martedì, maggio 10, 2011

Una nota che sembra dire: perdonateci se vi disturbiamo, ma...


A 365 giorni dall'esposto alla FIGC
Juventus Football Club sottolinea che il decorrere del tempo non ha minimamente affievolito l'attenzione della Società per le vicende dell'esposto alla Federazione Italiana Giuoco Calcio presentato ormai un anno fa, in data 10 maggio 2010 per l'esattezza. Al rispetto per l'autonomia degli organi di giustizia sportiva fa da contrappeso il senso di responsabilità nei confronti di milioni di tifosi che da troppo tempo attendono una semplice risposta. La parità di trattamento deve sempre essere prerogativa della giustizia, in ogni sede, ordine e grado di giudizio. May 10, 2011

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Nessun senso di vergona!
Si tratta dell'esposto annunciato da Giòn nell'aprile del 2010 e presentato esattamente un anno fa, l'esposto redatto dal piccolo di casa Grande Stevens (la longa manus della Famiglia Elkann sulla Juventus scippata alla Famiglia Agnelli!) e firmato dall'ex trino Blanc spegne oggi la sua prima candelina!

Il sintetico esposto chiedeva la revoca dello scudetto assegnato a tavolino all'Inter e, come ha più volte sottolineato lo stesso Giòn, la parità di trattamento per tutte le altre squadre in base a quanto è emerso durante il procedimento penale in corso a Napoli...mentre la GANG di Abete & Palazzi da ques'orecchio non ci sente...La GANG della Figc sente,  ascolta e ubidisce ai poteri collusi Exor (torino), con Pirelli-Saras del Paese Dei Moratti.

In questo anno abbiamo ascoltato e letto diverse volte i «siamo vigili» o i «siamo molto fiduciosi», ma in nessun caso la società ha osato pressare ufficialmente i destinatari dell'esposto (è come poteva?). Così come non è stata mai avvertita la necessità di integrare quell'esposto con gli ulteriori fatti e le ulteriori prove indiziarie emerse anche negli ultimi 365 giorni.

A integrare le beffe invece ci hanno pensato i servi della Triade Exor-Pirelli-Saras Abete e Palazzi alla vigilia del compleanno di Giòn: «L'attivazione dell'iter non parte per l'esposto della Juve». Snobbati con una frase; brutta fine ha fatto la Juve ma ora è stato ufficialmente scoperto con chi sta veramente la famiglia Elkann. A fine campionato è probabile che quello scudetto venga revocato per gettare fumo negli occhi dei tifosi ma non assegnato, infatti non c'è alcun segnale positivo sulla richiesta di parità di trattamento.

Questo anno da “vigilanti” serva da insegnamento a tutti noi quando altri «fuochi di paglia» saranno annunciati alla piazza per mantenerla intorpidirla e convincerla ad aspettare, seduti accanto a loro, il Godot di turno.

Furino

venerdì, aprile 29, 2011

Teresa Casoria: la Giudichessa con le palle!

Teresa Casoria: una giudice...

Chi era convinto che la serie completa di effetti speciali generati da calciopoli fosse scaturita dal processo della giustizia-? sportiva del 2006 è rimasto ancora una volta stupito. Tra le chicche di quella estate credo nessuno possa dimenticare il pronunciamento della requisitoria prima del dibattimento da parte del procuratore Palazzi, l’aver basato il procedimento sulle intercettazioni "illecitamente" acquisite dalla FIGC (daal libero cittadino Francesco Saverio Borrelli, POI nominato Capo Ufficio Indagini della Figc.) da Napoli, che non avrebbero potuto costituire mezzo di prova fuori dal procedimento per il quale erano state disposte e cioè il processo penale.

"L'aver cambiato le corti giudicanti nominando nuovi giudici, l'aver eliminato un grado di giudizio, il NON consentire alle difese di produrre testimoni in aula né prove con riprese filmate, l’aver operato una cernita minuziosa tra le decine di migliaia di intercettazioni per centellinarne qualche decina con etratti taroccati dagli esperti Auricchio&co. da usare contro la Juventus, l’aver chiamato a commissionare la FIGC direttamente l’ex componente ed ex nonché futuro presidente della Telecom ed ex dirigente e tifoso interista Guido Rossi.

L’aver ideato a posteriori per giustificare la dura sentenza l’”illecito strutturato”. La creatività della giustizia sportiva però, si sa, è difficile da applicare a un procedimento della giustizia ordinaria. Eppure anche stavolta abbiamo visto cose che ci costringono a ripetere l’abusata citazione del film Blade runner “che voi umani non potreste immaginarvi”.

Alla carrellata di testimoni presentati dall’accusa e utili alla difesa, all’uscita delle intercettazioni dimenticate (nascoste dal TRIO Auricchio-Beatrice-Narducci! no.del.scr.) al memoriale del fantasma, si sono aggiunti episodi al limite della credibilità, che stanno smascherando completamente la farsa. Le accuse si rivelano infondate e gli imputati non sono i mostri che erano stati dati in pasto alla stampa e ai tifosi da bar.

Che fare? Buttarla in prescrizione. Senza certezze per nessuno, a parte chi ha seguito il processo perché direttamente interessato e quel pugno di rancorosi che nei decenni a venire, come stanchi aedi, continueranno a suonarsela e a cantarsela fra di loro. Ma come riuscirci? Facile, esattamente come la prima volta. Nel 2006 la pretesa di operare per il calcio pulito trovò il suo bersaglio in Luciano Moggi. Fatti fuori lui e Giraudo, tutto sarebbe stato compiuto.

Oggi con lo stesso sistema si sta cercando di eliminare la giudice Casoria, presidente della nona sezione penale del tribunale di Napoli, nonché presidente del Collegio nel processo di calciopoli. Attraverso una serie di illazioni e accuse finalizzate ad ottenere che si astenga dal processo, perché la sua sostituzione ne provochi il necessario allungamento dei tempi, in fondo un altro anno, che determini la prescrizione.

Fin dall’inizio la giudice Casoria è apparsa come una donna dai modi bruschi, energici, burbera, capace di andare al sodo, di mettere alla berlina personaggi e situazioni dalla limpidezza discutibile, sarcastica. Entrata nei nostri cuori per i modi diretti, ma soprattutto per le intenzioni subito manifestate di portare a termine il processo. Un personaggio scomodo, di quelli che tirano dritto per la loro strada, senza peli sulla lingua, che non le manda a dire.

Una Donna di ferro, abituata ai processi della camorra, che non ha paura di niente e di nessuno. La prima cosa che aveva detto nel momento dell’apertura del processo era stata: “sbrighiamoci, qui abbiamo cose serie su cui lavorare”. Al pm Beatrice, poi sostituito da Capuano, non era andata giù.

Lo scorrere del tempo è stato fin dall’inizio il pensiero fisso dell’accusa. Per questo era nata la disputa con le due giudici a latere, la Pandolfi e la Gualtieri, quando Teresa Casoria, per velocizzare l’iter, aveva deciso di escludere le parti civili. Che subito avevano pensato bene di fare una prima richiesta di ricusazione, respinta.

Come la seconda. Presentata dai pm. E la terza, che rimandata di recente al 20 maggio, arriverà dopo la sanzione della censura da parte del CSM dell’8 aprile contro la giudice per aver offeso i colleghi con frasi lesive della loro dignità e violazione dei doveri generali di correttezza, riserbo ed equilibrio e di rispetto della dignità delle persone. 9 episodi riportati, dei quali la disciplinare ha tenuto conto di 6, quelli caratterizzati da un linguaggio “triviale”.

Il provvedimento della censura rappresenta niente più che una nota di biasimo e ha scongiurato per il momento il pericolo della sospensione della giudice dalle sue funzioni. In teoria non dovrebbe essere decisiva ai fini della risoluzione che la Corte d’Appello di Napoli dovrà prendere riguardo alla ricusazione, però potrebbe pesare. Perché, come osserva un articolo di Buccheri su La Repubblica, “non fa altro che alzare il velo su contrasti interni al procedimento che ne minano fortemente la serenità”. In realtà si tratta di qualcosa di più.

La giudice Casoria ha detto senza mezzi termini di aver subito pressioni per astenersi da questo processo (al suo posto volevano mettere un burattino da manovrare! no.del.scr.). Attraverso una comunicazione epistolare, il procuratore capo della procura di Napoli, Giandomenico Lepore (il burattino della mafia-massonica-dei poteri forti! no. dello scri.), avrebbe sollecitato il presidente del tribunale di Napoli, Carlo Alemi, a liberarsi di lei.

La giudice ha parlato di una lettera che avrebbe firmato, con un procedimento che di fatto è desueto, per rassicurare Alemi che non si sarebbe astenuta dal celebrare il processo. Ma c’è dell’altro, ha ribadito che non avrebbe alcun motivo per farlo e che svolgere i processi è un dovere. Puntando a sua volta l’indice contro il procuratore della repubblica Lepore, che terrebbe “sotto schiaffo il presidente del tribunale”. E in generale contro i pm del processo di calciopoli, che sarebbero renitenti a pronunciare la requisitoria e hanno chiesto indagini supplementari e avuto un teste che… ricorderete la sceneggiata improvvisata da Nucini il 15 marzo.

E’ un momento nel quale in Italia si discute molto di riforma della giustizia. La sensazione che rimane di questa brutta messa in scena che calciopoli non smette di essere è che il nostro paese abbia bisogno non solo di riforme, ma di persone degne dei ruoli che rivestono e consapevoli dei loro doveri. Teresa, la donna, la signora Casoria, la giudice, ci permette di sperare ancora che il processo di calciopoli di renderà giustizia. E che il nostro paese potrebbe essere migliore.

Nonostante 6 comportamenti triviali che non vorremmo mai vedere sommati arbitrariamente in qualcosa di più grave che non esisteva prima. Come accadde nel luglio del 2006. G.Fiorito - 27/04/2011

fonte: giulemanidallajuve.com

mercoledì, aprile 20, 2011

ALTRA ESCLUSIVITA' DI MOGGI....? INTER LA BANDA DEGLI ONESTI? - INTERISI DISONESTI ATAVICI

TRIBUNALE DI NAPOLI proCesso CALCIOPOLI
Pierluigi Pairetto dichiarazione spontanea: con me  mangiavano praticamente tutti!
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"Io ho avuto rapporti conviviali con dirigenti del Parma, del Verona, con Meani, Facchetti con cui sono stato più volte a pranzo e cena, Governato, Corsi, Zaccarelli, Romero, Dal Cin, Sensi"....
Il cocainomane sotto l'effetto doppia dose

PIACCIA O NON PIACCIA AL COCAINOMANE NARDUCCI: MANGIAVANO TUTTI ! 
Con il DG Bianconero, che mangiava Meno degli altri!
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E il Sicario dei poteri occulti Meneghini:Lepore e la sua GANG hanno nascostogli imbrogli!
DELLA LA BANDA DEGLI ONESTI

In Italia non se ne parla proprio (e dopo vedremo perché) ma nell’Europa sportiva è l’argomento più gettonato in questo periodo e che potremmo definire, riprendendo un articolo del Guerin Sportivo del 2008 “La lobbying degli onesti”.

L’oggetto delle denunce morali è ancora una volta la squadra che ancora gonfia d’orgoglio il petto dell’Italia pallonara: l’Inter del "Minus-Habbens-Corruttore massimo moratti". Prendendo spunto da un commento di un nostro lettore siamo andati un po’ a indagare sulle relazioni forse inopportune che intercorrono tra la società nerazzura e alcuni uomini chiave all’interno dell’Uefa.

