martedì, novembre 21, 2006

BERTINETTI: "C'E' TROPPO SILENZIO SUL TAS"

IL PROMOTORE DEL MANIFESTO BIANCINERO
BERTINETTI: "C'E' TROPPO SILENZIO SUL TAS"

Ennesimi appelli lanciati dal Professor Bertinetti sulle colonne di Tuttosport e sul sito dell'Associazione "Giulemanidallajuve" al fine di riottenere il meritatissimo scudetto del 2006. Ma la società nicchia: "Il Club si è detto favorevole ma i termini possono scadere"
LETTERA APERTA. Nei giorno scorsi Tuttosport ha pubblicato molti interventi relativi alla “ necessità” di un ricorso della Juventus al Tribunale Sportivo di Lo­sanna, dando anche notizia di un sito in cui si raccol­gono le richieste dei tifosi in tal senso, petition on line ( e un altro sito “ giulemanidallajuve” riporta i dati di un piccolo plebiscito a favore del ricorso).
Nelle settimane scorse la stessa dirigenza della Ju­ventus aveva espresso tale intenzione. Tuttavia ora tut­to tace. I maliziosi sostengono che si vuole fare un altro piacere all’Inter, dopo che già gli è stato fatto quello di dargli Ibrahimo­vic ( che ne è il trascinatore, come nel primo anno alla Juve) e Viei­ra a metà prezzo. Qualche mal­pensante addirittura ha il dub­bio che, non decidendo nulla per il momento, si finisca di non de­cidere nulla anche per il futuro, perché i termini per fare ricorso al Tas potrebbero scadere.
Mi sembra molto curioso che, dopo averlo detto e ripetuto, la società non voglia che, a proposi­to degli scudetti revocati e di quello regalato ad altri, si cerchi di ottenere giustizia. Tanto più che ora l’artefice della revoca al­la Juve e dell’assegnazione al­l’Inter, l’interista Guido Rossi, si permette di fare il furbo a propo­sito del pallone d’oro a Cannavaro. Come dissi un me­se fa in una trasmissione televisiva, se non era Buffon a vincerlo, andava benissimo Cannavaro, perché nella stagione 2005- 06 ( che è quella a cui il premio si riferi­sce) aveva vinto lo scudetto con la Juventus; e poi il mondiale. In quanto alla preferenza per Cannavaro è ovvio a tutti ( tranne che ai soliti moralisti antijuventi­ni), che Buffon non ha il difetto di essere un portiere, ma ha quello di essere ancora della Juve: una squadra che agli occhi della stampa internazionale ( che ha pre­so per buona la campagna di stampa italiana) è colpe­vole di ogni male. Sono i nostri moralisti, che adesso si lamentano, gli artefici della “ eliminazione” di Buffon e del premio a Cannavaro ( quello che, pensate un po’, al­l’inizio dei mondiali aveva detto ciò che pensava sul linciaggio contro la Juve).
Cannavaro ora è al Real; e questo lo ha aiutato per il premio; ma poi sappiamo che Zambrotta è al Barcellona, Viei­ra e Ibrahimovic all’Inter, Mutu alla Fiorentina. In una lettera che in agosto Le mandai da Lon­dra dissi che apprezzavo molto lo slogan di Lapo Elkan riferito ai campionissimi rimasti ( i cinque samurai), ma mi auguravo che non si dovesse cambiare lo slo­gan in quello dei “ tre moschet­tieri”. In base alle ultime dichia­razioni, tra pochi mesi temo che ci saremo. Anzi, non vorrei che lo slogan da usare divenisse quello dei “ due orfanelli”.
Va benissimo che ci siano mol­ti giovani bravi. Tuttavia, per es­sere da scudetto, non nel 2008, non scherziamo, ma almeno nel 2010, è necessario ( come si fece con l’acquisto di Charles e Sivo­ri in una situazione non molto di­versa) comprare dei grandi campioni da affiancare ai giovani. La domanda non è “ investiranno?”. La doman­da è “ quanto si vuole investire?”. Ma di questo, se cre­de, preferirei parlare un’altra volta. Quello che conta adesso, e che non costa niente ( solo la parcella all’av­vocato svizzero) è fare il ricorso al Tribunale di Losan­na.
I MOTIVI DEL RICORSO. I tifosi juventini pensano, con ragione, che la Juve abbia vinto 29 scudetti. Cosa pensi il Commissario straordinario Pancalli non è chiarissimo: si è limitato a dire che “lo scudetto poteva non essere assegnato, ma la Figc non può revocarlo”. E’ invece chiarissimo cosa pensava il suo predecessore, l’interista Guido Rossi, il quale, avendo capito che l’Inter non era in grado di vincere lo scudetto sul campo, quasi sistemata la questione per quanto riguarda il campionato 2006-07, gli ha regalato lui quello vinto dalla Juve nel 2005-06.
Rossi sapeva benissimo che lo scudetto ingiustamente revocato al Torino nel 1927 non fu assegnato a nessun’altra squadra; e che anche in Francia, nel 1993, si comportarono allo stesso modo, togliendo lo scudetto al Marsiglia ma non assegnandolo al Monaco, secondo classificato. E allora prima si inventò che la Uefa voleva assolutamente che si indicasse la squadra campione d’Italia; poi nominò due persone di sua fiducia e fece nominare dall’Uefa l’avvocato Aigner per formare una Commissione di Saggi che assegnasse lo scudetto all’Inter. Il loro parere è un capolavoro di acrobazie giuridiche, che si concludono con un richiamo a criteri “di ragionevolezza e di etica sportiva”. Quale ragionevolezza? Le inchieste riguardano il campionato 2004-05 e lo scudetto sottratto alla Juve è quello del 2005-06, che non era stato oggetto di indagine: solo a un buontempone, anche un po’ alticcio, può quindi sembrare ragionevole togliere lo scudetto a chi lo ha vinto.
Quale etica sportiva? Non contenti del furto perpetrato, i Saggi di Rossi hanno assegnato lo scudetto all’Inter, il cui dirigente Oriali, a fine aprile 2006 (quindi nel pieno delle lamentazioni dei moralisti per “calciopoli”) patteggiava la pena, cioè ammetteva la colpa commessa, per il passaporto falso di Recoba (i reati sono ricettazione, falso e contraffazione); per non parlare del suo Presidente Moratti, il quale pensa che spiare illegalmente arbitri e giocatori sia una quisquiglia. E’ difficile immaginare che la decisione dei tre Saggi possa essere confermata da un Tribunale di giustizia sportiva. E poiché esiste il TAS, il Tribunale sportivo di Losanna (organismo giuridico a cui tutti, da Blatter in giù, hanno dichiarato che è perfettamente legittimo rivolgersi), credo che sia doveroso da parte della Juventus farvi ricorso per ottenere giustizia. La società lo deve a se stessa; ma lo deve soprattutto a milioni di tifosi che finora hanno dovuto accettare umiliazioni e penalizzazioni basate non su colpe commesse ma sulla forza di persuasione del linciaggio mediatico. Questa volta la Juventus non avrà contro le autorità sportive italiane tifose delle squadre rivali; né avrà di fronte giudici italiani condizionati dai media italiani.. Ma per avere speranze di successo, tuttavia, la Juventus farà bene a farsi rappresentare da un avvocato svizzero che già abbia avuto successo presso il TAS. Massima stima per gli avvocati italiani, naturalmente; ma se si vuole vincere, sospetto che si debba proprio fare così.

lunedì, novembre 06, 2006

Zona grigia Tronchetti e i furbetti dei telefonini

Zona grigia Tronchetti di Peter Gomez, Vittorio Malagutti e Leo Sisti L'affaire delle intercettazioni. Gli intrecci fra la Telecom e la Pirelli. Il ruolo della holding Olimpia. La Tim. Le ricche stock option. E poi i debiti. Tutti i retroscena di un puzzle pericoloso
Una cifra: zero. Nella sala dell'hotel Principe di Savoia a Milano, dove lunedì 25 settembre Marco Tronchetti Provera ha trasformato una conferenza stampa in un'appassionata difesa di se stesso e delle sue aziende, un numero ha colpito gli analisti e i giornalisti. "Sapete quanto denaro è passato da Telecom a Pirelli negli ultimi anni?", ha chiesto polemicamente alla platea l'ex presidente del gruppo telefonico. Poi si è dato una risposta. "Zero".

Come dire, i profitti dell'ex monopolio telefonico non servono a sostenere le società di Tronchetti. Un modo per smentire dubbi e perplessità degli ambienti finanziari che da tempo si interrogano sulla solidità della lunga catena di controllo che dall'accomandita personale dell'imprenditore milanese arriva fino al gigante dei telefoni, attraverso ben sei passaggi.

Una costruzione che permette a Tronchetti e famiglia di controllare una delle più grandi imprese italiane con una partecipazione diretta che, a conti fatti, risulta inferiore all'1 per cento. Al di là delle retoriche evocazioni di presunte 'zone grigie' da cui arriverebbero gli attacchi a Telecom, proprio questo aspetto finanziario rappresenta la sostanza del tentato contrattacco di Tronchetti, da settimane costretto nell'angolo da polemiche politiche, perplessità degli investitori internazionali e, da ultimo, anche dalla magistratura con l'arresto di uno dei suoi manager di fiducia, Giuliano Tavaroli, e della rete di presunti spioni che a lui faceva capo.

Quel lunedì, mentre Tronchetti arringava una piccola folla di giornalisti convocati in fretta e furia, i titoli Pirelli erano sotto attacco in Borsa, colpiti da ribassi che hanno superato il 4 per cento. I mercati stavano dando un segnale più evidente che mai delle loro perplessità. Ecco, allora, il contrattacco. I debiti non sono un problema e Pirelli non succhia risorse a Telecom.


