domenica, ottobre 01, 2006

Lettera alla Redazione di BiancoNeri online

Marcello Dell'Utri, una vita al fianco di Berlusconi - Corriere.it

Cara redazione, tra l'incredibile, sfacciata, indecente e vergognosa arroganza del Milan (che nega spudoratamente le proprie responsabilità, alle quali invece lo inchiodano intercettazioni inequivocabili), e il masochistico silenzio della Juventus, DEVE esistere una via di mezzo. Vedete, un errore storico della Famiglia Agnelli è sempre stato quello di sottovalutare l'importanza dei mass media, e delle loro nefandezze contro la Juventus.

L'Avvocato, nelle sua grandezza, guardava con un certo snobismo alle assai terrene zuffe che si scatenavano in campo calcistico su giornali e televisioni. Ma erano quelli, almeno fino alla fine degli anni '80, anni diversi, epoche differenti da quella attuale. La televisione era di fatto RAI, un solo nemico allora. Non esistevano trasmissioni sportive di emittenti private in grado di manipolare l'opinione pubblica, e la RAI per quanto da sempre faziosamente filo romano-milanese ed antijuventina, in quanto emittente statale non avrebbe dovuto sbracare più di tanto, ma pur sempre un solo nemico.

Ora tutto è cambiato. Il calcio si è intrecciato a innominabili e sordidi interessi finanziari e a spudorate manovre politiche. Il Milan di Berlusconi ne è l'esempio più aberrante. A questo si è sommato il dilagare di testate giornalistiche che si occupano di calcio. E se non se ne occupano direttamente, fanno ugualmente il tifo, perché ormai non vi è gruppo economico, finanziario o industriale che non abbia interessi nello sport del pallone. Da Tanzi a Cecchi Gori, da Cragnotti a Sensi, da Della Valle a De Laurentiis, ormai tutti si sono buttati nell'arena. Molti sono rimasti schiacciati dalla loro stessa follia e mancanza di scrupoli.

Oggi, nel XXI secolo, la situazione è chiara: il mondo dell'informazione pallonara, perfetta emanazione dei poteri forti, è dominato dall'arroganza di due gruppi, peraltro ampiamente coinvolti in scandali e sospetti: Mediaset e Telecom. E gli schieramenti mediatici in campo rispecchiano perfettamente questo quadro malato. Non solo per quel che riguarda i soldatini delle redazioni sportive dei gruppi che fanno capo a Tronchetti e allo spudoratoNANOmalefico di Arcore, ma anche per quel che riguarda il generale clima di sottomissione agli stessi gruppi che si respira, opprimente e soffocante, in quasi tutte le altre redazioni sportive d'Italia, emittenti regionali comprese.

E per carità di patria taciamo su due quotidiani sportivi su tre. Delirante sarebbe negare tutto questo, delirante sarebbe, come qualcuno tenta di fare, ribaltare i termini della questione e spacciare per manipolazione mediatica gli innocui lanci con la fionda juventini contro le autentiche cannonate milanesi. C'è da vergognarsi di fronte a un mondo dell'informazione che finge di non vedere tutto ciò. Di fronte a un mondo dell'informazione che finge di non sapere cosa rifilano ogni giorno agli italiani i quotidiani, sportivi e non, e le trasmissioni televisive, sportive e non, allorquando si occupano delle faccende calcistiche, delle vicende del campo e delle moviole, facendo in questi giorni scempio della democrazia per come si occupano di calciopoli nel modo in cui se ne stanno occupando.

Che Cannavaro sia stato non impeccabile in certe sue dichiarazioni è forse vero. Che per questo sia stato letteralmente fatto a pezzi da quegli stessi mass media che il giorno dopo hanno sottoscritto le aberranti dichiarazioni fatte da Pirlo allo stesso tavolo di Coverciano, è assolutamente indegno di un Paese civile (quale infatti non siamo, per quanto riguarda l'informazione sportiva). Perché - Cristo! - Cannavaro non ha il diritto di difendere le sue ragioni e quelle della Juventus, mentre a Pirlo viene impunemente concesso di negare sfacciatamente l'innegabile coinvolgimento del Milan nello scandalo, invece di tacere?

Ma che dico "concesso", viene addirittura spronato a farlo! Questa è una VERGOGNA! E di fronte a tutto questo, la Proprietà della Juventus assurdamente tace! Come diavolo possono gli Elkann non rendersi conto che elemento fondamentale, in una società dominata dal marketing, è la difesa dell'immagine? Sono contenti, sono soddisfatti i Signori Elkann del fatto che i calunniatori hanno campo assolutamente libero?

Sono felici del fatto che da un anno e mezzo si va calunniando per esempio di TRE giocatori del Bologna diffidati e ammoniti contro la Fiorentina e quindi squalificati su commissione per la partita contro la Juventus, quando basterebbe una persona, UNA, dell'Ufficio Stampa della Juventus che facesse presente che ciò è FALSO?!?! Che non solo i giocatori erano solo due perché Gamberini non era affatto diffidato e infatti giocò regolarmente contro la Juventus (troppa fatica per il giornalista medio andarsi a cercare il tabellino dell'incontro, vero?), ma che le ammonizioni furono sacrosante, e che semmai uno dei due, Nastase, andava ammonito anche prima, come risulta dalla telecronaca in diretta di SKY e l'altro, Petruzzi, si andò a cercare il giallo inveendo furiosamente contro l'arbitro!

E che dire della spudorata fregnaccia su Roma-Juventus vinta dalla Juventus con un rigore inesistente nel secondo tempo dopo che Bergamo aveva detto al quarto uomo di tenere acceso il cellulare nell'intervallo? Peccato che la Juventus vinse 2-1 segnando entrambi i gol nel PRIMO tempo, e che semmai il vero grande errore nel secondo tempo fu l'annullamento per fuorigioco inesistente di un gol regolarissimo della Juventus, segnato da Ibrahimovic!

 Ecco quindi che la teoria complottarda si ribalta e che, se ad essa vogliamo credere e se ordini alla terna furono dati nell'intervallo, evidentemente furono ordini di danneggiare la Juventus! Del resto, quella fu la partita prima della quale, come risulta dalle intercettazioni, nientemeno che il numero uno del calcio italiano, il Presidente della Federcalcio Carraro, ordinò agli arbitri, attraverso il designatore Bergamo, "nel dubbio fischiate CONTRO la Juventus"!

E' normale, signoridella Corte, che il Capo del calcio ordini di fischiare sempre e comunque contro una squadra (la Juventus), la quale è poi casualmente l'avversaria per lo scudetto del Milan dello stesso milanista Carraro e l'avversaria quel giorno della Roma di Capitalia di cui è presidente - ma ve'- ancora lo stesso Carraro? Non che non è normale! Ma è lasciando spazio senza freni e senza opposizione a calunnie del genere che si massacra l'immagine di un club, immagine che come ormai è sfacciatamente chiaro a tutti (meno alla famiglia Elkann, evidentemente) si costruisce ben più (ahimè) su giornali e televisione che nelle riparatorie aule di tribunale quando ti dichiarano innocente malgrado anni e anni di calunnie subite sui mass media.

Insegna niente il caso Agricola, cari signori Elkann? Come potete essere così sprovveduti (o in malafede?!) da non accorgervi che in questo Paese, una volta distrutta dai mass media, l'immagine di un club calcistico o di una persona non può più essere recuperata nemmeno da un sacrosanto verdetto di innocenza emesso da untribunale, ordinario o sportivo che sia? E in mezzo a tutto questo, e cioè al capo opposto dell'altro estremo costituito dallo spudoratoNANOmalefico di Arcore che non conosce vergogna e pretenderebbe addirittura che l'illecito sportivo compiuto dal Milan fosse premiato con due scudetti (!!!), al capo opposto di tutto questo dicevamo, siamo funestati da un Montezemolo che non spende una-sola-parola-una (coscienza sporca?!!) che sia anche solo per ricordare un diritto alla difesa che non si nega nemmeno a Bernardo Provengano (e nemmeno a Previti, e nemmeno a Dell'Utri, e nemmeno a Mangano, e nemmeno a Berlusconi). No, le parole di Montezemolo sono "Si faccia piazza pulita, benedetto sia l'intervento della magistratura".

E' mancato solo "e speriamo che la Juventus venga sbattuta in Serie B", ma forse è stata semplicemente una banale dimenticanza. Del resto, vista la palese insofferenza con la quale Montezemolo ha vissuto gli anni dei successi della Juventus targata Triade, non siamo forse lontani dal vero se ipotizziamo che il caro multipresidente interpreterebbe una retrocessione per illecito più come una sua personalissima vittoria contro Moggi-Giraudo-Bettega che come un dramma sportivo di una squadra della quale chissà poi se gli frega qualcosa. Ma poi in fondo va capito, Montezemolo: la retrocessione in B cancellerebbe il precedente peggior risultato nella storia della Juventus dell'ultimo mezzo secolo...

Ah già, quasi dimenticavo di dirvi che quell'orrendo record lo detiene proprio la Juventus della gestione Montezemolo! E a proposito di Bettega, dell'innocentissimo Bettega che nemmeno centomila intercettazioni sono riuscite a coinvolgere nello scandalo (forse nemmeno Gandhi ne sarebbe uscito così immacolato), è normale che nessuno faccia notare che mentre lui è stato dimesso, l'impresentabile Galliani è tuttora aggrappato con indecente arroganza alla sua poltrona e vomita inqualificabili risposte intrise di malafede a chiunque osi solo ipotizzare quel gesto di minima dignità che qualunque persona appartenente al consorzio umano dovrebbe avere la decenza di fare, ovvero andarsene ORA?!?!

 Roberto   20 luglio 2006 -fonte Bianconerionline
-------------------------------------------
 
 MA IL PASSATO NON SI CANCELLA, ANZI, E SIMBOLO DELL'OGGI

Berlusconi cominciò la sua epopea sulle tv private alla fine degli anni '70. Aveva Canale5 (si chiamava Telemilano56) e una serie di altre piccole realtà locali sparse sul territorio. L'obiettivo era quello di organizzare un grande network nazionale (come poi fu), ma ciò andava contro le leggi. Una tv privata non poteva trasmettere a livello nazionale (cosa che invece lui faceva) e, nemmeno, trasmettere eventi sportivi in diretta.

Nel 1980 in Uruguay, per salvare il regime militarista in declino, si inventarono il "Mundialito", una sorta di torneo riservato a squadre nazionali vincitrici del mondiale. Vennero invitate Brasile, Argentina, Italia, Uruguay e Inghilterra (che non partecipò, al suo posto andò l'Olanda), ma l'appeal di un torneo così inutile e faticoso (viaggi transoceanici) era davvero basso.                .                                                          .                                                                                                                                       Tuttavia Licio Gelli, allora residente a Montevideo e amico del generale a capo del governo uruguaiano, si accordò con alcuni esponenti della loggia P2 e con Berlusconi (Berlusconi tessera 1816) per farlo diventare un avvenimento mediatico. Un’oscura società svizzera con sede a Panama vendette i diritti delle trasmissioni delle 7 partite del torneo alla Fininvest berlcusconiana, per 1 miliardo di lire (dell'epoca! Nel '78 una partita dell'Italia ai mondiali costava 20 milioni...) .                                                                                                                                                    Il problema, oltre all'insensato prezzo, fu che non si tenne alcuna asta. La Rai e l'Eurovisione non vennero interpellate e i diritti andarono direttamente a Fininvest. Peccato che Fininvest non poteva trasmettere le partite né in diretta né in tutta Italia. Per farlo avrebbe avuto bisogno di una legge nuova e di appoggiarsi ai satelliti Rai.  .                                                                             .
Fatto sta che i media in mano alla P2 e a Berlusconi cominciarono a scatenare il putiferio: il Giornale (direttore Montanelli, editore Berlusconi), la Gazzetta e il Corriere della sera (controllato dal banchiere piduista Roberto Calvi (tessera 1624) e diretto da Di Bella (tessera 1887), cominciarono un impressionante battage mediatico a favore del fantomatico torneo, verso il qualegli stessi calciatori italiani manifestarono il proprio disinteresse (41 calciatori sottoscrissero anche una pubblica denuncia contro la dittatura uruguaiana).  .                                                                                                          .
Tv Sorrisi e Canzoni tuttavia pubblicò uno speciale di 10 pagine sulla manifestazione (manco fosse un mondiale...) e il Corriere uscì con queste testuali parole: "con una spesa di poco più di due milioni è possibile abbinare gli incontri della Nazionale azzurra alla calda estate sudamericana: nei dintorni di Montevideo le spiagge si estendono a perdita d'occhio". L'articolo prosegue con dettagliate descrizioni delle amenità uruguaiane senza fare il minimo accenno alla presenza della dittatura militarista, non molto incline all'ingresso di turisti e di stranieri nel paese.

La Rai, inizialmente, non concedette il permesso di usare il suo satellite e la Gazzetta se ne uscì con il titolo cubitale "Vietato il Mundialito a Canale 5". Peccato che il Mundialito non interessasse a nessuno e che Berlusconi, per legge, non potesse trasmetterlo. I media comandati da lui comandati acuirono la campagna mediatica, spacciando il torneo come summa dei valori calcistici mondiali (un po' come la Confederations Cup di adesso). Non era possibile che agli italiani si privasse il sacrosanto diritto di vedere un così importante torneo. 

