venerdì, agosto 08, 2014

STORIA del "DOPING nel CALCIO: "INTER PIONIERA-SQUADRA CHE UCCIDE"!

 DOPO LE ACCUSE di FERRUCCIO MAZZOLA, FRANCO ZAGLIO E GRIGORIOS GEORGATOS ALL'INTER, DI DOPARE I GIOCATORI, SUCCEDEVA CHE NELL'INDAGINE DELLA PROCURA DELLA REPUBLICA DI TRENTO CHE INDAGAVA SUL FIUME DI STUPEFACENTI, ATTRAVERSO 2000 TELEFONATE INTERCETTATE, VENIVA SCOPERTO IL CONNUBBIO TRA DIRIGENTI, ALLENATORI E GIOCATORI DELL'INTER CON LA "GANG" DEL FINTO SARTO DI ROVELLO PORRO: DOMENICO BRESCIA.   IL FINTO SARTO DOMENICO BRESCIA, SPASCCIATORE DI STUPEFACENTI PER LA NDRANGETA, DA 30 ANNI ERA DI CASA NEL CENTRO SPORTIVO ANGELO MORATTI - LA PINETINA DI APPIANO GENTILE!    PURTROPPO, IL POTERE MASSONI DEL TRIBUNALE DI MILANO ORDINAVA ALLA PROCURA, LA RICHIESTA DEL FALDONE DELL'INCHIESTA, CHE OTTENEVA PER DIRITTO TERRITORIALE, E' LO SEPPELLIVA SOTTO IL MANTO DEL SILENZIO MEDIATICO!  --- FERRUCCIO MAZZOLA, A CHI LO ACCUSAVA DI VOLER FARE MALE ALL'INTER PER VENDETTA RISPONDEVA:"SE AVESSI VOLUTO DAVVERO FARE DEL MALE ALL' INTER, NEL LIBRO AVREI SCRITTO ANCHE TANTE ALTRE COSE. AVREI PARLATO" DELLE "PARTITE TRUCCATE" E DEGLI "ARBITRI COMPRATI"!  .  PARLA LA VOCE DELLA COSCIENZA DI FERRUCCIO MAZZOLA, DEDICATA AI BARBARI: "SOCIETA' INTERNAZIONALE FC, ALLENATORE HELENIO HERRERA, E STAFF SANITARIO: DOTT. QUARENGHI - DOTT. KLINGER - DOTT. CARLE - DOTT. CIPOLLA"! 
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IL TERZO INCOMODO. LIBRO SCRITTO DAL FIGLIO DEL GRANDE VALENTINO MAZZOLA, ED EX GIOCATORE DELL'INTER: FERRUCCIO MAZZOLA, CON FABRIZIO CALZIA, DOVE IL FRATELLO DEL PIU' FAMOSO, SANDRO MAZZOLA ACCUSA LA SQUADRA DI ANGELO MORATTI (padre di massimo!) DI DOPARE I GIOCATORI! MASSIMO, FIGLIO DI TANTO PADRE (talis pater, talis filius!), FORTE DEI MILIADI A DISPOSIZIONE, SI E' SENTTO IN DOVERE DI QUERELARLO, PER POI SUBIRE E UNA COCENTE SCONFITTA AL TRIBUNALE DI ROMA! L'EX GIOCATORE DELL'INTER, AVEVA SEMPLICEMENTE RACCONTATO LA VERITA'! L'ALLENATORE HERRERA E LO STAFF MEDICO, DOPAVANO I GIOCATORI! 

Pillole nel caffè. Che Herrera dava ai giocatori. Molti dei quali sono morti. Un ex racconta il doping della Grande Inter. E chiama in aula tutti i campioni di allora colloquio con Ferruccio Mazzola

Sono campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano quelli che passeranno, uno dopo l'altro, in un'aula del tribunale di Roma a parlare di doping. Come Giacinto Facchetti, splendido terzino sinistro e oggi presidente dell'Inter; o come Sandro Mazzola, Mariolino Corso, Luis Suarez. E ancora: Tarcisio Burnich, Gianfranco Bedin, Angelo Domenghini, Aristide Guarneri. Tutti chiamati a testimoniare da un loro compagno di squadra di allora, Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro, che vuole sentire dalla loro voce - e sotto giuramento - la verità su quella Grande Inter che negli anni '60 vinse in Italia e nel mondo. "Non l'ho cercato io, questo processo: mi ci hanno tirato dentro. Ma adesso deve venire fuori tutto", dice Ferruccio.

A che cosa si riferisce, Mazzola?

"Sono stato in quell'Inter anch'io, anche se ho giocato poco come titolare. Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l'allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno 'il caffè' di Herrera divenne una prassi all'Inter".

Cosa c'era in quelle pasticche?

"Con certezza non lo so, ma credo fossero anfetamine. Una volta dopo quel caffè, era un Como-Inter del 1967, sono stato tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione totale, come un epilettico. Oggi tutti negano, incredibilmente. Perfino Sandro...".

Suo fratello?

"Sì. Sandro e io, da quando ho deciso di tirare fuori questa storia, non ci parliamo più. Lui dice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Io invece credo che sia giusto dirle queste cose, anche per i miei compagni di allora che si sono ammalati e magari ci hanno lasciato la pelle. Tanti, troppi...".

A chi si riferisce?

"Il primo è stato Armando Picchi, il capitano di quella squadra, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale. Poi è stato il turno di Marcello Giusti, che giocava nelle riserve, ucciso da un cancro al cervello alla fine degli anni '90. Carlo Tagnin, uno che le pasticche non le rifiutava mai perché non era un fuoriclasse e voleva allungarsi la carriera correndo come un ragazzino, è morto di osteosarcoma nel 2000. Mauro Bicicli se n'è andato nel 2001 per un tumore al fegato. Ferdinando Miniussi, il portiere di riserva, è morto nel 2002 per una cirrosi epatica evoluta da epatite C. Enea Masiero, all'Inter tra il '55 e il '64, sta facendo la chemioterapia. Pino Longoni, che è passato per le giovanili dell'Inter prima di andare alla Fiorentina, ha una vasculopatia ed è su una sedia a rotelle, senza speranze di guarigione...".

A parte Picchi e forse Tagnin, gli altri sono nomi meno noti rispetto ai grandi campioni.

"Perché le riserve ne prendevano di più, di quelle pasticchette bianche. Gliel'ho detto, noi panchinari facevamo da cavie. Ne ho parlato per la prima volta qualche mese fa nella mia autobiografia ('Il terzo incomodo', scritto con Fabrizio Càlzia, Bradipolibri 2004, ndr), che ha portato al processo di Roma".

Perché?

