lunedì, giugno 20, 2011

IL RATTO> STEFNOLIVARI NELLA SPAZZATURA-GUERINSPORTIVO

Ammetto la mia ignoranza: non avevo la minima idea di chi fosse il signor Stefano Olivari fino a dieci minuti fa. Ho letto articoli di Indro Montanelli ed Enzo Biagi, ma mai m’erano capitati sotto gli occhi i capolavori di questo campione del giornalismo, al quale, a titolo di mera informazione, andrebbe ricordato ciò che proprio Biagi disse a proposito di farsopoli: «Una sentenza pazzesca perché costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perché punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna».

Ma forse anche Biagi era uno di quelli che, come sottolinea il principe della carta stampata Olivari, non potevano o non volevano attaccare Moggi, perché gli dovevano «assunzioni, carriere e altre cose (anche solo un miserabile biglietto omaggio o una maglia autografata)» . Già me l’immagino, Enzo Biagi che telefonava a Moggi, implorandolo perché lo raccomandasse a Biscardi per un posticino a commentare il moviolone.

Ad ogni modo, dimentichiamo per un attimo il mediocre Biagi e concentriamoci sul fuoriclasse Olivari, che parte immediatamente da un punto fermo: Moggi era colpevole. Ma oltre a Moggi, andavano puniti tutti quelli che avevano in un modo o nell’altro ceduto al “moggismo” e alla «furbizia, dell'uno che cerca di fregare il prossimo perché non ha convenienza (ecco la vera differenza con le NFL e NBA spesso stracitate) nel NON fregarlo». E allora cosa dire di Gianni e Umberto Agnelli, che «hanno ingaggiato Moggi, ben conoscendo le sue modalità operative al Torino e al Napoli»? In galera! (Ma qualcuno spieghi a Olivari che purtroppo gli Agnelli sono morti da un pezzo e che, con loro in vita, tutta questa oscenità a cui abbiamo assistito dal 2006 in poi non ce la saremmo neppure sognata nei peggiori incubi) E Moratti? Colpevole pure lui, «che già quando era consapevole di come funzionasse il sistema che lo derubava tentò più volte di metterlo (Moggi, ndr) sotto contratto andandoci anche vicino in almeno due occasioni».
Insomma, tutti colpevoli! Ma di cosa? Fondamentalmente, di non essere (o almeno tentare di non essere, senza riuscirci, come nel caso del patron interista) tonti. Perché evidentemente, stando all’idea di Olivari, nella NFL e nella NBA è prassi comune impedire ad un dirigente di comprare giocatori forti a prezzi convenienti e magari scambiare mediocri calciatori con campioni che di lì a poco avrebbero vinto Mondiale e Pallone d’Oro (ogni riferimento a fatti realmente accaduti NON è casuale…). Ma del resto non sorprende che ai mediocri l’altrui bravura possa sembrare una colpa.

E allora invitiamo il povero Olivari a farsi un giro nei «siti spazzatura» e a leggere anche le parole del netturbino Enzo Biagi, da cui magari qualcosa potrà imparare pure un mostro di bravura come lui. Perché le voci fuori dal coro, come quella del mai abbastanza rimpianto Biagi, ormai si trovano solo in quei siti che lui tanto disprezza. A proposito, personalmente non ho mai ricevuto una maglia autografata e allo stadio sono entrato sempre pagando. Ma forse perché non sono un giornalista.

E mentre scrivo, ho sulle spalle i redattori del sito che, a naso turato, gridano...il RATTO olivari per discarica vomero....

Nessuno è sfortunato come l'agnello: o è cornuto, o è castrato o è scannato.

Inviato da R.C.- Mister X

sabato, giugno 18, 2011

NOI AL FIANCO DI MOGGI

Con la decisione di radiare Moggi e Giraudo, Organizziamoci prende atto che:

La FIGC, rappresentata dal “fantoccio” dei poteri che dal 2006 controllano il calcio italiano, precipitato da Berlino a Johannesburg, ha perso una buona occasione per tentare di andare oltre farsopoli. Anche perchè il Presidente Federale cui era affidato il compito di decidere sulle radiazioni di Moggi e compagnia è riuscito con una serie di artifizi giuridici a scaricare l’incombenza sullo stesso Procuratore Federale che cinque anni formulò le accuse.

Palazzi, appunto, che mai avrebbe ammesso di essersi sbagliato ma che in passato ha salvato dirigenti condannati dalla giustizia ordinaria per aver contraffatto documenti al fine di aggirare le norme sportive. Che non ha richiesto di processare la società colpevole di reati come pedinamenti e intercettazioni abusive, facendo cadere il tutto nell’oblio della prescrizione. Che di concerto con i vertici federali ha evitato di radiare un presidente sorpreso in flagranza di reato con una valigetta piena di soldi. Che però nell’occasione delle radiazioni è stato inflessibile, ignorando le evidenze di un processo ordinario che ha completamente stravolto i presupposti, su cui si è basata farsopoli.

Le istituzioni del calcio hanno quindi mandato un segnale preciso. Per loro calciopoli si è chiusa inequivocabilmente nel 2006 e a niente, servono nuovi processi. Perché la loro convinzione non sarà scalfita da nessun fatto nuovo anche se clamoroso. E per rafforzare questo principio, i giudici della Commissione disciplinare hanno addirittura rincarato la dose. Aggiungendo, nelle motivazioni, alle farneticazioni di Palazzi concetti come “allarme sociale"o comportamenti altamente inquinanti.

Alla luce di quanto avvenuto per le radiazioni pare oggi scontato anche l’esito sull’esposto presentato da oltre un anno dalla Juve. Con gaudio dei media che dopo anni di silenzio hanno ripreso fiato.  Perché a decidere, sarà sempre lo stesso Palazzi. Anche in questo caso, infatti, Abete si è pilatescamente tirato fuori. 

Possiamo quindi affermare che la FIGC ha un presidente che non decide, ma è abilissimo a demandare ad altri scelte che richiedono un minimo di attributi.

MA NOI DI ORGANIZZIAMOCI NON CI STIAMO E RISPONDIAMO:

Anche per noi tutto è fermo al 2006. Esattamente al 14 di maggio quando la Juventus ha conquistato sul campo il suo VENTINOVESIMO scudetto. Tutto quanto è avvenuto dopo, non lo riconosciamo. Perché i risultati degli ultimi anni sono falsi e frutto di una mistificazione organizzata tavolino. Chiunque abbia beneficiato di questa situazione è solo oggetto del nostro disprezzo e mai sarà accettato come avversario.

Noi saremo al fianco del nostro Direttore e della Juve indipendentemente da quello che deciderà la società. Accompagneremo Moggi con la nostra azione in tutte le sedi, a partire da quella dell’appello sulla radiazione. Se sarà necessario, promuoveremo iniziative anche forti come pubbliche manifestazioni o boicottaggi di massa in grado di provocare, quelli si, “allarme sociale”.

La revoca dello scudetto di cartone non c’interessa, perché noi rivogliamo nella nostra bacheca e nelle nostre casse quanto ci è stato tolto con un colpo di mano.

Oggi più di ieri siamo determinati a perseguire l’obiettivo con la nostra azione, volta a cacciare personaggi come Palazzi e Abete che hanno distrutto il calcio italiano.

Se qualcuno, media compresi, pensa di zittirci con il messaggio delle radiazioni, sappia che ha ottenuto l’effetto opposto. Perché ha rigirato il coltello in una ferita mai rimarginata.

Noi non siamo né indignati ne sorpresi per quanto capitato, ma semplicemente disgustati perché la farsa continua.    I personaggi che decidono sono sempre gli stessi. E di conseguenza le loro scelte fanno diventare la nostra battaglia per la riconquista della dignità, ancora più aspra. 

            Noi non molliamo! 
Juventus - Compagna di Viaggio
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http://calabrone37.blogspot.com/

mercoledì, giugno 15, 2011

Dalla Discarica (la procura della republica) di Napoli + SHOTRADING - LIBERA INFORMAZIONE: IL COMPLOTTO

DELLA FAMIGERATA PROCURA DELLA DISCARICA (discarica il tribunale!) DI NAPOLI 

Nel 2006 non ci pensarono neanche un nanosecondo a utilizzare 21 intercettazioni (per di più taroccate!) su 180.000 circa, senza un riscontro, senza una prova a supporto. Logicamente c'era la regia occulta (occulta per modo di dire) con la precisa volontà di farlo. Forse perché con la Juventus ridimensionata ci guadagnavano tutti e ci perdevano in pochi (Giraudo, Moggi, Mazzini De santis e Pieri... tifosi a parte).

Aveva ragione la Giudice Casoria quando: "Dicono l’indipendenza della magistratura. Non possiamo più parlare! C’è solo l’indipendenza dei pubblici ministeri. Il procuratore della Repubblica tiene sotto lo schiaffo il presidente del tribunale [...]".

Quello stesso Procuratore capo, dott. Giandomenico Lepore, che oggi butta acqua sul fuoco dello scandalo calcioscommesse e pubblicizza alla giunta De Magistris uno dei topi della discarica-procura di napoli (i PM, quelli veri sono altra cosa; quelli che non parlano e indagano in silenzio e con rigore), il mitico Giuseppe "Peppe" Narducci che con tipico vizietto italiota del conflitto di interessi presenta libri in beata compagnia di capitan Zanetti, di quel fulgido esempio di efficienza, professionalità e rigore che risponde al nome di Col. Attilio Auricchio, insegnante di tecniche investigative (sic...) alla Scuola Ufficiali dell'Arma e già comandante del gruppo dei "Magnifici 12 di Via In Selci" (omen nomen) dell'indagine Off-side, anch'egli reclutato nella squadra di De Magistris come capo gabinetto (il posto giusto, non c'è che dire...).... e del "corruttore Massimo Moratti", con il quale, sfacciatamente, se ne stette in conclave nell'ascensore per SETTE lunghi minuti...Baciamo le Mani...Don massimino...

