venerdì, gennaio 05, 2007

TelecomGate

TelekomGate
L'ultima di Mister Tim. Il tronchetto ha denunciato alcuni personaggi accusandoli di truffa nella vendita delle azioni telecom....ormai quest'uomo (sempre che di uomo si possa parlare....) mi ricorda sempre di più il cecchi gori dell'ultimo periodo (che ormai in gravissime difficoltà sia economiche che penali), denunciava alcuni personaggi accusandoli proprio di truffa nell'affare della fusione tra seat pagine gialle e le sue televisioni (la 7)....ironia della sorte ora queste televisioni sono proprio del tronchetto (attraverso telecom)...cosa ne pensate di questa mia idea...? per mè è meno campata in aria di quanto si possa pensare ad un primo sguardo....le similitudini sono inquietanti.....bel binomi - Tronchetti Provera-Cecchi Gori

P.s questa storia non è direttamente correlata con farsopoli però insisto con il mio modo di vedere....qualunque segno di debolezza del sistema morattian-tronchettiano che ci ha ingiustamente condannato è per me una buona notizia...
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In un esposto contro ignoti ipotizza un raggiro nella compravendita del 2001
MILANO
È uno dei motori delle inchieste che ruotano intorno alle vicende Telecom: un esposto presentato alla fine dell’aprile scorso da Marco Tronchetti Provera per sostenere di essere stato truffato nell’acquisto di Telecom nell’estate del 2001. La denuncia contro ignoti, tenuta finora rigorosamente segreta, ha fatto aprire un’indagine alla Procura milanese che si è andata ad aggiungere ai vari filoni già aperti sul caso con l’inchiesta Antonveneta e poi con il fascicolo Unipol-Gnutti. Nell’esposto si analizza l’andamento del titolo Olivetti (che controllava Telecom) nel periodo giugno-luglio di quell’anno, sostenendo in pratica che venne artatamente gonfiato fino ad essere pagato dalla Pirelli quasi il doppio del suo valore di mercato. Nella ricostruzione della cessione Telecom alla Pirelli, già si parlò di «un concerto» per tenere alto il prezzo di Olivetti, quando nell’estate del 2001 Pirelli e Benetton pagarono alla Bell di Emilio Gnutti 4 euro per azione per il controllo del gigante telefonico, mentre i corsi di Borsa erano all’incirca la metà, quotando il titolo Olivetti appena a 2,25 euro. Inizialmente il prezzo elevato venne spiegato con il fatto che in questo modo Pirelli avrebbe evitato di lanciare un’Opa. Cinque anni dopo però Tronchetti Provera ha ritenuto che in quella vendita qualcuno si avvantaggiò illecitamente.

Una ricostruzione che per gli inquirenti porta dritto a quella super parcella da 50 miliardi di lire scoperta nei conti di Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, gli ex numeri uno di Unipol, e pagata dal finanziere bresciano Emilio Gnutti per una non meglio specificata consulenza. L’ipotesi, neanche troppo velata, che emerge dalle indagini partite dall’esposto di Tronchetti Provera è che dunque sarebbero stati i due ex manager delle coop rosse a far lievitare il titolo di Olivetti, sostenendola in Borsa proprio nel periodo delle trattative per la cessione Telecom, d’accordo con i soci della Bell. E proprio la società lussemburghese di Gnutti sembra essere diventata il punto di contatto con le varie indagini scaturite sull’affare Telecom. Si riesumano perfino vecchie intercettazioni. Come una della fine del 2004 di Gianpiero Fiorani, dove l’ex amministratore delegato della Popolare di Lodi, intercettato per l’inchiesta sul fallimento Hdc, canticchia al telefono con un suo collaboratore la famosa canzoncina di Natale: «Jingle Bell, jingle Bell...». Solo che il riferimento non è alle campane ma all’inchiesta sulla Bell di Gnutti che i pm milanesi proprio in quel periodo avevano deciso di archiviare. Fiorani se la ride, trovando molto divertente il fatto che, grazie a una perizia di due professori della Bocconi, non sia risultato, nessun profilo di frode fiscale sulla plusvalenza intascata dalla società di Gnutti dalla vendita di Telecom. Il divertimento durerà poco. Anche perché un mese fa, con un colpo di scena i pm milanesi hanno richiesto al gip il fascicolo su Bell per riaprire le indagini, bloccando il pagamento della consulenza ai due periti della Bocconi. Che cosa ha convinto i magistrati a fare marcia indietro? Mistero. «Un elemento nuovo acquisito alle indagini», dicono genericamente in Procura. C’è chi parla di un supertestimone, di cui però non si trova traccia. Particolare non secondario: uno dei due magistrati che ora si occupano di Bell, il pm Laura Pedio, è la stessa che ha condotto l’inchiesta su Hdc.

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