mercoledì, aprile 18, 2007

LA PRATICA «NAPOLI»Verità e menzogne....

furino
LA PRATICA «NAPOLI»
Verità e menzogne sulla chiusura delle indagini della Procura partenopea

Giovedì 12 aprile 2007, dopo quasi tre anni dall’inizio dell’inchiesta, la Procura di Napoli fa sapere di aver concluso l’attività di indagine relativa ai fatti del cosiddetto scandalo di “Calciopoli”.
Analizziamo il documento emesso dai magistrati Narducci e Beatrice alla ricerca delle verità e delle bugie.

NON SI TRATTA DI RINVII A GIUDIZIO

La prima precisazione è doverosa: il documento emanato da Napoli non contiene le richieste di rinvio a giudizio. Si tratta infatti della notifica di chiusura indagini. Un atto dovuto, sia deontologicamente che temporalmente, che ha avuto dai media un inaspettato e immeritato risalto.
L’inchiesta cosiddetta “Offside”, quella che ha generato le abnormi sentenze sportive dell’estate scorsa, è iniziata circa tre anni fa ed è quantomeno logico che, prima o poi, giunga a conclusione.
Alla fine di questa fase, infatti, le 48 persone indagate sono state raggiunte da un avviso di chiusura indagini, il quale rende noto per quali ipotesi di reato i soggetti sono stati messi sotto inchiesta.
Quindi, non si tratta di reati “commessi” né di una pronunciazione di sentenze ma semplicemente di una notifica delle imputazioni alle quali i soggetti sono chiamati a rispondere (e a difendersi). Tali capi di accusa possono essere infatti completamente ribaltati in sede processuale. Basti pensare a quanto accadde all’uscita delle prime intercettazioni: la stampa parlò di 29 partite “truccate”, suscitando un ingiustificato scalpore, dal momento che di tutti quegli incontri nessuno fu utilizzato nei dispositivi di sentenza per punire la Juventus (la quale rispose per il famigerato, e inventato, “illecito strutturato”).
Ci sarebbe piuttosto da stupirsi se la Procura di Napoli non avesse prodotto questo documento chiedendo l’archiviazione, il che avrebbe costituito un’implicita ammissione dell’inconsistenza e dell’insussistenza dei processi sportivi (ma a questo aspetto penseranno i Tar, i Consigli di Stato e, forse, le Corti Europee). Agli eventuali rinvii a giudizio penserà poi il gup (giudice per le udienze preliminari), ma solo dopo che le difese avranno preso visione delle carte e avranno presentato le loro memorie difensive. E questo è un aspetto molto stranamente dimenticato dai mezzi di informazione…

LA FIERA DEL GIÀ VISTO

L’analisi della notifica della chiusura indagini rivela che, a parte due argomenti che tratteremo in seguito, non viene aggiunto nulla di nuovo al quadro accusatorio già noto costruito nei confronti della Juventus e dei suoi dirigenti.
Scendiamo quindi nel dettaglio del documento in questione e sveliamo la prima incongruenza:
Secondo i magistrati, Moggi, Giraudo, Mazzini, Bergamo, Pairetto, Lanese, De Santis, Racalbuto, Cassarà, Bertini, Dattilo, Gabriele, Pieri, Ambrosino, Baglioni, Fazi, Mazzei, Ghirelli, Fabiani e Scardina si sarebbero associati «tra loro e con altre persone in corso di identificazione, avendo già nel passato condizionato l’esito di campionati di calcio di serie A, con particolare riguardo a quello del 1999/2000, che fu sostanzialmente condizionato fino alla penultima giornata […] e non riuscendo nell’intento di garantire alla Juventus la vittoria finale, in quanto gli accordi illeciti già stabiliti vennero compromessi dal clamore suscitato provocato dall’arbitraggio apertamente favorevole alla squadra torinese da parte di De Santis»
Quali sono le altre persone “in corso di identificazione”? Ci sono forse altre persone che hanno contribuito al “disegno criminoso” messo in piedi da Moggi? Se queste persone esistono perché non sono state identificate in ben tre anni di indagini? Primo mistero…
Ma ciò che suscita perplessità è il riferimento al campionato 1999/00: in base a quali presupposti si parla di campionato falsato «fino alla penultima giornata»? C’è per caso stata qualche indagine relativa a quel torneo? Non ci pare di averne mai sentito parlare. Solo questa, quindi, è un’affermazione da querela, che toglie immediatamente attendibilità al lavoro dei due magistrati. La giurisprudenza insegna che se non si possiedono elementi per giudicare, ci si deve limitare al campo delle ipotesi e non debordare in gratuite affermazioni di colpevolezza (un dossier approfondito sul quel campionato, e ci sono molte sorprese in merito…, sarà contenuto nel secondo volume del “Manuale di autodifesa del tifoso juventino”). Insomma, fin dall’inizio pare di avere a che fare con il solito astio antijuventino piuttosto che con la serietà di persone che intendono svolgere bene il proprio lavoro.
Ma su cosa si impernia l’accusa della Procura campana? Sull’associazione a delinquere, termine già noto a chi ha avuto modo di approfondire quanto accaduto in sede di giustizia (?) sportiva la scorsa estate. Ci si chiede perché “associazione a delinquere” e la risposta, forse maliziosa, può essere questa: quel tipo di reato è l’unico che permette l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche in sede processuale. Un atto dovuto (forzato?) perché, senza di esso, non avrebbe avuto luogo alcun procedimento penale. Ma vediamo come viene dedotta l’esistenza di questa “associazione”:

«essersi adoperati al fine di garantire l’elezione di Franco Carraro quale presidente della Figc, al fine di favorire Adriano Galliani nell’elezione alla presidenza della Lega Nazionale Professionisti, raccogliendo informazioni (veri e propri dossier) per screditare Diego Della Valle, che si opponeva all’elezione di Galliani ed ancora, in relazione all’allenatore Zdenek Zeman»

Ed eccoci alla seconda incongruenza: la cupola si sarebbe attivata per favorire Galliani e Carraro nel mantenimento dei rispettivi posti di potere. Benissimo, ma perché allora Galliani non compare nella lista dei 48 indagati? Forse che tutti gli associati lavoravano per lui “gratis” o per simpatia? Sembra una banalità ma è un punto fondamentale: vi sono dozzine di persone che compiono i più turpi atti immaginabili per far eleggere due persone che neppure vengono coinvolte nelle accuse (Carraro in verità sì, ma abbiamo già visto come sia già stato prosciolto dalla giustizia [?] sportiva). O si tratta di una banda di pazzi fuggita da un manicomio oppure c’è qualcosa che non va in questa accusa. Tertium non datur, dicevano i romani…
Si parla anche dei cosiddetti dossier contro Della Valle e Zeman. Anche in questo caso è opportuno un chiarimento: il primo non è un dossier commissionato da Moggi ma un documento che un gruppo di tifosi fiorentini propone di vendere a chi tira le fila in Federcalcio. Dalle intercettazioni non si capisce se tale dossier sia stato poi effettivamente utilizzato o meno. Ciò che emerge, invece, è che Moggi ha detto di portare tali persone al cospetto di Galliani, ovvero del maggior interessato all’ottenimento di quel documento (i Della Valle avversavano la sua elezione in Lega ed è molto nota la rivalità tra il gruppo di imprenditori fiorentini e quello facente capo a Berlusconi).
Il secondo, quello su Zeman, non è un vero e proprio dossier ma un’informazione che l’avvocato Paolo Trofino passa a Moggi: l’allenatore (?) boemo si sarebbe reso protagonista di una truffa (avrebbe, in concerto con un procuratore, venduto un calciatore a 2 miliardi di lire quando invece lo stesso era a parametro zero). Moggi avvisa Giraudo e i due concordano nel fatto che una notizia del genere debba passare subito agli organi di informazione. Non risulta però che questa cosa sia mai accaduta. Inoltre, non si capisce perché ci si debba stupire di due persone che cercano di screditarne un’altra, quando quell’ “altra” ha fatto della calunnia e dell’accusa gratuita (vedi affermazioni sul doping) la sua ragione di vita.
Ma andiamo avanti. Ecco un altro passaggio folle dei magistrati napoletani:

«Perché venissero sempre tutelati gli arbitri che avevano favorito la Juventus o che comunque erano vicini alla società.
Perché attraverso il condizionamento di talune trasmissioni televisive (ad esempio “Il Processo di Biscardi”) o di singoli giornalisti o commentatori del servizio pubblico radiotelevisivo o di altre emittenti private (Ignazio Scardina, Giorgio Tosatti, Ciro Venerato, Franco Melli, Lamberto Sposini, Gianni Di Marzio, Tony Damascelli, Mauro Sandreani, ecc…) venissero favoriti gli interesse del sodalizio»

Siamo di fronte alla replica sbiadita delle già ridicole e fantasiose imputazioni escogitate da Arcangioli e Auricchio. La “cupola” oltre che per far eleggere Carraro e Galliani si adoperava per proteggere «sempre» gli arbitri vicini alla Juventus. Qualcosa suona stonato: tutti concorrono per sostenere le cariche di due milanisti (Carraro fu presidente rossonero dal 1967 al 1971) e poi fanno di tutto per proteggere gli arbitri «vicini» alla Juventus? bah… E come compiono questa impresa?
Condizionando «talune» trasmissioni televisive. Un momento, non «talune» ma una sola, lo scalcagnato processo biscardiano, ovvero il baraccone mediatico che quando va bene raccoglie il 4% di share e che una sentenza di un tribunale (a fronte di un esposto da parte di alcuni arbitri) ha giudicato “inattendibile”. Una cupola invero ingenua: Galliani, che ne è il vertice elettivo, è amministratore delegato di Mediaset, la quale dispone di ben 3 (TRE) emittenti televisive. Perché non rivolgersi direttamente a lui, anziché ridursi a elemosinare consensi in seno ad un emittente che non gode nemmeno di copertura nazionale integrale (e, tra l’altro, di proprietà del “nemico” Tronchetti Provera?). Più che un’ “associazione per delinquere” sembra una corte dei miracoli…
La cupola però non si limita a controllare gli arbitri tramite le televisioni ma, addirittura, provvede a punirli, quando necessario:

«perché invece, venissero arbitrariamente penalizzati gli arbitri che non avevano favorito la Juventus»

Se, di grazia, i signori di Napoli avrano voglia di comunicarci come e quando siano stati penalizzati i fischietti “scomodi”, potremo forse intavolare un discorso serio. Siamo sempre nel campo delle supposizioni. In quali modi la cupola disponeva queste terribili punizioni? Quando, quante, quali e per mezzo di chi sono state somministrate?
Tralasciando due accuse risibili come la faccenda di Boudianski e Zeytulaev (altro nobilissima incombenza della “cupola”) e la mancata comunicazione alla disciplinare dei fatti di Reggio (una scelta di Lanese che non tocca minimamente la Juventus), passiamo ad illustrare tre vere perle contenute nel documento in esame.

PERLA N°1:

«perché venissero favoriti gli interessi (sportivi e quindi economici) di altre società calcistiche alleate al sodalizio (particolarmente Messina, Reggina e Sassari Torres), ed in particolare per garantire la iscrizione al campionato di Serie A 2005/06 del Messina e della Reggina, nonostante l’assenza dei presupposti di carattere finanziario e, comunque, per tutelare gli interessi economici propri della famiglia Franza»

Quindi Moggi e sodali avrebbero massonicamente organizzato la fraudolenta iscrizione al campionato del Messina, il quale era sprovvisto dei requisiti economici per parteciparvi. Non viene spiegato come né vengono indicati quali fossero i parametri non soddisfatti. Certo che fa specie vedere spulciare negli affari della piccola squadra siciliana quando vi sono altre squadre (chi ha detto Roma? Chi ha detto Milan? Inter? Lazio?) che per anni si sono fatti beffa di ogni possibile e immaginabile regola in materia di bilanci e di norme federali.

PERLA N°2:

«perché venissero fornite specifiche indicazioni sulla composizione della formazione della Nazionale Italiana di Calcio, anche in relazione ai contingenti interessi della Juventus»

La “cupola” ha comandato le sorti della Nazionale di calcio e c’è gente che ancora se ne lamenta. Abbiamo vinto un Mondiale con 5 juventini in rosa, un allenatore formato e affermatosi alla Juventus e uno staff tecnico di identica provenienza e si ha ancora il coraggio di recriminare. Allora restituiamo la Coppa… (e dire che questa accusa nasce da una serie di 7-8 telefonate alla vigilia di Italia-Bielorussia, grazie alle quali si apprende che Carraro implora Moggi di occuparsi della selezione azzurra. Moggi è talmente potente che chiede di non far giocare Cannavaro, il quale invece gioca mezz’ora, ed è talmente rispettato che non viene nemmeno fatto entrare negli spogliatoi al termine della gara. Cosa della quale Big Luciano si lamenta con Mazzini…).

PERLA N°3 (E 4…):

«in tal modo predeterminando gli esiti del campionato di calcio di serie A per la stagione 2004/05 (scudetto, piazzamenti per le coppe europee e retrocessioni) e, più in generale, controllando e condizionando l’intero sistema calcio professionistico italiano nell’interesse della Juventus e delle altre società stabilmente o occasionalmente legate all’associazione (Messina, Reggina, Lazio, Fiorentina, Sampdoria, Arezzo, Sassari Torres, ecc…), realizzando in definitiva illeciti ed ingentissimi profitti economici per tutti gli affiliati all’organizzazione ed ai soggetti che comunque ad essa fanno riferimento»

Quindi l’associazione di marrani capeggiata da Moggi predeterminava non solo qualche ammonizione e il moviolone di Biscardi ma, addirittura, era in grado di decidere «scudetto, piazzamenti per le coppe europee e retrocessioni». Questo per il solo vantaggio della Juventus e, occasionalmente, per quello delle società che a turno entravano in simpatia. Del Milan non si parla, eppure tutti si sbattevano per eleggere Carraro e Galliani…
Ma attenzione a questa frase: «Con l’aggravante per Luciano Moggi, Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini, Paolo Bergamo, Pierluigi Pairetto e Massimo De Santis di aver promosso, costituito ed organizzato l’associazione. Associazione costituitasi in epoca e luogo imprecisati». La cupola è talmente potente (e misteriosa) che non se conosce l’origine. Probabilmente Moggi, Bergamo e Pairetto sono entità aliene immortali che governano le sorti del pallone fin dagli scudetti del Genoa (e Carraro e Galliani sono ancora al loro posto…).

Ma, tralasciando queste accuse di minor spessore, su cosa punta principalmente il dito il dispositivo prodotto dai magistrati di Napoli? Sui soliti triti e ritriti argomenti: le ammonizioni mirate, la composizione delle griglie e i sorteggi pilotati. Vediamoli uno per uno.