L’oggetto delle lamentele, a suo tempo, della stampa inglese (il Chelsea è stato fatto fuori dall’Inter ai quarti dopo un serie di contestati episodi arbitrali-evidenti) e quella spagnola (che ci è andata giù ancora più pesante, anche perché il Barcellona è stato eliminato dopo due arbitraggi vergognosi e contestatissimi) è la lobbyng che la società di via Durini ha messo in piedi per contare di più anche in Europa proprio a partire dal 2008.

Gli “onesti” che ai tempi di Calciopoli nel 2006 non parlavano con gli arbitri (ma poi si è saputo che prima delle partite, Moratti incontrava negli spogliatoi i direttori di gara"!) e non avevano rapporti con i designatori (ma poi si è scoperto che Facchetti invitava a Milano Paolo Bergamo per ritirare “regalini” nell’ufficio di Moratti, e lo stesso dentone petroliere, i "designatori li invitava a cena nella sua villa a forte dei Marmi"!) hanno infatti costruito in questi anni di regno incontrastato in Italia, anche un saldissimo impero mediatico e affaristico in Europa.

Torniamo al 2008: Walter Gagg, amico intimo e braccio destro di Blatter, da tempo era capo della commissione stadi della Fifa, era ed è in buonissimi rapporti con gli uffici che fanno le designazioni degli arbitri internazionali. Dopo l’ottima esperienza di Guido Rossi (l’uomo che ha stabilito di cancellare la Juventus e di consegnare lo scudetto 2006 all’Inter), anche lui per molto tempo a libro paga Moratti nonché ex consigliere d’amministrazione dell’Inter, il presidente nerazzurro decide di “acquisire” un’altra testa di ponte facendo diventare Walter Gagg responsabile dei rapporti internazionali dell’Inter. Una specie di faccendiere ben retribuito dalla società nerazzurra, affiancandogli la figlia del suo servo passato a miglior vita (pace all'anima sua): "barbara facchetti".

Conflitto d’interessi spaventoso, ma che neppure in ambito europeo è stato denunciato per l'influenza dei PETRO-EURO, e il potere di "Alassandro Profumo-UNICREDIT: la banca Sponsor della Uefa Champions League, e del Bayern Monaco. E i risultati si sono visti, a dimostrazione della complicità di Gagg (che risulta, fino a prova contraria, essere tutt’oggi a libro paga di Moratti) l’Inter con il Chelsea e il Barcellona ha avuto un trattamento arbitrale a dir poco scandaloso. 

E in particolare agli spagnoli questa cosa non è, giustamente, andata giù: il contestatissimo arbitro (Olegario Benquerenca) della semifinale di andata era portoghese. Come Mourinho. Ma il punto non è questo: i due sono legati da una stretta amicizia nata agli esordi delle rispettive carriere e sfociata (udite, udite) in una società che i due avevano messo assieme per finanziare un ristorante chiamato O Menino. E' da qualsiasi punto di vista la si guardi una designazione a dir poco, sospetta. Specialmente se si guarda all'influenza di Pierluigi Collina. 

E infine torniamo all’omertoso silenzio della stampa italiana, in particolare del gruppo di giornali più importante che ci sia: l’RCS, Ovvero Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport (ma si tenga conto anche di Republica, l'altra meta' della Cupola Massone!)! 

Lo sapete perché le nuove intercettazioni (nuove perché i farabutti "narducci & auricchio" le avevano nascoste, é sono state scoperte dal Team di difesa di Moggi!) che coinvolgono l’Inter e la lobbying sotterranea che ha spinto i nerazzurri a vincere la Champions League sono completamente sconosciute in Italia?

Perché l’Inter e Rcs Sport (inter & rcs sono da sempre due corpi e un'anima), ora addirittura  hanno raggiunto un accordo in base al quale RCS e diventata il nuovo partner per la gestione delle sponsorizzazioni del club nerazzurro. L’accordo partito il 1° luglio 2010, durerà per 4 anni con l'impegno per il rinnovo alla scadenza di Luglio 2014 già bello e sigillato. Questa operazione ha portato e porterà milioni di euro nelle casse semivuote dell’RCS: ovvio che l’Inter non sarà mai attaccata dalle testate che fanno capo alla società di via Solferino, anzi, sono protette da una Life-Insurance: "spalare merda sulla Juve" per fuorviare l'attenzione dalle  porcherie e illeciti che perpetra il corruttore MASSIMO.

Il monopolio di scudetti e coppe dell’Inter è cominciato appena la Juventus ha ritirato il Ricorso al TAR. Moratti, coperto dai dossier di Telecom-Tronchetti, ha corrotto e comprato tutto ciò che illecitamente si poteva corrompere e comprare. Caso vuole che Barbara Facchetti, figlia di facchetti, il corruttore servo di moratt fu ficcata a lavorare in Fifa.

Ma andiamo alla Finale. Cosa succede lì? Dopo 45 anni l’inter è Campione d’Europa, ma anche qui c’è qualcosa da dire. Al 16′ minuto del primo tempo, sul punteggio di 0-0, Maicon ha colpito la palla con il braccio in modo evidente e intenzionale in area di rigore. I tedeschi hanno protestato in maniera moderata (istruiti dai dirigenti e allenatore per la paternale ricevuta dal presidente della Banca Sponsor-Unicredit: Alessandro Profumo!) in campo e non hanno detto nulla a fine partita. Probabilmente se l’episodio fosse capitato nell’area del Bayern e l’Inter avesse perso la coppa, la reazione degli italiani sarebbe stata ben diversa sia dentro che fuori dal campo… leggasi invasione di campo di Simoni e di tutta la panchina merdazzurra. Merdazzurri si nasce!
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Il Bayern Attacca l'Uefa: Nell’Uefa ci sono troppi italiani che hanno degli interessi

martedì, aprile 19, 2011

PROCESSO CALCIOPOLI - NAPOLI P.M. RESPINTI: "MA NON SOLO"! C'E' ANCHE LA SUPER DIFESA DEL CORRUTTORE MASSIMO CON IL BRACCIO ARMATO DI RCS-GAZZETTA DELLO SPORT NICOLA CECERE, FATTA DI MELASSA TRA BUGIE E STRAVOLGIMENTI DI DICHIARAZIONI GRAVISSIME, ALCUNE ANCHE DI GAVITA' PENALI OLTRE CHE SPORTIVE DA RETROCESSIONE DELL'INTER NEI DIL:ETTANTI, E' RADIAZIONE DI "moratti & facchetti" PER CORRUZIONE CONTINUATA!

LA ZOCCOLA "BEATRICE NARDUCCI"
 La fase dibattimentale si è chiusa con l'udienza odierna e dal 3 maggio toccherà ai pm iniziare la requisitoria. I Pm, anche oggi, atto finale del dibattimento, hanno avanzato le ultime richieste di acquisizione di atti, richieste in gran parte respinte dal tribunale dopo una compatta opposizione da parte delle difese.

Sorprende che Narducci, che parla di un "impianto accusatorio forte e solido" già dal 2006, fino all'ultima ospitata a SKY, chieda come atto finale l'acquisizione di articoli de La Gazzetta e Repubblica, che l'avvocato Vitiello, difensore della Juventus e finalmente protagonista, definisce così: "quanto agli articoli di stampa è ancora peggio: sono riportati riguardo ai commenti sulle partite di calcio addirittura le citazioni, ad esempio, dei siti dei tifosi della Lazio a commento di una partita della loro squadra contro la Juve".

Dopo il tentativo di far entrare nel dibattimento le dichiarazioni della mamma di Gianfelice Facchetti, è il turno delle dichiarazioni dei tifosi laziali, alle quali si sono opposti i difensori, e lo stesso tribunale. Stessa sorpresa ha generato la richiesta di acquisire un'intervista di Pieroni concessa a Repubblica nel 2005, quando Pieroni è stato testimone dell'accusa in questo processo ed esaminato proprio da Narducci.

E vogliamo parlare degli ulteriori studi sulle schede straniere che il maresciallo Di Laroni avrebbe fatto nel frattempo? E' dal 2006 che Di Laroni dispone di certi dati, o poteva richiederne altri e studiarli ed elaborarli. Cinque anni non sono un po' tanti?

Di Laroni è stato riascoltato da poco e sarebbe stato il caso che queste acquisizioni fossero state richieste in quella occasione, anche per dare modo alle difese di controesaminare il teste sui suoi nuovi elaborati, presumibilmente fatti sempre a mano, o al massimo con Excell.

Il pertito Porto, finalmente, ce l'ha fatta ed ha completato il deposito di tutte le trascrizioni, comprese quelle delle quali non trovava i file audio per mancanza di alcuni dati, circostanza evidenziata solo dopo che era terminato il tempo di due mesi che aveva chiesto quando gli era stato conferito l'incarico

Per esempio. Il 9 aprile 2010, uno degli sciacalli gazzettari per correre in difesa di "massimo moratti", va a rileggere l'interVista di Claudio Sabelli Fioretti al Minua Habbens Massimo (piu' sotto riportata) e' fa un lungo estratto delle cose che dice tra bugie e falsita'! Non citando fino in fondo tutte le malefatte, ma tralasciandone alcune, delle quali una  gravissima! Per poi voler far passare le " bugie e' e falsita' " da illecito grave, come onesti comportamenti!
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Gazzetta dello Sport Archivio Storico - 9 aprile 2010 
 "nicola cecere": Così Moratti nel 2006 «Dipende da cosa dici se parli con Bergamo»

 Questo Losco Figuro con sguardo da Sicario? L'interista "nicola cecere"!

In un'intervista il presidente non negava telefonate con il designatore:«Però,diverse dalle altre» 

Voleva chiamarlo lui?Allora aveva il numero di telefono,e le chiamate erano consuetudine!

MILANO Da più parti in questi giorni si è detto che Massimo Moratti ha sempre sostenuto di non aver mai avuto contatti con i designatori arbitrali. Ieri è riemersa un' intervista al Magazine del Corriere della Sera del 31 agosto 2006 in cui il presidente dell' Inter affrontò il tema Calciopoli in un colloquio con Claudio Sabelli Fioretti. Questi i passi salienti.

Moggi dice che con Bergamo ci parlava anche Facchetti...
«Non c' è niente di male a parlare con Bergamo. La differenza sta nelle cose che si dicono».

Meno rapporti si hanno con i designatori e meglio è.
«Sono loro che chiamano per sapere se tutto va bene».
https://www.youtube.com/watch?v=ezJCMEaXR1Y

Corrompe un arbitro! Farabutti!
https://www.youtube.com/watch?v=ThY9CUkBJPs
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Lei ha mai telefonato a un designatore?
«No. Ma posso aver ricevuto da loro qualche telefonata in cui mi chiedono opinioni».

Quindi non è da escludere che un giorno vengano fuori delle telefonate in cui c' è anche lei...
«Solo telefonate "normali" senza alcun interesse».

Senza interesse? E... il regalino? brutto farabutto!
https://www.youtube.com/watch?v=tmOjdvNplMM

Diglielo che e determinnante domani...nessun interesse?
https://www.youtube.com/watch?v=RLU6eHsPmjw

Moggi dice che se avessero intercettato anche gli altri si sarebbero scoperte le stesse cose.
«Ma mica intercettavano Moggi. Intercettavano Bergamo. Evidentemente la Juve c' entrava e l' Inter no».

