giovedì, maggio 13, 2010

TEMPI - EMANUELE BOFFI: IL TRAGICO CASO JUVE E' COMINCIATO CON LA RICHIESTA DI UN SORRISO

Emauele Boffi: Il tragico caso Juve è cominciato con la richiesta di un sorriso.

È iniziato, cioè, con un atto d’hubris, così come gli antichi greci chiamavano l’illusoria tracotanza degli umani che tentano vanamente con un atto d’imperio di cambiare ciò che sottostà alle leggi dell’immutabile e del necessario.

Il tragico caso Juve ha avuto principio con la richiesta del giovane rampollo Elkann – l’estroverso e funambolico Lapo – di vedere in campo e sulle pagine dei magazine una squadra e una società più sorridente, più simpatica, più cool. Quando lo sventurato, il figlio dell’élite torinese, l’esperto di marketing e cittadino del mondo chiese «una Juve più smile» fu il principio della fine, l’abbrivio dell’inevitabile cataclisma, perché non puoi essere vincente e simpatico. Aut aut.

O sei l’uno o sei l’altro, come gli ricordò l’allora amministratore delegato Antonio Giraudo: «Senza “smile” negli ultimi dieci anni abbiamo vinto cinque scudetti, giocato sedici finali di coppe vincendone otto, conquistato due Palloni d’Oro.

La nostra società è una di quelle più solide dal punto di vista finanziario, senza che gli Agnelli in questi ultimi dieci anni abbiano dovuto mettere denaro». Invece Lapo voleva sfidare le leggi della natura e del calcio: voleva vincere sul campo e fuori. Pretendeva, lo sciagurato, di battere tutte le altre squadre e poi di riceverne pure il clap clap di un battimani: grazie che ce le avete suonate 4 a 0, cheese.

Voleva, insomma, essere l’Inter di Moratti, la squadra che piace alla gente che piace, a Fiorello, a Valentino Rossi, a Gino Strada, a Michele Serra, a Gad Lerner. Voleva che la sua Juve avesse lo charme del perdente senza perdere, la fortuna sportiva senza rimetterci la fortuna economica. Non si capacitava del perché lui, che aveva rilanciato l’immagine Fiat con la semplice idea di farne scrivere il logo a caratteri maiuscoli su una felpa, non potesse fare la stessa cosa con la squadra di famiglia.

Lapo non capiva perché il giocattolo sportivo del nonno dovesse essere la squadra di cui, nei bar dello sport, si diceva che rubasse, e al cui palmarès si associasse il muso brutto sporco cattivo di un team manager adiposo e di un amministratore delegato col portamento di un impiegato delle poste. È così che è iniziato il tragico caso Juve, e non c’è dio dell’Olimpo né giudice di tribunale che oggi possa inviare un qualche deus ex machina a indicare una via di redenzione.Un chiaro caso di illecito strutturato

*Chi oggi finge di scandalizzarsi per Calciopoli 2, mente sapendo di mentire. Era già tutto chiaro allora, nel 2006, l’anno che fu per il calcio quello che fu il 1993 per la politica. Tredici anni dopo le mani, furono ancora la magistratura e la stampa a pulire i piedi, col consenso di chi, da quella depurazione, s’illudeva di trarne solo vantaggi e nessuna rogna. Il campo, quello su cui rotolava la palla rotonda, diceva questo: c’erano due squadre invincibili, la Juventus della triade (Moggi, Giraudo, Bettega) e di Del Piero e Ibrahimovic e il Milan di Berlusconi e Galliani, di Kakà e Maldini che spadroneggiavano in Italia e in Europa. Poi c’era l’Inter di Moratti, una squadra campione solo nei triangolari d’agosto cui da anni andava male tutto quel che poteva andare male. Il 5 maggio, Kanu, Gresko, Recoba, Vampeta, dobbiamo continuare?

L’Inter era la squadra dei tifosi che per consolarsi correvano in libreria a comprare le barzellette sugli interisti di Severgnini (l’autoironia è l’arma del perdente), i cui supporter gettavano motorini dal secondo anello di San Siro ed esponevano striscioni di incitamento ai propri giocatori il cui più benevolo era questo: «Non sappiamo più come insultarvi».

*La Juventus, invece, era la squadra che vinceva perché, come ha spiegato German Camoranesi, «quando entravamo in campo, gli altri si pisciavano addosso». Fu nell’estate del 2006, a pochi mesi dal Campionato del Mondo, che andò in scena Calciopoli, un assurdo processo sportivo in cui la Juventus – e, in minor grado, Milan, Fiorentina e Lazio – pagarono per non avere commesso il fatto. A dirlo non è Tempi, Giampiero Mughini, o gli sfegatati del sito ju29ro.com, ma quegli stessi giudici che allora decisero la sanzione sull’onda di un sentimento popolare e di una campagna di stampa cui non dispiacque materializzare in sentenza il luogo comune più diffuso: la Juventus vince le partite “perché paga l’arbitro”.

A spiegarlo furono quegli stessi che la condannarono. Come Mario Serio, giudice della Corte di appello federale: «Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo, abbiamo ascoltato la gente comune e provato a metterci sulla lunghezza d’onda». O come Piero Sandulli, il presidente di quella Corte, che dichiarò: «Nella nostra sentenza evidenziammo soprattutto cattive abitudini, mica illeciti classici. Si doveva far capire che quello che c’era nelle intercettazioni non si fa. è stata una condanna etica».

*A un quotidiano Sandulli ha anche detto che nelle partite del campionato 2004-2005 «non ci sono illeciti. Era tutto regolare. L’unico dubbio era sulla partita Lecce-Parma». Lecce-Parma. Ma allora perché la Juve è andata in B? Chi ha avuto la pazienza di leggere le sentenze dei tribunali e non soltanto quelle vergate su carta dai quotidiani rosa salmone, lo sa dal 2006. Contro la dirigenza juventina c’erano prove di non rispetto dell’articolo 1 del codice di giustizia sportiva (lealtà sportiva), ma non di violazione dell’articolo 6 (illecito sportivo), l’unico la cui violazione prevede la retrocessione.

I giudici, già nel 2006, lo avevano appurato con certezza, tanto che, come spiegò sempre Sandulli, «l’illecito associativo non esisteva, era una falla del sistema giuridico che è stato da noi introdotto».

*È il famoso «illecito strutturato» di cui parlò Francesco Saverio Borrelli, chiamato dall’allora commissario straordinario Guido Rossi – ex dirigente Telecom, ex cda Inter – a condurre le indagini: «è un caso di illecito strutturato», spiegò l’eroe di Mani Pulite. Un’arcana formula che si potrebbe tradurre più o meno così: non abbiamo prove che la Juventus abbia comprato partite, né arbitri, né guardalinee, né calciatori. Abbiamo appurato che «non esisteva alcuna cupola», che la celebre favola delle “ammonizioni mirate” a favore dei bianconeri era appunto una favola, che non vi è stata mai alcuna «alterazione del sorteggio arbitrale», che l’arbitro Gianluca Paparesta non fu mai chiuso in uno spogliatoio da Moggi.

*Ecco, sebbene non ci sia una-prova-una che la Juventus abbia rubato le partite, sebbene sia illogico pensare che si possa alterare un campionato senza alterare i match, abbiamo condannato la Juventus alla serie B, alla non assegnazione del campionato 2004-05 e alla revoca dello scudetto 2005-06 (non oggetto d’indagine).

*Tutto questo durante un processo in cui abbiamo eliminato un grado di giudizio, in cui abbiamo concesso agli avvocati difensori solo tre giorni per preparare la difesa e un quarto d’ora per esporla e in cui non abbiamo ammesso come prove i filmati delle partite o altre prove documentali, ma solo alcune intercettazioni da noi selezionate senza dare la possibilità ai presunti colpevoli di accedere a tutte quelle disponibili (171 mila).