Questa la sostanza del messaggio di Tronchetti. Di lì a pochi minuti molti analisti sono andati a riprendere una tabellina. Pochi dati che mettono a confronto Telecom Italia con le maggiori aziende europee di telecomunicazioni. Negli ultimi tre anni, come spiega questa tabella, il gruppo italiano ha distribuito sotto forma di dividendi in media l'85 per cento dei suoi utili. Una situazione che non ha eguali in nessun altro tra i colossi telefonici continentali. Qualche esempio. France Telecom ha distribuito in media il 20 per cento dei propri utili, British Telecom il 54, la spagnola Telefonica il 60. Dati molto lontani all'85 per cento della società italiana. Un record.

Come si spiega questa differenza così eclatante? Semplice: gli ingenti flussi di dividendi distribuiti da Telecom servono a garantire la sopravvivenza di Olimpia, la holding a cui fa capo il controllo degli ex telefoni di Stato. E da chi è controllata Olimpia? Dalla Pirelli di Tronchetti, che ne possiede il 70 per cento circa del capitale, una quota che è destinata a salire all'80 nel prossimo ottobre quando, come previsto, Banca Intesa e Unicredito cederanno la loro partecipazione. Il restante 20 per cento è invece di proprietà della famiglia Benetton.

E allora, è vero che Pirelli non ha prelevato neppure un euro dalle casse di Telecom. In sua vece, però, lo ha fatto Olimpia, che per evitare di portare i libri in tribunale per effetto del pesante indebitamento è costretta a succhiare quanto più denaro possibile dalla sua controllata. In altre parole, i profitti della telefonia, invece di finanziare investimenti in tecnologie e acquisizioni all'estero, vanno in larga parte a sostenere i bilanci della holding che la controlla. A questo punto, la conclusione a cui arrivano gli analisti è semplice.

Lo sviluppo di Telecom è condizionato dai debiti della struttura finanziaria che sta sopra la sua testa. Non è un caso, al di là di tutte le motivazioni di carattere strategico-industriale, che alla fine del 2004 Tronchetti abbia scelto di assorbire Tim, vera macchina da utili del gruppo. Questa mossa serviva ad avvicinare la cassa al vertice della catena finanziaria, là dove si trovano i debiti. Con la fusione si raggiungeva un altro risultato importante. Veniva aumentata la capitalizzazione borsistica di Telecom, rendendo così più ardua una scalata in Borsa. È questo il peccato originale di Telecom, ereditato dalla gestione di Roberto Colaninno e dei suoi amici della Razza padana che scalarono l'azienda indebitandola.
Come salvare la situazione? Una soluzione ci sarebbe, tornata alla ribalta nei giorni scorsi, subito dopo lo scorporo delle attività di telefonia mobile: in pratica una rinascita di Tim. Con la vendita del business dei cellulari, peraltro non proprio facile da portare a termine, Tronchetti avrebbe incassato 30-35 miliardi di liquidità, che sarebbero andati in parte a finanziare un superdividendo destinato alla controllante Olimpia, che così avrebbe risolto tutti i suoi problemi d'indebitamento. Ancora una volta, quindi, l'azienda Telecom sarebbe stata sacrificata per fornire una scialuppa di salvataggio ai propri soci di controllo.

Di fronte a una prospettiva di questo tipo, però, alcuni dei consiglieri indipendenti avrebbero espresso pesanti perplessità. Del resto, nonostante i segnali rassicuranti che provenivano dalle fonti ufficiali dell'azienda, attivissime nell'accreditare l'immagine di un consiglio di amministrazione compatto al fianco di Tronchetti, la situazione reale, secondo quanto risulta a 'L'espresso', sarebbe ben più articolata. Nel decisivo consiglio di amministrazione dell'11 settembre, quando venne annunciata l'intenzione di scorporare le attività di rete fissa (il cosiddetto ultimo miglio) e quelle della telefonia mobile, i due consiglieri indipendenti Francesco Denozza e Marco Onado si sono astenuti, esprimendo l'esigenza di una maggiore informativa sull'operazione. Di lì a quattro giorni Tronchetti ha spiazzato tutti, lasciando la poltrona di presidente a Guido Rossi.

Ma i problemi restano. Uno su tutti. Come conciliare le esigenze di Telecom, che ha bisogno di denaro fresco per investire e svilupparsi, con quelle della catena di holding che la controlla, a sua volta bisognosa di liquidità per far fronte agli impegni contratti al momento dell'acquisto del colosso telefonico? Nel 2001 Tronchetti riuscì a finanziare l'acquisizione dell'azienda messa in vendita da Colaninno e Chicco Gnutti grazie all'incasso da parte di Pirelli di 3,5 miliardi di dollari pagati dall'americana Corning nel settembre del 2000 per comprare l'Optical technologies. Un'operazione che capita una volta nella vita, frutto della bolla tecnologica di quel periodo. Un affare che, tra l'altro, fece guadagnare personalmente circa 200 milioni di euro a Tronchetti, grazie a una super stock option, che all'epoca fu al centro di un'indagine anche da parte della Consob conclusa senza conseguenze per il fortunato imprenditore milanese.

Iniziò così, cinque anni fa, l'avventura in Telecom scandita, per Pirelli, da una serie di cessioni che hanno trasformato una delle più antiche aziende italiane. Via le attività nei cavi. Venduta a investitori finanziari anche una quota di minoranza nella società che gestisce il business dei pneumatici. E nelle prossime settimane il gruppo ha annunciato nuove dismissioni tra le partecipazioni considerate non strategiche. Tutto per rispondere agli impegni sul fronte telefonico. Sui bilanci di Pirelli incombe anche un altro macigno. E cioè la svalutazione della partecipazione indiretta nella stessa Telecom. Nel 2001 Tronchetti comprò da Colaninno e soci al prezzo di 4,2 euro per azione contro una quotazione allora corrente in Borsa che superava di poco quota 2 euro. Un prezzo che lasciò di sasso gran parte del mondo finanziario. Peggio: a cinque anni di distanza, il titolo del gruppo telefonico naviga intorno a 2,1 euro, sempre molto distante dal valore di carico nei conti di Pirelli. Solo che adesso, con ogni probabilità, la Consob imporrà a Tronchetti la svalutazione della partecipazione in Telecom, avvicinandola alle quotazioni di mercato.

Una svalutazione che sin qui è stata sempre evitata. La finanziaria Edizione dei Benetton ha già adeguato due volte il valore della propria quota con una sacrificio finanziario vicino ai 500 milioni. Per Pirelli, che possiede una partecipazione in Olimpia quattro volte più grande rispetto a quella della famiglia di Treviso, il taglio (se ci sarà) risulterà ovviamente ben più pesante. Gli analisti calcolano che, nell'ipotesi di una svalutazione a quota 3 euro per azione, il costo ammonterebbe a poco più di 2 miliardi.
"Non c'è problema", ribatte Tronchetti: "Pirelli è solida". E infatti il patrimonio dell'azienda supera i 5 miliardi di euro. Più che sufficiente per reggere l'impatto della tegola Telecom. Resta la questione dei debiti. In base a una simulazione di consolidamento integrale di Olimpia in Pirelli che compare nell'ultima relazione semestrale della stessa Pirelli, al 30 giugno la posizione finanziaria netta del gruppo risultava negativa per 4,7 miliardi. In base alle stime più accreditate questa somma dovrebbe leggermente diminuire nel bilancio di fine anno. I debiti però si confronterebbero con un patrimonio netto più che dimezzato per effetto della svalutazione della quota in Telecom.

Come riequilibrare la situazione? Gli asset più importanti di Pirelli sono stati ceduti. Resterebbe l'attività nel real estate, già quotata in Borsa e affidata a Carlo Puri Negri. L'uscita dal settore immobiliare è stata però sempre formalmente esclusa. E allora? Telecom Italia dovrà continuare a sacrificarsi per sostenere i bilanci delle holding? Una soluzione, dicono gli analisti, ci sarebbe. Un aumento di capitale che riequilibrasse i conti di Pirelli. "Non se ne parla", dice Tronchetti, che dovrebbe aprire il portafoglio per fare la sua parte in una eventuale ricapitalizzazione. L'ultima volta, alla fine del 2004, in suo soccorso arrivarono le banche (Capitalia e Banca Intesa). E adesso?

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I furbetti del telefonino Due anni prima del blitz del 19 settembre, i manager della security Telecom si regalano un weekend in Sardegna. Guidati da Giuliano Tavaroli. Le immagini in esclusiva dei volti felici dei dirigenti che oggi sfliano davanti ai pm di Milano come arrestati, indagati o semplici testimoni
È un tiepido weekend di fine aprile 2004. Nelle foto tutti sudano e sorridono felici, al grande blitz di martedì 19 settembre mancano ancora più di due anni. I vertici della Sicurezza Telecom, un esercito privato di 500 uomini, si sentono una squadra. Sotto l'occhio attento di Giuliano Tavaroli e del responsabile security della Tim, Adamo Bove, arrancano per i sentieri delle montagne intorno a Tiscali: luogo magico della Sardegna dove prosperava la civiltà nuragica e, per ironia della sorte, nome di una delle società che attentano al monopolio della prima compagnia telefonica italiana. Nelle immagini compaiono molti dei dirigenti che in queste settimane sfilano davanti ai pm di Milano come arrestati, indagati o semplici testimoni. C'è Fabio Ghioni, il mago dell'informatica, creatore e nume tutelare del Tiger Team, la squadra di hacker assoldata da Telecom per testare la sicurezza dei sistemi e ora sospettata di aver 'bucato' i computer della Rcs-Corriere della Sera. C'è Angelo Jannone, l'ex ufficiale dei Ros inviato in Brasile per fronteggiare gli attacchi a colpi di dossier e microspie condotti dagli uomini dell'agenzia investigativa americana Kroll. C'è l'assistente di Tavaroli che a Roma teneva i contatti con i vertici delle forze di polizia e col Vaticano. E via via ci sono tutti gli altri. Sì, perché secondo la Procura la struttura messa in piedi in anni e anni di lavoro da Tavaroli era una macchina complessa. Quasi un servizio segreto parallelo in cui ciascuno, magari inconsapevolmente, contribuiva a raggiungere lo scopo: raccogliere e archiviare informazioni. Ecco, per i personaggi più controversi, le ipotesi al vaglio dei pm.

