mercoledì, dicembre 07, 2005

La partita di calci dedicata all' inter, con il trio-M-come- MERDA-moratti-mancini-materazzi - La storia degli arbitri e dei calci di Rigore.

PRIMA PARLIAMO DEI RIGORI E DOPO DELLA PARTITA A CALCI
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DAL GIORNALE DOVE TUTTI NASCONO INTERISTI
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Flavio Biondi Pres. RcsSport - In RCS nasciamo interisti
Altrimenti detto: Noi di Corriere della Sera & Gazzettatta dello Sport nasciamo interisti

       Scudetto non di rigore

23 gennaio 2003
Negli ultimi dieci anni soltanto una volta chi ne ha avuti di piu ha vinto il campionato 
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«Alla fine tutti i discorsi vanno a finire lì: agli arbitri, ai rigori»: così ha concluso il presidente della Lega e vice presidente del Milan Adriano Galliani il suo intervento in risposta al vice presidente dell' Inter Giacinto Facchetti che aveva sottolineato «l' anomalia della squadra del presidente di Lega che ha avuto nove rigori a favore e nessuno contro». 
JUVE - 
Ma i rigori sono davvero determinanti per vincere lo scudetto? La statistica dice no. 
Negli ultimi dieci campionati soltanto una volta la squadra che ha avuto più rigori ha vinto il titolo: Juventus, stagione 1996-97, 9 rigori calciati e 7 realizzati (anche l' Atalanta ne ebbe 9), un rigore contro. 

E se estendiamo la statistica agli ultimi vent' anni, vediamo che soltanto quattro volte chi ha vinto la classifica dei rigori a favore ha vinto lo scudetto: 
Inter nel 1988-89 (8 concessi, 6 realizzati, ma 8 ne ebbero anche Atalanta, Juve, Milan e Samp); 
Sampdoria nel 1990-91 
(9 concessi, 8 realizzati e 9 ne ebbe anche l' Inter); 
Milan nel 1991-92 (12 a favore, 9 segnati) 
e Juve nel 1996-97. 

Nella storia dei settant' anni di campionati d' Italia a girone unico, dal 1929 al 2002, soltanto 18 volte chi ha vinto la classifica rigori ha vinto anche quella del campionato. 
MILAN E INTER  

Due volte ha vinto lo scudetto la squadra che ha avuto meno rigori: il Milan nel 1993-94 e la Juventus nel 1971-72 con un rigore ciascuno, ma non realizzato (per i bianconeri non segnò Causio; per i rossoneri non realizzò Savicevic, il rigore venne fatto ribattere e Costacurta tirò alto). 

C' è un' altra squadra che ha vinto lo scudetto senza segnare neppure qualcuno dei rigori concessi: Bologna nel 1936-37, 2 rigori concessi e falliti. 

Il Milan vinse il titolo nel 1968-69 senza avere un rigore né a favore né contro. Ma ci sono anche quattro casi in cui chi ha vinto la classifica rigori poi è retrocesso in B: Padova (1929-30), Pisa (1968-69), Cremonese (1984-85) e Bari (2000-2001). 

C' è un caso che riguarda anche la grande Inter di Herrera che poi è anche quella di Giacinto Facchetti: 
vinse i due scudetti consecutivi nel 1964-65 e 1965-66 senza vedersi fischiare nemmeno un rigore contro e nel 1965-66 fu la squadra ad averne di più a favore (8, come il Torino). 

L' Inter tra il 29 marzo del 1964 (Bologna-Inter 1-2, rigore fallito da Haller) e il 12 novembre 1966 (Inter-Roma 0-0, sbagliò dal dischetto Peirò) si godette 82 giornate di campionato (985 giorni) senza subire un rigore. 

TRE GRANDI 
La Juventus detiene il record nella storia del campionato a girone unico di rigori assegnati a favore (416: uno ogni 5,5 partite) e contro (222: uno ogni 10,3 partite). 
L' Inter è seconda: 396 rigori a favore (uno ogni 5,8 partite) e 250 contro (uno ogni 9,1 partite). 
Terzo è il Milan (ma rispetto agli altri due club, mai retrocessi, ha giocato due stagioni in B) con 353 rigori a favore (uno ogni 6,3 partite) e 250 rigori contro (uno ogni 8,9 gare). 

Chiaramente chi va più in area di rigore, chi attacca di più ha per forza più rigori a favore e nello stesso tempo meno a sfavore, perché sta meno tempo nella propria area a subire gli affondo avversari. 
In questo senso i dati sono davvero inequivocabili e mettono sullo stesso piano le tre grandi: tutte con più rigori a favore e meno contro. Tanto per sottolineare, insomma, che non c' è scandalo in questi primati perché riassumono chiaramente il comportamento offensivo  in campo.
 
PIU' RIGORI 
E gli arbitri come vivono il rigore? Si rendono conto dell' importanza (dato alla mano nella storia degli scudetti: della non importanza) di fischiarli? Gli arbitri dal 1990 a oggi hanno visto un progressivo cambiamento dell' interpretazione della regola. Prima, il rigore si dava con molta più parsimonia, proprio in casi di fallo grave in area. Dal Mondiale italiano la Fifa ha via via sempre più privilegiato chi attacca e quindi ha imposto una differente interpretazione della regola: si devono dare più rigori. Fino a giungere a cambiare la legge: si punisce non soltanto il fallo volontario, ma anche quello involontario, dovuto a imprudenza o ad eccessiva vigoria. Sta di fatto che al termine del girone d' andata dell' attuale serie A gli arbitri hanno chiuso il bilancio con 63 rigori assegnati mentre l' anno scorso ne avevano dati 54, con un aumento del 16,67%.

CARTELLINI ABBATTUTI 
Sono invece drasticamente diminuite le espulsioni: 40 contro le 64 dell' anno scorso, con un calo del 37,50%. E le ammonizioni sono scese da 719 a 641, il 10,85% in meno. Il fatto che ci siano stati più rigori è evidentemente conseguenza dell' invito perentorio fatto dai designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto all' inizio della stagione. 
Ricorda Pairetto: «Abbiamo chiesto agli arbitri di essere più attenti e meno permissivi nelle aree di rigore. La scorsa stagione numerosi falli in area non erano stati adeguatamente puniti. Quest' anno volevamo e dovevamo riportare ad uno scrupoloso rispetto dell' applicazione fiscale delle regole. Evidentemente gli arbitri sono stati bravi a seguirci. Ora chiaramente si può fare ironia sul fatto che il rigore di Perugia-Inter non c' era, ma è il solo che sia stato concesso erroneamente. 

Gli altri c' erano tutti. E chiaramente ne abbiamo registrato altri che c' erano e non sono stati concessi, ma siamo sulla tolleranza di 6-7 fischi mancati». 
MENO FALLI  
Invece sorprende l' abbattimento di cartellini rossi e gialli. Vuol dire che all' inflessibilità dal punto di vista tecnico è corrisposta una tolleranza dal lato disciplinare oppure significa che i giocatori sono diventati meno fallosi? 

Pairetto non ha dubbi: «Anche qui, mancano una decina di espulsioni e una ventina di ammonizioni, ma anche se le aggiungessimo il risultato sarebbe di forte calo rispetto all' anno scorso. Vuol dire quindi che il gioco è stato più corretto. Vuol dire anche che il richiamo all' applicazione rigorosa delle regole è servito da deterrente. Un buon risultato». Antonello Capone

LE REAZIONI 
«Possono falsare il campionato» CORIONI «I rigori non possono essere uno o cinquanta per tutti. Si danno se ci sono, altrimenti no» AGOSTINELLI I 
rigori sono molto importanti nell' economia di una partita e, di conseguenza, anche per l' assegnazione dello scudetto. Se dovessi fare una percentuale di incidenza direi che contano al 30 per cento nel contesto di una stagione» 
PREZIOSI 
«Un rigore dato o non dato può arrivare a determinare un campionato. E nel contesto di questa stagione stiamo assistendo a sviste ed errori arbitrali tali da pensare che alla fine le direzioni di gara possano davvero arrivare a falsare l' esito finale. Tanto più che i campionati non si vincono con distacchi di dieci punti, ma spesso di due o tre punti». 
LE CIFRE 
Squadre campioni d' Italia e penalty: così dal 1982 in poi 
ANNO CAMPIONE RIGORI A FAVORE RIGORI CONTRO CHI EBBE PIU' RIGORI CALCIATI SEGNATI CALCIATI SEGNATI 81-82 JUVENTUS 6 5 0 0 IN TER 12 82-83 
ROMA 6 5 2 1 
UDINESE 9 83-84 
JUVENTUS 5 5 8 7 
LAZIO 10 84-85 
VERONA 6 4 2 0 
CREMONESE E SAMP 7 85-86 
JUVENTUS 3 2 2 2 
ROMA 8 86-87 
NAPOLI 5 4 2 2 
SAMPDORIA 7 87-88 
MILAN 4 2 1 1 
SAMPDORIA 8 88-89 
INTER 8 6 3 2 
MILAN, SAMP, JUVE, INTER 8 89-90 
NAPOLI 10 9 2 2 
FIORENTINA 11 90-91 
SAMPDORIA 9 8 5 4 
INTER E SAMPDORIA 9 91-92 
MILAN 12 9 1 0 
MILAN 12 92-93 
MILAN 4 4 3 0 
FOGGIA 9 93-94 
MILAN 1 0 4 4 
SAMPDORIA 13 94-95 
JUVENTUS 7 6 8 5 
FIORENTINA 12 95-96 
MILAN 8 5 4 3 
LAZIO 14 96-97 
JUVENTUS 9 7 1 1 
ATALANTA E JUVENTUS 9 97-98 
JUVENTUS 8 4 4 4 
BOLOGNA 12 98-99 
MILAN 7 6 4 2 
INTER E PIACENZA 14 99-00 
LAZIO 10 8 4 4 
MILAN 14 00-01 
ROMA 7 5 2 2 
BARI E BRESCIA 11 01-02 
JUVENTUS 7 5 2 1 
UDINESE 11 
Tabella a cura di L. Birelli 

I precedenti che fanno epoca Quando Brady fu decisivo 
Al Milan, campione d' Italia nel ' 94, un solo rigore in tutto il campionato: fu tirato due volte, senza esito Uno stupore molto italiano colse l' Italia quel lontano 16 maggio 1982 quando Liam Brady segnò a Catanzaro il rigore che consegnò lo scudetto alla Juve. L' irlandese era ormai sicuro di andar via, per lasciare posto a Platini, ma si incaricò della trasformazione senza indugi. Stupito del nostro stupore, ancora oggi Brady -tutte le volte che viene interpellato sulla questione- borbotta: «Cos' altro avrei dovuto fare, ero ancora un giocatore della Juve, no?». 