Ai mondiali erano quasi tutti juventini, nell' Italia e in altre squadre. Forse vincevano perché erano bravi.
«La Juve aveva un ottimo allenatore e un' ottima squadra. Potevano benissimo vincere senza bisogno di trucchi, ma volevano essere sicuri al 100%. Pensavano: non possiamo permetterci il minimo rischio di perdere. Il sistema Moggi era come un' assicurazione».

Ma lei lo aveva capito che esisteva un sistema Moggi?
«Se l' avessi capito non avrei mandato più la squadra in campo: perché giocare sapendo che non si può vincere? Avevo però capito che Moggi e Giraudo avevano dei vantaggi. E che gli arbitri avevano per loro un' attenzione speciale».

Tempo fa l' ex arbitro Nucini venne da voi e vi raccontò tutto il marcio che c' era.
«Lo mandammo dai giudici ma non confermò il suo racconto. Ebbe paura delle conseguenze».
Lo mandarono? L'illecito piu' grave! rapporti segreti con gli arbitri!

Poteva denunciare la cosa lei
«Temevo fosse una trappola per farci fare brutta figura. Però nacque la voglia di capire cosa ci fosse di vero».

Metteste sotto sorveglianza l' arbitro De Santis
«Una persona si offrì di farlo. Ma non ne uscì nulla».

Chi butta giù dalla torre tra Moggi e Giraudo?
«Moggi ha sempre esposto il suo viso, coraggiosamente. Butto Giraudo».
ni.ce.
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ha detto SUI DESIGNATORI
Mai chiamato uno tra Bergamo e Pairetto. Chiamavano loro e mi chiedevano delle opinioni

(E le cene con i designatori nella sua villa a Forte dei Marmi?)

SULLE TELEFONATE
Non c' è niente di male a parlare con Bergamo. La differenza però sta nelle cose che si dicono

SULLA JUVENTUS
Aveva un ottimo allenatore e un' ottima squadra. Potevano benissimo vincere senza ricorrere a trucchi

SU MOGGI
Se avessi capito che esisteva un sistema Moggi non avrei più mandato la squadra in campo

CORRIERE MAGAZINE
Il 31 agosto 2006 spiegava tutto A sinistra, l' apertura dell' intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Massimo Moratti, comparsa sul Corriere della Sera-Magazine uscito il 31 agosto 2006. In quelle pagine il patron dell' Inter spiegava di avere avuto contatti telefonici con il designatore Paolo Bergamo (Cecere Nicola - 9 aprile 2010)
 
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 31 agosto 2006 Corriere Magazine- Claudio Sabelli Fioretti, Intervista Massimo Moratti

Juventus in B, Milan penalizzato. Per l’Inter un campionato in discesa. Dopo la lunga carestia, interrotta solo ultimamente da uno scudetto vinto a tavolino, chi potrà fermare la squadra di Massimo Moratti a secco da 17 anni?

Presidente Moratti, se non ora, quando?
«Ha perfettamente ragione. Non abbiamo più scuse».

Se perdete anche stavolta lei passa alla storia.
«Sono presidente da anni. La mancanza di uno scudetto vinto sul campo mi pesa in maniera terribile. Ma quanti scudetti avremmo vinto se i campionati fossero stati regolari. Questa volta abbiamo meno avversari, vincere sembra obbligatorio e facile. La responsabilità di vincere ce la siamo sempre sentita ma stavolta siamo in una situazione difficilissima».

Non dica così. L’Inter è campione già da quest’anno anche se Moggi lo ha definito uno scudetto di carta.
«Non saprei come definire gli scudetti della Juve».

Magari quest’anno è la volta che vince il Chievo.
«Vuol dire che il Chievo è forte e ce ne faremo una ragione. «Comunque il problema è che è stato eliminato quel sistema. Anche se ci fosse la Juve, anche se si partisse tutti alla pari, senza quel sistema avremmo comunque il dovere di vincere».

Quanto ha speso quest’anno?
«Abbastanza. Ma spero proprio di rifarmi vendendo».

Ai mondiali erano quasi tutti juventini. Nell’Italia e anche nelle altre squadre. Forse gli juventini vincevano perché erano bravi.
«La Juventus aveva un ottimo allenatore e un’ottima squadra. Potevano benissimo vincere senza bisogno di trucchi. Ma volevano essere sicuri al 100%. Pensavano: non possiamo permetterci il minimo rischio di perdere. Il sistema Moggi era come un’assicurazione».

La difesa di Moggi è stata un po’ craxiana: così facevan tutti. Difesa singolare perché ammette la colpa.
«Vero. Direi eccesso di difesa».

Parliamo di voi: non avete vinto nemmeno con Lippi.
«È stata una delle esperienze peggiori per i tifosi. Oltretutto, non hanno mai avuto simpatia per Lippi».

La campagna acquisti del ’99, l’anno di Lippi, fu un disastro.
«Quell’anno ci fu da parte mia una totale dedizione alle sue richieste. Per Vieri spendemmo quasi 100 miliardi di lire. Più 14 miliardi di stipendio per lui. Comprammo tutto: Macellari, Cirillo, Jugovic, giocatori che sembravano indispensabili».

In seguito Lippi disse: «Ho allenato l’Inter, ma mi sono sempre sentito della Juve».
«Fece male. Credeva fosse una cortesia nei confronti degli juventini. Ma era una scortesia nei confronti degli interisti».

Anche nei confronti di se stesso.
«Certo. Si dipinse come un mercenario».

Dell’Inter, ai mondiali, c’erano solo Materazzi e Grosso.
«Ma sono stati determinanti per la vittoria. L’Inter non vince lo scudetto ma fa vincere i mondiali».

Materazzi le ha detto che cosa ha scatenato l’ira di Zidane?
«Materazzi aveva trattenuto per la maglia Zidane. Il francese l’aveva guardato dall’alto in basso: “Calmati. La maglietta te la porto io negli spogliatoi”. Materazzi si è offeso e gli ha detto: “Negli spogliatoi portami tua sorella”».

Forse aggiungendo qualche particolare sulle caratteristiche morali della sorella.
«Ecco, appunto».

Ma lei lo aveva capito che esisteva un «sistema Moggi»?
«Se l’avessi capito, non avrei mandato più la squadra in campo. Perché giocare sapendo che non si può vincere? Avevo però capito che Moggi e Giraudo avevano dei vantaggi. E che gli arbitri avevano per loro un’attenzione speciale».

Ma adesso è finita.
«Non vedo il futuro con lo stesso entusiasmo col quale sono partito. Troppi hanno dato forza e credibilità a queste persone. E sono ancora lì».

Ha pensato di vendere?
«Sì. Abbiamo fatto anche i passi preliminari. Ma poi è successo questo grandissimo casino e si è bloccato tutto. Non è facile trovare qualcuno interessato ad entrare in un mondo del genere».

Ci fu un campionato in cui perdeste per poco…
«Ceccherini negò un rigore su Ronaldo e perdemmo lo scudetto».

Il nome di Ceccherini in questa storia non è mai venuto fuori.
«Ovvio. Non venne fuori allora perché non ci fu nessun tipo di inchiesta. E adesso non poteva venire fuori perché ha smesso».

Altri episodi come quello di Ceccherini?
«Tre anni dopo, contro il Chievo. Rigore nettissimo sempre su Ronaldo. Arbitro De Santis. Perdemmo punti e scudetto».

In tutte le squadre c’è un uomo addetto agli arbitri.
«È una forma di cortesia nei confronti dell’arbitro: consentirgli di arrivare in tempo allo stadio, fornirgli motociclisti di scorta. Facilitarlo in tutto quello che gli è necessario».

Qual è il massimo regalo che avete fatto a un arbitro?
«Prosciutti a Natale. Furono contestati da alcuni giornali».

Oltre ai prosciutti?
«Sciarpe, guanti. Ma il prosciutto è il regalo più gradito. Si mangia e non rimane come prova ».

Chi è l’arbitro migliore?
«Paparesta».

Quello che non vorrebbe più vedere?
«Ovviamente Ceccherini».

Con Collina non vincete mai.
«Collina è un ottimo arbitro. Ogni volta, alla fine, mi viene incontro, allarga le braccia e dice sconsolato: “Quando ci sono io lei non vince mai”».

Lei viene definito «troppo buono, troppo signore».
«E quindi perdente?».

Esatto.
«Questo mi fa girar le palle».

Michele Serra ha scritto: «Presidente Moratti, si incaponisca quel tanto per sembrare il presidente del Milan, si attiri un po’ di meritata antipatia».
«Non posso mica smentire di essere buono».

L’Inter a un certo punto è diventata oggetto di barzellette.
«Capita quando si perde. Quando me le raccontano faccio finta di ridere ma non mi diverto per niente».

Gliene racconto una. L’Inter gioca su un campo lastricato di giornali perché, sulla carta, vince sempre.
«Ma questa è bellissima!».

Che succede quando si perde lo scudetto l’ultima giornata?
«Un cazzotto tremendo. Tre anni fa perdemmo contro la Lazio l’ultima partita e lo scudetto andò alla Juve. Rimasi impietrito.Mi venne voglia di chiudermit in una macchina e farmi 6 mila chilometri da solo senza mai fermarmi».
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Tempo fa l’ex arbitro Nucini venne da voi e vi raccontò tutto il marcio che c’era nel calcio.
«Lo mandammo dai giudici ma non confermò il suo racconto. Ebbe paura delle conseguenze».

Poteva denunciare la cosa lei.
«Temevo che fosse una trappola per farci fare brutta figura. Però nacque la voglia di capire che cosa ci fosse di vero».

Metteste sotto sorveglianza l’arbitro De Santis.
«Una persona si offrì di farlo. Conosceva alcune persone in grado di darci informazioni perché lavoravano al ministero dove aveva lavorato De Santis. Ma non ne uscì nulla».
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È vero che ha speso per l’Inter mille miliardi?
«Spero proprio che non sia così. Altrimenti regalo l’Inter domani mattina al primo che passa per strada».

Perché essere interisti è più elegante che essere milanisti?
«Non lo so, è stato sempre così».

E più di sinistra.
«Non è stato sempre così».

Ma adesso che c’è lei…
«Per me è difficile vedermi di sinistra, sono petroliere, proprietario di una squadra di calcio, quello tra i presidenti che spende di più… Ma la gente mi considera di sinistra».

Le dà fastidio?
«Non mi sembra negativo essere giudicato di sinistra».

E lei per chi vota?
«Il voto è segreto».

Insisto.
«Voto per quelli che lei pensa».

Per chi ha votato in passato?
«Dc, come tutta la famiglia. Anche liberale qualche volta».

La sinistra la voleva sindaco di Milano, deputato.
«Deputato no. Ministro».

Lei è amico di Berlusconi?
«Ci conosciamo. Una volta mi chiese di presentarmi con lui».

I tifosi dell’Inter sono di destra o di sinistra?
«Sono equamente divisi fra destra e sinistra. Non sono come quelli laziali, tutti schierati a destra».

Gino Strada, Lerner, Michele Serra, Mannheimer, Riotta, Salvatores, Zaccaria, Mentana…
«Mentana di sinistra?».

I tifosi del Milan chi sono?
«Non lo so, Berlusconi li oscura tutti».

Lei non è mai sceso in elicottero a San Siro.
«Non scenderei mai con l’elicottero in uno stadio».

Lei corteggiò Moggi…
«Mai. Ma lui sarebbe venuto volentieri all’Inter. Mi diceva: “L’Inter con me vincerebbe di sicuro”».

