente al primo anno di giurisprudenza avrebbe potuto ipotizzare che il processo intentato a Napoli sarebbe finito (come alla fine è accaduto) con una pioggia di archiviazioni. E’ una storia pasticciata, nella quale il capo degli ‘intercettatori’, graduato dei carabinieri, al banco dei testimoni in aula non sa spiegare per quale motivo su 170.000 intercettazioni, solo 40 (quelle relative a Luciano Moggi) vengano sbobinate. Ma la difesa di Moggi al termine di un certosino lavoro fa una sorprendente scoperta: molte telefonate indicate con i ‘baffi rossi’  (in gergo: rilevanti) non sono state mai sbobinate. E la sorpresa diventa scandalo quando la “ sbobinatura” dei tecnici della difesa di Moggi  si imbatte in una telefonata ‘pressante’ di Giacinto Facchetti, allora presidente dell’Inter. Il testo viene consegnato al procuratore federale Palazzi, il quale configura quella telefonata come una ‘violazione dell’articolo 6′ del codice sportivo. Roba da retrocessione.  Ma la relazione di Palazzi che ipotizza e configura l’illecito, arriva a tempo scaduto: sono intanto passati 5 anni e quel reato sportivo è ormai prescritto. Ma c’è una grana non indifferente. Perché nel periodo di ‘transizione’ dello scandalo (che lambisce, senza ‘sporcarlo’ anche l’allora presidente federale Carraro) il governo Prodi, oltre a nominare nella figura di Giovanna Melandri, un ministro dello sport, nomina anche un Commissario Straordinario nella figura del professor Guido Rossi.

Stimato professionista, consulente della Exor (la cassaforte di Casa Agnelli) ed ex consigliere di amministrazione dell’Inter. Cosa fa il professor Rossi, dopo che con la retrocessione in serie B, la Juventus viene privata anche degli ultimi due scudetti conquistati? Ne assegna uno a tavolino, all’Inter, terza classificata in quel torneo. Ricostruire Calciopoli è impossibile in un articolo: un libro non basterebbe. C’è un giudice federale che rivela come quel collegio abbia giudicato ‘sull’onda del sentire popolare’. C’è il principe dei fischietti nazionali che nottetempo, all’una del mattino incontra nel parcheggio del ristorante dell’addetto agli arbitri del Milan- come spiega nel suo fondo anche Stefano Agresti. Adriano Galliani. Un arbitro (Pieluigi Collina) che farà una grande carriera a livello europeo. Ci sono arbitri vittime di una vera lapidazione mediatica, (poi risultati innocenti) incolpati sulla base dei tabellini e delle pagelle di un quotidiano sportivo.

E poi c’è quello scudetto di ‘cartone’. Massimo Moratti dopo averlo ricevuto, lo proclama come quello degli ‘onesti’. Non ci pensa a restituirlo, non rinuncia alla prescrizione: la rivalità tra due storiche tifoserie, diventa astio sconfinante nell’odio. Da tempo non ci sono più i fratelli Agnelli, è morto anche l’avvocato Peppino Prisco: due modi sapidi, ma in fondo garbati di intendere una rivalità calcistica. A niente servono i tavoli della ‘pace’ proposti dall’ allora presidente del Coni Petrucci: Andrea Agnelli e Massimo Moratti restano sulle loro posizioni. Agnelli chiede parità di trattamento e la riapertura del processo sportivo, in una vicenda che ha mandato a picco la Juve e ha penalizzato altre società (dal Milan, alla Lazio, alla Fiorentina). Ma che grazie alla prescrizione non ha mai portato al banco degli imputati l’Inter. Moratti ribadisce la sua intenzione di non rinunciare a  ’quello’ scudetto. Perché quello scudetto il presidente dell’Inter lo considera il ‘più  bello’.

Il presidente federale Abete successore di Carraro, dopo millanta rinvii scopre le carte, dopo un sofferto Consiglio Federale: la decisione è di ‘non decidere’. Ma perché nasce Calciopoli? Perché Moggi da anni è diventato il dirigente più potente del calcio italiano, addirittura con una società gestita dal figlio, la Gea, che smista giocatori e – si dice – anche allenatori. E perché sull’onda delle polemiche per alcuni controversi casi arbitrali (il più scottante il rigore di Iuliano su Ronaldo) la convinzione (anche di molti giornalisti) è che la Juve ‘rubi’. Ma c’è un pregresso di anni che tutti tendono a dimenticare. Intendiamoci, Luciano Moggi non era Biancaneve. Era per dirla con l’Avvocato Agnelli: “Lo stalliere del Re che, necessariamente, conosce tutti i ladri di cavalli”.

Moggi arriva in una Juventus che da nove anni non vince lo scudetto. Umberto Agnelli lo affianca a Giraudo. Moggi è bravo e spregiudicato. Ha fatto esperienza nel Napoli di Ferlaino e Maradona. In quelle settimane sta trattando il suo passaggio- assieme a Lippi a Ferrara e a Paulo Sousa, alla Roma di Sensi. Ma la le sirene juventine lo convincono ad accasarsi (assieme all’allenatore e ai giocatori) a Torino. E’ scudetto alla prima, nonostante la Real Casa spieghi: dovete autofinanziarvi. Moggi non è Biancaneve, ma è bravo. Vende Baggio e Zidane, ma compra Buffon, Thuram, Nedved, Salas, Trezeguet , Henry, Ibrahimovic, Vieira, Emerson, sottraendoli alla concorrenza. Quando scoppia lo scandalo sta trattando Gerrard, con Giraudo che in una intervista dichiara: “Faremo un nuovo stadio di proprietà. E avremo una televisione tematica. L’obiettivo è quello di far diventare la Juventus la società più potente del mondo“.

Parole che spaventano in un contesto – quello del calcio italiano, dove l’illegalità è sovrana.
Dove si falsificano senza pagarne le conseguenze (sportive) i passaporti dei giocatori.
Dove si presentano fidejussioni false.
Dove si drogano i bilanci e si continua a spendere pur con ‘buchi’ in bilancio di  centinaia di miliardi di lire.
Dove ci si iscrive ai campionati fuori tempo massimo.
Dove a Natale si omaggiano arbitri ed assistenti con fiammanti Rolex.
Dove si può fallire ed essere salvati con decreto ministeriale, autorizzati a  ’spalmare’  i debiti in oltre 20 anni.
Dove la pratica dello spalmadebiti (vietata in seguito dalla Commissione Europea ) è incoraggiata dall’allora presidente del consiglio che per primo ne fa uso per la sua società.
Dove i tifosi possono impunemente assediare con sassi, molotov e bombe carta, la sede della Federazione.
Dove per protestare contro un arbitraggio si incendiano cassonetti e si bruciano  automobili.
Dove per ‘salvare’ una società dalla serie B, i tifosi interrompono i traghetti tra isola e continente. Dove (cosa mai accaduta prima e mai accaduta dopo) una gara nella quale è in palio uno scudetto può essere sospesa per 80 minuti e poi fatta riprendere su un campo ridotto ad un pantano.
Dove agli atleti, spregiudicati medici, somministrano farmaci, così come trenta anni prima nel caffè veniva mescolata la benzedrina. Questo lo scenario ante Calciopoli.
Dove c’era chi godeva di protezioni politiche e chi le subiva.

Specie se rappresentava piccole società di provincia. Una storia dove la società più penalizzata, è contemporaneamente attraversata anche da una feroce faida famigliare. Talmente aspra da rasentare l’autolesionismo. Con un avvocato difensore che ‘si rimette’ alla clemenza della corte. “E dove il presidente della Fifa (proprio quel Blatter) ringrazia  pubblicamente Luca Cordero di Montezemolo, per aver  ’mediato’  una situazione ‘difficile’ dissuadendo la Juventus dal ricorrere al Tar.

In dieci anni è successo di tutto. E’ successo che l’Inter dopo quello a tavolino abbia vinto anche un campionato con la Juve in serie B e alcune delle rivali zavorrate dal piombo delle penalizzazioni. Che successivamente con grandi polemiche con la Roma abbia vinto altri titoli. E al termine di una esaltante stagione anche un triplete (grazie a walter gagg, gianni infantini, alessandro profumo pres. unicredit sponsor uefa e bayern munchen-zittito (nota mia-fracal): campionato, Coppa Italia, Champions League.

C’era in quelle stagioni chi ipotizzava che la Juventus  sarebbe scomparsa nell’anonimato. Affidata ad uno che molto sapeva di tennis e assai poco di calcio,  previsione quasi azzeccata. Anni disastrosi. Fino alla pax famigliare e all’era Elkann – Agnelli- Marotta, Nedved – Paratici (Del Neri, Conte, Allegri). Anche con Agnelli, il primo anno è un incubo per il popolo juventino. Ma dal secondo, è un filotto di vittorie in Italia e di buoni posizionamenti in Europa, conti in ordine, brand in espansione, appeal internazionale.