Emanuele Cipriani Fiorentino, titolare dell'agenzia investigativa Polis d'Istinto, amico dei figli di Licio Gelli, riceve all'estero da Pirelli-Telecom più di 20 milioni di euro. Nel suo archivio informatico sono state trovate "circa 800" pratiche relative a investigazioni condotte con metodi illeciti (corruzione, accessi a banche dati di Telecom, dei ministeri Interni e Finanze, e altre modalità "compatibili solo con la strumentalizzazione di apparati dello Stato"). Secondo i pm Cipriani utilizzava anche agenti del servizio segreto militare. Il ruolo di Cipriani potrebbe spiegare l'incredibile carriera del suo amico Marco Mancini, da semplice brigadiere dei carabinieri diventato poi capo del controspionaggio.


Stando a notizie apprese dall'ex capocentro del Sismi di Milano, Stefano D'Ambrosio, il detective privato era il fulcro di un meccanismo ideato per spillare denaro a Telecom e contemporaneamente far fare bella figura a Mancini con i suoi superiori: "Mancini acquisiva informazioni che trasmetteva a Tavaroli, il quale le veicolava a Cipriani. L'investigatore veniva poi retribuito (per quelle informazioni) dalle aziende di Tavaroli".

Le finte indagini di Cipriani servivano per "conferire all'attività informativa di Mancini una particolare credibilità". In sostanza le notizie di Mancini trovano sempre un conferma (apparente) da una seconda fonte, ma in questo modo "a volte venivano vendute vere e proprie bufale".

Guglielmo Sasinini Giornalista, responsabile di una sorta di ufficio analisi della security Telecom, riceveva 250 mila euro l'anno prima da Polis d'Istinto e poi dal gruppo di Tronchetti Provera. Vive da anni sotto scorta, è stato sentito come testimone: tra i suoi compiti, pagare profumatamente reports a giornalisti anche di grido. Fabio Ghioni lancia contro di lui accuse pesanti, tutte da verificare: "Ho saputo dal controller della security Maurizio Nobili, che Sasinini dichiarava di essere a conoscenza di tangenti versate ai politici. Nobili gli chiese come faceva a saperlo, Sasinini gli avrebbe risposto di averli fatti lui (così nel verbale, ndr) e di conservare la documentazione che lo dimostrava. Nobili ha preso queste affermazioni come un tentato ricatto".

Margherita Fancello Sarda di Dorgali, a pochi chilometri da Tiscali, è una lobbista legata a Francesco Cossiga e Paolo Cirino Pomicino, introdotta nei salotti della politica. Indagata per fatture per operazioni inesistenti, in tre anni riceve da Telecom più di un milione di euro, altro denaro le viene versato da Cipriani per conto di Tavaroli e da Claudio Tedesco, un amico di Tavaroli già arrestato per appalti di vigilanza concessi da enti pubblici in cambio di mazzette. Cipriani sostiene di averle dato 150 mila euro cash in un bar di via Veneto. Lei conferma, spiega di aver depositato la somma al Credito italiano, poi però fa marcia indietro: non ricorda di "aver effettivamente versato l'importo avuto".
Marco Bernardini Ex collaboratore del Sisde, socio dell'ex agente Cia Jonh Paul Spinelli. Subentra alla Polis d'Istinto quando L'espresso a fine 2004 svela la 'rete Tavaroli'. Doveva essere arrestato, ma Bernardini si presenta spontaneamente in Procura e dice di aver indagato su Chicco Gnutti, Carlo De Benedetti, Diego Della Valle e i fratelli Benetton, ed evita le manette. Sulla sua carriera dice tra l'altro: "Ho coordinato la scorta di Tronchetti Provera che mi risulta venisse pagata da Cipriani". Restano da verificare altre sue dichiarazioni.

Fabio Ghioni Ex responsabile della Tecnology and Information security, nel maggio 2006 esegue il primo audit su Radar, il sistema usato per estrarre tabulati da Tim senza lasciare tracce. Bernardini dice che Ghioni "faceva uso di abusive intercettazioni telematiche e monitorava i computer dei dipendenti sorvegliando la posta elettronica", e che gli chiese di recuperare gli indirizzi e-mail di vari giornalisti e aggiunge: "Ghioni mi ha sempre riferito di avere la possibilità di accesso anche a dati sensibili di altri gestori come Vodafone e Wind". <<<>>> Con le intercettazioni, si corrompevano poliziotti, carabinieri, finanzieri e in cambio si ottenevano informazioni riservate. Poi c'è il capitolo che riguarda i sistemi informatici di Telecom dai quali, secondo quanto ha raccontato una dipendente, era possibile estrarre tabulati telefonici e altre informazioni senza lasciare tracce. Un altro dato economico che finora era stato sottovalutato riguarda l'esatta scomposizione della grande torta delle intercettazioni legali, ovvero quelle disposte dalla magistratura. Secondo le ultime cifre fornite dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella, si tratta di 265 milioni di euro l'anno. Per molti politici, il vero scandalo. Un business notevole per i privati, certo, ma che non finisce tutto nelle tasche dei gestori telefonici come si crede comunemente. Le varie Telecom-Tim, Vodafone e Wind, infatti, mettono le mani solo sul 10 per cento del totale. Mentre il resto va in tasca a una serie di piccole ditte che danno in affitto le apparecchiature. <<<>>> Telecom non può intercettare, legalmente o illegalmente”.

Lettera a Luciano Moggi

CARO DIRETTORE, ERA CONTENTO IL DOTTORE EH!
Lettera inviata a Luciano Moggi il 6/11/2006

Gent.mo Signor Luciano Moggi, la prego non si annoi, legga e alla fine dirà... e questo chi è? Però riflettendoci Su....

Seguo la Juventus da quando si diceva....
Viola, Bertuccelli e Manente.....Mari, Parola E piccinini..... Muccinelli, Martino, Boniperti, hansen H, Praest. <<>> Mattrel, Cervato, Colombo.. etc. etc. per arrivare alla Grande Juve della Triade e Lippi. Allora si rende conto delle mie sofferenze per la Juve di Sandro Puppo e di Lelio Antoniotti. Sono certo che si rende conto che tipo di tifoso della Vecchia Signora sono, è può ben capire come io e 13 milioni di Juventini possiamo aver vissuto questi ultimi mesi di "calciopoli". Però, non ci siamo fasciati la testa prima di romperla come invece ha fatto il consiglio di amministrazione della società impersonificata da qualche "bene istruito avvocato" e da persone "specialisti in liquidazioni" quando, scoppiato il caso "calciopoli" ha, secondo me, provveduto a "licenziare" Lei , il Signor Giraudo e il Signor Bettega per un piano prestabilito dai poteri occulti dietro la famiglia Elkann per disfarsi di Antonio Giraudo.

Lei Egregio Sig. Moggi sa bene che dopo la morte del Dottor Umberto l'unico ostacolo al controllo dei beni della famiglia Agnelli era l'amico fraterno del Dottore: Antonio Giraudo! Gli altri ostacoli Giovanni Jr ed Edoardo Agnelli, avevano provveduto ad eliminarli prima.

Caro Sig. Luciano, io so che lei sa, che io so che non'è possibile che lei non sa che la famiglia Elkan si è disfatta di Giovanni Jr procurandogli un cancro clinico, e' di Edoardo, ma non credo catapultandolo dal ponte Romano 80 metri giù nella Piccola Boscaglia dell'autostrada di Savona, dove, penso, vi sia stato portato e ivi adagiato, già cadavere... Io il cadavere di Edoardo non l'ho visto, è lei? Le cronache dell'epoca raccontavano che a nessuno fu permesso di vedere il corpo, e' quei pochi che lo avevano visto,  dissero che il corpo era intatto, tranne un rivolo di sangue sul volto che scendeva dalla testa fino al collo. Ma vennero subito tacitati, e' resi irreperibili! Come è possibile, è perchè il padre, Giovanni Agnelli, ha chiesto (ordinato?) alle autorità cittadine di non fare l'autopsia! E' com'è possibile che il PM di Mondovì Riccardo Bausone (il magistrato che poi svolse le indagini) ed ilquestore di Torino Nicola Cavaliere acconsentirono, è senza che i media chiedessero spiegazioni?

Caro Direttore, ecco perchè hanno allontanato, di fatto, anche il Signor Capello invece di difenderVi e semmai provvedere diversamente…dopo. La società avrebbe dovuto pensare a difendere quella squadra mondiale, quella magnifica macchina di vittorie che avevate costruito...così avrebbe difeso il patrimonio di storia, di successi, è l'Onore! A nche noi tifosi Juventini. Perchè, mi creda, nove decimi dei tifosi juventini la pensano come me. Calciopoli E' STATO UN COMPLOTTO! Ordito dai poteri dietro GLI ELKAN! Si è mai chiesto del padre (Alain Elkann) del più ricco è potente uomo Italiano; del padre del padrone della più grande industria Italiana, come mai nulla si dice? E' sul mondo Fiat mai una parola; è mai una parola sulla famiglia di suo figlio... dei nipotini, no?! Non le sembra strano?

Per decenni abbiamo subìto il continuo, martellante e incalzante attacco da parte delle Tv & Radio di " stato", delle Tv (Sky) del Congregante Rupert Murdock, di quelle della fininvest e di altre minori come : la sette, sette gold e altre private....tutte volte a sostenere sfacciatamente solo le squadre  Meneghine è della Capitale, è di tutte le altre sempre e comunque contro la Juventus... preparavano il terreno per il COMPLOTTO! Ecco perchè!

Per anni hanno glorificato le immagini di un Milan che vinceva coppe dei campioni, ma non dicono di Pivatelli e di quello che successe con il Benfica in quella finale e del gioco espresso in campo... Catenaccio, contropiede, palla in tribuna e poco altro!

