Perché una competizione possa considerarsi regolare è necessario che tutti partecipino “senza trucco e senza inganno”, come ha detto lo scorso anno Tronchetti (nostro articolo).
Uno dei requisiti necessari per considerare un campionato regolare
sarebbe vedere allineate tutte le concorrenti ai nastri di partenza.
Così non è stato. Infatti, ci sono squadre a cui è stato permesso di
avvantaggiarsi di metri preziosi prima dello sparo dello starter. Dopo
le squadre che beneficiano di pagamenti dilazionati in oltre 20 anni
(inauditi per qualsiasi altra società italiana), dopo gli “aiutoni”
della legge spalmadebiti bocciata dalla UE, ci sono
ancora squadre con i conti “truccati” e che, se fossero state chiamate a
pareggiare i loro conti, avrebbero dovuto vendere qualche loro campione
e non farne raccolta come si fa con le figurine. Chiediamo al Ministro
Melandri, ad Abete, Palazzi, Sandulli (quello della famosa “classifica
che si altera senza alterare le partite”), media e gazzettine varie:
1. cosa altera il campionato se non le partite alterate?
2.
non sono forse alterate TUTTE le partite di una squadra se questa
allestisce una “rosa vincente” grazie all’alterazione dei bilanci?
Sentiamo già nelle orecchie le risposte di qualche “tifoso da bar o da gazzette”: “Ma il nostro Presidente ha i soldi!”.
Bene, perché non li tira fuori tutti, senza ricorrere da anni a
giochetti di prestigio e lifting di bilancio, come asserisce il pm
Nocerino? Ma iniziamo ad esaminare la situazione dell’Inter. Per farlo,
senza poter essere tacciati di faziosità, ci limiteremo a riportare
quanto pubblicato da giornali qualificati.
Fonte: “Il Sole 24ore” cartaceo del 04 novembre 2006:
“Il
club controllato con l’86,56% da Massimo Moratti presenterà dopodomani
all’assemblea degli azionisti un bilancio con un risultato di gestione
ancora in forte passivo. Tuttavia la perdita netta nell’ultima stagione
sportiva, conclusa il 30 giugno 2006, è ampiamente ridotta rispetto agli
esercizi precedenti: il passivo ufficiale è di poco superiore a 10
milioni di euro, secondo quanto riferito al Sole 24 Ore da fonti
confidenziali.
Nell’esercizio precedente, al 30 giugno 2005, l’Fc
Internazionale aveva dichiarato una perdita netta di 118,7 milioni, la
più alta nella storia del club, su un valore della produzione (il giro
d’affari) di 181,2 milioni. E anche il bilancio al 30 giugno 2004 si era
chiuso molto male: 97,9 milioni di perdita netta.
La riduzione del
passivo non è la dimostrazione di un improvviso rigore nella gestione
del patron Moratti. E’ soprattutto la conseguenza di un’operazione di
cosmesi contabile realizzata il 29 dicembre 2005: lo scorporo del
marchio e la vendita alla Inter Brand srl. Secondo una perizia del
professor Giovanni Ossola, il marchio nerazzurro vale 158 milioni di
euro. Questo è stato il prezzo della compravendita. Non ci sarebbe nulla
di strano se non fosse che l’Inter Brand è totalmente controllata
dall’Fc Internazionale. Il presidente è Angelomario Moratti, figlio di
Massimo, nato nel 1973.
Nell’operazione, certificata dal notaio
Lodovico Barassi, è emersa una plusvalenza di 158 milioni. Una
plusvalenza solo di carta ma sufficiente nella forma a tappare i buchi
di bilancio, almeno secondo il cda guidato da Ernesto Paolillo, da pochi
mesi amministratore delegato dell’Inter. In particolare, con la
plusvalenza “creata” dal marchio è stata coperta larga parte degli oneri
residui per la svalutazione dei calciatori fatta attraverso la legge
salvacalcio nel 2003, per un totale di 319 milioni.
