giovedì, luglio 27, 2006

LETTERA AL DOTTOR ZACCONE E DOTTOR PALAZZI. CALCIOPOLI? E SE LO SCANDALO FOSSE IL MODO CON CUI CE L'ANNO PRESENTATO?

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TEMPI - 20 LUGLIO 2006 - EMANUELE BOFFI:
Calciopoli. E se lo scandalo fosse il modo con cui ce l’hanno raccontato?

Pagine e pagine di verbali al veleno. Moggi&co già condannati prima delle sentenze. Ecco, cosa è successo prima che Juve, Lazio, Milan e Fiorentina finissero alla sbarra 

Con una certa dose di saggezza rusticana Giuseppe Di Pietro gli confidava: 
«Figlio mio, se vai con un ladro, allora anche tu sei un ladro». 

E il figlio, che ha fatto prima il pm con grande successo di pubblico, poi il politico con minor incasso di consensi, ha reso il monito del padre una ragione di vita. Ma se dopo aver rovesciato il calzino italiano, se dopo aver usato la carcerazione preventiva come metodo d’indagine, se dopo aver preteso che tutte le mani fossero pulite, oggi, Antonio Di Pietro, si fa qualche scrupolo a far di ogni uomo un ladro, allora qualche domanda, anche i più rancorosi fra i giustizialisti, dovrebbero porsela.
«Le intercettazioni sono come il bisturi in mano al chirurgo: necessarie per sconfiggere il male, pericolose se usate da soggetti diversi dal chirurgo, drammatiche se usate dal chirurgo per ammazzare la moglie» (Repubblica, 20 giugno)

E se, come lui, anche il segretario dell’Anm ed «esponente di spicco di Md» (Magistratura Democratica, associazione di sinistra), Nello Rossi, ha qualche remora professionale a leggere tutti i santi giorni verbali o intercettazioni, forse qualche quesito anche i giustizialisti di destra e sinistra dovrebbero porselo.
«Assisto sempre più di frequente alla massiccia e indiscriminata pubblicazione di intercettazioni provenienti da indagini in corso. Sono preoccupato come magistrato e indignato come cittadino»; «le intercettazioni sono un mezzo d’indagine estremamente invasivo. E perciò vi si ricorre solo per reati gravi. Sono previsti rigorosi divieti nell’uso e garanzie per l’ascolto e l’acquisizione nel processo»; «si leggono pagine e pagine di intercettazioni di conversazioni che coinvolgono anche persone del tutto estranee all’inchiesta e di cui spesso si stenta a comprendere la rilevanza ai fini del processo»; «così si lede, in modo inutile, crudele, spesso irrimediabile, la dignità degli indagati, per cui vale la presunzione di innocenza, e l’onore di persone che non hanno commesso reati»;
«di qui la necessità di regole più severe e incisive. Per tutti, giornalisti, magistrati, poliziotti, avvocati.
Dall’aumento delle pene per la rivelazione di segreti d’ufficio, alla prevenzione di meccanismi che rendano più fruttuose le indagini sulla violazione del segreto»; «il nostro codice deontologico stabilisce una regola semplice, da rispettare sempre: il magistrato non parla dei propri processi». (Rep., 19 giugno)

E, forse, tutti gli antifascisti dovrebbero meditare le parole di chi una certa esperienza politica ha dimostrato di averla:
«Siamo di fronte a una demonizzazione. Il nostro è un paese di garanzie civili. Per ora conosciamo solo le notizie di stampa, peraltro enfatizzate con questo sistema di dare pubblicità ad intercettazioni, un sistema barbaro. Le leggi sulla violazione del segreto istruttorio non trovano mai condanna per chi le ha violate. Pensavamo che le intercettazioni fossero una prerogativa del regime fascista e invece, evidentemente, non è così». (Corriere della Sera, 22 maggio)

O quelle di chi oggi, risponde alle lettere dei lettori del Corriere, da quel pulpito che fu di Indro Montanelli:
«è giusto che circolino nella stampa trascrizioni più o meno integrali in cui notizie utili all’indagine sono sommerse da un torrente di pettegolezzi, maldicenze, allusioni, vanterie goliardiche e faccende personali prive di qualsiasi rilevanza penale? La mia risposta a questa domanda è: no, non è giusto». (Corriere, 27 giugno)
E se tutto ciò non bastasse, pur non volendo insegnare la giustizia ai giustizialisti, basterebbe citare la lettera della legge:
«è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti da segreto o anche solo del loro contenuto» (articolo 114 del Codice di procedura penale)

IL DISGUSTO DI AUGIAS
Premessa necessaria e sufficiente è che il più sano ha la rogna. «Non sono uno stinco di santo» ha detto Luciano Moggi, ma questo non è bastato ad impietosire Corrado Augias, che, rispondendo a un lettore, scrive: «Lo dico con brutalità, le lacrime di Moggi davanti ai carabinieri e ai magistrati mi hanno suscitato un forte senso di disgusto» (Rep., 20 maggio). Mentre l’ammissione è servita a Maurizio Crosetti per spiegare che c’è rogna e rogna e quella di Moggi è rogna d’asino:
«Una volta, all’avvocato Agnelli che non si era mai fatto fotografare accanto a Moggi, ma che lo utilizzava eccome e con soddisfazione, chiesero in confidenza perché usasse un simile personaggio. Agnelli rispose: “Lo stalliere del re deve conoscere tutti i ladri di cavalli”. Peccato che lo stalliere ormai si fosse messo in proprio. Peccato che quei cavalli, alla fine, fossero asini». (Rep., 12 maggio) Asini che vivevano attorniati da una corte di lacché che si tenevano buoni con regalìe di ogni tipo. Il Corriere della Sera del 24 giugno, in un articolo a tutta pagina titola: “I regali degli arbitri: champagne, salumi e orologi di marca”. Leggendo le frasi riportate nei verbali si scopre che di champagne e salumi si parla in relazione a cesti natalizi e che per gli orologi non vi sia alcuna prova che siano stati donati dai dirigenti.

Che Moggi abbia mostrato preoccupazione per la sorte del figlio, Alessandro, dirigente della Gea World, non muove a compassione i critici.

Per Gad Lerner, infatti, si tratta solo di «Amici degli amici, figli dei padrini, più o meno come nella mafia» (Rep., 23 maggio).
è proprio il paragone con l’onorata società ad andare per la maggiore. Non solo nell’ironia livorosa degli striscioni da stadio che compaiono su tutti i campi di serie A nell’ultima partita di campionato (“Pronto sono Luciano, liberate Provenzano”, “Moggi usa i pizzini”, “Luciano baciamo le mani”) ma anche nella definizione di “cupola” con cui si indica il “sistema Moggi” (fra i pochi a indispettirsi Giovanni Trapattoni:
«Chi si indigna è un ipocrita, parlare di cupola è un’esagerazione», Rep., 20 maggio).
«Questo scandalo è peggio di tutti gli altri, è il più ramificato ed il più simile (ammazzamenti esclusi) ai metodi mafiosi» (Gianni Mura, Rep., 22 maggio)
Un sistema che viene processato minuziosamente sulla stampa e un po’ frettolosamente nell’aula del tribunale.
«In settemila pagine non c’è traccia di una mia telefonata con Moggi. Sono stato giudicato sui giornali e sulle tv. Gli sviluppi delle indagini li ho conosciuti andando in edicola» (Massimo De Santis, Corriere, 24 giugno)
Pure Repubblica – che da maggio a oggi non si risparmia nella pubblicazione delle intercettazioni e negli attacchi ai protagonisti di Calciopoli – ha qualche dubbio:
«Al processo non sono stati ammessi testimoni. Anche il peggiore dei criminali ha diritto a una testimonianza a favore»; «la partenza sprint del pm Palazzi è stata un passo avventato»; «è singolare l’impostazione del dibattimento. Strano che nessuno faccia domande (…) si entra poco nel merito. Comprensibile la velocità, ma nell’80 (scandalo calcio scommesse, ndr) e in tanti altri casi, le Commissioni giudicanti andavano a notte fonda» (Rep., 6 luglio)
Proprio paragonando l’attuale processo a quello che lo vide protagonista come capo ufficio indagini sul calcio scommesse, Corrado De Biase dice:
«Sui giornali ho letto solo frasi staccate, non mi pare di aver letto di un illecito sportivo per alterare il risultato. Di partite comprate o vendute non mi sembra di averne viste»; «Quando sento dire dal commissario Rossi che farà tutto lui e che può arrivare a giudizio anche senza interrogare, c’è qualcosa che non torna» (Rep., 20 maggio)
Lo stesso De Biase, in un’altra intervista, commenta la frase di Francesco Saverio Borrelli che ha parlato di «illecito strutturato» come reato commesso da Moggi e soci:
«Si parla di illecito strutturato. Ma che cos’è? Non esiste. Si vuol far capire che c’è qualcosa di diverso, di anomalo. Ma illecito strutturato proprio no. Esiste l’illecito sportivo. Non si può parlare di cose che non esistono nell’ordinamento giudiziario sportivo»; «La dimostrazione dell’illecito sportivo io ancora non l’ho vista. (…) Fino a oggi quello che vedo è la violazione dell’articolo uno del codice di giustizia sportiva, che impone ai tesserati di comportarsi secondo i princìpi di lealtà, correttezza e probità. (…) Però quello che abbiamo letto fino a oggi a me non dimostra che c’è stato il tentativo di alterare una partita» (Il Foglio, 22 giugno)

L’avvocato Gaetano Scalise, difensore dell’arbitro Gabriele e dell’ex designatore Bergamo dichiara: «Il commissario straordinario della Figc ci ha concesso solo tre giorni per studiare migliaia e migliaia di carte e presentare memorie. Non so se mi spiego» (Corriere, 24 giugno).
D’altronde la Procura di Torino che per prima aveva visionato tutte le intercettazioni aveva archiviato il caso in quanto «le ipotesi accusatorie sono senza riscontro» e per «l’assenza di alcuna utile informazione sull’eventuale corruzione».

Lo ribadisce anche Marcello Maddalena, procuratore della Repubblica di Torino in una lettera al quotidiano Repubblica che il giorno precedente l’aveva accusato di «timidezza investigativa». Scrive Maddalena che dalle intercettazioni non erano «emersi elementi di prova tali da confermare l’originaria ipotesi investigativa (corruzione di pubblico ufficiale) per cui le stesse erano state autorizzate».

E d’altronde, come dichiara Borrelli, nel giorno degli interrogatori degli arbitri, «non ci sono pentiti» (8 giugno). Però c’erano già i colpevoli.
E di Giraudo che dice di un arbitro “se è furbo dimezza l’Udinese” cosa pensa? «Mi sono divertito a scaricare da internet gli orari delle telefonate. E se li controllate anche voi, capirete tutto». La telefonata era successiva alla partita incriminata? «Proprio così» (intervista all’arbitro Massimo De Santis, Rep. 9 maggio)

Siamo in buone mani. Perché, come spiega Giorgio Bocca:
«La nomina di Borrelli a dirigere le indagini sul grande scandalo del calcio è la cartina di tornasole, il reagente chimico, la prova della verità, la caduta delle menzogne, il re nudo del popolo berlusconiano che “non molla”, che non tollera ritorni alla giustizia, che concepisce la democrazia solo come alleanza delle cosche più forti e più ricche» (Rep., 24 maggio)
Né, d’altronde, alcun dubbio può essere mosso sulla figura super partes di Guido Rossi. O forse solo uno:

«Mi chiedo come mai la pubblicistica italiana dica ogni abominio possibile sul potenziale conflitto di interessi di Adriano Galliani presidente di Lega e dirigente del Milan, ma non adoperi lo stesso criterio nei confronti di Guido Rossi, commissario straordinario della Federcalcio ed ex dirigente dell’Inter di Moratti dal 1995 al 1999, e di Gigi Agnolin, nominato Commissario degli arbitri ma pur sempre ex dirigente della Roma dal 1995 al 2000 (al posto di Moggi, guarda che combinazione)». (Christian Rocca, ilfoglio.it/camillo, 3 luglio)

se si arrende anche mike
Alla luce di queste parole e dopo i fasti mondiali, a rileggere certe dichiarazioni vien quasi da piangere dal ridere.
«Il mondo del calcio è marcio» (Zdenek Zeman, 13 maggio),
«Il vero scudetto della Juve sarebbe restituire lo scudetto» (Francesco Merlo, Rep., 16 maggio),
«La mia Juve senza telefonini. Con Agnelli contavano onestà e sacrifici» (Zibì Boniek, Rep., 16 maggio);
«L’hanno fatta grossa. Il profondo disagio di tifare Italia non riusciamo a togliercelo di dosso» (L’Unità, 19 maggio);
«Dati i sospetti, la Figc, o lo stesso ct, dovrebbero dare un segnale chiaro. Ad esempio la sospensione dell’allenatore» (Il Riformista, 19 maggio);
«Lippi, Buffon e Cannavaro devono tornarsene a casa» (Il manifesto, 19 maggio);
«La Nazionale farebbe meglio a starsene a casa» (La Padania, 19 maggio);
«Lippi e Cannavaro, per favore: lasciate o spiegate. (…) I protagonisti del calcio italiano devono mettersi in testa una cosa: dopo quello che abbiamo letto o sentito, l’età della deferenza è finita» (Beppe Severgnini, Corriere, 20 maggio);
«La Nazionale è la Nazionale italiana, non la Nazionale della Gea. Lippi deve dimettersi» (Beppe Grillo, 20 maggio);
«Lippi si faccia un esame di coscienza» (Gigi Simoni, 20 maggio);
«Quelli del calcio scommesse, al confronto erano ladri di galline» (Paolo Rossi, Rep., 21 maggio); «Con Lippi ci presentiamo in una situazione imbarazzante» (Gianni Mura, Rep., 21 maggio);
«Serve un atto di umiltà, il ct non se la può cavare parlando solo di calcio, le intercettazioni non ce le siamo inventate noi giornalisti» (Roberto Beccantini, La Stampa, 21 maggio);
«Come presidente della Figc avrei voluto Zeman» (Daniele Capezzone, Corriere, 24 maggio);
«Dopo 75 anni di fede juventina, abbandono» (Mike Bongiorno, Chi, 24 maggio);
«Gesto nobile, ma sulle intercettazioni sbaglia» (l’associazione “Libertà e giustizia”, commentando le dimissioni del suo affiliato Franzo Grande Stevens da presidente della Juventus che aveva osato dire: «La privacy è stata violata», 25 maggio);
«Parole fuori posto» (titolo di un commento non firmato apparso sul Corriere a fianco dell’articolo “Cannavaro: «Moggi? Facevano tutti così»”, 25 maggio);
«Chiediamo un risarcimento per ciascun tifoso di 2.500 euro» (Codacons, 25 maggio);
«Non dovevamo andare in Germania» (Aldo Nove, 31 maggio); «Tifo Ghana» (Andrea Pinketts, 31 maggio);
«Sono con l’Italia senza entusiasmo» (Nando Dalla Chiesa, 31 maggio);
«Tifare africano» (titolo di Alias, supplemento del Manifesto).
«è un’occasione storica, non possiamo sciuparla. Siamo di fronte alla possibilità di processare, finalmente, tutto il calcio italiano. Le intercettazioni? Non bisogna demonizzarle. L’importante è usarle bene. Senza offendere le persone» (Diego Della Valle, Corriere, 24 giugno);
«Levate quella fascia a Cannavaro. Signor commissario, ci ascolti, ascolti i tifosi di calcio. Questo non è un capitano, questo non è il nostro capitano, questo non è il capitano di una Italia che cerca di uscire dal più grande scandalo pallonaro della sua storia mostrando una faccia pulita» (Riccardo Luna, Il Romanista, 25 maggio);
«Scudetto da assegnare. è un premio per chi rispetta le regole» (Massimo Moratti, presidente dell’Inter che falsificò il passaporto a Recoba, Corriere, 25 giugno);
«Che questa fosse una squadra mediocre, lo penso da tempo e per una banale ragione (…). E se Lippi è un genio del pallone, almeno a un Nobel può aspirare anche il mio portinaio di Milano» (Vittorio Zucconi, Rep., 18 giugno).

E, infine, la più sublime:
«Mi farebbe piacere non vedere Totti in questa nazionale… O meglio: lo vorrei come capitano, in un’Italia senza Cannavaro, Buffon e Lippi. Saremmo dovuti andare in Germania col lutto al braccio perché il calcio è morto» (Claudio Amendola, Corriere, 2 giugno)
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Claudio Amendola, il moralista che sniffava spinelli con le figlie adolescenti!
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Breve riassunto de­gli scandali precedenti sotto la presidenza Carraro.
PATTEGIAMENTO ORIALI E RECOBA;

REGALI A GLI ARBITRI:
 Roma: Rolex del valore di milioni di lire
Inter: una vera e propria palestra in casa del valore di molti milioni lire. 
Milan, tv, video autoregistratore e affini, anche questo del valore di molti milioni di lire.
Non ci fu nessun provvedimento a carico di Sensi, Berlusconi, Moratti, né dei desi­gnatori, né dei fischietti omaggiati. tutto venne rapidamente insabbiato!
 Milan, tv, video autoregistratore e affini, anche questo del valore di molti milioni di lire
Non ci fu nessun provvedimento a carico di Sensi, Berlusconi, Moratti, né dei desi­gnatori, né dei fischietti omaggiati. tutto venne rapidamente insabbiato!
Fideiussioni false...insabbiamento.
 Passapor­ti falsi....Insabbiamento! 

Per fare un esempio, qualche settimana fa "Oriali e Recoba hanno patteggiato con la Magistratura penale per evitare il carcere. Provvedimento taciuto dai canali d'informazione. Era dovere del neo Commissario riaprire i processi "passaporti falsi"! In primis, a causa del patteggiamento, si doveva aprire un procedimento contro l'Inter come richiesto dal regolamento federale per avere fatto gio­care uno che non poteva neppure essere tes­serato, e che usando il regolamento si doveva dare partita persa tutte le volte che il Recoba era stato iscritto nella lista consegnata all'arbitro, piu un punto di penalizzazione. Dove sarebbe l'Inter oggi? C2, Dilettanti? Bisogna ammirare Tronchetti Provera (moratti?) per la sua capacità di tenere tutto sotto silenzio! Come anche le accuse di doping dell'ex Georgatos e processo doping di Roma compreso! E' moratti, malgrado spende una barca di soldi per corrompere una legione di giornalisti, giudici vari e pseudo intellettuali, neanche lui evi­dentemente riesce a passare per un'ananima candida. Nei succitati scandali delle società di vertice insabbiati é passati, quasi, in'osservati forse, perché mancava la presenza della Juventus? Se provato, chi ha sbagliato deve pagare. Ci sarà un senso di vuoto per gli insabbiamenti precedenti, e magari questa volta faranno pagare la meno colpevole. Ma la condanna dell'Inter per il passaporto falso di recoba è troppo recente per essere insabbiato! Vero dott. palazzi e,dott. Borrelli? 21/7/2006
Stefano Palazzi & Francesco Saverio Borrelli
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2 Sicari della GANG di napoletana scelti dai poteri meneghini x mettere la Juventus alla Gogna

mercoledì, luglio 12, 2006

Didì.......BIEN VENU CHEZ NOUS ........

DESCHAMPS, SCUSATE IL RITARDO
L'ex centrocampista francese nominato ieri nuovo allenatore della Juventus: «Felice di essere tornato: la squadra dovrà assomigliarmi e dare tutto in campo». Nel nuovo staff il preparatore Pintus. Conferma per il vice Corradini. Rampulla allenerà i portieri e spazio a Ferrara.
Una breve interru­zione dopo qualche ora di confronto serrato e blindato. Una pausa veloce per dettare alle agenzie, subito dopo la chiusura della Borsa, uno scarno comunicato. Quello dell’ufficializzazione di Di­dier Deschamps alla guida tecnica. « La Juventus annun­cia di aver siglato un accordo biennale, fino al 30 giugno 2008, con Didier Deschamps, che sarà quindi il nuovo alle­natore bianconero » . Stop. E poi di nuovo in riunione, assieme al francese, per sti­lare un primo programma or­ganizzativo, per definire nei dettagli la politica di mercato e dare finalmente un orienta­mento alla Juventus che ri­nasce. Giornata importante e simbolica per il presidente Giovanni Cobolli Gigli, l’am­ministratore delegato Jean­ Claude Blanc e il direttore sportivo Alessio Secco. Ci siamo. Dopo la rifonda­zione dirigenziale, è partita ufficialmente anche la ri­strutturazione tecnica. Con la scelta che più di tutte era nell’aria, cioè l’investitura dell’ex mediano di Marcello Lippi, premiato proprio per la conoscenza dell’ambiente, per la statura internaziona­le, per l’entusiasmo e i valori tecnici e caratteriali. Alla fine il suo identikit è stato quello più vicino al profilo tracciato dal Cda bianconero nel gior­no dell’insediamento, quasi un mese prima. Una scelta ponderatissima, fino all’ulti­mo secondo, a dimostrazione dei dubbi e delle incertezze dovuti anche alla spada di Damocle di una sentenza sportiva che condiziona tutti i pensieri e le idee in bianco­nero. Ma alla fine, il fatto che la decisione abbia privilegiato lo juventino Deschamps ri­spetto all’ex milanista Rober­to Donadoni, significa che il club ha riposto piena fiducia in questo tecnico giovane, tutto da verificare nel cam­pionato italiano e ancor più, eventualmente, in quello ca­detto. Significa che la stima in Deschamps va oltre gli eventi in arrivo. E questo è già un punto di partenza. Il francese-ex campione del mondo che arriva curio­samente all’indomani di Ita­lia-Francia e che trova in so­cietà il connazionale Blanc ­ ha dunque firmato un con­tratto biennale. Il minimo per avere tempo di sistemare le questioni pratiche e poi ri­mettere in piedi la squadra. Più avanti si vedrà. La Juve adesso vive di solo presente, al massimo può ispirarsi al passato. Il futuro è una que­stione più difficile da gover­nare. Didier ci prova. Ma in­tanto le vicende in evoluzione hanno consigliato i dirigenti a posticipare la presentazio­ne del tecnico. Doveva anda­re in scena oggi, rappresen­terà invece il momento clou del primo giorno di ritiro, in­torno alle 16 ad Acqui Terme, un appuntamento altrimenti povero di grandi protagonisti mediatici. Dopo l’annuncio, il club ha distillato il primo Descham­ps pensiero: « In questo mo­mento provo una grande feli­cità. Sono molto fiero di tor­nare qui, a Torino, per alle­nare una squadra come la Ju­ventus » . Ed ecco che cosa i tifosi devono attendersi dal­l’ex mediano che già quando giocava si sentiva allenatore in campo: « Sono legato alla storia della Juventus come giocatore e i tifosi mi ricorda­no per come ero in campo; magari concedevo poco allo spettacolo, ma davo sempre il massimo, fino alla fine. La squadra dovrà avere questa stessa mentalità: crederci sempre, sino in fondo. E per riuscirci avremo bisogno del supporto di tutti » . Più carat­tere che bel gioco, per ora, perché c’è bisogno di grande concretezza. Con Didì, che è rientrato a Montecarlo per preparare la valigia, ci sarà il preparatore atletico Antonio Pintus: un ritorno, ma anche uno specialista già con De­schamps al Monaco. La conti­nuità ( tecnica) con il passato recente sarà rappresentata da Giancarlo Corradini, vice di Didì dopo esserlo stato di Capello. E poi è previsto un nuovo ruolo, da preparatore dei portieri, per Michelangelo Rampulla che nel frattempo ha tenuto i contatti con i tifo­si. Infine è prevista una mag­giore visibilità, non solo lega­ta al settore giovanile, per Ci­ro Ferrara, già definito da Cobolli Gigli « grande comuni­catore » e quindi una risorsa da utilizzare per un’immagi­ne da ricostruire. Primo mat­tone già piazzato. L’ESSENZIALE della vita. « Semplicità, lavoro, rettitudi­ne » . Didier Deschamps è così, uno che segue la sua filosofia terrena che è poi la forza sup­plementare, la marcia in più di chi si sente attaccato alle proprie radici. Didì il basco dei Pirenei. Prima basco, poi francese. La famiglia gli ha lasciato in eredità le basi per diventare quello che è, ap­punto uno semplice, gran la­voratore, dai sani principi. Lo dimostra da subito, sul cam­po di Bayonne dove il picco­letto si distingue per preco­cità e determinazione. Un guerriero in miniatura, so­prattutto con la palla ovale però. Sì, rugbista come da tradizione di casa Descham­ps, con papà Pierre già terza linea del Biarritz Olympique. Ma il primo regalo degno di ricordo è un... trattore. Con­tadino dello sport, il ragazzo, all’aria aperta, amante della caccia come il genitore che manca la sua nascita proprio perché impegnato in una bat­tuta. Poi, Didì diventa un eroe della famiglia: a 14 anni sceglie il calcio definitiva­mente, a Nantes cresce in ogni senso e comincia la sca­lata al mondo che conta. Marsiglia, Juventus, le Coppe da collezionare in serie, il Mondiale e l’Europeo con i galletti. Trionfi ovunque, an­che in Inghilterra. E poi la carriera da allenatore, perché sul rettangolo verde già co­mandava, non fine di piede ma con un cuore grande così, leader con ruolo da gregario. Il Monaco, con lui sulla pan­china, arriva alla finalissima di Champions, battuto da Jo­sé lo spocchioso Mourinho, al­lora al Porto. L’illusione Juve bussa alla porta - due anni fa -, quando invece tocca a Fa­bio Capello prendere il testi­mone da Marcello Lippi. E siccome la storia è ciclica, ec­co il cerchio che si chiude. « Rispetto a quando ero giova­ne - annota il trentasettenne ­ sono cambiati solo i capelli » . Il resto è come prima: ru­spante, orgoglioso, fiero e con un angelo che da lassù lo se­gue con amorevole attenzio­ne. E’ il fratello grande Phi­lippe, compagno di mille par­tite, che se n’è andato, morto in un incidente aereo tra Bruxelles e Bordeaux. Man­cavano tre giorni al Natale e da allora - Didì è appena maggiorenne - il simbolo di festa dibenta in realtà la vit­toria della tristezza, sino al­la nascita di Dylan ( il 14 maggio 1996, in zona Cham­pions), l’erede che riporta al­legria, anche se la ferita re­sta aperta nell’anima. Ieri, oggi, domani. Una vita da battaglia e le soddisfazioni professionali non mancano; il carisma c’è, le qualità an­che. Suole dividere la carrie­ra in tranche, monsieur De­schamps il metodico. ( da Tuttosport)
Didì.......BIEN VENU CHEZ NOUS ....(F M I )