Per anni hanno glorificato la grande interDopata... che vinse (Con vittorie che lo stesso Ferruccio Mazzola dice di essere figlie dell'oro nero dai pozzi di Angelo Moratti per mano di italo Allodi, è delle pastiglie di Herrera e intrugli del Dottor Quarenhi!) con catenaccio totale certe finali inguardabili dove il senso puro ed estetico del calcio non esisteva minimamente è ci segnò per sempre con la considerazione in Europa e nel mondo che ancora oggi stentiamo di toglierci di dosso: italiani difensivisti, catenacciari, opportunisti, furbi e fregnoni! Le tv e i giornali, dicevo… hanno, per anni manipolato e fatto vedere solo quello che serviva per buttare fango e discredito sulla Juventus, preparavano il terreno per il COMPLOTTO!

I giornali, dove scribacchini prezzolati sfogavano le loro turbe contro la Juventus montando polemiche ad arte o partecipando a insulsi dibattiti monocorde, dando spazio a "serpi velenose" assurte da loro a saggi del pallone che vomitavano merda e veleno sulla juventus sotto forma di accuse, poi logicamente, rivelatesi non vere ma comunque che servivano in quel periodo, a montare sempre di più l’avversione nei confronti della Juventus e dei suoi tifosi: sentimento popolare antijuventino! Preparavano il terreno per il COMPLOTTO!

O come commentatori e cronisti che subdolamente, pagati da noi tutti, interpretavano le telecronache ….cioè che quando si faceva la telecronaca di una partita di coppa di una squadra di Roma o di Milano o di Firenze,Napoli o Parma allora l’amor patrio era consentito, ma quando era la Juventus a giocare contro una squadra “straniera”, era giusto essere corretti ed europeisti nei giudizi è calcare la mano conto la Juventus! Il fertile terreno ormai era pronto per il COMPLOTTO!

Egregio Sig. Luciano Moggi. Sono certo che lei sa che il padre di tutti i mali della juventus, e quindi i suoi, è...... Candido Cannavò! Lei forse non sa l'origine dell'odio verso la juventus di questo verme schifoso -
diavolo figlio del diavolo, è una storia che viene da molto lontano, metà anni 70 che vede capostipite Gino Palumbo! Punto di riferimento Gianni Agnelli. Storia che non mi metto a raccontare perchè troppo lunga. Però deve sapere che la triade del male Gino palumbo, Giuseppe Prisco e Candido cannavò prima, e dopo la morte di Gino facce'luna, il binomio Prisco Cannavò ne combinò tante ...pro mafia e camorra (del peppunielle protetto dalla camorra sapeva....vero?)e le loro scommesse; non posso credere che lei non sapesse. L'Inter e sempre stata legata alle scommesse, anche questo, sono certo lei sa.

Non voglio annoiarla srcivendo un libro, solo qualche accenno al complotto di Cannavò. Nella primavera del 98, era da poco finito il campionato, si è incontrato per caso con "zednec zeman", logicamente parlarono del campionato appena finito, e dai discorsi di zeman, il viscido Cannavò intravvide il modo di poter fare male a l'Avvocato, facendo male alla Juve! E prese la palla al balzo, il grigio(in Siciliano cannavò=canapa= grigio) doveva andare prima a Catania e poi a Piazza Armerina (prov.di Enna, per incontrare amici della famiglia Catanese, mentre lo zingaro Boemo andava a Palermo e si diedero appuntamento a mondello, dove erano protetti da amici di zeman.

Lei Sig. Moggi Capirà perchè "zeman" ha scelto l'Espresso e non La Gazzetta; per lanciare il sasso era importante stare lontano della Cupola RCS, poi la rosea avrebbe fatto il resto. Fu lui, l'infame topo di fogna catanese ad incontrare Guariniello con la scusa del doping nel ciclismo. Un giornalista molto usato da cannavò per i contatti con guariniello, chi se non Roberto Beccantini. Cannavò per il lavoro sporco con gli Arbitri (accordi per danneggiare la Juve o per aiutare l'inter), si serviva di Beccantini e Gino Franchetti, due che se anche visti non creavano sospetti.

Lei ricorda inter Juventus, la partita del girone d'andata del campionato 97/98, è nella partita del girone di ritorno ci fu lo scontro Ronaldo-Iuliano? Per quella partita fu designato l'arbitro Stefano Braschi e subito dopo venne avvicinato sia dal Franchetti sia da Beccantini. Se vuole farsi un favore riveda quella partita con i suoi avvocati e dopo chieda a una tv di trasmettere le due partite, quella di Milano e quella di Torino.

26 aprile 1998 --- 4 gennaio 1998 
https://www.youtube.com/watch?v=K3JGTAVndwM

inter-Juventus 4 gennaio 1998 - 1:35:53 
https://www.youtube.com/watch?v=hv7ALiFsR_M

Juventus-Inter 26 aprile 1998 - Part 1 - 53:52
https://www.youtube.com/watch?v=nYVg-M8DjCc

Juventus-Inter 26 aprile 1998 - Part 2 - 53:52
https://www.youtube.com/watch?v=l-uvkFwDSIo  

Lo sa che Cannavò mandò Beccantini a concordare con L'onesto Agnolin un Como Juventus finito 1-1 prima che Lei andasse alla juve, poi lo mandò anche a Bologna a concordare con DeSantis, ma la partita finì 3-0 per la Juve e infine a concordare con Collina per il derby, e anche questa volta andò male a Beccantini, perchè malgrado la buona volontà del pelato schifoso, la Juve vinse 4a3. Questi sono quelli che so io, ma chissà quante altre volte le avranno combinate!

Il Siculo ha trovato sempre con chi appoggiarsi, era culo e camicia con Prisco per via dei rapporti di convivenza a Milano: mafia-camorra. Da cittadino al di sopra di ogni sospetto, spesso era il porta messaggi tra lo stalliere della villa di Arcore e l'inviato della mafia all'Otel Salus a Roma(piazza indipendenza). Con Berlusconi ebbe molteplici incontri publici: in redazione alla gazzetta, a cene al ristorante Giannino, da Meani all'Isola Caprera... ma anche in ville piduiste. Per restare 40 anni alla gazzetta una ragione ci sarà, no? Ma da quando il contorsionista moratti ha comprato l'inter, si è buttano anima e corpo a spellare al benzinaro miliardi di lire per se e per i circoli dei giornalisti di tutte le città, ma il corruttore Minus Habens protetto dal potente Tronchetti Provera, di suo sparge liquido ad una legione di giornalisti, ecco spiegato il servilismo di scribbacchini e ciarlatani .

Caro Sig. Moggi, Finito il processo d'appello con l'assoluzione, Cannavò si è appoggiato ai vertici dell'inter con le intercettazioni per stroncare la Juve. Comunque il santo facchetti era uno sporco corruttore, altro che santo. Una volta era andato a Telelombardia con un dossier, e all'ultimo secondo le hanno fatto segno di recedere perchè era arrivato un imput a non leggerlo.

Con il diffamatore Beccantini, è da anni che  combatto una guerra privata, è da molto tempo che gli rinfaccio la sua connivenza con Cannavò e Guariniello, e lui le ha tentate tutte per attirarmi in un tranello, anche direttamente invitandomi ad incontrarlo, oppure sotto altro nome (nic) nel suo blog "il sassolino nella scarpa", poteva denunciarmi per ricatto o estorsione.... ma non lo ha fatto. Ha solo detto a Candido di incaricare i suoi picciotti per accopparmi. Ma io le ho detto che non mi interessa ne ricatto ne estorsione, perchè appena metto il naso fuori, i picciotti di Ninì mi fanno la festa, ed io voglio prima vedere lui fare una brutta fine.

Niente telefonate tra Beccantini e Cannavò, da anni erano al corrente delle intercettazioni ai mafiosi. Non si preoccupi di chi sono io, Le posso assicurare che Guariniello e Cannavò lavorano da matti per distruggere la Juve, e LEI...Cannavò prima la detestava, ora la ODIA.

Carissimo Sig. Moggi se è riuscito a leggere senza annoiarsi, si accendi un sigaro e ci rifletti su, se trova che sono un millantatore, può pure dire ma sto stronzo chi crede che sono...altrimenti mi faccia due righi in risposta. Cordiali saluti, e vada fino in fondo.... fino alla corte Europea.
Roberto X
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MILANO, CAPITALE DELLE TRIADI DEL MALE. QUESTA TRA LE PIU' SCHIFOSE E PERICOLOSE 
IL BOSS, IL MINUS HABBENS E IL TOPO DI FOGNA CATANESE!

Ricevo e Publico

INTERVISTA A MIKE BONGIORNO: CALCIOPOLI: E SE LO SCANDALO FOSSE IL MODO CON CUI CE L'HANNO RACCONTATO?

 Mike Bongiorno interviene su Calciopoli
"Dopo 75 anni di fede juventina sono talmente addolorato che abbandono. Mi auguro che si chiarisca la cosa, ma mi sembra così pesante che non vorrò più vedere il calcio. Basta, mi dedico a un altro sport"
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"Non abbandonerò mai la Juve"!
"Ci tengo a precisare che non voglio lasciare i colori bianco-neri, non si abbandona una squadra dopo ben 75 anni di tifo. Ma proprio per questo motivo sono molto addolorato per quanto sta accadendo e spero che le cose vengano chiarite al più presto altrimenti potrei decidere di non seguire più il calcio". Così Mike Bongiorno puntualizza la sua posizione riguardo allo scandalo che ha colpito il mondo del calcio.

"E questo, lo ribadisco, non vuol dire rinnegare quella che è e rimarrà sempre la mia squadra del cuore". Il presentatore rivela anche di aver adottato a distanza la piccola Nur, 4 anni, libanese.

"Mi ha chiamato Raffaella Carrà", racconta, "per chiedermi se potevo andare a fare l'inviato speciale della sua trasmissione per convincere la gente a fare adozioni a distanza. Ho accettato di andare in Libano, a Beirut, dove ho visto famiglie con otto figli che possono essere aiutate con 1 euro al giorno. In un asilo, avevo intorno un gruppo di bambini adottabili, ho visto una piccolina mettersi in ginocchio, strisciare sotto gli altri e una volta arrivata vicino a me mi ha abbracciato le ginocchia".