Sospetti? Beh...prendiamo il caso Auricchio: come si fa a diventare Colonnello in pochi anni? Per concorso tra un grado e l’altro ci vuole un apposito iter e devono passare alcuni anni per parteciparvi. Per promozione la provvidenza non ha limiti, sicuramente per il merito di essere il falsificatore di prove del "famigerato" generale Mario Mori... per il quale "taroccava prove e intercettazioni" per le malefatte del Generale Sloveno (agli arresti e sotto processo!) che, come Giandomenico Lepore (si dice!) braccio armato della "loggia" del tribunale di Milano. Ragion per cui il Mori venne investito della pseudo inchiesta-calciopoli che logicamente assegnò al fedelissimo-Taroccatore-Attilio Auricchio, allora maggiore, e a operazione calciopoli brillantemente conclusa, promosso prima Colonnello e poi a insegnante di tecniche investigative (sic...) alla Scuola Ufficiali dell'Arma dei carabinieri.
IL CORRUTTORE MASSIMO e IL CORROTTO GIUSEPPE 'peppe o scemu' NARDUCCI
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ARTICOLO"inte"ESSANTISSIMO, CHE CONTRIBUISCE A FAR CAPIRE, COME IN TEMPI DI MAFIA & MASSONERIA SE HAI L'ANIMA DA SCIACALLO SI FA PRESTO A FARE CARRIERA
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31/08/2007-Libera Informazione: Finanza e manipolazioni mediatiche:"Complotto calciopoli".
SHOTRADING - LIBERA INFORMAZIONE: IL COMPLOTTO

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L'alta finanza e le manipolazioni mediatiche: il caso "calciopoli"
Le vicende relative all’inchiesta sul mondo del calcio operata nel 2006 dalla Procura di Napoli, sono state un’autentica “deflagrazione mediatica” che ha occupato la maggioranza degli spazi dell’informazione italiana. Il motivo è facilmente intuibile: noi italiani abbiamo la capacità di passare con relativa indifferenza attraverso vicende di gravità straordinaria, purchè queste non riguardino “panem et circenses” , elementi che nessuno ci deve toccare. I calciatori sono i nostri “circenses”, e il “dio pallone” è l’unico motivo per cui valga davvero la pena discutere con coinvolgimento e animosità. Soprattutto è l’unico motivo per il quale valga la pena leggere qualche giornale, e più in generale…leggere (infatti in Italia abbiamo ben tre quotidiani sportivi, in particolare la Gazzetta dello Sport è sempre in vetta alle classifiche delle vendite).
E’ ovvio che tali affermazioni siano una volontaria provocatoria generalizzazione, ma dati alla mano (cioè le vendite dei giornali) si capisce che tale generalizzazione è basata su fatti reali. Churchill soleva dire: “gli italiani vanno alla guerra come si va ad una partita di calcio, e ad una partita di calcio come si va alla guerra”. Vorrei poter dire che Churchill era preda di snobismo pregiudiziale nei confronti del nostro paese, purtroppo mi tocca pensare che nelle sue parole ci fosse una dose di verità.

L’intera vicenda di “calciopoli” è un autentico scrigno ricolmo di tesori per chi è interessato ad esplorare territori quali gli intrecci dell’alta finanza italiana, le manipolazioni mediatiche, la psicologia di massa. Uno scrigno che dovrebbe destare l’attenzione di chiunque voglia capire meglio il paese nel quale viviamo, a prescindere totalmente da quale sia il proprio interesse nei confronti del calcio inteso puramente come sport. Uno scrigno che offre molto materiale d’analisi e numerosi spunti di riflessione. Quando l’interesse della “pancia del paese” si sarà spento sotto le ceneri del tempo, la vicenda diverrà a mio parere emblematica nello studio dei rapporti tra mass-media e società. Perché quando si vuole analizzare la storia di un paese non si possono ignorare i meccanismi che guidano i media. La qualità dell’informazione è una delle basi fondamentali della moderna democrazia, ed è affidabile metro di valutazione del grado di civiltà.

“Calciopoli” è un’opportunità unica: per la prima volta dai tempi di “tangentopoli” (“panem”) i media italiani hanno per la mani una vicenda che interessa la “pancia del Bel Paese” in maniera viscerale (scusate il poco felice gioco di parole). E’ proprio quel coinvolgimento, quel morboso interesse degli italiani nei confronti del calcio, che ha gettato le basi per costruire quella che, in termini di azione sull’emotività di massa, è stata forse la più clamorosa manipolazione mediatica avvenuta in Italia dal dopoguerra ad oggi. Nelle pagine che seguono dimostrerò tale affermazione analizzando molti dati, notizie e avvenimenti che sono stati censurati e manomessi, grazie ad una vasta azione di “taglia e cuci” operata dai media italiani sulle notizie che trapelavano dall’inchiesta. Si va dalle intercettazioni telefoniche (moltissime quelle tagliate, cancellate o diffuse in maniera parziale), alla clamorosa totale censura sull’identità di chi ha materialmente diretto le operazioni d’indagine. Dal parziale insabbiamento dello scandalo Telecom/Sismi, alla linea contraddittoria e sfuggente seguita daIla famiglia Elkann, dall’IFIL e dalla nuova dirigenza juventina durante l’inchiesta. Fino ai legami strettissimi tra Inter, Telecom e giudici che scrissero le sentenze sportive.

Ma per giungere a capire in quale terreno affondino le radici di tale manipolazione mediatica, bisognerà fare un passo in dietro fino alla fine degli anni ’90 ed analizzare le modalità con le quali si arrivò a privatizzare il gruppo Telecom-Italia

Nel diffondere le notizie sulla vicenda i media italiani si sono sempre mossi partendo da un presupposto di tipo etico e morale, ben sapendo che “etica” e “morale” sono strumenti che grazie alla retorica si possono utilizzare come grimaldelli e passpartout nelle coscienze delle masse. Quelle medesime masse che accedono a fonti d’informazione filtrate e indirette, e che quindi non sono in grado di acquisire i mezzi necessari per rapportarsi ai media con consapevolezza e senso critico. Grazie alla questione morale si fornisce sempre un fertile terreno emotivo sulla quale far presa: l’inchiesta su “calciopoli” è stata proposta come una lotta dicotomica tra concetti quali “moralità” e “immoralità”, “onestà” e “disonestà”, facendo largo uso di termini quali ”giustizia”, “pulizia” e “rinnovo”. Aggiungiamoci poi che tali dualismi sono applicati ad un contesto già per sua natura basato sull’emotività (cioè il tifo calcistico) e capiremo come una vicenda del genere non poteva che assumere dimensioni mediatiche abnormi (dato per fatto acquisito che il calcio sia lo sport più seguito in Europa, ma più in generale anche nel mondo).

Per avere un’idea di come i fatti siano avvenuti, o perlomeno per poter costruire un’ipotesi razionale e attendibile, dobbiamo a mio parere scomporre l’intera vicenda di “calciopoli” in tre aree di analisi:

- l’origine autentica delle intercettazioni telefoniche sulle quali si è sviluppata l’indagine della Procura di Napoli, e il modo con il quale tali intercettazioni sono state trascritte per i media
- le modalità giuridiche con le quali l’inchiesta è stata portata a termine con la scrittura della sentenza, analizzando la Commissione della CAF e i principali membri che la componevano, e raffrontando poi tali analisi con quelle relative alla linea di difesa adottata durante il processo dai legali della società Juventus (squadra oggetto principale dell’indagine)
- gli interessi dell’alta finanza italiana nella vicenda (e più in generale nel mondo del calcio), focalizzando l’attenzione su quelle società finanziarie che hanno occupato in primis le caselle della scacchiera sulla quale si è giocata l’inchiesta.

Non ho timore di dichiarare in anticipo che, una volta analizzato questo triplice contesto, avremo innanzi un orizzonte molto difforme rispetto a quello dipinto dai media italiani (o perlomeno dalla maggioranza di essi, soprattutto quelli che operano in ambito televisivo). Sul nuovo orizzonte non si staglieranno più le sagome di arbitri, dirigenti sportivi e giocatori, ma quelle di importanti società finanziarie che sono ai vertici del sistema economico italiano. Le prime sono il nostro dito, le seconde la Luna. E mentre i mass media hanno indirizzato l’attenzione del pubblico verso la punta del dito, sulla Luna si giocava la partita autentica, in quel “dark side of the moon” che gli obiettivi televisivi evitano sempre d’inquadrare. Come sempre, ogni volta che ci rapportiamo con i media, dobbiamo munirci di telescopio e concentrarci su ciò che è ben più distante del nostro dito.

Le verità nascoste sulle intercettazioni: il ramo Sisde
Secondo la versione ufficiale, l’indagine sulla corruzione nel mondo del calcio italiano è partita da una lunghissima serie d’intercettazioni telefoniche ordinate dalla Procura di Napoli. I telefonini sui quali i magistrati hanno focalizzato l’attenzione sono quelli di dirigenti di società, designatori arbitrali, arbitri, giocatori e membri della Federazione Italiana del Gioco Calcio. La Procura analizza un fascicolo di trascrizioni (e non le registrazioni audio originali), tali trascrizioni hanno due fonti di origine:

- una parte sono emerse in seguito agli sviluppi di un’altra inchiesta, quella sulle intercettazioni non autorizzate operate da parte dei responsabili della sicurezza del gruppo Telecom. Si tratta un’inchiesta che va ben oltre il mondo del calcio: prende origine dalle indagini sulle elezioni politiche della regione Lazio, passa attraverso il caso del rapimento dell’iman Abu Amar, e coinvolge anche uomini di polizia, finanza e carabinieri
- una parte delle intercettazioni è stata invece trascritta da alcuni membri del Sisde che si sono occupati in prima persona delle indagini sui dirigenti di alcune società di calcio

Cominciamo col parlare di quest’ultimo ramo d’origine, quello legato al Sisde. Nel farlo ci ritroveremo sorprendentemente catapultati in un caso che appare molto lontano da “calciopoli”, sia in termini di tempo che di contesto: l’omicidio del giudice Paolo Borsellino avvenuto nel luglio del 1992.