E sul fronte giudiziario una richiesta danni alla Federazione (per i fatti descritti) di 444 milioni di euro. Finita? Macché. Uno dei presidenti penalizzati da Calciopoli (Gazzoni, Bologna) chiede i danni alla Juventus e alle altre società protagoniste della storiaccia. Anche la Federazione dichiara di voler presentare una richiesta danni alla Juventus come deterrente per l’iniziativa torinese. Da anni si attende che il Tar decida. Anni nei quali le parole si sono susseguite alle parole, anni nei quali, la tensione tra Juve e Inter – invece di stemperarsi si è inspessita. Con qualche tentativo di disgelo, tornato a temperatura polare alla prima uscita ‘fuori dal vaso’. Ultimo capitolo della saga, la velenosa polemica tra allenatori delle rispettive Primavere, dopo la vittoria dell’ Inter nella Coppa Italia di categoria.

Tavecchio, il nuovo presidente federale, non sembra in grado di riportare le due società alla normalità dei  rapporti. L’Inter mezza indonesiana, mezza morattiana e presto probabilmente anche cinese è alle prese con l’ennesima complicata stagione: sia dal punto di vista sportivo che finanziario. La Juventus, viceversa, sta per agguantare il suo quinto scudetto consecutivo, come nei mitici anni Trenta, consegnandosi alla Storia. Ma cosa i tifosi, bianconeri pensino dello scudetto di ‘cartone’ e di Moratti basta prenotare un posto in curva allo Stadium per una qualsiasi gara di campionato. Assieme ai canonici incitamenti e agli sfottò di rito, prima del fischio d’inizio, ‘pensieri’ assai poco ‘stupendi’ al grande ‘inimico’ e a ‘quello scudetto’ , non mancano mai.

Dopo dieci anni è questo che resta di Calciopoli. Ah , sì ci sarebbe anche ‘Scommessopoli’, gli zingari, società beccate a ‘taroccare’ le partite prima del fischio d’inizio, giocatori corrotti, allenatori condannati, gente con la borsa piena di dobloni da girare a mafiosi e camorristi. Ma questa è un’altra storia. Che ha fatto un ‘relativo’ scalpore. Niente a che fare- soprattutto mediaticamente- con le vicende dell’ex ferroviere che alla scuola di Italo Allodi (che sua volta si era ispirato a Gipo Viani) aveva provato a farsi ‘re’.
Luciano Moggi e la sentenza Calciopoli
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Calciopoli, la Juve, la Figc, lo scudetto del 2006 e la disparità di trattamento! È...non solo!

La cifra esatta: 443 milioni, 725.200 euro. Questo è il risarcimento danni che la Juventus chiede alla Figc. Dieci anni dopo. Si va al Tar del Lazio: udienza lunedì 18 luglio (la prima, altre ne seguiranno a meno di un improbabile, ma non impossibile, accordo fra le parti). Il ricorso della Juve è del 7 novembre 2011, quasi cinque anni, ma solo ora si entra nel vivo (se la prendono comoda i magitrati  della CASTA!).

Al termine della loro lunga, documentata esposizione i legali della Juvenus hanno chiesto al Tar del Lazio di "condannare la Federazione Italiana Giuoco Calcio, F.I.G.C., al risarcimento del danno ingiusto subito dalla Juventus Football Club s.p.a. derivante dall'illegittimo esercizio dell'attività amministrativa e dal mancato esercizio di quella obbligatoria, in forma specifica mediante la "non assegnazione" "ora per allora" del titolo di Campione d'Italia per il Campionato di calcio per gli anni 2005-2006, con conseguente rimodulazione della classifica di campionato".

Inoltre chiedono di "condannare la Federazione Italiana Giuoco Calcio, F.I.G.C., al pagamento dei danni subiti e subendi dalla Juventus Football Club s.p.a. come sopra quantificati, in euro 443.725.200,00 (euro quattrocentoquarantatremilionisettecentoventicinquemiladuecento), oltre interessi legali dalla domanda al saldo".

Un lungo elenco dei danni subiti dal club bianconero che non ha potuto partecipare alle Coppe europee, ha perso i soldi dei diritti tv, è finito in serie B, ha dovuto vendere calciatori illustri (fra cui Ibrahimovic). Nel 2006 la Juventus di Moggi e Giraudo era uno squadrone, più forte di tutte quelle che sono venute dopo, e fatturava 250 milioni di euro: era ai vertici europei, aveva 100 sponsor. Ci ha messo dieci anni per riprendersi e tornare ai vertici italiani, non ancora europei: ora di milioni ne fattura oltre 300, ma frenata la Juve, nel frattempo Real, Barcça, Bayern, Man.U, Man.City e le altre hanno preso il volo.
Il Presidente A.Agnelli e Gli avvocati della Juventus 
accusano i vertici del calcio per la "colpevole insufficienza delle indagini svolte dalla F.I.G.C. nel 2006 e la colpevole incapacità della F.I.G.C. di garantire l'efficienza e l'efficacia dei controlli sul regolare svolgimento dei Campionati. In particolare, la F.I.G.C. ha omesso di prendere in considerazione tutte le condotte rilevanti sul piano disciplinare, basando la propria decisione di revoca e di nuova assegnazione del titolo di Campione d'Italia su un quadro probatorio incompleto ed insufficiente". 

Il club bianconero si è sentito discriminato rispetto ad altre società e pensa di aver pagato per tutti (all'inizio la Juve, in "Buona Fede, ignara dei comportamenti criminali della Procura di Napoli, del Comando dei Carabinieri di Roma e della Procura e Ufficio indagini della FIGC: "palazzi & borrelli", non si difese nei processi, accettò le condanne  e lasciò soli Moggi e Giraudo). Solo più tardi, a giudizi ormai conclusi, il procuratore Stefano Palazzi, costrettovi dal Team di Legali di Moggi, tirò in ballo altri club, fra cui l'Inter, ma solo dopo aver atteso che decadessero i termini legali, dichiarando la prescrizione della società Internazionale! Ma sarebbe ora, che che il corrotto magistrato napoletano (stefano palazzi!), ci dicesse, chi gli ha dato l'ordine di accompagnare l'inter alla prescrizione  prima di agire!

Ma l'orgoglio della juventus  e degli Juventini, non va in prescrizione! Il nodo è quello scudetto che la Juve sente suo, lo scudetto del 2006 che la messa in scena dei saggi dell'infame "guido rossi" di assegnare  uno scudetto all'inter vinto sul campo dalla Juventus! Andrea Agnelli e la Juventus su questo sono determinati: la Juve rivuole quello scudetto, l'Inter-non vuole mollarlo? Il Sicario Carlo Tavecchio si e prodigato per per cercare un accordo, ma tutti gli avvicinamenti con Agnelli (i due sono lontani anni luce) sinora non sono andati a buon fine, è vista la determinazione, non ci andranno!. 

Il n.1 della Figc ne parlò anche con Giraudo in un incontro a Milano facendo proposte, ma da Giraudo, ritenute oscene! 
Non si sa se Giraudo ne abbia parlato di recente a Roma anche con Franco Chimenti in un incontro al Coni, e se gli abbia ripetuto quello che ha detto a Tavecchio: mettersele nel culo!. 

 Le diplomazie si sono mosse, forse qualcosa in più si capirà dopo l'udienza di lunedì. 
 Una vita da Fuorilegge, poi nella GANG tronchetti-moratti a presidente Figc
Tavecchio ha minacciato di chiedere i danni alla Juve dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato le condanne (prescritte) di Moggi e Giraudo.

Ma la Figc non si è ancora mossa, martedì avrà un consiglio federale a Coverciano, forse ne parlerà.
O forse si aspetterà la Corte d'Appello di Roma (anche lì si è rivolta la Juve). Dieci anni sono passati, 
 Juve). Dieci anni sono passati,entus vanno avanti per la loro strada - 17-7-2016
Sulla parità di trattament.
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Andrea Agnelli risposta a Petrucci 1di2 (14:11)
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 Andrea Agnelli risposta a Petrucci 2di2 (12:14)
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ANDREA BOSCO: PER NON DIMENTICARE

Calciopoli, 10 anni dopo. Fosse un romanzo di Le Carré, sarebbe una storia ancora aperta. Magari con un colpo - nel sequel- di scena finale. Invece è una storia italiana: un solo colpevole, alcuni assolti, tanti prescritti. Una storia dove la commedia si alterna alla tragedia. Dove i concetti di colpevolezza e innocenza si sono stemperati in ambigue zone d'ombra. Dove il celere processo sportivo si è mescolato alla lentezza del processo penale. Dove i colpevoli non sono risultati così colpevoli da essere affidati alle patrie galere. Dove gli 'onesti', non lo erano al tal punto, da rinunciare alla prescrizione. Dove il contenuto delle intercettazioni, spifferato secondo un barbaro costume italico all'informazione, misero alla gogna perfino un prelato  che chiedeva ad uno degli imputati, aiuto nella ricerca di un posto di lavoro per due immigrate. Dove il millantato credito, diventato leggenda metropolitana, benché archiviato come 'fatto mai avvenuto' da un Tribunale della Repubblica (Catanzaro), è arrivato intatto (Moggi che chiude Paparesta nello spogliatoio) fino alla Corte di Cassazione. E addirittura in testa nelle motivazioni della sentenza.

