martedì, ottobre 25, 2016
JUVENTUS - 25 OTTOBRE 2016 - ASSEMBLEA AZIONISTI - CON DISCORSO DEL PRESIDENTE ANDREA AGNELLI
Il discorso del Presidente Agnelli agli azionisti
discorso integrale del presidente bianconero Andrea Agnelli agli azionisti:
Gentili Azionisti, buongiorno.
In una giornata come quella di oggi, in cui approviamo i dati relativi al 2015-2016, non ci vogliamo nascondere. Siamo estremamente orgogliosi di quanto abbiamo fatto: davanti al podio ci sono le cinque Coppe degli Scudetti che abbiamo conquistato in questi anni e che ci hanno permesso di scrivere una pagina importante della storia ultracentenaria della Juventus.
Un pensiero va a quei giocatori che sono scesi in campo, con la voglia e con la determinazione di vincere per cinque anni consecutivi: parlo del Capitano Gianluigi Buffon, di Chiellini, di Marchisio, di Barzagli, di Bonucci, di Padoin, di Lichtsteiner e di Caceres, gli otto giocatori che hanno conquistato questi cinque Scudetti.
Un pensiero va anche e soprattutto all’Area Tecnica e all’Area Sportiva, all’Amministratore Delegato Giuseppe Marotta, al Vicepresidente Pavel Nedved e al nostro Direttore Sportivo, che vive un po’ nell’ombra ma è sicuramente molto efficace, Fabio Paratici.
Da parte mia un ringraziamento va anche a tutte le donne e a tutti gli uomini della Juventus che erano qui nel maggio del 2010 e hanno vissuto quel primo anno così difficile, per poi gioire in quelli successivi, e anche a tutte le donne e gli uomini che ci hanno raggiunto negli ultimi cinque anni e che ci hanno aiutato a raggiungere questi straordinari risultati. Un applauso va soprattutto alla gente che lavora nell’ombra, ma che è determinante per raggiungere i nostri risultati.
La Juventus ha una missione, vivere per il successo, e le Coppe qui davanti una volta di più lo testimoniano; credo che la cosa più importante non sia vivere dei successi conseguiti, ma viver per il prossimo, il più bello e più difficile da raggiungere.
Ma quali sono le sfide che abbiamo davanti a noi per raggiungere i prossimi successi?
Credo che il calcio abbia l'enorme privilegio di vivere un continuo sviluppo. Ci sono alcuni macro-dati che devono far riflettere; il calcio professionistico europeo negli ultimi quattro anni ha avuto una crescita del +25%, contro un GDP europeo dello 0,7%.
Altri dati sono utili per capire il contesto in cui viviamo e penso al mercato dei diritti televisivi. In Premier League hanno avuto un incremento del 71%; nella Liga spagnola, un incremento del 50% cumulativo e il 25% anno su anno; la Bundesliga è uscita in questo momento con un risultato di +83%.
Se prendiamo le principali sponsorizzazioni, il Main sponsor sulla maglia e il Technical sponsor, i numeri aggregati ci dicono che a rinnovo i principali Club europei hanno avuto mediamente,un incremento del 75% per quanto riguarda il Jersey sponsor e un incremento medio dello sponsor tecnico del 75%.
Sono numeri incredibili che ci danno però l'idea di quanta sia la passione che ruota intorno al calcio. In questo contesto macroeconomico vanno fatte un paio di riflessioni, relative a due fenomeni che stiamo vivendo , a est e a ovest dell’Europa.
A est non possiamo che parlare della Cina, che ha deciso prepotentemente di investire nel calcio, sia a livello domestico che internazionale. Se pensiamo al livello domestico, notiamo che il calcio è entrato in tutte le scuole e l'obiettivo della Cina è qualificarsi ai Mondiali, ospitarli e vincerli.
I cinesi hanno individuato nel calcio uno strumento per la crescita del loro Paese. Ci sono poi gli investimenti che stanno compiendo soprattutto a livello europeo e internazionale (pensiamo a Wanda e Infront, la principale agenzia mondiale), e gli investimenti diretti, di maggioranza o di minoranza, all'interno di alcuni dei principali brand europei, come il Manchester City, l'Atletico Madrid, l'Inter, l'Olympique Lyonnais o il Milan.
Guardando a ovest, come abbiamo sempre fatto con attenzione negli anni, i numeri che oggi la MLS americana sta sviluppando, devono fare riflettere: oggi i diritti televisivi dell'MLS valgono circa 600 milioni di dollari all'anno. Una cifra che inizia ad essere paragonabile ad alcune delle principali leghe europee.
In Europa invece, il fenomeno che dobbiamo notare è la progressiva polarizzazione che si sta formando all'interno dei principali Club europei.
Vi fornisco dati del 2014/15, che ci sono stati consegnati dall'Uefa in occasione di uno degli incontri sul Financial Fairplay: abbiamo in questo momento 8 Club che fatturano più di 400 milioni; due Club che fatturano tra i 3 e i 400 milioni, e siamo noi il Liverpool; quattro che fatturano tra i 200 e i 300 milioni e dieci che fatturano dai 150 ai 200 milioni.
I principali Club stanno prendendo il largo sempre di più e noi siamo lì, un po' nella terra di nessuno, a metà strada tra “l’ultimo vagone di prima classe” o “il primo vagone di seconda classe”. C’è effettivamente un rischio per la Juventus in questo momento: quello di essere intrappolati nel mezzo.
Se pensiamo ai principali club che dominano questa classifica, il Real Madrid e il Barcellona, hanno recentemente annunciato un investimento complessivo, di un miliardo di euro per il Bernabeu e il Camp Nou.
Ecco, questo è il contesto in cui viviamo e dove ci troviamo in questo momento. Credo sia utile fare una riflessione sul percorso degli ultimi cinque anni e su come ci siamo strutturati.
I dati sono significativi dello sforzo della Società. Penso al primo anno della mia presidenza e ai dati di bilancio che vi chiederemo di approvare tra qualche minuto. I ricavi totali sono passati da 172 milioni ai 388 che vi presentiamo oggi; l'Ebitda operativo, ovvero al netto delle plusvalenze, è passato da meno 26 milioni a più 52 milioni; e il risultato netto, da meno 95 milioni a 4 milioni di utile (con i 2 milioni di utile dell'anno prossimo). Quindi la Società ha avuto una crescita significativa che ci ha permesso e ci permette tutt'oggi di ambire a vincere tutte le competizioni alle quali partecipiamo e di avere una rosa di prim'ordine.
La mia visione sulla gestione di una squadra professionistica di alto livello non è cambiata: da un lato c'è la parte sportiva, che è assolutamente prioritaria. I risultati sportivi sono anche figli di una programmazione ambiziosa. Quando siamo entrati in Champions League qualche anno fa lo abbiamo fatto in punta di piedi, sicuramente la determinazione e la consapevolezza di oggi sono diverse rispetto a quelle di quattro o cinque anni fa e i risultati lo testimoniano. La finale con il Barcellona di due anni fa o gli ottavi di finale con il Bayern dell'anno scorso sono un'ulteriore dimostrazione della consapevolezza a livello europeo della squadra. Tra l'altro Juventus-Bayern e Bayern-Juventus sono state, dopo la finale di Champions League, le partite più viste in Cina.
Da un punto di vista dei ricavi la struttura che abbiamo impostato oggi è solida e ha degli obiettivi molto precisi nello sviluppo delle tre aree: Global Partnership e Corporate Revenues, Brand Retail and Licensing, Digital Marketing & Cost e CRM, affidate rispettivamente a Giorgio Ricci, Silvio Vigato e Federico Palomba.