sabato, luglio 01, 2006

Giraudo: dagli arbitri nessun aiuto

Giraudo: dagli arbitri nessun aiuto Ha già sbaragliato la concorrenza. Con le sue 609 pagine di allegati difensivi, Antonio Gi­raudo non ha solo firmato il record della memo­ria più cospicua, ma ha fatto soprattutto capire quanto precisa e quanto puntuale dovrà essere la sua strategia processuale. L’avvocato Luigi Chiappero ha lavorato in stretto contatto con il suo assistito. Ma anche lui, che da anni segue da vicino il calcio tanto da essere un ex consigliere di amministrazione della Juventus, ha trattato vicende e questioni che conosce benissimo. E non solo per dovere professionale. Ecco, in un proces­so pieno di legali che per la prima volta si avvi­cinano al mondo del calcio, l’avvocato Chiappero ha senz’altro l’atout di essere da sempre, o qua­si, in questo mondo.Ma veniamo alle 609 pagine, suddivisibili in sei allegati distinti. La prima parte, circa 250 fo­gli, è la relazione della Commissione Arbitri Na­zionali per la stagione sportiva 2004-2005. Una fotografia precisa e dettagliatissima su tutto quello che è successo in quel periodo temporale, redatta al termine della stagione proprio dal­l’Aia. Quindi da un organismo che, si presume fi­no a prova contraria, essere al di sopra delle par­ti. Si parla di campionati e di arbitri, di raduni e di incontri, analizzati sotto tutte le angolazioni. Ci sono i promossi e i bocciati, le percentuali di ciascun fischietto, la situazione fisica e anche le prestazioni all’estero.La seconda parte, anche questa piuttosto cor­posa, riguarda tutte le relazioni dell’osservatore arbitrale designato per le gare di campionato del­la Juventus nell’annata in questione, ovvero quella 2004-2005. E all’interno ci sono delle si­tuazioni per lo meno singolari, almeno andando a spulciare tra le partite che sono in cima alle ac­cuse che riguardano la Juventus. Lecce-Juventus del 14 novembre, ad esempio, vede come osser­vatore arbitrale Pasquale D’Addato, proprio il dirgente pugliese per il quale Meani e Galliani (la famosa frase «spinga spinga» è rivolta a lui) si attivano al fine di sponsorizzarlo per un ruolo più prestigioso nell’Aia regionale. D’Addato, che ha dunque il Milan come sponsor, promuove a pieni voti la direzione di De Santis assegnan­dogli il massimo nella valutazione comporta­mentale e nella applicazione delle regole, oltre a un voto elevatissimo nella preparazione fisica. Se tentativo di illecito c’è stato per quel match, almeno a leggere la valutazione dell’osservatore, è certo che De Santis non ha dato alcun segnale di favorire la Juventus. Certo, perché ci sia illle­cito basta il tentativo, ma l’obiettivo è dimostra­re che non c’era un favore diffuso arbitrale nei confronti della Juventus. Stesse valutazioni che un mese dopo Trentalange darà a Dondarini in Juventus-Lazio, altra gara per la quale la so­cietà biancoenra è stata deferita per illecito.Dopo queste altre 250 pagine dedicate alle re­lazioni arbitrale, il terzo documento allegato ri­guarda il verbale d’estrazione avanti il notaio Antonio Ioli relativa al sorteggio degli arbitri per la direzione delle gare del campionato di calcio di serie A e B, sorteggio effettuato dal giornalista Gianni Bondini il 3 dicembre 2004. E’ il sorteg­gio che porta alla designazione di Dondarini. C’è poi la statistica delle sanzioni comminate a gio­catori delle avversarie della Juventus nella set­timana precedente l’incontro con la Juventus stessa, una statistica che in aula sarà accompa­gnata dai filmati di ogni singola ammonizione, e alla quale va subito congiunto il documento suc­cessivo, quello che riguarda un analogo studio relativo al Milan e alla Juventus. Infine, l’ultima parte riguarda le pagelle dei principali quotidia­ni (Tuttosport, Gazzetta dello Sport, La Stampa) relativamente al comportamento degli arbitri nelle partite disputate dalla Juventus nel cam­pionato 2004 -2005. Antonio Giraudo vuole espressamente essere ascoltato dalla Commissione d’Appello Fe­derale.

Verbale del Cda Juve dopo lo scandalo

Il giorno delle dimissioni il verbale del Cda Juve dopo lo scandalo. Verbale Consiglio di Amministrazione del 11 Maggio 2006.1. Relazione dell’Amministratore Delega­to e del Direttore Generale sui fattl rife­riti alla Procura sportiva. Deliberazioni relative.a) - Relazione dell’Amministratore Dele­gato e del Direttore Generale.Il presidente invita l’Amministratore De­legato ed il Direttore Generale a relazio­nare il Consiglio in merito ai fatti ripor­tati recentemente dagli organi di stampa. Prende la parola l’Amministratore De­legato il quale ricorda ai presenti che re­lativamente alla notizia diffusa ieri ri­guardante la propria iscrizione nel regi­stro ex. art. 335 c. p. p. per il reato di falso in bilancio, tale fatto si è originato dal­l’inchiesta giudiziaria avviata nel feb­braio 2004 dalla Procura della Repubbli­ca di Roma sull’intero settore calcistico. Informativa in merito è stata fornita dal­la Societa a partire dal Bilancio al 30 giu­gno 2004. Risulta pertanto fuorviante la recente diffusione della notizia da parte degli organi di stampa. In merito alle in­tercettazioni telefoniche riportate sui giornali, l’Amministratore Delegato infor­ma i presenti che le stesse si sono origi­nate nell’ambito del noto processo relati­vo all’asserita possibilita di assunzione in modo improprio di farmaci da parte dei calciatori. Infatti, durante lo sviluppo pro­cessuale, il PM ipotizzando la commissio­ne del reato di ricettazione ha aperto un parallelo procedimento penale richieden­do al GIP - che le ha concesse - intercet­tazioni telefoniche eseguite poi nel perio­do giugno - settembre 2004. Delle stesse il PM non ha mai dato notizia e solo recen­temente si è appreso che tali intercetta­zioni hanno costituito l’ossatura di un provvedimento di archiviazione richiesto dal procuratore capo di Torino M. Madda­lena ed emesso dal GIP dott. ssa China­glia.In tale provvedimento si è dato atto del­l’utilizzoo di tali intercettazioni anche sot­to il diverso profilo relativo alle designa­zioni arbitrali. Le indagini sono state scrupolose e rigorose e si sono concluse con l’atto di archiviazione in quanto dal­la oggettiva analisi si è avuta conferma dell’assenza di irregolarità riferibili a fat­tispecie penalmente rilevanti. Il procura­tore capo M. Maddalena ha quindi espres­so alcune considerazioni finali sullo stato del mondo del calcio trasmettendo parte dei documenti alla Federazione Italiana Giuoco Calcio affinche valutasse even­tuali infrazioni in materia di regolamen­ti sportivi. A tal proposito la F. I. G. C. ha avviato un’indagine nell’ambito della quale è stato sentito il signor Moggi. Suc­cessivamente, nel matzo 2006, la Procura della Repubblica di Torino ha trasmesso alla F. I. G. C. anche la restante parte della documentazione riferita alle intercetta­zioni come si è potuto apprendere dalla lettura dei quotidiani nazionali che ne hanno riportato per esteso il contenuto. In merito ad alcuni specifici fatti emersi dalle intercettazioni telefoniche proprie e del Direttore Generale, il signor Giraudo ritiene doveroso precisare che: 1 ) Moggi - Designazione arbitrale per la partita Djurgarden/ Juventus - nell’ambi­to della conversazione intercettata, il si­gnor Moggi evidenziò l’importanza della partita in oggetto ( ritorno del turno pre­liminare di Champions League) e, per­tanto, ritenne opportuno invitare il desi­gnatore ad affidare la direzione della par­tita ad un arbitro di sicura esperienza. L’arbitro indicato in un primo momento dal designatore non fu incaricato della di­rezione della gara.2) Moggi - Designazione arbitrale per ga­re amichevoli - è prassi consolidata ri­chiedere che le partite amichevoli venga­no arbitrate da arbitri giovani e/ o possi­bilmente provenienti dalla stessa regione in cui si disputa la gara. Questo consente agli arbitri di fare esperienza ed alla fe­derazione di risparmiare sui costi dl tra­sferimento.3) Giraudo - Udinese/ Brescia - l’episodio, riportato sui giornali in modo fuorviante, si riferisce ad una telefonata effettuata al termine della partita in oggetto nella qua­le venivano commentati episodi di scor­rettezza sportiva per i quali sarebbe sta­to auspicabile un intervento da parte del­l’arbitro in virtù della loro particolare gravità. Dunque un commento successivo alla gara e privo di qualunque valenza ac­cusatoria e non già un commento preven­tivo come erroneamente riportato dai giornali.Per quanto riguarda la restante parte delle intercettazioni. il dott. Giraudo informa i presenti che le stesse sono sta­te riviste con attenzione e non vi è nul­l’altro da segnalare. In merito all’indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Napoli, riguardante anche il settore del calcio, a seguito delle accuse formulate dal tesse­rato Dal Cin. l’Amministratore Delegato riferisce che non se ne conoscono i detta­gli se non quelli emersi dagli articoli di giornale. Proseguono le indagini che ri­guarderebbero anche altre squadre. In ge­nerale non sono emerse prove di corru­zione e/o passaggi di denaro. Prende quin­di la parola il Direttore Generale il quale si unisce al dott. Giraudo per sottolinea­re come le intercettazioni siano state di­stribuite ai giornali senza preavviso ai di­retti interessati. Il signor Moggi, inoltre, informa il Consiglio di aver ricevuto dal­la autorità giudiziaria di Roma e da quel­la di Napoli due informazioni di garanzia per rispettivi procedimenti pendenti in quelle sedi giudiziarie e di cui in questi giorni i giornali hanno dato ampio risalto. Con riferimento all’inchiesta di Roma che si occupa della GEA. il signor Moggi di­chiara di non essersi mai interessato del­le operazioni di mercato di quella societa. In merito riferisce di tre episodi che di­mostrano la priorita assoluta degli inte­ressi della Juventus: Scelta allenatore Capello - quali possibili allenatori per la sostituzione di M. Lippi i giornali indicavano allenatori assistiti dalla GEA, ad esempio il signor Del Neri, ma la Juventus trattava con Deschamps e Prandelli. La trattativa con Deschamps non si è concretizzata a causa di diver­genze tecniche e la Società ha colto l’op­portunità di prendere un ottimo allenato­re quale F. Capello, resosi disponibile.Possibile acquisizione del calciatore F. Li­verani - contrariamente a quanto ripor­tato dai giornali la Societa non si è mai in­teressata al giocatore in oggetto, assistito dalla GEA, in quanto non rispondente al­le caratteristiche tecniche richieste.Acquisto diritti alle prestazioni sportive del calciatore Z. lbrahimovic - come evi­denziato dalle stesse intercettazioni te­lefoniche il Direttore Generale non con­fidò al figlio A. Moggi l’imminente acqui­sto del calciatore svedese mantenendo il dovuto riserbo sulla trattativa in corso. Per quanto riguarda l’inchiesta di Napoli dichiara di essere in attesa di conoscere dalla competente sede quali siano gli ele­menti di accusa a suo carico ben sapendo e conoscendo i propri comportamenti che non sono mai stati volti ad ottenere illeciti favori per la Società. Il Direttore Genera­le aggiunge inoltre che dall’unico atto giu­diziario al momento conosciuto e cioè I’a­r-chiviazione del GIP di Torino firmata nel settembre ’ 05 vi è prova non solo della in­sussistenza di elementi probatori di ca­rattere accusatorio, ma anzi vi è la pre­senza di elementi positivi indicativi della assenza di irregolarità.Riprende la parola l’Amministratore De­legato il quale esprime rammarico per l’attacco mediatico ricevuto ritenendo che altre società siano più tutelate in tal sen­so.Prende la parola il presidente della riu­nione il quale condivide il disappunto de­gli interessati per l’aver appreso le notizie loro riguardanti direttamente dalla stam­pa e ricorda come spesso i giornali siano una grande fonte di pressione anche ver­so le istituzioni: b) Deliberazioni relative - dimissioni del Consiglio e convocazione assemblea ordi­naria Il presidente della riunione ricono­sce che non è possibile sapere come si svi­lupperanno le inchieste in corso ne è op­portuno emettere sentenze sbrigative o sfidare la magistratura e i media. Per­tanto, nell’interesse della Società, propo­ne di tenere conto delle diverse esigenze e di rimettere il mandato nelle mani de­gli azionisti convocando un’apposita As­semblea Ordinaria e riservando, fino a ta­le data, all’esclusiva competenza del Con­siglio di Amministrazione tutte le opera­zioni di carattere straordinario. Il presi­dente della riunione al termine dell’espo­sizione apre la discussione sull’argomen­to al termine della quale il Consiglio di Amministrazione all’unanimità approva la proposta e rassegna le proprie dimis­sioni a far tempo dalla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione. Il presi­dente della riunione invita il Consiglio di Amministrazione a fissare I termini e le modalità per la convocazione dell’Assem­blea degli Azionisti. Il Consiglio, senza ec­cezioni da parte del Collegio Sindacale, delibera all’unanimità di: 1. convocare l’Assemblea Ordinaria degli Azionisti presso il Centro Storico FIAT, in Torino, Via Chiabrera n. 20. per le ore 10.00 del 29 giugno 2006, in prima con­vocazione, e del 30 giugno 2006 stessi ora e luogo, in seconda convocazione, per de­liberare sul seguente Ordine del Giorno.Nomina degli amministratori previa de­terminazione del numero e del compenso; 2. attribuire mandato al Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione ed al­l’Amministratore Delegato, disgiunta­mente fra loro, affinché procedano alla pubblicazione del relativo avviso sul quo­tidiano ” La Stampa”.3. di limitare alla sola ordinaria ammini­strazione i poteri conferiti in data 28 ot­tobre 2003 al Vice Presidente del Consi­glio di Amministrazione, all’Amministra­tore Delegato e, per quanto riguarda lo speciale incarico conferito in pari data, al­l’Amministratore Luciano Moggi riser­vando la straordinaria amministrazione, fino alla convocanda assemblea, alla com­petenza esclusiva del Consiglio di Ammi­nistrazione. Il presidente della riunione riprende la parola e propone di fissare una riunione del Consiglio di Ammini­strazione il prossimo 19 maggio, alle ore 14.30, per esaminare le eventuali materie straordinarie che dovessero risultare di urgente definizione. Il Consiglio, all’una­nimità, approva la proposta.