"Ero commosso, l'ho presa in braccio e avevo le lacrime agli occhi - continua il re dei presentatori - Ho guardato i suoi occhi enormi e dolcissimi, e mi sono detto: "Questa la adotto. Adesso la famiglia Bongiorno ha anche una bambina", annuncia il conduttore. 
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AGGIORNATO AL POST CALCIOPOLI
Stefano Palazzi, il Corrotto Procuratore Federale che ha condotto l'inter, il presidette facchetti e', il Corruttore-"massimo moratti" alla Prescrizione!

Il presidente dell'inter "massimo-CORRUTTORE-moratti", imbroglione senza scrupoli, REO anche di "Aver fatto falsificare" il passaporto del giocatore Uruguayo-Alvaro Recoba, e di aver pagato a "franco carraro" un'ingente somma per corrompere i giudici della FIGC, se e' vero, come e' vero quello che dice a Claudio Sabelli Fioretti per il Corriere della Sera Magazine il 31 agosto 2006:

Claudio Sabelli Fioretti: Però è vero che Recoba ha patteggiato la storia del passaporto falso.
"massimo moratti": «E infatti abbiamo pagato 4miliardi di lire di multa e Recoba è restato fermo sei mesi. Siamo stati condannati e abbiamo pagato».
Dice di aver pagato una multa di 4 Miliardi di vecchie Lire, mentre il verdetto del processo d'Appello della Figc, riportava di una Multa di 1 miliardo e 400 Milioni (1400-milioni!), quindi 2.600 milioni per comprare  Carraro ed i Giudici! Ecco perche', a sentire il giornalista di Il Giornale: Franco Ordine in TV urbi et orbi dichiarare che, "Carraro disse apertamente", in un "onsiglio Federale": "Io non mando in B moratti che ha cacciato 600 miliardi per l'inter"! Dichiarazione poi confermata dal Presidente del Palermo Maurizio Zamparini! Che la GRAVISSIMA ACCUSA del Giornalista possa essera vera, lo conferma la stessa inter, non avendola MAI SMENTITA in quasi 10 anni dalla sua diffusione!
 Dichiarazioni del 
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 «Scudetto da assegnare. è un premio per chi rispetta le regole»
Il Corruttore massimo & il corrotto infame!
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«Che questa fosse una squadra mediocre, lo penso da tempo e per una banale ragione (…). E se Lippi è un genio del pallone, almeno a un Nobel può aspirare anche il mio portinaio di Milano» 

(Vittorio Zucconi, Rep., 18 giugno). 
 Il SICARIO di "carlo de benedetti": "vittorio zucconi", cafone arrogante e' grande maleducato, l'interlocutore, educatamente lo lascia parlare senza interromperlo, ma quando e' il turno di parlare dell'altro, incomincia ad interromperlo! "vittorio zucconi" farabutto degno del suo padrone, "carlo de  benedetti"! Infatti, Alan Friedman gli urla: "Il tuo padrone è De Benedetti"!
https://www.youtube.com/watch?v=0cN5wNU6Ess
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 «Mi farebbe piacere non vedere Totti in questa nazionale… O meglio: lo vorrei come capitano, inun’Italia senza Cannavaro, Buffon e Lippi. Saremmo dovuti andare in Germania col lutto al braccio perché il calcio è morto»  
(Claudio Amendola, Corriere, 2 giugno 2006
Un vecchio proverbio calabrese recita: se vai con lo zoppo impari a zoppicare, se vai con totti impari a delinquere, e' se vai con amendola impari a sniffare
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 otti delinquente su Pirlo
 
totti cazzotti a Manningher

totti un delinquente prestato al calcio

altri atti criminali del delinquente di porta metronia

totti a piedi uniti con i tacchetti sul petto di Pirlo
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L'EMBLEMA DELLA ROMA E ICONA DEI ROMANISTI
PORCO CON LA CARAVATTA CAMUFFATO DA CALCIATORE!
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DELINQUENTE FIGLIO DI 100 PADRI
VIOLENTO! UN DELINQUENTE PRESTATO AL CALCIO!


CORRADO DEBIASE "IL PROCESSO ALLA JUVE E' STATO UN ABORTO GIURIDICO

CLAMOROSE DICHIARAZIONI DI CORRADO DE BIASE, IL CAPO DELL''UFFICIO INDAGINI ALL'EPOCA DELLO SCANDALO SCOMMESSE DEL 1980.

"IL PROCESSO ALLA JUVE E' STATO UN ABORTO GIURIDICO

CORRADO DEBIASE
1) -Corrado De Biase, il capo dell'ufficio indagini all'epoca dello scandalo scommesse del 1980, risponde ad uno spettatore tifoso della Juventus che telefona a Rete37, emittente privata fiorentina, dove l'ex giudice era ospite, a proposito della Juventus e dell'operato di Zaccone, legale della stessa: "Non posso sapere perchè la proprietà della Juventus si sia mossa in un certo modo, ma mi sento di dire, al 99%, che la vicenda è stata abilmente pilotata dai vertici della squadra torinese, a cominciare dalla richiesta di Zaccone, che ha lasciato tutti di stucco. Zaccone non è un incompetente, come molti credono, ma è stato solo un attore di questa vicenda. Bisogna avere, innanzitutto, il coraggio di affermare una realtà: il procedimento di questa estate ha partorito un autentico aborto giuridico. Quando parlo di "aborto giuridico" mi prendo la piena responsabilità di ciò che dico. Quando si vuole espletare in due settimane un procedimento che richiederebbe almeno 6 mesi solo per un corretto iter investigativo, non può che venir fuori un aborto giuridico. Quando si cassa, per motivi di tempo, un grado di giudizio, quando si impedisce agli imputati di portare testimoni, dossier e filmati in loro discolpa, ma gli si concede solo 15 minuti per una arringa difensiva, non si può che parlare di aborto giuridico. Quando non si concedono agli avvocati difensori degli imputati i testi integrali delle intercettazioni, adducendo che non sono pertinenti, si può solo parlare di aborto giuridico. Quando, infine, si disassegna un titolo ad una squadra, la Juventus, per assegnarlo ad un'altra, l'Internazionale, prima che sia pronunciato il verdetto del primo iter istruttorio, allora siamo ben oltre l'aborto giuridico. Non è un problema di giustizia ordinaria o sportiva: in ogni paese che si definisca civile eventuali pene e sanzioni devono essere comminate dopo che sia stato verbalizzato un verdetto di colpevolezza, mai prima. E non venitemi a parlare di normative UEFA o di liste da dare alla stessa per le coppe europee: i diritti degli imputati, tra cui quello di potersi difendere con i mezzi che l'ordinamento mette loro a disposizione, vengono prima di una partita di calcio. 2) - Il punto che mi fa pensare che Zaccone abbia agito su input della proprietà è un altro, e cioè il modo in cui si sono mossi i vertici dirigenziali della Juventus, con quel finto ricorso al TAR. Come, mi chiedo, tu allontani i dirigenti, praticamente dichiarandoti colpevole, poi assisti inerte ed impassibile ad uno scempio mediatico e giudiziario ai danni della tua squadra e poi minacci di ricorrere al TAR? E' il concetto di chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti, se ci pensate bene. Prima ti fai massacrare senza muovere un dito, ti fai disassegnare il titolo, fai stilare i calendari per i campionati e le coppe europee e poi minacci di andare al TAR, strombazzando il tutto sui giornali? Sa tanto di mossa politica per placare l'ira dei tifosi, mi pare. Se Zaccone, che è uomo di valore ed esperienza, avesse avuto il mandato di evitare il disastro si sarebbe mosso in maniera diversa, nel senso che avrebbe fatto notare queste "anomalie" nel tempo intercorso tra la fine del dibattimento e l'annuncio dei verdetti. Quello, infatti, era il momento buono per minacciare di ricorrere al TAR, quando le sentenze non erano ancora state scritte, ma andava fatto in camera caritatis, chiedendo un incontro con Ruperto, Sandulli e Palazzi, e non di fronte ai giornalisti della Gazzetta. Vi prego di notare che non sto discettando di alta strategia dell'arte forense, ma dei principi basici, dell'ABC della professione, di cose che si insegnano ai ragazzi che vengono in studio a fare praticantato: se tu, avvocato difensore, ritieni di avere delle armi da giocare, chiedi un incontro con il giudice e il PM, nel periodo che intercorre tra il processo ed il verdetto, e gli fai notare che, se il responso sarà giudicato troppo severo, le userai. E qua di armi ce ne erano in quantità industriale. Poi, di fronte al fatto compiuto, chi si prende la responsabilità di fermare una macchina che macina miliardi di euro, tanto da essere la sesta industria del paese? Io, per conto mio, posso solo ribadire il concetto già espresso: una penalizzazione di 1/2punti, una multa e la squalifica di Moggi e Giraudo per 10/12 mesi, questa era la pena congrua, a mio parere. Ogni parallelo con la vicenda del 1980 è improponibile: qua non ci sono tracce di "illecito", nè di denaro o assegni. L'illecito ambientale non è un reato contemplato da nessun codice, a meno che non si parli di inquinamento atmosferico.....".

CORRADO DE BIASE "IL PROCESSO ALLA JUVE E' STATO UN ABORTO GIURIDICO

CLAMOROSE DICHIARAZIONI DI CORRADO DE BIASE, IL CAPO DELL''UFFICIO INDAGINI ALL'EPOCA DELLO SCANDALO SCOMMESSE DEL 1980.