Non stento a crederlo. Perché non l’ha preso?
«Eravamo troppo diversi. Avremmo litigato subito. E poi ho sempre avuto la convinzione che, se ci fosse stato qualcosa di non pulito, alla Juve avrebbe retto, da noi no».

Che cosa pensa di Della Valle?
«Ha tante doti ma nel calcio è entrato nel tunnel sbagliato».

Della Valle ha parlato malissimo di lei. Ha detto: «Moratti in privato diceva di essere d’accordo con me, poi si spartiva i diritti con Milan e Juve».
«Meglio essere amici di Milan e Juve che del vicepresidente della Fgci Mazzini come Della Valle».

E Galliani?
«Con lui ho sempre avuto un buon rapporto. Quando però scopri che di nascosto cercava di fregarti…».

Una volta, lei disse: «Fra tutti i conflitti di interesse quello del Milan mi pare il meno imbarazzante».
«In confronto a quelli che c’erano a monte del gruppo! Era una critica».

Sembrava una gentilezza.
«Una gentilezza che fu presa molto male dalla controparte».

Quando lei comprò Ronaldo per 51 miliardi nel ’97 sua moglie Milly disse: «Aiutiamo le gente che soffre piuttosto».
«Io risposi: “Chi soffre più di un interista?”».

Lei disse: «Un ricco deve avere un complesso di colpa perché deve pensare a quanto sta male tanta gente nel mondo».
«Se sei su un gradino più alto degli altri devi sentirti mille responsabilità in più rispetto a chi non è su quel gradino».

Lei disse anche: «Il fascino dell’Inter è il piacere della sofferenza». L’inno di Elio dice: «Cosa c’è di meglio di una continua sofferenza per arrivare alla vittoria?». La sfiga…
«È vero, sembra che la sfiga ce l’andiamo a cercare. Ma l’Inter è un grande allenamento alla pazienza».

Lei si sente un po’ come quello seduto sulle rive del Gange che aspetta il cadavere dei suoi nemici?
«In questo momento sta succedendo questo. Ma non posso permettermi di star sempre seduto».

Anche se alla fine sono stati un po’ tutti perdonati…
«Sono deluso. È successo come nei western quando arriva lo sceriffo nuovo a riportare la legalità. Fanno finta di essere contenti ma il saloon lavora meno, il bordello deve chiudere, i proprietari di cavalli non possono più fare intrallazzi. A quel punto tutti vogliono tornare al passato. È per questo che tutti attaccano lo sceriffo Guido Rossi».

Moggi è stato durissimo con l’Inter.
«Anche noi. Lo abbiamo querelato».
-
***
Però è vero che Recoba ha patteggiato la storia del passaporto falso.

«E infatti abbiamo pagato 4miliardi di lire di multa e Recoba è restato fermo sei mesi. Siamo stati condannati e abbiamo pagato. Cosa c’entra questa storia con i guai di Moggi oggi?».
***

Forse Moggi intende dire che nessuno deve dare lezioni di moralità…
«È l’ultima cosa che faccio».

Moggi dice che con Bergamo ci parlava anche Facchetti…
«Non c’è niente di male a parlare con Bergamo. La differenza sta nelle cose che si dicono».

Meno rapporti si hanno con i designatori e meglio è.
«Sono loro che chiamano per sapere se tutto va bene».

Lei ha mai telefonato a un designatore?
«No. Ma posso aver ricevuto da loro qualche telefonata in cui mi chiedevano delle opinioni.

Quindi non è da escludere che un giorno vengano fuori delle telefonate in cui c’è anche lei…
«Solo telefonate “normali” senza alcun interesse».

Moggi dice che se avessero intercettato anche gli altri si sarebbero scoperte le stesse cose.
«Ma mica intercettavano Moggi. Intercettavano Bergamo. Evidentemente la Juve c’entrava e l’Inter no».

Quali trasmissioni sportive guarda?
«Poche. Sentire ironie sull’Inter mi dà fastidio. Su questo non sono spiritoso. Quando ho reagito sono stato ridicolizzato dagli stessi giornalisti. La loro accondiscendenza nei confronti di Moggi era allucinante. Era lui che comandava».

Gioco della torre. Mentana o Vespa?
«Butto Mentana: è interista ma spesso se ne vergogna».

Piccinini o Mazzocchi?
«Piccinini è una persona seria. Mazzocchi è uno di quelli che fanno battute sull’Inter».

Rullo di tamburi: Moggi o Giraudo?
«Moggi ha sempre esposto il suo viso, coraggiosamente. Butto Giraudo».

La vergogna dei PM di Napoli: Terza ricusazione della Giudice Casoria

Non c’è che dire, è proprio destino, ma non riesco a spiegarmi diversamente la terza istanza di ricusazione dei pubblici ministeri contro la d.ssa Casoria (presidente della nona sezione del Tribunale di Napoli che dovrà fare da arbitro nel processo Calciopoli).
Ed infatti, dopo avere sentito i notai che hanno deposto in tribunale giurando e spergiurando sulla regolarità dei sorteggi; un certo Carbone che per avvalorare le sue dichiarazioni “accusatorie” ha detto di essere rimasto chiuso in questura “per quarantuno giorni” al tempo del calcio-scommesse (quando uno in questura ci può stare al massimo – sempreché non sia un poliziotto - un paio di giorni, sennò dopo il questore passa i guai per sequestro di persona); un guardalinee a cui i Carabinieri hanno detto che a loro non interessava parlare dell’Inter, anche se si trattava della falsificazione di un referto di gara, perché su quella squadra non c'erano intercettazioni; le intercettazioni degli altri (anche dell'Inter) che erano "sfuggite", ma che sono state provvidenzialmente ritrovate - tra 170.000 telefonate - dal consulente della difesa; un maggiore dell’Arma che a migliore riscontro delle sue indagini sul mondo del calcio ha detto di essersi rifatto a quanto riportato su alcuni quotidiani sportivi da lui personalmente scelti; un arbitro sequestrato nei sotterranei del Granillo dai dirigenti della Juve che, tuttavia, sentito finalmente libero in dibattimento ha dichiarato di non essersi accorto di nulla; un ex arbitro “pentito” che ha invece dichiarato che quando era in attività aveva ricevuto almeno una dozzina di offerte di lavoro per la sua preziosa collaborazione (purtroppo dalla dirigenza dell’Internazionale e non della Juve); due istanze di ricusazione già rigettate dalla Corte di Appello; il contenuto di una lettera riservata del Procuratore capo (che voleva fare astenere il giudice non gradito), sbandierato ai quattro venti innanzi al CSM proprio dal presidente del collegio; il presidente del Tribunale accusato di fare le “griglie dei giudici” in violazione di legge (no, anche lui!); beh, lo confesso, a questo punto arrivati, quando tutto si mette di traverso e c’è di mezzo la Juve, solo una cosa rimane da fare: prendersela con l’arbitro...
francejuve - fonte> giulemanidallajuve.com

venerdì, aprile 15, 2011

Mail dell'Avvocato Conteduca al Presidente della Republica, Giorgio Napolitano

Onorevole Presidente

Il sottoscritto Gennaro Maria Conteduca, avvocato del Foro di Napoli, portavoce di circa 50.000 mila tifosi della Juventus FC, raggruppati in pagine e gruppi su Facebook sul fenomeno Calciopoli, che troppo frettolosamente e sbrigativamente ha individuato, sulla spinta di odiose campagne mediatiche, con un processo sportivo senza alcuna garanzia di difesa, nel Sig. Luciano Moggi il colpevole da indicare e dare, quindi, in pasto all’opinione pubblica ed alle masse di sportivi italiani, Chiede a Lei, Signor Presidente, nella qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, di voler prendere a cuore il corretto e regolare andamento, molto anomalo, del procedimento penale n. 43915/02 R.G. iscritto nella Procura della Repubblica – D.D.A. presso il Tribunale di Napoli contro Luciano Moggi +23,meglio conosciuto come il processo ”Calciopoli”, incardinato innanzi alla IX sez. del Tribunale di Napoli.

Infatti, come sicuramente saprà, il giorno 8 aprile us. si è svolta dinanzi alla sezione disciplinare del Csm, l’udienza contro il giudice Teresa Casoria, presidente di sezione del Tribunale di Napoli e presidente del collegio giudicante del processo Calciopoli, al termine della quale le veniva irrogata la sanzione della censura.

L’illecito disciplinare riguarda la “violazione dei doveri generali di correttezza, riserbo ed equilibrio e di rispetto della dignità delle persone” perché, secondo l’accusa, “teneva un comportamento abitualmente e gravemente scorretto nei confronti di altri magistrati della medesima sezione e di collaboratori dell’ ufficio” e su questa vicenda non abbiamo elementi idonei per poter esprimere perplessità e/o preoccupazioni trattandosi di fatti ed episodi interni alla Procura di Napoli su cui non vogliamo nè possiamo entrare.

L’anomalia più grave, però, riguarda la richiesta di ricusazione sollevata dalla Procura di Napoli già per due volte e con in calendario una terza istanza cadente il prossimo 20 maggio.

Quello che però,lascia molto perplessi e che ci ha spinto ad interessarLa e coinvolgerLa sono le gravi accuse lanciate dalla Casoria nel corso dell’udienza disciplinare innanzi al CSM: «La procura di Napoli ha chiesto al presidente del tribunale di fare qualcosa per farmi astenere, la Pandolfi ha reiterato questo invito ma io non avevo nessun motivo per non fare il processo Calciopoli. Ho sostenuto l’accusa in processi importantissimi, non avevo alcun interesse in questo processo, il calcio non lo conosco, non tifo per nessuno quindi fare il processo era il mio dovere. Ci si astiene se c’è motivo di farlo perché svolgere i processi è un dovere.

Due sentenze della corte d’appello sulle precedenti ricusazioni hanno ribadito che era un dovere andare avanti. Devo notare come è stato strumentalizzato in tutti i modi questo procedimento. Il pm Beatrice addirittura si era lamentato perché facevo cominciare il processo troppo in fretta. Quando vennero rigettate le richieste per le parti civili si rischiava la paralisi di Calciopoli perché il pericolo era di avere in udienza come parte civile ogni singolo tifoso di calcio. Invece siamo arrivati alla fine del dibattimento. Piuttosto – ribatte la Casoria – vedo i pm renitenti a fare la requisitoria. Hanno chiesto indagini supplementari e avuto un teste che…».

Le alleghiamo il link a cui è possibile reperire il file audio dell’udienza suddetta:

http://www.radioradicale.it/scheda/324937/disciplinare-del-csm.
Certi di un Suo interessamento e della Sua imparziale attività di controllo sul corretto funzionamento del Tribunale di Napoli, ed in particolare della IX sez. penale, oggetto di tante, troppe “dicerie” imbarazzanti per uno Stato di diritto, La salutiamo scusandoci per averla importunata.