Insomma, quel che si dice un processo equo. È scritto così nella sentenza: «è concettualmente ammissibile l’assicurazione di un vantaggio in classifica che prescinda dall’alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola gara».

*Deve essere questo che si intende per “illecito strutturato”: sei colpevole perché è ammissibile che tu lo sia.

Già allora ci fu chi tentò di insinuare che Calciopoli era una farsa e che dietro l’operazione piedi puliti si stava svolgendo una pedicure tutta a favore di telecamere e istinti belluini di piazza. Oltre al giornale che tenete in mano, avanzarono sospetti alcuni giornalisti come Piero Ostellino sul Corriere della Sera, Christian Rocca sul Foglio, Giampiero Mughini nella trasmissione tv Controcampo.

Probabilmente l’avrebbe voluto fare anche la firma numero uno del giornalismo sportivo italiano, quel Giorgio Tosatti di cui, con sospetto tempismo, furono pubblicate telefonate con Moggi, forse anche per vendetta contro le aspre critiche che Tosatti aveva mosso al pm Raffaele Guariniello, quello che aveva indagato invano sulla stessa Juventus.

Ma non solo giornalisti, anche De Biase, il giudice che condusse le indagini sul calcio scommesse negli anni Ottanta, uno che di diritto sportivo se ne intende certamente più dell’avvocato d’affari Guido Rossi, disse senza mezzi termini: «La sentenza su Calciopoli è un aborto giuridico».

E il giornalista Enzo Biagi, non esattamente un garantista a tutto tondo, aggiunse: «Una sentenza pazzesca costruita sul nulla».

Con Lippi non vinceremo mai! A tentare di discolparsi ci provarono anche i vari “mostri”, inutilmente. Il designatore Paolo Bergamo, quello accusato di essere troppo amico di Moggi, spiegò dal principio che lui «parlava con tutti i dirigenti».

*L’arbitro Massimo De Santis rivelò che le intercettazioni delle telefonate usate dall’accusa per dimostrare che esistevano degli accordi tra dirigenti delle squadre e arbitri erano «tutte successive alle partite». Moggi non fece mai finta di non essere quello per cui veniva pagato a peso d’oro: un dirigente maneggione, autoritario, svelto.

Prima che Berlusconi fosse, Moggi fu. Fu lui il primo a usare l’espressione «non sono un santo» e ad ammettere di aver infranto gli obblighi di lealtà e correttezza sportiva, il già citato articolo 1 «quello che nel mondo del calcio, che è business, forse non infrangono solo i magazzinieri». Perché che tutti parlassero con tutti, era già noto nel 2006, eppure solo Moggi fu dipinto come un ciarliero farabutto. «Ci sono 42 società tra serie A e B, tutte parlano, l’unica società sordomuta era l’Inter», ha detto Moggi.

Eppure tutti hanno fatto finta di credere che il calcio fosse corrotto per colpa di uno solo. I quotidiani, con la Gazzetta dello Sport in testa, cavalcarono la piazza. Candido Cannavò scrisse che «la vergogna era ormai venuta allo scoperto» ed era «impossibile nasconderla sotto una foglia di fico». Gianni Mura su Repubblica chiese di fare «piazza pulita» per liberarsi di «uno scandalo che è peggio di tutti gli altri, è il più ramificato ed il più simile (ammazzamenti esclusi) ai metodi mafiosi».

Gigi Garanzini sulla Stampa intimò di mandare via «i mercenari padroni del vapore». Per Gad Lerner trattavasi di «amici degli amici, figli dei padrini, più o meno come nella mafia».

Lo sdegno si fece politico con Antonio Di Pietro che assicurò trattarsi di un nuovo caso «Tangentopoli. E ci sono le prove. Queste intercettazioni sono importanti. Hanno lo stesso valore della mazzetta scoperta a Mario Chiesa». L’allora ministro dello Sport, Giovanna Melandri, si disse pronta a «restituire al calcio italiano l’onore che merita». Il fu radicale Daniele Capezzone propose «Zdenek Zeman come presidente della Figc».

Essendo alle porte il Mondiale, l’Italia del pallone chiese la testa degli azzurri della Juventus: «Lippi, Buffon e Cannavaro devono tornarsene a casa» (Manifesto); «La Nazionale farebbe meglio a starsene a casa» (La Padania); «La Nazionale è la Nazionale italiana, non la Nazionale della Gea. Lippi deve dimettersi» (Beppe Grillo); «Che questa fosse una squadra mediocre, lo penso da tempo e per una banale ragione. E se Lippi è un genio del pallone, almeno a un Nobel può aspirare anche il mio portinaio di Milano» (Vittorio Zucconi, Repubblica). L’associazione di consumatori Codacons pretese un risarcimento per ciascun italiano di 2.500 euro, l’Adusbef e Federconsumatori chiesero «l’allontanamento dell’attuale ct della nazionale, Marcello Lippi. Le due associazioni consumatori chiedono un Ct al di sopra di ogni sospetto». Marco Travaglio rivelò di essere a conoscenza del sistema da tempo e di aver già anni prima scritto un libro sul terribile «Lucky Luciano».

*Oggi che Moggi ha portato in aula le “intercettazioni degli altri” (pagandone la sbobinatura di sua tasca, si badi), - 
[*Oggi che Moggi ha portato in aula le “intercettazioni degli altri” (pagandone la sbobinatura di sua tasca, si badi), 
[coprruttore "facchetti" telefona al corrotto de santis 
https://www.youtube.com/watch?v=Okmc4Rnfb8Q 
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facchetti dice a Mazzei di non fare il sorteggio, e' gli suggerisce come aggirare il regolamento
https://www.youtube.com/watch?v=-BQx3Opwgw8 
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"facchetti" a "bergamo" metti dentro "collina"
https://www.youtube.com/watch?v=ezJCMEaXR1Y 
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Facchetti a Bergamo 4-4-4 smuovila
https://www.youtube.com/watch?v=RLU6eHsPmjw
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facchetti a bergamo moratti ha un regalino da darti 
https://www.youtube.com/watch?v=tmOjdvNplMM 
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facchetti telefona a bergamo e ma metti dentro collina
https://www.youtube.com/watch?v=ezJCMEaXR1Y
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moratti a bergamo ci tenevo ad incontrarla
https://www.youtube.com/watch?v=txxqPyXx6eY]la stampa italiana ha con qualche imbarazzo o minimizzato o riaffilato la ghigliottina come Oliviero Beha sul Fatto (“Moratti a processo come Moggi”).

I tifosi juventini del sito giùlemanidallajuve.com hanno annunciato di aver pronto un dossier sulle errate scelte societarie dall’estate 2006 a oggi. In rete si trovano dettagliate ricostruzioni di presunte lotte tra famiglia Agnelli e famiglia Elkann per il patrimonio Fiat in cui la società Juventus sarebbe stato l’agnello sacrificale. Da più parti si è iniziato a chiedere che lo scudetto che fu tolto ai bianconeri e assegnato ai nerazzurri, sia restituito.Ma chi l’ha comprato Poulsen?

*Chi non leggesse coi paraocchi le intercettazioni di oggi come quelle di ieri, invece, ne dovrebbe trarre la medesima conclusione: trattavasi di lobbying estremo, pressione per ottenere qualche occhio di riguardo, chiacchere da bar, sciocchezze e millanterie. Che da tutto questo ne derivasse un risultato pratico, concreto, fattuale non è dimostrato da alcuna prova. Né ieri né oggi. A meno di pensare che la palla, anziché essere rotonda sia quadrata e che bastino le battutacce da bandito al telefono per far di Darko “scarpa di piombo” Pancev un Alessandro “Pinturicchio” Del Piero.