"Perché dopo la pubblicazione di quel libro mi è arrivata la querela per diffamazione firmata da Facchetti, nella sua qualità di presidente dell'Inter. Vogliono andare davanti al giudice? Benissimo: il 19 novembre ci sarà la seconda udienza e chiederemo che tutti i giocatori della squadra di allora, intendo dire quelli che sono ancora vivi, vengano in tribunale a testimoniare. Voglio vedere se sotto giuramento avranno il coraggio di non dire la verità".

Ma lei di Facchetti non era amico?

"Sì, ma lasciamo perdere Facchetti, non voglio dire niente su di lui. Sarebbero cose troppo pesanti".

Pensa che dal dibattimento uscirà un'immagine diversa dell'Inter vincente di quegli anni?

"Non lo so, non mi interessa. Se avessi voluto davvero fare del male all'Inter, in quel libro avrei scritto anche tante altre cose. Avrei parlato delle partite truccate e degli arbitri comprati, specie nelle coppe. Invece ho lasciato perdere...".

Ma era solo nell'Inter che ci si dopava in quegli anni?

"Certo che no. Io sono stato anche nella Fiorentina e nella Lazio, quindi posso parlare direttamente anche di quelle esperienze. A Firenze, il sabato mattina, passavano o il massaggiatore o il medico sociale e ci facevano fare delle flebo, le stesse di cui parlava Bruno Beatrice a sua moglie. Io ero in camera con Giancarlo De Sisti e le prendevamo insieme. Non che fossero obbligatorie, ma chi non le prendeva poi difficilmente giocava. Di quella squadra, ormai si sa, oltre a Bruno Beatrice sono morti Ugo Ferrante (arresto cardiaco nel 2003) e Nello Saltutti (carcinoma nel 2004). Altri hanno avuto malattie gravissime, come Mimmo Caso, Massimo Mattolini, lo stesso De Sisti...".

De Sisti smentisce di essersi dopato.

"'Picchio' in televisione dice una cosa, quando siamo fuori insieme a fumare una sigaretta ne dice un'altra...".

E alla Lazio?

"Lì ci davano il Villescon, un farmaco che non faceva sentire la fatica. Arrivava direttamente dalla farmacia. Roba che ti faceva andare come un treno".

Altre squadre?

"Quando Herrera passò alla Roma, portò gli stessi metodi che aveva usato all'Inter. Di che cosa pensa che sia morto il centravanti giallorosso Giuliano Taccola, a 26 anni, durante una trasferta a Cagliari, nel '69?".

Ma secondo lei perché ancora adesso nessuno parlerebbe? Ormai sono - siete - tutti uomini di sessant'anni...

"Quelli che stanno ancora nel calcio non vogliono esporsi, hanno paura di rimanere tagliati fuori dal giro. Sono tutti legati a un sistema, non vogliono perdere i loro privilegi, andare in tv, e così via. Prenda mio fratello: è stato trattato malissimo dall'Inter, l'hanno cacciato via in una maniera orrenda e gli hanno perfino tolto la tessera onoraria per entrare a San Siro, ma lui ha lo stesso paura di inimicarsi i dirigenti nerazzurri e ne parla sempre benissimo in tv. Mariolino Corso, uno che pure ha avuto gravi problemi cardiaci proprio per quelle pasticchette, va in giro a dire che non mi conosce nemmeno. Anche Angelillo, che è stato malissimo al cuore, non vuole dire niente: sa, lui lavora ancora come osservatore per l'Inter. A parlare di quegli anni sono solo i parenti di chi se n'è andato, come Gabriella Beatrice o Alessio Saltutti, il figlio di Nello. È con loro che, grazie all'avvocato della signora Beatrice, Odo Lombardo, ora sta nascendo un'associazione di vittime del doping nel calcio".

Certo, se un grande campione come suo fratello fosse dalla vostra parte, la vostra battaglia avrebbe un testimonial straordinario...

"Per dirla chiaramente, Sandro non ha le palle per fare una cosa così".

E oggi secondo lei il doping c'è ancora?

"Sì, soprattutto nei campionati dilettanti, dove non esistono controlli: lì si bombano come bestie. Quello che più mi fa male però sono i ragazzini...".

I ragazzini?

"Ormai iniziano a dare pillole e beveroni a partire dai 14-15 anni. Io lavoro con la squadra della Borghesiana, a Roma, dove gioca anche mio figlio Michele, e dico sempre ai ragazzi di stare attenti anche al tè caldo, se non sanno cosa c'è dentro. Ho fatto anche una deposizione per il tribunale dei minori di Milano: stanno arrivando decine di denunce di padri e madri i cui figli prendono roba strana, magari corrono come dei matti in campo e poi si addormentano sul banco il giorno dopo, a scuola. Ecco, è per loro che io sto tirando fuori tutto".      -  
L' Espresso - Alessandro Gilioli  - 16   maggio   2005

http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2005/05/16/news/quelle-pillole-che-ci-dava-herrera-1.578
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https://luigiboschi.it/argomenti/giochi_sport/quelle-pillole-che-ci-dava-herrera-ferruccio-mazzola-racconta-il-doping-della-grande-inter/
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 DOPING INTER: ZAGLIO - GUARNIERI - BICICLI: "IL CASO DOPING 1962 

DOPO FERRUCCIO MAZZOLA, ANCHE FRANCO ZAGLIO RACCONTA 
IL DOPING DI "HERRERA & QUARENGHI - KLINGER-CARLE-CIPOLLA"
Cos’hanno in comune: Franco Zaglio, Aristide Guarneri e Mauro Bicicli?
Poco a dire la verità. O forse molto, moltissimo. Il primo era un “mediano di spinta”, il secondo uno stopper e il terzo un attaccante.

Nel 1962 ci fu, nella Grande Inter, un caso di doping.
Anzi tre: furono, infatti, trovati positivi al controllo antidoping proprio Zaglio, Guarneri e Bicicli.

“Beccarono i tre cremonesi: Guarneri, Bicicli e il sottoscritto.”

Sono le parole proprio di Franco Zaglio, in un’intervista di tanto tempo fa al Corriere della Sera, protagonista, suo malgrado, della vicenda. Una vicenda strana, comunque, della quale è molto difficile trovare traccia nel web: provate a fare una ricerca su internet e lo vedrete anche voi.

Io qualcosa l’ho trovata e ve la racconto.

Era il 25 febbraio del 1962.
A Milano va in scena quella che sarebbe diventata “la” partita della Serie A: Inter e Juventus si affrontano a viso aperto. Sono i nerazzurri ad andare in vantaggio al 13’ con un gol proprio di Bicicli e a raddoppiare al 74’ con Hitchens. Ma la Juventus non è mai stata una squadra in grado di arrendersi e, in meno di 9 minuti pareggia: prima è Sivori al 79’ ad accorciare le distanza, poi Stacchini a 3 minuti dalla fine ad agguantare il pareggio.

Ma qualcosa era già successa prima della partita.