Oltremanica sono fatti così: noi urliamo meravigliati per cose vissute da loro semplicemente come un dovere. Quel rigore è passato alla storia degli ultimi anni come l' unico, vero, penalty ad aver deciso uno scudetto: perché arrivo al 75' , era l' ultima giornata, e trascinò nella sua scia un' avversaria schiumante rabbia, quella Fiorentina battuta in volata di un solo punto. La grande rivalità tra le due società - alimentata poi dalla furiosa campagna antibianconera accesa da Zeffirelli e dal passaggio di Baggio alla Juve - in fondo nacque proprio quel giorno. 

Nell' immaginario collettivo del popolo pallonaro, nessun rigore fu così risolutivo e spietato come quello di Brady. Ma è rimasto il solo. Le statistiche - a esempio - dicono che anche l' ultimo scudetto della Lazio fu propiziato da un rigore, anzi due: quelli segnati da Simone Inzaghi e Veron all' ultima giornata contro la Reggina (3-0). Ma qualcuno se li ricorda? 

Di ben altro si lamentava quel giorno la Juventus, annegata nel diluvio di Perugia. Ce l' aveva con Collina, mica con Borriello che aveva diretto la Lazio. Anche l' ultimo scudetto di Capello al Milan - se vogliamo - fu timbrato da un rigore, quello con cui Baggio, alla terzultima giornata, portò sul 2-1 i rossoneri nella partita poi vinta 3-1 contro la Fiorentina. Successo che consegnò aritmeticamente il titolo del ' 96 a una squadra che lo aveva già stravinto da mesi: banale, dunque, attribuirlo a un tiro dal dischetto. 

Se dal penalty individuale il discorso si sposta a quelli assegnati in tutto il campionato, quali considerare veramente utili ai fini di uno scudetto? 

Le cifre dimostrano che solo quattro volte - negli ultimi 20 tornei - la squadra campione d' Italia è stata anche quella che ha avuto più rigori. Ma hanno contato poi così tanto? 

La Juventus del 1996-97 - l' ultima a vincere col maggior numero di rigori a favore - ne ebbe solo tre decisivi: quando rimontò contro il Verona da 0-2 a 2-2, quando sbloccò il risultato contro il Perugia, quando raggiunse il Parma sull' 1-1. 

Qualcuno si sente di dire che abbiano avuto un peso così importante, in un campionato dominato in lungo e in largo? 

Stesso discorso per il Milan del 1991-92, che conquistò lo scudetto senza perdere neppure una partita, e della Sampdoria di Vialli e Mancini che nel 1990-91 si vide fischiare a favore ben 9 rigori, ma solo 2 utili a sbloccare il risultato. 

Sganciato dall' arido conto delle cifre, il romanzo delle scudetto vive di pagine ben più importanti. La squadra forte vince sempre e comunque: basti ricordare quanto capitò al Milan del 1993-94, quello del terzo scudetto consecutivo di Capello. Gli fu assegnato un solo penalty in tutto il campionato, nella partita contro la Cremonese: lo tirò Savicevic e fu parato da Turci ma l' arbitro Quartuccio fece ripetere l' esecuzione e Costacurta calciò alto.

 Naturalmente il campo di sospetti si nutre di veleni che mai nessuna cifra potrà documentare. Come la mettiamo con i rigori negati? Qui possiamo dire tutto e il contrario di tutto e ciascuno potrà portare acqua al suo mulino: ogni allenatore, del resto, è convinto di avere diritto ad almeno 4-5 punti in più in classifica, ricordando gli episodi contro, mai quelli favorevoli. 

Come dimenticare, però, il più famoso dei rigori non dati? Mancavano 3 giornate alla fine quando l' Inter - nella stagione 1997-98 - andò a giocarsi il titolo sul campo della Juventus: era sotto di un gol e Ceccarini le negò un evidente rigore per fallo di Iuliano su Ronaldo. Un episodio che ha fatto epoca, seminando una lunga coda di recriminazioni. Ma attenzione: la Juve, in caso di pareggio, avrebbe comunque conservato un punto di vantaggio. Siamo così sicuri che - a tre turni dalla fine - non le sarebbe bastato per vincere il titolo? Insomma, godiamoci il campionato per tutto il bello che ci può dare. Rigori o non rigori. Vincenzo Cito
                                                                       Capone Antonello, Cito Vincenzo 


IL GIORNALE DOVE TUTTI NASCONO INTERISTI, RICORDA LO SCONTRO TRA RONALDO DA LIMA E IULIANO DELLA PARTITA DEL GIORONE DI RITORNO, FACENDOLO PASSARE PER UN EVIDENTE FALLO DA RIGORE,  MENTRE L'AFFOSSAMENTE DI WEST SU INZAGHI NELLA PARTITA DEL GIROMNE D'ANDATA, VOLUTAMENTE IGNORATO, COME IGNORATO FU IL VALIDISSIMO GOL DI INZAGHI ANNULLATO DAL CORROTTO ARBITRO PRE UN PRESUNTO CONTROLLO DI MANO, SU UN PALLONE CALCIATOGLIELO ADDOSSO AD UN METRO DI DISTANZA! 
https://www.youtube.com/watch?v=K3JGTAVndwM
                                                                        FARABUTTI
                                                                            *******
                                                       ED ECCO LA PARTITA A CALCI
                                             Per i fetidi giornalisti: caproni con caravatta!

Sono stato per quattro giorni in Calabria, invitato, alla festa delle nozze d'oro di un mio ex datore di lavoro. L'incontro con i vecchi amici a portato alla mente tanti ricordi. Con in testa la mia squadra che in quei giorni doveva giocare una partita amichevole poi cancellata, e mi venne in mente una strana partita di calcio (?)di tanti anni fa. Eravamo nell'entroterra Crotonese per una battuta di caccia e ci imbattemmo in uno strano pecoraro con una piccola mandria, aveva non piu` di una trentina di ovini, capre e pecore, ma lui le chiamava tutte per nome, inclusi un montone di nome cavaliere, che stava sempre con la testa bassa a rifocillarsi di quella poca erba calpestata rimasta in quella terra arida! E un caprone con una consistente barbetta sotto il mento e corna a spirale, puntute e minacciose. Il pecoraro lo chiamava avvocato! Mi incuriosiva sia quel nome avvocato e sia che, con un bastone lungo circa un metro e mezzo con piccola forca all'estremita`, lo tenesse sempre a debita distanza inforcandolo continuamente, e` gli gridava... avvocato movate curnutu... i malanova chi te piglia!!! E ogni volta che lo inforcava, al pecoraro uccicavano gli occhi e il pomo d'Adamo gli andava su e giu`, come a quelli che bevono a garganella. La parte strana? Il nostr'omo prese un vecchio e ammaccato "orinale", certamente usato altre volte e lo butto` tra gli ovini tenuti in gruppo da due cani latranti. Secondo il pastore, l'orinale doveva fungere da pallone: strano persnaggio il pecoraro, pretendeva che capre e pecore giocassero a pallone, con lui in mezzo bestia tra le bestie che zompava di qua` e di la` come un saltimbanco. Povere bestie (pecoraro escluso). La bestia col bastone spesso e volentieri inforcava il caprone, e si vedeva che provava un sadico piacere, vidi nei suoi occhi quella luce malevola che in certe circostanze vedevo negli occhi del mio datore di lavoro... non potei fare a meno di domandargli perche` lo trattasse cosi`: mi disse: che era l'unico animale del gregge con le corna; che l'avvocato don ciccio era il  capondrangheta e padrone del gregge, e` che mentre lui pascolava gli le bestie, dob ciccio gli faceva le corna (gi fotteva la moglie; Che con le bestie giocava a pallone per sfogarsi con il caprone! Gli chiesi se lo tenesse sempre a distanza per paura, e mi disse: pecchi` u tegnu luntanu de mie? Malanova sua, chistu e nu zimbaru (caprone) puzzulente, puzza quasi quantu don cicciu, prova ti vui a ci stari vicinu. Puzza "quasi" quanto don ciccio...incuriosito mi avvicinai al caprone... accidenti se puzzava, e quanto doveva puzzare don ciccio? Non saranno altrettanto puzzolenti (ma sempre fetidi sono!) ma ci sono tanti caproni che giocano a pallone con pseudo grandi squadre a Milano in primis, creati campioni da facili pennaroli servili! Fetidi caproni con la caravatta.

  inviato, da Salvadore (turiddu baciamo le mani don beccantini) 2005


Dalla Sicilia baciamo le mani a Don BeccantiniDon Beccantini

Beccantini Roberto" wrote:

From: "Beccantini Roberto"
Date: Wed, 7 Dec 2005 16:27:42 +0100
To:
Subject: R: R: R: R: R: R: R: R: R: Dalla Sicilia baciamo le mani

Sono stato a Marsiglia, ma non saprei rispondere al tuo quesito. Per il resto, sei molto divertente. Come al solito.

-----Messaggio originale-----
Da: francesco i [mailto:francescoi@muchomail.com]
Inviato: mercoledì 7 dicembre 2005 5.51
A: Beccantini Roberto
Oggetto: Re: R: R: R: R: R: R: R: R: Dalla Sicilia baciamo le mani