Inoltre l'area servizi, guidata da Aldo Mazzia, vanta professionisti di primo livello, che operano affinché la prima squadra possa svolgere al massimo il suo lavoro e l'area dei ricavi abbia tutto il sostegno necessario. Penso quindi alle Risorse Umane, penso alla I.T., penso alla Funzione Acquisti, penso a Finance e penso a Real Estate, che oggi è impegnata in un progetto estremamente importante: il J|Village, dove dal primo luglio dell'anno prossimo si sposteranno la sede e il centro di allenamento della Prima Squadra e che oggi si associa a agli sviluppi recenti del J|Museum, del J|Medical e del J|College. Ecco come siamo strutturati per le sfide del domani. Ma quali sono queste sfide?
Per la Juventus sono chiaramente continuare a vincere e continuare a eccellere, sia in Italia che in Europa. Da questo punto di vista è importante è avere ben presenti i nostri termini di paragone, i nostri benchmark, ovvero i Club della Premier League,della Liga e della Bundesliga. Penso alla Premier League, che ha saputo sviluppare un marchio straordinario e vede, nelle sue fila, club che oggi hanno sulla maglia sponsor che neanche operano sul territorio europeo, tanta è la visibilità della Premier sui mercati asiatici e sui mercati globali.
Quando penso alla Spagna penso a due dei principali brand al mondo, il Real Madrid e il Barcellona, ma penso anche alla tutela di cui questi due club hanno goduto, sia da parte istituzioni politiche, che da parte delle istituzioni sportive. Nel passaggio dai diritti soggettivi a quelli collettivi, i valori dei ricavi delle due società, per regolamento, sono stati rimasti invariati.
Quando noi siamo passati dal soggettivo al collettivo, non solo la Juventus, ma anche il Milan e l'Inter, hanno lasciato per strada risorse economiche.
Quando penso alla Germania, penso al Bayern Monaco e penso alla Bavaria: spesso mi avete sentito dire quanto sia importante avere alle spalle una regione che investe sulle proprie eccellenze. Ecco, il Bayern può effettivamente godere di questa regione: una regione forte con un GDP pro capite di 37 mila euro, una disoccupazione bassissima, sede delle principali multinazionali tedesche che investono nel club (addirittura alcune di esse sono nel suo azionariato). Quando guardo l'Italia penso a grandi realtà, ENEL, ENI, che neanche investono nel calcio.
Ci sono poi due marchi il PSG e il Manchester City, che hanno avuto una crescita molto rapida negli ultimi anni, dovuta anche a una serie di accordi con i rispettivi Paesi di origine dei loro azionisti. Si tratta però di due Club estremamente ben gestiti, sia da un punto di vista sportivo che da un punto di vista commerciale, e che oggi sono delle realtà reali con le quali dobbiamo competere.
Questi i nostri benchmark, lo erano quattro o cinque anni fa e lo sono tutt'oggi.
Il lavoro di questi anni è stato importante da parte degli uomini della Juventus e ha permesso di creare leve aziendali che iniziano a dare frutti. Penso all'individuazione di nuovi mercati e di nuovi target. Oggi come oggi i due mercati principali strategici sono la Cina da un lato e l'America.
Sulla Cina abbiamo operato in maniera continua e costante a partire dalla Supercoppa di Shanghai dell'anno scorso: vi abbiamo portato le nostre Legends a giocare una partita, l'abbiamo inserita nel nostro tour estivo, abbiamo sviluppato accordi con i digital locali e con TMall. Alcuni frutti sono già visibili nel bilancio di quest'anno, e dovrebbero essere ancora più evidenti in quello del prossimo anno.
Altrettanto importante è l'individuazione di nuovi target e non solo il tifoso classico. Penso ai millennials, penso alle donne, penso alle famiglie e penso ai bambini. L'accordo con Chicco di questi giorni è estremamente importante e ha visto una delle più grandi aziende di prodotti per bambini associarsi a un brand calcistico: qualcosa di assolutamente inimmaginabile fino a qualche tempo fa.
Penso alla figura di Jay, che promuove il nostro marchio verso i bambini. Jay è un esercizio di grandissimo successo e domani, inaugurerà, insieme a Paulo Dybala, la sua casa di 60 metri quadri nel Settore Est dello stadio.
Queste attività sono realtà estremamente importanti nello sviluppo e nella crescita del brand.
Penso all’attività digitale e all’accordo che è stato recentemente firmato per la creazione di Dugout insieme ad alcuni dei principali club europei. Dugout è una piattaforma di contenuti esclusivi “behind the scenes”, dietro le quinte, che partirà a inizio di novembre. Per la prima volta abbiamo assistito una vera ed effettiva cooperazione tra i principali club europei per riunirsi in un esercizio commerciale congiunto che ci vede partner a tutti gli effetti, in quanto l’equity della Società è stato diviso tra i club.
La parte di Retail e License sta incominciando a sviluppare numeri importanti, così come le Academies che vengono lanciate sia in Italia che all’estero, con finalità tattiche che strategiche.
Il piano che abbiamo già incominciato a elaborare all’interno della Società per il prossimo quadriennio ha delle potenzialità significative e mi fa pensare con fiducia che nei prossimi due o tre anni la Juventus manterrà una posizione di competitività sia nazionale che internazionale.
Tutto questo per quanto riguarda la parte dei ricavi diretti. Ma la Juventus vive anche di una fortissima parte di ricavi gestiti indirettamente, attraverso i diritti televisivi che vengono sviluppati dalla UEFA e dalla Serie A.
Nell’interesse di tutti è stato raggiunto un accordo tra la UEFA e i club che ha portato degli aspetti positivi e di crescita per la manifestazione, ma che lascia ancora diversi spunti riguardo le competizioni del futuro.
Alcuni dati sono estremamente significativi: il mondo ha circa 2,2 miliardi di appassionati di sport o di tifosi di sport; di questi, 1,6 miliardi sono appassionati di calcio e 150 milioni sono appassionati di football americano. I due principali eventi al mondo, con cadenza annuale, sono la finale di Champions League e il Superbowl dell’NFL. Quando guardiamo i dati di audience di quest’ultimo evento, vediamo che l’audience della finale di Champions League è di circa 180 milioni contro i 140 milioni di audience del Superbowl. Quello che deve fare riflettere però è che, a fronte di una supremazia sull’atto conclusivo delle due manifestazioni, oggi la Champions League fattura circa 2,4 miliardi di euro, mentre l’NFL circa 7 miliardi di dollari, circa 5 miliardi di euro: il doppio, a fronte di un evento conclusivo inferiore e a fronte di un bacino di utenza che è circa un decimo di quello del calcio.
A noi piace pensare che la Champions League abbia una dimensione globale, ma che quando ne analizziamo i dati vediamo che è ancora una manifestazione europea, sia per quanto riguarda la composizione del fatturato dei diritti della competizione stessa (il 75–80% sono europei e il restante 20% sono globali), sia per la fruibilità del prodotto stesso, che si gioca al martedì e al mercoledì sera alle 20.45, quando in America stanno lavorando o quando in Asia stanno dormendo.
L’accordo che è stato raggiunto con la UEFA ha quindi visto alcune modifiche, da un lato di governance, da un lato sulla competizione: siamo riusciti a splittare i kick off in due orari, alle 18.30 e alle 20.45, come da orario tradizionale; abbiamo una nuova distribuzione del fatturato che vede il market pool diminuire e vede l’inserimento di una quota per il ranking delle società; un’access list modificata che dà la priorità alle quattro principali federazioni ai primi quattro posti del ranking UEFA, qe che corrispondono ai Paesi che maggiormente investono nella competizione stessa.
Si tratta sicuramente di un cambiamento, ma altre riflessioni sono possibili.