Alla fine si giunse ad un compromesso che violò le leggi: Canale 5 fu autorizzata a trasmettere le partite che non coinvolgevano l'Italia, mentre la Rai trasmise (pagandole) quelle degli azzurri. Cfr. il libro di M.Guarino “Fratello P2 1816. L’epopea piduista di Silvio Berlusconi” Kaos. Questo è il primo esempio di potere mediatico di Berlusconi, delle sue tv appoggiate da giornali e politici compiacenti (non dimentichiamoci il Craxi dell'epoca).

Nel 1981 Berlusconi chiese alla FIGC l’esclusiva delle partite del campionato 1981-82 offrendo 16 miliardi (!!!) più gli incassi pubblicitari. L’anno prima la Rai aveva pagato il tutto 2 miliardi e 200 milioni… Dove arrivassero tutti quei soldi a Berlusconi non si è mai saputo (ci sono atti della GdF che parlano di spaccio di droga e di speculazioni edilizie, collusioni con mafia italiana e colombiana). Non se ne fece niente perché nel maggio del 1981 scoppiò lo scandalo della Loggia P2.

Nel 1986 Berlusconi, dopo che nel 1984 tentò di comprare l’Inter, acquistò il Milan per (relativamente) pochi soldi, mandando in completo fallimento la squadra allora detenuta da Giussy Farina (con Rivera vicepresidente). Farina subisce pressioni di vario tipo (si parlò anche di minacce) per mollare il Milan per 15 miliardi (altre società avevano offerto 25 miliardi, lui ne voleva almeno 30). Le tre tv e i giornali in mano a Berlusconi si mossero per la consueta campagna: era un fatto di cuore, Berlusconi comprava il Milan perché era tifoso (molti affermano che da giovane era interista).    .                                                  .                                                                                                                                             Allo stadio (dentro e fuori) il cavaliere assoldò tifosi con striscioni che inneggiavano a lui stesso presidente (“Silvio, salvaci”, ecc…). Cioè quel genere di cose tipiche di Mediaset, vedi quando, dopo lo scudetto milanista del ’94, Franco Ligas in collegamento da piazza Duomo organizzò il collegamento, istruendo uno per uno i tifosi su cosa dovevano dire: a un tifoso, quasi testualmente: “ecco, mentre io intervisto questo qua tu devi entrare all’improvviso e dire –è tutto bellissimo ma se quel coast to coast del mitico capitano (Baresi) fosse andato a segno, sarebbe entrato nel mito!-“.

Farina viene lentamente emarginato e scappa in Sudafrica. La procura di Milano sta per emettere un ordine di cattura per lui e il tribunale civile delibera l’amministrazione controllata della società (praticamente “fallimento”) ma, poche ore prima, arriva la notizia che la Fininvest ha acquistato il Milan. Berlusconi testualmente dichiara: “Impiegheremo la nostra esperienza con le televisioni commerciali per migliorare e esaltare l’immagine del Milan”.   .                                                                                  .                                                                                                                                              Dieci anni dopo Farina afferma: “Io non vendetti il Milan, Berlusconi me lo tolse. (…) era stato deciso che dovesse finire a Berlusconi (…) Erano tutti d’accordo: Berlusconi, Carraro, Craxi, una manica di socialisti.” “Venne ingigantita una situazione difficile ma non drammatica. Mi sarebbe bastato vendere Hateley alla Juve, per dire, e tutto sarebbe andato a posto. E invece mi cascarono in testa un sacco di grane. Denunce per falso in bilancio, ordini di cattura. E mi sfilarono la società di sotto il naso, senza pagare una lira” (Corriere della Sera, 4 settembre 1995).

Nel 1987 Berlusconi atterra con gli elicotteri. E’ cominciata la grande campagna mediatica: il Milan è grande, è la più grande squadra del mondo. Nelle trasmissioni Fininvest sono questi i concetti espressi. 1988: pure nei giochi a quiz vi sono domande sul Milan supercampione (fino ad allora vincitore solo dello scudetto), nasce il programma Calciomania con il leccapiedi Cesare Cadeo. C’è Milan dappertutto. 1990: il programma “Emilio” vede tra i protagonisti Peo Pericoli, fantomatico tifoso di tutte le squadre (con tanto di sciarpa multistemma) interpretato da Teo Teocoli. Peccato che parli sempre di Milan e si congedi dal pubblico urlando “Vai Massaro!”.    .                                                  .                                                                                                                                                 1992: al programma “L’appello del martedì”, condotto dal comprato Maurizio Mosca nasce una strana classifica, quella senza gli errori arbitrali: il Milan, già primo di suo, diventa primissimo. La Juve, seconda, scende di una quindicina di punti. Al secondo posto magicamente viene sistemato il Foggia, squadra simpatia dell’anno (non a caso con i colori rossoneri). I programmi si riempiono di tifosi milanisti, istruiti ad hoc: Massimo Boldi, Teo Tecoli, Mauro Di Francesco, Diego Abatantuono, Jo Squillo, Umberto Staila, Gerry Scotti.

Nel 1987 il Milan partecipa ad un torneo estivo con Barcellona, Tottenhan e PSV. Ovviamente ecco Canale5 a riprendere l’evento (perché non hanno mai mandato quelli della Juve o dell’Inter?). Berlusconi istruisce i cameraman: “Dovete riprendere delle belle immagini, perché noi siamo il Milan: dovete inquadrare bene e da vicino i nostri giocatori più alti e più belli, come per esempio Maldini e Bonetti… I tipi piccoli come Galderisi, invece, dovete inquadrarli solo da lontano”. Per tutta l’estate si assiste ad un martellamento mediatico sulla campagna abbonamenti. Le altre squadre non possono fare una cosa del genere: se lo facessero dovrebbero pagare miliardi alle tv berlusconiane e, di riflesso, al Milan stesso. .                                                              .                                                                                     .
Nel 1986 Berlusconi compra Donadoni per una cifra astronomica vicina agli 11 miliardi. Il presidente dell’Atalanta aveva già un accordo verbale con Boniperti. Se è facile che un presidente volti le spalle a un altro per soldi, ci si chiede come Donadoni abbia scelto il Milan, all’epoca a digiuno di successi da 7 anni, invece che la Juve neoscudettata, campione del mondo e piena di giocatori del calibro di Platini, Serena, Laudrup, Cabrini, Tacconi, ecc… Facile, i fondi in nero che il cavaliere versa ai giocatori titubanti. Con un paio di miliardi può convincere chiunque, vedi Gullit in mano alla Juve, la quale meditava un parcheggio proprio all’Atalanta. La Gazzetta, a proposito, incensa l’acquisto di Gullit e Van Basten (non ve la riporto qui, è troppo lunga, ma andate a leggerla perché è troppo bella: pag.62-63 del libro “Le corna del diavolo” di Petrini).  .                                                                                                .
1987, alcuni giocatori (tra cui Baresi e Tassotti) si schierano contro il presidente e le sue continue intromissioni. Sulla stampa e in tv è tutto censurato. Montanelli si lamenta di non essere stato autorizzato a pubblicare un articolo al riguardo (sul “Giornale”). E’ l’inizio della rottura tra i due.

1988: il Milan vince lo scudetto dopo che il Napoli, nelle ultime 5 partite, perde 4 volte e pareggia una. Addirittura alla penultima, mentre il Milan pareggia in casa con la Juve, il Napoli (un punto dietro) perde rocambolescamente a Firenze senza schierare, incomprensibilmente, Maradona. Si parla di camorra che ha venduto lo scudetto a Berlusconi. La camorra non avrebbe mai potuto pagare le scommesse di tutti quelli che hanno puntato sul Napoli vincitore.                                                                              

Il pentito di camorra Rosario Viglione dichiara che lo scudetto era “il frutto di un accordo di vertice: il presidente napoletano Ferlaino cedeva lo scudetto a Berlusconi in cambio di alcuni immobili di Milano3” (Repubblica e Stampa del 12 marzo 2004, casualmente nessun giornale o tv in orbita Mediaset ne parla…) I media asserviti al potere insabbiano tutto. Nessuno apre un’inchiesta. Coppa dei Campioni 1989, raggiunta attraverso la nebbia di Belgrado, vinta in finale con l’arrendevolissimo Steaua. Qualcuno avanza dei sospetti, nessuno muove un dito.

1990: scandalo monetina di Alemao. Nessuno si ricorda che la giornata prima il Milan strappa un fortunoso pareggio (0-0) a Bologna con un gol annullato al Bologna dentro di 40 cm. Il Milan va in finale in Coppa Italia, scippando l’Atalanta. Baresi trasforma il rigore contestato dichiarando che non si era accorto di nulla di quanto accaduto prima (rimessa laterale non restituita e sulla conseguente azione concessione di un rigore). Le tv lo lodano per le sue belle parole.

1992, Mani Pulite accerta un fatto sicuro: l’anno precedente la “All Iberian”, cassaforte occulta della Fininvest, versa a Craxi in Svizzera 22 miliardi di lire. Secondo i magistrati, altri fondi neri di Berlusconi, nascosti nei paradisi fiscali esteri, vengono utilizzati per truccare i bilanci del Milan. “Dal 1992 al 1994 il Milan avrebbe fatto il maquillage ai propri conti grazie a contratti fittizi con la “News and Sport Time”, un’altra sigla della galassia Finivest. La stessa che, secondo i magistrati, si occupò di erogare i soldi in nero per gli ingaggi dei giocatori milanisti: in totale fanno 122,5 MILIARDI tra il 1991 e il 1994” (Corriere della Sera, 30 gennaio 2001). Sarà per questo che Berlusconi ora è preoccupato della carica assunta da Borrelli…

1992: cominciano le trasmissioni domenicali sportive. Tutte saranno storicamente condotte da milanisti dichiarati: Bartoletti, Vianello, De Luca, Piccinini (questo comprato). Alla moviola Dotto e Pistocchi (due assolutamente neutrali…). I servizi dai campi vengono affidati a Franco Ligas, Pellegatti, Paola Ferrari, ecc… tutti milanisti. L’opinione pubblica è in mano a Berlusconi. Per la prima volta una tv fa togliere una squalifica a un calciatore (Van Basten). Il potere delle tv riescono a far vincere, sempre a Van Basten, un immeritato pallone d’oro dopo che il calciatore, quell’anno, ha giocato si e no 10 partite.  .                                                                                                                                           .          Baresi piange (lacrime vere) dopo che la Sampdoria ha battuto il Milan 3-2 con un gol in fuorigioco. Siamo alla 6-7 giornata ma per Franz il campionato è compromesso. Alla considerazione di un giornalista presente in studio “Siamo all’inizio, si può sempre rimontare” (il Milan era dietro di un punto o due), Baresi risponde tra le lacrime: “sì, l’anno prossimo…”.  .                                                              .
Lo scandalo Lentini viene clamorosamente insabbiato. Per tutto il girone di ritorno 1991/92 il Torino è praticamente in mano a Berlusconi (che, a questo punto, possiede due squadre, altra pratica illegale). Il pareggio per 2-2 tra le due squadre puzza di marcio lontano un chilometro. Padovan, sul Corriere dello Sport (26 aprile 1992), scrive: “Quella che è stata spacciata per una partita di calcio, era invece un allenamento o una prova generale o un fastidioso inghippo da rimuovere”.
Se ne parla per qualche giorno sui giornali ma poi tutto finisce in fumo.

1993: Sempre più Milan in tv: tutte le sigle dei telegiornali o dei notiziari sportivi sono stracolme di immagini di giocatori rossoneri, sempre esultanti e festanti. L’ultima immagine alla fine della sigla è sempre un milanista che abbraccia un milanista o un rossonero che esulta per un gol.
Quando il Milan vende Gullit alla Sampdoria questi, ritratto nell’ultima inquadratura della sigla di Studio Sport, viene prontamente sostituito da Panucci che festeggia un suo gol all’Aek Atene.

1994: Berlusconi entra in politica. “Scende in campo”, chiama “Forza Italia” il partito e “Azzurri” i parlamentari. Si presenta a tutte le premiazioni del Milan, dichiara che nel mondo siamo famosi per la sua meravigliosa squadra. Oggi, invece, con Borrelli alle indagini dice che non bisogna mischiare calcio e politica. Vianello, accompagnato da Antonella Elia, dichiara apertamente in tv per chi voterà alle prossime elezioni. Lo stesso fanno Smaila, Abatantuono e Massaro. La propaganda avanza.

Scudetto 1998/99: sospetti su Udinese-Milan 1-5. Nessuno indaga. All’inizio di quello stesso anno il Milan cerca, senza averne il diritto, di partecipare alla Coppa Uefa: Berlusconi propone all’Uefa che, alla coppa medesima, possono partecipare, oltre alle qualificate (il Milan nel ’98 fu decimo) anche tutte quelle che, negli ultimi 5 anni hanno vinto una Coppa dei Campioni. Una sorta di Wild Card. Bologna e Sampdoria qualificate di diritto, che stanno trattando con Mediaset i diritti tv, stranamente non commentano. L’unico giornale a commentare la vergogna è L’Espresso (2 luglio 1998). Su Mediaset neanche l’ombra della notizia. Tutto insabbiato.

2004: la moviola di Dotto “crea” il caso Zambrotta. Il giocatore si butta (è vero) e ha l’onestà di ammetterlo. Per Mediaset è un’occasione troppo ghiotta. Dotto inventa la “scala Zambrotta” per decidere quanto un giocatore simula. Ovviamente Zambrotta (giocatore correttissimo) è il livello 10.
Peccato che quando Massaro si buttava in continuazione non si parlava di questo e che quando Inzaghi è passato al Milan si è trasformato da ingrato e simulatore a tenace eroe rossonero.