Nelle ore successive alla strage di Via D’Amelio, la Rai e il Tg5 mandarono in onda ripetutamente le immagini girate sul posto pochi minuti dopo l’esplosione. Si notava un uomo in borghese che si allontanava dai resti dell’auto con in mano la borsa in pelle del giudice Borsellino, borsa che fu ritrovata successivamente al suo posto, cioè sul sedile posteriore dell’auto. All’interno era sparita l’agenda personale di Borsellino, un’agenda rossa nella quale il magistrato era solito scrivere i suoi appunti sulle indagini e dalla quale, a detta di molti suoi collaboratori, non si separava mai. Un’agenda che probabilmente conteneva particolari scottanti sui rapporti mafia-istituzioni, e in particolare sull’omicidio Falcone. L’uomo nelle immagini è il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, comandante del Nucleo Operativo Sisde di Roma. Nei giorni successivi i famigliari e i collaboratori di Borsellino, notando le immagini, chiesero alla Procura di indagare sul fatto e di interrogare il col. Arcangioli. La Procura ha ignorato le loro richieste per ben 13 anni, fino a quando improvvisamente ad inizio 2006 i magistrati di Caltanisetta acquisirono le immagini video girate poco dopo l’esplosione, e iscrissero il col. Arcangioli nel registro degli indagati. L’accusa ufficiale era “false dichiarazioni in ambito di indagini anti-mafia”. Il colonnello ammesse di aver prelevato la borsa dall’auto, ma dichiarò di averla aperta subito alla presenza dell’ex-magistrato Giuseppe Ayala, e di non aver notato nessuna agenda al suo interno. Nei primi giorni del febbraio 2006 i magistrati della Procura antimafia ordinarono un confronto tra Arcangioli e Ayala, quest’ultimo smentì con fermezza le affermazioni di Arcangioli. Altri testimoni smentirono il colonnello del Sisde.

La notizia riguardante il confronto è stata riportata in brevi articoli in pagine secondarie da vari quotidiani. Un paio di esempi:

PALERMO - Sarà interrogato dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, fotografato il 19 luglio 1992 in via D'Amelio con in mano la borsa di Paolo Borsellino che conteneva l'agenda del magistrato mai più trovata. Non è stata resa nota la data dell'interrogatorio né se l'ufficiale sarà sentito alla presenza dell'avvocato difensore. Arcangioli, già stato sentito nei mesi scorsi, ha fornito una versione dei fatti che contrasta con quella di altri testimoni. Ma l'acquisizione di filmati registrati da troupe della Rai e di Mediaset ha fornito ai pm la possibilità di ricostruire le ore successive all'attentato, compresi i movimenti dell'allora capitano Arcangioli. --- Corriere della sera, 8 febbraio 06

L´inchiesta sul mistero della borsa Agenda Borsellino, Ayala e Arcangioli confronto a Roma
ROMA - Il confronto tra il deputato dei Ds ed ex magistrato Giuseppe Ayala ed il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, non ha chiarito il mistero sull´agenda rossa del giudice Paolo Borsellino, morto con i cinque uomini della scorta nella strage del 1992 in via D´Amelio a Palermo. Un´agenda scomparsa e mai ritrovata. Il faccia a faccia tra i due è stato disposto dal procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Francesco Messineo e dal suo aggiunto, Renato Di Natale e si è svolto ieri pomeriggio a Roma nell´ambito dell´inchiesta sui «mandanti esterni» delle stragi Falcone e Borsellino.
Tre giorni fa i magistrati e gli investigatori della Dia di Caltanissetta a quattordici anni dalla strage, hanno riesumato una fotografia ed alcuni filmati televisivi girati subito dopo l´attentato dell´estate del 1992 a Palermo nei quali si vede l´allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli, adesso comandante del nucleo operativo di Roma, allontanarsi con una borsa di pelle in mano.

Quella borsa era del giudice Paolo Borsellino ed era stata prelevata dall´automobile blindata distrutta dall´esplosione. La borsa fu fatta vedere a Giuseppe Ayala che era presente sul luogo e fu ritrovata qualche ora dopo sul sedile posteriore dell´automobile del magistrato. Ed è proprio in quella borsa, secondo quanto dichiarato e confermato dai familiari del magistrato ucciso nell´attentato, Borsellino aveva l´agenda rossa dove annotava tutte le cose più segrete relative alle indagini anche sulla strage del collega Falcone, ucciso dalla mafia a Capaci, insieme alla sua scorta.
La Repubblica, 09/02/2006
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Vi starete chiedendo che c’entra tutto questo con “calciopoli”. Ecco la risposta: nel 2005 la Procura di Napoli fa partire un’inchiesta su alcune società di calcio, in primis Juventus, Fiorentina e Lazio, e ordina intercettazioni telefoniche sui cellulari dei dirigenti di queste società. Una volta appresa la notizia, i vertici del Sisde, nella persona del generale Mario Mori, dichiarano alla Procura di farsi carico delle intercettazioni telefoniche.

Ci sarebbe ora da analizzare nei dettagli chi sia il generale Mori, quale il suo ruolo nell’Antimafia, e soprattutto perché dal 2005 sia inquisito dalla stessa Procura di Palermo "per aver favorito la mafia", ma dovremmo addentrarvi in argomenti che eludono dal contesto che stiamo trattando.
Genericamente possiamo dire che si tratta di un’Antimafia che processa se stessa, o meglio alcuni suoi membri.

Il generale Mori assegna la direzione delle indagini e delle intercettazioni a due suoi uomini di assoluta fiducia: uno è proprio Arcangioli, l’altro è il commissario Aurelio Auricchio.

Auricchio è un altro membro del Sisde che anni fa fu inquisito per aver falsificato prove e intercettazioni telefoniche in processi antimafia. Lui querelò per diffamazione i suoi accusatori ma i tribunali gli diedero torto anche in appello.

Pur essendo loro stessi oggetto d’indagine, nessuna di queste persone fu sollevata dal proprio ruolo durante l’inchiesta sul calcio.
Anche volendo evitare come la peste ogni forma di dietrologia o teoria preconcetta, non si può evitare di sottolineare per dovere di cronaca, che il generale Mori sia amico personale di Silvio Belusconi e fratello del capo della sicurezza di Mediaset.

Nel periodo del confronto Arcangioli-Ajala l’inchiesta su calciopoli (in corso da quasi un anno) non era stata ancora resa pubblica. I giornali non potevano sottolineare il legame tra Arcangioli, Auricchio, Mori e le indagini sul calcio, ma avrebbero dovuto farlo successivamente nell’estate 2006. Il fatto invece passò del tutto in ombra durante la “bagarre” mediatica che occupò i
palinsesti televisivi tra giugno e agosto.
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Telecom e conflitti d'interessi
Abbiamo visto chi si è occupato di trascrivere e consegnare alla Procura di Napoli una parte delle intercettazioni, ma ci fu un altro filone d’origine delle trascrizioni, filone che nasce in un contesto estraneo alle vicende del Sisde e dell’Antimafia: si tratta del caso sulle intercettazioni illegali operate dai vertici della sicurezza di Telecom. Una vicenda piuttosto complessa e dai risvolti inquietanti, risvolti che farebbero tremare i polsi a qualsiasi moderna democrazia degna di essere definita tale.

Ma come al solito in Italia questa vicenda è stata proposta dai mass-media con scarso rilievo rispetto alla gravità dei contenuti, con scarsa attenzione ai particolari e ai protagonisti. E’ un caso che coinvolge i dirigenti di quello che è uno dei gruppi finanziari più potenti nel nostro paese, il gruppo Pirelli-Telecom. Una struttura finanziaria estremamente estesa ed articolata, una struttura che oltre ad avere un controllo praticamente totale sulla rete telefonica italiana, estende il suo potere ben oltre: su editori, canali d’informazione sia multimediali che televisivi, si articola all’interno delle alte sfere del mondo finanziario, occupa grandi fette di mercati anche al di fuori del contesto delle telecomunicazioni.

Inoltre è il principale sponsor del campionato di calcio italiano, gestisce la trasmissione di gare di campionato (mediante internet con Rosso Alice, mediante digitale terrestre con Carta+ e La7). Telecom-Pirelli partecipa attivamente anche al finanziamento della società di calcio milanese F.C.Internazionale (la società che ha tratto i maggiori vantaggi dall’inchiesta su “calciopoli”), società della quale Marco Tronchetti-Provera, “patron” Telecom-Pirelli, è membro del consiglio di
amministrazione e finanziatore.
PORTOFINO: TRONCHETTI ANNUNCIA A GIAMMARCO DI AVER TOVATO LO SPECULATORE PRESTANOME PER SALVARE L'INTER DAL FALLIMENTO: L'INDONESIANO ERIC THOHIR'
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C’è un altro nome che riveste un ruolo importante nelle vicende che uniscono Telecom all’inchiesta sul calcio, e in molte altre che hanno attraversato l’alta finanza italiana degli ultimi anni. Uno di quei nomi sui quali i riflettori mediatici non si accendono mai, come si conviene ai veri uomini di potere. Questo nome è Carlo Buora. Chi è Carlo Buora ? In un paese che ha fatto dei conflitti d’interessi una consuetudine, Buora è uno degli esponenti più importanti dell’arte di tenere il piede in molteplici scarpe. Per spiegare nel dettaglio quante poltrone occupi Buora nei vertici dell’imprenditoria italiana, sarebbe necessario un intero capitolo. Mi limiterò qui a schematizzare l’incredibile molteplicità dei poteri di Buora. Queste le cariche rivestite dal manager milanese nato nel 1946:

- Consigliere Ras dal 10 settembre 2002
- ex-Amministratore Delegato di Pirelli & C. S.p.A. e attualmente Vicepresidente di Telecom Italia S.p.A.
- Presidente del Consiglio di Amministrazione di Tim S.p.A. (sponsor del campionato di calcio italiano)
- Amministratore di Olimpia S.p.A. Questa è una società finanziaria totalmente priva di dipendenti, che detiene la maggioranza relativa del pacchetto azionario di Telecom Italia. In pratica l’azienda privata che gestisce la rete italiana delle telecomunicazioni è in mano a un gruppetto ristrettissimo di persone riunitesi sotto un marchio costruito ad “hoc”. Fino al 2005 Olimpia era controllata, oltre che da Pirelli e dalla famiglia Benetton, anche da Hopa, l’holding bresciana fondata da Emilio Gnutti. Hopa fu al centro dello scandalo di “Bancopoli”, l’inchiesta che portò alle dimissioni del Presidente di Banca d’Italia Antonio Fazio (altra vicenda clamorosa abilmente insabbiata dai media italiani)
- amministratore di Real Estate
- amministratore di Rcs Mediagroup S.p.A. (uno dei più potenti gruppi editoriali italiani, editrice tra l’altro della Gazzetta dello sport, il principale giornale sportivo italiano che ha svolto un ruolo mediatico fondamentale nell’inchiesta su calciopoli)
- amministratore di Mediobanca S.p.A. (del consiglio di amministrazione Mediobanca è membro anche Gianluigi Gabetti, Presidente dell’IFIL, la società finanziaria Agnelli che controlla la società calcio Juventus. Ma di questo parleremo più avanti).

