mercoledì, ottobre 31, 2012

ANDREA DANUBI: LETTERA APERTA AD ANDREA AGNELLI

                                      LETTERA APERTA AL PRESIDENTE ANDREA AGNELLI

Castiglione della Pescaia, 30 10 12

Caro Presidente,
Purtroppo un argomento delicato toccato nell'ultima assemblea da molti azionisti ( e anche il non consentito esercizio delle deleghe: è stato un gesto spiacevole, mi perdoni) si è rivelato quanto mai attuale dopo Catania-Juventus.

Lei lunedì si è esposto con toni fermi, ma non è sufficiente. Non si può accettare un clima del genere permesso da una Federcalcio che non è credibile sia a livello organizzativo, sia a livello di gestione della “giustizia” sportiva, e Lei lo sa bene perché oltretutto scelse di delegittimarla con la vicenda delle tre stelle. Non basta quindi un solo cannone, per quanto potente e autorevole.

Abbiamo un ufficio stampa e un capo della comunicazione che non servono a nulla. Veniamo sistematicamente aggrediti e insultati da media di ogni genere, da saltimbanchi e burattini romani e milanesi (da domenica anche da un siciliano), fiorentini e boemi...eppure niente, non sentiamo la voce né vediamo la faccia di questo Albanese, appunto sarebbe quello che la Juventus paga per controllare e creare la “comunicazione”.

Ma se non comunica, non appare in video, non scrive nulla A CHE SERVE? Ritaglia gli articoli dei giornali? Mette i comunicati sul sito internet? Controlla se sono esatti i dati dell'Almanacco Panini? Compila il palinsesto di Juve Channel? Quando c'era quel Dirigente che ha vinto sette campionati e non è stato neppure invitato all'inaugurazione dello stadio (Presidente, glielo dissi l'anno scorso.....), quello che rappresentava l'organizzazione della società e si occupava di tutto, avevamo uno che ci metteva la faccia ovunque per difendere la Juventus.

Ora abbiamo un … “albanese”, che ha dei compiti che non conosciamo. Un fantasma. Mai un'intervista, mai un articolo. Solo una polemica gratuita all'assemblea con i rappresentanti di Ju29ro.com, “colpevoli” di sottolineare certe evidenti mancanze. Chissà se conosce la storia della Juventus, se conosce la vicende che l'hanno accompagnata nel rapporto con la comunicazione. Abbiamo sempre subìto, e non possiamo parare così tutti i cazzotti che arrivano da ogni parte.

Posso raccontare un piccolo episodio. Ero a Torino nell'aprile del '98 per quel famoso Juve-Inter, quello dell'invasione di Simoni, e ad Amsterdam il mese dopo per la finale di Champions col Real Madrid. Lo spazio-moviola degli episodi salienti, sulla Gazzetta, fu clamorosamente diverso quanto fazioso. Scrissi a Candido Cannavò ( vocatus atque non vocatus, Deus aderit) e lo accusai di malafede e disinformazione. Come: avete fatto 9 pagine sul presunto rigore di Iuliano e l'episodio che ha deciso la partita più importante dell'anno (il gol in fuorigioco di Mijatovic) lo commentate in un angolino a pag 7? Lui mi rispose che sono un khomeinista della juventinità, io lo mandai a quel paese.

Questo è il paradigma dell'informazione antijuventina in Italia. E noi chi abbiamo che prova a prendere - a volte pateticamente, a volte timidamente, a volte comicamente – le nostre difese? Giletti (!), Chirico (!), e qualche comparsa (Venditti, Zampini, Angelini) sulle tv private. Torino non ha una tv in orbita bianconera.