2005: caso Cannavaro che si fa le flebo. Quale migliore occasione per scatenare l’odio antijuventino. Peccato che il giocatore, all’epoca dei fatti, era nel Parma. Ma che importa?
Gattuso non si sottopone al controllo antidoping del sangue. La notizia appare su qualche giornale. Mediaset minimizza.

2005: Mediaset si prende i diritti tv per il campionato. Non si fa nessuna asta tra Mediaset e Rai. Galliani organizza tutto: bisogna mettere il campionato in mano al Milan. Dall’alto vigila Carraro, con le mani addentro alla banca alla quale la Federcalcio si appoggia. Galliani vende i diritti tv a Mediaset (praticamente a se stesso) .                                                                                                                                            .     Poi scoppia la grana sui diritti alle squadre. La prima è la Juve: indignazione generale per tutti quei soldi ma, quando si accodano anche Milan e Inter (come era prevedibile) tutto si acquieta. Se c’è il Milan, così pulito e limpido, non c’è problema.

Caso Baresi: nel 1987 è tra gli indagati: è il più grande evasore di tasse tra tutti i calciatori italiani (4 miliardi!) ma nessuno ne parla. In Napoli-Milan 1-1 (del 1989, mi pare) mostra il dito medio alla curva napoletana, ma in tv non se ne fa accenno. Solo su qualche giornale non controllato da Berlusconi appaiono le proteste dei calciatori napoletani (Baroni, Rizzardi). In un Piacenza-Milan Baresi fa il gesto dell’ombrello alla curva piacentina. Ovviamente nessuna reazione mediatica, anzi grandi complimenti per il gol segnato. Per creare mostri basta pensare a Montero, Baresi è un santo .                                                                                                                                              Articolo che incensa le gesta del capitano, sulla Gazzetta. Troppo lungo da citare ma non perdetevelo (libro di Petrini, pag.232-233). Si scatena il partito baresiano per il pallone d’oro. Com’è possibile che uno come lui non lo vinca. Per la carità, gran giocatore ma sotto le scarpe come uomo. Nel 1993 riceve, insieme a molti altri calciatori del Milan (Gullit, Papin, Rijkaard, Van Basten, Massaro, Donadoni, Savicevic su tutti) una vagonata di soldi in nero sul proprio conto corrente in qualche paradiso fiscale. Berlusconi riesce a far prescrivere anche questo reato..
Nel marzo 2004 vanno sotto accusa i coniugi Baresi per “reati di riciclaggio e usura”. Baresi in persona viene poi denunciato da un gallerista di Torino per furto di quadri.

Per Mediaset questo è troppo: Baresi, il grande Franz, l’eterno capitano adesso è un disonore, E la GANG di Berlusconi gli trova una via di fuga in Germania da una squadra amica, con dirigenti soggiogati a fare il dirigente, in attesa cha lui insabbi il mal'affare. E tuttavia, il potere nel Depavato Mafioso e tanto che né Gazzetta né Mediaset é nessun Giornale o Tv lo mettono mai in prima pagina per le sue malefatte. Meglio, invece, mettere Vialli, Padovano Bachini ecc...

2003: decreto spalmadebiti inventato da Berlusconi. Il Milan è oppresso dai debiti. Quale migliore soluzione che fregare i soldi che la sua squadra deve allo stato. In questo modo ne potrà risparmiare molti. Sulle reti Mediaset, questa manovra è spacciata come un toccasana per il nostro calcio malato. Anche l’Inter, la Lazio, la Roma, ecc… ne trarranno giovamento. E’ una manovra necessaria.
Peccato che la Juventus sia l’unica società a non usufruirne.

2005: Mediaset studia un bel ripasso mediatico in salsa Milan. Su tutti i tg va in onda un servizio dedicato al compleanno del portiere Dida (roba da matti) e alla festa da lui organizzata a Milano, dove sono presenti molti altri campioni milanisti. Abatantuono è sempre in tv a promuovere il suo nuovo film “Eccezzziunale veramente 2”. Tra tutte le scene del film che Mediaset propone come trailer c’è solo quella dove l’attore passa scherzosamente in rassegna alcuni giocatori del Milan (Dida, Costacurta, Maldini, Ambrosiani). Che bello, il Milan squadra vincente e anche divertente!

Caso intercettazioni: Mediaset non fa cenno di eventuali problemi per il Milan mentre altre tv (Italia7) e giornali (Tuttosport, Repubblica, Corriere) ne parlano diffusamente. Se se ne deve parlare allora nelle trasmissioni tv vengono invitati solo esponenti graditi: avvocati compiacenti, opinionisti di rodata fiducia (Liguori, Abatantuono, Cesari). Sulla Gazzetta giornalmente compaiono interviste di personaggi di dubbio gusto ma storicamente antijuventini: Di Canio, Totti, Corioni, Cufré, Pagliuca, Cucci, Zeman ecc…). Troppo facile fare processi sommari e non sentire mai l’altra campana. 

Il caso Paparesta e le raccomandazioni ottenute attraverso Galliani e Letta non sembra toccare minimamente lo staff Mediaset, mentre Moggi che parla con Bergamo, all’epoca della pubblicazione delle prime intercettazioni, era uno scandalo. Si parla di Collina come cocco di Galliani, il quale gli ha promesso la prossima poltrona da designatore. Collina si sente al telefono con Meani, i due parlano con tono molto confidenziale. Casualmente in quei giorni Collina firma un contratto pubblicitario con la Opel, stesso sponsor del Milan.

 Dalle intercettazioni emerge che, L’UNICA PERSONA AD AVERE CONTATTO DIRETTO CON ARBITRI E ASSISTENTI E’ LEONARDO MEANI. Moggi, da quanto risulta, parla sempre e solo con Pergamo, Pairetto e Mazzini, mentre l’addetto agli arbitri milanista intraprende discorsi frequenti con arbitri (Messina, Collina) e, soprattutto, guardalinee (Pugliesi, Babini) istruendo loro anche su come comportarsi (“quando siamo in area noi non alzare la bandierina”).

 Maggio 2006: Matrix, la trasmissione di Canale5 condotta da Enrico Mentana, propone un servizio riassuntivo di Pistocchi sulle presunte malefatte juventine nel campionato 2004/05. Si parla di ammonizioni scientifiche ma nessuno dice che la Juve solo 16 volte su 34 (meno della metà) ha potuto godere di questo “beneficio”. Non si menziona nemmeno che, mai contro una grande, la Juventus ha usufruito di questo presunto vantaggio. Ma, soprattutto, si fanno vedere le immagini di Obodo e Viali che si lamentano con l’arbitro per le ammonizioni subite (quelle che cita Meani in una telefonata “pum, pum”) e non le azioni di gioco complete dalle quali queste sono scaturite. Tuttavia, il giorno dopo “Italia7gold” propone per intero le immagini e i due cartellini gialli, risultano sacrosanti: Obodo si mette davanti al pallone e non lascia battere una punizione agli avversari (ammonito, come da regolamento), Viali è autore di un’entrata assassina che, tutti gli ospiti presenti in studio, definiscono assolutamente meritevole di cartellino.

 Altri esempi di falsa informazione si riferiscono ad alcune frasi pronunciate da Giraudo e Moggi: “se l’arbitro è sveglio ci dimezza l’Udinese”. Peccato che la frase venga pronunciata alle 16.58, cioè dopo la fine delle partite e peccato che nessuno dei tre diffidati dell’Udinese venga ammonito “scientificamente”. La Gazzetta pubblica una tabella riassuntiva degli ammoniti pro Juve, titolando qualcosa come “ecco la vergogna delle ammonizioni scientifiche”. Da un giornale che si professa imparziale ci si aspetterebbe un minimo in più di obiettività, andando come minimo ad analizzare caso per caso la liceità o l’erroneità di ciascuna ammonizione. Inoltre, per amor di precisione, si sarebbe dovuto fornire ai lettori anche le tabelle relative alle altre squadre di serie A o, perlomeno, alle altre grandi del campionato.

 Maggio 2006: Striscia la Notizia offre un brevissimo servizio dalla Sicilia dove un imprecisato giornalista/conduttore/tifoso mostra le classifiche degli ultimi due campionati (‘05/’06) riviste senza i favori arbitrali. Quest’anno il Milan finirebbe davanti alla Juve di un punto (è dietro di 3), l’anno prima invece avrebbe vinto di 7 punti quando invece era finito dietro proprio di 7… Nessuno si chiede in base a cosa sono state redatte quelle classifiche, non si porta uno straccio di prova, non si cita nessun episodio. Ma tanto basta per fomentare ancora di più l’antijuventinità.

Questi sono solo pochi, sebbene corposi, esempi che trattano del “potere Milan”. Ve ne sarebbero molti altri che mi riprometto di elencare, se gradito, in futuro. Ora, alla luce di queste considerazioni viene da chiedersi chi realmente detenga il “potere”: Moggi che chiama Baldas per il processo (4% di share) o Berlusconi con 3 televisioni e i giornali? Un arbitro a paura di sfavorire la Juve oppure di sfavorire il Milan con tutto il processo mediatico, le condanne su Mediaset, Galliani presidente di Lega e Carraro presidente di Federcalcio? Con tutto questo presunto potere moggiano, Berlusconi e Galliani non sapevano nulla? Perché il Milan, nella sua difesa, si definisce vittima quando invece, in un’intervista del 13 marzo 2006, Galliani annuncia “dividerei volentieri la mia poltrona con Girando. Antonio è un amico e un grande professionista. Sono tra l’altro in ottimi rapporti anche con Moggi e Bottega. Le porte del Milan sarebbero sempre aperte per loro”. Ci sarebbe da meditare, molto da meditare…



 








Calcio corrotto Nazionale....perfetta

CAMILLO
Calcio corrotto, Nazionale perfetta
IL FOGLIO, 11 luglio 2006 Calcio corrotto, Nazionale perfetta. E’ il titolo adatto a una nuova campagna di impegno civile per raccontare il paradosso di un paese che soltanto un mese fa - e col sangue agli occhi - voleva ritirare la squadra dai campionati mondiali, licenziare Marcello Lippi, arrestare Gigi Buffon e togliere la fascia di capitano a Kannnavaro, Kannnavaro, Kannnavaro (copyright Fabio Caressa). Questo stesso paese che oliava la ghigliottina e s’improvvisava giureconsulto oggi suona il violino, come Gilardino dopo il gol agli Usa, e intona peana a una squadra umile e gregaria, a un allenatore geniale e vincente, a un portiere formidabile e imbattibile e a Kannnavaro, Kannnavaro, Kannnavaro, ovviamente senza curarsi di spiegare come mai siano vincenti e imbattibili a luglio 2006, ma ladri e imbroglioni un mese prima. Ci hanno rovinato il sogno, diceva il paese prima di Berlino, cioè prima che i Mondiali dimostrassero che il sistema Moggi, con i suoi addentellati, era una centrale calcistica specializzata in sogni che si realizzano: ogni domenica con Juve e Milan, e subito al primo colpo con la Nazionale. Quella di Moggi & co. era una centro di potere, però capace di scegliere il mister giusto per la Nazionale, così come gli assistenti tecnici presi dal giro Juventus e una dozzina di calciatori tanto bravi da essersi guadagnati sul campo la finale di Berlino. Ieri il Financial Times, mica la Gazzetta dello Sport, ha pubblicato un’approfondita analisi per dimostrare statisticamente come siano stati “i club europei i reali vincitori della competizione globale”. E tra i club europei, al primo posto c’è la Juventus di Moggi (con il Milan di Galliani al quinto posto).
Ora questi campioni del mondo rischiano di finire in B e in C, malgrado non abbiano fatto altro che tirare calci a un pallone. Uno scandalo di corruzione sportiva che, unico al mondo, non vede implicato nessun atleta e intorno al quale non si sente alcun odore di denaro. C’è, invece, un teorema moralistico da curva sud, fondato su telefonate intercettate ma non accertate, che non tiene conto di che cosa sia effettivamente successo sul campo. Nell’aula di questo processo reality, le telefonate non sono state ascoltate e i testimoni non sono stati convocati. Le partite neanche a parlarne, il che equivale a non aver voluto visitare il luogo del delitto. (segue Un dirigente può essere colpevole di illecito anche se poi, sul campo, l’imbroglio non si realizza, ma un arbitro può aver falsificato una partita solo sul rettangolo di gioco: avrà o no il diritto di difendersi chiedendo di visionare la partita?
Prima o poi, vedrete, arriveranno le lodi anche per Aldo Biscardi, la fonte “Betulla” di calciopoli, il cui onore è stato riscattato al minuto 115 della finale, quando i potenti del calcio hanno deciso di espellere Zidane usando, per la prima volta, quella moviola-in-campo che Biscardone invoca da anni. Il processo al calcio campione mondiale, meno rigoroso di quello biscardiano dove almeno c’era il supermoviolone, andrà a sentenza domani. Poi ci sarà l’appello, prima che il Tar del Lazio annulli e mandi il calcio a catafascio. Mediaset, intanto, non paga la rata dei diritti tv e si rifiuta di rinnovare il contratto milionario con la Lega per la prossima stagione, qualora la serie A sarà una cosa diversa da quella che è normale che sia. Le squadre di B sono furiose, a causa del probabile arrivo di cotante portaerei e i campioni del mondo sono pronti a emigrare all’estero. In questi giorni, per dire come siamo messi, le telefonate dello scandalo vengono trasmesse da Radio Kiss Kiss di Napoli (stessa città della procura intercettatrice). Il tono e la sostanza dimostrano niente, se non una dose di arrogante millanteria, qualche caduta di stile e le solite lamentele nei confronti degli arbitri. Che non ci sia alcuna cupola o mafia o associazione a delinquere l’ha detto lo stesso procuratore Palazzi, senza però che nessuno abbia avuto l’accortezza di farlo sapere in giro. La cupola non c’è, anche perché non è reato punibile secondo i codici sportivi. Prove che ci siano state partite truccate non ce ne sono, al contrario delle polemiche sull’amnistia. Il giudice Ruperto ha in mano una soluzione per evitare il caos e far pagare chi ha sbagliato, senza per questo rivoluzionare il campionato: condannare i colpevoli per slealtà sportiva (art. 1) e non per un illecito (art. 6) che non è provato e che autorizzerebbe chiunque a dire che non abbiamo vinto la Coppa perché la palla è rotonda ma perché è stato Moggi a far espellere Zidane.
Cristian Rocca

Splendida vecchia signora .....telhanno fatta pagare

SPLENDIDA VECCHIA SIGNORA, ERI TROPPO FORTE....TEL"HANNO FATTA PAGARE
ADDIO, MIA CARA......CARISSIMA SIGNORA, forse, IL TUO PIU' VECCHIO .....INNAMORATO.
Francesco Ienzi
Ho 69 anni, e ho trascorso gli ultimi 56 innamorato perso della Signora.
La sua vitalità, la sua grinta, il suo fascino magnetico ed elegante, la sua capacità di colpire e ammaliare senza scampo mi hanno folgorato e tenuto legato a lei per tutto questo tempo.