E' una vicenda con due personaggi Moggi e Giraudo, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale di una Juventus che (anche allora) vinceva troppo. Due figure, lombrosianamente colpevoli. A prescindere. Una vicenda dove gli interessi economici si sono saldati agli interessi politici. Dove un giornale fu in grado di anticipare con esemplare esattezza le pene che sarebbero state comminate alle società coinvolte. E dove il direttore di un altro giornale consigliò al presidente - ponte di una Juventus scaraventata in serie B (con pesante penalizzazione iniziale), smembrata di metà della rosa nelle eccellenze, privata dei proventi pubblicitari e televisivi, di 'non ricorrere al Tar'. Là dove anni prima era ricorso per una vicenda di lana caprina, il presidente del Perugia, (proprietario anche del Catania) di fatto bloccando il campionato e producendo alla fine il deprecato,  attuale torneo a 20 squadre. E' una vicenda nella quale il tribunale penale di Napoli non trova evidenza di partite truccate, dove la principale imputata, condannata dal tribunale sportivo, esce assolta. Ma dove i dirigenti della medesima società, assieme ai designatori arbitrali, ripetutamente intercettati (secondo una consuetudine, peraltro dieci anni fa concessa) e un arbitro vengono condannati per  'associazione per delinquere'.

E' una vicenda dove i filmati dei sorteggi (prova portante dell'accusa) misteriosamente scompaiono. Un mistero ancora insoluto. Un tribunale, investito della vicenda, infatti, alla fine archivia. Le parole  'archiviazione' e 'prescrizione' in questa vicenda sono una sorta di mantra: anche uno studente al primo anno di giurisprudenza avrebbe potuto ipotizzare che il processo intentato a Napoli sarebbe finito (come alla fine è accaduto) con una pioggia di archiviazioni. E' una storia pasticciata, nella quale il capo degli 'intercettatori', graduato dei carabinieri, al banco dei testimoni in aula non sa spiegare per quale motivo su 170.000 intercettazioni, solo 40 (quelle relative a Luciano Moggi) vengano sbobinate. Ma la difesa di Moggi al termine di un certosino lavoro fa una sorprendente scoperta: molte telefonate indicate con i 'baffi rossi'  (in gergo: rilevanti) non sono state mai sbobinate. E la sorpresa diventa scandalo quando la “ sbobinatura” dei tecnici della difesa di Moggi  si imbatte in una telefonata 'pressante' di Giacinto Facchetti, allora presidente dell'Inter. Il testo viene consegnato al procuratore federale Palazzi, il quale configura quella telefonata come una 'violazione dell'articolo 6' del codice sportivo. Roba da retrocessione.  Ma la relazione di Palazzi che ipotizza e configura l'illecito, arriva a tempo scaduto: sono intanto passati 5 anni e quel reato sportivo è ormai prescritto. Ma c'è una grana non indifferente. Perché nel periodo di 'transizione' dello scandalo (che lambisce, senza 'sporcarlo' anche l'allora presidente federale Carraro) il governo Prodi, oltre a nominare nella figura di Giovanna Melandri, un ministro dello sport, nomina anche un Commissario Straordinario nella figura del professor Guido Rossi.

Stimato professionista, consulente della Exor (la cassaforte di Casa Agnelli) ed ex consigliere di amministrazione dell'Inter. Cosa fa il professor Rossi, dopo che con la retrocessione in serie B, la Juventus viene privata anche degli ultimi due scudetti conquistati? Ne assegna uno a tavolino, all'Inter, terza classificata in quel torneo. Ricostruire Calciopoli è impossibile in un articolo: un libro non basterebbe. C'è un giudice federale che rivela come quel collegio abbia giudicato 'sull'onda del sentire popolare'. C'è il principe dei fischietti nazionali che nottetempo, all'una del mattino incontra nel parcheggio del ristorante dell'addetto agli arbitri del Milan- come spiega nel suo fondo anche Stefano Agresti. Adriano Galliani. Un arbitro (Pieluigi Collina) che farà una grande carriera a livello europeo. Ci sono arbitri vittime di una vera lapidazione mediatica, (poi risultati innocenti) incolpati sulla base dei tabellini e delle pagelle di un quotidiano sportivo.

E poi c'è quello scudetto di 'cartone' . Massimo Moratti dopo averlo ricevuto, lo proclama come quello degli 'onesti'. Non ci pensa a restituirlo, non rinuncia alla prescrizione: la rivalità tra due storiche tifoserie, diventa astio sconfinante nell'odio. Da tempo non ci sono più i fratelli Agnelli, è morto anche l'avvocato Peppino Prisco: due modi sapidi, ma in fondo garbati di intendere una rivalità calcistica. A niente servono i tavoli della 'pace' proposti dall' allora presidente del Coni Petrucci: Andrea Agnelli e Massimo Moratti restano sulle loro posizioni. Agnelli chiede parità di trattamento e la riapertura del processo sportivo, in una vicenda che ha mandato a picco la Juve e ha penalizzato altre società (dal Milan, alla Lazio, alla Fiorentina). Ma che grazie alla prescrizione non ha mai portato al banco degli imputati l'Inter. Moratti ribadisce la sua intenzione di non rinunciare a  'quello' scudetto. Perché quello scudetto il presidente dell'Inter lo considera il 'più  bello'. Il presidente federale Abete successore di Carraro, dopo millanta rinvii scopre le carte, dopo un sofferto Consiglio Federale: la decisione è di 'non decidere'. Ma perché nasce Calciopoli? Perché Moggi da anni è diventato il dirigente più potente del calcio italiano, addirittura con una società gestita dal figlio, la Gea, che smista giocatori e – si dice – anche allenatori. E perché sull'onda delle polemiche per alcuni controversi casi arbitrali (il più scottante il rigore di Iuliano su Ronaldo) la convinzione (anche di molti giornalisti) è che la Juve 'rubi'. Ma c'è un pregresso di anni che tutti tendono a dimenticare. Intendiamoci, Luciano Moggi non era Biancaneve. Era per dirla con l'Avvocato Agnelli: “Lo stalliere del Re che, necessariamente, conosce tutti i ladri di cavalli". Moggi arriva in una Juventus che da nove anni non vince lo scudetto. Umberto Agnelli lo affianca a Giraudo. Moggi è bravo e spregiudicato. Ha fatto esperienza nel Napoli di Ferlaino e Maradona. In quelle settimane sta trattando il suo passaggio- assieme a Lippi a Ferrara e a Paulo Sousa, alla Roma di Sensi. Ma la le sirene juventine lo convincono ad accasarsi (assieme all'allenatore e ai giocatori) a Torino. E' scudetto alla prima, nonostante la Real Casa spieghi: dovete autofinanziarvi. Moggi non è Biancaneve, ma è bravo. Vende Baggio e Zidane, ma compra Buffon, Thuram, Nedved, Salas, Trezeguet , Henry, Ibrahimovic, Vieira, Emerson, sottraendoli alla concorrenza. Quando scoppia lo scandalo sta trattando Gerrard, con Giraudo che in una intervista dichiara: “Faremo un nuovo stadio di proprietà. E avremo una televisione tematica. L'obiettivo è quello di far diventare la Juventus la società più potente del mondo“.