Carlo Buora è anche il vicepresidente esecutivo della società calcio FC Internazionale. Nel sito ufficiale dell’Inter, nella pagina che espone l’organigramma societario, il nome di Buora è sempre stato indicato con la carica di vicepresidente, ma da gennaio 2007 (subito dopo la sua rinomina a vicepresidente Telecom) viene indicato tra i membri del consiglio di amministrazione, in una posizione che salta agli occhi meno di prima. In ogni caso, “vicepresidente esecutivo” o “membro del consiglio di amministrazione” che sia, il clamoroso conflitto di interessi di Buora è uno degli innumerevoli casi passati sotto totale silenzio da parte dei mass-media.
CHI E' CARLO BUORA PER AMMONIRE TRONCHETTI ADDITANDOLO?!

Per capire come il gruppo Telecom Italia sia giunto ad essere uno dei protagonisti principali nella distribuzione dei diritti televisivi dobbiamo fare un passo indietro a fine anni ’90, quando si operò la trasformazione delle società calcistiche in Società per Azioni. Le prime a quotarsi in borsa furono le due società romane, Roma e Lazio. In questo modo trovarono una via di uscita da situazioni di bilancio prossime al fallimento. In questa via risiedeva anche la vendita dei diritti televisivi.

Successivamente infatti vennero scritte le normative che consentivano la vendita soggettiva dei diritti di trasmissione delle partite. Si lasciò che il mercato stesso facesse i prezzi in base all’entità dei vari bacini di utenza. In pratica le squadre che hanno un bacino ampio (cioè potenziali abbonati televisivi) hanno possibilità di guadagno di gran lunga superiori rispetto a quelle società seguite da un pubblico più legato al proprio territorio. A questo punto occorreva un acquirente che si facesse carico di acquistare dalle società di calcio i diritti televisivi pagandoli con somme molto ingenti, ingenti a tal punto da far risultare l’operazione molto redditizia per le società di calcio e non profittevole (anzi in perdita) per l’acquirente.

Tale acquirente fu creato ad hoc con Stream, il secondo polo satellitare. Stream nacque grazie alla privatizzazione del gruppo Telecom-Italia. Quella privatizzazione che la stampa estera definì una “rapina” (in particolare il Financial Times la definì testualmente “una rapina con destrezza”). E mentre all’estero la stampa si indignava per quello che era, come vedremo nelle prossime pagine, un autentico furto ai cittadini italiani, qui in Italia la vicenda finiva insabbiata grazie ad un divulgazione di notizie molto sommaria, superficiale, spesso confusionaria, da parte mass-media.

Stream pagò puntualmente a peso d’oro i diritti televisivi di alcune società di calcio consorziate a loro volta in una società creata "ad hoc", la SDS (Società Diritti Sportivi). La SDS era presieduta da Franco Sensi, il proprietario dell'A.S. Roma, ed aveva come membri Cragnotti (Lazio), Tanzi (Parma) e Cecchi Gori (Fiorentina).

L’obiettivo del consorzio era contrastare nel mercato dei diritti televisivi il terzetto composto da Milan, Inter e Juventus. Dal 2001-02 in poi tutti questi quattro imprenditori furono inquisiti per falso in bilancio. Per Sensi e Cragnotti cadde a fagiolo la riforma del reato in oggetto e il conseguente “decreto spalmadebiti” del 2003 (i pm furono costretti all'archiviazione per prescrizione).

Cecchi-Gori e Tanzi finirono invece agli arresti per bancarotta fraudolenta. Tanzi in particolare fu protagonista del più clamoroso fallimento della storia dell’imprenditoria italiana,  il crack Parmalat. [...]

SEGUE... (prossimamente la continuazione) -

http://www.shotrading.com/analisi_borsa/31_08_07.htm
31/08/2007-Libera Informazione: Finanza e manipolazioni mediatiche: "calciopoli"  

Per chi ancora nutrisse dei dubbi sul METODO AURICCHIO, ecco quali sono e come faceva le informative, solo a carico di Moggi e quei pochi altri che gli servivano per "spacciare la tesi" dell'associazione a delinquere. E' per questo nel 2006 non esistette nemmeno una sola telefonata nè di facchetti è nè di moratti. Le aveva nascoste
 Il 27 maggio 2010"moratti & auricchio" tramano confusi tra la folla a Palazzo Valentini!

Inviato da: Gino Aiello

mercoledì, giugno 08, 2011

ORGANIZZIAMOCI SCRIVE AD ANDREA AGNELLI

CHI SIAMO

Caro presidente, nel corso della manifestazione organizzata da calcio GP lei ha auspicato una maggiore coesione del popolo bianconero e noi di "Organizziamoci" rispondiamo: presenti!

Le sue considerazioni sull’evidente divisione dei tifosi con molteplici istanze avanzate in ordine sparso confortano il nostro tentativo di trasformare le singole voci in azioni unitarie e per questo abbiamo deciso di rivolgerci direttamente a lei. Sperando che abbia avuto notizia vista la sua attenzione per il Web del progetto oramai noto come “Organizziamoci”, che è una federazione di alcune tra le tante sigle che fanno capo ai tifosi juventini, nata per difendere il patrimonio sportivo rappresentato dalla Juventus. Dando maggiore incisività alla battaglia su calciopoli, affiancandosi alla società che per ragioni di opportunità non può esporsi più di tanto. E con la quale vorrebbe ricercare un dialogo su tutti gli argomenti. Fornendo, da tifosi, un contributo anche per programmare il futuro.

Di questo vogliamo parlarle con la presente lettera che, dopo quelle del 10 e 19 maggio, rappresenta la nostra terza iniziativa.

Prima di addentrarci nei dettagli riteniamo doveroso informarla di chi ad oggi ha sposato la causa juventina attraverso “Organizziamoci”, ma anche di chi con attenzione ne sta seguendo l’evoluzione.

Al momento possiamo dire con un pizzico di orgoglio che siamo la voce di:

Juvenews, Canale Juve, Juve Central, Nobiltà Gobba, Forza Juve blog, Juvemania.it, il blog di Alessandro Magno, Io juventino.net, Cronachebianconere.blogspot.com, Calabrone37.blogspot.com, Il pallone racconta, JuventusTheBest Forum, Juve forever.net Blog spot.com, La Divina Juventus.

Inoltre alle iniziative di “Organizziamoci” è stato dato ampio risalto sui seguenti siti o blog:

Ju29ro, Tutti pazzi per la Juve attraverso la trasmissione radiofonica, http://smillamagazine.com - http://www.liquida.it - http://calciototale.netsons.org - http://www.socialsport.net - http://www.parrotized.it - http://www.blogcalcio.info - http://www.wikio.it - http://oknotizie.virgilio.it - http://www.testadicalcio.com - http://www.ciaojuve.com –

ASPETTATIVE DELUSE

E’ forse superfluo rimarcare che a un anno dal suo insediamento le attese dei tifosi juventini siano andate del tutto deluse. Abbiamo però la presunzione di essere tifosi razionali e quindi coscienti delle difficoltà che ha dovuto affrontare per una gestione precedente non proprio felice, in un contesto di crisi generale e con l’aggravante delle nuove norme imposte dall’UEFA. Pur tuttavia sul piano sportivo è stato fatto davvero poco e non riusciamo a trovare elementi positivi in una stagione che si può, tranquillamente, definire disastrosa. Non ci aspettavamo miracoli ma, almeno, come probabilmente anche Lei si augurava, un’inversione di tendenza. Prendiamo atto che non c’è stata e guardiamo, comunque, avanti.

LE NOSTRE “LINEE GUIDA”

Da tifosi, ovviamente, sogniamo i grandi nomi, ma come Le dicevamo stiamo con i piedi per terra e comprendiamo quanto sia difficile oggi portare a Torino i cosiddetti Top Player che, in ogni caso, da soli non fanno una squadra. Auspichiamo, perciò, che prima si costruisca un telaio solido, e poi si pensi ai campioni, evitando così l’errore commesso dalle avversarie della grande Juve, che ipotizzavano di colmare il gap acquistando il Ronaldo di turno.

Sia chiaro che noi i campioni li vogliamo, ma solo se funzionali a una vera squadra perché solo un solido assetto di partenza è il giusto viatico per tornare grandi.

Questo presumiamo fosse il vero obiettivo della scorsa stagione e da questo occorre ripartire.

Continuiamo ad ogni modo a fidarci di Lei, convinti che dopo un anno d’esperienza si ponga rimedio a errori evidenti anche se forse inevitabili.

Non ci sembra opportuno fare nomi e indicare cosa si possa salvare, perché in questi casi è impossibile avere uniformità di giudizi, ma le prime mosse sembrano andare nella direzione da noi auspicata. Ed è apprezzabile che si sia cominciato, cambiando la guida tecnica che con tutte le attenuanti del caso, ha fallito per tutti gli aspetti che le competevano. L’aver optato poi per un giovane emergente ed entusiasta per il suo passato bianconero, oltre le considerazioni tecniche sempre opinabili, è il segnale che da parte della società vi sia l’effettiva volontà di realizzare un progetto che duri nel tempo con la certezza che non sarà ripetuto l’errore fatto con un’altra icona bianconera come Ferrara, abbandonata a se stessa.