E’ Franco Zaglio a raccontarlo, tanti anni dopo.

“Beccarono i tre cremonesi: Guarneri, Bicicli e il sottoscritto. Nell’imminenza della partita che pareggiammo 2-2 contro la Juve (25 febbraio 1962) i nostri dirigenti vennero a sapere che a fine gara ci sarebbe stato il controllo antidoping. Il segretario corse negli spogliatoi e raccomandò di non prendere niente. Un’insinuazione strana: come se noi giocatori prendessimo iniziative personali ! Voglio precisare che fino a quando sono rimasto io, cioè fino al 1964, nessuno di noi ha mai preso niente per propria scelta: certe cose, caso mai, ce le mettevano altri nel caffè.“

Le parole sono importanti, pesanti, gravi.

Per tanto tempo ho sentito parlare della “pillola nel caffè” di Herrera solo da Ferruccio Mazzola. Parlando con i miei amici interisti di questa cosa mi è sempre stato fatto notare come le dichiarazioni di un solo giocatore non possono essere sufficienti a concludere che quella storia è vera.

Ma adesso c’è un secondo giocatore che sostiene che qualcuno gli scioglieva delle pillole nel caffè. A questo punto, quindi mi viene da pensare che, qualche verità nelle parole di Ferruccio Mazzola ci può essere: già mi sembrava strano che un ex giocatore si fosse inventato tutta quella storia solo per gettare discredito verso chi non l’ha amato fino in fondo, figuriamoci due.

Ma le parole di Franco Zaglio non sono finite.

Franco Zaglio è, dunque, il secondo giocatore della Grande Inter a raccontare delle misteriose pillole che Herrera scioglieva nel caffè.

Zaglio ha giocato nell’Inter dal 1960 al 1964 per poi passare al Mantova dove è rimasto solo una stagione prima di andare al Genoa in Serie B e concludere, l’anno successivo, la sua carriera.

Il 1964 è l’anno del caso doping al Bologna. Ma questa è un’altra storia…

Zaglio, dunque, sostiene che, fino al 1964, fino a quando, cioè, è stato all’Inter, nessun giocatore nerazzurro ha preso di sua iniziativa alcun tipo di pillola.

Ma Zaglio sa cos’è successo dopo?
E cosa succedeva nelle competizioni internazionali?

Zaglio un’idea ce l’ha e non la nasconde.

”Quando una partita vale tre milioni di premio chiunque può decidere di rischiare. Senza contare che a livello internazionale non c’era alcun controllo.“

Era più facile, quindi, doparsi fuori dall’Italia, dove i controlli antidoping erano stati introdotti solo nel 1961.

“Si, ma erano controlli per modo di dire: c’erano mille modi per farla franca.“

Poco più di una ventina d’anni dopo, Corrado Ferlaino, ex presidente del Napoli racconterà come si riusciva a fare in modo che Maradona non risultasse positivo all’antidoping. Vent’anni e più per non far cambiare nulla.

Ahimè, anche questa è l'Italia del calcio.
Ma torniamo al nostro discorso.

Ma Zaglio, Guarneri e Bicicli furono comunque “pizzicati” dalle analisi.

“Ripeto: quella fu una faccenda strana, come strano fu ad esempio il “caso Bologna” nel 1964, quando alcuni rossoblù risultarono positivi. Alla fine venne fuori che qualcuno negli spogliatoi aveva manipolato le fialette. C’era molta, chiamiamola così, approssimazione.“

Ma leggendo la storia del doping in Italia, la storia raccontata in quegli anni viene spontaneo chiedersi una cosa: per quale motivo, all’improvviso, fu introdotto il controllo antidoping in Italia? Era solo per le pillole di Herrera?

In realtà qualcosa di grosso si muoveva e lo si era capito.

I vertici del calcio italiano si stavano ormai “svegliando”: era ormai chiaro che nel calcio c’era un costante uso di farmaci.

Nel 1961, infatti, ci fu un’inchiesta della FIGC su quelle che venivano definite le “abitudini farmacologiche degli atleti”: le conclusioni di quest’inchiesta portarono addirittura il Presidente della Federazione del Medici Sportivi (FMSI), Antonio Venerando, a parlare di “abuso di terapie” e di “paradoping”.

Questa cosa è stata “scoperta” (ma, mi chiedo io, si può parlare di “scoperta” quando si fa riferimento ad una cosa che è stata pubblica?) durante il processo per abuso di farmaci alla Juventus: gli investigatori della Procura di Torino hanno acquisito agli atti un servizio giornalistico sul doping pubblicato nel “lontano” 1964 da "Vitalità", un rotocalco mensile di attualità sanitaria, con una lunga intervista al dottor Antonio Venerando, allora presidente della FMSI.

L'articolo è entrato nelle inchieste di Guariniello sul binomio doping-calcio (non solo quindi in quella relativa al processo subito dalla Juventus) per essere utilizzato come prova d’accusa.

Ma quali sono i risultati di quest’indagine?

Secondo l'artico di “Vitalità”, l’indagine della FIGC permise di scoprire che "il 17% degli atleti (calciatori di serie A e B) faceva uso in gara di amine psicotoniche" (sono stimolanti della vigilanza e, per questo, sono dette anche “pillole della gioia”) e che erano assai diffuse altre sostanze. In quell’articolo si parla anche di un accertamento svolto nel 1962 fra tutte le federazioni sportive del CONI: si constatò "che il fenomeno del doping - fu il commento di Venerando - é limitato principalmente agli sport del calcio e del ciclismo".

L’analisi e lo studio del fenomeno del doping partiva proprio dal ciclismo, che fu “vivisezionato”: la FMSI aveva raccolto "la casistica relativa a casi sospetti o accertati di doping verificatisi dal 1949 in poi", compresi alcuni casi di morte o di grave intossicazione dovuti ad assunzione eccessiva di anfetamine.

Ma nel calcio ci si dopava davvero?

Ancora una volta è Franco Zaglio a rispondere.

“Neppure in questo campo Herrera inventò niente: già nel 1957-58, quando giocavo nella Spal, i più anziani si tiravano su con la loro brava pasticchetta di simpamina. E pure nella Roma, dove giocai prima di passare all’Inter, ci davano le “vitamine”, che finivano sistematicamente nel cesso.“
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” TORNANDO ALLE “VITAMINE”: SEMPRE IN QUEL 1962 SCOPPIO’ ALL’INTER UN CASO DOPING… 
“ Beccarono i tre cremonesi: Guarneri, Bicicli e il sottoscritto. Quella però fu una cosa strana: nell’imminenza della partita che pareggiammo 2 - 2 contro la Juve (25 febbraio 1962) i nostri dirigenti vennero a sapere che a fine gara ci sarebbe stato il controllo antidoping. Il segretario corse negli spogliatoi e raccomandò di non prendere niente. Un’insinuazione strana: come se noi giocatori prendessimo iniziative personali! Voglio precisare che fino a quando sono rimasto io, cioè fino al 1964, nessuno di noi ha mai preso niente per propria scelta: certe cose, caso mai, ce le mettevano altri nel caffè“! 