Parole che spaventano in un contesto - quello del calcio italiano, dove l'illegalità è sovrana. Dove si falsificano senza pagarne le conseguenze (sportive) i passaporti dei giocatori. Dove si presentano fidejussioni false. Dove si drogano i bilanci e si continua a spendere pur con 'buchi' in bilancio di  centinaia di miliardi di lire. Dove ci si iscrive ai campionati fuori tempo massimo. Dove a Natale si omaggiano arbitri ed assistenti con fiammanti Rolex. Dove si può fallire ed essere salvati con decreto ministeriale, autorizzati a  'spalmare'  i debiti in oltre 20 anni. Dove la pratica dello spalmadebiti (vietata in seguito dalla Commissione Europea ) è incoraggiata dall'allora presidente del consiglio che per primo ne fa uso per la sua società. Dove i tifosi possono impunemente assediare con sassi, molotov e bombe carta, la sede della Federazione. Dove per protestare contro un arbitraggio si incendiano cassonetti e si bruciano  automobili. Dove per 'salvare' una società dalla serie B, i tifosi interrompono i traghetti tra isola e continente. Dove (cosa mai accaduta prima e mai accaduta dopo) una gara nella quale è in palio uno scudetto può essere sospesa per 80 minuti e poi fatta riprendere su un campo ridotto ad un pantano.  Dove agli atleti, spregiudicati medici, somministrano farmaci, così come trenta anni prima nel caffè veniva mescolata la benzedrina. Questo lo scenario ante Calciopoli. Dove c'era chi godeva di protezioni politiche e chi le subiva. Specie se rappresentava piccole società di provincia. Una storia dove la società più penalizzata, è contemporaneamente attraversata anche da una feroce faida famigliare. Talmente aspra da rasentare l'autolesionismo. Con un avvocato difensore che 'si rimette' alla clemenza della corte. “E dove il presidente della Fifa ( proprio quel Blatter ) ringrazia  pubblicamente Luca Cordero di Montezemolo, per aver  'mediato'  una situazione 'difficile' dissuadendo la Juventus dal ricorrere al Tar. In dieci anni è successo di tutto. E' successo che l'Inter dopo quello a tavolino abbia vinto anche un campionato con la Juve in serie B e alcune delle rivali zavorrate dal piombo delle penalizzazioni. Che successivamente con grandi polemiche con la Roma abbia vinto altri titoli. E al termine di una esaltante stagione anche un triplete: campionato, Coppa Italia, Champions League. C'era in quelle stagioni chi ipotizzava che la Juventus  sarebbe scomparsa nell'anonimato. Affidata ad uno che molto sapeva di tennis e assai poco di calcio,  previsione quasi azzeccata. Anni disastrosi. Fino alla pax famigliare e all'era Elkann – Agnelli- Marotta, Nedved – Paratici (Del Neri, Conte, Allegri).

Anche con Agnelli, il primo anno è un incubo per il popolo juventino. Ma dal secondo, è un filotto di vittorie in Italia e di buoni posizionamenti in Europa, conti in ordine, brand in espansione, appeal internazionale. E sul fronte giudiziario una richiesta danni alla Federazione (per i fatti descritti) di 444 milioni di euro. Finita? Macché. Uno dei presidenti penalizzati da Calciopoli (Gazzoni, Bologna) chiede i danni alla Juventus e alle altre società protagoniste della storiaccia. Anche la Federazione dichiara di voler presentare una richiesta danni alla Juventus come deterrente per l'iniziativa torinese. Da anni si attende che il Tar decida. Anni nei quali le parole si sono susseguite alle parole, anni nei quali, la tensione tra Juve e Inter - invece di stemperarsi si è inspessita. Con qualche tentativo di disgelo, tornato a temperatura polare alla prima uscita 'fuori dal vaso'. Ultimo capitolo della saga, la velenosa polemica tra allenatori delle rispettive Primavere, dopo la vittoria dell' Inter nella Coppa Italia di categoria. Tavecchio, il nuovo presidente federale, non sembra in grado di riportare le due società alla normalità dei  rapporti. L'Inter mezza indonesiana, mezza morattiana e presto probabilmente anche cinese è alle prese con l'ennesima complicata stagione: sia dal punto di vista sportivo che finanziario. La Juventus, viceversa, sta per agguantare il suo quinto scudetto consecutivo, come nei mitici anni Trenta, consegnandosi alla Storia. Ma cosa i tifosi, bianconeri pensino dello scudetto di 'cartone' e di Moratti basta prenotare un posto in curva allo Stadium per una qualsiasi gara di campionato. Assieme ai canonici incitamenti e agli sfottò di rito, prima del fischio d'inizio, 'pensieri' assai poco 'stupendi' al grande 'inimico' e a 'quello scudetto' , non mancano mai.

Dopo dieci anni è questo che resta di Calciopoli. Ah , sì ci sarebbe anche 'Scommessopoli', gli zingari, società beccate a 'taroccare' le partite prima del fischio d'inizio, giocatori corrotti, allenatori condannati, gente con la borsa piena di dobloni da girare a mafiosi e camorristi. Ma questa è un'altra storia. Che ha fatto un 'relativo' scalpore.

Niente a che fare- soprattutto mediaticamente- con le vicende dell'ex ferroviere che alla scuola di Italo Allodi (che sua volta si era ispirato a Gipo Viani) aveva provato a farsi 're'.

venerdì, giugno 24, 2016

INTERNAZIONALE FC: SOCIETÀ/CLUB CANCRO DEL CALCIO ITALIANO

VIRUS MALEFICO DA ESTIRPARE!

DOMAMDA DEL GIORNALISTA, ALL'A.D.GIUSEPPE MAROTTA: BERARDI HA RIFIUTATO LA JUVENTUS? 
Marotta: "Non parlerei di rifiuto, assieme abbiamo valutato l'opportunità di farlo rimanere al Sassuolo. Con il club emiliano abbiamo un rapporto di grande amicizia e collaborazione per cui è sempre nella nostra orbita. Non c'è nessun accordo scritto ma una promessa verbale; però se il giocatore manifesta, come ha fatto, l'intenzione di continuare la sua crescita in un habitat in un ambiente a lui più congeniale come il Sassuolo è giusto rispettarlo. No, non credo che vada all’Inter, io ho parlato con Squinzi e Carnevali che sono due persone serie. Direi che il percorso di crescita è quello che ho detto prima". 

APRITI CIELO, DICHIARAZIONI DI LESA MAESTA' ALLA SOCIETA-CANCRO DEL CALCIO ITALIANO-(internazionale fc), CHE SUBITO METTE IN MOTO L'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE MEDIATICA PER LA MESSA ALLA GOGNA DELLA JUVENTUS, ATTIVA LA PROCURA DELLA F.I.G.C - 
E TRONCHETTI IN PERSONA SI INCARICA PERSONALMENTE DI CONTATTARE JOHN ELKANN PER CREARE UN NOVELLO GUIDO ROSSI!
PESTE LI COLGA! ATTENTI A STI DUE 

MERCOLEDÌ 22 GIUGNO 2016 10:02
SASSUOLO - Ora è guerra aperta tra Juventus e Inter per Berardi, attaccante del Sassuolo. Nei giorni scorsi il bomber neroverde ha declinato l'offerta del club bianconero, per rimanere alla corte di Di Francesco. La decisione del giocatore è scaturita da due fattori: il primo che giocherebbe con maggiore continuità, il secondo per vivere con la maglia neroverde sulle spalle la prima storica avventura in Europa League.

Nel mezzo di queste decisioni ha espresso le sue impressioni Beppe Marotta, direttore generale della Juventus:
"Non parlerei di rifiuto, assieme abbiamo valutato l'opportunità di farlo rimanere al Sassuolo. Con il club emiliano abbiamo un rapporto di grande amicizia e collaborazione per cui è sempre nella nostra orbita. Non c'è nessun accordo scritto ma una promessa verbale; però se il giocatore manifesta, come ha fatto, l'intenzione di continuare la sua crescita in un habitat in un ambiente a lui più congeniale come il Sassuolo è giusto rispettarlo".
A questo punto si può parlare di una scelta condivisa tra i due club.

AGENTE BERARDI: «INTER O JUVENTUS? DECIDE SOLO IL SASSUOLO»
L'INTER PREME - Fin qui tutto bene, se non fosse che l'Inter si è mossa nelle ultime ore per soffiare alla Juventus il talento calabrese e fare il grande il colpo. Infatti, il club nerazzurro aveva preso direttamente contatti con Berardi che non si era mostrato indifferente all'offerta fatta dall'Inter (contratto di 5 anni a 3 milioni).

Ma Marotta si è mostrato tranquillo anche su questo fronte: "Non credo che vada all’Inter, io ho parlato con Squinzi e Carnevali che sono due persone serie. Direi che il percorso di crescita è quello che ho detto prima".

Perciò niente Inter, non se ne parla. Il rapporto solido che c'è tra le due società lascia tranquilli i bianconeri. Ovviamente in tutto questo il presidente Squinzi non è rimasto a guardare ma ha detto anche lui la sua:

"Berardi rimane da noi, non lo cederemo all’Inter". I campioni d'Italia stanno così definendo con gli emiliani il rinnovo dell'opzione di acquisto per la prossima estate. Un gentlemen's agreement che garantirà alla Juve di avere la precedenza per l'acquisto del giovane calabrese.

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Squinzi a FcIN: "Inter, per Berardi zero offerte. Resta, poi Juve. Nulla di illegale"

23.06.2016 11:10 di Francesco Fontana
Negli ultimi giorni la situazione di Domenico Berardi è diventata abbastanza articolata, con tanti dubbi circa il suo futuro e tante polemiche che si stanno rincorrendo. Da una parte Sassuolo e Juventus hanno raggiunto un accordo per un prossimo approdo in bianconero del calciatore, dall'altra l'Inter sta tentando un inserimento importante per strapparlo alla concorrenza e portarlo ad Appiano Gentile già durante questa estate. Nel frattempo il classe '94 di Cariati attende, conscio del fatto che l'apprezzamento nerazzurro appare chiaro, oltre che datato.