Per quanto riguarda i diritti televisivi italiani, nell’ultimo ciclo i diritti della Serie A sono cresciuti solo del 20%; una cifra comunque significativa, ma che ci vede andare a una velocità ridotta rispetto ai principali campionati europei. La Liga, per esempio, sviluppa 3,6 volte i diritti internazionali italiani, che, ricordo, sono circa 170 milioni per un circa 600 milioni della Liga.
L’attenzione che questo campionato dà ai mercati globali è dimostrata dal “Classico” che verrà giocato a inizio dicembre con calcio d’inizio alle 16 e non alle tradizionali 22 spagnole. Questo farà si che la partita verrà vista sia da tutto il bacino americano, dalla costa est alla costa ovest, sia a tutta l’Asia.
Per quanto riguarda l’Italia, stiamo finalizzando le linee guida e probabilmente andremo sul mercato tra la primavera e l’estate. Sicuramente la Serie A in questo momento deve fare alcune riflessioni riguardo alla valorizzazione del prodotto, ma anche riguardo alla sua distribuzione. Se la Premier League è la prima della classe in questo momento lo deve anche alla distribuzione che ha avuto negli ultimi 20–25 anni, duranti i quali ci sono stati anche accordi di distribuzione gratuita, che hanno permesso di creare un bacino di utenza, monetizzato in un secondo momento in una maniera più che significativa. Tutto questo riguarda i nostri ricavi indiretti.
Abbiamo davanti a noi sfide estremamente interessanti e importanti.Potenzialmente siamo all’inizio di una nuova primavera, se analizzeremo e affronteremo le problematiche del calcio nella sua globalità.
Il sistema ha bisogno di stabilità. Qual è o quali sono le partite dal maggior valore economico? Il playoff della Championship, che qualifica una squadra in Premier League, permette di guadagnare a chi vince quella partita circa 150 milioni.
Lo stesso discorso vale anche per la nostra Serie B: chi vince lo spareggio del playoff della Serie B, accede ai diritti della Serie A, circa 35–40 milioni, come squadra neopromossa; l'eventuale retrocessione nell'anno successivo porta nelle casse altri 15-20 milioni, in base a una serie di parametri. Questo significa che il playoff della Serie B vale circa 50-60 milioni.
Le partite a maggior valore economico sono dunque potenzialmente quelle con la minor audience televisiva. Questa è un'incongruenza ed è anche il simbolo dell'instabilità del sistema e dell'incapacità da parte della quasi intera filiera dei club di investire responsabilmente. Tutti noi vogliamo proteggerci dal rischio sportivo: chi ambisce a vincere un campionato, chi a salire di categoria, chi a entrare in Europa League, o in Champions League... Non pensiamo solo ed esclusivamente all'Italia, all'Inghilterra o alla Spagna, ma anche al Belgio, all'Olanda e al Portogallo.
I Club che partecipano a queste leghe hanno ricavi sicuramente inferiori dai loro mercati domestici, e per loro partecipare o meno all'Europa League, non alla Champions League, porta dei significativi vantaggi nel conto economico delle società. Per tutelarci e raggiungere i risultati cui ambiamo, destiniamo spesso i maggiori investimenti ai calciatori, e questo non permette alle società di operare con la razionalità di un'impresa e di investire nei settori giovanili, nelle infrastrutture o in tutte quelle altre serie di attività o servizi che sarebbero funzionali alla crescita del valore patrimoniale. Questo è anche figlio di un financial fairplay, che vede tutta la sua attenzione sul conto economico e non sullo stato patrimoniale, quindi non sulla creazione del valore a medio e lungo periodo, ma sull'equilibrio del breve, anzi, brevissimo, termine.
Abbiamo quindi, sia a livello nazionale che a livello internazionale, straordinarie riflessioni da fare in questo momento. L'accordo raggiunto per la revisione del formato della Champions League ha portato con sé un accordo dell'ECA con la UEFA, che ha rivisto il Memorandum of understanding e ci vedrà attori a fianco della UEFA nella costituenda Club Competition AC per la cogestione delle due principali competizioni. Competizioni che verranno disegnate da due gruppi di lavoro che operano in seno al Club Competition Committee dell'UEFA nell'arco del 2017 e che dovranno definire il formato della Champions e dell'Europa League per il ciclo 2021-24.
L'UEFA oggi ha una nuova leadership in Aleksander Ceferin e il segretario generale Theodore Theodoridis, con i quali il dialogo è aperto, continuo, e costruttivo e alcuni dei temi cui sto facendo riferimento adesso sono già stati figli di alcune riflessioni in incontri personali avuti con loro.
E con loro mi sono permesso una riflessione: oggi come oggi le Federazioni, a che cosa dovrebbero ambire, visto che hanno un marchio come la Champions League in mano? Dal mio punto di vista dovrebbero ambire a farla diventare la principale manifestazione al mondo, per i ricavi commerciali, per audience globale e, ed è la parte più importante, per l'imprevedibilità del risultato sportivo.
Inoltre, visto che il calcio di domani è figlio della promozione del calcio che facciamo oggi, dobbiamo aspirare al fatto che ogni bambino, in ogni paese d'Europa, giochi a pallone. In questo momento ci sono Federazioni più “aggressive” verso il reclutamento dei bambini. Federazioni che si fanno avanti come portatrici di valori più sani del calcio: penso al rugby, che molti bambini stanno iniziando a giocare.
Riguardo all'Italia in questi anni ci siano state diverse riflessioni da parte mia su sulle necessità del nostro Paese: gli impianti sportivi, le seconde squadre, penso la riforma dei campionati, che ancora oggi è sull'agenda politica del Presidente federale. Mi fa piacere iniziare a leggere una serie di interviste di alcuni miei colleghi che incominciano a porre l'attenzione su questi temi. L'auspicio è di non essere non solo una voce fuori dal coro, ma invece mi auguro che il coro, cantando unito, possa effettivamente apportare queste riforme che sono fondamentali.
Per concludere: i club, sia in Europa che in Italia, devono intensificare il dialogo, non in quanto portatori di singoli interessi, ma in quanto leva e traino per tutto il calcio. Sono i club che generano l'interesse quotidiano da parte dei tifosi. Il calcio non si deve dimenticare, della sua attività base né di essere fondato su una piramide aperta, che regala ad ogni club il sogno di poter vincere ogni competizione. Questo sogno si nutre attraverso il principio della solidarietà, una parola che sta a cuore a chiunque opera nel calcio. Ma la solidarietà, ancorché fondamentale, non deve essere prioritaria, perché non deve diventare sostentamento. La priorità deve essere la capacità di visione e la capacità di innovare, sia in Italia che in Europa.
Non bisogna avere il timore di cambiare nell'interesse del calcio.
Grazie.
venerdì, settembre 23, 2016
I CORRUTTORI>(gli interisti)>CHE TUTTI E TUTTO CORROMPONO, ASSECONDATI E PROTETTI DAI LORO CANALI DI DISINFORMAZIONE-(giornali-tv-radio), E' MALGRADO LE EVIDENTISSIME PROVE DEI LORO DELITTI, ACCUSANO LA JUVENTUS DI CORROMPERE GLI ARBITRI! DOPO L"ULTIMO FURTO SULLA JUVENTUS DA UN'ALTRO DEGLI INFAMI SICARI IL 18 SETTEMBRE 2016
L'ANGELO DEL DIAVOLO, HA PORTATO LA CORRUZIONE NEL CALCIO, E' CREATO UNA DINASTIA
Ferruccio Mazzola: Le partite Truccate e gli "Arbitri Comprati", "Specie nelle Coppe".
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QUALIS PATER, TALIS FILIUS,
CHE CON IL SICARIO DEI POTERI OCCULTI, HANNO CORROTTO ANCHE IL DIAVOLO!