Alla chiusura del
bilancio al 30 giugno 2005, l’Inter doveva ancora assorbire 223,6
milioni di euro di svalutazioni e deve farlo entro il bilancio al 30
giugno 2007. Il cda ha deciso di addebitare metà dell’importo, quasi 112
milioni, nel bilancio al 30 giugno 2006, coprendo tutta la perdita
grazie alla plusvalenza da 158 milioni ottenuta con la “vendita” del
marchio. Restano quasi 112 milioni di oneri da coprire nel bilancio
della stagione in corso.
Nell’operazione marchio l’Inter ha seguito
l’esempio del Milan, che il 30 settembre 2005 ha fatto emergere una
plusvalenza di 181,3 milioni con una cessione a se stesso. Ora ci stanno
provando Lazio e Roma, altre squadre l’hanno già fatto […] Quest’estate
la Covisoc aveva tentato di applicare criteri rigorosi, rifiutando
l’iscrizione al campionato di Milan e Inter se non avevano ottenuto una
ricapitalizzazione di almeno 100 milioni ciascuno. Ma poi il rigore è
svanito. Non è chiaro se per intervento della Figc (il commissario era
Guido Rossi) o per quale altra ragione. E Moratti ha potuto iscriversi
al campionato versando appena quattro milioni di ricapitalizzazione.”
A questo articolo risponde la FIGC con una nota:
”La
FIGC, con riferimento alla notizia apparsa su "Il Sole 24 ORE" di
sabato 04/11/2006, che riferisce di un presunto cambio di impostazione
da parte della COVISOC nell’applicazione dei criteri di ammissione al
Campionato di Calcio 2005/2006, ipotizzando addirittura l’intervento
dell’allora Commissario Straordinario prof. Guido Rossi, comunica quanto
segue:
1) Sotto il profilo procedurale, la COVISOC ha sempre operato
con la massima autonomia, avendo quale unica e generale indicazione da
parte dei vertici federali l’invito a seguire la rigorosa applicazione
delle norme interne federali;
2) Nel merito, la COVISOC,
contrariamente all’errata informazione contenuta nell’articolo, non ha
considerato - nella verifica dei criteri di ammissione delle società che
hanno proceduto allo scorporo del marchio ed al fine di riscontrare la
congruità del parametro patrimoniale - il ricavo straordinario connesso
alla plusvalenza originata dalle suddette operazioni. Si precisa,
infine, che il criterio seguito dalla FIGC attraverso il suo organo di
controllo COVISOC è stato più rigoroso e restrittivo di quanto previsto
dalla normativa civilistica e fiscale in vigore.”
Fonte: “Il Sole 24 Ore” del 10/01/2007:
“Con
un passivo di 181,5 milioni di euro nell’ultima stagione, l’Fc
Internazionale stabilisce il primato delle perdite tra le società di
calcio italiane. Il risultato emerge dal bilancio consolidato al 30
giugno 2006, predisposto per la prima volta dalla squadra presieduta da
Massimo Moratti, ma non divulgato.
Finora era noto il bilancio
civilistico dell’Inter, approvato dai soci il 6 novembre. Questo
documento dichiara una perdita netta di 31,14 milioni, un deficit
contenuto rispetto alle consuetudini del club nerazzurro, reduce da una
perdita di 118,7 milioni nel 2004/2005. Il precedente record negativo
era del Parma Ac di Calisto Tanzi nel 2002/2003, finito in
amministrazione straordinaria con 167,3 milioni di passivo.
Con
l’analisi dei conti dell’Inter si apre un’inchiesta del «Sole 24 Ore»
sui bilanci delle società di calcio. Conti sempre traballanti,
nonostante siano partoriti nuovi artifici contabili. Dopo la legge
salvacalcio, varata nel 2003 e bocciata dall’Ue, le squadre più
"intraprendenti" hanno escogitato la rivalutazione e cessione del
marchio. Ma si tratta di operazioni in famiglia: la cessione a se
stessi.