Moggi non aveva potere

«Moggi non aveva potere»:nessuna delega al direttore generale ROMA. Luciano Moggi, come i più attenti ricorderanno, non è sempre stato membro del Con­siglio di Amministrazione della Juventus. Ci è entrato sola­mente il 6 aprile 2001, in pros­simità della quotazione in Bro­sa della società, ben sette anni dopo il suo ingaggio alla Ju­ventus come direttore genera­le. E il verbale della seduta di questo Consiglio di Ammini­strazione che ratifica l’ingres­so di Moggi è, appunto, tra i do­cumenti allegati. Al punto 2, dove si parla della nuova strut­tura organizztiva della Società, si legge: «Il Presidente passa la parola all’Amministratore De­legato, dottor. Antonio Giraudo il quale illustra ai presenti il nuovo organigramma della So­cietà, già presentato nella riu­nione aziendale del 2 aprile scorso. Con riferimento alla nuova struttura organizzativa, ritiene opportuno proporre al Consiglio di Amministrzzione la nomina del Signor Luciano Moggi, quale Direttore Gene­rale. Il Signor Luciano Moggi, nella sua qualità di Direttore Generale continuerà ad opera­re, per la sola area sportiva, con le stesse attribuzioni attual­mente in essere. Il Consiglio di Amministrazione all’unani­mità approva». Sono passaggi decisivi, per chi vuole dimo­strare che Moggi non aveva la legale rappresentanza della so­cietà. Pur consigliere d’Ammi­nistrazione, pur Direttore Ger­nerale, l’area di competenza di Moggi resta quella “sportiva”.Ma è nel verbale successivo, quello del Consiglio d’ammini­strazione del 4 settembre 2001, che tali poteri vengono ancor meglio individuati. E’ sempre il punto 2 quello che riguarda Moggi, dal titolo emblematico: conferimento poteri ad un am­ministratore. Ecco cosa si leg­ge: «Il Presidente informa i pre­senti che si ritiene opportuno conferire, con delibera consilia­re, al Direttore Generale Sig. Luciano Moggi, nominato in data odierna Consigliere della Società, uno speciale incarico nell’ambito delle sue compe­tenze sportive, in particolare per la sua attività nel trading delle prestazioni sportive dei calciatori, attribuendogli i po­teri necessari per l’assolvimen­to delle mansioni allo stesso gia attribuite in passato e in data odierna. Pertanto il Consiglio di Amministrazione, con l’a­stensione dell’interessato, con­ferisce al Signor Luciano Mog­gi, i seguenti poteri che verran­no esercitati con riferimento al­la sola area sportiva: a) rap­presentare essa società negli atti inerenti l’acquisto e la ces­sione di diritti di proprietà sportiva, l’acquisto e la cessio­ne di contratti di cui all’artico­lo 5 della legge 23 marzo 1981 n.91 (gli svincolati, ndr); b) cu­rare i rapporti con le istituzio­ni sportive per quanto concerne l’attività sportiva, tra cui l’or­ganizzazione di gare e manife­stazioni sportive; c) firmare la corrispondenza di essa Società, limitatamente ai poteri so­praindicati.L’esercizio dei pre­detti poteri dovra essere porta­to a conoscenza del Consiglio di Amministrazione e/o di un le­gale rappresentante che do­vranno inoltre essere costante­mente aggiornati dello svilup­po delle attività».Ancora una volta, si sottoli­nea l’attività sportiva. E in più, si capisce anche perché a Bal­larò, l’altra sera, Moggi abbia detto che la Juventus conosce­va ogni virgola di quel che fa­ceva. Era un obbligo ben preci­so che aveva nell’atto di confe­rimento delle sue mansioni. E il fatto stesso che dovesse rife­rire al Cda e\o a un legale rap­presentante è l’implicita con­ferma che lui, tale rappresen­tanza, non l’aveva. A solo livel­lo di gossip, invece, aggiungia­mo che nell’anno 2001 il com­penso per Moggi veniva quantificato in maniera abba­stanza singolare: «Il Presiden­te fa presente che si ritiene ne­cessario attribuire al Consi­gliere Luciano Moggi, per lo speciale incarico, un compenso annuo variabile da un minimo di 500 milioni di lire ad un massimo di 1.000 milioni di li­re lorde: tale emolumento sarà ridefinito al termine di ciascun esercizio, in funzione dei risul­tati economici ottenuti dalla Società».E sempre nell’ottica dei rea­li poteri di Luciano Moggi, va registrato anche un altro ver­bale allegato dall’avvocato Zac­cone. Quello del 28 ottobre 2003, nel quale si evincono in maniera ancor più evidenti i ruoli della Triade. Il Cda, in­fatti, attribuisce «al signor Ro­berto BettegaVice Presidente, e al signor Antonio Giraudo, Amministratore Delegato, di­sgiuntamente tra loro, tutti i poteri di ordinaria e straordi­naria amministrazione, ad ec­cezione unicamente dei poteri non delegabili per legge. E di attribuire al signor Luciano Moggi, Direttore Generale, lo speciale incarico nell’ambito delle sue competenze sportive, in particolare per la sua atti­vità legata alla Campagna Tra­sferimenti, attribuendogli i po­teri necessari per l’assolvimen­to di tali mansioni, precisando che l’esercizio dei poteri ogget­to dello speciale incarico dovrà essere portato a conoscenza del Consiglio di Amministrazione e/o di un legale rappresentante che dovranno inoltre essere co­stantemente aggiornati dello sviluppo delle attivita». A tale riguardo, il verbale del Cda tra­scrive l’art. 21 dello Statuto So­ciale: «La firma e la rappresen­tanza della società spettano al presidente e, ove nominati, ai vice presidenti e agli ammini­stratori delegati nell’ambito e per l’esercizio dei poteri loro conferiti ed inoltre per l’esecu­zione delle deliberazioni del consiglio e in giudizio».Certo, fa un po’ specie vedere che la “ Cupola” Moggi, in realtà, regolamenti alla mano, aveva in seno alla Juventus meno potere di quanto non ne avesse Roberto Bettega, alme­no da un punto di vista legale. Forse, qualcuno aveva messo una mano in testa al Cda, nel momento di assegnare le dele­ghe a Moggi. Di certo, però, co­me si diceva all’inizio, le tesi dell’avvocato Zaccone non era­no velleitarie. Ci sono pagine e pagine di allegati, a dimostrar­lo.

Da Juventus.com....LA JUVE SIAMO NOI!!!!!

LA JUVE SIAMO NOI! 01-07-2006 - 17:49
UN AMORE INFINITO
SETTANTAMILA TIFOSI PROVENIENTI DA TUTTA ITALIA HANNO INVASO LE STRADE DI TORINO PER CELEBRARE LA 1° ADUNATA DEL POPOLO BIANCONERO. UN FIUME DI SCIARPE, STRISCIONI E BANDIERE PER DIFENDERE ORGOGLIOSAMENTE LA NOSTRA FEDE E SOSTENERE MORALMENTE IL NOSTRO PICCOLO GRANDE PESSOTTO. E PROPRIO OGGI, GIANLUCA HA RISPOSTO: FINALMENTE HA APERTO GLI OCCHI. DOPO LA MARCIA 300 TIFOSI IN VISITA ALLE MOLINETTE.
Si è conclusa con un boato la manifestazione dei tifosi della Juventus che, sfilando per le vie di Torino, sono giunti fin sotto la sede della società per gridarle il proprio amore. Il boato è quello che ha accolto il neo Presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli, uscito dai propri uffici per incontrare i tifosi e ringraziarli personalmente dell’affetto dimostrato:
“Abbiamo bisogno di tifosi che amino la Juve – ha detto il Presidente – E oggi ne ho visti tanti: donne, uomini, bambini, anziani… Una grande dimostrazione di attaccamento alla squadra e alla società e di questo siamo loro profondamente grati”. Erano in 70.000: un fiume bianconero, mosso dalla passione per la Juventus, ha urlato orgoglioso la propria fede per le vie della città. “La Juve siamo noi”: questo il grido che ha scandito la marcia dei tifosi che hanno scelto la giornata di sabato 1 luglio per stringersi attorno alla squadra e testimoniare che loro ci saranno sempre. In Piazzale Caio Mario, di fronte alla FIAT, giungono da ogni parte d’Italia: dal Veneto e dalla Sicilia, dalle Marche, dalla Lombardia. Il raduno è fissato per le 12.00, ma dopo quasi un’ora, quando il corteo prende il via, la gente continua ad arrivare. Ci sono i Club organizzati, ma anche famiglie, adolescenti, bambini, che si confondono in un unico, enorme serpentone.
Dietro allo striscione che apre il corteo, sfilano i tifosi più celebri: Fabrizio Ravanelli, Massimo Carrera, Max Pisu, Paolo Belli, Mariella Scirea e Michelangelo Rampulla che con il Centro Coordinamento Club ha dato un importante supporto alla marcia.
Subito dopo, su un furgone, due gigantografie di Gianluca Pessotto. “Siamo qui per la Juventus, ma anche per lui – spiega Rampulla – e ci auguriamo che il nostro affetto lo aiuti a tornare tra noi”.
“Se Gianluca potesse – gli fa eco Mariella Scirea – sarebbe qui e la nostra speranza è di poterlo riabbracciare presto. La Juventus è una grande famiglia e la manifestazione di oggi lo dimostra. Questa è una marcia a favore della Juventus, non sfiliamo contro qualcuno e accetteremo il verdetto della giustizia sportiva, pronti a ripartire più forti di prima”.
“Per me era fondamentale essere qui oggi, perché ho fatto parte della storia della Juventus e sono molto legato a questi colori”, sottolinea Fabrizio Ravanelli mentre, tra il boato dei tifosi, indossa la maglietta della manifestazione, con la scritta “La Juve siamo noi”.
L’orgoglio di essere bianconeri: è questo che muove i 70.000: “Sono juventino e ne sono fiero – ribadisce Massimo Carrera – Oggi siamo in tanti a volerlo gridare”.
“Non si può stare sul carro dei vincitori solo quando tutto fila liscio – ribadisce Paolo Belli – bisogna essere vicini alla squadra anche nei momenti più difficili. In ogni caso su quel carro ci saliremo di nuovo, molto presto”.
“La Juve ci ha fatto gioire per anni – conclude Max Pisu – ora toccava a noi starle vicino”. La manifestazione dell'orgoglio bianconero sembra portato bene a Gianluca Pessotto, che dopo giorni di buio ha finalmente aperto gli occhi. Il segnale di miglioramento è arrivato quando i dottori hanno abbassato il livello dei farmaci. "Le condizioni di Gianluca Pessotto sono in leggero miglioramento - recita l'ultimo bollettino medico, arrivato dall'ospedale Molinette questo pomeriggio - la prognosi è sempre riservata, ma l'assenza di ulteriori complicanze e la stabilità della situazione degli ultimi giorni autorizzano un cauto ottimismo".
Pessotto infatti è ancora sedato e ventilato meccanicamente, ma nei momenti in cui non è sotto sedativi "si mostra cosciente ed entra in relazione con l'ambiente esterno". In pratica, ha spiegato il primario del reparto di rianimazione, Pier Paolo Donadio, se gli si parla o lo si tocca "apre gli occhi e riconosce le persone".
Nonostante l'ottimismo alle Molinette sono cauti: la prognosi non verrà sciolta prima di una settimana. Presidio al Molinette in segno di vicinanza a ex calciatore Quasi 300 tifosi della Juve dopo la marcia per l' 'orgoglio bianconero' si sono recati al Molinette in segno di vicinanza a Pessotto. Erano presenti rappresentanze, con i relativi fregi, dei Drughi, degli Arditi e degli Irriducibili. Un gruppo di ragazzi aveva in mano uno striscione con scritto 'Come Pessotto io combatto e lotto'. Sono rimasti di fronte all'ingresso per una mezz'ora, intonando cori per Pessotto. Una piccola delegazione ha poi incontrato i familiari dell'ex calciatore.