E DOPO IL 1964 ? “ Forse ....le cose cambiarono nelle coppe internazionali. Perché si sa: quando una partita vale tre milioni di premio chiunque può decidere di rischiare. Senza contare che a livello internazionale non c’era alcun controllo. “

MENTRE IN ITALIA L’ANTIDOPING FU INTRODOTTO NEL 1961… 
“Si, ma erano controlli per modo di dire: c’erano mille modi per farla franca.“ 

VOI “CREMONESI” PERO’ FOSTE PIZZICATI… 
“Ripeto: quella fu una faccenda strana, come strano fu ad esempio il “caso Bologna” nel 1964, quando alcuni rossoblù risultarono positivi. Alla fine venne fuori che qualcuno negli spogliatoi aveva manipolato le fialette. C’era molta, chiamiamola così, approssimazione. 

“EFFICACIA A PARTE, L’INTRODUZIONE DELL’ANTIDOPING VOLEVA PUR SIGNIFICARE QUALCOSA. DIFFICILE PENSARE CHE LA FEDERAZIONE  METTESSE SU UN’IMPALCATURA COSI’ COSTOSA SOLO PER I CAFFE’ DI HERRERA… 
“Neppure in questo campo Herrera inventò niente: già nel 1957-58, quando giocavo nella Spal, i più anziani si tiravano su con la loro brava pasticchetta di simpamina. E pure nella Roma, dove giocai prima di passare all’Inter, ci davano le “vitamine”, che finivano sistematicamente nel cesso. “ 
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CHE EFFETTO FACEVANO QUESTE “VITAMINE”?  
“Le racconto una cosa: è la primavera del 1961, non gioco da mesi per un’operazione al menisco ma Herrera mi vuole a tutti i costi in squadra: l’Inter aveva perso tre partite di seguito e stava giusto buttando alle ortiche lo scudetto. “Non ti preoccupare per la tua condizione fisica” mi fa il Mago. “Ci penso io !”. A Genova contro la Sampdoria perdiamo 4 - 2, ma con mia grande sorpresa reggo benissimo i 90’. I problemi cominciano la sera: andiamo ancora in ritiro, così vuole Herrera, ma non c’è verso di prendere sonno. Mi lamento con Mauro Bicicli, mio compagno di stanza, ma lui sogghigna: “Lo hai preso, il caffè ?“ domanda con fare allusivo. Compresi all’istante.“
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Il placido distacco di Zaglio si fa stupore sgomento quando apprende della morte di Bicicli, del tumore al fegato nato da un’epatite C che “Bicicletta” si era preso mente giocava:
“dopo Tagno, dopo Picchi, tutti miei ex compagni…”
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A quel punto gli zompa in mente un episodio, a proposito di epatite C e di quelle siringhe sporche che giravano negli spogliatoi. E’ un ricordo scomodo, che affiora dalla memoria come un afrore sgradevole e incontrollabile:
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“ Il nostro portiere prima di Sarti era Buffon, un ex milanista. Una sera eravamo in camera e mi fa: “Ti ricordi quando nel ’58 noi rossoneri ci beccammo tutti l’epatite C ?” Certo che ricordavo: in nazionale militare giocavo con Gastone Bean, attaccante di quel Milan: prima di pranzo gli toccava prendere tre o quattro pastiglie per curare i postumi della malattia. “Ricordi che al fischio dell’arbitro dopo il primo tempo correvamo tutti come razzi negli spogliatori ?” prosegue Buffon. “Dovevamo fare presto, il nostro medico doveva fare undici iniezioni. Figurati un po’ se stava lì a cambiare la siringa…
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” PURE FERDINANDO MINIUSSI E’ MORTO DI CIRROSI EPATICA PRESA DALL’EPATITE… 
“Anche Miniussi ? Beh, ma lui era un portiere. I portieri mica le prendevano quelle cose” 

scappa detto a Zaglio, quasi lui sia convinto che “quelle cose” abbiano ucciso i suoi ex compagni. Poi rivolge un pensiero a Carlo Tagnin, il suo successore: “ Mi dispiace per Tagno, ma di lui si sapeva: gli davano di tutto. Era già anziano, e per di più lento. Aveva bisogno di carica. Poi si sa, è questione di fisico, c’è chi smaltisce e chi no “. 

PRENDEVA TROPPI CAFFE’, TAGNIN ? 
 “A lui davano anche altro “. 

Non si spiega invece, Franco Zaglio, la morte di Picchi. 
“I suoi fratelli erano medici. Tanto che fu lui a dirci che nel caffè c’erano cose strane. Fece la voce grossa: non voleva che Herrera facesse queste cose .” 

Sono quasi le tredici. Zaglio si accomiata con la cortesia dell’uomo mite. La sua famiglia lo attende a tavola, ora che è in pensione il tempo è un fiume placido che accompagna i ricordi senza fretta. Chissà se, dopo pranzo, Zaglio sorseggerà il caffè che la moglie Argia gli avrà preparato. Certo non paventerà strane insonnie: ad addolcire quel caffè sarà giusto l’amore di una vita. 
E niente altro.
....è questione di fisico, c’è chi smaltisce e chi no “. Mazzolino ha detto che chi non giocava, per fargliele smaltire, Herrera li faceva correre dietro all'autobus......

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LISTA AGGIORNATA ALLA SCOMPARSA DI giacinto facchetti DELL'ECATOMBE, POSSIBILMENTE, CAUSATA DA PILLOLE E INTRUGLI DI HERRERA & QUARENGHI

Per la precisione  - i seguenti dati sono frutto di ricerche personali e, quindi, confutabili. 
Non conosco lo stato attuale di salute della maggior parte dei giocatori interisti sopravissuti all' ECATOMBE!. A parte quelli conosciuti e quelli presenti in questa lista non so come stiano gli altri):
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Giacinto Facchetti: 634 gare con l'Inter (Morto di tumore al pancreas)

Aristide Guarneri: 335 gare (vivo, positivo all'antidoping nel 1961)

Armando Picchi: 257 gare (morto di tumore a 36 anni)

Lennart Skoglund: 246 gare (morto per infarto o suicidio nel 1975 a 46 anni)

Giorgio Ghezzi: 191 gare (morto a 60 anni. Da allenatore provava su di sé gli effetti del doping)

Mauro Bicicli: 183 gare (morto nel 2001 per tumore al fegato)

Livio Fongaro: 184 gare (da allenatore favoriva l'uso di doping)

Enea Masiero: 168 gare (morto di tumore)

Guido Vincenzi: 109 gare (morto nel 1997 di SLA)