Vi sono comunque altri aspetti che intendiamo portare alla sua attenzione.

Il primo riguarda la piaga degli infortuni cui in qualche maniera occorre porre rimedio e la preghiamo di valutare attentamente il problema, cominciando dai campi d’allenamento perché la Juventus non può permettersi di ripartire con un handicap simile.

Ciò che però ci sta particolarmente a cuore è la difesa della dignità bianconera. Lei spesso si è rivolto direttamente ai tifosi e di questo la ringraziamo, ma le chiederemmo, semmai, di trascurare noi, riservando la sua attenzione alla difesa della Juventus.

La nostra è una squadra che ha fatto la storia del calcio italiano che oggi come in passato è presa a bersaglio, ma in più è derisa e sbeffeggiata in modo intollerabile.

Della Juve oramai si approfittano: gli avversari in campo e fuori, le istituzioni calcistiche ed i media e non ci riferiamo solo a Calciopoli che per una volta tralasciamo, anche se qualcosa di più concreto prima o poi dovrà dirci.

Presidente la esortiamo a lasciare da parte le parole al miele per gli juventini e a esternare, invece, il risentimento del popolo juventino nei confronti dei troppi detrattori.

Difenda la nostra Juve dopo le partite, quando siamo attaccati, indipendentemente dalla prestazione.

Risponda a tono ai suoi colleghi presidenti che non perdono occasione per gettare fango sulla nostra squadra.

Pretenda il rispetto, non favori, da chi come Figc, Lega e mezzi di comunicazione, senza di noi sarebbero costretti a chiudere bottega.

Questo sarebbe il modo giusto per farci sentire la sua vicinanza e questo ci aspettiamo da Andrea Agnelli tifoso della Juve.

Volendo adoperare un termine abbastanza abusato, quelle che le abbiamo illustrato, hanno la presunzione di essere le nostre "linee guida" che, converrà, rappresentano solo un indirizzo senza entrare nel merito di questioni che ci appassionano, ma non ci competono.

Noi siamo, infatti, per il rispetto dei ruoli e siamo al fianco della Juventus. E Lei?

L’APPELLO

Presidente: non ci abbandoni e continui nel solco tracciato dall’Avvocato e dal Dottore, cui dobbiamo l’orgoglio, di esser tifosi di una squadra unica. Ci aiuti a mantenere viva la nostra passione che, prima delle vittorie, chiede che sia ridata dignità ai colori bianconeri.

Noi non molliamo, ma come per gli amanti che si sentono traditi dopo un periodo di rifiuto della realtà e tanti tentativi di riprendere il rapporto, potrebbero subentrare, la rassegnazione e il conseguente distacco.

sabato, giugno 04, 2011

Mark Iuliano, sempre Cuore-Juve

Iuliano: Quanto è mancato Moggi alla Juve
La prima domanda che quasi tutti fanno in un’intervista a Mark Iuliano riguarda il famoso intervento su Ronaldo, cui l’Inter attribuisce l’addio al titolo nel campionato 1997-98; e Iuliano a tutti, e stavolta tocca a Calcio GP, ripete lo stesso racconto:
“Io ancora oggi dico che è stato sfondamento tutta la vita. Io guardavo la palla e lui mi ha travolto come un tir...Ed e molto evidente che cerco, anche se in modo goffo, di riparami da qualcosa che mi arriva a sorpresa. Dopo è successo il casino perché sul ribaltamento dell’azione Ceccarini diede un rigore a noi. Ma ripeto, per me non c’era assolutamente fallo”.

 E nei suoi ricordi in bianconero, oltre all’amico Paolo Montero, un posto speciale lo occupa Luciano Moggi:
“Non se ne troveranno più come lui. E’ il numero uno in assoluto. Ci capiva al volo, prima che aprissimo bocca. Un punto di riferimento, quando avevi bisogno di qualcosa non ti faceva mancare niente. Tutti i giocatori che sono passati dalla sua gestione non possono che parlarne bene, perché ha accontentato tutti. Scontato che venga rimpianto dalla gente”.

Anche perché la sua mancanza si è sentita nella costruzione della squadra:
“I problemi si sono riscontrati in ogni reparto. Hanno reso tutti al di sotto delle aspettative, a parte Del Piero. Ma non può essere sempre lui a trascinare i compagni. E’ pur vero che si è infortunato Quagliarella, ma alla Juve non puoi aggrapparti agli infortuni. Devi puntare ogni volta al massimo, non ci sono scuse. Piuttosto non hanno saputo fare il mercato, perché hanno speso tanti soldi per acquistare buoni giocatori che in altri club magari fanno la differenza, qui la realtà è totalmente diversa. Io avrei preso solo due giocatori di altissimo livello”.

Su Calciofarsopoli:
 “E’ stata tutta una farsa. Non hanno mai trovato prove tangibili, si sono dette solo frasi fatte che lasciano il tempo che trovano. Non è il caso neanche di commentarle. Gli scudetti la Juventus li ha sempre vinti con pieno merito sul campo. Se vai a chiedere ai componenti di tutte le squadre chi era la squadra più forte ti rispondono allo stesso modo. Capello guidava uno squadrone che dominava ovunque, non aveva bisogno di nessun aiuto. Le chiacchiere degli altri non mi interessano”.

Ha fiducia in Conte:
“Ha fatto la gavetta e adesso è pronto per il grande salto. Può solo migliorare la Juve, peggio di quest’anno non può fare… Scherzi a parte è l’allenatore ideale perché incarna i valori della juventinità e questo è un vantaggio. Coronerà il suo sogno, se lo merita”)

Andrea Agnelli:
“Conoscendo Andrea so che non vede l’ora di riportare la Juve nei posti che le competono. Sta soffrendo tantissimo immagino, è il primo a non essere felice di questa situazione. Io sono fiducioso, con una giusta programmazione potrà ripetere i successi del nonno e dello zio. Ancora deve crescere, sta facendo esperienza e bisogna dargli un po’ di tempo. Un progetto non si costruisce dall’oggi al domani. L’importante, però, è che sia supportato da gente competente, non può fare tutto da solo”.

E non gli dispiacerebbe un giorno “magari allenare la Juve”.

Mail inviata da Enrico Milito

venerdì, giugno 03, 2011

Spifferi dalla DISCARICA DI NAPOLI: "la procura della republica"

"Alla Dottoressa Casoria dobbiamo far capire che è “assolutamente necessaria” almeno una piccola punizione! Si è mosso il mondo che conta!  Un’assoluzione generale sarbbe una tragedia, finanziaria anzitutto, è finirebbe per palesare la ridicolaggine di una dissipazione di denaro e di energie della giustizia per eliminare una potenza (la Juventus. ndr) che guardava dall'alto in basso quelli del resto dell'Italia pallonara che si dissanguava per tenere il passo, e finire sempre con un pugno di mosche: Milano e Roma. Ecco perchè la condannuccia è necessaria. Tanto chi vuoi che protesti? quelli che hanno partecipato a farli fuori? Dopo tutto si tratta di Moggi, antipatico per definizione...Moggi ha 74 anni, e una condannuccia in pi o in meno, nulla gli aggiunge e nulla glitoglie.... mentre farà contenta tanta gente. Ecco perchè, così come per il processo sportivo il giudice Ruperto si è inventato l'illecito strutturale, e il giudice Fiasconaro il reato di violenza privata per il processo Gea, anche la Giudice Casoria e le sue colleghe dovranno inventarsi il "reato ad oc" per condannare Moggi. Noi non abbiamo alcun dubbio sulla buona fede e la competenza tecnica e morale del colleggio giudicante, è della Giudice Casoria in primis, ma non possiamo in alcun modo  permetterci il lusso di un'assoluzione "perchè il caso non sussiste". Questo Mai! Chiaro?"

Limpido rispondo io. Quindi questo sarebbe il sermone fatto dal procuratore capo Giandomenico Lepore per catechizzare il presidente del Tribunale Carlo Alemi. Quindi Napoli come Roma. Processo calciopoli come processo Gea, allora vedrete che Moggi avrà la sua condannuccia che farà contenti tutti: I promotori della cosa: Milano-Roma-Torino; il CSM che sfugge ad un'altra onta, tipo: Enzo Tortora (sempre Napoli); il potere massone cheorgogliosamente mostra i polsi; il procuratore Capo: Lepore, farà contenta la Loggia e verrà festeggiato da Vietti&co; il PM Narducci che verrà promosso Procuratore aggiunto, e il giovane PM Capuano comincierà in pompa magna la carriera di malfattore stipendiato dallo stato, noi! FOSSE  VERO (e il comportamento tenuto da Lepore, Beatrice e Narducci, chiaramente indica in senso affermativo!)POVERA-itaglia...

mercoledì, giugno 01, 2011

Il lupo il pelo lo perde, ma l'inter il vizio... MAI!

Francesco Calabrone

calcio scommesse: nuovo scandalo
In Inter-Lecce, 150mila euro e minacce

MILANO - L'affare in mano agli "zingari". Anche Beppe Signori tra gli intermediari finanziari della giocata sul match di campionato che poi non va buon fine. E il responsabile del fallimento della scommessa diventa vittima di un'estorsione. C'è anche la Serie A nel nuovo scandalo sulle scommesse che sta travolgendo il calcio italiano. Non solo soldi, ma anche minacce. Secondo gli atti dell'indagine della procura di Cremona emerge infatti il tentativo di manipolare il match Inter-Lecce del 20 marzo scorso "in modo da conseguire il risultato finale della segnatura di almeno tre gol, conforme alle scommesse predisposte". Una scommessa che però non va a buon fine perchè negli ultimi 25/30 minuti l'Inter, stranamente, scompare dal campo e il Lecce sembra il Barcellona. Ecco allora che a giudicare dall'andamento della partita il sospetto che qualcuno aveva "preventivato" qualcosa e qualcuno o qualcosa ha mandato a monte i piani degli scommettitori...nasce spontaneo.
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Bauscia, tranquilli, la farete franca come sempre.
Vi consiglio un libro scritto da (poi-traviato) Paolo Ziliani:
Non si Fanno Queste Cose a Cinque Minuti Dalla Fine

martedì, maggio 31, 2011

Oggi e Domani, Antonio Conte il nostro Capitano.