INTERISTI VIL RAZZA DANNATA! LA PROVA? ECCOLA:
"inter" - JUVE, "l'infame-tagliavento" non convince gli sfinteristi, perche' su 31 partite ce ne hanno vinte solo 20 - https://twitter.com/Mau_Romeo/status/776376432826146817 - ma ce ne hanno perso 10! Mentre la Juventus, che a sentir loro ed i loro sicari: l'infame farabutto (tagliavento) ne sarebbe tifoso, la Juventus.
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I tifosi nerazzurri non hanno di certo esultato nel leggere le designazioni riguardanti la terza giornata di Serie A: Inter-Juve in mano a Paolo Tagliavento. Alcuni episodi non sono stati dimenticati, come quell’Inter-Sampdoria 0-0 del 2010 (https://www.youtube.com/watch?v=xwai7Q_87Og )con le espulsioni di Samuel e Cordoba cui Mourinho rispose con le manette, o il roboante 1-3 nerazzurro allo Juventus Stadium, macchiato da un goal della juve clamorosamente irregolare dopo soli 60 secondi. https://www.youtube.com/watch?v=mxc2WGK0eHg
Tuttavia le statistiche con l’arbitro di Terni sorridono all’Inter rispetto alla Juventus: i nerazzurri contano 19 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte sotto la sua direzione, mentre per i bianconeri si contano 10 vittorie, 5 pareggi e 9 sconfitte. Per quanto riguarda i derby d’Italia invece, sono soltanto due quelli arbitrati da Tagliavento: il già citato incontro del 2011 vinto da Stramaccioni e quello di Coppa Italia dello scorso anno finito 3-0 per i bianconeri. ifosi nerazzurri non hanno di certo esultato nel leggere le designazioni riguardanti la terza giornata di Serie A: Inter-Juve in mano a Paolo Tagliavento. Alcuni episodi non sono stati dimenticati, come quell’Inter-Sampdoria 0-0 del 2010, con le espulsioni di Samuel e Cordoba cui Mourinho rispose con le manette (https://www.youtube.com/watch?v=OQb8b31djag), o il roboante 1-3 nerazzurro allo Juventus Stadium (https://www.youtube.com/watch?v=mxc2WGK0eHg ), macchiato da un goal della juve clamorosamente irregolare dopo soli 60 secondi.
Tuttavia le statistiche con l’arbitro di Terni sorridono all’Inter rispetto alla Juventus
https://twitter.com/Mau_Romeo/status/776376432826146817 - i nerazzurri contano 19 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte sotto la sua direzione, mentre per i bianconeri si contano 10 vittorie, 5 pareggi e 9 sconfitte. Per quanto riguarda i derby d’Italia invece, sono soltanto due quelli arbitrati da Tagliavento: il già citato incontro del 2011 vinto da Stramaccioni e quello di Coppa Italia dello scorso anno finito 3-0 per i bianconeri. - "davide costante" @davocosta89 16 settembre 2016 -
https://twitter.com/Mau_Romeo/status/776376432826146817 - i nerazzurri contano 19 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte sotto la sua direzione, mentre per i bianconeri si contano 10 vittorie, 5 pareggi e 9 sconfitte. Per quanto riguarda i derby d’Italia invece, sono soltanto due quelli arbitrati da Tagliavento: il già citato incontro del 2011 vinto da Stramaccioni e quello di Coppa Italia dello scorso anno finito 3-0 per i bianconeri. - "davide costante" @davocosta89 16 settembre 2016 -
I FIGLI DELL'ANGELO DEL MALE
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Gli "interISTI" (come questo beccantini) si congratulano la loro amata squadra
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ALL' "inter" NON LO SI DOVEVA FARE!
Ecco spiegata l'arroganza del "potere-corruzione"!
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Eppure, "i beccantini"-(gli interisti)-del FU bel paese, ne decantano le gesta
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ecco cosa volevano dagni arbitri per festeggiarli
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"inter"squadra di "simulatori, provocatori, delinquenti di massa!"
neanche questo gli sta bene: rocchi: 13 vinte, 10 pari - 5 perse. Rocchi: inter - milan 2-0
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7/8
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8/9
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un po di storia, della sporca storia dell' "inter"!
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Il Corruttore al corrottoa: "moratti" ha un "Regalino da darti" - Il corrotto al corruttore:vorrei aiutarvi.
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Il corrotto al corruttore: , paparesta era preparato a fare una bella partita
FARABUTTI!!!
Il Corruttore-Maximo, ed il Corrotto dirigente FIFA "walter gagg"
IL RECORD DELL'INFAME ANTIJUVENTINO TAGLIAVENTO?
martedì, luglio 19, 2016
FARSOPOLI 10 ANNI DOPO - 18 LUGLIO 2016, TAR LAZIO ESAMINA-CINQUE ANNI DOPO, IL RICORSO DELLA JUVENTUS AVVERSO DISPARITA' DI TRATTAMENTO NEI CONFRONTI DELL'INTER!JUVENTUS-CINQUE ANNI DOPO!
Olivierio Beha

23 apr 2016 Andrea Bosco,Tanto per non dimenticare
Calciopoli, 10 anni dopo.
Fosse un romanzo di Le
Carré, sarebbe una storia ancora aperta. Magari con un colpo – nel
sequel- di scena finale. Invece è una storia italiana: un solo
colpevole, alcuni assolti, tanti prescritti. Una storia dove la commedia
si alterna alla tragedia. Dove i concetti di colpevolezza e innocenza
si sono stemperati in ambigue zone d’ombra. Dove il celere processo
sportivo si è mescolato alla lentezza del processo penale. Dove i
colpevoli non sono risultati così colpevoli da essere affidati alle
patrie galere. Dove gli ‘onesti’, non lo erano al tal punto, da
rinunciare alla prescrizione. Dove il contenuto delle intercettazioni,
spifferato secondo un barbaro costume italico all’informazione, misero
alla gogna perfino un prelato che chiedeva ad uno degli imputati, aiuto
nella ricerca di un posto di lavoro per due immigrate. Dove il
millantato credito, diventato leggenda metropolitana, benché archiviato
come ‘fatto mai avvenuto’ da un Tribunale della Repubblica (Catanzaro), è
arrivato intatto (Moggi che chiude Paparesta nello spogliatoio) fino
alla Corte di Cassazione. E addirittura in testa nelle motivazioni della
sentenza.E’ una vicenda con due personaggi Moggi e Giraudo, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale di una Juventus che (anche allora) vinceva troppo. Due figure, lombrosianamente colpevoli. A prescindere. Una vicenda dove gli interessi economici si sono saldati agli interessi politici. Dove un giornale fu in grado di anticipare con esemplare esattezza le pene che sarebbero state comminate alle società coinvolte. E dove il direttore di un altro giornale consigliò al presidente – ponte di una Juventus scaraventata in serie B (con pesante penalizzazione iniziale), smembrata di metà della rosa nelle eccellenze, privata dei proventi pubblicitari e televisivi, di ‘non ricorrere al Tar’. Là dove anni prima era ricorso per una vicenda di lana caprina, il presidente del Perugia, (proprietario anche del Catania) di fatto bloccando il campionato e producendo alla fine il deprecato, attuale torneo a 20 squadre. E’ una vicenda nella quale il tribunale penale di Napoli non trova evidenza di partite truccate, dove la principale imputata, condannata dal tribunale sportivo, esce assolta. Ma dove i dirigenti della medesima società, assieme ai designatori arbitrali, ripetutamente intercettati (secondo una consuetudine, peraltro dieci anni fa concessa) e un arbitro vengono condannati per ’associazione per delinquere’.