IL GRANDE RITORNO DELLE AMMONIZIONI MIRATE

Nonostante le illuminate sentenze rupertiane e san dulliane avessero decretato l’inesistenza di questa fantasiosa pratica, non si rinuncia alla calda sicurezza di uno degli all time favourites ritornelli antijuventini. Esaminiano le partite sopra le quali la longa manus moggiana è riuscita a posarsi:

UDINESE-BRESCIA 1-2
«atti fraudolenti consistiti, ad opera del Dattilo, nella dolosa ammonizione dei calciatori Pinzi, Muntari e Di Michele e nella dolosa espulsione del calciatore Jankulovski, tutti in forza alla squadra dell’Udinese – successivo avversario della Juventus […] la gara dell’Udinese risultava condizionata dalle tre ammonizioni e dalla espulsione inflitte dal direttore di gara».

Ci si chiede se chi ha vergato la frase sopra riportata abbia avuto la decenza di vedere la partita in questione o, almeno di informarsi. L’incontro è infatti passato alla storia per un gol (quello decisivo) segnato dal bresciano Mannini con il portiere udinese De Sanctis a terra infortunato. In seguito a questo episodio è scoppiata una maxi-rissa che ha visto coinvolti praticamente tutti i 22 calciatori in campo. Quindi è già andata bene ai friulani (inviperiti per il torto subito) di ritrovarsi con solo 1 giocatore sanzionato, Jankulovski che viene tra l’altro espulso giustamente. Questo il comunicato ufficiale della Lega Calcio in merito alle decisioni della Disciplinare:

SQUALIFICA PER UNA GIORNATA EFFETTIVA DI GARA:
JANKULOVSKI MAREK (Udinese): perché, al 31° del secondo tempo, colpiva a mano
aperta sul volto un avversario senza conseguenze lesive di sorta; infrazione rilevata da un
Assistente

Incredibile, l’infrazione era sfuggita all’arbitro Dattilo ed è stata segnalata (opportunamente) da un guardalinee. Come faceva allora l’arbitro ad espellere volontariamente (e fraudolentemente) il calciatore ceco?
Ma le stranezze non finiscono qui: i tre calciatori friulani ammoniti (Pinzi, Muntari e Di Michele) non figuravano nella lista dei diffidati (infatti scenderanno regolarmente in campo contro la Juventus)… Per quale curiosissimo motivo Moggi ne avrebbe richiesto l’ammonizione? Per sfizio personale?

MESSINA-REGGINA 2-1
«il Moggi in qualità di istigatore, il Racalbuto quale direttore di gara dell’incontro compivano atti fraudolenti consistiti nella dolosa ammonizione del calciatore Mesto della Reggina»
Moggi è astuto, talmente astuto da fare di tutto per ottenere l’ammonizione di Mesto, elemento fondamentale in mancanza del quale la Juve non potrà battere la Reggina. Infatti, la domenica successiva a Reggio, la Juve perde… e con lo scandaloso arbitraggio di Paparesta… Tra l’altro la squadra calabrese rientra nell’esclusiva lista delle “elette” che godono dei favori dell’associazione. Perché mai la si è voluta penalizzare? E, per la cronaca, l’intervento di Mesto, qualificato in televisione come «entrataccia assassina», era da rosso…

FIORENTINA-BOLOGNA 1-0
«dolosa ammonizione dei calciatori Petruzzi, Nastase e Gamberini difensori del Bologna F.C, successivo avversario della Juventus».
Altri due fenomeni vengono “fatti fuori” dai killer infallibili al soldo di Moggi: i temibilissimi Nastase e Petruzzi (le ammonizioni sono state definite “dovute e necessarie dalla sentenza san dulliana). C’è poi da chiedersi cosa c’entri Gamberini, il quale non era nemmeno diffidato. Non è che dietro ogni ammonizione c’è Moggi e non ce l’hanno mai detto?

ROMA-PARMA 5-1
In questo caso i candidati palloni d’oro che la “cupola” fa provvidenzialmente eliminare sono Pisanu e Contini. E questo in vista di Parma-Juventus, partita in cui De Santis (l’arbitro per eccellenza del sodalizio) non concede alla Juventus un rigore per un fallo di mani di un difensore emiliano…

SAMPDORIA-SIENA 1-1
Qua si raggiunge il vertice dell’assurdità. L’impallinato in questione è Simone Inzaghi, centravanti della Sampdoria… che entra in campo a venti minuti dalla fine... Che precisione questa “cupola”! Far ammonire un diffidato che avrebbe anche potuto non scendere in campo e che, in quella stagione, ha fatto indigestione di chewing-gum seduto in panchina… Tutto questo per prepararsi la strada per la successiva Juventus-Sampdoria, che i bianconeri perdono 0-1, ma che Beatrice e Narducci trascrivono come “1-0” in favore della Juve. Avevano smarrito l’almanacco o hanno volutamente alterato quel risultato (sai, se la Juve vince allora vuol dire che la squalifica di Inzaghi è servita…)?

INTER-FIORENTINA 3-2
Moggi è molto preoccupato dei cecchini viola Obodo e Viali e provvede così ad escluderli per la prossima partita che vede la Juventus impegnata con i toscani. Il buon Bertini, esegue, anche se si sta ancora domandando perché mai non avrebbe dovuto far perdere direttamente l’Inter, rivale della Juventus, al posto che sbattersi per “far fuori” due giocatori viola. Beh, ma in vista c’è Fiorentina-Juventus! Che finisce 3-3 con Collina che non vede un gol fantasma di Cannavaro…

Va anche detto che Moggi è uno attento ai bisogni degli amici, infatti provvede a fare un favore al sodale Fabiani (dirigente messinese) provvedendo alla squalifica “preventiva” di Guana e Mannini in Brescia-Bologna (1-1 e arbitrava Paparesta!) per favorire il Messina per la successiva gara contro i lombardi. È un generoso Moggi, almeno questo bisogna riconoscerglielo!
Ma ci sono delle domande che restano aperte: visto che la Juventus comandava 8 arbitri, perché non chiedeva loro direttamente di far vincere le partite alla Juventus anziché produrre sforzi per far ammonire poco temibili avversari?. Ha dato delle schede svizzere (vedere più avanti) d’altra parte! Che spreco di sim! E poi, quel De Santis che birbone! In Fiorentina-Milan (1-2), che anticipa lo scontro diretto a San Siro tra Juve e Milan, non espelle Stam per fallo da ultimo uomo e si dimentica di “impallinare” i tre importantissimi (questa volta sì) diffidati rossoneri: Nesta, Rui Costa e Seedorf!!! Evidentemente aveva il telefonino scarico…

SORTEGGI TAROCCATI

In tema di accuse “classiche” come farsi mancare quella dei sorteggi pilotati? Ecco le partite in cui Moggi, camuffato da giornalista, avrebbe personalmente estratto le biglie dalle urne:

LECCE-JUVENTUS 0-1
Moggi, Giraudo, Bergamo, Pairetto, Lanese, De Santis, Griselli e Ceniccola avrebbero compiuto «atti fraudolenti che, alterando la corretta e genuina procedura di sorteggio del direttore di gara […] della designazione degli assistenti […] del quarto ufficiale di gara e dell’osservatore dell’incontro, predeterminavano il risultato di calcio, risultato perseguito mediante la designazione fraudolenta di una terna arbitrale (De Santis, Griselli e Ceniccola), tutte persone che si adoperavano per il raggiungimento di un risultato comunque favorevole alla squadra juventina».
Insomma, questa gara col Lecce “s’aveva da vincere” e tutte queste persone hanno eseguito gli ordini alla perfezione. Peccato però che di quella gara ci si ricordi solo del campo inzuppato e di nessun episodio a favore della Juventus.

ROMA-JUVENTUS 1-2
In questa occasione Moggi, Giraudo, Bergamo, Pairetto, Fabiani (ma che c’entra Fabiani?), Fazi, Racalbuto, Pisacreta, Ivaldi e Gabriele si sarebbero riuniti prima per taroccare il sorteggio (come lo abbiano fatto non è dato sapere) e, in seguito, per far vincere la Juve.
La partita è passata alla storia: c’è un gol in fuorigioco di Cannavaro (in campo nessuno se ne era accorto…) e un rigore fischiato su Zalayeta per un fallo avvenuto sulla linea dell’area di rigore. Due episodi che fanno infuriare la Roma. I giallorossi dimenticano però come avrebbero dovuto giocare in 9 già dal 20’ del primo tempo (che fu un’ignobile caccia all’uomo) per le entrate assassine, da rosso diretto, di Dacourt e Cufré su Zebina e Blasi, beatamente sorvolate dal povero Racalbuto. E che dire poi del cazzotto che Cufré rifila a Del Piero subito dopo la fine del primo tempo? E del gol in fuorigioco di Cassano? E della reta inspiegabilmente annullata a Ibrahimovic? E delle raccomandazioni di Carraro ad arbitrare contro la Juve? Misteri che rimarranno senza risposta.

Stupisce che nel documento di Napoli le gare incriminate per taroccamento di sorteggio siano solo due. Due, guarda caso, è proprio il numero delle operazioni di sorteggio che i Carabinieri, nelle informative, sostengono di aver “controllato”. Ma come? Solo due volte su 38? Se si ha un sospetto non sarebbe più opportuno approfondire le indagini e fare chiarezza sulla faccenda? E quali sarebbero poi le irregolarità? Bisognerebbe spiegare in quali punti e in quali momenti il sorteggio non si è svolto regolarmente. Non sanno forse che esiste un comunicato congiunto Figc-Ussi che certifica le modalità di estrazione (il giornalista estraeva la pallina dell’arbitro solo in seguito a quella contenente il nome della partita)? Non sanno che le sentenze rupersandulliane hanno sancito, una volta per tutte, che questi benedetti sorteggi erano regolari? L’impressione è che Beatucci (fusione di Beatrice e Narducci, per brevità…) abbia preso per buone le panzane dei Carabinieri, risparmiando così molto tempo…

PARTITE CONDIZIONATE

Con la formuletta « al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione, compivano atti fraudolenti finalizzati a predeterminare il risultato dell’incontro, risultato perseguito dal (nome arbitro)» Beatucci ci informa che Moggi (quasi sempre in combutta con il fedelissimo Fabiani) è riuscito ad alterare un certo numero di partite di campionato. Vediamo quali:

JUVENTUS-CHIEVO 3-0: (Pieri) vittoria inequivocabile della Juventus
JUVENTUS-LAZIO 2-1: (Dondarini) nessun episodio saliente
CAGLIARI-JUVENTUS 1-1: (Racalbuto) Emerson segna il gol del vantaggio bianconero il lieve fuorigioco, ma c’è un evidente rigore negato alla Juve per atterramento di Trezeguet. Episodio del quale Moggi si lamenterà a lungo nelle telefonate seguenti questa partita (ma non l’aveva pilotata? Perché lamentarsi di una cosa di cui si ha il controllo?).
JUVENTUS-UDINESE 2-1: (Rodomonti) gol annullato a Fava al 25’ del secondo tempo per un fuorigioco difficile, ma con la Juve già sul 2-0.
LAZIO-JUVENTUS 0-1: (Trefoloni) Siccome Trefoloni non è incluso nell’élite degli omaggiati “svizzeri” (tra l’altro il Milan con Trefoloni ha uno score di vittorie vicino al 100%...) ce la si deve prendere con l’assistente Ambrosino. Peccato che non ci si ricordi di nessun episodio particolare, salvo un fantastico tuffo olmpionico di (uno dei gemelli) Dibiasi Filippini.
SIENA-JUVENTUS 0-3: (Bertini) Tre pappine e a casa…
SIENA-MILAN 2-1: (Collina) dato che l’arbitro è il pelato viareggino (quello degli incontri con Galliani e della promiscuità con Meani) dev’essere stato qualcun altro ad ostacolare la corsa delle “Marie Goretti” rossonere. E chi se non il guardalinee Baglioni, il quale sbandiera un fuorigioco che invalida un gol di Shevchenko. Fuorigioco (comunque "difficile") che nega il gol del possibile 0-1. Il vantaggio rossonero arriva comunque e poi non è colpa di Moggi se i meravigliosi si fanno infilare come tordi due volte in un quarto d’ora (prove generali di Istanbul?)…

Come si può facilmente vedere, queste partite non sembrano costituire particolari casi di gravità. Pare più che altro di trovarsi di fronte a una pretestuosa elencazione che mira a dimostrare l’indimostrabile. Non si capisce perché siano state scelte queste partite, ma il sospetto è sempre quello: ci sono dei contatti tra Bergamo e Moggi (che parlano di tutt’altro) antecedenti a questi match, e allora è ovvio che sono stati condizionati. Prendendo per buono questo ragionamento tutti i Livorno-Inter sarebbero da invalidare dal momento che lo stesso Bergamo ha ammesso che, alla viglia di quelle partite, era solito ospitare in casa sua per la notte il vicepresidente interista Facchetti.
Una stranezza relativa a questa parte del documento è che nella quasi totalità delle partite vengono fatti anche i nomi, in qualità di cospiratori, di Pairetto e Giraudo. Eppure Pairetto non compare quasi mai nelle informative (4-5 telefonate in tutto, nelle quali non si parla mai di partite specifiche) e Giraudo non dice mai una sola parola per richiedere particolari favori. L’amministratore delegato bianconero parla quasi esclusivamente con Moggi per commentare i fatti d’attualità e spesso arrabbiandosi per i molti torti subiti dalla Juventus.