Bentornato, Capitano!
Antonio Conte nei suoi anni di Juve è sempre stato, per chi l’ha seguito e amato come calciatore, il “vero” capitano della Juventus, con o senza fascia: l’uomo simbolo, più dei fantasisti e delle prime donne, tanto belli da vedere quanto un pò snob e lontani dalle persone comuni...e a differenza di certi capitani che pensano solo a se stessi (a qualcuno fischieranno le orecchie), Antonio Conte era un vero capitano: che difendeva i suoi compagni e lasocietà. Uomo simbolo perchè uomo, innanzitutto.

E poi perchè simbolo della grinta, della leadership, della voglia di vincere e della cultura del lavoro figlie dell’orgoglio di indossare la maglia per la quale si tifava da ragazzino. Conte era “il tifoso” che aveva realizzato il sogno della sua vita; ad esso si è aggrappato con tutte le forze per tutta la carriera, finendo col collezionare 419 presenze e 44 gol e col meritarsi una delle cinquanta stelle, senza scorciatoie o trattamenti di favore.

Era il più amato dalla Curva, uno della Curva. Per lui, nella stagione 2000/01, si arrivò persino a contestare la dirigenza (e che dirigenza!) perchè il rinnovo del contratto tardava ad arrivare. Per lui nessuna trattativa: bianconero a vita, e basta. Anche ad Arezzo, anche a Bari, anche a Bergamo, anche a Siena. Hai voglia a provare a scucirsi di dosso quella maglia, vero Antonio? Impossibile. Conte era la Juve, più della dirigenza stessa, più di qualsiasi altro tesserato. Chiedere a Mezzaroma e Perinetti. Era naturale, conoscendolo, che prima o poi alla Juve ci tornasse, da leader, dalla porta principale, da protagonista.

A Torino arrivò nel 1991, da 21enne che non aveva mai lasciato la sua Lecce, subito dopo la stagione Maifredi. Ci torna nel 2011, dopo la stagione Delneri, ripartendo dal basso, dal più basso mai raggiunto sul campo nella storia recente. Senza la qualificazione alla UEFA League ma con l’orgoglio di essere bianconero, e per quello non c’è bisogno di cuciture sulla maglietta. Si partirà per ultimi ma, per citarlo, conta come si arriva, non come si parte. L’ha imparato a Torino, l’ha imparato ogni volta che a inizio stagione non era messo tra i titolari, l’ha imparato tutte le volte che era stato dato per vecchio, finito, rotto, morto, dopato (col cazzo!), malato grave (tiè!), scomparso. Minchiate. Alla fine ha vinto sempre lui. Perchè è un vincente, e chi lo è c’è poco da fare… vince.  Conte e la vittoria è un binomio inscindibile (c’ha pure chiamato la figlia, Vittoria), contro tutto e contro tutti, come quel 5 maggio...e stiamo ancora godendo..!!!

Sono stracontento, inutile nasconderlo. Doppiamente, perchè lui e della stirpe dei Furino e dei Montero...quelli che giocavano solo per vincere, se poi incontri avversari p forti...alla prossima! Per ora bentornato, Capitano! Torino da oggi è più bianconera. Faccela diventare presto tricolore. An.Cor.Ieri Oggi e Domani, Antonio Conte il nostro Capitano.  31 maggio 2011

inviato da: anonimo cosentino

domenica, maggio 29, 2011

La Pravda "Color Cacca come il Becco di Palombo e Monti"

Qualcuno volò sul nido del Palombo

Per la seconda volta (dopo la scelta dell'abbreviato) Giraudo non fa un favore a Moggi e alla Juve.
Se la prima volta fu un errore di valutazione, questa volta è frutto di un calcolo, e fa dire a Palombo che Giraudo merita la non-radiazione perché, sottinteso a differenza di Moggi, se ne è stato zitto 5 anni.
Come se la sospensione di 5 anni inflittagli dalla giustizia sportiva riguardasse anche la facoltà di parola e di manifestazione del pensiero.
L'apologia del silenzio fatta da un giornalista è uno scherzo del destino.
Di buono c'è che anche il Palombo si è reso conto che per la radiazione, da infliggere a distanza di 5 anni, occorre necessariamente valutare come in questi 5 anni il soggetto si è comportato. Altrimenti perché aspettare 5 anni a radiarlo?
Con un piccolissimo sforzo il Palombo avrebbe potuto volare più in alto, e arrivare alla conclusione che la valutazione della condotta andrebbe fatta con riferimento alle sanzioni inflitte: ha gravemente contravvenuto il soggetto al provvedimento di sospensione? O peggio, ha continuato a commettere fatti analoghi a quelli sanzionati che hanno portato alla sospensione? In sostanza, è tuttora pericoloso per l'ordinamento sportivo o vogliamo vedere anche il colore dei calzini?
In fondo quel che a Palombo appare invece rilevante è qualcosa che potremmo definire "lesa maestà mediatica", ossia l'essersi difesi fuori delle aule giudiziarie o quelle paragiudiziarie della cosiddetta giustizia sportiva, facendo ricorso ai media.
Nel sacro tempio della Dea Gazza solo i chierici hanno accesso.

Inviato da E. Nicastro

In Memoria dei 39 Angeli che persero la Vita all’Heysel

*Per non dimenticare l’Heysel*
29 Maggio 1985 in Ricordo dei 39 Angeli
Che persero la Vita per Una Giornata di Sport
  Non esiste un modo migliore per ricordare una tragedia e accostare la parola migliore a tragedia é un orrore che fa venire i brividi; dovrebbe far venire i brividi a chiunque abbia il dono di capire il significato del ricordo. Né esiste il senso del ricordo senza chiedersi “perché”, senza riuscire a capire "perché” non esiste il valore del ricordo, se il futuro di quel ricordo non lascia tracce di speranza, se quel sacrificio non ha aiutato l'indegno essere umano a provare vergogna quando stupra quel ricordo; quando il misero essere umano trasforma la festa in una vigliacca guerra. Lo urlano lassù da 26 anni: nessuno osi mai più violentare il nostro riposo. Mai più!


sabato, maggio 28, 2011

Calciopoli: Camera Penale di Napoli, Difesa della Giudice Teresa Casoria contro l' "Intimidazione e Ricatto" del BOSS della Procura della Discarica (discarica il tribunale!) di Napoli: Giovandomenico Lepore, per poterla costringere ad abbandonare il Processo Calciopoli e' affidarlo ad uno della colonia di giudici corrotti per essere sicuro della "condanna di Luciano Moggi", che il dibattito avrebbe poi trovato innocente, ma la Giudice, intimidita e ricattata, e' messa in minoranza dai due Giudici a latere, ha dovuto condannare con una "Motivazione Farlocca", e' abbassare il capo al Potere Massone!

LA GANG DEL TRIBUNALE DI NAPOLI
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Camera Penale di Napoli
Le vicende che si sono sviluppate a margine del processo noto come “calciopoli” compromettono fortemente l’immagine della magistratura napoletana e suscitano allarme e preoccupazione. Il Presidente del collegio giudicante della IX sezione del nostro Tribunale 
ha denunziato, nel corso del procedimento disciplinare che la vedeva incolpata innanzi al CSM, di aver subito pressioni affinché si astenesse. Il Procuratore della Repubblica di Napoli avrebbe inviato una missiva al Presidente del Tribunale, allo scopo di invitarla ad astenersi. Senza entrare nel merito del procedimento disciplinare, i penalisti napoletani intendono denunziare come, ancora una volta, vi sia stata una indebita ingerenza della Procura della Repubblica sulla magistratura giudicante, che rappresenta un tentativo di condizionamento del giudice, incidendo sulla sua libertà di determinazione.

 Quello che inquieta e preoccupa è che la sollecitazione all’astensione sarebbe intervenuta a mezzo di uno scritto del Procuratore Capo della Repubblica ed avrebbe riguardato il processo di “calciopoli” 
ECCO COLUI CHE HA INTIMIDITO LA GIUDICE DEL PROCESSO "CALCIOPOLI": TERESA CASORIA
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per il quale i pubblici ministeri avevano già avanzato istanze di ricusazione, l’ultima delle quali ancora pendente innanzi alla VII sezione penale della Corte di Appello.

La Camera Penale di Napoli si vede, quindi, costretta ad aprire l’ennesima “pratica a tutela” della libertà e dell’indipendenza di un giudice. Più volte, nel recente passato, magistrati che si erano ‘permessi’ di dissentire dall’ipotesi accusatoria e di emettere provvedimenti o sentenze in contrasto con i pareri o con le richieste del P.M. sono stati al centro di attacchi della Procura della Repubblica, che naturalmente la stampa ha amplificato, riportando la notizia con largo spazio.

Il giudice che si è deliberato ad assolvere un imputato di cui era stata richiesta la condanna dal P.M. o a rimettere in libertà un imputato, nonostante il parere contrario dell’Accusa, viene presentato come un magistrato che mostra di non saper tutelare la società civile dal male e dai cattivi. Dunque, il fenomeno non è nuovo, ma non per questo è meno allarmante.

L’avvocatura napoletana ha, sovente, stigmatizzato la figura di un giudice appiattito sulle posizioni dell’accusa, di un giudice che riteneva più comodo e meno rischioso seguire e condividere passivamente l’impostazione dell’accusa. Più comodo perché condividere la tesi dell’accusa vuol dire non dover affaticarsi a motivare il provvedimento o la sentenza.

L’esperienza professionale ha dimostrato come, talora, sia sufficiente premere il tasto “taglia ed incolla” del computer, per fare in modo che, d’incanto, gli scritti del P.M. si tramutino in provvedimenti del giudice e, siccome le richieste del P.M., spesso, sono interamente mutuate dalle informative della Polizia, alla fine, con questo sistema, si è dissolto il necessario vaglio critico e si è privilegiata la strada più agevole.