"IL PROCESSO ALLA JUVE E' STATO UN ABORTO GIURIDICO

CORRADO DEBIASE
1) -Corrado De Biase, il capo dell'ufficio indagini all'epoca dello scandalo scommesse del 1980, risponde ad uno spettatore tifoso della Juventus che telefona a Rete37, emittente privata fiorentina, dove l'ex giudice era ospite, a proposito della Juventus e dell'operato di Zaccone, legale della stessa: "Non posso sapere perchè la proprietà della Juventus si sia mossa in un certo modo, ma mi sento di dire, al 99%, che la vicenda è stata abilmente pilotata dai vertici della squadra torinese, a cominciare dalla richiesta di Zaccone, che ha lasciato tutti di stucco. Zaccone non è un incompetente, come molti credono, ma è stato solo un attore di questa vicenda. Bisogna avere, innanzitutto, il coraggio di affermare una realtà: il procedimento di questa estate ha partorito un autentico aborto giuridico. Quando parlo di "aborto giuridico" mi prendo la piena responsabilità di ciò che dico. Quando si vuole espletare in due settimane un procedimento che richiederebbe almeno 6 mesi solo per un corretto iter investigativo, non può che venir fuori un aborto giuridico. Quando si cassa, per motivi di tempo, un grado di giudizio, quando si impedisce agli imputati di portare testimoni, dossier e filmati in loro discolpa, ma gli si concede solo 15 minuti per una arringa difensiva, non si può che parlare di aborto giuridico. Quando non si concedono agli avvocati difensori degli imputati i testi integrali delle intercettazioni, adducendo che non sono pertinenti, si può solo parlare di aborto giuridico. Quando, infine, si disassegna un titolo ad una squadra, la Juventus, per assegnarlo ad un'altra, l'Internazionale, prima che sia pronunciato il verdetto del primo iter istruttorio, allora siamo ben oltre l'aborto giuridico. Non è un problema di giustizia ordinaria o sportiva: in ogni paese che si definisca civile eventuali pene e sanzioni devono essere comminate dopo che sia stato verbalizzato un verdetto di colpevolezza, mai prima. E non venitemi a parlare di normative UEFA o di liste da dare alla stessa per le coppe europee: i diritti degli imputati, tra cui quello di potersi difendere con i mezzi che l'ordinamento mette loro a disposizione, vengono prima di una partita di calcio. 2) - Il punto che mi fa pensare che Zaccone abbia agito su input della proprietà è un altro, e cioè il modo in cui si sono mossi i vertici dirigenziali della Juventus, con quel finto ricorso al TAR. Come, mi chiedo, tu allontani i dirigenti, praticamente dichiarandoti colpevole, poi assisti inerte ed impassibile ad uno scempio mediatico e giudiziario ai danni della tua squadra e poi minacci di ricorrere al TAR? E' il concetto di chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti, se ci pensate bene. Prima ti fai massacrare senza muovere un dito, ti fai disassegnare il titolo, fai stilare i calendari per i campionati e le coppe europee e poi minacci di andare al TAR, strombazzando il tutto sui giornali? Sa tanto di mossa politica per placare l'ira dei tifosi, mi pare. Se Zaccone, che è uomo di valore ed esperienza, avesse avuto il mandato di evitare il disastro si sarebbe mosso in maniera diversa, nel senso che avrebbe fatto notare queste "anomalie" nel tempo intercorso tra la fine del dibattimento e l'annuncio dei verdetti. Quello, infatti, era il momento buono per minacciare di ricorrere al TAR, quando le sentenze non erano ancora state scritte, ma andava fatto in camera caritatis, chiedendo un incontro con Ruperto, Sandulli e Palazzi, e non di fronte ai giornalisti della Gazzetta. Vi prego di notare che non sto discettando di alta strategia dell'arte forense, ma dei principi basici, dell'ABC della professione, di cose che si insegnano ai ragazzi che vengono in studio a fare praticantato: se tu, avvocato difensore, ritieni di avere delle armi da giocare, chiedi un incontro con il giudice e il PM, nel periodo che intercorre tra il processo ed il verdetto, e gli fai notare che, se il responso sarà giudicato troppo severo, le userai. E qua di armi ce ne erano in quantità industriale. Poi, di fronte al fatto compiuto, chi si prende la responsabilità di fermare una macchina che macina miliardi di euro, tanto da essere la sesta industria del paese? Io, per conto mio, posso solo ribadire il concetto già espresso: una penalizzazione di 1/2punti, una multa e la squalifica di Moggi e Giraudo per 10/12 mesi, questa era la pena congrua, a mio parere. Ogni parallelo con la vicenda del 1980 è improponibile: qua non ci sono tracce di "illecito", nè di denaro o assegni. L'illecito ambientale non è un reato contemplato da nessun codice, a meno che non si parli di inquinamento atmosferico.....".

La farsa dei tre saggi-la delusione Borrelli-gli incontri con galliani

LA FARSA!!!!....IL PARERE DEI TRE SAGGGI
Perche lo scudetto - puo-deve - essere tolto!
La possibilità di una revoca dello scudetto del­l’Inter è contenuta nel parere consultivo con cui il commissario Guido Rossi ha puntellato la sua decisione di assegnare il titolo ai nerazzurri. Un parere di 5 pagine elaborato dalla commissione composta da Gerhard Aigner, da Roberto Par­dolesi e dall’attuale vicecommissario Massimo Coccia. Evidentemente la modifica della classi­fica in seguito a penalizzazioni e retrocessioni, fa sì che il titolo di campione d’Italia venga “auto­maticamente” acquisito dalla squadra che la se­guiva in classifica. Ma la Figc (si legge nel pare­re che, dunque, non ha in alcun modo “obbliga­to” Rossi ad assegnare lo scudetto all’Inter) può decidere comunque di non assegnarlo come emerge chiaramente dal punto 20: “Tuttavia [...] la FIGC ha certamente il potere discrezionale di deliberare la non assegnazione del titolo di cam­pione d’Italia alla squadra divenuta prima in classifica a seguito della penalizzazione della squadra o delle squadre che la precedevano se, alla luce di criteri di ragionevolezza e di etica sportiva (ad es. quando ci si renda conto, ancor­ché senza prove certe, che le irregolarità sono state dì numero e portata tali da falsare l’intero campionato, ovvero che anche squadre non san­zionate hanno tenuto comportamenti poco lim­pidi), le circostanze relative al caso di specie ren­dono opportuna tale non assegnazione. In questo caso, la squadra prima classificata sarebbe ben­sì vincitrice del campionato (...) ma non le ver­rebbe assegnato il titolo di campione d’Italia. An­che in questa ipotesi [...] il titolo di campione d’I­talia resterebbe dunque vacante”.
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Borrelli, ma chi spiava la Juve? E Moratti interrogato smentisce l’intervista alla « .... Stampa, e Corriere della Sera Magazine» .... .... che non ha mai smentito .... MILANO. Francesco Saverio Borrelli ieri era a Milano, ma non stava pedinando .... Massimo Moratti. Il capo dell’Ufficio Indagini era a caccia della documentazione sulla famigerata “ Operazio­ne ladroni”, ovvero l’indagi­ne illegale che l’ex responsa­bile della sicurezza di Tele­com, Giuliano Tavaroli ave­va condotto sull’arbitro Mas­simo De Santis. Lo scottan­te dossier, in mano alla Procura milanese dove Bor­relli ha lavorato per anni, potrebbe essere prezioso per lo svolgimento delle indagi­ni, tese a scoprire quanto e come l’Inter fosse coinvolta in questa spy story. E molto probabilmente, Borrelli riu­scirà a mettere le mani su quei documenti, che per la Procura hanno un valore se­condario nel quadro della più grande e importante in­chiesta giudiziaria sulle in­trecettazioni illegali condot­te dalla Telecom. Più diffici­le, invece, entrare in posses­so dei fogli sui quali potreb­be essere testimoniata un’al­tra e più vasta indagine illegale, con intercettazioni telefoniche non autorizzate a cellulari dei vertici della Juventus e della Figc. Bor­relli, tuttavia, non demorde e la sua visita milanese è in­dicativa di come voglia pro­cedere con grandissima at­tenzione nella vicenda.E, oltre ai dossier, il capo dell’Ufficio Indagini sta cer­cando di convincere l’ex ar­bitro Nucini a testimoniare. Un primo tentativo non è andato a buon fine nei gior­ni scorsi, quando l’uomo chiave della vicenda De San­tis si avvalso della facoltà di non rispondere all’Ufficio In­dagini, non essendo più tes­serato Figc. Ma gli uomini di Borrelli restano in pressing, perché la sua testimonianza potrebbe essere illuminante: fu lui, infatti, a denunciare i misfatti legati all’arbitro ro­mano ( e non solo quelli) in un colloquio con Giacinto Facchetti. E fu proprio quel colloquio, dopo il quale l’In­ter consigliò a Nucini di ri­volgersi alla magistratura ordinaria, che iniziarono i “ controlli” di Tavaroli. Quei controlli che Moratti ha fer­mamente negato fossero sta­ti ordinati dall’Inter e, men che meno, da Facchetti. Se­condo ulteriori ricostruzioni della chiacchierata del pa­tron dell’Inter da parte del­l’Ufficio indagini, avvenuto martedì, emerge che il pe­troliere si sia preso tutte le eventuali responsabilità, la­sciando fuori dai fattacci l’a­mico scomparso. Ma durante il colloquio Moratti ha cercato di smon­tare l’accusa di aver com­missionato le indagini su De Santis, di fatto smentendo una sua intervista di Rober­to Beccantini, pubblicata sulla Stampa del 22 settem­bre, nella quale di fronte al­la domanda: « Faceste spiare l’arbitro De Santis? » , rispo­se: « E’ ormai episodio di do­minio pubblico. Un tizio si offrì di farlo. Era in contatto con persone del ministero presso il quale aveva lavora­to De Santis. Potevano of­frirci delle informazioni. Ri­sultato: zero su tutta la li­nea » . Nessuna smentita, né ufficiale, né ufficiosa è, però, mai arrivata al giornale, né al giornalista.Insomma, nella posizione di stallo creata dalla con­trapposizione delle versioni di Tavaroli ( « L’Inter mi com­missionò quelle indagini » ) e Moratti ( « Mai ordinato nul­la » ) , Borrelli cerca una via d’uscita. E presto ascolterà anche Carlo Buora, ammini­stratore delegato di Telecom ( e, sempre secondo Tavaroli, informato delle sue attività) e vicepresidente dell’Inter. Borrelli sentirà, poi, anche Rinaldo Ghelfi, l’uomo che governa le finanze dell’Inter con la carica di vicepresi­dente, che firmò la fattura per il pagamento dell’inda­gine su Christian Vieri.Nel frattempo Moratti ha diradato le sue uscite pub­bliche e dribblato i giornali­sti « nel rispetto dell’indagi­ne di Borrelli » . Un silenzio che non rende servizio alla chiarezza, ma dicono non nasconda altro che tranquil­lità e ottimistica attesa del­la risoluzione di tutta la questione.