Dici che sono divertente? Altrimenti che Siciliano sarei. Dovresti sapere che un popolo come quello Siculo, che ha patito invasioni di ogni genere, da quella paradisiaca greca, a quella corrotta e depravata Romana, da quella drammatica e retrograda Araba a quella meno influente ma non per questo meno importante, Americana. Tutto questo aggrovigliarsi di usi e costumi hanno lasciato alla sicilia ( e Calabria) una varieta` di abitudini-mafia, e caratteri alla Fanco e Ciccio, banditori, cantastorie e le marionette dei teatrini di piazza di citta`, paesi e contrade. Caro Roberto, questo millenario miscuglio ha creato anche i personaggi Pirandelliani, anzi ti dico che ogni Siciliano e di Pirandello un po...."personaggio in cerca d'autore. ecco perche anche un Brusca, potrebbe essere divertente mentre lentamente cala un bambino dentro un bidone di acido, non lo sarebbe per i genitori, o per gente civile, viceversa lo sarebbe (l'ho e` stato!)per i sadici alla Riina e Cannavo e... Beccantini? Ti diverto io? No no` mio caro, tu hai sposato un'altro tipo di divertimento, quello sadico del mafioso Candido Cannavo ed io capisco perfettamente, perche` ci vivo dentro, ma sempre cercando di starne fuori. A qualcuno ho salvato la pellaccia e lo farei di nuovo ma a qualche altro... dai tempo al tempo e vedrai che se posso anche a te e al tuo compare faro` un regalino ed e` qualcosa che non ha prezzo, ho un sassolino nella scarpa e voglio provare lo stesso piacere che tu provi ad aver tanto danneggiato l'immaggine della GOBBA; il piacere che provi ogni lunedi` con i tuoi sassolini. Da quella volta che sei partito per palermo non ho avuo modo di leggerli i tuoi sassolini tranne l'ultimo. Oggi non hai scritto niente sul tuo milan? Come mai, ti tremano ancora le mani dallo spavento? Madai sai bene che il Gonzalez... Mejuto al 95mo vi avrebbe dato il rigorino, no?Cosa avresti scritto se al posto del milan c'era la Juve? se fosse stato un giocatore della Juventus a fare i due falli da rigore che ha fatto Nesta? e se fossero stati Trezeguet eIbrahimocic a tuffarsi alla DiBiasi come si tuffavano Inzaghi e due volte anche shevchencko,E solo i vigliacchi possono tacere quello che ha fatto l'imbranato(ho drogato?) Gattuso? Cosa dici dell'arbitro? Niente scandalo? Maggiordomo di Zapatero-Berluscono? No? Ma dalla sponda Juventina nessuno ti legge? Ho vige ancora la legge dell'avvocato... non ti curar di loro e lasciali dire....e tu ne approfitti? Eppure mi piacerebbe sapere se mentre leggi fai la smorfia a mo di sorriso in... stile Galea ( don vincenzino, ricordi il padrino?)che tradisce nervosismo. Ti faccio una proposta, pretendiamo che io sono il mafioso dietro le sbarre e tu il mio confessore, va bene?Allora su confessami, in attesa... passatilla bona.


inviato da Salvadore.  (turiddu baciamo le mani don beccantini)

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"Beccantini Roberto"
wrote:

From: "Beccantini Roberto"
Date: Mon, 10 Oct 2005 13:06:05 +0200
To:
Subject: R: R: R: R: R: R: R: R: Dalla Sicilia baciamo le mani

C'era un tempo splendido, a Palermo. Ero a Mondello. Brutta
partita, brutta atmosfera. Sono rientrato ieri mattina con
l'aereo delle 7. Un blitz.

-----Messaggio originale-----
Da: francesco i [mailto:francescoi@muchomail.com]
Inviato: lunedì 10 ottobre 2005 12.57
A: Beccantini Roberto
Oggetto: Re: R: R: R: R: R: R: R: Dalla Sicilia baciamo le mani

Dalla Sicilia baciamo le mani a Don Beccantini....
E tantu chi girau mastru linardu, fina chi le jettau la mazzacorda! Eccomi qua di nuovo e tutto d'un pezzo, non penserai, che io penso che tu hai pensato che io fossi finito nelle mani dei....pedi pilusi amici tua, e be` fai male a non pensarlo perche` e proprio quello che penso, e non potrebbe essere differente; in qualita` di gobbo sono portato a seguire la filosofia del Gobbo piu` famoso del 21nesimo secolo, il Gobbo prediletto di Don Toto`.....Don Giulio nostro....a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Sono certo che ti sei domandato come mai questo lungo silenzio, quasi due mesi. Ho fatto quasi l'itinerario d'Ulisse e quello di Annibale per la conquista di Roma, ma senza attraversare le alpi. Abbiamo fatto Marsigli Parigi e poi Paigi Mentone senza fermare a Monte Carlo e Cannes perche` secondo Peppe e Vincenzo non sarebbe stato igienico, e poi la riviera fino a Savona e da li a Torino. Abbiamo visto Juve Treviso ( la prima partita che ho visto quest'anno). Al ritorno siamo scesi da''altra parte, Alessandria Noviligure Genova. Siamo torati a casa ieri mattina(lunedi). Toglimi una curiosita sei mai stato a mMarsiglia? Se si, forse tu sai, dalla zona portuale andando verso il centro siamo passati da una zona dove si vedevano selle rovine tipo acquedotti romani e attraverso gli archi mi e parso di vedere delle vele come in un porticciolo, sai se e` un Lago ho cosa? Io seduto al centro del sedile di dietro dell'auto non ho potuto vedere e sai noi Siciliani siamo curiosi. Sono rimasto di sasso quando ho sentito oltre a Cannavo, anche il tuo nome abbinato alle bombe di Firenze, se ho capito bene tu in quei giorni eri a Bologna, se non sbaglio sei di quella citta`, ma che ci faceviproprio in quei giorni?? Minchia,questa e roba calda e se riesco ad avere uno straccio di prova tu e Candido siete nei Guai, lo so che non e facile ma questo e come un fulmine a ciel sereno. Ma che cazzo fai anche sovverivo sei? Cu fu Galea? Ma che hai fatto, hai venduto l'anima al diavolo? Ha! Ecco perche` sei milanista, hai venduto l'anima al diavolo ecco perche`, ma hai almeno diritto alle corna e la coda? Ecco perche` sei diabolico, ne dai una dimostrazione per il piagnisteo sul...punto di lunedi, dovevi rimarcare il gol annullato a gilardino malgrado il fallo netto ed evidente, sei stato capace di vedere un fuori gioco sul gol di Pellisier, ma non provi vergogna? La Juve cinica? Mi piacerebbe che mi spiegessi cosa intendi per cinica, una volta il cinico si dava al milan di Rocco e all'inter di Habla Habla perche` arrivavano due volte dentro l'area di rigore e ti facevano due gol, Dove trovi tutto questo cinismo della Juve a Firenze? La Juve ha avuto circa il 70/100 di possesso palla (gazzetta dello sport), ha creato una dozzina di situazioni pericolose, 4,o 5 occasioni da gol, lo chiami cinismo? e quello del milan di ieri come lo chiami? Capisco il tuo odio per gli Agnelli maturato negli anni, li volevi morti, ebbene sono morti cosa vuoi di piu`? Tu, Cannavo e Guariniello volete proprio finire l'opera. Pero` pensa un po` se io riuscissi a trovare una mezza prova che tu e Cannavo` siete coinvolti nelle bombe di Firenze, sai io credo nella provvidenza. Intanto se sai cosa sono quei ruderi con quelle arcate a Marsiglia mi toglieresti una curiosita`. ti avevo chiesto di raccontarmi qualcos del tuo viaggio a Palermo e mi hai telegrafato... C'era un tempo splendido, a Palermo. Ero a Mondello. Brutta partita, brutta atmosfera. Sono rientrato ieri mattina con l'aereo delle 7. Un blitz...eppure sei un giornalista, scrivere dovrebbe essere non solo abitudine ma anche passione. Questanno non credo che potro` venire spesso a Torino, forse mi tocca fare un viaggetto in colombia ma non so quando, non credo prima di meta` Gennaio, martedi` andiamo a Cutro dalle parti di crotone e poi andiamo a schiavonlea( corigliano) il paese di gattuso, ce un porticciolo, piu` che altro di pescatori, li si fanno affari. Va bene che stai invecchiando ma non e una ragione per non farmi 4 righi, immagina se io ero capace di scrivere, su Cannavo, Guariniello, Beccantini e la mafia ci scrivevo un libro, tanto ora tutti scrivono libri.... e ci mettevo una parte anche per me`stesso, magari l'autista di Galea e Ercolano. Se mi fai 4 righe ti ringrazio, stammi bene, mantieniti forte e salutami cannavo, anzi quando lo hai visto lultima volta? ciao.

inviato da Salvadore. (tutiddu baciamo le mani don beccantini)


Baciamo le mani a Don Beccantini, ma vossia, ci crede ai conti in regola di Roma,Lazio, Inter e Milan?E' dei regali a designatori, arbitri e guardalinee, cosa ne pensa? I Rolex Milionari della Roma, milionari per gente ricca con lampada per l'abbronzatura molto costosa(dichiarazione dell'arbitro Cesari in diretta Tv!); gli impianti satellitari e' Home theatre costosissimi del Milan, mentre la Juventus, a sentire l'arbitro Cesari mandava solo bigliettini di Auguri!




Scandalo Roma-Dundee 'L'arbitro fu pagato 100 milioni, pero' viola disse di averlo fatto per smascherare la cupola!

scandalo dei passaporti falsi, c'e' da dire che eravate in bella compagnia

il caso bergamo sensi,

Il 4 luglio 2005 il quotidiano Il Tirreno esce con un articolo esplosivo su un presunto accordo tra il presidente della Roma Franco Sensi e il designatore arbitrale Paolo Bergamo: il primo avrebbe promesso contratti con la Ina-Assitalia (società assicurativa sponsor della Roma, nella quale lavorava Bergamo) in cambio di una lista di cinque arbitri graditi.

fidejussioni tarocche, Crack, Debiti, Plusvalenze e Iscrizioni creative - La fidejussione falsa
Il bilancio chiuso al giugno 2003 è terrificante: perdite e debiti col Fisco segnano un rosso spaventoso che solo qualche plusvalenza fittizia riesce ad attenuare. Ci sono 47 milioni e 417 mila euro da ricapitalizzare. A metà luglio arrivano le liberatorie dei calciatori per gli stipendi non pagati e Capitalia accorda una fidejussione di 30 milioni. Altri 10 milioni vengono sottoscritti da alcuni forti azionisti. Rimangono 7 milioni 417 mila euro.

Sensi promette un aumento di capitale ma la Covisoc (la Commissione di Vigilanza delle Società di Calcio), memore delle morosità del presidente, non accetta e pretende una garanzia, che la Roma però non trova. Si arriva così al 28 luglio, ultimo giorno utile per l’iscrizione al campionato: 26 squadre, dalla A alla C2, rischiano di non rientrare nei parametri richiesti dalla Covisoc.

Al quarto piano di via Allegri, ufficio capitolino della Covisoc il consulente finanziario della Roma, Cristina Mazzoleni, accompagnata dal commercialista di Sensi, Silvio Rotunno e da un dirigente di Capitalia, sono seduti al tavolo delle iscrizioni. Dall’altra parte i segretari della Commissione di Vigilanza, Valeria Anselmi, Renato Spiridigliozzi e Gabriele Turchetti.

E’ quest’ultimo che comanda le operazioni, con alle spalle quindici anni di onorato servizio, in cui ne ha viste di tutti i colori. Il colore della Roma, e non solo di maglia, è il rosso: mancano ancora quei benedetti 7,5 milioni. Nella stessa situazione anche Napoli, Spal e Cosenza, con passivi che ondeggiano tra i 5 e il 15 milioni.

La discussione è animata e i nervi sono tesi perché alle cinque di pomeriggio si deve chiudere: la Roma rischia di far la fine della Fiorentina. Fallimento. C2, se va bene C1. I dirigenti giallorossi pensano alla Sanremo spa (società che tornerà a far parlare di sé per la fidejussione di Facchetti e le garanzie irregolari concesse all’Ancona di Pieroni) ma la risposta è la più ovvia: com’è possibile ottenere una fidejussione in sei ore?