JUVENTUS-MILAN

Questa partita dovrebbe essere compresa nell’elenco precedente ma, vista l’importanza, la trattiamo a parte. L’accusa è la medesima: «Moggi e Fabiani quali istigatori, compivano atti fraudolenti finalizzati a influire sul risultato dell’incontro di calcio, esito perseguito dal Bertini che si adoperava per il raggiungimento di un risultato comunque favorevole alla squadra del Moggi».
Fa specie leggere il nome del messinese Fabiani. In quale modo avrebbe potuto aiutare Moggi a corrompere Bertini? Misteri che, si spera, avranno una soluzione.
La cosa incredibile è il trattamento che i media hanno riservato a questa notizia. Tutto quello che è possibile leggere al riguardo è la frase sopra riportata. Com’è possibile allora che un giornalaccio color salmone itterico abbia potuto titolare «Così Moggi e Bertini bloccarono i rossoneri»? Hanno per caso qualche prova che noi, comuni mortali, non abbiamo. Oppure sono in cerca di querele? Ah, no, con la nuova dirigenza vanno sul sicuro… Sotto a quel delinquenziale titolo campeggiava la fotografia del rigore non concesso per fallo di Zebina su Crespo con una didascalia altrettanto farabutta «guardate il rigore non dato a Crespo». Dove sono le prove che quel penalty non è stato assegnato volontariamente da Bertini. Ma, se l’arbitro in questione era nelle mani di Moggi, perché nella stessa partita non ha assegnato un rigore alla Juventus per un fallo di mano di Costacurta su cross di Ibrahimovic? Non era più facile così? E se Bertini era così propenso ad aiutare la Juventus perché 5 giornate prima, in Atalanta-Milan, non ha espulso Nesta per fallo da ultimo uomo su Makinwa? E perché ha concesso 5 ingiustificati minuti di recupero permettendo a Pirlo di segnare il gol della vittoria milanista? Siamo sempre ai misteri…
E poi Bertini è stato anche arbitro del Milan-Juventus 3-1 della stagione successiva. Perché non si è adoperato per far vincere la squadra “del Moggi”?
E poi, se la Juventus era talmente potente, perché fu squalificato Ibrahimovic per tre giornate, impedendogli di prendere parte allo scontro decisivo di San Siro? Lo svedese venne colpito dalla prova televisiva perché l’arbitro De Santis (quello della “cupola”) non vide una “cravatta” all’interista Cordoba. Se De Santis fosse stato realmente pilotato da Moggi bastava che scrivesse sul referto di aver visto l’episodio e la prova televisiva non sarebbe stata applicabile. Invece questo non è accaduto e, nonostante i ricorsi, il potentissimo Moggi non è riuscito a far ridurre la squalifica…
Ma c’è una cosa che fa imbestialire più di tutte le altre: in quelle tre righe si ipotizza (ipotizza!!!) che la partita tra Juventus-Milan non si svolse regolarmente. È tutto lì e non c’è altro, allora com’è possibile passare già alle sentenze?. Perché invece non parliamo della gara di ritorno, ovvero Milan-Juventus 0-1 dell’8 maggio 2005? Non si ricordano forse i giornalisti (?) di quel fogliaccio che esiste un’intercettazione in cui l’ineffabile Meani si vanta con il dirigente milanista Roccato «di aver selezionato e deciso lui stesso la terna arbitrale per la decisiva partita». Non solo i guardalinee ma persino l’arbitro (ma non c’è il sorteggio?) che, guarda caso, è Collina, l’amico intimo del ristoratore di Lodi nonché il fischietto destinatario delle attenzioni di Galliani, che lo vuole come nuovo designatore. E come dimenticare le altre parole di Meani il quale, al telefono con il guardalinee Farneti «riferisce che sono stati preparati gli orologi per tutta la squadra arbitrale»? Forse queste trascrizioni non sono giunte nella sede del quinterno rosaceo o forse, “candidamente” sono state dimenticate… così come sono stati dimenticati gli innumerevoli contatti dell’onnipresente e privilegiato co.co.co lodigiano con praticamente tutto il parco arbitrale iscritto all’Aia. Infine, per dimostrare la frode sportiva è necessario che vi siano in gioco dei benefici (economici o di altro genere) tra corruttore e corrotto. Ad esempio come lo scambio di benefici tra Paparesta e Galliani: io ti aiuto con il tuo dossier, tu in cosa mi aiuti?

LE UTENZE SVIZZERE

«attraverso uno stabile vincolo associativo realizzato e costantemente alimentato da molteplici contatti telefonici rilevati su numerose e riservatissime utenze (in particolare su utenze mobili di gestori svizzeri) fornite dallo stesso Moggi (che acquistava abitualmente schede rigorosamente anonime) ai designatori arbitrali Bergamo e Pairetto, al direttore sportivo del Messina, Mariano Fabiani, agli arbitri Paparesta, Racalbuto, Cassarà, Dattilo, Bertini, Gabriele, De Santis, Pieri ed all’assistente di gara Ambrosino…»
Ecco la frase che ha suscitato le maggiori preoccupazioni in seno alla tifoseria bianconera. Moggi avrebbe fornito ai designatori e agli arbitri delle schede straniere. Innanzitutto stupisce il nome di Pairetto: Moggi ha sempre ammesso di aver regalato a Bergamo una di queste tessere, ma nessuno ha mai fatto il nome del designatore torinese. Con quale criterio è stato inserito in questa lista?
Successivamente, non meno scalpore desta la presenza di Paparesta, l’arbitro protagonista dei fattacci di Reggio Calabria, l’arbitro che telefona al dg bianconero (ma non poteva farlo con la scheda svizzera?) per scusarsi (telefonata che Moggi rifiuta sdegnato…).
Al di là di queste considerazioni non si capisce l’utilità di queste utenze riservate: da quanto emerge dal documento redatto da Beatucci pare che l’attività elettiva della “cupola” fosse la collezione di ammonizioni preventive di scarponi di dubbio livello. Perché mettere in piedi questo sistema per ottenere un così ridicolo vantaggio (poi ancora tutto da dimostrare)? È una domanda che necessiterebbe di una risposta. Ma vediamo cosa c’è di dubbio in questa faccenda delle schede svizzere.
La Stampa e Il Giornale del 15 aprile pubblicano uno specchietto riassuntivo dei possessori di queste ambitissime sim-card e fornisce un elenco delle chiamate e dei chiamanti: Moggi, simulando accento elvetico, avrebbe telefonato 4 volte a Pieri (il quale avrebbe ricambiato 8 volte), 3 volte Racalbuto (idem al contrario), 2 volte Paparesta (3 le chiamate del fischietto barese a Moggi) e una volta sola il dirigente del Messina, Fabiani (che ritorna il favore in 4 occasioni)
Tre cose strane:
1-Moggi e Fabiani si sentono solo 5 volte. Com’è possibile che il messinese sia implicato in tutti i presunti taroccamenti di partita? E come è possibile includerlo se non si conosce il contenuto delle conversazioni (ci sarebbero solo i tabulati)?
2-Manca il nome di De Santis. L’arbitro romano è stato indicato come il prediletto di Moggi, perché allora non ha avuto il privilegio di una scheda omaggio? Forse perché Moggi e Giraudo, nelle intercettazioni contenute nelle informative, parlano male in continuazione di lui (torti subiti in Parma-Juve e Palermo-Juve)?
3-Paparesta: com’è possibile che l’eroe dell’asso-biodiesel da vittima diventi ora carnefice? Cosa aveva di così importante da dirsi con Moggi? Perché se era tanto vicino a Big Luciano ha combinato i disastri di Reggio Calabria?

Ma ci sono altri punti ancora più controversi:

A quanto pare il CNAG (Centro Nazionale Autorità Giudiziaria, che si occupa dell’effettiva esecuzione delle intercettazioni) non poteva, fino allo scorso anno, disporre di tabulati relativi alle utenze mobili (figurarsi di quelle straniere). Com’è possibile che la Procura di Napoli ne sia in possesso (sempre che questa cosa sia vera)? Forse perché a capo del CNAG c’era Tavaroli?
E come fa la Procura di Napoli ad essere in possesso di tabulati della telefonia svizzera? Li ha realmente in mano o sono solo supposizioni dei magistrati?

Se questi tabulati esistono davvero, come si è potuto risalire con certezza assoluta ai proprietari delle schede? Se non si conosce il contenuto delle conversazioni, è impossibile sapere quale tessera appartiene a quale nome. Ci deve essere almeno una conversazione in cui si fa esplicito riferimento non solo all’esistenza di queste utenze svizzere ma anche ai numeri telefonici precisi. All’acquisto in Svizzera non erano richiesti documenti personali, quindi in mancanza di prove chiare e inequivocabili è praticamente impossibile risalire ai possessori di quelle schede. Il sospetto è che la Procura si sia basata solo su criteri quantitativi: prima di una certa partita c’è una certa concentrazione di telefonate e allora si presume arbitrariamente che le utenze siano in possesso a Moggi e agli arbitri e che ne facciano uso per tramare complotti ai danni del campionato. Va precisato poi quale sia il ruolo di Fabiani: si parla di 42 contatti telefonici appena prima di Juventus-Milan. Cosa c’entra il dirigente messine in questo scambio di telefonate? È necessario chiamarsi così tante volte per mettersi “d’accordo”? Un arbitro “affiliato” alla “cupola che ha bisogno di 42 telefonate??? È forse duro d’orecchio? Non è che forse parlavano di tutt’altro? Se non si conosce il contenuto di quelle telefonate perché sono necessariamente servite a truccare una partita? Su quali basi si fonda questa supposizione? Perché Moggi avrebbe dovuto servirsi di un intermediario quando è, secondo la rancorosa italietta, la causa di tutti i mali? E poi manca sempre la prova che la tale scheda appartiene a la tal persona.

Di questi tempi si è spesso parlato (e in alcune occasioni è stato dimostrato) di manipolazione delle intercettazioni: alcune conversazioni sono state fraudolentemente ritoccate e di questo ne sono convinti Luciano Moggi (che citerà Telecom dinanzi al Consiglio di Stato) e Gennaro Mazzei che nella trasmissione Lunedì di rigore del 6 dicembre 2006 ha dichiarato che alcune sue telefonate con Bergamo sono state tagliate in certi precisi punti (mancherebbero dei “non”, eliminati ad arte). Una dichiarazione che non ha scatenato i pruriti della giustizia sportiva ma che si spera attivi i sensori della silenziosa Procura di Milano.
Visti i sospetti sulla modifica delle intercettazioni è lecito pensare a pratiche simili anche in relazione ai tabulati, un’eventualità ancora più probabile vista la facilità di sostituire solo alcuni numeri in luogo della modifica o del taglio di parole in una conversazione.

Alcuni giornali parlano di 50 sim-card svizzere e di circa 800 conversazioni compromettenti. Da quali fonti hanno appreso questi numeri, dal momento che nel documento proveniente da Napoli non si legge nulla al riguardo?

Il sospetto è che molto di questa storia nasca dalle dichiarazioni “spontanee” di Nucini il quale raccontò a Facchetti dell’esistenza di schede svizzere. Cosa che però Nucini non confermò davanti al pm Boccassini. Inoltre, un ulteriore collegamento a Nucini e, conseguentemente, all’Inter viene fornito dall’ingresso in scena di Fabiani. Il dirigente messinese è stato infatti oggetto dei misteriosi dossier illegali commisionati da via Durini, dei quali ha recentemente parlato Cipriani.

Ammettiamo che Moggi abbia effettivamente consegnato agli arbitri (ben 8!) le schede straniere.
Moggi prima di una partita chiama l’arbitro e gli dice di ammonire questo e quest’altro. Se Big Luciano avesse realmente avuto la possibilità di comunicare in maniera segreta con gli arbitri e quindi di poter imporre loro i suoi voleri, sarebbe più ovvio che chiedesse cose ben più importanti che le ammonizioni di Pisanu, Contini e Nastase…

Il fatto di possedere schede svizzere non costituisce di per sé reato. Le usò anche lo stesso Tronchetti Provera nella sua scalata a Telecom, eppure nessuno ha mai storto il naso. Anche qualora fosse dimostrato che Moggi e qualche arbitro ne possedevano ciò non costituirebbe prova di alcunché se non si palesa chiaramente il collegamento diretto tra queste schede (Moggi può averne prese per gestire gli affari suoi, un arbitro potrebbe averne prese per gestire i propri. Anche perché la gente fa altro nella vita, oltre che parlare di calcio…).

Anche qualora fosse inequivocabilmente dimostrata l’esistenza di contatti tra Moggi e alcuni arbitri, questo non potrebbe costituire in alcun modo prova di illecito. E questo perché mancano i contenuti delle telefonate stesse. La mancanza di intercettazioni non può essere prova di qualcosa.
Inoltre, non è detto che arbitri e Moggi debbano per forza parlare di partite o stipulare accordi fraudolenti. Paparesta, ad esempio, parlava con i milanisti di dossier da consegnare a Letta, Collina e Galliani si accordavano per un incontro… In ogni caso, se i contenuti di queste misteriose telefonate “svizzere” fossero identici a quelli delle telefonate di Meani con i suoi amici arbitri non ci sarebbe nulla di cui preoccuparsi: la Juve se la caverebbe con 8 punti di penalizzazione e avrebbe la Champions garantita!

IL MESSINA
La novità emersa da questa documentazione è la presenza del già citato dirigente messinese Fabiani. Le seguenti gare sarebbero state alterate al fine di favorire i giallorossi peloritani: Messina-Fiorentina 1-1, Messina-Parma 1-0, Siena-Messina 2-2 (ma il Siena non era nelle grazie di Moggi?),
Reggina-Messina 0-2 e Palermo-Lecce 3-2 (che Beatucci trascrive 3-3, aveva perso un’altra volta l’almanacco?) per le ammonizioni “preventive” di Pinardi e Rullo. Vedremo se queste si dimostreranno accuse fondate, intanto basta pensare che quell’anno la Juventus fu fermata sullo 0-0 a Messina. E meno male che erano amici e che Moggi si ingegnava per aiutare i siciliani a iscriversi al campionato… E meno male che la stagione successiva (2005/06) il Messina è impietosamente retrocesso (poi ripescato dopo le sentenze estive). Ma non poteva Moggi fare qualcosa al riguardo?

LA REGGINA
Moggi è amico di Foti e quindi vai col tango: Reggina-Brescia 1-3 (gli amaranto perdono e infatti Beatucci dice che c’è stato solo un «tentato illecito»…), Reggina-Cagliari 3-2, Reggina-Palermo 1-0, Udinese-Reggina 0-2, Palermo-Reggina 1-1, Sampdoria-Reggina 3-2 (un’altra sconfitta…). Foti è un mattacchione e Paparesta non è da meno: la Juve perde a Reggio 2-1. Che brutto dispetto al capo della cupola! E quel Paparesta, che aveva pure le schede svizzere, che bel modo di ricambiare!