Meno rischioso perché ci si sottrae all’alea della delegittimazione da parte del P.M., che, mal tollerando il mancato, acritico, recepimento delle proprie idee, si abbandona a duri attacchi contro il giudice “indisciplinato”, che ha inteso rimettere in libertà pericolosi pregiudicati, poco importa se innocenti.

L’avvocatura non intende arretrare dal suo compito di denunzia delle disfunzioni di un sistema che confonde tra punizione e vendetta, tra equo processo e giustizia sommaria. Negli ultimi tempi, in cui, grazie anche ad una cattiva informazione, si guarda alla giustizia come ad uno strumento di vendetta sociale, il giudice che condanna è quello che agisce per il bene comune, che difende la società e che combatte la criminalità.

Il giudice che, invece, correttamente esercita la propria funzione, che, terzo tra le parti, talvolta, ritiene che l’accusa sia inconsistente o non compiutamente provata, lavora nel buio, rimane isolato, insomma, non merita nulla, nessuna attenzione, forse talvolta il ‘disprezzo’.

Solo qualche anno fa, venne smantellata una intera Sezione del Tribunale del Riesame di Napoli, cui la Procura aveva chiesto di astenersi dal decidere perché spesso, forse troppo spesso, aveva avuto il torto di
accogliere le richieste avanzate in favore dagli indagati.

Nonostante la magistratura giudicante napoletana, in larga maggioranza, sia riuscita a sottrarsi da sola, senza il conforto di “pratiche a tutela” da parte del CSM, al condizionamento che la situazione sopra descritta inevitabilmente determina, la Camera Penale, che è sempre stata attenta e pronta a denunziare attacchi all’autonomia ed all’indipendenza dei giudici - valori troppo spesso spesi e sbandierati al servizio della tutela di piccoli privilegi - rappresenta come la magistratura debba difendersi sopratutto da se stessa, perché gli attacchi più forti ed insidiosi alla ibertà del giudice vengono proprio dal suo interno. Napoli 17.4.2011 - Il Segretario - Il Presidente

http://www.camerapenaledinapoli.it/attache/file/news/Casrerta.pdf
Link dell'audio con la sintesi del procedimento per la radiazione di Antonio Giraudo.
http://blog.ju29ro.com/2011/05/ritorno-al-2006.html  
Avv. Domenico Ciruzzo, Presidente Camera Penale di Napoli 



venerdì, maggio 27, 2011

27 maggio: 7mo anniversario della scomparsa di Umberto Agnelli.

Quanto ci manchi Dottore....
Sette anni fa, il 27 maggio del 2004 moriva il dottor Umberto Agnelli. Con lui se ne andava non solo un personaggio di assoluto prestigio della storia italiana, ma un punto di riferimento per tutti i tifosi della Juventus. Perché ad Umberto Agnelli la Juventus ha legato alcune delle pagine più gloriose della sua storia.

Essendo la Federazione allo sbando, quasi forzandolo nel 1959 gli chiesero, lui giovanissimo (appena 25 anni!), di prenderne le redini per metterci ordine e' riorganizzarla. Cosa che fece in meno di due anni. L'ascio' nel 61, anche per gli attacchi della stampa Milanese gia' allora al servizio della Cricca di Moratti Padre, a cominciare da Corsera e gazzetta dello sport, malgrado fossero del Padrone del Milan Rizzoli...Ma a Milano in quei tempi, mafia e camorra hanno sempre esercitato il loro potere al servizio dei nerazzurri, era anche cosi' ai tempi del fascismo.

Il Dottore è stato il presidente della prima stella, nel 1958. Non solo, fu lui stesso a inventarla e a farne un prestigioso riconoscimento quando guidò la Federcalcio, dal 59 al 1961. Fu l’uomo che portò Charles e Sivori in bianconero, intuendo prima di tutti che, affiancando loro la classe di Boniperti, avrebbe creato un attacco stellare. Vincerà altri due scudetti, nel ‘60 e nel ‘61, prima di lasciare la presidenza nell’anno successivo, per dedicare il suo tempo alla Fiat e la rilancio della Piaggio.

Rimarrà però sempre vicino alla Juventus, tornando a occuparsene in prima persona nel 1994 per mettere fine all'inadequadezza e allo sperpero di un imborghesto Boniperti, e dopo 9 anni di anonimato all'ombra di Berlusconi, inaugurando una nuova, straordinaria serie di successi e portando la squadra sul tetto d’Europa e del mondo.

Anche a sette anni dalla scomparsa, la figura del Dottore è sempre viva nel cuore di tutti, tifosi e società, che lo ricordano con grande affetto. Io gli sono stato sempre grato per aver portato alla juventus il mio Idolo: Enrique Omar Sivori. Grazie Dottore.

Quanto ci manchi Dottore!

lunedì, maggio 23, 2011

Andrea Agnelli si rivolge al web bianconero: riflessioni di Antonio Corsa

Domenica scorsa, a sorpresa, il presidente Andrea Agnelli è intervenuto durante il convegno “La Juventus ieri, oggi e domani” organizzato da Calcio GP. Il suo discorso, fuori scaletta, è stato un messaggio molto forte rivolto “al web”. Lo raccolgo volentieri e lo pubblico per permettere a tutti di ascoltarlo e commentarlo. E’ un invito all’unità nelle battaglie, al dialogo costruttivo, al supporto nei confronti della squadra. Valori, quelli auspicati, che non si può che condividere. Alcuni passaggi non possono non lasciare ben sperare su quelli che sono gli intendimenti della dirigenza e gli obiettivi da perseguire, altri – più profondi – meritano invece una riflessione a parte.
Quando quasi due anni fa lanciavo questo blog – vi confesso – lo facevo per creare uno spazio nel quale poter scrivere di calcio, esprimere opinioni e discuterne con i lettori, quotidianamente. Il numero dei visitatori è da subito cresciuto in maniera esponenziale e il fatto che quello dei collaboratori, da sempre, si sia potuto di fatto contare sulle dita di una mano, senza professionisti ma autodidatti (non smetterò mai di ringraziarli), può rendere l’idea della difficoltà. Pagina dopo pagina visitata (siamo praticamente a quattro milioni), citazione dopo citazione (l’ultima di Christian Rocca, che ringrazio pubblicamente per le belle parole da sempre spese nei nostri confronti), commento dopo commento, si è cercato di discutere in un certo modo, essendo anche critici, ma mantenendo uno stile e una moderazione che è diventato un segno contraddistintivo del blog. Quello che mi ha colpito veramente, però, lo ammetto, non sono stati tanto i numeri (anche nei forums a volte si intasavano i server…), bensì il vedere, dall’insediamento di Andrea Agnelli in poi in maniera particolare, come alcuni articoli scritti siano stati effettivamente letti – e per letti intendo dai destinatari delle critiche e degli apprezzamenti – e in molti casi commentati. Questa dirigenza, Andrea dice il vero, legge. Ci legge e vi legge. Cerca il confronto, se costruttivo. E spesso risponde pure, anche se spesso non lo sapete (questo è un fatto che, almeno personalmente, non ho mai avuto modo di osservare in precedenza). Il web oggi “conta” più di ieri, ed è per questo che la riflessione del presidente non può essere trattata con sufficienza.
E’ stato fondamentale per fare controinformazione (e informazione “libera”), ci ha permesso di approfondire, capire, studiare. Senza web, la storia della Juventus sarebbe stata diversa, perchè diversa sarebbe stata la percezione dello juventino di quanto accaduto alla propria squadra. Il web bianconero va elogiato sempre, perciò, alla Mughini. Ma chi vuole costruire e ha dimostrato di saper ascoltare, può anche chiedere.
L’apertura di credito di molti di noi verso questa dirigenza non nasce infatti soltanto dal cognome ricco di storia di Andrea, ma soprattutto da un modo di comportarsi “diverso” rispetto al passato e da una maniera nuova di considerarci, non più “tifosi rancorosi” o “minoranza di gente anziana” (io ne ho ancora 30, per la cronaca..), ma risorsa. E l’intervento di domenica scorsa di Andrea Agnelli ne è la perfetta dimostrazione. Ho personalmente già avuto modo di constatare che, quando si è stati uniti e si sono trattati gli argomenti con serietà e moderazione, le risposte sono arrivate (valgano per tutte le questioni della stella di Boniek e della commemorazione delle vittime dell’Heysel – a proposito: presto i ringraziamenti pubblici – che qualche tempo fa non era neanche immaginabile poter sperare di portare a casa). Oggi, insomma, con questa dirigenza si può comunicare. Si deve riuscire a farlo, in maniera sempre più incisiva, anche con gli organi di informazione che troppo spesso approfittano del frazionamento nel web per ignorarci o cavalcare le divisioni. E’ un motivo di riflessione e una possibilità di crescita. Una bella sfida, possibilmente da vincere, così come da vincere dovrà essere – senza scuse – la sfida sportiva e di verità da parte della Società.
Ad ognuno la sua. Da Juventus.
(Si ringrazia gli amici di Ju29ro per il video realizzato) 

http://www.uccellinodidelpiero.com/andrea-agnelli-si-rivolge-al-web-bianconero-riflessioni/

domenica, maggio 22, 2011

Lettera del Presidente Agnelli ai tifosi.



Correva l'anno 2010, il giorno 1 ottobre
Il Presidente Andrea Agnelli scriveva ai tifosi. “Vittorie tutte meritate sul campo”.

Cari tifosi,

questa prima parte di stagione agonistica è stata spesso accompagnata da polemiche, da opinioni e in taluni casi da attacchi veri e propri alla Juventus e alla sua storia.

Tra poche ore si aprirà il palcoscenico su una partita che da sempre racchiude gran parte della storia del calcio. Una storia per noi juventini fatta di passione e molto spesso di vittorie, tutte meritate sul campo.

Le chiacchiere degli ultimi mesi hanno contribuito ad alzare i toni, mescolando spesso i ruoli. È venuto ora il momento di occuparsi del presente.