La Mazzoleni, disperata, chiama al telefono Sensi, il quale risponde di non avere un soldo disponibile subito. Nel salone di via Allegri scende un silenzio di ghiaccio che prefigura un’umiliante destino per il club capitolino, ma a ridare calore (e speranza) a tutti ci pensa Turchetti che, oltre i suoi doveri e le sue funzioni, propone una via d’uscita: Gianni De Vita, un giovane commercialista di Napoli, esperto in situazioni di questo tipo, geniale e intraprendente al punto da esser stato premiato per un libro sui bilanci delle società sportive.

Interpellato col groppo in gola dal drappello dei romanisti, De Vita rimanda alla Rigone Assicurazioni di Ancona. Da qui, la comitiva viene rinviata alla Sbc, società “minima” di Civitanova Marche con mezzo milione di capitale sociale, inibita l’anno prima dal rilasciare garanzie. Ma che importa, bisogna fare in fretta.

A curare la pratica i broker Paolo Landi e Luca Rigone che a tempo di record portano in Federcalcio tutti i documenti. Le fidejussioni arrivano prestampate e presiglate, sotto il timbro “amministratore delegato” c’è una firma che pare dica “Cynthia Ruia”. Un consulente romanista controfirma, la Covisoc dice ok, tutto a posto, e la Roma è iscritta. La quiete dopo la tempesta. Ma due giorni dopo la tempesta ritorna, ancora più furiosa: la fidejussione non è esattamente un capolavoro di precisione accademica, è falsa:

Tutto ruota intorno alla Sbc […] che, secondo i documenti approdati in Federcalcio negli ultimi giorni di luglio, avrebbe dato garanzie a quattro squadre (Napoli, Spal, Roma, Cosenza) attraverso fideiussioni per trenta milioni di euro. La Sbc di Franco Jommi, amministratore unico, in realtà non ha firmato nulla, nessuna fideiussione. Innanzitutto non può.

Dallo scorso febbraio la Banca d’Italia gli ha revocato il potere di “garanzia”, limitando la sua attività di intermediazione sui cambi. E poi la firma su quelle fideiussioni estive è di una signora, Cynthia Ruia, che il 2 maggio 2003 era uscita dalla società. Ed è una firma senza autentica notarile, è falsa.

Roma-Parma, scudetto 2001, “ci chiesero di perdere”. E’ la partita che chiude la stagione e che assegna lo scudetto alla Roma: finirà 3-1 per i giallorossi. “Sul finire del campionato 2000-01, alcuni compagni del Parma ci hanno detto che i giocatori della Roma volevano che noi perdessimo la partita.

Che siccome non giocavamo per nessun obiettivo, era uguale. Io ho detto di no. Sensini, lo stesso. La maggioranza ha risposto così. Ma in campo ho visto che alcuni non correvano come sempre. Allora ho chiesto la sostituzione e me ne sono andato in spogliatoio. Soldi? Non lo so. Loro lo definivano un favore…”.

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E' SULLO SCANDALO DEI ROLEX, ANCHE IL TOPO DI FOGNA CATANESE, SI SENTI' IN DOVERE DI SCRIVERE QUALCOSA!

Rolex d' oro della Roma ai designatori degli arbitri

Caso imbarazzante Rolex d' oro della Roma ai designatori degli arbitri.
Se un arbitro riceve un pensierino natalizio da un presidente di società, cosa fa? Ricambia gli auguri e ringrazia. Ma se questo pensierino è un orologio Rolex che vale svariati milioni, cosa deve fare? Non c' è dubbio: restituirlo immediatamente. Lo impone non soltanto una norma comportamentale di categoria, ma soprattutto una regola morale.

E' accaduto invece che questa «legge» sia stata clamorosamente infranta. Il caso più eclatante coinvolge la Roma il cui generosissimo presidente (o chi per lui) ha fatto pervenire ai designatori Pairetto e Bergamo due Rolex d' oro, valore di mercato circa 25 milioni. E i due dirigenti, che occupano le poltrone più scottanti del nostro calcio, li hanno accettati come se si trattasse di regali normali e senza considerare la delicatezza del loro ruolo.

C' è di più: i 37 arbitri di A e B, insieme ai vicedesignatori, hanno ricevuto, sempre dalla Roma, dei Rolex di acciaio, uno a testa, il cui valore va dai tre milioni e mezzo ai sette milioni. Anche qui, nessun dubbio nell' accettare. Ed infine: un pensierino da 500 mila lire per i guardalinee.

Non avremmo mai pubblicato queste notizie sulla base di semplici voci. Ma ogni controllo è stato fatto. E da parte di Pairetto c' è stata addirittura un' onesta ammissione, corredata da qualche particolare: una telefonata informativa alla segreteria della Lega e un presunto imbarazzo che avrebbe provocato la restituzione dei regali.

Boh... Ne abbiamo parlato col presidente della Lega Carraro, ignaro di tutto. Commento secco: «E' un episodio molto grave». E si è messo subito in contatto con Nizzola. Un ordine in vista: restituire subito il malloppo. Per carità, qui parole equivoche non ne esistono. Non ci sogniamo neanche di pensare a sottili e mascherate manovrette natalizie, volte a conquistare la benevolenza degli arbitri e dei loro designatori. Sarebbero tentativi ammantati di ridicolo. Escludiamo generosamente anche forme larvate di pressione psicologica.

Ma, ripulita la scena, il caso resta grave lo stesso. Siamo dinanzi a un volgare episodio di inopportunità che non può restare incensurato e che coinvolge entrambi i fronti: chi ha dato e chi ha ricevuto. Gli arbitri sono il braccio della legge calcistica, i loro designatori devono porsi al di sopra di ogni sospetto anche e soprattutto sul piano del comportamento. Su quelle poltrone, purtroppo, è avvenuto di tutto nel passato. Speravamo in stagioni esemplari, limpide e serene. Non è così.

Caro Pairetto, caro Bergamo, noi abbiamo difeso il vostro lavoro, comprendiamo gli errori, sappiamo che la gestione degli arbitri è difficile, conosciamo i vizi congeniti di taluni presidenti. Ma qui ci avete molto delusi: imbarazzante non era restituire i regali, è esserseli tenuti. Per una questione di «par condicio» abbiamo cercato di fare un censimento delle strenne natalizie offerte dalle società agli arbitri.

Dopo il tesoro dei Rolex romanisti, al secondo posto c' è l' Inter che ha donato a ogni arbitro uno stimolatore muscolare per gli allenamenti. Il valore di mercato parte da 1.600.000 e cresce a seconda dei modelli. Salva la buona intenzione e la tipologia dell' oggetto, legato alla pratica sportiva degli arbitri, e quindi utile alla loro attività, noi pensiamo che anche questo gesto sia inopportuno.

Per il resto, regali di ordinaria amministrazione. La storia dei doni agli arbitri è antica e piena di ambiguità. In altri tempi, poteva avere un senso: offriamo un omaggio a questi appassionati che magari sacrificano le loro ferie per dirigere le partite. Oggi siamo dinanzi a professionisti da 200 milioni l' anno, designatori compresi.

Per stroncare l' abitudine dei regali singoli, la Lega ha stabilito di farne uno uguale per tutti, a nome delle società di A e B. E così pure la federazione. Oggetti utili e importanti: cinque milioni circa di spesa per ogni arbitro in questo Natale. L' impostazione era quella giusta ma, come avete visto, è andata incontro a una misera fine. Il nostro calcio ci ha abituati a tutto, ma non è concepibile che questa storia così sgradevole possa finire nei nebbiosi silenzi che avvolgono i palazzi del calcio. Dalla volgarità si passerebbe allo scandalo. Candido Cannavò - 8 gennaio 2000
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Lunedì 28 luglio-domenica 3 agosto: è la settimana che terremota un calcio italiano già fiaccato dal caso Catania. Si gonfia ed esplode lo scandalo fideiussioni false, tutto consumato in via Allegri 14, sede della Federcalcio e della Covisoc. Lunedì 28 luglio, mattina. A Roma sono stati convocati il Consiglio straordinario della Federcalcio e quello della Lega di Milano. La Covisoc entro le ore 19 deve decidere quali squadre hanno i bilanci a posto.
«Non mi dimetto, sono di coccio»
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Roma e Napoli non dovevano essere iscritte, poi i poteri "Politici Bancari" quindi... Massoni!
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20 agosto 2003 - Calcio: Roma, napoli e spal, prorogati tempi fidejussioni
http://archivio.agi.it/articolo/9bbc11df8a50c327056811330ed6e088_20030820_calcio-roma-napoli-e-spal-prorogati-tempi-fidejussioni/?query=campionato
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21 agosto 2003 - Fideiussioni, ciclone sulla Covisoc, interrogato Salvatore Pescatore



28 agosto 2003 - Calcio: via libera definitivo per roma, napoli e spal
http://archivio.agi.it/articolo/20000db988693280d843db2bbf6f05ed_20030828_calcio-via-libera-definitivo-per-roma-napoli-e-spal/?query=campionato
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5 agosto 2003 - Fidejussioni calcio: procura Roma apre fascicolo
http://archivio.agi.it/articolo/3f7b7eba43f442a52fbbda1e37f194cc_20030805_fidejussioni-calcio-procura-roma-apre-fascicolo/?query=campionato
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3 agosto 2003 - Il giallo delle fidejussioni
http://www.gazzetta.it/primi_piani/2003/pp_1.0.109101104.shtml
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3 ottobre 2003 - Giallo fideiussioni Interrogato Rigone
http://archiviostorico.gazzetta.it/2003/ottobre/03/Giallo_fideiussioni_Interrogato_Rigone_ga_0_0310033977.shtml
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4 agosto 2003 - scoppia il caso fideiussioni Federcalcio e Consob aprono indagini
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2003/08_Agosto/04/fideiussioni.shtml
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4 agosto 2003 - Roma, Napoli e Spal nei guai. A rischio l'iscrizione ai campionati
http://www.repubblica.it/2003/h/sezioni/sport/calcio/calciomercato/fideiussioni/fideiussioni/fideiussioni.html
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5 agosto 2003 - Le iscrizioni di Roma e Napoli fanno aprire due inchieste
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/08/05/le-iscrizioni-di-roma-napoli-fanno-aprire.html
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6 agosto 2003 - Calcio e fideiussioni: i documenti delle false garanzie
http://www.codacons.it/articoli/calcio_e_fideiussioni_i_documenti_delle_false_garanzie_67006.html
https://www.facebook.com/iononcomprolagazzetta/posts/600461513359482

7 agosto 2003 - Fideiussioni, la mossa del Coni
 http://www.gazzetta.it/primi_piani/2003/pp_1.0.112847460.shtml
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 Cynthia Ruia in procura

 Il Corsera mostra i documenti falsi
Ormai è certo: le fidejussioni a garanzia di Roma, Napoli e Spal sono false. A svelarlo è un'indagine del Corriere della Sera, che ha acquisito i documenti incriminati, firmati dall'ex amministratore delegato della Sbc Cynthia Ruia, e li ha confrontati con alcuni autentici della stessa società. La firma originale della donna appare nettamente diversa, così come la carta intestata. Franco Carraro, presidente Figc, si dice estraneo alla vicenda.
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 Roma: Crack, Debiti….1°
 Roma: Crack, Debiti….2°
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 Il «pentito» del calcio sulle fideiussioni di Roma e Napoli: «Garanzie false» 
Il broker assicurativo Luca Rigone, al suo arrivo al nucleo operativo dei carabinieri di Roma 
 Luca Rigoni: le fidejussioni a garanzia di Roma, Napoli sono false
I soldi sottratti ai club dovevano finire a persone che avrebbero dovuto chiudere un occhio

CHI PARTE PER PALERMO E NON VA A MONREALE, PARTE CRISTIANO E TORNA ANILALE!