Avv.Gennaro Maria Conteduca

Consiglio Superiore della Magistratura (Disciplinare)Roma, 8 aprile 2011 - 09:42
http://www.radioradicale.it/scheda/324937
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Angelo Calabrese
Uno dei 50 000 rappresentati dall'Avvocato Gennaro Maria Conteduca

lunedì, aprile 11, 2011

La mail dell'amico Ettore alla Exor

Ripristinare l'Onore della Vecchia Signoa‏

Spett. Exor spa,
sono un vecchio tifoso della Juventus, e approfittando dell'invito della proprieta' a fare delle domande all'azionista di maggioranza in occasione della riunione dell'assemblea de prossimo 28 aprile, vorrei chiedere quanto segue:

1 - Il 90% dei media nazionali, 100% di quelli sotto il controllo della Exor (La Stampa) e di quelli i cui interessi(della Exor) sono di maggioranza nel "patto di sindacato" (Rcs - Corsera e Gazzetta dello Sport, nonché di - editori mai nemici - De Benedetti: Espresso Republica)?) diffondono notizie false e calunniose contro la Juventus, creando notevoli e continuati danni d'immagine - l'ultimo caso sabato 2 aprile, nell'edizione delle 13 del "nemico Studiosport" il sig. Roberto Ciarapica in un servizio televisivo afferma che lo scudetto vinto nel 1998 era truccato; perchè non si provvede a rispondere con massicce azioni legali contro i responsabili di tali diffamazioni?

2 - a seguito delle notizie provenienti dal processo di Napoli è ormai chiaro come nel 2006 furono adottate da parte delle FIGC - sobillata da un potente linciaggio mediatico dei su citati media (cui prodest?) - predisposte azioni disciplinari nei confronti della Juventus, ed anche spropositate rispetto ai fatti fantasiosamente creati e mai accertati. Tali azioni hanno generato, oltre ad una significativa perdita economica del marchio, i cui disastrosi effetti si fanno sentire ancora adesso, uno stato di enorme disagio per milioni (13/14?) di tifosi Juventini, che e bene ricorda siamo degli Essere Umani Orgogliosi dell'Appartenenza alla Centenaria, Gloriosa e Onorata Squadra della Famiglia Agnelli.

3 - Ma perchè neanche dopo che i processi per le querele (anche quella vostra) hanno trovato gli ex dirigenti (Giraudo e Moggi) non colpevoli - per non aver commesso il fatto! - la Exor non difende la Juvenus? Perchè? E quando richiederete i danni alla FIGC nonchè la restituzione degli scudetti del 2005-2006 vinti onestamente è, con sudore sul campo?  ?

4 - Una domanda direttamente all'ingegniere John Elcann: Lo sa che allOnore della Vecchia Signora Juventus, noi tifosi ci teniamo? Noi tifosi sappiamo che Lei naviga nell'oro, ma non sappiamo se all'Onore ci tiene. Ingegnere, all'Onore Lei ci tiene?

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Ingegnere, si affacci anche in parlamento, please?

Gli onorevoli Paniz e Bertrandi difendono il processo di Napoli – L’onorevole Maurizio Paniz, fondatore dello Juventus Club in Parlamento e l’onorevole Marco Beltrandi, lanciano da ‘Tuttosport’ l’appello per un processo da salvare. Infatti, al di là della vicenda disciplinare personale della dott.ssa Casoria, in gioco ora c’è ben altro:
“E' in gioco a trasparenza della magistratura e una prescrizione non aumenterebbe di certo la fiducia degli italiani. Sarebbe quindi un colpo alla giustizia se non arrivasse la sentenza. Voglio essere ottimista:il processo arriverà alla conclusione". Gli fa eco il collega Marco Beltrandi, opposta fede politica, ma medesima fede calcistica: "Non arrivare ad una sentenza sarebbe grave, ricusare un giudice è un diritto ma non se ne può abusare facendolo ad un passo dalla fine. Già ora si possono rivedere i giudizi sportivi. Il ruolo della politica? Non vogliamo metterci in mezzo con la magistratura, ma c'è già una proposta di legge firmata con Paniz per formare una commissione d'inchiesta per far luce sul processo".

Juventus Sempre
Ettore Italo Di Pietramala

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agm@exor.com
Scrivete anche voi una nota alla Exor e fatela pervenire a: calabrone13@hotmail.com,
e sara' publicata su questo blog

lunedì, aprile 04, 2011

Tutte le volte che i "Servi Corrotti" della FIGC hanno salvato l'inter

L'impressionante elenco di PROVE e indizi che la Procura Federale ha lasciato cadere nel vuoto

All'inter ci sono arrivati e coi guanti bianchi(non quelli del Ris) tra l'inizio di aprile 2010 e questio 31 marzo appena trascorso, eppure quelli della Procura Federale, una volta Ufficio Indagine +Procura, avrebbero potutio fare molto prima. Avrebbero potuto evitare la tagliola della prescrizione, avrebbero potuto scavalcare a sinistra i carabinieri di Auricchio che sull'Inter non volevano andare /cfr dichiarazione dell'assistente Coppola al processo di Napoli, il 14 dicembre 2009). C'è una serie impressionante di indizi non seguiti fino in fondo che hanno tenuto almeno l'inter fuori da Calciopoli proprio quando calciopoli esplodeva, insomma in tempo utile per rileggeere tutti i fatti in modo assai diverso dal soliloquio targato Narducci-Borrelli del 2006. Ecco una serie sconcertante diluci accese ignorate perchè gli articoli di giornale per l'Ufficio Indagini sono fonte e consentono l'apertono di indagine. Non sempre, come scoprirete qui e alla finedatevi una risposta se lo scudetto 2006 veniva assegnato il 26 luglio 2006 ad un club senza macchia e senza peccato. In ogni caso, pur comprendendo che il motore dell'Ufficio Indagini e quello del Commissario GuidoRossi fosse ingolfato per i fatti legati alla cupola di Moggi, una lettura più attenta dei giornali la sipoteva pure dare no?

17 marzo 2006
L'espresso pubblica lo scoop sulla vicenda dello spionaggio del team di spioni di Tavaroli e della Telecom. Tavaroli e Cipriani erano "avvisati" per associazione per delinquere dal 4 maggio 2005 e tavaroli era il responsabile delle intercettazioni legali del 2003 e fino al 2005 (anche durante il periodo d'inchiesta napoletana, settembre 2004-giugno 2005).

11 maggio 2006
Lo scandolo è appena divampato (moggi si dimette il 16 maggio), le prime intercettazioni compaiono sui giornali, ci sarebbero anche quelle di facchetti, repubblica intervista Nucini che comincia a raccontare del suo lavoro di intelligence illegale nei menadri della Can per l'inter e nello stesso giorno un altro giornalista amico di Tavaroli, Luca Fazzo, racconta di un Facchetti che registrava gli incontri e il cd con le rivelazioni "viene atto girare" e arriva secondo Fazzo l'input interista alla Bocassini. Facchetti non risponderà a Repubblica sulla circostanza .

29 maggio 2006. lungo articolo su Repubblica "Dall'inter a Telecom, i 100 mila file degli spioni", col racconto dei movimenti inter sul caso Nucini e dell'intelligence privata contro De Satis, Pavarese, Fabiani. Il tutto senza denunciare alcunché alla figc.

2 giugno 2006.Una pagina di intervista di Repubblica: parla Cipriani, colui che spia e si fa pagare per farlo dall'inter. Vieri a parte, afferma:"Pirelli mi fece spiare l'arbitro De Santis" (nel 2004, prescrizione nel 2009?). Ultimamente preciserà meglio chi fossero i committenti.

8 giugno 2006.Paolo bergamo depone davanti all'Ufficio Indagini : a Borrelli e i suoi ribadisce quanto detto più volte, "parlavo al telefono con tutti, anche con Facchetti". Nessuno, però, approfondisce.

15 giugno 2006. Articolone sul Corsera dal titolo "Vieri spiato quando giocava con l'inter": in fondo bastava approfondire o porsi domande sulla legittimità di quella sola operazione per escludere comportamente appieno legali. La mancata chiamata ain causa interista nei giorni di Calciopoli fa finire meno la possibilità di chiedere ragioni ad un Facchetti ancora vivo. La sentenza della Corte Federale interviene il 25 luglio 2006, per gli arbitri -momento definitivo e tombale per i verdetti sportivi- sono della fine di ottobre 2006.

1 ottobre 2006. Tavarioli depone e dichiara quanto poi scriveranno il 21 dicembre 2006 i giornali:"Facchetti registrò un cd con i colloqui con Nucini e mi chiese di controllare De Santis (allora arbitro in attività con cui lui stesso colloquiava telefonicamente. Ndr).

12 ottobre 2006. Borrelli e il suo vice , poi passato a Telecom con Guido Rossi, interrogano Nucini che parla del suo lavoro da "cavallo di Troia" dell'inter negli anni 2002-2003 (l'incontro al Concord sarebbe del 23 settembre 2003): risultato prescrizione e improcedibilità (nei confronti di Facchetti) per tutte queste attività nerazzurre decisa a fine giugno del 2007 da Palazzi, dopo l'indagine di Borrelli. E nel fascicolo federale non c'è traccia di una richiesta al pm Bocassini del modello 45 con cui è stata archiviata la vicenda Nucini, senza domandarsi chi abbia dato il via all'operazione.

giovedì, marzo 24, 2011

Bruti Liberati, Greco e Boccassini, perché negate il fascicolo chiesto dall'Avvocato Gallinelli?

Edmondo Bruti Liberati, Francesco Greco e Ilda Boccassini, basta proteggere Tronchetti Provera e Massimo Moratti, tirate fuori il fascicolo modello 45  e consegnatelo all'Avvocato Gallinelli... serve alla giustizia sportiva per fare luce sulla genesi di Calciopoli.
Francesco Calabrone
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Gallinelli: Il fascicolo modello 45 serve alla giustizia sportiva, potrebbe far luce sulla genesi di Calciopoli.

L'avvocato Gallinelli: Si disseppellisca il fascicolo modello 45 - Soprattutto dopo l'interrogatorio-show di Nucini nell'aula 216 del Tribunale di Napoli, sarebbe fondamentale riportare alla luce del giorno il fascicolo modello 45 archiviato a Milano, per comprendere come siano andate effettivamente le cose in procura tra la Boccassini e Nucini (che ha asserito di aver parlato solamente di calcio...) e per far luce addirittura sulla genesi di Calciopoli.

E, come racconta a Tuttosport  l'avvocato difensore di Massimo De Santis, Gallinelli, in più d'uno sarebbero interessati a consultarlo. Persino la Boccassini stessa, visto che "di fatto Nuci­ni l’ha accusata di due gravissi­me irregolarità. Parlando del­l’ormai famosa convocazione che ricevette dalla Boccassini, il testimone ha detto sotto giura­mento che in quell’occasione non ci fu un verbale e che la Bocas­sini lo convocò in assenza di un procedimento penale in corso.

Se fosse vero sarebbero due gravissime violazioni, perché si deve verbalizzare sempre e perché non si possono convocare persone senza che ci sia un procedimento in corso. Dubito che un pm attento come la Boccassini possa aver commesso errori del genere e quindi tendo a pensare che Nucini abbia mentito, quindi sia anche passibile di falsa testimonianza".

Se il fascicolo in questione venisse fuori (e il legale di De Santis l'ha chiesto sia alla Boccassini che a Bruti Liberati, senza ottenere ad oggi risposta), anzitutto si chiarirebbe "se esiste un 'verbale Nucini' e un esposto che avrebbe innescato la breve e infruttuosa indagine". Infruttuosa per la Procura, che l'ha archiviato come modello 45, cioè non contenente notizie di reato; ma che potrebbe diventare fruttuosa per la giustizia sportiva.

Sarebbe infatti forse in grado di  far luce sulla genesi di Calciopoli, che potrebbe essere legata a doppio filo alle indagini private e illegali di matrice nerazzurra per mezzo della security Telecom e di Giuliano Tavaroli: "Un'ipotesi, quest'ultima che finora ha trovato riscontri nelle deposizioni dello stesso Tavaroli nel processo Telecom, ma anche di Tronchetti Provera, vicepresidente dell'Inter, ascoltato come testimone in quello stesso procedimento.