IL MILAN
I meravigliosi vengono coinvolti per le gare con il Chievo e il Brescia per lo zelo di Meani che ha provveduto a scegliersi (e a istruire) i guardalinee. E nonostante questo Galliani reclama già lo scudetto…

ALTRE SQUADRE
La Fiorentina viene incriminata per la gara contro il Chievo (vinta per 2-1 in trasferta) e per la famosa “proposta da bandito” di Della Valle nei confronti di Lotito. Questa sarebbe un’accusa gravissima, ma evidentemente spalare fango sulla Juve è attività che dà più soddisfazione ai solerti della carta stampata e del tubo catodico.
La Lazio è coinvolta per le partite con Chievo, Parma e Bologna (tutte vinte) e, in particolare, per le richieste indebite di Carraro (lui l’hanno già assolto…) e Lotito.
La Sampdoria invece viene tirata in ballo per il match vinto 3-0 contro la Fiorentina (ma i Viola non erano protetti da Moggi? Per approfondire i presunti legami tra il dg bianconero e i Della Valle consultare il “Manuale di autodifesa del tifoso juventino” da pag.96 a 101)

DE SANTIS
Sull’arbitro romano la fantasia di Beatucci si manifesta al suo grado massimo. Leggiamo e lasciamo senza commento questo memorabile passaggio:
«compiva atti fraudolenti consistiti – tra l’altro – nella ingiustificata espulsione del calciatore Galante Fabio, atti finalizzati ad alterare il risultato del predetto incontro terminato con la vittoria del Siena, dovendo peraltro il Livorno giocare per oltre settanta minuti in inferiorità numerica, ed avendo commesso il fatto per il motivo abietto di vendicarsi del presidente del Livorno, Aldo Spinelli, che aveva rilasciato dichiarazioni sulla cd “combriccola romana”, di cui De Santis fa (“fa”, non “farebbe”…) parte».
De Santis è incriminato anche per l’ormai leggendaria Lecce-Parma 3-3 che sarebbe servita a salvare la Fiorentina dal baratro della B. Per questa partita si sarebbero mobilitati, oltre all’arbiro, anche i due Della Valle, Mencucci, Bergamo, Mazzini, Moggi e l’assistente Griselli. Eppure, a parte qualche ammonizione a dei giocatori emiliani (e un espulsione giusta a Morfeo, al 90’…) non succede niente (ma non faceva prima a far vincere direttamente il Lecce?). Ma c’è una cosa che non torna: tutti si preoccupano di Lecce-Parma ma nessuno si premura di Bologna-Sampdoria, dove sarebbe bastata una vittoria dei felsinei per mandare all’aria tutti i piani di salvataggio della Fiorentina… Che “cupola” distratta! E dire che teneva in pugno “l’intero sistema calcio professionistico”…

CONCLUSIONI

Una conclusione ironica, ma alquanto veritiera la prendiamo direttamente dal forum, dove un utente saggiamente fa notare che:

«La cupola è formata da Juventus e Messina ed era finalizzata per squalificare giocatori come Mesto, Obodo, Inzaghi S., Viali, Guana....ma c'è da ridere o c'è da piangere?
Associazione a delinquere finalizzata alla squalifica di Mesto, Obodo e Viali composta da Moggi, Fabiani (il primo che passava per la strada...) e TUTTI gli arbitri.
Reggina-Juve 2-1 arbitrata da Papresta che un giorno favorisce il Messina (appartenente al nuovo concetto di cupola) e il giorno dopo arbitra a senso unico contro la Juventus e poi chiama Moggi per scusarsi...Anthony Perkins in Psycho aveva un comportamento da lucido mentale al top in confronto.... va a finire che giochiamo in B perchè Moggi si aoperava per far vincere il messina (che inspiegabilmente gioca in serie A) e per qualche ammonizione "mirata" ai danni di Mesto Inzaghi e non ricordo quale altro brocco...
Moggi ma che ciufolo... almeno ti fossi adoperato per far squalificare, che sò, un Shevchenko o un Adriano. Mo’ su Simone Inzaghi e Guana ti vai a fissare»

Un’ovvietà, insomma: com’è possibile che si metta in piedi una ramificata organizzazione che, secondo le parole dei magistrati, mira a governare «l’intero sistema calcio», per ottenere alla fine solo la squalifica di 5-6 carneadi?
Due considerazioni ancora:

Cosa rischia la Juve? Niente al 99,99%. Il principio del ne bis in idem garantisce l’impossibilità di non essere giudicati due volte per lo stesso reato e, secondo le sentenze rupersandulliane, grazie all’illecito strutturato la Juve ha già condizionato l’intero campionato 2004/05. Quindi, partita più, partita meno, che differenza fa?
Un’altra constatazione riguarda, ancora una volta, gli organi di informazione: giornali e tv hanno ficcato subito il grugno sul piatto ricco dello scandalo, non soffermandosi nemmeno un attimo a pensare se le cose che vanno dicendo abbiano un fondamento logico. C’è da chiedersi come mai certi personaggi (Cucci, F.Rossi, Caressa, Ordine, ecc…) prendano degli avvisi di chiusura (e non sentenze defintive) di una Procura come oro colato quando si tratta della Juventus, e invece si indignino quando altre Procure accusano, per esempio, Berlusconi. Perché se c’è di mezzo la Juve i magistrati hanno ragione e se c’è di mezzo Sua Emittenza invece hanno torto? Malafede? Sembra proprio di sì… D’altra parte i suddetti giornali si sono impegnati ad infangare unicamente la Juve, dimenticandosi che nella lista dei 48 indagati figurano anche i nomi di Carraro, dei Della Valle, di Meani, di Mazzini, ecc…
Inoltre è curioso come si riesca a dare tanto credito ad una Procura che l’estate scorsa consegnò le carte a Borrelli prima ancora della sua nomina a capo ufficio indagini (violando giusto qualche legge…). La stessa Procura che misteriosamente ha dato le intercettazioni in pasto alla stampa (violando certe altre leggi…). L’Italia è il paese delle banane? Sembra di sì…
Infine c’è da chiedersi come mai queste rivelazioni vengano fuori pochi giorni prima dell’assegnazione per i campionati europei per i quali l’Italia è in corsa, e c’è da chiedersi come mai se ne parli ora quando una Procura (quella di Milano) sta svolgendo indagini ben più importanti su una certa squadra di calcio (quella dei tavaroli-tavolini…) nel cui quadro dirigenziale militano personaggi coinvolti in scandali, quelli sì “veri”, di ben più ampia portata. Che tempismo!
L’Italia è il paese degli spioni? Sembra proprio di sì…
All'inizio del documento di chiusura indagini si legge che il Procedimento Penale in questione (27685/06/R) è uno stralcio di un altro Procedimento... del 2002 (43915/02/R)... Come mai si indagava già nel 2002? Le informative della cosiddetta indagine "Off-Side" si riferiscono ad un protocollo (554/39) del 2004. Chi ci spiega questa differenza temporale di due anni.
L'Italia è il paese dei misteri? Sembra proprio di sì...il paese dei misteri? Sembra proprio di sì...

Domenica 15 Aprile 2007, 13:30 <> di Emilio Cambiaghi http://www.juvenews.net/r.php?id=2523

interLADRA IN SERIE B

INTER SERIE B

NOZIONI STORICHE FONDAMENTALI.
(senza firma dal web)

Alcuni pseudogiornalisti hanno pubblicato articoli che riguardavano una retrocessione
della JUVE nel lontano 1913 evitata grazie ad un escamotage della dirigenza.
Se la cosa fosse vera sarebbe giusto affermare che l'inter è l'unica squadra
a non essere mai retrocessa, almeno sul campo...

Purtroppo le cose non stanno esattamente così e vi spiego il perchè.
Premetto che le mie affermazioni sono riscontrabili su documenti ufficiali
ai quali tutti possono avere accesso.
Campionato 1912/1913: la JUVE finisce effettivamente ultima nel girone
piemontese a soli tre punti.

Nel girone ligure lombardo in ultima posizione figura il racing libertas,
in quello veneto emiliano il modena, nel girone toscano a pari demerito firenze e pisa,
in quello laziale l'alba e per finire, in quello campano l'internazionale napoli.

Ora andiamo al campionato successivo, quello 1913/1914:
incredibilmente, tutte le ultime classificate sono regolarmente al loro posto
nella massima serie e volete sapere il perchè?

La serie B non esisteva e all'epoca chi finiva in fondo alla classifica,
l'anno dopo si ripresentava ai nastri di partenza come nulla fosse accaduto.
Potete controllare la veridicità delle mie affermazioni in qualunque momento.
Nel 1922, invece, accadde una cosa molto strana che
vale la pena ricordare alle tante menti distratte.


Lega nord girone A: ultima classificata vicenza.


Lega nord girone B: ultima classificata inter.


Lega sud: ultima classificata tivoli.


Campania: ultima classificata salernitana.


Marche: ultima classificata folgore.


Puglie: ultima classificata veloce.


Sicilia: ultima classificata vigor.


Anno dopo campionato 1923.
Andiamo a vedere e troviamo il vicenza, il tivoli, la salernitana, la virtus,
la folgore, la veloce e la vigor tutte nella serie B,
perchè nel 1922 era stata già introdotta la serie cadetta.

Non vi sembra che manchi qualcuno?
Eh già, l'inter, retrocessa l'anno prima ma che ai nastri di partenza
figura tra le partecipanti alla serie A.

In termini tecnici non si chiama ripescaggio?


Nel 1922, con la serie B esistente eccome, l'inter finì ultima ma l'anno dopo,
al contrario degli altri fanalini di coda, rigiocò nella massima serie.

INGUARIBILI LADRONI

Christin Rocca: IL TORNEO AZIENDALE TIM

camillo
IL TORNEO AZIENDALE TIM
Per la prima volta, oggi ho visto una partita del Trofeo aziendale della famiglia Moratti. Interesse calcistico meno di zero, ma ero parecchio curioso di capire dalle immagini della probabile festa finale se i tifosi degli indossatori fossero consapevoli che si sarebbe trattato comunque di una vittoria in un campionato di Serie B, dove il principale avversario è costituito da una squadra con Tonetto e Cassetti che ne ha prese sette appena uscita dal raccordo anulare. In tribuna pareva ci fossero tutti: Tronchi & Moratti in primis. Aria di festa vera, dunque. Tavaroli non ha potuto e non credo ci fosse nemmeno Guido Rossi. Peccato, perché come ha ricordato Milly Moratti, il magico Guido "è un uomo passionale, tutt'altro che compassato" al punto che Lady Moratti ricorda di "un gol importante dell'Inter" e ha "in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo, rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l'uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia". Avrei voluto tanto rivivere con loro, live, questo "grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia" e poi regala anche un paio di scudetti.
In compenso c'era Afef e c'erano anche Aldo, Giovanni, Giacomo e sicuramente Gino, Michele, Elio e tutti quei comici senza dignità di cognome che usano affollare la tribuna d'onore degli indossatori. Ci sarà stato anche Bertolino, caso unico in natura, essendo il solo esemplare di interista incapace di far ridere. Li ho visti tesissimi. Ci credevano davvero, non tanto nello scudetto (quello comunque arriverà tra due settimane), ma nel fatto di vincere un campionato vero, serio e senza asterisco. Ho visto la partita, dunque, e ho rivisto la solita legnosa e lagnosa squadra che io adoro, capace solo di farsela addosso (copyright Camoranesi) quando il gioco si fa duro. Non è riuscito a salvarla nemmeno un rigore che non s'era mai visto nella storia del calcio, regalato dall'arbitro dopo un impatto tra due calciatori talmente ininfluente da ricordare quello tra Iuliano e uno degli attuali centravanti del Milan. Gli indossatori recupereranno già domenica, quando incontreranno il favoloso Siena sfortunatamente privo di tutta la difesa titolare, ieri diffidata e oggi ammonita (nessuna polemica: non esistono intercettazioni al riguardo, anche se la procura di Napoli potrebbe considerare questa assenza di trascrizioni come una prova di colpevolezza). Li adoro, davvero. E ora, per ripagarli, non posso che invitarvi a cantare tutti insieme il loro splendido inno (nella versione video vado matto quando canta un'ex riserva, Fabio Cannavaro, e quando Recoba, rivisitando il suo favoloso piano pensionistico, ricorda che "per sempre vivrò con questi colori nella testa". Christin Rocca Giovedì 19 Aprile 2007

lunedì, febbraio 12, 2007

NEL FANGO DEL MONDO ULTRAS: IMPUNITA' E' LA LEGGE ULTRA' DELLE SQUADRE DI MILANO

I capi dei tifosi invitati dal club rossonero alla cena di gala per lo scudetto nel 2004 
Patto nerazzurro per il controllo della curva: una chiamata e sparisce la croce celtica

MILANO - Il capo dei Commandos, qualche anno prima, nonpoteva entrare allo stadio. Però alla festa del Milan campione d’Italia, nel 2004, aveva un tavolo accanto a quello del presidente Berlusconi.

«Noi siamo soliti festeggiare con la nostra famiglia allargata», dice la società. Una definizione che comprende sia il presidente della Regione Formigoni e l’allora sindaco di Milano Albertini, sia una quindicina di ultrà esponenti dei Commandos, delle Brigate Rossonere, e della (oggi sciolta) Fossa dei leoni.

Un frammento dei rapporti pericolosi che Inter e Milan intrattengono con i «cattivi» delle curve. Rapporti leciti,ma alla base di un giro d’affari da milioni di euro, della gestione di un potere su migliaia di ultrà, e di un meccanismo di ricatto più o meno latente verso i club. Che negli ultimi mesi è sfociato in una tentata estorsione ai danni dei rossoneri. Concolpi di pistola e un pestaggio.

*Equilibrio sottile
Rapporti a rischio. I capi ultrà viaggiano spesso sugli stessi charter che portano i giocatori e i dirigenti. «Ma volano a loro spese», fanno sapere da Milan e Inter. Entrano negli spogliatoi di San Siro e nelle aree vip.

Perché i leader della curva possiedono pass nominali, con tanto di foto per «muoversi liberamente in ogni settore dello stadio, compresi gli spogliatoi dei giocatori » (deposizione di un dirigente del Milan).

Lostesso succede per l’Inter.Avolte, i legami diventano lavorativi. Come per un esponente di Alternativa rossonera, impiegato in un ufficialissimo Milan point. Infine, sul sito delle Brigate rossonere Gilardino, Inzaghi, Kakà e Gattuso mettono gratuitamente a disposizione la loro (costosa) immagine per pubblicizzare magliette, cappellini e felpe del gruppo. Fin qui, niente di illecito.

Solo la prova di una certa contiguità tra le società e i gruppi di tifosi più estremi. Di contatti che vengono considerati inevitabili. E da coltivare: servono a «responsabilizzare» i capi dei tifosi, con il risultato «di essere una delle squadre meno sanzionate in Europa e in Italia», come chiarisce un responsabile del Milan in un verbale della Digos. Il fatto è che l’equilibrio è fragile. E il confine tra rapporto corretto e complicità sottile.

*Il patto nerazzurro
Quindici maggio 2005, a San Siro si gioca la partita Inter-Livorno. In curva Nord, quella nerazzurra, compare una croce celtica. Sventola per pochi minuti, poi viene ritirata.

Cosa è accaduto? Un responsabile della polizia ha avvertito un referente della curva, che ha girato immediatamente l’ordine: «Fate levare quella roba». Il magistrato che ha indagato sugli ultrà interisti parla di collaborazione «efficace».

È il sistema nerazzurro, per come è stato ricostruito dagli investigatori. Funziona così: concessione di benefici «limitati» ai capi-curva in cambio di una sorta di «servizio d’ordine». Il tutto sotto la supervisione della polizia, che però non compare mai sugli spalti.