Enzo Matteucci: 96 gare (morto di SLA)

Enrico Cucchi: 91 gare (morto a 31 anni per una rara malattia)

Domenico Caso: 76 gare (vivo. Tumore al fegato nel 1995)

Carlo Tagnin: 56 gare (morto per osteosarcoma nel 2000)

Franco Zaglio: 54 gare (vivo, positivo all'antidoping nel 1961)

Egidio Morbello: 51 gare (morto pochi anni fa)

Gerry Hitchens: 43 gare (infarto a 49 anni)

Ferdinando Miniussi: 23 gare (morto nel 2002 per epatite)

Giuseppe Longoni (1961-62) - Morto di vasculopatia cronica nel 2006 (malato dal 1995)

Francesco Brignani (1967-68) - Morto di infarto a 45 anni

Marcello Giusti (1967-68) - Morto di cancro al cervello alla fine degli anni novanta

Bruno Beatrice (1968-69) - Morto di leucemia a 39 anni.
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Riposino in pace, ma l'Obbrobbrio, e' una pugnalata al cuore dei loro cai, e' grida vendetta!
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E' DOPO FERRUCCIO MAZZOLA E FRANCO ZAGLIO, ANCHE GRIGORIOS GEORGATOS
NELL'INTER, HO VISTO ALCUNE COSE ED HO CAPITO COSA STAVA ACCADENDO 
E' DOPO CHE HANNO FATTO SPARIRE L'INTERVISTA ORIGINALE, CI TIENE A PRECISARE: 
MA L'NTER NON C'ENTRAVA NULLA EH! E RONALDO, MAI PRESO NIENTE AL 100 x 100 EH!

Grigoris Georgatos in contropiede è andato poche volte almeno nei due anni passati ad Appiano Gentile. Centrocampista offensivo o attaccante aggiunto, della sua brave tappa milanese si ricordano in pochi, una parentesi a riflettori spenti. Oggi, il quasi trentaquattrenne greco alle dipendenze del tecnico norvegese Trond Sollied all'Olympiacos scuote la testa e ritorna sui suoi passi, e da una versione un po diversa dalle dichiarazione rilasciate al Giornale Greco Ethno Sport. Ecco alcuni stralci della lunga confessione di Georgatos, nell'intervista che suona come un atto di accusa all'indirizzo dei compagni  d'aell'inter di allora. 

«... non ho mai fatto uso di anabolizzanti nella mia carriera, ma ho visto alcune cose ed ho capito cosa stava accadendo...», ma tiene a precisare: «... il club non aveva niente a che fare, ho visto giocatori prendere pillole e fare iniezioni... l'Inter non c'entrava nulla... c'erano gruppi di persone che rifornivano i giocatori...» (la gang dello Spacciatore della Ndrangheta: Mimmo Brescia).

Affondi pesanti, passaggi che vogliono, nelle intenzioni del centrocampista greco, svelare certe pratiche dello spogliatoio nerazzurro, ma... senza che la società ne fosse a conoscenza! Ripete che 'Inter non alcuna responsabilità, ci tiene a precisare più volte Georgatos. Nessun dirigente nerazzurro poteva essere al corrente che i giocatori si drogavano!

«... pillole e punture sospette...» . L'atto di accusa continua e, senza svelare i nomi dei giocatori, il centrocampista greco disegna comunque un identikit, seppur sbiadito, dei suoi accusati.
«... chi gioca per tanti anni ad alti livelli non ha bisogno di ricorrere agli anabolizzanti... chi gioca pochi anni ad altissimi livelli e poi sparisce invece... Ronaldo? Mai preso niente al 100 per cento! Garantisco io.».

Georgatos va in contropiede. Sbarcato all'Inter nella stagione '99-2000 (a gennaio) trovò come compagni di squadra (l'allenatore era Marcello Lippi), tra gli altri, Ferron, Peruzzi, Blanc, Camara, Colonnese, Cordoba, Fresi, Galante, Panucci, Simic, Cauet, Dabo, Pirlo, Seedorf, Roby Baggio, Mutu, Recoba, Ronaldo, Vieri, Zamorano. Poi, dopo un anno all'Olympiacos (aveva nostalgia della Grecia), tornò in nerazzurro. L'Inter era allenata da Hector Cuper, c'erano, fra le nuove conoscenze, Toldo, Materazzi, Conceicao, Dalmat, Emre, Farinos, Gresko, Okan, Adriano, Kallon. Una parentesi senza lasciare traccia, quella del centrocampista nato al Pireo. Gergatos con la maglia dell'Inter giocò poco e senza regalare particolari sussulti (solo tre le reti, 37 le presenze complessive) alla tifoseria interista.

Le accuse di Georgatos arrivano alla fine di una giornata che aveva visto il patron interista Massimo Moratti precisare le prossime mosse di mercato nerazzurre. 

«Henry mi dà piacere solo nel vedere come si muove in campo. Mi risulta che stia bene a Londra e che l'Arsenal abbia intenzione di rinnovargli il contratto. Se, poi, dovessimo capire che invece vuole fare una nuova esperienza altrove, ci inseriremo fra i suoi corteggiatori. Ronaldo? Sembra che dobbiamo riprenderlo per forza. Intanto - così Moratti - dovrebbe dimagrire di 20 chili e poi non è l'unico attaccante al mondo».
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E' VERAMENTE TRISTE......

E' TRISTE CONSTATARE CHE LA PROCURA DELLA REPUBLICA DEL TRIBUNALE DI TORINO, ABBIA PERMESSO, AD UN COMPLESSATO E VENDICATIVO MAGISTRATO (raffaele guariniello!) UNA CROCIATA DIFFAMATORIA DURATA 9 ANNI A SPESE DELLO STATO, E' BASATA SULLE DICHIARAZIONI-ACCUSE DI UN PERDENTE INDIVIDUO (z.zeman!) CHE MAI AVEVA VARCATO LA SOGLIA DI CASA-JUVENTUS!

UNA VERGOGNA, CHE POI PER IMPEDIRE CHE LO STATO PAGASSE MEGA RISARCIMENTI ALLA JUVENTUS ED AI SUOI DIPENDENTI, E' DOVUTA CORRERGLI IN SOCCORSO LA "CRICCA-CORTE DI CASSAZIONE" INVENTANDOSI, IN CASO DI NECESSITA'(se non fossero scaduti i termini della prescizione) DI UN NUOVO PROCESSO SULL'ACCUSA DI ABUSO DI FARMACI LEGALI! VERGOGNA! 