 A proposito delle rivelazioni anti-Moggi e anti-De Santis che Nucini aveva dato a Facchetti, Tronchetti disse in sede di incidente probatorio: 'Moratti chiese aiuto alla Procura e si rivolse alla Boccassini'. Ora, l'aiuto non è previsto dal codice che consente di rivolgere alla procura esposti, denunce o querele. E' quindi logico pensare che quell'esposto che permise alla Boccassini di convocare e sentire Nucini fosse firmato da Moratti o da qualcuno legato all'Inter (violazione della clausola compromissoria) e che, chissà, contenesse una parte delle indagini private condotte per conto dell'Inter.

Insomma sarebbe davvero interessante leggere quel fascicolo e capire perché la Boccassini l'ha tenuto segreto". Quindi, tenuto conto della rilevanza che tutto ciò potrebbe avere in sede di giustizia sportiva, un altro personaggio che dovrebbe essere più che interessato a richiederlo è il procuratore Palazzi, che il 31 marzo sentirà Moratti: il fascicolo modello 45 potrebbe offrire al procuratore federale spunti rilevanti per domande davvero mirate a far luce su Calciopoli.

Francesco Calabrone
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Riccardo Viola, figlio di dino padrone della Roma: mio padre era un corruttore

Riccardo Viola, ha confessato che l'arbitro del match, il belga Vautrot, venne comprato da suo padre,
mediaset, Riccardo Viola, l'arbitro belga Vautrot, venne comprato da mio padre,
"La Roma pagò l'arbitro del Dundee". Il figlio di Viola si confessa alla Tribù - 17/03/11

"Che la Roma abbia dato a un intermediario 100 milioni per l'arbitro Vautrot è vero ed è un fatto vergognoso: però voglio ricordare che lo scandalo lo fece uscire Dino Viola per smascherare il colpevole e la Cupola del calcio. Una denuncia, insomma". Chi parla così, da testimone oculare di tutta la vicenda, è Riccardo Viola, figlio del presidente della Roma Dino, che ai microfoni della 'Tribù del Calcio' rievoca lo scandalo legato a Roma-Dundee del 25 aprile 1984, semifinale di Coppa dei Campioni, con i giallorossi che rimontano lo 0-2 dell'andata, vincono 3-0 e si qualificano per la finale (poi persa ai rigori contro il Liverpool).

Per la cronaca: la Corte Federale, nel febbraio dell'86, assolse tutti i protagonisti di quello scandalo, ma solo per sopraggiunta prescrizione e specificando di "aver riscontrato un comportamento gravemente censurabile messo in opera dall’ing. Viola. Non può quindi dichiarare caduta l’incolpazione contestata ai signori Landini e Viola in merito al passaggio della somma di 100 milioni".

Per la prima volta dopo 27 anni Riccardo Viola, a quei tempi giovane dirigente giallorosso, ricorda quel che successe nei giorni precedenti la partita. "Arriva il signor Landini, manager del Genoa, parla con Viola e gli dice: Vautrot è un amico e attraverso un altro mio amico si può arrivare a lui. Ma bisogna dare all'arbitro 100 milioni. Noi rispondiamo: che sicurezza abbiamo che Vautrot prenda questi soldi?". Ci si accorda per un segnale convenzionale che avvenga alla vigilia del match: "Noi organizziamo una cena con l'arbitro e chiediamo un segnale che effettivamente dimostri che qualcosa di vero in tutto questo c'è. Nel corso della cena arriva un cameriere che si rivolge all'arbitro e dice: 'Il signor Vautrot al telefono'. Quello era il segnale. Quando Vautrot dopo essersi assentato ritorna al tavolo, ci dice: 'Ha chiamato l’amico Paolo e mi ha detto di salutarvi'. Allora io mi alzo, chiamo papà e gli dico: 'essaggio arrivato'".

Riccardo Viola non esita ad ammettere che la consegna del denaro ci fu: "Tutto questo è stato fatto perché di fronte a una partita del genere dire di no non è facile. Tirarsi indietro poteva avere gravi ripercussioni". E alla domanda su chi fosse il misterioso Paolo amico di Vautrot e garante occulto dell’operazione, il figlio di Viola dice: "Chi fosse l'amico Paolo non l'abbiamo mai saputo. Papà domandava a tutti e in quel periodo c'erano solo due possibili Paolo, Casarin e Bergamo. Lui parlò con entrambi, ma finì che entrambi si accusarono a vicenda".

La puntata in onda sabato prevede altre tre grandi interviste: a Kalle Rummenigge, che ripercorre la sua carriera di fuoriclasse assoluto (2 Palloni d’oro nell'80 e nell'81) con particolare attenzione alla parentesi interista; Riccardo Zampagna, il bomber capace di segnare gol meravigliosi in rovesciata (e non solo); Simone Barone, il centrocampista campione del mondo a Berlino 2006 che oggi, a 32 anni, si ritrova inattivo e disoccupato. E molto altro ancora.

http://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/articoli/55684/la-roma-pago-larbitro-del-dundee.shtml

domenica, marzo 20, 2011

Storia del sentimento popolare in pillole

GIÙ LE MANI DALLA JUVE

BeppeBio

In seguito alla vergogna di farsopoli, la mia passione per il calcio e per la Juve ha attraversato un periodo di profonda crisi, dovuto sia al disgusto per aver visto la proprietà dare (oppure chiedere?) il suo “smile-assenso” alla retrocessione in B che all’amara constatazione di come campionati e coppe nazionali si fossero trasformati in asservimento al potere del petrolio.

E così, ho smesso di interessarmi al calcio e ho preferito dedicare ad altro il mio tempo libero.
Poi, però, un giorno mi sono imbattuto in questa frase di Gigi Moncalvo “I registi di calciopoli non si rendono conto che cosa hanno creato in tutti noi: un orgoglio, una voglia di ribellione, un desiderio di verità e soprattutto una voglia di metterci a confronto con questi qua, per rinfacciargli tutte le date e le vicende in maniera convincente e chiara. Per questa nostra pericolosità non ci invitano più nelle trasmissioni, perché siamo documentati “ e la voglia di combattere contro i veri cupolisti del nostro calcio per contribuire a rendere giustizia alla Juventus - quella vera, quella dell’ Avvocato e del Dottore - mi
ha ridato entusiasmo.

E allora mi sono documentato e, tra le varie cose, ho studiato a fondo il cosiddetto sentimento popolare anti-juventino nel suo evolversi dalle origini ai giorni nostri e ho deciso di divulgarne un breve riassunto “in pillole” perché conoscere il passato - anche se qualcuno vorrebbe farcelo scordare – illumina il presente e fa intravedere il futuro.

1) GLI ALBORI TORINESI DEL SENTIMENTO POPOLARE ANTI-JUVENTINO
Nel 1905, dopo aver vinto il suo primo scudetto, la Juventus decide di passare al professionismo, anche grazie all’aiuto economico fornito da simpatizzanti bianconeri dell’aristocrazia sabauda. La cosa non è piaciuta ad alcuni giocatori che vedevano tradito lo spirito decoubertiano della pratica sportiva e, così, capeggiati dallo svizzero Alfredo Dick, hanno preferito lasciare la squadra e andare a fondare il Torino insieme a quelli della FC Torinese. Da quel momento in poi, i granata hanno iniziato contrapporsi ai bianconeri sostenendo che, in città, erano rimasti solo loro gli interpreti “del calcio onesto e pulito, quello che infiamma di passione il più puro e genuino sentimento popolare”, mentre gli juventini si erano venduti al potere del denaro di chi il popolo lo sfruttava con angherie e soprusi.

2) I PRIMI VAGITI NAZIONALI DEL SENTIMENTO POPOLARE ANTI-JUVENTINO
Il sentimento popolar-torinista anti-juventino inizia a diventare popolar-italiano durante la presidenza di Edoardo Agnelli (1923-1935). Infatti, gestita in modo impeccabile dal padre di Giovanni e Umberto, la Juventus vince il titolo di campione d’Italia per 5 anni consecutivi (1930-1935), attirandosi i rancori e l’invidia degli avversari, tra i quali si sono soprattutto distinti i precursori degli attuali piagnoni dell’Inter, ovvero i dirigenti e i giocatori dell’Ambrosiana, piazzatasi in quel quinquennio per 3 volte al secondo posto.

A quell’epoca il potere mediatico non era certo quello dei nostri giorni, ma nei bar dello sport circolavano già dei “sentito dire” secondo cui i bianconeri godevano dei favori della Federcalcio a motivo delle ottime relazioni che la Fiat intratteneva con regime fascista, trovandosi così in una situazione di grande vantaggio sulle altre squadre. In realtà, gli Agnelli erano fervidi monarchici e non avevano alcuna simpatia per Mussolini e compagni ma è anche vero che, in un Paese in cui regnava la povertà e i lavoratori venivano selvaggiamente sfruttati dai padroni, l‘accostamento sportivo Juve = Fiat = Potere non era poi tanto diverso dall’invenzione della cupola moggiana dei nostri giorni. E così, nei piagnistei negli anni 30 come in quelli odierni, la Juve non vinceva perché schierava giocatori fortissimi (Combi, Rosetta, Caligaris, Monti, Bertolini, Ferrari, Borel II e Orsi, trionfatori assoluti dei mondiali del 1934) ma perché rubava, proprio come faceva la Fiat con i suoi operai.

3) L’AFFERMAZIONE DEL SENTIMENTO POPOLARE ANTI-JUVENTINO
Il sentimento popolare anti-juventino si afferma però come una realtà inscindibile dal calcio italiano durante la presidenza di Giovanni Agnelli (1946-1954) e, successivamente, del fratello Umberto (1955-1962). Infatti, l’Avvocato e il Dottore hanno guidato la squadra in un periodo molto difficile per l’Italia che, uscita distrutta dalla seconda guerra mondiale, ha dovuto affrontare la ricostruzione economica in un’atmosfera fortemente condizionata da lotte di classe e rivendicazioni sociali legittime e non. In un simile contesto, la Fiat è stata presa di mira come il simbolo dell’opprimente potere padronale in stretto connubio con quello governativo, per cui anche la Juve ha subito simil sorte e ha iniziato a essere odiata da tutti coloro che non tifavano bianconero. La data che segna l’inizio dell’affermarsi del sentimento popolare anti-juventino vero è proprio può essere considerata quella del 3 giugno 1961, quando la CAF ha deciso di far ripetere l’incontro Juventus - Inter sospeso il precedente 13 aprile al 31° del primo tempo (0-0) per la presenza di pacifici spettatori sulla pista del Comunale, dopo che, in un primo tempo era stato assegnato lo 0-2 a tavolino alla squadra nerazzurra.