Difficile però vederlo presto a Milano, almeno secondo il patron della società emiliana Giorgio Squinzi, che a distanza di pochi giorni ribadisce la posizione del club in esclusiva per FcInterNews: "Sento tante voci, leggo molte cose e si parla tanto. La realtà è però un'altra: l'Inter non ha assolutamente formulato alcuna offerta per il nostro giocatore. Non capisco perché si dica il contrario".

Pertanto resterà al Sassuolo?
"Assolutamente sì. Abbiamo un accordo con la Juventus, semplicemente il trasferimento è stato posticipato di un anno. Il ragazzo andrà a Torino al termine del prossimo campionato. Addirittura si parla di possibili sviluppi legali, ma non è possibile. Non c'è nulla di illecito in tutto questo".

Perché l'agente del giocatore, al contrario, afferma che la proposta dell'Inter è presente e molto importante?
"Parlano tante persone nel mondo del calcio, anche i procuratori possono farlo. Ma l'offerta nerazzurra non è mai arrivata, non esiste. Questo è quanto".
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Squinzi: "Berardi non si muove da qui”
"Nessuna offerta dall’Inter, il prossimo anno andrà alla Juve"!
Milano, 23 giu. - "Sento tante voci, leggo molte cose e si parla tanto. La realtà e' però un'altra: l'Inter non ha assolutamente formulato alcuna offerta per Berardi. Non capisco perché si dica il contrario. Il giocatore resterà al Sassuolo. Abbiamo un accordo con la Juventus: semplicemente il suo trasferimento e' stato posticipato di un anno. Il ragazzo andrà a Torino al termine del prossimo campionato. Addirittura si parla di possibili sviluppi legali: non e' possibile. Non c'e' alcunché di illecito in tutto ciò".

Così, dalle colonne di Fc Inter News, Giorgio Squinzi, patron del Sassuolo, ha messo la parole fine alle voci degli ultimi giorni, che volevano Berardi in trattativa con il club allenato da Mancini.

Il proprietario della società emiliana ha dunque confermato quanto affermato da Beppe Marotta, ribadendo i "buoni rapporti" con i bianconeri.
"Perché l'agente del giocatore, al contrario, afferma che la proposta dell'Inter e' presente e molto importante? Parlano tante persone nel mondo del calcio, anche i procuratori possono farlo. Ma l'offerta nerazzurra non e' mai arrivata, non esiste".
"Questo e' quanto".
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22 giugno 2016 
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22 GIUGNO 2016 - CdS 
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POI, SE NON FOSSE CHE IN QUESTO PAESE "DEPRAVATO E SVENDUTO (a quei poteri occulti che i loro sicari spolpano, le carcasse di zebre e antilope), GLI INTOCCABILI FARABUTTI DELLA SQUADRA DELLA CASTA SI POSSONO PERMETTERE OGNI CRIMINE (illecito sportivo) ALLA LUCE DEL SOLE! PERCHE' LA GIUSTIZIA SPORTIVA E' SEMPRE IN AGGUATO PER SFRUTTARE OGNI CASTRONERIA MEDIATICA PER FUORVIARE L'ATTENZIONE DEL POPOLINO E INCASTRARE LA JUVENTUS!  

QUALCUNO HA NOTIZIE DI UNA RICHIESTA DELLA JUVENTUS PER UN "inter"VENTO DELLA GIUSTIZIA SPORTIVA, OPPURE DI UN'INIZIATIVA AUTONOMA DELLA PROCURA FEDERALE PER UN'INDAGINE, QUANTOMENO CONOSCITIVA DEI FATTI, SU QUESTO ARTICOLO PUBLICATO DALL'ORGANO UFFICIALE DEL CLUB CALCISTICO-CANCRO DEL CALCIO ITALIANO?
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Bonazzoli ceduto? E’ vero ma l’Inter ha tutto: recompra, percentuale ma non solo
di  Daniele Mari, @danmari83 12 febbraio 2015, 18:55 .
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I gol e le grandi prestazioni al Viareggio hanno riacceso i riflettori del mondo Inter su Federico Bonazzoli. La sua cessione alla Sampdoria, insieme a quella di Alfred Duncan, ha consentito all’Inter di chiudere il mercato di gennaio addirittura in attivo, nonostante gli arrivi di giocatori di livello internazionale come Podolski, Shaqiri e Brozovic.

L’Inter, per Bonazzoli, ha incassato 4,5 milioni di euro dalla Sampdoria, con la possibilità di tenere il giocatore in prestito fino a giugno. La formula con cui il ragazzo cresciuto nel vivaio nerazzurro è stato ceduto non è delle più semplici da capire e non basta il termine “diritto di recompra” (particolarmente in voga in questo periodo) per spiegare quanto l’Inter abbia comunque deciso di mantenere il controllo sul ragazzo. Prima di tutto perchè in Italia la recompra, come norma federale, non esiste. Tutto si basa su un “gentlemen’s agreement”, come era fino allo scorso anno per l’obbligo di riscatto, poi entrato ufficialmente a far parte delle norme federali (oggi è regola scritta e presto lo sarà anche la recompra).

Ma ieri, sollecitato dalle domande di FCINTER1908.IT, il ds nerazzurro Piero Ausilio ha spiegato con molta precisione il progetto dell’Inter su Bonazzoli: “E’ molto semplice. Non esiste nulla se non un gentlemen’s agreement che deve esserci e c’è nel caso dei rapporti tra Samp e Inter, tra presidenti, proprietari e dirigenti. Perché il diritto di recompra non è previsto dalle norme della Federazione. Abbiamo venduto il calciatore. Abbiamo un diritto, anche una percentuale su quella che potrebbe essere un’eventuale vendita ad un altro club, ma c’è un accordo verbale che vale perché fatto tra le persone rispettivamente importanti dei due club che dà a noi la possibilità di avere l’ultima parola sia su eventuali offerte che dovessero arrivare alla Sampdoria e dà a noi la possibilità, nei prossimi anni, se ne avessimo intenzione – e sono convinto che accadrà – di riportarlo a Milano. Ad una cifra fissata? Ci sono già dei parametri stabiliti in base a quanto sarà. Ripeto, i presidenti si sono parlati così come noi dirigenti”.

Traduciamo le parole di Ausilio in termini ancora più prosaici e di facile comprensione. L’Inter, nei prossimi tre anni, potrà riportare Bonazzoli a Milano versando alla Sampdoria 9 milioni di euro. Non solo: la società nerazzurra avrà diritto a circa il 40% della cifra di una eventuale cessione di Bonazzoli a terzi. Esempio: il Manchester United offrirà 25 milioni per Bonazzoli? L’Inter ne incasserà 10 se darà l’ok alla cessione.

Ma non basta: l’Inter si è tenuta anche l’ultima parola per quanto riguarda la cessione di Bonazzoli da parte della Sampdoria. Quindi se il club blucerchiato dovesse ricevere un’offerta, prima di accettarla dovrà chiedere “il permesso” all’Inter. Anche per evitare, per esempio, di subire l’onta di vedere Bonazzoli magari con la maglia rossonera o bianconera.
Ma l’intenzione dell’Inter, resa esplicita anche da Ausilio 
(“sono certo che accadrà”) è quella di riportare il giocatore a Milano entro i prossimi tre anni, quando si spera che con l’aumento dei ricavi quei 9 milioni possano essere investiti a “cuor leggero”.
Daniele Mari 12 febbraio 2015 
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CHI TOCCA I FRATELLI MORATTI E TRONCHETTI, VA A TROVARE ADAMO BOVE!

domenica, giugno 05, 2016

Il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, negli studi di Sky Sport, risponde alle domande dei Giornalisti.




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Sky Sport “90 minuti con…Agnelli risponde"
Novanta minuti, proprio come una partita di calcio, per raccontare la sua Juve, i trionfi conseguiti e quelli ancora da inseguire, e soprattutto la sua visione del presente e del futuro del calcio. Il Presidente Andrea Agnelli è stato protagonista oggi di un inedito botta e risposta su Sky Sport e ha risposto per un'ora e mezza alle domande di dieci intervistatori. “90 minuti con…#Agnelli risponde”: questo il titolo del format che ha visto il Presidente affrontare i temi più disparati. Eccone alcuni.