Allora sabato vai a palermo? Ricorda, ogni Siciliano si deve ricordare che, chi parte per Palermo e non va a monreale, parte cristiano e torna animale. Ho letto il tuo sfogo settimanale, quando devi prendere un cattivo esempio affondi le mani nella Juventus, in tanti anni, non hai, mai una volta usato il milan, eppure e chiaramente il giardino del male; per esempio hai sentito il dovere di dire a chi legge, che le riserve del milan, hanno stravinto malgrado il lo scarto BUGIARDO e del golletto subito immeritatamente, ti sara`mica scappata una lacrimina? Scommetto che gli spettacolari ricami di fantasia, sullo Splendido(?) prato di S. Siro, ti ricordano i ricami e merletti della nonna; altro che quei gobbi nerboruti. E poi l'immancabile Sassolino: ti sei detto, ora faccio un dispetto al picciotto Siracusano e per cattivo esempio hai usato il campione del mondo Siciliano (Claudio Gentile nato in Libia). Ti sei guardato bene di non toccare quel malvivente di franco baresi; colui che ha fatto dei suoi piedi, la"Storia delle Entrate criminali"! Vedo che, anche se ancora non ha dato motivo di essere attaccato, hai gia` preso di mira lo svedese (Ibrahimovic)... tu servo intelligente non puoi non puoi usare come esempio negativo il delinquente Gattuso, Ambrosini o Stam, su questi bisogna usare il...SILENZIO! Specialmente ora che Catania e` diventa la tua meta preferita, ci vai tanto spesso che se anche ne avessi, i dubbi spariscono . Non credo che sei il tipo che spende una fortuna in antiquariato, ma se in caso...per qualcosa di abbordabile vai in via Tintori. Ma se pensi che andando li scopri chi sono ti sbagli. Ti piace come scrivo? Ciao la spediro` al mio ritorno.
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Intanto, prima di chiudere voglio farti una domanda: 
"Cosa ne pensi delle illazioni e speculazioni del su Republica,"tuo emulo-antijuventino": "maurizio crosetti" sull'addio di Giraudo e Moggi per pascoli piu' verdi - nel vasto prato Meneghino di inter & Milan?  Ecco l'articolo del tuo giovane collega carrierante della diffamazione della Juventus.

LA JUVE DEL FUTURO GIRAUDO HA CHIESTO DI ANDARE VIA
TORINO - L' uomo che ha cambiato il calcio italiano ha deciso di cambiare. 
Dopo undici anni bianconeri, sei scudetti e otto coppe, Antonio Giraudo ha chiesto alla proprietà della Juventus di non essere confermato nel ruolo di amministratore delegato, in scadenza il prossimo 30 giugno. Ha scelto lui ed è stata una richiesta semplice e chiarissima. 

Il tutto è avvenuto nel corso di un recente colloquio - dei cui particolari siamo venuti a conoscenza - fra l' amministratore delegato della Juve e gli alti vertici del gruppo. Si tratta della prima mossa della partita sul futuro juventino, e potrebbe essere quella decisiva. Giraudo probabilmente lascerà il mondo del calcio per tornare al settore immobiliare in cui cominciò la sua avventura di manager nel gruppo Fiat, accanto a Umberto Agnelli. 

Potrebbe lavorare con Silvio Berlusconi, che non l' ha chiamato al Milan (impossibile, per Giraudo e Moggi, accettare) ma che intende offrirgli il ruolo di immobiliarista principe del suo impero, ora che all' orizzonte sono state individuate importanti operazioni di "real estate" in Russia, grazie anche agli ottimi rapporti tra Berlusconi e Putin. E Giraudo ci sta pensando. Il primo indizio. 

Un rilancio da parte degli Agnelli non è da escludere (impensabile, invece, che la famiglia lasci la Juve dopo 83 anni), e il dottor Giraudo ne terrebbe conto. Per riconoscenza e per storia personale, anche se dopo la scomparsa di Umberto Agnelli non è stato confermato nel CdA della Stampa: un indizio, e lui ci teneva. Il rilancio potrebbe riguardare incarichi immobiliari, però Giraudo è più tentato da un' iniziativa personale: se non dovesse accettare le offerte di Berlusconi potrebbe mettersi in proprio, oppure attendere che gli venga affidata l' organizzazione degli Europei 2012 che tra un anno verranno con ogni probabilità assegnati all' Italia. 

L' ipotesi istituzionale regge, ma ogni scenario appare comunque lontano dalla Juventus. Un nuovo presidente. Di questi movimenti non si stanno occupando né Luca di Montezemolo né Marchionne. Oggi la Fiat gioca in altri stadi, e il presidente Montezemolo si limita a dire: «La Juve è grande, sempre». Gli Agnelli, attraverso Gianluigi Gabetti, azionista di controllo del club (la Juventus appartiene all' Ifi), stanno sondando il terreno e hanno deciso di affidare la presidenza a un giovane della famiglia. Probabilmente John Elkann, già vice presidente della Fiat, destinato a ricevere l' eredità dell' Avvocato, anche se non è esclusa l' ipotesi di Andrea Agnelli, figlio di Umberto, più defilato. Arriva il francese. 

Il ruolo di amministratore delegato, dunque di successore di Giraudo, dovrebbe ricadere su Jean-Claude Blanc, già nel consiglio di amministrazione bianconero dove si muove sottovoce: arriva alle riunioni, ascolta, tace, saluta gentilmente e se ne va. Blanc è un esperto organizzatore di eventi sportivi, dal Roland Garros al Tour, e ha partecipato all' allestimento delle Olimpiadi invernali di Albertville. 

Ma prima che Giraudo esprimesse al gruppo il proprio desiderio di non essere confermato e prima che il gruppo decidesse per la nuova strategia, si era pensato di anticipare la mossa contattando addirittura Michel Platini, juventino di chiarissima fama. Platini si è detto lusingato dall' offerta, ma l' ha rifiutata. In questo momento, la sua vera ambizione è arrivare alla presidenza dell' Uefa (gennaio 2007, l' avversario sarà Beckenbauer). 
Moratti vuole Moggi. 
Molto più incerto il futuro di Luciano Moggi, che Giraudo portò alla Juventus a dispetto dei santi, nel momento più difficile e chiacchierato di tutta la carriera di Lucianone. è sempre sulla breccia, ha 68 anni ma non è stanco di pallone, però è chiaro che anche il suo ciclo torinese è arrivato quasi alla fine. Gli Agnelli gli chiederanno di restare ancora un po' (ha un contratto di dipendente a tempo indeterminato, mentre quello del vice presidente Bettega scadrà nel 2007), e di continuare a costruire la squadra. 

Ma esistono grandi offerte da parte di Milan e Inter, e Moratti avrebbe voluto con sé anche Giraudo, proprio come Berlusconi. L' unica cosa certa è che Moggi non lascerà il calcio, dunque non seguirà il suo attuale amministratore delegato e meno che mai entrerà in politica: lui sì che potrebbe eventualmente diventare berlusconiano, però in senso milanista, sebbene la corte di Massimo Moratti sia assai più insistente e duri ormai da molti anni. Il presidente dell' Inter ha capito che se prima o poi vuol vedere uno scudetto, non può fare a meno di Luciano Moggi. Questo dovrebbe essere l' epilogo della storia. Il bilancio del dottore. 

Entro il mese di febbraio ogni decisione verrà presa, anche se Giraudo in privato sta già stilando consuntivi. è orgoglioso dei tre scudetti in più dell' amico Galliani, del progetto stadio (150 milioni di euro), delle sponsorizzazioni multinazionali (184,5 milioni di euro da Sky, 12 milioni da Mediaset per tre anni, 24 milioni a stagione da Tamoil per i prossimi dieci anni), del conto economico annuale che sta per tornare attivo, del nuovo centro di allenamento di Vinovo, pronto a gennaio (20 milioni), dei tre migliori allenatori italiani passati da Torino in questi anni (Lippi, Ancelotti, Capello) e di una squadra che per un po' andrà avanti da sola: una soddisfazione supplementare, i nove juventini tra i 50 candidati per il Pallone d' Oro. 

Agli amici, Giraudo ha detto di essere molto fiducioso anche sulla sentenza d' appello per la vicenda doping. Ma la cosa che in assoluto lo rende più soddisfatto è quello che in termine tecnico si chiama "vantaggio competitivo": ovvero il margine strategico conquistato sugli scenari principali, ad esempio lo stadio di proprietà o i contratti pubblicitari, e che oggi distanzia Milan e Inter dalla Juventus. 

Le dimissioni rientrate. 
La frase rivelatrice sull' addio di Antonio Giraudo l' ha appena pronunciata Franzo Grande Stevens, presidente bianconero: «A proposito del rinnovo contrattuale, occorrerà vedere anche la disponibilità degli interessati». Sarebbe stato assurdo che gli Agnelli e la Fiat, impegnati su ben altri terreni, volessero smontare un meccanismo come la Juve che funziona da solo, vince e si autofinanzia. 