SI, VERGOGNA! SE SI PENSA CHE ALLA PROCURA DELLA REPUBLICA DEL TRIBUNALE DI MILANO PER APRIRE UN'INCHIESTA SUL DOPING DELL'INTER CHE - "AVREBBE?" CAUSATO TANTE MORTI, NON SONO BASTATE LE ACCUSE DI GIOCATORI DEL PASSATO, QUESTI SI' CREDIBILI! CREDIBILI PERCHE' IL DOPING LO HANNO VISSUTO SULLA LORO PELLE: "Ferruccio Mazzola e Franco Zaglio", MA ANCHE GIOCATORI ATTUALI: "Grigorios Georgatos" , TESTIMONE DI UN FLUSSO DI STUPEFACENTI NEL CENTRO SPORTIVO ANGELO MORATTI DI APPIANO GENTILE (la "casa dell'inter-squadra), SCOPERTO DALLA PROCURA DI TRENTO ATTRAVERSO 2000 TELEFONATE INTERCETTATE, TRA DIRIGENTI, ALLENATORI E GIOCATORI DELL'INTER E LO SPACCIATORE NDRANGHETANO MIMMO BRESCIA & Co!

MOHAMED KALLON NE FU UNA VITTIMA, PERCHE' L'ANTIDOPING DEL CONI DECISE DI FARE DEI TEST ANALISI A SORPRESA A UDINESE-INTER A CAUSA DI UNA SOFFIATA SU ALCUNI GIOCATORI FRIULANI, MA VENNE TROVATO POSITIVO, SOLO IL GIOCATORE DELL'INTER, E' NON POTERONO FARE A MENO DI METTERLO NEL VERBALE!

E' OLTRE A TUTTO QUESTO, PER APRIRE UN'INCHIESTA SUI CRIMINI DELL'INTER, ALLA PROCURA DI MILANO NON E' SERVITA NEANCHE L'INCONFUTABILE PROVA DELLE 2000 TELEFONATE INTERCETTATE DALLA SUDDETTA PROCURA DELLA REPUBLICA DI TRENTO (il faldone dell'inchiesta venne reclamato dalla corrotta procura del tribunale di milano, per poter insabbiare l'ennesimo crimine dell;intre!), DOVE PARLANO DI "DROGA" E OGGETTI RUBATI: AUTO DI LUSSO E GIOIELLI!

DOVE L'ALLENATORE DELL'INTER ROBERTO MANCINI CHIEDE ALLO SPACCIATORE DI DROGA PER LANDRANGHETA CAMUFFATO DA SARTO, ADDIRITTURA LE STAMPELLE PER I GIOCATORI PRIMA DELLE PARTITE! 
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Dopo lustri dalle "Accuse-Denunce di Ferruccio Mazzola e Franco Zaglio All' "INTER-DOPATA" di "angelo moratti-herrera-quarenghi"(1960-1968 -1973-1974), e' l'Accusa Denuncia del giocatore Greco Grigoris Georgatos All' "INTER-DOPATA" di Ernesto Pellegrini-PieroVolpi(1984-1995), 
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Inter Beppe Bergomi: «Il doping? Preoccupato per i farmaci che ci davano»
come un fulmine a ciel sereno, all'improvviso, esce allo scoperto anche il campione del mondo 1982: Giuseppe Bergomi, con la Denuncia dell' "INTER-DOPATA"(20 anni) di 
"Fraizzoli-Pellegrini-moratti-MarioBenazzi - PasqualeBergamo - ArturoGuarino - PieroVolpi"
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ECCOLO SOTTO L' EFFETTO DEGLI INTRUGLI INTERISTI!

E' come se non bastasse la MERDA che gia' tanto ha sporcato il nome ed i colori degli infami bauscia, ecco "ESPLODERE la BOMBA-SANDRO MAZZOLA"! 
TU VISCIDO SERPENTE! PENSI ALLE PENE CHE HAI DATO A TUO FRATELLO?!

Dichiarazioni ESPLOSIVE sul DOPING dell' INTER di quella che fu falsamente chiamata "grande inter", che ricalcano le accuse del Fratello Ferruccio che lui tando osteggio', da farlo incanrenire e' morire di "cancro e crepacuore"! 
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Che faranno ora le infami famiglie che, a cominciare dai media, hanno corrotto TUTTO cio'che si poteva corrompere, per nascondere la verita' sulle loro malefatte nel maneggiamento della societa' piu' sporca del calcio mondiale? 

Quereleranno anche "sandro mazzola"? Oppure per impedirgli di sbroccare nuovamente, gli solleciteranno quella dipartita, che a causa delle "pasticche" di "helenio herrera" e gli "intrugli" di "Quarenghi-Klinger-Cipolla- (Carle)", pare gia' molto avanzata?!
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INTERISTI, VISCIDI E SCHIFOSI SERPENTI!INTERNAZIONALE FC MILANO: DNA DEL MALE!

domenica, agosto 03, 2014

ILDA BOCCASSINI, BRACCIO ARMATO DELLA GANG TRONCHETTI PROVERA, I SUOI SCHELETRI NELL'ARMADIO INCLUDONO IL "FASCICOLO MODELLO 45", PER SALVARE MASSIMO MORATTI DALLA RADIAZIONE DAL CALCIO. E' FORSE... ANCHE DALLA GALERA!

NDRANGHETA O CAMORRA: L'ESATTA FIGURA DI UNA DONNA DIELLA MALA
BOCCASSINI, UNA FAMIGLIA DI MAGISTRATI CORROTTI.
“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”… Johann Wolfgang Goethe completava il detto con “e se so di che cosa ti occupi saprò che cosa puoi diventare”.
Di che cosa si occupa Ilda Boccassini lo sappiamo già (la risposta, incredibilmente, non èBerlusconi,ndr), ma sappiamo quali sono state le sue frequentazioni o i suoi maestri di vitalavorativa ?
Ve lo spieghiamo noi.
Ilda Boccassini appartiene a una delle famiglie di magistrati più corrotte della storia d’Italia(così titola Imola Oggi) :
1) Nicola Boccassini, zio di Ilda, fu arrestato e condannato per associazione a delinquere, concussione corruzione, favoreggiamento e abuso di ufficio perchè estorse ,insieme ad altri colleghi e con ricatti vari ,186 milioni di vecchie lire a un imprenditore (link Repubblica)
2) Il marito di Ilda Boccassini, tal Alberto Nobili, ora separatosi dalla rossa, ricevette una denuncia dalla procura di Brescia da parte di Pierluigi Vigna, Magistrato stimato da tutti,  per presunte collusioni con alcuni affiliati di Cosa Nostra che gestivano l’Autoparco Milanese di via Salamone a Milano (link2 Repubblica).
La denuncia finì nelle mani del giudice Fabio Salomone, fratello di Filippo Salomone, imprenditore siciliano condannato a sei anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso e venne quindi a decadere l’imputazione stessa (solo una coincidenza …?).
Tra l’altro, l’Autoparco Milanese era un crocevia di armi e di droga che ha funzionato per circa 10 anni. Fu interrotta l’opera malavitosa che si svolgeva al suo interno dai magistrati della corte di Firenze e non da quelli milanesi, anche se a Milano tutti sapevano cosa accedeva all’interno di quel luogo.
3) Visti i rapporti accertati tra il marito e alcuni affiliati siciliani di Cosa Nostra, appare quanto meno sospetto il trasferimento della stessa Boccassini a Caltanissetta (Sicilia) nel 1992, ufficialmente per occuparsi delle indagini delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Uno degli indagati per la strage di Capaci era il giudice Francesco Di Maggio, anche lui siciliano d’origine e appartenente alla procura di Milano, già coinvolto nella vicenda Autoparco Milanese.
Come si suol dire, tre indizi fanno una prova e qui, di indizi, ne abbiamo proprio tre. Se le persone più vicine e care alla Boccassini erano così chiacchierati, significa che qualcosa da loro, la vecchia Ilda, lo avrà imparato.
Il giudizio finale è lasciato a ognuno di voi. Siamo però certi che una figura con così tanti scheletri nell’armadio, non possa essere una rappresentante di quella Giustizia di cui tanto si sente il bisogno.                                                                                                                                                                           http://www.ilradar.com/dimmi-con-chi-vai-e-ti-diro-chi-sei-tutti-gli-scheletri-nellarmadio-di-ilda-la-rossa/                 
                   