L’Inter assicura cinquanta biglietti omaggio «consegnati a Franco Caravita (leader della curva Nord, ndr) e da questi gestiti con successiva distribuzione » ad altri esponenti degli ultrà.

La contropartita, per l’immagine e per le casse di una società di calcio, è enorme: una curva calma, niente guerriglia urbana (rarissima fuori da San Siro negli ultimi anni), poche multe per incidenti e lancio di fumogeni.

Ma come: si tratta con i «cattivi»? Ci si affida a loro per il servizio d’ordine, anche se alcuni hanno precedenti penali? E qual è il limite di questi accordi?

La risposta l’ha data il pm Fabio Roia chiedendo l’archiviazione dell’indagine sul lancio di fumogeni che portò all’interruzione del derby di Champions del 12 aprile 2005:

«È evidente come questa intesa possa suscitare qualche perplessità sotto il profilo etico e della eventuale prospettiva investigativa, ma la gestione dell’ordine pubblico in situazioni di particolare complessità comporta una visione ampia e flessibile del problema».

Un pragmatismo efficace da un lato, ma che dall’altro rappresenta una sorta di resa del sistema calcio: le società sono i «soggetti deboli» per il principio della responsabilità oggettiva (le intemperanze dei tifosi si pagano con multe e squalifiche del campo); polizia e carabinieri non entrano mai nelle curve di San Siro per evitare «possibili provocazioni», e un anello chiave della sicurezza sono gli ultrà stessi.

Viene da pensare: ma cosa succede negli stadi italiani se questo modello, come accertato dopo mesi di indagine, è il risultato della «bonifica culturale» del presidente Moratti? Se il calcio è una macchina da soldi, 3 per cento del Pil, le curve tentano di ritagliarsi la propria fetta. Il tifo che diventa mestiere.
Il giro d’affari

Primo: i biglietti per le trasferte. Di solito le società li vendono ai rappresentanti della curva. Niente di illecito. Ma questo cosa comporta? Uno dei capi ultrà del Milan ha ammesso di rivenderli a 2-3 euro in più. Ed è il primo ricarico.

Sui biglietti si fonda poi l’organizzazione dei viaggi: pullman e treni per le trasferte più vicine, aereo per quelle distanti. I curvaioli comprano il pacchetto completo. Che comprende, ovviamente, altri ri carichi.

 Moltiplicando per le 18 trasferte di campionato, più quelle di coppa Italia e di Champions, alle quali partecipano in media, per le squadre milanesi, tra le mille e le 4 mila persone, si scopre che una stagione calcistica può fruttare 5-600 mila euro.

Sottobanco poi, è un’altra storia: biglietti regalati, venduti sottocosto o pagati in modo dilazionato.
Per l’Inter la magistratura ha escluso questa prassi, sul Milan (come parte lesa in un tentativo di estorsione da parte di gruppi ultrà) c’è un’indagine in corso.

«Ma per società molto importanti - spiega Maurizio Marinelli, direttore del Centro studi sulla sicurezza pubblica - l’omaggio può arrivare anche a un migliaio di biglietti». I

In questo caso gli introiti per gli ultrà-affaristi si moltiplicano. «I capitifoseria hanno un potere enorme - aggiunge il procuratore capo di Monza, Antonio Pizzi, che ha condotto l’inchiesta oggi passata a Milano -. Ricattano le società che forniscono loro biglietti sottocosto o in omaggio.

Il giro d’affari per una curva è nell’ordine di milioni di euro».A questo fiume di soldi bisogna aggiungere gli aiuti per le coreografie (negati dalle società) e la vendita dei gadget: cappelli, felpe, magliette.

Questa è la montagna di soldi da spartire. Che non arriva a tutta la curva, ma nelle tasche dei pochi che comandano. Conseguenza: i capi degli ultrà milanesi pensano più agli affari che alla violenza.

Ma appena gli equilibri si spostano, c’è qualcuno che per entrare nel business è pronto sparare. È quel che sta succedendo intorno a San Siro.

*La tentata estorsione
Nell’autunno 2005 si scioglie, dopo 37 anni, la Fossa dei Leoni. È un gruppo storico del tifo rossonero, ma ha due macchie: è l’unico rimasto di sinistra e non risparmia le critiche alla società. La ragione dello scioglimento sembra tutta da cercarsi dentro il codice d’onore ultrà: i Viking juventini hanno rubato lo striscione alla Fossa, che per la restituzione ha chiesto la collaborazione con la Digos. Questa storia è anche un pretesto. In realtà, c’è già un nuovo gruppo, di destra, che sgomita per la leadership: i Guerrieri ultras.

I Guerrieri si sarebbero alleati con le Brigate Rossonere. I Commandos vanno in minoranza. E pagano.«I nuovi cominciano a sgomitare. In duedirezione: per guadagnare spazio nella curva e per ottenere il riconoscimento dalla società.

Che consente di partecipare al giro d’affari» spiega un investigatore. Così, l’ottobre scorso, due uomini in moto sparano alle gambe di A. L., 32 anni, esponente dei Commandos, davanti a un supermercato di Sesto San Giovanni.

Il 25 gennaio, un altro leader dello stesso gruppo viene picchiato fuori da San Siro da sette persone (due sono state arrestate e stanno per andare a processo). È conciato così male che ancora oggi non si sa se ce la farà.

Intanto, i Guerrieri chiedono biglietti alla società. Forse anche abbonamenti. Ma il Milan, per due volte, rifiuta. E, combinazione, subito dopo per due volte dalla curva piovono fumogeni: Milan - Lilla, 6 dicembre, e Milan -Torino, 10 dicembre 2006.

Il Milan annuncia una linea più dura: taglia i pass. Galliani va in procura a Monza, che nel frattempo ha indagato dieci ultrà:«Ma non sono io che mi occupo di queste cose». Non c’è stata nessuna denuncia.

La procura è arrivata alla tentata estorsione indagando sulla sparatoria. «Nei nuovi gruppi di ultrà-rivela un investigatore - ci sono molti delinquenti comuni, con precedenti per spaccio e rapine». Sicuri che valga la pena tenerli in famiglia?
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Assolutamente si! Tronchetti (e "moratti") volle fortissimamente volle, il BOSS impose lo Stop, la Procura ubbidì!


 SPEDITA  ALLE  ISTITUZIONI DEL CALCIO, ALLE PROCURE DELLA REPUBLICA DI:  MILANO, TORINO E ROMA; A TESTATE NAZIONALI E INTERNAZIONALI, IL 12 FEBBRAIO  2007 AGLI INDIRIZZI E'MAIL SOTTO ESPOSTI. 
SERVIRA' A QUALCOSA? CERTO CHE NO. MA A ME, NULLA TOGLIE!
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 Tribunale di Milano, la piu' potente Loggia Massonica in Italia Milan squadra del Pduista & Inter squadra della CASTA e' tutti i delitti perpetrati da Adriano Galliani-Tronchetti Provera & Massimo moratti, vengono insabbiat1! 
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Bombe e petardi. Svastiche e cori razzisti. Coltelli e spranghe. Un nemico comune: il poliziotto. E una certezza: quella di farla sempre franca
 Costa troppo poco il tiro a bersaglio contro il poliziotto. Filippo Raciti, l'ispettore ucciso da un colpo al fegato venerdì 2 febbraio durante gli scontri con gli ultras del Catania, lo diceva spesso ai suoi colleghi: "Uno rischia la vita per prendere questi pazzi che ti tirano le bombe, li porta dal giudice e quello che fa? Li scarcera il giorno dopo". Nella sua lunga carriera Raciti aveva visto troppi ultras uscire di galera e troppi colleghi entrare in ospedale. Eppure, a 38 anni, con moglie e due figli, non si era mai tirato indietro. Tanti arresti, tante testimonianze, i suoi colleghi ora si chiedono se ne valesse la pena: "Tutti gli ultras che Filippo ha arrestato, oggi sono in libertà". L'ultima volta è accaduto il 10 dicembre del 2006. Un tifoso catanese individuato dopo la partita con l'Udinese è stato processato per direttissima per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Raciti con la sua testimonianza era stato decisivo, ma il tifoso ha patteggiato ed è uscito dall'aula libero con un sorriso di scherno sul volto.

"Lo Stato", accusa il segretario dell'Associazione funzionari di polizia Giovanni Aliquò, "ci lascia soli. Il poliziotto è in prima linea, esegue gli arresti e testimonia al processo. Gli altri scarcerano, concedono i domiciliari e i patteggiamenti con larghezza. Così il poliziotto diventa l'unico nemico da abbattere. Non c'è certezza della pena e il sacrificio dei miei colleghi è vano". Se si guarda l'esito dei casi più celebri è difficile dargli torto.

Prendete la vicenda che più impressionò l'opinione pubblica, quella di Vincenzo Spagnolo, il tifoso genoano morto nel 1995 davanti allo stadio di Marassi. Spagnolo si accasciò in una pozza di sangue dopo essere stato colpito al cuore da una coltellata di un ultrà milanista, Simone Barbaglia, condannato a 14 anni. Barbaglia sarebbe dovuto uscire nel 2010, ma grazie all'indulto è già fuori. Oggi ha 29 anni, allora era appena maggiorenne. Secondo i pm, fu influenzato dal leader del suo gruppo, Carlo Giacominelli, 31 anni, detto 'il chirurgo' per l'abilità nel maneggiare il coltello. Barbaglia al processo spiegò: "Avevo paura, ma l'idea di scappare davanti a Giacominelli mi era insopportabile. Se avessi estratto il coltello, come ho fatto, gli avrei dato invece una dimostrazione di coraggio. E io all'opinione di Carlo ci tenevo". Giacominelli ha patteggiato due anni per rissa: ha scontato tre mesi e si è rifatto una vita. Oggi è un affermato commercialista, consulente fiscale per la Lega Nord. Il 18 novembre scorso era sul palco di un convegno organizzato dall'associazione delle donne padane accanto a Michela Brambilla, il presidente dei giovani di Confcommercio tanto amata da Berlusconi. 'La Padania', il giorno dopo pubblicava le sue riflessioni sulla manovra fiscale del centrosinistra. "Non li perdonerò mai", ha detto il padre di Vincenzo Spagnolo, "perché non si sono pentiti". Ma lo Stato ha la memoria più corta dei familiari.

Lo dimostra anche la storia di Luca Milione: ultrà della Salernitana, è stato arrestato il 25 gennaio scorso dopo gli scontri del derby con l'Avellino. Secondo la Digos, è lui il ragazzo a volto coperto ripreso dalle videocamere mentre apre il varco dei disabili per far passare gli ultras, lancia bottiglie e inveisce contro la polizia. Milione era già stato coinvolto nel 1999, quando aveva solo 17 anni, in uno dei fatti più gravi della storia del calcio violento: il rogo nel quale persero la vita quattro ragazzi sul treno che riportava a casa i tifosi della Salernitana da Piacenza. Nel 2003 Milione era stato condannato, ma è rimasto nel carcere minorile di Nisida solo un anno per passare poi ai servizi sociali e infine all'obbligo di firma. "Cosa deve fare un ultrà per restare in galera?", chiede un poliziotto di Salerno che vuole restare anonimo e che ricorda con sconcerto la triste storia di Francesco Lo Grande, un ispettore che faceva lo stesso lavoro di Raciti e che per un miracolo non ha fatto la sua fine. Lo Grande, nel giugno del 2005 era in servizio alla partita tra Cavese e Juve Stabia, con il compito di separare le due tifoserie indiavolate. A un certo punto il poliziotto è scivolato sulle gradinate: in un lampo un ultrà della Cavese, Geraldo D'Amore secondo la Polizia, ne ha approfittato per sferrargli un calcio sul volto. L'osso del cranio ha ceduto, Lo Grande è rimasto a terra, la visiera del casco insanguinata e la faccia schiacciata sul cemento freddo. Intanto un altro ultrà, Salvatore Apicella, gli ha sfilato lo sfollagente per colpire i poliziotti che tentavano di soccorrere il collega. Lo Grande è rimasto paralizzato, ha dovuto lasciare la polizia e resterà inabile per sempre. Apicella, detto 'Cocaina', ha patteggiato il reato di favoreggiamento mentre D'Amore, detto 'Dino lo schizzo', è indagato per lesioni gravissime, ha fatto sei mesi di arresti domiciliari, ma ora ha solo l'obbligo della firma.

Un altro caso celebre è quello del lancio del motorino dall'anello dello stadio di San Siro nel 2001 durante la partita Inter-Atalanta. Per quel gesto di follia collettiva che poteva finire in tragedia sono stati condannati in nove: oggi sono tutti liberi. Avevano ricevuto una condanna lieve e la diffida ad andare allo stadio, scaduta un anno dopo. Uno di loro, il falegname Matteo Saronni, nel 2003 è stato nuovamente condannato per lancio di oggetti durante Juventus-Inter. Nel 2005 è stato riarrestato per gli incidenti che hanno portato a interrompere il derby Inter-Milan. Era sospettato di avere lanciato il razzo che colpì il portiere Dida, ma è stato assolto con formula piena.

Resta un dato: gli ultras coinvolti in episodi gravissimi tornano con grande facilità nelle curve, circondati dall'ammirazione degli altri. Anche i tre tifosi che hanno 'convinto' il capitano della Roma Francesco Totti a non giocare il derby del 2004 (contro il parere del Questore) sono stati appena scagionati dalle accuse più gravi. I magistrati avevano ipotizzato l'associazione a delinquere, ma ora è rimasta in piedi solo una contestazione: lo scavalcamento della recinzione. Pagheranno una multa e torneranno allo stadio da eroi. 
 