Di fronte a questa situazione, Angelo Moratti ha rivolto dure parole di accusa alla Federcalcio, sostenendo che la CAF aveva subito pressioni da Umberto Agnelli (che in quel periodo era contemporaneamente presidente Juve e Figc) per prendere quell’ingiusta decisione di parte, che in pratica sanciva il furto del titolo da parte dei bianconeri ai danni dell’Inter. In realtà, poiché il campionato si era concluso con la seguente classifica: Juve 47 e Inter 44, se anche fosse stato confermato lo 0-2 a tavolino lo scudetto sarebbe andato lo stesso a Sivori e compagni, per cui la clamorosa forma di protesta adottata dal presidente nerazzurro (far scendere in campo la “primavera” del giovanissimo Sandro Mazzola nel suddetto recupero) è servita solo ad aizzare il sentimento popolare anti-juventino con sospetti cupolistici (ma guarda, qualis pater talis filius) per giustificare una sconfitta in campionato causata da un evidentissimo calo fisico nella parte finale del torneo (troppe pillole date da Herrera ai giocatori, come ha denunciato Ferruccio Mazzola?). E così nel prosieguo degli anni 60, mentre Angelo Moratti la faceva da padrone comprando arbitri in Italia e all’estero grazie al duo Allodi-Solti, è stata la Juve ad essere accusata di “rubare” anche se nel decennio considerato ha vinto il titolo (il 13°) soltanto nel 1966-67.

4) LA CONSACRAZIONE DEL SENTIMENTO POPOLARE ANTI-JUVENTINO
Nel 1970 nasce "90° minuto", un programma tv che mostra le immagini delle partite di Serie A ad appena 45' minuti dalla loro conclusione. La televisione scavalca così la stampa nella cronaca dell'evento sportivo perché l'offerta televisiva "sazia" l'appassionato nello stesso giorno in cui si svolgono le partite. Quello che l’appassionato ora vuol sapere dalla carta stampata non sono più i “come” dato che li ha visti, ma i “perché” e gli eventuali retroscena dei fatti.

La risposta che dà la Gazzetta dello Sport a questa nuova esigenza del lettore rappresenta un nuovo capitolo nella storia del giornalismo sportivo italiano. Infatti, la RCS - dopo aver acquistato la rosea nel 1976 dalla Nuove Edizioni Sportive (per ironia della sorte, società appartenente al Gruppo Fiat) - conferisce l’incarico di direttore del quotidiano a Gino Palumbo, che rivoluziona completamente lo stile del giornale
(sino ad allora intellettualmente onesto e imparziale nei suoi giudizi sportivi) trasformando i suoi reporter in una sorta di segugi aizzati alla ricerca di polemiche, sospetti e accuse che si agiatano al di fuori dei terreni di gioco; polemiche, sospetti e accuse possibilmente anti-juventine, dato che negli anni 70 la Juve di Zoff, Anastasi, Bettega…ecc era tornata a vincere e a minacciare l’egemonia meneghina rosso-nero-azzurra.

Dopo l’episodio del gol annullato a Turone (16 maggio 1981) in fuorigioco per le immagini del Telebeam ma non per i romanisti e la Rai giallorossa, Gazzetta, Corriere dello Sport e CorSera sanciscono una sorta di “santa alleanza” contro la Juventus, attaccandola ogni qualvolta se ne presenta una minima occasione e festeggiando con gioia tutte le sue sconfitte (vedi ad esempio la cerimonia di premiazione di Felix Magath - autore del goal partita nella finale di coppa campioni persa dai bianconeri ad Atene nel 1983 - organizzata dall’accoppiata Corsera & Gazzetta e trasmessa in televisione dall’associata combriccola anti-juventina della Rai).

E che ha fatto la Juve per difendersi da queste mirate e vergognose aggressioni mediatiche? Poco o nulla, proprio come accade ancora oggi, in rispetto di uno “stile Juventus” voluto dagli Agnelli e sancito da Boniperti, che prevedeva dichiarazioni pacate e perlopù limitate al solo fatto sportivo in sè, nessuna polemica al di sopra delle righe e scarse o nulle partecipazioni alla DS o alle trasmissioni radiofoniche della Rai (che in quel periodo deteneva il monopolio del broadcasting), lasciando ai risultati del campo la sola risposta all’antijuventinismo.E così, mentre i media avversari hanno inveito contro la Juve per tutti gli anni 80 sancendo la definitva consacrazione del sentimento popolare anti-juventino, la dirigenza bianconera ha replicato quasi sempre solo con le batttute spiritose dell’Avvocato e quelle di Boniperti che lasciava lo stadio al termin del primo tempo, finendo col confermare le accuse degli avversari in una sorta di “chi tace acconsente”.

5) IL TRIONFO DEL SENTIMENTO POPOLARE ANTI-JUVENTINO
Ciò che è accaduto a partire dall’inizio della gestione Giraudo-Moggi (1994) sino ai nostri giorni è storia talmente conosciuta che mi limito solo a ricordare i principali eventi:

* 6 aprile 1988: il presunto fallo di Iuliano su Ronaldo scatena una vera e propria “intifada” antibianconera da parte di Moratti e di tutti i non juventini, culminata nell’inizio di farsopoli che io faccio risalire alle indagini mirate ed esclusive di Guariniello che, prendendo spunto dai deliri di Zeman sui farmaci usati dalla Juve (luglio-agosto 1988), tendono a denigrare il più possibile le vittorie dei bianconeri di fronte all’opinone pubblica

* 7 maggio 2000: il gol di Cannavaro annullato da De Santis in Juve - Parma trasforma la Juventus in una congrega di mafiosi capaci di condizionare i campionati, facendo passare in secondo piano passaporti truccati e vergognosi aiuti arbitrali alla Lazio, culminati nella vergogna della piscina di Perugia

* 27 maggio 2004: dopo la morte di Umberto Agnelli, inizia una scandalosa campagna mediatica contro la Juve di Moggi e Giraudo cui collabora anche la Stampa di Torino per ordine di John Elkann & Montezemolo, che strizzano l’occhio a Moratti per confermargli il loro assenso a farsopoli

* primavera - estate 2006: le dichiarzioni di John Elkann che - di fronte ai primi ragli rosei – confermano la vicinanza della proprietà solo ai giocatori e all’allenatore e, soprattutto, la richiesta dell’avvocato Zaccone della serie B nel processo sportivo segnano il trionfo assoluto del sentimento popolare anti-juventino, che trova conferme definitive alle proprie “teorie da bar” proprio nel fatto che gli stessi accusati ammettono la loro colpevolezza

* processo di Napoli: un trionfo che risulta ancor più evidente nella non–reazione della società di fronte a quanto emerso nelle udienze partenopee di calciopoli, che testimoniano l’assoluta inconsistenza dei teoremi sanciti dall’invenzione dell’illecito strutturato e dall’operato di Narducci, ultimamete teso soprattutto a evitare che si arrivi a sentenza. Infatti, sui media si parla ancora di sequestro Paparesta, sorteggi truccati, doping e quant’altro senza che la dirigenza della Juve prenda una posizione forte e decisa contro queste infamie, limitandosi a fare esposti a chi di esposti non se ne cura oppure a prendersela con Tuttosport, dimostrando così una sucettibilità degna del peggior Moratti.

Per cui, come accennato all’inizio, se il passato illumina il presente e fa intravedere il futuro, il nostro futuro in merito al sentimento popolare anti-juventino è tutt’altro che roseo, a meno che con “roseo” non s’intenda la resa incondizionata dei dirigenti bianconeri ai soprusi mediatici compiuti da chi è pagato per “promuovere” il marchio Inter e dei loro alleati.

Un caro saluto a tutti da BeppeBio

giulemanidallajuve.com
Articolo di BeppeBio del 15/03/2011 13.58.30
http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/tifoso_dettaglio.asp?id=1394

Roberto Calabrone

mercoledì, marzo 16, 2011

NIENTE DI PENALE - LA TELA DEL RAGNO

"Il fatto che l’Inter abbia vinto dopo Calciopoli dimostra quanto questa sia stata una vera truffa per il calcio italiano, una prova in più di quanto stava accadendo. Era frustrante quando dicevano che spendevo e non vincevo. Calciopoli è stata una cosa veramente volgare oltre ad una fregatura economica".
IL CORRUTTORE & IL CORROTTO

Queste parole del Presidente dell’Inter, Massimo Moratti, hanno aperto i lavori del seminario “Il calcio e chi lo racconta”, organizzato dall’Unione Stampa Sportiva Italiana e dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Chi, come noi, sta seguendo accuratamente tutte le fasi del processo di Napoli, di fronte a queste aberranti dichiarazioni, così poco rispettose delle verità che stanno scaturendo in sede giudiziaria, è rimasto totalmente basito. Ovviamente, il giorno dopo, i principali media italiani hanno dato ampio risalto alle parole del petroliere italiano con la passione per il calcio, ma nessun giornalista ha rimarcato che l’attuale Presidente dell’Inter continua ad accusare gli altri di truffa per azioni commesse anche dalla società nerazzurra.

Nel mese di luglio 1999 Massimo Moratti è uno dei sei dirigenti di società che si reca a casa di Franco Carraro per dar vita alla ormai famosa cena delle “sette sorelle”, ove alle squadre allora più ricche veniva data la possibilità di scegliersi i designatori loro graditi, a discapito delle altre 13 squadre partecipanti alla serie A (Moratti votò per Paolo Bergamo).

Massimo Moratti parlava con i designatori, così come Giacinto Facchetti, il quale, oltre a telefonare ad arbitri in attività, ne incontrava uno in gran segreto adoperandosi per trovargli una sistemazione lavorativa in cambio di informazioni sul settore arbitrale. In una telefonata è possibile ascoltare da Facchetti che Moratti ha un regalo per Paolo Bergamo, il quale viene invitato a passare dalla sede per ritirarlo,
https://www.youtube.com/watch?v=tmOjdvNplMM

in un'altra l’arbitro Bertini racconta a Bergamo dell'imbarazzante visita di Facchetti nello spogliatoio (quella dello score 4-4-4, ndr) prima della semifinale di Coppa Italia a Cagliari.
https://www.youtube.com/watch?v=X5x6JYWiNj4

Celeberrime ormai le telefonate in vista del sorteggio per Inter-Juventus, ove lo scomparso Presidente dei nerazzurri chiede a Mazzei, e successivamente a Bergamo, di aggirare il sorteggio inserendo nella griglia 'a tre' Collina più due arbitri preclusi,
https://www.youtube.com/watch?v=-BQx3Opwgw8
https://www.youtube.com/watch?v=ezJCMEaXR1Y

al fine di ottenere Collina (arbitro molto gradito alle squadre di Milano e non solo per questioni di bravura, considerate le numerose telefonate con Meani, dirigente del Milan, avversario della Juventus per la lotta scudetto, ove si organizzavano anche incontri con Galliani).

L’Inter, oltre a commissionare spionaggi sul settore arbitrale e su società avversarie (vedi processo Telecom e le dichiarazioni di Tavaroli), ha usufruito dell’antisportiva legge spalmadebiti ed è stata una delle prime ad usare lo stratagemma di vendere il proprio marchio per ripianare i passivi di bilancio. Oltre alle plusvalenze e ai passaporti falsi, vi è stato anche l’enorme conflitto di interessi della sponsorizzazione del campionato di Serie A da parte della Tim, allora controllata dal secondo azionista di maggioranza dell’Inter, Marco Tronchetti Provera.

Davanti a cotanta evidenza di fatti, non possiamo non parlare di una precisa strategia di manipolazione delle notizie, che sembra tratta da “Le élite del potere” del sociologo americano Charles Wright Mills, che già negli anni ’50 analizzava la struttura del potere “reale” nelle democrazie occidentali.

Per Wright Mills la gerarchia del potere “reale” è così strutturata: alla base vi è la massa dei cittadini comuni, la cosiddetta classe media, che, privata di valori di riferimento, si connota per un individualismo conformista ed un’intrinseca incapacità di porre azioni politiche organizzate; la base ha un limitato potere di influenza e di azione, confinato alle relazioni del mondo della vita quotidiana.