Un tempo in cui gli azionisti e il management sono da una parte impegnati a tutelare e difendere i colori bianconeri in ogni sede, con i giusti strumenti e nel modo più corretto e trasparente, e dall’altra si concentrano quotidianamente per mettere in condizione i calciatori di offrire una prestazione all’altezza dei colori bianconeri.

Un tempo nel quale i tifosi, con senso di responsabilità perfino superiore a quello di alcuni dirigenti, sostengono la propria squadra anche nei momenti di difficoltà, senza cadere in inutili esagerazioni e violenze che macchierebbero l’impegno congiunto di tutti coloro che hanno a cuore la Juventus: calciatori, tecnici, dirigenti, dipendenti e milioni di sostenitori.

Un tempo che dura da 113 anni e continuerà anche dopo questi novanta minuti nei quali tutti dovremo essere tifosi leali per poi tornare al nostro lavoro: la Juventus continuerà a farlo nelle sedi competenti perché le ragioni di tutti siano ascoltate e valutate con pari dignità.

Forza Juve
Andrea Agnelli
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1 ottobre 2010 - ........"la Juventus continuerà a farlo nelle sedi competenti" perché le ragioni di tutti siano ascoltate e valutate con pari dignità.

Noi ci dicemmo: parla di dignità...Altro Passo Importante...finalmente!
Ma poi un lungo silenzio... durato 8 mesi

E GiÀ...DIGNITÀ....ma DAL 1 ottobre 2010,  AL 22 MAGGIO 2011>OTTO mesi di... SOLO SILENZIO! Questo non sta bene.

Signor Presidente, faccia qualcosa.... Si ribelli a tanta militaresca (fascista!) arroganza di un corrotto carrierante, per quanto servo ubbidiete! Le ricordo,  che quando - la Famiglia Agnelli esisteva ancora - cioè prima che i fratelli Giovanni e Umberto, e prima di loro i loro figli: Govanni Jr ed Edoardo venissero catapultati all'altro mondo, era la famiglia più rispettata del Bel Paese....

Purtroppo caro Andrea Agnelli, dopo il viaggio senza ritorno di suo Padre e suo Zio, del Bel Paese ne è rimasta solo l'ombra...diventando a pieno titolo, lo "Sciagurato Paese dei Moratti"... Dove per sciagura, regnano le famiglie Elkann, De benedetti, Tronchetti Provera, Moratti Ecc., Ecc.,Ecc., al cui governo hanno messo un immorale affinchè faccia "leggi e leggine "a loro uso e consumo....di rispetto per quel che resta degli Agnelli, nemmeno l'ombra, ma abbondanza di pesci in faccia, si!

Andrea Agnelli, un moto di orgoglio è dica basta a quel Palazzi che ogni giorno che passa sembra sempre più "un ratto uscito dalle fetide mondezze delle strade di Napoli! È neanche si faccia incantare dalle parole mielose e contorte di un malfattore..... Signor presidente, non gli sfugga che dietro al clownesque buonismo di Massimo Moratti, si nasconde un vendicativo megalomane è malfattore pericoloso!

Signor Presidente, le chiediamo troppo?
Con rinnovato rispeto, un cordiale saluto.

inviato da: Ettore Italo Di Pietamala
 

venerdì, maggio 20, 2011

Juventus, nelle mani della Famiglia Elkann? Solo disonore!

illustri azionisti e girigenti Juve: spendersi..... spendersi in interviste come fa Moratti è confortare i propri tifosi, renderli sicuri che tutto continua come loro volgiono, che la Juve è là in fondo a pennare, che giustizia esiste ma solo se ha colori nerazzurri.....spendersi illustri girigenti Juve è provare a dire qualcosa di Onorato-bianconero, è mettere l'opinione pubblica di fronte all'evidenza, è confortare circa 12/13/14 milioni di tifosi della FU Vecchia Signora del calcio italiano che solo quello aspettano da un po' di ani ormai.

Spendersi è far capire che la Juve esiste veramente e si difende, finalmente! Spendersi è rispettare il tifoso Juve che va allo stadio, che segue la Juve in casa ed intrasferta, il tifoso che spende soldi in abbonamenti vari, da sky amediaset, e quant'altro.....spendersi è passione,amore,fede,per la Juve......o forse è poco scic parlare al popolo?o forse chissenefrega del tifoso bianconero?o forse?.....spendersi, spendersi, spendersi, altrimenti si pensa male davvero arrivati a questo punto della "storia bianconera......"

Famiglia Elkann: Alain, John, Lapo.... Ora che vi siete "piratescamente impossessati" della Juventus, non potreste avere, almeno un po di rispetto verso quei  12/13/14 milioni di tifosi Juventini che la Juventus sovvenzionano? Se la vostra è una "revanche", potreste almeno dirci verso chi è perchè cosa? Se poi è vero che il ridimensionamento della Juventus, è le umiliazioni ai suoi tifosi sono un regalo di Yaky a quella "bambina interista che è dentro Lavinia Borromeo", ditecelo è ce ne faremo una ragione...ma smettetela di farci torturare da un malfattore andicappato mentale, che conscio delle sue ricchezze, pensa di poter corrompere e umiliare il prossimo a suo piacimento!

Revanche? Ma 12/13/14 milioni di tifosi cosa possono avervi fatto? Non sarà percaso vero che avete interessi comuni con qualche organizzazione a delinquere Lumbard? O più semplicemente si tratta di ricatto per qualche dossier di quei 100 000 in mano a Tronchetti&Moratti, denunciati da Giuseppe D'Avanzo il 23 maggio 2006 su la Republica? Sappiate che siamo in....12/13/14 milioni impazienti di sapere la Verità, è tappata la sporca boccacci al megalomane petroliere

inviato da: Ettore Italo Di Pietramala

Lettera aperta ai rappresentanti dei Club Doc

    Che serva a qualcosa 

GIÙ LE MANI DALLA JUVE

Cari fratelli bianconeri,
per domenica siete stati invitati a «parlare della nostra Juve» in occasione del Club Doc Day. Tra i membri dei vostri Club sono presenti nostri Associati ed è anche in loro vece che formuliamo questo appello, fiduciosi che possiate rappresentarli degnamente.

Nei precedenti CDD, anche regionali, avete visto sfilare calciatori e dirigenti che oggi sono ex, imparando in modo diretto come loro possano cambiare velocemente e come gli unici a restare - nel bene e nel male - siamo noi tifosi. Avete avuto modo di ascoltare tante promesse su una Juve del futuro che, ancora oggi, resta proiettata verso un anno scritto a matita, così da poter essere riscritto di progetto in progetto.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito tutti allo spettacolo mediatico messo in moto dai rappresentanti delle principali società di Serie A, compreso il presidente della Juventus. C'è stata concessa l'occasione di vedere coi nostri occhi e sentire con le nostre orecchie come sia possibile minacciare apertamente una federazione e una lega; quanto sia facile tirare fuori dalla manica l'asso della giustizia ordinaria o quello di partecipare a un altro campionato. Tutto ciò è avvenuto per entrare in possesso di una somma pari a dieci milioni di euro scarsi, ma non per ridare lustro e onore alla storia della Juventus, richiedendo indietro i nostri Scudetti.

Questa domenica avrete il privilegio di poter sollecitare, uniti, il presidente della Juventus affinché si muova concretamente. Potrete farlo utilizzando solo cinque minuti del vostro tempo, senza sacrificare i soliti discorsi su fatturato, iniziative, biglietti e feste. Cinque minuti per non essere complici del silenzio imposto sull'argomento. Cinque minuti per onorare la storia della Juventus. 20/05/2011

giulemanidallajuve.com
    N. REDAZIONE
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inviato da  Angelo Calabrese

Juventus, In Mano alla Famiglia Elkann: DISCARICA delle Colpe! dei corruttori intoccabili!


Farsopoli.
Si è aperto ieri il procedimento di radiazione contro MOGGI / GIRAUDO / MAZZINI in Roma e il Palazzi superprocuratore dormiente è uscito dal coma profondo in cui versava. Rinfrancato da tanto riposo, ha dimostrato verve e durezza chiedendo senza riserve la radiazione dei criminali del 2006 che con le schede svizzere ammorbavano l’aria.

Il distinto signore napoletano, con fiore all’occhiello, in forza alla FGCI come guardiano legale è rimasto fermo alle accuse del processo di farsopoli. Ciò che in seguito si è saputo non scalfisce la sua granitica certezza, lui èpagato per compiere una missione e pertanto quegli impostori vanno radiati. Allontanati come appestati non recheranno altro danno al calcio italiano.

Il procuratore militare quando doveva intervistare il moratto con il DNA del CORRUTTORE che si rifiutava di andare in Procura Federale, ubidiente si era presentato in via Bigli in marsina e fez di ordinanza. Il RIINA del calcio di casa nostra ci tiene alle formalità, mai avrebbe accettato un guerrigliero di SENTERO LUMINOSO. Ma poi di che ci lamentiamo? ABETE & SOCI sono stati messi su quelle poltrone dai poteri che proteggono i Moratti e Tronchetti Provera e vanno usati i guanti bianchi. Come potrebbe essere altrimenti.

Mentre contro il povero trio di scellerati si può usare l’alabarda, la mazza chiodata, la frusta ed il discredito, le cupole vere, vanno salvaguardate mica si possono muovere affronti senza uno straccio di prova. Siamo in "iTaglia" CAZZONI così è se vi pare.

Confesso che ho pensato a ROBESPIERRE, ai forconi, all’olio di ricino. Scenderei al FORO ITALICO per ramazzare ed accendere fuocherelli di foglie secche. Sanno comunque che il divano per noi è importante e dunque avanti con il sentimento popolare, le forche in attività ad eliminare gli scomodi. Attenzione però a pestare oltremodo i coglioni alla gente qualche pestone può scappare ed allora addio denti.

Ci sta, cazzo se ci sta.

Allegria, il campionato è finito, la farsa pure. Ora e tempo di vacanze Elkann e Montezemolo con rispettive consorti festeggeranno il tutto sui panfili di Tronchetti Provera, Massimo Moratti e Diego della Valle. E'....inculo a 13 milioni di tifosi, l’anno prossimo...tutto sarà come prima!

Francesco.