E’ una vicenda dove i filmati dei sorteggi (prova portante dell’accusa) misteriosamente scompaiono. Un mistero ancora insoluto. Un tribunale, investito della vicenda, infatti, alla fine archivia. Le parole ’archiviazione’ e ‘prescrizione’ in questa vicenda sono una sorta di mantra: anche uno studente al primo anno di giurisprudenza avrebbe potuto ipotizzare che il processo intentato a Napoli sarebbe finito (come alla fine è accaduto) con una pioggia di archiviazioni. E’ una storia pasticciata, nella quale il capo degli ‘intercettatori’, graduato dei carabinieri, al banco dei testimoni in aula non sa spiegare per quale motivo su 170.000 intercettazioni, solo 40 (quelle relative a Luciano Moggi) vengano sbobinate. Ma la difesa di Moggi al termine di un certosino lavoro fa una sorprendente scoperta: molte telefonate indicate con i ‘baffi rossi’ (in gergo: rilevanti) non sono state mai sbobinate. E la sorpresa diventa scandalo quando la “ sbobinatura” dei tecnici della difesa di Moggi si imbatte in una telefonata ‘pressante’ di Giacinto Facchetti, allora presidente dell’Inter. Il testo viene consegnato al procuratore federale Palazzi, il quale configura quella telefonata come una ‘violazione dell’articolo 6′ del codice sportivo. Roba da retrocessione. Ma la relazione di Palazzi che ipotizza e configura l’illecito, arriva a tempo scaduto: sono intanto passati 5 anni e quel reato sportivo è ormai prescritto. Ma c’è una grana non indifferente. Perché nel periodo di ‘transizione’ dello scandalo (che lambisce, senza ‘sporcarlo’ anche l’allora presidente federale Carraro) il governo Prodi, oltre a nominare nella figura di Giovanna Melandri, un ministro dello sport, nomina anche un Commissario Straordinario nella figura del professor Guido Rossi.
Stimato professionista, consulente della Exor (la cassaforte di Casa Agnelli) ed ex consigliere di amministrazione dell’Inter. Cosa fa il professor Rossi, dopo che con la retrocessione in serie B, la Juventus viene privata anche degli ultimi due scudetti conquistati? Ne assegna uno a tavolino, all’Inter, terza classificata in quel torneo. Ricostruire Calciopoli è impossibile in un articolo: un libro non basterebbe. C’è un giudice federale che rivela come quel collegio abbia giudicato ‘sull’onda del sentire popolare’. C’è il principe dei fischietti nazionali che nottetempo, all’una del mattino incontra nel parcheggio del ristorante dell’addetto agli arbitri del Milan- come spiega nel suo fondo anche Stefano Agresti. Adriano Galliani. Un arbitro (Pieluigi Collina) che farà una grande carriera a livello europeo. Ci sono arbitri vittime di una vera lapidazione mediatica, (poi risultati innocenti) incolpati sulla base dei tabellini e delle pagelle di un quotidiano sportivo.
E poi c’è quello scudetto di ‘cartone’. Massimo Moratti dopo averlo ricevuto, lo proclama come quello degli ‘onesti’. Non ci pensa a restituirlo, non rinuncia alla prescrizione: la rivalità tra due storiche tifoserie, diventa astio sconfinante nell’odio. Da tempo non ci sono più i fratelli Agnelli, è morto anche l’avvocato Peppino Prisco: due modi sapidi, ma in fondo garbati di intendere una rivalità calcistica. A niente servono i tavoli della ‘pace’ proposti dall’ allora presidente del Coni Petrucci: Andrea Agnelli e Massimo Moratti restano sulle loro posizioni. Agnelli chiede parità di trattamento e la riapertura del processo sportivo, in una vicenda che ha mandato a picco la Juve e ha penalizzato altre società (dal Milan, alla Lazio, alla Fiorentina). Ma che grazie alla prescrizione non ha mai portato al banco degli imputati l’Inter. Moratti ribadisce la sua intenzione di non rinunciare a ’quello’ scudetto. Perché quello scudetto il presidente dell’Inter lo considera il ‘più bello’.
Il presidente federale Abete successore di Carraro, dopo millanta rinvii scopre le carte, dopo un sofferto Consiglio Federale: la decisione è di ‘non decidere’. Ma perché nasce Calciopoli? Perché Moggi da anni è diventato il dirigente più potente del calcio italiano, addirittura con una società gestita dal figlio, la Gea, che smista giocatori e – si dice – anche allenatori. E perché sull’onda delle polemiche per alcuni controversi casi arbitrali (il più scottante il rigore di Iuliano su Ronaldo) la convinzione (anche di molti giornalisti) è che la Juve ‘rubi’. Ma c’è un pregresso di anni che tutti tendono a dimenticare. Intendiamoci, Luciano Moggi non era Biancaneve. Era per dirla con l’Avvocato Agnelli: “Lo stalliere del Re che, necessariamente, conosce tutti i ladri di cavalli”.
Moggi arriva in una Juventus che da nove anni non vince lo scudetto. Umberto Agnelli lo affianca a Giraudo. Moggi è bravo e spregiudicato. Ha fatto esperienza nel Napoli di Ferlaino e Maradona. In quelle settimane sta trattando il suo passaggio- assieme a Lippi a Ferrara e a Paulo Sousa, alla Roma di Sensi. Ma la le sirene juventine lo convincono ad accasarsi (assieme all’allenatore e ai giocatori) a Torino. E’ scudetto alla prima, nonostante la Real Casa spieghi: dovete autofinanziarvi. Moggi non è Biancaneve, ma è bravo. Vende Baggio e Zidane, ma compra Buffon, Thuram, Nedved, Salas, Trezeguet , Henry, Ibrahimovic, Vieira, Emerson, sottraendoli alla concorrenza. Quando scoppia lo scandalo sta trattando Gerrard, con Giraudo che in una intervista dichiara: “Faremo un nuovo stadio di proprietà. E avremo una televisione tematica. L’obiettivo è quello di far diventare la Juventus la società più potente del mondo“.
Parole che spaventano in un contesto – quello del calcio italiano, dove l’illegalità è sovrana.
Dove si falsificano senza pagarne le conseguenze (sportive) i passaporti dei giocatori.
Dove si presentano fidejussioni false.
Dove si drogano i bilanci e si continua a spendere pur con ‘buchi’ in bilancio di centinaia di miliardi di lire.
Dove ci si iscrive ai campionati fuori tempo massimo.
Dove a Natale si omaggiano arbitri ed assistenti con fiammanti Rolex.
Dove si può fallire ed essere salvati con decreto ministeriale, autorizzati a ’spalmare’ i debiti in oltre 20 anni.
Dove la pratica dello spalmadebiti (vietata in seguito dalla Commissione Europea ) è incoraggiata dall’allora presidente del consiglio che per primo ne fa uso per la sua società.
Dove i tifosi possono impunemente assediare con sassi, molotov e bombe carta, la sede della Federazione.
Dove per protestare contro un arbitraggio si incendiano cassonetti e si bruciano automobili.
Dove per ‘salvare’ una società dalla serie B, i tifosi interrompono i traghetti tra isola e continente. Dove (cosa mai accaduta prima e mai accaduta dopo) una gara nella quale è in palio uno scudetto può essere sospesa per 80 minuti e poi fatta riprendere su un campo ridotto ad un pantano.
Dove agli atleti, spregiudicati medici, somministrano farmaci, così come trenta anni prima nel caffè veniva mescolata la benzedrina. Questo lo scenario ante Calciopoli.
Dove c’era chi godeva di protezioni politiche e chi le subiva.