Poi vi è il livello intermedio, che è una struttura visibile, composta da politici di professione, amministratori locali, dirigenti ed amministratori di organizzazioni pubbliche e sindacali, operatori culturali e dei mass media (giornalisti): una pluralità differenziata ed equilibrata di poteri subalterni che asseconda il “vertice” pur di mantenere lo “status quo” acquisito.

Ed infine abbiamo il “vertice” che detiene l’effettivo potere di indirizzo della società ed è gestito in modo occulto dall’élite di potere; si tratta di una minoranza organizzata, composta da pochi soggetti: “l’appartenenza al vertice del potere deriva da posizioni istituzionali che vengono occupate, con una continua osmosi fra gerarchie, da un gruppo ristretto per il quale esse diventano una sorta di bene ereditario”.

Sulla scorta della gerarchia del potere reale, Wright Mills identifica le tre forme principali di esercizio del potere: l’autorità (è il potere dotato di legittimità consapevolmente riconosciuto e ubbidito; nelle società democratiche nasce dal mandato popolare ed è esercitato da rappresentanti liberamente eletti), la coercizione (è il tipo di potere caratteristico dei regimi autoritari è detenuto da chi controlla le istituzioni come una proprietà privata e non esita a far ricorso apertamente alla forza per affermare il proprio dominio) e la manipolazione (è l'esercizio segreto del potere, sconosciuto a chi ne subisce l'influenza. Viene esercitata per via indiretta dall’élite del potere attraverso l'apparato culturale che comprende le istituzioni educative, religiose, culturali e i mass media; esso costituisce parte integrante del livello intermedio del potere).

Attraverso i mass media diventa possibile formare le opinioni, sollevare o neutralizzare i problemi, canalizzare i bisogni e le aspirazioni, orientare gli atteggiamenti, senza che appaia mai direttamente il collegamento con le élite dominanti, ma anche giustificare atti di coercizione utilizzando la mistificazione. I gruppi di potere così strutturati si suddividono per sfere di interessi il controllo dell’apparato statale; requisiti fondamentali per la tenuta del gruppo (o delle ‘cricche’) sono una forte coesione interna, meglio se spalmata su base familiare, dettata dalla comune estrazione sociale e da un sistema di idee condivise; le élites, per loro stessa natura, tendono a riprodursi, attraverso una rete di relazioni personali, volte alla conservazione del potere acquisito, sulle basi privilegiate proprie del sistema oligarchico. Godono delle rendite di posizione, ma di proprio rischiano pochissimo.

Antonello Caporale, giornalista di Repubblica, nel suo libro “Mediocri” scrive: “L’Italia è tutta un club. Un immenso Rotary. Il vero potere è nella corporazione. Nella rete. Per avere successo, o semplicemente garantirti un futuro certo, devi iscriverti.(…) L’immobilismo è la chiave che permette alle lobby di beneficiare in eterno delle loro prerogative indiscusse. Così l’imperativo diventa: non cambiare, ancorarsi al passato e trasmetterlo alle nuove generazioni di eletti.(…) La mediocrità si organizza in reti per due ragioni essenziali. In primo luogo da solo nessuno è mediocre: la mediocrità emerge se è possibile un confronto e se c’è competizione. Almeno in potenza. In secondo luogo le reti rafforzano e si nutrono della mediocrità rendendola ‘absoluta’, sciolta da tutto quello che non rientra nel suo mondo di riferimento, avulsa da chi non ne condivide le regole.(…) Quando le reti lavorano per modificare la società, lo fanno soprattutto per adattarla alle proprie esigenze.”

In Italia un fiorente corporativismo si sviluppa nei Rotary, nei salotti “buoni” della Roma bene e nei circoli sportivi capitolini; celeberrimo il Circolo Canottieri Aniene, a numero chiuso (1016 iscritti, rigorosamente di sesso maschile) e con una quota d’iscrizione ammontante a 25 mila euro cui si aggiunge la quota annuale.

-Presidente Giovanni Malagò e annovera tra i suoi iscritti:
-Luca Cordero di Montezemolo (Presidente della Ferrari e componente di numerosi altri Consigli d’Amministrazione, oltre ad ex Presidente della --Confindustria),
-Gianni Letta (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio),
-Luigi Abete (Presidente di BNL, oltre a numerosi svariati incarichi),
-Gianni Petrucci (Presidente del C.O.N.I.),
-Franco Carraro (ex Presidente della F.I.G.C., Membro della Giunta del C.O.N.I. ),
-Pasquale De Lise (ex Presidente del TAR Lazio e componente della Corte di Giustizia Sportiva della F.I.G.C.),
-Mario Pescante (ex Presidente del CONI),
-Alberto Tripi (il signore dei call-center e socio di Marco Tronchetti Provera),
-Elio Catania (Presidente dell’ATM Milano su nomina del sindaco Letizia Moratti),
-Vittorio Silvestri (revisore della Corte dei Conti),
-Massimo Sarmi (Amministratore delegato delle Poste),
-Alessandro Benetton (Consigliere d’Amministrazione di Edizione srl, la holding del gruppo Benetton ed Autogrill, che detiene oltre il 5% di RCS Mediagroup),
-Famiglia Toti (costruttori),
-Nerio Alessandri (Presidente di Technogym e dal 2004 nel Direttivo di Confindustria, presieduto dal Luca Cordero di Montezemolo),
-Francesco Gaetano Caltagirone (potente costruttore romano, editore del Messaggero, nonché suocero di Pierferdinando Casini),
-Giulio Andreotti (il Senatore a vita),
-Cesare Romiti (Presidente onorario del gruppo RCS Media Group),
-Francesco De Simone (padrone della Uliveto, che da anni sponsorizza la Nazionale Azzurra),
-Carlo Toto (Azionista della nuova Alitalia-CAI),
-Andrea Ronchi (esponente di punta del movimento finiano Futuro e Libertà) e tanti altri esponenti di punta del mondo imprenditoriale, politico, giudiziario, giornalistico, degli apparati dello Stato, compresi personaggi in vista dello spettacolo e dello sport.

In tal modo, con i crediti giusti, pochi uomini di “talento”, che rispondano ai requisiti della “Triple C”, sono in grado di muovere, con perizia, i singoli pezzi del livello intermedio e possono gestire a piacimento il “gioco”.

Nella tela di Calciopoli, ormai da oltre quattro anni, sono rimasti intrappolati numerosi dirigenti sportivi, arbitri ed assistenti, giornalisti ed anche un’impiegata della F.I.G.C.: tutti esposti alla gogna mediatica con accuse che vanno dall’associazione a delinquere (accostandoli ai mafiosi o ai massonici) alle frodi sportive; famiglie e persone distrutte da infamie pesantissime, oltre a “violente” intrusioni nelle loro vite private. Alcune persone rimaste impigliate nella ragnatela, non essendo i “bersagli reali” della farsa, sono stati anche “invitate” ad ammettere le presunte responsabilità, in cambio della recisione dei fili e della sottrazione alla gogna pubblica (per fortuna ben pochi hanno accettato); altri che avrebbero dovuto svolgere il ruolo di testimoni dell’accusa, rifiutandosi di prestarsi al perverso gioco della mistificazione, continuano ad essere “calpestati” ed “umiliati”, incuranti se queste azioni, abilmente coperte dal livello intermedio, abbiano creato danni irreversibili (significativo come un trasferimento controvoglia di un calciatore miliardario vada a connotare il reato di violenza privata, mentre volgari azioni con usurpazione di diritti inviolabili, comprendenti umiliazioni e diffamazioni, nei confronti di una persona con disabilità vengono trasformate in fisiologici alterchi in ambito lavorativo di natura mobbizzante, vicenda di cui a breve ne daremo il giusto resoconto con ampia documentazione).

Chi sta seguendo il processo di Napoli o ha ascoltato le numerose intercettazioni telefoniche ha un quadro totalmente differente rispetto a quanto da anni i principali organi di informazione continuano a “tessere”. Questa vicenda e tante altre, fondate su intercettazioni telefoniche, hanno contraddistinto la storia italiana in quest’ultimo decennio ed il messaggio che ne scaturisce è chiaro: nessuno si può permettere di alterare l’immobilismo che garantisce il potere dell’elite; gli unici cambiamenti ammessi son quelli che consentono di modificare la società per adattarla alle esigenze della rete.

Wright Mills fondò la sua teoria sull’elite del potere prendendo come esempio la società americana e qualcuno potrà giustamente contestare il fatto che l’Italia ha altre radici ed un’altra storia. E’ in parte vero, ma entrambi i Paesi hanno un comune denominatore: l’essere stati per gran parte della loro storia prede di colonizzatori e, come spiegava egregiamente Paolo Sylos Labini, nel suo libro/testamento “Ahi Serva Italia” questo comporta che la maggior parte dei cittadini ha ormai nei propri geni il servilismo.

Non è un caso che un giornalista (Enzo Biagi), libero da logiche di potere, tanto da pagarne il fio con la “cacciata” dalla Rai abbia scritto sullo scandalo Calciopoli:
“Una sentenza pazzesca, e non perché il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perché costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome. Una sentenza pazzesca perché punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perché tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”.

Persino Cesare Lanza, accanito sostenitore del Genoa, si è così pronunciato in merito a Calciopoli:
“Innanzitutto, non esiste a mio parere un caso Moggi, ma un caso calcio. Perché il mondo del calcio ha consentito, fin da prima di Moggi, che elementari regole di equità sportiva fossero, troppo spesso, stravolte. E così il calcio è diventato a poco a poco un maleodorante bordello in cui tutto si vede e si intuisce, tranne che – quanto meno, succede assai raramente – assistere a sfide, partite, esibizioni di puro godimento tecnico e spettacolare, senza sospetti di influenze corruttive da parte di lobby e potentati di varia caratura e risma….Non c’è giustizia se la legge non è uguale per tutti e se i processi non consentono garanzie per chi è accusato…Non si tratta di infierire su Moggi, né di considerarlo il responsabile (come succede a volte in Italia) di qualsiasi malefatta:un polverone non servirebbe a nulla”. “Ahi Serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di province ma bordello!”

P.S. Il presidente USSI Luigi Ferrajolo e il Direttore della Federcalcio Antonello Valentini [il signor “bisogna mettere della gente funzionale al progetto, al sistema… non è che tu poi lo chiami (parla dell’allora Procuratore Federale, Frascione, e rende perfettamente l’idea su quanto possa essere indipendente la giustizia sportiva, ndr) e gli dici fai così… lui è uno di noi, funzionale al sistema….è una giustizia sui generis la nostra, se ci mettiamo in mano all’opinione pubblica, ci buttiamo la merda in faccia da soli…(ndr peccato che l’opinione pubblica, alias i cittadini, versino annualmente nelle casse della F.I.G.C. oltre 80 milioni di euro di denaro pubblico, oltre a finanziare il calcio tramite scommesse e concorsi a pronostici, abbonamenti allo stadio e pay tv ed acquistando giornali di settore, e pertanto la trasparenza hanno tutto il diritto di pretenderla!!)”] hanno consegnato una targa a Massimo Moratti in apertura di Seminario. - ju29ro.com - (27 Gennaio 2011)

                          http://www.ju29ro.com/contro-informazione/2798-la-tela-del-ragno.html
I CORRUTTORI: TRONKY e IL MINUS HABBENS MASSIMO & L'INFAME TOPO DI FOGNA CATANESE