L’aspetto paradossale di tutta la vicenda è che anche se lo scudetto 2005/06 fosse restituito, anche se dagli almanacchi fosse cancellato che la Juventus è stata in serie B, anche se Moratti riconoscesse che non era esattamente un comportamento «da onesti» che l’ex presidente Giacinto Facchetti telefonasse agli arbitri prima delle partite, anche se tutto ciò accadesse, "questo non renderebbe meno tragico il destino della società Juventus".

*Perché è stata la Juventus a scaricare Moggi e oggi è quasi patetico il tentativo di riabilitarlo senza ammetterlo. È stata la Juventus, tramite il suo avvocato Cesare Zaccone, a definire la retrocessione in B una soluzione equa. È stata la Juventus a vendere i suoi campioni all’Inter. È stata la Juventus a comprare Poulsen, Felipe Melo, Grosso. È la Juventus oggi la squadra che non termina la stagione con lo stesso allenatore, che viene contestata dai suoi supporter, che perde con l’Udinese e il Fulham, che vive di continui litigi negli spogliatoi, che trasforma i campioni in brocchi, che ad aprile inizia a parlare di calciomercato. Il tragico destino della Juve del 2010 è questo: è l’Inter del 2000. E non c’è nemmeno uno smile che la faccia sorridere ...PER MASCHERARE ALMENO, LA FARSESCA DIFESA DELL'AVVOCATO ZACCONE! (21-4-2010)
RUPERTU, IL CORROTTO GIUDICE OTTUGENARIO, SI DIVERTE A PRENDERE PER IL CULO IL PAGLIACCIO-ZACCONE 
QUESTO PAGLIACCIO SOTTO FORMA DI AVVOCATO,  MANDATO DA FRANZO & GABETTI PER FAR CONDANNARE LA JUVENTUS, AL GIUDICE RUPERTO CHE GLI CHIEDE QUALE, SEONDO LUI SAREBBE LA GIUSTA PENA PER LA JUVENTUS RISPONDE: LA SERIE B CON PENALIZZAZIONE, PIU' DUE SCUDETTI SCIPPATI , CAMPO SQUALIFICATO E GROSSA MULTA! 






Napoli: Processo Calciopoli

Avv. Prioreschi : "Franco Baldini presto dovrà spiegare tante cose...."
Fonte: www.tuttipazziperlajuve.com
Mercoledì, maggio 12, 2010

Maurilio Prioreschi, avvocato difensore di Luciano Moggi al processo di Napoli, è intervenuto nella trasmissione "Tutti pazzi per la Juve", vero punto di riferimento per migliaia di tifosi juventini.

Buonasera Avvocato. Tempo fa il figlio di Facchetti è stato abbastanza duro definendo qualche testata giornalistica “Quattro barboni” e parlando anche male del collegio difensivo di Luciano Moggi. Voi già avete risposto a mezzo stampa. Cosa si sente di aggiungere? "Il nostro comunicato mi sembra chiarissimo. Noi come difensori abbiamo il dovere di difendere l’imputato, sempre nel rispetto delle norme che prevede il Codice deontologico che regolano la professione di Avvocato. Io come cittadino posso rispettare chiunque, vivi e morti. Ma come Avvocato devo rispettare il Codice e fare il mio dovere. Se ciò provoca reazioni da parte di qualcuno a me francamente non interessa. Noi ci siamo limitati a chiedere la trascrizione di alcune telefonate; io non mi sono mai permesso di esprimere giudizi sulla persona, così come hanno fatto gli altri miei colleghi. Se poi il contenuto delle telefonate non piace al figlio di Facchetti, non è certo colpa mia." Abbiamo avuto l’impressione che molte delle persone chiamate a testimoniare forse non erano preparati ad un processo penale dove i PM hanno formulato un’accusa molto grave. Forse pensavano di poter dire ciò che più gli era comodo; non ricordare quando non volevano, trincerarsi dietro assurdi “si dice”. Non ritiene questo molto strano? "Questo è un processo che dal punto di vista penale non presenta alcun reato. Sono state fatte nel corso delle indagini delle verbalizzazioni che gridano vendetta; il Codice, con l’articolo 194, vieta espressamente di verbalizzare opinioni, deduzioni, pressioni e voci correnti. I Carabinieri non hanno fatto altro che questo tipo di verbalizzazioni. È chiaro che la persona informata dai fatti, in assenza di un contraddittorio della difesa, davanti ai Carabinieri può dire ciò che vuole. Nel processo penale poi, grazie a Dio ci sono gli avvocati difensori che, studiando le carte, fanno le contestazioni che devono fare." Recentemente, sia De Santis che Bergamo, si sono scagliati contro i Carabinieri del Nucleo Operativo di Roma che sembrerebbero la reale causa di tante mancanze nell’indagine. In questi casi c’è possibilità di avviare un’azione, anche da parte vostra, nei confronti di queste persone o, al limite, potrebbero essere oggetti solo di un’indagine interna? "A noi questo aspetto interessa poco. Noi dobbiamo portare a casa un risultato, che è l’assoluzione di Luciano Moggi. Questa era un’indagine mirata, con un obiettivo precostituito. Luciano Moggi e la Juventus. Ed è stato dichiarato chiaramente dal Colonnello Auricchio. Basti pensare che la delega di indagine sulla regolarità o meno del campionato 2004/2005 è datata 5 luglio 2004, quando poi il campionato 2004/2005 è iniziato ad agosto. Le indagini non si fanno così; c’è un reato, vediamo chi l’ha commesso. Qui hanno detto “C’è Moggi, vediamo che ha fatto”. Cioè l’esatto contrario!" Avete insistito molto, sia lei che l’Avvocato Trofino, per ciò che riguarda i rapporti tra il Colonnello Auricchio e l’ex dirigente della Roma Baldini. È venuto fuori qualcosa? Baldini verrà chiamato a testimoniare? "Certamente Baldini era un teste dell’accusa, la quale ha poi rinunciato a chiamarlo. Noi invece lo chiameremo sicuramente a testimoniare e ci dovrà spiegare tante cose; la prima cosa è perché quando è stato interrogato al processo Gea han negato di conoscere Auricchio, tesi confutata in aula dallo stesso Colonnello. Lo stesso Auricchio prima ha negato di aver parlato con Baldini di Calciopoli, poi ha dovuto ammettere di avere parlato sia con lui che con il procuratore Antonelli. Stiamo parlando del fine 2004, quando di questo processo non ne sapeva niente nessuno. Questa cosa è passata un po’ sotto silenzio per l’uscita delle nuove intercettazioni, ma sarà un tema del processo molto interessante per noi." Da quelle che sono le vostre analisi, chi pronuncia per primo il nome di Collina nella famosa telefonata Facchetti – Bergamo? "La prima volta che l’ho ascoltata ho percepito che fosse Facchetti a fare il nome di Collina. Ma chi lo dice serve a poco perché questa intercettazione va letta insieme a quella precedenti di Facchetti con Mazzei, dove il presidente dell’Inter chiede di non fare il sorteggio e gli chiede il numero 1 degli arbitri. E Mazzei gli risponde che parlerà con Pairetto. Chi pronuncia il nome non è importante perché il significato della telefonata è chiarissimo."

Narducci ha rinunciato a sentire baldini,quello del ribaltone....Che PM! Che statura morale,brunetta al cospetto è pivot del montepaschi...

ESPOSTO: JUVENTUS FOOTBALL CLUB S.p.A. ATTO DOVUTO ANCHE IN RELAZIONE DELLE VOCI CHE LA CHAMPIONS LEAGUE 2009-2010 SIA GIA' STATA ASSEGNATA ALLA SQUADRA ITALIANA DELLA CASTA & POTERI MASSONI, CHIUNQUE SIA L'AVVERSARIO.