Questo ha consentito di mettere una toppa (di carta) ai buchi
della gestione nei bilanci civilistici, nei quali formalmente sono
ammesse plusvalenze anche se realizzate in famiglia e quindi, in realtà,
fasulle.
Anche la Covisoc, la commissione della Figc che vigila sui
conti delle squadre, dopo aver tentato l’affondo del rigore l’estate
scorsa è stata tollerante sui conti taroccati.
L’Inter ha dichiarato
una plusvalenza di 158 milioni a fine 2005 "vendendo" il marchio alla
controllata Inter Brand Srl. Nel bilancio civilistico questo guadagno è
stato utilizzato per ridurre le perdite. I revisori della Kpmg però
hanno storto il naso, con richiami o eccezioni su questa e altre voci
del bilancio di Moratti. Tra l’altro — rileva Kpmg — su questa
plusvalenza non è stata accantonata l’Irap, che sarebbe di 6,7 milioni e
aumenterebbe la perdita finale. Nell’ultimo bilancio l’Inter ha
stanziato 111,8 milioni di ammortamenti per assorbire il 35% della
svalutazione calciatori fatta con la legge salvacalcio ( per 319,4
milioni totali). Dovrà assorbire i residui 111,8 milioni con il bilancio
corrente, al 30 giugno 2007.
Il 9 giugno 2006 l’Inter ha ottenuto da
Banca Antonveneta un finanziamento di 120 milioni, dando in pegno il
marchio. L’Inter si è impegnata a rispettare parametri economici e
finanziari, Moratti si è impegnato «a supportare economicamente e
finanziariamente in caso di necessità la società e su tale presupposto è
stato redatto il bilancio consolidato», si legge nel documento. Nel
consolidato, che dà una rappresentazione dei conti più realistica, è
stata eliminata la plusvalenza di 158 milioni perché infragruppo ed è
stato stornato l’ammortamento di 7,9 milioni sui marchi. Questo ha fatto
emergere la perdita di 181,5 milioni, anziché di 31 milioni come nel
civilistico.
Il costo del personale è di 141,95 milioni, su un valore
della produzione di 210,45 milioni, escluse le plusvalenze da
calciomercato, pari a 7,5 milioni. Altro indice di fragilità è il
patrimonio netto consolidato: a fine giugno era negativo per 122,8
milioni, contro debiti verso banche per 209 milioni (e 35 milioni di
liquidità).
Moratti ha appena varato un rafforzamento patrimoniale e
un riassetto, attraverso la fusione tra Fc Inter e Inter Capital Srl, la
nuova società azionista di controllo del club, costituita il 4 luglio
2006 e posseduta da Internazionale Holding. Con la fusione, approvata
ieri dai soci, il club riceverà liquidità per 70milioni, assicurata da
un aumento di capitale di Inter Capital per metà già versato da Moratti,
il quale aumenta dall’89 al 92% la sua quota nella squadra di calcio.”
Fonte: “Corriere della Sera” del 17/01/2007:
MILANO — Divisi nella fortuna calcistica (uno arranca a metà
classifica, l’altro inanella record in testa) ma uniti nella
disavventura giudiziaria: non soltanto il vicepresidente del Milan,
Adriano Galliani, ma anche il presidente dell’Inter, Massimo Moratti,
sono indagati dalla Procura di Milano per l’ipotesi di falso nei bilanci
delle loro squadre, negli anni in cui nel mondo del calcio era diffusa
pratica contabile ripianare i debiti e abbellire i conti attraverso
scambi di giocatori a prezzi «gonfiati». Plusvalenze fittizie per
coprire «buchi» veri.