La mia Signora si sta spegnendo. Soffre, non combatte più. E’ stata colpita alla schiena e rapita nel più vigliacco dei modi.
Credevo, la mia immortale Vecchia Signora, fosse inattaccabile. Ogni tanto, dopo ogni vigliacco attacco pensavo con un briciolo di paura che avrebbero potuto fargli del male prima o poi, ma immediatamente dopo cercavo di scacciare questo fantasma. Il pensiero della sua debolezza si era fatto più pressante nel 2004, dopo la scomparsa del suo ultimo "padre", Umberto Agnelli, colui che l’aveva fatta crescere, adeguarsi ai tempi, dato una veste più moderna. Lui l’aveva voluta autonoma, matura, in grado di reggersi su se stessa e di non dipendere dalla magnanimità di un benefattore. L’aveva difesa anche da se stesso e dalla sua famiglia, in fondo, e affidata a due uomini magari rudi, ma che l’avrebbero fortificata, forse indurita, ma resa resistente a tutto e tutti.

La preoccupazione di un ridimenzionamento della mia sempre giovane Vecchia Signora fu sopita per un po’ nel notare che i due guardiani, Luciano Moggi e Antonio Giraudo, erano ancora e sempre accanto a lei, ancora più guardinghi, ancora e sempre pronti ad agire per difenderla e farla risplendere. Capello, Emerson, Cannavaro, Ibrahimovic, Vieira. Gioielli al collo della mia Signora. Si, pensai, forse allora potrò amarla finchè vivrò, perchè lei avrà sempre la stessa grinta, la stessa voglia di accompagnarmi e farmi emozionare.

Non era così. Poco dopo, mentre lei continuava affascinante più che mai a domare ogni rivale sul campo, ecco il primo gesto traditore, ecco l’imboscata alla mia adorata Signora. A tenderla, come nelle più squallide storie, è un giovane rampollo della casa che aveva allevato la mia Signora: Lapo Elkann. "Non mi piacciono questi due, Moggi e Giraudo, non sono simpatici e non è simpatica neanche lei" dice pubblicamente il ragazzo. Lo dice e lo ribadisce più volte, in diverse occasioni. E’ fatta; è il segnale per i numerosi nemici e detrattori che si può attaccare la Signora, smembrarla.....l'avversario piu' squallido, il corruttore che naviga nll'oro nero, elargendo una nave di petrodollari al piu' schifoso giornalista; per mettere in moto la sua cupola mediatica e fare un;imboscata ai due guardiani. Qualcuno ha aperto la porta e la lascerà spalancata per permettere a candido cannavo' e i suoi scagnozzi mediatici di entrare e mettere . Moggi e Giraudo rapidamente alla gogna, la Signora è stizzita e rabbiosa, non se ne cura, continua a stravincere. I numerosi servi e nemici non hanno però ancora il coraggio di uscire allo soperto. A incoraggiarli, ancora una volta, il tradimento di un altro rampollo di casa. E’ il 7 maggio 2006: John Elkann dichiara di essere vicino alla squadra e al tecnico, ma non alla dirigenza. Colpisce subdolo e violento, strappa i vestiti di dosso alla Signora e la getta in terra, offrendola ai nemici che ormai possono sbucare, a volto scoperto, da ogni angolo.Col nemico erano daccordo!!!!!
Depredata, seviziata, gravemente ferita, oggi la mia Signora giace piena di lividi. Mi domando, domando si riprenderà? E chi saranno i nuovi guardiani? Coloro che l’hanno offerta in pasto a subdoli nemici hanno ora chiamato al suo capezzale uno specialista (mi sembra si chiami Conigli Gialli, o qualcos’altro) che ha promesso di farla tornare sana e forte. Intanto, però, i suoi padroni in nome della loro religione ......il denaro le hanno ordinato di prelevare alcuni organi che aveva promesso di donare a coloro che l’hanno saccheggiata, umiliata e disonorata. "Si tratta di organi non vitali per lei", ha dichiarato, "che invece possono essere utili ad altri". Ha concesso che gli sfilassero anche le ultime due di quelle 29 perle che la mia Signora aveva conquistato e custodito, e ha partecipato al gran galà con cui una di quelle perle è stata appesa al collo di una rivale brutta e sgraziata, con le sembianze di una biscia e come tale......viscida e da sempre invidiosa.

Vino un misto di amarezza, rabbia, odio verso queste persone. Mi fa troppa pena la mia Signora ridotta così. Non voglio più vederla. Ho disdetto contratti tv e acquisto di giornali.
Voglio mandare un saluto ad Antonio Giraudo e Luciano Moggi, e ringraziarli di 12 anni bellissimi, in cui hanno saputo donare alla mia Signora splendore e bellezza. Mi sono emozionato con la loro Juventus. Sono stati forti, tenaci, capaci. Spero, ma forse mi illudo, di vederli tornare prima o poi e ristabilire le giuste distanze con i tanti, troppi, incapaci cialtroni in giro che hanno rimpiazzato la loro, la mia malandata vecchia signora con qualcosa che non mi appartiene, in essa non mi riconosco, e con la speranza che mi restituiscano la mia splendida vecchia signora della TRIADE....Mi ero illuso che i piccoli azionisti avrebbero potuto salvarla e avevo partecipato alle iniziative dei vari BLOGS, ma tutto? e' stato inutile. Chiedo venia per aver coinvolto in uno di questi tenativi un'altro innamorato della Vecchia Signora, l'Amico Mario Pasian. Vado in letargo pallonaro di questa republica delle banane che è diventata la mia cara e adorata ITALIA, . Un saluto ai 13 milioni di tuoi spasimanti
Francesco Ienzi

BANDITI A MILANO - di - ANTONIO SALVATORE LA ROSA

A MILANO LA MAFIA ESISTE
LE COSCHE MAFIOSE 
-----------------------
Antonio La Rosa - 16.07.2006
 BANDITI A MILANO
Voglio fare una premessa: oggi ho ricevuto ben 183 email, che mi impongono una rispopsta un pò a tutti: l’unico modo di farlo è dare una risposta a tutti sul sito, cercando di rispondere in gran parte ai quesiti più importanti postimi. E proprio perchè è una risposta molto lunga, la divido in due parti, la prima pubblicata oggi, la seconda domani. Abbiamo sbagliato tutti e abbiamo sbagliato tutto, ammettiamolo. Abbiamo sbagliato tutti perchè forse in cuor nostro speravamo di avere a che fare con persone perbene, ossia uno stimato ex presidente della Consob ex ex senatore della Repubblica, un emerito presidente della Corte Costituzionale, un magistrato inquirente passato alla Storia per l’intransigenza ed il rigore mostrato all’epoca di tangentopoli.

Ad onor del vero io mi iscrivo al partito di quelli che non credevano ad un esito diverso da questo, e l’ho detto più volte, i migliori sicari esecutori dei delitti perfetti sono sempre gli insospettabili, e la triade Rossi - Borrelli - Ruperto ha tutti i requisiti per apparire insospettabile quando esegue una sentenza di condanna a morte del calcio. Perchè di questo si tratta, ne riparleremo fra qualche anno, la sentenza di venerdì sera toglie definitivamente ogni credibilità, basta solo leggerla con attenzione: "già solo dall’analisi di taluni fatti incontrovertibili emerge a chiare lettere ciò che era nella opinione di tutti coloro che gravitavano nel mondo del calcio, e cioè il condizionamento del settore arbitrale da parte della dirigenza della Juventus", questo è uno dei passi deliranti della sentenza. Insomma siccome tutti dicevano che la Juve condizionava gli arbitri, questosolo fatto diventa verità ed elemento di prova!

Ce ne sono altri passi deliranti che sputtanano totalmente un ex presidentedi Corte Costituzionale, ossia uno che per anni e anni è stato abituato a verificare la legittimità costituzionale delle norme di legge, ossia il rispetto dei principi generali sanciti dalla Costituzione della Repubblica.,Leggete ancora: "è concettualmente ammissibile l’assicurazione di un vantaggio in classifica che prescinda dall’alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola gara. Infatti, se di certo, la posizione in classifica di ciascuna squadra è la risultante aritmetica della somma deipunti conseguiti sul campo, è anche vero che la classifica nel suo complesso può essere influenzata da condizionamenti, che, a prescindere dal risultato delle singole gare, tuttavia finiscono per determinare il prevalere di una squadra rispetto alle altre.

La Procura federale ipotizza che i dirigenti della Juventus e le altre persone indicate nel capo di incolpazione abbiano posto in essere condotte dirette a procurare a tale squadra un vantaggio in classifica ed abbiano poi ottenuto il risultato sperato, con riferimento al campionato 2004/2005, per effetto del "condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza tipici della funzione arbitrale" Tradotto: la Juventus poteva ben vincere sul campo e meritatamente, ma dietro queste vittorie c’era un sostanziale condizionamento della classe arbitrale da parte dei bianconeri. e dunque questo condizionamento di fatto alterava i risultati. Ne dovrebbe conseguire che tutti gli arbitri indagati dovevano essere squalificati.
***** ED INVECE NO! ******
Bertini, assolto; Rodomonti, assolto; Rocchi, assolto; Tagliavento, assolto; Messina, assolto; Paparesta, mesi tre di squalifica per omessa denuncia dei fatti di Reggio Calabria, nulla sul dossier per il quale si era interessato l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, su raccomandazione di Galliani. Condannato invece De Santis, arbitro che ci aveva fatto conquistare solo 7 punti su 15 disponibili, oltre ad averci fatto perdere la Supercoppa Italiana. E Dondarini, però per altre gare, dove non era coinvolta la Juventus. Vi rendete conto? Insomma chi erano gli arbitri che aiutavano la Juve? Kollina notoriamente era un arbitro ostile ai bianconeri, Rosetti non può arbitrarla perchè torinese, Racalbuto mai chiamato in causa, Trefoloni idem, Farina idem come sopra (e ricordo che con quest’arbitro avevamo una striscia negativa ancor peggiore di quella di Kollina): vuoi vedere che da quattro - cinque anni ci arbitra sempre De Santis, travestito da qualche altro?

Come vedete, siamo di fronte ad una sentenza che sembra scritta da Fedro, il famoso autore della favola "Il lupo e l’agnello", occorreva giustificare una condanna, non importa se la giustificazione sia logica e fondata. Qualche amico ha paragonato questo processo con il famigerato processo di Verona del 1944, processo che aveva già la sentenza di condanna a morte scritta verso Ciano e gli altri protagonisti del 25 luglio. L’esempio è calzante, perchè anche stavolta la sentenza era già scritta prima dell’apertura del processo, ma prendo l’esempio come un auspicio ed un augurio, nel senso che quanto prima questi signori abbiano il loro Piazzale Loreto.

Come dicevo, quindi questo epilogo era ampiamente prevedibile: per questo abbiamo sbagliato tutti. Ha sbagliato per prima la proprietà, gli Elkann, Montezemolo e c. Forse credevano che una semplice operazione di pulizia interna, e di eliminazione della Triade fosse utile a dare una immagine nuova della società e quindi evitare ogni pesante sanzione. Forse credevano che la sobrietà ed il silenzio sarebbero stati graditi a chi doveva decidere, illudendosi, e solo così si spiega la reazione colorita di Cobolli Gigli e al cianuro di Blanc, reazioni un pò tardive ad onor del vero. Non avevano capito che il vero obiettivo dei mandanti (di cui parlerò oltre), non era un calcio pulito e liberato da condizionamenti veri o presunti, ma un calcio senza Juventus, un calcio dove i soliti perdenti di sempre e i soliti mancati vincenti nonostante dispiego di risorse e di media amici, potranno finalmente fare il bello e il cattivo tempo.