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LE TELEFONATE NON INTERCETTATE E GLI
INCONTRI CON GALLIANI
GLI inquirenti avevano defi­nito «chiara e netta confiden­za » quella tra Pierluigi Colli­na e l’addetto agli arbitri del­la società rossonera, Leonar­do Meani. Emblematiche, in tal senso, sono le telefonate registrate il 18 aprile 2005. Quando Meani comunica a Collina che Galliani vor­rebbe conoscere le sue inten­zioni, si sente rispondere che avrebbe piacere di incontrare personalmente l’amministra­tore delegato: «Uno dei miei obiettivi era quello di fare quattro chiacchiere con lui, anche se Siena non è l’ideale. Il problema è che io e lui sia­mo ben riconoscibili, per cui non vorrei che qualcuno ve­de e così... forse l’ideale po­trebbe essere la sera di chiu­sura del tuo locale... una vol­ta che io entro nel parcheggio del ristorante non mi vede nessuno». Meani suggerisce l’abitazione di Galliani, nel centro di Milano, ma poi ci ri­pensa: «Rischi sempre che trovi un fotografo». E Collina: «Poi io non è che non sia rico­noscibile... Adesso, poi, coi te­lefonini... ». Insomma, il luogo ideale è il ristorante di Mea­ni, L’isola di Caprera a Lodi. Collina ne è convinto: «Lì a Lodi uno fa il giro della tan­genziale e ce l’hai lì dietro... arrivi pum dentro... e faccio in un attimo, insomma. Nes­suno ti vede. Se tu sei chiuso, si può fare a qualsiasi ora». Leonardo Meani arriva ad ipotizzare un intervento del Milan per far diventare Col­lina designatore: «Ti promet­to che se tu diventi designa-t­ore... ». Collina ride: «Non penserai mica di poter fare una cosa del genere». E c’è una nuova telefonata di Mea­ni con Adriano Galliani: «Ha parlato con Collina per caso ieri?». Galliani: «No». Meani. «E’ che la cercava... «. Gallia­ni: «Adesso lo cerco io». xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Il restauratore Pancalli ha già liquidato Agnolin Il commissario Figc mette il veto alla modifica del regolamento: non lo vuole presidente dell’Aia. E le sezioni chiedono le elezioni subitoROMA. Una giornata pesante per Luigi Agnolin, al mattino evi­ta lo scontro istituzionale col commissario Pancalli e incassa il no alla modifica Figc del regolamento arbitrale che gli impedisce di presentarsi come candidato alla presidenza Aia. «Non si cam­biano regole in corsa». Poi, in serata, anche la notizia della can­cellazione della sanzione comminata dalla giustizia Aia su Gian­luca Paparesta, divenuto suo nemico dopo scontri pesanti nei mesi di Calciopoli. E oggi l’alba non porterà buone notizie: i pre­sidenti di 148 sezioni sulle 212 che compongono il corpo eletto­rale dell’Aia invieranno una lettera al commissario Pancalli in cui si chiede di tornare alle urne quanto prima. Senza Agnolin, nel­la lettera, non si dice ma lo si lascia intendere. «La prima atti­vità - scrive a Pancalli e per conoscenza ad Agnolin il 70 per cen­to dei presidenti di sezione - del Commissario sarebbe dovuta es­sere quella di ripristinare tutti gli organismi elettivi indicendo in tempi rapidi i comizi elettorali, nel pieno rispetto delle norme vi­genti, peraltro di recente adozione. La perdurante assenza di qualsiasi indicazione da parte dello stesso in ordine a questo fon­damentale aspetto della nostra vita associativa ingenera incer­tezze e rischia di pregiudicare il sereno svolgimento della nostra impegnativa attività. L’Aia non può essere ulteriormente “con­dannata” ad una posizione di impotenza». Agnolin non vuole com­mentare, ma rammentare: lui ha i poteri di modificare il regola­mento che gli impedisce di competere (s’è dimesso da 14 anni, avrebbe dovuto richiedere l’affiliazione all’Aia entro i 10 anni dall’addio sancito nel 1992), ma non li ha esercitati e non li eser­citerà. «Non voglio imporre niente, io», ripete. Neanche il codice etico che piace alla Figc. In ogni caso convocazione dei 212 pre­sidenti di sezione per la fissazione delle elezioni (il mandato di Agnolin scade il 31 ottobre) dal 12 al 14 ottobre prossimi in oc­casione del raduno arbitrale. «La mia candidatura? Quando sarà il momento e se ce ne sarà l’opportunità», dice sempre Agnolin che a Pancalli ha anche assicurato di poter dare risposte effica­ci ai dubbi pesanti sollevati da un’ottantina di parlamentari con alcune interrogazioni.La giornata, però, è andata di traverso pure al commissario Pancalli: in serata ascolta su Sky un’intervista del presidente dell’Antitrust attacca il nuovo commissario sulla mancata te­lefonata giunta per rendere esecutivo il regolamento sui procu­ratori presentato il 12 luglio in Figc (a Rossi, che se n’è andato il 18 settembre). Nostalgia di Rossi e problemi che sorgerebbero per questa bozza giacente dal 12 luglio (l’apertura di un’istrut­toria, addirittura una sanzione) poi la frase che scatena la rea­zione di Pancalli: «Diamo al nuovo commissario il tempo di capi­re come funziona il telefono». E, appunto, ecco che al telefono Pancalli ha spiegato: lei non sa forse che è stato fissato un in­contro per la prossima settimana tra Figc e un suo collaborato­re? Episodio chiuso con le scuse e una stretta di mano. Telefoni­ca.

Tuttosport - L'Editoriale di Padovan

IL COMPLOTTO DI TUTTOSPORT GIANCARLO PADOVAN
E' innegabile che il titolo pubblicato ieri in prima pagina da Tuttosport (Pulita solo la Juve) abbia provocato le reazioni più di­sparate. Da quelle - biliose e viscerali - degli anti-juventini, a quelle compiaciute di chi, a parte la fede calcistica, riconosceva la vali­dità delle argomentazioni. Le notizie di oggi, però, confermano almeno tre punti del no­stro precedente ragionamento. Punto 1: lo scudetto postumo all’Inter è un abuso di cui, tra gli altri, ha piena coscienza anche Marco Materazzi, campione del mondo e interista. Punto 2: Pierluigi Collina è stato deferito dal procuratore arbitrale Marcello Cardona per i contatti proibiti, tessuti con Leonardo Mea­ni, l’addetto agli arbitri del Milan. Punto 3: Massimo Moratti, attraverso La Gazzetta dello Sport, ha gridato al complotto mediati­co contro l’Inter sotto processo. Ma quale complotto può essere stato ordito se i due quotidiani principali del Paese - Corriere del­la Sera e La Gazzetta dello Sport - hanno soffocato la notizia per giorni e ancor oggi la trattano con una circospezione imbarazzan­te? Pensate che, martedì mattina, il quoti­diano diretto da Paolo Mieli ha preferito ri­chiamare in prima pagina l'apertura del­l'inchiesta sul campionato, a sè­guito delle denunce dell'arbitro Mazzoleni, piuttosto che l'affare Moratti-Telecom.Guardi dottor Moratti, le cose stanno così: fi­no a domenica settembre, quando Tutto­sport - solo e unico quotidiano (sportivo e non) - uscì con un titolo a tutta pagina sulle spie e un editoriale intitolato « Telecom: scandalo Internazionale», nessuno, dico nes­suno, aveva collegato l'Inter a Telecom. An­zi, tutti si guardavano bene dal farlo, altro che complotto mediatico. Il silenzio l'abbia­mo rotto noi. A parte il coraggio, che non manca, siamo tutti formidabili lettori. E lei, caro dottor Moratti, in una intervista rila­sciata a Roberto Beccantini, solo due giorni prima, aveva ribadito a La Stampa che De Santis era stato controllato e che, però, l’In­ter non c’entrava nulla con le spiate di Tele­com. Purtroppo, da quel che dicono gli atti dell’inchiesta milanese e, soprattutto, da quanto afferma Tavaroli, l’Inter c’entra e lei c’entra addirittura in prima persona. Ove mai, come ha già fatto, volesse acrobatica­mente smentire se stesso (o i colleghi giorna­listi Beccantini e Claudio Sabelli Fioretti ai quali, invece, io credo), non sarebbe comun­que più sufficiente. Da adesso bisogna con­testare la testimonianza di Tavaroli.Ma torniamo alla Juve e al nostro titolo di prima pagina. Perché la Juve è pulita? Per­ché, prima di essere condannata, si è mon­data, ha accettato le colpe, ha reciso qualsia­si cordone ombelicale con il passato, è ripar­tita dalla serie B, sta espiando completa­mente. Nessun altro ha fatto repulisti, nessun altro ha cambiato, nessuno pensa di cam­biare. Nemmeno Moratti che, da accusato, si comporta come un accusatore, al pari di tutti gli imputati di Calciopoli. No, nemme­no Moratti cambierà visto che ancor oggi ha tra i suoi tesserati un dirigente ( Gabriele Oriali) e un giocatore (Alvaro Recoba) i qua­li ad aprile hanno patteggiato la pena per i reati di ricettazione e falsificazione di timbri e documenti (passaporto contraffatto). E il Milan? Cosa dicono al Milan adesso che l'Aia vuole squalificare l'ex arbitro migliore del mondo un po troppo contiguo a Meani dipendente del signor Galliani? Forse che il complotto mediatico sta ormai stritolando la Milano del calcio. Certo. E dietro le quinte un Grande Vecchio. Ha sessantun anni e si chiama Tuttosport.