Con un neo in più, però, per i nerazzurri di
Moratti (firmatario del bilancio 2003), dell’attuale vicepresidente e
amministratore delegato 1999-2003, Rinaldo Ghelfi, e dell’ex
amministratore delegato Mauro Gambaro: e cioè il fatto che, secondo i
calcoli della GdF e della Procura, senza il «doping
amministrativo» dei bilanci nerazzurri, l’Inter non sarebbe riuscita a
rientrare nei parametri previsti e perciò non avrebbe potuto iscriversi
al campionato di calcio della stagione 2004-05, conclusa al terzo posto.
……….
Ma intanto anche le due società, intese come persone giuridiche, sono
indagate dal pm Carlo Nocerino in base alla legge 231 del 2001 sulla
responsabilità amministrativa delle società per reati commessi da propri
dirigenti nell’interesse aziendale: una prospettiva foriera di
maxisanzioni pecuniarie nel caso di modelli organizzativi carenti o
assenti, e comunque forse più insidiosa (perché quasi senza
prescrizione) persino del versante personale penale, dove invece
l’ipotesi contestata a Moratti e Galliani è assai probabile si infranga
nei brevi termini di prescrizione contemplati dalle norme sul falso in
bilancio.
Lo sviluppo milanese, che giunge dopo una richiesta di
proroga delle indagini, è uno dei tanti filoni originati in tutta Italia
dall’inchiesta-madre della Procura di Roma (nutritasi anche della
denuncia pubblica dell’ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara) sul
fenomeno delle operazioni «incrociate» per fare il maquillage ai bilanci
delle squadre, tramite l’inserimento in contabilità delle plusvalenze
apparentemente generate dalla cessione di giocatori ipervalutati: scambi
di «campioni di carta», in teoria contesi a suon di milioni dai
maggiori club di serie A e B, ma nella realtà spesso poi mandati a
giocare nelle serie minori, quasi sempre come «prestito gratuito» a
dispetto delle loro teoriche valutazioni da novelli Maradona. Del resto,
il meccanismo conveniva a tutti: mentre le plusvalenze (cioè la
differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto) erano
iscritte per intero nel conto economico, producendo così un beneficio
immediato per il bilancio in chiusura, il costo dei calciatori comprati
era ammortato in più esercizi secondo la durata del contratto.”
Fonte “Quotidiano.net” del 17/01/2007:
“Una
nuova bufera giudiziaria rischia di travolgere nelle prossime settimane
Milan e Inter: anche la procura milanese è giunta alle conclusioni
delle indagini sulle contabilità truccate dei club calcistici.
In
particolar modo, nel mirino del p.m. Carlo Nocerino sono finite le
famigerate plusvalenze. Da circa due anni, analizzando con attenzione
alcune mosse di mercato, anche il magistrato milanese ha scoperto
trucchetti finanziari al limite dei regolamenti. Il materiale raccolto
ricostruisce dunque affari onerosissimi siglati attraverso la
compravendita di giocatori spesso sconosciuti per ripianare i bilanci e
il livello di indebitamento dei club nei confronti del fisco.
Cifre
da brividi alla fine del2005, stando a quanto emerge dalle procure di
Milano e Roma: 160 milioni di euro per quel che riguarda il Milan, 117
per l’Inter, 220 per la Roma, solo per citare i casi più eclatanti. Il
passaggio contemporaneo di Simone Brunelli, Matteo Deinite, Matteo
Giordano e Ronny Toma in maglia interista generò una plusvalenza
fittizia totale di 11,961 milioni di euro.
In cambio arrivarono a
prezzi a dir poco esorbitanti (13,95 milioni) i ragazzi Salvatore
Ferraro, Alessandro Livi, Giuseppe Ticli e Marco Varaldi. Ma per il
Milan certe operazioni erano (e forse sono) quasi un’abitudine: basti
ricordare cosa è successo con il Parma. Marco Donadel, Davide Favar e
Mirco Stefani, scambiati con Luca Ferretti, Roberto Massaro e Filippo
Porcari hanno garantito 7,892 milioni di plusvalenza.”