Pensate un pò: alla Juventus hanno applicato ben quattro sanzioni, quando, se i fatti fossero stati veri, la pena logica sarebbe stata questa: revoca scudetto 2004 - 2005 ed esclusione dalla serie A 2006 - 2007, con assegnazione al campionato immediatamente inferiore, ossia la serie B. Invece hanno voluto infierire, togliendo anche lo scudetto 2005 - 2006 e applicando una penalizzazione di ben 30 punti, come dire mettere fuori causa i bianconeri per almeno tre anni. Il tutto mentre il Milan viene penalizzato di 44 punti, utili stranamente a rimanere tra le squadre che potranno addirittura partecipare alla coppa UEFA, ed una penalizzazione di 15 punti, che se ci fate caso è uguale al distacco tra rossoneri ed Inter di quest’anno. Come dire, il Milan potrà lottare e vincere il prossimo scudetto, ecco la punizione per i rossoneri. Già, ma loro hanno schierato tutte le truppe d’assalto mediatiche, da due mesi ci bombardano per far dire una falsità evidente, ossia che le colpe del Milan fossero minime, anzi nulla, che Meani era un monello isolato e non protetto dalla società, che la condotta rossonera era una "legittima difesa", cadendosi in questo nel ridicolo, dato che è sconcertante parlarsi di legittima difesa per la società dell’allora presidente del Consiglio, del presidente di Lega, ove era cresciuto il presidente FIGC, e che è emanazione del gruppo mediatico più importante d’Italia.

La proprietà e la dirigenza bianconera cosa ha schierato a difesa del nome della società? Certi interventi di dubbio gusto di Tardelli? Certe interviste ambigue di Grande Stevens? E così mi ricollego anche all’altro grande errore, ossia l’atteggiamento della stampa torinese, colpevole di non avere ben compreso che c’è anche un occulto obiettivo di ridimensionamento di una città che, tra olimpiadi e squadre di calcio vincenti e protagoniste, rischiava di fare troppa ombra ad altre città meno sulla cresta dell’onda, nonostante la propaganda mediatica (mi riferisco a Milano e Roma). Tuttosport ha avuto una linea diciamo più difensiva delle ragioni bianconere, ma mai arrivata ai livelli uguali e contrari ai veleni che provenivano da Milano, dove la Gazzetta del Milan ha letteralmente bombardato a tappeto, a difesa dei rossoneri e in accusa alla Juventus, non a caso è uno dei pochissimi, assieme al romanista Luna Riccardo (ognuno ha le compagnie che si merita), ad avere parlato di "Moggiopoli": quindi una difesa direi blanda, quella di Tuttosport, non sufficiente a contrapporsi all’enorme volume di fuoco proveniente da altre parti.

Peggio ancora La Stampa, esageratamente vincolata a criteri anglosassoni di informazione, laddove il criterio tipico dell’informazione nazionale è quello "partenopeo", ossia tirare acqua al proprio mulino e "scurdammoce ’o passato" (naturalmente quello nostro, quello altrui invece da ricordare sempre e faziosamente). Insomma equidistanza che alla lunga è stata più ignavia che obiettività di informazione, ed in questo non posso non sottolineare in negativo gli articoli di oggi in prima pagina a firma Giampiero Boniperti e Roberto Beccantini. Credo che ormai mi conosciate bene, io sono fortissimamente bonipertiano, l’ho scritto talmente tante volte che non penso sia il caso di ribadirlo; ma il fatto di essere stati maltrattati per anni dalla Triade, non può autorizzare il più grande juventino di sempre a scrivere certe cose, perchè alla fine ha scritto contro la Juventus, non contro Moggi e Giraudo.

Perchè appunto la vera punizione l’ha subita la Juventus, ed in questo mi richiamo all’editoriale di Beccantini, che francamente mi ha ferito non meno della sentenza di ieri. Di fatto il grande giornalista (lo è davvero, non a caso è uno dei due che vota per il pallone d’oro), ha plaudito alla sentenza, pur rilevando l’incongruenza della sostanziale assoluzione del Milan e della disparità di trattamento: "il prezzo della pulizia è, da ieri sera, davanti al popolo, ed è un prezzo che, come era nelle intercettazioni, paga soprattutto la Juventus ...

Di Guido Rossi non ho capito la frenesia operativa ecomunicativa dell’ultima fase, ma il calcio era arrivato a un punto di non ritorno. Serviva il bisturi. L’ha usato. Per fortuna, è stato scongiurato il papocchio dell’amnistia ... Comincia un’altra Juve. E, lo spero di cuore, un altro calcio" (così testualmente, Beccantini).

Ma veramente Beccantini crede che da oggi ci sarà un altro calcio? Ci sarà sicuramente un calcio senza Juventus protagonista, come voleva la "cupola dei perdenti cronici", ma dove sta scritto che sarà un calcio migliore? Davvero Beccantini crede che un ex dirigente dell’Inter, dagli atteggiamenti analoghi ad un dittatorello sudamericano degli anni passati, possa guidare questo mondo, dando spazio ad un ex dirigente della A.S. Roma, Agnolin, circondandosi di persone tutte cresciute nell’alveo milanista (Albertini, Donadoni, Tassotti, Sacchi), che poi è quello del finale campionato 1987 - 88, della finale sospetta di Barcellona, della figuraccia di Marsiglia, degli acquisti in nero etc.?

Davvero Beccantini pensa che sarà più pulito il calcio senza Moggi e Giraudo ma con Kollina, Moratti, Oriali, Sensi, Zamparini, Cellino, Preziosi, Dal Cin, Spinelli, Corioni, la sfilza di procuratori che hanno manovrato in questi anni giocatori e giocatori, in modo anche peggiore della tanto vituperata GEA?

Davvero Beccantini crede che non avremo più lobbies televisive condizionanti, quotidiani che imporranno i risultati sul campo, come la Gazzetta di Milan-Inter, dopo avere imposto i processi di piazza e le sentenze in anticipo, o gruppi bancari padroni di squadre e dunque potentemente interferenti sui risultati nei rettangoli di gioco? Se ci crede davvero, debbo desumerne che per lui l’unico marcio del calcio si trovava a Torino, zona Corso Galileo Ferraris, e il resto era tutto un bel paese delle meraviglie.

Caro Beccantini, quello che esce sconfitto da questa sentenza è proprio "l’altro calcio": quello di John Elkann e Jean Claude Blanc, di Marco Tardelli, di Didier Deschamps, ossia quello di chi voleva dare un segnale forte ed immediato al mondo del calcio, ossia che cambiare si può, ma intanto cominciando da sè stessi, mentre invece gli altri si sono arroccati, tutti, ripeto TUTTI, nel loro fortino di sempre.

Peccato davvero, il principale quotidiano torinese poteva fare molto, non dico a difesa della Juventus, ma a difesa della verità e della pulizia seria nel calcio. Invece con la sua silenziosa connivenza ha di fatto legittimato le accuse, e non a caso uno dei tormentoni di oggi è che "se anche il giornale di proprietà Agnelli non difende la Juve, vuol dire che l’accusa era vera". Insomma lo stesso concetto scritto nella sentenza di Ruperto, ossia che la pulizia fatta nella società bianconera è prova di ammissione dei fatti d’accusa. Anche la difesa processuale della società ha sbagliato. Non nei modi, ma nel non aver compreso che non agiva in una aula giudiziaria seria, davanti ad un tribunale serio e con giudici davvero imparziali. Io so bene che spesso la strategia difensiva deve avere anche un obiettivo minimale rispetto all’accusa, nel senso che se non si può ottenere il massimo (diciamo l’assoluzione piena), si cerca almeno di salvare il salvabile, e dunque di ottenere una pena quanto più mite possibile: tante volte mi è stato fatto comprendere che una certa condotta ammissiva dei fatti o rispettosa dei giudici in quanto istituzione, per non dirsi collaborativa, poteva essere efficace ai fini di una maggiore indulgenza nella pena, e spesso, nei casi disperati, si fa anche confessare il confessabile agli imputati, per avere almeno una pena più lieve o quanto meno eccessiva possibile.

Ma questo nelle aule giudiziarie serie, non certo davanti ai fantocci messi lì solo per eseguire una sentenza già scritta, nella quale si sono sommate la voglia di rivincita di un gruppo economico che è stato vicino ai vincitori delle elezioni politiche oltre che legato all’Inter, la voglia di vendetta dei soliti gruppi finanziari ed editoriali romani, e il bisogno di non avere una opposizione dura da parte di gruppi politici che di fatto sono stati agevolati dall’avere il Milan come veicolo elettorale. Perchè di questo si tratta. La dico in modo ancora più brutale: Prodi e compagni, per tutelarsi gli elettori milan-inter-romanisti di centro sinistra, oltre che certi grandi sponsor elettorali, e per non avere troppi casini dall’opposizione berlusconiana, di fatto si sono venduti il calcio a costoro e si sono venduti i loro elettori juventini, è questa l’amara constatazione.

Fateci caso: Melandra che straparla da un mese, sostenendo che ci si difende nei processi e non dai processi, ignorando che da tempo ci sono le gogne di piazza e che i processi seri non sono mai sorti; il commissario Rossi, in missione per conto di Dio e dell’uomo filogovernativo ulivista Petrucci, dapprima con atto arbitrario abolisce un grado di giudizio (in prima istanza c’è la Commissione Disciplinare, che stavolta non è stata coinvolta), poi minaccia le società indagate, invitandole a non rompere troppo le scatole chiedendo di difendersi (testualmente, "quindici minuti bastano a difendersi" così disse il nostro dittatore da repubblica delle banane), infine lancia il segnale di via libera alla esecuzione sommaria, con la sua audizione alla Commissione Cultura della Camera, seguito il giorno dopo da Prodi che invita a punizioni severe; tutto il centro sinistra si schiera a sostegno di questa linea forcaiola, eccettuato Mastella, che da buon volpone di scuola democristiana, capisce che si sta esagerando, e dunque prima parla di amnistia, e poi (notizia di ieri), afferma che la sentenza è assurda, che si è infierito troppo contro la Juventus, che Berlusconi ha giocato di brutto a fare la vittima e così ha intimorito i giudici.

Quindi, in un contesto del genere, dove tutto era prestabilito a priori, avere l’avvocato Zaccone fatto correttamente il difensore, di fatto ha spianato la strada a chi voleva solo estrapolare una parte della sua difesa per utilizzarla contro il suo assistito, e dunque è stato un altro errore tattico. Questo era un processo nel quale bisognava attaccare immediatamente la legittimazione del Collegio, bisognava immediatamente ricusare un presidente che si permetteva di prendere in giro i difensori mentre parlavano, che di fatto aveva già detto che qualunque cosa avesse detto la difesa, loro sapevano già cosa fare. Se necessario bisognava platealmente abbandonare il processo convocando conferenze stampa per spiegare le ragioni delle illegittimità compiute da questo Collegio. Ed infatti l’unica società che si è mossa in questo senso, dicendo ovunque di essere vittima di un complotto, alla fine è uscita sostanzialmente assolta.

Infine abbiamo sbagliato anche noi tifosi. Abbiamo intanto sbagliato a non capire che occorreva e occorre, nel calcio moderno, essere "lobby", essere soggetto numericamente forte e condizionante in vari campi, compreso quello politico. Qualcuno mi ha rimproverato il mio costante richiamo alla politica in questa vicenda, ma faccio ciò perchè la politica è ormai entrata a gamba tesa nel calcio. Questo è stato fin dall’inizio un processo politico, piaccia o no. E lo è stato perchè chi lo ha gestito e organizzato sapeva bene che la tifoseria bianconera non è soggetto politicamente condizionante, a differenza di altre tifoserie. Fateci caso: chi ha vinto veramente questo processo è la lobby petrolifera, Sensi e l’Italpetroli, Moratti e la Saras: entrambe si sono viste eliminate l’odiata Juve, la Roma ha preso il posto della Fiorentina, e rimane unica squadra in A della Capitale, l’Inter si vede in parte ridimensionata la concorrenza del Milan (oltre non poteva andare, dato che i rossoneri sono fin troppo potenti e protetti).

Fate caso anche ad un altro aspetto: la tifoseria romanista è minoritaria ma compatta ed elettoralmente determinante, come ha ben compreso il finto juventino Veltroni, sindaco che ha avuto anche modo di far visita in ospedale a Totti; quella interista viene vista come contraltare alla berlusconiana tifoseria milanista, e dunque da "curare" con attenzione; quella milanista però è ben coperta da media e forze politiche nate appunto dalla passione calcistica, per cui occorre tenersela buona. E quella Juventina? Si ritrova come espressioni importanti uno come Fassino che si defila, o uno come Di Pietro che si lamenta della scarsa durezza della sentenza; il tutto mentre quella romanista ha un agitatore importante in Maurizio Costanzo (quello che minaccia cortei di protesta in caso di assoluzione della Juventus, prima ancora che un processo sia celebrato, dimenticandosi i suoi trascorsi piduistici), quella interista una stampa abitualmente fin troppo buona verso una dirigenza che ha sempre fatto figuracce di proprio e non certo per colpe altrui (e sarebbe questo un aspetto da meglio approfondire, ossia come mai i giornalisti siano sempre buoni con Moratti), quella milanista di fatto controlla l’informazione a 360 gradi. Figuriamoci, anche la tifoseria viola riesce ad essere condizionante, al punto che il sindaco diessino di Firenze, Dominici, entra in polemica con la collega diessina romanista, ossia la Melandra, pur di difendere la squadra della sua città e dunque del suo bacino elettorale.

Credo quindi sia arrivato il momento di ricordarci tutti che oltre ad essere tifosi juventini, siamo pure elettori, ed in quanto elettori, ricordarci in quelle circostanze come siamo stati trattati da tifosi juventini, e soprattutto ricordarlo a certi tromboni che poi ci vengono a chiedere i voti. Mi rendo conto, è concettualmente sbagliato, è forse qualunquistico il mio ragionamento: ma altrove è così, e grazie a questo neoqualunquismo calcistico del ventunesimo secolo si sono create anche certe fortune politiche di certi personaggi che oggi fanno a gara a mostrarsi intransigenti e contrari a clemenze, quando ieri chiedevano clemenza e buonsenso per salvare chi falsificava passaporti, o regalava beni costosi agli arbitri, o vinceva scudetti per ragioni di ordine pubblico, o veniva salvata da reati di falso, per ragioni di ordine pubblico.