IL BRACCIO ARMATO DEI POTERI OCCULTI: IL POLTRONISSIMO FRANCO CARRARO -  I CORRUTTORI: TRONCHETTI & MASSIMO-MINIMO - SILVIO & ADRIANO - 
IL FRATELLO SCARSO (giancarlo) DEL BANCHIERE MASSONE-LUIGI ABETE
 E I SICARI: PALAZZI & BORRELLI

ZACCONE PRIMA - RUPERTO POI - IGNOMINIA -XTUTTI

FONTE FORUM LA STAMPA

ZACCONE PRIMA - RUPERTO POI - IGNOMINIA -XTUTTI
KEFFUY
QUI JUVENTUS - "Il nostro obiettivo è evitare la retrocessione e ridurre il tutto all’articolo 1...". È stato questo il commento di uno degli avvocati della Juve, Cesare Zaccone, poco prima di entrare allo stadio Olimpico. "Siamo fiduciosi di poter far valere le nostre ragioni", ha detto il legale dei bianconeri prima di allontanarsi definitivamente. Dopo la sospensione del processo, ha affermato: "Il fatto che i giudici siano molto attenti non ci può far altro che piacere".
"Non me ne intendo di giustizia sportiva, ma non c’è alcuna responsabilità della società. Siamo a livello di intenzioni o millanterie - ha dichiarato Franzo Grande Stevens, presidente uscente della Juventus - L’unica decisione finora è stata quella della Procura di Torino che ha detto che non vi è stato alcun illecito", ha concluso Stevens. (fonte bloo.it)-------------------- Giudice Calabrese Ruperto, meridionalista convinto è un po all'antica, ogni tanto si toglie un sassolino dalla scarpa sui Giudici Polentoni(per lui tutti quelli a nord di Roma sono polentoni). Si diverte come un ragazzino a deridere l'avvocato Zaccone, al quale assegna innumerevoli appellativi(?), da Mandrìn a, u spadaccinu, da Arlecchino a D’Artagnàn, ecc ecc. L'ultimo, in riferimento a calciopoli: l'avvocato delle cause perse. Secondo l'ottuagenario Ruperto, la proprietà avrebbe messo Zaccone in una posizione da farlo diventare lo zimbello del mondo giuridico, in quanto doveva fare finta di difendere la Juventus. Sono arciconvinto, che i padroni volevano la Juve in Serie B per poter regalare lo scudetto a Moratti: noi della corte dovevamo stare al gioco, diceva a un amico d'infanzia di Monterosso Calabro(paese a un tiro di schioppo da Filadelfia, il paese natale di Ruperto), hai mai sentito che il Giudice di un processo ha chiesto all'avvocato di un accusato di aver commesso un crimine: secondo te che pena gli debbo assegnare, e lui invece di difendere il suo assistito risponde, l'ergastolo sarebbe una pena congrua. Ma lo sai che se la juventus non voleva difendersi bastava che lui non mi rispondesse ed io avrei dovuto accettare la richiesta di Palazzi, e lo scudetto 2005-2006 restava alla juve, garantito. Mi spiego meglio Palazzi aveva chiesto di "assegnare" la Juve ad un campionato di C, questo significa che tecnicamente non sarebbe retrocessa, per cui in classifica 2005-2006 sarebbe rimasta prima, e sarebbe non iscritta nel 2006-2007 in serie A ma ad alto torneo. Poi in appello magari avrebbero ottenuto la serieB,anzi ne sono certo, Ma visto che su 2005-2006 non c'erano nemmeno sospetti di nessun genere, non ci sarebbe stato motivo di revocare lo scudetto, e men che meno assegnarlo all'Inter. Invece con la richiesta, lo spadaccino ha ottenuto: retrocessione all'ultimo posto nel campionato 2005-2006 e quindi perdita del titolo, perdita CL e serie inferiore in un colpo solo. Hanno accettato passivamente la dura condanna, per poi annunciare un ricorso al Tar che puzzava di finto lontano un miglio. Ma è qui dove casca l'asino, quelli di Torino dovevano avere un piano diabolico per dare lo scudetto all'Inter. Se avevo 20 anni di meno lo avrei scoperto, magari avrei fatto un trucco all'arlecchino polentone e melo avrebbe detto lui. Ma tu lo sai che se d’Artagnan non chiedeva la pena congrua non perdevano neanche la Champion League? P.S. Ruperto calcisticamente ha tante simpatia. Da meridionale sentimentale, il Primo sentimento è per il Torino di Superga (fonte i Forum di YAHOO!)
ECCOVI TUTTI ACCONTENTATI sui vizi e stravizi della fame di protagonismo e di ignobile sete di potere della nostra nuova proprieta': La JUVE e' morta perche' questi signori l'hanno uccisa. Mi vergogno per fino a parlarne. Un abbraccio a tutti con l'amaro in bocca e la piu' buia tristezza nel cuore: Forse non parlero' piu' di calcio. - pierol@alice,it
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ZACCONE RIABILITATO DA RUPERTO
KEFFUY
Allora era vero quello che si va dicendo da mesi su questo forum (e Dio sa quante volte l'ho scritto) che il nostro carissimo ZACCONE e' sto inviato a Roma con il barilotto al collo pieno di barbera e con il pizzino (foglietto) legato al piede come il piccione viaggiatore della nuova proprieta'.Ora si capisce anche della nuova dirigenza perche' e' cosi' insipida e prona. Per la nuova societa' bastava fare il numero e spendere il giusto,i cervelli che si intendono di calcio non servono,basta fare il club "simpatia". Fessi che siamo,ci siamo cascati tutti anche se il dubbio superava l'evidenza. Questa gente ha una sola fortuna che i tifosi della JUVENTUS non sono quelli di altre societa'. Basta non dico altro perche' direi troppo. Ragazzi e ragazze come voi non meritano certamente queste vigliaccate,ma state certi che c'e' un tempo per piangere e un tempo per sorridere. AUGURONI. - pierol@alice,it

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AGGIUNGO IO
Se la proprieta' ha incluso nel nuovo Cda Tardelli, che dopo la sua comparsa e' umilizioni nell'inter, non ha mai rilasciato una dichiarazione favorevole alla Juventus, anzi durante una Domenica Sportiva in cui Mazzocchi sparlava della Juventus, e' dovuto intervenire Fulvio Collovati a difenderla per poi rimproverare (tardivo) Tardelli: comw! devo essere io a difendere la Juve, e' tu che ci fai qui? <<>> Per testimonianza conservo la registrazione! E' ha incluso il TIFOSO della fiorentina...Gian Paolo Montali; che veniva invitato da Rai international al programma per gli Italiani all'estero La diostra Dei Gol.... solo per sparlare male della Juventus. Per conferma; chiedere le registrazioni alla Rai. Oppure a Ignazio Scardina!

P.S. Carlo Brienza e' quello della frase ironica.(...?). tra me, Cucci, D'Amico e Montali la Juve ne esce con le ossa Rotte, E' vincenzo D'amico che in mondo visione dice..... mmm io odio la Juve

POSSA LA MALEDIZIONE TERRENA ABBATTERSI SULLA FAMIGLIA ELKAN E' TUTTI I RESPONSABILI DEI DANNI E' DEL DISONORE PROCURATI ALLA NOSTRA CARA VECCHIA SIGNORA JUVENTUS....MALEDETTI!!!!!!!!!!!

Francesco Mario I

CALCIOPOLI o FARSOPOLI??? ....

CALCIOPOLI o FARSOPOLI??? ..........

Questa è una ricostruzione della vicenda che, anziché attingere dalla versione propinata in tutte le salse dagli organi di informazione di regime (capitanati dalla Gazzetta dello Sport), prende forma da quello che è il materiale che ha selezionato la nostra redazione.

Un materiale che non necessariamente è cartaceo ma che spesso è frutto di confidenze, sfoghi, rivelazioni riservate di personaggi vicini a dirigenti attuali e del passato; ma anche degli umori della gente, dei tifosi più veri, quelli che hanno pagato con la moneta più pesante, e cioè la loro passione.

Una continua ricerca di indizi, conferme, segnali, che ha caratterizzato a volte anche in maniera ossessionante gli ultimi mesi della vita del nostro staff.

Forse quella che abbiamo ricostruito non sarà la verità perfetta, ma gli si avvicina. E’ certamente più attendibile della menzogna perfetta con la quale hanno esiliato la Juventus in serie B. Abbiamo provato a ricostruire la vicenda perché ci siamo accorti che molti, moltissimi tifosi della Vecchia Signora, che per vari motivi non hanno potuto accedere a tali informazioni, hanno formato la loro opinione solo sulla base di un giornalismo becero ed antijuventino.


PROLOGO – C’era una volta la FIAT….. o meglio c’è la FIAT. Nel senso che attualmente la nostra gloriosa industria automobilistica sta vivendo nuovamente un periodo brillante, frutto di una decisa sterzata in termini di politica commerciale e di management.

Questa rinascita sa quasi di miracolo perché fino a pochi mesi fa la FIAT era una azienda talmente in crisi che si parlava chiaramente nella migliore delle ipotesi di vendita se non addirittura di portare i libri in tribunale.

Le Banche, spinte dal governo Berlusconi, erano state costrette a sostenere ancora una volta i conti del Lingotto con una operazione di finanziamento particolare chiamata prestito convertendo; in pratica, giunto alla scadenza nell’autunno del 2005 , questo prestito avrebbe, di fatto, consegnato la FIAT nelle mani delle banche, estromettendo gli Agnelli, capitanati da John Elkann e riducendoli a soci di minoranza.

Le stesse banche avrebbero poi provveduto a liquidare le attività rivenienti attraverso uno bello spezzatino. Nello spezzatino, si noti bene, era compresa anche la Juventus. Non direttamente, in quanto controllata da IFIL, ma coinvolta comunque, in quanto, successivamente ad una ipotetica uscita di scena degli Agnelli dalla Fiat, sarebbero stati messi a dura prova i delicati equilibri che ancora oggi uniscono i vari rami della discendenza per il controllo dell’Impero Fiat.

In vista di questa possibilità si paventa l’ipotesi che Giraudo, su preciso input di Andrea Agnelli stesse organizzando una cordata per rilevare la JUVENTUS, acquistando le quote di proprietà IFIL con la collaborazione finanziaria di alcuni sponsor industriali e di non precisati finanziatori inglesi. Ovviamente Andrea sarebbe stato il Presidente, Moggi il Direttore Generale.

Allo studio c’era un faraonico piano industriale che probabilmente avrebbe fatto della JUVENTUS la squadra numero uno al mondo per molti anni.

Questo era lo scenario. Ma ecco il colpo di scena. Gli Elkann sempre a quanto riportato dai giornali dell’epoca, riescono a neutralizzare il golpe orchestrato dalle banche attraverso una ardita operazione finanziaria, chiamata Equity swap, che di fatto consentirà loro di mantenere il controllo della FIAT. A questo punto partono i regolamenti di conti tra cui anche quello sulla Juventus.

Ma non doveva finire così. I patti non erano questi. Quando alla fine del 1993 l’Avv. Gianni Agnelli accetto l’aiuto di Mediobanca e di Cuccia per risollevare le sorti della FIAT, piombata in una delle crisi più gravi della sua storia, dovette accettare un compromesso che pochi conoscono. Per far fronte alla pesante situazione finanziaria dell’Azienda fu varato un maxi aumento di capitale e fu imposto l’ingresso nel capitale di nuovi soci “importanti” tra cui Deutsche Bank e Generali.

Ma non solo. Il vero prezzo che l’Avvocato dovette pagare fu la promessa di non lasciare la Presidenza del gruppo al fratello Umberto, e quindi di rimanere in sella insieme a Romiti. Questo passaggio di consegne era già stato stabilito all’interno della famiglia, ma il veto imposto da Cuccia, che non era mai stato in buoni rapporti con Umberto, costrinsero L’Avvocato ed il Dottore a un compromesso che prevedeva per quest’ultimo “solamente” il ponte di comando della IFIL, la società che di fatto è la cassaforte dell’Impero FIAT.

A margine di questo accordo, che segnò una “svolta epocale” nei rapporti tra i due fratelli, l’Avvocato accettò, come parziale risarcimento per Umberto, che quest’ultimo prendesse anche le redini della Juventus, che a quel tempo viveva il crepuscolo della gestione Bonipertiana. Di fatto i due fratelli stabilirono che tutte le decisioni inerenti la gestione del giocattolo di famiglia fossero prese in maniera indipendente dal Dottor Umberto.

Erano altri tempi. I due fratelli avevano una stoffa diversa dagli avventurieri della finanza moderna. Bastava la parola per definire una intesa. E cosi fu. Il primo passo del Dottore, come tutti sappiamo, fu quello di trasformare la squadra che viveva ancora nel romanticismo post-Platiniano, in una Azienda modello, dove ogni cosa fosse pianificata ed organizzata per grandi obiettivi. Arrivano così Giraudo per l’area amministrativa, Moggi per quella sportiva e Bettega alla vicepresidenza. Per 12 anni questa struttura rimane immutata e costituirà probabilmente il team di dirigenti più preparati del calcio moderno.

Nelle migliori famiglie, è risaputo, ci possono essere diversità di vedute e disaccordi. Anche Gianni e Umberto pur rispettandosi come fratellanza impone ogni tanto erano in disaccordo. Gianni era affezionato al business dell’auto. Umberto invece preferiva la diversificazione in altri settori. Morti i due patriarchi le fazioni si sarebbero schierate nel modo seguente: da un lato I fratelli Elkann, Montezemolo e i tutori Gabetti e Grande Stevens; dall’altra gli Umbertiani con a capo Allegra ,vedova di Umberto con il figlio Andrea Agnelli e ovviamente Giraudo che era uno dei manager più vicini ad Umberto.

In questo scenario verrà più volte segnalata dalle nostre fonti l’assoluta antipatia di Montezemolo per Giraudo il quale pur con tutti i suoi difetti caratteriali e il classico musone da piemontese era ed e’ un manager con i fiocchi, uno dei migliori della scuderia Agnelli. Anche Lapo Elkann più volte aveva rivolto giudizi abbastanza pepati sulla Triade, accusandoli di sorridere poco e inaugurando di fatto l’era della “SIMPATIA” che avrà poi in Cobolli Gigli il più accanito sostenitore ed interprete.

LA GENESI DI CALCIOPOLI - Sventato il golpe delle Banche, il piano di Andrea Agnelli e Giraudo va avanti lo stesso. Il titolo JUVENTUS in Borsa comincia a salire senza motivazioni. Qualcuno rastrella le azioni sul mercato. La transazione si dovrebbe, a questo punto, fare lo stesso ma con abiti ovviamente un po’ più ostili. Siamo a inizio 2006, la squadra è in testa al campionato e senza rivali.

Nel corso di un Consiglio di Amministrazione quantomeno anomalo, Moggi e Giraudo vengono confermati ma solo a parole. Giraudo presenta il suo mega piano industriale che prevede ingenti investimenti. Gabetti lo stoppa subito negando che ci saranno grossi investimenti da parte dell’azionista di riferimento. E’ il segnale che qualcosa si è rotto e che il pentolone bolle. Nessuno si immagina però cosa sta per succedere.

I due dirigenti non possono essere allontanati cosi sui due piedi per due motivi. Primo: sarebbe difficile da giustificare alla piazza e ai tifosi. Secondo: i due andrebbero altrove a remare contro e per come sono bravi e furbi sarebbe deleterio. Occorre qualcosa di traumatico in grado di eliminarli definitivamente dalla scena, senza peraltro creare rimpianti nei tifosi.