mercoledì, giugno 28, 2006

Dall'Inter a Telecom con gli spioni stile KGB

L'INCHIESTA Dall'Inter a Telecom con gli spioni stile KGB di GIUSEPPE D'AVANZO
Ricordate lo spionaggio contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini? Era soltanto un capitolo della spy story che coinvolge la Telecom e che ora si arricchisce anche di un capitolo calcistico. Ma la vera notizia è che l'intero archivio illegale è stato finalmente trovato e quel che si immagina da tempo diventa purtroppo una realtà che inquieta. Gli spioni privati, ingaggiati e pagati da Pirelli e dalla sua controllata Telecom Italia, hanno raccolto migliaia di "fascicoli" sul conto di politici, uomini di finanza, banchieri e finanche su arbitri e manager di calcio. I più prudenti e discreti, tra gli interlocutori, sono disposti a dire che "i file raccolti illegalmente sono decine e decine di migliaia". Altre fonti offrono un numero tondo: "I file sono centomila". Gli uni e le altre concordano che una "schedatura" così ramificata non s'è mai vista dai tempi del Sifar del generale Giovanni De Lorenzo. Ora l'"archivio" è all'esame della procura di Milano. Che, dopo molti tentativi infruttuosi, è riuscita a entrare nella memoria di un computer difeso con dieci livelli di protezione e scovato quasi per caso. I tecnici dei pubblici ministeri sarebbero forse ancora al lavoro se l'ultima, decisiva password non fosse stata fornita proprio dallo "spione" capo, Emanuele Cipriani, 45 anni, boss di un'importante agenzia d'investigazione, la Polis d'Istinto, da tre lustri al centro di un network d'intelligence messo su da Giuliano Tavaroli, 46 anni, già responsabile della sicurezza di Telecom. Entrambi sono accusati di "associazione per delinquere finalizzata alla rivelazione del segreto istruttorio" (da una costola di quest'inchiesta sono già saltate fuori le manovre storte contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini). Il pasticcio spionistico incrocia anche lo scandalo del calcio. Per quanto racconta Emanuele Cipriani ai magistrati, nei file illegali della Polis d'Istinto ci sono alcuni dossier raccolti, su input dell'Inter di Massimo Moratti e ordine di Marco Tronchetti Provera, contro l'arbitro Massimo De Santis, il direttore sportivo di Messina e Genoa Mariano Fabiani, il direttore sportivo del Catanzaro Luigi Pavarese. La scoperta ha amareggiato (e irritato) molto la Procura di Milano. Ai pubblici ministeri, tre anni fa, è stata segnalata la confessione(?) di un arbitro, Daniele Nucini, al presidente dell’Inter, Giacinto Facchetti(si dice, perchè ricattato del contenuto compromettente di alcune sue sue telefonate intercettate). Parla di partite addomesticate, indicherebbe addirittura numeri di telefono riservati con cui i componenti della banda di Moggi comunicano tra loro in tutta sicurezza. Fa il nome degli arbiti, uno dei protagonisti è Massimo De Santis. Facchetti spinge Nucini, a parlare con i magistrati. Nucini, come fosse in trance va in procura ma di fronte alle toghe si riprende e smentisce tutto. A questo punto Facchetti avendo registrato tutto, consegna il dvd al patron della squadra. Massimo Moratti si rivolge così all'amico Tronchetti Provera e alla rete di sicurezza della Telecom, che lo indirizza a Emanuele Cipriani. Questi mette sotto controllo sia De Santis che la moglie, prepara un dossier e lo consegna al patron dell'Inter(fa testo il famoso dossier che Facchetti sventola per Moggi e Giraudo a Telelombardia). La storia sembra morta lì. Invece continua per vie oblique (da qui l'irritazione della procura che si sente usata e gabbata dall'Inter). Il Corriere della Sera ha già svelato la nota di accompagnamento dell'indagine spionistica: "Con il presente report siamo a riportare quanto emerso dall'attività di intelligence attualmente in corso a carico di Massimo De Santis e della di lui coniuge, sviluppata al fine di individuare eventuali "incongruità" in particolare dal punto di vista finanziario e patrimoniale a carico del soggetto di interesse". L'incrocio della storia con lo scandalo del calcio finisce qui e appare tutto sommato marginale nell'imponente schedatura illegale che i magistrati scoprono nel computer "aperto" da Cipriani. "Decine e decine di migliaia di fascicoli" ("centomila, un milione"?) svelano un lavoro accuratissimo portato avanti con la collaborazione di pubblici funzionari infedeli capaci di violare le banche dati del Viminale, della Banca d'Italia, degli uffici della pubblica amministrazione. se la procura dovesse andare a fondo sarebbe uno scandalo di proporzioni catastrofiche. Le schede hanno un loro preciso canone. Si interrogano le conservatorie dei registri immobiliari, gli archivi notarili, il pubblico registro automobilistico, il registro navale, l'anagrafe tributaria. Si scava negli istituti di credito, nei fondi di investimento, nelle società finanziarie. Si annotano i soggiorni all'estero, la presenza abituale in luoghi di villeggiatura. Quasi sempre, gli accertamenti sono estesi al coniuge ai figli o amanti, alle persone fisiche o giuridiche, società, consorzi, associazioni del cui patrimonio il cittadino "schedato" risulta poter disporre "in tutto o in parte, direttamente o indirettamente". I file si arricchiscono dei tabulati telefonici del maggiore gestore italiano di telefonia - sono documenti che permettono di ricostruire l'intera mappa dei contatti del "soggetto di interesse" - in qualche caso, delle intercettazioni della magistratura perché Giuliano Tavaroli ha controllato, fino a qualche tempo fa, il Centro nazionale autorità giudiziaria (Cnag) dove transitano tutte le richieste d'intercettazione dell'autorità giudiziaria. Le schede degli spioni raccolgono intercettazioni abusive perché è possibile attivare una "linea di ascolto" senza decreto giudiziario in quanto non c'è alcun controllo (soltanto a posteriori è possibile risalire alla traccia che lascia l'attivazione della linea di intercettazione: sono le tracce che i magistrati ora stanno cercando).
Lo schema d'investigazione appare molto simile, se non identico, alle indagini per mafia o riciclaggio. Anche nel caso delle schedature illegali, infatti, l'obiettivo degli "spioni" è l'accertamento di una sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni posseduti.
Con un vantaggio rispetto alle polizie: la Polis d'Istinto appare in grado misteriosamente di compiere senza difficoltà anche accertamenti patrimoniali all'estero. Ora bisogna chiedersi chi è stato spiato, per conto di chi, che uso è stato fatto dei dossier o se ne voleva fare? Sono domande che spingono su un sentiero molto scivoloso. Tutte le fonti vicine all'inchiesta sono restìe ad azzardare una qualche conclusione, anche se approssimata. L'indagine, dicono, è ancora in corso(?). Si sa però che l'archivio illegale raccoglie più o meno i nomi dell'intera classe dirigente - politico, economica, finanziaria - del Paese. Ci sono tutti i protagonisti della scalata di Bpi ad Antonveneta e di Unipol a Bnl, per dire, i GIUDICI!!!. Gli industriali e i finanzieri che scalarono nel 1999 la Telecom. I politici e gli uomini di governo che guardarono con interesse a quell'operazione. Emanuele Cipriani sostiene che il suo lavoro è stato regolarmente commissionato, attraverso Giuliano Tavaroli, dal presidente Marco Tronchetti Provera. Emanuele Cipriani rintuzza i dubbi mostrando le fatture regolarmente emesse da Pirelli-Telecom. Più o meno quattordici milioni di euro, anche se Cipriani preferisce farsi pagare in sterline e a Londra. Da dove curiosamente il denaro comincia a muoversi come in un vortice. Montecarlo. Svizzera. Infine, l'approdo in un conto della Deutsche Bank del Lussemburgo, intestato alla Plus venture management, società off shore con base nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Che necessità c'è di far fare a quel denaro, se era compenso di regolare contratto di consulenza/collaborazione, il giro del mondo? Per quel che se ne sa, non è la sola domanda che non trova ancora una risposta. Ce n'è un'altra, forse più importante. Se è Marco Tronchetti Provera a commissionare quei dossier, è rimasto fregato perché alcuni fascicoli riguardano lo stesso Tronchetti e gli affari di sua moglie Afef? Anche loro, i "padroni" della Telecom, potevano essere sottoposti a pressioni? In questo caso, Cipriani a chi ha venduto, Chi poteva essere piu'potente del patron di Pirelli e Telecom? Allora chi chi muoveva la mano degli spioni, chi erano questi "clienti(?)" desiderosi di indirizzare le mosse del presidente di Pirelli/Telecom? Se non s'insabbia e si va fino in fondo, la storia del grande archivio spionistico e illegale della Seconda Repubblica è ancora tutta da scrivere.
(23 maggio 2006)