Prendiamone atto una volta per tutte, e probabilmente si comincerà a pensare diversamente quando c’è la Juventus di mezzo. Ma abbiamo sbagliato pure nelle scelte delle iniziative di lotta. Eravamo forse convinti che una civile ed imponente manifestazione sotto il sole cocente potesse servire a far capire quanto calore c’è attorno alla Juventus, che questa squadra è un patrimonio del calcio italiano, non certo un cancro da estirpare, che il meglio del calcio nella storia anche recente è a strisce bianconeri, come ha dimostrato anche la finale ai mondiali. Ci eravamo illusi, e dovevamo capirlo quando i media hanno minimizzato le presenze, riducendole prima a 12.000, poi a 20.000, infine a circa 40.000, quando chi era presenta sa bene che il numero dei presenti era almeno doppio al massimo indicato dai giornali.

Purtroppo contro l’illegalità e l’arroganza di regime non si può lottare solo con armi legali, ma occorre fare qualcosa di più, cercando di non cadere nell’illegalità: e questo qualcosa di più si chiama DISOBBEDIENZA CIVILE. E’ inutile parlarci solo fra di noi, è inutile promuovere boicottaggi che conosciamo solo fra di noi, è inutile lanciare operazioni tipo disdette dei contratti con la Tv satellitare, o non comprare quotidiani ostili, se queste cose rimangono all’interno della tifoseria. La Gazzetta di Milan-Inter perderà lettori e acquirenti, ma essendo abituata a manipolare l’informazione, non parlerà di calo di vendite; lo stesso farà Sky Italia, Mediaset premium, Carta+ La7 e così via, se noi non ci guadagniamo sul campo gli spazi di informazione su base nazionale.

Purtroppo ormai la televisione crea la verità ufficiale, è drammatico dirlo ma è così; i quotidiani creano l’opinione pubblica, è l’applicazione del teorema goebbelsiano, una menzogna ripetuta sistematicamente ed ossessivamente diventa una verità assoluta per le masse. Quindi se vogliamo far conoscere le nostre verità, abbiamo bisogno di chi le propagandi nelle forme opportune. Cosa intendo dire? Un esempio per tutti: se sabato primo luglio scorso, anzichè finire la manifestazione davanti alla sede della Juve, l’avessimo spostata davanti alla sede RAI di Torino, cercando di ottenere in tutti i modi che una delegazione di tifosi potesse avere spazio e visibilità immediata in una trasmissione diciamo "riparatrice" dopo settimane di linciaggi, probabilmente avremmo avuto una maggiore risonanza; se non ci avessero voluto dare lo spazio televisivo, rimanere in presidio fino a quando quello spazio di libertà l’avessimo ottenuto.

Si poteva anche individuare un altro ambito di protesta, che so, il palazzo comunale, e pretendere che il Sindaco Chiamparino facesse come adesso sta facendo Dominici a Firenze; si poteva protestare davanti alle sedi locali di giornali ed emittenti televisive ostili alla Juventus; si possono organizzare "girotondi" a Roma davanti alla sede della Federcalcio, si possono organizzare scioperi della fame, insomma d’ora in avanti se qualcosa bisogna fare, dovrà essere di questo genere, ossia iniziative eclatanti e che ci diano non solo visibilità, ma soprattutto spazi informativi. Guardate quanto ha pesato per il Milan avere i media al proprio servizio, da due mesi non fanno altro che ripetere ossessivamente certi concetti, la gente è quasi convinta di quei concetti, dimenticando che proprio il Milan in questi cinque anni trascorsi aveva tutto il potere possibile in tutte le sedi, da quella governativa, a quella calcistica. Ed in questo modo sono riusciti a far credere che un ex capostazione fosse più potente e pericoloso del signor Berlusconi Silvio, capo di Forza Italia (partito politico del 24% di italiani), padrone di Fininvest - Mediaset, padrone della Mondadori, padrone del Milan, padrone del presidente di Lega Galliani, e indirettamente padrone della RAI per tramite dei suoi uomini di fiducia.

Quindi non pensiamo più a cortei o a iniziative che rimangano nel chiuso delle nostre stanze: se vogliamo far sentire la nostra voce, in un mondo di sordi o di persone con le orecchie tappate, dovremo gridare ancor più forte. non abbiamo altra scelta. E, perchè no, cominciare a lanciare una campagna per far si che prima o poi scoppi "Giornalistopoli" o "Gazzettopoli", in onore al fogliaccio rosa che è stato il braccio armato della "cupola dei perdenti cronici", per fare in modo che una volta per tutte si scopra come certi giornalisti siano a libro paga di Moratti o di Sensi, o di Berlusconi anche se non facenti parte del suo gruppo editoriale; che si scopra come mai certe figlie diventino facilmente giornaliste ed entrino dalla porta principale in certe emittenti televisive.
  Sul punto sentite cosa ha dichiarato il Grande Enzo Biagi
 Enzo Biagi, una autentica istituzione del giornalismo italiano, quello vero, non quello dei caporali di giornata che girano in tante redazioni: intervistato da un giornalista de "Il Tirreno", ha dichiarato che si tratta di "una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?" 

Questo è il giornalismo serio, e questo spiega perchè l’hanno messo alla porta alla RAI nell’epoca berlusconiana: Biagi è davvero scomodo, a differenza dei vari Travaglio e Beha, ominicchi per non dire ruffiani, per usare il noto concetto del libro di Sciascia "Il giorno della civetta".

 Un’ultima cosa, e chiudo questa lunga disamina. La nostra voce intanto debbono sentirla e in modo forte e chiaro i nostri dirigenti e i nostri calciatori.

CHE A NESSUNO DI LORO VENGA IN MENTE DI POTER ANDARE VIA DALLA JUVENTUS DIMENTICANDOSI DI COSA LA JUVENTUS HA DATO A LORO, E SOPRATTUTTO CHE A NESSUNO DI LORO VENGA IN MENTE DI ANDARE ALL’INTER, AL MILAN O ALLA ROMA.

Noi tifosi siamo sempre stati vicini ai nostri campioni, li abbiamo acclamati e difesi sempre e ovunque, ricordiamoglielo.E ricordiamolo soprattutto ai dirigenti: il ritrovarci nel caso peggiore in B e penalizzati non autorizza fughe e svendite, specie se i giocatori sono sotto contratto per altri anni.Anche a costo di lasciarli fermi per uno o due anni, la dirigenza li deve tenere, nessuno deve scappare dalla Juventus. E su questo dovremo essere nel caso pronti anche a contestare la dirigenza, se dovesse adottare un piano di smantellamento e ridimensionamento.
Antonio Salvatore la Rosa