Inqiuetante commento trovato per caso sul web:l'Inter ha già la coppa in tasca


Mettiamoci l'anima in pace, ragazzi. La coppa dalle grandi orecchie è già in via Durini. Quando si riesce a rubare in questo modo sfacciato e plateale in una semifinale contro il Barça, dopo aver già rapinato il Chelsea negli ottavi, non c'è scampo. Ai piani alti dell'Uefa è già tutto deciso. E non è solo una questione di legge dei grandi numeri da sfatare in qualunque modo (gli ex onesti non vincono una champions più o meno dall'età della pietra...e anche quelle...coppe truccate e dopate). No: è una questione politica. E di soldi, ovvio. E' tornata l'era dei faccendieri corruttori e degli arbitri corrotti, l'era delle coppe assegnate negli uffici di Ginevra e Nyon, piuttosto che sul campo.

L'era dei maneggioni che decidono dietro le quinte. Allora si chiamavano "serpentine" Allodi, al servizio di moratti padre. Ora si chiamano Walter Gagg. Chi è costui? Riporto un suo breve profilo tratto da un articolo del Guerin Sportivo: "Anche gli onesti fanno lobbyng". Un ambasciatore al servizio di Moratti. Walter Gagg, intimo amico di Blatter, già capo della commissione stadi della Fifa, si occuperà all’Inter dei rapporti internazionali. Obiettivo: pesare di più anche in Champions. Amico di Facchetti, era il delegato con cui se la prese Trapattoni nel Mondiale nippo-coreano. Venendone anche deriso. In definitiva, quello che ci fece fuori dal mondiale tramite l'arbitro Moreno. Altro che Moggi! Sul soggetto in questione esiste una gustosa intercettazione tra Facchetti e l'arbitro De Santis...  https://www.youtube.com/watch?v=ThY9CUkBJPs

Direi che i buoni servigi di questo "signore", braccio destro di Blatter e potente uomo FIFA si stiano vedendo eccome. Una tipica storia da sedicenti "onesti". Ma ripercorriamo rapidamente la farsesca epopea interista in questa edizione della coppa. Il principio. Viene "sorteggiata" nel girone in assoluto più ridicolo di tutto il tabellone. I due posti per gli ottavi sono già sicuri: Barça e loro. Eppure, riescono a passare il turno solo per miracolo. Ed in modo del tutto immeritato. Desta parecchi sospetti la vittoria, che poi risulterà decisiva, sul campo della Dynamo Kiev: gli ucraini, padroni del gioco ed in vantaggio nel primo tempo, nel secondo non entrano in campo. O meglio: mandano le controfigure. Non la giocano, e si lasciano incredibilmente rimontare e battere senza opporre la minima resistenza (ma anche in quel caso, gli ex onesti avranno bisogno del solito gol in fuorigioco). Proprio di lì a poco, si parlerà di uno scandalo che coinvolgerà squadre dell'europa orientale: partite vendute. L'Uefa accenna un'indagine, ma a quanto pare tutto viene presto insabbiato, almeno sul piano mediatico. 

*Ottavi: il Chelsea. Partita dura, almeno sulla carta. Se non fosse che gli inglesi arrivano a quella gara decimati nell'organico e in forma scadente. Ma sin qui si può parlare solo del leggendario CULO di Mourinho. Andiamo alla partita: nonostante le tante assenze, da Essien ad Ashley Cole, al suo sostuituto naturale Zhirkov, il Chelsea comanda il gioco agevolmente per larga parte della partita. Ma non basta: Ancelotti non aveva messo in conto l'avversario più temibile. L'arbitro. Mejuto Gonzalez. Bestia nera di Carletto, con cui sembra avere un conto aperto (è quello della incredibile finale di Istanbul contro il Liverpool). Ma che al contrario ha sempre portato bene all'inter in Europa: dopo Inter-Lione (1-2) dell'edizione 2002-2003, ha diretto Arsenal-Inter (0-3) nell'edizione 2003-2004, Inter-Porto (2-1) nell'edizione 2005-2006 e Panathinaikos-Inter (0-2) della scorsa stagione. Insomma, una vera garanzia per 'moratti'. Ed è raro che gli ex onesti vincano tutte quelle partite in Europa...Per giunta, Mejuto Gonzalez è uno che ama essere protagonista, e per questo è molto chiacchierato. Ed infatti sarà lui a decidere la partita. Ancora a favore dei disonesti. Conduzione a senso unico su falli, cartellini, e quant'altro. Ma dove riuscirà a superare il più estremo limite della decenza, sarà al minuto 45, quando non concede il più limpido dei rigori al Chelsea, e non espelle Samuel per fallo da ultimo uomo, per il netto e clamoroso atterramento di Kalou a due passi da Julio Cesar. Ma, come dicevamo: Mejuto ama essere protagonista, proprio come mourinho. Infatti, non contento dello scempio arbitrale del primo tempo, riesce a ripetersi anche nel secondo, non punendo diversi falli da rosso ma soprattutto quando, al 41', su angolo battuto da Lampard, Thiago Motta trascina per terra a due mani, al vertice dell'area piccola, Ivanovic. Sarebbe stato rigore (per il Chelsea) e ammonizione (per Motta): e visto che Motta era già ammonito, Mejuto Gonzalez avrebbe dovuto espellerlo. Invece nulla. Inter, che a quel punto avrebbe dovuto essere in 9 e con due rigori sul groppone, incredibilmanete salvata.
https://www.youtube.com/watch?v=Sr6eHkE_aOY

Di nuovo. Vince 2-1, il più immeritato e bugiardo dei risultati. Ma non finisce qui, perchè a Stamford Bridge la storia si ripete. Non entrerò nel dettaglio per non dilungarmi troppo, ma anche a Londra i ladri verranno graziati per ben due volte su altrettanti falli da rigore (con annessa espulsione su uno dei due episodi). Insomma, lo scempio è dilagante. Ora li conoscono anche in Inghilterra. Anzi no: lì già li conoscevano, leggete qui se non ci credete: LEGGI SOTTO... Inter dunque in carrozza ai quarti (e ti credo!). Sorteggio. Tutti vorrebbero una sola squadra: il docile CSKA Mosca. Chi se lo becca? Esatto, loro. Ma, anche qui, è il solito CULO di mourinho. O anche qualcos'altro? Beh...visto che loro hanno costruito fior di leggende sui presunti sorteggi truccati dallo stregone Moggi (poi smontati dal processo), anche noi ci concediamo i nostri più che leggittimi dubbi sulle urne di Nyon...e, visti i precedenti, ammetterete che sia lecito dubitare dell'onestà e della limpidezza del numero due della FIFA,
Gagg, sempre lui, ora al servizio di moratti, presentato al popolino dal burro-pampero zanetti?