Gli editorialisti della Stampa sono granata o comunque avvelenati con la Juve (si veda telefonata tra Moggi e Tosatti, scovata da Penta, di 8 anni fa). Un pianto, una debolezza micidiale. Il nostro canale tematico non fa testo, lo guardiamo solo in pochi fedeli. Dobbiamo porre argine al massacro scientificamente orchestrato da un regime antijuventino che ha avuto il suo massimo sfogo dopo la morte di Gianni e Umberto Agnelli e in particolare dal 2006, quando la complicità dei Badoglio Gigli e dei Blanc e in primis, mi consenta, del maggior azionista - ai quali nulla interessava della dignità del popolo zebrato – ha permesso a chiunque di infangare e delegittimare le nostre vittorie e i nostri campioni.

Moviole parziali e indirizzate, salotti tv dove i tanti Santoro dei talk show “sportivi” condizionano strumentalmente il pubblico becero e superficiale; multe e squalifiche comminate per cori offensivi nel nostro stadio quando si ignorano da anni quelli che inneggiano all'Heysel e al rogo di Gaetano Scirea; notizie distorte e falsità orchestrate da giacobini della penna su doping, scommesse, partite (non ) aggiustate, risultanze processuali, contenziosi di mercato, vicende societarie interne. Non è più tollerabile questo trattamento disgustoso. Pensiamo solo alle vicende estive di Pepe e Bonucci, dipinti come delinquenti durante gli Europei e poi assolti. Abbiamo il presidente del nostro museo che si dice juventino dalla nascita, ma – da giornalista di spicco di Rai e Repubblica – non ha detto una virgola su calciopoli (e non si è degnato, come la signora Bongiorno, di partecipare all'assemblea dei soci che ratificava il suo ingresso nel CdA....).

Dopo il golpe abbiamo dovuto aspettare le analisi competenti quanto indignate di Mughini, di Padovan (epurato da Tuttosport in favore del nerazzurro De Paola), di Piero Ostellino, di Christian Rocca, di Gigi Moncalvo, le battute estemporanee di Enzo Biagi e Giorgio Bocca, persino. Abbiamo dovuto attendere le pazienti ricostruzioni dello staff di Moggi e dei bravissimi appassionati di Ju29ro.com e di GiulemanidallaJuve. Abbiamo dovuto faticosamente cercare sul web le notizie sui processi di farsopoli, i castelli di accuse che crollavano e che avrebbero imposto alla “grande informazione”, in particolare alla Pravda Rosa che ci ha condannato in via preventiva e che aveva con anticipo i verdetti precisi, di pubblicare con la medesima evidenza che giudici un po' più seri stabilivano che i campionati non erano stati alterati, che non esistevano ammonizioni a comando, partite comprate, sorteggi taroccati.

Esistevano viceversa le pesanti e clamorose telefonate del galantuomo Facchetti, di Galliani e di Meani, ventriloquo rossonero dello Zio Fester. Vede, abbiamo avuto un Capitano - e mi sia perdonata la lesa maestà - che non si è mai sbilanciato sullo scandalo del 2006, ma che anzi ha accettato una pubblicità televisiva dove gli toglievano due scudetti. Abbiamo avuto un presidente che è andato in Lega ad APPLAUDIRE MORATTI premiato per il titolo del 2006, noto come scudetto di cartone!

Serve uno sveglio, autorevole (anzi: meglio se sono più di uno), che vada in TV e dica: io non accetto che mi faccia la morale chi ha vinto scudetti taroccati da giocatori non eleggibili, da tentativi di illecito PROVATI (ma prescritti), da chi ha costruito con Telecom e Guido Rossi il più grande golpe della storia del calcio per mettere fuori gioco la Juventus. Io non accetto che i mestatori della capitale si ergano a moralisti quando tutti ricordano le Fidejussioni-Taocche e l' "Iscrizione in ritardo della Roma" (doveva essere dichiarata Fallita!), per la Quale il presidente del CONI si affrettò ad inventarsi il lodo Petrucci, che il presidente Sensi non ebbe bisogno di utilizzare, perchè Carraro e Geronzi avevano fatto carte false per salvarla; i giochi finanziari di Cragnotti e il campionato di Perugia (in un paese serio avrebbero penalizzato la Lazio per ogni partita giocata dall'extracomunitario fuori regola Veron).