martedì, giugno 27, 2006

Dall'Inter a Telecom i 100mila file degli spioni

L'INCHIESTA Dall'Inter a Telecom i 100mila file degli spioni di GIUSEPPE D'AVANZO
Ricordate lo spionaggio contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini? Era soltanto un capitolo della spy story che coinvolge la Telecom e che ora si arricchisce anche di un capitolo calcistico. Ma la vera notizia è che l'intero archivio illegale è stato finalmente trovato e quel che si immagina da tempo diventa purtroppo una realtà che inquieta. Gli spioni privati, ingaggiati e pagati da Pirelli e dalla sua controllata Telecom Italia, hanno raccolto migliaia di "fascicoli" sul conto di politici, uomini di finanza, banchieri e finanche su arbitri e manager di calcio. I più prudenti e discreti, tra gli interlocutori, sono disposti a dire che "i file raccolti illegalmente sono decine e decine di migliaia". Altre fonti offrono un numero tondo: "I file sono centomila". Gli uni e le altre concordano che una "schedatura" così ramificata non s'è mai vista dai tempi del Sifar del generale Giovanni De Lorenzo. Ora l'"archivio" è all'esame della procura di Milano. Che, dopo molti tentativi infruttuosi, è riuscita a entrare nella memoria di un computer difeso con dieci livelli di protezione e scovato quasi per caso. I tecnici dei pubblici ministeri sarebbero forse ancora al lavoro se l'ultima, decisiva password non fosse stata fornita proprio dallo "spione" capo, Emanuele Cipriani, 45 anni, boss di un'importante agenzia d'investigazione, la Polis d'Istinto, da tre lustri al centro di un network d'intelligence messo su da Giuliano Tavaroli, 46 anni, già responsabile della sicurezza di Telecom. Entrambi sono accusati di "associazione per delinquere finalizzata alla rivelazione del segreto istruttorio" (da una costola di quest'inchiesta sono già saltate fuori le manovre storte contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini). Il pasticcio spionistico incrocia anche lo scandalo del calcio. Per quanto racconta Emanuele Cipriani ai magistrati, nei file illegali della Polis d'Istinto ci sono alcuni dossier raccolti, su input dell'Inter di Massimo Moratti e ordine di Marco Tronchetti Provera, contro l'arbitro Massimo De Santis, il direttore sportivo di Messina e Genoa Mariano Fabiani, il direttore sportivo del Catanzaro Luigi Pavarese. La scoperta ha amareggiato (e irritato) molto la Procura di Milano. Ai pubblici ministeri, tre anni fa, è stata segnalata la confessione(?) di un arbitro, Daniele Nucini, al presidente dell’Inter, Giacinto Facchetti(si dice, perchè ricattato del contenuto compromettente di alcune sue sue telefonate intercettate). Parla di partite addomesticate, indicherebbe addirittura numeri di telefono riservati con cui i componenti della banda di Moggi comunicano tra loro in tutta sicurezza. Fa il nome degli arbiti, uno dei protagonisti è Massimo De Santis. Facchetti spinge Nucini, a parlare con i magistrati. Nucini, come fosse in trance va in procura ma di fronte alle toghe si riprende e smentisce tutto. A questo punto Facchetti avendo registrato tutto, consegna il dvd al patron della squadra. Massimo Moratti si rivolge così all'amico Tronchetti Provera e alla rete di sicurezza della Telecom, che lo indirizza a Emanuele Cipriani. Questi mette sotto controllo sia De Santis che la moglie, prepara un dossier e lo consegna al patron dell'Inter(fa testo il famoso dossier che Facchetti sventola per Moggi e Giraudo a Telelombardia). La storia sembra morta lì. Invece continua per vie oblique (da qui l'irritazione della procura che si sente usata e gabbata dall'Inter). Il Corriere della Sera ha già svelato la nota di accompagnamento dell'indagine spionistica: "Con il presente report siamo a riportare quanto emerso dall'attività di intelligence attualmente in corso a carico di Massimo De Santis e della di lui coniuge, sviluppata al fine di individuare eventuali "incongruità" in particolare dal punto di vista finanziario e patrimoniale a carico del soggetto di interesse". L'incrocio della storia con lo scandalo del calcio finisce qui e appare tutto sommato marginale nell'imponente schedatura illegale che i magistrati scoprono nel computer "aperto" da Cipriani. "Decine e decine di migliaia di fascicoli" ("centomila, un milione"?) svelano un lavoro accuratissimo portato avanti con la collaborazione di pubblici funzionari infedeli capaci di violare le banche dati del Viminale, della Banca d'Italia, degli uffici della pubblica amministrazione. se la procura dovesse andare a fondo sarebbe uno scandalo di proporzioni catastrofiche. Le schede hanno un loro preciso canone. Si interrogano le conservatorie dei registri immobiliari, gli archivi notarili, il pubblico registro automobilistico, il registro navale, l'anagrafe tributaria. Si scava negli istituti di credito, nei fondi di investimento, nelle società finanziarie. Si annotano i soggiorni all'estero, la presenza abituale in luoghi di villeggiatura. Quasi sempre, gli accertamenti sono estesi al coniuge ai figli o amanti, alle persone fisiche o giuridiche, società, consorzi, associazioni del cui patrimonio il cittadino "schedato" risulta poter disporre "in tutto o in parte, direttamente o indirettamente". I file si arricchiscono dei tabulati telefonici del maggiore gestore italiano di telefonia - sono documenti che permettono di ricostruire l'intera mappa dei contatti del "soggetto di interesse" - in qualche caso, delle intercettazioni della magistratura perché Giuliano Tavaroli ha controllato, fino a qualche tempo fa, il Centro nazionale autorità giudiziaria (Cnag) dove transitano tutte le richieste d'intercettazione dell'autorità giudiziaria. Le schede degli spioni raccolgono intercettazioni abusive perché è possibile attivare una "linea di ascolto" senza decreto giudiziario in quanto non c'è alcun controllo (soltanto a posteriori è possibile risalire alla traccia che lascia l'attivazione della linea di intercettazione: sono le tracce che i magistrati ora stanno cercando).
Lo schema d'investigazione appare molto simile, se non identico, alle indagini per mafia o riciclaggio. Anche nel caso delle schedature illegali, infatti, l'obiettivo degli "spioni" è l'accertamento di una sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni posseduti.
Con un vantaggio rispetto alle polizie: la Polis d'Istinto appare in grado misteriosamente di compiere senza difficoltà anche accertamenti patrimoniali all'estero. Ora bisogna chiedersi chi è stato spiato, per conto di chi, che uso è stato fatto dei dossier o se ne voleva fare? Sono domande che spingono su un sentiero molto scivoloso. Tutte le fonti vicine all'inchiesta sono restìe ad azzardare una qualche conclusione, anche se approssimata. L'indagine, dicono, è ancora in corso(?). Si sa però che l'archivio illegale raccoglie più o meno i nomi dell'intera classe dirigente - politico, economica, finanziaria - del Paese. Ci sono tutti i protagonisti della scalata di Bpi ad Antonveneta e di Unipol a Bnl, per dire, i GIUDICI!!!. Gli industriali e i finanzieri che scalarono nel 1999 la Telecom. I politici e gli uomini di governo che guardarono con interesse a quell'operazione. Emanuele Cipriani sostiene che il suo lavoro è stato regolarmente commissionato, attraverso Giuliano Tavaroli, dal presidente Marco Tronchetti Provera. Emanuele Cipriani rintuzza i dubbi mostrando le fatture regolarmente emesse da Pirelli-Telecom. Più o meno quattordici milioni di euro, anche se Cipriani preferisce farsi pagare in sterline e a Londra. Da dove curiosamente il denaro comincia a muoversi come in un vortice. Montecarlo. Svizzera. Infine, l'approdo in un conto della Deutsche Bank del Lussemburgo, intestato alla Plus venture management, società off shore con base nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Che necessità c'è di far fare a quel denaro, se era compenso di regolare contratto di consulenza/collaborazione, il giro del mondo? Per quel che se ne sa, non è la sola domanda che non trova ancora una risposta. Ce n'è un'altra, forse più importante. Se è Marco Tronchetti Provera a commissionare quei dossier, è rimasto fregato perché alcuni fascicoli riguardano lo stesso Tronchetti e gli affari di sua moglie Afef? Anche loro, i "padroni" della Telecom, potevano essere sottoposti a pressioni? In questo caso, Cipriani a chi ha venduto, Chi poteva essere piu'potente del patron di Pirelli e Telecom? Allora chi chi muoveva la mano degli spioni, chi erano questi "clienti(?)" desiderosi di indirizzare le mosse del presidente di Pirelli/Telecom? Se non s'insabbia e si va fino in fondo, la storia del grande archivio spionistico e illegale della Seconda Repubblica è ancora tutta da scrivere.
(23 maggio 2006)