Specie se rappresentava piccole società di provincia. Una storia dove la società più penalizzata, è contemporaneamente attraversata anche da una feroce faida famigliare. Talmente aspra da rasentare l’autolesionismo. Con un avvocato difensore che ‘si rimette’ alla clemenza della corte. “E dove il presidente della Fifa (proprio quel Blatter) ringrazia pubblicamente Luca Cordero di Montezemolo, per aver ’mediato’ una situazione ‘difficile’ dissuadendo la Juventus dal ricorrere al Tar.
In dieci anni è successo di tutto. E’ successo che l’Inter dopo quello a tavolino abbia vinto anche un campionato con la Juve in serie B e alcune delle rivali zavorrate dal piombo delle penalizzazioni. Che successivamente con grandi polemiche con la Roma abbia vinto altri titoli. E al termine di una esaltante stagione anche un triplete (grazie a walter gagg, gianni infantini, alessandro profumo pres. unicredit sponsor uefa e bayern munchen-zittito (nota mia-fracal): campionato, Coppa Italia, Champions League.
C’era in quelle stagioni chi ipotizzava che la Juventus sarebbe scomparsa nell’anonimato. Affidata ad uno che molto sapeva di tennis e assai poco di calcio, previsione quasi azzeccata. Anni disastrosi. Fino alla pax famigliare e all’era Elkann – Agnelli- Marotta, Nedved – Paratici (Del Neri, Conte, Allegri). Anche con Agnelli, il primo anno è un incubo per il popolo juventino. Ma dal secondo, è un filotto di vittorie in Italia e di buoni posizionamenti in Europa, conti in ordine, brand in espansione, appeal internazionale.
E sul fronte giudiziario una richiesta danni alla Federazione (per i fatti descritti) di 444 milioni di euro. Finita? Macché. Uno dei presidenti penalizzati da Calciopoli (Gazzoni, Bologna) chiede i danni alla Juventus e alle altre società protagoniste della storiaccia. Anche la Federazione dichiara di voler presentare una richiesta danni alla Juventus come deterrente per l’iniziativa torinese. Da anni si attende che il Tar decida. Anni nei quali le parole si sono susseguite alle parole, anni nei quali, la tensione tra Juve e Inter – invece di stemperarsi si è inspessita. Con qualche tentativo di disgelo, tornato a temperatura polare alla prima uscita ‘fuori dal vaso’. Ultimo capitolo della saga, la velenosa polemica tra allenatori delle rispettive Primavere, dopo la vittoria dell’ Inter nella Coppa Italia di categoria.
Tavecchio, il nuovo presidente federale, non sembra in grado di riportare le due società alla normalità dei rapporti. L’Inter mezza indonesiana, mezza morattiana e presto probabilmente anche cinese è alle prese con l’ennesima complicata stagione: sia dal punto di vista sportivo che finanziario. La Juventus, viceversa, sta per agguantare il suo quinto scudetto consecutivo, come nei mitici anni Trenta, consegnandosi alla Storia. Ma cosa i tifosi, bianconeri pensino dello scudetto di ‘cartone’ e di Moratti basta prenotare un posto in curva allo Stadium per una qualsiasi gara di campionato. Assieme ai canonici incitamenti e agli sfottò di rito, prima del fischio d’inizio, ‘pensieri’ assai poco ‘stupendi’ al grande ‘inimico’ e a ‘quello scudetto’ , non mancano mai.
Dopo dieci anni è questo che resta di Calciopoli. Ah , sì ci sarebbe anche ‘Scommessopoli’, gli zingari, società beccate a ‘taroccare’ le partite prima del fischio d’inizio, giocatori corrotti, allenatori condannati, gente con la borsa piena di dobloni da girare a mafiosi e camorristi. Ma questa è un’altra storia. Che ha fatto un ‘relativo’ scalpore. Niente a che fare- soprattutto mediaticamente- con le vicende dell’ex ferroviere che alla scuola di Italo Allodi (che sua volta si era ispirato a Gipo Viani) aveva provato a farsi ‘re’.

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Calciopoli, la Juve, la Figc, lo scudetto del 2006 e la disparità di trattamento! È...non solo!
La cifra esatta: 443 milioni, 725.200 euro. Questo è il risarcimento danni che la Juventus chiede alla Figc. Dieci anni dopo. Si va al Tar del Lazio: udienza lunedì 18 luglio (la prima, altre ne seguiranno a meno di un improbabile, ma non impossibile, accordo fra le parti). Il ricorso della Juve è del 7 novembre 2011, quasi cinque anni, ma solo ora si entra nel vivo (se la prendono comoda i magitrati della CASTA!).
Al termine della loro lunga, documentata esposizione i legali della Juvenus hanno chiesto al Tar del Lazio di "condannare la Federazione Italiana Giuoco Calcio, F.I.G.C., al risarcimento del danno ingiusto subito dalla Juventus Football Club s.p.a. derivante dall'illegittimo esercizio dell'attività amministrativa e dal mancato esercizio di quella obbligatoria, in forma specifica mediante la "non assegnazione" "ora per allora" del titolo di Campione d'Italia per il Campionato di calcio per gli anni 2005-2006, con conseguente rimodulazione della classifica di campionato".
Inoltre chiedono di "condannare la Federazione Italiana Giuoco Calcio, F.I.G.C., al pagamento dei danni subiti e subendi dalla Juventus Football Club s.p.a. come sopra quantificati, in euro 443.725.200,00 (euro quattrocentoquarantatremilionisettecentoventicinquemiladuecento), oltre interessi legali dalla domanda al saldo".
Un lungo elenco dei danni subiti dal club bianconero che non ha potuto partecipare alle Coppe europee, ha perso i soldi dei diritti tv, è finito in serie B, ha dovuto vendere calciatori illustri (fra cui Ibrahimovic). Nel 2006 la Juventus di Moggi e Giraudo era uno squadrone, più forte di tutte quelle che sono venute dopo, e fatturava 250 milioni di euro: era ai vertici europei, aveva 100 sponsor. Ci ha messo dieci anni per riprendersi e tornare ai vertici italiani, non ancora europei: ora di milioni ne fattura oltre 300, ma frenata la Juve, nel frattempo Real, Barcça, Bayern, Man.U, Man.City e le altre hanno preso il volo.
Il Presidente A.Agnelli e Gli avvocati della Juventus
accusano i vertici del calcio per la "colpevole insufficienza delle indagini svolte dalla F.I.G.C. nel 2006 e la colpevole incapacità della F.I.G.C. di garantire l'efficienza e l'efficacia dei controlli sul regolare svolgimento dei Campionati. In particolare, la F.I.G.C. ha omesso di prendere in considerazione tutte le condotte rilevanti sul piano disciplinare, basando la propria decisione di revoca e di nuova assegnazione del titolo di Campione d'Italia su un quadro probatorio incompleto ed insufficiente".
Il club bianconero si è sentito discriminato rispetto ad altre società e pensa di aver pagato per tutti (all'inizio la Juve, in "Buona Fede, ignara dei comportamenti criminali della Procura di Napoli, del Comando dei Carabinieri di Roma e della Procura e Ufficio indagini della FIGC: "palazzi & borrelli", non si difese nei processi, accettò le condanne e lasciò soli Moggi e Giraudo). Solo più tardi, a giudizi ormai conclusi, il procuratore Stefano Palazzi, costrettovi dal Team di Legali di Moggi, tirò in ballo altri club, fra cui l'Inter, ma solo dopo aver atteso che decadessero i termini legali, dichiarando la prescrizione della società Internazionale! Ma sarebbe ora, che che il corrotto magistrato napoletano (stefano palazzi!), ci dicesse, chi gli ha dato l'ordine di accompagnare l'inter alla prescrizione prima di agire!