E' ancora: le regole cambiate in corsa per la Roma di Sensi, che abbinate ai molti favori arbitrali servirono per lo scudetto 2001 (senza contare le parole del libro di Almeyda...). Tutti protetti dalla politica della capitale...( ma lo sa che il Parlamento, nello stanziamento 2011 per l'editoria, ha approvato un contributo di UN MILIONE di euro al giornale Il Romanista?)

Serve uno che porti in tv i filmati delle TRE FINALI di Coppa Campioni dove ci hanno danneggiato (non solo quella col Madrid, anche quella di Atene - rigore su Platini al 73° - e quella di Monaco di Baviera del '97, e qui l'elenco delle malefatte di Puhl è troppo lungo). Uno che faccia vedere tutti i gol in fuorigioco dei prescritti nelle gestioni Mancini-Mourinho, uno che faccia vedere Dynamo Kiev-Inter, Inter-Chelsea, Chelsea-Inter, Inter-Barcelona, Barcelona-Inter e illustri i SEI determinanti errori che hanno permesso agli indossatori abusivi di scudetti altrui di vincere il triplete; cha faccia vedere Inter-Roma che costò lo scudetto a Spalletti; che racconti alla gente chi è Walter Gagg, ex uomo forte di Blatter nella commissione arbitri UEFA portato a libro paga da Moratti nel 2009; che mostri chiaramente gli scandalosi favori avuti dal Milan di Sacchi e Capello negli anni '90, che evidenzi i soprusi subiti dalla Juventus nelle stesse stagioni, che ricordi le parole di un ragazzo serio come Gigi De Agostini (“ho subito più torti nei miei 5 anni a Torino che in tutto il resto della mia carriera”), che smascheri l'arroganza di Galliani e ripercorra tutta la sua gestione del ciclo rossonero; che faccia rivedere l'espulsione di Gentile a Bruges, i rigori di Montero e Trezeguet a Old Trafford (Dida era praticamente in mezzo all'area ma Merk non fece ribattere), il gol regolare di Manfredonia annullato al Bernabeu; il gol in fuorigioco di Francesco Romano che ci fece perdere lo scontro diretto col Napoli nell'87; la rete valida di Laudrup annullata al San Paolo che ci costò la semifinale UEFA nel 1989; l'arbitraggio di Agnolin a S.Siro in Milan-Juve 3-2 del '90; il gol regolare annullato a Kohler sullo 0-0 che ci portò alla decisiva sconfitta col Milan nel marzo del '94; il gol valido non concesso a Sergio Brio a Bruxelles con l'Anderlecht in Coppa Campioni; la rete regolare annullata a Tardelli da Michelotti nello scontro-scudetto col Milan nel '79; le due simulazioni di Zalayeta in Napoli-Juventus di 4 anni fa; devo andare avanti?

Serve uno che vada in tv a Sky e dica come fece Sivori a Mediaset: “Io non sono di parte, io sono della Juve. E' diverso.”

Presidente Lei lo deve a noi, al rispetto per la storia della Juventus e della Verità, all'onore dei protagonisti infamati; e lo deve soprattutto a Suo padre Umberto, che portò la “famigerata” triade alla guida del club che oggi presiede. Ci hanno dichiarato guerra da tanti anni: non è più l'epoca del permissivismo mascherato da un malinteso “stile”. Lo stile Juventus è uno solo: battere tutti i nemici e lavorare per vincere, sempre.

La ringrazio per l'attenzione concessami e mi scuso per la lunghezza del mio sfogo. E' tutto dettato dalla passione per la nostra Juve. E grazie per avermi ascoltato venerdì a fine assemblea, apprezzo sempre la Sua forte stretta di mano. Un carissimo saluto.

Andrea  Danubi  
Castiglione della Pescaia GR

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