Gestire la Juve
«Gestire la Juventus nell'ultimo decennio è profondamente diverso, rispetto anche solo ai primi anni '90. Oggi siamo una grande società, con un fatturato di circa 350 milioni e circa 700 dipendenti. La nostra non è più una dimensione ludica, ma quella di una grande azienda, in uno dei pochi settori al momento in espansione. Negli ultimi sei anni, siamo passati da una perdita di 90 milioni, all'equilibrio finanziario e i piani triennali approvati sono sempre stati rispettati. La società è bene impostata per reggere le sfide dei prossimi due, tre anni, poi si dovrà capire cosa accadrà nel calcio italiano ed europeo».

Lo sviluppo del calcio
«Dobbiamo capire qual è il nostro modello, quale dev'essere la mission della serie A e stilare un piano per rimanere competitivi a livello internazionale.

Nell'ultimo consiglio di Lega abbiamo discusso per un'ora sul Boxing Day, arrivando poi a stabilire di fissarne uno solo tra due anni, anche se, durante le festività, gli stadi sarebbero pieni. In quel contesto mi sono sentito dire che sono abituato a innovare, mentre in Italia dobbiamo proteggere. Ecco, dobbiamo eliminare questo principio, perché in questo momento abbiamo poco da proteggere molto da innovare.

Il 2006 è stato un momento di grande discontinuità per il calcio italiano, dopo il quale abbiamo iniziato a perdere terreno rispetto agli altri campionati. Per le società italiane ora competere a livello internazionale è più difficile e non solo per i fatturati, ma per i modelli di sviluppo e la programmazione nel medio, lungo periodo. Se penso alla Spagna o all'Inghilterra, noto che le squadre storiche per eccellenza sono il Real Madrid e il Manchester United, eppure guardo ill Barcellona, o il Chelsea che sono diventati dei fenomeni globali, sfruttando magnificamente gli ultimi 10, 15 anni, arrivando in ogni casa del mondo con un semplice click. Questo ha permesso di monetizzare attività come il merchandising, o gli abbonamenti digitali e non sono solo ed esclusivamente il botteghino o la pay per view».

L'ultima stagione
«Abbiamo iniziato e finito la stagione alzando un trofeo: prima la Supercoppa in Cina, poi la Coppa Italia a Roma. Questa è stata la parte migliore. Quella più difficile è stata la gestione da inizio settembre a novembre. Un periodo sfidante, che ci ha dato la conferma di quanto l'unione di intenti possa fare la differenza. La rosa di quest'anno era probabilmente la più completa degli ultimi sei anni e anche se sapevamo ci sarebbe stato bisogno di un periodo di rodaggio, non pensavamo fosse così lungo. Da contraltare abbiamo poi centrato un filotto straordinario di vittorie, che ha bilanciato la media punti».

Il suo contributo ai successi
«La mia attività è saper scegliere le persone, con una distribuzione di deleghe e responsabilità. Ho la fortuna di avere un gruppo dirigente straordinario, giovane e se dovessimo rimanere insieme i prossimi cinque anni, diventeremmo davvero i migliori in Europa».


Il rapporto con Marchionne
«Sergio è una persona con cui mi piace dialogare, ha grande esperienza, competenza e cultura. Confrontarmi con lui ogni mese mi arricchisce e aiuta moltissimo»

La Famiglia e Torino
«Sono molte le cose che legano la mia famiglia a Torino. Intanto la residenza, mia e di mio cugino John. Se pensiamo ai grandi investimenti che sono stati fatti negli ultimi anni in città, dobbiamo pensare allo stadio della Juventus e alla fabbrica della Maserati a Grugliasco. La sede civile di FCA oggi è in Olanda, ma Torino è uno dei quattro centri direzionali, quello per l'Europa e l'Africa, e quindi è assolutamente centrale. E poi, al di là degli investimenti, rimane il grandissimo affetto per la città».

I due quinquenni e lo stile Juve
«Mio nonno ha tracciato la via, ora siamo molto felici di averlo eguagliato. Il fatto che la figlia (Maria Sole Agnelli N.d.R.), che aveva visto il primo quinquennio, abbia portato al Museo il trofeo del secondo quinquennio, ha trasmesso il senso del tempo, la continuità, la tradizione e, in fondo, lo stile Juve. In effetti non so esattamente cosa sia lo stile Juventus, è qualcosa che gli altri hanno detto di noi. Lo stile Juventus è vincere».
LE DUE MANITE: LA DINASTIA DAL NONNO AL NIPOTE
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EPILOGO DI UNA STORIA SENZA FINE: JUVENTUS & SCUDETTI  IL QUINTO CONSECUTIVO CONTRO TUTTI E CONTRO TUTTO! 


E finisce un altro Campionato così come tutti gli altri 4 precedenti vinto strameritatamente dalla Juventus. Finisce con un buon Napoli secondo a 82 punti punteggio che raramente ha consentito di arrivare primi (solo due precedenti) e conHiguain capocannoniere che batte il record di Nordhal (anche il capocannoniere raramente si abbina alla vincitrice dello scudetto, l’anno scorso furono "Icardi-inter: Ottava" e Luca Toni-Verona: Tredicesima"! Tanto per dire). Un Campionato bello ed avvincente con 4 squadre che si sono alternate in testa alla classifica.

Un campionato dove la Juve, nonostante i pretesti e le scuse, ha avuto solo errore arbitrale a suo favore (se errore vi e' stato, trattasi di millimetri!) il gol annullato al Toro nel derby, gol del possibile 2-2.

Di contro la Juventus a voler ben guardare ha avuto innumerevoli errori a sfavore, soprattutto almeno 4-5 rigori non dati, soprattutto a Pogba, tutti passati in cavalleria dato che noi non siamo abituati a lamentarci, gli sciacalli (i giornalisti) li ignorano o taroccano! Nel derby a nulla è valso che la Juventus ha poi stradominato in lungo e in largo chiudendo sul 4-1, così come per molti non conta che la Juve ha chiuso il Campionato a 91 punti. 91 come l’ultimo che ci tolsero ben 10 anni fa quello di Farsolpoli. Da 91 a 91. Destino.

Il Napoli, e una buona squadra ma non eccelsa, e senza Higuain probabilmente appena sopra la media, è stata portata in carrozza al secondo posto da tutto il ”movimento italiano” che sperava nella vincita della squadra partenopea, per interrompere il lungo dominio bianconero. Il Napoli ha avuto moltissimi episodi a favore tutti messi sottobanco a iniziare dal fallo di mano di Allan nell’andata con la Juventus, che ci avrebbe consentito di battere un rigore e magari di riportare la nostra squadra al pareggio. E dico magari perché a volte i rigori pure si parano cosa che pare proprio che gli Italiani non conoscono, vedi Buffon a Firenze.

E come non scordare poi le innumerevoli partite in cui i nostri avversari hanno giocato in superiorità numerica, ad esempio contro il Carpi in casa, quando sullo 0-0 hanno espulso Zaccardo per doppia ammonizione sbagliando clamorosamente giocatore in quanto non era Zaccardo che aveva commesso il fallo, o come ieri all’ultima giornata contro il Frosinone quando al 13mo del primo tempo hanno già messo fuori uno dei loro avversari consentendo: 1 – a Higuian di realizzare il suo record (meritato senza dubbio), 2 – al Napoli di poter vincere facile e prender il secondo posto a discapito della Roma. Ma i fessacchiotti della Roma tacciono perché si lamentano solo quando è la Juve. Ora celebrano Ranieri e non si ricordano dei furti dell’Inter di quell’anno ma si ricordano Turone centro anni prima.

Al secondo posto in carrozza
Al capitolo espulsioni e o cartellini poi, come non ricordare il casino-sconcio-mediatico fatto sul nulla a proposito di Bonucci reo di non aver fatto nulla e accusato di una testata mai nemmeno accennata, Bonucci comunque ammonito nella circostanza per proteste su un rigore fra l’altro che a replay nemmeno c’era in quanto Alex Sandro prende la palla, e l’ulteriore casino-sconcio-mediatico su Higuain che aggredisce l’arbitro e viene fatto passare per vittima con gente in piazza a protestare e con gente in tv a vomitare veleno, con il risultato di uno sconto di una giornata di squalifica sulle 4 a scontarne poi solo 3, quando Khedira per un ”vaffa”, fra l’altro in inglese, di giornate se n’è fatte 2 e se l’è scontate entrambe. Quando vi dico che li hanno portati in carrozza!

Certo io sono Juventino e non lo nego posso eccedere anche nel mio giudizio ma credo che la Juventus ancora una volta si sia dimostrata la più forte in modo meritato, al cospetto di un buon Napoli che se non ”accompagnato” mano nella mano forse non sarebbe arrivato neppure secondo, e senza Higuain , non dico l’unico campione che hanno ma uno dei pochi, non sarebbero arrivati neppure fra le prime 3. Ci sono 9 punti alla fine fra noi e loro ma ce ne stavano tranquillamente anche 12.