Bene, vista la scarsezza dell'avversario (ancora una squadra dell'orbita russa, è la terza che incontrano in questa edizione della coppa, un insolito record...), passiamo alla semifinale. Storia recente. La partita di stasera l'avete vista tutti. Preambolo: il CULO di mourinho colpisce anche il Barça: si infortuna Iniesta proprio alla vigilia del match, salterà entrambe le gare. Parliamo di iniesta, il più tecnico dei blaugrana dopo Messi. Uno che ha il peso specifico di uno Zidane nel loro centrocampo. Ma non finisce qui: un vulcano dal nome impronunciabile (Eyjafjallajokull...si: finisce proprio in "kull"...profetico!) decide di esplodere dopo un sonno millenario in una sperduta propaggine islandese. Un segno del destino: doveva avvenire qualcosa di apocalittico per far vincere una coppa a questi qua. Una nube mefitica e nera quanto la coscienza di "moratti" invade i cieli d'Europa. Un funesto presagio? Si bloccano tutti i voli internazionali. Il Barça, che per giunta ha giocato un giorno dopo l'inter ed ha avuto anche il turno infrasettimanale, è costretto a farsela in pullman, visto che nel frattempo anche i treni hanno deciso di scioperare. Più di 1000 chilometri chiusi in un pullman, per la gioia del povero Pep Guardiola. Possiamo immaginare in quali condizioni fisiche arrivi il Barcellona alla partita, con mezzo allenamento nelle gambe. E infatti l'inter impone la sua superiorità SOLO fisica. Corsa e forcing indemoniati per 90 minuti, peggio che cavalli drogati (che abbiano resuscitato il "mago" chimico Herrera?) Ma questo strapotere atletico non basta all'inizio: gli spagnoli vanno in vantaggio quasi subito con irridente facilità. Sul piano tecnico sono di un altro pianeta e si vede (al termine il possesso palla sarà imbrazzante per l'inter: 70% Barça) Ma ecco che entra in scena LUI: stavolta è portoghese, come mourinho, e si chiama Benquerenca. Concede falli su falli ai nerazzurri, perdonando già all'avvio un'entrata col piede a martello del killer Samuel, e permettendo ai ladroni un atteggiamento intimidatorio. I cartellini li estrae invece nei confronti dei catalani, e lo fa con chirurgica precisione: subito colpito Puyol che guardacaso era diffidato e salterà il ritorno. Ma permette ad un interista di passeggiare sulla guancia di Messi dopo averlo steso da dietro. E prosegue su questa falsariga fino alla fine. Ma gli episodi più scandalosi saranno altri: prima convalida un gol di Milito in netto fuorigio, quindi sorvola su almeno due episodi da rigore in area interista. Prima quando non vede un fallo di mani, poi, e questo è davvero scandaloso, lasciando correre su Snejider che in scivolata falcia da dietro Dani Alves lanciato in porta. Era rigore ed espulsione tutta la vita. Talmente evidente da potersi definire "da manuale". Proprio come contro il Chelsea. Ma non per Benquerenca che anzi ammonisce il blaugrana per simulazione. Ora li conoscono anche in Spagna. Un furto talmente colossale, osceno e sfacciato da risultare fastidioso ed imbarazzante persino al più incallito dei ladri. Ma anche in questa occasione mourinho non fa il gesto delle manette! 
I ladroni ex onesti nonchè prescritti sono in finale. incontreranno un derelitto Lione o un rabberciato e miracolato Bayern, del resto quando mourinho arriva a giocarsi la finale, incontra sempre una squadretta: la volta precedente, col Porto (che guardacaso quell'anno era al centro di uno scandalo: corsi e ricorsi..), ebbe la meglio sulla piccola matricola Monaco, guidata dall'esordiente Deschamps. Questione di CULO, appunto. Ma stavolta non c'è solo culo! Stavolta c'è qualcosa di molto più inquietante dietro. Da noi si chiama MAFIA. In Europa si chiama UEFA...
Platini...NULLA DA DIRE? 
Caro Michel, quando consegnerai la coppa a questi ladri, spero che proverai un pò di vergogna, ripensando al tuo passato, che ora va tanto di moda disonorare. Quanto a quelli che, impettiti tifosi "di serie A",  da ora: datemi pure del piangina, dell'interista, del non obiettivo, non me ne frega nulla, Io ragiono con la mia testa e dico ciò che vedo. Qualcuno, a corto di argomenti ed evidentemente in crisi d'identità riguardo al chi tifare, cerca di paragonare qualche veniale svista in favore del Barça con i macroscopici orrori e misfatti in favore dell'inter. Lascio commentare la cosa alle persone dotate di un minimo di buon senso. Ma credo che la cosa si commenti da sola.

Di questa Champion League, alcune cose che colpiscono e a cui non avevo pensato:
-l'Inter ha il girone più facile senza se e senza ma
-l'unica che incontra 3 squadre russe che come noto a llivello europeo è il più scarso
-gli arbitri ,e relativi arbitraggi,delle partite col Chelsea e il Barca
-il precedente di Mourinho che nella finale di Cl incontra una squadra scarsa (il Monaco)

"Walter Gagg", per me un perfetto sconosciuto, ma iintimo amico di Blatter.
Una ragione per essere capo della commissione stadi della Fifa, si occuperà all’Inter dei rapporti internazionali. Obiettivo: pesare di più anche in Champions. Amico di Facchetti, e gli fecero un uffico a Milano nella sede dell'inter. Ufficio del quale , il direttore del settimanale sportivo Guerin Sportivo Matteo Marani, ci scrisse l'artico (Un ambasciatore a serivizio di Moratti. Messi o Cristiano Ronaldo? Mourinho o rafa Benitez? Dopo l’ennesima uscita anticipata dall’Europa , Massimo Moratti e l’Inter si stanno attrezzando velocemente per ritentare l’assalto alla Champions del prossimo anno)era il delegato con cui se la prese Trapattoni nel Mondiale nippo-coreano
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(ultimo aggiornamento con inclusione di foto e video 24 maggio 2010)
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ESPOSTO per JUVENTUS FOOTBALL CLUB S.p.A AL CONI
https://www.youtube.com/watch?v=j5m6u9TL7Y0
 10 agosto 2011 Conferenza Stampa sulla decisione della FIGC di non decidere
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Torino, 10 maggio 2010
All’Ill.mo Presidente del C.O.N.I. 
All’Ill.mo Presidente della F.I.G.C.
Alla Ecc.ma Procura Federale presso la F.I.G.C.
Att.ne dell’Ill.mo Procuratore Federale Capo

La Juventus F.C. S.p.A. con sede in Torino, Corso Galileo Ferraris n.
32, in persona del suo presidente e amministratore delegato Jean-Claude
Blanc e rappresentata e assistita dall’Avvocato Michele Briamonte dello
La Società esponente intende premettere che non è sua intenzione in
alcun modo discostarsi dalla sua abituale attitudine al rigoroso
rispetto e ossequio delle norme di giustizia sportiva (e alla loro
applicazione concreta) che, in linea con la sua prestigiosa storia, ha
dimostrato di osservare con rispetto e spirito di affiliazione non comuni. 

La consapevolezza che il movimento sportivo si basi e si fondi sulla
lealtà tra - e nei confronti de - gli affiliati, nonché sulla equità e
parità di trattamento, induce la Società esponente a rassegnare le
seguenti considerazioni alle Signorie Loro, quale rispettosa istanza di giustizia.
*

1. In data 26 luglio 2006 codesta Spett.le Federazione Italiana Giuoco
Calcio, con atto del Commissario Straordinario Avv. Guido Rossi di
Milano, diramava il seguente comunicato con il quale dava atto delle
decisioni assunte:
«La Figc ha ricevuto in data 24 luglio 2006 il parere consultivo della
Commissione composta da Gerhard Aigner, Massimo Coccia e Roberto
Pardolesi sul quesito riguardante l'assegnazione del titolo di Campione
d'Italia in caso di modifica della classifica finale del campionato. La
Commissione ha concluso che, in caso di mera revoca del titolo di
campione d'Italia senza modificazione della classifica, il titolo rimane
necessariamente vacante. Diversamente, in caso di sanzioni che
comportano modificazioni di classifica (come penalizzazioni di punti o
retrocessione all'ultimo posto), l'art. 49 delle Noif prevede
l'automatica acquisizione del titolo di campione d'Italia per la squadra
che risulta prima classificata, tenuto conto delle sanzioni. Gli organi
federali possono tuttavia intervenire con un apposito provvedimento di
non assegnazione quando ricorrono motivi di ragionevolezza e di etica
sportiva, ad esempio quando ci si renda conto che le irregolarità sono
state di numero e portata tale da falsare l'intero campionato ovvero che
anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi. Il
Commissario straordinario ha ritenuto di attenersi alle conclusioni del
parere e che non ricorrono motivi per l'adozione di provvedimenti di non
assegnazione del titolo di Campione d'Italia per il campionato 2005-2006
alla squadra prima classificata all'esito dei giudizi disciplinari.
Rimane vacante il titolo di campione d'Italia 2004-2005.
                                           

La FIGC ha trasmesso oggi alla UEFA la nuova classifica del Campionato
italiano di Serie A 2005/2006 e l’elenco -completo della documentazione
di supporto- delle squadre da iscrivere alla Champions League e alla
Coppa UEFA. Per la Champions League Inter, Roma, Milan, Chievo. Per la
Coppa UEFA Palermo, Livorno, Parma.»