La mossa di Giraudo, che alcuni mesi fa aveva già offerto le proprie dimissioni dopo le pesanti esternazioni di Lapo Elkann, rientrate su richiesta di Montezemolo, li ha spiazzati, ma l' uomo di fiducia di Umberto Agnelli vuole diventare finalmente il padrone di se stesso, tentando esperienze internazionali in Russia, oppure in Cina o Brasile. Tra un anno ne compirà sessanta: e a quell' età la pensione, come ha appena spiegato il suo amico Berlusconi, è davvero lontanissima. 
Maurizio Crosetti - 8 novembre 2005 
Don Beccantini, si ricordi, chi parte per Palermo e non va a monreale, parte cristiano e torna animale

Inviato, da Salvadore.  (turiddu baciamo le mani don beccantini)

domenica, dicembre 04, 2005

RISPOSTA A ROBERTO BECCANTINI la stampa): BECCANTINI, AVEVATE RAGIONE TU E I TUOI AMICI DELL"ASSOCIAZIONE A DELINQUERE MEDIATICA "O.D.G" DELLA CUOPOLA RCS-ESPRESSO-REPUBLICA: CORRIERE DELLA SERA-GAZZETTA DELO SPORT - LA STAMPA, E' LEI BECCANTINI L'ONORATO PORTA BORSE

BURATTINAI & BURATTINI - CREDITORI & DEBITORI - 23 FEBBRAIO 2005 
  Il patto d'acciaio Geronzi-Carraro, ovvero l’asse che governa il mondo del pallone (con Adriano Galliani). E, come si usava un tempo, ogni patto d’acciaio deve trovare il suo suggello di sangue: ed è così che sboccia l’amore tra Benedetta Geronzi e Luigi Carraro (figlio di Franco) che cominciano dando alla luce due creature, Netcorp e Filmworld, impegnate nel settore delle produzioni cinematografiche, con clienti eccellenti del calibro di "Telecom e Tim", tanto per dire "Marco Tronchetti Provera, quindi Inter". 
FATTI & FATTACCI DELLA CUPOLA DEL MALE - CESARE GERONZI-TRONCHETTI PROVERA
Per Benedetta, dal Bali arriva, una srl in vita da pochi mesi, e da Monastir, altra società a responsabilità limitata, mentre più prosaica la partecipazione nell’ennesima srl di turno, Iniziative immobiliari.

Un vero vulcano in piena, asso pigliatutto di presidenze (negli ambienti finanziari lo chiamano “poltronissima”) è dal canto suo Franco Carraro, una vita alla guida del mondo pallonaro ma non solo: il suo nome, infatti, fa capolino in uno sterminato arcipelago societario, che va dai colossi del mattone (una su tutte, l'Impregilo del gruppo Romiti-Rcs) 
CESARE ROMITI-FRANCO CARRARO

a quelli di minori dimensioni ma ugualmente preziosi (Smeralda holding, Shardana e Land Holding operano tutte, come agili srl, nel dorato panorama immobiliare sardo, quartier generale ad Arzachena: la prima, per comprare alcuni alberghi tra Cala di Volpe e porto Cervo un tempo dell’Aga Khan, ha ottenuto un fido per 290 milioni di euro, guarda caso, da Capitalia…), fino al settore tessile con epicentro al Sud a bordo della Tessilcarraro Salerno, per continuare in gloria con l’Alta velocità (è presente nel consorzio Cavet attivo in Emilia ed in quello impegnato lungo la tratta Torino-Milano).

A proposito di Piemonte, e per tornare allo sport, ecco l’onnipresente Carraro tra i primattori nel “Comitato per l’organizzazione dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006”, ai nastri di partenza.

Ma la chicca - che ci riporta di nuovo agli stadi - si chiama MCC. Ovvero il Mediocredito Centrale, quello che aprì i suoi rubinetti - appunto per 33 milioni di euro - a favore del Napoli targato Corbelli.

Fino al 2002 la banca d’affari Mcc faceva capo unicamente a Capitalia; poi, man mano, le porte e i portoni si sono aperti alla crema imprenditorial-pallonara: il 20 per cento delle azioni, infatti, è stato equamente suddiviso tra Fininvest e Telecom (Milan e Inter), Parmalat (Tanzi-Parma), Technogym e Toro assicurazioni, Lamaro costruzioni (gruppo Toti), fino alla Hopa di Emilio Gnutti, fedelissimo dei furbetti del quartiere e dell’ex capo coop Giovanni Consorte. 
I DUE BRACCI ARMATI DEL POTERE MASSONE: CESARE GERONZI E SILVIO BERLUSCONI

Un bel minestrone. Da qui risulta chiaro, quindi, come Romafides abbia molto potere gestionale nel Napoli Soccer di Aurelio De Laurentiis. Ma va sempre ricordato come Romafides sia una costola di Mediocredito, quindi di Carraro, ma soprattutto di Geronzi.

 Ma che il potere nel calcio sia concentrato nelle mani di Geronzi lo dimostrano ancora due ulteriori fatti: capitalia detiene una parte consistente delle azioni della Roma (49%) ed è il primo creditore di Telecom e Pirelli - vale a dire l’Inter. 
IL BOSS MAFIOSO TRONCHETTI & IL MINUS HABBENS MASSIMO

Ma per rinsaldare ancora di più questi rapporti tra questi colossi c’è da dire anche che, il colosso bancario guidato da Geronzi ha passato il 20 per cento delle azioni Mediocredito al gruppo Fininvest (è dire Milan), e il gruppo Pirelli (è dire Inter), più un centinaio di milioni di euro prestati alle squadre, Roma, Milan e Inter.
scritto da aRagioneBeccantini 25/2/2007 21:13
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SIGNOR BECCANTINI, PERCHE' LEI LO HA SEMPRE TACIUTO? NON CREDO POSSA ESSERE PER DIFENDERE IL MASSONE GERONZI ED I SUOI ACCOLITI. PENSO PIUTTOSTO CHE SE AVESSE ATTACCATO GERONZI, AUTOMATICAMENTE SI SAREBBE SBUGIARDATO E SPUTTANATO SULLE NEFANDEZZE SCRITTE SU GIRAUDO-MOGGI E LA JUVENTUS, PER SALVARE LA SUA (sua di beccantini e consorte!) INTER!
STA PROPRIO BENE IN QUEI COLORI! 
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Infatti, sugli imbrogli dell'inter ha sempre taciuto, e' deviato l'attenzione sulla Juventus, addirittura, cercando di Manipolare gli intellettuali di JUVENTINOVERO, ed essendo essi persone di buona Fede, non dubito che ci riuscira'. Ma al riguardo mi preme copiaincollare un loro articolo del 1999: 
       30 Novembre 1999 - 

Il Bilancio sfondato dell'Inter

Perché una competizione possa considerarsi regolare è necessario che tutti partecipino “senza trucco e senza inganno”, come ha detto lo scorso anno Tronchetti (nostro articolo). Uno dei requisiti necessari per considerare un campionato regolare sarebbe vedere allineate tutte le concorrenti ai nastri di partenza. Così non è stato. Infatti, ci sono squadre a cui è stato permesso di avvantaggiarsi di metri preziosi prima dello sparo dello starter. Dopo le squadre che beneficiano di pagamenti dilazionati in oltre 20 anni (inauditi per qualsiasi altra società italiana), dopo gli “aiutoni” della legge spalmadebiti bocciata dalla UE, ci sono ancora squadre con i conti “truccati” e che, se fossero state chiamate a pareggiare i loro conti, avrebbero dovuto vendere qualche loro campione e non farne raccolta come si fa con le figurine. Chiediamo al Ministro Melandri, ad Abete, Palazzi, Sandulli (quello della famosa “classifica che si altera senza alterare le partite”), media e gazzettine varie:
1. cosa altera il campionato se non le partite alterate?
2. non sono forse alterate TUTTE le partite di una squadra se questa allestisce una “rosa vincente” grazie all’alterazione dei bilanci?

Sentiamo già nelle orecchie le risposte di qualche “tifoso da bar o da gazzette”: “Ma il nostro Presidente ha i soldi!”. Bene, perché non li tira fuori tutti, senza ricorrere da anni a giochetti di prestigio e lifting di bilancio, come asserisce il pm Nocerino? Ma iniziamo ad esaminare la situazione dell’Inter. Per farlo, senza poter essere tacciati di faziosità, ci limiteremo a riportare quanto pubblicato da giornali qualificati.

Fonte: “Il Sole 24ore” cartaceo del 04 novembre 2006:
“Il club controllato con l’86,56% da Massimo Moratti presenterà dopodomani all’assemblea degli azionisti un bilancio con un risultato di gestione ancora in forte passivo. Tuttavia la perdita netta nell’ultima stagione sportiva, conclusa il 30 giugno 2006, è ampiamente ridotta rispetto agli esercizi precedenti: il passivo ufficiale è di poco superiore a 10 milioni di euro, secondo quanto riferito al Sole 24 Ore da fonti confidenziali.

Nell’esercizio precedente, al 30 giugno 2005, l’Fc Internazionale aveva dichiarato una perdita netta di 118,7 milioni, la più alta nella storia del club, su un valore della produzione (il giro d’affari) di 181,2 milioni. E anche il bilancio al 30 giugno 2004 si era chiuso molto male: 97,9 milioni di perdita netta.

La riduzione del passivo non è la dimostrazione di un improvviso rigore nella gestione del patron Moratti. E’ soprattutto la conseguenza di un’operazione di cosmesi contabile realizzata il 29 dicembre 2005: lo scorporo del marchio e la vendita alla Inter Brand srl. Secondo una perizia del professor Giovanni Ossola, il marchio nerazzurro vale 158 milioni di euro. Questo è stato il prezzo della compravendita. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che l’Inter Brand è totalmente controllata dall’Fc Internazionale. Il presidente è Angelomario Moratti, figlio di Massimo, nato nel 1973. 

Nell’operazione, certificata dal notaio Lodovico Barassi, è emersa una plusvalenza di 158 milioni. Una plusvalenza solo di carta ma sufficiente nella forma a tappare i buchi di bilancio, almeno secondo il cda guidato da Ernesto Paolillo, da pochi mesi amministratore delegato dell’Inter. In particolare, con la plusvalenza “creata” dal marchio è stata coperta larga parte degli oneri residui per la svalutazione dei calciatori fatta attraverso la legge salvacalcio nel 2003, per un totale di 319 milioni.

Alla chiusura del bilancio al 30 giugno 2005, l’Inter doveva ancora assorbire 223,6 milioni di euro di svalutazioni e deve farlo entro il bilancio al 30 giugno 2007. Il cda ha deciso di addebitare metà dell’importo, quasi 112 milioni, nel bilancio al 30 giugno 2006, coprendo tutta la perdita grazie alla plusvalenza da 158 milioni ottenuta con la “vendita” del marchio. Restano quasi 112 milioni di oneri da coprire nel bilancio della stagione in corso.