Fonte “Calciomercato.it” del 17/01/2007: “Allarme in casa Inter. Lo lancia il senatore di Forza Italia, Maria Burani Procaccino secondo la quale la società neroazzurra rischierebbe la B per l’accusa si falso in bilancio: "Se
si proverà che l’Inter ha falsificato i bilanci, non si potrà che
spedirla in serie B. Non si potranno usare due pesi e due misure, atteso
che se fossero provate le accuse circostanziate dalla Procura della
Repubblica la stessa Inter non si sarebbe potuta iscrivere al campionato
di calcio di serie A del 2004-2005. Adesso - conclude Burani Procaccini
- ci aspettiamo inflessibilità totale".
Cominciamo a trarre alcune conclusioni.
Secondo l’ipotesi della procura milanese, l’Inter non avrebbe potuto iscriversi al campionato della stagione 2004-05.
Possiamo
tranquillamente affermare che lo scandalo scoppiato nel maggio 2006,
denominato “Calciopoli” e che ha visto i media “concentrarsi solo” su
Luciano Moggi, Antonio Giraudo e la Juventus per alcune presunte partite
truccate (illecito mai provato dalle sentenze sportive), ha “distolto
l’attenzione” da fatti gravi come i bilanci truccati. Il “governo del
calcio” ha trascurato questi problemi su cui la magistratura ordinaria
ha effettuato un’ampia e complessa indagine. Le vendite dei marchi a
società interamente controllate, le plusvalenze incrociate fittizie,
sono doping amministrativo e avranno un’incidenza molto negativa sui
bilanci delle società. Purtroppo dal 1999 la Covisoc è stata esautorata
di tutti i suoi poteri di controllo, non potendo svolgere esami
approfonditi sui bilanci: il suo compito è stato limitato alla verifica
dell’equilibrio finanziario per l’iscrizione ai campionati senza poter
entrare nelle valutazioni di merito dei documenti contabili. Nel
frattempo la Juventus è stata condannata da una sentenza che enunciava
una classifica alterata senza alterare nessuna partita, le sono stati
sottratti gli scudetti ottenuti sul campo nelle stagioni 2004-05,
2005-06 e, paradossale davvero, uno di questi due scudetti è stato
assegnato all’Inter, che per la Procura di Milano non avrebbe posseduto i
requisiti per l’iscrizione al campionato.
Tornando all’analisi prettamente finanziaria continuiamo con il parere di Marco Liguori che, per “Quotidiano.net”,
ha svolto un’approfondita e dettagliata indagine sui conti delle
società di calcio. Leggiamo la sua analisi sui conti dell’Inter:
Inter, un 2006 da profondo rosso
Milano,
29 gennaio 2007 - L’Inter ha concluso l’ultima stagione con un profondo
rosso di gruppo pari a 181,4 milioni di euro. Per la prima volta, la
società nerazzurra ha stilato il bilancio consolidato al 30 giugno 2006,
comprendente oltre ai conti della capogruppo Fc Internazionale spa,
anche quelli delle controllate al 100% Inter Futura e Inter Brand.
Come
si legge nel documento disponibile in Camera di commercio, ciò è una
"fotografia" finalizzata "a fornire un’adeguata informativa
sull’andamento economico e patrimoniale del gruppo". Nel consolidamento
sono state eliminate tutte le transazioni con le controllate, come la
cessione dei marchi dall’Inter a Inter Brand, che ha fruttato alla prima
una plusvalenza di 158 milioni, ed è stato stornato il loro
ammortamento (7,9 milioni).
Con queste operazioni, il risultato
finale della capogruppo in passivo di "soli" 31,1 milioni rispetto ai
118,7 del 2004/05. Il consolidato presenta una serie di dati molto
pesanti: il patrimonio netto era negativo per 122,8 milioni (contro
+27,4 milioni di Inter spa), l’indebitamento bancario era di oltre 209
milioni (89,1 milioni in Inter spa). La maggior parte dell’indebitamento
complessivo del gruppo è riposta in Inter spa, schiacciata dal peso di
424,4 milioni, in aumento del +54,1% rispetto ai 275,3 milioni del
2004/05.