2. Il presupposto per l'adozione della decisione de qua fu quindi quella
della inesistenza di «comportamenti poco limpidi» addebitabili alla
«squadra che risulta prima classificata» all'esito della penalizzazione
inflitta con
decisione della Corte d’Appello Federale il 25 luglio 2006 (la Società
Internazionale F.C.).


3. Al fine di meglio illustrare le ragioni alla base del presente
esposto, la Società ritiene opportuno richiamare le violazioni
contestate dal Signor Procuratore Federale, dott. Stefano Palazzi, con
atti di deferimento notificati alla Juventus F.C. S.p.A. e ad altre tre
affiliate (AC Milan, SS Lazio e AC Fiorentina); violazioni poi accertate
dagli Organi di Giustizia Sportiva, con l’emissione di condanne di
esemplare afflittività ai danni della Società esponente.
Le contestazioni di seguito riportate sono tratte dalla decisione della
Commissione d’Appello Federale, riunitasi a deliberare sotto la
presidenza del dott. Cesare Ruperto il 7 luglio 2006:
«L’atto di deferimento, come sopra riportato, del procuratore federale
prende le mosse dalla relazione 19 giugno 2006 n. 62 2005 – 2006
dell’Ufficio indagini, integrata da documentazione relativa al
procedimento penale n. 43915/02 R.G. iscritto nella Procura della
Repubblica – D.D.A. presso il Tribunale di Napoli che, in ossequio
all’art. 2, comma 3, L. n. 401 del 1989, aveva trasmesso, oltre ad
informative del Nucleo operativo di Roma della Regione Carabinieri
Lazio, numerose trascrizioni di intercettazioni telefoniche,
interrogatori di indagati ed ulteriori atti di indagine, dei quali
alcuni specificamente richiamati. Facendo generale espresso rinvio alla
relazione redatta dall’Ufficio indagini, il procuratore federale osserva
che dai colloqui intercettati e dall’attività di appostamento sono
emersi assidui contatti ed incontri tra dirigenti di società sportive,
dirigenti della F.I.G.C., designatori arbitrali, direttori di gara ed
assistenti arbitrali,oltre a giornalisti, agenti di calciatori e
dipendenti federali, a conferma del fatto che costoro avevano
intrecciato una rete stabile e fitta di contatti.

A proposito delle condotte asseritamente finalizzate ad alterare i
principi di terzietà, imparzialità ed indipendenza degli appartenenti al
settore arbitrale, il Procuratore federale riferisce partitamente
dell’esito degli accertamenti espletati in relazione a talune gare cui
risultavano interessate le società sportive Juventus, Fiorentina, Lazio
e Milan, così come di seguito. A) F.C. Juventus S.p.a.
Valenza disciplinare viene attribuita alla frequenza dei contatti e dei
rapporti intessuti fra il Moggi, il Giraudo, i designatori arbitrali
Pairetto e Bergamo, il presidente dell’A.I.A., Lanese, l’arbitro
internazionale De Santis, oltre all’ex addetta alla segreteria CAN MGF,
ed il vice presidente della FlGC Mazzini in quanto dall’indagine sarebbe
emersa l’organizzazione di varie cene riservate, svoltesi nelle
abitazioni private dei convitati, al riparo da occhi indiscreti e con
modalità finalizzate a non pubblicizzare gli incontri stessi.
Emerge così complessivamente, dagli atti, secondo il procuratore
federale, l’esistenza di una rete consolidata di rapporti, di natura non
regolamentare, diretti ad alterare i principi di terzietà, imparzialità
e indipendenza del settore arbitrale.
La suddetta finalità veniva perseguita attraverso varie condotte, che
intervenivano in momenti e a livelli differenti, tra cui: rapporti di
Moggi e di Giraudo con esponenti di rilievo del settore arbitrale, quali
Bergamo, Pairetto e Lanese nonché con l’arbitro De Santis; piena
sintonia fra i suddetti nelle condotte da porre in essere; intervento
del vice presidente federale Mazzini; intervento di Moggi nella
predisposizione delle ‘griglie’ utilizzate per la designazione degli
arbitri; concorso da parte di Moggi nella scelta degli assistenti per le
singole gare; condizionamento della facoltà attribuita ai designatori di
sospendere l’impiego degli arbitri e degli assistenti in conseguenza di
decisioni tecniche errate; .
Dal punto di vista disciplinare, secondo la Procura federale, le
condotte rispettivamente poste in essere dai signori Luciano Moggi,
Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini, Paolo Bergamo, Pierluigi Pairetto,
Tullio Lanese e Massimo De Santis, costituiscono violazione dei principi
di lealtà, probità e correttezza sanciti dall’art. 1, comma 1, C.G.S.
(capo n. 1) e, in quanto diretti a procurare un vantaggio in classifica
a favore
della società Juventus mediante il condizionamento del regolare
funzionamento del settore arbitrale, anche violazione dell'art. 6, commi
1 e 2, C.G.S. cui si abbina la responsabilità diretta e presunta della
società Juventus, ai sensi degli artt. 6, 9, comma 3, e 2, comma 4,
C.G.S. (capo n 2), per quanto ascritto da un lato ai suoi dirigenti con
legale rappresentanza e dall’altro a soggetti non tesserati per la essa
società; con l’aggravante di cui al comma 6 dell'art. 6 C.G.S., in
considerazione della pluralità di condotte poste in essere e del
conseguimento del vantaggio in classifica ottenuto con le descritte
modalità di condizionamento.
Al Moggi la Procura federale contesta anche l’illecito sportivo di cui
all’art. 6 comma 1, prima parte, C.G.S. per aver conosciuto i nomi degli
assistenti di gara prima ancora della loro ufficiale designazione quanto
alla gara Juventus – Lazio del 5 dicembre 2004 e per essere intervenuto
sull’arbitro De Santis rispetto alla gara Fiorentina – Bologna del 5
dicembre 2004, affinché ne uscisse indebolito l’organico del Bologna in
vista della successiva partita con la Juventus (capi nn. 7 e 9).
Nell’ambito del capo n. 7 al Moggi viene, altresì, formalmente
addebitata la violazione dell’art. 1, comma 1, C.G.S., sotto il profilo
che dettò telefonicamente al Bergamo la degli arbitri
designabili anche con riferimento alla partita Juventus – Udinese del 13
febbraio 2005. Di conseguenza, il Bergamo viene deferito dalla Procura
federale per violazione dell’art. 6, comma 1, C.G.S. per aver tentato di
alterare quest’ultima gara (capo n. 8). Sulla responsabilità diretta e
presunta si fonda poi il deferimento della società Juventus (capo n. 10)
per quanto ascritto ai capi 7, 8, e 9; con l’aggravante costituita dalla
pluralità delle relative condotte, così come contestata anche al Moggi
con riferimento al capo n. 7.3. Proprio nell’ambito del procedimento
penale n. 43915/02 R.G. iscritto nella Procura della Repubblica – D.D.A.
presso il Tribunale di Napoli posto dalla Procura Federale a base delle
contestazioni mosse alla Società esponente è emersa l’esistenza di un
ampio materiale probatorio, analogo sotto il profilo qualitativo e
quantitativo a quello utilizzato ai danni della Società esponente
(chiamata a rispondere per responsabilità oggettiva dell’agire dei suoi
rappresentanti) idoneo a dimostrare l’inesistenza del presupposto della
decisione assunta da codesta Spett.le Federazione Italiana Giuoco
Calcio, con atto del Commissario Straordinario Avv. Guido Rossi di
Milano, comunicata il 26 luglio 2006: l’inesistenza, cioè, della
«assenza di comportamenti poco limpidi» addebitabili alla «squadra che
risulta prima classificata» all’esito della penalizzazione delle altre.