Nell’operazione marchio l’Inter ha seguito l’esempio del Milan, che il 30 settembre 2005 ha fatto emergere una plusvalenza di 181,3 milioni con una cessione a se stesso. Ora ci stanno provando Lazio e Roma, altre squadre l’hanno già fatto […] Quest’estate la Covisoc aveva tentato di applicare criteri rigorosi, rifiutando l’iscrizione al campionato di Milan e Inter se non avevano ottenuto una ricapitalizzazione di almeno 100 milioni ciascuno. Ma poi il rigore è svanito. Non è chiaro se per intervento della Figc (il commissario era Guido Rossi) o per quale altra ragione. E Moratti ha potuto iscriversi al campionato versando appena quattro milioni di ricapitalizzazione.”

A questo articolo risponde la FIGC con una nota:
”La FIGC, con riferimento alla notizia apparsa su "Il Sole 24 ORE" di sabato 04/11/2006, che riferisce di un presunto cambio di impostazione da parte della COVISOC nell’applicazione dei criteri di ammissione al Campionato di Calcio 2005/2006, ipotizzando addirittura l’intervento dell’allora Commissario Straordinario prof. Guido Rossi, comunica quanto segue:
1) Sotto il profilo procedurale, la COVISOC ha sempre operato con la massima autonomia, avendo quale unica e generale indicazione da parte dei vertici federali l’invito a seguire la rigorosa applicazione delle norme interne federali;
2) Nel merito, la COVISOC, contrariamente all’errata informazione contenuta nell’articolo, non ha considerato - nella verifica dei criteri di ammissione delle società che hanno proceduto allo scorporo del marchio ed al fine di riscontrare la congruità del parametro patrimoniale - il ricavo straordinario connesso alla plusvalenza originata dalle suddette operazioni. Si precisa, infine, che il criterio seguito dalla FIGC attraverso il suo organo di controllo COVISOC è stato più rigoroso e restrittivo di quanto previsto dalla normativa civilistica e fiscale in vigore.”


Fonte: “Il Sole 24 Ore” del 10/01/2007:
“Con un passivo di 181,5 milioni di euro nell’ultima stagione, l’Fc Internazionale stabilisce il primato delle perdite tra le società di calcio italiane. Il risultato emerge dal bilancio consolidato al 30 giugno 2006, predisposto per la prima volta dalla squadra presieduta da Massimo Moratti, ma non divulgato.

Finora era noto il bilancio civilistico dell’Inter, approvato dai soci il 6 novembre. Questo documento dichiara una perdita netta di 31,14 milioni, un deficit contenuto rispetto alle consuetudini del club nerazzurro, reduce da una perdita di 118,7 milioni nel 2004/2005. Il precedente record negativo era del Parma Ac di Calisto Tanzi nel 2002/2003, finito in amministrazione straordinaria con 167,3 milioni di passivo.

Con l’analisi dei conti dell’Inter si apre un’inchiesta del «Sole 24 Ore» sui bilanci delle società di calcio. Conti sempre traballanti, nonostante siano partoriti nuovi artifici contabili. Dopo la legge salvacalcio, varata nel 2003 e bocciata dall’Ue, le squadre più "intraprendenti" hanno escogitato la rivalutazione e cessione del marchio. Ma si tratta di operazioni in famiglia: la cessione a se stessi.

Questo ha consentito di mettere una toppa (di carta) ai buchi della gestione nei bilanci civilistici, nei quali formalmente sono ammesse plusvalenze anche se realizzate in famiglia e quindi, in realtà, fasulle.

Anche la Covisoc, la commissione della Figc che vigila sui conti delle squadre, dopo aver tentato l’affondo del rigore l’estate scorsa è stata tollerante sui conti taroccati.

L’Inter ha dichiarato una plusvalenza di 158 milioni a fine 2005 "vendendo" il marchio alla controllata Inter Brand Srl. Nel bilancio civilistico questo guadagno è stato utilizzato per ridurre le perdite. I revisori della Kpmg però hanno storto il naso, con richiami o eccezioni su questa e altre voci del bilancio di Moratti. Tra l’altro — rileva Kpmg — su questa plusvalenza non è stata accantonata l’Irap, che sarebbe di 6,7 milioni e aumenterebbe la perdita finale. Nell’ultimo bilancio l’Inter ha stanziato 111,8 milioni di ammortamenti per assorbire il 35% della svalutazione calciatori fatta con la legge salvacalcio ( per 319,4 milioni totali). Dovrà assorbire i residui 111,8 milioni con il bilancio corrente, al 30 giugno 2007.

Il 9 giugno 2006 l’Inter ha ottenuto da Banca Antonveneta un finanziamento di 120 milioni, dando in pegno il marchio. L’Inter si è impegnata a rispettare parametri economici e finanziari, Moratti si è impegnato «a supportare economicamente e finanziariamente in caso di necessità la società e su tale presupposto è stato redatto il bilancio consolidato», si legge nel documento. Nel consolidato, che dà una rappresentazione dei conti più realistica, è stata eliminata la plusvalenza di 158 milioni perché infragruppo ed è stato stornato l’ammortamento di 7,9 milioni sui marchi. Questo ha fatto emergere la perdita di 181,5 milioni, anziché di 31 milioni come nel civilistico.

Il costo del personale è di 141,95 milioni, su un valore della produzione di 210,45 milioni, escluse le plusvalenze da calciomercato, pari a 7,5 milioni. Altro indice di fragilità è il patrimonio netto consolidato: a fine giugno era negativo per 122,8 milioni, contro debiti verso banche per 209 milioni (e 35 milioni di liquidità).

Moratti ha appena varato un rafforzamento patrimoniale e un riassetto, attraverso la fusione tra Fc Inter e Inter Capital Srl, la nuova società azionista di controllo del club, costituita il 4 luglio 2006 e posseduta da Internazionale Holding. Con la fusione, approvata ieri dai soci, il club riceverà liquidità per 70milioni, assicurata da un aumento di capitale di Inter Capital per metà già versato da Moratti, il quale aumenta dall’89 al 92% la sua quota nella squadra di calcio.”

Fonte: “Corriere della Sera” del 17/01/2007: MILANO — Divisi nella fortuna calcistica (uno arranca a metà classifica, l’altro inanella record in testa) ma uniti nella disavventura giudiziaria: non soltanto il vicepresidente del Milan, Adriano Galliani, ma anche il presidente dell’Inter, Massimo Moratti, sono indagati dalla Procura di Milano per l’ipotesi di falso nei bilanci delle loro squadre, negli anni in cui nel mondo del calcio era diffusa pratica contabile ripianare i debiti e abbellire i conti attraverso scambi di giocatori a prezzi «gonfiati». Plusvalenze fittizie per coprire «buchi» veri.

Con un neo in più, però, per i nerazzurri di Moratti (firmatario del bilancio 2003), dell’attuale vicepresidente e amministratore delegato 1999-2003, Rinaldo Ghelfi, e dell’ex amministratore delegato Mauro Gambaro: e cioè il fatto che, secondo i calcoli della GdF e della Procura, senza il «doping amministrativo» dei bilanci nerazzurri, l’Inter non sarebbe riuscita a rientrare nei parametri previsti e perciò non avrebbe potuto iscriversi al campionato di calcio della stagione 2004-05, conclusa al terzo posto.

………. Ma intanto anche le due società, intese come persone giuridiche, sono indagate dal pm Carlo Nocerino in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle società per reati commessi da propri dirigenti nell’interesse aziendale: una prospettiva foriera di maxisanzioni pecuniarie nel caso di modelli organizzativi carenti o assenti, e comunque forse più insidiosa (perché quasi senza prescrizione) persino del versante personale penale, dove invece l’ipotesi contestata a Moratti e Galliani è assai probabile si infranga nei brevi termini di prescrizione contemplati dalle norme sul falso in bilancio.

Lo sviluppo milanese, che giunge dopo una richiesta di proroga delle indagini, è uno dei tanti filoni originati in tutta Italia dall’inchiesta-madre della Procura di Roma (nutritasi anche della denuncia pubblica dell’ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara) sul fenomeno delle operazioni «incrociate» per fare il maquillage ai bilanci delle squadre, tramite l’inserimento in contabilità delle plusvalenze apparentemente generate dalla cessione di giocatori ipervalutati: scambi di «campioni di carta», in teoria contesi a suon di milioni dai maggiori club di serie A e B, ma nella realtà spesso poi mandati a giocare nelle serie minori, quasi sempre come «prestito gratuito» a dispetto delle loro teoriche valutazioni da novelli Maradona. Del resto, il meccanismo conveniva a tutti: mentre le plusvalenze (cioè la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto) erano iscritte per intero nel conto economico, producendo così un beneficio immediato per il bilancio in chiusura, il costo dei calciatori comprati era ammortato in più esercizi secondo la durata del contratto.”

Fonte “Quotidiano.net” del 17/01/2007:
“Una nuova bufera giudiziaria rischia di travolgere nelle prossime settimane Milan e Inter: anche la procura milanese è giunta alle conclusioni delle indagini sulle contabilità truccate dei club calcistici.

In particolar modo, nel mirino del p.m. Carlo Nocerino sono finite le famigerate plusvalenze. Da circa due anni, analizzando con attenzione alcune mosse di mercato, anche il magistrato milanese ha scoperto trucchetti finanziari al limite dei regolamenti. Il materiale raccolto ricostruisce dunque affari onerosissimi siglati attraverso la compravendita di giocatori spesso sconosciuti per ripianare i bilanci e il livello di indebitamento dei club nei confronti del fisco. 

Cifre da brividi alla fine del2005, stando a quanto emerge dalle procure di Milano e Roma: 160 milioni di euro per quel che riguarda il Milan, 117 per l’Inter, 220 per la Roma, solo per citare i casi più eclatanti. Il passaggio contemporaneo di Simone Brunelli, Matteo Deinite, Matteo Giordano e Ronny Toma in maglia interista generò una plusvalenza fittizia totale di 11,961 milioni di euro.

In cambio arrivarono a prezzi a dir poco esorbitanti (13,95 milioni) i ragazzi Salvatore Ferraro, Alessandro Livi, Giuseppe Ticli e Marco Varaldi. Ma per il Milan certe operazioni erano (e forse sono) quasi un’abitudine: basti ricordare cosa è successo con il Parma. Marco Donadel, Davide Favar e Mirco Stefani, scambiati con Luca Ferretti, Roberto Massaro e Filippo Porcari hanno garantito 7,892 milioni di plusvalenza.”

Fonte “Calciomercato.it” del 17/01/2007: “Allarme in casa Inter. Lo lancia il senatore di Forza Italia, Maria Burani Procaccino secondo la quale la società neroazzurra rischierebbe la B per l’accusa si falso in bilancio: "Se si proverà che l’Inter ha falsificato i bilanci, non si potrà che spedirla in serie B. Non si potranno usare due pesi e due misure, atteso che se fossero provate le accuse circostanziate dalla Procura della Repubblica la stessa Inter non si sarebbe potuta iscrivere al campionato di calcio di serie A del 2004-2005. Adesso - conclude Burani Procaccini - ci aspettiamo inflessibilità totale".