Preoccupante lo squilibrio debiti-crediti pari a oltre 434
milioni , contro la disponibilità liquida di soli 35 milioni.
L’indebitamento bancario di Inter spa è diminuito del 34,15% a causa
della cessione dei marchi alla Inter Brand, avvenuta il 29 dicembre 2005
"per un corrispettivo di 158 milioni". Contestualmente "è stata redatta
la relativa scrittura di licenza d’uso dei marchi del valore
complessivo di 160 milioni" di durata decennale.
Ma ci sono due
problemi gravi. "La vendita dei marchi dall’Inter alla controllata Inter
Brand – spiega l’avvocato Domenico Latino, specializzato in diritto
civile e sportivo – configura l’ipotesi del contratto con se stesso:
quindi per la legge è nulla, anche se irrilevante essendo maturata
all’interno del gruppo". In pratica, è come se il marchio fosse passato
dalla tasca destra alla sinistra.
"Inoltre, l’Inter al termine del
contratto di licenza d’uso – prosegue Latino – perderà il marchio. La
società avrà tre alternative per evitarlo: può incorporare l’Inter
Brand, rinnovare l’accordo o riacquistare il marchio". Secondo il
documento contabile, l’operazione "ha consentito di ottenere da un
primario istituto di credito un finanziamento a medio-lungo termine per
120 milioni".
L’Inter rivela in seguito la banca, specificando che a
garanzia del prestito è stato acceso il "pegno, a favore di Banca
Antonveneta sul 100% delle quote sociali di Inter Brand". C’è però da
evidenziare che l’azionista di riferimento e presidente della società
nerazzurra, Massimo Moratti, è anche consigliere esecutivo di
Interbanca, banca d’affari di AbnAmro Antonveneta. Al riguardo potrebbe
esserci un conflitto d’interesse per Moratti, che riveste il
contemporaneo ruolo di banchiere e cliente.
La società di revisione
Kpmg ha rilevato che "sull’Irap accantonata non è stata compresa
l’imposta relativa alla plusvalenza di 158 milioni". L’Inter,
avvalendosi di un parere della Lega Calcio, ha ritenuto di non dover
anche assoggettare all’Irap i 7,5 milioni di plusvalenze da cessione
calciatori, nonostante una risoluzione contraria dell’Agenzia delle
Entrate del 2001. I debiti tributari, ammontati a 19,7 milioni, sono
aumentati del 13,3%. Le plusvalenze sono state inserite nei ricavi,
mentre nei costi sono state incluse le minusvalenze (848 mila euro),
contravvenendo in via di principio al Codice Civile. I giocatori sono un
bene: la loro vendita rientra nei proventi straordinari e non ordinari.
Infine, l’Inter ha accantonato 111,8 milioni per l’ammortamento per
svalutazione calciatori fatta con il "salvacalcio" al 30 giugno 2003:
dovrà pagare l’ultima rata per lo stesso importo il 30 giugno prossimo.
Stando
al verbale di assemblea che ha approvato il bilancio al 30 giugno
scorso, l’Inter è controllata da un patto di sindacato. In lui il socio
di maggioranza al 95% è Internazionale Holding (che ha rilevato di
recente il pacchetto da Inter Capital, che è stata fusa per
incorporazione in Inter spa) controllata da Massimo Moratti: l’altro
socio è la panamense Minmet Financing Company della famiglia Giulini. In
Internazionale Holding è presente un mistero nerazzurro, riguardante la
società lussemburghese Hellas Sport International che ne possiede
l’1,74%: il suo rappresentante legale è Jean Hoffmann.
Secondo il
Journal Officiel del Granducato l’azionista di maggioranza della Hellas
Sport è la Ihf-International holding & financial company con sede a
Tortola, nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Chi ci
sia dietro quest’ultima società non è possibile saperlo, protetto dietro
il muro di gomma della località caraibica.