4. In particolare, è emersa una fitta rete di contatti riportati
nell’allegato 1 al presente esposto (tratto dalle produzioni documentali
innanzi al citato Tribunale partenopeo) tra esponenti della Società
beneficiata dell’assegnazione a tavolino dello Scudetto 2005-2006, non
incolpata nei procedimenti del 2006, e i signori tesserati Bergamo,
Pairetto, De Santis, Mazzei.
Mutuando quanto è scritto nel deferimento, si tratta di "rapporti con
esponenti di rilievo del settore arbitrale, quali Bergamo, Pairetto
nonché con l’arbitro De Santis" che sono della medesima natura e qualità
di quelli imputati illo tempore agli amministratori della Società
esponente; così come, sotto il profilo giuridico, essi rappresentano
esattamente, sempre mutuando i termini utilizzati nel deferimento della
Società esponente "la violazione dei principi di lealtà, probità e
correttezza sanciti dall’art. 1, comma 1, C.G.S. (capo n. 1) e, in
quanto diretti a procurare un vantaggio in classifica a favore della
società mediante il condizionamento del regolare funzionamento del
settore arbitrale, anche violazione dell'art. 6, commi 1 e 2, C.G.S. cui
si abbina la responsabilità diretta e presunta della società , ai sensi
degli artt. 6, 9, comma 3, e 2, comma 4, C.G.S. (capo n 2), per quanto
ascritto da un lato ai suoi dirigenti con legale rappresentanza e
dall’altro a soggetti non tesserati per la essa società; con
l’aggravante di cui al comma 6 dell'art. 6 C.G.S., in considerazione
della pluralità di condotte poste in essere e del conseguimento del
vantaggio in classifica ottenuto con le descritte modalità di
condizionamento”.

5. È dunque evidente, ad avviso della società esponente, che non
sussiste il presupposto della “assenza dei comportamenti poco limpidi”
che ha (erroneamente) indotto all’assunzione della decisione di
assegnazione del titolo di campione d’Italia 2005/2006 alla società
prima classificata all’esito delle penalizzazioni delle altre.

*

La Società esponente ha dunque ragione di ritenere che risponda a
Giustizia e Equità la revisione da parte di codesta Spett.le Federazione
della citata decisione del 26 luglio 2006 alla luce del materiale
probatorio recentemente emerso e già acquisito al tempo dell’indagine,
e pertanto rispettosamente si rivolge alle Eccellenze Loro affinché
vogliano, ciascuna nell’ambito dei poteri assegnati dall’Ordinamento

revocare

la decisione assunta da codesta Spett.le Federazione Italiana Giuoco
Calcio, con atto del Commissario Straordinario Avv. Guido Rossi di
Milano, comunicata il 26 luglio 2006, con ogni consequenziale pronuncia
ripristinatoria dello status quo ante

e

deferire
ai sensi dell’art. 32 comma 4 del Codice di Giustizia Sportiva (CGS) al
giudizio della competente autorità disciplinare tutti i tesserati e le
Società, al titolo di responsabilità che a ciascuna pertiene, coinvolti
nei comportamenti antisportivi sopra esposti ed emersi in margine al
procedimento penale n. 43915/02 R.G. iscritto nella Procura della
Repubblica – D.D.A. presso il Tribunale di Napoli

disponendo

l’Ecc.ma Procura Federale le attività di indagine che riterrà del caso,
con richiesta della Società esponente Juventus F.C. S.p.A. di essere
notiziata dell’esito delle indagini presso il domicilio qui eletto
presso l’Avvocato Michele Briamonte, Studio Legale Grande Stevens di
Torino, Via del Carmine, n. 2,
con salvezza di ogni ulteriore azione e diritto, nonché di ulteriormente
produrre e dedurre a supporto del presente esposto.


Torino, 10 maggio 2010

Con ossequio,
Jean-Claude Blanc

(Avvocato Michele Briamonte)

venerdì, gennaio 01, 2010

Lettera di Francesco Mario, al FalsoTifoso della Juventus: Roberto Beccantini

L' "infame avvoltoio antijuventino" Roberto Beccantini.

Caro Beccantini, lei scrive: Senza le 5 sconfitte, nelle ultime 6 partite, Bettega non sarebbe stato scongelato... .

Considerazione ineccepibile, che avrebbero fatto anche, Pistocchi, Maurizio Mosca, Elisabetta Canalis, e tanti altri grandi esperti di calcio come lei...

Poi dice, Bettega e cita Blanc, "jean claude di qua, jean claude di là", come Bondi fa con Berlusconi, rassicura i tifosi che vogliono un Bettega antipatico, affermando che Roberto lo è sempre stato, anche quando nascondeva il bisturi, sotto l'eleganza del camice.........!

La proprietà aveva urlato: abbasso il passato, adesso richiama uno della Triade, quello che Moggi e Giraudo definivano: il Fantozzi dell'Azienda, che "non poteva non sapere"! Critica la società, che ha licenziato ranieri, e non ha acquistato Stanckovic, definendole coccole lassative, per la piazza. Dice che era meglio, un competente di calcio e di Juve, fuori dalla mischia.

Poi si scaglia con "violenza" contro Galliani, Preziosi, Oriali e Della Valle, che nonostante condanne e condoni non hanno mai mollato la poltrona. Infine conclude paragonando Bettega ad Abete.
*
Mi consenta alcune domande, cosa BETTEGA, non poteva non sapere? Il Processo di Napoli, si sta rivelando una vera e propria farsa, se ne sono resi conto, per primi , i 2 PM, che invece di agire come "Tutori Difensori della Legge", sembrano comportarsi come 2 soubrettes in cerca di pubblicità... come 2 brutte veline, che vista la mala parata provano a ricusare, senza successo, il giudice che "sembrerebbe", "imparziale".

Se lei è, a conoscenza, di fatti illeciti commessi da Moggi e Giraudo, chieda di essere sentito al Processo di Napoli, è un suo diritto, è un dovere di un qualsiasi cittadino, che abbia un minimo di senso civico. VADA E PARLI DICA TUTTO QUELLO CHE SA, la giustizia gliene sarà grata. E anche noi. Altrimenti taccia, perchè allusioni cosi' gratuite, non supportate da prove, potrebbero sembrare diffamatorie.

TENGA PRESENTE CHE UN GIUDICE DI ROMA A SENTENZIATO, CHE: 

Moggi Non Era a Capo di Nessuna Associazione a Delinquere! NESSUNA!


Lei dice, la società aveva urlato abbasso il passato, perciò era meglio, non richiamare Bettega, ma uno che sa di calcio e di juve.
Scusi, lei chi ci suggerisce: 
TARDELLI, 
BONIEK, 
ZEMAN o  
BONIPERTI? 
Io urlo abbasso il presente e VIVA IL PASSATO. 
Quel passato creato da: Gianni e Umberto Agnelli! 
Moggi e Giraudo erano 2 dipendenti.

