mercoledì, agosto 29, 2012

ZEDNEK ZEMAN, A PALERMO, CIBATO DI MAFIA E VILLESCON


                                                    E' NE E USCITA UNA SCROFA BOEMA

LA STORIA: Quando il giovane Zdenek giocava nella squadra del farmacista Era un centrocampista lento "Ma con un paio di pilloline si mise a correre fortissimo" Una brutta sera gli si presento' mogio mogio proprio davanti al bancone, li' nella farmacia di Carini, con gli scarpini in spalla e quella sua cantilena siculo - boema piu' strascicata del solito: "Dottooore, non pooosso giooocare... sooono staaanco".

Il dottor Gino Governanti, che in paese non era soltanto il farmacista rispettatissimo ma pure il talent scout e il mecenate, presidente e allenatore dell'Unione sportiva Carini, la squadretta di pallone dei ragazzi, lo folgoro' con un'occhiataccia: "Nossignore, Sdengo, tu giochi comunque!". Logico. La partita era fondamentale per sapere chi avrebbe vinto il torneo rionale, un "torneo libero", tra dilettanti, con in palio solo l'onore: ma da quelle parti, sulle pendici del monte Saraceno a una ventina di chilometri da Palermo, l'onore ha sempre avuto il suo peso, si sa.

Cosi' Governanti apri' un cassetto e tiro' fuori due pilloline: "Manda giu', ragazzo". Fu un miracolo. Sdengo, come molti chiamavano Zdenek Zeman italianizzandogli il nomigliolo familiare di Zdengu, lo smilzo nipote di Cestmir Vycpalek, scappato da Praga un attimo prima che i sovietici chiudessero le frontiere dopo aver chiuso la bocca a Dubceck, era di solito un centrocampista "contemplativo": ma quella volta corse come un matto per novanta minuti. L'Unione sportiva vinse uno a zero, grazie a lui.

Erano appena cominciati gli anni Settanta. Ma anche adesso che e' famoso, Zeman passa spesso da Carini, in Sicilia e' di casa. Il buon Gino lo sfotte: "Devo chiamarti vossia?". E lui si scioglie: "Meeenghia, dottooore, ancora sto correndo con quelle pilloooline!". + una delle rare volte che lo vedono ridere. Di sicuro, Governanti ci sghignazza ancora su: "Eh eh eh, erano due pastiglie di Villescon, niente di dopante: un blando cardiotonico che i piloti tedeschi prendevano durante la guerra. Gliele diedi per suggestionarlo. Funziono". Potenza dell'illusione, dunque: anche se qualche vecchio cardiologo potra' raccontarvi che il Villescon, un antidepressivo poi ritirato dal commercio, non era proprio acqua fresca.

E scherzi del destino: il Savonarola antidoping, che vorrebbe bruciare su un rogo scatole di creatina e affini, mosse i primi passi su un campo da calcio italiano sotto la benevola guida di un farmacista illuminato, dopo aver studiato e praticato pallavolo, pallamano, pallacanestro e hockey (da bambino si alzava nel cuore della notte per controllare la temperatura del ghiaccio).

"Si', l'ho lanciato io", dice ancora con affetto Governanti, al quale lo mando' zio Cestmir: "Fallo giocare al calcio". Come ingaggio, il dottore gli dava duemila lire per la benzina. Il mondo di Zeman e' un mondo a parte. Una riserva privata con poche spie utili a segnalare umori e nevrosi. Una di queste spie e' il tabagismo, le sessanta e piu' sigarette bruciate ogni giorno anche davanti alle telecamere. Eppure Giancarlo Dotto ha scritto sul Messaggero che Zeman "non ti fuma mai in faccia, fuma tra se' e se".

Ed e' vero. Allo stesso modo, il nipote di Vycpalek vive tra se' e se'. Uno dei pochi punti di osservazione sulla sua vita e' la Sicilia: li' s'e' sposato con Chiara, una signora della Palermo bene che ha conosciuto alla piscina Calidarium, dove lui (per arrotondare) insegnava nuoto, e che da piu' di vent'anni parla anche a nome del silenziosissimo marito; li' ha fatto i figli; li' ha i pochi amici veri. Come Governanti, che a 70 anni continua a giocare a pallone e a correre in bicicletta e dice che, per capire Zeman, bisogna guardargli le mascelle: "Se le stringe forte, e' segno che e' incavolato nero".