lunedì, maggio 15, 2006

Il ritorno del boemo...come nascondere l'ennesimo FALLIMENTO

ECCO PERCHE' ZEMAN CE L'HA TANTO CON JUVENTUS.
Per risalire alle origini di cotanto odio, e' necessario andare a ritroso nel tempo.
Forse non tutti sanno che zdenek zeman (il minuscolo e' voluto), e' il nipote di CESTMIR VYCPALEK (qui il maiuscolo e' d'obbligo), gia' calciatore dei bianconeri nella stagione 1946-47, quindi allenatore degli stessi nelle stagioni 71-72 e 72-73, con annessi scudetti conquistati. Da cio' si evince che zeman, frequentava spesso l'ambiente bianconero, e questo fece sì che ne divenne un tifoso appassionato (per sua stessa ammissione), sognando un giorno di poter ricalcare le impronte dello zio, e sedere sulla panchina della squadra piu' blasonata d'italia. Le premesse ci sono tutte, infatti zdenek diventa allenatore, e dopo alcune stagioni tra le categorie inferiori (tra alti e bassi), nel 1990-91, alla guida del Foggia, riporta la squadra pugliese in serie A dopo molte sagioni nelle categorie inferiori. Le caratteristiche principali di quel Foggia sono: la corsa, i rossoneri di Zeman non si fermano mai (solo allenamenti e vitamine???), e il gioco spregiudicatamente offensivo, e tant'è, che in due stagioni la squadra allenata dal boemo disputa due campionati piu' che dignitosi (correndo, correndo...). Nella stagione 93-94, nonostante il presidente Casillo ogni anno privi zeman dei suoi elemnti migliori (Signori, Baiano, Rambaudi...) per motivi di "cassa", la squadra tutta "allenamenti e vitamine", lotta per un posto in Europa, zeman ottiene sempre piu' consensi, e si comincia a parlare di una panchina importante. Durante tutta la stagione il nome di zeman è accostato a diverse squardre, tra tutte spicca la JUVENTUS, ormai intenzionata a chiudere il secondo ciclo del TRAP, e quindi intenta a guardarsi intorno, e tutto lascia presagire che il sogno d'infanzia di zdenek sia prossimo ad avverarsi. Ma non c'e' solo zeman nel mirino dei bianconeri, da qualche tempo infatti, i giornali iniziano a sussurrare anche il nome di un certo MARCELLO LIPPI, che in quell' anno siede sulla panchina del Napoli. E' un Napoli che inizia la sua stagione tra mille difficolta', rischiando addirittura di non iscriversi al massimo campionato per motivi economici, e con i tifosi che sono ancora freschi "orfani" di Diego Armando Maradona, che solo tre anni prima, aveva lasciato la citta' partenopea in cirostanze non proprio felici, ma questa e' un'altra storia. Fatto sta, che il Napoli di Marcello Lippi disputa una stagione al di sopra delle aspettative, arrivando anch'esso a sognare un posto in Europa. In pratica l'ironia della sorte ha messo entrambi gli allenatori a contendersi i medesimi traguardi: portare le rispettive squadre in Europa, e sedersi sulla panchina della Juventus. Già prima che si risolvesse la questione "europea", la Juventus con l'avvento della nuova dirigenza (Moggi, Giraudo e Bettega), fa la sua scelta per le stagioni a venire: Marcello Lippi (mai sceta fu piu' azzeccata); mentre il boemo dovra' accontentarsi della meno prestigiosa panchina della Lazio. Ma c'e' ancora un posto in uefa da assegnare: all' ultima giornata del campionato 93-94, il Napoli di Lippi e il Foggia di Zeman sono le uniche due squadre a lottare per il sesto posto. E il destino vuole che ci sia proprio lo scontro diretto tra i due club del meridione. Vince il Napoli per 2-1, che approda in europa, mentre il Foggia perde un treno che non passera' mai piu'. In sintesi Lippi batte Zeman 2-0; e possiamo ragionevolmente considerare questa stagione il prembolo di quelle che saranno le carriere dei due allenatori: il primo farà incetta di vittorie e trofei, mentre il secondo collezionarà esoneri, fallimenti e umiliazioni. Ma ignaro del proprio del proprio destino fallimantare in ambito calcistico, il boemo da quell'anno in poi serbera' un rancore mai sopito nei confronti della squadra che lo ha "tradito" e del collega che gli ha soffiato un posto in nella panchina piu' ambita d'Italia e che ha infranto il sogno di portare il suo foggia TURBO (vitamine e allenamenti, per carità...) in Europa. Inizia la stagione 1994-95, la Juve di Lippi ha fame di vittorie, visto che lo scudetto manca da nove lunghi anni, ma anche la lazio di Zeman ha voglia di diventare grande, e di vincere qualcosa di importante, visto che il suo ultimo trofeo risale al 1974. Quella del 1994-95, e' una stagione che vede i bianconeri protagonisti sia in Italia che in Europa, ed è proprio in quell'anno che comincia la crociata anti-juve e anti-lippi del boemo, sia pur con toni che alla luce di quanto è avvenuto negli anni successivi fanno sorridere, infatti l'accusa che zdenek muove nei confronti della Juve, è quella di avere troppa fortuna, sembra incredibile, ma e' cosi, piu' volte nel corso di quella stagione zeman sosterrà che il primato dei bianconeri è dovuto più dalla buona sorte che dal gioco. A fine stagione Lippi, forte di uno SCUDETTO e di una COPPA ITALIA, conditi dalla finale di Coppa UEFA persa col Parma (la vera rivale dei bianconeri in quell' anno) rispondera' a lui e agli altri antijuventini dicendo la famosa frase:"LA MIA JUVE HA VINTO PERCHE' HA DUE PALLE COSì!" (grande Marcello!); e se Lippi e la Juve festeggiano, la Lazio di zeman, pur disputando una buona stagione arrivando seconda a pari punti con il Parma a "soli" dieci punti dai bianconeri, non coglie alcun trofeo (anche in coppa Italia sara' eliminata dalla Juventus...). La stagione 1995-96, procede tutto sommato tranquilla in chiave JUVE-LIPPI vs zeman, visto che i bianconeri, i quali puntano decisamente alla Champions League, che poi vinceranno (ma non è difficile ipotizzare un zeman sul "trespolo" durante la finale di Roma, cadere dal medesimo al rigore decisivo di Vladimir Jugovic); in campionato non tengono il passo del Milan di Fabio Capello che si laureerà campione d'Italia per la quindicesima volta. Inutile dire che la Lazio del boemo rimarra' ancora a bocca asciutta...Nella stagione 1996-97, ricomincerà l'attacco frontale di zeman verso la Juve di Lippi. Stavolta il boemo, che ha capito che attaccando i bianconeri acquista consensi, accusa la Juve di essere aiutata dagli arbitri, ma a Torino fanno spallucce, anche perche' sono abituati a questo tipo d'accusa da parte di chi e' roso dall'invidia. Ed il boemo in quell'anno ne avra' molti di motivi per mordersi i gomiti, visto che la Juve salira' sul tetto del Mondo, mentre lui conoscerera' il suo primo esonero importante, infatti la sua lazio che non naviga in buone acque, sara' traghettata da Zoff verso un finale di stagione dignitoso, prima che zdenek provochi danni irreparabili. La stagione 97-98 vede approdare zeman alla roma (anche qui il miniscolo e' voluto), senza naturalmente vincere nulla, mentre Lippi con la sua Juve conquistera' Scudetto e Supercoppa Italiana. ma e' proprio al termine di questa stagione che il boemo si scatena. Nel calcio italiano ci sono due strade diverse per arrivare alla fama ed ai consensi: quella piu' difficile e' vincere qualcosa di importante, quella molto piu' facile, e' attaccare la Juve, e zeman, che questo l'ha gia' capito da diverso tempo, vista l'impossibilta' per manifesta incapacita' , di percorrere la prima starda, ha optato per la seconda, piu' facile e sbrigativa. Nell'estate del 1998, rilascia le famose dichiarazioni sul "calcio che deve uscire dalle farmacie", facendo riferimento, anche un po' imboccato dalle domande di qualche giornalista filo-romanista, alla crescita muscolare di Vialli (che gia' da due anni non giocava piu' con la juve, e che comunque era "cresciuto" già a Genova, dove non a caso venne soprannominato "polpaccio di ferro") e Del Piero (che quando arrivo' alla Juve non aveva ancora 19 anni, per cui una crescita muscolare era piu' che leggittimo auspicarsela, casomai ci sarebbe stato da preoccuparsi del contrario se in 5 anni ciò non fosse avvenuto). In realta' in quella famosa intervista, l'allenatore meno voncente d'Italia, altro non era che una pedina mossa contro la società piu' blasonata d'Italia, da parte di una lobby politico-mediatico-giudiziaria volta a distruggere l'immagine della Juventus con le maniere piu' sporche, visto che in campo era impossibile batterla (guarda caso, si sono "ricordati" dopo quattro anni che la Juve era "dopata"). Ma resta il fatto che in tutti questi anni, oltre a collezionare insuccessi ed esoneri lampo l'allenatore boemo, non ha mai perso occasione di attaccare i bianconeri in merito alla faccenda del doping, dalla quale e' nata un indagine ed un processo che in appello si e' concluso come tutti sappiamo (anche se c'è ancora la cassazione). Un altro aspetto curioso, su come il destino si sia preso gioco del boemo, sta nel fatto che gli allenatori che gli sono succeduti nelle due panchine piu' importanti nelle quali si e' seduto (Ericsson alla Lazio e Capello alla Roma), hanno tutti e due raggiunti quegli obbiettivi che zdenek ha puntualmente fallito. Anche in questi ultimi anni le strade di Lippi e zeman hanno continuato a percorrere direzioni opposte. Il primo e' tornato alla Juve giusto in tempo per vincere altri due Scudetti e due Supercoppe Italiane, per poi approdare alla guida della nazionale, con la quale proverà a vincere il quarto Mondiale della sua storia, impresa molto difficile a dir la verità; mentre il secondo ha continuato ad allenare in provincia (con diverse pause di... riflessione...). Attualmente è a Brescia, subentrando a campionato in corso, ha trovato una squadra in piena zona promozione (misteri del calcio, e di Corioni, uno che di calcio non ci capisce niente), ma già dopo qualche giornata, l'ha fatta quasi uscire dalla zona play-off. Ma sono arci sicuro, che se il Brescia dovesse fallire la promozione, la colpa non sara' di zdenek, ma dei giocatori che non assimilano i suoi schemi, d'altronde il buon zeman, nei suoi insuccessi non ci ha mai messo la sua faccia, ma ha sempre dato la colpa ai giocatori, altra differenza con il grande Marcello Lippi, il quale pur avendo vinto molto, quando c'era da ammettere i propri errori, non si e' mai tirato indietro. Ma non deve preoccuparsi, il boemo, tanto a differenza di tutti i suoi colleghi, lui godra' di un credito illimitato, da parte di molti giornalisti e tifosi, per via della sua "crociata" antijuventina, per cui stia tranquillo, e continui a combinar disastri schierando squadre circensi che fanno il fuorigioco a centrocampo (memorabile JUVE-Lecce 5-1 dello scorso anno), sara' sempre giustificato. In conclusione, voglio dire che forse mi sono un po' dilungato con questo post, anche perchè molto probabilmente, il concetto si puo' riassumere con una sola parola: INVIDIA.

venerdì, maggio 05, 2006

l'infame sciacallo beccantini

BECCANTINI, L'INFAME SCIACALLO  CHE SI NUTRE DI SCIACALLANDO NELLA JUVENTUS

Sulle infamanti risposte che lo sciacallo beccantini da ai lettori del suo blog: Il sassolino nella scarpa, basate su pezzi estrapolati e manipolati di conversazione, e indicarli come emblema di un’intera gestione significa mettere in atto un’operazione intellettualmente infima degna di un infame mangia pane a tradimento! All'infimo potere di Guariniello, Beccantini, Cannavo' e la sua cupola mediatica noi tifosi ci ribelliamo dichiarandoci solidali con il Dr. Giraudo e la dirigenza, a cui va il nostro appoggio incondizionato!

A quei tifosi che professando imbarazzo sul polverone sollevato da questo ignobile attacco come un branco di sciacalli ad una preda! Faccio presente che e', su questo segno di debolezza delle prede che i predatori si lanciano per annientarli! Vi invito a riflettere e giudicare serenamente sul giudizio di un magistrato rigoroso e severo quale è il Procuratore Capo di Torino 
 Marcello Maddalena,che del caso ha formulato richiesta di archiviazione, 
e' nelle cui motivazioni si legge: 
“in conclusione, quindi, dalla oggettiva analisi della documentazione, non solo non si trae conferma alla iniziale ipotesi investigativa, ma al contrario si traggono elementi probatori di segno opposto, indicativi della assenza di irregolarità e di forme più o meno mascherate di designazioni arbitrali pilotate da parte del Pairetto”.

Nel decreto di archiviazione, inoltre, afferma che sarebbe inutile proseguire l’indagine perché sarebbe :
“indubbiamente destinata a durare per anni e a riempire in eterno le pagine dei giornali e le trasmissioni televisive, ma per il cui avvio, lo si ripete, non è rimasto allo stato (dopo tutti gli accertamenti che sono stati effettuati), neppure uno straccio di “notizia” che lo consenta”.“

Questa è la verità che emerge dagli atti della Procura. Credo che per ogni cittadino sia fondamentale anzitutto l’essere rispettati. Riflettere sul rispetto che non ci è stato riconosciuto nei sette lunghi anni del processo di primo grado, durante il quale abbiamo sopportato negli stadi di tutto il mondo le accuse più infamanti, e neppure oggi in presenza di un procedimento già chiuso e archiviato da mesi, che riconosce la nostra completa trasparenza”.

“Per quel che riguarda l'aspetto sportivo, riflettere in attesa che la giustizia sportiva, faccia il suo corso, siamo fiduciosi e speriamo che la risposta arrivi in tempi rapidi. Le frasi che vengono riportate da colloqui e telefonate di Luciano Moggi, direttore generale della Juventus, forniscono un quadro distorto e parziale della realtà, andando a costruire un castello di accuse finalizzato esclusivamente a screditare e ledere nome, storia, trofei e immagine della Juventus".

Fornire ai lettori un quadro distorto e parziale di quanto emerge dagli atti raccolti dalla Procura costituisce l’ennesimo tentativo di screditare e di inquinare il legittimo orgoglio della società Juventus e delle decine di milioni di suoi tifosi per le vittorie conquistate dalla propria squadra sul campo!

Dell'attacco disonesto di cannavo e della cupola mediatica (e del sodale guariniello!)", Ricordo quella volta in occasione dell'inaugurazione dell'edizione Romana della Gazzetta Dello Sport, la risposta che diede a Enrico Maida, colpevole di rimproverargli di avere lasciato al Messaggero, l'onere di spalare fango sulla Juventus, stizzito gli rispose: "se tu campi mille anni non puoi fare il danno d'immagine che ho fatto io alla Juventus".Purtroppo, il farabutto figlio del diavolo, era sicuro di quello che aveva fatto!

MALEDETTO lui, i suoi figli e figlie fino alla settima generazione! E' un atto vendicativo che viene da lontano.

Per quanto riguarda l'altro vendicativo: il giudice guariniello, all'avvocato Agnelli non perdona il trattamento alla stregua di un meridionale qualsiasi, e alla famiglia rimprovera di non averlo mai invitato alle loro feste e i loro parties. La famiglia Agnelli per curiosita', volendo potrebbe scoprire. Ma sarebbe necessario che lalla famiglia Agnelli arrivassero queste testimonianze.
VOCAZIONE e PROFESSIONE: DIFFAMATORE.

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Saturday, April 29, 2006 dialogo con Alan alias Roberto Beccantini 
L'autore del blog-il sassolino nella scarpa-Roberto beccantini, ogni tanto si camuffa da lettore sotto i vari...nic, Giordano, Alan, Franco e altri che non ricordo

Questa volta rispondo a...Alan - alias i differenti difensori di Beccantini di ogni sassolino che rispodeva ad una mia precedente lettera di accusa a Beccantini. Alan..... Egregio Signor Minotti, il silenzio mediatico può essere strano su determinati scandali....A tutti i livelli..... Detto questo, io non me la sentirei di accusare Beccantini e Cannavò, due giornalisti che personalmente stimo

Si sì...non poteva essere altrimenti, continui pure a stimarsi e non si dimentichi del suo CAPO, il porco Cannavo. Oltre tutto mi suonerebbe oltremodo strano che un uomo abbastanza vicino agli ambienti di Corso Galileo Ferraris faccia di tutto per infangare il nome della Signora.

Sempre la stessa patetica difesa di se stesso! Senta sig. Alan....(Ladd?) Cosa mi potrebbe dire degli inquilini di Corso Galileo Ferraris? Non sono gli stessi che dicono che il giornale di Agnelli bisogna venderlo ai torinisti perchè i tifosi Juventini (gonzi?) la Stampa la comprano lo stesso? Perchè il giornale del proprietario della Juventus è in mano esclusivamente ad....incalliti anti Juventini, quali....Ormezzano, Beccantini, Boffo, Vergnano Gramellini, Ansaldo e chi più ne ha, più ne metta? Come dice Cannavò, solo i......sminchiati non sanno che, da 20 anni Becca prende in giro Angelli e quella banda di finocchi del suo seguito.

Lo sappiamo in tanti che lei e innamorato di Cannavò, ma nessuno ci ascolta perchè il giornale è nelle vostre mani ....vero? Uomo dai molti volti.... Beccantini? A cominciare dal vecchio abbonato della curva Scirea: quel famoso....Giordano, per seguire a Franco etc. etc.? Non si accorge che con questo tipo di difesa sta diventando patetico, e solo i gonzi alla....galileo ferraris pensiero, o detta alla Cannavò....gli omosessuali (Eufemismo) dell'entourage Agnelli le possono credere, dopo tutto è per loro che crea questi personaggi che "hanno" l'autore. Non si accorge che cade nei suoi tranelli in modo infantile, una dimostrazione di quanto sia servo della loggia del piduista. Si scatena contro La7 di Tronchetti Provera, ma della spazzatura che mediaset butta sulla juve (malgrado i diritti tv e gli euro) neanche l'ombra di un accenno. Però nei riguardi di Beccantini e Cannavò è veramente dolce....complimenti.