giovedì, luglio 27, 2006

Ha Vinto Zaccone.....purtroppo

HA VINTO ZACCONE ... PURTROPPO PER NOI! ........Pubblicato il 26.07.2006i Antonio La Rosa
.Vi sembrerà strano ma è la verità, la difesa della Juve era finalizzata ad una serie B con penalizzazioni, e così è stato.
Ma evidentemente la proprietà e la dirigenza non si aspettava che a fronte di una sentenza del genere, le altre venissero punite lasciandole tutte in A, e addirittura il Milan "punito" con i preliminari di CL, anzichè la qualificazione diretta, come conseguita sul campo. E probabilmente stanotte non avranno dormiranno tranquilli, nell’avere scoperto come si sono fatti fottere in modo davvero puerile; ma evidentemente l’avversione verso la vecchia dirigenza, il desiderio di cacciarli definitivamente fuori e magari pensare ad azioni di risarcimento danni verso di essi, sono state tutte componenti più forti e condizionanti, rispetto al sacrosanto dovere di difendere un patrimonio di famiglia e del calcio intero, che ha una storia ultrasecolare. Per capire l’assurdità di questa sentenza, basta solo pensare al fatto che le vicende sono accadute nella stagione 2004 - 05, e che a fronte di cinque gare sospette per la Fiorentina, di quattro per la Lazio, e di due per il Milan, la Juve era sotto indagine per due sole gare, e per la famosa telefonata sulle griglie arbitrali con Bergamo, mentre Meani discuteva, ad esempio con assistenti di linea che dovevano tenere la bandierina alzata o abbassata, a seconda dei bisogni rossoneri, e mentre lo stesso Meani relazionava il suo datore di lavoro, Galliani, che, incidentalmente, era anche il presidente di Lega Professionisti. Bene: il Milan ha avuto 30 punti di penalizzazione applicati nel campionato 2005 - 06, scendendo quindi a 58 punti, e dunque al quarto posto assoluto, preliminari di CL assicurati in danno al Palermo (in fondo sta bene a Zamparini, sempre pronto a parlare a vanvera), e soli 8 punnti di penalizzazione per la prossima stagione, ossia meno di quelli che c’erano di distacco a fine campionato tra i rossoneri e l’Inter.
Quindi totale punti tolti in due stagioni: 38. La Juventus si vede invece revocato lo scudetto 2004 - 05 (e ci poteva stare in caso di condanna), ma a parte questa sanzione, si vede retrocessa all’ultimo posto nella stagione 2005 - 06, con l’obbligo di ripartire nel prossimo campionato con 17 punti di penalizzazione. Sommate 86 punti (stagione2004 - 05), con 91 (2005 - 06) con 17, troverete che la Juventus ha pagato per tre stagioni con una penalizzazione complessiva di 194 punti! Ossia sei volte la penalizzazione del Milan, con l’aggiunta di due titoli cancellati. Non commento le condanne di Lazio e Fiorentina, che erano state coinvolte gioco forza, dato che il vero obiettivo, fin dall’inizio, era quello di colpire solo la Juventus, ma si badi, LA JUVENTUS, non i suoi vecchi dirigenti, ormai fuori causa. Era fin troppo chiaro il gioco sporco praticato con questa vicenda, un intreccio politica - affari (o malaffare), nel quale i killer avevano come unico scopo quello di eliminare un elemento scomodo quale la Juventus, scomodo sia per la ripartizione dei diritti televisivi, sia per la forza societaria e tecnica sul campo. Questo la proprietà non l’ha capito, o peggio, ha fatto finta di non capirlo, e mi auguro che sia vera la prima, perchè se davvero Montezemolo e gli Elkann, per il solo scopo di far fuori Giraudo e Moggi, avessero accettato di far immolare la Juventus in questo sporco gioco al massacro, sarebbero davvero imperdonabili e meritevoli di ogni biasimo, specie ricordandosi quanto amore avevano avuto in vita il loro bisnonno Edoardo Agnelli, sia il loro nonno Gianni Agnelli, persona che in fondo è stata anche quella che ha lanciato Montezemolo ad altissimi livelli. Sinceramente, mi auguro che così non sia stato, mi auguro che si tratti solo di un cattivo pensiero in un momento di grande sconforto, per una sentenza decisamente vergognosa, molto più di quella di primo grado. Ma è una sentenza che la società si è quasi cercata, con un atteggiamento inspiegabilmente rinunciatario, reticente, quasi ai limiti della complicità con i carnefici. Sta qui la mia rabbia, in una cosa che da anni scrivo quando commento le gare della mia Juventus: non importa che si perda e con che scarto si perda, ma conta il modo COME si perda. Per capirci, ci siamo fatti eliminare come contro l’Arsenal a Torino, nei quarti di CL, senza un tiro in porta degno di nota, quando la squadra avrebbe avuto il dovere di sputare sangue e di tentare il tutto per tutto. Dovere che aveva anche in questo processo, e che non mi pare abbia assolto, nel rispetto della tradizione, dei colori sociali e soprattutto di noi tifosi. Io non entro nel merito dei fatti, anche se potrei dire che in qualsiasi aula giudiziaria seria, fatti come quelli per cui la Juventus è stata processata, non avrebbero neppure la dignità di essere presi in considerazione, figuriamoci se addirittura degni di divenire elementi di accusa e ragioni di condanna. Dico di più, normalmente MAI entro nel merito delle strategie difensive di altri avvocati, sia per una ragione squisitamente deontologica (essendo avvocato ho rispetto sempre del lavoro di altri colleghi), sia pure perchè è sempre il difensore a conoscere gli atti e valutare dunque le armi da usare: certo, discutendosi accademicamente, e precisando che non conosco totalmente gli atti, e che da quanto mi consta, Zaccone è sicuramente un principe del foro, al cui cospetto chi vi scrive può solo portare indegnamente la borsa, qui potrei sostenere che poteva essere più efficace attaccare subito sul piano della legittimità il collegio di primo grado, dato che competente a conoscere degli illeciti sportivi è la Commissione Disciplinare, assurdamente esautorata da Caligola Rossi (per chi non lo sapesse, CAF è la sigla di Commissione di Appello Federale, dunque giudice di appello), attaccare subito per la evidente violazione dei diritti di difesa (tre giorni per esaminare settemila pagine, compresa una domenica nel mezzo), formalizzare comunque mezzi di difesa, qualunque essi fossero, insomma preparare il terreno ad una impugnativa anche davanti al TAR assumendosi la lesione di principi fondamentali, nel procedimento che aveva portato alla sanzione sportiva. Ma, vedete, sono questi discorsi diciamo soggettivi, non è detto che avrebbero prodotto esiti diversi: certamente avrebbero prodotto agli occhi di noi tifosi la consapevolezza che era stato fatto tutto il possibile, mentre oggi siamo tutti assaliti dal dubbio più o meno fondato, che non tutto si sia fatto per salvare soprattutto l’immagine della Juventus. Tuttavia, la proprietà aveva una formidabile arma difensiva da utilizzare in aula e fuori dall’aula, che invece è passata quasi sotto silenzio. Ossia, l’esautorazione , prima che si aprisse il processo, e soprattutto, prima ancora che esplodesse la vicenda in tutte le sue proporzioni (scarsissime ma abilmente ingigantite dai media), della vecchia dirigenza, e il rinnovamento integrale dei vertici societari. Questa scelta poteva e doveva avere una risonanza fortissima nei media, e soprattutto poteva e doveva essere il migliore elemento di difesa della Juventus. Bastava solo illustrare questo tipo di ragionamento: "Eccellentissimi Giudici della Corte, eccellentissimi giornalisti televisivi e della carta stampata, noi non vogliamo entrare nel merito di comportamenti posti in essere dai signori Giraudo e Moggi, non spetta a noi qualificarli, ci saranno giudici sportivi e ordinari che ci diranno come vanno qualificati quei comportamenti. Ma noi abbiamo voluto dare un segnale forte a 360 gradi, verso tutti coloro che parlano di calcio pulito e di riscriversi le regole del calcio: un calcio pulito e regole nuove e valide per tutti, possono partire soltanto se si rinnovano i protagonisti degli scenari passati, se quelli che ieri erano partecipi del gioco, e nulla dicevano di quel gioco che oggi si assume essere stato sporco e truccato, domani non dovranno più essere presenti in quel mondo del calcio, perchè non hanno titolo per poterci stare, prima che lo infettino. Noi, prima ancora che dei giudici ci dicano se Giraudo e Moggi fossero colpevoli di falli illeciti, abbiamo dato il nostro giudizio, e ci siamo assunti l’onere di azzerare una dirigenza che, nel bene o nel male, aveva dato molto alla Juventus, e lo abbiamo fatto proprio perchè crediamo fortemente alle esigenza di rinnovare, di ripulire, di dare credibilità al calcio, e per far questo siamo partiti dal nostro interno.
Altri invece sono rimasti al loro posto, vogliono fortemente rimanere al loro posto, sono stati protagonisti di vicende non meno gravi eppure passate sotto silenzio negli anni scorsi, dando invece impressione di volere continuare nei metodi del passato, di volere mantenere le loro posizioni acquisite negli anni scorsi, insomma di volere un rinnovamento ed una pulizia fittizia, che sa solo di epurazione di chi è scomodo, e non di pulizia effettiva. Volete condannare la nuova Juventus? Fatelo pure. Ma avrete condannato il segnale che si voleva mandare al mondo del calcio. Avrete condannato chi ha voluto fare pulizia al proprio interno, modo essenziale per presentarsi domani a riscrivere regole di un nuovo calcio che si assuma diverso e pulito rispetto a quello passato. E soprattutto avrete premiato chi invece di quel calcio che si assume essere sporco, ne ha fatto parte coscientemente, ci ha vissuto e bene, senza mai avere detto che fosse sporco, e che domani continuerà a comportarsi come nel passato, consapevole che solo chi ha voluto fare pulizia al proprio interno ha pagato per tutti." Ecco, bastava fare questo ragionamento in modo pubblico ed anche assordante: non venitemi a dire che il gruppo IFIL, il presidente di Confindustria, la famiglia Agnelli - Elkann, non avevano le possibilità di far rimbombare questo tipo di ragionamento ovunque, nelle televisioni, nei giornali, nelle aule della giustizia sportiva. Sarebbe stato il ragionamento che avrebbe messo a nudo l’ipocrisia della Gazzetta del Milan e di personaggi mediocri come Palombo, che scrive per l’equivalente moderno dei trenta denari di duemila anni fà: un giornale sportivo che di fatto ha usato due pesi e due misure per tutti questi mesi, giustizialista e forcaiolo verso la Juventus, indulgente e complice verso il Milan, e di questo spero la tifoseria juventina se ne ricordi e soprattutto se lo ricordi al momento opportuno. Mentre questo ragionamento non è stato affatto compiuto e spiegato, anzi spesso è sembrato percepirsi quasi il desiderio autolesionista e masochistico di far continuare il linciaggio mediatico, visto che negli stessi interventi pubblici dei vari Cobolli Gigli, Grande Stevens, Tardelli, più che il bisogno di difendere la Juventus in quanto tale, sembrava emergere il bisogno di non difendere troppo la vecchia Triade. Ed ora ci ritroviamo, unica società, a pagare per tutti. La sentenza d’appello smonta definitivamente sia la tesi di Borrelli, sia le conclusioni di Palazzi, ma di fatto ripristina la tesi della Gazzetta del Milan, ossia che esisteva solo il sistema Moggi, e tutti gli altri erano vittime. Quindi erano vittime del sistema personaggi che come sapete contano pochissimo in Italia, da Berlusconi a Galliani, a Moratti, a Tronchetti Provera, a Geronzi, alla classe politica intera nazionale, visto che un ex capostazione di fatto comandava su tutti costoro, e senza che costoro avessero la forza o la capacità di denunciarne le malefatte. Ecco la barzelletta che abbiamo ascoltato dalla bocca di Sandulli! A questo punto mi chiedo se ne valga la pena ricorrere al TAR. Anzi, forse sarebbe più dignitoso per la proprietà e la dirigenza, se si accettasse la sconfitta e si pensasse solo a ripartire e bene, facendo tesoro del primo grave peccato commesso al loro inizio, ossia aver pensato che un atteggiamento ossequioso, quasi servile, e di silenzio, potesse essere utile, mentre ha avuto l’effetto contrario. Adesso, dopo una difesa blanda e quasi spuntata, ricorrere al TAR e magari avere ragione, non farebbe che attirare maggiore odio verso la Juventus; viceversa una sentenza che, nel modo come emessa in appello, viene vista da tutti come un regalo al Milan, una amninstia indiretta a Lazio e Fiorentina, ed una punizione alla sola Juve, di fatto dimostra che era tutto prestabilito a danno dei bianconeri, e per agevolare i nuovi equilibri di potere nel calcio, fondati sull’asse Milano - Roma., con la benedizione di politici e gruppi economici. Solo che la Juventus ha un tesoro immenso che nessuna altra società ha: quattordici milioni di tifosi appassionati, che sono il grande capitale su cui investire per l’avvenire. Insomma cari Elkann e compagnia bella, avete preso la fregatura, pensavate di evitarla, ma vi ci siete cacciati dentro come polli: quindi ormai tenetevela e pensate a lavorare per la squadra e per i tifosi, preparando il momento in cui ci sarà da prendersi la rivincita. Perchè il bello della vita, come nel calcio, è che ogni partita ha il suo ritorno, la prima l’abbiamo giocata fuori casa e l’abbiamo perduta di brutto, con pubblico inferocito contro di noi, arbitro tutto a loro favore, e falli e fallacci subiti a ripetizione. Ma verranno a giocare a casa nostra, prima o poi questi signori, e allora si che ci si dovrà ricordare di come ci hanno trattato. Non so perchè, ma ieri sera mi è venuto incosciamente, nel prendere un cd musicale da ascoltare mentre scrivevo questo amaro pezzo, di prendere un cd che è la riedizione di un famoso LP uscito nel 1973, dei Genesis, "Selling England by the pound", che tradotto dovrebbe significare "vendendo l’Inghilterra a peso". Ecco: pensate quindi, cari Elkann e compagnia, a ripartire da quei tifosi, a non deluderli e dunque a non svendere la Juventus a peso, non lasciateci quindi soli a "danzare con il cavaliere illuminato dalla luna" (per chi conosce la canzone e le parole, sa di cosa parlo). Avete già svenduto la Juventus a Capello, il traditore, e a Baldini, colui che per ipocrisia fece il gran rifiuto: costoro mai avrebbero dovuto essere più interlocutori della nostra società, ed invece hanno quasi fatto da padroni con noi a fungere da servi. Adesso sappiamo di nostri dirigenti che vanno a Milano a trattare con Moratti a casa sua per la cessione di Vieira, o di uno tra Trezeguet ed Ibrahimovic: insomma quello che ci accusava di ladrocinio vuole comprare i giocatori di quel ladrocinio. Guai a voi, se cedete qualcuno di questi all’Inter, o altri al Milan: per noi sarebbe una coltellata ancora più difficile da assorbire, rispetto alla sentenza della Corte Federale. Sarebbe il chiaro segnale di una dirigenza imbelle e sputtanata, e noi tifosi juventini non la meritiamo. Ma soprattutto non la vogliamo...E scusatemi se stavolta sono stato troppo ma troppo prolisso, avevo bisogno di sfogarmi.

DA; Juventus1897.itsito non ufficiale - unofficialwebsite.url -
Antonio La Rosa

Lettera al pres. corte prima DELL' APPELLO

All'onorevole presidente della Corte .....é signori della corte.....
Vostro onore, la signoria vostra é affezzionato al calcio, per quel che ne so, patito tifoso Laziale. Sbaglio se dico che in classe la Juventus é la madre delle sue ironie? La capisco, dopo tutto anche lei é un essere umano con pregi, difetti(più pregi certamente), gusti e disgusti. Quindi non scopro l'acqua calda se penso che anche lei sa che abbiamo vinto troppo e la cosa iniziava ad essere insopportabile. Da qui la necessità di inventarsi qualcosa per demolirci: uno scandalo gonfiato seguito da un processo burla. Nel quale la Juve (apprendo dalle motivazioni) non è stata condannata sulla base di 2 presunti illeciti, ma per un’attività nei confronti del sistema arbitrale che avrebbe prodotto la conquista automatica dello scudetto 2004-05. Sulla base di un generico teorema fondato sull’ che non attesta la colpevolezza della Juventus e dei suoi ex dirigenti,ma come lei sa, la malafede di chi questa condanna l’ha scritta, manovrato da Terzi e condizionato dalla sfacciata complicità dei media (quelli che già "24 ore prima la conoscevano nei dettagli" e l’hanno divulgata). Malafede si! Perché non si può, in fase investigativa e dibattimentale, sostenere che esistessero due sistemi capaci di condizionare i campionati - quello juventino e quello milanista - e poi colpire con ferocia solo il primo e usare la mano di velluto per il secondo. Al quale è stato pure permesso di partecipare alla Coppa Uefa grazie ad un errore sicuramente non accidentale (perché sarebbe sintomo di imperizia) ma voluto nel conteggio dei punti da detrarre alla squadra rossonero nell’ultimo torneo.
Caro presidente, cari signori della Corte, guardate che quelli che avevano patteggiato siamo stati noi mica i milanisti, che insieme alla loro innocenza hanno continuato a reclamare persino la restituzione di due scudetti. Eppoi, non so se i signori giudici se siano resi conto, ma punendo con questa disparità di trattamento Milan e Juve hanno implicitamente avvalorato il concetto che nel nostro calcio basta delegare le truffe a dei pirlotti qualunque per evitare guai seri ai propri club. Chiedere la radiazione di Moggi e Giraudo e la sospensione per un unico anno di Galliani significa, ho bendarsi gli occhi, ho essere asserviti di taluni poteri....se non addirittura stravolgere la teoria del sistema bicefalo. Allora devo dare proprio ragione al nostro ex amministratore delegato quanto dichiara: .
---------xxx-----------
All'avvocato difensore...
Caro avvocato Zaccone, il principe del foro è lei e di sicuro non mi permetto di insegnarle il mestiere, ma a naso - e io ne sono particolarmente dotato - mi sembra che non essendoci nessun illecito, materiale per allestire una buona difesa ce ne siano a sufficienza. Sappia che lei non sta difendendo solo il club calcistico più importante d’Italia, ma speranze e aspettative di un popolo di quasi 14 milioni di tifosi bianconeri. Deponga il fioretto e usi la clava, possibilmente non alla Fred Flinstone ma come Maciste, solo così, il presidente e la corte apprezzeranno.
---------xxx-------
Al presidente della Juventus.......
All’altrettanto caro presidente Cobolli Gigli mi permetto poi di fare una proposta, neanche troppo peregrina: visto che in questo Paese trattano noi juventini peggio dei paria e viene a mancare verso il nostro club quel rispetto e quella riconoscenza che sarebbero dovuti ad una società che- coi propri giocatori e un ex allenatore - ha così ampiamente contribuito alla conquista dell’alloro mondiale, incominciamo a ragionare sulla possibilità di emigrare, di cavalcare pure noi la cosiddetta trasferendoci all’estero.
Chiediamo l'annesione, come club, alla Savoia e iscriviamoci per esempio alla Ligue francese, oppure portiamo i nostri capitali in Svizzera (del resto, lo fanno già in tanti in Italia) e con loro la nostra ragione sociale e partecipiamo a quel campionato. Perché ormai questo processo farlocco ne è la carta di tornasole: in Italia diamo fastidio, non ci vogliono. E allora, senta a 13 e sette ottavi dei circa 14 milioni di Juventini e togliamo pure il disturbo, andiamocene via prima che, dopo il doping ipotetico e l'illecito strutturato si inventino qualcos’altro per rovinarci del tutto. Questa Italia ,e una larga parte di chi la abita, non ci merita. La nostra non sarà mai una fuga, ma un rimedio per poter sopravvivere nei modi che ci sono propri: col rispetto e il rango che si devono a una Vecchia, splendida Grande Signora. Noblesse oblige, dicono in Francia. E allora, trasferiamoci lì.
Francesco Mario I
24 luglio 2006