A FUTURA MEMORIA - DI UGO TOZZINI

A FUTURA MEMORIA - DI UGO TOZZINI
La medioevale stagione inquisitoria anti bianconera si è conclusa con il pubblico e solenne “auto da fé” (atto di fede o esecuzione rituale della sentenza) celebrato durante l’assemblea generale della Juve, atto di cui è stato cerimoniere il solito Zaccone, come sempre nelle vesti di “avvocato del diavolo”.
Sulla grave ingiustizia sportiva consumata contro la Signora è quindi calato stancamente il sipario del sigillo arbitrale del Coni, frettolosa pietra tombale di un imbroglio giuridico senza precedenti.
“Chi ha detto che la Juventus deve rassegnarsi all’ingiustizia?”, così “La Stampa” titolava una mia lettera che chiosava sul malinteso stile-Juve.
Appunto, chi l’ha detto? Il CdA? La Proprietà? I “Consigliori” del Lingotto? Di sicuro non i Tifosi.
Dopo la ribollente ondata di fango riservataci in graziosa esclusiva quest’estate, arrivati ai tempi supplementari autunnali della nostra partita più lunga e sofferta, noi juventini, retrocessi con la coda in mezzo alle gambe e l’onore gettato nel tritacarne, siamo diventati irresistibilmente simpatici.
Pur di confermarci signori (e minchioni) non ci siamo fatti mancare proprio nulla.
Non il nitrito presidenziale di gran soddisfazione per la manciata di fieno del Coni.
Non l’ipocrita pacca sulle spalle dei gazzettieri nemici per buona condotta.
Neppure l’ennesima pipì controvento e sulle scarpe dell’incontinente avvocato di cui sopra.
Se è stato consentito a quello “strano” patrocinante non bianconero di gettare, pubblicamente e a pagamento, la sua intempestiva palata conclusiva di letame sull’onore della Juve, a maggior ragione mi sarà concesso, cari amici, d’indirizzarvi a futura memoria, e gratis, questa preghiera accorata.
Lasciatemi riassumere ancora una volta le tappe del nostro calvario e tornare a battere sullo stesso punto finché, come dicono i carpentieri, il chiodo non si sarà “fatta la testa”.
A forza d’insistere, se davvero “repetita iuvant”, su quella testa ribattuta spiccherà una non inutile diffida: NON DIMENTICATE.
Difendiamo dall’oblìo le virtù della nostra sempre giovane Vecchia Signora in bianco e nero, suscitatrice di grandi entusiasmi e levatrice, da sempre, d’indimenticabili campioni - anche mondiali - di calcio e di stile.
Abbiamo tutto il diritto di gioire per l’attuale cavalcata vittoriosa in serie B, ma abbiamo anche il dovere di NON DIMENTICARE, a parte il contentino finale del sinedrio romano del Coni, il furibondo accanimento con cui quest’estate l’ingiustizia sportiva, sempre così pachidermica, sonnecchiante, cieca, muta e sorda, s‘è avventata contro la Signora con l’agilità belluina, il ghigno e la bava alla bocca di una iena.
Una dozzina d’intercettazioni scelte su centomila telefonate, tutte rubate, ricettate e illegali, sono bastate per mettere i ceppi a una zebretta “stranamente” indifesa e consenziente e imbastire contro di lei un maxi ricatto, sino a celebrare un rituale punitivo “esemplare” da tribunale speciale.
Quanta fretta dei suoi stessi padroni nell’auto-colpevolizzarla, imbrocchirla (con la svendita di otto campioni!) e offrirla a ciglio asciutto alla libidine delle altrui esecrazioni, scherni, avidità e scippi.
Era come leggere una sceneggiatura già scritta da tempo, un copione scontato che, nonostante culminasse in un finale giallo, per un verso o per l’altro non sembrava sorprendere nessuno, anzi sembrava accontentare tutti, compresa la proprietà. Unici indisponibili alla vergognosa resa senza condizioni quattordici milioni di civilissimi fidanzati traditi.
Alla fine, la nostra sempre giovane Vecchia Signora, dopo l’ultima “conciliante” e, a detta dei suoi padroni calati in branco a Roma, “soddisfacente” sentenza arbitrale, è stata abbandonata come uno straccio sull’Aventino.
Esposta, esangue per la drastica cura dimagrante estiva, lassù sulle Gemònie, le antiche scale che un tempo collegavano il carcere Mamertino col Foro Romano, ov’erano gettati i cadaveri dei giustiziati indegni persino dei legni infami d’una croce.
Ci sarà mai lecito, miei cari amici di fede sportiva, DIMENTICARE un così intollerabile scempio della sua reputazione storica, sigillato da quel farsesco patrocinio del suo diritto alla giustizia?
Non dimentichiamo i giorni della nostra riduzione in stato di schiavitù, esilio e deportazione.
Impegniamoci a trasmettere ai nostri figli, a futura memoria, la verità dei fatti, non la loro opinione mediatica manipolata, addolcita e bugiarda.
Fra “noi” juventini e “loro”, i nostri detrattori, non dimentichiamolo, c’è un abisso.
“Noi”, romantici innamorati di Nostra Signora delle Vittorie, con la stessa schiena diritta con cui ieri impazzivamo per meritatissimi trionfi sul campo oggi soffriamo per immeritate mortificazioni e dileggi orditi a tavolino.
“Loro”, invece, con la stessa schiena ricurva con cui ieri, su perfida commissione, ci spiavano dal buco della serratura, oggi, sempre a comando, si danno ai lavori forzati per seppellire i loro imbarazzanti scheletri domestici e “metterci una pietra sopra”. Spioni, becchini e falsari.
Sarebbe bello leggere all’ingresso del prossimo stadio di proprietà della Juventus una scritta, ove “con sommessa fronte il passegger s’arresti“.
Potrebbe essere l’invito ad AVER FIDUCIA NEL FUTURO, MA SENZA MAI DIMENTICARE IL PASSATO, espresso con il bel canto del poeta Mistral trasfuso nell’inno provenzale:
“Dòu passat la remembranço e la fe dins l’an que ven”.
Rimembranza e fede nell’anno che viene, questi sono i valori ispirati ad un autentico "stile Juventus". Ugo Tozzini

Intervista all'ex Procuratore De Biase

L'INTERVISTA ALL’EX PROCURATORE FEDERALE
De Biase: « Se è vero, è reato più grave di quello della Juve»
«Meno male che non c’è più un dirigista come Rossi in Figc. Artemio Franchi non si permetteva di interferire sul lavoro dei giudici. Lo scudetto regalato ai nerazzurri non andava assegnato» GIANNI LOVATO
CALCIOPOLI non ha mai con­vinto Corrado De Biase, l’uomo che al tempo del primo calcio­scommesse spedì il Milan in B e impose un duro stop alla carriera di Paolo Rossi, Bruno Giordano e tanti altri campioni all’inizio de­gli anni ’ 80. « Non vedo un illecito consumato » ci disse nella scorsa Primavera, agli albori dello scan­dalo che già divideva l’Italia. Og­gi ribadisce la tesi, attaccando con inusitata durezza ” l’intocca­bile” Francesco Saverio Borrelli. « Al limite un illecito l’ha consu­mato lui, costruendo un teorema. In realtà Calciopoli si riduce a tanti Articoli 1 e le pene commi­nate sono del tutto esagerate » .Lei come avrebbe sanzionato le società colpevoli?« Per quello che è emerso, uno o due punti di penalizzazione, ac­compagnati da una grossa multa. Altro che - 20, - 30 e altre pene che si sta male a dirle » .Adesso è l’Inter a trovarsi sot­to schiaffo. Le cose cambiano in fretta.« Se le scorrettezze di cui leggia­mo in questi giorni troveranno ri­spondenza nella indagini, sostan­ziali differenze con Calciopoli non ce ne saranno. Perché a quel pun­to bisognerà porsi una domanda » .Quale? « Erano fatti fini a se stessi o vol­ti a ottenere qualcosa da qualcu­no? » .Lei per cosa propende? « Se quanto leggo è vero, il fine sa­rebbe sempre quello di porsi in una situazione di vantaggio sui concorrenti con mezzi molto di­scutibili. Un altro caso da Artico­lo 1, non difforme dai preceden­ti » .Toccherà ancora a Borrelli in­dagare, ma non ci sarà più Guido Rossi a osservare dal­l’alto.« Rossi non mi piaceva, troppo di­rigista. Ai miei tempi Artemio Franchi non si è mai permesso di dire: « Sono successi fatti gravis­simi » . Toccava ai giudici conside­rare la gravità dei fatti, senza pressioni di alcun tipo. A propo­sito, anche la scelta dei giudici di primo grado non mi ha convinto » .Troppo schierati? « In Figc ce n’erano di riserva, ma nessuno li ha chiamati. Per for­tuna a presiedere la Corte Fede­rale c’era uno come Sandulli che conosce il regolamento » .Adesso siamo all’Arbitrato del Coni.« Su questo la penso come Borrel­li. Non esiste che qualcuno alteri le decisioni prese nei normali gradi di giudizio. Comunque tira una brutta aria per chi si aspet­ta sconti » .Quindi non crede ai tanto chiacchierati accordi?« Credo che Borrelli, nell’accetta­re di rimanere a capo dell’Ufficio Indagini, abbia imposto la linea delle severità » .Che idea ha del calcio di og­gi?« Non è diverso dal calcio di ieri, ciclicamente certi fatti accadono. Ma alla fine vengono scoperti. Più che dal comportamento dei tesserati, ho trovato sconvolgente quello di chi è stato chiamato a giudicarli » .E degli arbitri? « Mi irrita questo chiedere in con­tinuazione un arbitraggio equo. Cosa significa? Un arbitraggio deve essere un arbitraggio punto e basta » .Pensa che alla luce degli ulti­mi eventi lo scudetto potrebbe essere nuovamente tolto ai neraz­zurri?« Questo lo sa solo il buon Dio »