LA GANG DEGLI INTOCCABILI, ILDA BOCCASSINI UN BRACCIO ARMATO
I SEGRETI DI STATO SULLA ‘NDRANGHETIZZAZIONE DEL NORD ITALIA
BOCCASSINI ILDA, LA MAFIA MASCHERATA DA ANTIMAFIA
Pochi, o nessuno sa che l’indagine “Infinito” (che coinvolge anche la famiglia Berlusconi, Abelli, moglie e consigliere GARIBOLDI, dirigenze ASL di Pavia, Milano, Monza, ex Ministro MARONI, il Governatore FORMIGONI, cantieri TAV di TORINO-MILANO e LIONE TORINO, BREBEMI, GRATTACIELI A MILANO, EXPO 2015)…. non è stata mai condotta dalla BOCCASSINI… ma dal precedente Procuratore Aggiunto di Milano, POMARICI…
LA BOCCASSINI NON HA MAI CONDOTTO LE INDAGINI DI CUI GLI ARRESTI GIA’ NOTI… HA SOLO “POLITICAMENTE FILTRATO” I PERSONAGGI CHE RITENEVA OPPORTUNO “COINVOLGERE”… TRALASCIANDO FIOR DI PEZZI GROSSI…
Pochi ancora sanno che la medesima indagine non venne mai iniziata in ITALIA… ma dalla DEA U.S.A. (l’antidroga statunitense che “impegnò” la Procura di CATANZARO… E QUESTI LE PROCURE DI GENOVA E PAVIA… GENOVA INDAGO’… PAVIA INSABBIO’…A PAVIA, L’EX PROCURATORE SINAGRA SI INCONTRO’ CON UN  PERSONAGGIO AFFILIATO E INFILTRATO MOLTO NOTO E FECE ARCHIVIARE TUTTO… L’EX PRESIDENTE PALMINOTA… VENNE ESPULSO DAL CSM PERCHE’ NON FILO ‘NDRANGHETISTA… IL PM LUISA ROSSI … CHE INSABBIO’ MIE DENUNCE SULLA MAFIA DI PIEVE PORTO MORONE… EBBE UN RUOLO DECISIVO NELL’ INSABBIAMENTO DELLE INDAGINI PAVESI CONDOTTE DAL PROCURATORE POMARICI… LA BOCCASSINI VENNE NOMINATA NUOVA DIA DI MILANO… PER INSABBIARE..)…
                       
IL PROCURATORE MAZZA DEL TRIBUNALE DI PAVIA, UNA TRA LE PRINCIPALI FIGURE GIUDIZIARIE CHE PERSEGUITANO LE VITTIME DI MAFIA A TUTELA DEI LORO CARNEFICI.
…pochi altrettanto sanno che POMARICI (nel bene e nel male) condusse tale indagine al 100% delle investigazioni… egli ammise che le indagini potevano essere svolte molto meglio se ci fosse stato l’interesse delle istituzioni e dei ministeri e + risorse… POMARICI si dimise… VENNE FATTO DIMETTERE… (IN QUANTO… NON POTEVA FAR CADERE IL NEO GOVERNO BERLUSCONI “TER”… POCHI MESI PRIMA APPENA RIELETTO…) dalla DIA-DDA di Milano nell’autunno 2008…
…pochi sanno che le indagini coinvolgevano direttamente (concorso in 416 bis cp individuato in una intercettazione ambientale ) l’ex Procuratore di Pavia, SINAGRA Salvatore (che avrebbe dovuto essere arrestato nelle “false retate” dell’Ottobre-Dicembre 2009 e Luglio 2010). Pochi o nessuno sa che il gruppo CARREFOUR, era direttamente coinvolto nelle indagini… con esso anche l’ex gruppo DE BENEDETTI che vendette le proprie finanziarie ad una società posseduta dall’ex Ministro di Giustizia, il leghista CASTELLI, ora PARLAMENTARE…da anni TUTTI SAPEVANO DEL ‘NDRANGHETISMO DI CHIRIACO CARLO e PIETRO TRIVI (assolti lo scorso 13 Ottobre 2011 da uno dei 3 giudici, RIGANTI Luigi, a cui SERANGELI ha delegato di farmi la pelle il prossimo 28 Febbraio e che ha già condannato un oppositore politico (SIRO BONIZZONI) della dittatura comunale di ANGELO COBIANCHI, sindaco LEGA NORD di PIEVE PORTO MORONE).
LA PALADINA DI ANNO ZERO, DE “IL FATTO QUOTIDIANO”, DEL MARCO TRAVAGLIO (ILDA BOCCASSINI)… E’ STATA PROMOSSA (NEL FEBBRAIO 2009) PROCURATORE AGGIUNTO DIA DI MILANO… NON PER INDAGARE… MA PER FUORVIARE LE INDAGINI…
(“NON PER INDAGARE… MA PER FUORVIARE LE INDAGINI”… FRASE TRATTA DAL FILM “INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO”).
SI VA AD INCOMINCIARE….(quanto sopra dichiarato lo si deduce dai file html allegati a                          

L’ITALIA E’ FINITA: LA MAFIOCRAZIA DEL GOVERNO MONTI (DELEGATO DA LEGA NORD MARONIANA, PDL BERLUSCONISTA-TREMONTI, PD, FUTURO E LIBERTA’, UDC) HA ORIGINI LONTANE….

SE TUTTO VA BENE...SIAMO FREGATI (f.c)

sabato, agosto 02, 2014

VITTORIO CAISSOTTI DI CHIUSANO, AVVOCATO DELL'AVVOCATO E' GRANDE PRESIDENTE DELLA JUVENTS.