JUVENTUS - Testo della difesa al processo d'Appello

- Ecc.ma Corte Federale - Roma
La società per azioni Juventus, corrente in Torino, Corso Galileo Ferraris 32, in persona del suo presidente e legale rappresentante dott. Giovanni Cobolli Gigli, assistita dal difensore che sottoscrive con lui il presente atto e che viene delegato a rappresentare la società avanti la Ecc.ma Corte, dichiara di impugnare la decisione relativa al Com. uff. n. 1/C (riunioni del 29 giugno e 3, 4, 5, 6, 7 luglio 2006) della Commissione di appello federale, comunicata il 14 luglio 2006, per i motivi infra precisati e formula le seguenti richieste: ***- ritenere che anche i fatti ascritti al capo 1 della incolpazione all’amministratore delegato Antonio Giraudo e al direttore generale Luciano Moggi non costituiscono illecito sportivo, ma devono essere definiti come violazione dell’art. 1 CGS;
- ritenere, di conseguenza, che la società Juventus risponde esclusivamente ai sensi dell’art. 2 comma 4 CGS, e, in particolare, a titolo di responsabilità oggettiva e non diretta per i fatti che sono stati ritenuti sussistenti a carico di Luciano Moggi;
- determinare la sanzione in misura coerente con le risultanze del procedimento di primo grado, e quindi in misura di gran lunga minore a quella inflitta, come infra precisato al motivo 4, escludendo la aggravante contestata.
***I motivi che sorreggono le richieste sopra formulate sono i seguenti:
1 )- Erronea applicazione della norma di cui all’art. 6 comma 1 CGS. Contraddittorietà interna della decisione nella parte in cui afferma che la contestazione sub 1 costituisce illecito sportivo (per il quale la società è chiamata a rispondere al capo 2).
***Chiamata (pag. 79) ad accertare se “la pluralità di condotte poste in essere da Moggi e Giraudo, anche se singolarmente costituenti soltanto violazione dei principi dei cui all’art. 1 CGS, abbiano determinato quella situazione di condizionamento del settore arbitrale che costituisce l’atto diretto al conseguimento del vantaggio in classifica” (e quindi realizzino la violazione dell’art. 6 c. 1), la CAF risponde affermativamente, precisando che “le condotte accertate (di Moggi e Giraudo) erano soggettivamente ed oggettivamente idonee a interferire sulla terzietà della funzione arbitrale al fine di ottenere un trattamento preferenziale rispetto alle altre squadre e, quindi, in definitiva, ad assicurarsi un vantaggio in classifica; e che, inoltre, avevano una capacità causale per il conseguimento del risultato sperato”.
***A noi pare che si tratti di una affermazione che trova smentita poche pagine appresso, nella parte in cui si scrive (pag. 91) che, per “Mazzini, Pairetto, Lanese e De Santis, la Commissione non ritiene che sia stata raggiunta la prova della responsabilità degli incolpati in ordine alla violazione dell’art. 6, c. 1 CGS.”
Questa mancanza o insufficienza della prova esclude in radice la idoneità della condotta di Moggi e Giraudo e, ancor più, nega qualsivoglia “capacità causale” a quelle condotte al fine di realizzare un vantaggio in classifica. E’ del tutto ovvio che il vantaggio in classifica si ottiene attraverso gli arbitri (in questo senso la decisione è concorde quando scrive che “il vantaggio in classifica è l’effetto del condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale (pag. 77); ma, se questo condizionamento non vi è stato o non è dimostrato, la condotta non è né idonea, né casualmente adeguata a realizzare il vantaggio sperato.
***Altrettanto criticabile è la seconda affermazione, secondo la quale l’insieme delle “condotte costituenti di per sé comportamenti contrari ai principi di lealtà correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva (art. 1 c.1)” è stato idoneo a realizzare un condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale a vantaggio della Juventus e quindi sia stato violato l’art. 6, integrando la pluralità delle condotte l’attività diretta a procurare alla Juventus un vantaggio in classifica”.
La critica, peraltro del tutto ovvia, consiste nell’osservare che non è il numero delle condotte che ne cambia la sostanza; e, se ogni singola condotta non realizza l’illecito sportivo, questo non può ritenersi realizzato anche se quelle stesse condotte vengono unitariamente considerate (pag. 89).
Pertanto i comportamenti descritti nel capo 1 vanno qualificati come violazione dell’art. 1 CGS.
***Le successive contestazioni mosse a Moggi e Giraudo al capo 3 ed al solo Moggi al capo 7 (fatti per i quali la società Juventus è chiamata a rispondere per i capi 4 e 10) sono state già ridimensionate dalla decisione qui impugnata, che ha escluso l’illecito sportivo nell’episodio relativo alla gara Juventus Lazio, ravvisando la minore violazione dell’art. 1; a questa stessa violazione erano ricondotte le gare di Reggina-Juventus e Juventus-Udinese.
Per la gara Bologna-Juventus (contestata come illecito sportivo) vi è stato proscioglimento di Moggi e De Santis dall’addebito di illecito sportivo e la condotta di Moggi è stata ricondotta alla violazione dell’art. 1.
Dunque, quando si è ricercata la prova di condotte idonee e causalmente adeguate a realizzare un illecito sportivo nello svolgimento delle gare o nel conseguimento di un vantaggio in classifica, non la si è ritrovata.
2 - Sul titolo per il quale la società Juventus deve rispondere per i fatti attribuiti al Moggi.
La CAF non ha motivato sul punto, anche se il tema era stato espressamente dedotto con qualche non inutile citazione. La decisione impugnata si è limitata a richiamare le risultanze del censimento dell’anno in questione, l’art. 2 comma 4 CGS e l’art. 3 comma 4 del regolamento L. N. P. che, peraltro, avevamo espressamente citato nella nostra memoria e dei quali, quindi, avevamo tenuto conto.
Il problema era ed è quello di comprendere che cosa significhi la “rappresentanza ai sensi delle norme federali” e di valutare se questa possa discendere dallo stampato di un “censimento” o debba fare riferimento agli atti sociali per verificare se, nel caso di specie, si possa ricollegare qualsivoglia atto del Moggi alla società, così come avviene per gli atti compiuti da Giraudo.
Noi riteniamo che, ai fini della rappresentanza sociale, si debba fare esclusivo riferimento allo statuto sociale o alle delibere del consiglio di amministrazione, atteso che essa rappresenta un essenziale profilo dell’attività di amministrazione della società e deve essere accompagnata da forme di pubblicità; pertanto abbiamo sostenuto che, per i fatti ascritti al Moggi, non si può ritenere una responsabilità diretta della Juventus.
Su questo punto ne verbum quidem, anche se il tema appare di particolare rilievo, ai fini della sanzione da irrogare alla società.
3 - Mancanza e contraddittorietà di motivazione sulle sanzioni irrogate. Illegittimità delle sanzioni di cui all’art. 13 comma 1, lettere b), f), i).
***Le sanzioni inflitte alla società Juventus sono state molte e particolarmente gravi: noi affermiamo che questo cumulo di sanzioni particolarmente afflittivo non è compatibile con la riconosciuta (e da noi contestata) presenza di un solo caso di illecito sportivo e con le considerazioni svolte in premessa: “la Juventus ha tenuto un comportamento processuale apprezzabile perché improntato a lealtà e correttezza (che sono le qualità che sono state assenti nel passato, secondo la decisione impugnata); ha dimostrato, inoltre, con l’opera di rinnovamento già attuata, di riconoscere gli errori commessi nel passato per il tramite dei suoi dirigenti e di avere iniziato un processo di rigenerazione”.
Questo rinnovamento è stato provato con la produzione dei verbali del consiglio di amministrazione della società che, fin dal giorno 11 maggio 2006, aveva ridotto i poteri a Giraudo e Moggi e aveva revocato questi poteri fin dal 19 maggio, sostituendo integralmente il consiglio, subito dimissionario, e dotandosi di un codice etico e di nuove regole per il controllo interno: e ciò assai prima dell’inizio del procedimento disciplinare.
***Non vi è stato certo - come sostenuto dall’ufficio indagini - un Moggi gestore del calcio italiano, perché la decisione riconosce che “non un unico reticolo abbracciante tutti i rapporti denunciati dalla procura federale esisteva, bensì tanti reticoli quante erano le squadre del campionato attualmente deferite, le quali si attivavano, ciascuna nel proprio interesse, al fine appunto di alterare i principi di terzietà, imparzialità ed indipendenza del settore arbitrale”.
Non vi sono state partite alterate nel loro svolgimento e non vi è stata alcuna dimostrazione del conseguimento di un vantaggio in classifica.
***Perché allora la sanzione (che non ha giustificazione alcuna e che non è motivata) della non assegnazione dello scudetto per il campionato 2005/2006, rispetto al quale non esiste alcuna prova di irregolarità?
Perché aggiungere alla sanzione molto affittiva della revoca dello scudetto 2004/2005 (che è la sanzione più grave, in quanto, secondo precedenti decisioni (Com. uff. n. 10 del 2005, caso Genoa), la indicazione delle sanzioni contenuta nell’art. 13 CGS è “incrementale”, nel senso che elenca le sanzioni in ordine di gravità) la retrocessione in serie B ed una penalizzazione che equivale, in sostanza, ad una retrocessione in serie C? Non sfuggirà all’attenzione della Corte Federale che 30 punti di penalità possono significare una retrocessione dalla B alla C se non si raggiungeranno, nella prossima stagione, almeno quei punti (circa 70) che consentiranno di non retrocedere.
Anche se non menzionata nel dispositivo, un’altra - e ancora più grave sanzione - colpisce la società: quella prevista dalla lettera l) dell’art. 13 CGS "non ammissione o esclusione dalla partecipazione a determinate manifestazioni". Nel caso di specie, alle sanzioni irrogate consegue inevitabilmente la non ammissione alla competizione internazionale della Champions League.
A queste gravissime sanzioni un'altra, anch’essa, come la precedente, non considerata dalla decisione impugnata, ma non meno grave, se ne aggiunge: l’esodo dei migliori giocatori, pronti a sostenere la società per un anno in B, ma non disponibili (e comprensibilmente, trattandosi di talenti di rilievo internazionale) a rischiare una retrocessione in C o, nella migliore delle ipotesi, una permanenza in B per almeno due anni.
***Di qui la conclusione.
La decisione impugnata ha di molto ridimensionato le costruzioni accusatorie dell’ufficio indagini e della Procura federale; ha riconosciuto che, al massimo, un solo caso di illecito sportivo è sussistente (varrebbe la pena di verificare quanti illeciti sportivi sono attribuiti a quelle squadre che hanno ricevuto trattamenti sanzionatori molto più miti) e che la società ha fatto quanto possibile per voltare pagina.
Ma, sorprendentemente e in totale contrasto con le sue premesse, la decisione impugnata ha inflitto un cumulo di sanzioni gravissime: la condanna della società a due anni almeno di serie B, la revoca dello scudetto 2004/2005, la ammenda e la non assegnazione dello scudetto 2005/2006 guadagnato sul campo. Con le ulteriori, conseguenti sanzioni, di cui abbiamo già detto.
***Si osserva, infine, che l’art. 6 comma 3 CGS prevede che, in caso di responsabilità diretta, possa essere inflitta alternativamente la sanzione di cui all’art. 13 comma 1 lettere g) o h). Solo in caso di pratica inefficacia di una di tali sanzioni, può aggiungersi altra diversa sanzione.
Noi contestiamo che, nel caso di specie, la sanzione della retrocessione all’ultimo posto in classifica (lettera g) possa essere ritenuta “praticamente inefficace”. E ciò in quanto la inefficacia della sanzione (di cui alla norma) non può essere confusa con la sua insufficienza. Riteniamo, pertanto, che alla sanzione di cui alla lettera g) non potessero essere aggiunte quelle di cui alle lettere b) ammenda, h) penalizzazione di punti e i) revoca o non assegnazione del titolo.
***Un’ultima osservazione discende dall’esame dei precedenti: la richiesta del Procuratore Federale è stata quella della esclusione dal campionato di competenza con assegnazione, da parte del Consiglio Federale, ad uno dei campionati inferiori alla B.
Quale è il “campionato di competenza"? Tutte le sentenze pronunciate dai giudici sportivi (Commissione Disciplinare e CAF) hanno ritenuto che campionato di competenza sia quello in cui si è verificato l'illecito: "va precisato che con riferimento alla sanzione prevista dall'art. 13 co. lett. g) per campionato di competenza deve intendersi quello di appartenenza al momento della realizzazione dell'illecito" (cfr C.U. Commissione Disciplinare n. 10 del 27/7/2005 caso Genoa).
Orbene, il campionato in cui si sarebbe verificato l'illecito è quello del 2004 - 2005. Il campionato 2005 - 2006 è privo di qualunque irregolarità in quanto non vi è nessuna contestazione in proposito.
***Se non è più possibile applicare la sanzione al campionato 2004 - 2005, come si dovrebbe nel caso di specie (si è già svolto e concluso il campionato 2005 - 2006), dovrebbe farsi ricorso all’art. 6 co. III CGS che prevede la sanzione maggiore della non assegnazione o della revoca dell’assegnazione del titolo di campione d’Italia. Pena gravissima applicata nella storia del calcio italiano una sola volta.
La circostanza aggravante di cui all’art. 6 comma va esclusa, così come ha ritenuto la CAF per quanto riguarda la società Lazio (pag. 120) trattandosi, comunque, di un solo illecito sportivo. Si confida nell’accoglimento
Torino-Roma 17 luglio 2006.