Ma l'orgoglio della juventus e degli Juventini, non va in prescrizione! Il nodo è quello scudetto che la Juve sente suo, lo scudetto del 2006 che la messa in scena dei saggi dell'infame "guido rossi" di assegnare uno scudetto all'inter vinto sul campo dalla Juventus! Andrea Agnelli e la Juventus su questo sono determinati: la Juve rivuole quello scudetto, l'Inter-non vuole mollarlo? Il Sicario Carlo Tavecchio si e prodigato per per cercare un accordo, ma tutti gli avvicinamenti con Agnelli (i due sono lontani anni luce) sinora non sono andati a buon fine, è vista la determinazione, non ci andranno!.
Il n.1 della Figc ne parlò anche con Giraudo in un incontro a Milano facendo proposte, ma da Giraudo, ritenute oscene!
Non si sa se Giraudo ne abbia parlato di recente a Roma anche con Franco Chimenti in un incontro al Coni, e se gli abbia ripetuto quello che ha detto a Tavecchio: mettersele nel culo!.
Una vita da Fuorilegge, poi nella GANG tronchetti-moratti a presidente Figc
Tavecchio ha minacciato di chiedere i danni alla Juve dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato le condanne (prescritte) di Moggi e Giraudo.
Ma la Figc non si è ancora mossa, martedì avrà un consiglio federale a Coverciano, forse ne parlerà.
O forse si aspetterà la Corte d'Appello di Roma (anche lì si è rivolta la Juve). Dieci anni sono passati,
Juve). Dieci anni sono passati,entus vanno avanti per la loro strada - 17-7-2016
Sulla parità di trattament.
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Andrea Agnelli risposta a Petrucci 1di2 (14:11)
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Andrea Agnelli risposta a Petrucci 2di2 (12:14)
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ANDREA BOSCO: PER NON DIMENTICARE
Calciopoli, 10 anni dopo. Fosse un romanzo di Le Carré, sarebbe una storia ancora aperta. Magari con un colpo - nel sequel- di scena finale. Invece è una storia italiana: un solo colpevole, alcuni assolti, tanti prescritti. Una storia dove la commedia si alterna alla tragedia. Dove i concetti di colpevolezza e innocenza si sono stemperati in ambigue zone d'ombra. Dove il celere processo sportivo si è mescolato alla lentezza del processo penale. Dove i colpevoli non sono risultati così colpevoli da essere affidati alle patrie galere. Dove gli 'onesti', non lo erano al tal punto, da rinunciare alla prescrizione. Dove il contenuto delle intercettazioni, spifferato secondo un barbaro costume italico all'informazione, misero alla gogna perfino un prelato che chiedeva ad uno degli imputati, aiuto nella ricerca di un posto di lavoro per due immigrate. Dove il millantato credito, diventato leggenda metropolitana, benché archiviato come 'fatto mai avvenuto' da un Tribunale della Repubblica (Catanzaro), è arrivato intatto (Moggi che chiude Paparesta nello spogliatoio) fino alla Corte di Cassazione. E addirittura in testa nelle motivazioni della sentenza.
E' una vicenda con due personaggi Moggi e Giraudo, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale di una Juventus che (anche allora) vinceva troppo. Due figure, lombrosianamente colpevoli. A prescindere. Una vicenda dove gli interessi economici si sono saldati agli interessi politici. Dove un giornale fu in grado di anticipare con esemplare esattezza le pene che sarebbero state comminate alle società coinvolte. E dove il direttore di un altro giornale consigliò al presidente - ponte di una Juventus scaraventata in serie B (con pesante penalizzazione iniziale), smembrata di metà della rosa nelle eccellenze, privata dei proventi pubblicitari e televisivi, di 'non ricorrere al Tar'. Là dove anni prima era ricorso per una vicenda di lana caprina, il presidente del Perugia, (proprietario anche del Catania) di fatto bloccando il campionato e producendo alla fine il deprecato, attuale torneo a 20 squadre. E' una vicenda nella quale il tribunale penale di Napoli non trova evidenza di partite truccate, dove la principale imputata, condannata dal tribunale sportivo, esce assolta. Ma dove i dirigenti della medesima società, assieme ai designatori arbitrali, ripetutamente intercettati (secondo una consuetudine, peraltro dieci anni fa concessa) e un arbitro vengono condannati per 'associazione per delinquere'.
E' una vicenda dove i filmati dei sorteggi (prova portante dell'accusa) misteriosamente scompaiono. Un mistero ancora insoluto. Un tribunale, investito della vicenda, infatti, alla fine archivia. Le parole 'archiviazione' e 'prescrizione' in questa vicenda sono una sorta di mantra: anche uno studente al primo anno di giurisprudenza avrebbe potuto ipotizzare che il processo intentato a Napoli sarebbe finito (come alla fine è accaduto) con una pioggia di archiviazioni. E' una storia pasticciata, nella quale il capo degli 'intercettatori', graduato dei carabinieri, al banco dei testimoni in aula non sa spiegare per quale motivo su 170.000 intercettazioni, solo 40 (quelle relative a Luciano Moggi) vengano sbobinate. Ma la difesa di Moggi al termine di un certosino lavoro fa una sorprendente scoperta: molte telefonate indicate con i 'baffi rossi' (in gergo: rilevanti) non sono state mai sbobinate. E la sorpresa diventa scandalo quando la “ sbobinatura” dei tecnici della difesa di Moggi si imbatte in una telefonata 'pressante' di Giacinto Facchetti, allora presidente dell'Inter. Il testo viene consegnato al procuratore federale Palazzi, il quale configura quella telefonata come una 'violazione dell'articolo 6' del codice sportivo. Roba da retrocessione. Ma la relazione di Palazzi che ipotizza e configura l'illecito, arriva a tempo scaduto: sono intanto passati 5 anni e quel reato sportivo è ormai prescritto. Ma c'è una grana non indifferente. Perché nel periodo di 'transizione' dello scandalo (che lambisce, senza 'sporcarlo' anche l'allora presidente federale Carraro) il governo Prodi, oltre a nominare nella figura di Giovanna Melandri, un ministro dello sport, nomina anche un Commissario Straordinario nella figura del professor Guido Rossi.
Stimato professionista, consulente della Exor (la cassaforte di Casa Agnelli) ed ex consigliere di amministrazione dell'Inter. Cosa fa il professor Rossi, dopo che con la retrocessione in serie B, la Juventus viene privata anche degli ultimi due scudetti conquistati? Ne assegna uno a tavolino, all'Inter, terza classificata in quel torneo. Ricostruire Calciopoli è impossibile in un articolo: un libro non basterebbe. C'è un giudice federale che rivela come quel collegio abbia giudicato 'sull'onda del sentire popolare'. C'è il principe dei fischietti nazionali che nottetempo, all'una del mattino incontra nel parcheggio del ristorante dell'addetto agli arbitri del Milan- come spiega nel suo fondo anche Stefano Agresti. Adriano Galliani. Un arbitro (Pieluigi Collina) che farà una grande carriera a livello europeo. Ci sono arbitri vittime di una vera lapidazione mediatica, (poi risultati innocenti) incolpati sulla base dei tabellini e delle pagelle di un quotidiano sportivo.