Cominciamo a trarre alcune conclusioni.
Secondo l’ipotesi della procura milanese, l’Inter non avrebbe potuto iscriversi al campionato della stagione 2004-05.

Possiamo tranquillamente affermare che lo scandalo scoppiato nel maggio 2006, denominato “Calciopoli” e che ha visto i media “concentrarsi solo” su Luciano Moggi, Antonio Giraudo e la Juventus per alcune presunte partite truccate (illecito mai provato dalle sentenze sportive), ha “distolto l’attenzione” da fatti gravi come i bilanci truccati. Il “governo del calcio” ha trascurato questi problemi su cui la magistratura ordinaria ha effettuato un’ampia e complessa indagine. Le vendite dei marchi a società interamente controllate, le plusvalenze incrociate fittizie, sono doping amministrativo e avranno un’incidenza molto negativa sui bilanci delle società. Purtroppo dal 1999 la Covisoc è stata esautorata di tutti i suoi poteri di controllo, non potendo svolgere esami approfonditi sui bilanci: il suo compito è stato limitato alla verifica dell’equilibrio finanziario per l’iscrizione ai campionati senza poter entrare nelle valutazioni di merito dei documenti contabili. Nel frattempo la Juventus è stata condannata da una sentenza che enunciava una classifica alterata senza alterare nessuna partita, le sono stati sottratti gli scudetti ottenuti sul campo nelle stagioni 2004-05, 2005-06 e, paradossale davvero, uno di questi due scudetti è stato assegnato all’Inter, che per la Procura di Milano non avrebbe posseduto i requisiti per l’iscrizione al campionato.

Tornando all’analisi prettamente finanziaria continuiamo con il parere di Marco Liguori che, per “Quotidiano.net”, ha svolto un’approfondita e dettagliata indagine sui conti delle società di calcio. Leggiamo la sua analisi sui conti dell’Inter:

Inter, un 2006 da profondo rosso
Milano, 29 gennaio 2007 - L’Inter ha concluso l’ultima stagione con un profondo rosso di gruppo pari a 181,4 milioni di euro. Per la prima volta, la società nerazzurra ha stilato il bilancio consolidato al 30 giugno 2006, comprendente oltre ai conti della capogruppo Fc Internazionale spa, anche quelli delle controllate al 100% Inter Futura e Inter Brand.

Come si legge nel documento disponibile in Camera di commercio, ciò è una "fotografia" finalizzata "a fornire un’adeguata informativa sull’andamento economico e patrimoniale del gruppo". Nel consolidamento sono state eliminate tutte le transazioni con le controllate, come la cessione dei marchi dall’Inter a Inter Brand, che ha fruttato alla prima una plusvalenza di 158 milioni, ed è stato stornato il loro ammortamento (7,9 milioni).

Con queste operazioni, il risultato finale della capogruppo in passivo di "soli" 31,1 milioni rispetto ai 118,7 del 2004/05. Il consolidato presenta una serie di dati molto pesanti: il patrimonio netto era negativo per 122,8 milioni (contro +27,4 milioni di Inter spa), l’indebitamento bancario era di oltre 209 milioni (89,1 milioni in Inter spa). La maggior parte dell’indebitamento complessivo del gruppo è riposta in Inter spa, schiacciata dal peso di 424,4 milioni, in aumento del +54,1% rispetto ai 275,3 milioni del 2004/05.

Preoccupante lo squilibrio debiti-crediti pari a oltre 434 milioni , contro la disponibilità liquida di soli 35 milioni. L’indebitamento bancario di Inter spa è diminuito del 34,15% a causa della cessione dei marchi alla Inter Brand, avvenuta il 29 dicembre 2005 "per un corrispettivo di 158 milioni". Contestualmente "è stata redatta la relativa scrittura di licenza d’uso dei marchi del valore complessivo di 160 milioni" di durata decennale.

Ma ci sono due problemi gravi. "La vendita dei marchi dall’Inter alla controllata Inter Brand – spiega l’avvocato Domenico Latino, specializzato in diritto civile e sportivo – configura l’ipotesi del contratto con se stesso: quindi per la legge è nulla, anche se irrilevante essendo maturata all’interno del gruppo". In pratica, è come se il marchio fosse passato dalla tasca destra alla sinistra.

"Inoltre, l’Inter al termine del contratto di licenza d’uso – prosegue Latino – perderà il marchio. La società avrà tre alternative per evitarlo: può incorporare l’Inter Brand, rinnovare l’accordo o riacquistare il marchio". Secondo il documento contabile, l’operazione "ha consentito di ottenere da un primario istituto di credito un finanziamento a medio-lungo termine per 120 milioni".

L’Inter rivela in seguito la banca, specificando che a garanzia del prestito è stato acceso il "pegno, a favore di Banca Antonveneta sul 100% delle quote sociali di Inter Brand". C’è però da evidenziare che l’azionista di riferimento e presidente della società nerazzurra, Massimo Moratti, è anche consigliere esecutivo di Interbanca, banca d’affari di AbnAmro Antonveneta. Al riguardo potrebbe esserci un conflitto d’interesse per Moratti, che riveste il contemporaneo ruolo di banchiere e cliente.

La società di revisione Kpmg ha rilevato che "sull’Irap accantonata non è stata compresa l’imposta relativa alla plusvalenza di 158 milioni". L’Inter, avvalendosi di un parere della Lega Calcio, ha ritenuto di non dover anche assoggettare all’Irap i 7,5 milioni di plusvalenze da cessione calciatori, nonostante una risoluzione contraria dell’Agenzia delle Entrate del 2001. I debiti tributari, ammontati a 19,7 milioni, sono aumentati del 13,3%. Le plusvalenze sono state inserite nei ricavi, mentre nei costi sono state incluse le minusvalenze (848 mila euro), contravvenendo in via di principio al Codice Civile. I giocatori sono un bene: la loro vendita rientra nei proventi straordinari e non ordinari. Infine, l’Inter ha accantonato 111,8 milioni per l’ammortamento per svalutazione calciatori fatta con il "salvacalcio" al 30 giugno 2003: dovrà pagare l’ultima rata per lo stesso importo il 30 giugno prossimo.

Stando al verbale di assemblea che ha approvato il bilancio al 30 giugno scorso, l’Inter è controllata da un patto di sindacato. In lui il socio di maggioranza al 95% è Internazionale Holding (che ha rilevato di recente il pacchetto da Inter Capital, che è stata fusa per incorporazione in Inter spa) controllata da Massimo Moratti: l’altro socio è la panamense Minmet Financing Company della famiglia Giulini. In Internazionale Holding è presente un mistero nerazzurro, riguardante la società lussemburghese Hellas Sport International che ne possiede l’1,74%: il suo rappresentante legale è Jean Hoffmann.

Secondo il Journal Officiel del Granducato l’azionista di maggioranza della Hellas Sport è la Ihf-International holding & financial company con sede a Tortola, nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Chi ci sia dietro quest’ultima società non è possibile saperlo, protetto dietro il muro di gomma della località caraibica.

L’operazione di cessione dei marchi nerazzurri ha anche un altro risvolto. Nel paragrafo "rapporti con parti correlate" si legge che "la società ha iscritto nei costi per servizi un importo pari a 200mila euro relativo ad una consulenza fornita da un componente del consiglio di amministrazione di Inter Brand".

L’Inter non specifica su quale oggetto è fornita la consulenza e il nominativo del membro del cda della sua controllata. Misure della Camera di commercio alla mano, nel consiglio di Inter Brand siedono il presidente Angelomario Moratti, figlio di Massimo e vicepresidente dell’Inter, Accursio Scorza, consigliere della società milanese, e Jantra Giulini, membro della omonima famiglia presente nel patto di sindacato: uno di questi tre è il beneficiario della consistente cifra di 200mila euro.

L’importo è pari al 6,70% della voce "consulenze esterne", pari a complessivi 2,98 milioni. Tra i costi della produzione dell’Inter spa, si segnala un incremento del 20% delle spese per servizi (da 39,2 a 47 milioni). In esse, si segnala il boom di quelle amministrative, passate da 9,1 a 12 milioni. Nonostante i due esercizi in rosso in cui è stato in carica, risultano in rialzo anche i compensi per l’ex amministratore delegato e direttore generale Mauro Gambaro da 450mila a 650mila euro.

In lieve calo (-1,84%) risulta il costo complessivo del personale, passato dai 144,35 milioni del 2004/05 ai 141,69 dell’ultimo esercizio. Le spese per tesserati sono calate dai 135,59 a 131,59 milioni, mentre quelle per gli altri dipendenti sono in aumento da 8,96 milioni a 10,10 milioni. Scomponendo i compensi ai tesserati si nota un robusto aumento per gli allenatori (da 6,11 a 10,42 milioni, mentre per i giocatori è in calo (da 118,45 a 105,85). Questi ultimi si sono ripagati con i premi rendimento (da 9,11 a 14,01 milioni). Uno dei punti di forza della società nerazzurra, i "risconti passivi" (anticipo di ricavi futuri) è risultato in calo da 103,17 milioni a 44,46 milioni per il "decremento delle anticipazioni ricevute da società di factoring a fronte di contratti relativi a diritti televisivi".

L’Inter vi ha sopperito in parte con l’aumento del 15% dei ricavi del conto economico, grazie soprattutto alla crescita della voce "sponsorizzazione proventi vari e altri ricavi" (da 140,26 a 174,98 milioni). In quest’ultima sono presenti per la prima volta i "diritti di prelazione e prima negoziazione" per 21 milioni stipulati con Rti per la stagione televisiva 2009-2010. Essi consentono alla società del gruppo Mediaset di sedersi per prima al tavolo delle trattative, per un tempo congruo, per stipulare il nuovo contratto della trasmissione criptata sul digitale terrestre. Per lo stesso motivo Mediaset aveva versato 20 milioni alla Juventus nel giugno 2004.

In relazione ai fatti esposti, in data 24 settembre 2007, “il pm di Milano Carlo Nocerino ha chiesto il rinvio a giudizio per il vicepresidente nerazzurro Rinaldo Ghelfi, l'ex amministratore delegato dell'Inter Mauro Gambaro e il vicepresidente del Milan Adriano Galliani, indagati nell'ambito dell'inchiesta sull'ipotesi di falso nei bilanci delle due squadre di calcio. Per il presidente dell'Inter Massimo Moratti, invece, il pm ha chiesto l'archiviazione, secondo quanto riferito da fonti giudiziarie e legali.” (Fonte: Reuters) 

http://www.ju29ro.com/altri-scandali/126-il-bilancio-sfondato-dellinter

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