Ultima osservazione: ma secondo lei ai giornali, ai giornalisti e agli editori converrebbe così tanto(in termini di tiratura e popolarità) un accanimento terapeutico contro la Vecchia Signora?

Le rispondo con un'altra domanda, secondo lei.....a quel signore conveniva che, pur di fare un dispetto alla moglie si tagliasse il cazzo? Dove cè convenienza non c'è perdenza, no? Ricordo che negli anni 80, durante l'inchiesta sulla partita dello scandalo-Genoa Inter scoprirono che il Presidente dell'U.S.S.I si era venduto a Giuseppe Prisco e Gino Palumbo imponendo ai suoi affiliati (praticamente a tutti i giornalisti sporivi...e non) silenzio alle storture nell'incheta sull'inter. Beccantini negherà perchè era uno di quei corrotti, ma chieda aPaolo Ziliani, il giornalista che scoprì l'illecito di quella partita, e Cannavò con Palumbo e Prisco erano i capi della cordata inter. Chieda a Ziliani, quello delle pagelle di Mediaset.

Secon do me per nulla

SECONDO lei per nulla? La credo sulla parola ci mancherebbe

E non mi collochi immediatamente dalla parte degli antijuventini perchè chi scrive è un abbonato alla curva sud Scirea che però cerca di rimanere obiettivo

Le stesse testuali parole che disse sotto il nic, Giordano, ricorda, no? glielo ricordo io!Allora lei sarebbe uno di quei tifosi Juventini abbonati alla curva Scirea?....ma certo sig. Giordano...Alias Alan...Alias...Insomma faccia lei.

Per quanto concerne il controllo mediatico di Moratti e sopratutto Berlusconi, beh, senza dubbio sarebbe una grazia divina fosse limitato solamente al calcio

Questa e proprio Beccantiniana!...Sig. alias molti volti, nelle volatili risposte del Sassolino, a me si rivolge così

Fabrizio Minotti: lei farnetica In sette anni avrò scritto sì e no cinque pezzi sul processo

Becca, Becca sapendo che non posso portarle le prove di 7 anni di sassolini fa anche il furbo, ma i lettori che per 7 anni hanno dovuto ingoiare le sue accuse, le sue insinuazioni: queste non ce le fa mancare neanche ora, tanto sulla Stampa quanto ai microfoni davanti alle telecamere di mediaset (dico una bugia se dico che in certi ambienti meneghini dicono che Berlusca la paga in nero?) vorrebbero giustizia... parola grossa vero? Segue.

Resta un fatto: l'abuso di farmaci è deprecabile. E qui bisogna dare atto a Zeman di averlo urlato, anche se poi ha sterzato bruscamente soltanto sulla Juventus

Ancora questa lode allo zingaro boemo? Candiduccio, candiduccio nell'inferno avrà il cantuccio, li i soldi di Moratti compra trippa per i gatti.... e il prode Beccantini.... del di Canapa bile empie le tini!

a Carlo Petrini non ho chiesto altro che una riflessione sulla sentenza d'appello
CARLO PETRINI: DROGA-ALCOOL & SCOMMESSE

Qualè il senso morale di dare tanta importanza ad un drogato, incallito imbroglione amorale, parte integrante della spirale di Candido Cannavò. Ma questo sarebbe lo stesso Petrini che cominciò con una accusa a Sacchi di DOPARE i giocatori del Milan e subito ricevette una visita di due aiutanti del giardiniere di Berlusconi, lo specializzato MANGANO? Lo stesso Petrini che venne subito catechizzato da Cannavò a orientare le sue accuse verso la Juventus? Lo stesso petrini che ha detto che in uno dei suoi libri a collaborato RoBe, purtrppo solo lo pseudonimo RoBe

Ve l'ho già detto e scritto un sacco di volte: fare il tifoso è un lusso che non posso permettermi

Lei si contraddice di nuovo....quando deve prendere per il culo i gonzi, no si fa mancare un.... sono tifoso Juventino, mentre ora dice chenon si può permettere di essere tifoso....patetico lei e ridicoli quelli delle stanze dei bottoni di Corso Galileo Ferraris!
E qui bisogna dare atto a Zeman

Ancora! Proprio ce lo vuole inculcare in testa, per evitare che si possa pensare a candiduccio?

penso che Guariniello credesse fermamente nella colpevolezza della Juventus, colpevolezza più morale che fattuale

Lei pensa che.... ma quale pensa! Lei sa, eccome se sa! Lei, sa.... che guariniello con Cannavò hanno orchestrato tutto per punire l'odiato Avvocato, e lei era l'anello più piccolo della catena, ma sempre anello... ed ora cerca di scagionare i suoi compari perchè così facendo scagiona se stesso. Le do un'altra prova che lei si tradisce volendolo difendere, Lei dice: Guariniello credeva a una colpevolezza più morale. E allora perchè INFAMARLA accusandola forsennatamente di EPO, di dopaggio. Perchè andare in Francia ad accusarla con una intervista fiume a uno dei giornali più importanti e più credibili d'Europa? Ma non si rende conto che se uscisse un gip serio, interessato a scoprire la verità lei sarebbe nei guai? La smetta e fa un piacere a se stesso

Macché delfino di Cannavò. Si svegli 

Ha ragione di offendersi per averla chiamata delfino, faccio mea culpa. Del triunvirato, lei è il socio di minoranza.

Georgatos ha dichiarato ad un giornale greco che ai tempi in cui era all'Inter qualche compagno prendeva pillole e si faceva fare flebo da sedicenti "stregoni" esterni al club. Tutto qui. 
GRIGORIS GEORGATOS: Ho visto giocatori prendere pillole e fare iniezioni 
http://www.tgcom24.mediaset.it/sport/articoli/articolo301740.shtml

facchetti: Facchetti: "Georgatos si assumerà la responsabilità di ciò che ha detto".

INATTI, SI COMPRARONO IL SILENZIO DI GEORGATOS E DI Ethno Sport DOVE ALCUNI PASSAGGI DELL' INTERVISA ORIGINALE VENNERO SOSTITUITI-ACCHITTATI, EI I GIORNALI ITALIANI COPRIRONO SOTTO UN MANTO DO SILENZIO!

Ha, tutto qui? Non è forse vero che i giornalisti sono gli occhi del popolo? Non sono i giornalisti che scoprono le magagne della società? Si? Allora perchè vuole far credere che lei non sa della droga che gira nell'Inter? Non'è Moratti che ha dato i soldi a Taribo West pe fare a Milano la comune per raccogliere drogati e prostitute Africani? Non'è Taribo west che fornisce la droga ad alcuni dirigenti e alcuni calciatori dell'Inter? 
TARIBO WEST 

Vuol far credere che un giornalista con la sua esperienza non'è al corrente che Moratti sa che west era il fornitore di Kallon? 
Mohamed Kallon si drogava dal primo giorno all'inter ma venne beccato solo in Udunese-inter. 

E' che a MorattOpoly nessuno sapeva, quando alla pinetina, il fornitore della Ndrangheta da 30 anni era di casa? Che il benzinaro non sa neanche perchè lo ha mandato al Monaco invece di darlo al Bologna per più soldi? E' neanche sapeva perchè dopo pochi mesi il Monaco lo ha mandato nel Golfo Persico? 
Ma come è ingenuo poverino... Non che cannavò fa da telaragna per acchiappare voci e spifferi? Ma lei non si accorge di auto incriminarsi? Acc....A sa slama ‘l butun dla pansa a forsa d’ridi.








5 MAGGIO 2006 TORINO STADIO DELLE ALPI: CONFERENZA STAMPA DI ANTONIO GIRAUDO

Giraudo: "Violati diritti fondamentali"


Ecco le dichiarazioni del dottor Antonio Giraudo rilasciate nel corso della conferenza stampa tenutasi questa mattina allo stadio Delle Alpi:

L'amministratore delegato della Juve rompe il silenzio sulle intercettazioni:
"Chiedetevi per quale motivo i testi sono stati dati ai giornali e non prima a noi o ai nostri legali"

“Ancora una volta la Juventus ed i suoi dirigenti si trovano sotto le luci di un processo mediatico che non ha precedenti nel mondo del calcio. Leggo sui giornali di oggi che il nostro silenzio è figlio della paura. Affermazione quanto mai falsa. Per rispondere a quanto letto in questi giorni sarebbe doveroso da parte vostra registrare che, nella fase più calda del processo di primo grado, la Procura di Torino aveva disposto delle intercettazioni telefoniche il cui contenuto, probabilmente favorevole alla difesa, non è mai stato messo a disposizione dei nostri legali e non è entrato nel processo che si celebrava in quei giorni, ma soprattutto che quelle intercettazioni sono state distribuite alle redazioni prima che agli interessati e ai loro legali, a distanza di quasi un anno e sul finire del campionato”.

“La Juventus risponde oggi a quanto appreso esclusivamente dalla stampa nei giorni scorsi perché solo oggi abbiamo ricevuto parte degli atti. È incredibile che eventuali violazioni dei diritti fondamentali dei soggetti siano, nel nostro Paese, così di scarso interesse, al punto che nessuno se ne occupa. Aspetto di cui, invece, ci occuperemo noi con esposti indirizzati alle competenti Autorità”.

“L’indagine della Procura di Torino si è conclusa nell‘estate scorsa dopo mesi di verifiche documentali e di intercettazioni telefoniche, oltre che interrogatori, disposte nei confronti di alcuni dirigenti della Società e di altre persone. Ieri abbiamo fatto richiesta di tutta la documentazione e questo è il decreto di archiviazione dell’indagine. È datato 29 settembre”.

“Visto che le parole più ricorrenti sulle pagine della stampa, ieri e oggi, sono state “etica” e “morale”, mi chiedo quanto un simile comportamento possa essere giudicato corretto: abbiamo letto sui giornali accuse, illazioni infamanti, commenti e giudizi in merito ad una indagine di cui non eravamo neppure mai stati informati. È corretto questo? È etico? È opportuno o inopportuno?

“Esistono due aspetti: uno giudiziario ed uno sportivo. Per quel che riguarda il primo, un magistrato rigoroso e severo quale è il Procuratore Capo di Torino Marcello Maddalena ha formulato richiesta di archiviazione nelle cui motivazioni si legge: “in conclusione, quindi, dalla oggettiva analisi della documentazione, non solo non si trae conferma alla iniziale ipotesi investigativa, ma al contrario si traggono elementi probatori di segno opposto, indicativi della assenza di irregolarità e di forme più o meno mascherate di designazioni arbitrali pilotate da parte del Pairetto”. Nel decreto di archiviazione, inoltre, afferma che sarebbe inutile proseguire l’indagine perché sarebbe “indubbiamente destinata a durare per anni e a riempire in eterno le pagine dei giornali e le trasmissioni televisive, ma per il cui avvio, lo si ripete, non è rimasto, allo stato (dopo tutti gli accertamenti che sono stati effettuati), neppure uno straccio di “notizia” che lo consenta”.

“Questa è la verità che emerge dagli atti della Procura. Credo che per ogni cittadino sia fondamentale anzitutto l’essere rispettati. Il rispetto non ci è stato riconosciuto nei sette lunghi anni del processo di primo grado, durante il quale abbiamo sopportato negli stadi di tutto il mondo le accuse più infamanti, e neppure oggi in presenza di un procedimento già chiuso e archiviato da mesi, che riconosce la nostra completa trasparenza”.

“Per quel che riguarda il secondo aspetto, quello della giustizia sportiva, aspettiamo che questa faccia il suo corso, siamo fiduciosi e sappiamo che la risposta arriverà in tempi rapidi. Le frasi che vengono riportate da colloqui e telefonate di Luciano Moggi, direttore generale della Juventus, forniscono un quadro distorto e parziale della realtà, andando a costruire un castello di accuse finalizzato esclusivamente a screditare e ledere nome, storia, trofei e immagine della Juventus. Questa dirigenza, di cui Moggi è uno dei pilastri fondamentali, ha vinto molto, ha suscitato grandi invidie e dimostrato che è possibile coniugare l’efficienza economica alla competitività sportiva.

Fornire ai lettori un quadro distorto e parziale di quanto emerge dagli atti raccolti dalla Procura costituisce l’ennesimo tentativo di screditare una classe arbitrale che non merita questo trattamento e di inquinare il legittimo orgoglio della società Juventus per le vittorie conquistate dalla propria squadra sul campo. Estrapolare pezzi di conversazione e indicarli come emblema di un’intera gestione significa mettere in atto un’operazione intellettualmente disonesta alla quale ci ribelliamo”. (5 maggi 2006)