La Juventus dopo una falsa partenza è stata un rullo compressore e ha perso solo aVerona con molte riserve in campo e a Campionato vinto. Il Napoli ha perso e male contro l’Udinese e l’Inter e ha perso, e non certo bene, contro Juventus e Roma. Qualcuno l’ha detto che la Juve l’ha meritato, tipo Sebino Nela, una mosca bianca. Non certo uno Juventino. Altri rosicano male e non possono raccontare le cose come sono perché il fegato gli duole. Ci sono giocatori che hanno vinto 5 campionati e sono ricordati come invincibili.

Altri addirittura hanno vinto uno scudetto solo, solo quello, e vengono definiti dalla stampa: ”eroi”. Noi vinciamo 5 scudetti di fila, 34 nel totale (anche a contarne 32 ne abbiamo un botto più di tutti), e noi rubiamo. Abbiamo rubato anche questo. Ci rivediamo allora l’anno prossimo al prossimo furto. Intanto andiamo a vincere la coppa Italia che sarebbe l’undicesima. Contro il Milan visto quest’anno non vincerla sarebbe un peccato mortale.
JUVENTUS DEI RECORD - UNDICESIMA COPPA ITALA


sabato, aprile 02, 2016

ALLARME IN EUROPA - IL CALABRONE KILLER AVVISTATO ANCHE IN ITALIA, E IL DELIRANTE DI FUSIGNANO, CACCIATO DALLA CHAMPIONS LEAGUE, DA QUEL ROSEMBORG, CHE L'IMMORALE (immorale perche, fai il moralista nelle TV del boss, ma seminava figli in giro per l'italia!) CERCA DI SCIMMIOTTARE!

ATTENTI AL CALABRONE, OSSERVA E PUNGE!
VI SEGUO PER LE.... QUOTIDIANE PUNTURE!
COMINCIANDO CON I LAMENTI DEI GRANATIERI del TORO E', IL MANCATO CARTELLINO GIALLO AD ALEX SANDRO COLPEVOLE DI AVER FATTO UNA PREGEVOLE GIOCATA ,MA DAL BRACCIO ARMATO DELLA GANG-AIA-FIGC-SICARI DELLA MAFIA DI MILANO A SEZIONI UNIFICATE, CON UN CALCIO DI RIGORE, LO VOLEVANO PURE ESPULSO!
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 TORINO JUVENTUS 1-4 ARBITRO RIZZOLI
RIGORI SENZA AMMONIZIONI: FINO AL 22 MARZO 2016 (29a) IN SERIE A 35, MA SI PARLA SOLO DI ALEX SANDRO.
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RIGORI senza AMMONIZIONI in SERIE A 2015-2016
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-2a giornata Napoli-Sampdoria 2-2 Fallo di Albiol su Fernando, rigore senza ammonizione.

-3a giornata Verona-Torino 2-2 Fallo di Jansson su Juanito Gomez, rigore senza ammonizione.

-4a giornata Juventus-Chievo 1-1 Fallo di Cesar su Cuadrado, rigore senza ammonizione. Cesar già ammonito 4’ prima.

-4a giornata Genoa-Juventus 0-2 | Fallo di Figueiras su Chiellini, rigore senza ammonizione.

-6a giornata H. Verona-Lazio 1-2  Fallo su Keita, rigore senza ammonizione.

-7a giornata Juventus-Bologna 3-1  Fallo di Ferrari su Morata, rigore senza ammonizione.
-7a giornata Carpi-Torino 1-2 Fallo di Bubnjic su Maxi Lopez, rigore senza ammonizione
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-11a giornata Fiorentina-Frosinone 4-1 Fallo di Diakité su Mati Fernandez, rigore senza ammonizione.

13a giornata Bologna-Roma 2-2 Braccio di Mounier, rigore senza ammonizione. 
-13a Rossettini stende Iturbe, rigore senza ammonizione. 
-13a Torosidis stende Giaccherini, rigore senza ammonizione. ADDIRITTURA TRE! Bingo! 

-14a giornata Milan-Samp 4-1 Poli su Eder, rigore senza ammonizione.
 
-15a giornata Fiorentina-Udinese 3-0 Atterrato Kalinic da Badu, rigore senza ammonizione 
(ammonito però Piris per proteste). 

-16a giornata Juventus-Fiorentina 3-1 Chiellini tira giù Bernardeschi, rigore senza ammonizione.
 
-17a giornata Atalanta-Napoli 1-3 De Roon stop di mano, rigore senza ammonizione. 

-18a giornata Napoli-Torino 2-1 Fallo di Ghoulam su Bruno Peres, rigore senza ammonizione.
 
-19a giornata Frosinone-Napoli 1-5 Crivello butta giù Higuain, rigore senza ammonizione.
 
-20a giornata Carpi-Sampdoria 2-1 Fernando atterra di Gaudio, rigore senza ammonizione.
 
-20a giornata Napoli=Sassuolo 3-1 Albiol stende Sansone al 3’, rigore senza ammonizione.
 
-20a giornata Roma-H.Verona 1-1 Castan atterra Wszolek, rigore senza ammonizione. 

-21a giornata Lazio-Chievo 4-1 Gobbi atterra Candreva, rigore senza ammonizione.
 
-21a giornata Sampdoria-Napoli 2-4 Barreto mette giù Albiol, rigore senza ammonizione.
 
-22a giornata Carpi-Palermo 1-1 Goldaniga mette giù Mancosu, rigore senza ammonizione (poi ammoniti Letizia e Gonzalez x recipliche rudezze). 

-23a giornata Palermo-Milan 0-2 Fallo di mano di Goldaniga, rigore senza ammonizione. 

-24a giornata Torino-Chievo 1-2 Avelar atterra Castro, rigore senza ammonizione. 
-24a giornata Carpi-Napoli 0-1 Daprelà atterra Koulibaly, rigore senza ammonizione. 

-25a giornata Palermo-Torino 1-3 Morganella stende Immobile, rigore senza ammonizione. 
-25a giornata Empoli-Frosinone 1-2 Mario Rui stende Dionisi, rigore senza ammonizione. 
-25a giornata Lazio-Verona 5-2 Gilberto fallo su Lulic, rigore senza ammonizione. 

-*27a giornata Juventus-Inter 2-0 *Miranda atterra Morata, rigore senza ammonizione.
 
-28a giornata Roma-Fiorentina 4-1 Digne fallo su Tello, rigore senza ammonizione.
-28a giornata Torino-Lazio 1-1 Benassi e Molinaro a sandwich su Keita, rigore senza ammonizione.
 
-29a giornata Genoa-Torino 3-2 Molinaro atterra Ansaldi, rigore senza ammonizione. 
SECONDO RIGORE CONSECUTIVO CAUSATO DA MOLINARO SENZA ESSERE AMMONITO. Granatieri....Strano? 
-29a giornata Palermo-Napoli 0-1 Andelkovic trattiene Albiol, rigore senza ammonizione.

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IL MILAN DI SACCHI? O IL MILAN DEL nano MAFIOSO DI BERLUSCONIA?
"berlusconi-dell'utri-previti"
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9 marzo 2016 Le sentenze del "delirante di fusignano"
poraccio
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"Nel calcio italiano intravvedo qualcosa di nuovo. C'è un drappello di allenatori che sono geni, innovatori. Che sono latori di un'idea diversa e originale: Conte il primo della lista, un fenomeno, però deve spogliarsi della sua italianità.  Poi Di Francesco, Spalletti, Sarri, Paulo Sousa e Giampaolo.
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Sono felice che sia finita una certa dittatura tattica, per cui qui da noi si giocava sempre e solo in un modo, preoccupandosi prima di non prenderle e poi di agire in contropiede. 

Allegri? È bravo tatticamente, sa cambiare in corsa, però gli interessa solo vincere. A livello di società è avanti a tutti di dieci anni, ma non coniuga i tre verbi come facevamo noi nel grande Milan

Cioè: vincere, convincere e divertire. Ne coniuga appena uno, vincere.
In Italia può bastare, perché pure il Rosenborg vince sempre lo scudetto in Norvegia, ma in Champions League no".
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Rinus Michels: Ma questo che cazzo dice?
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Ancelotti, è diverso e il fatto che abbia sempre avuto a disposizione dei campioni non significa nulla. Guardate come è messo Real... con gli stessi giocatori.  
(prima che sacchi finisse di essere interVistato, il Real caccia Ancelotti a calci inculo! La champions l'ho vinta io, no ancelotti! disse il presidente del real madrid.) 