IN RICORDO E IN ONORE DEL GRANDE PRESIDENTE
Presidente Vittorio Caissotti di Chiusano: 5 febbraio 1990 - 31 luglio 2003
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...E su Bergamo vi siete ricreduti?
Chiusano: "Un professionista deve essere tale sempre, non può accettare regali come il famoso rolex ricevuto dalla Roma. Io non mando doni al presidente della Corte d'Assise di Torino, né lui li prenderebbe.

Insomma avete bocciato Bergamo. 
Non abbiamo condiviso questo suo comportamento.
Vittorio Caissotti di Chiusano
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TROPPO BUON SENSO, ECCO PERCHE' I "MALVIVENTI UNITI" HANNO TRIONFATO! 

Il presidente della Juventus parla di Lazio, Del Piero, arbitri. E del supercampionato
Dopo la fine del torneo più discusso degli ultimi anni, il presidente della Juventus Vittorio Chiusano ha accettato di parlare con Panorama. Senza reticenze.
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Avvocato Chiusano, la Juve, dopo questo finale thrilling, medita vendetta?
"No, forse questa sconfitta ha persino fatto bene alla nostra immagine".

Nessuna recriminazione, neppure contro l'arbitro di Perugia-Juve Pierluigi Collina?
"Ha rispettato il regolamento, anche se oggetivamente il campo era impraticabile". 

Nei posteggi le auto avevano l'acqua sopra le ruote. Insomma, giusto così"?
"La Lazio è fortissima e merita lo scudetto, ma domenica ha vinto con due rigori discutibili, mentre noi abbiamo giocato una partita di pallanuoto su un campo oggettivamente impraticabile. Il Perugia ha fatto la partita della vita, la Reggina quella "delle balle". E tutti hanno applaudito.

Il presidente della Lazio Sergio Cragnotti aveva detto, prima di vincere lo scudetto, che avrebbe portato la sua squadra a giocare fuori dall'Italia, in Europa.
"Noi in Europa ci siamo da un pezzo e la Lazio certamente non emigrerà, come ha minacciato. In fondo nella sua storia ha vinto solo due scudetti e per quello che hanno festeggiato sino alle 5 del mattino. Noi siamo abituati.

Ma quest'anno avete perso: è pronta la rivoluzione tecnica? Arriverà l'allenatore del Verona Cesare Prandelli?
"No, ci teniamo stretti il nostro Carlo Ancelotti".

Ridiscuterete il contratto da 10 miliardi di Alex Del Piero, autore di un solo gol su azione?
"Certo non ha giocato un campionato esaltante, ma nei contratti non si può tornare indietro, si può solo andare avanti. Anche se i superingaggi non rientrano nello stile Juventus, abbiamo accettato di venire incontro alle sue richieste per trasformarlo nella nostra bandiera".

E lui non è venuto incontro alla Juve?
"Ha fatto i suoi interessi economici".

Insomma né rivoluzioni, né vendette. Neanche contro il procuratore di Torino Raffaele Guariniello?
"Mi chiedo che cosa c'entri il dottor Guariniello con gli arbitri, è un procuratore della Repubblica, non può fare il giudice sportivo aggiunto. Non escludo che ricorreremo in tribunale contro di lui". 

Le sue inchieste sono irregolari?
"Il suo intervento sarebbe giustificato solo se ipotizzasse la frode sportiva". Ma ci vogliono elementi più consistenti di un errore arbitrale per dimostrarla. Se dopo ogni sbaglio nascesse il sospetto di frode, il calcio potrebbe andare in soffitta.

Ma anche il dottor Antonio Giraudo ha ammesso l'esistenza della cosiddetta "sudditanza psicologica" nei confronti della Juve, dovuta a 70 anni di vittorie.
"Credo che Giraudo intendesse sottolineare il nostro prestigio. Anch'io sono contento se la Juve viene rispettata".

È vero che state lavorando a un campionato a 16 squadre con solo due retrocessioni ?
"Sono favorevole a questa idea, perché restringerebbe la serie A solo alle squadre migliori, un po' come la Premier league inglese".

E il supercampionato europeo, il famoso G14?
"Niente di strano se un gruppo di squadre che sono vere potenze economiche si pongono su un piano diverso e pensano a un campionato d'elite. Ma, certo, non inizierà l'anno prossimo".

Dopo gli incidenti di Istanbul e Copenhagen, gli scontri con la polizia a Roma, esiste anche una ricetta contro la violenza dei tifosi?
"Bisogna che calciatori, dirigenti e giornalisti tengano comportamenti responsabili, non gridino al complotto, all'inganno dopo ogni sconfitta: in un mondo di per sé violento è come gettare benzina sul fuoco".

Lazio e Roma si sono quotate in Borsa. Quando toccherà alla Juve? 
"Preferiamo aspettare. Non vogliamo fare come la Lazio che ha legato il titolo solo alle volubili fortune sportive. In Borsa bisogna entrare con un solido patrimonio immobiliare, stadio compreso.

Il vostro direttore generale Luciano Moggi ha detto che i veleni verso la Juventus li schizza il presidente della Roma Franco Sensi.
"Le sue polemiche contro di noi sono immotivate. Non può lamentarsi, quello della sua squadra è stato un campionato deficitario, inferiore alle aspettative. Come fa a dire che gli arbitri non possono commettere errori con la Roma perché ha speso decine di miliardi per rinforzarsi? È una logica inaccettabile.

Eccoci agli arbitri: gli errori di quest'anno sono colpa del doppio designatore?
"Quest'anno il sistema arbitrale non ha funzionato, un po' per questioni tecniche, un po' per la dietrologia continua di dirigenti e giornalisti. Certo il doppio designatore è una soluzione da rivedere, non siamo contenti".

Ma Bergamo l'avete proposto voi.
"Non Bergamo in sé, ma l'idea, magari sbagliata, della designazione a due teste".

E su Bergamo vi siete ricreduti?
"Un professionista deve essere tale sempre, non può accettare regali come il famoso rolex ricevuto dalla Roma. Io non mando doni al presidente della Corte d'Assise di Torino, né lui li prenderebbe". 

Insomma avete bocciato Bergamo.
"Non abbiamo condiviso questo suo comportamento.
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JUVENTUS GRANDI UOMINI E GRANDI PRESIDENTI
LA JUVENTUS DEL PRESIDENTE CHIUSANO
5 scudetti
1 Coppa dei Campioni
2 Coppe Uefa
1 Coppa Intercontinentale
1 Supercoppa europea
2 Supercoppe Italiane
2 Coppe Italia
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E l'Amore del Popolo Juventino
Avvocato Chiusano, in quella tragica estate 2006 ci fosse stata Lei....