L’eliminazione dalla scena di Moggi e Giraudo però è da tempo l’obiettivo anche di qualcun altro e non a Torino. A Milano infatti i dirigenti dell’Inter sono da tempo convinti che le loro continue delusioni sportive non siano solo frutto di errori di gestione, ma anche di probabili illeciti dei dirigenti della Juventus.

Ne sono talmente convinti che arrivano addirittura a sbandierare in TV il fatto che stanno preparando un dossier circostanziato sull’argomento. Si scoprirà poi che Moratti, approfittando del rapporto privilegiato con i vertici TELECOM e PIRELLI, da sempre sponsor e munifici azionisti della squadra, ha incaricato alcuni personaggi che frequentano la sottile zona d’ombra tra la TELECOM- PIRELLI e i servizi segreti di effettuare indagini illegali sul mondo del calcio, arrivando persino a fatturare regolarmente le parcelle a queste agenzie investigative.

Ad ogni buon conto che qualcosa a Milano sapessero lo si era capito in realtà già a Marzo del 2006 quando in diretta TV Mancini “rivelo’” a Moggi che presto avrebbe dovuto rispondere a qualcun altro in un Aula di Tribunale. Altri addirittura riferiscono di dichiarazioni simili fatte nello spogliatoio della Pinetina, dove agli stralunati giocatori Mancini e Facchetti dicevano di stare tranquilli perché lo scudetto lo avrebbero vinto loro e che qualcosa stava per accadere.

In questo torbido scenario la procura di Torino aveva archiviato un filone di indagini a carico della Juventus contenente alcune intercettazioni telefoniche che vengono ritenute non significative per la giustizia ordinaria e addirittura scagionanti per quella sportiva.

Qualche nemico però, la Juventus lo aveva anche a Roma, nelle segrete stanze del potere capitolino, lo stesso potere che aveva consentito nel 1999 l’accordo tra le famose sette sorelle (Juventus,Inter,Milan,Roma,Lazio,Parma,Fiorentina) le quali, tutte con ambizioni da scudetto decisero, nel corso di una cena estiva a casa di Carraro, di costituire un cartello e di nominare il famoso doppio designatore arbitrale, nelle persone di Bergamo e Pairetto. L’accordo in questione fu favorito anche dall’approvazione della famosa legge per la contrattazione individuale dei diritti TV, ad opera del governo di centro sinistra, il quale avallò senza battere ciglio un sistema che lo stesso governo di centrosinista, otto anni dopo, sta cercando in tutti i modi di cancellare, riportando nel calcio la contrattazione collettiva. L’equilibrio che scaturì da quegli eventi, favoriti come si è visto da chi in quel momento governava Coni e Federcalcio e dai loro referenti politici e finanziari è stato mantenuto fino al maggio del 2006 quando, come si vede, una triplice convergenza di interessi (più o meno palesi) ha determinato l’uscita di scena da veri capri espiatori di Luciamo Moggi ed Antonio Giraudo, che a quel sistema si erano per così dire adeguati, ma al quale anche le altre sei sorelle costantemente si “abbeveravano”.

Il primo segnale che qualcosa stava alterando gli equilibri del 1999 fu una misteriosa interpellanza parlamentare effettuata dal senatore MALABARBA, membro del Comitato di Controllo Parlamentare sui Servizi Segreti (CO.PA.CO) in data 7 marzo 2006 atto 4-10255 seduta nr. 964 della XV legislatura.
Il senatore in questione, chiede spiegazioni in Parlamento circa l’origine di alcuni bonifici di poche migliaia di lire che vengono rintracciati sui conti di alcuni impiegati della FIGC.

L’indagine della magistratura sul mondo del calcio tuttavia aveva preso il via già da qualche mese e non solo dalla procura di Torino. Indagavano varie procure in tutta Italia. In particolare quella di Napoli imbeccata da Franco Dal Cin, vecchio dirigente dell’Udinese, il quale riferisce ai PM di una “combriccola romana” di cui farebbero parte parecchi arbitri tra cui De Santis.

Vengono disposte centinaia di migliaia di intercettazioni telefoniche a carico di vari personaggi tra cui Moggi e Giraudo. Le intercettazioni come noto vengono eseguite utilizzando strutture e tecnologie della Telecom. A questo punto interviene qualcuno o qualcosa.

L’attività di intercettazione probabilmente non da i frutti sperati; pur tuttavia c’è bisogno di fare un lavoretto per alcuni amici che hanno chiesto di incastrare alcune persone……. Entrano in scena due personaggi particolari, Arcangioli ed Auricchio, due vecchie conoscenze dei servizi segreti, attualmente ufficiali dei carabinieri, addetti alle intercettazioni, e già in passato accusati di aver manipolato alcune telefonate.

I due fanno un piccolo capolavoro. Confezionano due informative per la procura di Napoli dove, insieme alla trascrizione di 40 telefonate (su 100.000 intercettazioni) degli accusati, costruiscono un castello di deduzioni e teoremi che sembrano discorsi da bar sport. Difficile non immaginare nella impaginazione di quelle informative la sapiente mano di qualche giornalista sportivo oppure di qualche dirigente di squadre di calcio.

Alcune dichiarazioni di persone accusate e di altre non coinvolte nel procedimento fanno addirittura pensare che siano state filtrate solo le telefonate “adatte allo scopo da raggiungere”. Altre indiscrezioni parlano mancati incroci tra telefonate fatte e ricevute dalle singole utenze. Insomma qualcosa di anomalo sta accadendo. Parallelamente una manina fa arrivare i testi di queste intercettazioni alla Gazzetta dello Sport.

EPILOGO - Siamo ormai a MAGGIO del 2006. La JUVE vince il suo 29mo scudetto sul campo mentre sui giornali scoppia la bufera. Juve, Milan, Lazio, Fiorentina ed altre squadre minori vengono accusate di aver creato un sistema di condizionamento del sistema arbitrale mentre addirittura alcuni protagonisti tra cui Moggi e Giraudo vengono accusati di “associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva”.

Il prode John Elkann rilascia una dichiarazione che per noi tifosi rimbomba ancora sinistra: “Siamo vicini alla squadra e all’allenatore. Sono state fatte cose riprovevoli. Ripartiremo dai giovani”. Moggi a questo punto si dimette e con lui è costretto a dimettersi anche Giraudo insieme a tutto il CDA. E’ curioso far notare che i giornali che più di tutti si accaniscono contro la JUVENTUS e i suoi dirigenti sono proprio quelli della Scuderia RCS in cui gli Agnelli sono soci e cioè LA STAMPA , LA GAZZETTA DELLO SPORT e IL CORRIERE DELLA SERA.

E’ iniziato il processo mediatico che verrà svolto sui giornali. E’ un processo che partirà non dall’accusa ma dalla sentenza: JUVE COLPEVOLE. In verità leggendo le intercettazioni pubblicate non si evince lo straccio di una prova di eventuali illeciti. Si percepisce piuttosto un mondo sicuramente malato dove ognuno cerca di tirare l’acqua al proprio mulino spesso senza riuscirci e soprattutto una generale atmosfera di goliardie e di millanterie che fanno intravedere l’estrema confidenza che c’era tra settori della Federcalcio, dirigenti di squadre di calcio e alcuni arbitri. Ma nessun illecito.

A questo punto inizia l’estate più incredibile che si potesse immaginare. I tempi purtroppo sono strettissimi. C’è di mezzo il Mondiale. Bisogna fare presto. A capo della FIGC, ovviamente commissariata, viene chiamato un personaggio che pochi conoscono ma che gli addetti ai lavori ricordano come ex-consigliere di Amministrazione dell’Inter, Guido Rossi.

La sua chiamata a Commissario della Federcalcio avviene attraverso un atto che non verrà mai reso pubblico perchè probabilmente le modalità con cui viene eletto non gli consentirebbero alcune delle decisioni da lui prese successivamente, rendendole illegittime, come ad esempio la riduzione dei gradi di giudizio, la sostituzione dei giudici ed altre norme stabilite ad hoc per la farsa che si andava organizzando.

Il personaggio è ingombrante, presuntuoso ed odia quanto basta la Juventus per avallare fin da subito con i fatti le sentenze emesse dai giornali. Innanzitutto si circonda di suoi fedelissimi tra cui Nicoletti, già braccio destro di Moratti alla Saras. Successivamente riduce i gradi di giudizio del processo sportivo da tre a due. Di fatto sostituisce la gran parte del Collegio giudicante mettendo a capo dello stesso un vecchio giudice in pensione di nome Ruperto.

Per accelerare la farsa e renderla “credibile” manda Nicoletti a Napoli dove, facendo illecita pressione sui PM della procura, riesce a farsi consegnare le informative dei Carabinieri sulle intercettazioni, che in questa fase dovrebbero essere invece ancora materiale altamente riservato e che invece sono già, in alcuni stralci, in mano a giornali e mass-media.
Infine “istruisce” i giudici affinché venga fatta giustizia in maniera dura, esemplare e spietata.

“Dimentica” però di sostituire i giudici che pronunceranno le sentenze di secondo grado che come vedremo saranno completamente capovolte, tranne che per la Juventus. Negli stessi giorni, frattanto, Oriali e l’Inter patteggiavano vergognosamente la condanna per la vicenda dei passaporti falsi con il silenzio complice dei mass-media.

La Juventus e la sua proprietà in questa tempesta sembrano immobili. Qualcuno ipotizza che nei primi giorni dello scandalo i vertici juventini fossero stati rassicurati circa la permanenza della squadra in serie A, circostanza che, come si vedrà, sarà completamente disattesa dagli atti compiuti dal Commissario Guido Rossi. Dopo lo scioglimento del Consiglio di Amministrazione la reggenza viene affidata a Carlo Sant’Albano che è l’A.D. di Ifil. La dirigenza di fatto non esiste più. In questo scenario viene nominato in qualità di legale difensore l’Avv. Cesare Zaccone.

Arrivati a questo punto però, di fatto, la fuga di notizie e l’attacco frontale effettuato dai mass-media hanno reso la situazione irrecuperabile. Tutta l’Italia calcistica, fomentata dal suddetto attacco mediatico, aveva ormai a furor di popolo condannato le persone che ad onor del vero erano ancora solamente indagati, sia per la giustizia sportiva che per quella ordinaria. La Juventus in serie B era dunque il sogno proibito di milioni di tifosi che si materializzava come per incanto. Finalmente anni ed anni di frustrazioni venivano ripagate con una gogna fino a poche settimane prima inimmaginabile.

Fonti attendibili riportano in questa fase di un patto tra Grande Stevens e Guido Rossi, durante il quale quest’ultimo viene rassicurato che la Juventus avrebbe accettato la serie B a condizione che anche le altre imputate avessero avuto la stessa pena.

Questa circostanza è avvalorata dal fatto che alcuni dei campioni erano già stati venduti prima delle sentenze sportive. Comunque sia, Guido Rossi accetta l’accordo oppure finge di accettarlo, non lo sapremo mai. Ma, come vedremo, le cose vanno diversamente da come erano state apparecchiate. Il nuovo CDA viene insediato a fine giugno e sarà capitanato da tale Giovanni Cobolli Gigli, un manager ricordato soprattutto per le sue imprese da liquidatore di altri asset di casa Agnelli. In quei giorni serviva qualcuno che mettesse la faccia come Presidente del periodo più brutto della storia della Juventus. E da informazioni assunte al riguardo pare che nessuno volesse approfittare dell’ingrato compito. Alla fine si tratterà quindi di una soluzione di estremo ripiego.

Nei prossimi anni Cobolli Gigli sarà ricordato soprattutto per le sue memorabili dichiarazioni che inducono l’interlocutore a sospettare che sappia veramente poco di calcio e che sia capitato per caso sulla scena del delitto.

Il processo invece, istruito da Francesco Saverio Borrelli ex magistrato di Mani Pulite, sarà ricordato nei secoli come una Farsa senza uguali, e si svolgerà in pochi giorni calpestando le più elementari regole di garanzia per gli imputati, a cominciare dal diritto alla difesa. Molti magistrati e giudici hanno dichiarato successivamente che si è trattato di un vero e proprio “aborto giuridico”. Il Procuratore Palazzi, imbeccato da Borrelli, chiede pene durissime per tutti, ed in particolare per la Juventus, per la quale si parla di retrocessione in C1.

Zaccone, nel corso del brevissimo e farsesco dibattimento, incalzato da Ruperto, dichiara maldestramente che la pena congrua sarebbe stata la B con penalizzazione, cosa che prontamente viene fatta mettere a verbale. La dichiarazione di Zaccone, che suscita stupore e indignazione nei tifosi è figlia diretta degli accordi Rossi-Grande Stevens ed è pronunciata proprio per cercare di rimanere ancorato al carro delle altre imputate per le quali era stata chiesta la B con penalizzazione.

La molle difesa di Zaccone verrà strumentalizzata dai giornali di regime come una ammissione di colpevolezza; e ci andranno a nozze con titoli a tutta pagina. La sentenza di primo grado è delirante nel suo dispositivo in quanto somma episodi di slealtà (art.1) facendoli diventare illeciti conclamati e reiterati (art.6) e inventando di sana pianta il termine “ illecito strutturale”. Addirittura devastante la pena comminata che consiste in una serie B con trenta punti di penalizzazione, la revoca di due scudetti ed altre sanzioni accessorie. Cobolli Gigli appare indignato. Nell’ombra probabilmente qualcuno invece è soddisfatto della piega degli eventi.

Intanto in Germania la nostra nazionale diventa Campione del Mondo in una finale con la Francia addirittura surreale. In campo ci sono otto giocatori attualmente della Juventus più cinque che vi hanno militato recentemente. In panchina e nello staff tecnico altri quattro juventini di lungo corso tra cui Marcello Lippi. Totale 17 protagonisti che hanno DNA juventino.

La Juventus di Moggi ha la sua apoteosi nella vittoria del Mondiale, quando il suo Direttore è ormai già fuori dal Calcio. Purtroppo la Juventus che Luciano Moggi aveva allestito verrà smembrata dal Liquidatore Cobolli, il quale ha l’incarico di procedere alla riduzione dei costi a prescindere dal campionato in cui si giocherà e questo perché come aveva dichiarato John Elkann si sarebbe puntato sui giovani.

Ecco quindi che ben otto giocatori vengono venduti in un crescendo rossiniano di menzogne e inganni che culminano con la cessione all’Inter di due giocatori come Ibrahimovic e Vieira.

La sentenza di secondo grado, emessa da un tribunale espressione diretta dell’ex presidente Carraro, e quindi organico al vecchio sistema, ribalta la sentenza di primo grado, attenuando notevolmente le pene di Milan, Fiorentina e Lazio, alle quali viene restituita la serie A con penalizzazione. Incredibilmente il Milan ritrova anche la partecipazione alla Champions League. La Juventus invece rimane relegata in serie B con 17 punti di penalizzazione.