E poi c'è quello scudetto di 'cartone' . Massimo Moratti dopo averlo ricevuto, lo proclama come quello degli 'onesti'. Non ci pensa a restituirlo, non rinuncia alla prescrizione: la rivalità tra due storiche tifoserie, diventa astio sconfinante nell'odio. Da tempo non ci sono più i fratelli Agnelli, è morto anche l'avvocato Peppino Prisco: due modi sapidi, ma in fondo garbati di intendere una rivalità calcistica. A niente servono i tavoli della 'pace' proposti dall' allora presidente del Coni Petrucci: Andrea Agnelli e Massimo Moratti restano sulle loro posizioni. Agnelli chiede parità di trattamento e la riapertura del processo sportivo, in una vicenda che ha mandato a picco la Juve e ha penalizzato altre società (dal Milan, alla Lazio, alla Fiorentina). Ma che grazie alla prescrizione non ha mai portato al banco degli imputati l'Inter. Moratti ribadisce la sua intenzione di non rinunciare a 'quello' scudetto. Perché quello scudetto il presidente dell'Inter lo considera il 'più bello'. Il presidente federale Abete successore di Carraro, dopo millanta rinvii scopre le carte, dopo un sofferto Consiglio Federale: la decisione è di 'non decidere'. Ma perché nasce Calciopoli? Perché Moggi da anni è diventato il dirigente più potente del calcio italiano, addirittura con una società gestita dal figlio, la Gea, che smista giocatori e – si dice – anche allenatori. E perché sull'onda delle polemiche per alcuni controversi casi arbitrali (il più scottante il rigore di Iuliano su Ronaldo) la convinzione (anche di molti giornalisti) è che la Juve 'rubi'. Ma c'è un pregresso di anni che tutti tendono a dimenticare. Intendiamoci, Luciano Moggi non era Biancaneve. Era per dirla con l'Avvocato Agnelli: “Lo stalliere del Re che, necessariamente, conosce tutti i ladri di cavalli". Moggi arriva in una Juventus che da nove anni non vince lo scudetto. Umberto Agnelli lo affianca a Giraudo. Moggi è bravo e spregiudicato. Ha fatto esperienza nel Napoli di Ferlaino e Maradona. In quelle settimane sta trattando il suo passaggio- assieme a Lippi a Ferrara e a Paulo Sousa, alla Roma di Sensi. Ma la le sirene juventine lo convincono ad accasarsi (assieme all'allenatore e ai giocatori) a Torino. E' scudetto alla prima, nonostante la Real Casa spieghi: dovete autofinanziarvi. Moggi non è Biancaneve, ma è bravo. Vende Baggio e Zidane, ma compra Buffon, Thuram, Nedved, Salas, Trezeguet , Henry, Ibrahimovic, Vieira, Emerson, sottraendoli alla concorrenza. Quando scoppia lo scandalo sta trattando Gerrard, con Giraudo che in una intervista dichiara: “Faremo un nuovo stadio di proprietà. E avremo una televisione tematica. L'obiettivo è quello di far diventare la Juventus la società più potente del mondo“.
Parole che spaventano in un contesto - quello del calcio italiano, dove l'illegalità è sovrana. Dove si falsificano senza pagarne le conseguenze (sportive) i passaporti dei giocatori. Dove si presentano fidejussioni false. Dove si drogano i bilanci e si continua a spendere pur con 'buchi' in bilancio di centinaia di miliardi di lire. Dove ci si iscrive ai campionati fuori tempo massimo. Dove a Natale si omaggiano arbitri ed assistenti con fiammanti Rolex. Dove si può fallire ed essere salvati con decreto ministeriale, autorizzati a 'spalmare' i debiti in oltre 20 anni. Dove la pratica dello spalmadebiti (vietata in seguito dalla Commissione Europea ) è incoraggiata dall'allora presidente del consiglio che per primo ne fa uso per la sua società. Dove i tifosi possono impunemente assediare con sassi, molotov e bombe carta, la sede della Federazione. Dove per protestare contro un arbitraggio si incendiano cassonetti e si bruciano automobili. Dove per 'salvare' una società dalla serie B, i tifosi interrompono i traghetti tra isola e continente. Dove (cosa mai accaduta prima e mai accaduta dopo) una gara nella quale è in palio uno scudetto può essere sospesa per 80 minuti e poi fatta riprendere su un campo ridotto ad un pantano. Dove agli atleti, spregiudicati medici, somministrano farmaci, così come trenta anni prima nel caffè veniva mescolata la benzedrina. Questo lo scenario ante Calciopoli. Dove c'era chi godeva di protezioni politiche e chi le subiva. Specie se rappresentava piccole società di provincia. Una storia dove la società più penalizzata, è contemporaneamente attraversata anche da una feroce faida famigliare. Talmente aspra da rasentare l'autolesionismo. Con un avvocato difensore che 'si rimette' alla clemenza della corte. “E dove il presidente della Fifa ( proprio quel Blatter ) ringrazia pubblicamente Luca Cordero di Montezemolo, per aver 'mediato' una situazione 'difficile' dissuadendo la Juventus dal ricorrere al Tar. In dieci anni è successo di tutto. E' successo che l'Inter dopo quello a tavolino abbia vinto anche un campionato con la Juve in serie B e alcune delle rivali zavorrate dal piombo delle penalizzazioni. Che successivamente con grandi polemiche con la Roma abbia vinto altri titoli. E al termine di una esaltante stagione anche un triplete: campionato, Coppa Italia, Champions League. C'era in quelle stagioni chi ipotizzava che la Juventus sarebbe scomparsa nell'anonimato. Affidata ad uno che molto sapeva di tennis e assai poco di calcio, previsione quasi azzeccata. Anni disastrosi. Fino alla pax famigliare e all'era Elkann – Agnelli- Marotta, Nedved – Paratici (Del Neri, Conte, Allegri).
Anche con Agnelli, il primo anno è un incubo per il popolo juventino. Ma dal secondo, è un filotto di vittorie in Italia e di buoni posizionamenti in Europa, conti in ordine, brand in espansione, appeal internazionale. E sul fronte giudiziario una richiesta danni alla Federazione (per i fatti descritti) di 444 milioni di euro. Finita? Macché. Uno dei presidenti penalizzati da Calciopoli (Gazzoni, Bologna) chiede i danni alla Juventus e alle altre società protagoniste della storiaccia. Anche la Federazione dichiara di voler presentare una richiesta danni alla Juventus come deterrente per l'iniziativa torinese. Da anni si attende che il Tar decida. Anni nei quali le parole si sono susseguite alle parole, anni nei quali, la tensione tra Juve e Inter - invece di stemperarsi si è inspessita. Con qualche tentativo di disgelo, tornato a temperatura polare alla prima uscita 'fuori dal vaso'. Ultimo capitolo della saga, la velenosa polemica tra allenatori delle rispettive Primavere, dopo la vittoria dell' Inter nella Coppa Italia di categoria. Tavecchio, il nuovo presidente federale, non sembra in grado di riportare le due società alla normalità dei rapporti. L'Inter mezza indonesiana, mezza morattiana e presto probabilmente anche cinese è alle prese con l'ennesima complicata stagione: sia dal punto di vista sportivo che finanziario. La Juventus, viceversa, sta per agguantare il suo quinto scudetto consecutivo, come nei mitici anni Trenta, consegnandosi alla Storia. Ma cosa i tifosi, bianconeri pensino dello scudetto di 'cartone' e di Moratti basta prenotare un posto in curva allo Stadium per una qualsiasi gara di campionato. Assieme ai canonici incitamenti e agli sfottò di rito, prima del fischio d'inizio, 'pensieri' assai poco 'stupendi' al grande 'inimico' e a 'quello scudetto' , non mancano mai.
Dopo dieci anni è questo che resta di Calciopoli. Ah , sì ci sarebbe anche 'Scommessopoli', gli zingari, società beccate a 'taroccare' le partite prima del fischio d'inizio, giocatori corrotti, allenatori condannati, gente con la borsa piena di dobloni da girare a mafiosi e camorristi. Ma questa è un'altra storia. Che ha fatto un 'relativo' scalpore.
Niente a che fare- soprattutto mediaticamente- con le vicende dell'ex ferroviere che alla scuola di Italo Allodi (che sua volta si era ispirato a Gipo Viani) aveva provato a farsi 're'.
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