Lo chiamavano Il Muto, piaceva a tutti da quelle parti. Dal Carini passo' al Bacicalupo, la squadra palermitana dei fratelli Dell'Utri, nel cui consiglio d'amministrazione c'era un certo Gaetano Cina', poi tirato in ballo come amico di boss in qualche verbale dal chiacchierato finanziere Filippo Alberto Rapisarda. Marcello Dell'Utri, che era il manager della societa', dichiara come per riflesso condizionato che "Cina' era una persona assolutamente normale e nessuno immaginava ne' immagina che fosse un mafioso come qualcuno dice".

Ma recupera subito il suo proverbiale aplomb quando gli si spiega che non si tratta di replicare a nuove e sgradevoli accuse della procura antimafia di Caselli, ma solo di rispolverare memorie calcistiche su Zeman: "Certo che me lo ricordo! Da noi faceva il preparatore atletico, era un vero calvinista, scrupoloso e puntuale. Dire che fosse triste, e' dire poco. Era di una serieta' che faceva paura, non l'ho mai sorpreso a ridere... nemmeno noi palermitani avevamo mai visto uno cosi".

E, come tutti i taciturni, Sdengo quando parla fa sfracelli. Quattro anni fa, su Sette, disse a Gian Antonio Stella che lui la mafia non l'aveva "mai scoperta" in tanti anni passati in Sicilia. Successe un pandemonio e il giorno dopo fu costretto a sterzare: "Non e' in due minuti che si puo' affrontare un argomento cosi' delicato...".

Nonostante l'aria da levriero annoiato, il nostro eroe pare destinato a suscitare sentimenti viscerali: grandi amori, grandi rancori. Quando, dopo l'addio alla Lazio, e' andato ad allenare la Roma, Daniela Fini, moglie del presidente di Alleanza nazionale, ha gridato al tradimento: " + come se mio marito si fosse iscritto a Rifondazione".

Vycpalek, vecchia gloria ed ex allenatore della Juve e del Palermo, gli ha fatto un po' da padre. Sdengo in Cecoslovacchia cresceva nel suo mito e sognava un giorno di allenare quella squadra bianconera che adesso prova ad affondare a parole. Zio "Cesto" dopo molti anni siciliani si e' perfezionato nell'idioma locale e assicura che suo nipote "non parla a' muzzo, non dice cose a vanvera". Sospira: " + un gentiluomo.  Ed e' forte di carattere perche' ha sofferto molto".

Zeman passa per un intellettuale, pur dichiarando di non leggere un libro da tempo immemorabile (gli occhiali da lettura li ha persi chissa' quando). E suo zio ci mette del suo: "Ha studiato tantissimo. Eppure i comunisti lo mandavano a fare l'operaio in una fabbrica fuori Praga". Il carattere e' di ferro. Sdengo, ad esempio, e' rimasto legato nella buona come nella cattiva sorte a Pasquale Casillo, il presidente del Foggia che lo portava sul suo aereo personale a Praga a far visita alla famiglia.

Erminio Favalli, altra vecchia gloria juventina, e' stato direttore generale del Palermo quando il giovane Zeman allenava i ragazzi della Primavera. E ricorda la vigilia di un derby col Catania: "Modica e Tarantino avevano combinato delle... birichinate e lui decise di tenerli in panchina. Perdevamo uno a zero e io nell'intervallo lo supplicavo: "Falli giocare". Lui niente: "I miei principi sono piu' importanti di una partita", diceva. Alla fine vincemmo due a uno, ma lui non li fece entrare in campo, quelli".

Ora il gioco e' un po' piu' duro. E Vialli direbbe che "i duri cominciano a giocare", ma e' parte in causa, tirato in ballo dal Savonarola boemo come un Big Jim in provetta, proprio lui che s'ammazzava di pesi gia' a diciott'anni, ai tempi della Cremonese, per disfarsi del soprannome: Seghino. Il gioco si fa duro. Favalli dice che "Zeman e' un gran giocatore di carte, ma bisogna vedere che carte ha in mano". Gia'. Chissa' se Governanti ha nel cassetto anche una pillolina per stimolare la buonasorte. Farebbe comodo, meeenghia. Goffredo Buccini

Buccini Goffredo
Corriere della Sera

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