Anche in questo caso leggendo il dispositivo della sentenza si apprende stranamente che “è possibile alterare la classifica senza alterare i risultati delle partite”. Cosa e’ successo? Semplicemente è accaduto che la Juventus è stata punita nuovamente dal Tribunale di secondo grado, espressione diretta di Carraro e Berlusconi, proprio per aver fin da subito effettuato la scelta collaborazionista con il nuovo sistema guidato dall’Inter e dalla Roma. Insomma come si suol dire “cornuti e mazziati”. E’ chiaro che ormai l’accordo Grande Stevens – Rossi è definitivamente saltato.

Nel frattempo gli “onesti” di Moratti grazie alla compiacenza del loro ultrà Guido Rossi si vedono assegnare uno scudetto, quello 2005-2006 che non è mai stato oggetto di indagine e che la Juventus ha vinto sul campo con il siderale distacco di 15 punti. Gli Elkann capiscono che sono stati gabbati. In giro l’umore dei tifosi e soprattutto degli azionisti di minoranza che nel frattempo si sono riuniti in diversi Comitati, è assolutamente nero e con insistenza questi ultimi premono sulla proprietà affichè reagisca a questo scempio.

John Elkann, mosso dall’orgoglio, ordina a Cobolli di fare la voce grossa nel corso della Conciliazione che non avrà ovviamente esito positivo. Infine, decide di preparare un ricorso al Tar del Lazio che definire un capolavoro giuridico è riduttivo. Preciso, circostanziato, e soprattutto nelle cifre, spietato. E’ deciso, si andrà al Tar.

Qualcuno a Roma comincia a spaventarsi e a credere che davvero i due fratellini possano andare fino in fondo. Sarebbe una circostanza senza precedenti per il calcio italiano; in caso di accoglimento del ricorso, molto probabile a giudicare dalle dichiarazioni di illustri avvocati amministrativisti, i campionati dovranno essere sospesi e i processi rifatti. Il governo ed il primo ministro in persona si muovono direttamente con Montezemolo e lo pregano di mettere freno alla situazione. Non si vuole il caos, il ritardo dei calendari, il malumore delle piazze coinvolte, la delusione della stragrande maggioranza degli italiani convinti che tutto il male sia la Juventus. Ed il primo ministro ha buon gioco nel convincerlo. Sa che lui non può mettersi contro l’establishment perché lui, e ciò che rappresenta, sono parti importanti dello stesso. Siamo a fine agosto.

A Torino si svolge un vertice tra Montezemolo, J, Elkann e Gabetti. I due anziani convincono il giovane di famiglia a deporre le armi. Questo è quello che dicono: “Sappiamo che siamo stati sottoposti ad un giudizio di piazza senza garanzie, però ormai la gente si è formata un opinione e noi non la possiamo cambiare. Pensa a cosa avrebbe fatto tuo nonno in questo caso, non si sarebbe mai mischiato ai vari Gaucci e Preziosi ma avrebbe bevuto fino in fondo l’amaro calice, in osservanza alla sua storia, alla fedeltà all’ordine costituito, a tutto ciò che la Fiat è stata ed ha rappresentato e vuole ancora rappresentare. Anche da un punto di vista economico, dopo le cessioni, la riduzione del monte ingaggi, la conferma degli sponsor, la rinuncia alla Champions League non c’è grande differenza tra i due scenari. Perciò, per le responsabilità che abbiamo e per le aziende che rappresentiamo dobbiamo ingoiare il boccone e scendere a patti con le autorità sportive”. Il giorno stesso viene istruito di conseguenza il povero Cobolli Gigli.

E’ il 31 agosto del 2006. La Juventus, la sua centenaria storia di successi e la passione dei suoi tifosi vengono calpestati senza pietà, in cambio della riduzione di qualche punto della penalizzazione in serie B, che sarà sancita nel successivo Arbitrato, e probabilmente, di un provvedimento sulla rottamazione auto nella finanziaria 2006.

Gli stessi giocatori e l’allenatore Deschamps rimangono sbigottiti dal comportamento del CDA che in un Consiglio di durata biblica, stabilisce la definitiva rinuncia al TAR. E’ un dato di fatto questo che fa giudicare altamente attendibile la circostanza che i giocatori e il tecnico erano stati rassicurati del fatto che si sarebbero percorse, purtroppo tardivamente, tutte le strade per cercare di riottenere la serie A.

Lo strappo del 31 agosto tra squadra e società è una ferita che ancora oggi nelle dichiarazioni dei giocatori si percepisce quanto sia stata dolorosa, soprattutto per quelli che avevano accettato di rimanere a Torino. A questo punto non si può più tornare indietro. La squadra è costretta a subire la gogna dei campi della serie B. I tifosi invece saranno costretti da Cobolli Gigli a subire le farneticanti dichiarazioni imposte dall’operazione SIMPATIA.

Saranno condannati a subire le ironie di chi fino a pochi mesi fa “quando incontrava i nostri giocatori sul campo se la faceva sotto” come disse Camoranesi in una recente intervista; saranno umiliati dalla lettura quotidiana dei deliranti articoli di giornalisti prezzolati e antijuventini che continuano a seminare veleni senza ricevere mai lo straccio di una querela.

E’ tutto finito? Quanti e quali capitoli potranno essere ancora scritti su questa dolorosa vicenda? La sensazione che si percepisce tra le stesse fonti che ci hanno permesso di elaborare questa ricostruzione è che ancora qualcosa bolle in pentola. Qualcuno, nel frattempo, aspetta sulla sponda del fiume.

Francesco Mario I

MOGGI VITTIMA SACRIFICALE.....

L'AMARCOD del CALABONE
 GalliaNeide, Minus Habbens maximo, e:  Brunelli

Si chiama Brunelli, Simone Brunelli. 
E’ ufficialmente un portiere dell’Inter, anche se non gioca mai pur essendo stato valutato 3 milioni di euro. Per questo è stato ribattezzato Mister Plusvalenza. Dalla sua denuncia al pm Nocerino di Milano e al capo dell’ufficio Indagini, Francesco Saverio Borrelli, è scaturito uno dei filoni più interessanti dell’inchiesta sui presunti falsi in bilancio che tanto inquieta l’Inter, il Milan ed altri club di A e B. Sette anni nelle giovanili della Cremonese, tre anni al Milan conquistando anche un Viareggio, poi il passaggio all’Inter. «Non c’era solo un contratto, ma ben tre: un rinnovo con il Milan, il passaggio all’Inter e un nuovo contratto con l’Inter. Ma quelle firme non erano mie, anzi erano pure fatte male. Lessi che avrei guadagnato 2.500 euro netti al mese fino al 2008. Valutazione 3 milioni di euro”. Ci sono stati anche il prestito alla Pro Sesto, il prestito alla Vis Pesaro, due infortuni alla spalla, tre interventi chirurgici, il secondo dei quali Brunelli ha pagato di tasca propria. Queste cose il portiere dell’Inter le ha raccontate a Giulio Mola, che l’ha intervistato per il nostro giornale il 20 gennaio scorso. «Dal 2005 son i gli effetti un giocatore nerazzurro. Faccio parte della rosa cui è stato assegnato lo scudetto… Me ne hanno fatte troppe, qui non si parla solo di infortuni. Ci sono delle firme false e nessuno ha voluto darmi spiegazioni e c’è una denuncia contro ignoti per cui si ipotizza il reato di associazione per delinquere. E se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi”. A febbraio ci sarà l’udienza per la rescissione del contratto di Brunelli. “So che il mio valore è zero euro perchè non gioco da oltre due anni…”. In questi giorni Massimo Moratti si strugge per il passaggio di Ronaldo al Milan e comprendiamo la sua amarezza, considerato tutto il bene che ha fatto e che ha voluto al Fenomeno. Ma vorremmo tanto che, con la stessa passione e con la stessa autorevolezza, si preoccupasse di Brunelli. Vorremmo tanto che spiegasse a tutti con parole chiare e precise che cosa sa lui, presidente e proprietario dell’Inter, di questa storia. Che cosa sa dell’incredibile valutazione di tre milioni di euro conferita al portiere che ancora oggi è vincolato alla società nerazzurra. Della diversità interista, dell’estraneità interista a Calciapoli, Moratti ha fatto una bandiera. In attesa che la magistratura ordinaria e sportiva completino il loro lavoro, vorremmo tanto che quella bandiera Moratti continuasse a sventolare. Ce lo dica presidente. E, soprattutto, lo dica a Brunelli.

Questo articolo è stato pubblicato Domenica, 28 Gennaio 2007 alle 22:33 e classificato in, Calcio. 
 L'Amarcord del Calabrone.
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Massi scrive:
28 Gennaio 2007 alle 23:47

  E’ estraneo a tutto, glielo dirà caro direttore.
Come lo dirà la giustizia sportiva. Il calcio (come affare…) ha perso già troppo con calciopoli, non può permettersi di perdere altro. Neanche la Juve, tutto sommato poteva permettersi di perdere, lo dico a chi avrebbe voluto vederla annullata in C2.

    No, direttore, mi perdoni, ma è una battaglia contro i mulini a vento, la lasci a quei poveracci di Tuttosport senza peso nè credito in Italia.

    L’inter deve rimanere pulita, scudettata, deve aprire il ciclo che i suoi tifosi sognano da una vita. Le altre storie, bilanci, plusvalenze e firme false, devono essere lasciate fuori dal calcio.

    Per cui, ce lo stanno dicendo i fatti, pensiamo al futuro e al calcio giocato. Dimentichiamoci moggi, calciopoli, la gea, le procure e facciamo finta di nulla. Abbiamo bisogno di questo giocattolo, è un industria che non deve conoscere crisi. E se affossiamo i moratti che ci mettono i soldi, siamo proprio finiti.

    Non ho capito neanche io se sono ironico, amareggiato, oppure se lo penso sul serio tutto questo. Il calcio, quello giocato fuori dai campi, nelle trasmissioni o nelle procure non mi piace proprio. Mi dà la nausea.

    Piccinini afferma che la TV ha perso molto con la Juve. Parlare di un rigore dubbio dato al Catania è differente ad uno dubbio dato su Del Piero. Quello di Del Piero fa audience e fa discutere per tutta la settimana.
    Era un piacere provocare l’astio sulla Juve e questo, a parte le telefonate ormai troppo famose, è un’altra verità sulla Juve.

    Bene, il calcio più che sentire il moratti che confessa il ricorso ad una maga e a un investigatore privato o sul suo amore per ronaldo, ha bisogno di sentire i giornalisti superare calciopoli e affari collaterali e tornare nel torpore di quei commenti che illudono la gente che questo spettacolo sia sport.

    Solidarietà alla famiglia di un presidente di calcio che ha perso la vita per l’immensa, abominevole stupidità di animali che si definiscono uomini solo perchè hanno gambe che possono usare per pestare un loro simile.

    Uomini… Se hanno la testa per usare un passamontagna, mani per usare armi, piedi per correre e pestare, sono niente, sono feccia, sono come scorie nucleari che l’umanità non sa come far sparire una volta per tutt
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Roma, 11 febbraio 2007: 
«Io vittima sacrificale di un sistema calcio malato. Le intercettazioni erano la norma».

Si è tornati a parlare di calcio malato nella puntata di Buona Domenica andata in onda oggi pomeriggio su Canale 5. Ospite di Paola Perego, «Diciamo che sono lucidamente furioso - ha detto Moggi - mi è tornata la grinta di prima. Tutto quello che è avvenuto mi ha lasciato perplesso, nelle edicole si continuano a vendere le intercettazioni che invece dovrebbero essere coperte da segreto. Le cose alla fine si sanno più dai giornali che dalle persone competenti. Ritengo con il senno di poi che visto che io sono stato per anni ai vertici del calcio italiano, dovevo fare l'agnello sacrificale perchè il calcio si potesse auto-assolvere».

Moggi ha quindi attaccato l'Inter e il suo allenatore, Roberto Mancini: «Quello che io ho affermato un anno fa, è stato avvalorato da quanto è successo successivamente con l'Inter e con Roberto Mancini, che guarda caso sapeva in anticipo cosa sarebbe successo. Quando facevo delle trattative con i giocatori avevo immediatamente l'interessamento di un'altra squadra che rilanciava, e poi alla fine dovevo pagarlo di più, venivo continuamente intercettato. La mia unica colpa è aver difeso la mia squadra. Questa è la mia colpa. Roberto Mancini vorrei ricordarlo aveva il 40% delle quote della società Gea, e questo dovrebbe dire molto». "Il rinvio a giudizio nell'inchiesta Gea? Di solito si è indagati e poi processati, quando la colpa viene confutata si è colpevoli, io invece sono stato subito colpevole. E' uno stato di cose che mi ha lasciato perplesso, le intercettazioni dovrebbero essere coperte dal segreto istruttorio". "E' un momento particolarmente triste. Avrò salito le scale di quegli uffici una o due volte e sono considerato un socio della Gea. Sono curioso di vedere cosa verrà fuori appena ci sarà il dibattito preliminare. Per quanto successo nello scandalo estivo, "mi considero un agnello sacrificale. "La Juve vinceva senza spendere e c'era un certo risentimento. Se andiamo a vedere i Mondiali, a Berlino c'erano dieci persone della Juve tra Italia e Francia e questo dimostra che lavoravo bene. La Juve non aveva bisogno di essere aiutata. Aveva bisogno solo di essere protetta da chi non riusciva a vincere spendendo. un anno mezzo e fa parlavo, in tempi non sospetti, di spionaggio industriale, tesi avvalorata dalle dichiarazioni di Mancini che disse che avrei dovuto rispondere delle mie azioni in altre sedi e ad altre persone. Nei processi sportivi hanno preso le intercettazioni che volevano. quando trattavo un giocatore dopo dieci minuti arrivava un'altra società a controbattere. L'ex dg della Juve ironizza anche sul rapporto che ha ora con i cellulari "quando esce un telefonino nuovo lo compro sempre perché sono un appassionato, le schede straniere che compravo "erano un mezzo di difesa. Ho capito che c'era qualcosa che non funzionava, c'era uno spionaggio industriale. Il calcio doveva autoassolversi, bisognava far passare inosservate alcune cose importanti e hanno buttato nella mischia il sottoscritto". Commentando le frasi pronunciate quando scoppiò lo scandalo ("mi è stata uccisa l'anima"), l'ex dirigente juventino dice che "ero un Moggi diverso da quello di adesso, ero un Moggi che aveva visto un treno che gli era passato sopra. Poi, quando si sono sviluppati i processi sportivi e ho visto che il procuratore federale e Guido Rossi avevano violato le norme delle Federazione e mi sono reso conto che ero una vittima sacrificale, ho cercato di riprendere il mio morale.