L’operazione di cessione
dei marchi nerazzurri ha anche un altro risvolto. Nel paragrafo
"rapporti con parti correlate" si legge che "la società ha iscritto nei
costi per servizi un importo pari a 200mila euro relativo ad una
consulenza fornita da un componente del consiglio di amministrazione di
Inter Brand".
L’Inter non specifica su quale oggetto è fornita la
consulenza e il nominativo del membro del cda della sua controllata.
Misure della Camera di commercio alla mano, nel consiglio di Inter Brand
siedono il presidente Angelomario Moratti, figlio di Massimo e
vicepresidente dell’Inter, Accursio Scorza, consigliere della società
milanese, e Jantra Giulini, membro della omonima famiglia presente nel
patto di sindacato: uno di questi tre è il beneficiario della
consistente cifra di 200mila euro.
L’importo è pari al 6,70% della
voce "consulenze esterne", pari a complessivi 2,98 milioni. Tra i costi
della produzione dell’Inter spa, si segnala un incremento del 20% delle
spese per servizi (da 39,2 a 47 milioni). In esse, si segnala il boom di
quelle amministrative, passate da 9,1 a 12 milioni. Nonostante i due
esercizi in rosso in cui è stato in carica, risultano in rialzo anche i
compensi per l’ex amministratore delegato e direttore generale Mauro
Gambaro da 450mila a 650mila euro.
In lieve calo (-1,84%) risulta il
costo complessivo del personale, passato dai 144,35 milioni del 2004/05
ai 141,69 dell’ultimo esercizio. Le spese per tesserati sono calate dai
135,59 a 131,59 milioni, mentre quelle per gli altri dipendenti sono in
aumento da 8,96 milioni a 10,10 milioni. Scomponendo i compensi ai
tesserati si nota un robusto aumento per gli allenatori (da 6,11 a 10,42
milioni, mentre per i giocatori è in calo (da 118,45 a 105,85). Questi
ultimi si sono ripagati con i premi rendimento (da 9,11 a 14,01
milioni). Uno dei punti di forza della società nerazzurra, i "risconti
passivi" (anticipo di ricavi futuri) è risultato in calo da 103,17
milioni a 44,46 milioni per il "decremento delle anticipazioni ricevute
da società di factoring a fronte di contratti relativi a diritti
televisivi".
L’Inter vi ha sopperito in parte con l’aumento del 15%
dei ricavi del conto economico, grazie soprattutto alla crescita della
voce "sponsorizzazione proventi vari e altri ricavi" (da 140,26 a 174,98
milioni). In quest’ultima sono presenti per la prima volta i "diritti
di prelazione e prima negoziazione" per 21 milioni stipulati con Rti per
la stagione televisiva 2009-2010. Essi consentono alla società del
gruppo Mediaset di sedersi per prima al tavolo delle trattative, per un
tempo congruo, per stipulare il nuovo contratto della trasmissione
criptata sul digitale terrestre. Per lo stesso motivo Mediaset aveva
versato 20 milioni alla Juventus nel giugno 2004.
In relazione ai fatti esposti, in data 24 settembre 2007, “il
pm di Milano Carlo Nocerino ha chiesto il rinvio a giudizio per il
vicepresidente nerazzurro Rinaldo Ghelfi, l'ex amministratore delegato
dell'Inter Mauro Gambaro e il vicepresidente del Milan Adriano Galliani,
indagati nell'ambito dell'inchiesta sull'ipotesi di falso nei bilanci
delle due squadre di calcio. Per il presidente dell'Inter Massimo
Moratti, invece, il pm ha chiesto l'archiviazione, secondo quanto
riferito da fonti giudiziarie e legali.” (Fonte: Reuters)
http://www.ju29ro.com/altri-scandali/126-il-bilancio-sfondato-dellinter