9 marzo 2016 l'intervista a arrigo sacchi: il delirante di fusignano
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"sogni & deliri" del "vate di Fusignano"
Tutti noi abbiamo sentito parlare di un allenatore di Fusignano che ha cambiato il mondo del calcio issando sul tetto del mondo un Milan appena risorto dalle ceneri. Ci hanno detto che era tutto merito suo, che il mondo del calcio con lui cambiò marcia e che tutti prendono appunti dal suo calcio leggendario dove la supremazia sul campo era fuori discussione in ogni partita.
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Stiamo parlando di Arrigo Sacchi, ossia di un venditore di scarpe di Fusignano che nel tempo libero bramava di conquistare il mondo dopo aver fatto scorpacciate del grande Ajax di Rinus Michaels, che copierà in tutto, salvo non riuscire a capire nulla delle tattiche di gioco, come dimostrerà ampiamente più avanti.

Casualmente approdato sulla panchina del Parma, viene notato da Silvio Berlusconi, allora neo presidente di un Milan in ricostruzione che viene eliminato dai gialloblu nella doppia sfida di Coppa Italia. Il presidente milanista, innamoratosi del calcio parmense, lo ingaggia per l'anno successivo.

Peccato che Sacchi, al Milan non dà subito prova di bravura: sbattuto fuori ai sedicesimi di Coppa UEFA dall'Espanyol e in Coppa Italia da una squadretta di B, si ritrova a lottare per uno scudetto ormai perso contro un Napoli dai nomi altisonanti: Maradona, Careca, Ferrara e compagni sono ormai ad un passo dalla vittoria. Il Milan dalla sua poteva sfoggiare il neo acquisto Ruud Gullit, un giocatore di un altro pianeta fortemente voluto da Berlusconi e un giovane attaccante olandese che l'Ajax incautamente volle includere nella trattativa per portare il fuoriclasse a Milano: un giovane Marco Van Basten approda tra le fila dei rossoneri e darà prova di essere un grande campione, fino a rubare la scena alla stessa stella internazinale Gullit.

Il Napoli inspiegabilmente inizia a perdere una serie di partite fino allo scontro diretto con i milanisti, perso anche questo, tra gli applausi scrosciosi del San Paolo e l'ombra della camorra che consegnano al Milan uno scudetto insperato ...

L'anno successivo il Milan approda in Coppa dei Campioni e passano agevolmente il primo turno, ma in campionato le cose vanno male. Sacchi è ormai a pochi passi dall'esonero quando, sempre nella massima competizione, i rossoneri incappano contro una outsider ai tempi temibile: a Belgrado va in scena Stella Rossa - Milan, valida per gli ottavi di Coppa e i rossoneri sono con un piede fuori dal torneo. 1-0 con goal di Stojkovic e Milan in 10 uomini a ormai venti minuti dal termine. Gli slavi, forti dell'1-1 dell'andata e di un gioco che ha letteralmente annientato il Milan sacchiano (un netto dominio sia all'andata che al ritorno) si apprestava a salutare la coppa quando accade l'incredibile: a Belgrado cadde la nebbia.

L'arbitro dapprima sospese l'incontro aspettando lo schiarirsi sul campo da gioco ... Ma inspiegabilmente, forse su pressione di Galliani, poi sospese la partita. All'epoca questo significava rigiocare la partita per intero, dal primo minuto e sul punteggio di 0-0. Per il Milan si trattò di un miracolo ... Per gli slavi, invece, la tensione si fece sentire oltre alla fatica. La ripetizione della partita, cosa ingiustissima e gravemente antisportiva, si concluse ai calci di rigore dove il Milan sarà ancora una volta baciato dalla dea bendata della lotteria dei rigori.

Come è facile capire, se la Nebbia di Belgrado non avesse provvidenzialmente salvato il Milan, oggi molto probabilmente nessuno di noi conoscerebbe Sacchi. Nessuna coppa campioni vinta dal Milan nel 89 e nel 90 (non avendo vinto lo scudetto del 1989, non avrebbe avuto il diritto di disputarla).

Andando avanti ci rendiamo conto di altre prestazioni opache: rigore dubbiosissimo col Werder Brema segnato da Van Basten e dunque passaggio del turno con il minimo punteggio possibile, sporcato da un errore arbitrale e con una prestazione complessiva contro i tedeschi non da incorniciare.

Il 5-0 al Real Madrid è quello che ci ricordiamo tutti, invece. Partita memorabile ... Ma viziata da un rigore nettissimo non dato ai madrileni sull'1-0 ...

Intanto il Milan perde la coppa italia, perde lo scudetto ma in finale riesce a dar prova di forza con la Steaua Bucarest, ossia una squadra dell'est dove i giocatori non erano neanche tutti professionisti ... 4-0 e coppa campioni al Milan. Sì, senza dubbio. La Nebbia di Belgrado ha dato i suoi frutti e tutti osannano Sacchi ...

L'anno dopo si ripete lo stesso copione. In coppa non convince, sebbene passa i turni. Per oltre 200 minuti non riesce a far goal ad una squadretta come il Malines ... partita risolta ai supplementari quando, con un Milan stellare, probabilmente tutti avrebbero chiuso la pratica qualificazione già all'andata. Sacchi intanto perde terreno in campionato ma giunge in finale di coppa italia: verrà fatto fuori dalla Juventus più scarsa degli ultimi trent'anni. In Coppa Campioni, invece, riesce ad avere la meglio su un Benfica mediocre, in una delle finali più noiose di sempre.

Ma è un tripudio per lui. Osannato dalla folla, viene celebrato come un genio innovatore.
L'anno dopo invece non riesce a combinare nulla ... Eliminato in tutte le competizioni, in preda al delirio, chiede alla dirigenza rossonera di vendere Marco Van Basten. Berlusconi, non certo uno scemo, invece manda via lui.

Sacchi tornerà ad allenare la nazionale, dove commette una serie di grossolani errori (Signori, capocannoniere di A, messo terzino di fascia, Zola in panchina e Massaro titolare per dirne alcune) e passa il girone solo per miracolo ... Arriverà in finale solo grazie al Divin Codino Roberto Baggio per poi perderla contro un modesto Brasile.

Ad EURO 96 invece riesce in ciò che non era riuscito ad USA 94: viene eliminato ai gironi dopo una sconfitta con la Repubblica Ceca e pareggiando contro la Russia e una Germania di ultratrentenni ...

Non soddisfatto delle figuracce, torna al Milan giusto il tempo di venire sbattuto fuori dalla Champions League da un Rosenborg qualunque e prendere sei pappine dalla Juventus a San Siro, rimediando il passivo più grande subito dal Milan in casa negli ultimi cinquant'anni (1-6).

Ritenendosi ancora un genio nonostante le prove che non fosse granché, ritorna a Parma, ma colleziona un paio di pareggi e sconfitte tante quante ne bastano per simulare un "esaurimento da stress" e dunque ritirarsi dalla carriera di allenatore.

Dunque sembra proprio che non ci sia stato nessun grande Milan... nessun grande allenatore ... Bensì un mediocre, disonesto dilettante (Sacchi non aveva mai giocato a calcio) che si è trovato per le mani uno squadrone ... Con il quale non ha neanche vinto tutto quello che poteva tranquillamente vincere.

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ROBERTO BECCANTINI: 
Moggi dava le schede svizzere agli arbitri 
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Roberto Beccantini: A Il Martinello: In una classifica tipo Atp tennis, Meani era il 30° del Milan, Moggi  & Giraudo i numeri uno ex aequo. O no?
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Roberto Beccantini: A Fronte del porto: Non è colpa mia se Meani è il trentesimo e uno dei numeri uno della Juventus dava delle schede telefoniche agli arbitri. O è colpa mia?
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ECCO, SAPPIAMO CHE LA EXOR-ELKANN NON POTEVA QUERELARE I GIORNALISTI, PERCHE' DIRETTAMENTE: GAZZETTA, CORSERA, LA STAMPA, E' INDIRETTAMENTE: ESPRESSO REPUBLICA & CALTAGIRONE ERANO TUTTI AL LORO SERVIZIO, MA, PERCHE' GIRAUDO e MOGGI NON LI HANNO QUERELATI? NEL CASO COME QUESTO DI BECCANTINI, ACCUSE ESPLICITE E' GRAVISSIME? 
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UN ULULATO DALLA TANA (tana redazione gazzetta dello sport) DI CRESCENZAGO
 "NIGUARDA" TROPPO COSTOSO, ABBIAMO SCELTO IL SAN RAFFAELE!
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ECCO, SAPPIAMO CHE LA EXOR-ELKANN NON POTEVA QUERELARE I GIORNALISTI, PERCHE' DIRETTAMENTE: GAZZETTA, CORSERA, LA STAMPA, E' INDIRETTAMENTE: ESPRESSO REPUBLICA & CALTAGIRONE ERANO TUTTI AL LORO SERVIZIO, MA, PERCHE' GIRAUDO e MOGGI NON LI HANNO QUERELATI? NEL CASO COME QUESTO DI BECCANTINI, ACCUSE ESPLICITE E' GRAVISSIME?