L'erede "elkann", POTEVA licenziare la Triade cambiare i vertici, e dare origine alla sua nuova Juventus. Non era necessario buttare la Juventus nella spazzatura, infamarla e metterla alla gogna.

Pochi, mesi dopo la morte di suo zio, "elkann" contatta Blanc e gli dice di tenersi pronto, che diventerà il numero uno della nuova società. MENTRE LA JUVENTUS vince 2 scudetti di fila, lui li commenta dicendo vinciamo ma siamo antipatici.

Caro Beccantini, le ricordo che l'Avvocato diede la Juventus a "montezemolo", è dopo un anno fallimentare lo allontanò, per sempre, vista la sua incompetenza in materia calcistica.

LEI NON PUO' NON SAPERE, visto che è un competente addetto ai lavori, cosa è successo negli anni in cui MOGGI era a acapo della cupola! 
ll Governo Presieduto dal Presidente del Milan: Silvio Berlusconi, fa una legge spalmadebiti, per evitare che la sua squadra Milan e l' Inter di moratti? l'altro Club di Milano (che pero' e' Protetto dal "PotereMassoneMeneghino") che vende a se stesso il marchio dell'inter, per sanare un mega: Falso in Bilancio, e' vengono iscritte al campionato di serie A, assieme a squadre come la Roma  che utilizzano false fidejussioni! La Reggina (secondo lei e suoi colleghi sparsi per la penisola, squadra "protetta" da moggi) resta in A grazie ad una "fidejussione falsa! Fatta dal Presidente dell'inter: " #giacintofacchetti"(cit. #gazzonifrascara padrone-presidente del bologna!)!

Il caro Sensi compra Mexes, senza avere i soldi necessari per pagarlo! Ancora non si conosce l'età di Cafu', falsa nel falso passaporto! 
La lazio dell'etico Cragnotti, vince uno scudetto grazie a #Corrottocollina (protetto da Carraro!) che obbliga la Juve a giocare nel pantano di Perugia, dopo varie telefonate allo stesso Carraro, e a GalliAni! 
A Roma si passò dalla rivolta popolare con negozi, distrutti, auto bruciate... alla festa esaltante dello scudetto tricolore laziale, pensi che la Lazio, quell'anno si era quotata in borsa!

Le Voglio ricordare il Passaporto Falso di Recoba! 
Le Voglio ricordare che ancor oggi, il campionato italiano si chiama serie A TIM, di Tronchetti Provera! 
Le Voglio che Galliani è stato in quegli anni il Presidente della lega! Le Voglio ricordare chre il presidente della FIGC ea Franco Carraro! 
Le Voglio ricordare che, Tal-Geronzi fece cambiare a Carraro il Regolamento in Corsa, per permettere a Sensi di vincere lo scudetto della Roma.

Allora le domando: vuole spiegare ai lettori, per dimostrare un minimo di credibilita (credibilita' quella cosa  assente dalla sua -di beccantini- persona) d
ove era tutto questo potere di Moggi?!!! Visto che alla Juventus hanno rubato 2 scudetti! 
E' Questi sono Fatti Reali Provati! E' non stupidate inventate per un comune sentito dire, è per l'odio contro la Juventus! Il suo odio, suo di Beccantini!

Caro sig. beccantini, la Juve è sempre stata odiata, in Italia, anche quando non c'erano Moggi e Giraudo! Ricorda la moviola di Carlo Sassi che dimostrò beato lui, contando i passi, che il petardo lanciato dagli spalti "stordi'" il giocatore del cesena, mentre attraversava il serpentone per recarsi negli spogliatoi.

UNA COSA RIDICOLA, ASSURDA! 
La juventus venne punita con lo 0-2 a tavolino. Arbitro? L'infame paparesta1° Padre dell'infame paparesta2°...quel Giancarlo che in ogni partita che arbitava della Juventus, faceva di tutto per danneggiarla! 
Da Milan Juventus aReggina Juventus per finire a inter Juventus del 12 febbraio 2006... vedere per credere. Si gusti l'intera partita, è poi se è un uomo, denunci l'infame paparesta figlio... dell'infame paparesta padre!
https://www.youtube.com/watch?v=Fym5vpPCe2E
https://www.youtube.com/watch?v=BGbwmeYjRlg

Vede che anche noi tifosi di serie C, abbiamo tanto da recriminare. Però lo facciamo con i fatti reali, accaduti, non per sentiro dire.

Per quanto concerne ranieri, le ricordo che ha voluto espressamente, Molinaro, Andrade, Tiago, Poulsen, Mellberg, di quest'ultimo ci siamo liberati, gli altri, non li vogliono neanche gratis. La storia ci dice che ranieri è come zeman, viene licenziato da qualsiasi società in cui mette piede, chi vivrà vedrà. STANKOVIC, senza farsopoli, non avrebbe vinto nulla, forse un pannolone in omaggio.

Infine, vorrei chiedere a Moggi e Giraudo, se hanno la possibiltà di leggere queste righe, o se qualcuno, glielo riferisce, se è vero che loro consideravano bettega, il fantozzi della azienda. Auguri sig. beccantini. Buon Anno a tutti.  
Francesco Mario Juventus 30-12-2009
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IL VERO ROBERTO BECCANTINI 
DNA e ANIMA DI SERPENTE NERAZZURRO
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Beccantini (La Stampa): 
"Bettega, una faccia che fa molto comodo - 29-12- 2009
Il «ritornismo» è una malattia tipica degli italiani. Significa aver sbagliato i calcoli. A volte funziona (Lippi-bis alla Juve), a volte boh (Lippi-bis in Nazionale). Bando all’ipocrisia, senza le cinque sconfitte nelle ultime sei partite, Roberto Bettega non sarebbe stato scongelato. L’emergenza gli offre un’occasione storica: 
rianimare la Juventus. Non sarà facile. I tifosi ne ricordano le lacrime all’alba di Calciopoli e - per questo, immagino - gli perdoneranno la familiarità con cui ha citato Blanc (Jean-Claude di qua, Jean-Claude di là). L’importante, per loro, è che si renda antipatico. Tranquilli: lo è sempre stato, anche quando nascondeva il bisturi sotto l’eleganza del camice.

Bettega non ha mai smesso di amare la Juventus. Oggi, però, deve guarirla. Della Triade, è stato ministro degli esteri e consulente anfibio. Non poteva non sapere: La proprietà aveva urlato: abbasso il passato. Salvo recuperarne un lembo, costrettavi dalla classifica e da quella piazza cui ha offerto spesso coccole lassative: dal no a Stankovic all’esonero di Ranieri (ma che bravi!). Meglio un taglio netto. Meglio un competente che sapesse di calcio e di Juve ma fuori dalla mischia. Scritto questo, piano con i moralismi. Al telefono, Giraudo e Moggi parlavano di Bettega come del Fantozzi aziendale. Giustizia sportiva e giustizia ordinaria non l’hanno minimamente sfiorato, a differenza di tanti altri che, in barba a squalifiche, condanne e «condoni», non hanno mai mollato la poltrona: Galliani, i Della Valle, Preziosi, lo stesso Oriali (che patteggiò sei mesi per il passaporto taroccato di Recoba). Bettega stava alla Triade come Abete al distratto Carraro. Dov’è finito Abete?


Resta l’enormità dell’impresa che lo attende. In ordine sparso: riattivare il motore della macchina; riaccendere Diego e Felipe Melo; e, se le esigenze lo imporranno, alzare la voce. A 59 anni, Bettega ci mette la faccia senza che qualcuno gli porga la maschera. Una faccia che fa comodo. Molto comodo.